Kinder-svastiche mangiabili, domani a Milano per #ilpiugrandeartista

kinder-svastiche-mangiabili-tuttacronacaUn libro surreale e cinico come molti lo hanno definito, ma c’è anche chi pensa che quel dramma generato da Adolf Hitler sia ancora troppo tragico per poterci ridere sopra. Così Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler, il nuovo libro di Massimiliano Parente per Mondadori, racconta l’autobiografia di Max Fontana (il cui nome è un incrocio tra Lucio Fontana e il titolo dell’orinatoio di Duchamp), un uomo i cui comportamenti sono talmente eccessivi e provocatori che suscitano indignazione, ma anche sconcerto per la banalità e la superficialità umana. Hitler per il protagonista del libro è un “vip” lo considera un personaggio famoso e la svastica diventa un ossessione tanto da fargli affermare  “Se dici che la svastica è bella succede un casino. Se dici che i campi di concentramento sono belli non ne parliamo. E cos’altro deve fare un artista se non far succedere un casino? E allora: Heil Hitler”.

Domani a Milano per la presentazione del libro saranno anche posizionati, come si vede dalla foto postata sui social dallo stesso scrittore Massimiliano Parente, ci saranno anche le Kinder – svastiche mangiabili.

Provocazione o cattivo gusto?

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Il libro “Yara, orrori e depistaggi” in libreria, ma non a Bergamo

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E’ uscito i primi di febbraio il libro “Yara, orrori e depistaggi” di Salvo Bella, giornalista siciliano da sempre impegnato sul fronte della mafia, ed edito da Edicom. Nella città di Bergamo fra l’altro il libro era proposto con condizioni di favore, tuttavia nessun rivenditore ha accettato di esporre sui propri scaffali questo libro a eccezione de Il Libraccio di Curno, all’interno del  Centro commerciale Le Vele. Come mai nessuno lo ha voluto? L’autore ha rilasciato un’intervista al Giornale di Bergamo in cui spiega, secondo la sua opinione, quali sono stati i motivi :

“Proprio a Caltanissetta, con l’allora capo della mobile La Barbera, l’ex questore di Bergamo è coinvolto nel processo sui depistaggi per il delitto del giudice Borsellino – dice Bella, riferendosi alle false confessioni di un pentito che si era auto-accusato – depistaggi che per vent’anni nascosero la verità, che accollarono un omicidio a chi non l’aveva commesso  e che sollevano ora squarci inquietanti sui rapporti tra Stato e mafia. Non appena Yara sparì e per i tre mesi successivi – continua Bella – il questore continuò ad affermare in tv e sui giornali che avrebbe riportato a casa la ragazzina, viva, però sappiamo che invece era morta da tempo, probabilmente dalle ore immediatamente successive al rapimento. E’ innegabile che le indagini siano state indirizzate su una falsa pista, cercando una persona vivente, non un cadavere. Questo è solo un esempio e nel libro raccontiamo questi dati di fatto, con nomi e cognomi di uomini delle forze dell’ordine”. Circa l’atteggiamento delle librerie bergamasche, Salvo Bella racconta un aneddoto: “Quando negli anni Novanta pubblicai il libro “Il Padrono” su Michele Greco detto O’ Papa, non lo volle nessuna libreria di Palermo. Altri due libri in preparazione sul giallo di Yara Gambirasio che stavano vedendo la luce nel 2011 non furono in passato pubblicati. La parrocchia di Brembate di Sopra stava preparando un volume con l’aiuto del parroco don Corinno Scotti, che rinunciò all’iniziativa su espressa richiesta della famiglia. Nello stesso anno l’infermiere Alessandro Castellani di Castiglion Fiorentino in provincia di Arezzo non diede alle stampe un suo libro perché subito dopo l’annuncio fu addirittura sospettato, perché conosceva alcuni particolari non noti della vita di Yara”.

Il libro di Salvo Bella è l’unico uscito finora sull’uccisione di Yara. La notizia  del suo “blocco” è apparsa sul sito http://www.intopic.it, nel quale si legge che “la famiglia Gambirasio ha costretto la casa editrice a ritirarlo dal mercato”, ma la notizia è smentita dalla casa editrice Gruppo Edicom, che oggi ha diffuso una nota: “Il giornalista Salvo Bella ha compiuto un’analisi approfondita sul fallimento delle indagini e chiama in causa personaggi di apparati dello Stato che avrebbero commesso dei depistaggi. La particolarità del contenuto ha diffuso atteggiamenti reverenziali e posizioni di autocensura per non dispiacere dei potenti tirati in ballo con nomi e cognomi, cercando in tal modo di mettere tutto a tacere. Nella Bergamasca molte librerie hanno rifiutato il libro, ma la famiglia Gambirasio non c’entra e semmai avrebbe potuto adoperarsi per diffonderlo anziché per bloccarlo: né noi né l’autore del libro abbiamo avuto con loro, direttamente o indirettamente, alcun contatto”.

“La Collina” quasi uno spin off di “Parlami d’amore”?

lacollina-parlamidamore-tuttacronacaDue storie che prendono spunto da una comunità di recupero,  ma che forse hanno solo questo come punto di contatto oltre a  un personaggio emblematico.  La Collina, il primo romanzo di Andrea Delogu e Andrea Cedrola, edito da Fandango, che lo ha portato in libreria il 30 gennaio, racconta l’esperienza della Delogu, che ha vissuto fino a 10 anni nella comunità di recupero dalla droga di San Patrignano. Sul sito della Delogu si legge:

La Collina è un romanzo epico, la storia di una famiglia che si unisce a quella di tanti uomini e donne che hanno abitato quel mondo sperando di tornare alla luce. È il racconto incalzante e appassionato di una voce candida che cuce insieme i fili di tanti destini, i salvati e i sommersi che in nome della guerra alla droga hanno finito spesso per sacrificare se stessi.

Se invece facciamo un passo indietro, troviamo,   nel 2006  Silvio Muccino che pubblicava il romanzo, scritto a quattro mani con Carla Vangelista, Parlami d’amore. Nel febbraio 2008, il giorno di San Valentino, usciva invece la trasposizione cinematografica del libro, film che voltava pagina rispetto al personaggio che fino ad allora aveva “intrappolato” lo stesso Muccino nell’adolescente  imbranato e con la zeppola. Quel film, che parlava della  vita del protagonista fuori dalla comunità di recupero, di fatto strappava Silvio Muccino da quelle produzioni e da quei registi che, pur portandolo al successo, lo avevano “limitato” dentro a ruoli “facili”, “leggeri” e “ripetitivi”, mentre allo stesso tempo  ne sanciva il debutto alla regia. “Parlami d’amore”, come alcuni ricorderanno, racconta la storia di Sasha, ragazzo nato in una comunità di recupero, dalla quale, una volta adulto, si allontana per crearsi il suo avvenire e scoprire il significato della parola amore. Per la prima volta Sasha è libero di riprendersi la sua vita, dopo che per tanti anni, il direttore della comunità, Riccardo lo aveva guidato nelle sue scelte. Ora quella figura si è allontanata e lui, tra ingenuità, sbagli e voglia di scoperta, si riappropria della sua identità.

Difficile non fare un confronto immediato, seppur ad anni di distanza. Praticamente impossibile non creare un ponte tra le due opere a partire dal fatto che sono scritte a quattro mani da un uomo e una donna e che anche per  lo stile che è simile, come si nota dall’incipit de La Collina… Ma soprattutto perché traggono spunto dallo stesso luogo, una comunità di recupero  dalla quale alcuni scelgono di scappare mentre altri vi rimangono. E per quelli che se ne vanno il bivio è se restare legato al mondo della droga o “emanciparsi”. Se si trattasse di una serie, potremmo dire che  La  Collina è uno spin-off. Se si trattasse dello stesso romanzo potremmo paragonarlo a quelle porte scorrevoli di Sliding Doors: cosa sarebbe accaduto se… Ma sono due opere diverse, scritte da persone diverse. Le storie di San Patrignano d’altra parte si somigliano, come punto di partenza,  ma poi è la sensibilità di chi racconta a fare la differenza.

Nell’incipit de La Collina si legge:

Su in mansarda c’è solo una porta. Riccardo apre senza bussare. Un abat-jour si accende sul comodino di fianco al letto a una piazza e mezza. Dal piumone sbuca una ragazza poco più che ventenne, la pelle olivastra, capelli lunghi, lisci, neri. Una canottiera bianca. S’intravedono i capezzoli larghi, scuri. Si chiama Sabrina e ha i lineamenti di un’indiana d’America. Lo guarda, Che succede? Riccardo le fa cenno di andare, Abbiamo un problema in macelleria. Sabrina annuisce, Dieci minuti.

Una descrizione di quello che è un ambiente, un calarsi nel passato con meticolosa precisione per portare il lettore a immergersi in quella mansarda, laddove dorme una ragazza ventenne e in cui irrompe la figura emblematica di Riccardo.

Resta il fatto che la Delogu dieci anni ci ha vissuto in quella comunità. E  in quella comunità, in quel passato ci si immerge,  rivangandolo anche nei suoi aspetti più ripugnanti e dolorosi, con descrizioni crude, quasi livide, sempre  alla ricerca della sua liberazione e della sua catarsi…

Cosa accade invece nelle descrizioni del libro Parlami d’Amore di Silvio Muccino e Carla Vangelista? Non esistono! Non c’è spazio per la descrizione e c’è pochissimo spazio per il passato, perché prende vita il vortice emozionale del presente che rade al suolo, nella maggior parte dei   casi, il contesto in cui  si svolge. Questa è solo una delle frasi che si possono trovare nel libro e che raccontano quel riscatto attraverso il corpo, prima  ancora che la mente lo possa elaborare:

Hai presente quando semplicemente pensare a una persona ti toglie il fiato? Ti fa sentire caldo allo stomaco e poi freddo in tutto il corpo perché lei non c’è?

oppure:

Tanto se non vai tu a trovare la vita è la vita che viene a trovare te.

Parlami d´amore narra  quindi l’emozione di chi per la prima volta si trova a vivere al di là della “collina”, non con la lucidità di chi ha fatto un percorso, ma di chi sta compiendo un’evoluzione. Non un processo a posteriori come può essere la trascrizione della Delogu, ma una storia  che  di quel passato non sa quasi più che farsene, raccontata  come è sulle emozioni del presente e da un personaggio che parla al lettore senza intermediari né di spazio, né di tempo.  La differenza è quindi tra un diario di memorie e un vissuto di emozioni. Ma se vogliamo andare ancora più a fondo nella vicenda possiamo anche capire le due diverse forme stilistiche partendo proprio dall’editore.

La Fandango, oltre che essere casa editrice, è anche la casa di produzione con la quale ha sempre collaborato Gabriele Muccino, a partire dal suo esordio Ecco Fatto del 1998, passando per Come te nessuno mai, dell’anno successivo e nel quale il regista ha diretto proprio il fratello minore Silvio, fino al “ritorno in Italia” dopo la parentesi americana con Baciami ancora (2010), che è il seguito del più noto L’ultimo bacio. La Fandango è quindi la casa di produzione che ha sempre portato avanti una linea stilistica precisa, un percorso di film che racchiude l’essenza stessa del cinema italiano d’autore. Quando però Silvio Muccino ha voluto rompere gli schemi, è andato altrove. Ha trovato una produzione, Cattleya, che gli potesse dare il giusto margine di autonomia proprio per distaccarsi da quello stile, che probabilmente non avrebbe potuto sostenere un film che ha per protagonista un ragazzo vissuto in una comunità che si innamora di una donna con molti anni più di lui, capace però di donargli quella serenità innocente che le coetanee sembrano negargli.

Ma ritornando al nostro primo interrogativo,  se “La Collina” è quasi uno spin off di “Parlami d’amore”, dobbiamo constatare che le differenze che abbiamo messo in evidenza ci parlano di due storie diverse, concepite e “vissute” con sensibilità diverse e trasposte con stili diversi tanto da farne storie distanti che non potranno mai comunicare tra loro. E a chi poi punterà il dito verso una o l’altra storia potremmo rispondere con una frase che si trova in Parlami d’Amore:

La debolezza del carnefice è quella di non poter fare a meno della sua vittima.

Per La Russa il libro di Orwell “1984” diventa “Il grande fratello”

ignazio-la-russa-tuttacronacaIntervento, nella giornata di ieri, del Presidente di Fratelli d’Italia – centrodestra nazionale a proposito della rapidità con cui è stata aperta e chiusa la Commissione Affari Costituzionali sulla Legge elettorale. Parlando di “pensiero unico”, Ignazio La Russa tenta di far sfoggio di cultura citando Orwell ma incappa in ben due volte nella stessa imprecisione: citando il celebre romanzo dell’autore, infatti, lo chiama entrambe le volte ‘Il grande  fratello’ e non ‘1984’. Resta da chiedersi se La Russa non si sia espresso male e volesse dire che Orwell scrisse “del” grande fratello e non “il” grande fratello, rifacendosi al personaggio del libro.

Hitler visse fino a 95 anni… in Brasile! La tesi in un libro

hitler_america_latina-tuttacronacaAdolf Hitler si è suicidato nel suo bunker nel 1945? E’ quanto racconta la storia ufficiale ma nel corso degli anni in molti hanno avanzato l’ipotesi che invece si sia dato alla fuga raggiungendo l’America Latina come molti gerarchi nazisti. Anche Simoni Renee Guerreiro Dias, che al riguardo ha scritto un libro, “Hitler in Brasile – la sua vita e la sua morte”, è dell’idea che il Führer morì in incognito nel 1984 in una piccola città al confine tra il Brasile e la Bolivia. L’autrice brasiliana avanza anche una prova fotografica oltre a sostenere che Hitler si rifugiò in Argentina e poi in Paraguay prima di stabilirsi nello stato brasiliano del Mato Grosso.La giornalista, inoltre, mostra una fotografia in cui il presunto leader nazista è in compagnia di una donna di colore, Cutinga, con cui sembra avesse una relazione. Una teoria bizzarra anche perché il dittatore sarebbe morto all’età di 95 anni e avrebbe anche “rinnegato” le sue convinzioni frequentando una donna di razza non ariana. Simoni ha intenzione di fare il test del DNA a un parente di Hitler e di confrontare i risultati con quelli sui resti di questo uomo a Lipsia.

Muore il soldato giapponese che passò 30 anni senza sapere della fine della guerra

hiroo-onoda-tuttacronacaSi era arreso solo nel 1974 Hiroo Onoda, leggendario ultimo soldato dell’Esercito imperiale giapponese che ignorava la fine della guerra. L’uomo è morto oggi, all’età di 91 anni, stroncato da un infarto mentre si trovava in un ospedale di Tokyo, dov’era stato ricoverato il 6 gennaio dopo un’insufficienza cardiaca. Ex ufficiale dell’intelligence, Onoda aveva continuato  combattere per decenni sull’isola filippina di Lubang, dove era stato distaccato nel 1944, malgrado e ignorando la resa del Giappone nella Seconda guerra mondiale. Venne infine arrestato nella giugla dell’isola, ma nessuno fu in grado di convincerlo che l’Esercito imperiale era stato definitivamente sconfitto: soltanto con l’intervento del suo ex comandante, che gli ordinò di deporre le armi, Onoda decise di porre fine alla sua guerra.

Nuove accuse di violenza sessuale all’ex guardia carceraria della Knox

Amanda_Knox_tuttacronacaAmanda Knox, secondo il The Sun, nei suoi diari aveva scritto che una guardia carceraria, l’ex vicecomandante della polizia penitenziaria di Perugia, Raffaele Argirò, “era fissata col sesso”. Ora un’ex detenuta del carcere di Capanne, dopo aver letto le parole dell’americana, ha accusato l’uomo di violenza sessuale aggravata e concussione. Martedì Agirò, che ha sempre respinto ogni accusa, comparità davanti al gip Lidia Bruti. Secondo l’accusa, come riporta Il Messsaggero, “nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa, in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”. La donna che accusa l’ex guardia carceraria, una vigilessa di Milano, restò nel carcere tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007, prima di essere liberata e assolta da ogni accusa. Solo dopo aver letto sui giornali le parole della Knox si è fatta coraggio e ha presentato denuncia: “Nel 2011 erano usciti articoli su alcune rivelazioni fatte da Amanda Knox la quale però non ha mai detto di aver avuto rapporti sessuali con lui. Così mi sono incavolata, ho pensato ‘Cavolo non è possibile, lo devo denunciare, adesso c’è un’altra persona che ha parlato'”. Lo scorso anno, davanti al gup, la vigilessa ha raccontato di “palpeggiamenti, richieste di mostrare parti intime e di una decina di rapporti in un mese”. Agirò sostiene invece:  “Mai sfiorata, a noi non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile”. Cosa aveva detto Amanda dell’uomo? Come aveva riportato il tabloid inglese The Sun, la ragazza scrisse nei suoi diari: “Di notte mi convocava al terzo piano in un ufficio vuoto, per una chiacchierata. Quando gli ripetevo che dell’omicidio di Meredith Kercher non ne sapevo nulla cercava di parlarmi di lei o di portarmi verso l’argomento sesso”.

Dimenticate “Capitano, mio Capitano”. Ora c’è la Totteide

totteide-tuttacronacaDimenticate le barzellette, qui si parla di un poema epico che parla delle imprese eroiche del capitano Francesco Totti. A scriverlo, l’enigmista, attore e poeta Franco Costantini che esordisce con “Donate a me la forza d’un titano, l’estro dei voti ed il saper dei dotti, ch’i’ vo’ narrar del Grande Capitano, ch’i’ vo’ narrare di Francesco Totti”. L’autore, un romano trapiantato a Ravenna quando aveva tre anni, si è dilettato nella composizione di duemila versi, in endecasillabi, sull’Aiace del calcio e celebra assist, cucchiai, gesti cifrati e simboli. Racconta Costantini che dei Lupi si è innamorato nel 1961, a soli tre anni: “È il primo, netto ricordo della mia vita. Mio padre mi aveva portato allo stadio e stavo sulle sue spalle in mezzo a un tripudio romanista. Bandiere, sciarpe, striscioni. Un mondo vibrante, tutto giallorosso. Totti non era ancora nato, ma era come se tutta quella gente lo aspettasse. Un giorno di gloria. Mi consacrai alla Roma”. Gianni Brera scriveva “Il vero calcio rientra nell’epica… la sonorità dell’esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria o labile o costante…” e Costantini l’ha preso in maniera letterale, rifacendosi ai grandi classici e traendo ispirazione dalle gesta di Totti. “O almo Sole, che con raggio biondo/l’oscurità disperdi de le notti/tu non vedrai nessuna cosa al mondo/maggior di Roma o di Francesco Totti.” Del resto era ancora un adolescente, e l’astro di Totti ancora non splendeva nel cielo del calcio italiano, quando iniziò a pensare a quest’opera: “Credo di essermi determinato a scrivere la Totteide all’età di dodici anni – dice -. Totti non c’era ancora. Assistendo proprio con papà alla mitica partita Italia-Germania 4-3, lo sentìi ripetere più volte: un incontro epico. Chiesi spiegazioni e dopo averle avute decisi che avrei scelto quel genere. Anni dopo si rivelò l’astro di Totti: ero pronto a darne conto”. E quello che ne è scaturito è un’opera imperdibile, cuore giallorosso o meno che sia.

Dario Fo vs Vaticano: se ne continua a parlare…

dario-fo-vaticano-tuttacronacaPadre Federico Lombardi, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri da Dario Fo riguardo il reading che intendeva organizzare all’Auditorium Conciliazione di Roma, prende la parola e dice: “Dopo queste uscite mediatiche, che cercano di mettere in mezzo Vaticano e Papa in modo non corretto e forse strumentale, penso proprio che sia meglio che lo spettacolo non si faccia all’Auditorium”. Il direttore della Salal Stampa della Santa Sede spiega quindi che nessuno ne era a conoscenza: “In realtà nessuna autorità vaticana ne sapeva nulla, né alla Presidenza dell’Apsa, proprietaria dell’Auditorium, né in Segreteria di Stato, né ai Consigli della Cultura o delle Comunicazioni Sociali”. Il premio Nobel aveva invece dichiarato che il Vaticano non avrebbe autorizzato la messa in scena all’Auditorium del suo spettacolo, ideato su un testo di Franca Rame, il testo scritto dall’attrice e intitolato “In fuga dal Senato”. Anche Valerio Toniolo, amministratore delegato dell’Auditorium, è intervenuto sulla vicenda: “Come fa Dario Fo a dire che il suo spettacolo è stato censurato? Lui stesso dice che in passato è stato ospite dell’Auditorium. In realtà lo spettacolo non è stato annullato perché non era mai stata data una conferma, e questo rientra nelle libere scelte di programmazione del nostro teatro”. E aggiunge: “Stavamo decidendo quali attività svolgere e non è stata data una conferma sulla spettacolo di Dario Fo perché le nostre scelte di programmazione erano altre. Noi non abbiamo mai censurato nessuno nel nostro teatro. Ma visti i problemi che fa, se si vuole fare una provocazione, allora siamo ben contenti che lo spettacolo non si faccia all’Auditorium”. A questo punto Toniolo parla di un comportamento dell’attore “pretestuoso e scorretto”, addirittura “violento” e sottolinea: “Lui stesso dice che è venuto altre volte: quindi come fa a dire che ora viene censurato? Dov’è la censura? Il teatro ha il diritto e la possibilità di stabilire il proprio calendario in base alla propria attività artistica, nel modo che ritiene migliore. Questa è la base della programmazione. Non abbiamo fatto torto a nessuno”. In particolare, a proposito dello spettacolo su Franca Rame “non è stata confermata alcuna opzione”: insomma, “non è vero che prima sia stato detto sì e poi no”. Toniolo prosegue quindi dicendo che se Fo “si comporta in questo modo siamo ben lieti di non ospitare lo spettacolo”. Del resto la struttura può ospitare”250mila spettatori l’anno” e rappresenta una una realtà “vitale e importante.” In seguito alle dichiarazioni rilasciate, Dario Fo ha ribattuto affermando che dire “Io non sapevo niente, non c’ero e se c’ero dormivo. Buttano il sasso e poi nascondono la mano”. Il premio Nobel spiega di aver saputo del no allo spettacolo ”dall’organizzatore del teatro, che era disperato, anche perche’ come dicono anche loro, eravamo già andati là con Mistero Buffo”. E ribadisce ironico: ”Hanno solo mosso ancora di più la curiosità della gente. Abbiamo sospeso tutta la pubblicità, perché basta scrivere su una locandina ‘lo spettacolo rifiutato dal Vaticano’ per avere la fila”.

Dario Fo vs Vaticano: “niente palcoscenico per lui e Franca Rame”

dariofo-censura-tuttacronacaLa settimana prossima ci sarebbe dovuta essere la rappresentazione dell’opera tratta dal libro di Franca Rame “In fuga dal Senato” presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma, una struttura nella quale, spiega Dario Fo, “abbiamo altre volte recitato, a cominciare da Mistero Buffo”. L’opera della moglie, recentemente scomparsa, “racchiude un’esperienza di vita e di azioni spesso contrastate perfino quando si trattava di carceri, di lotta alla droga, di opposizione alla guerra e ai massacri dietro i quali spesso si intravvedono chiaramente interessi giocati nell’affare e nel profitto”, dice Fo. Ma chi si aspettava di rivedere il premio nobel sul palco resterà deluso perchè “Oggi veniamo a sapere che la Santa Sede – proprietaria di quel locale – non ci autorizza a procedere con la rappresentazione del testo di Franca. Esplicitamente hanno dichiarato: “Niente palcoscenico per Dario Fo e Franca Rame”. L’attore si chiede allora: “Come può una Chiesa continuare con gli ostruzionismi da guerra fredda che in Italia abbiamo subito nell’ultimo mezzo secolo, ancora con la censura e il divieto? E ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che Papa Francesco ci sta regalando”.

Gesù con barba e capelli lunghi? Inventato! Era disabile

Werner-Dahlheim-tuttacronacaLo storico Werner Dehlheim, di cui è appena uscito il nuovo libro “Il mondo ai tempi di Gesù”, ha rilasciato un’intervista al Tages Anzeiger durante la quale ha parlato di antichi documenti riguardanti il Dio cristiano. Lo storico ha affermato che i romani vedevano Gesù come un ribelle e ricordato che la prima immagine raffigurante il figlio di Dio sarebbe del 170 dopo Cristo. Non solo, per quel che riguarda l’iconografia cristiana, ha spiegato come non sia rintracciabile nessuna indicazione riguardante il fatto che Gesù avesse barba e capelli lunghi. Secondo la ricostruzione dello storico, attorno al II secolo d.C. iniziarono a girare le prime notizie che parlavano di un Gesù disabile. Il fatto avrebbe quindi alimentato la credenza che fosse sceso in terra per accompagnarsi ai più sfortunati. Infine, nel IV e nel V secolo, questa immagine venne modificata e sìiniziò a parlare di un giovane con capelli lunghi e barba. La figura di un Gesù in grado di compiere miracoli, invece, è rintracciabile già tra gli anni 70 e i 90, periodo a cui risalgono i Vangeli: il fatto non desta meraviglia, considerato che in quel periodo erano molti i predicatori itineranti. Dahlheim ha infine sottolineato come il libro non abbia cambiato la sua opinione personale su figlio di Dio: “Il libro è il risultato di 30 anni di studi e ricerca, quello che che mi ha sempre affascinato di Gesù è il fatto che questo predicatore sia passato alla storia come nessun altro nell’antichità”.

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La lunga strada per tornare a casa: c’impiega 25 anni, lo aiuta Google

long-way-home-tuttacronacaSaroo Brierley, o Saroo Munshi Khan come si chiamava prima di essere adottato, aveva 5 anni quando, nel 1986, chiedeva l’elemosina assieme al fratello alla stazione ferroviaria di Berhanpur, in India. Un giorno, stanco, si addormentò su un treno in sosta. Al risveglio, il piccolo Saroo si ritrovò a 1500 km da casa, a Calcutta, dove iniziò una vita nuova ma non troppo dissimile dalla precedente. Quando le autorità si accorsero di lui, lo affidarono a un orfanotrofio. Passa il tempo e, nel 1987, viene adottato. La sua nuova famiglia ha origini australiane e lui la segue a Hobbart, in Tasmania, dove prende il cognome Brierley. Man mano che cresce, i suoi ricordi sfumano, le sue origini si sbiadiscono, ma resta forte il desiderio di rivedere la sua famiglia. Tutto quello che ha per ritrovarla sono solo alcuni luoghi, senza un nome, posti come la stazione, una diga, un serbatoio dove si era ferito. Inizia allora una laboriosa ricerca, che passa anche attraverso i social, durante la quale il giovane Saroo studia le linee ferroviarie collegate a Calcutta. Un aiuto arriva dalla lingua Hindi, con la ricerca che si concentra nelle aree dove viene parlata. Finalmente, un balzo in avanti: trova su Google Earth una struttura familiare, nei pressi di un ponte. Osservando la zona, riconosce la sua terra natia e così, ormai uomo, l‘anno scorso è finalmente tornato ad abbracciare sua madre. E l’ha presentata anche a suo figlio, Ayan Khan. La storia di Saroo, che all’epoca fece il giro del mondo, è diventata un libro: Long Way Home.

Gratitude, il Jovanotti pensiero diventa un racconto

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Jovanotti aveva già stupito pubblicando con ISBN,  casa editrice indipendente diretta da Massimo Coppola, “Ti porto via con me”, il libro, che fa parte dell’omonimo progetto innovativo che contiene il suo  punto di vista data per data del tour e il diario della preparazione dell’evento musicale che ha visto protagonista Lorenzo e lo ha portato in vetta alle classifiche. Ora il cantautore continua a stupire il suo pubblico e dai primi di ottobre è disponibile nelle librerie “Gratitude” il racconto uscito già all’interno di megabox di Backup per raccontare i 25 anni di successi e di musica nel quale Jovanotti racconta i suoi hobby, le sue passioni, il suo mondo al di fuori della vita da cantante. Vengono raccontati molti episodi divertenti dove il cantautore toscano descrive i suoi anni a Milano come dj e molti altri.

Il cantautore su Facebook ha annunciato così l’uscita di “Gratitude”: “Ci sono dentro le persone, le storie, le avventure, le perdite, le conquiste, l’amore, la vita, gli addii, gli incontri, le canzoni, i viaggi. C’è dentro la storia di un ragazzo con una passione feroce, una dedizione assoluta e una voglia di spaccare dirompente e totalizzante, per il gusto e la necessità di mettersi in contatto con il mondo, di morderlo, di fare qualcosa della propria vita facendo ballare la gente, più o meno”.

“Gratitude” prende il nome da un brano dei Beastie Boys, una delle band che ha maggiormente influenzato la musica di Lorenzo. Alla fine di ottobre uscirà il doppio cd live con il doppio DVD del concerto senza tagli.

 

L’odio calcistico bandito dalle librerie: ritirato il libro anti-Juve

100-buoni-motivi-per-odiare-la-juve-tuttacronacaNon si firma neanche con il suo nome, usa lo pseudonimo “Massimo Astio” l’autore di “100 buoni motivi per odiare la Juve”, le 2mila copie del quale sono sparite dalle librerie Rizzoli, che hanno deciso di ritirare il libro. come spiega il direttore generale di Rcs Libri, Massimo Turchetta, spiega: “Poteva accendere tensioni di cui non si avverte il bisogno”. Ora era stata presa di mira la Vecchia Signora, bersaglio privilegiato per chi vuole “sparare facile”, con tutta probabilità, poi sarebber venuto il turno di Milan e Inter o altre squadre sotto i riflettori. Del resto, titoli simili esistono già, editi qualche anno fa, da Newton Compton. Ecco come ne parla Angelo Carotenuto in un articolo comparso su Repubblica:

“C’è un libro che non leggeremo. Massimo Astio è uno scrittore esordiente. Si dice nato a Gambatesa, in provincia di Campobasso, giura che il calcio è la sua passione, «il sentimento anti juventino la mia fede». Massimo Astio, ovviamente uno pseudonimo, ha compresso questa sua fede in un volumetto di un centinaio di pagine. «La bibbia del tifo anti bianconero», lo chiama così.

Una galleria di battute e barzellette, di quelle che regolarmente circolano sul web. Nulla di originale. I rigori regalati, l’arbitro che per osservare il galateo non si presenta mai a mani vuote alle partite della Juve, il canale YouRube su cui vedere i video. Cose così.

Un libriccino che si presenta come «irresistibile catalogo con le peggiori malefatte della Vecchia Signora». Quali? La solita ricostruzione storica degli episodi (il gol di Turone, il rigore di Iuliano, l’arbitro Wurz), un po’ di oleografia contro, qualche battuta estrema sui muscoli di Vialli e Del Piero. Ma il libro di Massimo Astio nelle librerie non c’è più. Ritirato. Per decisione spontanea di Rizzoli, la casa editrice. Decisivo il titolo: “100 buoni motivi per odiare la Juve”.

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Torna Bridget Jones: le anticipazioni di “Mad about the Boy”

bridget-jones-nuovolibro-tuttacronacaRitorna Bridget Jones: uscirà il 10 ottobre, nel Regno Unito, Mad about the Boy, terzo volume della saga scritta da Helen Fielding e il quotidiano inglese Sunday Times ha dato qualche anticipazione. In particolare quello che è trapelato è che Bridget è vedova da cinque anni: Mark Darcy è infatti morto. Ovviamente la cosa non è affatto piaciuta ai fan della saga. E non pensiate che per un’eroina della letteratura il tempo non passi: Bridget ha ora 51 anni e due figli. Ma se il tempo scorre… non cambia il carattere: resta l’ossessione per il tempo, a cui ora si sommano anche quelle per le rughe e l’invecchiamento. Non cambia del resto neanche la sua mania per la scrittura: nell’era 2.0, però, ha messo da parte il diario per dedicarsi ai social network: la sua nuova dipendenza ora è infatti Twitter. E conscia del potere della rete, impara la lezione: “Mai inviare messaggi da ubriaca. Basta un dito per far partire un messaggio: come si fa per una bomba nucleare o un missile Exocet”. Se ve lo state domandando… non mancherà una figura maschile: si chiama Roxter, l’ha conosciuto in rete e ha 30 anni! Insomma, “la sua vita è cambiata, ma lei resta sempre la stessa: simpatica, caotica, affascinante, accattivante, pazza per gli uomini, unica…”. Il libro inizia a cinque anni dalla morte di Mark, quando Daniel Cleaver, il suo ex capo e ora padrino dei suoi figli tenta in tutti i modi di scacciarle di dosso la tristezza. Ovviamente però se pensiamo a Bridget Jones abbiniamo il personaggio all’attrice che l’ha portata sul grande schermo, Renée Zellweger. Buona notizia per i fan della saga: la 44enne presterà nuovamente il suo volto nel nuovo film estratto dal libro.

Il caso del documentario sulla “lucciola” mai trasmesso in tv: “A.A.A. offresi”

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E’ stato un anno cupo il 1981 per la storia italiana: l’esplosione dello scandalo P2, l’attentato al Papa, il rapimento Dozier e il referendum sull’aborto. E in mezzo a questo clima fece la “apparizione” (anche se poi, nella realtà, non è mai stato trasmesso) il documentario “A.A.A. offresi”, sulla vita della 27enne Veronique, di cui si erano ripresi gli incontri con i clienti a Roma, in un appartamentino al civico 50 di via San Martino ai Monti, quartiere Esquilino. Undici uomini, tra cui un poliziotto che non pagò l’incontro dopo aver mostrato il tesserino, la raggiunsero: tutti venenro ripresi con il volto oscurato, a loro insaputa. Approccio, trattativa e saluti. Tutto in 14 ore di girato. Sei sono state le curatrici del documentario, Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio e Loredana Rotondo. All’epoca erano già note per aver realizzato “Processo per stupro”, trasmesso Rai Due. Sulla stessa rete sarebbe dovuto andare anche il nuovo documentario ma, alle 21.30 dell’11 marzo, saltò tutto: al suo posto, gli spettatori si troano a vedere il film “Grisbì”, con Jean Gabin. L’annunciatrice, Marina Morgan, legge il telegramma inviato dal presidente della Commissione parlamentare sulla vigilanza Rai Mauro Bubbico: “Invito la concessionaria alla sospensione della messa in onda della trasmissione”. Dalla censura si passa alla cancellazione del programma e al putiferio che ne è seguito: picchettaggi davanti Montecitorio, interpellanze, stampa divisa. Le sei autrici e cinque dirigenti Rai vengono accusati di favoreggiamento della prostituzione e violazione della privacy mentre per l’agente scatta l’imputazione di violenza carnale. Di Veronique si perdono invece le tracce. Nel 1985, al processo, vengono tutti assolti in primo grado. Lo stesso accade in secondo, con una sentenza che arriva dopo 10 anni. Ma già nel dispositivo della prima decisione si stabilisce anche il destino della “pizza” del documentario: “Il collegio decise di confiscarlo e la pellicola rimase nel deposito del tribunale di Roma, in quanto corpo del reato”. E “Da allora nessuno l’ha più visto nè le autrici pensarono di richiederlo. O la Rai di sollecitare una nuova messa in onda”. A vederlo, alla fine, oltre agli inquirenti solo pochi invitati chiamati dalla Rai ad una specie di presentazione prima della messa in onda.

A ricostruire l’intera vicenda, oltre a rendere noto il destino della “pizza” finita chissà dove tra migliaia di oggetti sequestrati, è stata la giornalista Francesca Romana Massaro, esperta di cinema ma con la passione per le carte da spulciare negli archivi giudiziari, e Silvana Silvestri, critico cinematografico del Manifesto. Il libro in cui è raccontata è “L’età dell’oro, il caso Veronique”, edizioni Emmebi. Riguardo la protagonista del documentario, era apparsa su Playboy, negli scatti di Roberto Rocchi. Di lei Giulia Massari, unica giornalista che sia riuscita a intervistarla in Italia, scrisse:  “Un po’ sul tondo, ma molto ben modellata, con la faccia larga, la bocca sensuale, i capelli lisci con la frangetta, impoveriti dai vari cambiamenti di colore: Veronique deve sicuramente attrarre gli uomini, o almeno quel tipo, che ama sentirsi tranquillo”. Parigina, la mamma proveniente dell’ex Cecoslovacchia, una bambina e un innamorato rimasto in Francia: per questo motivo aveva chiesto che il documentario non venisse mandato in onda Oltralpe. Disinteressata di “femminismo e politica”, nell’intervista raccontò di “avere accettato per curiosità, per fare un’esperienza ma anche per denunciare la situazione in cui vivono le donne che fanno le métier”, il mestiere. Un lavoro svolto per soldi, da “abbandonare in fretta, prima di ritrovarsi con le stimmate”. Per il suo futuro immaginava un lavoro da ceramista, assieme alla madre. Ma forse non sapremo mai se c’è riuscita…

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Where we are – Dove siamo arrivati: esce il libro degli One Direction

 

one-direction-libro-tuttacronaca-whereweare“La cosa più importante è non farsi prendere troppo dall’atmosfera del mondo dello spettacolo […] dobbiamo sempre tenere presente che fino a pochi anni fa eravamo cinque ragazzi dalle vite normalissime […] le cose sono cambiate, ma questo non vuol dire che dobbiamo cambiare anche noi.“ Sono parole di Niall Horan estrapolate da una lunga intervista presente sul nuovo libro pubblicato dagli One Direction: “Where we are – dove siamo arrivati”. Nel volume, per la gioia dei loro fan, i 5 giovani inglesi scoperti da X-Factor ripercorrono le emozioni del loro ultimo anno e mezzo, raccontandosi alle directioners. Il libro permette di entrare nella vita del gruppo capendone anche le dinamiche interne. Come spiega Bambini.eu, scorrendo le pagine traspare l’umiltà di Liam, che racconta come, con gli altri membri, si sostengano a vicenda, condividendo incredibili esperienze ma non per questo scordandosi di tenere i piedi per terra. Scommettiamo che scorrendo le pagine, al contrario, i cuori delle directioner voleranno?

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L’attrice porno che si reinventa autrice di libri… erotici! Sasha Gray

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Il suo primo libro, The Juliette Society, è uscito in Italia un mese fa e ora l’ex pornostar (con 225 film all’attivo) Sasha Grey ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair per parlarne. Se anche l’opera arriva sulla scia della trilogia delle Cinquanta sfumature, la notorietà della Gray è indubbiamente un ottimo biglietto da visita e, nonostante non ci siano ancora state offerte per i diritti cinematografici la neo scrittrice ha già le idee chiare se un giorno dovesse diventare un film: vorrebbe produrlo e scritturare l’attrice Mia Wasikowska. A lei potrebbe toccare il ruolo di Catherine o della disinibitissima Anna, che introduce l’amica alle gioie del sadomaso e delle orge, come quelle della Juliette Society, dove si ritrovano solo ricchi e potenti. Ma il libro non sarà un caso isolato: “Per ora ho in mente un secondo romanzo -ha spiegato- dove raccontare come Catherine entra a far parte della Juliette Society, le sue motivazioni. Come tutti, anche lei è attirata da ciò che le fa paura”.

L’eros in cucina, arriva il nuovo libro delle studentesse inglesi

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Eros e cucina non è una novità e non è certo stato inventato da Kinvara Hubbard e Mimi Williams, le due studentesse inglesi che hanno pubblicato “Naked student Cookbook”. Dove è quindi la novità? Forse va ricercata nello humor tipicamente inglese che pervade le pagine del libro in cui le due amiche d’infanzia con la passione della cucina, tra un sottile gioco di seduzione, fatto di vedere e non vedere, dispensano consigli e ricette culinarie aggiungendo quel pizzico osè che potrebbe essere la chiave del successo del libro.

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“Resistere non serve a niente”, ma vale il Premio Strega a Walter Siti

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“Resistere non serve a niente”, ma è valso il Premio Strega 2013 a Walter Siti. Con 165 voti lo scrittore e saggista classe 47, che si è formato alla Normale di Pisa che ha imposto la storia di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt’altro che privo di buoni sentimenti, con un complesso di Edipo irrisolto e con inconfessabili frequentazioni. Quello che viene ritratto è il mondo del denaro, dove possedere significa esistere, il corpo diventa moneta per assicurarsi un futuro e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un’olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Dove è il confine tra soldi sporchi e puliti? Forse è quel confine flebile tra bene e male. Ma lo scrittore di Rizzoli che si è aggiudicato il premio confessa:

«Mi sono dato perdente già da ieri. È una bella tattica per restare tranquillo. Un esercizio zen. Tutto quello che viene è in più. Ho pregato fin dall’inizio il mio editore di non informarmi e di tenermi fuori dai meccanismi del premio perché mi rendeva ansioso».

Ma la vera sfida è stata per il secondo posto  conquistato per un soffio da Alessandro Perissinotto con “Le colpe dei padri” (Piemme), 78 voti. Soltanto un voto in più di Paolo Di Paolo con “Mandami tanta vita” (Feltrinelli), 77 voti. Il seggio è stato presieduto da Alessandro Piperno, vincitore della scorsa edizione del premio.

Quel libro serbo che celebra il Cav!

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Chi è Adriana Mirkovic? Una quarant’enne  che  ha lavorato come direttrice marketing nella Bk Television e ora ha deciso di pubblicare un libro celebrativo di Silvio Berlusconi dal titolo inequivocabile: Silvio Berlusconi, uspeh i moc (Silvio Berlusconi, successo e potere). Lei è proprio una persona entusiasta di questa figura della politica italiana, tanto da definirlo  un esempio irraggiungibile nel business, nella vita e nella politica. E per certi versi sicuramente ha ragione…. Chi mai potrà paragonarsi a Silvio Berlusconi?

Ma sicuramente l’ex Premier ha insegnato come vendere un libro alla Mirkovic: “La gente – scrive Adriana nel volume – mi chiede, sempre e dappertutto come ha fatto Silvio Berlusconi ad avere successo e a diventare potente? La mia risposta è: lo saprete quando leggerete il libro”.

Ma se la Mirkovic scrive a quanto pare Silvio Berlusconi risponde e andrà presto a farle visita a Belgrado. «Sono io ad averlo invitato», afferma la Mirkovic, «è rimasto impressionato dal fatto che una donna serba abbia scritto un libro sul suo successo quando tutti gli altri lo davano per sconfitto. Il libro l’ho pubblicato a spese mie, anche se mi è costato molto, così da non dover subire nessuna pressione».

 

La Boldrini va a “Chi l’ha visto”… polemica su Il Giornale

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Laura Boldrini è andata ospite a  ‘Chi l’ha visto’, e per circa 15 minuti ha parlato di alcuni temi sociali e poi della presentazione del suo libro. Ciò ha scatenato le ire de “Il Giornale”, ma la notizia viene ripresa anche da Dagospia:

Laura Boldrini ha varcato una frontiera della tele-politica: un parlamentare, presidente della Camera, negli studi di Chi l’ha visto? non si era ancora visto.

Più di un’intervista o della solita ospitata marchettosa, un’ode all’umanità e alla bontà dellapresidente Boldrini, protettrice dei deboli e consolatrice dei derelitti, con promozione del suo libro incorporata, come da migliore tradizione del servizio pubblico (al politico influente). Un quarto d’ora di (auto)celebrazione, o di beatificazione, per un ricongiungimento favorito dalla Boldrini, ma nel 2008, non oggi.

Quel che è di oggi, piuttosto, è il libro della Boldrini, appena pubblicato, che racconta quella vicenda, «un libro bellissimo» specifica una palpitante Sciarelli (ma non è self marketing della presidente Boldrini, perché «i proventi del libro andranno al campo rifugiati di Da Daab»).

L’intervista di Moccia… l’amore è un format?

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Moccia ritorna tra gli scaffali e lo fa con “Quell’attimo di felicità”, un libro che ripercorre le vicende di due amici, due 20enni, di Roma Nord, Nicco e Ciccio, i quali in comune hanno il numero due. Il primo ha due lavori il secondo due ragazze. Incontreranno due turististe americane, Ann e Raily, e per una settimana le porteranno a fare il giro della capitale. Tra luoghi comuni che attraversano Trastevere e il Pantheon e un’inevitabile storia d’amore, Moccia sembra proporre un modello anni ’50 con tanto di copertina su cui “spopola” una coppia in Vespa, chiaro richiamo a  Vacanze romane (di cui suo padre Pipolo-Giuseppe Moccia, già fece il remake Innamorato pazzo con Celentano-Muti). Poi “l’originalità” della seconda parte che cambierà da paese a paese secondo il luogo di pubblicazione del libro.

Ma è lo stesso Federico Moccia che in un’intervista a Il Giornale spiega il senso di questa scelta tipografica:

«Tipo, prendi la scena della festa: in Grecia si ballerà il sirtaki e si mangerà il souvlaki, in Russia si berrà la vodka e si farà quel ballo lì dove stanno con le braccia incrociate, il ballo della steppa. Dà più calore e nel momento in cui tu leggi è più divertente, crea appartenenza».

Quindi si cambia ogni volta?

«So già quali sono i blocchetti che devo cambiare insieme al traduttore. La storia rimane la stessa, cambiano i piatti, i paesini da cui provengono le straniere… Prenderemo paesi piccoli, mica Barcellona o Madrid. Così c’è il senso della scoperta».

E come si chiama questa “nuova” forma editoriale?
«Alla fine poi è il concetto di formattizzazione, come le trasmissioni tv che vengono ripetute nei vari Paesi. Un adattamento. Come lo potremmo chiamare? È un Personal International Book. Un libro che parla di te. Un Pib».

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Ma se il “format” è nuovo forse non è nuova la storia… non stride, nel 2013, parlare dell’italiano con la straniera?
«Ma da tanto non se ne parlava. Mi interessava tornarci, anche per un’indagine. Che combina l’italiano all’estero? È ancora romantico mentre gli inglesi sono ubriaconi e i tedeschi frettolosi nel fare l’amore? È ancora il più bravo a corteggiare?».

Forse non se ne sentiva il bisogno? Forse oggi abbiamo bisogno di integrazione piuttosto che di epiteti che si rifanno a vecchi luoghi comuni? Forse avremo bisogno di “sdoganarci” internazionalmente e non andare all’estero riproponendo gli anni ’50?  Forse, ma secondo Moccia:

«Continuiamo a essere i migliori, anche se abbiamo perso un po’ di smalto. Dobbiamo ricrearci l’immagine di ragazzo simpatico, sportivo, calciatore che vince ai Mondiali, che sa cantare le belle canzoni, ti fa la serenata, ti fa ridere e ti ascolta anche se non capisce la lingua. Un uomo pieno di attenzioni».

Questa è davvero l’immagine che vogliamo dare all’estero? Ancora una volta l’italiano pizza e mandolino? Naturalmente sì, da quanto si evince dalla scelta di Moccia quando il giornalista chiede chi sceglierebbe tra Totò e Gigi Rizzi:

«Gigi Rizzi rimane l’uomo che ha conquistato la donna più amata al mondo, l’esploratore che ha piantato la bandierina. Può sembrare maschilista, ma allora la donna era vista più che mai come un continente da conquistare. Io lo intendo con simpatia. Nicco e Ciccio sono una nuova versione di Totò e Peppino alla scoperta della Grande Mela, però con Dragon nel telefonino che ti traduce le frasi».

E forse è proprio il suo protagonista Ciccio, al volante della Tigra, il “vecchio” italiano che si è spolverato e ritorna prepotentemente sulle pagine di Moccia…
«Ogni volta a Piazza Navona o a Fontana di Trevi mi sorprendo: le straniere si accompagnano sempre a dei “bori”, dei cafoni. Mai ragazzi carini, eleganti. Alla fine è sempre il “boro” che la vince. Forse perché si agita di più».

Ma dove stanno i cafoni di Piazza Navona e di Fontana di Trevi? Dove stanno i “bori”? Sicuramente l’immagine è un po’ forzata, perché in giro a Roma non ci sono più luoghi comuni… magari c’è degrado a Campo de Fiori, a Trastevere e in quei luoghi dove si affollano i turisti… ma quel clima da “Dolce Vita” non appartiene più a una Capitale ombra di se stessa.

Il contrario di Jep Gambardella. Altro che La grande bellezza.
«Quella è un’ottima rappresentazione di una Roma adulta, un respiro antico, le statue, le chiese, gli androni, i personaggi della Chiesa, il riflesso felliniano… Un giovane di tutto questo non s’accorge neanche. Alle statue si vuole appoggiare per baciare la ragazza. La passione ha il sopravvento sul capitello. La luna sui Fori è il ricordo di un paio di labbra. La Roma che racconto io è piena di passione, delusione, sofferenza come solo a vent’anni».

Quali ventenni? Quelli superficiali? Dove sono quei ventenni spensierati se oggi sono tutti preoccupati dalla disoccupazione e dall’identità persa dentro la distruzione di un “male di vivere” che non ha nulla di poetico, ma solo una devastante realtà di impotenza?

Forse Moccia torna a quello stereotipo di ventenni un po’ démodé dopo che il romanzo sui trentenni, L’uomo che voleva amare, ha venduto poco?

«Ha venduto 225mila copie. È stato ampiamente ripagato. Chi sceglie me ha sempre un risultato positivo. Eravamo abituati ad altre cifre: un milione e otto Tre metri sopra il cielo, uno e tre per Voglia di te. Ma le mode vanno e vengono perché nella società tutto cambia: ne rimangono 150mila che ti apprezzano fissi, a ogni libro. Però quando scelgo una storia non mi faccio condizionare, sennò non fai niente».

Ma a Ponte Milvio ci passa spesso?
«Abito lì vicino. Vado a comprare il pane, al baretto dei cocomeri, ai negozietti dell’usato, a mangiare al Sicilia in Bocca».

E i lucchetti aumentano?
«A dispetto di chi non li vuole. Non puoi negare la forza dell’amore».

“Sei davvero mio amico”? Viaggia per il mondo per conoscere i contatti in Fb

tanja-fotografa-facebook-tuttacronacaQuante persone sono davvero “amici” tra tutti i contatti in Facebook? La fotografa Tanja Hollande voleva una risposta per questo quesito e così ha deciso di partire per un lungo viaggio intorno al mondo per cercare, e infine conoscere, tutte le 678 persone con cui è in contatto tramire il social blu. Il suo peregrinare è durato due anni e l’ha portata dall’Afghanistan a Jakarta. In questo lasso di tempo, Tanja ha incontrato tutti i suoi “amici social” e ne ha approfittato per fotografati nelle loro case, durante le loro attività domestiche quotidiane. Al termine della sua “missione”, ha realizzato sia un mostra fotografica che un libro in cui ha raccontato l’avventura vissuta in giro per il mondo.

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La copertina della discordia: Il Grande Gatsby

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Erano i primi giorni di aprile del 1925 e il libro di Francis Scott Fitzgerald usciva con una copertina blu elettrico, con gli occhi tristi di una donna le cui lacrime scivolavano sopra una città luccicante, che sembrava ardere. Non piaceva la veste de Il Grande Gatsby, per dirla come Hemingway: “Ma cos’è questa cosa? Mi sembra perfetta per un pessimo libro di fantascienza”. E del lavoro dell’artista spagnolo Francis Cugat non era convinto lo stesso autore: “All’inizio mi piaceva, poi non più”. Eppure ora, attorno a quella copertina così discussa è sorta una polemica culturale, che vede scendere in campo avanguardie e conservatori. Il fatto è che, in attesa della versione per il grande schermo con Di Caprio nel ruolo di Gatsby, il libro è tornato nelle librerie americane con un nuovo look: in primo piano il volto dell’attore con attorno gli altri protagonisti della pellicola. Un sacrilegio per alcuni. “E’ orribile, quel libro è un pilastro della nostra letteratura, non gli si cambia vestito”. Ad affermarlo il proprietario di una storica libreria indipendente di SoHo, che si rifiuta di metterla in vetrina. Walmart, dal canto suo, sceglie il nuovo: “perché i nostri clienti vogliono avere la sensazione di acquistare sempre novità”. E in mezzo, tutti gli altri che, per non far torto a nessuno, terranno entrambe le versioni.

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Bridget Jones torna… e s’iscrive ai social!

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La single sovrappeso, fumatrice incallita e con la fissa del diario sta per tornare! Helen Fielding, l’autrice di un’eroina che, oltre 15 anni, aveva dato voce ad una generazioni di giovani donne allo sbaraglio sta per presentare il nuovo libro. Uscirà ad ottobre e ancora una volta la goffa Bridget tornerà a far parlare di sè. Perchè le abitudini sono dure a morire e, anzi, si evolvono. Anche miss Jones è entrata nell’epoca 2.0 ed è subito incappata in una nuova complicazione: i social! Ecco allora che Twitter e Facebook sostituiscono carta e penna e le danno una piattaforma tutta nuova dove “far danni”. Quello che non cambia è la sua vita sentimentale: complicata come l’abbiamo sempre conosciuta. Ma altro punto fermo resta anche una Londra dove, ha osservato di recente la Fielding, “è diventato ancora più difficile trovare un partner” alle prese con la nuova etichetta dettata da Twitter e Facebook. Non resta che aspettare una manciata di mesi dunque per scoprire in che (dis)avventure incapperà Bridget. Appuntamento in ottobre con Bridget Jones: Mad About The Boy.

Saviano tra coca, disciplina mafiosa e la difesa della felicità

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In occasione della pubblicazione sel zuo nuovo libro, Zero Zero Zero, Roberto Saviano rilascia un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt in cui descrive un paradosso tutto italiano: nel Paese senza regole, la criminalità organizzata è quella che vanta la maggior propensione al sacrificio e al rispetto dei codici di comportamento. In essa è riscontrabile una disciplina che crea una parziale fascinazione sullo scrittore. “La criminalità organizzata ne esercita una certa quantità, lo devo confessare. Ma sarebbe un errore soccombere a questa forza di attrazione. I mafiosi costruiscono un’immagine di uomini d’onore, che vivono secondo un codice, detengono molti soldi e non hanno alcuna paura della morte. Questo mito va smontato: devo mostrare quanto siano ridicoli, le loro paure, la loro esistenza miserabile. Credo davvero che le cose si possano cambiare, se vengono scritte. Questa è la mia ossessione”. La vita della criminalità italiana, insomma, è costellata di rinunce, soprattutto se confrontata con la mafia messicana, dove lusso e feste sono un tratto distintivo dei grandi capi del cartello della cocaina. “I boss italiani sono gli ultimi calvinisti dell’Occidente. Vivono la maggior parte del loro tempo in un buco sottoterra, e per il loro successo rinunciano ad ogni lusso”. Ma un paradosso è anche il rapporto tra i suoi due libri: con Gomorra, che ha confessato non riscriverebbe se avesse il potere di tornare indietro nel tempo, che, dopo averlo obbligato ad una vita sotto scorta, gli ha permesso di scrivere la nuova opera. “Non vale la pena scrivere un libro che ti distrugge la vita. E’ importare raccontare la verità sulla mafia, e non avere paura né essere costretti al silenzio. Ma è altrettanto importante difendere il proprio percorso verso la felicità. Ora non so più come ritrovarlo, visto che vivo completamente isolato dagli altri uomini”. Ma l’isolamento l’ha portato a compiere un passo oltre: “Grazie alla scorta sono però riuscito ad incontrare molti inquirenti, ed ho avuto accessi ad atti e testimonianze che mi hanno permesso di studiare la dinamica del cartello delle droghe. “Suona paradossale, ma più vivo protetto, maggiore è la mia vicinanza a ciò che accade nel mondo della criminalità, anche se non posso più permettermi di camminare per strada”. Saviano non risparmia neanche, dopo tutte le bastonate inflitte dalla Germania all’Italia, una piccola bacchetata ai tedeschi. “La Germania sottovaluta il traffico di droga in modo drammatico, alla polizia mancano gli strumenti giuridici per poterlo contrastare in modo efficace. In Germania la mafia è al sicuro in modo davvero assurdo”. Per concludere, l’autore si schiera con la legalizzazione della cocaina, che rappresenta il più importante business per le mafie globali:  “La coca rappresenta un mercato da 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Una legalizzazione darebbe agli stati la possibilità di contrastare la droga, con campagne come quella condotta contro il fumo, e togliere alla criminalità organizzata la sua maggior fonte di guadagno”. Capitalismo allo stato pure insomma, che semplifica con un esempio: “Nessun altro affare dà maggior lucro. I suoi profitti sono enormi. Si prenda questo esempio. Chi all’inizio del 2010 ha investito nell’Apple 1000 euro, ora ne possiede 1600 grazie alla crescita delle sue azioni. Chi invece nel 2012 ha investito 1000 euro nella cocaina, ora ne possiede 182 mila. Cento volte di più rispetto alle azioni che sono andate meglio negli ultimi anni”.

A un anno dall’anniversario per la morte di Melissa, arriva un libro per lei

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Ore 7.42, scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, un anno fa. Un’esplosione, attimi di panico, una ragazza che perde la vita, altre nove persone ferite.

Ore 7.42, scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, oggi. I ministri dell’Istruzione e dei Beni culturali, accompagnati da altre autorità, depongono un fascio di fiori bianchi davanti alla stele che ricorda Melissa Bassi, la studentessa uccisa dall’ordigno azionato dal reo cofesso Giovanni Vantaggiato, per il quale è stato chiesto l’ergastolo.

E’ trascorso un anno da quel tragico evento che colpì tutta l’Italia come un pugno allo stomaco: in questo Paese uno dei tanti modi di morire è andando a scuola, finendo vittime di un assassino che ha posizionato una bomba. Ma un anno è anche un tempo sufficente per provare a ricominciare, ad andare avanti, per tentare di ritrovare quella serenità che è stata strappata in un attimo. A testimonianza di tutto questo arriva “I giorni dopo il tramonto”, li libro-diario scritto dalla 17enne Selena Greco, amica del cuore e compagna di banco di Melissa e anche lei coinvolta nell’attentata in cui riportò ferite gravi insieme ad altre quattro compagne, Veronica, Vanessa, Sabrina e Azzurra. “Il mio libro e’ un messaggio di speranza. Melissa accoglieva ogni giorno che arrivava con il sorriso. Vorrei che questo diario fosse utile a tutte le persone come noi che si sono ritrovate a vivere momenti di sofferenza”. Selena, con la sua opera prima, racconta il dramma per la scomparsa, il dolore delle ferite, la rabbia e la reazione, perchè l’ha imparato a sue spese che il sole torna a splendere, anche se per un po’ ha lasciato il posto all’oscurità. E se “Il passaggio più difficile è stato scrivere la frase che Melissa non c’e più”, “I giorni dopo il tramonto” sono uno spartiacque tra la disperazione e la normalità, intrisi di memoria ma aperti all’idea di ricominciare a vivere, aspettando nuovi sorrisi, attendendo di essere felici, nonostante quelle cicatrici che, da un anno, affliggono il corpo ed il cuore.

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Esce il libro “A cresta alta”: tutto quello che Balo non ha mai raccontato!

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“Maestra, ma il mio cuore è bianco come quello degli altri oppure è nero come la mia faccia?”. Il piccolo Mario, prima di diventare il campione Balo, poneva questa domanda alla sua maestra. E’ solo uno dei tanti aspetti del ragazzo sregolato nella vita e in campo che si scoprono leggendo “A cresta alta”, il libro scritto da Raffaele Panizza e Gabriele Parpiglia, dove per la prima volta Mario parla di sè raccontando tutto: il razzismo, l’odio, gli eccessi, le donne e l’ “affare Raffaella Fico” fino alla motivazione per la quale non ha voluto riconoscere la piccola Pia. Leggendolo si scoprono le cinque fasi che il calciatore ha attraversato: Infanzia senza tetto, Cuore da ghetto, Campione reietto, Fuori squadra senza nessun rispetto, Vita da maledetto e si capisce chi realmente sia attraverso testimonianze, rivelazioni choc, foto e interviste esclusive. La storia di un bambino di umili origini che ha conosciuto Accra e Konongo e che poi ha trascorso mesi in un ospedale di Palermo senza la certezza di sopravvivere prima di essere affidato ai coniugi Balotelli. E poi la scoperta e l’amore per il calcio, la cacciata dalle squadre giovanili, la scuola e la paura di dover tornare in Africa salvo poi ascendere tra i grandi del calcio nell’Inter e nel Milan. E una chiusura catartica, per lui che tanti guai ha passato a causa dell’odio raziale, dell’intolleranza e dell’ignoranza altrui: una lettera dedicatagli dal politico di colore Jean-Léonard Touadi, esponente del Pd, che lo innalza a eroe anti-razzismo. Ma in tutto questo non poteva mancare il ritratto del Balo amato dalle donne e, in particolare, da una donna, Raffaella Fico. Al riguardo, il libro è molto chiaro su quanto è accaduto tra i due e che è sfociato nel non voler riconoscere la figlia. “Succede che Raffaella si trasferisce definitivamente a Manchester. Si cala perfettamente nel ruolo di mogliettina. Il fidanzato si divide tra allenamenti, partite e poi torna a casa trova la compagna che gli cucina, lo coccola, lo difende quando i media gli danno addosso ora per un espulsione e continui falli di reazione, ora per un gol sbagliato o per una rissa in allenamento con qualche compagna. Professionalmente è un periodo no per Mario Balotelli. I media non lo amano, la fortuna non gira dalla sua parte, ma dalla sua però c’è sempre l’ancora di salvataggio: Raffaella. Forse è proprio in quel momento che Mario si accorge di quanto sia importante per lui avere la Fico accanto.[…]succede che Balotelli poco prima di andare a letto, incrocia lo sguardo di Raffaella e le chiede: ‘Vuoi sposarmi’. Passano si e no due secondi dal momento in cui Balo smette di parlare a quando la Fico risponde: ‘Sì, lo voglio’. I due sono pazzi di gioia. La scelta è fatta, la promessa è scattata”. Ma le cose si complicano quando i due iniziano a riflettere sulla scelta e, soprattutto, ne rendono partecipi le rispettive famiglie comunicando anche l’intenzione di diventare presto genitori. E’ soprattutto Balo che “fa pressioni” sulla compagna, mandandole sms e chiedendole in tutti i modi di renderlo padre e Raffaella accetta. Poi entra in scena un amico della famiglia Fico, “guarda caso un avvocato” e s’inizia a parlare di contratto prematrimoniale, iniziano le tensioni, i litigi con la famiglia e con Raiola. La situazione precipita e la crisi è ormai prnta a scoppiare: “Una crisi dalla quale pare che non ci sia via di uscita. Mario è nervoso. Chiede del tempo alla sua compagna e la rispedisce con un volo di linea in Italia. Raffaella, incassa. Balotelli perde la testa. I fotografi lo marcano stretto. In quei giorni di dicembre gliene succedono di ogni. Prima lo fotografano all’interno di un night club dove si esibiscono ballerine di lap dance che con mille sterline poi porti a casa, poi lui stesso, vuoi per gioco, vuoi per errore, finisce in prima pagine perché da fuoco alla sua villa e si ritrova a vivere in hotel. Ma non è tutto. Balo perde completamente la testa. Il Daily Mail raccoglie inizia a raccogliere le testimonianze hot di ragazze e ragazze. Come abbiamo già detto la lista è lunga. Raffaella, è in Italia e per ora tace. Lei è fiduciosa, quello che prova per Mario è un qualcosa di troppo forte. “Pur di avere cinque minuti di celebrità, ci sono ragazze disposte a qualunque cosa”. Così la Fico difende Balotelli. Nonostante lui non faccia più parte della sua vita, nonostante lui l’abbia messa fuori dalla porta di casa e fuori dalla porta del suo cuore”.

Il libro di Amanda: “Cantai e ballai nella stanza di Mez”

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Il libro “Waiting to be Heard” di Amanda Knox, che racconta le vicissitudini della ragazza a partire dal ritrovamento del corpo di Meredith il 2 novembre 2007 a Perugia, uscirà a fine mese, nelle librerie americane, ma già stanno girando alcuni estratti che molto fanno discutere. “Cantai e ballai nella stanza di Mez durante i rilievi della polizia”, racconta Amanda, spiegando il fatto come “Un tentativo per allentare la tensione perché era tutto così surreale”. E ancora: “Dopo l’arresto la guardia mi guardò come se avessi preteso caviale e prosecco quando chiesi di fare una telefonata” e “In cella ho incontrato tante detenute ma io non sarò mai come loro perché mi sono rialzata dal buco nero dov’ero caduta”. Ma Amanda non si limita a questo, cerca anche di cancellare dalla mente delle persone la sua immagine, così come diffusa dai media, di manipolatrice e seduttrice: “Ero come una bimba afflitta e smarrita che a 20 anni ancora guardava le persone con innocenza infantile”, racconta la ragazza. “I flirt con uomini in Italia erano soltanto un modo per sentirmi più donna”, assicura, “e a mio agio con l’idea del sesso occasionale praticato da ragazze e ragazzi della mia generazione”. Eppure ancora traspare l’immagine dell’americana spregiudicata, sprezzante, in costante equilibrio tra l’impegno di offrire di sé l’immagine di una ragazza normale (“una delle mie preoccupazioni è correggere i pregiudizi della polizia. Non volevo che mi credesse una persona cattiva e desideravo far vedere chi ero: una ragazza che amava i genitori, che andava bene a scuola, che rispettava l’autorità e il cui unico problema con la legge era stata una multa al college per disturbo della quiete pubblica durante un party a Seattle”) e quello della bad girl: “ero a casa con Raffaele a fumare marijuana che per noi era un’abitudine quotidiana”. Una giovane vita è stata spezzata in maniera brutale, la sentenza di assoluzione è stata annullata, eppure Amanda non solo torna alla sua vita, ma sembra diventerà l’autrice di un caso letterario che già è stato lodato da Michiko Kakutani, temutissima critica letteraria per il New York Times. “L’introspezione cui è stata costretta Amanda in carcere le ha dato una capacità di trasmettere le sue emozioni con un considerevole potere viscerale”. Insomma, la ragazza che si descrive come “un topo impaurito nel gioco con il gatto”, sembra sia tornata a graffiare… più ricca i 4 milioni di dollari.

Alessandro D’Avenia si fa in tre!

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E’ nei cinema in questi giorni il film “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, storia tratta dall’omonimo libro del 36enne Alessandro D’avenia, che narra una storia di formazione che affronta la crescita attraverso la morte. E’ stato lo stesso autore ad adattare la sua opera per il grande schermo, dopo che il formato cartaceo è diventato un bestseller da un milione di copie ed è stato venduto in 20 Paesi stranieri. D’Avenia, classe 77, ha frequentato il liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo prima di trasferirsi a Roma per studiare Lettere Classiche all’Università La Sapienza. Mentre era impegnato in un dottorato di ricerca in letteratura greca, Alessandro ha insegnato per tre anni nelle scuole medie, scoprendo così la sua passione per il lavoro di docente. Bianca Come il latte, rossa come il sangue, pubblicato nel 2010, è il suo primo libro a cui segue, l’anno successivo, Cose che nessuno sa. D’Avenia, oltre a seguire il passaggio della sua creatura dalla carta allo schermo, al momento è impegnato con il suo terzo romanzo, ambientato nella Sicilia del 1992, quella di Falcone, Borsellino e padre Puglisi. Non solo, si sta anche dedicando ad un saggio per il quale ha tratto ispirazione dalle lettere ricevute dai ragazzi e che trattano i più importanti temi della vita vista dai grandi del passato, da Dante a Baudelaire.

Waiting to be Heard: Amanda e le molestie sessuali in carcere

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Nelle 400 pagine di Waiting to be Heard, il libro pubblicato dalla casa editrice newyorkese Harper Collins, Amanda racconta ciò che è accaduto prima, durante e dopo l’omicidio della sua coinquilina Meredith Kercher. Ecco allora che affiorano nuovi dettagli sulle molestie sessuali ed i dialoghi con le compagne di cella nel carcere Capanne, una delle quali le chiedeva d’iniziare una relazione lesbo con lei. Le novità riguardano in particolar modo la guardia carceraria Raffaele Argiro, ora in pensione, già accusato di aver molestato un’altra detenuta. Stando a quanto scritto dalla ragazza, a cui è stata da poco annullata l’assoluzione, l’uomo, fin dal primo giorno dopo il suo arresto, non ha fatto altro che parlare di sesso con lei, chiamandola ogni sera in una sala vuota al terzo piano dell’edificio per una chiacchierata. Nel libro si legge: “Era fissato con il sesso, con chi l’avevo fatto, come mi piaceva farlo, se avessi voluto farlo con lui”. E ancora: “Ero così sorpresa e scandalizzata dalle sue provocazioni che qualche volta mi chiedevo se non stessi capendo male quello che mi stava dicendo. Quando mi accorgevo che voleva parlare di sesso provavo a cambiare argomento”. Pronta la risposta del poliziotto, che ha fatto causa alla ragazza per diffamazione dopo che aveva affermato di essere stata molestata durante gli interrogatori. Le ho parlato molto ma solo per calmarla”, ha raccontato Argiro durante un’intervista con il giornalista Bob Graham, molto vicino alla famiglia Knox. “Le ho chiesto quanti fidanzati avesse avuto, ma era sempre lei a iniziare a parlare di sesso”.

Uno sguardo a… le polpette di pesce fritto

La ricetta la trovi QUI!

polpette di pesce fritto - tuttacronaca

Il commissario Montalbano sul set di… Una lama di luce

Il commissario Montalbano sul set di… La vampa d’agosto

Il commissario Montalbano sul set di… Il ladro di merendine

Gente di Vigata… Andrea Camilleri e il Commissario Montalbano

andrea_camilleri - tuttacronaca

Uno sguardo a Vigata… la terrazza di Montalbano

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Uno sguardo a Vigata… il Municipio

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Uno sguardo a… VIGATA

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Cocaina… ormai è come fare l’aperitivo!

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«Oggi la cocaina non è più d’elite, com’era negli anni ’80. È diventata una droga di massa: assumerla è come fare l’aperitivo. 8 persone su 200 hanno assunto cocaina almeno una volta nell’arco della loro vita. È una droga performante – ha continuato lo scrittore -, che aiuta a lavorare di più. Così chi ne fa uso, dal chirurgo al camionista, non si sente in colpa, perché in questo modo pensa ad aiutare la famiglia e a guadagnare di più.»

L’atteso “ZeroZeroZero” racconta l’economia globale attraverso ‘la merce che per eccellenza domina il mondo’: «Ho scoperto che tutte le lingue hanno un termine per raccontare la cocaina. Dai nomi di donne, a parole come ‘Vitamina C’ e ’24sette», ha detto ancora Saviano. «La foglia di cocaina nasce in Sud America, ma le radici della pianta sono in Italia» ha aggiunto Saviano. «Le regole e il sistema delle mafie italiane sono prese a modello dai cartelli della droga – ha continuato lo scrittore. Le nostre mafie hanno sempre investito nella cocaina e tutti vogliono avere rapporti con il nostro sistema malavitoso». Saviano ha, però, ricordato l’attenzione della giustizia italiana nel combattere la criminalità organizzata: «La giurisprudenza antimafia italiana – ha spiegato lo scrittore, che ha dedicato il libro alla sua scorta – è la migliore al mondo. Già poter parlare di questi temi in prima serata, nei tg e nei dibattiti, vuol dire molto».

Questa è l’anticipazione della puntata di questa sera a “Che tempo che fa” che andrà in onda questa sera alle 20.10 su Rai3

Gli scandali del mondo della moda racchiusi in un libro… ecco VogueLeaks!

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Kirstie Clements è diventata il Bradley Manning del mondo della moda? È la domanda che si pone The Independent nel ripercorrere lo scandalo dell’uscita del suo “libro-verità” sul mondo delle passerelle.

Secondo i racconti di Clements, che è stata licenziata da Vogue dopo 25 anni di onorato lavoro, esiste una “classifica della magrezza” nel mondo della moda: “Quando una modella protagonista di un buon lavoro in Australia perdeva due misure al fine di essere chiamata per delle sedute oltre mare, allora l’ufficio di Vogue Australia diceva che era diventata una ‘magra di Parigi’” e ha anche puntualizzato: “Sapete come si diventa magri? Non è vero che le modelle mangiano perché il solo modo per non ingrassare è rifiutare il cibo. Mangiano fazzoletti per non sentire i morsi della fame”. C’è chi la critica e chi la difende come l’esperta di stile Caryn Franklin: “Clements ha rivelato il lato oscuro del fashion business e ha fatto capire che le modelle sono giovani donne vulnerabili che, per restare nel mondo del lavoro, cedono all’autolesionismo. Le sfilate di moda producono i peggiori modelli di bullismo”. Franklyn crede che questa faccenda verrà messa a tacere perché “Il denaro può tutto e le voci del dissenso devono essere ignorate: il mondo della moda non è diverso da un regime”, scrive The Independent.

Franklyn crede che nonostante l’iniziale indignazione, si farà ben poco per cambiare la situazione nel mondo della moda e lancia l’allarme sul problema. La fame uccide e le modelle rischiano la salute vivendo a calorie zero. Entrano in ballo problemi legati alla stanchezza, alla deglutizione e la pelle perde la bellezza ma queste sono solo le prime questioni perché poi arrivano incidenti più gravi: gli organi interni ne risentono. “Le rivelazioni di Clements non sorprenderanno nessuno nel mondo della moda. Essere modelli porta a prendere parte a una guerra contro il proprio corpo. Sei anni fa, ci furono critiche simili in seguito a uno studio universitario che turbò il Regno Unito: nonostante la fama e il denaro, le modelle ammettevano di sentirsi estranee alla vita. Non è cambiato niente”. Ora Kirstie Clements è additata come il Bradley Manning della moda ma le sue dichiarazioni susciteranno la stessa eco del Wikileaks o cadranno, magari sui tacchi?

Iacchetti, il libro, i medium… la denuncia a Chi l’ha visto!

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Enzo Iacchetti racconta alle telecamere di Chi l’ha visto di aver ricevuto in un pacco anonimo un libro scritto da due sedicenti medium, che dicono di sapere dove si trova il corpo di Patrizia Rognoni, la 56enne di Castelveccana svanita nel nulla fra il 16 e il 17 settembre 2009.
Iacchetti si dissocia da questo tipo di indagini soprannaturali alle quali dichiara di non credere, ma invita gli inquirenti a verificare quanto di vero ci sia nelle informazioni contenute nel libro, secondo cui alcuni resti della scomparsa sarebbero stati trovati dalle medium in Svizzera.
Secondo il libro, di cui la stampa ha già riferito nei giorni scorsi, la Rognoni viene inoltre data sicuramente per morta, e sarebbe sepolta in un bosco del Canton Ticino.

Se adori il mistero… conosci Adam Kadmon

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E’ il protagonista di uno dei momenti più attesi di “Mistero”. Adesso Adam Kadmon con i suoi racconti su complotti e servizi segreti arriva anche in edicola. “Mistero – I complotti di Adam Kadmon” è un box composto da libro e dvd dove l’uomo di cui non si conosce il volto racconta segreti mai trattati in televisione.

Attraverso i venti video presenti, Kadmon ripercorre la storia mondiale mostrandola sotto una nuova prospettiva, perché molti degli eventi passati sono stati condizionati dall’attività di gruppi di potere occulto.
Nel libro, ricco di immagini inedite, anche un’intervista esclusiva ad Adam, che affronta argomenti mai trattati prima in televisione, spiegando le ragioni del suo desiderio di divulgare le teorie complottistiche di respiro internazionale. Dal 2 aprile il cofanetto sarà disponibile anche in libreria.

I tesori sommersi e dimenticati: oggetti preziosi trovati per caso!

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Lingotti d’oro, dipinti di Pablo Picasso e Salvador Dalì, fedi e anelli di fidanzamento. Sono alcuni tra gli oggetti di valore ritrovati nei posti più curiosi. Per esempio in mezzo a un bosco o dentro al water. In un automobile appena comprata o in mezzo alle pagine di un libro. In una soffitta o in un mercato delle pulci. O il vomito di balena ritrovato da un bambino di 8 anni sulla spiaggia

Ad esempio un vaso cinese di almeno mille anni fa, comprato per pochi dollari e ritrovato in un garage nello stato di New York è stato valutato 2,2 milioni di dollari in un’asta. Fortuna o occhio attento? nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di ignorare il vero valore di ciò che si possiede o di essersi dimenticati completamente dove si era lasciato l’oggetto di valore! Ma diffidate… molte sono anche leggende metropolitane!

“Sii fedele a te stesso da che deve seguire, …

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… come la notte al giorno, che tu non potrai essere falso con nessuno.” 

-William Shakespeare– (Amleto,  presumibilmente 1600-1602)

“Un bambino può insegnare sempre tre cose a un adulto: …

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…  a essere contento senza un motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera.”

Paulo Coelho– (Monte Cinque, 1996)

E’ caccia alle streghe, nuovi sospetti su Englaro… Eluana non ha pace!

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Ora che il processo è arrivato il termine, rompe il silenzio il neurologo Gian Luigi Gigli, da poco assolto dal tribunale civile di Udine, dall’accusa di diffamazione ai danni dell’anestesista Amato De Monte, torna sulla vicenda di Eluana Englaro: «La mia critica – ha detto ieri in conferenza stampa il neo deputato cattolico della lista Monti -, era ragionata e basata su principi giuridici e scientifici, non certo confessionali. Io mantengo la volontà di mostrare le contraddizioni di questa operazione giuridica».

Il neurologo è partito mettendo in discussione la diagnosi dello stato vegetativo permanente, una delle due condizioni alla base della sentenza che ha consentito di interrompere l’alimentazione e l’idratazione della ragazza: «A due anni dalla dichiarazione di stato vegetativo – ha spiegato -, nelle cartelle cliniche che io ho potuto vedere solo quando sono stato chiamato a giudizio, la fisioterapista aveva segnalato che Eluana aveva più volte eseguito ordini a comando, mentre l’infermiera di notte, aveva riferito che la paziente per due volte aveva distintamente chiamato “mamma”».

«Questi fatti – ha continuato Gigli -, avrebbero dovuto portare ad una revisione del caso, anche con strumenti eccezionali». Ma il neurologo non si è fermato lì e ha ribadito: «Ora che la vicenda è chiusa, voglio mostrare le storture amministrative e politiche prodotte in questa regione, all’epoca dei fatti, quando una serie di forze si sono trovate assieme per aggirare i dispositivi amministrativi e giuridici. Ad esempio – ha continuato -, per bypassare gli ostacoli posti dall’allora assessore regionale alla Sanità, Eluana entrò in Friuli per essere sottoposta a riabilitazione; e ancora, dopo l’atto di indirizzo del ministro Sacconi che vietava procedure di quel genere in strutture pubbliche o convenzionate, a Udine si creò una zona franca per permettere un’unità di degenza che, se nuova, avrebbe operato senza autorizzazione, e se non nuova, sarebbe ricaduta nei limiti posti dal ministro. E infine, la gestione fu affidata ad una associazione costituitasi giuridicamente un giorno prima, il 2 febbraio 2009». Ribadendo poi che la sentenza di assoluzione «sancisce che esiste la libertà di pensiero e di dissenso verso il pensiero dominante», Gigli ha annunciato che sulla vicenda scriverà un libro «che spero sia concluso – ha detto -, prima del 5° anniversario».

“Era come se lui fosse finalmente riuscito ad abbracciare il verso dei Beatles, …

felicità - tuttacronacalo strano verso che dice ‘Happiness is a warm gun’, che fino a quel momento gli era parso una specie di metafora un po’ pittoresca o uno spunto buono per un manifesto pubblicitario..”

-Enrico Brizzi– (Jack Frusciante è uscito dal gruppo, 1994)

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