Angela Celentano: svolta nelle indagini?

Angela-Celentano-Messico-tuttacronacaNel 2010 Celeste Ruiz, ragazza messicana, disse di essere Angela Celentano e di non voler essere più cercata. Stando alle indiscrezioni, Josè Manuel Vazquez Valle vrebbe confessato di essersi finto Celeste e di aver poi contattato la famiglia di Angela Celentano. Ora, contattato via mail dalla redazione di Quarto Grado, il 35enne messicano risponde alle domande di Simone Toscano e afferma: “Ho raccontato tutto ai magistrati, ai giornalisti non devo alcuna spiegazione”. Ha inoltre invitato i giornalisti a non divulgare immagini che lo ritraggano. Ha anche aggiunto di aver raccontato ai magistrati messicani la sua verità su Celeste Ruiz. A questo punto, la chiave del mistero va cercata nei verbali dell’interrogatorio in cui Vazquez avrebbe finalmente deciso di raccontare tutto. A breve, la procura della Repubblica di Torre Annunziata dovrebbe ricevere le copie di tali verbali e quindi decidere o di archiviare il caso o di proseguire con le indagini. Angela Celentano scomparve nel 1996 durante una gita sul monte Faito. Nel 2010, la fantomatica Celeste Ruiz contattò via mail la famiglia Celentano dicendo di essere Angela, di stare bene e di non voler essere cercata. La procura di Torre Annunziata aprì immediatamente un fascicolo. Un’indagine che, alla luce dei recenti sviluppi, potrebbe essere giunta finalmente ad una svolta.

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Yara: Archiviato Fikri, e forse chiesto il Dna al mitomane.

Mohammed Fikri-yara-tuttacronaca

Il fascicolo dell’unico indagato, Mohammed Fikri, per il caso dell’assassinio della 13enne Yara Gambirasio, è stato definitivamente archiviato. Forse, anche se nelle ultime ore si è cambiato parere, sarà chiesto il test del Dna per  Domenico De Simone, il sessantenne originario di Cosenza, autore delle telefonate e dei messaggi firmati genericamente «Mario» che nelle ultime due settimane hanno movimentato il caso di Yara. Nonostante gli oltre 18mila prelievi predisposti su persone residenti nella zona di Rovetta e paesi confinanti, a oggi, non sembrano esserci nuovi sviluppi.

Fermato Mario, l’uomo che si accusa dell’omicidio di Yara

yara-mario-tuttacronaca

E’ stato fermato “Mario”, l’uomo che nei giorni scorsi si era autoaccusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha individuato la polizia intorno a mezzogiorno dentro una cabina telefonica di viale Papa Giovanni mentre stava cercando di telefonare a L’Eco di Bergamo (dopo essere stato nella redazione). Si tratta di un sessantenne bergamasco la cui identità è ora al vaglio dei poliziotti che lo hanno fermato e portato in Questura. E’ sempre più probabile che si tratti di un mitomane, ma ogni valutazione è ora al vaglio degli inquirenti.

Aggiornamento 10 agosto 2013: 

“Mario” è in realtà Domenico De Simone,  sessantenne nativo di Cosenza e con un passato di collaboratore di giustizia. Dopo 4 ore di interrogatorio è stato rilasciato senza che nei suoi confronti siano stati presi provvedimenti.

Ecco la lettera di Mario… è davvero l’assassino di Yara?

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Si cerca a Bergamo, ma ormai la polizia sembra essere quasi sicura che Mario sia solo un mitomane, ma naturalmente le indagini continuano nella speranza almeno di riuscire a trovare elementi utili all’indagine. C’è chi sostiene che Mario, probabilmente non sia l’autore dell’omicidio ma potrebbe essere una persona che conosce dettagli importanti per la ricostruzione di una storia complessa e davvero intricata. Emergono intanto alcune frasi della lettera indirizzata al cappellano dell’ospedale di Rho,  don Antonio Citterio, in cui Mario  sostiene di frequentare assiduamente una chiesa bergamasca, la chiesa del Galgario, in via del Galgario, proprio a due passi dalla questura.

Ecco le sue parole: «Don Antonio la pregherei di farmi da tramite con solo una persona autorizzata di Bergamo, altrimenti quello che ho da dire in confidenza me lo porto nella tomba. Queste sono cose delicate e non un gioco da parte mia».

La lettera è scritta a mano, con una biro, e la grafìa è incerta: mescola lettere maiuscole a lettere minuscole, lo stampatello al corsivo. È lo stesso stile di scrittura utilizzato da chi ha lasciato il primo messaggio, sul quaderno delle preghiere nella cappella dell’ospedale di Rho.

La lettera prosegue con attacchi alla stampa «che ti condanna prima di fare qualsiasi reato» e in particolare a L’Eco di Bergamo.

Mario avrebbe anche un accento calabrese, secondo don Antonio Citterio che ha raccolto le telefonate. Gli inquirenti stanno indagando anche sui tabulati dell’ospedale, cercano un nome nelle cartelle cliniche dei pazienti dei reparti oncologici.

 

Nuova lettera dell’assassino di Yara… è solo un mitomane?

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Questa volta è una vera e propria autoaccusa la lettera che ha fatto ritrovare l’anonimo che afferma di essere l’assassino di Yara Gambirasio:  “Mi chiamo Mario, sono stato io.” Prima c’è stata una telefonata alla portineria dell’ospedale di Rho: “Buongiorno, mi chiamo Mario, sono malato di cancro. Sono io l’autore del messaggio in chiesa su Yara Gambirasio. Volevo solo sapere se il cappellano ha ricevuto la mia lettera.”  Quindi la lettera di tre pagine indirizzata al cappellano don Antonio Citterio. Il 6 agosto, il cappellano, ha trovato la lettera, firmata da un certo “Mario”, sotto lo zerbino della porta di casa. La coincidenza è che Don Antonio Citterio abita proprio sopra alla portineria dell’ospedale.

Secondo indiscrezioni, però, in sostanza il misterioso Mario si sarebbe detto stupito del rilievo mediatico suscitato e, in maniera piuttosto confusa e sgrammaticata, avrebbe confermato di essere a conoscenza di qualcosa che riguarda la morte della piccola Yara.

“Sono stato io a scrivere il messaggio sul libro delle preghiere in chiesa” avrebbe scritto nella lettera.

Come ha consegnato la lettera “Mario”? Ha incaricato qualcuno? L’ha portata personalmente? L’ingresso ospedaliero è presidiato da telecamere e i filmati sono già al vaglio degli inquirenti.

 La polizia crede che possa trattarsi di un mitomane, ma intende andare a fondo e scoprire il volto che si cela dietro al nome “Mario”.

Angela Celentano e la lettera dagli Usa

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Arriva dagli Usa la lettera che riapre una speranza sul caso di Angela Celentano, la bambina scomparsa nel 1996 sul Monte Faito. Il mittente è Salvatore Cioffi, originario di Vico Equense (Napoli), ma residente da 40 anni negli Usa. Il messaggio è stato recapitato alla redazione dell’online Positanonews.it, molto seguito dai campani all’estero.
Queste le parole del messaggio:

Questo messaggio è per i genitori di Angela Celentano. Mi chiamo Salvatore Cioffi, sono di Vico Equense e vivo negli Stati Uniti da circa 40 anni. Ho seguito la storia di Angela dall’inizio ed è scorcentante quello che state passando, sempre con la speranza che Angela possa riapparire da un momento all’altro. Ho seguito la storia del Messico, con pochi risultati, penso che fin dall’inizio, se qualcuno avesse contattato IL CANALE TELEVISIVO UNIVISION, si sarebbero avuti risultati migliori e la verità sui fatti, se fosse vero che Angela stia lì. Per la UNIVISION lavorano 2 giornaliste molto conosciute in Messico e negli Stati Uniti, conducono investigazioni di alto livello, una si chiama MARIA ELENA SALINAS e l’altra TERESA RODRIGUEZ. Se Voi mi autorizzate, io potrei fare tutti gli sforzi necessari e contattare queste 2 giornaliste.

ANGELA CELENTANO, la pista messicana è un fake!

angela celentano
La pista messicana è un “fake”. Dietro la foto di Celeste Ruiz, la 20enne che tre anni fa aveva ridestato le speranze della famiglia di Angela Celentano, la bimba scomparsa il 10 agosto del 1996 durante un picnic sul Monte Faito, ci sarebbe un mitomane. Altro non è che l’amica di Facebook del figliastro di un magistrato di Acapulco, che non si sa ancora per quale motivo abbia voluto alimentare il caso contattando la sorella della piccola scomparsa.
Tutto ha inizio tre anni fa (il 25 maggio 2010) quando qualcuno scrive sul sito ufficiale della famiglia Celentano: “Sono Angela, sono in Messico e sono felice”. Nei giorni successivi la presunta “Angela” torna a farsi viva e chatta con una delle due sorelle della piccola scomparsa, inviandole anche una foto. Per i Ris però non è compatibile. La famiglia viene inghiottita dalle (false) speranze e continua a credere nella pista messicana. Nel novembre del 2011 gli scambi di email si interrompono. L’Interpol decide così di intervenire per una missone in Messico.

Le ricerche prima sono effettuate a Cancun dove la ragazza dice di trovarsi, poi ad Acapulco da dove partono le email. Il segnale proviene dalla casa di un magistrato, Cristino Ruiz Guzman, e della moglie Norma Hilda Valle Fierro, una dipendente del ministero della Giustizia. Il dna della figlia della coppia non coincide. Infine, gli investigatori scoprono che quella casa è spesso frequentata da uno dei tre figli del primo matrimonio della Valle Fierro: dal figliastro del magistrato. Per i pm non ci sono più dubbi, è lui che ha inviato le email. Spinto forse dal racconto di qualcuno…

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