Voragine a Napoli, sfollate decine di famiglie

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Serata animata per un condominio a Fuorigrotta a Napoli. Nel complesso, chiamato parco dei ferrovieri, si è aperta infatti una voragine intorno alle 21,45 a pochi metri dall’ingresso del palazzo dell’isolato 8, abitato da circa venti famiglie. I testimoni hanno dichiarato: «Abbiamo sentito un boato poi è crollato tutto». Fortunatamente non ci sono stati danni a persone, ma i vigili del fuoco hanno fatto sgomberare il palazzo ritenendo pericoloso far passare agli abitanti la notte all’interno delle loro abitazioni. Il cedimento sembrerebbe dovuto a infiltrazioni di acqua che hanno reso lo strato di terreno sottostante friabile. I vigili hanno anche eseguito dei sopralluoghi negli scantinati per vagliare la stabilità dell’edificio. Decine di famiglie hanno lasciato le case. Questo è il secondo incidente a Napoli, sempre ieri infatti al Vomero era scattato l’allarme per un cedimento fra via Scarlatti e via Mattia Preti. Anche qui il dissesto sarebbe dovuto alle infiltrazioni d’acqua per le quali già nel pomeriggio si era resa necessaria la sospensione dell’erogazione dell’acqua.

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Una stalla? Meglio stare in casa! La storia di Nasar il cavallo

nadar-cavallo-casa-tuttacronacaUna veterinaria di Holt, nel nord della Germania, Stephanie Arndt, durante una forte tempesta che ha distrutto la stalla, ha deciso di dar riparo in casa a un cavallo arabo di tre anni, Nasar. Da allora l’animale ha scoperto di preferire l’abitazione della donna ad altri luoghi e per questo vive più spesso dentro casa che fuori, all’interno deo suo box adibito a stalla.

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Cade un aereo in Algeria, almeno 100 morti

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A bordo dell’aereo militare che è crollato oggi 11 febbraio 2014 nel nord dell’Algeria – nel dipartimento di Oum El Bouaghi, una località a 500 km da Algeri – c’erano 103 persone e almeno 100 sarebbero morte. Sull’aereo, Hercules C130, della compagnia Air Algerienne e appartenente alle forze armate algerine, viaggiavano militari con le loro famiglie diretti in Mali.

Gli abiti per gli alluvionati gettati in una discarica

alluvione_vestiti_gettati_tuttacronacaDue giorni fa erano stati trovati degli abiti gettati in una discarica a Olbia: si trattava dei vestiti raccolti a Massa Carrara per aiutare le famiglie più colpite dall’alluvione in Sardegna. Ieri, gli uomini della Polizia locale di Olbia hanno individuato i responsabili: si tratta una di coppia di 37 anni, olbiese, residente a poca distanza dal luogo dove sono stati recuperati gli indumenti. Spiega L’Unione Sarda che la coppia è stata segnalata alla Procura della Repubblica di Tempio Pausania. I capi d’abbigliamento, quasi tutti nuovi e destinati a bambini e adulti, erano stati presi in consegna nei giorni scorsi da un autotrasportatore sardo che la aveva portati a Olbia, dove sarebbero stati consegnati alla coppia che li avrebbe poi dovuti distribuire alle famiglie bisognose.Gli agenti della Municipale, tuttavia, hanno accertato che  i due hanno scelto gli indumenti per loro e i propri familiari con l’intento – hanno dichiarato ai vigili – di consegnare il resto ad un centro di raccolta. Non riuscendoci, se ne sarebbero disfatti, gettandoli in uno dei contenitori per la raccolta di indumenti, che però in zona non c’è.La versione, però,  non ha convinto gli uomini della Polizia locale guidati dal comandante Gianni Serra: i due sono stati quindi denunciati per getto di cose (articolo 674 del Codice penale).

Le rapine ai danni dei giocatori del Napoli: opera degli ultrà

Valon-Behrami_tuttacronacaE’ Salvatore Russomagno, collaboratore di giustizia, a sostenere che ci sarebbe un gruppo di ultrà intenzionati a punire i calciatori del Napoli dietro le numerose rapine avvenute ai danni dei giocatori, colpevoli di non  aver preso parte alle manifestazioni organizzate dai tifosi. Le dichiarazioni di Russomagno sono state depositate al processo per la rapina subita un anno fa da Valon Behrami. Tanto i calciatori che i loro familiari sono state vittime di numerose rapine a Napoli. Tra le altre, due anni fa a Maria Soledad, la moglie di Edinson Cavani, si vide sottrarre un orologio Piaget da 18mila euro nel quartiere Fuorigrotta della città. Nello stesso anno, la coppia fu vittima di un furto in casa, nel litorale flegreo. Non è andata meglio alla moglie di Marek Hamsik, Martina, sorella di Gargano, ex Napoli ora al Parma, che fu rapinata dell’auto, una Bmw X6, a Varcaturo, nella zona flegrea. E ancora, a finire nel mirino dei malviventi anche Yanina Screpante, fidanzata dell’ex attaccante azzurro Ezequiel Lavezzi, ora in Francia in forza al PSG. Alla compagna del “Pocho” fu tolto il Rolex in via Petrarca. Nel mirino dei malviventi anche le mogli dei difensori Salvatore Aronica e Ignacio David Fideleff.

Difficoltà a pagare i debiti per le imprese, poco meglio le famiglie

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Alla fine il sistema sembra che sia al colasso e le imprese italiane hanno difficoltà a pagare i debiti verso le banche. Molti li hanno contratti in tempi non sospetti, cioè in tempi in cui non si immaginava la crisi che stava per travolgere il nostro Paese. Così quasi un terzo delle aziende presenta “una copertura degli interessi a livelli vulnerabili”. Lo scrive il Fmi, rilevando il rischio rappresentato dal rapporto fra interessi e utile operativo e una leva finanziaria “fra le più alte nell’Eurozona” dovuta alla bassa capitalizzazione.

Le famiglie italiane, nonostante il calo dei redditi, hanno un debito basso e i loro rischi sono mitigati dal considerevole patrimonio netto. Lo scrive il Fmi, secondo cui tuttavia chi ha bassi redditi e i giovani hanno una quota sempre più bassa della ricchezza. Fa da cuscinetto la casa: un calo sensibile dei prezzi aumenterebbe i rischi.

Costretti a essere criminali dai genitori! L’inferno di due bambini

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Hanno 10 e 13 anni ma erano costretti, dai genitori, a fare i corrieri della droga e se provavano a rifiutarsi venivano picchiati. Ai bambini, un maschietto di 10 anni e una femminuccia di 13, appartenenti a due famiglie diverse, i genitori, in più occasioni, hanno affidato il compito di consegnare le sostanze stupefacenti ai tossicodipendenti e di portare a casa i soldi. Solo dopo i piccoli potevano tornare a giocare in strada con i loro amichetti. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Foggia, su richiesta della Procura. Diciotto persone sono finite in carcere, 16 agli arresti domiciliari, in sei sono state sottoposte all’obbligo di firma in caserma. Un altro indagato è sfuggito alla cattura ed è ricercato.

 

Anche le badanti perdono il lavoro in Italia!

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Spendiamo circa 10 miliardi di euro l’anno per le circa 800mila badanti, ma nel 2013 vi è stata un inversione di marcia e 8 famiglie su 10 ci hanno rinunciato in tutto o in parte.   E nel deserto dell’assistenza pubblica, sempre più risicata a causa della crisi economica, per pagare la badante il 75% riduce qualità e quantità dei cibi e il 45% deve chiedere aiuto ai figli. Spesso nemmeno tutti questi sacrifici sono sufficienti: nel corso dell’ultimo anno il 55% degli over 75 ha dovuto ridimensionare l’aiuto dell’assistente familiare, il 25 % vi ha dovuto rinunciare del tutto.

Così gli 800mila anziani non autosufficienti sono a rischio assistenza, almeno secondo quanto rivelano i dati della prima indagine italiana sulle badanti e pensionati, presentati durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), a Torino dal 27 al 30 novembre, che mette anche in luce come le badanti siano una presenza apprezzata e indispensabile ma un anziano su tre teme che possano commettere errori nelle terapie. Una paura fondata, perché solo il 14% di loro ha avuto percorsi adeguati di formazione sanitaria e il 77% è di nazionalità straniera.

La Stabilità non rispetta l’impegno, nessun risarcimento per la strage di Bologna

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I familiari delle vittime della strage di Bologna dovranno attendere ancora. E’ dal 2 agosto del 1980 che pazientemente aspettano che quelle 85 vite spezzate e quei 200 feriti della bomba alla stazione siano risarciti dallo Stato italiano. Ma nella Stabilità non c’è ombra di tale stanziamento a favore di queste famiglie.

Come riporta La Repubblica:

E dunque “gli impegni presi solennemente a Bologna il 2 agosto ad oggi non sono stati mantenuti”. Lo denunciano il vicepresidente dell’associazione italiana vittime del terrorismo (Aviter), Roberto Della Rocca, e Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna nonchè deputato Pd, non nascondendo un grammo della loro “grande amarezza e profonda delusione”. Non solo. Bolognesi annuncia il suo voto contrario alla Finanziaria se non passerà la questione dei risarcimenti per le vittime del terrorismo: “Non appena la finanziaria arriva alla Camera presenterò un emendamento. Poi,se non me lo votano, io voto contro”. Il parlamentare democratico insiste: “Gli impegni vanno mantenuti, se non lo fanno possono stare a casa. Io lo presento, se me lo respingono non voto la fiducia al provvedimento”. E a domanda: altri sono con lei?, risponde: “Per non creare imbarazzi lo presenterò io solo”.

Le loro sono parole pesantissime: “Se tutto questo dovesse persistere il disprezzo dei familiari delle vittime del terrorismo, nei confronti di questo governo sarebbe totale”. L’esclusione dalla legge di Stabilità è solo l’ultima goccia alla serie di rinvii che si sono susseguiti all’indomani delle cerimonie a Bologna dello scorso 2 Agosto. Quel giorno, il ministro Graziano Delrio disse parole che fecero sperare i parenti delle vittime in una vera svolta alla complicata partita dell’attuazione della legge per i benefici previdenziali e contributivi, oltre che per i risarcimenti.

Alluvione in Sardegna: per chi ha perso casa fino a 600 euro al mese

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Fino a 600 euro al mese questo il tetto massimo per le famiglie, mentre solo 300 a chi vive da solo. Il contributo sarà elargito solo però a chi avrà perso casa. Nell’ordinanza finita in Gazzetta Ufficiale, e quindi esecutiva, lunedì 25 novembre  si precisa che il  contributo di 600 euro è quello massimo. Non solo c’è un “limite di 200 euro per ogni componente del nucleo familiare abitualmente e stabilmente residente nell’abitazione”. Sempre l’ordinanza  nomina il direttore regionale della Protezione civile regionale commissario per l’emergenza e ne stabilisce le competenze. Ogni tre mesi, per esempio, il commissario dovrà trasmettere al dipartimento della protezione civile nazionale una relazione sulle attività poste in essere e anche una relazione conclusiva.

Il 2013 sarà l’anno degli scioperi e delle tensioni a Natale?

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Tante, troppe le questioni che bollono in Italia. Tra cittadini discriminati, crisi economica, ripresa lenta e al momento inesistente, nuove tasse in arrivo e una manovra che se darà i suoi frutti, non li vedremo prima della fine del prossimo anno. Intanto aumentano le famiglie allo stremo e le categorie di lavoratori che non si sentono protetti. La battaglia quindi si gioca sul sociale ancor prima che sulle grandi ideologie che sembrano ormai disinteressare i più. La disoccupazione sale e i salari non si adeguano al costo della vita, i giovani costretti a cercarsi lavoro all’estero e quella lunga sequela di “mali” che ogni giorno sentiamo nei talk show. Soluzioni? Non si vedono al momento all’orizzonte e quindi il 9 dicembre 2013, il Movimento Forconi, Movimento autonomo autotrasportatori, promettono di bloccare l’Italia. L’iniziativa è stata lanciata su Facebook. “Ci hanno accompagnati alla fame, hanno distrutto l’identità di un paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni…”.

Inizia così il manifesto che annuncia l’iniziativa e che finisce con “quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato con mazze e pietre”.

Rispetto alla precedente protesta, che è avvenuta in prevalenza in Sicilia, stavolta il Movimento dei Forconi punta alla protesta ad oltranza su tutto il territorio italiano, probabilmente per una settimana, la stessa durante la quale è stato tra l’altro proclamato anche il fermo nazionale dell’autotrasporto.

Alla protesta aderiscono oltre al Movimento dei Forconi anche altre sigle ed altri comitati, tra cui Azione Rurale Veneto, comunemente definiti come i “Cobas del Mais”, l’A.I.Tras, Associazione Italiana Trasportatori, C.R.A. Comitati Riuniti Agricoli. Ed ancora Life Veneto, il movimento dei Liberi Imprenditori Federalisti Europei, M.A.A. Movimento Autonomo Autotrasportatori, i Cobas del Latte ed NVPP – Non vogliamo più pagare.

A guidare la protesta dal prossimo 9 dicembre del 2013 saranno in prevalenza gli agricoltori, i camionisti, gli allevatori, i piccoli commercianti e, di sicuro, anche tanti disoccupati che chiedono lavoro e dignità.

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La crisi getta un italiano su 5 al freddo e al gelo

riscaldamento-tuttacronacaL’inverno ha bussato alle porte degli italiani e ora scatta il nuovo allarme, lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat. A causa della crisi, è quasi raddoppiato il numero di italiani che si trova in condizioni di disagio tali da dover soffrire il freddo. E così non solo tornano in voga stufe e camini, ma anche cresce il numero dei furti di legna.  E’ il 21.2% degli italiani, più di 1 su 5 quindi, che lamenta di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. All’inizio della crisi, nel 2007, a vessare in simili condizioni era il 10,7%.  Tra crisi e presso insostenibile dei combustibili, sono infatti sei milioni le stufe e camini pronti ad accendersi sul territorio nazionale, con un aumento record delle importazioni di legna da ardere: + 15% nei primi sette mesi del 2013 rispetto allo scorso anno. Vista una simile escalation, stima la Coldiretti, il nostro Paese è diventato il primo importatore mondiale e in tutto il 2013 saranno importati circa 3,5 miliardi di chili di legna da ardere per garantire il caldo nelle case degli italiani. Una tendenza dovuta in parte alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi ma anche ad una forte domanda di tecnologie più innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets. E sempre la Coldiretti sottolinea anche come sono aumentati anche i furti di legna tanto che il Corpo forestale parla di nuova realtà criminale con più di 800 illeciti penali, 20 arresti, e 4.000 illeciti amministrativi rilevati nel 2012 per un importo di oltre 3 milioni di euro ma con sensibili incrementi quest’anno. Sul territorio nazionale sono presenti 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni, di cui viene utilizzato meno del 15% della ricrescita annuale a fronte di un 65% ad esempio della Germania.  Con una più corretta gestione delle foreste può essere prelevata, quasi senza alterarne la sostenibilità, una quantità di 23,7 milioni di tonnellate/anno di combustibile che riduce i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. La Coldiretti conclude quindi spiegando che appare evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze economiche, territoriali, sociali e paesaggistiche avrebbe anche un impatto ambientale.

Di male in peggio, aumenta il numero delle famiglie in difficoltà

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2013: di male in peggio. Se nel 2012 infatti si era registrato un aumento dell 55,8% di famiglie che avevano peggiorato la loro situazione economica, nel 2013 non solo non migliora, ma anzi peggiora il dato, attestandosi sul 58,6% . “Il calo è generalizzato sul territorio, ma maggiore al Nord”, si legge nel rapporto dell’Istat.

La Sardegna s’allaga e Briatore offre alloggi gratis

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Arriva l’offerta di Flavio Briatore che dopo l’alluvione che ha colpito nelle ultime ore la Sardegna mette a disposizione 14 alloggi di proprietà della società Billionaire Srl ad Arzachena. «A seguito della tragedia che ha colpito la Sardegna – si legge in una nota della società diffusa su twitter – Flavio Briatore e Billionaire, colpiti e addolorati dai lutti e dai danni provocati da questo evento, in segno di solidarietà verso la popolazione sarda, mettono 14 alloggi a disposizione di famiglie che abbiano necessità di un alloggio d’emergenza». Il personale del Billionaire, prosegue Briatore, «si mette a totale disposizione delle autorità locali che stanno gestendo le operazioni di aiuto».

Lei in disco e la baby sitter pagata con i fondi regionali

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Voucher della Regione per pagare la baby sitter dopo una notte passata in discoteca, così una donna ha usato il “family helper” una sorta di sussidio che, la Regione Umbria, offre alle famiglie bisognose e alle madri sole.  “Spero si tratti di casi isolati – commenta Carla Casciari, vicepresidente della giunta regionale dell’Umbria, con delega al Welfare – se necessario, intensificheremo l’azione di contrasto ad eventuali abusi”.  Negli uffici della Regione, sono arrivate centinaia di richieste, ma le famiglie sono state selezionate in base a criteri di reddito e di esigenze. “Se ci sono abusi, verranno sanzionati, ma la maggior parte degli utenti fa un uso corretto delle risorse”, conclude Carla Casciari.

Emigrare e prostituirsi, le casalinghe spagnole scelgono la Svizzera

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La prostituzione in Svizzera arriva dalla Spagna. Sono le casalinghe e le madri di famiglia che emigrano per cercare di sfamare le proprie famiglie travolte dalla crisi che ha colpito la penisola Iberica. Dal 2010 a oggi i dati confermano un sostanziale aumento da 80 a 320 solo quelle regolari, ma se si considerano anche le irregolari la somma è destinata a salire.

 

 

L’impietoso rapporto sull’Italia del FMI: disoccupazione record dal dopoguerra

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Non parliamo di dati, non parliamo di concetti astratti ma di numeri, quelli del bilancio  che rispecchiano insieme ad altri indici la situazione economica italiana. L’economia che tocca da vicino le famiglie, quella che ingabbia i giovani nella disoccupazione e mette in trappola le imprese che si devono solo affidare all’esportazione e non possono più fare affidamento sul mercato interno. Secondo il rapporto del FMI il primo dato che balza agli occhi è proprio quel record negativo della disoccupazione “ai massimi del dopoguerra, al 12%, con la disoccupazione giovanile vicina al 40%”.

 Il documento precisa che “l’economia sta mostrando segnali di stabilizzazione, ma la disoccupazione è ancora alta e i trend rimangono bassi”. Il Fondo ha accolto con favore il pacchetto di misure a favore della crescita e del mercato del lavoro, ma ha sottolineato che “servono ulteriori riforme per dare slancio alla produttività e aumentare il tasso di occupazione, soprattutto tra giovani e donne”.

L’altro dato che pesa poi sugli italiani è il deficit di bilancio nominale che, se non si corre ai ripari potrebbe toccare quota 3,2%, oltre quel 3% che rappresenta per l’Europa il raggiungimento dell’obiettivo. Rischiamo quindi anche un infrazione che potrebbe tradursi in altre tasse per gli italiani. Il debito poi “continua a crescere e, secondo le previsioni supererà il 130% del Pil nel 2013”.  Il Fondo monetario internazionale ha comunque accolto con favore i passi compiuti dal governo italiano “per assicurare la sostenibilità fiscale e applicare le riforme strutturali” nonostante un contesto di crescita “difficile”. In questo contesto, è necessario “mantenere il ritmo delle riforme per sostenere una ripresa robusta”, riforme che dovrebbero essere complementari di passi compiuti a livello di Eurozona.

Dove l’Italia invece sembra essere davvero indietro è sulla competitività. La crescita di medio termine (quella che davvero può risollevare le generazioni presenti)  “resterà bassa”, anche a causa di “una produttività stagnante, di un difficile contesto aziendale e di un settore pubblico indebitato”. Secono il Fmi, “l’inefficienza del sistema giudiziario è collegata agli alti costi sostenuti dalle aziende, al ribasso degli investimenti diretti stranieri e alle piccole dimensioni di società e mercati di capitale”. Una produttività debole, fa notare l’istituto di Washington, “ha anche contribuito ad ampliare gradualmente il divario sulla competitività”.

La cattiva notizia arriva anche dalle banche. I nostri istituti di credito, se il panorama non cambia, potrebbero aver bisogno di 6 miliardi nel 2015  per rispettare i requisiti patrimoniali minimi previsti da Basilea 3.

Che significa? Significa che l’Europa ci sta mettendo alle strette tra politica di austerity e requisiti patrimoniali minimi previsti appunto da un accordo internazionale. Il problema quindi non è procedere a piccole correzioni, ma rivoluzionare l’intero sistema Italia per scuoterlo dal torpore in cui ora sta vegetando.

Il rapporto osserva che il sistema bancario ha retto bene alla crisi finanziaria globale ma è stato “fortemente colpito” dalla crisi del debito sovrano. Nonostante un’economia debole, “i risultati degli stress test suggeriscono che il sistema bancario italiano nel suo complesso è in grado di resistere alle perdite nell’ambito di uno scenario macroeconomico avverso”.
In particolare il pericolo lo si corre con il piano di ristrutturazione di MPS. Questa mina vagante sarebbe un potenziale pericolo per tutto il sistema bancario del Paese: “L’attuazione dell’ambizioso piano di ristrutturazione è critica per la banca stessa e il sistema nel suo complesso”. I problemi della banca scrivono gli ispettori del fondo derivano dalla governance e dal fallimento del vecchio management.

Il rapporto si conclude con un monito: trovare che coperture per l’abolizione dell’Imu.

Innamorati trucidati dalle famiglie, così muoiono “Romeo e Giulietta”

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Volevano stare insieme nonostante i genitori cercassero di impedirlo in ogni modo, così un ragazzo e una ragazza indiani sono stati trucidati ieri in un  villaggio dello Stato indiano di Haryana. Lo riferisce oggi Ndtv precisando che il padre, lo zio e due altri parenti della ragazza sono stati arrestati. Due ragazzi che avevano tentato la fuga, due ragazzi che cercavano un futuro e hanno trovato la morte, così finisce, ancora più tragicamente di Romeo e Giulietta, la storia di  Nidhi Barak, 20 anni, e Dharmendra Barak, 23 anni, che giorni fa erano fuggiti a New Delhi. Nidhi era studentessa di Belle Arti mentre Dharmandra seguiva un corso di specializzazione tecnica. Dopo la fuga i genitori della ragazza si erano riavvicinati, promettendole che nulla di male sarebbe accaduto se fossero tornati.

Ma, ha riferito la polizia, «nella casa di Nidhi era stato organizzato un vero e proprio centro di tortura, che ha portato alla morte di entrambi i giovani». La ragazza è stata uccisa all’aperto, davanti alla gente. Il ragazzo è stato malmenato, i suoi torturatori gli hanno spezzato le braccia e le gambe, e lo hanno alla fine decapitato. Il suo corpo è stato gettato in una piazza del villaggio. Gli agenti hanno sono intervenuti bloccando la cerimonia di cremazione della ragazza, arrestando i presunti responsabili e trasferendo i resti dei due giovani in ospedale per una autopsia.

46 cantieri a Milano, la città riuscirà a chiuderli prima del rientro dalle ferie?

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D’estate i comuni ne approfittano per rifarsi il look e per migliorare i servizi ai cittadini (che in tempo di crisi sembra un vero miraggio), così Milano ha aperto 46 cantieri che fanno sperare per un autunno davvero migliore. Dalla periferia al centro sono programmati una serie di interventi per rifare in particolare il manto stradale che dopo un inverno lungo e rigido sembra davvero provato. 46 vie per un totale di 2.170.000 metri quadrati su cui gli operai lavoreranno da qui a un anno. È il doppio di quei 1.150.000 metri quadrati che avevamo annunciato lo scorso aprile», sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza. Un obiettivo raggiunto grazie al «recupero dei resti di tutte le gare precedenti di lavori sulle strade», spiega, che ha permesso di aggiungere un «tesoretto» di 15 milioni di euro a quanto già stanziato. Nel lungo elenco si va così da via Lissona e via Eritrea a Quarto Oggiaro a via Ippodromo a San Siro, dal cavalcavia Bacula (i cui 18mila mq saranno riasfaltati completamente) ai 20mila mq delle vie interquartiere del Gratosoglio, dove si procederà anche al ripristino di marciapiedi e impianti di raccolta dell’acqua piovana. E poi, verso la Cerchia dei Bastioni, ad esempio, viale Coni Zugna, viale Umbria, piazzale Bacone, via Andrea Doria. Quindi, piazza Piemonte, corso Vercelli, viale Monte Santo, via del Caravaggio.  Due i lotti di intervento: il primo che si concluderà entro il 2013, il secondo che andrà avanti fino alla prossima estate.

Ma il primo lotto riuscirà ad essere terminato prima che i milanesi rietrino dalle ferie o dovranno pagare sulla propria pelle i cantieri ancora non ultimati che inesorabilmente creeranno disagi e disservizi?

Si apre voragine nel napoletano, evacuato un prozio di Insigne

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Una voragine che ha coinvolto il cuore del centro storico di Grumo Nevano, nel napoletano. Almeno 7 nuclei familiari (circa 20 persone) sono stati sgomberati da via Toti.

Tra questi, Filippo Insigne, un prozio di Lorenzo Insigne calciatore del Napoli e della nazionale, la cui abitazione è stata letteralmente inghiottiva dalla voragine. “Ho visto sparire la cucina e il frigorifero in un attimo – racconta Anna Cristiano, moglie di Filippo Insigne – seguito da un rumore simile a quando grandina. Ci siamo salvati perché siamo riusciti a camminare sul piccolo orlo della voragine ancora integro”.
il crollo è avvenuto questa mattina poco prima delle sei e trenta quando tutti gli inquilini stavano ancora dormendo. Per i vigili del fuoco e i carabinieri, intervenuti dopo poco minuti, il fatto che nessuno si sia ferito, o peggio sia stato inghiottito dalla voragine è da considerasi un vero miracolo.

Via Toti, poco più che un vicolo che taglia vecchie costruzioni di tufo marcito, è stata chiusa con un doppio muro. Da decidere ancora chi e dove ospitare le sette famiglie. In tutta la zona, inevitabile, è scattata la psicosi.

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Dramma della disoccupazione: Fabriano scende in piazza

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Dramma della disoccupazione! A Fabriano, in provincia di Ancona scende in piazza la disperazione contro il piano di riorganizzazione di Indesit Company. Non sono solo gli operai a far sentire la loro voce ma anche le famiglie, i figli, la città. Anche chi non lavora in quella Fabrica partecipa al dramma di quanti si vedono sull’orlo della miseria

«Io sono del settore pubblico – racconta una signora – ma sono qui, perché qui è in gioco il futuro di Fabriano, il futuro dei nostri figli». E un’altra racconta: «Anche io ho un posto sicuro, ma mio genero ha perso il lavoro».

Il governo intanto, nei giorni scorsi, ha sospeso i lavori per il processo Berlusconi e ora, che l’assoluzione sembra essere una certezza, si seguitano a fare annunci di possibili riprese e di probabili posti di lavoro…

Aggiornamento 12 Luglio 2013, ore 13,25: 

Scontri a Fabriano dove un gruppo di manifestanti sta cercando di entrare negli uffici della Indesit forzando un ingresso. Le forze di polizia stanno cercando di respingere i dimostranti, in un clima di tensione che di minuto in minuto sta aumentando.

“Rivoluzione sanitaria”… meno esenti!

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Arriva il cambio sulla sanità dopo che i conti pubblici parlano chiaro: almeno la metà degli assistiti non paga i ticket ed è la parte che consuma l’80% delle prestazioni. Ecco che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin si prepara alla “rivoluzione”. L’idea è quella di un “cambiamento semplice e lineare, tenendo conto dei carichi familiari”. In questo modo, spiega sempre la Lorenzin “non ci sarà l’aumento di due miliardi a partire dal 1 gennaio 2014”.

Secondo il ministro della Salute ci sono ”dieci miliardi che si possono recuperare…  Possiamo risparmiare e ottimizzare le cure con il piano quinquennale per la deospedalizzazione e le cure domiciliari che stiamo perfezionando.”

Inoltre un gran risparmio si spera possa venire dalla “messa online” di ospedali, asl e studi dei medici di famiglia, che contribuiranno insieme al “fascicolo sanitario elettronico”, ”la farmacia dei servizi” e alle  ”centrali di acquisto” a ridurre la spesa pubblica sanitaria.
Rivoluzione anche negli studi medici di famiglia che dovranno essere h24 e non più meri luoghi dove si compilano ricette. Proprio quest’ultimi dovranno svolgere un lavoro fondamentale per cercare di snellire il lavoro dei pronto soccorsi e degli ospedali.
Quanto ai ticket non ci possono più essere aree del Paese, secondo il Ministro, in cui gli “esenti per  reddito Irpef arrivano al 70%” e altre aree in cui c’è ”chi paga paga troppo”. Bisogna quindi ”spalmarli in modo più equo sulle prestazioni sanitarie e ridurre il numero degli esenti”. L’aggancio all’Isee potrebbe essere una strada, ma ”tenendo in maggiore considerazione i carichi familiari oltre che la ricchezza effettiva. Sono tutte cose delle quali parleremo nei prossimi giorni con le Regioni e con l’Economia”.

La XII giornata mondiale del sollievo

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Oggi cade l’appuntamento con la dodicesima giornata mondiale del sollievo, un’iniziativa volta a sensibilizzare la popolazione sui diritti di coloro che si trovano costretti a combattere contro una malattia incurabile. E’ lo stesso Ministero della salute a parlare dell’evento come di un momento di consapevolezza nell’affermazione del “diritto al sollievo, del diritto a non soffrire di dolore inutile, insopportabile e insensato, ad allentare la morsa della sofferenza”. Lo scopo che ci si pone è di riuscire a creare una cultura della sofferenza capace d’includere la fase di sollievo al termine della vita. Nel 2010, un sondaggio a cura della Fondazione Ghirotti, che ha considerato 23.353 schede, provenienti da undici regioni, ha posto, come prima domanda, quali fossero i desideri della persona malata: nel 42% si vuole avere al fianco persone care mentre nel 38% si chiede di sentire meno dolore. A dimostrazione del fatto che, come ha specificato la Fondazione Ghirotti, “la sofferenza è un vissuto complesso in cui il dolore fisico è solo una delle dimensioni”. Insomma, i malati per sentirsi bene devono provare l’affetto di chi gli sta vicino, indipendentemente dalla gravità del loro male.

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Il tema è stato anche affrontato dallo stato che ne ha stilato una legge, la 38 del 15 marzo 2010, intitolata “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, permettendo così al malato, ritenuto “inguaribile” o affetto da patologie cronica dolorosa, delle cure palliative e l’accesso alla terapia del dolore. Ma questi metodi sono utilizzati solo nei centri per la terapia del dolore, presenti solo in 13 regioni (Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto), il che significa imporre trasferimenti ai malati. A lanciare l’allarme è stata il ministro della Salute, Beatrice Lonrenzin: “In Italia la metà delle Regioni non viene garantita l’applicazione della legge 38/2010, quella che garantisce l’accesso a cure palliative e alla terapia del dolore”. Ecco allora il suo appello: “È giunto il momento di affiancare a questo approccio anche un impegno etico, quello di essere vicino al malato e non lasciarlo solo di umanizzazione delle cure ho parlato anche con il ministro Giovannini, presenteremo delle nuove idee nelle prossime settimane. Quello di non sentirsi solo è un bisogno del malato a cui non possiamo non dare risposta”. Il ministro si ripropone inoltre di comprendere perchè alcune Regioni non siano ancora state attrezzate.

Le situazione è ancora più critica in riferimento alle cure palliative domiciliari, considerato che, stando ai dati raccolti dal ministero e relativi a dicembre 2010, solo il 22 per cento dell’assistenza domiciliare rispetta lo standard minimo previsto dal decreto ministeriale n. 43 del 22 febbraio 2007, ovvero uno standard d’assistenza maggiore o uguale al 65 per cento dei malati sul territorio mentre Il 63.8 per cento della popolazione assistita non può ancora disporre di équipe dedicate. La situazione, inoltre. è ancora più grave per oltre sei milioni di cittadini per i quali l’unico operatore che il Servizio Sanitario Nazionale prevede gratuitamente e costantemente presente a fianco dei malati morenti è solo il Medico di Medicina Generale mentre il medico di famiglia è coinvolto solo nel 2.7 per cento delle equipe.

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C’è quindi ancora molto da fare, soprattutto stando al V Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, nel quale si evidenzia come nella metà degli ospedali italiani manchino anche servizi di riabilitazione fondamentali per la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore mentre quelli presenti sono disponibili solo in caso di tumore al seno. Per non parlare dell’assistenza domiciliare, quanto mai carente. In compenso migliorano i servizi di terapia del dolore e sembra esserci anche maggiore attenzione per il benessere mentale dei pazienti. Sembra quindi che i risultati ci siano, qualora la legge venga applicata, ma che ci possano essere dei problemi politici alla base per poter offrire, al cittadino malato, quella dignità a cui ha diritto. Anche i costi, infatti, a livello di cura, non sono di quelli probitivi. Come spiega Giuseppe Casale, fondatore di Antea, “queste cure 24 ore su 24 hanno un costo di circa 100 euro, una degenza ospedaliera invece ha un costo di circa 600-700 euro al giorno”. Ciò che manca è invece la formazione dei volontari, fondamentali nel loro compito di seguire i pazienti. Bisogna siano poi le Asl a monitorare l’effettiva spesa, anche se, al riguardo, la senatrice Binetti, in collaborazione con il collega Gigli, hanno presentato un’interrogazione in cui chiedono se sia stato istituito “un ufficio per il monitoraggio dei dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, dello sviluppo delle due reti e del loro stato di avanzamento, delle attività di formazione, informazione e ricerca e più in generale delle prestazioni erogate e dei loro esiti” e se

“intenda intervenire, anche con opportune campagne di informazione, per prevenire la richiesta di eutanasia da parte di malati che versano in condizioni terminali, mentre le loro famiglie ritengono di non ricevere terapie sufficienti per controllare un livello di sofferenza così insopportabile da rendere loro difficile continuare a vivere. Inoltre se non ritenga opportuno verificare che, nell’applicazione della attuale legge, siano garantiti criteri di solida competenza professionale in quanti dovranno creare e coordinare le nuove reti regionali, valorizzando adeguatamente coloro che sono già da tempo impegnati in questo campo e supportando con adeguati investimenti l’effettiva realizzazione di quanto contenuto nella legge 38 del 2010”.

Un problema politico e culturale dunque, in un Paese dove non è prevista l’eutanasia e lo scontro sia spesso di tipo etico. In quanto tale, però, l’attuazione delle cure rischia di diventare più complicata proprio per una questione di applicazione e metodo. Se poi, oltre alla disomogeneità della presenza delle cure sul territorio, si somma la mancanza di professionalità, si comprende la difficoltà della strada intrapresa.

Il centro per l’anoressia diventa un punto di riferimento per le agenzie di moda

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E’ aberrante con un centro per curare i disturbi alimentari a Stoccolma fosse diventato un punto d’interesse per le agenzie di modelling che qui potevano reperire le ragazze anoressiche da avviare al lavoro di modelle. Pazienti a cui venivano fatte offerte di lavoro proprio in virtù della loro malattia. Un messaggio naturalmente devastante come ha affermato la dottoressa  Anna-Maria af Sandeberg, che ha spiegato come lo staff medico abbia anche ristretto l’accesso alla struttura solo per le famiglie e i pazienti cercando così di limitare i contatti tra i “talent scout” e le ragazze anoressiche.

STANGATA IN ARRIVO PER LE FAMIGLIE ITALIANE! 45% pressione fiscale

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Una vera e propria stangata da 421 euro è in arrivo sulle tasche delle famiglie italiane tra Iva, Tares e addizionali. Adusbef e Federconsumatori parlano infatti di pressione fiscale su “livelli insostenibili, oltre il 45%”. Gli aumenti del 2013 rappresentano, per le due associazioni, “un vero e proprio salasso che equivale a circa un mese di spesa alimentare di una famiglia media”.

Se ai ritocchi di questi ultimi mesi si aggiungono quelli del 2012, con l’Imu e gli aggravi sulle accise, il maggior esborso vola addirittura a quota 1.905 euro.
Gli aumenti nel dettaglio – Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, l’aumento dell’Iva in programma dal primo luglio peserà per 207 euro, la Tares per 51 euro e le addizionali territoriali per 163 euro. In totale, dunque, le famiglie dovranno sborsare in media 421 euro in più.
“Tutto ciò – commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – non fa che accrescere la nostra forte preoccupazione circa la situazione delle famiglie, costrette a molte rinunce per mantenere una condizione economica dignitosa, a volte appena al di sopra della soglia di povertà”.
Per questo, secondo i consumatori “è ormai improrogabile una decisa azione di governo, a cui spetterà il grave compito di risollevare le sorti delle famiglie e dell’intero Paese. In tal senso, la prima e fondamentale operazione da compiere è scongiurare l’aumento dell’Iva da luglio che peserà sulle tasche delle famiglie per 207 euro negli ultimi 6 mesi del 2013

FAMIGLIE TREMATE… I RISPARMI TASSATI AL 15% ANCHE IN ITALIA?

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Mentre lo spettro del prelievo forzoso sui conti correnti parte da Cipro e contagia tutti i Paesi europei, per risolvere la crisi del debito italiano arriva direttamente da Berlino una ricetta diversa, altrettanto massiccia e per certi versi quasi più pesante. A formularla è il capo-economista della Commerzbank, seconda banca tedesca, Jörg Kramer, sulle pagine del quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt.

Spiega Kramer “I patrimoni finanziari degli italiani corrispondono al 173% del PIL. Sono molto superiori ai patrimoni dei tedeschi che corrispondono al 124%. Per questo sarebbe utile applicare in Italia una patrimoniale”, propone l’economista. “Una tassa del 15% sui patrimoni basterebbe ad abbassare il debito pubblico italiano sotto la soglia critica del 100% del PIL”.

Un’imposta sulle attività finanziarie una tantum, su depositi e titoli, volta ad abbattere sensibilmente il debito pubblico ma che andrebbe a impattare, di fatto, come un prelievo forzoso. Anche più a fondo perché andrebbe a colpire tutte le forme di risparmio comprese le azioni e le obbligazioni. Salvadanaio, queste, di moltissime famiglie.

Una ricetta shock, per ora solo sulla carta, ma che la mossa a sorpresa decisa dal governo cipriota – che ha sdoganato di fatto una delle misure anti austerity più impopolari e difficili da digerire – rende ora quantomeno plausibile. Soprattutto dopo che anche alcune importanti banche d’affari come Morgan Stanley e Goldman Sachs oggi hanno messo in guardia sul precedente che il caso cipriota rischia di rappresentare anche per gli altri Paesi in crisi nell’Eurozona.

Metti un neonato a tavola… Al TRASH non c’è limite!

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Impazzano sulle tavole le torte  forma di neonato per festeggiare il lieto evento. Le famiglie si riuniscono intorno a un tavolo e a fine pasto viene servito il neonato. E se all’inizio è stato il gesto di un parente che voleva essere originale, oggi le pasticcerie sfornano neonati in quantità veramente preoccupante. Una moda trash che sembra inarrestabile, dal classico neonato “standard” si è passati a portare una foto del proprio bebè per fare la torta a sua immagine e somiglianza. Follie da era 2.0!

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Batterio killer nel salame… gravi due bimbi, 18 mesi e 7 anni!

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Sono in fin di vita due bambini di 18 mesi e 7 anni nel trevigiano. I piccoli avrebbero mangiato del salame troppo fresco e ingerito un micidiale batterio, l’Escherichia coli, che ha provocato loro una grave insufficienza renale. L’occasione era la “macellazione” del maiale organizzata da due famiglie. Poche ore dopo aver mangiato l’insaccato hanno iniziato a star male, con violenti attacchi di dissenteria. Il malessere è via via aumentato, tanto che i genitori hanno deciso di portarli in ospedale a Treviso. Terribile la diagnosi: il batterio aveva attaccato l’apparato urinario compremettendo i reni. Ora i due bambini sono sottoposti a dialisi. Le loro condizioni, stando ai primi bollettini medici, sono molto gravi.
Il batterio Escherichia coli è presente nell’intestino di numerosi animali, tra i quali l’uomo, perché aiuta la digestione. Ma in alcuni casi si trasforma in un batterio killer. Attacca le vie urinarie, distrugge i reni o causa la meningite. Per prevenire infezioni è necessario cuocere bene i cibi.

Passeggino-sharing diventa una proposta al Parlamento di Parigi

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Dopo il Velib’ e l’Autolib’, la celebre bicicletta e l’auto in libero servizio messe a disposizione degli abitanti, Parigi è pronta a un altro strumento rivoluzionario: il Landolib’, il passeggino pubblico a disposizione di tutti i genitori, le cui stazioni verrebbero sistemate in modo strategico davanti alle fermate della metro o nei luoghi di grande frequentazione.

La proposta arriva da Jean-Baptiste Menguy, un consigliere del partito di centrodestra Ump al consiglio municipale di Parigi, in vista delle elezioni comunali del 2014. Per lui, si tratta di “proporre un servizio di affitto di passeggini, sul modello del Velib’ e dell’Autolib’, per i genitori che impazziscono nei loro spostamenti nella capitale. E’ infatti difficile prendere la metro perché non è accessibile, ma anche il bus, dove non si possono tenere più di due passeggini aperti, ancor meno la macchina, con tutti i problemi di traffico”.
In questo contesto, spiega Menguy “la mia idea del Landolib’ è agevolare la vita delle famiglie parigine. Le stazioni verrebbero sistemate vicino alla metro e agli asili nido, ma anche in luoghi pubblici molto frequentati”. Del resto, conclude il consigliere, “è un’idea che già esiste nei parchi divertimento o nei centri di villeggiatura. Non c’è motivo per non affrontare questa sfida”.

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