Il traffico internazionale di droga che utilizza i corrieri “galline”

galline-droga-tuttacronacaEnormi quantità di stupefacenti raggiungevano il nostro Paese tramite delle “galline”. Erano così chiamate, infatti, delle prostitute dominicane che ingoiavano fino a un chilo a testa di ovuli pieni di droga. Il traffico partiva dalla Repubblica Dominicana per poi attraversare la Spagna e giungere in Italia grazie all’impiego di questi corrieri, reclutati da una donna italiana. La Dda di Firenze e i carabinieri di Poggibonsi, in provincia di Siena, con l’operazione Drug Express hanno potuto ricostruire le tratte del traffico ed eseguire, oggi, 22 misure di custodia cautelare in carcere su 31 ordinanze emesse dal gip, tra cui 4 mandati di arresto europeo. Nel corso di una conferenza stampa, è stato spiegato che proprio il comune Senese sarebbe stato la base per lo smercio in Italia della droga. L’organizzazione, composta da dominicani, italiani e nigeriani, aveva con ramificazioni in Spagna anche in Svizzera mentre la droga veniva smerciata, oltre che in questi stati e nel nostro Paese, anche in Grecia. Per quel che riguarda i corrieri, sarebbero state proprio le prostitute dominicane, età tra i 30 e i 40 anni, nelle intercettazioni definite ”galline” perché ingoiavano gli ovuli. L’operazione ha portato al sequestro di oltre 3 kg di cocaina (300mila euro il valore), altrettanti di marijuana, 415 grammi di hashish, 6.250 euro in contanti e ricevute di money transfer per 200mila euro trovati a Parma nell’abitazione di una italiana di 36 anni che si sarebbe occupata anche di reclutare le prostitute.

Squarciato il velo sulla prostituzione minorile? Baby squillo alcova al Pigneto

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Vittime di un’organizzazione che voleva solo sfruttarle, renderle schiave e zittirle con i soldi in tasca. Ora i presunti sfruttatori delle ragazzine di 14 e 15 anni sono in carcere ma seguitano a negare le loro responsabilità. La madre della ragazzina di 14 anni si difende e dichiara solo un difficile rapporto con la figlia: «Ho due figli, il loro padre è stato completamente assente dopo la separazione. Non ci ha aiutato in nessun modo. Io ho avuto difficoltà nella gestione dei ragazzi, specie con Andrea (il nome è di fantasia)». Perché il fratello di Agnese, 14 anni, ha dei problemi sin dalla nascita. «Agnese, sin dal IV ginnasio ha cominciato ad avere atteggiamenti aggressivi. Anche per lei avevo chiesto supporto alla Asl Roma B. Agnese si vergognava della nostra condizione economica e diceva di odiare il fratello perché attribuiva a lui l’origine di tutti i nostri problemi economici». E ancora: «Agnese voleva uscire anche durante la settimana non solo il sabato. Avevamo spesso degli alterchi, ho chiamato due volte i carabinieri». Poi la mamma finita in manette ha raccontato al gip come non volesse che sua figlia frequentasse la compagna più grande, quella che secondo la procura l’avrebbe coinvolta nel giro di prostituzione: «Non volevo Angela (il nome è di fantasia) in casa mia, perché è ineducata vestiva in modo non adeguato alla sua età. È sguaiata». Eppure la mamma dell’altra ragazzina, la donna che ha fatto partire l’inchiesta dopo avere trovato i soldi nella borsa di sua figlia e ricevuto lettere anonime, aveva capito che qualcosa non andava. Ai carabinieri ha consegnato 40 pagine di messaggi telefonici e corrispondenza Whatsapp di Angela. E quelle conversazioni lasciano pochi margini ai dubbi. «La mamma di Angela – ha detto a verbale la donna – venne un giorno da me e disse che le ragazze facevano cose strane. Venne d’estate, pensavo si riferisse ai tatuaggi oppure la fatto che bevessero. Agnese mi rassicurò sul fatto che non facevano nulla di strano, mi disse che aveva trovato un lavoretto in un bar. Quando tornava a casa con delle nuove scarpe mi diceva che gliele avevano regalate le amiche perché loro potevano permettersele». Poi replica all’accusa più terribile. Quella di avere preso soldi dalla figlia e di averla indotta a prostituirsi: «Non ho preso soldi da mia figlia. Nulla sapevo di appuntamenti. Non ho saputo gestire questa situazione. Non ho denunciato perché non sapevo con chi aveva a che fare mia figlia e avevo paura per lei. Non sapevo chi dovevo denunciare». Poi conclude: «Bene, sono contenta che è successa questa cosa: la volevo fermare in tutti i modi. La donna fornisce anche il nome dello psicologo della Asl che segue il figlio più piccolo e al quale si era rivolta.

Ma anche Mirko Ieni, uno degli uomini che guadagnava vendendo le due adolescenti, si è difeso: «Io mi prostituisco – a detto Ieni davanti al gip – le cose partivano da Nunzio (Nunzio Pizzacalla, l’altro presunto complice  finito anche lui in manette, ndr), io forse davo una mano. Io mi prostituivo, non ho mai dato la droga alle ragazze». Poi ha tentato di ricostruire: «Le ragazze le ho conosciute in un ambiente notturno, loro facevano tardi la notte. Non sapevo la loro età. La più grande mi aveva detto che si era iscritta all’università. Anch’io mi prostituivo, c’era una complicità amichevole fra tutti quanti. Non ho mai avuto rapporti sessuali con loro, gli lasciavo casa mia perché mi fidavo. Gli lasciavo anche le chiavi. Stavano sempre in giro con il taxi, non ho mai forzato nessuno. Non ho mai minacciato nessuno. Se c’era il discorso da fare insieme prendevo qualcosa. Ma non sapevo che era minore. Eravamo complici, amici, ma non sapevo che erano minorenni. Mettevo gli annunci e rispondevo a ipotetici clienti. Ma era nata una bella amicizia fra noi e non ho mai chiesto una foto alle ragazze, nulla so del materiale pedo-pornografico. Non mi sarei mai permesso».

Ieni non ha potuto smentire però quegli sms riportati nell’ordinanza, in quelle occasioni diceva con chiarezza di volere sfruttare le ragazzine guadagnando fino a 600 euro al giorno: «Se non le sfrutto ora non le sfrutto più».

In una conversazione intercettata dagli investigatori, uno degli arrestati parla con una donna ancora da identificare. I due parlano di case da trovare per poterci fare andare le ragazze, e non solo le minorenni. La sconosciuta dice: «Ci sta pure l’amichetta mia che ha le case, ha uno dell’agenzia che ha un sacco di appartamenti al centro buone per lavorare però non so…». Per gli investigatori è chiaro che la donna sta parlando di cifre da pagare per un appartamento. Dice, «Ho il numero del Pigneto», la cifra è di 40 euro. Alla fine, si legge nell’ordinanza, si capisce che l’uomo concorda l’affitto dell’appartamento. I due si mettono d’accordo sul prezzo. L’uomo ha fretta di avere la casa a disposizione, ne ha bisogno subito. Poi l’uomo si mette d’accordo con le studentesse, dice che passerà a prenderle lui, probabilmente all’uscita da scuola. Le minorenni erano finite in un giro troppo più grande di loro, «volevamo uscirne», hanno detto agli inquirenti, «all’inizio era un gioco, ma poi volevamo starne fuori, però ormai era difficile».

Intanto vengono diffusi i dati sulla prostituzione minorile in Italia: secondo un’indagine qualitativa di Save the Children, nel 2010 il fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori è rimasto nel complesso stabile rispetto all’anno precedente, ma per quanto riguarda i circuiti indoor si è invece registrato un incremento. Secondo le stime, in Italia la baby squillo ha quasi sempre un «volto» straniero: molte minorenni rumene e nigeriane, di età prevalente tra 16 e 18 anni, meno spesso tra 14 e 16 anni. Il sommerso, però, riguarda soprattutto la prostituzione al chiuso (indoor) che rimane sconosciuta e incommensurabile. Come il caso delle baby prostitute romane. Secondo le testimonianze le ragazzine vengono sfruttate sia in appartamenti privati che in locali pubblici, come night club, e centri massaggi. La collocazione al chiuso, tuttavia, rende invisibili anche le persone e le loro condizioni, riducendo le possibilità di intervento degli operatori, di accesso ai servizi e di opportunità di aiuto. Rispetto all’età, l’indagine ha confermato che la maggior parte delle ragazze vittime di sfruttamento sessuale ha un’età compresa tra i 16 e i 18 anni. Tuttavia, in Calabria, nelle Marche e Abruzzo, in Veneto, Campania e Lazio è stata riportata anche la presenza di ragazze tra i 14 e i 16 anni. E proprio in questi casi, difficilmente si prostituiscono in strada. Quasi nessuna, tra l’altro, si dichiara minore, soprattutto durante i primi incontri con gli operatori sociali, probabilmente per paura e in seguito agli ordini ricevuti dagli sfruttatori.

I clienti delle prostitute le aspettavano all’uscita da scuola

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Le compagne di classe delle baby-prostitute avrebbero raccontato che i clienti sarebbero venuti a prendere le ragazze all’uscita da scuola, in uno dei licei classici più prestigiosi della Capitale. Il Corriere della Sera ricostruisce così:

“La fila di microcar arriva fino in fondo alla strada. Ci sono anche quelle in divieto di sosta. A bordo ragazzine che parlano al telefonino e aspettano le amiche all’uscita da scuola. «Ti ricordi? È quella che girava sempre con le minigonne e le magliette scollate…». Il passaparola va avanti da due giorni. E non accenna a fermarsi nemmeno davanti al portone del liceo classico a due passi dal centro, uno degli istituti della Roma bene, qualche mese fa già finito in un’altra indagine. Allora fu bullismo, oggi prostituzione. Le ex compagne di scuola delle due baby squillo nell’occhio del ciclone si ricordano bene di loro. «Appariscenti, si vedeva che amavano mettersi in mostra: vestiti firmati, molto sexy, insomma si notavano», racconta un’alunna del ginnasio. Lei, come le amiche che fanno capannello alla fine delle lezioni, indossa jeans, maglietta e scarpe da ginnastica. «Ecco, erano l’esatto contrario», tiene a sottolineare. «Con noi parlavano poco, era chiaro che avevano dei segreti. Amiche? Beh, forse fino a un certo punto. Poi le cose sono cambiate. Il loro giro era un altro e l’avevamo capito: avevano i soldi, altro che paghette settimanali, e poi le venivano a prendere dei ragazzi molto più grandi». Forse erano clienti.
A 14 anni «un trentenne è un vecchio, qualcuno anche con la barba. Era chiaro che frequentassero gente diversa. Ma fino a questo punto proprio non potevamo immaginarlo — dice un’altra fuggendo via —. Una non la vediamo da un anno, ci hanno detto che ha mollato gli studi. L’altra invece l’hanno iscritta in un’altra scuola, qui vicino. Ma anche lì non è che si veda spesso».
[…] «Sempre truccate, un po’ eccessivo per stare sui banchi. E poi i tatuaggi, il modo di parlare già da grandi, così diverso da noi. Fumavano, questo sì, sempre con la sigaretta in mano. Certo, poverette, per quanto grave quello che è successo non è giusto che siano finite in questo casino».

Ora l’indagine si amplia e si teme che il fenomeno, sviluppatosi tramite internet e WhatsApp, potrebbe essere esteso ad altre regioni italiane e riguardare altre ragazze, anche minorenni come le due baby squillo dei Parioli.

  

Sms shock delle baby prostitute “E’ un brutto panzone ciccione, levagli due piotte”

babysquillo-tuttacronaca-parioliUna madre aveva fatto scattare l’inchiesta a maggio dopo aver scoperto che la figlia si prostituiva e tirava cocaina. I militari mettono sotto controllo i cellulari della 14enne e di un’amica che ha compiuto ieri 16 anni arrivando a scoprire chi frequentano. Tre uomini conosciuti su Facebook: Nuzio Pizzacalla, un militare dell’esercito, Mirko Ieni, giovane disoccupato, e Riccardo Sbarra, un commercialista. Le liceali sanno quello che fanno, mandano foto e video intimi che i loro amici postano in rete. Nonostate i tre non facciano parte di un’organizzazione, secondo le accuse ognuno di loro sfruttava le minorenni procurando i clienti. Mirko Ienni trova un monolocale in affitto ai Parioli. Secondo quanto è emerso dall’inchiesta le ragazze con i soldi guadagnati compravano droga e vestiti. Come ricostruisce il Messaggero,  il quarto uomo finito in carcere è un commerciante di 29 anni, Mario Michael De Quattro, il giovane aveva filmato i suoi incontri con una delle ragazze e pretendeva 1.500 euro per non postare tutto sui siti. Intanto l’indagine prosegue, ci sono altri cinque indagati che giurano che non sapevano di avere rapporti sessuali con due minori, ma per gli inquirenti “scambiare una quattordicenne per una ventenne è inverosimile”. Eppure è quanto il commercialista dichiara, ripetendo che non era a conoscenza che le due ragazzine del Parioli fossero minorenni. Anche la madre di una delle due ragazzine è finita in manette: la barista incitava la figlia ad andare con gli uomini e prendeva una parte dei soldi così guadagnati dalla figlia. Le minorenni avevano caricato le loro foto osè sul sito di annunci Bakeka Incontri e anche su Facebook si lasciavano andare a commenti più espliciti sul sesso e sul tipo di vita che conducevano. Da quanto emerso, le forze dell’ordine hanno intercettato delle comunicazioni tra le due ragazzine e gli uomini. “Mimmi ne abbiamo fatto uno solo”, digita una delle minorenni. “Vi ha dato 300 euro, ok, ci vediamo domani”, risponde Mirko Ieni e aggiunge “Questo vi vuole offrire una vacanza a Cannes di cinque giorni, ho chiesto mille euro al giorno, lui cinquecento, trovate voi una via di mezzo”. E ancora: “Stellina quello con lo Smart di ieri vuole lo stesso trattamento, vieni da me”. Nello scambio di messaggi, le due contrattavano il pagamento: “400” risposta: “sono troppi”. Non solo, venivano indirizzate sui costi della prestazione: “Questo è un brutto panzone ciccione, levagli due piotte”. Poi i rimproveri per i ritardi rispetto agli appuntamenti procacciati: “Ti devi sbrigare, ti fai venire a prendere e vieni qua, altrimenti con me hai chiuso. Micia io ci lavoro con questa roba, siete poco precise: adesso devi farti questo, ha staccato dal lavoro, ci porta duecentocinquanta euro, di cui una piotta e mezza è mia perché la casa la sto pagando io, vieni, te lo fai e te ne vai”. Ma c’è anche dell’altro, Nunzio Pizzicalla ad esempio chiedeva “un po’ di foto sexy, anche con il seno di fuori” e ordina di fargli sapere, a ogni incontro, tempi e soldi della prestazione. Se poi una ragazzina non riusciva a rispettare tutti gli appuntamenti: “Non so se per te è un gioco, ma oggi ti dovevi fare una persona, ti ha chiamata, ma tu stavi dormendo”. Ieni, durante una conversazione telefonica, si è anche vantato della sua “attività”: “Mi fanno guadagnare seicento euro al giorno”.

Cinque italiani facevano prostituire due ragazzine di 14 e 15 anni

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Due ragazzine italiane di 14 e 15 anni adescate su Facebook venivano sfruttate da cinque italiani che le facevano prostituire nel pomeriggio, quando uscivano da scuola. Il Nucleo Investigativo di Roma ha arrestato la banda e ha scoperto le ragazzine utilizzavano talvolta i loro guadagni per acquistare droga.

Emigrare e prostituirsi, le casalinghe spagnole scelgono la Svizzera

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La prostituzione in Svizzera arriva dalla Spagna. Sono le casalinghe e le madri di famiglia che emigrano per cercare di sfamare le proprie famiglie travolte dalla crisi che ha colpito la penisola Iberica. Dal 2010 a oggi i dati confermano un sostanziale aumento da 80 a 320 solo quelle regolari, ma se si considerano anche le irregolari la somma è destinata a salire.

 

 

Arrivano le “loving zone” in Abruzzo

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La prostituzione dilaga e non conosce crisi in Abruzzo così il sindaco  di Montesilvano Attilio di Mattia prova a prender spunto dal  «Box del sesso» di Zurigo e apre un «Love parking»: «Un parcheggio dove consumare il rapporto sessuale in sicurezza: molti penseranno che sia un incitamento al fenomeno ma non lo è. E’ solo un ulteriore tentativo di puntare sullo zoning per autoregolamentare la situazione», ha detto il primo cittadino. 

Il sindaco poi ha precisato «Me lo chiedono a gran voce le mamme, che non vogliono uscire con i loro bambini e mostrare loro questo degrado: cosa devo fare? Abbiamo provato a multare i clienti ma il fenomeno non è diminuito».

Le circostanze sono simili anche a Controguerra dove l’ex sindaco Mauro Scarpantonio ha iniziato puntando sullo zoning, intensificando i controlli in alcune aree e lasciandone scoperte altre meno vicine al centro abitato, dove indurre il fenomeno a spostarsi: «Ho dovuto smettere perché sono stato convocato dal prefetto di Teramo che mi ha avvisato che potevo essere perseguito per favoreggiamento». L’amministrazione ha allora lanciato delle convenzioni partecipate con cittadini e aziende per concedere loro di chiudere come strade private delle vie pubbliche in corrispondenza delle loro abitazioni o fabbriche. Poi nel 2007 l’amministrazione ha emesso un’ordinanza comunale grazie alla quale è possibile sanzionare chi pratica contrattazione per prestazioni sessuali: «Le circa 80 multe del valore di 500 euro date ogni anno hanno contribuito a migliorare la situazione». E a spostare le prostitute negli appartamenti, come accade anche a San Salvo: «Nel nostro Paese il fenomeno è diverso – racconta il sindaco Tiziana Magnacca – perché si concentra nelle case vacanza sul lungomare che d’inverno vengono affittate a ragazze che chiedono compenso in cambio di prestazioni sessuali. Non ci va bene: dobbiamo tutelare la popolazione e anche le ragazze dallo sfruttamento». L’amministrazione comunale si sta rivolgendo alle forze dell’ordine per condurre indagini su eventuali organizzazioni criminali che le gestiscono: «La prostituzione non è reato perseguibile, lo sfruttamento della stessa sì, ma non è facile liberarsene». Insomma, una piaga che si può spostare, confinare in alcune aree ma non debellare. Per questo il fine ultimo delle amministrazioni dei paesi colpiti è uno solo: abrogare alcuni comma o invalidare e riscrivere da zero la legge Merlin per dare una regolamentazione seria alla prostituzione.

Doppio lavoro: impiegata e prostituta nell’azienda degli iPhone

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Come riporta l’Ansa, riprendendo un reportage dell’Economic Weekly, nelle fabbriche della Foxconn (che producono iPhone) in Cina e in particolare quelle site a Shenzhen e Zhengzhou, al termine del lavoro molte impiegate e operaie offrirebbero prestazioni sessuali a pagamento ai colleghi per arrotondare lo stipendio. In particolare a Shenzhen il campus della Foxconn conta 200.000 persone e per la maggior parte si tratta di giovanissimi, l’età media si aggira sui 20 anni.

 

Il sindaco che proibisce “l’abbigliamento” da lucciola: rischio multa

prostituzione-portosantelpidio-tuttacronacaNei comuni marchigiani di Porto Sant’Elpidio, Fermo e Porto San Giorgio è proibito “atteggiarsi” o “abbigliarsi” in modo tale da sembrare una prostituta o un viado: per chi infrange la regola, una multa anche fino a 200 euro. A dirlo un’ordinanza emessa oggi e che sarà valida fino al prossimo 30 ottobre. Scopo: dichiarare guerra alla prostituzione di strada. La decisione è stata presa in seguito a quanto accaduto nel primo dei tre comuni lo scorso 21 agosto, quando nell’ambito della lotta fra bande per il controllo del sesso di strada una coppia di romeni è stata aggredita a colpi di spranga. Quello che viene proibito in strade, piazze e spazi pubblici dei tre centri abitati è “negoziare, concordare prestazioni sessuali a pagamento, intrattenersi con soggetti che, per l’atteggiamento, l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali, manifestano l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”. Ma vi è anche il divieto di “fermare il veicolo in cui si è a bordo al fine di contattare il soggetto dedito alla prostituzione e consentirne la salita”. Oltre alla sanzionen può scattare “il sequestro cautelare delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione o che ne sono il prodotto”. In caso di reiterazione del comportamento scorretto, inoltre, è previsto l’allontanamento dal territorio. Nazareno Franchellucci, primo cittadino di Porto Sant’Elpidio, annuncia “due mesi di controlli a tappeto, ispezioni serrate e continue che verranno effettuate da una task force composta da Forze dell’ordine locali, provinciali ma anche provenienti da fuori regione”. Per il sindaco, l’ordinanza avrà un peso normativo anche nei controlli “visto che la mancanza di presupposto giuridico di urgenza che era stata rilevata nelle precedenti ordinanze si è potuta superare con l’insorgenza di fatti criminosi legati al fenomeno della prostituzione”. Inoltre: “non è escluso che nelle prossime settimane vengano coinvolti cittadini e associazioni per mettere a punto azioni dimostrative e creare un’azione di disturbo e conseguentemente dissuadere indirettamente il fenomeno della prostituzione nella fase della contrattazione con gli eventuali clienti”.

Partita Iva per le prostitute: la proposta che arriva dal Pd

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La senatrice Pd Maria Spillabotte propone d’introdurre la Partita Iva per le prostitute: le professioniste del sesso a pagamento s’iscrivano alla Camera di Commercio, con tanto di partita Iva, e si dotino di un certificato di qualità e di patentino. Inoltre  ci sarebbe il via libera anche a delle cooperative in cui le prostitute si possano riunire per esercitare insieme. La senatrice, secondo quanto si apprende dal settimanale di Frosinone “Qui Sette” al quale ha rilasciato un’intervista, ha chiesto anche la depenalizzazione della “prostituzione volontaria e donne impresarie di se stesse”. Secondo la senatrice del Pd, infatti,

“sulla prostituzione si deve superare un tabù e decidere di governare il fenomeno. Una regolamentazione è necessaria perché con la mancanza di regole o, peggio, con la proibizione, si produce solo una sostanziale indifferenziazione tra libere scelte di autodeterminazione e prostituzione coatta, sfruttata e gestita dalle organizzazioni criminali di tutto il mondo”.

Sex-gate di Firenze: anche studentesse universitarie tra le escort

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Non solo escort professioniste sarebbero coinvolte nello scandalo a luci rosse che fa tremare molti vip di Firenze. Stando a quanto racconta Repubblica, anche delle studentesse universitarie sarebbero coinvolte nel sistema. Ma quello che forse desta maggior stupore è la “naturalezza” con qui questo avveniva. Da quanto emerge, infatti, sembra che questo comportamento non scandalizzi ma sia, piuttosto, una “norma” e che lo stesso sistema non veniva applicato solo nell’ambito del Comune, ma anche, per esempio, in Università: “Io comunque non lo capisco cosa volete sapere, cosa cercate, se vi scandalizzate per davvero o fate finta”, dice Cristiana T. che prepara la tesi in Lettere su Niccolò Soldanieri e vive in via Guelfa, a due passi dalla Facoltà. “Lo sappiamo benissimo tutti, te lo insegnano appena arrivi da matricola, che se c’è una difficoltà a pagare l’affitto o se ti servono i soldi per un viaggio un modo è quello, e si sa da chi andare a bussare. Poi una si regola come crede. Una mia compagna di corso l’hanno interrogata per via di questa storia. Mi ha detto guarda Cristiana io non sono una puttana e lo sai. L’avrò fatto tre volte e quello che mi ha fatto schifo non è stato quella mezz’ora ma sentirli parlare al telefono dopo, con le mogli o con gli amici, ci credi?”. Il quotidiano prosegue quindi raccontando le modalità del “reclutamento”:Quando le macchine dotate di permesso per la zona blu passano a prendere i clienti e li portano dalle ragazze del catalogo Escortforum, reclutate con un sms e assegnate con un messaggino di ritorno: alla tale ora, nel tal posto, Miriam ti aspetta. Nella stanza con le losanghe verdi e azzurre dell’hotel Mediterraneo, ascensore laterale, quello in fondo a sinistra, quello con la moquette macchiata d’olio che come fa un quattro stelle ad avere un ascensore così, e la donna delle pulizie che la domenica alle otto di mattina passa l’aspirapolvere in corridoio ed entra in stanza senza bussare. «Oh, scusi. Non pensavo». Qui di solito alle otto di mattina i clienti in stanza non ci sono.

Prostitute ritratte sui muri: la nuova campagna argentina

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In Argentina non può essere ignorato il fatto che l’87% delle prostitute siano anche madri single ed è per questo che l’Anmar, Asociaciòn de Mujeres Meretrices de la Argentina, un’associazione molto simile a un sindacato, ha creato una campagna singolare che fa bella mostra di sè sui muri di Buenos Aires. Nella capitale, infatti, sono apparsi degli “stencil” che ricordano lo stile di Bansky al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di vita di queste donne e madri. Sono 19 anni l’Anmar è impegnata nella lotta per cambiare l’attuale legislazione argentina permettendo alle prostitute di registrarsi presso gli uffici competenti, pagare le tasse e ottenere una pensione. In questo Paese la prostituzione è legale, purchè non ci sia la mediazione di un protettore, tuttavia queste donne sono prive di di tutela e assistenza da parte dello stato. E proprio per questo si è voluto “renderle parte” della vita della città ritraendole. “Volevamo mostrare che prima di tutto siamo tutte donne, madri e lavoratrici ancora prima di essere delle prostitute – spiega Georgina Orellano, attivista di Ammar – Le leggi devono proteggerci, non emarginarci. C’è una parte della società che non può scegliere. La governante sceglie di fare quel lavoro? Le prostitute non sono differenti. Usano il proprio corpo per lavorare, come fanno tutti. Non è una scelta facile, ma spesso è l’unica cosa che possiamo fare”.

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Scandalo a luci rossi a Firenze. Parla una escort: anche politici tra i clienti

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Ha rilasciato un’intervista a La Nazione una delle escort intercettate nello scandalo a luci rosse che ha investito Firenze. La sexy studentessa 27enne che voleva sfondare nel campo della musica racconta che dal suo letto sono passati almeno 400 uomini: “Gente di ogni tipo, anche politici, di sicuro non faccio nomi”. Ha tenuto anche a precisare che “Io sono libera, nessuno mi ha costretto” e sottolinea di non far parte del giro di escort agli Hotel Mediterraneo e Villa Fiesole. Lo stesso quotidiano, riporta che il suo fidanzato è tra i 14 indagati dell’inchiesta per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
Il giornale ha parlato anche della 42enne romena Adriana, la donna che gestiva il giro di escort e che ha raccontato dell’incontro a luci rosse con un funzionario di Palazzo Vecchio in un ufficio comunale. Nel quotidiano si legge che “Nei primi mesi del 2012, ha alloggiato gratuitamente in un appartamento della cooperativa sociale ‘Il Borro’, di cui è stato amministratore, fino al 2009, l’assessore dimissionario Massimo Mattei”. Al riguardo, l’attuale amministratore Alessio Gratelli ha spiegato:  “Credevamo di aiutare una persona in difficoltà, non sospettavamo nulla”.

Scandalo escort a Firenze: spunta un’agenda di clienti vip

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La Nazione rivela che la città di Firenze sarebbe in subbuglio per un’agenda fitta di nomi di primo piano che ha fatto capolino nell’inchiesta sul giro di escort di lusso e festini a luci rosse. Sarebbero in molti a temere  rivelazioni piccanti. Tra i documenti, si troverebbe anche il racconto di una delle prostitute che ha parlato di un”appuntamento” negli uffici del Comune di Firenze, interrotto dall’arrivo di un’addetta delle pulizie. Al riguardo, l’amministrazione comunale ha reso noto che, nei prossimi giorni, chiederà “formalmente indicazioni alla procura” riguardo alla “confessione” della escort, ottenuta tramite una delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta, durante la quale la giovane donna straniera racconta a un suo interlocutore quanto successo. I festini, stando a quanto finora emerso, si sarebbero svolti sia in ville private che in agriturismi in collina dove, oltre alla cena, erano messe a disposizione camere per il “dopo cena”. Nei giorni scorsi gli investigatori avevano inoltre scoperto che alcune delle telefonate ricevute dalle escort coinvolte sarebbero partite da un’utenza intestata al Comune.

La crisi che si abbatte sul vizio… arrivano i microcrediti per la squillo!

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E’ davvero incredibile il risultato a cui è arrivata la ricerca su ‘I costi dell’illegalità’ – realizzata dal professore della Luiss Antonio La Spina per la Fondazione Rocco Chinnici, con la collaborazione della Compagnia di San Paolo e il Comune di Genova – che avrebbe rilevato come l’usuraio sia diventato fondamentale nell’ambito del microcredito per concedersi una prostituta a fine mese. I soldi non bastano, ma chi è un frequentatore assiduo o un cliente fisso delle prostitute di Genova certo non rinuncia per la mancanza di soldi a questo “vizio”. Sono sempre di più coloro che si rivolgono allo strozzino chiedendo un prestito per poter passare la serata con una squillo. Uno dei ricercatori, Giovanni Frazzica, ha detto:  Molti intervistati ci hanno anche raccontato che ormai moltissimi clienti a fine mese non hanno più i soldi per pagare le lucciole. Così sono loro stesse a indicare ai clienti le famiglie a cui chiedere i soldi, 50 o 100 euro. Prestiti che ovviamente vengono concessi a tassi da usura”.

Hanno più etica le prostitute che alcuni poliziotti?

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Lo racconta una colombiana  indagata per sfruttamento della prostituzione e coinvolta nelle accuse contro la “banda dei poliziotti romani” corrotti che si sono macchiati, a quanto emerso dalle prime investigazioni, di estorsioni, stupri e furti.

Sul messaggero è la stessa donna a raccontare come si sono svolti i fatti:

“Mario Belfiore mi ha chiesto quale taglia di reg- giseno indossassi. Ho risposto lo quinta e lui mi ha invitato a togliere la maglietta. Ho rifiutato e ha ribadito con tono minaccioso che avrei dovuto alzare la maglietta e nel contempo mi ha chiesto se vo- levo andare a casa con lui. Parlava come se fosse arrabbiato con me. Io ho risposto che volevo andare a casa anche perché ero innocente. Poiché ero impaurita ho deciso di alzare la maglietta e Belfiore ha iniziato a toccarmi”.

Poi che è successo?

“Mi ha chiesto: ‘E adesso che facciamo?’. Gli ho risposto: ‘Niente’”.

Hanno più etica le prostitute che alcuni poliziotti?

Poliziotti che stuprano le prostitute.

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Poliziotti che minacciano severi controlli ai negozianti solo per avere un prodotto gratis, questa l’accusa che avrebbe coinvolto alcuni rappresentati delle forze dell’ordine secondo “Il Messaggero”. Ora però arriva un “dettaglio” importante secondo cui alcuni di loro sarebbero sotto accusa anche per aver stuprato alcune prostitute:

Dalle indagini, però, è emerso un altro dettaglio preoccupante: i poliziotti avrebbero minacciato alcune prostitute, arrivando anche alla violenza sessuale. Le ragazze venivano contattate telefonicamente dagli uomini in divisa, per concordare un incontro. E, di fronte alla minaccia di essere arrestate, o trovandosi senza motivo con le manette già strette intorno ai polsi, erano praticamente costrette a subire rapporti sessuali, in cambio della libertà.

Parcheggio del sesso!

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Il viavai andava avanti ormai da tempo e la polizia ha deciso di porvi fine. Automobilisti che a tutte le ore si recavano nel parcheggio a Nord di Firenze attratti dalle numerose prostitute. Il problema è che i rapporti sessuali venivano consumati proprio nel parcheggio e così è scattato il blitz a sirene spiegate e ben dieci persone, cinque clienti e altrettante prostitute, sono state denunciate dalla polizia per atti osceni. Sono state sorprese a consumare i loro rapporti a pagamento in auto nel bel mezzo di una strada di Novoli, alla periferia nord di Firenze, trasformata in una specie di “parco del sesso” dove sarebbe stato visibile a tutti cosa accadeva negli abitacoli.

L’arte della prostituzione

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Si tratta di numeri record quelli delle gemelle Fokkens Louise e Martine! Le due sorelle, 70enni, prostitute da quando avevano 20 anni, con oltre 355mila uomini in una carriera durata 50 anni, sono diventate delle stars! Prima la loro storia è stata raccontata in un documentario, del 2011, dal titolo si raccontano in un documentario«Meet the Fokkens», di Gabriëlle Provaas e Rob Schröder, in cui viene narrata la prostituzione ad Amsterdam, nel vecchio stile, quello più “ingenuo” e “genuino”, tra libertà e allegria. Quello in cui ancora non era entrata la mafia che spaventa e terrorizza le ragazze, quella criminalità organizzata che le rende schiave. Ora le due ex “ragazze”, si definiscono “troppo anziane per far sesso” e hanno deciso di godersi la pensione. Solo Martine, una volta alla settimana, continuava ancora a vedere uno dei suoi vecchi clienti. Un habitué. Ma, ormai, è «come andare a messa la domenica». La loro storia diventerà un libro dal titolo “Due vite in vetrina”.   
Sempre vestite di rosso o di rosa, le gemelle Fokkens iniziarono a prostituirsi quando avevano appena 20 anni. Una carriera cominciata sul marciapiede e finita in vetrina. Allora «la prostituzione non era ancora legale e il mercato del sesso non era ancora in mano alla mafia dell’Est Europa. Se all’inizio ci sedevamo in vetrina vestite, oggi sono tutte nude, le olandesi sono poche e c’è poco senso della comunità. Legalizzare le case chiuse non ha migliorato la vita delle prostitute, non ha senso vivere solo per pagare le tasse. Per questo molte ragazze oggi scelgono di lavorare da casa propria o su internet».

Nel 2011, il documentario «Meet the Fokkens», di Gabriëlle Provaas e Rob Schröder, le ha rese celebri. «La storia che volevamo raccontare», spiegano i due registi. «Louise e Martine sono due vere squillo vecchio stile di Amsterdam: libere, allegre e senza timore».

Esco con un prete!

Francescani Gerusalemme

I Frati Francescani di Santa Maria degli Angeli di Assisi andranno in pub e discoteche per stare vicino ai giovani. E’ l’idea della Curia che ha dedicato loro l’Anno della Fede: ”Vivono una condizione di una drammaticita’ senza precedenti, sono stati derubati del loro futuro e del diritto di sperare”, l’allarme lanciato dal card.Carlo Caffarra. sono previsti incontri anche con clochard, prostitute, carcerati.

LOVE LAND… lo sapevate che esiste il parco dell’amore?

 

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Il parco divertimento, aperto nel 2004, si trova in Corea del Sud. La sua particolarità è quella di essere interamente dedicato al sesso. Tra sculture che rappresentano gli organi sessuali maschili e femminili e statue che riproducono le diverse posizioni dell’amore, il parco è un attrattiva turistica molto “eccitante” che richiama un notevole numero di visitatori ogni anno. Ma se vi aspettate prostitute o uomini nudi, siete nel posto sbagliato, qui vige solo l’architettura sessuale!

 

Festa con le prostitute all’ambasciata honduregna in Columbia!

Dopo il licenziamento dell’ambasciatore Carlos Rodriguez non si calmano le polemiche sulla festa di Natale all’ambasciata dell’Honduras in Columbia. Rodriguez si assume la responsabilità di quanto accaduto, anche se al momento dei fatti era in ferie. Durante la festa sono stati rubati anche portatili e cellulari con informazioni internazionali.

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Arrestata 65enne che gestiva una casa-squillo vicino al Santuario di Pompei

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L’incubo delle prostitute! Arrestato l’uomo che le strupava e rapinava

Antonino Messana, 45 anni, avvicinava le prostitute, poi, puntava una pistola alla tempia e le stuprava, alla fine le rapinava.

prostituzione

 

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