Vittorio Feltri e le domande a Sollecito: “Volevi far sesso con Meredith?”

Vittorio-Feltri-a-Raffaele-Sollecito-tuttacronacaAccusa e difesa. Durante la trasmissione Linea Gialla, in onda su La7, Raffaele Sollecito, recentemente condannato a 25 anni per l’omicidio dell’inglese Meredith Kercher, ha risposto a chi si schiera contro e chi con lui. A prendere le sue parti Vittorio Feltri, che nel corso della trasmissione ha detto: “Per quale motivo Raffaele ha ucciso? La volevi scopare? Non era neanche una ragazza eccezionale”. Il linguaggio del giornalista è stato considerato offensivo verso la memoria della ragazza assassinata ma Feltri è andato oltre, rincarando la dose: “Potevi restare a Santo Domingo invece che tornare in Italia che è una schifezza. Io non ho apprezzato il fatto che è tornato perché in Italia se vogliono fott***i, ti fot***o. Nel dubbio mi tolgo dalle pa**e”.

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“Perchè Amanda quel giorno si fece la doccia?”: i dubbi di Sollecito

JUDGES CONSIDER KNOX MURDER VERDICTRaffaele Sollecito, dopo quasi sette anni dall’omicidio di Meredith Kercher, ha ancora delle risposte che lui stesso non riesce a trovare riguardo quanto accaduto in quel 1 novembre 2007, quando il corpo della studentessa inglese venne trovato nell’abitazione in cui viveva a Perugia. Il giovane ingegnere, incalzato dal giornalista della tv americana Nbc, racconta i suoi dubbi circa il comportamento di Amanda e si chiede perchè l’americana si sia fatta la doccia quel giorno. E ancora, perchè abbia trascorso così tanto tempo nella casa di via della Pergola, pur avendo notato che qualcosa non andava. Sollecito ricostruisce che, quel giorno, rimase con Amanda fino alla mattina. Dopo di che la studentessa di Seattle tornò a casa e ci rimase fino al pomeriggio. Quando si ritrovarono a casa di Raffaele, lui la ricorda agitata e le chiese il motivo. Amanda raccontò di aver trovato la porta a finestra rotta e del sangue in casa. La Knox disse di non essere entrata in camera di Meredith, motivo per il quale non avrebbe trovato il corpo della giovane. In compenso, fece comunque una doccia e tornò da Sollecito solo dopo ore. Vedendola agitata lui le fece delle domande ma, racconta oggi: “Non ricevetti alcuna risposta da lei”. Il corpo venne ritrovato dalla coppia ore dopo.

Innocentisti vs colpevolisti: Amanda Knox e Raffaele Sollecito dividono la rete

sono-innocenti-tuttacronacaE’ scontro su Internet tra chi ritiene innocenti e chi colpevoli, per quel che riguarda l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Alcuni giorni fa la 27enne americana aveva pubblicato su Twitter una foto nella quale appare con un mano un cartello che recita “Siamo innocenti”. Appena pochi giorni più tardi, su Facebook faceva la sua apparizione il gruppo “Perugia vi odia”, a cui si aggiunge ora quello “Raffaele e Amanda sono innocenti”. Nel giorno di San Valentino, Amanda ha pubblicato un post sul suo blog intitolato “Preugia, ti voglio bene” come risposta al gruppo colpevolista, che a sua volta era nato proprio in risposta alla foto postata da lei stessa per professare l’innocenza sua e di Sollecito. Nel lungo post, Amanda sottolinea che “di solito non rispondo a messaggi di odio”, ma stavolta lo fa per due motivi: il primo è perché “questi individui vogliono rappresentare i sentimenti di tutta Perugia”. Il secondo è perché quello che scelgono di esprimere “non è un giudizio, ma un sentimento che è irrilevante, se non dannoso, per dare un giudizio”. Adesso la ragazza di Seattle e il giovane pugliese possono contare su un nuovo gruppo di sostenitori che da qualche giorno pubblica sui social network foto con cartelli “Amanda e Raffaele sono innocenti”.

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Condannato a 25 anni… ma Sollecito ha un rifugio “segreto”!

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La Corte lo ha appena condannato a 25 anni per il delitto Meredith Kercher, ma lui ha un rifugio segreto nel quale “fuggire” con la sua nuova fidanzata Greta Menegaldo. Si tratta di un appartamento in un residence elegante che si trova appena fuori del centro di Oderzo, nel Trevigiano realizzato all’interno di un piano di riqualificazione delle ex cantine Tombacco. Qualche condomino che ha incrociato Sollecito non ha voglia di speculare sul ragazzo e si limita  a dichiarare «Ho saputo dai giornali che Sollecito veniva a Oderzo – racconta una signora che abita nel palazzo -. Da principio non vi ho fatto caso, visti così sono la classica coppia innamorata. Dopo aver saputo chi è lui è logico, c’è un po’ di curiosità in più. Ma è svanita presto. Non sono affari miei, ciò che è accaduto a Perugia è qualcosa che riguarda soltanto quell’uomo, non certo me». Ma da quando è arrivata la sentenza Raffaele e Greta sono diventati più accorti e l’auto non viene più lasciata, come accadeva prima nel cortile condominiale, ma viene portata all’interno del garage e poi la coppia raggiunge l’appartamento attraverso l’ascensore interno. Il suo rifugio segreto da oggi non è poi così “segreto”!

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Amanda Knox: da “Siamo innocenti” a “Wanted”

amanda_knox-wanted-tuttacronacaAppena ieri la 26enne americana Amanda Knox postava su Twitter uno scatto dove mostrava, con sguardo triste, un cartello con la scritta: “Siamo innocenti”. Ma la rete non ha perso tempo a offrire una personale interpretazione della foto della giovane che pochi giorni fa è stata condannata a 28 anni e 6 mesi di reclusione per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Ecco allora che sul web ora appare la stessa immagine ma con una scritta diversa: ora sul cartello, infatti, si legge “Wanted”.

“Siamo innocenti”: Amanda lo ribadisce con un tweet

amanda-knox-siamo-innocenti-tuttacronacaAmanda Knox, dopo la sentenza di condanna a 28 anni e 6 mesi di reclusione nell’appello bis per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, continua a ribadire la sua innocenza e questa volta lo fa attraverso i social. Sul suo profilo Twitter è infatti apparsa una sua foto in bianco e nero nella quale, con espressione triste e una t-shirt scura, mostra un foglio con la scritta: “Siamo innocenti”.

Amanda: “La sentenza di condanna è come la diagnosi di un cancro”

Amanda-Knox-condanna-tuttacronacaAmanda Knox continua a commentare la condanna a 28 anni e 6 mesi a seguito del verdetto della Corte di Appello e in un’intervista al Guardian spiega: “La sentenza di condanna per l’omicidio di Meredith Kercher mi fa sentire come se mi avessero diagnosticato un cancro”. In questi giorni Amanda ha fatto ritorno all’università ma si sente “bloccata” e “intrappolata” dopo la sentenza del 30 gennaio scorso per l’omicidio di Meredith Kercher. La 26enne, che all’Università di Washington studia ‘scrittura creativa’, confida ancora: “Non c’è posto dove io possa andare in cui non è noto che io sono la ragazza che è stata condannata di nuovo. E’ una cosa molto invasiva nella mia vita, ad un livello fondamentale”.

“La mia colpa è di essere stato il fidanzato di Amanda”: così Sollecito

sentenza-sollecito-knox-tuttacronacaDopo l’intervista al Tg1, Raffaele Sollecito ha parlato anche ai microfoni delle Cnn ai quali ha detto che la sua unica colpa è “di essere stato il fidanzato di Amanda”. Condannato a 25 anni dalla Corte d’Assise di Appello di Firenze per l’omicidio di Meredith Kercher, il 29enne ha detto: “Nelle loro menti devo essere colpevole perché ero il suo ragazzo. Non ha alcun senso per me”. E ha ribadito: “Non so cosa pensare perché oggettivamente non c’è nulla contro di me e contro Amanda”. Per quel che riguarda quella che in molti hanno ritenuto una “fuga” dopo la condanna dei giudici, quando è stato fermato a 40 chilometri dal confine austriaco. “Ero andato in Austria per festeggiare con la mia ragazza”, ha spiegato ribadendo che era pronto a tornare in Italia non appena emesso il verdetto.

“Contro di me un deserto probatorio”: parla Sollecito

processo-sollecito-tuttacronacaRaffaele Sollecito, dopo la condanna, porta avanti la sua difesa parlando ai microfoni del Tg1 e spiega: “Contro di me c’è un deserto probatorio, io non so cos’è accaduto quella sera ero a casa mia e non è compito mio cercare di trovare la verità su questo”. Accusato, con Amanda Knox, dell’omicidio di Meredith Kercher, definisce “amareggiante e drammatico essere condannato per un movente che è che noi quella sera non sapevamo cosa fare e abbiamo ucciso”. Il giovane era stato fermato dopo la sentenza di condanna vicino ad Udine, ma lui nega di aver pensato alla fuga in Austria “quando ho sentito la sentenza la prima cosa che ho fatto è tornare in Italia”.

 

Amanda Knox e la mobilitazione per Chico Forti

amanda-knox-tuttacronacaMentre a Firenze si attendeva la sentenza della Corte di Appello sulla sorte di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, negli Usa un piccolo gruppo di persone ha cercato di attirare l’attenzione sul caso di Enrico “Chico” Forti. Il trentino, ex campione di windsurf, è stato condannato all’ergastolo in Florida nel 2000 per l’omicidio di Dale Pike, un australiano di 42 anni. L’italiano continua a proclamarsi innocente mentre la criminologa italiana Roberta Bruzzone, che ha studiato il caso a fondo, assicura che il processo fu una “vicenda di palese ingiustizia”. Forti ha diversi sostenitori, tra i quali anche Amanda Knox, che si è dedicata a difendere e sostenere cause che assomigliano alle sue. Spiega il Messaggero:

Anzi, era deciso che sarebbe diventata la testimonial di un’associazione che lotta per difendere persone che sembrano essere state imprigionate ingiustamente. L’associazione si chiama “Judges for Justice”. E’ stata fondata dal giudice Michael Heavey, amico della famiglia Knox, e riunisce ex giudici che cercano di riparare casi di apparente ingiustizia. Amanda si è già mossa in difesa di una ragazza canadese, Nicole “Nyki” Kosh, condannata per omicidio a Toronto nel 2007 in un caso che vari analisti indipendenti hanno definito polemicamente «la morte del ragionevole dubbio».
Per noi italiani comunque il caso più appassionante è quello di Forti. E se Amanda sente un parallelo fra il suo destino e quello del trentino è comprensibile: anche Forti ha commesso il grave errore di mentire nelle prime fasi dell’inchiesta. Peggio: il suo avvocato non lo ha neanche fatto testimoniare, nella convinzione che quella prima bugia -aveva negato di aver incontrato la vittima la sera dell’omicidio – avrebbe screditato le sue parole. Il trentino sostiene che tutta la costruzione del processo contro di lui è scattata perché la polizia della contea Dade, di Miami, voleva punirlo per aver insinuato sospetti circa un’altra inchiesta, quella sulla morte di Andrew Cunanan, il serial killer colpevole di aver ucciso Gianni Versace. Cunanan fu trovato morto su una casa galleggiante di Miami, e il verdetto fu che si era suicidato. Forti ha invece sostenuto che ci sono prove che era stato ucciso e poi trascinato sulla barca. E che l’omicidio era stato commesso allo scopo di insabbiare l’indagine sull’omicidio di Versace stesso. Che nel comportamento della polizia della Florida contro Forti ci siano stati o no questi oscuri motivi è difficile provarlo.

Il gossip attorno al caso Mez: chi è la fidanzata di Sollecito?

greta_menegaldo-sollecito-tuttacronacaSembra non ci siano dubbi: la ragazza di Raffaele Sollecito, con la quale il giovane si trovava dopo la sentenza di condanna quando gli è stato notificato il ritiro del passaporto, si chiama Greta Menegaldo. A parlare di lei sono state le riviste di gossip pochi giorni prima della sentenza d’Appello sul caso Meredith è in seguito è stato certificato dal Corriere della Sera, con Alessandro Capponi che ha provato a tracciarne un profilo, raccogliendo prevalentemente le voci del paese in cui vive, cioè Oderzo, nella Marca trevigiana:

 

in paese è conosciuta da tutti: viene descritta come riservata, elegante, determinata. Con la passione per i viaggi.

 

Infatti proprio su un aereo ha conosciuto Raffaele: lei lavora come hostess presso una compagnia low cost. Ancora il giornalista spiega che

 

di Greta, a Oderzo, tutti conoscono la storia: si è diplomata all’istituto linguistico Dorotee di Oderzo e subito dopo, ha cominciato a lavorare.

Processo Mez: “inopportuna l’intervista rilasciata da Nencini”

sollecito-raffaele-tuttacronacaL’intervista rilasciata dal presidente della Corte d’assise di Firenze, Alessandro Nencini, a seguito della condanna di Sollecito e Knox per l’omicidio di Perugia, è destinata a far discutere. In particolare, ha innescato le polemiche l’affermazione che Raffaele Sollecito “ha deciso di non farsi mai interrogare nel processo”. I legali del pugliese, Giulia Bongiorno e Luca Maori, hanno già preso posizione: “E’ gravissimo, anzi inaccettabile – sottolineano -, che il presidente Nencini abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva”. “Ci chiediamo innanzitutto – affermano – se parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox, sarebbe stato assolto. In ogni caso, ricordiamo a tutti che ai magistrati compete il potere di giudicare, non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente. Nei prossimi giorni valuteremo le iniziative da intraprendere”. Ora gli avvocati stanno vagliando, tra le altre ipotesi, se rivolgersi al Csm o alla procura generale della Cassazione, ritenendo che “rilasciare un’intervista dopo una sentenza di condanna è semplicemente inammissibile”. “Non entro nel merito dell’intervista – dice il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli – ma il fatto che il presidente del collegio giudicante rilasci delle dichiarazioni prima del deposito delle motivazioni e il giorno dopo una sentenza che è all’attenzione pubblica, è di per sè inopportuno”. “Il caso è sicuramente grave”, commenta il consigliere del Csm Nicolò Zanon, laico di Forza Italia. “Lunedì – aggiunge – decideremo se chiedere l’apertura di una pratica in Prima Commissione”. Nencini non ha voluto replicare ai difensori di Sollecito. “Nessun commento” si è limitato a dire il giudice. “Mai come in questo caso il silenzio è d’oro” si è limitato a dire l’avvocato Luciano Ghirga, difensore di Amanda Knox. Ancora nell’intervista, Nancini sottolinea come quello di non farsi interrogare “è un diritto dell’imputato, ma certamente priva il processo di una voce”. “Lui si è limitato a dichiarazioni spontanee, ha detto soltanto quello che voleva senza sottoporsi al contradditorio”. Quanto al movente del delitto, il giudice spiega che la Corte ha “una convinzione e la espliciteremo nella sentenza”. “Al momento – prosegue – posso dire che fino alle 20,15 di quella sera i ragazzi avevano programmi diversi, poi gli impegni sono saltati e si è creata l’occasione. Se Amanda fosse andata al lavoro probabilmente non saremmo qui”. Si è trattato – ad avviso di Nencini – di “una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze”. Intanto l’attenzione si concentra su dove sia Sollecito dopo il ritiro del passaporto. Ma l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, torna sulle ore successive alla sentenza, quando il giovane è stato rintracciato in Friuli dove gli è stata notificata la misura disposta dalla Corte di Firenze. “Se voleva attendere la sentenza – sostiene il Maresca – o era in aula o nella sua abitazione. Qualunque altro posto è indice di valutazione diversa, come quello di volersi dare alla fuga”.

Omicidio Mez: “Amanda e Raffaele non avevano nulla da fare”

Amanda-Knox-tuttacronacaAlessandro Nencini, presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze che ha condannato Knox e Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, riferisce: “Quella sera Amanda e Raffaele non avevano nulla da fare. L’omicidio nasce da lì”. E ancora: “Fino alle 8 e 15 Amanda doveva andare a lavorare da Lumumba, Raffaele alla stazione per un’amica. Poi la situazione è cambiata”. Il giudice parla anche di “giurati bombardati dalla tv” e “di condanna sofferta, anche io ho dei figli”. E ancora: “Se quel giorno la Knox fosse andata al lavoro, probabilmente Meredith sarebbe ancora viva”. Quanto al movente, il giudice afferma che “abbiamo sviluppato un ragionamento. Sono consapevole che sarà la parte più discutibile”. Dodici ore di camera di consiglio, “necessarie perché i giudici popolari prendessero cognizione degli atti, che sono moltissimi”, afferma Nencini, che non si sbilancia sull definizione di delitto a sfondo sessuale. “Non pare esserci un momente prevalente, – precisa – il crimine è nato e maturato all’interno di una serata tra ragazzi”. “Cosa sia successo esattamente dopo le otto e un quarto di quella sera nessuno lo sa”. E conclude con un cenno sulla decisione unanime: “Ho parlato di decisione condivisa. Posso dire che in tutti questi mesi e in particolare al momento dell’ultima riunione abbiamo avvertito la gravità di una sentenza che coinvolge ragazzi persone giovani e intere famiglie. Questa è una vicenda che ha stravolto molte vite”.

Amanda Knox e le lacrime in tv

-amanda-knox-lacrime-tuttacronacaAmanda Knox ha rilasciato alla rete americana Abc la sua prima intervista dopo la sentenza di condanna a 28 anni e 6 mesi di reclusione. “Non sono preparata, non potrò mai desiderare di tornare in quel luogo… ma aspetto di leggere le motivazioni. Voglio combattere sino alla fine”, ha detto. L’americana, condannata assieme a Raffaele Sollecito al termine del processo per la morte di Meredith Kercher, ha quindi aggiunto: “E’ stato come essere travolta da un treno, non potevo credere a quello che stava succedendo…ora aspetto le motivazioni, ma è stata una cosa orribile. Ora ho bisogno dell’aiuto di tutti”.

“Sono innocente. La battaglia va avanti”: Sollecito e Knox dopo la sentenza

sollecito-tuttacronacaVentotto anni e sei mesi di reclusione per Amanda Knox, venticinque per Raffaele Sollecito. E’ questa la decisione della corte di assise di Firenze al termine del processo d’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher. Nelle prime ore del mattino, inoltre, gli agenti della Squadra mobile di Firenze e di Udine hanno notificato il divieto di espatrio a Raffaele Sollecito. Sollecito è stato raggiunto in un paese tra Udine e Tarvisio, dove si era ritirato in attesa della sentenza, ed è stato portato in Questura a Udine. Dopo aver ricevuto la notifica, al telefono con il suo legale Luca Mauri, Sollecito ha ribadito: “Avvocato, io sono innocente. La battaglia va avanti”.

Amanda Knox ha invece atteso la sentenza a Seattle, a casa del padre, dove i fotografi l’hanno attesa all’uscita, dopo la lettura della sentenza. L’americana è stata fotografata mentre, incappucciata per sfuggire ai flash. “Essendo stata in passato giudicata innocente, mi aspettavo di meglio dal sistema giudiziario italiano. Contro di me un apparato accusatorio inesistente”. Così Amanda Knox ha commentato, in una nota, la condanna dalla Corte d’Appello di Firenze. “La mia famiglia ed io – prosegue la 27enne – abbiamo sofferto molto da questa persecuzione ingiusta”. Quindi ha attaccato il sistema giudiziario italiano, osservando che è stata vittima di “indagini grette e piene di pregiudizi, della riluttanza ad ammettere errori”. Contro di lei, secondo Amanda s’è ricorso a “testimonianze inattendibili e un apparato accusatorio e probatorio inconsistente e infondato”.

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28 anni e 6 mesi per Amanda, 25 anni per Raffaele: arriva la sentenza

Amanda-e-Raffaele-sentenza-tuttacronacaQuasi 12 ore di camera di consiglio dopo di che è arrivata la sentenza della corte d’assise d’appello di Firenze per il processo bis per l’omicidio di Meredith Kercher: ventotto anni e sei mesi di reclusione per Amanda Knox, venticinque per Raffaele Sollecito. Per quest’ultimo anche il divieto di espatrio mentre nessuna misura cautelare è stata disposta per Amanda che ha seguito il verdetto da Seattle. Alle 21 erano giunti in aula anche il fratello e la sorella di Mez: “Siamo pronti a rispettare qualsiasi decisione”, avevano detto. Raffaele, che questa mattina era presente e aveva annunciato che avrebbe presenziato alla lettura della sentenza, “Ora vado via – aveva detto uscendo dal Palagiustizia all’inizio della camera di consiglio – ma tornerò dopo”, nel corso del pomeriggio ha invece preferito rinunciare ed avrebbe lasciato Firenze insieme ai suoi familiari. “Non ce la facciamo” si è limitato a spiegare il padre, Francesco Sollecito. Sui banchi della difesa hanno atteso la sentenza i suoi legali, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori. La Knox era invece a casa dalla madre, rimasta in contatto con i suoi difensori, gli avvocato Carlo Dalla Vedova e Luciano Ghirga, via sms. In mattinata, Sollecito ha stretto la mano a Patrick Lumumba, il musicista coinvolto nell’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher dalle dichiarazione di Amanda Knox ma poi risultato estraneo al delitto e quindi prosciolto. Tra Sollecito e Lumumba c’è stato anche uno scambio di sorrisi. Il giovane pugliese si è quindi allontanato accompagnato da tutti i suoi familiari. “Raffaele mi ha sempre dato l’impressione di un bravo ragazzo – ha detto Lumumba – “l’avevo visto l’ultima volta da libero nel mio locale, ora chiuso”. Riguardo alla Knox, Lumumba ha ribadito che “Amanda sta scappando”. “Se non hai fatto niente – ha proseguito – dovevi essere qua. Mi aspetto che Amanda venga condannata”.

Amanda Knox… si rifà il look in attesa della sentenza

amanda-knox-tuttacronaca-nuovo-lookE’ attesa in serata la sentenza la sentenza dell’Appello bis del Tribunale di Firenze che vede sul banco degli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La 26enne americana, nel frattempo, è stata fotografata ieri mentre usciva da un parrucchiere a Seattle, la città dove vive. La Knox, accusata assieme a Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, è apparsa con cappellino, occhiali rotondi, aria un filo nervosa data dalla presenza dei fotografi.

Raffaele Sollecito è invece in aula a Firenze. La procura ha chiesto 26 anni per lui e 30 per la Knox.

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Aspettando la sentenza: Amanda e la lettera ai Kercher

amanda-knox-tuttacronacaE’ attesa per oggi la sentenza dell’Appello bis del Tribunale di Firenze che vede sul banco degli imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox. L’americana non sarà in aula ma ha inviato una lettera ai familiari di Meredith. “Ci dovrei pensare, ma oggi non la vorrei leggere, perché non sento il bisogno di parlare con lei”. E’ la risposta di Stephanie Kercher, la sorella di Mez, alla notizia di una lettera di Amanda alla famiglia. “Dobbiamo resistere al sistema giudiziario italiano che è tanto diverso dal nostro, vorremmo che il processo finisse. Il verdetto non sarà una rivincita”, spiega parlando del processo. E alla domanda “siete sicuri che siano colpevoli anche se li condannassero?” risponde: “I dubbi saranno sempre gli stessi. In qualunque modo nel mio cuore resterebbero i dubbi, è ovvio, ma noi possiamo solo accettare ciò che ci diranno i giudici e rispettare comunque le decisioni della Giustizia italiana”. La donna spiega ancora che, dopo anni vissuti nella continua lotta tra risonanza mediatica del processo e bisogno di continuare a vivere “il verdetto è una scadenza da onorare per la memoria di Meredith, non una fonte di rivincita o della verità”. E aggiunge: “Sappiamo che i giudici e i giurati non conoscono con certezza la Verità. Vorremmo che il processo e le chiacchiere intorno ad esso finissero oggi per poterci concentrare solo sul nostro dolore e sul ricordo di Meredith. Tanto, nessuno ci ridarà mia sorella e la nostra vita è finita”. Da parte sua, Amanda vuole essere creduta innocente e spera nell’assoluzione: “Tra me e i Kercher si è messo di traverso un mondo – afferma -, per convincere loro devo prima convincere il mondo”. Stephanie la pensa diversamente: “Colpevole o innocente, lei dovrebbe essere certa che i suoi familiari siano i primi a crederle, poi noi Kercher e solo dopo tutti gli altri… eppure in questi anni l’ho vista spesso sui giornali e in tv, come se per lei contasse più il mondo che noi”.

Sollecito e il “matrimonio” con “l’americana”, lo rivela RadarOnline

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Tra pochi giorni la Corte d’Appello di Firenze dovrà emettere la nuova sentenza sul processo Kercher e le posizioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith potrebbero essere riviste alla luce dei nuovi elementi emersi. “Radar Online” pubblica l’intervista a Kelsey Kay, una ragazza di Coeur D’Alene, Idaho, che sarebbe stata fidanzata con Sollecito.  A corredo di questa intervista, c’è anche un lungo pdf di conversazioni testuali con un ragazzo che si chiama Raffaele Sollecito, ma di cui non si vede la foto. “Radar Online” ha poi  pubblicato anche diverse foto dei due ragazzi insieme. “Voleva sposarmi per ottenere la cittadinanza americana”, ha raccontato la ragazza.

Kelsey, inoltre, che sul suo profilo Facebook si definisce “scrittrice”, ha rilasciato un’intervista a Radar Online in cui ha raccontato tutta la sua storia, iniziata con la ricerca di un contatto con Raffaele dopo aver letto il suo libro Honor Bound: “L’ho cercato su internet dopo aver letto il suo libro – ha raccontato – ed ero interessata al suo caso (…) Dopo avergli inviato una richiesta di amicizia, lui ha subito accetato e mi ha scritto un messaggio privato”.

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“Raffaele mi ha proposto subito di vederci, il primo giorno che ci siamo parlati. Ha fatto subito una battuta sul matrimonio tra noi, dicendo che lo avrebbe reso cittadino americano e che gli avrebbe dato la possibilità di rimanere nel mio Paese”. Nonostante Kay si sia un po’ spaventata dalla sua proposta, ha accettao di incontrarlo. Raffaele, secondo il racconto di Kay, ha preso un aereo per Newark, dove ha visitato alcuni parenti, e poi è arrivato a Coeur D’Alene per conoscere Kay.

Durante il suo breve viaggio a Coeur D’Alene, Sollecito avrebbe parlato di nuovo di matrimonio, senza però mai fare una vera proposta: “In realtà Raffaele non si è mai inginocchiato per chiedermi di sposarlo – ha raccontato la ragazza – me lo ha detto al telefono e su Skype e una volta arrivato, è stato come se fossimo già fidanzati. Mi ha presentato come la sua fidanzata ed era una cosa naturale per lui”.

Il secondo giorno, ha raccontato Kay a “Radar Online”, Raffaele le avrebbe presentato un contratto pre matrimoniale che avrebbe legato i due e la cosa ha cominciato a innervosirla: “La prima cosa che ho letto sul documento era che dovevo rimanere sposata con Raffaele per tre anni. Era molto specifico. Poi ho contattato io un avvocato e ho scoperto che 3 anni era il tempo necessario per diventare cittadino americano”.

“C’erano anche clausole su persone con cui avrei potuto parlare e cosa avrei potuto dire alla mia famiglia e ai miei amici. C’erano condizioni sul fatto che avrei dovuto indossare occhiali da sole in caso di paparazzi fuori di casa. E poi c’era una clausola che diceva che avrei dovuto pagare 20mila dollari in caso di divorzio”.

Kelsey ha poi raccontato del suo rifiuto e del viaggio di Raffaele in Repubblica Dominicana, alla ricerca di una nuova ragazza. Nelle conversazioni pubblicate la ragazza lo accusa di averla tradita: “Volevi sposarmi e ora stai frequentando qualcun altro?” gli ha scritto. “So cosa ho scritto, parlavamo di una possibilità di vita insieme – ha risposto lui – la tua assenza mi ha spaventato”. “Ti ho spaventato offrendoti la mia mano per salvarti? (…) Nel fornirti supporto?”, ha risposto la ragazza, sentendosi ferita.

Poi arriva la smentita di Sollecito:

“Non ho mai proposto niente del genere – ha replicato Sollecito a Radar – L’unica persona cui ero interessato era Kelsey e non per la cittadinanza. Non c’è stato nulla di concreto con Kelsey, anche se il mio interesse per lei era forte e ho cercato di frequentarla e conoscerla. Nego di aver mai proposto qualcosa del genere ad Amanda e non son mai andato in Repubblica Dominicana per cercare quello che avete descritto”.

La nuova fidanzata di Sollecito

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Sollecito, in attesa della sentenza d’appello bis sull’omicidio di Meredith Kercher, sarebbe di nuovo fidanzato. Ora sarebbe ufficiale, almeno a quanto sostiene il settimanale “Giallo” la sua relazione con Greta Menegaldo, 23 anni, studentessa a Verona, dove lo stesso Raffaele starebbe proseguendo gli studi. La ragazza avrebbe anche parenti in Sudamerica e a Natale i due avrebbero passato insieme alcuni giorni insieme alla famiglia di lei.

“Raffaele ha sofferto per starmi accanto”: parla Amanda Knox

sollecito_knox_tuttacronacaIntervistata dal Tg1, Amanda Knox, imputata con Raffaele Sollecito nel nel processo d’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher, ha detto dell’ex fidanzato che “è un bravissimo ragazzo” che “ha sofferto per starmi accanto”. Per quel che riguarda Mez, la studentessa di Seattle ha ammesso di pensarci “ogni giorno”. Amanda ha inoltre spiegato che attenderà la sentenza nella casa della madre e “se condannata lotterò per la mia innocenza fino alla Corte Suprema”. ancora, ha sottolineato che “non c’è una prova che io sono stata là quando è successo. E’ pacifico. Io non c’ero”. L’accusa, sostiene, “si basa su certe supposizioni che non hanno fondamento e soprattutto sulla supposizione che sono un mostro. Non sono così, non sono mai stata così”. Riguardo alle tracce di sangue notate dalla Knox nella casa di Perugia poco prima che venisse scoperto il cadavere di Meredith, ha detto: “Non sapevo cosa pensare. Non ho mai avuto un’esperienza del genere. Quando ho visto il sangue ho pensato ‘forse è strano’. Non ho mai pensato che qualcuno fosse stato ucciso”. Sicuramente, aggiunge, “Rudy Guede c’era quella sera”, ma “non è mai stato in casa mia. Sul Dna in quella stanza non c’è altra spiegazione. Ci sono le sue impronte nel sangue di Meredith, le impronte delle sue scarpe nel sangue di Meredith. Questi sono fatti pacifici”.

Amanda e il desiderio d’incontrare i familiari di Mez (e di essere assolta)

amanda-knox-tuttacronacaRilascia un’intervista a Rpubblica Amanda Knox, la studentessa statunitense imputata per l’omicidio di Meredith Kercher. E nell’occasione spiega di voler parlare con i familiari di Mez:  “Voglio dirglielo direttamente che io non c’entro con la morte di Meredith, che le volevo bene e che eravamo amiche”.  “Quando li ho visti in aula al processo di Perugia – continua – volevo salutarli e ho chiesto ai miei avvocati se poteva farlo. L’avvocato Carlo Della Vedova ha provato ad avvicinarsi a loro ma i loro legali lo hanno respinto».  Amanda, sottolinea: “So però che mi credono l’assassina della loro figlia, sono convinti che l’abbia uccisa io e quindi anche ora non è ancora il momento di parlare loro. Quel giorno però verrà”. E, aggiunge, “spero succeda dopo che la mia innocenza sarà stata definitivamente riconosciuta”. Per quel che riguarda il processo, l’americana spiega di attendere “quello che aspetto dal 2007”, ovvero “che venga riconosciuta la mia innocenza”. La decisione di non partecipare al processo “è stata una scelta sofferta perché in realtà avrei voluto venire in Italia ed essere presente in aula”.In Italia però, prosegue, “sono stata arrestata e messa in prigione per quattro lunghi anni non sulla base di prove ma di supposizioni”. Alla domanda se ha sentito di recente Raffaele Sollecito, risponde: “Sì e l’ho sentito molto più ottimista di me”. E se dovesse arrivare una condanna, afferma Amanda, “sarò…come si dice… una latitante”. Francesco Maresca, il legale della famiglia di Meredith Kercher, ha commentato: “Amanda Knox deve fare l’imputata e questo è il momento per fare l’imputata e si fermi nelle sue dichiarazioni”.

Amanda Knox non si presenta in aula: “Ho paura”

amanda-knox-tuttacronacaAmanda Knox ha scritto una mail alla Corte d’assise d’appello di Firenze, dov’è in corso il processo bis per la morte di Meredith Kercher, nel quale la Knox e l’ex fidanzato Raffaele Sollecito sono imputati. L’americana scrive: “Non sono presente in aula perché ho paura. Ho paura che la veemenza dell’accusa vi impressionerà, che il loro fumo negli occhi vi accecherà”. Parlando delle accuse Amanda le definisce un “abuso ingiusto e maligno”. Da parte sua, il presidente della Corte d’assise Alessandro Nencini prima di leggere il testo ha detto che l’email che la giovane ha inviato alla Corte d’assise d’appello di Firenze “è irrituale. Chi vuol parlare nei processi viene nei processi”. Parlando con i difendori della Knox Nencini ha quindi precisato: “Non sono dichiarazioni spontanee”. Il presidente della Corte ha anche sottolineato che sono i difensori ad attribuire ad Amanda la paternità del testo: “Io non l’ho mai vista, non la conosco”. Riferendosi alla calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, sempre la Knox scrive: “Dobbiamo riconoscere che una persona possa essere portata a confessare falsamente perché torturata psicologicamente”. Amanda racconta anche di quando la portarono in questura: “Mi hanno mentito, urlato, minacciata, dato due scappellotti sulla testa. Mi hanno detto che non avrei mai più visto la mia famiglia se non avessi ricordato cos’era successo a Meredith quella notte”.

Sollecito bloccato in aeroporto: poi è partito per Parigi

Raffaele-Sollecito-tuttacronacaRaffaele Sollecito, pur essendo stato condannato a 25 anni in primo grado, assolto in appello, ma di nuovo sottoposto  su disposizione della Corte di Cassazione al  processo d’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher, è libero di viaggiare ovunque. Il giovane, come racconta il Quotidiano Nazionale, si è presentato all’aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze, con in mano un biglietto per Parigi ma è stato fermato dalla polizia di frontiera. Prima di lasciarlo partire, gli agenti hanno voluto controllare con la Procura che il viaggio fosse autorizzato e mentre si attendeva che venisse chiarita la posizione del giovane, anche l’aereo Air France sul quale Sollecito si doveva imbarcare ha dovuto aspettare. Dopo le telefonate alla Procura di Firenze, è comunque arrivato il via libera.

L’omicidio di Meredith: chiesti 30 anni per Amanda e 26 per Raffaele

meredith-kercher-tuttacronacaIl pg Alessandro Crini ha chiesto trent’anni di reclusione per Amanda Knox e ventisei per Raffaele Sollecito. La discrepanza tra la durata è data dai quattro anni chiesti per l’americana per calunnia. La richiesta è giunta al termine della requisitoria al processo d’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher, uccisa a Perugia nella notte fra il primo e il 2 novembre del 2007. Inoltre il pg ha chiesto alla corte che non vengano concesse agli imputati le attenuanti generiche ed ha motivato la richiesta della riformulazione a 4 anni di reclusione per calunnia a carico di Amanda Knox per il “carattere non estemporaneo della calunnia stessa, e tarata per creare depistaggio”. Crini ha sostenuto che la Knox si trovava sul luogo del delitto e questo secondo l’identificazione, fatta dalla polizia scientifica nella stanza di Meredith, di un’impronta di un piede verosimilmente femminile che, secondo i risultati delle analisi, avrebbe una taglia dal 36 al 38. “Sulla federa, baricentro di questa maledetta storia – ha spiegato Crini – furono ritrovate un’impronta palmare di Rudy Guede ed una di una scarpa. Devo pensare alla stessa Knox che ha dichiarato lei stessa di esserci stata. L’impronta era a pochi centimetri da quella di Guede”. Per quel che riguarda la dinamica dell’omicidio, ha parlato della vittima spiegando che è stata trattata “come se fosse un animale”. Secondo il pg, il delitto è maturato dall'”esigenza di togliere di mezzo una ragazza di cui si era abusato”. Al termine della requisitoria Francesco Sollecito, padre di Raffaele, ha commentato con i giornalisti: “Le richieste mi lasciano senza parole”. E ancora:  “Mi aspettavo altro, mi aspettavo una cosa assolutamente diversa”. L’assoluzione? “Non sono così pretenzioso. Ho fatto mille chilometri – ha concluso – per sentire questi vaneggiamenti”. Per quel che riguarda i familiari di Meredith, il legale della famiglia Kercher, Francesco Maresca, ha commentato a sua volta le stesse richieste spiegando che “sono assolutamente equilibrate, in linea con la requisitoria che è stata completa e precisa. Le richieste seguono un posizionamento che noi abbiamo sempre abbracciato nel primo e secondo grado”.

Omicidio Meredith: per il pg è falso l’alibi di Sollecito

raffaele-sollecito-tuttacronacaIl pg Alessandro Crini, durante la requisitoria all’appello bis del processo per l’omicidio di Meredith Kercher a Firenze, ha detto che l’analisi del racconto di Raffaele Sollecito “costituisce un primo elemento per caratterizzare la cosiddetta falsità dell’alibi”. Sollecito aveva detto che la sera in cui venne uccisa Mez lui si trovava in casa e stava “interagendo con il pc”. Crini ha quindi sottolineato come in un primo momento Sollecito abbia parlato al singolare, non menzionando quindi la presenza di Amanda Knox, e come comunque “questo elemento trova riscontri negativi e questo dato conferisce dignità al ragionamento sulla possibile falsità dell’alibi”. Ma stando al pg, gli accertamenti dei consulenti mostrerebbero come non sia dimostrato che il ragazzo fosse davanti al pc ed ha quindi sottolineato come la presenza di Amanda sarebbe difficilmente sganciabile da quella di Sollecito sul luogo del delitto. “Amanda disse alla madre che Patrick Lumumba non c’era. Cosa ti dà questa certezza se non il fatto di essere stata presente?”. Del resto, continua il pg, quando parlò di Lumumba l’americana aveva usato i termini “l’urlo e la violenza”, “elementi di verità: da dove derivano questi dati se non dall’essersi confrontata direttamente con questa vicenda?”. “La componente onirica appare un po’ barocca – ha aggiunto – un po’ una giustificazione per dare un senso ad affermazioni che invece hanno un significato primario dal punto di vista dell’indizio. Io attribuisco alla calunnia a Lumumba un rilievo primarie – ha concluso – non me la sento di dire che fu una cosa giovanile”. Crini ha parlato anche della condanna a 16 anni a Rudy Guede, arrivata con rito abbreviato, spiegango che “non mi è sembrata centratissima”, facendo capire di ritenere la pena bassa. Secondo il pg, “il finto furto fu un depistaggio: non puoi far sparire il cadavere e quindi cerchi di confondere le acque”. Per il pg, la sentenza di appello con cui la Corte d’assise di Perugia ha assolto Knox e Sollecito è stata “rasa al suolo” dalla Cassazione. “La censura” della Cassazione, ha aggiunto Crini, “è spalmata su tutta la vicenda”. Sollecito ha commentato le parole del pg parlando di “Accuse approssimative e incerte”, mentre uno dei suoi difensori, l’avvocato Giulia Bongiorno, ha detto che la requisitoria è “stata un’arrampicata abile ma infruttuosa” specie per la “ricostruzione di un’attendibilità dei testimoni che non esiste”. Per il legale, “più che una requisitoria, quella del pg è stata un’arringa di difesa di elementi di accusa ormai defunti”.

“The face of an angel”: la storia di Amanda Knox arriva a Roma

cara-delevingne-amanda-knox-tuttacronacaL’attrice Cara Delevingne presta il volto ad Amanda Knox nel film, che si sta girando in Italia, “The face of an angel”, ispirato al libro della giornalista Barbie Latza Nadeau “Angel Face: The true story of student killer Amanda Knox” nel quale, dopo aver parlato con i personaggi chiave del caso relativo all’omicidio di Meredith Kercher, cerca di ricostruire la verità. Questa sembra essere stata ripetutamente offuscata dalla famiglia Knox che avrebbe tentato di manipolare la copertura mediatica, distorcendo le notizie e facendo indignare l’opinione pubblica americana. In questi giorni il set si trova a Roma e nella Capitale ci si può quindi imbattere nel regista Michael Winterbottom e nel protagonista Daniel Bruhl, che ricoprirà il ruolo di un documentarista che indagherà sul caso per conto proprio. Ma soprattutto in Kate Beckinsale, che interpreterà una reporter che indaga sul caso e che durante le pause del lavoro ama fare lunghe passeggiate durante la giornata: ha visitato il Colosseo e i Musei Vaticani e ama fermarsi a bere dei caffè lunghi nei bar del Centro, in particolare in piazza del Popolo, ammirando il viavai di persone e chiacchierando fitto fitto con un amico. Le riprese del film, una produzione inglese, proseguiranno fino al 21 dicembre, dopo Roma nel piano di produzione ci sono quattro settimane a Siena, Perugia, Firenze, Ravenna e Rimini. Kate ha incontrato a Roma anche Barbie Latza Nadeau, giornalista a cui è ispirato il personaggio del film. Le due hanno camminato insieme per le vie del Centro, fino a fermarsi a Fontana di Trevi. Ma la vera protagonista è la modella Cara Delevingne che interpreta Melanie, il personaggio ispirato ad Amanda Knox. “Il personaggio ha tutta la vita davanti: è giovane, entusiasta, rilassata, sa divertirsi, proprio come Cara” –  ha detto Winterbottom all’Evening Standard. “È uno spirito libero e lei ha proprio quello spirito“. Nel film, compare anche Valerio Mastrandrea.

Nuove accuse di violenza sessuale all’ex guardia carceraria della Knox

Amanda_Knox_tuttacronacaAmanda Knox, secondo il The Sun, nei suoi diari aveva scritto che una guardia carceraria, l’ex vicecomandante della polizia penitenziaria di Perugia, Raffaele Argirò, “era fissata col sesso”. Ora un’ex detenuta del carcere di Capanne, dopo aver letto le parole dell’americana, ha accusato l’uomo di violenza sessuale aggravata e concussione. Martedì Agirò, che ha sempre respinto ogni accusa, comparità davanti al gip Lidia Bruti. Secondo l’accusa, come riporta Il Messsaggero, “nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa, in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”. La donna che accusa l’ex guardia carceraria, una vigilessa di Milano, restò nel carcere tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007, prima di essere liberata e assolta da ogni accusa. Solo dopo aver letto sui giornali le parole della Knox si è fatta coraggio e ha presentato denuncia: “Nel 2011 erano usciti articoli su alcune rivelazioni fatte da Amanda Knox la quale però non ha mai detto di aver avuto rapporti sessuali con lui. Così mi sono incavolata, ho pensato ‘Cavolo non è possibile, lo devo denunciare, adesso c’è un’altra persona che ha parlato'”. Lo scorso anno, davanti al gup, la vigilessa ha raccontato di “palpeggiamenti, richieste di mostrare parti intime e di una decina di rapporti in un mese”. Agirò sostiene invece:  “Mai sfiorata, a noi non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile”. Cosa aveva detto Amanda dell’uomo? Come aveva riportato il tabloid inglese The Sun, la ragazza scrisse nei suoi diari: “Di notte mi convocava al terzo piano in un ufficio vuoto, per una chiacchierata. Quando gli ripetevo che dell’omicidio di Meredith Kercher non ne sapevo nulla cercava di parlarmi di lei o di portarmi verso l’argomento sesso”.

“Io una vita reale non ce l’ho”: le dichiarazioni di Sollecito in aula

sollecito-dichiarazioni-tuttacronacaE’ arrivato in tribunale a Firenze Raffaele Sollecito, in occasione della ripresa dell’udienza dell’appello bis del processo per l’omicidio di Mez, Meredith Kercher. Com’era stato annunciato, il ragazzo ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee dichiarando: “Sento nei miei confronti una persecuzione allucinante, senza senso”. E ancora: “Mi hanno descritto come un assassino spietato, non sono niente di tutto questo. Al momento io una vita reale non ce l’ho”. Raffaele ha ricordato il suo rapporto con Amanda, spiegando che “fu il mio primo vero amore. Fu tardi perché ero riservato. Quando avevamo 20 anni  c’era tutto nella nostra mente fuorché una visione di disprezzo dell’essere umano come ci descrive chi ci accusa. Anche io come la mia famiglia, sono sempre stato una persona onesta”. E ha sottolineato: “Sono cresciuto in una famiglia italiana, per bene, che mi ha insegnato il massimo rispetto dei valori. La mia famiglia non ha mai avuto problemi con la giustizia”. Infine, un appello ai giudici, che ha invitato a “correggere gli errori” commessi da chi lo ha condannato.

Raffaele Sollecito torna in aula. Oggi la perizia del Ris

raffaele-sollecito-tuttacronacaTorna in aula per la prima volta oggi a Firenze, in occasione della nuova udienza dell’appello bis del processo per l’omicidio di Meredith Kercher Raffaele Sollecito. In tribunale, interverranno i carabinieri del Ris. I militari dovranno illustrare l’esito di una perizia svolta sul Dna trovato sul coltello, lo stesso che secondo l’accusa sarebbe stato usato per il delitto. Stando ai risultati delle analisi, la traccia sarebbe attribuibile ad Amanda Knox. Sollecito, com’era stato assicurato dal padre, è quindi rientrato da Santo Domingo. Ai giornalisti, che l’hanno intercettato mentre si recava in albergo, ha solo specificato “Ho molte cose da dire”. Il padre ieri ha invece spiegato: “Non facciamo interviste né rilasciamo dichiarazioni. Ci prepariamo all’udienza dove con tutta probabilità Raffaele farà dichiarazioni spontanee”. Come spiega La Nazione:

I primi a salire sul banco dei testimoni saranno i due carabinieri del Ris di Roma che la corte aveva incaricato per svolgere la perizia su una traccia di dnatrovata fra l’impugnature e la lama del coltello recuperato a casa di Sollecito e giudicato l’arma del delitto. Le analisi hanno rilevato una quantità di materiale genetico «estremamente esigua» con «un elevato grado di compatibilità» con «il profilo genetico di Amanda». Dopo l’illustrazione della perizia da parte dei Ris parleranno i consulenti delle difase degli imputati, quelli della famiglia Kercher e quelli del sostituto procuratore generale Alessandro Crini.

L’udienza, con tutta probabilità, si concluderà nel pomeriggio con le annunciate dichiarazioni di Raffaele Sollecito. Il palagiustizia di Firenze è blindato, stamani si annunciano centinaia fra giornalisti, fotografi e telecamere. Le prossime udienze si svolgeranno il 25 e il 26 novembre prossimi, la sentenza dovrebbe arrivare entro dicembre.

La morte di Mez. Parla Guede: “Io non sono un bugiardo”

meredith-kercher-guedè-tuttacronacaRudy Guede rompe il silenzio e scrive una lettera dal carcere di Viterbo, dove sconta una pena di 16 anni per l’omicidio di Meredith Kercher. Nella missiva, di cui si parlerà nel corso della trasmissione Quarto Grado, si legge: “Io sarei un bugiardo, questo dicono i giudici, ma allora la verità qual è?” E prosegue: Gli stessi giudici che non mi hanno voluto credere dicono che io non ho ucciso Meredith, non ho rubato e non ho fatto nessuna simulazione. Voglio evidenziare che chi ha commesso questo terribile fatto è ancora in libertà, che ad oggi purtroppo la verità non è stata ancora raggiunta e che mai si troverà, se si continuerà a sentire gente come Mario Alessi ed altri come lui”. Ancora Guede scrive: “In questi ultimi giorni non ho fatto altro che sentire una distorta interpretazione dei fatti che riguardano la vicenda di Perugia, ma soprattutto una deformazione della mia persona e del mio carattere”. E continua: Mi sono sempre sforzato di dire quello che in quella tragica sera ho visto e sentito senza calunniare nessuno e senza accusare innocenti. La verità la deve cercare la giustizia e non io, non ci sarà però verità per Meredith finchè si parlerà di violenza sessuale, reato che non ho mai commesso e che i medici legali escludono”. E conclude: “Questa è una vicenda di dolore chi ne parla non deve mai dimenticarselo”.

E’ di Amanda la traccia di Dna sul coltello. Fu usato per uccidere Mez?

amanda-knox-tuttacronacaHanno concluso la perizia sulla traccia di Dna, individuata sul coltello considerato dall’accusa l’arma usata per uccidere Meredith Kercher, i carabinieri del Ris, che l’hanno appena depositata. La perizia, che era stata decisa dalla Corte, ha messo in luce come quella traccia di Dna, analizzata nel nuovo processo d’appello a Raffaele Sollecito e alla studentessa americana in corso a Firenze, appartenga ad Amanda Knox.

Dna sul coltello di Sollecito, potrebbe essere di Amanda

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Ora ci sarebbero elementi sufficienti da poter far ipotizzare che il Dna ritrovato sul coltello sequestrato in casa di Sollecito possa essere riconducibile ad Amanda Knox. Questa è l’indicazione almeno, al momento, che sta emergendo dalla perizia dei carabinieri del Ris di Roma,  incaricati dalla Corte di Firenze che sta celebrando l’appello bis.

Gli esami sono iniziati giovedì e sono proseguiti per tutta la giornata di venerdì, alla presenza dei consulenti delle parti. Per l’esito definitivo, comunque, servono altri accertamenti. I risultati saranno presentati con una perizia che sarà depositata entro la fine di ottobre e discussa poi in aula il 6 novembre.

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La traccia venne individuata dagli esperti nominati nel processo d’appello a Perugia, ma non sottoposta ad analisi perché ritenuta non suscettibile di «corretta amplificazione, essendo un low copy number». Cioè una quantità di Dna tale «da non poter garantire risultati affidabili».

Dopo l’annullamento da parte della Cassazione delle assoluzioni di Sollecito e Amanda Knox, nell’appello bis in corso a Firenze, i giudici hanno ordinato una nuova perizia. Al Ris avevano chiesto di stabilire se la traccia finora non esaminata fosse analizzabile e, nel caso, se fosse riconducibile alla vittima o a Rudy Guede, già condannato a 16 anni di reclusione. Gli elementi emersi porterebbero invece al codice genetico della Knox.

Gli avvocati Luciano Ghirga e Luca Maori, legali della Knox e di Sollecito, si sono infatti limitati a far capire che sarebbero soddisfatti se fossero confermate le indiscrezioni sull’attribuzione alla giovane di Seattle. «Se corrisponderanno al vero – ha commentato il legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca – si conferma che il coltello è passato nelle mani di Amanda, risultando accertato che la perizia doveva essere portata a termine e che fu invece lasciata incompiuta»

Tracce di dna sul coltello di Sollecito?

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Nuove analisi per i carabinieri del Raggruppamento investigativo scientifico di Roma per il coltello sequestrato in casa di Raffaele Sollecito, imputato con Amanda Knox, nel processo  per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Sembrerebbe che siano state trovate tracce di dna anche se la piccola quantità di materiale genetico sarebbe davvero minima. Al momento non sarebbe ancora possibile nemmeno stabilire se si tratti di materiale di natura umana o vegetale.

Prevista una dichiarazione spontanea di Sollecito al processo d’Appello

meredith-processo-tuttacronacaRaffaele Sollecito prenderà parte a qualche udienza del processo in corso in Corte d’Assise d’Appello a Firenze, anche se non sono state specificate le date. E’ stato il legale Giulia Bongiorno a spiegare che il suo assistito “deve venire in aula, è interessato a fare una dichiarazione spontanea”. L’avvocato si è poi detta fiduciosa per la nuova perizia sul coltello, ritenuta dall’accusa l’arma del delitto. Da parte sua Luciano Ghirga, difensore della Knox, ha riferito di essere tranquillo sull’esito della perizia. “Siamo certi che non ci siano tracce organiche e che si tratti solo di amido”. Per quel che riguardo Amanda, ha spiegato che si scambia Psms con lui sull’andamento del processo. “Vive un dramma personale legato al processo”. Sempre riguardo la perizia disposta sul coltello, Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, ha detto: “Non penso che possa spostare le cose. La Corte è in possesso di elementi che le permettono di giudicare in maniera serena”

Delitto di Perugia: la Corte richiede una nuova perizia genetica

processo-meredith-tuttacronacaSi è aperto oggi a Firenze il nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher, noto anche come delitto di Perugia. La studentessa inglese è stata uccisa nella notte del 1° novembre 2007 in un’abitazione di Perugia, dove viveva con altri studenti. In Italia nell’ambito del progetto Erasmus, venne ritrovata priva di vita con la gola tagliata nella sua camera da letto. Ora la Corte d’assise d’Appello ha richiesto una nuova perizia genetica su una traccia trovata sul coltello, che l’accusa ritiene sia stato utilizzato per uccidere la ragazza. E’ stato anche ordinato di ascoltare di nuovo la testimonianza di Luciano Aviello, mentre ha respinto la questione di costituzionalità.

Domani si torna in aula per l’omicidio di Meredith: assenti Amanda e Raffaele

amanda-e-raffaele-tuttacronacaAl via domani il processo per la morte di Meredith Kercher ma i due protagonisti non ci saranno: Raffaele Sollecito si sta concedendo un po’ di relax a Bayahibe, spiaggia del Sud-est di Santo Domingo mentre Amanda Knox ha già spiegato che “Non tornerò in Italia anche perchè la mia presenza è sempre stata elemento di distrazione in aula. Ogni singolo movimento che facevo, ogni espressione del mio volto era analizzata e distraeva dalla presentazione e dall’analisi delle prove. È incredibile quante volte si è parlato di ciò che indossavo, di come mi acconciavo i capelli o se sorridessi o no ai miei genitori rispetto alle prove del caso. Non tornerò per evitare quel circo”. Nonostante questo sostiene: “Devo avere una possibilità di confrontarmi con Guedè in tribunale”, ossia con il giovane ivoriano già condannato a 16 anni con rito abbreviato per l’efferato omicidio di Perugia. Amanda sottolinea: “È sorprendente come Guedè se l’è cavata se si considerano le prove contro di lui”. Difficile che l’americana scordi le diverse veriosni da lui fornite nel tentativo di spostare la responsabilità su lei e su Raffaele. Ritornando a parlare del processo, la Knox dice inoltre: “In un tribunale italiano è impossibile o comunque molto difficile. Perchè da voi non sta all’accusa provare se sono colpevole, sta a me provare che sono innocente. Sono io quella che parte svantaggiata in questo caso”. E ancora: “Fu costruita una mia immagine come quella di una giovane ma spietata bugiarda, una manica sessuale, un’assassina. La cosa affascinò la gente”. Fatto sta che questa vicenda infinita che “ha stancato Perugia”, come dice il sindaco della città Wladimiro Boccali, domani riaccenderà i riflettori e due sedie resteranno vuote.

Raffaele Sollecito: dalla colletta sul web alle ferie a Santo Domingo

sollecito_caraibi_oggi_tuttacronacaIl 30 settembre, a Firenze, prenderà l’avvio il nuovo processo d’Appello per l’omicidio di Meredith Kercher e Raffaele Sollecito dovrà tornare in aula. Nel frattempo, però, ha deciso di concedersi un po’ di relax a Bayahibe, una delle spiagge più belle del Sud-est di Santo Domingo. E’ qui che ha scelto di soggiornare almeno un mese, presso il residence Casa Caribe Tamarindo. E’ il settimanale Oggi a riferire che il barese dorme fino a tardi, gira con l’inseparabile computer perennemente alla ricerca di una zona wireless e ha fatto conoscenza con parecchi connazionali residenti, tra cui un pavese trasferitosi lì per lavoro e un imprenditore romano con parecchi affari nel settore turistico. Allo stesso giornale, durante un’intervista, Sollecito aveva spiegato che avrebbe saltato le prime fasi del dibattimento pur promettendo di tornare per affrontare il giudizio. Certo, la notizia può far discure: un mese di relax a Santo Domingo per lo stesso ragazzo che solo a giugno aveva lanciato una colletta in rete per poter sostenere le spese legali del nuovo processo… A questo punto, all’Ansa, il padre, Francesco, ha spiegato che “Raffaele si trova a Santo Domingo dove soggiorna in una casa che gli è stata messa a disposizione gratuitamente da una coppia di italiani suoi sostenitori. Sta cercando di ritrovare sé stesso, un po’ di serenità dopo le difficile vicende degli ultimi anni. A metà ottobre ha in programma di partecipare ad una trasmissione tv. Di persona nel nostro Paese, non certo collegato dall’estero”. L’uomo ha quindi assicurato che il giovane farà ritorno in Italia:  e “Io, mio figlio e la mia famiglia, abbiamo un assoluto rispetto delle istituzioni italiane. Per questo Raffaele non è mai stato sfiorato dall’idea di fuggire. Vogliamo difenderci nel processo e per questo i difensori di mio figlio, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, con tutti i loro collaboratori, hanno rinunciato alle ferie per mettere a punto la difesa. Lo stesso ho fatto io, per cercare di supportarli in tutti i modi. Siamo infatti assolutamente convinti dell’assoluta innocenza di Raffaele”.

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Amanda Knox non torna per il processo: tra timori e mancanza di soldi

Amanda-Knox-tuttacronacaIl 30 settembre, a Firenze, inizierà il nuovo proccesso d’appello sull’omicidio di Meredith Kercher. Ma Amanda Knox non ci sarà. E’ il tabloid britannico Sun on Sunday a pubblicare un’intervista rilasciata dalla 26enne che afferma: “Mentre devo continuare ad avere fiducia nel sistema legale italiano non cambia il fatto che ho trascorso quattro anni in carcere per qualcosa che non avevo fatto. Il rischio che accada di nuovo è abbastanza per dissuadermi dal tornare nel Paese”. Nella versione della Knox, la sua presenza nel corso del primo processo è stata motivo di “distrazione” per il tribunale, “attento ad ogni suo movimento, ogni gesto, ogni espressione del viso” e non tanto all’analisi delle prove. La giovane pensa inoltre che nei suoi confronti ci sia un pregiudizione e che gli inquirenti la vedano come la “dark lady” che ha deciso “che Meredith doveva morire”. Ma Amanda ha anche raccontato delle minacce ricevute da parte delle altre detenute: “Una ragazza disse che voleva infilare la mia testa in una toilette e per poco non lo fece”. Ma Amanda non è intenzionata a tornare in Italia, oltre che per il timore di finire ingiustamente in carcere una seconda volta, anche perchè, stando alle sue parole, non avrebbe i soldi per spostarsi tra Stati Uniti e Italia durante il processo. Forse il suo libro Waiting to be heard non è stato sufficiente alla ragazza per pagarsi queste spese?

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La Knox, presunta innocente, non torna in Italia per il nuovo processo

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Amanda Knox,  in vista del nuovo processo d’appello, che comincerà il 30 settembre a Firenze, per l’omicidio di Meredith Kercher, che vedrà nuovamente coinvolto anche Raffaele Sollecito non tornerà in Italia. Nei giorni scorsi la Knox  ha incontrato negli Usa uno dei suoi difensori, l’avvocato Luciano Ghirga, per fare il punto sulla strategia processuale. «Ho sostenuto 86 udienze – ha detto la ragazza di Seattle – e in decine di occasioni ho presentato dichiarazioni spontanee, che altro dovrei dire o fare di più?» e ha poi aggiunto «Non voglio sfuggire al nuovo processo che mi attende, ma non torno in Italia perché non capisco».

Anche i genitori di Meredith Kercher non capiscono chi possa aver ucciso la loro figlia se c’è Rudy Guede, ivoriano, in via definitiva come concorrente nell’omicidio, ma non ci sono altri colpevoli. Concorrente con chi?

Raffaele Sollecito e gli orrori della Cassazione

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Prima ha avviato la raccolta fondi per poter pagare le spese processuali. Ora Raffaele Sollecito, in attesa di tornare in aula dopo che la Cassazione ha annullato il processo d’appello che l’aveva assolto, con Amanda Knox, dall’accusa di aver ucciso, insieme a Rudy Guede, la povera Meredith Kercher, su Facebook cerca di smontare quella sentenza. E vi aggiunge critiche e obiezioni. Secondo l’ingegnere pugliese, infatti, si tratta di una decisioni piena di “errori che sembrano orrori”. Ecco quindi che spiega:

“Il giudizio di Cassazione è inappellabile e quindi ritengo sia doveroso per i Giudici di Cassazione emettere delle sentenze più oculate e circostanziate. Nel nostro caso sono stati scritti numerosi errori, che sarebbe più giusto definire orrori: Innanzitutto è stato sancito che in un processo penale in Italia il ruolo della difesa è del tutto marginale, infatti in tutta la sentenza non c’è scritto nulla che riguarda il contributo della difesa alla ricerca della verità e men che meno l’apporto dei suoi consulenti che sono stati del tutto ignorati, come se non fossero neanche esistiti. Gli orrori più evidenti sono:
Non è vero che il perito d’ufficio abbia mai sostenuto che sulla traccia mista di DNA ci sia il profilo di Raffaele: ha dichiarato piuttosto che proprio perché si trattava di una traccia mista e non genuina con diversi alleli per ciascuno dei 17 loci del profilo, si poteva trovare chiunque, persino il DNA del Presidente della Corte, qualora fosse disponibile per una comparazione. Non è vero che sulla traccia c’era solo la Y che corrispondeva a Raffaele, ma almeno altre due Y, che non è stato possibile attribuire, perché non vi erano profili disponibili per il confronto e comunque di queste altre due nessuna corrispondeva a quella del Guede. Ergo le altre 2 sono di persone ancora oggi sconosciute. Non è vero che la traccia di DNA isolata dai Periti d’Ufficio era situata in prossimità del punto in cui la biologa della Polizia Scientifica aveva trovato l’esigua traccia di DNA, che poi ha attribuito a Meredith. Questa traccia si trovava infatti nell’innesto della lama nel manico, zona in cui più facilmente si può trovare del materiale organico e/ inorganico e sulla quale la Polizia Scientifica inspiegabilmente non ha eseguito alcun prelievo. Questa è la ragione, per cui i Periti d’Ufficio hanno chiesto di poter smontare il coltello, autorizzazione che è stata negata dalla Corte d’Appello per la ferma e a mio parere immotivata opposizione da parte della Procura Generale di Perugia e della parte civile.
Non è vero che il perito d’ufficio prof.ssa Vecchiotti ha deciso in perfetta solitudine e addirittura non ottemperando all’incarico ricevuto dalla Corte d’Appello di non procedere alla analisi di questa traccia di DNA: in una riunioneUFFICIALE con TUTTI i consulenti di parte, a cui erano presenti il prof. NOVELLI e la dott.ssa STEFANONI ha espresso chiaramente il motivo, per il quale era sua intenzione non procedere alla analisi, per l’estrema esiguità della quantità e per l’impossibilità di procedere ad una seconda amplificazione e in quella occasione TUTTI si sono mostrati concordi con il perito d’Ufficio e non hanno fatto alcuna obbiezione, SOTTOSRIVENDO il verbale. Non è vero che fra il primo e il secondo sopralluogo la casa è rimasta protetta dai sigilli. E’ vero piuttosto il contrario, visto che in quei 46 giorni vi sono state ben 3 perquisizioni, di cui una neanche verbalizzata, (quindi nessuno può sapere quali e quante persone sono entrate nella casa e se sono state prese delle cautele) durante le quali la casa è stata messa letteralmente a soqquadro con mobili e suppellettili smontati e portati in giro per tutta la casa, tanto è che il famoso pezzetto di stoffa con i gancetti del reggiseno era da tutt’altra parte, rispetto al primo rinvenimento e sotto un tappetino scendiletto, che a sua volta si trovava appallottolato sotto la scrivania nella stanza di Meredith, quindi potrebbe essere tranquillamente successo che durante le 3 perquisizioni si sia fatto più volte il giro della casa sotto i piedi di qualcuna delle persone che hanno partecipato alle perquisizioni.
Non è vero che i frammenti di vetro nella stanza della Romanelli erano sopra i vestiti, ma è vero che erano TUTTI sul pavimento, su di un tappetino scendiletto a fianco del letto e SOTTO i vestiti, come dimostrano le numerose foto ed i filmati eseguiti dalla Polizia Scientifica di Roma durante il primo giorno del primo sopralluogo, quindi in un momento in cui non vi poteva essere ancora alcuna alterazione della scena del crimine. Non è vero che il Guede non aveva ferite alla mano destra: queste ferite (per quanto superficiali e in via di cicatrizzazione), sono evidenti sulla faccia palmare delle sue dita nelle foto, scattate dalla Polizia tedesca subito dopo il suo arresto in Germania.”

Sollecito, in vista del processo, lancia una colletta sul web

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Raffaele Sollecito, imputato con Amanda Knox nel processo d’appello, che si terrà a Firenze, per l’omicidio di Meredith Kercher e che potrebbe aver luogo all’inizio del prossimo autunno, ha lanciato una colletta sul web per pagarsi le spese legali. Il ragazzo ha scritto in inglese sulla sua pagina Facebook: “Non ho più risorse per combattere contro questa ingiustizia. Non voglio mollare solo per motivi finanziari, spero capirete”. La raccolta fondi è stata aperta sul sito specializzato “GoFundMe” dove, nel giro di poche ore, sono già arrivate le prime donazioni: l’obiettivo è di raccogliere 500mila euro.

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La morte di Meredith: forse gioco hard

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Il 26 marzo scorso, la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio le assoluzioni pronunciate in appello per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oggi sono state presentate le motivazioni del verdetto. Una delle ipotesi avanzate è che l’omicidio di Meredith Kercher potrebbe essere stato conseguenza di una “esclusiva forzatura”  della vittima “a un gioco erotico spinto di gruppo, che andò deflagrando, sfuggendo al controllo”. Nella sentenza depositata oggi, la Suprema Corte traccia un “ventaglio di situazioni ipotizzabili” che vanno “dall’accordo genetico sull’opzione di morte”, alla “modifica di un programma che contemplava inizialmente solo il coinvolgimento della giovane inglese in un gioco sessuale non condiviso”, fino all’ipotesi della costrizione di Meredith a partecipare a un “gioco erotico spinto di gruppo”, conclusosi con la morte della ragazza. La Cassazione ha inoltre sottolineato che Rudy Guede non avrebbe agito da solo e che la Corte d’assise d’appello ha “sottovalutato gli indizi a carico di Knox e Sollecito”. Si legge inoltre che “La pronuncia impugnata presta il fianco al lamentato vizio di violazione di legge e di difetto di adeguata motivazione nel passaggio cruciale della ricostruzione del fatto che attiene alla presenza di concorrenti nel reato, nell’abitazione nella disponibilità oltre che della vittima, della sola Knox, in quella maledetta serata, profilo che non va sicuramente inteso in un automatismo probatorio, ma che costituisce un segmento significativo nell’itinerario costruttivo”. Guede, giudicato con il rito abbreviato, sconta una pena di 16 anni di reclusione dopo esser stato condannato in via definitiva “per concorso in omicidio”. Nella sentenza d’appello, inoltre, secondo la Suprema Corte ci sono “molteplici profili di manchevolezze, contraddittorietà ed illogicità manifesta”. “Il giudice del rinvio dovrà porre rimedio – si legge nelle motivazioni depositate oggi – nella sua più ampia facoltà di valutazione, agli aspetti di criticità argomentativa, operando un esame globale e unitario degli indizi, attraverso il quale dovrà essere accertato se la relativa ambiguità di ciascun elemento probatorio possa risolversi, poiché nella valutazione complessiva, ciascun indizio si somma e si integra con gli altri”. L’esito di tale “valutazione osmotica – rilevano i giudici della Cassazione – sarà decisiva non solo a dimostrare la presenza dei due imputati nel locus commissi delicti, ma ad eventualmente delineare la posizione soggettiva dei concorrenti” di Rudy Guede.

La lettera di Amanda ai Kercher.

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Come mai tutti i presunti assassini sono grafomani? Scrivere è catartico e su questo non ci sono dubbi così Amanda Knox non fa eccezione e come, Restivo, scrisse anche lei una  lettera alla famiglia di Meredith Kercher. La lettera non fu mai spedita  su consiglio degli avvocati della studentessa americana. Ora si torna a parlare di questa vicenda nel  “Sun on Sunday”, che pubblica alcuni estratti del testo. Amanda aveva scritto una lettera anche per scusarsi con Patrick Lumumba, il congolese che si sarebbe poi rivelato completamente innocente, ma che era stato in un primo momento accusato dalla giovane. Anche questo testo non era mai stato spedito, sempre su consiglio dei legali. “Queste lettere – avevano consigliato gli avvocati ad Amanda – potrebbero essere considerate soltanto un escamotage”.

Ecco alcuni estratti del libro di Amanda riportati sul giornale britannico: “A volte ripenso ad alcuni miei comportamenti del passato e vorrei aver fatto diversamente. Per prima cosa, vorrei aver scritto ai Kercher. Desideravo dire loro quanto volevo bene alla loro figlia. Con quanto affetto parlava della sua famiglia. Dire loro che la sua morte era per me un grandissimo dispiacere.E poi, avrei voluto scrivere a Patrick che mi dispiaceva averlo accusato. Quel mio gesto è imperdonabile, e lui non meritava quel trattamento, ma avrei voluto dirgli che non avevo nulla contro di lui. Altri mi avevano spinto a fare il suo nome e a me dispiaceva immensamente”.

“Quelle lettere non furono mai spedite – riprende Amanda – perché Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova (i suoi due avvocati) mi dissero di non farlo. I giudici avrebbero preso questo comportamento per un escamotage”.

Ed ecco i testi delle due lettere. Ai Kercher: “Mi dispiace per la vostra perdita e mi dispiace che mi ci sia voluto così tanto tempo per dirvelo. Non sono io che ho ucciso vostra figlia. Anch’io sono una sorella e posso soltanto immaginare quanto grande sia il vostro dolore. Nel tempo, relativamente breve, in cui Meredith ha fatto parte della mia vita, lei è sempre stata gentile con me. Penso a lei ogni giorno”.

E poi, a Patrick: “Mi sento in colpa nei tuoi confronti”. “Ma mostrai quelle lettere a Carlo – continua Amanda – e lui mi disse che non era il momento giusto”.

AMANDA E IL SUO “AMICO DI PENNA”

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Non finiremo mai di scandagliare l’animo umano e capire quali strani percorsi possa compiere. Non capiremo mai perfettamente le rimozioni che operiamo ogni giorno per non soffrire e per alleviare il male di vivere. E forse per Amanda confessarsi con il reporter inglese, Simon  Hattenstone, che le mandò una copia dell’intervista fatta alla madre Edda Melles è stato un abbandonarsi ai suoi incubi trovando una rete di protezione ad accoglierla. Quello che era diventato un rapporto pistolare con il tempo si è modificato ed è continuato anche fuori dalla cella proseguendo anche ora che la Cassazione ha stracciato l’assoluzione che la Knox e Sollecito avevano ottenuto con un processo che lasciava molti lati inesplorati.

E’ degli ultimi giorni la lettera che Simon Hattenstone scrive ad Amanda raccontandole che ha visitato  “una miniera di carbone a Easington, County Durham, dove gli ex minatori festeggiavano la morte di Lady Thatcher. Lei ha risposto dicendo che aveva sentito parlare dell’ex primo ministro e sapeva che era stata una figura controversa, ma non avrebbe mai potuto capire come qualcuno possa celebrare la morte di un altro essere umano”. Leinon può proprio capire… quella ragazza che ballava e cantava nella stanza di Meredith, non riesce a capire.

Questo è il mondo delle contraddizioni e delle rimozioni che spesso popola la testa degli assassini e anche Amanda, nuovamente accusata dell’omicidio di Meredith, non è immune da queste strane associazioni spesso in contrasto con ciò che si è detto e scritto fino a quel momento.

 

Il libro di Amanda: “Cantai e ballai nella stanza di Mez”

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Il libro “Waiting to be Heard” di Amanda Knox, che racconta le vicissitudini della ragazza a partire dal ritrovamento del corpo di Meredith il 2 novembre 2007 a Perugia, uscirà a fine mese, nelle librerie americane, ma già stanno girando alcuni estratti che molto fanno discutere. “Cantai e ballai nella stanza di Mez durante i rilievi della polizia”, racconta Amanda, spiegando il fatto come “Un tentativo per allentare la tensione perché era tutto così surreale”. E ancora: “Dopo l’arresto la guardia mi guardò come se avessi preteso caviale e prosecco quando chiesi di fare una telefonata” e “In cella ho incontrato tante detenute ma io non sarò mai come loro perché mi sono rialzata dal buco nero dov’ero caduta”. Ma Amanda non si limita a questo, cerca anche di cancellare dalla mente delle persone la sua immagine, così come diffusa dai media, di manipolatrice e seduttrice: “Ero come una bimba afflitta e smarrita che a 20 anni ancora guardava le persone con innocenza infantile”, racconta la ragazza. “I flirt con uomini in Italia erano soltanto un modo per sentirmi più donna”, assicura, “e a mio agio con l’idea del sesso occasionale praticato da ragazze e ragazzi della mia generazione”. Eppure ancora traspare l’immagine dell’americana spregiudicata, sprezzante, in costante equilibrio tra l’impegno di offrire di sé l’immagine di una ragazza normale (“una delle mie preoccupazioni è correggere i pregiudizi della polizia. Non volevo che mi credesse una persona cattiva e desideravo far vedere chi ero: una ragazza che amava i genitori, che andava bene a scuola, che rispettava l’autorità e il cui unico problema con la legge era stata una multa al college per disturbo della quiete pubblica durante un party a Seattle”) e quello della bad girl: “ero a casa con Raffaele a fumare marijuana che per noi era un’abitudine quotidiana”. Una giovane vita è stata spezzata in maniera brutale, la sentenza di assoluzione è stata annullata, eppure Amanda non solo torna alla sua vita, ma sembra diventerà l’autrice di un caso letterario che già è stato lodato da Michiko Kakutani, temutissima critica letteraria per il New York Times. “L’introspezione cui è stata costretta Amanda in carcere le ha dato una capacità di trasmettere le sue emozioni con un considerevole potere viscerale”. Insomma, la ragazza che si descrive come “un topo impaurito nel gioco con il gatto”, sembra sia tornata a graffiare… più ricca i 4 milioni di dollari.

Le accuse della Knox… per diventare scrittori bisogna uccidere?

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«Ho cominciato a capire come ci si possa sentire imprigionati dentro la propria vita, così disperati da volerne fuggire, anche se questo significa non esistere più» Come non esiste più Meredith. Nel libro c’è anche un lungo elenco di come Knox abbia pensato di togliersi la vita dall’avvelenamento con la candeggina allo sbattere la testa al muro (ottimo modo di suicidarsi).  La ragazza ha confessato di aver sofferto anche di forti attacchi d’ansia tanto da rimanere paralizzata per la paura (chiederà il risarcimento danni allo stato italiano?) La Knox ha parlato dell’atteggiamento delle sue compagne di cella definendolo come rude e ostile, mentre lei naturalmente si sarà sempre comportata con dolcezza e umanità… come quella maledetta sera di Halloween?

Come mai è stato permesso ad Amanda Knox di pubblicare il suo libro? Perché è stato edito anche in Italia, dove fra l’altro mancano alcuni passi fondamentali dove l’imputata (a cui fra l’altro andrà rifatto il processo come stabilito dalla Cassazione) accusa le guardie italiane di violenze psicologiche e sessuali? Come mai l’editoria mondiale è affamata di storie amorali? Perché dobbiamo pubblicare le farneticazioni degli assassini e non un romanzo scritto da uno scrittore? Bisogna uccidere per diventare scrittori?

Waiting to be Heard: Amanda e le molestie sessuali in carcere

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Nelle 400 pagine di Waiting to be Heard, il libro pubblicato dalla casa editrice newyorkese Harper Collins, Amanda racconta ciò che è accaduto prima, durante e dopo l’omicidio della sua coinquilina Meredith Kercher. Ecco allora che affiorano nuovi dettagli sulle molestie sessuali ed i dialoghi con le compagne di cella nel carcere Capanne, una delle quali le chiedeva d’iniziare una relazione lesbo con lei. Le novità riguardano in particolar modo la guardia carceraria Raffaele Argiro, ora in pensione, già accusato di aver molestato un’altra detenuta. Stando a quanto scritto dalla ragazza, a cui è stata da poco annullata l’assoluzione, l’uomo, fin dal primo giorno dopo il suo arresto, non ha fatto altro che parlare di sesso con lei, chiamandola ogni sera in una sala vuota al terzo piano dell’edificio per una chiacchierata. Nel libro si legge: “Era fissato con il sesso, con chi l’avevo fatto, come mi piaceva farlo, se avessi voluto farlo con lui”. E ancora: “Ero così sorpresa e scandalizzata dalle sue provocazioni che qualche volta mi chiedevo se non stessi capendo male quello che mi stava dicendo. Quando mi accorgevo che voleva parlare di sesso provavo a cambiare argomento”. Pronta la risposta del poliziotto, che ha fatto causa alla ragazza per diffamazione dopo che aveva affermato di essere stata molestata durante gli interrogatori. Le ho parlato molto ma solo per calmarla”, ha raccontato Argiro durante un’intervista con il giornalista Bob Graham, molto vicino alla famiglia Knox. “Le ho chiesto quanti fidanzati avesse avuto, ma era sempre lei a iniziare a parlare di sesso”.

Amanda Knox… abbassa i toni dopo la sentenza della Cassazione!

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Il libro di memorie di Amanda Knox “Waiting to be heard” verrà pubblicato nei tempi prestabiliti nonostante l’annullamento dell’assoluzione per l’omicidio della studentessa Meredith Kercher. Come scrive il Mirror online, tra l’altro, verrà modificato il capitolo sulla giustizia italiana (e tolte le critiche ai pm, ai giudici e alla polizia). “Verranno abbassati i toni, per evitare ritorsioni”, raccontano gli avvocati della ragazza americana.  Quindi se non usciva la sentenza di annullamento  il libro sarebbe uscito con gli insulti alla magistratura italiana?

HarperCollins, la casa editrice della 25enne di Seattle, ha confermato quindi i piani per il lancio del libro e per le interviste promozionali: Waiting to be heard sarà nelle librerie a partire dal prossimo 30 aprile. La Knox, che dovrà affrontare nuovamente il processo di secondo grado dopo l’annullamento da parte della Corte di Cassazione della sentenza di assoluzione per lei e Raffaele Sollecito, ha firmato un contratto editoriale da quattro milioni di dollari nel 2012 per la pubblicazione delle sue memorie. Nel testo la ragazza racconta la sua esperienza in carcere, il rapporto con la polizia italiana, oltre a nuovi dettagli sul caso che l’ha vista coinvolta. La sera del 30 aprile verrà trasmessa anche la prima intervista televisiva di Amandasulla rete Abc, con la giornalista Diane Sawyer.

Sollecito è pronto per la fuga, ha il permesso… qualcuno lo fermerà?

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La sentenza della Cassazione che ha annullato le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher potrebbe avere conseguenze inaspettate. Se da un lato, infatti, la ragazza americana potrebbe non tornare più in Italia, nemmeno tramite estradizione (gli esperti Usa dicono che non sarebbe concessa, perché la giustizia americana prevede che non si possa essere processati due volte per lo stesso reato, ma il dibattito a riguardo è quanto mai aperto), dall’altro spuntano rivelazioni su Raffaele.
Sollecito, 29 anni, secondo quanto si legge sul Corriere del Ticino, non solo sarebbe intenzionato ad andare a vivere a Lugano, come ha confermato anche la sua fidanzata nei giorni scorsi, ma sarebbe già in possesso di un permesso di dimora B, il certificato che consente di stabilirsi in Svizzera per esercitare un`attività lucrativa (dipendente o indipendente) o per soggiornare senza esercitare un`attività lucrativa (redditiero, pensionato, ecc.).
«La richiesta è stata inoltrata regolarmente nel dicembre 2012 – conferma il capo della Sezione della popolazione, Attilio Cometta – e il permesso è stato rilasciato nel mese di gennaio scorso. Il fatto che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza assolutoria di seconda istanza a favore del Sollecito, non ha ripercussioni sulla possibilità di rimanere in territorio elvetico».
«Contro questa persona una condanna penale cresciuta in giudicato, sebbene il reato possa essere grave, non sussiste – spiega Cometta – e già solo per questo fatto un provvedimento di revoca del permesso non è sostenibile. Un eventuale impedimento potrebbe sorgere a questo punto solo se l`autorità italiana dovesse decidere di limitare gli spostamenti del giovane, impedendogli di risiedere per un minimo di 6 mesi in Svizzera come prevede il permesso di dimora B che, in quel caso, potrebbe di conseguenza venir revocato».

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