Nonno orco: si finge amico di famiglia, abusa di due compagne del nipote

abusi-su-bimbe-tuttacronacaE’ il Messaggero che racconta una vicenda avvenuta a Fiumicino, Roma, dove un nonno si era offerto di dare una mano a due ragazzine compagne di scuola di suo nipote. La madre delle due sorelle, di 15 e 16 anni, è malata. Loro ne soffrono ma trovano nel sessantenne un nonno che è tanto gentile quanto premuroso. Ma dietro le migliori facciate spesso si nascondono orchi e questo caso non fa eccezione: l’uomo si finge amico di famiglia, fa salire le sorelle nella sua auto e abusa di loro per mesi. Per le due sorelle, l’incubo è terminato sabato, quando gli agenti del commissariato di polizia di Fiumicino sono andati a casa del 60enne notificandogli la misura cautelare degli arresti domiciliari. L’accusa è di violenza sessuale ai danni di minori. Si legge sul quotidiano:
Lui è il cosiddetto «insospettabile». Non ha mai avuto problemi con la giustizia, in famiglia era semplicemente un nonno premuroso. Loro, le vittime, sono due ragazzine che hanno tentato più volte di respingere le avances dell’anziano. Conoscono l’uomo perché è il nonno di un loro compagno di classe. L’orco conquista la fiducia della mamma delle sorelle e si insinua nelle loro vite. Va a prenderle a scuola, dice loro di essere innamorato, compra loro delle ricariche per i cellulari, fa regalini: borsette e altri oggetti da ragazzine. Arrivano gli approcci sessuali, le violenze, le ragazzine che provano a respingere quell’uomo, ma che non hanno il coraggio di confessare tutto ai genitori. Ad accorgersi che c’è qualcosa che non va saranno gli zii. Vedranno gli sms con testi inequivocabili che quell’uomo mandava alla ragazzine, si chiederanno come mai i cellulari di Sara e Paola erano sempre carichi.
Spunterà fuori anche un cellulare che l’anziano ha provato a regalare alle ragazzine per comunicare con loro in segretezza. Sara e Paola sono sconvolte, non riescono più a trattenere la paura, la rabbia per quello che hanno subito. Con la mamma denunciano tutto al commissariato di Fiumicino che fa subito partire le indagini. L’uomo negherà e subito dopo la denuncia minaccerà anche la famiglia di Sara e Paola chiedendogli di ritrattare. Non solo. Continuerà a farsi trovare all’uscita di scuola terrorizzando le due vittime di violenza sessuale. Le due ragazzine sono state ascoltate in un ambiente protetto dell’equipe degli psicologi della Questura. Sabato l’arresto a seguito dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dall’ Autorità Giudiziaria. Ad occuparsi del caso il pm Alessandra D’Amore della procura di Civitavecchia e il gip Chiara Gallo.

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Libera! Francesca Commissari, la fotografa fermata in Venezuela, rilasciata

francesca-commissari-tuttacronacaVenerdì, mentre a Caracas infuriava la protesta antichavista, la Guardia Nacional bolivariana fermava la fotografa italiana Francesca Commissari, che si trovava a Caracas per seguire una manifestazione in Piazza Altamira. Con lei sono stati fermati altri 39 giovani. Ora tutti loro sono stati rilasciati. La Commissari ha avuto “la piena libertà” al termine di un’udienza presso il palazzo di giustizia.

Fotografa italiana fermata in Venezuela: scattava foto degli scontri

scontri-caracas-tuttacronacaSi contano già 50 morti e 150 feriti in Venezuela, dove proseguono, intensificandosi, gli scontri che hanno portato anche a decine e decine di arresti. Ieri, nel quartiere chic di Chacao, a est di Caracas, 41 persone, tra cui otto stranieri, sono state arrestate. Tra loro anche la fotografa italiana, residente in Venezuela, Francesca Commissari, impegnata a scattare immagini degli scontri per il quotidiano El Nacional. Lo rende noto il Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sntp) anche se le autorità non hanno ancora confermato questa notizia. Anche un giornalista americano del Miami Herald, Andrew Rosati, è stato arrestato e rilasciato mezz’ora più tardi, “Prima, però, è stato colpito alla testa e all’addome dalla Guardia nazionale”. Tutti i fermati sono accusati di terrorismo internazionale. L’Sntp ha annunciato l’arresto di Francesca Commissari con un tweet: la donna vive in Venezuela e si trova in un commissariato di polizia, dove è stata raggiunta da un avvocato mentre il consolato italiano a Caracas è già stato informato e si è attivato per avere maggiori informazioni sulle condizioni della connazionale e sui motivi che hanno spinto le autorità a metterla in stato di fermo. Spiega l’Indipendenza:

I giovani del movimento antigovernativo che sono scesi di nuovo in piazza, dopo aver boicottato la “conferenza per la pace e per la vita” promossa dal presidente Nicolas Maduro, non festeggeranno alcun carnevale (Maduro ha decretato due giorni di festa ad hoc). Dice una ragazza: “Il popolo venezuelano è qui per dimostrare che nessuno festeggerà il Carnevale, sarebbe irrispettoso per tutti coloro che sono caduti nella lotta per il loro paese. Siamo qui per dimostrare che noi non abbiamo nessuna intenzione di andare in vacanza”. Anche i filochavisti hanno fatto sentire la propria voce ovviamente, in sostegno del governo, che insiste nel denunciare un “golpe strisciante” sostenuto dalla “destra fascista”, che per Maduro corrisponderebbe a quella americana (alcuni senatori Usa han chiesto sanzioni contro il Venezuela) e colombiana. Argentina e Bolivia, da par loro, sostengono l’attuale presidente invece.

Sia Capriles che Lopez (ancora in galera) – entrambi membri dell’opposizione – tengono a ribadire che la protesta è lontano dal terminare e, ancor di più, che dialogare col governo sarebbe solo un passo indietro. Gli studenti hanno confermato che in questa fine di settimana non lasceranno le strade. La rivolta coincide con il primo anniversario della morte di Hugo Chavez, deceduto il 5 marzo dell’anno scorso (data in cui ufficialmente è stato dichiarato morto, mentre tentava di essere curato a Cuba).

Il Venezuela attraversa una forte crisi con inflazione altissima, mancanza dei beni di prima necessità, crescita del tasso di criminalità.

Di Cataldo racconta la sua verità a Barbara D’Urso

di-cataldo-tuttacronacaLa consulenza disposta dalla Procura ha scagionato Massimo Di Cataldo dall’accusa di lesioni e procurato aborto nei confronti dell’ex compagna Anna Laura Migliacci ma lei, questa mattina, è tornata ad attaccare il cantate tramite Social Channel. “Mi dispiace per te. Non tornerai mai a vendere dischi, ma hai venduto la tua anima”. A far nascere il tutto la presenza dell’artista alla trasmissione Domenica Live, dove ha di nuovo ribadito la sua verità. Ai microfoni della D’Urso, anche la replica del cantante è stata dura:  “Lei mi ha chiesto di incontrarci e vederci da soli. Dato che da circa quattro mesi sto cercando di raggiungere un accordo pacifico tra noi per la gestione della bambina, in merito a visite, vacanze e parte economica, le ho scritto che era meglio incontrarci prima con una terza persona, un avvocato. L’ultima volta che l’ho vista, aveva un taglio al labbro, ho un po’ la sensazione che lei più che tendermi la mano, volesse tendermi una trappola”. Riguardo alle foto pubblicata della Migliacci come prova della violenza: “Non ho mai sostenuto che quello non sia sangue. Non so cosa sia. Ho la certezza di non averle procurato io nulla di ciò che si vede. Ho visto queste foto e sono rimasto scioccato. Avendo avuto a che fare con l’arte, mi rendo conto che certe cose si possono anche fare come una sorta di trucco cinematografico. O si è fatta male da sola o non ne ho idea”. Per quel che riguarda l’aborto, ha negato la motivazione delle percosse ma va oltre. “Spero che il bambino fosse mio. L’ho scoperto in questi gironi che aspettava un figlio da me. Addirittura la madre non ne sapeva nulla. Io avrei voluto sposarla, l’avrei voluto un altro figlio”.  Alle accuse della ex compagna che lo dice colpevole agli occhi dei media, Di Cataldo: “Intanto comunque io credo che esista una presunzione di non colpevolezza per la legge italiana. Fintanto che non c’è una sentenza o un giudizio da parte di un giudice non si può essere considerati condannati. Io posso dire che mi ritengo innocente e non ho fatto nulla per far credere agli italiani cose che non vere … Ha la capacità di manipolare la realtà e girare le cose a suo favore”.  A dare sostegno a Di Cataldo è anche la D’Urso: “Una delle cose che ci ha detto Anna Laura è che ha tentato un incontro con te a Natale. E poi ha detto una cosa gravissima, conoscendoti so che non è vero. Ha detto che tu non fai nulla per la bambina”. Nessun intervento per la Millacci. Non viene accettato neanche quello telefonico della prima figlia della donna, Alice, 22 anni. Di Cataldo nega l’autorizzazione. Vuole bene ad Alice, dice, sa che sosterrà la madre ma per la compagna non pare esserci possibilità di perdono.  “Io non l’ho denunciata perché è la madre di mia figlia. Io sono in grado di badare alla bambina molto bene. La bimba passa molto più tempo con la tata, invece sarei molto più felice che lo passasse con me. Per vedere mia figlia devo mandare un messaggio alla tata, aspettare che parli con Anna Laura e che mi risponda. Ho visto ieri mia figlia, è stata una giornata bellissima. Sono carico per questo motivo. L’amore che lei mi dà voglio trasformarlo. Voglio che ci sia un ritorno di amicizia”.

Di Cataldo fuori dal tunnel: la consulenza lo scagiona

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Tutto era iniziato da alcune foto pubblicate su Facebook da parte di Anna Laura Millacci, la compagna con cui Di Cataldo ha avuto una relazione per 13 anni. Oggi dopo tante accuse la consulenza disposta dalla Procura scagiona il cantante dall’accusa di lesioni e procurato aborto. E’ stato il legale del cantante,  Daniele Bocciolini,a rendere pubblico il verdetto. A scagionare Di Cataldo sono state “l’assenza della denuncia (da parte della Millacci) e del referto del pronto soccorso”, mentre l’aborto sembra sia avvenuto “in maniera spontanea”, quindi non causato dalla lite che effettivamente si svolse nel primo pomeriggio di quel 18 luglio scorso nell’abitazione del cantante. L’avvocato Bocciolini avrebbe anche chiesto l’archiviazione del caso al pm Eugenio Albamonte.

Secondo quanto si è appreso nell’indagine,ma sono dati sicuramente da approfondire, il motivo che avrebbe spinto la Millacci ad avanzare le infamanti accuse attraverso il proprio profilo Facebook (anche secondo quanto riportato da Roma Today) fu l’atteggiamento da parte di amici e parenti che stentavano a credere al racconto della donna. L’ultimo episodio, la lite con uno di loro subito dopo quella con Di Cataldo, che spinse la donna a rendere nota la vicenda con la pubblicazione delle immagini.

Nel frattempo, sempre come si legge su Roma Today, sono arrivate anche le dichiarazioni del cantante che spiega “Questo risultato conferma la buona fede con cui sostengo da sei mesi la mia innocenza. In un momento in cui si è parlato tanto di soprusi sulle donne faceva comodo un capro espiatorio. E quale mostro migliore di un uomo che da sempre canta canzoni d’amore avrebbe fatto più scalpore? Ho passato un periodo buio nel quale ho combattuto per non sprofondare nella depressione”.

Rapina in una gioielleria: è il figlio della proprietaria

rapina-gioielli-tuttacronacaRapina in una gioielleria a Nettuno, in provincia di Roma, dove un uomo si è introdotto nel negozio,  ha aggredito la commerciante spingendola poi contro il pavimento, è quindi salito sul bancone, ha forzato la cassa e rubato i soldi. Non soddisfatto, ha afferrato quanti più gioielli possibili prima di darsi alla fuga. Lui, S.F., un 46enne, è il figlio della sua stessa vittima, proprietaria della gioielleria. La donna, una 70enne, ha in seguito allertato il 113 e dagli accertamenti della polizia, che l’ha ascoltata a lungo, sembra che gli episodi di violenza nei confronti dell’anziana donna si ripetessero ormai da mesi. L’uomo, secondo gli investigatori, “per le sue esigenze personali negli ultimi tempi, con sistematica regolarità, aveva preso l’abitudine di presentarsi in negozio e chiedere dei soldi”.

Le rivelazioni shock di Nina Moric: tra abusi, autolesionismo e anoressia

nina-moric-tuttacronacaIntervista esclusiva di Nina Moric a Verissimo, in onda domani pomeriggio su Canale 5, durante la quale ha rivelato che “Da bambina sono finita in ospedale molte volte per colpa di mio padre che mi violentava”. E se questa rivelazione è si per sè spiazzante, la showgirl prosegue svelando che nel suo passato ha dovuto combattere anche contro l’autolesionismo e l’anoressia: “Negli anni ho avuto problemi di autolesionismo e anoressia perché pensavo che quel che era successo fosse colpa mia. Ed è anche per questo motivo che sono scappata dalla Croazia a soli 16 anni”. E alla domanda se senta ancora il padre molestatore e se sia riuscita a perdonarlo: “Non sento mio padre da oltre cinque anni e provo per lui solo indifferenza. Oggi ho 37 anni e ho superato la cosa, ed per questo che riesco a parlarne tranquillamente” e aggiunge “ho intenzione di scrivere un libro sulla mia vita e parlerò sicuramente di quello che mi è successo per dare forza e coraggio alle tantissime ragazzine che vivono quello che io ho vissuto da piccola”. Ma Nina Moric parla anche del suo ox compagno, Fabrizio Corona, con il quale hanno avuto un figlio, Carlos: “Finalmente abbiamo raggiunto un accordo con il Tribunale dei Minori, quindi Carlos potrà andare a trovare suo padre in carcere”.

Storia di una escort: vittima e carnefice

cleide_de_paula-processo-tuttacronacaDue processi, un’unica donna alla sbarra. In uno in veste di vittima, nell’altro in quella di assassina. E’ quanto accade alla Corte di Assise di Rovigo. Lei è una escort brasiliana 43enne, Cleide De Paula, che ieri ha portato in aula il medico W.B., che ora deve rispondere di ipotesi di reato quali: violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni personali. Tutti questi atti sarebbero stati commessi ai danni della brasiliana con la quale, all’epoca, conviveva. Almeno stando alla ricostruzione della procura della Repubblica e della parte civile, che vede la donna seguita dagli avvocati Lorenza Munari e Anna Osti del foro di Rovigo. In special modo, ad essere presi in considerazione dal capo d’imputazione sono due giorni durante i quali la brasiliana sarebbe stata chiusa a chiave in una stanza e costretta a subire atti sessuali violenti, che le avrebbero anche provocato lesioni. L’avvocato Luigi Migliorini, che cura la difesa di W.B., mira però a minare la credibilità della donna, smontando così un’accusa che si basa principalmente sulle testimonianze della presunta vittima. Per fare questo, ha chiesto che i verbali del secondo procedimento in cui è coinvolta  entrino anche in questo. I giudici si sono riservati la decisione alla prossima udienza. Di cosa tratta quindi il secondo processo, quello che vede la De Paula accusata? Tutto parte dall’11 ottobre del 2012. In via Luigia Modena Colorni, una traversa di via Badaloni, a Rovigo, la 43enne, secondo la ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri, avrebbe ucciso Andrea Marcomin, 53 anni, di Adria, ex postino, cavaliere del Lavoro ed ex candidato alle Amministrative.  La morte dell’uomo sarebbe avvenuta durante un gioco erotico nell’appartamento della escort. La vittima si trovava legata al letto mentre lei avrebbe colpito Marcomin alla testa con un oggetto contundente, forse una gamba del letto svitata a questo scopo. Dopo l’uccisione, fu la stessa brasiliana a chiamare i soccorsi. La donna, arrestata e portata in carcere, dopo alcuni giorni tentò di togliersi la vita. Fu proprio la brasiliana a chiamare i soccorsi, dopo l’uccisione. Arrestata e portata in carcere, alcuni giorni dopo tentò anche di togliersi la vita. Questo secondo processo prenderà l’avvio il prossimo 5 dicembre quando la donna comparirà di fronte alla Corte d’Assise difesa dagli avvocati Lorenza Munari e Anna Osti del foro di Rovigo.

Si aggrava la posizione di Di Cataldo: le testimonianze degli amici della coppia

millacci-dicataldo-tuttacronacaEra il 19 luglio quando Anna Laura Millacci aveva pubblicato in Facebook le foto che avrebbero, secondo quanto lei stessa aveva scritto, testimoniato le percosse subite dal compagno Massimo Di Cataldo. La donna si diceva sconvolta anche perchè le percosse le avrebbero causato un aborto. Il cantante ha sempre negato il fatto mentre sul quotidiano oggi erano apparse delle foto risalenti a una festa tenutasi il 18 luglio, lo stesso giorno in cui la donna raccontava di essere stata picchiata. Nelle immagini, non comparivano però segni esteriori della presunta violenza subita. Le indagini nel frattempo continuano e nuove testimonianze potrebbero inchiodare l’autore di brani come “Se adesso te ne vai” e “Amo te”, indagato dalla procura di Roma per maltrattamenti e procurato aborto ai danni dell’ex compagna. Gli amici della coppia avrebbero infatti confermato che la sera del 18 luglio Anna Laura aveva il volto tumefatto ed era sconvolta e aveva fatto ricorso a trucco e cerone per nascondere i segni sul volto. La posizione del cantante sembra aggravarsi.

Quel mistero tinto di giallo sul caso Di Cataldo e la sua ex

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Quelle foto di Anna Laura Millacci, ex di Massimo Di Cataldo, postate su Facebook, che denunciavano la presunta violenza subita dal cantante, sono tristemente note sul web. Ora però la procura  ha sequestrato le foto pubblicate a fine luglio dal settimanale “Oggi” in cui la donna era ripresa la sera stessa delle presunte violenze: la donna era  sorridente, il suo volto non presentava evidenti segni o lividi.

Proprio sabato, la ex del cantante ha pubblicato un messaggio sempre sul suo profilo Facebook: “Voglio rompere un po’ le scatole perché visto gli inquirenti qui sono venuti a prendere le foto postate e hanno mandato questa denuncia avanti, ora voglio che si si sbrighino – ha scritto – il mio lavoro è fermo e vorrei ricominciare una vita normale. Ma non riesco a farlo se su questa storia non viene data una perizia autorevole e scientifica”. Intanto, in attesa degli sviluppi, la Millacci ha interrotto il rapporto con il suo avvocato.

Di Cataldo, dal canto suo, attende con altrettanta impazienza per provare la sua innocenza: “Quando sono uscito di casa quel giorno dopo il litigio – ha raccontato – sono assolutamente certo che Anna Laura non aveva segni sul viso. Le foto le ho viste anche io, ma sono certo di come l’ho vista uscendo di casa. Ora ci tengo a proteggere nostra figlia da questo circo mediatico”.

La verità di Massimo Di Cataldo: c’è stata una lite, ma non l’ho picchiata

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Una nuova verità emergerebbe dal caso Di Cataldo. Dopo che l’ex compagna Anna Laura, ha deciso di postare alcune foto con il viso tumefatto e mostrare quello che sarebbe un feto morto di un aborto causato, secondo la ex, dalle percosse ricevute dal compagno, ora a parlare è il cantante.

“E’ vero, abbiamo avuto una lite, ma non l’ho mai picchiata. Sono stufo di essere etichettato come un mostro. Anna Laura ha tentato di distruggermi, come uomo e come artista, ma ho fiducia nella magistratura e so che la verità verrà a galla”. E’ lo sfogo, in un’intervista all’Ansa, di Massimo Di Cataldo, il cantante indagato per procurato aborto in seguito alle foto choc pubblicate su Facebook da parte dell’ex compagna.

“Troppo spesso vengo preso come esempio negativo quando si parla di violenza sulle donne – dice Di Cataldo- o addirittura di femminicidio, come accaduto durante una trasmissione tv. Questa è diffamazione, sono cose che mi feriscono molto”.

Di Cataldo non nasconde che quella mattina di giugno lui e la sua compagna ebbero una discussione, anche piuttosto accesa. “Alla fine lei è andata su tutte le furie – ricorda – e mi ha sbattuto fuori di casa. Il suo viso era perfetto, non aveva alcun segno”. “Appena ho visto le foto – continua – sono rimasto senza parole. Io non ho fatto niente per ridurla in quel modo. Probabilmente ci siamo anche un po’ spintonati. Magari l’ho fermata mentre andava su tutte le furie, ma non l’ho mai picchiata”.

“Ora l’indagine dovrà stabilire come sono andate le cose. Se è vero che ha avuto un aborto, e se questo e’ derivato da questo choc o meno -spiega- Io non sapevo che lei fosse incinta e neanche lei a quanto pare. Ci sono tanti altri fattori che potrebbero aver causato l’aborto, come la sua vita sregolata insieme a personaggi che ritengo discutibili”.

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Uccide il proprio cane e ne lascia i resti per strada: denunciato

1cane-ucciso-tuttacronacaNella notte tra l’1 e il 2 agosto, un 56enne di Sabbio Chiese, in provincia di Brescia, ha ucciso il proprio cane con un grosso coltello per poi lasciarne i resti in strada. Agitato e in stato di evidente alterazione, l’uomo, che soffre di problemi psichiatrici, ha destato la preoccupazione dei vicini di casa, i quali hanno provveduto a chiamare i carabinieri. I militari hanno quindi rintracciato il giorno seguente il 56enne, che nel frattempo era fuggito, e l’hanno portato in ospedale per gli accertamenti del caso, oltre a denunciarlo per uccisione di animale e minacce.

Judmira, violentata per anni dal marito: non cucinava o puliva bene

_1judmira_ruqi-tuttacronacaRacconta la sua tragica storia Judmira Ruqi, per gli amici Mira. Lei ha 31 anni, origini albanesi e due figli. Vive a Casale sul Sile, in provincia di Treviso, e la sua storia è fatta di violenze domestiche. Perché è stata “Violentata per anni dal mio ex marito. Mi prendeva anche a calci e pugni perché per lui non cucinavo o pulivo bene. Ha pure tentato di uccidere il bimbo più piccolo scaraventandolo sul divano quando aveva 8 mesi. Diceva che era nato contro la sua volontà”. Per oltre 6 anni ha sopportato le violenze del marito, un kosovaro 12 anni più vecchio di lei che ha denunciato più volte, l’ultima nel 2005. Ora di lui non sa più nulla.”Non ero una moglie, ero una schiava. La sua schiava. Lui musulmano, io ortodossa: una volta mi ha presa a pugni in faccia dopo che mi ero fatta il segno della croce. Le violenze sono iniziate un mese dopo il matrimonio. Avevo 17 anni, in famiglia eravamo poveri. Mi sono sposata per questo: ma altrettanto presto sono dovuta crescere, scoprendo che miei sogni di ragazza non esistevano più”. Ora Mira ha raccontato la sua storia e spera di aprire un centro antiviolenza. “Per aiutare le donne concretamente”. Lei, a sua volta, era stata aiutata da due persone: “I miei due angeli custodi: il comandante dei vigili di Casale con tutta la sua famiglia e Martina Scarpa, anche lei vigilessa. Non hanno mai smesso di infondermi coraggio e soprattutto darmi fiducia e aiutarmi”. Oltre ai dolori fisici, Mira, all’epoca delle violenze, era stata colpita anche da una forte depressione: “L’assistente sociale voleva portarmi via i bimbi perché una volta querelato mio marito ero rimasta sola. Senza una casa, senza un lavoro. Completamente in balìa di me stessa. Avevo anche pensato di farla finita buttandomi nel Sile”. Lei stessa s’interroga su come possa essere sopravvissuta: “Non so come ho fatto a sopravvivere. Penso mi abbia aiutata Dio. Sono molto credente”. E lancia il suo appello a tutte le donne che silenti subiscono torture e violenze: “Donne abbiate fiducia, io ce l’ho fatta. Se vi sentite tradite e non credute anche da chi promette e poi non dà il suo aiuto, vi prego non mollate. Credete in voi stesse. Siete forti e potete farcela. Io ce l’ho fatta. Potete salvarvi”.

Di Cataldo geloso di un amico dell’ex compagna?

1millacci-dicataldo-tuttacronacaSi arricchisce di nuovi particolari la vicenda delle presunte percosse che il cantante Massimo Di Cataldo avrebbe inferto all’ex compagna Anna Laura Millacci. A dare nuove informazioni è l’artista romano Wright Grimani, che sul social blu afferma di essere amico della donna. L’uomo, dopo aver visto delle foto pubblicate dal settimanale Oggi in cui la Millacci appariva come ospite di una festa avvenuta il 18 giugno scorso, la sera in cui ha dichiarato di essere stata picchiata dal compagno. La si vede sorridente e con il volto intatto. “Sento il dovere di dire alcune cose dopo aver visto le foto pubblicate dal settimanale Oggi” scrive Wright Grimani. “La sera stessa dell’aggressione e cioè il giorno 18 giugno abbiamo deciso a tarda ora di uscire per incontrare amici. Si è truccata scrupolosamente utilizzando un fondotinta molto coprente. Ed infatti il suo volto risultava esteticamente a posto. Ma all’interno della bocca aveva ancora i tagli che ho potuto notare in modo evidente e che le provocavano dolore”. L’uomo nella lettera scrive che si assume “tutta la responsabilità di ciò che dico, sono cose che ho detto la mattina del 31 luglio 2013 agli inquirenti durante il mio interrogatorio come persona informata sui fatti”. E aggiunge: “Premetto che, circa 12 ore prima, sono stato io a chiedere ad Anna Laura Millacci di farsi delle fotografie dopo che mi ha telefonato pochi minuti dopo la sua aggressione. Sono stato il primo ad essere informato sull’accaduto. Lei non aveva alcuna intenzione di sporgere denuncia, in primis per preservare la bimba e poi per non mettere il suo ex compagno in una situazione difficile visto Il momento non troppo felice della sua carriera artistica”. E ancora:  “Le dissi allora che le foto le sarebbero servite a ‘memoria futura’, per potersi ricordare sempre dell’accaduto. Il motivo scatenante del litigio è stata la sua gelosia nei miei confronti. Il suo ex ha visto una canzone che avevo postato privatamente a lei su Facebook con annesse alcune parole dolci ed un cuore”.  E spiega: “Anna Laura non lo amava più e lui lo sapeva molto bene. Immediatamente dopo l’aggressione Anna Laura l’ha sbattuto fuori di casa”.

Di Cataldo-Millacci: la colf conferma le percosse

anna-laura-millacci-di-cataldo-tuttacronacaSi aggiunge un nuovo capitolo. Agli investigatori che si occupano del caso delle presunte percosse del cantante Di Cataldo alla compagna Millacci hanno parlato con la colf che lavora a casa del cantante. La donna ha confermato i maltrattamenti subiti dalla fidanzata. “Ho visto volare ceffoni e ho assistito all’aborto in casa”, avrebbe dichiarato la baby sitter, di origine romena, agli uomini della squadra mobile che lunedì sera l’hanno ascoltata a lungo. Ora si attende che vengano sentite altre persone, al momento testimonianza è considerata importante, ma non decisiva.

Di Cataldo-Millacci: rimosse le foto da Facebook

anna-laura-millacci-massimo-di-cataldo-tuttacronacaSi continua a parlare di Massimo di Cataldo e Anna Laura Millacci. Dopo che la donna aveva pubblicato sul suo profilo Facebook le foto che dovevano testimoniare le presunte percosse ricevute dall’ex compagno, si erano scatenate polemiche e reazioni pro e contro la decisione di pubblicarle sul social network. Ora le immagini sono state rimosse. Nel frattempo ieri la Millacci ha scritto che “Parenti e amici erano manipolati da Massimo”, e lei, che lo accusa di averla picchiata fino a procurarle un aborto, spiega: “Mi sono decisa a mostrare la verità dopo un mese dall’accaduto – ha aggiunto – perché mi sono accorta che addirittura i miei genitori avevano creduto alla versione di Massimo in cui negava tutto”. Ha ribadito quindi: “Quelle foto scioccanti erano l’unica possibilità che avevo per far capire a mia madre e ai miei amici manipolati da Massimo, come fossero andate realmente le cose. E’ stato un gesto disperato di riprendermi la mia credibilità. Ma finalmente ora sono serena e non ho fretta”.

Massimo Di Cataldo e Anna Laura Millacci: indagine in corso

di-cataldo-compagna-tuttacronacaC’è un indagine in corso e sicuramente rivelerà, almeno si spera, la verità su una vicenda che ha dell’incredibile. Prima la pubblicazione delle foto su Facebook di Anna Laura Millacci, poi la replica del cantautore e la vita di una coppia famosa che finisce sotto gli occhi di milioni di utenti, tutti pronti a esprimere i propri giudizi. Il web può essere il luogo di denuncia e di linciaggio? E’ possibile che ci sia una cassa di risonanza pubblica anche su vicende che potrebbero avere conseguenze legali?
Venerdì Di Cataldo, sembrerebbe, è salito sul palco per ritirare il premio a Lunezia, a Marina di Carrara con le lacrime agli occhi. Il pubblico ha applaudito e lui ha concesso il bis e firmato autografi, ignaro di quanto stava accadendo online. Il suo profilo era già da qualche minuto preso d’assalto da quanti lo hanno apostrofato in modi irripetibili e insultato pesantemente. Dopo il concerto il cantante sembra che sia andato in un ristorante in zona, dove ha ordinato un’insalata e una bottiglia d’acqua e ha passato più di un’ora sulla veranda del locale al telefono con i suoi genitori e familiari.
A notte fonda Di Cataldo lascia il locale mentre continua a ripetere  “Non capisco”. Sembra anche che abbia provato a spiegarsi i motivi, almeno a trovare una sua verità:  “Forse lei avrà delle aspirazioni di vita, artistiche e penso che mi voglia far del male”, ragiona. Si chiede “perché?”. “Forse perché ho reagito bene alla nostra separazione. Sto cercando di rimettermi a lavorare, di puntare su me stesso, dopo averle dato tanto, questa sera sono qua per questo, per lavorare, mi sto impegnando nella mia professione, lei mi ha fatto questa azione che non riesco a definire, non ho ancora parlato con lei”.
Anna Laura Millacci intanto dovrebbe essere ascoltata dalla squadra mobile di Roma. Ancora non c’è una denuncia ufficiale e quindi le indagini al momento sono limitate ad accertare la  veridicità delle foto e poi sarà ascoltata la presunta vittima di questa violenza, che se fosse provata, lascerebbe non solo i fans ma migliaia di persone senza risposte… Al momento c’è solo lo stupore per una vicenda che sembra surreale e invece potrebbe avere riscontri nelle prossime ore.

Dopo le foto della compagna, Di Cataldo corre al riparo: realtà alterata

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Ha postato foto shock e scritto sul suo profilo Facebook per raccontare la verità sul suo compagno, Anna Laura Millacci. Ora è il turno di Massimo Di Cataldo di rispondere e la sua risposta sul social blu non si fa attendere: “Solo poco fa ho appreso da facebook cosa sta succedendo e sono sconvolto. Come può una donna, madre di mia figlia, arrivare a tanto, alterando la realtà, solo perchè una storia finisce? Farò di tutto per tutelarmi, prima come uomo e poi come artista”. Risposta negativa dalla rete, in cui si accusa il cantante di essere una persona spregevole. La polizia ora sta indagando sul caso.

Violenze in famiglia: pubblica le foto delle botte prese da Massimo Di Cataldo

picchiata-alm-dicataldo-tuttacronacaImmagini che colpiscono forte quelle postate da ALM, Anna Laura Millacci, sul suo profilo Facebook. Lei è una conosciuta artista visuale, compagna del cantante Massimo Di Cataldo che è anche padre di sua figlia e ora anche una donna che ha il coraggio di denunciare le violenze subite proprio per mano dell’uomo che dovrebbe amarla e rispettarla. Nella sua pagina le foto sono quelle tipiche del social blu: scatti di vita quotidiana. Poi però arriva una sequenza che mostra sangue, occhi gonfi, segni di percosse. Il testo che le accompagna serve per raccontare quanto accaduto. Le parole sono sempre le stesse, le immagini diverse. “Queste foto che ho postato sono di venti giorni fa. Ho pensato a lungo se farlo o meno. Ma credo nella dignità e nel rispetto delle donne. Ci sono donne che ogni giorno subiscono violenze e continuano a perdonare. Io il signor di Cataldo, faccia d’angelo e aspetto da bravo ragazzo l’ho perdonato tante volte. Anche quando ero incinta mi ha picchiata e rosalù é un miracolo sia nata. Questa volta le botte me le ha date al punto da farmi abortire il figlio che portavo in grembo. Io non ho un carattere facile e le liti possono accadere. Ma mai nessun uomo potrà mai più farmi questo a me e alla vita. E spero che questo outing e sputtanamento punblico sia utile a tutte quelle donne che subiscono uomini che sembrano angeli e poi ci riducono così. Continuando la loro vita sorridenti e divertiti ..come se nulla fosse accaduto. Di Cataldo se proprio devi continuare a fare musica..,se hai un po’ di dignità non nominare mai più le donne. Perché le hai sempre e solo menate. Proteggiamo i nostri figli dalla violenza e non facciamoci ingannare dalle canzoni romantiche. È questo lo sa bene pure la tua ex moglie Jorgelina”

Domenico Picchini: dal palco di Italia’s Got Talent al carcere

domenico_picchini_prigione-tuttacronacaSi è fatto conoscere per la sua capacità di gonfiare fino a far esplodere borse dell’acqua calda e canotti da mare per bambini a Italia’s Got Talent il 52enne Domenico Picchini a cui ieri i carabinieri del suo paese, Sant’Egidio hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo è accusato di maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie. Già in precedenza era stato colpito da un provvedimento con il quale il gip Giovanni de Rensis gli intimava di tenersi a 500 metri di distanza dalla donna e a cinque chilometri dalla sua abitazione. Picchini, con la scusa di riallacciare civilmente un rapporto, ha tentato di riavvicinarsi alla donna ma subito è tornato alla luce il suo atteggiamento violento, con minacce e atteggiamenti persecutori. Le violenze e le vessazioni erano attuate anche in presenza delle figlie, alle quali erano state riservate delle minacce di morte. Le giovani sono chiamate oggi a testimoniare a favore della madre.

Giallo a Brescia: non sono morti per il fumo i fratellini…

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Non sono morti per il fumo nei polmoni i fratellini di 9 e 12 anni.Andrea e Davide Iacovone sarebbero morti prima che divampasse l’incendio e probabilmente si è trattato di un avvelenamento, anche perché sul corpo non ci sono segni di violenze. Questo è quanto è stato appurato dall’autopsia. I corpi sono ora a disposizione della famiglia che ha fissato i funerali per sabato alle ore 15,00. La Procura ha intanto aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio.

 

Nonna strangola la nipotina, shock in America

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Le storie di violenza non hanno mai fine e a sconvolgere l’America è Helen M. Ford, 51enne di Chicago. La donna è accusata di aver strangolato la nipotina di otto anni Gizzell Kiara Ford. L’omicidio della bimba sarebbe avvenuto dopo mesi di abusi e violenze. La bambina viveva in casa con il padre malato e costretto a letto e la nonna. Sembra che fosse proprio Helen  a voler isolare la bambina, secondo quanto riportato dallo zio Osvaldo Mercado, la donna la teneva lontana dalla famiglia e dagli amici. «Helen non la faceva parlare con nessuno. Diceva, ‘Gizzell non può parlare, è sotto la doccia’, oppure ‘è in punizione’. Ogni volta aveva una scusa diversa».

Ma gli orrori in questa storia di follia sono ben più profondi. Secondo quanto riportato dalla polizia ai media, il degrado era tale che in una ferita alla testa non curata della piccola sono stati trovati alcuni vermi. Quando poi i poliziotti sono arrivati e Helen ha detto che la bambina si era suicidata è stato evidente invece un quadro di abusi perpetrati a danno della piccola. Il corpo di  Gizzell presentava diversi segni di contusioni, ustioni e tagli. Il cadavere era una mappa di tutto ciò che la bambina aveva dovuto subire prima di essere uccisa e presentava anche profondi tagli sulle natiche, il segno di una corda legata intorno a caviglie e polsi, e altri segni che sembravano bruciature di sigaretta.

Perché tali sevizie? Perché nessuno si era accorto della storia di degrado che stava vivendo la piccola? Perché nessuno è intervenuto prima che fosse troppo tardi? Forse per Gizzell  morire è stata una liberazione, ma c’è chi quella colpa e quell’indifferenza che ha permesso tali atrocità dovrà tenerla nella propria coscienza per tutta la vita. Speriamo che sia un peso sempre più insostenibile con il quale dover vivere giorno dopo giorno.

Tentato omicidio durante la recita del figlio in parrocchia

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Michele Perfetto, 50 anni e molti precedenti penali, con un passato di tossicodipendente e un presente da alcolista, ha cercato di uccidere la moglie davanti a decine di persone che si apprestavano a seguire una recita dei propri figli nell’oratorio della Chiesa di Grumo Nevano, in provincia di Napoli. L’uomo armato di un coltello ha tentato di scagliarsi contro la moglie, dopo che lei circa un mese fa lo aveva mandato via da casa, esausta dopo 22 anni di violenze. Anche oggi l’uomo era visibilmente ubriaco ed è stato facile presa delle forze dell’ordine arrivate prontamente sul posto. I bambini fortunatamente non si sono accorti di nulla e con un ora di ritardo la recita è comunque andata in scena.

 

La lunga scia dei femminicidi estivi: uccide la convivente e si dà alla fuga.

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Da nord a sud il fenomeno dilaga. Oggi l’ennesimo femminicidio è avvenuto a Palermo dove un 36enne, Benedetto Conti,  ha ucciso con un coltello la propria convivente 26enne, Rosy Bonanno, al culmine di una lite e poi si è dato alla fuga. L’uomo è stato, poi, fermato a Villabate, sempre in provincia di Palermo, in un’abitazione nella quale risulta residente.  La coppia ha un bambino di due anni che sembrerebbe aver assistito all’omicidio.

Benedetto Conti sarebbe stato denunciato sei volte dalla vittima, la sua ex compagna Rosy Bonanno, per stalking. L’uomo avrebbe dovuto vedere il figlio avuto con la vittima due volte a settimana ma sarebbe andato nella casa degli ex “suoceri” quotidianamente disturbando e assillando la donna.

La madre della vittima, Teresa Matassa ha affermato “E’ un delitto annunciato. Si sapeva che finiva così. L’assistente sociale, la polizia sapevano tutto, abbiamo fatto le denunce, da due anni denunciamo violenze, minacce, intimidazioni”.

Scandalo hot tra i soldati australiani

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Scandalo a base di sesso e internet tra le fila delle forze armate australiane. Almeno in 17, tra soldati e ufficiali, hanno messo in rete dei video che ritraggono militari in momenti intimi e con un commento audio che umilia le donne. Sono le fonti della polizia a rivelare che i soldati si facevano chiamare “The Jedi Council” e si scambiavano filmati di atti sessuali all’insaputa delle donne coinvolte. Il generale maggiore David Morrison, comandante dell’esercito e che ha annunciato la sospensione immediata di tre capibanda, ha descritto il materiale come “umiliante, esplicito e profano”. Sarebbero inoltre 14 gli altri militari “strettamente collegati” con la distribuzione delle immagini, mentre in 90 sarebbero coinvolti più marginalmente nella vicenda. Le vittime, donne riprese a loro insaputa durante incontri di natura sessuale, sarebbero almeno cinque, e tra queste ci sarebbero soldatesse e impiegate pubbliche. Già nel 2011 le forze armate australiane erano state colpite da uno scandalo di natura sessuale, quando un cadetto dell’Accademia militare aveva trasmesso su Skype il suo rapporto con una cadetta, ignara del collegamento, mentre dei suoi amici osservavano quanto accadeva da una stanza vicina. Morrison ha ora spiegato che quanto recentemente accaduto “è peggiore della questione Skype”. In un rapporto del governo lo scorso anno, in cui erano stati dettagliati numerosi incidenti di abusi fra i militari, ci si era basati su oltre mille denunce che comprendevano abusi non solo sessuali ma anche fisici e mentali, risalenti anche agli anni ’50. Da questo, il successivo annuncio del ministro della Difesa Stephen Smith sull’attuazione di una politica di tolleranza zero.

Minacce, ingiure e percosse alla moglie: arrestato rumeno 45enne

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Lo aveva denunciato l’11 settembre 2012, per ingiurie e percosse che le avevano generato un “allarme emotivo” sullo stato psicofisico. Dopo che la donna aveva trovato il coraggio di compiere un simile passo, i giudici del Tribunale di Verona hanno riconosciuto un rumeno di 45 anni come potenzialmente pericoloso per la serenità e l’incolumità fisica e psicologica del figlio, un bambino di pochi mesi affetto da sindrome di down e, dall’ottobre del 2012, allontanato dalla casa familiare per le continue violenze fisiche e morali perpetrate nei confronti della donna, spesso a causa del proprio stato di alterazione derivante dall’assunzione di sostanze alcoliche. Il suo allontanamento è stato confermato anche lo scorso febbraio, ma non è stato suffente per farlo disistere. A maggio, al battesimo del figlio, il rumeno si era ripresentato per partecipare all’evento ed aveva sottratto le chiavi di casa alla moglie, utilizzate per entrare in casa e prendere per il collo la donna, ingiuriandola e minacciandola anche di morte. A seguito delle nuove percosse, la donna ha riportato un “trauma discorsivo al rachide cervicale e una contusione alla gamba sinistra”, giudicati guaribili in dieci giorni. Ora l’uomo, arrestato dai carabinieri della Compagnia di Verona in flagranza di reato per maltrattamenti in famiglia, non potrà più avvicinarsi alla casa nè far ritorno al capoluogo scaligero.

Un senegalese frusta con un cavo d’acciaio il figlio!

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Prima il rumore fragoroso delle frustate, poi le urla strazianti di un bambino. Sono questi suoni che hanno permesso ai carabinieri di Reggio Emilia di scoprire, grazie alle richieste di intervento giunte dai vicini di casa, una storia di violenza familiare in un paese della provincia: il padre senegalese – come riferisce il ‘Resto del Carlino’ – ha preso a frustate il figlioletto, otto anni, con un cavo elettrico causandogli lesioni e ferite in tutto il corpo. Il bimbo è stato ricoverato all’ospedale e giudicato guaribili in trenta giorni. È accaduto la sera di Pasqua. Al loro arrivo nell’abitazione i carabinieri sono stati accolti dall’uomo che ha giustificato le urla parlando di un litigio avvenuto poco prima tra la moglie ed il bimbo, poi uscito per andare a giocare a pallone con gli amici. I militari, non convinti, sono entrati in casa e hanno scoperto il piccolo, in lacrime, ferito e rannicchiato nella vasca da bagno. È stato chiamato il 118, mentre il padre – 45 anni, operaio – e la madre sono stati portati in caserma per accertamenti. L’uomo – che ha detto di aver agito così per «educare» il bambino – è stato arrestato per abuso di mezzi di correzione e disciplina, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. Nel cesto della biancheria da lavare i Cc hanno trovato il cavo elettrico, lungo circa un metro e del diametro di 1,5 cm, utilizzato per frustare il piccolo.

Il presidente del Kenya è Uhuru Kenyatta!

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Uhuru Kenyatta e’ il nuovo presidente del Kenya. Lo ha annunciato ufficialmente la Commissione elettorale indipendente secondo la quale Kenyatta, figlio del primo presidente della storia postcoloniale del Paese, ha ottenuto il 50,07% delle preferenze. Il suo principale avversario, Raila Odinga, ha annunciato di voler fare ricorso contro il risultato alla Corte Suprema ma ha anche detto che intende rispettarne il verdetto.

Kenyatta, figlio di Jomo, il padre della patria che ottenne l’indipendenza del Kenya, è accusato dalla Corte penale internazionale dell’Aja di crimini contro l’umanità, per le violenze post elettorali verificatesi nel 2007.

Al Pio X bambini maltrattati e picchiati dalle suore. 1 arresto.

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Una suora, Teresa Mandirà, è stata arrestata dalla squadra mobile di Trapani, su disposizione del gip; è accusata di maltrattamenti e lesioni personali nei confronti di bambini. La religiosa dell’Istituto “Pio X” di Valderice è ai domiciliari. Nell’inchiesta sono coinvolti un’altra suora e quattro dipendenti dell’Istituto. A tutti è stato imposto il divieto di avvicinarsi ai bambini, che, nelle scorse settimane, in via cautelativa, erano stati trasferiti in altri centri.
L’indagine è cominciata dopo la denuncia dei genitori di un bambino di 8 anni affidato – su provvedimento del Tribunale dei Minorenni di Palermo – all’ istituto. La coppia aveva segnalato che il figlio era stato picchiato da alcuni istruttori del Pio X e in particolare da suor Teresa. Il bambino aveva ecchimosi sul corpo. Un altro bambino aveva ripreso col proprio cellulare una scena in cui si vedeva la suora picchiare il minore: il video è stato consegnato ai genitori che l’hanno dato alla polizia.
Gli inquirenti hanno interrogato i bambini con l’ausilio di personale specializzato in ambiente protetto e con sostegno psicologico, e hanno raccontato di numerosi episodi di violenza fisica e psicologica. Le percosse a volte erano accompagnate da vessazioni: alimenti in cattivo stato di conservazione, riscaldamenti spenti, docce con acqua fredda.
Alcuni minori hanno anche raccontato di essere stati dileggiati e offesi dagli indagati che spesso li accusavano di appartenere a famiglie di pregiudicati.

Il divieto di avvicinamento è stato applicato nei confronti dei dipendenti dell’istituto Maria Mazzara 50 anni, Carlo Cammarata di 49, Laura Milana di 34, Giuseppa Ruggeri di 74 anni, e J. Yvonne Noah cittadina Camerunense, religiosa nel Pio X.

Kerry arriva in un Egitto in fiamme!

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Una folla di 500 manifestanti ha assaltato e dato alle fiamme un commissariato di polizia a Port Said, in Egitto. L’attacco, di cui ha dato notizia il ministero dell’Interno, è avvenuto poche ore prima dell’arrivo al Cairo del nuovo segretario di Stato americano, John Kerry. La folla di contestatori del presidente, l’islamista Mohamed Morsi, ha lanciato pietre e bottiglie incendiarie contro il commissariato, innescando un incendio, e poi ha impedito ai vigili del fuoco di intervenire per domare le fiamme.

Nelle ultime ore un manifestante è rimasto ucciso e altri 30 rimasti feriti negli scontri a Mansura, nel delta del Nilo. Al termine di una settimana di disobbedienza civile contro Morsi e la deriva islamista nel Paese, ci sono stati disordini i cui un attivista è stato schiacciato da un cellulare della polizia. Nelle violenze scoppiate dopo un tentativo di assaltare un edificio governativo sono rimasti feriti anche 10 poliziotti.

Arancia meccanica a Napoli!

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Sono entrai in casa sua in quattro. Un imprenditore di Acerra, in provincia di Napoli, ha subìto le violenze dei malviventi, insieme a tutta la sua famiglia. Il villino adiacente alla sua azienda di rivendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli è stato praticamente assaltato dalla gang per metà composta da malviventi con una forte inflessione albanese. Sotto tiro della furia in stile Arancia Meccanica sono finiti non solo l’imprenditore, ma anche la moglie, il figlio letteralmente strappato da sotto la doccia e costretto a stare seduto nudo in cucina e la suocera novantenne.
Ma a finire in ospedale è stato il titolare dell’azienda Raffaele Venturato di 48 anni, massacrato di botte con un manganello di ferro. Alla fine del raid i banditi sono andati via con un bottino di circa cinquantamila euro tra denaro e gioielli sottratti poco alla volta con sevizie e botte da orbi somministrate senza pietà al capofamiglia.

La casa rotta e le famiglie abominevoli!

casa rotta

Otto bambini venivano portati alla «casa rotta», un edificiodiroccato nel quartiere palermitano di Ballarò, lì venivano violentati e minacciati da alcuni familiari.
Un uomo e una donna – A.G. e L.G -, padre e madre di tre delle piccole vittime sono stati condannati dalla quinta sezione del tribunale di Palermo, rispettivamente a 9 anni e mezzo e a 9anni per violenza sessuale e maltrattamenti su minori. Quello che si è concluso oggi è una delle tranche di un’agghiacciante vicenda, durata mesi, che ha portato alla condanna in abbreviato a14 anni di due donne – madre e nonna – di altre tre piccole vittime.
A svelare gli orrori di abusi mascherati da giochi è stata una bambina che ha raccontato le violenze subite agli psicologi della casa famiglia alla quale era stata affidata. A mettere in allerta gli psicologi e gli insegnanti del centro era stato il rifiuto della piccola nei confronti della madre.
Da lì le indagini condotte dal pm Alessia Sinatra si sono spinte agli altri minori violentati(alcuni erano compagni di scuola della bambina) che hanno raccontato i «giochi» erotici in cui venivano coinvolti nella «casa rotta», mentre gli adulti, tra uno spinello e l’altro, abusavano di loro. Gli imputati avrebbero fatto partecipare agli abusi anche i fratelli maggiori – tutti più piccoli di 14 anni – anche loro persone offese nel processo. Il Tribunale ha anche risarcito le parti civili, rappresentate da un curatore speciale, l’avvocato Francesco Crescimanno, rappresentato in giudizio dal difensore, Roberta Pezzano: a ciascuna vittima sono andati 25mila euro. Le vittime sono state tutte tolte alle famiglie e date in adozione.

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Soros vuole respingere l’azione legale intentata dalla sua ex, il giudice rifiuta

Debra James, giudie della corte di Manhattan, descrive il comportamento di George Soros, violento nei confronti della sua ex, “atroce”. Si procede con l’azione legale.

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