Aggressione a Scampia: una baby gang riduce in fin di vita un 21enne

baby-gang-tuttacronacaUna baby gang composta da 10 ragazzi, tutti di un’età compresa tra i 14 e i 18 anni, hanno aggredito un giovane ieri sera a Scampia, attorno alle 23, colpendolo con pugni in faccia e calci fino a ridurlo a fin di vita. Agli arresti, con l’accusa di tentato omicidio, finisce un quindicenne di Secondigliano accompagnato nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. E’ stato l’intervento di una pattuglia intenta a un giro di controllo a fermare l’aggressione, quando la vittima era già accovacciata a terra, chiedeva aiuto e cercava disperatamente di ripararsi dalla furia degli aggressori. Non solo i suoi aguzzini non hanno avuto pietà ma uno di loro ha anche estratto un coltello con il quale ha iniziato a colpirlo. Solo grazie all’immediato intervento degli agenti, il giovane è riuscito a salvarsi. Alla vista dell’auto della Polizia, infatti, gli aggressori si sono dati alla fuga. I poliziotti sono riusciti a bloccare il ragazzino mentre uno dei complici, nel frattempo, ha fatto sparire il coltello.  Accompagnato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli – dove è stato ricoverato in chirurgia d’urgenza per le numerose ferite al torace – il ragazzo è ancora in prognosi riservata.

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Ecco come hanno truffato Bobo Vieri

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Una vera e propria truffa da 3 milioni di euro quella che ha subito Bobo Vieri, vittima di una gang di 6 persone che chiedevano soldi per “ungere le ruote e per far sì che il giudice potesse aggiudicare gli immobili”. Uno si fingeva magistrato, l’altro gli faceva da guardia del corpo. E poi c’erano quelli che andavano a contattare i “polli” da spennare. Bobo era convinto quindi di acquistare appartamenti al centro di Roma e per l’esattezza a Trinità dei Monti, a prezzi stracciati attraverso aste immobiliari truccate. Ma queste case in realtà non esistevano, o, quanto meno, non erano in vendita. Insieme all’ex centravanti della Nazionale, truffati anche il fratello Massimiliano e la madre Christiane Rivaux.

E’ la fine di un incubo? 25 arresti per la gang dei latinos a Milano

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Forse è la fine di un incubo. Le 18 ordinanze di custodia cautelare emesse tra il tribunale ordinario e le 7 emesse invece dal tribunale dei minori sembrano aver dato un duro colpo alla banda di latinos conosciuta con il nome “Ms 13”, cioè Mara Salvatrucha. Temuti perché aggredivano con machete, organizzavano vere e proprie spedizioni punitive verso le altre gang, e tenevano la contabilità su un’agendina ritrovata a casa del nuovo capo della Mara Salvatrucha, Josuè Gerardo Isaac Flores Soto, 25 anni, detto ‘Kamikaze’. Piccole cifre, di anche meno di 100 euro, ma che rappresentavano un vitalizio a cui nessuno osava sottrarsi, per paura delle terribili ritorsioni garantite dall’ ideologia punitiva che pervadeva il gruppo (la cosiddetta ‘luce verdè ordinata dal capo). E c’è anche un inno che gira su internet che esalta le azioni dei membri contro le altre bande e onora i compagni finiti in carcere: «La Mara Salvatrucha…sta stupendo…soldati di Perù e Ecuador…sta arruolando…Chavalas ammazzando…l’Italia invadendo…con intelligenza ci stiamo espandendo…». Il luogo di ritrovo della Ms13 erano i giardinetti, che venivano ‘marchiatì con dei tag sui muri come «loro territorio» ma che variavano spesso, mentre gli affiliati venivano dall’hinterland e da altre province della Lombardia. Per entrare nella banda c’era un codice. L’iniziazione per i ragazzi era di resistere a 13 secondi di pestaggio di gruppo, per le ragazze c’era invece lo stupro collettivo. La loro regola era non pensare e obbedire incondizionatamente al capo.  La loro specialità erano tentati omicidi, furti, contrabbando e spaccio di droga, commercio di armi al mercato nero.

13enne con i ladri in casa chiama il 113, gli dicono di richiamare

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Riprova sarai più fortunata! Si potrebbe riassumere così la vicenda una ragazzina di 13 anni originaria di Sant’Agata di Benevento che, accortasi dei ladri che erano penetrati nel piano basso dell’abitazione ha avuto il sangue freddo di chiamare il 113, ma dall’altra parte la risposta è stata agghiacciante: «Per errore abbiamo risposto da Caserta, richiama e ti risponderanno poliziotti più vicini a te».

La banda, composta da tre individui con accento straniero, col volto coperto e vestiti interamente di nero, di cui uno armato di fucile e due di pistola, ha preso di mira, appena passate le 22,15, un’abitazione in contrada Sant’Anna, senza alcuna recinzione. Non è la prima volta che la banda mette a segno dei colpi in quella zona, negli ultimi due mesi sono stati già tre i furti denunciati. Quella sera a casa di Concetta Libardi, casalinga 45enne, c’erano anche alcuni ospiti, così la porta dell’abitazione era rimasta aperta per permettere ai suoi amici e parenti di uscire per andare a fumare una sigaretta, ma è stata anche una facile via d’accesso per i ladri. La ragazzina che si trovava al piano superiore con altri due bambini più piccoli, ha immediatamente capito cosa stava accadendo e ha chiamato il 113 per allertare la polizia. Qui il tragico errore, vedendo il prefisso telefonico 0823, ha risposto il 113 di Caserta, rispondendole però che la competenza era di Benevento.
La ragazzina ha poi provveduto ad informare il 113 di Benevento. Il suono dell’allarme ha messo in fuga la banda. Allertati dalla Polizia, sul posto sono intervenuti i Carabinieri. Ora si sono avviate le indagini.

Arancia meccanica a Napoli!

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Sono entrai in casa sua in quattro. Un imprenditore di Acerra, in provincia di Napoli, ha subìto le violenze dei malviventi, insieme a tutta la sua famiglia. Il villino adiacente alla sua azienda di rivendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli è stato praticamente assaltato dalla gang per metà composta da malviventi con una forte inflessione albanese. Sotto tiro della furia in stile Arancia Meccanica sono finiti non solo l’imprenditore, ma anche la moglie, il figlio letteralmente strappato da sotto la doccia e costretto a stare seduto nudo in cucina e la suocera novantenne.
Ma a finire in ospedale è stato il titolare dell’azienda Raffaele Venturato di 48 anni, massacrato di botte con un manganello di ferro. Alla fine del raid i banditi sono andati via con un bottino di circa cinquantamila euro tra denaro e gioielli sottratti poco alla volta con sevizie e botte da orbi somministrate senza pietà al capofamiglia.

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