La vittoria di Caterina: l’Inps le riconosce l’invalidità

caterina-simonsen-invalidità-tuttacronacaCaterina Simonsen torna a far parlare di sè sui social network e questa volta è per comunicare una buona notizia: la 25enne che nei mesi scorsi era stata presa di mira dagli ambientalisti per aver sostenuto e difeso la sperimentazione dei farmaci salvavita ha vinto la sua battaglia più grande. Sembra proprio che sia lei, infatti, la prima persona che è stata in grado di ottenere dal’Inps il riconoscimento dell’invalidità per le malattie rare dalle quali è affetta. Si tratta di una storica vittoria che l’ha resa l’apripista di un’importante cambiamento. Grazie a Caterina infatti, dall’11 marzo Inps e Usl avvieranno la schedatura delle patologie rare per le quali potrà essere riconosciuta l’invalidità e l’accompagnamento.

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“Chiudi quella maledetta bocca”: la lettera a Riina

totò-riina-minacce-carcere-tuttacronacaE’ Salvo Palazzolo che, su La Repubblica, informa che alcuni giorni fa, al carcere milanese di Opera, è stata recapitata una lettera il cui destinatario era il capomafia Totò Riina. La missiva, che presenta toni minacciosi, era firmata “Falange armata”. Ecco che si riapre una pagina del passato, con quella sigla che fra il 1992 e il 1993 rivendicava gli attentati ai centralini delle agenzie di stampa e lanciava messaggi di terrore. L’anonimo scrive a Riina: “Chiudi quella maledetta bocca  –  scrive l’anonimo a Riina, in questi mesi parecchio loquace durante l’ora d’aria, tanto da essere intercettato per decine di ore  –  ricorda che i tuoi familiari sono liberi”. Un altro messaggio inquitante si trova nel finale della lettera: “Per il resto stai tranquillo, ci pensiamo noi”. Spiega Palazzolo:

La lettera non è mai arrivata nella cella di Riina, è stata sequestrata prima dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che ha poi provveduto a inviare il testo alle procure di Palermo e Caltanissetta, in questo momento impegnate a decifrare le dichiarazioni del capomafia, e soprattutto le sue minacce nei confronti del pm Nino Di Matteo.

Ma quanto è attendibile il riferimento alla Falange Armata? Da vent’anni, ormai, quella sigla è scomparsa, portandosi dietro i suoi misteri, ripercorsi adesso da un bel libro di Massimiliano Giannantoni e Paolo Volterra (L’operazione criminale che ha terrorizzato l’Italia, la storia segreta della Falange Armata  –  Newton Compton editori). Ma della Falange Armata si stanno occupando in questi mesi i pm di Palermo che indagano sui misteri del dialogo fra Stato e mafia. E questo non è un mistero. Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi hanno già fatto confluire una parte dei vecchi atti dell’inchiesta romana sulla Falange nel processo trattativa. Altri accertamenti delegati alla Dia sono invece in corso, e coperti da un rigido segreto istruttorio: costituiscono l’ossatura del fasciolo bis dei magistrati di Palermo. Chi indaga ritiene che il dialogo segreto con i mafiosi non fu condotto solo dai politici e dai carabinieri del Ros rinviati a giudizio (Mancino, Dell’Utri, Mori, Subranni, De Donno), ma anche da alcuni agenti dei servizi segreti. Per il pool di Palermo, è più di un sospetto. C’è già una pista concreta, che vedrebbe indagato un ex dirigente dell’intelligence in rapporti con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino attraverso un intermediario.

Ecco perché è inquietante quel riferimento alla Falange Armata nella lettera inviata a Riina. Viene letto come un messaggio per il boss di Corleone, diventato fin troppo loquace con il suo compagno d’ora d’aria tanto da accusarsi delle stragi, ma anche come un’ulteriore minaccia ai pm di Palermo, impegnati in un nuovo versante delicatissimo di indagini.

I nuovi video della Simonsen

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Caterina Simonsen torna a far sentire la sua voce e questa volta lancia un nuovo appello sul web a favore dei farmaci cosiddetti off-label, ovvero quei farmaci confezionati per una determinata malattia, ma che hanno effetti anche su altre patologie. Farmaci che i medici non possono prescrivere perché l’Aifa non riconosce gli effetti che hanno sui malati rari. Nei programmi della ragazza per le prossime settimane poi vuole postare su YouTube un filmato per piegare cosa sono le malattie rare con tanto di hashtag per agganciare la sua campagna a chi la segue sui social: #IoConoscoleMr.

Parlerà “dei problemi dei malati rari, dell’origine e della gravità delle malattie – spiega nel video la ragazza -, delle malattie non riconosciute dal nostro sistema sanitario nazionale (stimate in oltre 5 mila e il sistema sanitario nazionale ne riconosce solo 400/500). Parlerà del problema della diagnosi e di tanti medici che non conoscono le malattie rare, e del problema dei farmaci, del fatto che in molti casi siamo costretti a sborsare anche mille euro al mese per curarci“.

Una nota in particolare sui cosiddetti “farmaci orfani”, ovvero quelli efficaci nel trattamento di alcune malattie, non prodotti o immessi sul mercato a causa della domanda insufficiente a coprire i costi di produzione e fornitura. Una normativa europea, varata nel 2000, incentiva la loro diffusione e commercializzazione e ne stabilisce i criteri di designazione se manca l’interesse da parte delle industrie farmaceutiche ad investire sul loro sviluppo. Ma la disponibilità di questi farmaci resta scarsa.

E poi c’è il problema dei costi esorbitanti. ”Per legge – spiega Caterina –  avendo l’esenzione per malattia rara, abbiamo dei farmaci in fascia C che poi sono di Fascia A. Ma questo – ha proseguito Caterina – non lo sanno né i farmacisti  né i medici, che non sanno come prescriverci i farmaci di fascia C. Ci sono poi i farmaci off-label: quelli fatti per una determinata malattia, ma che possono essere utilizzati anche per altre. Ma i medici non possono prescriverli perché l’Aifa non riconosce gli effetti che hanno sui malati rari”.

“Parlerò dell’importanza della ricerca – prosegue Caterina – di come viene fatta, perché abbiamo bisogno di fondi privati e darò voce con un breve video di 30 secondi a molte malattie rare facendo parlare dei conoscenti e loro familiari”, continua Caterina Simonsen nel nuovo video pubblicato su YouTube e Facebook.

E lancerà infine una campagna di sensibilizzazione con un’immagine da mettere nei social network sotto lo slogan “Io so cosa vuol dire vivere con una malattia rara, e tu?”  Caterina si rivolge anche a chi come lei vive in una condizione di perenne emergenza: “È possibile avere una vita, si riesce, nonostante la malattia. Non dobbiamo nasconderci”. “Non sono sola. Siamo diversi, ma noi malati affrontiamo le stesse difficoltà”, ha concluso la studentessa.

10 anni di filmati hard, anche con minorenni

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Un commercialista di 75 anni di Padova per circa 10 anni ha filmato i suoi incontri con donne dai 35 ai 45 anni, ma nella “trappola” dell’uomo sarebbero finite anche minorenni dai 15 ai 17 anni. Le ragazze venivano ricompensate con 200 euro e oggetti o abbigliamento griffato. A denunciare l’uomo sarebbe stata una studentessa di 22 anni che dopo aver avuto rapporti sessuali con il commercialista avrebbe deciso di troncare la relazione, ma a questo punto l’anziano l’avrebbe minacciata di rendere pubblici i filmati hard, di cui la ragazza, come le altre donne, non era a conoscenza. Gli agenti avrebbero rinvenuto almeno 50 filmini e un migliaio di foto. Il commercialista-tributarista euganeo ora dovrà rispondere di violenza sessuale, molestie telefoniche, minaccia e tentata estorsione.

“Ora tocca a voi”: busta con proiettili indirizzata ai legali di Berlusconi

longo-ghedini-tuttacronacaQuattro pallottole calibro 9 all’interno di una busta indirizzata allo studio legale Longo & Ghedini di Padova. All’interno, anche due foto che ritraggono Piero Longo e niccolò Ghedini, legali di Silvio Berlusconi e parlamentari di Forza Italia. E un avvertimento esplicito: “Ci siamo. Ora tocca a voi”. Era giovedì quando, al Centro meccanografico di smistamento delle Poste di Tessera, la lettera è stata intercettata. E il Gazzettino ricorda che era accaduto sempre giovedì per un’altra missiva molto simile nello stile e indirizzata a Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente e ai Giovani del Comune di Venezia, e lunedì per quella destinata a Sandro Simionato, vice sindaco di Venezia.

Riina shock: “Meno male che si è messo Falcone alla guida o si salvava”

Capaci-intercettazioni-riina-tuttacronacaAncora intercettazioni delle conversazioni nel carcere di Opera tra Totò Riina e il boss Alberto Lorusso. I dialoghi captati riguardano la strage di Capaci, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta. “Meno male che lui si è voluto mettere là al posto dell’autista, se no si salvava, disgraziato. Una trovata migliore l’ha potuta trovare lui solo”. Quel giorno il giudice, tornato da Roma in aereo, aveva deciso di guidare l’auto blindata chiedendo al suo autista, Giuseppe Costanza di mettersi al volante. Falcone si mise così alla guida con accanto la moglie Francesca Morvillo. Prosegue Riina, parlando dei minuti successivi all’esplosione: “Mentre era al telegiornale… sono feriti lui e la moglie. Minc**a feriti! Poi nel mentre il telegiornale: è morto Falcone. Ti metti là minuto per minuto, no? Ci siamo! Ci siamo! Ci siamo!”. E prosegue: “Minc**a ho detto ma guarda che bordello.La moglie è viva, è viva. Dopo dieci minuti dice l’hanno ammazzata pure. Mia moglie dice: ma cosa è successo, ma che disgrazie, mischineddu, mischineddu… (poverino ndr) c’era una macchina, un aereo, lo hanno bombardato. Poi cercano l’aereo che non si è potuto trovare più…Poi subito allerta per la seconda”. “La seconda” per gli investigatori sarebbe la strage in cui morì Paolo Borsellino. Il boss parla anche del tritolo utilizzato: “Minc**a con quello ce ne sono voluti qualche 300 chili, con quello 500 chili. Non abbiamo risparmiato niente, devo dire la verità”. Poi raccontando di nuovo dell’attentato di Capaci. “Sembrava una zona di guerra appunto per questo loro non la possono digerire”. Ancora, durante l’ora d’aria Riina smentisce le parole del pentito Giovanni Brusca che ha raccontato agli inquirenti di avere saputo dal padrino di Corleone della consegna allo Stato del “papello”, l’elenco delle richieste della mafia per fare cessare le stragi. “Ma questo papello non si trova – dice – non c’è”. “Sono andati a fare le indagini sui miei figli, sulle mie sorelle, su mia moglie”, racconta alludendo alle indagini calligrafiche fatte dalla polizia per trovare l’autore del foglio consegnato ai pm da Massimo Ciancimino. Gli accertamenti fatti non hanno consentito agli investigatori di risalire alla paternità dello scritto. Insulti piovono anche su Massimo Ciancimino, “disonorato” e “folle di catene” (pazzo da legare ndr). Sollecitato da Lorusso dice che il figlio dell’ex sindaco mafioso collaborerebbe per riavere i soldi confiscati.

“Barbarella è potentosa come suo padre”: parla Riina

totò-riina-intercettazioni-tuttacronacaSi continua a parlare delle intercettazioni captate dalle cimici della Dia depositate agli atti del processo per la trattativa Stato-mafia. Il 18 settembre Totò Riina e Alberto Lorusso, boss della mafia pugliese, hanno discusso di Berlusconi e della figlia Barbara, di Nicole Minetti, Ruby, del governo passando anche per la candidatura di Martelli nel 1987. Riina e Lorusso, in quella data, si chiedono se Berlusconi, ancora leader del Pdl e alleato di Letta, voglia fare cadere l’esecutivo. “Stasera c’è la votazione – dice Lorusso – Il Governo lui non lo farà cadere, non gli conviene fare cadere il Governo”: E Riina:  “No, no. Cornuti sono chi sale al Governo. Lo sai com’è”.  A questo punto Lorusso parla della possibile candidatura di Berlusconi in Lettonia: “Forse si candida là”. E Riina: “Va là a ‘cafuddare'”. Gli inquirenti hanno tradotto questo termine «nel senso di fare sesso». È Lorusso a spiegare che “Berlusconi è conosciuto dappertutto, sono vent’anni che tutte le televisioni parlano di lui. In tutto il mondo parlano di lui”.  Poi i due citano anche Nicole Minetti: “L’ha fatta assessore a 12.000 euro al mese, perchè faceva l’assessore? Perché sapeva parlare la lingua inglese”. E Riina ride. Fino a parlare anche di Mubarak e di Ruby Rubacuori, definita “nipote di Mubarak”. “Che figlio di … – dice Riina – le vede che figlio…”. E continua a ridere.La candidatura di Claudio Martelli con il Psi nel 1987 è tra gli argomenti affrontati dal boss mafioso Totò Riina con il suo vicino di cella, il boss pugliese Alberto Lorusso. Sono stati diversi i pentiti, tra cui Francesco Onorato, ad avere raccontato che Martelli avrebbe ricevuto i voti della mafia. Una circostanza che l’ex ministro della Giustizia ha sempre smentito. Ma i due, in un’altra data, il 31 ottobre, parlano anche di Andretti: “quell è stato una persona seria, a livello mondiale. Figlio di put…, che persona seria, eh? Chiesa e casa, casa e chiesa. Questo qua era un burattinaio, che cavolo di burattinaio…”. E ancora parlano della figlia di Berlusconi e della sua love story con il milanista Pato: “Min… Barbarella, Barbaretta, sta Barbarella è potentosa come suo padre, perchè si è messa sotto quello lì… Lui era un potente giocatore e non ha potuto giocare più, lui dice che vuole venire di nuovo”.

Le intercettazioni del boss: Riina parla di Berlusconi

riina-tuttacronacaUna chiacchierata tra il boss mafioso Totò Riina e il suo vicino di cella Alberto Lo Russo intercettata dagli uomini della Dia. Oggi arrivano nuovi particolari. Dopo aver parlato del pm Di Matteo e della partecipazione al processo sulla trattativa Stato-Mafia di Napolitano, Riina ha parlato anche di Berlusconi. In una conversazione avvenuta il 20 settembre 2013 nel cortile del carcere milanese di Opera e captata dalle cimici della Direzione investigativa antimafia di Palermo, finita adesso agli atti del processo per la trattativa tra Stato e mafia, i due parlano dei “guai” dell’ex premier. Non si sa se guai giudiziari o di carattere politico. Lorusso aggiorna il boss sulle ultime notizie del leader di Forza Italia e il capomafia di Corleone risponde: “se lo merita, se lo merita. Gli direi io ‘ma perche’ ti sei andato a prendere lo stalliere? Perchè te lo sei messo dentro?'”. Secondo gli investigatori, Riina fa riferimento a Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, condannato per mafia, morto qualche anno fa. Sempre parlando di Mangano, Riina in quella stessa conversazione, parte della quale omissata dai magistrati della Dda, aggiunge poi: “Era un bravo picciotto (uomo ndr. Mischino (poverino ndr), poi si è ammalato ed è morto”.

Depositate le intercettazioni su Riina. Su Napolitano “bene se non testimonia”

toto_riina-tuttacronacaSono state depositate dagli uomini della Dia parte delle intercettazioni effettuate il 16 novembre 2013 alle 9.30, mentre il boss mafioso Totò Riina parlava con il boss della Sacra Corona Unita Alberto Lo Russo, nel carcere milanese di Opera. E si sente: “E allora organizziamola questa cosa! Facciamola grossa e non ne parliamo più”. I due parlano del pm antimafia Antonino Di Matteo, che rappresenta l’accusa nel processo per la trattativa tra Stato e mafia che vede tra gli imputati proprio il boss corleonese. Stando agli appunti degli uomini della Dia, mentre Riina dice “organizziamola questa cosa”, tira fuori la mano dal cappotto e gesticolando mima il gesto di fare in fretta. Il boss mostra di non temere Di Matteo:  “Vedi, vedi si mette là davanti, mi guarda con gli occhi puntati ma a me non mi intimorisce…”. Poi sul progetto di attentato: “Questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta e allora, se fosse possibile, ad ucciderlo… Una esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari”. “Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buono”, continua Riina con Lorusso. “Questo pubblico ministero di questo processo che mi sta facendo uscire pazzo”. Ancora, Riina si mosta incontenibile: “Se io restavo fuori, io continuavo a fare un macello, continuavo, al massimo livello. Ormai c’era l’ingranaggio, questo sistema e basta. Minchia, eravamo tutti, tutti mafiosi”. Non solo, aggiornato in tempo (quasi reale) da Lorusso, apprende della richiesta di testimonianza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al processo sulla trattativa. Lorusso lo informa che le tv rilanciano le dichiarazioni del vice presidente del Csm (Vietti) e di altri politici che ritengono che il capo dello Stato non debba testimoniare. Riina approva: “fanno bene, fanno bene… ci danno una mazzata… ci vuole una mazzata nelle corna… a questo pubblico ministero di Palermo”. Al che Lorusso dice: “sono tutti con Napolitano dice che non ci deve andare. Lui è il presidente della Repubblica e non ci deve andare”. Riina afferma: “Io penso che qualcosa si è rotto…” Cronologicamente, i primi riferimenti conducibili al pm Di Meatteo: “Di più per questo, per questo signore che era a Caltanissetta, questo che non sa che cosa deve fare prima. E’ un disgraziato… minc**a è intrigante, minc**a, questo vorrebbe mettere a tutti, a tutti, vorrebbe mettere mani… ci mette la parola in bocca a tutti, ma non prende niente, non prende…”. Nel frattempo, in Procura, spiega Repubblica, cresce la preoccupazione perché i boss sarebbero a conoscenza di notizie mai pubblicate: il 14 novembre scorso gli inquirenti trascrivono l’ennesima intercettazione captata nel cortile di Opera. Quando la notizia delle minacce di Riina al pm Di Matteo era finita sui giornali, i magistrati decisero di presentarsi in massa in Tribunale per manifestare ai pm del processo per la trattativa tra Stato e mafia la loro solidarietà. Ma la decisione non era stata ancora ufficializzata nè era finita sui giornali o in tv e se n’era parlato soltanto via mail tra pm e poche persone. Così è Lorusso ad avvisare il 14 novembre scorso Riina: “…hanno detto che alla prossima udienza ci saranno tutti i pubblici ministeri all’udienza… saranno presenti tutti”. E Riina annuisce: “Ah tutti”. Una notizia circolata solo sulla mailing list interna al Palazzo di giustizia.
“Mi viene una rabbia – continua Riina – ma perchè questa popolazione non vuole ammazzare a nessun magistrato? A tutti… ammazzarli, proprio andarci armati e vedere…”. Si ingalluzziscono , proprio si ingalluzziscono… perchè c’è la popolazione che li difende, che li aiuta. Quelli però che devono andare a fare la propaganda là, sono quelli che devono andare a fare la propaganda. Hanno lo scopo in testa per uno strumentìo (strumentalizzazione ndr) completamente e le persone sono con loro…”.
“Quelli si meritavano questo e altro – continua Riina – questo è niente quello che gli feci io! Gli ho fatto, però meritavano. Se ci fosse stato qualche altro avrebbe continuato e non hanno continuato e non hanno intenzione di continuare, nessuno”. E il boss corleonese, sempre il 30 ottobre, rivendica le sue gesta e sembra che nessuno in Cosa nostra riesca a seguire le sue orme. Tanto che Lorusso dice: “E così subiscono sempre, così subiscono, subiscono, subiscono e continueranno a subire”
Nei dialoghi con Lo Russo c’è anche un accenno alla strage Chinnici: “Quello là salutava e se ne saliva nei palazzi. Ma che disgraziato sei, saluti e te ne sali nei palazzi. Minchia e poi è sceso, disgraziato, il procuratore generale di Palermo”. Chinnici fu ucciso da un’autobomba il 29 luglio del 1983.
Il capomafia si dice deluso da quello che è ritenuto l’attuale capo di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro: “A me dispiace dirlo, questo signor Messina Denaro, questo che fa il latitante, questo si sente di comandare, ma non si interessa di noi. Questo fa i pali della luce – aggiunge riferendosi al business dell’energia eolica in cui Messina Denaro è coinvolto – ci farebbe più figura se se la mettesse in c… la luce”.

Il filosofo animalista: contro Caterina “attacchi assurdi”

caterina-simonsen-tuttacronacaIl filosofo 54enne Felice Cimatti, autore del libro “Filosofia dell’animalità”, che presenta una riflessione sul rapporto tra l’uomo e gli animali è stato intervistato dal Corriere della Sera ed ha parlato della situazione della padovana Caterina Simonsen, una giovane malata che si trova a fare i conti con offese e auguri di morte sul web per aver difeso la sperimentazione sugli animali. Il filosofo sottolinea che

ci sono stati attacchi davvero violenti e assurdi. Inutile preoccuparsi per un pollo in batteria se poi non si prova empatia per una giovane che deve vivere attaccata a una macchina. Credo che queste persone tradiscano il senso dell’animalismo.

Cimatti riconosce che

gli animalisti sollevano un problema vero: che diritto abbiamo di prendere qualcuno che vive e di manipolarlo, di usarlo come mezzo per i nostri scopi? È una domanda centrale anche per il nostro futuro — basta pensare a quello che stiamo facendo all’ambiente — eppure in un certo senso nuova, proprio perché l’umano, per definizione, è l’animale che vive e prospera usando altri animali: da sempre li addomestica, li uccide, li mangia. Si è costruito così come vivente.

 

Si dovrebbe dire che su questo è costruito l’ordine della Natura, volgarmente tradotto nella catena alimentare. Il filosofo afferma che

 

si sono già fatti molti passi avanti in direzione

 

dell’obiettivo che

 

la medicina [possa] fare a meno dei test sugli animali”.

 

Ed è ovvio, insiste,

 

che se si possono evitare, non vanno usati. Ma cosa succede se non abbiamo alternative? Se scopriamo che possiamo trovare una cura per la sclerosi multipla solo sacrificando cento scimpanzé? Questa è la questione vera da un punto di vista medico, prima ancora che filosofico.

 

L’intervistatrice Elena Tebano fa quindi notare che gli “antispecisti” sostengono che non possiamo usare gli altri animali, perché significherebbe presupporre che siamo migliori, che la nostra vita vale più della loro, e così non è.

 

È una risposta assoluta, come se non esistessero soluzioni intermedie, e cade nella trappola che vorrebbe denunciare: l’antropocentrismo. Si tendono a riconoscere i diritti solo agli animali che più ci “assomigliano”: gli scimpanzé, per esempio, o quelli che hanno un sistema nervoso o una forma di linguaggio. In questo modo l’uomo torna a essere la misura di tutto, quello da cui discende il valore degli altri animali.

Non è che un topo soffre meno di un delfino. Nessuno, per esempio, si preoccupa degli insetti. Perché? C’è un esperimento mentale ben noto in filosofia: provare a pensare che una zanzara sia grande come un cane. Non ci verrebbe più da schiacciarla, così, sovrappensiero. […] Bisogna imparare a prendere in considerazione l’alterità degli animali, dobbiamo smettere di umanizzarli. […] La vita è appropriarsi di altre forme di vita e metterle dentro di sé. È inevitabile. Invece alcuni animalisti estremi hanno immaginato leoni geneticamente modificati per diventare erbivori. Perché gli animali non si dovrebbero mangiare e le piante sì? Perché le pecore ci sembrano più simili a noi dei carciofi? […] A me non sembra possibile una forma di vita che non mangi un’altra forma di vita. Ma più consideriamo la questione in forma generale, più diventa intrattabile. […] Bisogna distinguere. Dobbiamo opporci allo sfruttamento industriale degli animali: lì l’aspetto più spaventoso è la violenza sistematica. Su questo gli animalisti hanno il merito di farci guardare ciò che preferiamo non vedere. E credo che abbiano ragione loro: sul lungo periodo probabilmente smetteremo di mangiare gli animali, così come abbiamo abolito la schiavitù.

 

Per quanto riguarda la medicina: lei dice sì o no alla sperimentazione sugli animali?

 

Se l’alternativa è: o vivo io o vivi te, io cerco di difendermi. Ma una risposta unica a questa domanda non c’è. Dobbiamo continuare a porcela, di caso in caso. E intanto lavorare per renderla meno urgente. Infine si potrebbe immaginare una sorta di “consenso informato”. Si potrebbe dire ai pazienti, prima che prendano una medicina, se è costata la vita a degli animali. In modo che possano decidere se usarla o no.

 

Come si comporterebbe Felice Cimatti?

 

Non lo so, me lo chiede ora, ma se ne avessi davvero bisogno per la mia vita … Non direi di no.

Renzi prende posizione e difende la studentessa

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Matteo Renzi traccia le differenze e fa sentire la sua voce, crea un vero baratro tra il vecchio Pd e il nuovo Pd, tanto che irrompe nel dibattito scoppiato a  seguito della studentessa malata che aveva postato la sua foto su internet in favore della sperimentazione e della ricerca sugli animali. Renzi ha dichiarato di sostenere la ragazza: «Ho visto il suo video e voglio dirlo con tutta la mia forza: io sto con Caterina». Caterina nel suo video ha nominato anche la LAV, il Partito animalista europeo e Michela Vittoria Brambilla con la sua Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente. Quest’ultima ha risposto con le parole della biologa Susanna Penco, ricercatrice presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università di Genova e malata di sclerosi multipla da vent’anni. La Penco condanna duramente gli insulti e le minacce ricevute dalla ragazza, ma allo stesso modo respinge le«strumentalizzazioni di qualsiasi genere». «E’ proprio la sperimentazione animale ad allontanare le soluzioni e quindi la guarigione per i malati», scrive la biologa, «Se si abbandonasse un metodo fuorviante e ci si concentrasse sull’uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi». Fra questi metodi, il primo, secondo la Penco, sarebbe la donazione degli organi. Poi la biologa conclude: «La sperimentazione animale può essere anticamera di cocenti delusioni. Ve ne sono molti esempi, anche riguardanti farmaci in commercio». Il dibattito s’infuoca, mentre sembra che l’Italia su alcuni temi non riesca a gridare una voce che esca dal coro… Renzi ha dato comunque un importante contributo, ma quali politici sono pronti a seguirlo in questo difficile percorso per sfatare alcuni tabù?

Caterina, la offendono e le augurano la morte: lei risponde con un video

caterina-simonsen-tuttacronacaOltre 30 auguri di morte e oltre 500 offese in Facebook, perchè lei difende la sperimentazione animale. Che le ha permesso di arrivare a festeggiare il 25° compleanno quando sarebbe potuta morire già a 9 anni. Lei risponde con un filmato pubblicato sulla sua pagina Facebook. “Faccio questo video per farvi capire come si vive con le mie malattie. E’ una risposta agli oltre 30 auguri di morte e alle oltre 500 offese che ho ricevuto solo perché ho detto che sono viva grazie alla sperimentazione animale”. Caterina Simonsen è una studentessa di Veterinaria colpita da quattro malattie genetiche rare finita nel mirino degli animalisti dopo aver difeso la sperimentazione animale. “Senza la ricerca sarei morta a 9 anni” aveva scritto Caterina pubblicando una sua foto con il respiratore ricevendo insulti e offese.

Caterina in lotta per la vita, minacciata di morte su Facebook

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E’ Caterina Simonsen, la ragazza della foto che la ritrae con il respiratore sulla bocca e un foglio in mano. «Io, Caterina S. – recita la scritta – ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro». Colpita da diverse malattie genetiche, la ragazza, studentessa di Veterinaria all’Università di Bologna, è diventata il bersaglio di estremisti animalisti sul social network che la insultano per la sua condivisione alla sperimentazione sugli animali. E’ vero che oltre 13mila persone si sono dichiarate d’accordo con Caterina, ma quelli che non lo sono hanno scatenato la loro furia con insulti e minacce davvero da far paura.

«Se crepavi anche a 9 anni non fregava nulla a nessuno, causare sofferenza a esseri innocenti non lo trovo giusto», è il messaggio di Valentina. Concorda Mauro: «Per me potevi pure morire a 9 anni, non si fanno esperimenti su nessun animale, razza di bestie schifose». Insulti anche da Perry: «Magari fosse morta a 9 anni, un essere vivente di m… in meno e più animali su questo pianeta». Materiale che Caterina ha consegnato alla polizia postale, con nomi e cognomi degli autori dei post.

«Non capisco il perché di tanta cattiveria – replica la giovane -. Loro non sanno chi sia io, cosa faccia io, e probabilmente sono così ingenui da non sapere che tutti i farmaci che prendono, che danno ai loro figli e che danno ai loro animali sono stati testati sugli animali».

Seduta sul letto, in mezzo alle medicine e ai macchinari che le permettono di respirare Caterina, che si vuole laureare in veterinaria per aiutare gli animali, è in lotta contro quattro malattie rare (immunodeficienza primaria, deficit di proteina C e proteina S, deficit di alfa-1 antitripsina, neuropatia dei nervi frenici), abbinate al prolattinoma, un tumore ipofisario, e a reflusso gastroesofageo, asma allergica e tiroidite autoimmune. Per poter sopravvivere passa dalle 16 alle 22 ore al giorno attaccata a un respiratore, ma questo non le impedisce di lanciare il suo appello a chi l’insulta.  «Invito Brambilla, Lav e Partito animalista europeo a combattere contro l’utilizzo degli animali dove non è fondamentale per l’esistenza umana: la caccia, i macelli, gli allevamenti di pellicce. Anziché fare tanto rumore mediatico, e ostacolare il lavoro dei ricercatori potreste raccogliere fondi e investire soldi per cercare un metodo alternativo valido agli esperimenti sugli animali. Una volta trovati questi metodi, per legge dovranno sostituire i test sugli animali. Vi chiedo di chiedere all’Aifa di mettere grande sulle confezioni dei farmaci che il medicinale è testato sugli animali a norma di legge, così che chi si cura possa fare una scelta consapevole». .

A sostenere Caterina è sceso in campo Dario Padovan, presidente di Pro-Test Italia (associazione non profit per la difesa della ricerca bio-medica), che bolla come «inaccettabili» gli insulti diretti alla ragazza: «È una vergogna quello che sta succedendo a Caterina. Non è ammissibile che persone disinformate e prepotenti si permettano di minacciare e augurare la morte a una persona gravemente malata».

Felice “Faccia d’angelo” Maniero non ne può più

felice-maniero-tuttacronacaLo sfogo arriva da Felice Maniero, ex boss della Mala del Brenta: “Non ne posso più di chi vuol farsi pubblicità a spese mie. Prima un ex aspirante sindaco di Silea che dice di sapere dove abito, a Silea (Treviso), dove invece non sono mai stato, e chiede di essere eletto per mandarmi via. Poi quello che fa le magliette con la scritta “Fasso rapine” (“faccio racipe”, ndr.) e la mia faccia. Poi una defici***e che fa un articolo in cui scrive esattamente il nome della via dove abito, costringendomi a traslocare. E adesso questo vicentino, che vuole uscire dall’anonimato, dicendo di essere stato minacciato dal sottoscritto. L’unica minaccia reale è alla mia vita e a quella della mia famiglia e arriva da gente irresponsabile come questi giornalisti che io non ho mai visto nè conosciuto e che a tutti i costi vogliono farsi pubblicità a spese mie. Adesso mi sono rotto e inizierò a denunciare”. Il riferimento è alla presunte minacce ad Alessando Ambrosini, un vicentino che edita il sito web “notte criminale” e che nei giorni scorsi ha reso noto di aver denunciato Maniero per le minacce ricevute via mail. “A parte il fatto che non sono così ingenuo da minacciare qualcuno per iscritto, il problema vero è che ho tentato con le buone di fargli togliere i riferimenti e poi, se mi permettete, mi sono arrabbiato visto che mi ha fatto capire che avrebbe tolto i riferimenti se io accettavo di incontrarlo. Ecco, mi sono detto, di nuovo uno che ha bisogno del sottoscritto per farsi un nome. Non ho accettato e lui mi ha denunciato”. Come ricorda il Gazzettino, è nel giugno di quest’anno che Maniero scopre che Ambrosini ha messo sul suo sito internet sia quell’articolo “di quella giornalista” sia il nome nuovo di Maniero – che porta da quando ha finito di scontare le condanne ed è tornato ad essere un libero cittadino. Dunque, “grazie” ad Ambrosini, era possibile sapere in che città abita Maniero e pure come si chiama. Chiaro che Maniero si arrabbia. “Possibile che io non abbia diritto ad essere dimenticato? Non faccio nulla per mettermi in mostra, ho pagato il mio conto con la giustizia, ho cambiato vita, lavoro e sto con la mia famiglia, perchè questi invece di fare il loro mestiere, puntano a far ammazzare i miei figli?” Maniero chiede, in data 6 giugno 2013, la rimozione dell’articolo dal web. Il giorno dopo Alessandro Ambrosini scrive a Maniero: “Se accetta di incontrarmi e di scambiare quattro chiacchiere, lo farò molto volentieri”. La mail si conclude con un “io non vengo da scuole di giornalismo, ma vengo dalla strada e non scendo dall’albero come molti miei colleghi. Avrà ricevuto mille volte mail del genere e io non sono il 1001esimo”. Maniero risponde a muso duro: “Senti bene, uomo della strada, stai mettendo in pericolo la vita mia e dei miei figli”. Poi dà del cialtrone al giornalista e conclude “Un proverbio: uomo avvertito mezzo salvato”. Subito dopo Maniero fa chiamare Ambrosini dal suo avvocato e Ambrosini chiede, attraverso il legale dell’ex boss del Brenta, che Maniero gli invii una mail in cui assicura che non si tratta di una minaccia. “Mi sono sentito con il mio avvocato, ovviamente non era una minaccia la mia. Effettuare una minaccia per mail sarebbe una condanna certa, un po’ di esperienza mi è rimasta, non crede?” Passano tre mesi, “io non accetto di incontrare Ambrosini” e Ambrosini va dai carabinieri a fare la denuncia.

Insulta la suocera via sms: dovrà sborsare 2mila euro

SMS-offese-tuttacronacaUn Giudice di pace di Treviso ha inflitto a un 24enne marocchino residente a Conegliano, nel Trevisano, la sanzione di 500 euro condannandolo anche a pagare le spese processuali, a risarcire la 45enne con 350 euro e a rimborsarle le spese legali per 1.200 euro. Questo a seguito del dibattimento nato dalla querela presentata da una 45enne nata in città e ora residente in Calabria, costituita parte civile nei confronti di Walid Ouai, accusato di ingiurie. Il giovane, nel giugno dell’anno scorso e ripetutamente, avrebbe offeso la madre della sua compagna. Tali ingiurie, spiega il Gazzettino, si sarebbero succedute prima via messaggio sul telefono cellulare («falsa di m…, p…»), sia nel corso di incontri ai quali avrebbero assistito anche altre persone. Le frasi contestate al 24enne appaiono minacciose («ti spezzo le gambe, ti mando alla tomba, non ho mai conosciuto una p… come te, se eravamo in un altro Paese ti avrei già sistemata»), ma ad Ouai erano contestate solo le ingiurie. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato a 600 euro di multa.

Le inquietanti minacce sui social network alla senatrice Lanzillotta

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Inquietanti le minacce subite dalla senatrice Linda Lanzillotta che si è pronunciata in giunta per il regolamento sul voto palese sulla decadenza di Berlusconi. Sul suo profilo Facebook sono piovute frasi come:

“Una scelta da vigliacchi e di parte !!! come tutto il resto del copione dei magistrati ,,,sarai castigata! ricordatelo!!!!!!qualcosa ti succedera in quest’anno 2013!!!!!! Il supremo provvederà a farti soffrire!!!”.

O ancora “Vergogna!”.

“La sua scelta civica di decidere il voto palese è da ANTI ITALIANA… è antieuropea e la colloca tra le persone che si sono vendute per una ciotola di croccantini cinesi…. si vergogni e si dimetta se ha un po’ di dignità ed orgoglio personale… e la sua ipocrisia fa nausea………..”.

“le donne in Parlamento dovrebbero essere AZZERATE!”

L’omofobia che costringe alla fuga… la storia di Gianluca

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Emigrato sì, ma perché gay. Emigrato perché gli hanno bruciato la casa. Emigrato perché Gianluca Calignano, 29enne di Brindisi, ha subito minacce, insulti e intimidazioni. Così due mesi fa ha deciso di trasferirsi all’estero e ha scelto la Germania, dove ha un lavoro part-time con un contratto di pochi mesi e vorrebbe tornare ma : “Ho paura di tornare in Puglia”, racconta all’ANSA.

Nei mesi scorsi erano apparse delle scritte omofobe sui muri della sua abitazione. Gli hanno tagliato ripetutamente gli pneumatici dell’auto, gli hanno intimato di lasciare il paese perché “a Tuturano non c’è spazio per i gay”.

Ora Gianluca chiede aiuto: “A marzo – dice – il sindaco di Brindisi mi aveva promesso che mi avrebbe assegnato un alloggio popolare lontano da Tuturano, ma non ha mai dato seguito all’impegno. Ora vivo fuori, ma dovrò tornare. E ho paura”.

Il pub distrutto a Londra: i tifosi napoletani organizzano una colletta

napoli-arsenal-pub-tuttacronacaE’ Canale Napoli a tornare sulla vicenda del pub londinese, il Pierbury Corner, sfasciato dai tifosi del Napoli in occasione dell’incontro contro l’Arsenal. Prima la notizia ha fatto il giro del mondo, poi sono arrivate le minacce dei tifosi inglesi, ora, così sembra, il “lieto” epilogo. Mentre proseguo le indagini delle autorità inglesi, il proprietario si trova però a fare i conti con i danni riportati dal suo locale. E i napoletani si sono distinti: una piccola cerchia di tifosi ha infatti organizzato una colletta per ripagarlo. Il proprietario avrebbe dichiarato: “Accettiamo le scuse dei tifosi del Napoli, sappiamo che quei trenta che hanno fatto irruzione qui non c’entrano niente con i veri fan del Napoli.“

I tifosi dell’Arsenal minacciano i napoletani: “Vi uccideremo”

piebury-corner-arsenal-napoli-tuttacronacaI tifosi azzurri hanno lasciato il segno a Londra, nei pressi dello Stadio Emirates, in occasione del match Arsenal-Napoli, distruggendo il pub Piebury Corner. E ora i tifosi inglesi, o presunti tali, minacciano ritorsioni in vista della gara di ritorno, che si giocherà al San Paolo l’11 dicembre e chiuderà il girone di Champions League. Online circola infatti il messaggio “Vi uccideremo”, frase che lascia presagire che la partita potrebbe trasformarsi in “guerra” lungo le strade del capoluogo campano. Le immagini del pub inglese devastato ha fatto il giro del mondo: certo non una buona pubblicità per l’Italia.

Lo stalking colpisce Luisa Corna

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Luisa Corna, artista bresciana 48enne, è stata vittima di stalking. La Corna avrebbe ricevuto numerose mail anonime con toni offesivi e minacce tanto da essere indotta a denunciare presso le forze dell’ordine il comportamento di un maniaco anonimo. Inoltre l’artista si è detta allarmata quando ha capito che lo stalker conoscerebbe perfettamente i suoi spostamenti. La Corna non ha nascosto i sospetti quindi che possa trattarsi di una persona del suo ambiente di lavoro, qualcuno che possa con facilità reperire informazioni sul suo conto. LA Corna ha ricevuto sin dal 2012 insulti del tipo: “Povera provincialotta” o  “sei una vipera”, ma ultimante sembra che siano più frequenti e meglio dettagliate le mail che riceve.  La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per atti persecutori e stalking.

 

La storia di Elisa Trombin, sindaco minacciato con l’acido.

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Elisa Trombin, sindaco di  Jolanda di Savoia, nel Ferrarese, sarà protetta dopo le intimidazioni che nei giorni scorsi da parte di un uomo al quale non era stato dato un alloggio pubblico. Le gravi minacce erano state lanciate dall’uomo durante un incontro tecnico per l’assegnazione di alloggi quando aveva gridato «dite alla sindaca che la prossima volta verrò con l’acido muriatico».

All’uscita Elisa Trombin è parsa rasserenata: «Ringrazio le forze dell’ordine e il prefetto, posso dire di sentirmi ora molto più tranquilla e sicura», grazie anche «alla vicinanza espressa da tutte le forze dell’ordine». Solidarietà le è stata espressa dal sindaco della vicina Comacchio, Marco Fabbri.

 

La condanna di Dell’Utri: arrivano le motivazioni della Corte di appello

marcello-dellutri-tuttacronacaI giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Palermo hanno presentato le motivazioni della sentenza con cui l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri è stato condannato, il 25 marzo scorso, a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici affermano che ci fu un patto tra la mafia e Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri ne è stato il “mediatore contrattuale”. E in tale contesto, tra il 1974 e il 1992, “non si è mai sottratto al ruolo di intermediario tra gli interessi dei protagonisti”, e “ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento”. La Corte ha collocato la stipula di tale partto tra il 16 e il 29 maggio del 1974 quando, si legge nelle 477 pagine della motivazione, “è stato acclarato definitivamente che Dell’Utri ha partecipato a un incontro organizzato da lui stesso e (dal mafioso palermitano Gaetano) Cinà a Milano, presso il suo ufficio. Tale incontro, al quale erano presenti Dell’Utri, Gaetano Cinà, Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo e Silvio Berlusconi, aveva preceduto l’assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi”. Secondo i magistrati palermitani, quella riunione “ha costituito la genesi del rapporto sinallagmatico che ha legato l’imprenditore Berluconi e Cosa nostra con la mediazione costante e attiva dell’imputato” Dell’Utri. Ancora si legge: “In virtù di tale patto i contraenti (Cosa nostra da una parte e Silvio Berlusconi dall’altra) e il mediatore contrattuale (Marcello Dell’Utri), legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell’imprenditore mediante l’esborso di somme di denaro che quest’ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Marcello Dell’Utri che, mediando i termini dell’accordo, ha consentito che l’associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere sul territorio mediante l’ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro”. Sempre secondo la Corte è l’incontro del 1974 che “segna l’inizio del patto che legherà Berlusconi, Dell’Utri e Cosa nostra fino al 1992. È da questo incontro che l’imprenditore milanese, abbandonando qualsia proposito (da cui non è parso, ivero, mai sfiorato) di farsi proteggere dai rimedi istituzionali, è rientrato sotto l’ombrello della protezione mafiosa assumendo Vittorio Mangano ad Arcore e non sottraendosi mai all’obbligo di versare ingenti somme di denaro alla mafia, quale corrispettivo della protezione”. Mangano divenne così lo stalliere di Arcore “non tanto per la nota passione per i cavalli” ma “per garantire un presidio mafioso nella villa dell’imprenditore milanese”. La Corte non ritiene inoltre credibile Dell’Ultri quando ammette di aver indicato Mangano a Berlusconi come persona da assumere sostenendo però di non essergli amico, anzi di averne paura. Nella motivazione si legge: “La continuità della frequentazione, l’avere pranzato in diverse occasioni con lui, sono circostanze che hanno consentito di escludere che i rapporti svoltisi in un arco temporale che ha coperto quasi un ventennio nel corso del quale il Mangano è stato arrestato e prosciolto e poi nuovamente arrestato e poi ancora prosciolto, possano essere stati determinati da paura”. La Corte ha ricostruito nelle motivazioni anche i pagamenti sollecitati dai mafiosi a Berlusconi “quale prezzo per la protezione”, e che secondo i giudici iniziarono subito dopo l’incontro del 1974, con la richiesta di 100 milioni di lire formulata da Cinà, ed esaudita.

Picchia la moglie e lei fugge, in casa ritrovati coltelli e frecce

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Lui, un uomo italiano di Città di Castello, l’aveva già minacciata diverse volte e anche picchiata. Un paio di giorni fa, la moglie impaurita dai comportamenti del marito ubriaco, che la stava insultando ha deciso di fuggire di casa. I famigliari della vittima hanno dato l’allarme ai carabinieri che hanno poi rintracciato la donna, la quale, ha raccontato di essere stata vittima di violenze e di minacce già in passato. I militari dell’Arma sono andati a casa della coppia e qui hanno trovato l’uomo completamente ubriaco. In casa sono state rinvenute anche  un piccolo arsenale fatto di coltelli e frecce per la balestra che sono stati sequestrati. L’uomo, già in passato, era stato denunciato per maltrattamenti in famiglia e detenzione abusiva di armi. Due anni fa infatti con uno dei quei coltelli, avena minacciato una persona con cui aveva avuto una discussione. Per quel motivo era stato emesso un provvedimento che gli impediva di detenere qualsiasi tipo di arma, il particolare quelle da punta e taglio.

 

Attentato a bordo? Aereo Usa chiede atterraggio di emergenza

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Proveniva dall’Irlanda l’aereo che ha chiesto e ottenuto un atterraggio d’emergenza a Philadelphia in seguito a minacce non meglio specificate. L’allarme sul velivolo della compagnia Us Airways, proveniente da Shannon, in Irlanda, è scattato dopo che qualcuno ha telefonato al dipartimento di polizia della città segnalando la presenza di una bomba a bordo. Il velivolo è stato fatto evacuare e sono in corso i controlli da parte degli agenti speciali. Il velivolo è stato parcheggiato in una pista dell’aeroporto mentre le forze dell’ordine stanno passando al vaglio tutti i bagagli per verificare l’eventuale presenza dell’ordigno. Il volo Us Airways 777 è stato seguito da jet F-16S della North American Aerospace Defense Command (Norad) per “eccesso di precauzione”.

Aggiornamento 7 agosto 2013, 21.45: La minaccia si è poi rivelata infondata.

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Uccide il proprio cane e ne lascia i resti per strada: denunciato

1cane-ucciso-tuttacronacaNella notte tra l’1 e il 2 agosto, un 56enne di Sabbio Chiese, in provincia di Brescia, ha ucciso il proprio cane con un grosso coltello per poi lasciarne i resti in strada. Agitato e in stato di evidente alterazione, l’uomo, che soffre di problemi psichiatrici, ha destato la preoccupazione dei vicini di casa, i quali hanno provveduto a chiamare i carabinieri. I militari hanno quindi rintracciato il giorno seguente il 56enne, che nel frattempo era fuggito, e l’hanno portato in ospedale per gli accertamenti del caso, oltre a denunciarlo per uccisione di animale e minacce.

“La tua vita non vale niente”: minacce al senatore pro-Tav

notav-minacce-tuttacronacaIl senatore del Pd Stefano Esposito, noto per le sue posizioni a favore della linea ad alta velocità Torino-Lione ha ricevuto nuove minacce. Al parlamentare è stata infatti recapitata una lettera in cui vengono utilizzati toni intimidatori nei confronti sia suoi che della sua famiglia. Un passaggio del testo recita: “Ormai la tua vita non vale più niente”. La missiva è firmata con la stella a cinque punte che ricorda quella delle Brigate Rosse.

“Ti verremo a prendere a casa”: le minacce in Facebook alla Carfagna

mara-carfagna-tuttacronacaIn una nota dell’ufficio stampa di Mara Carfagna si legge che la parlamentare ha dato mandato ai suoi legali di procedere per diffamazione e minacce verso gli utenti di Facebook e Twitter che hanno utilizzato nei suoi confronti affermazioni lesive e gravemente offensive. Nel comunicato si spiega che i commenti si riferiscono alla presa di posizione della della portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati contro l’ipotesi di oscurare Mediaset se non ha i titoli che, nei giorni scorsi, è stata avanzata dal senatore pentastellato Mario Giarrusso per essere poi rilanciata ieri dal blog di Grillo. Sempre secondo la nota, molti dei commenti sarebbero stati espressi da presunti militanti del Movimento 5 Stelle. Ma quello che preoccupa maggiormente sono le minacce personali che sono state rivolte alla Carfagna, tra le quali quella di un utente Facebook che ha scritto: “Ti verremo a prendere a casa”.

La lunga scia dei femminicidi estivi: uccide la convivente e si dà alla fuga.

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Da nord a sud il fenomeno dilaga. Oggi l’ennesimo femminicidio è avvenuto a Palermo dove un 36enne, Benedetto Conti,  ha ucciso con un coltello la propria convivente 26enne, Rosy Bonanno, al culmine di una lite e poi si è dato alla fuga. L’uomo è stato, poi, fermato a Villabate, sempre in provincia di Palermo, in un’abitazione nella quale risulta residente.  La coppia ha un bambino di due anni che sembrerebbe aver assistito all’omicidio.

Benedetto Conti sarebbe stato denunciato sei volte dalla vittima, la sua ex compagna Rosy Bonanno, per stalking. L’uomo avrebbe dovuto vedere il figlio avuto con la vittima due volte a settimana ma sarebbe andato nella casa degli ex “suoceri” quotidianamente disturbando e assillando la donna.

La madre della vittima, Teresa Matassa ha affermato “E’ un delitto annunciato. Si sapeva che finiva così. L’assistente sociale, la polizia sapevano tutto, abbiamo fatto le denunce, da due anni denunciamo violenze, minacce, intimidazioni”.

Hanno più etica le prostitute che alcuni poliziotti?

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Lo racconta una colombiana  indagata per sfruttamento della prostituzione e coinvolta nelle accuse contro la “banda dei poliziotti romani” corrotti che si sono macchiati, a quanto emerso dalle prime investigazioni, di estorsioni, stupri e furti.

Sul messaggero è la stessa donna a raccontare come si sono svolti i fatti:

“Mario Belfiore mi ha chiesto quale taglia di reg- giseno indossassi. Ho risposto lo quinta e lui mi ha invitato a togliere la maglietta. Ho rifiutato e ha ribadito con tono minaccioso che avrei dovuto alzare la maglietta e nel contempo mi ha chiesto se vo- levo andare a casa con lui. Parlava come se fosse arrabbiato con me. Io ho risposto che volevo andare a casa anche perché ero innocente. Poiché ero impaurita ho deciso di alzare la maglietta e Belfiore ha iniziato a toccarmi”.

Poi che è successo?

“Mi ha chiesto: ‘E adesso che facciamo?’. Gli ho risposto: ‘Niente’”.

Hanno più etica le prostitute che alcuni poliziotti?

Poliziotti che stuprano le prostitute.

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Poliziotti che minacciano severi controlli ai negozianti solo per avere un prodotto gratis, questa l’accusa che avrebbe coinvolto alcuni rappresentati delle forze dell’ordine secondo “Il Messaggero”. Ora però arriva un “dettaglio” importante secondo cui alcuni di loro sarebbero sotto accusa anche per aver stuprato alcune prostitute:

Dalle indagini, però, è emerso un altro dettaglio preoccupante: i poliziotti avrebbero minacciato alcune prostitute, arrivando anche alla violenza sessuale. Le ragazze venivano contattate telefonicamente dagli uomini in divisa, per concordare un incontro. E, di fronte alla minaccia di essere arrestate, o trovandosi senza motivo con le manette già strette intorno ai polsi, erano praticamente costrette a subire rapporti sessuali, in cambio della libertà.

Minacce e querele per “l’esercito di Silvio”!

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Il responsabile giovani esercitodisilvio.it ha pubblicato una nota in cui informa come si sta rapidamente la situazione del neonato “esercito di Silvio”.  “Vi segnalo come in questo ore siano giunte al mio indirizzo a quello degli altri promotori dell’iniziativa web esercitodisilvio.it decine di minacce e una querela. Il querelante sostiene che la creazione di un sito web che contiene dei termini militareschi consista nella violazione della Costituzione che all’art. 18 vieta la creazione di eserciti paramilitari, la sua tesi non può davvero che farmi sorridere”. E continua: “Voglio essere chiaro sin da subito, non ci fermeremo dinnanzi ad alcuna intimidazione di qualsiasi carattere essa sia, siamo un “esercito di persone che moralmente condividono gli stessi valori e sostengono lo stesso leader” niente di più, ma non ci lasceremo fermare in questa ennesima “battaglia” di libertà, fondamentale per liberare l’Italia dall’odio di certi loschi figuri che non fanno altro che cercare di appesantire il clima politico e sociale nel nostro Paese. Le iscrizioni al sito web sono oltre 8.000 e probabilmente mentre Vi sto scrivendo si staranno già avvicinando a 9.000, continueremo a registrarle finché gli Italiani ce ne faranno pervenire. Stanno tentando di fare a noi quello che hanno fatto per 20 anni al Presidente Berlusconi – conclude – perché in Italia chiunque stia al suo fianco finisce nel mirino e diventa un bersaglio del popolo dell’odio”

Finale di Coppa Italia… tra minacce e la musica di Psy. Ecco le formazioni!

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E’ alta la tensione all’Olimpico in attesa del fischio d’inizio della finale di Coppa Italia. Un derby su cui da ieri pendono le ombre delle minacce: “Dovete perdere”, il messaggio recapitato a quattro biancocelesti direttamente sul loro cellulari. Allo stadio pronti a schierarsi oltre 2.000 agenti per garantire il servizio d’ordine, con l’ausilio di 1.200 steward. Strade chiuse dalle 13, mentre i cancelli apriranno alle 14.30. Fondamentale la vittoria per entrambe le squadre: serve riabilitarsi di una stagione deludente su entrambi i fronti – sia pur partendo da pressuposti diversi, senza considerare che regalerebbe l’approdo in Europe League. Ma il match potrebbe decretare anche cambi in panchina e possibili cessioni eccellenti. Tra i giallorossi, Marquinhos, Lamela e Osvaldo sono pezzi pregiati e corteggiati in tutta Europa ma, in caso di approdo in Europe League, sarebbe difficile vederli partire tutti. Dal canto suo Petkovic non dovrebbe essere messo in discussione, ma una batosta oggi potrebbe mettere in forse la panchina anche per il tecnico che comunque avrà bisogno di rinnovare l’attacco, senza contare gli innesti di qualità negli altri reparti. Ad essere certe, al momento, sono le formazioni di oggi: per la Roma in campo Lobont, Marquinhos, Burdisso, Castan, Balzaretti; De Rossi, Bradley; Lamela, Totti, Marquinho; Osvaldo. A contrapporli, nelle fila laziali, Marchetti, Konko, Biava, Cana, Radu; Lulic, Hernanes, Ledesma, Onazi, Candreva; Klose.

Ma lo spettacolo inizierà prima del fischio d’inizio, con TIM che porta in Italia, per la prima volta, Psy, che si esibirà con i suoi brani musicali “Gentlemen” e “Gangnam Style”. A introdurre la performance, Carolina Di Domenico.

Una lettera indirizzata a Berlusconi conteneva proiettili!

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E’ stata intercettata a Milano, al centro smistamento delle Poste, una lettera contenente oggetti simili a proiettili. La missiva, indirizzata a Silvio Berlusconi, è stata bloccata dagli addetti dell’ufficio dopo che, al controllo dei raggi x, la sagoma degli oggetti è apparsa distintamente.

Non è la prima volta che il Cavaliere riceve simili lettere. Già a gennaio del 2010 era stata recapitata, alla sede del quotidiano “Il Giornale”, una busta con dentro due proiettili accompagnati da una lettera di avvertimento rivolta all’editore, Paolo Berlusconi, e all’allora leader di Forza Italia. Il messaggio “Basta campagne antiislam vi spareremo e poi vi faremo saltare in aria come la Bhutto in Pakistan” reso noto dallo stesso giornale, aveva scatenato le manifestazioni di solidarietà da tutto il mondo politico, compreso Palazzo Chigi. All’epoca, le pallottole a salve erano “il preavviso per i fratelli Berlusconi: una per Silvio e una per il fratello, responsabili delle porcate che scrivono sul giornale e della loro politica antiislam. Alla prima occasione propizia, con o senza predellino, faremo come hanno fatto in Pakistan con la Bhutto: un colpo con pallottole vere in testa e poi un kamikaze, all’italiana, per essere certi della loro scomparsa da questo mondo. Le guardie del corpo e i servizi di sicurezza non potranno fermarci perché non siamo prevedibili. Allah è grande”. Ma non solo Berlusconi era finito nel mirino: il dicembre precedente era stata recapitata una busta gialla alla redazione de Il Giornale, dentro cui c’erano tre buste più piccole e bianche contenenti ogive di proiettili destinati agli allora ministri dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e dello sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, e al viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. Mentre la settimana precedente un analogo episodio di intimidazione era avvenuto ai danni del quotidiano Libero.

E’ guerra! Pyongyang vs Corea del Sud

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La Corea del Nord ha annunciato di essere entrata in “stato di guerra” con Seul, e che tutte le questioni intercoreane saranno ora negoziate su questa base. “La situazione che vede da molto tempo la penisola coreana né in guerra, né in pace, è terminata”, si legge in una nota firmata dal governo di Pyongyang. Immediata la reazione degli Stati Uniti, che hanno fatto sapere di prendere molto sul serio le minacce della Corea del Nord. “Abbiamo visto le informazioni contenute nel nuovo comunicato non costruttivo della Corea del Nord – spiega un comunicato della casa Bianca -. Prendiamo queste minacce sul serio e restiamo in stretto contatto con i nostri alleati sud coreani”.

Anche Ingroia esulta per la condanna di Dell’Utri!

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Sul sito di rivoluzione civile si legge: “Condanna Dell’Utri conferma fondatezza accuse, ventennio berlusconiano è vulnus democrazia”

“La condanna di Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa conferma la fondatezza delle accuse nei confronti del suo ruolo di mediatore tra la mafia e Silvio Berlusconi. Il ventennio berlusconiano rappresenta un vulnus della democrazia che è necessario superare riaffermando i principi costituzionali, a partire dal più importante: tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge. Giustizia è stata fatta, è tempo di dire basta alle impunità”.

Catene che si spezzano a favore della legalità e catene che si stringono intorno ai polsi di Dell’Utri. Sembra proprio che si sia iniziato a rompere un legame tra politica, corruzione, associazione mafiosa e impunità. Un vincolo al quale scappa e continua a scappare uno dei maggiori imputati del nostro paese, con trucchi e tranelli procedurali che ormai sono diventati così palesi da minare la sua immagine pubblica. Qualche generazione vedrà il protagonista crollare sotto la sentenza di un qualche giudizio? Solo il tempo ce lo potrà dire… noi continuiamo a sperare!

Condannato dell’Utri! 7 anni in appello.

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La Corte d’appello di Palermo ha condannato l’ex senatore Pdl Marcello Dell’Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa confermando la pena di 7 anni.

Secondo l’accusa, per oltre 30 anni l’ex manager di Publitalia avrebbe avuto rapporti con personaggi di spicco di Cosa nostra facendo anche da “mediatore” di una sorta di accordo protettivo stretto tra Silvio Berlusconi e le cosche. Un patto costato fiumi di denaro all’ex premier che, pagando, avrebbe tenuto al sicuro sé e i suoi familiari dalle minacce mafiose.

Minacciato, Crocetta denuncia il sindacalista!

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Rosario Crocetta, Presidente della Regione siciliana, oggi ha sporto denuncia nei confronti di un dirigente sindacale che ha espresso pesanti minacce, dopo i provvedimenti sulla formazione, nei suoi confronti oltre che dell’assessore Scilabra e del direttore generale Anna Rosa Corsello. Il sindacalista avrebbe detto: “Non vi rendete conto della linea che  avete preso – riferendosi all’assessore Scilabra e al dirigente generale  Corsello – io stesso pagherò la benzina per darvi fuoco e al presidente Crocetta non basteranno neppure cento uomini di scorta per salvarlo”. Crocetta  ci tiene a sottolineare che “oltre alla gravità delle minacce che sicuramente non intaccano la riforma del settore della formazione, è veramente incomprensibile che un sindacalista adotti un tale linguaggio, soprattutto  quando da parte della Regione è stato garantito che tutti i lavoratori verranno tutelati”.

Ieri il governatore aveva annunciato l’avvio del procedimento di revoca dell’accreditamento per 42 enti, tra i quali lo Ial, ma anche il Lumen o l’Ancol,  tutti vicini a politici di area Pd e Pdl. Ma anche lo stop all’Avviso 20, che aveva sostituito il vecchio piano del’offerta formativa: “I soldi per l’Avviso 20 non ci sono, cambieremo tutto il sistema della formazione e faremo un nuovo bando che metterà fine al carrozzone che ha fatto arricchire pochi a danno dei giovani siciliani e della Regione”

Ultrà in giudizio. Minacce violente e terrore psicologico!

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Citazione diretta in giudizio per i tre ex capi ultrà del Bari Alberto Savarese, Roberto Sblendorio e Raffaele Loiacono, imputati di violenza privata. I tre saranno processati dal 10 luglio. Sono accusati di aver minacciato giocatori del Bari per indurli a perdere alcune partite. Minacce violente, secondo gli inquirenti, che dalle ultime partite del campionato di serie A del Bari, la stagione 2010-2011, avrebbero alimentato un clima di vero e proprio terrore psicologico tra i giocatori.

L’India minaccia l’Italia!

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“Se le autorita’ italiane ”non manterranno la parola”, rifiutando di far tornare e i due maro’ in India per essere processati, ”ci saranno conseguenze nelle nostre relazioni con l’Italia”. Lo afferma su twitter il premier indiano, Manmohan Singh. Il primo ministro ha chiesto unita’ in Parlamento, affermando che continuera’ a lavorare ”attraverso i canali diplomatici”. Singh ricorda di avere ”sollecitato le autorita’ italiane a rispettare le decisioni della Corte Suprema”.

LE CONSEGUENZE POTREBBERO ESSERE CHE RISPEDIAMO IMMEDIATAMENTE IN INDIA TUTTI GLI INDIANI SENZA PERMESSO DI SOGGIORNO CHE ABBIAMO IN ITALIA?

I MARO’ HANNO SPARATO IN ACQUA INTERNAZIONALI QUINDI E’ UN SOPRUSO DA PARTE DEGLI INDIANI VOLERLI GIUDICARE, POI HANNO AVUTO TUTTO IL TEMPO DI FARLO E NON L’HANNO FATTO, PERDENDO TEMPO INUTILMENTE!

Ingroia riceve minacce di morte come a Falcone e Borsellino!

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Una lettera agghiacciante contenente minacce di morte vere e proprie è stata recapitata all’Espresso e alla sede del Pdci.
Si chiede il ritiro dalla politica di Antonio Ingroia, definito, nel testo della lettera, come un “comunista di m****”.
“Si tratta – commenta Orazio Licandro, coordinatore della segreteria del Pdci, candidato alla Camera con Rivoluzione Civile – di un atto di stampo mafioso-fascista, teso a colpire una figura limpida della lotta alla mafia, della legalità e della buona politica come Antonio Ingroia. Questo sistema dell’informazione sta contribuendo a creare un clima pericoloso intorno alla lista“.

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