Lo zio che spara al nipote: non pagava l’affitto a un suo amico

alfredo-troia-tuttacronacaAlfredo Troia, di 37 anni, il 16 novembre dello scorso anno era giunto in ospedale ferito da un colpo di pistola e, ai carabinieri, aveva raccontato di essere rimasto vittima di un tentativo di rapina. i militari non hanno creduto a tale versione e un’arma era stata trovata nell’abitazione. A spararargli sarebbe stato lo zio Carmine, 63enne. Oggi entrambi, mentre il nipote è già agli arresti domiciliari per inosservanza delle prescrizioni della sorveglianza speciale, sono stati raggiunti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 22 gennaio dal gip di Napoli. Per lo zio le accuse sono di lesioni personali aggravate commesse con arma da fuoco, per il nipote di porto illegale di armi e detenzione di arma clandestina.  Le indagini dei carabinieri erano state avviate dopo il ferimento di Alfredo Troia. Il proprietario di casa di Alfredo, secondo quanto ricostruito, non riceveva da tempo il pagamento dell’affitto e per mediare si era rivolto a un amico, lo zio di Alfredo, Carmine.  Questi aveva cercato di convincere il nipote a pagare ma, dopo una lite scoppiata in un incontro che avrebbe dovuto risolvere la questione, lo avrebbe ferito con un colpo di pistola alla caviglia destra. 

Sabrina resta in carcere

SABRINA-MISSERI-tuttacronacaE’ stata rigettata dalla Corte di Assise di Taranto l’istanza di scarcerazione avanzata dai difensori di Sabrina Misseri, la ragazza condannata all’ergastolo per l’omicidio della cugina Sarah Scazzi, 15 anni, ad Avetrana. I legali lamentavano il mancato deposito delle motivazioni della sentenza e le precarie condizioni di salute di Sabrina, detenuta a Taranto. Per la procura ionica, che aveva espresso parere sfavorevole alla scarcerazione, alla luce della sentenza di condanna all’ergastolo il quadro cautelare della Misseri si è aggravato, ritenendo ancora concreto il pericolo di fuga e quello di inquinamento probatorio. Per i pm Sabrina ha già ampiamente dimostrato che in stato di libertà è capace di avvicinare testimoni e depistare il corso della giustizia. Nei prossimi giorni è atteso il deposito delle motivazioni della sentenza firmate dal presidente della corte d’assise Rina Trunfio.

Il parere della Procura: “Sabrina Misseri deve restare in carcere”

sabrina-misseri-tuttacronacaLa Procura di Taranto, a seguito dell’istanza di scarcerazione presentata alla Corte di Assise dagli avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia, difensori di Sabrina Misseri, ha espresso il parere che la giovane debba rimanere in carcere. Sabrina è stata condannata il 20 aprile 2013 all’ergastolo, così come la madre Cosima Serrano, per l’omicidio della cugina quindicenne Sarah Scazzi. Tale parere, che è obbligatorio ma non vincolante, è indirizzato alla cancelleria della Corte d’Assise la cui decisione è attesa nel giro di qualche giorno. Coppi e Marseglia sostengono che sono trascorsi circa nove mesi dalla sentenza senza che siano state depositate le motivazioni e che questo sarebbe contrario ad ogni principio giuridico. La Corte di Assise, nel dispositivo letto in aula il 20 aprile dello scorso anno, si era data 90 giorni di tempo per il deposito delle motivazioni, termine che però è solo ordinatorio ma non perentorio.

La zia abusa del nipote, la madre la denuncia

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La madre di un 15enne ha denunciato la sorella, in quanto avrebbe costretto il minore ad avere rapporti sessuali con lei. La donna, una 36enne di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, sarebbe stata accusata dal ragazzo che avrebbe dichiarato di essere stato costretto a far sesso con la zia.   Sulla vicenda la procura di Brindisi ha aperto una inchiesta ed è stato disposto anche un incidente probatorio per verificare l’attendibilità del racconto fatto dal ragazzino.

La memoria sfregiata: la foto della piccola Sarah in un sito d’incontri

sarah-scazzi-tuttacronacaLo sfregio alla memoria della piccola Sarah Scazzi arriva dal sito di amicizie on line: Badoo. Qui compare la foto della ragazzina di Avetrana uccisa il 26 agosto del 2010 e sulla cui morte ancora non tutto è stato chiarito. Ad appropriarsi dell’immagine, la 42enne Maria Rosa, residente a Erchie, un paesino in provincia di Brindisi sul cui confine con Avetrana si trova la tristemente famosa contrada Mosca dove la notte del 6 ottobre di tre anni fa venne trovato il corpo della quindicenne. La donna ha scelto il viso di Sarah per contattare e fare amicizia online. E se già non fosse grave scegliere l’immagine di una minorenne, è orribile che venga utilizzato il volto di una ragazzina innocente a cui è stata spezzata ogni possibilità di futuro. Nella nuvoletta accanto alla foto, si legge che “Maria Rosa vuole fare amicizia”. Badoo, piattaforma virtuale che ha permesso una simile appropriazione d’immagine e d’identità, conta più di 196 milioni di iscritti in 180 paesi ed è tra i siti più frequentati. La famiglia era all’oscuro di questo uso della foto della piccola per farsi notare in rete, quello stesso web dove le immagini di Sarah sono tra le più cliccate su Google e facilmente reperibili.

Uccide la zia e si dà alla fuga, ora ricercato il nipote assassino!

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Vincenzo Maurici, 40 anni, in passato ricoverato in strutture psichiatriche in Belgio, è ricercato dopo che ha ucciso la zia Rosa Ferraro di 69 anni, con 23 coltellate a Grugliasco. A scatenare la violenza dell’aggressore, secondo le prime informazioni, una richiesta di denaro non assecondata dalla vittima.

Michele Misseri e il suo desiderio d’incontrare la mamma di Sarah

sarah_scazzi-tuttacronacaIlaria Cavo, inviata di Videonews, ha intervistato Michele Misseri, lo zio della giovane Sarah Scazzi. Nel filmato, trasmesso questo sera nel corso della trasmissione Quarto Grado, l’uomo ha confidato: “Incontrerei Concetta, ma senza telecamere, privatamente. La vedo passare qualche volta vicino casa e mi dispiace. Faccio finta di non guardarla, perché ci rimango male. Non è giusto quello che è stato fatto. Quello che ho fatto. Le ridirei che sono colpevole, che non copro nessuno”. Continua a dichiararsi l’autore dell’omicidio zio Michele, condannato a otto anni di carcere per occultamento di cadavere, mentre volta le spalle alla telecamera: “Non voglio più essere ripreso dalla televisione, mi hanno sempre bastonato perché vado in tv, dicendomi che sono un pupazzo, un burattino. Per far emergere la verità, ho subìto tutte queste cose che fanno male”. E riguardo a un eventuale incontro con la cognata: “Per prima cosa chiederei perdono a Concetta. Mi scuserei per quello che è successo: non l’ho fatto apposta. Questa è la verità. Se lei mi guardasse negli occhi, si convincerebbe che sto dicendo veramente la verità. Non volevo uccidere Sarah. Non so nemmeno perché l’ho fatto. Non mi hanno mai creduto, perché non mi ricordo come ho fatto con la corda”. Misseri continua a raccontarsi e confessa: “Piango sempre quando ci penso. Dovevo stare benone adesso e, invece, ho distrutto la mia famiglia e quella degli altri. Ero un uomo conosciuto da tutti e ora sono tra i più miserabili che esistano. Anche che se Concetta mi perdonasse, quel che ho fatto mi rimarrà sempre sulla coscienza”. Ma ci tiene anche a difendersi dalle accuse della madre di Sarah: “Non sono un furbacchione. Non è detto che Concetta mi debba credere per forza, ma io dico la mia verità”. Michele, noto per aver cambiato infinite volte la sua versione dei fatti, ora continua a difendere la figlia: “Cosa deve perdonare Concetta a Sabrina, se mia figlia non ha commesso niente? Ha fatto tre anni da innocente”. All’invito della Cavo di recarsi a casa della cognata, dichiara: “Se Concetta me lo chiede, io ci vado, ma non spontaneamente perché mi vergogno”.

La nonna che uccide la nipotina, piangeva troppo

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Una storia drammatica e allucinante quella della nonna di Oak Lawn, Illinois che ha ucciso la nipotina di sei mesi prendendola a martellate e poi tagliandole la gola. La donna, Alfreda Giedrojc, 62 anni, secondo una prima ricostruzione della polizia, sarebbe stata infastidita dai pianti e dagli urli della bambina. Così avrebbe preso la neonata e l’avrebbe posta sul pavimento e avrebbe infierito sulla testa con un grosso martello. La piccola continuava a urlare e così la donna ha preso un coltello da cucina e le ha tagliato la gola.

Il vicino di casa della famiglia, Caren Hennessy è sotto shock. “E un mondo strano quello in cui viviamo oggi – ha detto – Molte persone sono così tese e arrabbiate e fanno cose che forse non avrebbe fatto in un altri tempi”.

Bimbo di 8 anni uccide la nonna dopo aver giocato con un videogame

bimbo-uccide-nonna-tuttacronacaIn Louisiana, negli Stati Uniti, giovedì scorso un bimbo di 8 anni ha sparato alla nonna 90enne uccidendola. Inizialmente il ragazzo aveva dichiarato che si era trattato di un incidente mentre stava giocando con l’arma da fuoco. Solo nelle ultime ore le autorità hanno accertato che il bambino ha aperto il fuoco di proposito, sparando alla testa della donna mentre questa guardava la televisione. Pochi minuti prima dell’uccisione, stava giocando a Grand Theft Auto IV con la Playstation, un popolare videogame che negli Stati Uniti è sconsigliato ai minori di 17 anni. Il bambino non rischia alcuna accusa penale perchè la legge della Louisiana esenta i minori di 10 anni da responsabilià penali.

Nipote del boss ucciso in un agguato a Napoli

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Si chiamava Rosario Grimaldi, il 42enne ucciso nella notte a Napoli, nel quartiere Soccavo, in via Vicinale Palazziello, ed era il nipote del  boss Ciro Grimaldi, detto Settirò, attualmente detenuto a Palermo. Il cadavere dell’uomo è stato rinvenuto a nella stessa strada dove mercoledì scorso è stato ammazzato, Clemente Rubino, 52 anni, altro esponente della cosca guidata dallo zio di Rosario. Il 42enne aveva precedenti per stupefacenti, furto e istigazione alla corruzione. 

 

Nonna strangola la nipotina, shock in America

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Le storie di violenza non hanno mai fine e a sconvolgere l’America è Helen M. Ford, 51enne di Chicago. La donna è accusata di aver strangolato la nipotina di otto anni Gizzell Kiara Ford. L’omicidio della bimba sarebbe avvenuto dopo mesi di abusi e violenze. La bambina viveva in casa con il padre malato e costretto a letto e la nonna. Sembra che fosse proprio Helen  a voler isolare la bambina, secondo quanto riportato dallo zio Osvaldo Mercado, la donna la teneva lontana dalla famiglia e dagli amici. «Helen non la faceva parlare con nessuno. Diceva, ‘Gizzell non può parlare, è sotto la doccia’, oppure ‘è in punizione’. Ogni volta aveva una scusa diversa».

Ma gli orrori in questa storia di follia sono ben più profondi. Secondo quanto riportato dalla polizia ai media, il degrado era tale che in una ferita alla testa non curata della piccola sono stati trovati alcuni vermi. Quando poi i poliziotti sono arrivati e Helen ha detto che la bambina si era suicidata è stato evidente invece un quadro di abusi perpetrati a danno della piccola. Il corpo di  Gizzell presentava diversi segni di contusioni, ustioni e tagli. Il cadavere era una mappa di tutto ciò che la bambina aveva dovuto subire prima di essere uccisa e presentava anche profondi tagli sulle natiche, il segno di una corda legata intorno a caviglie e polsi, e altri segni che sembravano bruciature di sigaretta.

Perché tali sevizie? Perché nessuno si era accorto della storia di degrado che stava vivendo la piccola? Perché nessuno è intervenuto prima che fosse troppo tardi? Forse per Gizzell  morire è stata una liberazione, ma c’è chi quella colpa e quell’indifferenza che ha permesso tali atrocità dovrà tenerla nella propria coscienza per tutta la vita. Speriamo che sia un peso sempre più insostenibile con il quale dover vivere giorno dopo giorno.

Donna travolta da un bus: la gente si ferma per fotografare

nonna_sotto_autobus-tuttacronacaA Xi’an, in Cina, una nonna era in compagnia del nipotino quando è stata investita da un autobus, rimanendo incastrata sotto il mezzo. Il piccolo, illeso, si disperava e piangeva mentre attorno a lui la folla era interessata unicamente a scattare foto dell’accaduto. E’ stato un agente di polizia municipale a raccontare l’accaduto alla stampa locale: “Al momento dell’incidente una signora anziana di circa 60 anni stava attraversando la strada con suo nipote quando è stata investita dall’autobus numero 16 del servizio urbano, rimanendo intrappolata sotto il suo pianale. Dato che il traffico veicolare e pedestre nell’intersezione di Nanshaomen è particolarmente intenso, molti si sono fermati a osservare l’incidente: ci sono state anche molte persone che hanno fatto ripetutamente foto con i loro cellulari. Tuttavia, nessuno ha chiamato il 120 (l’emergenza). “Ho immediatamente chiamato il 120 e sono rimasto a parlare con la vittima, cercando d’invitarla a rimanere calma, mentre lei mi chiedeva  ripetutamente di badare al nipote”.

Accoltellamento davanti alla salma della nonna

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Tivoli, a pochi chilometri da Roma diventa il “teatro” di una lite familiare davanti al feretro di un’anziana.

La nonna muore e un nipote che va a dare il suo ultimo saluto in un’accaldata domenica mattina di fine giugno. Ma uno dei parenti, 70enne, teme per l’eredità e inveisce contro il giovane: ”Non ti sei fatto vedere per tutti questi anni e adesso vieni qui a piangere tua nonna?”

L’anziano con uno scatto (degno di un giovane), afferra un coltello e colpisce il giovane 32enne. Fortunatamente le ferite sono lievi, ma viene comunque accompagnato in ospedale  dai parenti. Poi inizia la lunga fila al commissariato dove tutti i presenti hanno dovuto testimoniare sull’accaduto. Nel frattempo la salma rimane sola, mentre il 70enne viene  arrestato dai carabinieri di Tivoli per lesioni.

Caso Scazzi: Sabrina e i suoi due uomini

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Alla trasmissione Quarto Grado si mostrano alcuni frammenti del processo Scazzi, tutti incentrati sulla figura di Sabrina. Ed emerge un nuovo aspetto di Michele Misseri. La ragazza, che ammette di non conoscere bene il padre in quanto fino al 2001 aveva vissuto, per lavoro, in Germania. Ma se inizialmente ha negato che potesse aver avuto degli approcci particolari con la cugina Sarah, poi il sospetto le è venuto. Tutto deriva da una confessione che le era stata fatta da una zia che ricorda un fatto avvenuto ancora all’epoca del fidanzamento di Michele con Cosima. L’uomo avrebbe tentato un approccio con quella che sarebbe diventata la cognata, che però è riuscita a svincolare e fuggire. Nel frattempo a Misseri è stato confermato l’obbligo di dimora: non potrà quindi allontanarsi dall’abitazione neanche per recarsi ai terreni di famiglia, quegli stessi appezzamenti dove si trova il pozzo in cui era stata gettata Sarah.

Ivano Russo, in aula, parla invece di comportamenti ambigui nei suoi confronti da parte della ragazza che arrivava a chiamarlo “dio Ivano”. L’avvocato in aula legge anche dei messaggi che i due si erano scambiati e il ragazzo spiega, raccontato che, dopo essersi denudati, hanno avuto un contatto fisico ma si sono fermati subito. All’insistenza dell’avvocato, al limite del voyeurismo come lo definisce Meluzzi in studio, Ivano spiega che c’è stata penetrazione ma il rapporto non è proseguito, non è quindi giunto a compimento. Anche lui parla di Sarah come di una “sorellina minore”.

Dopo il processo: le impressioni di Concetta, madre di Sarah Scazzi

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Durante la trasmissione Quarto Grado, Concetta Serrano, la madre di Sarah, è invitata a ripercorrere il processo che ha portato alla condanna di Sabrina Misseri e di Cosima Serrano. La donna le ritiene entrambe colpevoli stando al materiale presentato dal pm, nel quale ha riposto la sua fiducia. Nonostante la condanna, l’amarezza rimane, acuita anche dal fatto che la nipote Valentina Misseri, convinta dell’innocenza della sorella e della madre, non ha intenzione di parlarle. Secondo la ragazza, infatti, Concetta così come tutti gli altri non vuole conoscere la verità ma quell’idea di verità che si sono creati: ossia Michele innocente e le donne colpevoli. Per quel che riguarda Cosima, secondo Concetta è una donna molta più propensa a difendere la figlia che non la giustizia. La madre della vittima, che crede all’innocenza di Michele, afferma di farlo solo perché l’uomo ha sempre dimostrato di non essere in grado di superare certi suoi limiti, può arrivare ad occultare un cadavere, ma non ad uccidere, e questo l’ha dimostrato nel corso di questi anni. Concetta si è fatta un’opinione della nipote, una ragazza di 24 anni: odiava la cugina, oppure non sarebbe arrivata a compiere un delitto.

Michele Misseri, a sua volta condannato a 8 anni, non è ancora in carcere perchè al momento non ci sono misure cautelari che prevedano l’ingresso in prigione finchè non ci sia una sentenza di terzo grado. Continua allora a parlare alle televisione e ripetere che “io non le posso abbandonare”, ammette però che, qualora la figlia fosse colpevole, lui non l’avrebbe protetta, quindi è sbagliato pensare che si assuma una colpa che non ha.

Michele torna al pozzo maledetto… pellegrinaggio alla “tomba” di Sarah

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Michele Misseri è un uomo dilaniato dal rimorso di non aver retto di fronte alle domande puntuali e precise che esigevano una risposta… Lui ha dato tante risposte, spesso contrastanti. Versioni su versioni in cui i frammenti di verità poi sono emersi poco a poco e hanno segnato la via dell’ergastolo, in primo grado, per Cosima Serrano e sua figlia Sabrina. Ma Michele ha fatto condannare anche il fratello Carmine e al nipote Cosimo. Famiglie distrutte per un crimine orrendo. Ora Michele cerca “il perdono della famiglia” con una “condanna esemplare”, ma per il momento non è arrivata. Michele Misseri ora si sente doppiamente colpevole e fa quello che da sempre lo fa stare meglio, che gli allevia temporaneamente il dolore: diventare un protagonista-vittima-colpevole davanti ai mezzi di informazione. Un protagonismo patologico, dettato da quel suo sentirsi inadatto, emarginato dalla sua stessa famiglia, innocente e ancor più colpevole.

Così percorre di nuovo la strada verso il pozzo del ritrovamento, un gesto da vero colpevole, come in un film. Purtroppo Misseri dovrà rassegnarsi a fare i conti con la realtà diversa… con quella realtà che ancora una volta gli leva anche il “protagonismo dell’assassino” perhè da uomo fragile quale è, non l’ha uccisa lui Sarah.        

 

Neonato venduto su Facebook!

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Un caso agghiacciante in India dove un neonato stava per essere venduto su Facebook per oltre 11 mila euro. Il piccolo era stato rapito dallo zio materno subito dopo la sua nascita in un ospedale della città. L’uomo aveva detto alla nipote che aveva partorito un feto morto. D’accordo con una infermiera, ha quindi «venduto» il neonato a un altro dipendente del nosocomio, il Satyam Hospital, per una cifra equivalente a 640 euro. Quest’ultimo ha messo un annuncio su Facebook a cui ha risposto un amico di New Delhi che ha offerto oltre 11 mila euro per avere il bambino. Nel frattempo però la neo madre, non credendo alla morte del neonato, ha denunciato il genitore alla polizia. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai complici del rapimento e a ritrovare il bambino. La televisione precisa però che «l’acquirente», un imprenditore, ha fatto perdere le proprie tracce. Di recente a New Delhi, e in altre parti dell’India, c’è stata una escalation di rapimenti e di violenze sessuali su bambini che hanno provocato diverse proteste da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani e dei partiti dell’Opposizione.

Le vittime in India sono sempre le donne, le mamme, le figlie… o gli viene strappato il figlio, o sono costrette a subire violenze, vittime innocenti della violenza maschile che, il più delle volte, è giustificata dallo stato. Restano così impuniti i crimini sulle donne, si moltiplicano le brutalità in nome di una supremazia maschile che sa solo esprimersi con stupidità e criminalità. Il terrore spesso inizia in famiglia, dove mogli spesso incapaci di ribellarsi al proprio marito consentono atrocità inenarrabili, mentre le nuove generazioni, lottano, inascoltate, ogni giorno per vedere riconosciuti i propri diritti.

Quante donne dovranno morire e quanti neonati dovranno essere venduti per mettere un argine a questa violenza?

Valentina Misseri: mia madre e mia sorella sono innocenti

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Valentina Misseri, la sorella di Sabrina, a quarto Grado parla dando le spalle alla telecamera: vorrebbe che la gente dimenticasse la sua faccia. Lei si vergogna, di essere figlia di quel Michele che ha ucciso una ragazzina di 15 anni, la sua stessa nipote. Quello di cui assolutamente non si vergogna sono la madre e la sorella, della cui innocenza è certa. Quello che l’ha fatta più soffrire è stato l’applauso in aula alla parola “ergastolo”, lo stesso che aveva accompagnato l’arresto delle due donne. Quello che non accetta è che tutte le persone che dichiarano di volere la verità e la giustizia per Sarah, altro non desiderano che conoscere la “loro” verità, non quella effettiva. E’ assolutamente certe dell’innocenza delle due donne e crede ad ogni parola pronunciata dal padre quando ha affermato la sua colpevolezza. E si chiede dove siano le prove contro Cosima, sicura che la sorella non abbia fatto nulla per sviare le indagini. Da sorella, da figlia, non riesce a trovare nessuna prova, nessuna affermazione che le riesca ad instillare il dubbio circa la loro innocenza. Non dubita però della colpevolezza del padre. Lo stesso Michele si autoaccusa ormai da anni, inascoltato: troppe versioni ha offerto dell’accaduto, inizialmente accusando la figlia per poi ripiegare sulla sua stessa persona.

Sarah, Sabrina… e un uomo, tra loro

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Sabrina, in alcuni sms, aveva confidato ad un’amica di non piacersi, che avrebbe desiderato “cambiarsi dalla testa ai piedi”,.Giocava a fare la femme fatale con Ivano per conquistarlo, lo provocava con un atteggiamento disinibito, reale o recitato che fosse. Il gioco si fa poi più spinto, con uno scambio di messaggi espliciti tra i due e atteggiamenti equivoci anche davanti agli occhi di Sarah che, invece di essere allontanata, veniva tenuta vicina durante “i giochi” per scattare foto. Ivano si sarebbe poi tirato indietro e questo avrebbe reso Sarah una persona scomoda, di troppo e, soprattutto, a conoscenza di troppi particolari. Tutto questo, la gelosia per un ragazzo, la vergogna del rifiuto, la paura di essere “smascherata” come una poco di buono, se anche non fossero state le cause scatenanti potevano rappresentare, per la pubblica accusa, delle concause in presenza di dissapori, come testimoniato da una lite avvenuta tra le due ragazze la sera prima dell’omicidio che però, secondo l’avvocato difensore, non sarebbe stato che un semplice rimprovero da parte della maggiore.

Da madre a madre: l’amarezza di Concetta

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Concetta, intervistata, racconta come sta vivendo questo periodo, in una casa troppo silenziosa che rende l’assenza di Sarah quasi un urlo e a confronto con una sorella che non le ha mai dichiarato, direttamente il proprio pentimento. Concetta non si è mai recata a trovare né Cosima né la nipote, convinta che sarebbero state loro ad attaccarla, dandole addosso perché non crede alla loro innocenza a causa di tutto il materiale presentato. “Devi credere alla nostra innocenza”, così le avrebbero detto. Per la madre di Sarah, Sabrina è solo una ragazza psicologicamente debole, succube di una Cosima che ha le sue certezze ma con il suo atteggiamento è solo riuscita a nuovere alla figlia che, probabilmente, senza di lei avrebbe avuto una pena più breve. Secondo Concetta, Cosima avrebbe quindi fatto di tutto per proteggere la figlia, senza riuscirci: la donna termina così il suo intervento: “Se invece di proteggere tua figlia la distruggi… ammazza che mamma!”

Caso Scazzi: una sentenza destinata a ribaltarsi?

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L’avvocato Coppi, difensore di Sabrina, continua ad essere sicuro di sé: troppi dubbi in questo dibattimento, lasciano un’ autostrada enorme aperta per il ribaltamento della sentenza. E infatti il processo è stato giostrato con perizia dagli avvocati, che si sono consegnati alla verità degli uomoni e degli atti processuali molto più che non a prove mai rinvenute. Decisione della Corte che è stata appresa in diversi modi: se Michele si è nascosto, per piangere in pace, Anna Pisanò, amica di Sabrina e testimone a suo carico, afferma che non si aspettava altro di diverso ma nega di averla mai accusata: “ho solo riferito i fatti”. Intanto la madre Concetta è ben consapevole che, nonostante l’ergastolo sia la giusta pena per un assassinio tanto efferato, ciò non colmerà il vuoto lasciato da Sarah. Anche gli abitanti di Avetrana, che da tempo ormai avevano deciso la colpevolezza delle due donne, si schierano a favore dei giudici anche se questo non cambierà la situazione: “La Sarah, ormai non c’è più”. E proprio su chi vive in questo piccolo paese ci si interroga: davvero nessuno ha visto nulla, a parte il fioraio che ha ritrattato la prima versione parlando di un sogno? A solo sentire il termine omertà, tutti negano: “Omertà, omertà… ci facciamo solo i fatti nostri.”

Intanto sono stati trasmessi i dati che riguardano Ivano Russo, Alessio Pisello, Giuseppe Serrano e tre testimoni legati al fioraio ed a ciò che ha visto/sognato che saranno probabilmente processati per falsa testimonianza.

Cosima a Sabrina: “Perché piangi? Lo sapevamo che finiva così!”

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A Quarto grado si parla del caso Scazzi, ora che si è appena concluso il primo grado di giudizio con una condanna all’ergastolo per Sabrina e Cosima. Arriva quel fotogramma catturato per sbaglio, con una Sabrina, che ha vietato alle telecamere di riprenderla da quando è entrata in carcere, che cammina a testa bassa e si passa la mano sul volto per coprire le lacrime. Un’emozione catturata della ragazza, mentre sua madre, la sfinge di Avetrana, non ha estraniato nulla: impassibile Cosima, così come l’abbiamo sempre vista in questi anni. La corazza si spezza per un attimo solo quando è in auto con la figlia: ora che è tutto terminato l’abbraccia, la prima manifestazione di affetto in tutto questo tempo. Ed implacabile arriva la sua domanda: “Perché piangi? Lo sapevamo che finiva così!”.

 

Le impressioni a caldo dopo la sentenza Scazzi… Concetta e Giacomo.

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E’ stata ospite a Domenica Live Concetta Scazzi insieme al marito Giacomo. Ieri vi è stata la sentenza che ha condannato all’ergastolo Sabrina e Cosima Misseri e

«Al momento della sentenza, Sabrina è scoppiata a piangere, mentre mia sorella come al solito ha una sola espressione. Il capofamiglia in casa Misseri era Cosima. Michele si è sottomesso alla volontà della moglie. E il giudice ha capito perfettamente come sono andate le cose e la psicologia di queste persone», così Concetta approva la sentenza della Corte d’Assise e poi prosegue affermando: «Michele era un buon zio. Non era in grado di fare tutto da solo. Doveva esserci qualcuno con lui ad occultare il corpo. Per Michele provo compassione anche se ha fatto qualcosa di gravissimo».

Anche nel ricordo di quella maledetta giornata c’è forse già il presentimento di una tragedia che si era già consumata, ma che ancora era celata ai genitori:  «Eravamo insieme ad Avetrana quando Sarah è scomparsa. L’abbiamo cercata ovunque. Quando Sabrina è arrivata la seconda volta, dicendo che di Sarah non c’era traccia, abbiamo avuto come un presentimento. Abbiamo detto: “Andiamo in caserma”».

E il fratello di Sarah come ha reagito alla sentenza? «Claudio come ragazzo è molto pessimista: Non arrendiamoci perché tutto potrebbe succedere, c’è il secondo grado».

Poi, a Domenica Live va in onda la video-intervista a Michele Misseri: «Ho un rimorso dentro che prima o poi esploderà: perché non c’è nessuna prova che confermi che sono stata io. Devo liberarmi dalla mia coscienza, quell’angelo biondo deve sapere perché è morto. Quando ho sentito la parola ergastolo mi sono sentito morire. Con questa sentenza, Sarah ancora piange. Solo dio può dimostrare che io dica la verità». Poi, qualche timore: «Già mi hanno dato un calcio. Io non posso uscire di casa: non ho nessuno, sono solo».
E Concetta commenta: «Michele è un povero comico drammatico». E quando la D’Urso chiede: «Perché minaccia di togliersi la vita?», la mamma di Sarah risponde: «Chiedetelo a lui. E poi, uno che vuole uccidersi non lo dice».

70enne uccisa nel cagliaritano… sentito il nipote!

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Una donna di 70 anni è stata uccisa nella sua casa a Serramanna, nel Cagliaritano. Maria Santoro è stata colpita da diverse coltellate. L’ultimo a vedere l’anziana è stato il nipote della vittima, un uomo di circa venti anni, ascoltato dai carabinieri. Il delitto è avvenuto in un appartamento in via XXV Aprile, poco dopo le 21.

Ecco l’atto costitutivo del M5S. QUINDI L’ATTO C’E’!

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Beppe Grillo presidente, il nipote Enrico vice e il commercialista Enrico Maria Nadasi segretario. E’ questa la triade al comando del Movimento 5 Stelle indicata nello statuto firmato davanti al notaio nell’atto costitutivo. Dal documento risulta anche che il titolare del simbolo dei Cinque Stelle e del blog beppegrillo.it è l’ex comico genovese. Nessuna traccia di Gianroberto Casaleggio.

Non esiste quindi soltanto il “non statuto” pubblicato sul sito dei grillini. Uno statuto vero e proprio è stato stilato e registrato davanti a un notaio il 18 dicembre. L’Assemblea – si legge – va convocata almeno una volta l’anno entro il mese di aprile. Poi ci sono un consiglio direttivo e un presidente. Che, per ora, sono sempre Grillo, il nipote e il commercialista. I tre hanno anche la qualifica di soci fondatori, mentre gli altri soci, quelli ordinari, vengono ammessi solo dopo la presentazione di una domanda che deve essere approvata dal consiglio direttivo.

COLPO DI SCENA AL PROCESSO SCAZZI: IL NIPOTE AIUTO’ MISSERI!

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«Ho sempre detto che il movente della gelosia di Ivano non mi convinceva, che c’era qualcosa di losco e quello che è emerso ieri lo conferma». Lo ha detto Concetta Serrano, madre di Sarah Scazzi, entrando in aula prima dell’udienza odierna del processo per l’uccisione della figlia. Concetta ha fatto riferimento, con quel ‘losco’, alle abitudini a sfondo sessuale che aveva la comitiva di cui faceva parte Sabrina Misseri, come fare spogliarelli o andare a vedere le coppiette, coinvolgendo presumibilmente anche Sarah. Concetta ha aggiunto che «è possibile» che Cosima abbia inseguito Sarah e abbia partecipato al delitto, secondo la tesi dell’accusa, perchè «lei è di altra tradizione, di altra generazione e non accettava questo stile di vita di Sabrina». «Non è vero, come hanno detto – ha aggiunto – che io odio Sabrina e Cosima. Mi fa rabbia che loro ce l’abbiano ancora con Sarah e continuino a dire che sono innocenti nonostante l’evidenza».

In una intercettazione ambientale Carmine Misseri, parlando con la moglie, indica esplicitamente il coinvolgimento anche del nipote Cosimo Cosma nella soppressione del cadavere di Sarah Scazzi nel pozzo in contrada Mosca, operazione che sarebbe stata eseguita da Michele Misseri insieme al fratello e al nipote. Lo ha riferito il pm Mariano Buccoliero nella requisitoria al processo in Corte di Assise per il delitto della quindicenne di Avetrana. Cosma, ha sostenuto il pm, ha dato due versioni su cosa fece nel pomeriggio del 26 agosto 2010, giorno dell’uccisione di Sarah. Nella prima disse di essere stato a lavorare in campagna dalle 15.30 alle 21; nella seconda disse di essersi trattenuto a casa sino alle 18.30, ma perchè a quell’ora Cosma risponde ad una telefonata di Michele sul cellulare della moglie, che è nell’ abitazione. In realtà, ha affermato il pm, dalle 13.42 alle 16.26 Cosma non è in casa e dice il falso. «Quel giorno – ha aggiunto – Michele in auto, col cadavere di Sarah nel cofano, passò a prendere dalla sua abitazione il nipote Cosimo e, facendo una piccola deviazione, andò al pozzo per nascondere il corpo. Quel giorno lì erano in tre, non conosciamo però i ruoli che ebbero nella soppressione del cadavere».

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