“Via la divisa”: corteo contro il reintegro dei poliziotti che uccisero Federico

corteo-ferrara-tuttacronacaEra il 25 novembre 2005 e Federico Aldrovandi veniva massacrato da quattro poliziotti durante un controllo. Oggi, a Ferrara, alle 15.15, ha preso il via il corteo di protesta contro il reintegro dei quattro agenti che gli tolsero la vita e che hanno appena finito di scontare la pena per “eccesso colposo in omicidio colposo”. Alla manifestazione prendono parte almeno 2mila persone, di ogni età e tra le quali gli ultras della Spal, di cui Federico era tifoso, del Bologna. Quello che chiedono è che gli agenti vengano destituiti dalla polizia per aver disonorato la divisa. Lino Aldrovandi, padre di Ferderico, ha spiegato: “Il messaggio che questa decisione manda agli uomini della polizia è che per aver ucciso un ragazzo si può anche essere premiati, perché essere messi in un ufficio è sicuramente più agevole che lavorare sulle volanti”. Ai manifestanti è arrivata via Twitter anche la solidarietà di Nichi Vendola: “Via la divisa per rispettare i familiari di Federico. Via la divisa – ha aggiunto – per rispettare i poliziotti onesti e le istituzioni”. Tra i presenti anche un vicentino che durante il G8 di Genova si trovava alla Diaz, Arnaldo Cestaro: “Mi hanno rotto un braccio e varie costole. Sono qui perchè eventi simili non devono più accadere”. E dentro ai “simili” vengono racchiuse tutte le “violenze e i crimini dello Stato”. Presente al corteo anche il deputato pentastellato Ferraresi, che ha partecipato al corteo per “Chiedere anche da qui, oltre che a livello istituzionale, che venga fatta giustizia perchè un ragazzo non può morire così”. Chi è qui la pensa allo stesso modo: la sospensione dal servizio per sei mesi non è sufficienti. “Quegli agenti devono essere radiati non possono reindossare la divisa”. Ma non mancano neanche Lucia Uva e Ilaria Cucchi, che chiedono giustizia per i loro morti.

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La sentenza della Corte Costituzionale: quello che resta del porcellum

porcellum-tuttacronacaQuattro ore di camera di consiglio, tanto è servito ai 15 giudici della Corte Costituzionale per approvare il testo della legge elettorale uscita dopo la bocciatura del porcellum. Il plenum ha firmato le motivazioni della sentenza del 4 dicembre 2013 sulla legge elettorale. Dopo la sentenza sull’illegittimità del Porcellum quello che resta della legge elettorale, come spiega la Consulta, è un meccanismo “proporzionale”, “depurato dell’attribuzione del premio di maggioranza” con la possibilità di esprimere una preferenza. “La normativa che rimane in vigore – si legge nella sentenza depositata – stabilisce un meccanismo di trasformazione dei voti in seggi che consente l’attribuzione di tutti i seggi, in relazione a circoscrizioni elettorali che rimangono immutate, sia per la Camera che per il Senato”. Ancora, nelle motivazioni della sentenza sulla legge elettorale si legge che il premio di maggioranza previsto dal Porcellum “è foriero si una eccessiva sovra-rappresentazione” e può produrre “una distorsione”, perchè non impone “il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista”. I giudici evidenziano inoltre che “Per quanto riguarda la possibilità per l’elettore di esprimere un voto di preferenza – evidenziano i giudici -, eventuali apparenti inconvenienti, che comunque non incidono sull’operatività del sistema elettorale”, “possono essere risolti mediante l’impiego degli ordinari criteri d’interpretazione” e “mediante interventi normativi secondari”. Ancora, nelle motivazioni si sottolinea che le liste bloccate lunghe previste dal Porcellum “rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per parte dei seggi, né con altri” che prevedono un “numero dei candidati talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi”. Per la Corte Costituzionale prevale la continuità degli organi di Stato : “Il principio fondamentale della continuità dello Stato”, “non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento” e tale principio prevale. “Le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare”. “È evidente – sottolinea la Consulta – che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale”.

Carioti su Libero: “Spunta il pattarellum Berlusconi-Renzi”

matteo-renzi-tuttacronacaIl Porcellum è incostituzionale secondo i giudici della Corte Costituzionale e ora Matteo Renzi sarebbe pronto a trattare con Forza Italia e Movimento 5 Stelle per la nuova norma elettorale, con un accordo che potrebbe arrivare con il ritorno al Mattarellum. Come scrive, su Libero, Fausto Carioti:

«Alcuni dirigenti di Forza Italia vogliono imitare Ribbentrop e il suo patto con Molotov». A denunciare l’accordo scellerato è Fabrizio Cicchitto, non a caso esponente del Nuovo centro destra, cioè del partito destinato a fare la parte della Polonia tra la Germania di Silvio Berlusconi e l’Urss di Beppe Grillo. In realtà gli accordi che rischiano di schiacciare chi si frappone ai progetti di espansione delle grandi potenze sono due: accanto all’intesa di fatto già creata in Parlamento da forzisti e grillini, uniti nel dichiarare illegittima la legislatura (e presto vedremo se uniti pure nel chiedere l’impeachment di Giorgio Napolitano), insomma per far saltare lo scenario esistente, c’è quella per costruire i nuovi assetti.

Qui il ruolo del plenipotenziario sovietico dovrebbe essere ricoperto da Matteo Renzi, in procinto di prendere le redini del Pd. Con Grillo possibile terzo convitato: proprio ieri sera, il sindaco di Firenze si è detto pronto a trattare sulla nuova legge elettorale sia col Cavaliere che con l’ex comico. Renzi è rimasto mortificato dalla decisione della Consulta, che ha ucciso il Porcellum non per reintrodurre il Mattarellum, come sperava lui, ma per creare un proporzionale che, se messo alla prova, imporrebbe la prosecuzione delle larghe intese. Un colpo basso alle ambizioni di Renzi, che sogna di governare con una solida maggioranza.

Ma il sindaco appare già in fase di recupero e presto avrà due opzioni tra le quali scegliere: scrivere una nuova legge elettorale assieme agli altri partiti della maggioranza, e cioè tenere conto delle necessità degli alfaniani e del ruolo di mediazione di Letta, oppure stringere un accordo per una legge elettorale su misura per i grandi, cioè per il Pd, Forza Italia e – se ci stanno – i pentastellati. Con gli altri liberi di fare il ruolo dei cespugli. È probabile che inizi dalla prima strada; di sicuro, se vedrà che non porta dove vuole lui, si sposterà sulla seconda. E se questo dividerà la coalizione di governo e metterà in crisi le larghe intese, Renzi saprà farsene una ragione (…)

Dopo la decisione della Consulta sul Porcellum, bagarre in Aula

tuttacronaca-laura-boldriniIl Porcellum è incostituzionale, secondo quanto stabilito ieri dalla Consulta, e oggi è bagarre alla Camera. Alla ripresa dei lavori, da più parti si sono levate voci sulla reale legittimazione del Parlamento, a seguito della sanzione sulla legge elettorale. Laura Boldrini ha chiarito che “la Camera è pienamente legittima a legittimata a operare” ma il pentastellato Tofalo denuncia “siamo tutti illegittimi” e il clima si surriscalda ulteriormente dopo la lite di ieri in Aula tra Pd e M5s, con i grillini che avevano occupato i banchi del governo. Intanto è stata respinta la richiesta di M5S di convocare immediatamente una conferenza dei capigruppo per mettere in calendario la riforma della legge elettorale. Dopo il voto, tutti i deputati M5S hanno abbandonato l’aula per protesta. E nel frattempo è apparso un post su Facebook a opera di Angelo Tofalo: “Li abbiamo circondanti! L’aula doveva iniziare alle 10 ma ancora nulla… stiamo attendendo la Boldrini. C’e’ un’area surreale! Un silenzio rumorosissimo. Oggi il parlamento incostituzionale ed illegittimo sarà infuocato. Noi lo avevamo sempre detto, siamo entrati qui con la valigia di cartone e non l’abbiamo mai disfatta, pronti a tornare a casa. Che la facciano subito anche loro oppure che si preparino a prendere gli elicotteri. Li abbiamo circondati e forse i topolini lo stanno finalmente realizzando. Oggi più che mai stateci accanto. Le minacce e le aggressioni già avute non ci fanno che pensare il peggio… saremo tranquilli come sempre, diremo tutto in maniera non violenta, siamo super democratici ma non moderati, non fessi. Li abbiamo circondati”.facebook

Il Porcellum è incostituzionale… forse ora si farà al forno?

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È appena terminata la camera di consiglio dei giudici della Corte Costituzionale sulla legge elettorale e la Consulta ha bocciato la legge elettorale, il Porcellum. L’attuale legge elettorale vigente è stata definita “incostituzionale” per  “il premio di maggioranza e la mancanza delle preferenze”.  I giudici si sono pronunciati sui profili di incostituzionalità del cosiddetto Porcellum. Il ricorso era stato presentato da 27 cittadini contro il Porcellum con l’accusa di «violare il diritto di scelta degli elettori e di conseguenza la Costituzione» per allungare i tempi.

La decisione consiste nel cancellare il premio di maggioranza, considerato abnorme, e nell’inserire una preferenza simbolica laddove la legge non le prevedeva.

Pensioni ora il mirino si punta sul contributivo e sull’invalidità civile

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L’Inps è un malato grave e l’operazione del risanamento non è procrastinabile, quindi bisogna legare le pensioni al metodo contributivo e poi procedere con la riforma per il riconoscimento dell’invalidità civile, limitando il ricorso a medici esterni convenzionati. La Corte dei conti analizzando il bilancio 2012 ha registrato infatti un disavanzo finanziario e l’aumento del deficit. Ma bisogna colpire davvero i pensionati? Il male sembra essere conseguenza dei più grandi fondi  amministrati, per i quali «appaiono indilazionabili misure di risanamento – che si riconnettono anche al ciclo recessivo oltre che alla incorporata gestione pubblica». La Corte richiama «una attenta e responsabile riflessione sulla perdurante criticità dell’invalidità civile, che ha ampiamente confermato l’improrogabilità di un intervento legislativo volto a completare il trasferimento delle competenze dell’intero procedimento in capo all’INPS, nella constatata inefficacia delle scelte procedurali operate e del massiccio ricorso a medici esterni convenzionati, che mette a rischio le capacità di governo del settore da parte dell’Ente».  Ma probabilmente, come purtroppo sempre avviene, a pagarne le conseguenze saranno proprio gli anziani e gli invalidi.

La Corte conferma «l’esigenza di un costante monitoraggio degli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica e di una crescente attenzione al profilo dell’adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all’urgenza di rilanciare la previdenza complementare».

Come mettere il bilancio dell’Inps in sicurezza? Il report mette in evidenza che « al contenimento della gravosa perdita economica totale concorre tuttavia il massiccio saldo positivo di esercizio dei “parasubordinati” e quello delle prestazioni temporanee, i cui netti patrimoniali consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto peraltro a rapido azzeramento».

Nel contesto del marcato aumento delle prestazioni, la ripresa del flusso contributivo – alimentata dalla gestione privata e in particolare dal lavoro autonomo e ancor più dai “parasubordinati” – non riesce a ripianare lo squilibrio tra le ambedue essenziali componenti di quasi tutte le gestioni, non sufficientemente bilanciato da apporti statali quantitativamente e qualitativamente adeguati, con conseguente dilatazione dei saldi negativi e dell’indebitamento, aggravati dal fondo di nuova acquisizione dei dipendenti pubblici, in progressivo e crescente dissesto.

La condanna di Dell’Utri: arrivano le motivazioni della Corte di appello

marcello-dellutri-tuttacronacaI giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Palermo hanno presentato le motivazioni della sentenza con cui l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri è stato condannato, il 25 marzo scorso, a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici affermano che ci fu un patto tra la mafia e Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri ne è stato il “mediatore contrattuale”. E in tale contesto, tra il 1974 e il 1992, “non si è mai sottratto al ruolo di intermediario tra gli interessi dei protagonisti”, e “ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento”. La Corte ha collocato la stipula di tale partto tra il 16 e il 29 maggio del 1974 quando, si legge nelle 477 pagine della motivazione, “è stato acclarato definitivamente che Dell’Utri ha partecipato a un incontro organizzato da lui stesso e (dal mafioso palermitano Gaetano) Cinà a Milano, presso il suo ufficio. Tale incontro, al quale erano presenti Dell’Utri, Gaetano Cinà, Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo e Silvio Berlusconi, aveva preceduto l’assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi”. Secondo i magistrati palermitani, quella riunione “ha costituito la genesi del rapporto sinallagmatico che ha legato l’imprenditore Berluconi e Cosa nostra con la mediazione costante e attiva dell’imputato” Dell’Utri. Ancora si legge: “In virtù di tale patto i contraenti (Cosa nostra da una parte e Silvio Berlusconi dall’altra) e il mediatore contrattuale (Marcello Dell’Utri), legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell’imprenditore mediante l’esborso di somme di denaro che quest’ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Marcello Dell’Utri che, mediando i termini dell’accordo, ha consentito che l’associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere sul territorio mediante l’ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro”. Sempre secondo la Corte è l’incontro del 1974 che “segna l’inizio del patto che legherà Berlusconi, Dell’Utri e Cosa nostra fino al 1992. È da questo incontro che l’imprenditore milanese, abbandonando qualsia proposito (da cui non è parso, ivero, mai sfiorato) di farsi proteggere dai rimedi istituzionali, è rientrato sotto l’ombrello della protezione mafiosa assumendo Vittorio Mangano ad Arcore e non sottraendosi mai all’obbligo di versare ingenti somme di denaro alla mafia, quale corrispettivo della protezione”. Mangano divenne così lo stalliere di Arcore “non tanto per la nota passione per i cavalli” ma “per garantire un presidio mafioso nella villa dell’imprenditore milanese”. La Corte non ritiene inoltre credibile Dell’Ultri quando ammette di aver indicato Mangano a Berlusconi come persona da assumere sostenendo però di non essergli amico, anzi di averne paura. Nella motivazione si legge: “La continuità della frequentazione, l’avere pranzato in diverse occasioni con lui, sono circostanze che hanno consentito di escludere che i rapporti svoltisi in un arco temporale che ha coperto quasi un ventennio nel corso del quale il Mangano è stato arrestato e prosciolto e poi nuovamente arrestato e poi ancora prosciolto, possano essere stati determinati da paura”. La Corte ha ricostruito nelle motivazioni anche i pagamenti sollecitati dai mafiosi a Berlusconi “quale prezzo per la protezione”, e che secondo i giudici iniziarono subito dopo l’incontro del 1974, con la richiesta di 100 milioni di lire formulata da Cinà, ed esaudita.

I marò non hanno risposto alle domande della polizia indiana?

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In esclusiva sul quotidiano indiano Hindustan Times è uscita a notizia secondo cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si sarebbero rifiutati di rispondere alle domande della polizia indiana (Nia) durante un incontro che si sarebbe tenuto nel mese scorso. La polizia aveva convocato i fucilieri per registrare le loro dichiarazioni, ma entrambi, su consiglio dei loro legali, si sarebbero rifiutati di rispondere.

”L’indagine ha stabilito – ha ancora detto la fonte – che quel 15 febbraio 2012 c‘è stato un tiro al bersaglio. Un pescatore è stato colpito alla testa, un altro al cuore. Noi – ha sottolineato – vogliamo sapere quello che ha spinto i marò a sparare ai due pescatori”. Il quotidiano aggiunge che ora la Nia vuole ascoltare gli altri quattro marò che si trovavano nel team della sicurezza a bordo della Enrica Lexie perché si tratta di testimoni centrali dell’incidente. ”Ma l’Italia non li ha per il momento mandati in India – ha concluso la fonte – nonostante una assicurazione fornita alla Corte Suprema di metterli a disposizione quando necessario. Abbiamo chiesto al ministero degli Esteri di sollevare la questione con l’Italia”.

La Bonino cosa risponderà? Piegheremo ancora la testa e consegneremo altri nostri militari? Magari anche un intero corpo di Marina? Perché passano i mesi e per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone cala il silenzio sulla stampa italiana?

 

Il ministro degli Esteri indiano sui due marò

marò-tuttacronacaDopo le affermazioni di questa mattina di Emma Bonino, il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, ha dichiarato all’ANSA: “Sono contento che da parte italiana ci sia una migliore comprensione e spero che tutti questi nostri sforzi portino a una decisione veloce” da parte del tribunale ad hoc incaricato di giudicare i due marò.

Emma Bonino fiduciosa: marò a casa entro Natale?

bonino-marò-tuttacronacaIl ministro degli Esteri Emma Bonino si è detta “molto fiduciosa” per quello che riguarda la vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, alla quale “stiamo lavorando”. La nuova svolta potrebbe riportarli in Italia entro Natale. La Bonino ha spiegato: “Ho potuto riscontrare da parte delle autorità politiche indiane grande desiderio di chiudere in modo rapido ed equo per tutti questa vicenda. Non demorderemo”. Ha quindi aggiunto che l’inviato speciale del governo, Staffan De Mistura, “è appena rientrato ma tornerà” in India “ancora prima delle vacanze”. Ha quindi concluso: “Credo che la costanza ci premierà e soprattutto riporterà a casa i marò con le loro famiglie”. Anche il ministro della difesa Mario Mauro è entrato nel merito: “Sono arrivate indicazioni confortanti. Per il nostro governo il caso è una priorità e non avremo assolto al nostro compito se non risolvendolo. Serve estrema attenzione e discrezione”.

De Mistura: tempi brevi per il processo ai marò

marò-india-tuttacronacaL’inviato speciale del governo Staffan De Mistura, a New Delhi per la questione dei marò, ha assicurato che:  “I tempi del processo non saranno lunghi, ma è necessario agire con calma e seguendo una strategia chiara che porterà a una soluzione che, come mi è stato detto da parte indiana, sarà equa e rapida”. De Mistura ha quindi aggiunto che: “Tutto indica un volontà di finire l’inchiesta a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in agosto”.

Ecco le prove dell’innocenza dei marò?

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Mario Mauro, ministro della Difesa,  si auspica che i marò possano scontare la pena in Italia. Il ministo degli Esteri, Emma Bonino, appena qualche giorno fa, aveva affermato che si poteva arrivare a una   soluzione “rapida e giusta” alla vicenda che si protrae da un anno e mezzo. I marò sono in India e sottoposti a una corte indiana,  che in base al diritto internazionale non può essere il giudice naturale per un fatto avvenuto al di fuori delle acque territoriali indiane. Questi sono i fatti di un agghiacciante caso internazionale in cui l’Italia ha mostrato tutta la sua debolezza e inadeguatezza per difendere Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

 Ora altri documenti emergono e sembrano provare la piena innocenza dei marò. Innocenza che noi di Tuttacronaca abbiamo già ampiamente espresso anche in articoli precedenti. Oggi è il Tg Com a riportare una possibile dinamica dell’incidente che scagionerebbe completamente i due militari italiani:

Tra le 16 e le 16.30 – ora indiana – la Enrica Lexie è avvicinata da un’imbarcazione sospetta. Non ricevendo risposta a segnalazioni luminose e acustiche, il team dei fucilieri di marina a bordo spara dei colpi in acqua, mentre l’equipaggio viene fatto riparare nei locali blindati della cosiddetta “cittadella”. L’imbarcazione sospetta cambia rotta e si allontana. Nella circostanza il comandante Vitelli lancia l’allarme SSAS Alert, che avvisa in tempo reale, tra gli altri, anche la Guardia Costiera indiana.

Alle 19.16 il comandante Vitelli invia una mail riferendo l’accaduto allo MSCHOA del Corno d’Africa e all’UKMTO (UK Maritime Trade Operations). La Guardia Costiera indiana riceve copia della mail. Alle 23.20 il peschereccio St Anthony rientra nel porto di Neendankara. A bordo di sono due pescatori uccisi da colpi d’arma da fuoco. Il capitano e armatore Freddy Bosco dichiara alle televisioni che l’incidente di cui sono state vittime è avvenuto intorno alle 21.30. E conferma di aver allertato immediatamente, via radiotelefono la Guardia Costiera indiana.

Alle 21.36 la Guardia Costiera indiana si è messa per la prima volta in contatto con la Enrica Lexie, invitandola a rientrare a Kochi . Con tutta evidenza ha avuto notizia da pochi minuti dei due morti, e ha collegato il fatto con la notizia dell’incidente della Lexie.

Alle 22.20 la nave greca Olympic Flair comunica all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) di aver subito un attacco da due imbarcazioni pirata, che desistono davanti all’allerta dell’equipaggio. Che non ha subito danni, specifica il messaggio. La Guardia Costiera indiana a questo punto ha sul tavolo tre fatti: un incidente avvenuto alle 16.30 – la Lexie – due pescatori uccisi alle 21.30, un altro incidente avvenuto prima delle 22.20. Ma ha anche a disposizione la Lexie che sta rientrando a Kochi, mentre la nave greca è ben lontana. E si getta sulla prima pista, nonostante una differenza di cinque ore tra i due primi incidenti, e la sovrapposizione degli ultimi due (Attacco alle 21.30 secondo Bosco, allarme Olympic Flair 50 minuti dopo).

Come mai la nave greca viene lasciata andare e ci si accanisce su quella italiana? Forse un errore in buona fede oppure una speculazione politica alla vigilia di una campagna elettorale? Serviva un capro espiatorio e si aveva solo l’imbarcazione italiana a cui attribuire l’incidente? La verità è difficile da definire e si spera che la giustizia possa davvero far chiarezza su questa vicenda che sta assumendo sempre più i contorni di un agghiacciante labirinto kafkiano.

Secondo il Tg Com poi:

Un’ipotesi che possiamo avanzare è che intorno alle 21.30, in condizioni di oscurità, il mercantile greco venga attaccato da un’imbarcazione pirata. Nei pressi, sfortunatamente, c’è il St Anthony. I greci scambiano le due imbarcazione come parti di un unico attacco pirata. Il St Anthony viene preso nel mezzo (ciò che spiegherebbe la singolar inclinazione dei colpi finiti sul peschereccio, conficcatisi con traiettoria non inclinata, come i colpi che si sparano da una grande petroliera verso un barchino, ma quasi orizzontali). Chi potrebbe aver sparato dall’Olympic Flair ? A fatica i greci hanno ammesso che a bordo c’era un team di una security ellenica, la Diaplous. Secondo fonti greche, un team senza armi. Improbabile, e se fossero stati armati, avrebbero avuto armi con calibro Nato.

Al di là di ogni valutazione c’è un dato di fatto che emerge e che difficilmente potrà essere modificato: 5 ore tra i due incidenti. Un lasso di tempo ampio in cui sembrerebbe naufragare la diplomazia italiana e la giustizia indiana. E la vita dei due militari italiani non è forse diventata una merce di scambio per gli interessi internazionali?  

Fumata nera dalla Corte dei Conti

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Il 2012 è stato tempestato da manovre di correzione dei conti pubblici che seppur hanno in parte migliorato il bilancio dello Stato hanno anche “generato effetti depressivi su un’economia, come la nostra, in difficoltà e in recessione”. Questo è la relazione della Corte dei Conti espresso da Salvatore Nottola, che ha anche aggiunto: “Le prospettive non appaiono migliori”. Inoltre nella relazione del pg si evidenziano anche gli alti rischi  nell’utilizzo di derivati per i bilanci degli enti locali e per lo stesso bilancio dello stato e conclude dicendo che  su tali strumenti “serve trasparenza”.

La Corte dei Conti ha poi lanciato l’allarme in tema di corruzione, spiegando che alcuni “illeciti e sprechi per la loro estensione e dimensione si elevano a sistema”, in Italia, e soprattutto ha fatto riferimento “alla corruzione e all’evasione fiscale”.

Attentato suicida a Kabul: almeno 16 le vittime

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Almeno 16 morti e diversi feriti: è questo il bilancio di un attacco suicida che ha avuto luogo vicino al quartier generale della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf), a pochi metri dall’ingresso dell’ambasciata americana a Kabul.A rivendicare la strage i talebani il cui portavoce, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che l’obiettivo erano i giudici e il personale della Corte. Stando ai talebani, nell’esplosione sarebbero state ‘uccise 50 persone fra giudici e personale della Corte”.

I marò venduti per questioni economiche… lo dice Terzi!

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«I motivi economici hanno sicuramente prevalso sulla decisione di rimandare i due marò in India: c’è stato un ripensamento su quella che era stata la correttezza di una decisione di segno opposto molto attentamente valutata». Così l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi che poi aggiunge:«è innegabile ci sia stata una sensibilità particolare sulla vicenda da parte di alti esponenti del governo che avevano una visione prettamente legata alla promozione economica delle nostre imprese in India. Una sensibilità che ha sicuramente influito su un’inversione a U compiuta dal governo italiano, che nessuno ha capito e che ha messo l’Italia in un enorme imbarazzo rispetto a tutta la comunità internazionale». Ma il rischio c’era? A detta dell’ex Ministro sembra proprio di no: «Non risultavano indicazioni concrete di possibili danni economici a seguito della decisione di trattenere i due marò»

Ma perché è mancata la coerenza di proseguire con la decisione dell’11 marzo, cioè di lasciare i marò in Italia e quali erano le considerazioni alla base di questa decisione?  Ci si era basati «sulla consapevolezza che Nuova Delhi non avrebbe accettato di portare la questione nell’alveo del diritto internazionale, percorrendo la strada dell’arbitrato. Per questo – afferma Terzi – avevamo ritenuto decaduto l’impegno dell’affidavit. C’è stato un completo ribaltamento di questa logica. Impensabile, se non fosse stata esercitata una forte pressione emotiva».

Ora la questione è nelle mani di Emma Bonino che si auspica «una soluzione che sia equa e accettabile».

Non c’è nulla di equo e accettabile per la vicenda che ha coinvolto i marò… Era equo e accettabile allora processare i quattro marine in Italia del caso Cernis, ma non è stato fatto, però ora si cerca una soluzione equa e accettabile facendo giudicare i nostri marò dall’India?

La vita di due persone, incidentalmente militari che ricevono ordini e che non possono sottrarsi a difendere una nave italiana, può essere subordinata a questioni economiche?

I marò italiani rischiano la pena morte! Complimenti…

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Non rispettati quindi i patti presi con l’Italia. La suprema corte di New Delhi ha deciso di lasciare la decisione al governo indiano su come condurre le indagini sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.  Ora il governo li rimanda quindi alla polizia antiterrorismo Nia, che potrebbe anche decidere per la pena capitale, essendo il reato sotto la sua giurisdizione e non sotto quella della polizia criminale.

Si è anche deciso di istituire un Tribunale che si occupi esclusivamente del caso dei Marò e che quindi possa lavorare quotidianamente sul processo per accelerare i tempi del giudizio.

Era il caso di rimandare i marò in India? Qualcuno si può vergognare? Con il nuovo governo si auspica anche una rapida risoluzione del problema dei marò… si riuscirà a intervenire anche in ambito internazionale con efficacia ed efficenza ora che la situazione per i militari italiani sembra essersi ulteriormente aggravata?

Le scandalose parole di Monti sui marò.

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Mentre i marò sono costretti a passare da una polizia all’altra per sapere di chi è la competenza, che prima sembrava appartenere alla Nia, la polizia antiterrorismo e che invece è stata trasferita alla Cbi, cioè la polizia criminale indiana (per evitare la pena di morte), il nostro Premier ha commentato: “La parte indiana ha apprezzato come atto di coerenza da parte italiana il rientro dei due marò in India, dopo che il governo italiano aveva ottenuto certe rassicurazioni. La leggibilità del governo italiano viene apprezzata e aiuta nel seguito di questa vicenda.”

E’ notizia di poche ore fa che, il compromesso di trasferire il caso dalla Nia alla Cbi sia stato raggiunto dopo un intenso interessamento di Mario Monti che ha dialogato a lungo con il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura per far pressioni sul premier indiano Manmohan Singh ed il capo della diplomazia Indiana, Salman Khurshid.

Insomma applaudiamo l’India perché ha trasferito la competenza a un organo che non può condannare i nostri marò alla pena di morte? Ma non c’era un accordo preventivo?  Di cosa è stata minacciata l’Italia per rimandare indietro i marò con tanta rapidità?

 

I marò per evitare l’embargo?

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A dare quest’annuncio è stato lo stesso Mario Monti, riferendo al Senato sulla vicenda dei due marò: “Abbiamo avuto notizia dal sottosegretario agli Esteri, ora vice ministro, Staffan De Misturache in sede di vertice di Brics cominciava ad essere presa in considerazione, su richiesta indiana, l’ipotesi di misure congiunte nei confronti dell’Italia”.

In pochi hanno riflettuto sull’importanza di una tale affermazione: importanza dal valore storico ben più vasto rispetto alla contingenza attuale. in questi anni e che condizioneranno la nostra vita nei prossimi decenni.

Innanzitutto, va detto che probabilmente Monti, costretto dall’imbarazzante situazione in cui si era cacciato il suo governo di tecnici non sempre competenti, ha fatto un gesto quasi impensabile per un primo ministro che cerca di far chiarezza su un delicato affaire internazionale: ha detto la verità.

Lo  suggerisce una coincidenza sicuramente non casuale: la decisione di rispedire Girone e Latorre in India, infatti, è stata presa in fretta e furia tra il 19 e il 20 di marzo, appena in tempo per far sì che non scadesse la licenza dei due fucilieri, cosa che sarebbe avvenuta il giorno 22 successivo.

 E proprio quattro giorni dopo questa scadenza, tra il 26 e il 27, era in programma la quinta conferenza generale dei BRICS, che si è svolta a Durban, in Sud Africa: l’occasione ideale per l’India, che tra l’altro presiedeva il congresso, per sollecitare misure economiche contro l’Italia. Una vera ritorsione insomma, dalle conseguenze imprevedibili, ma sicuramente disastrose per la nostra economia.

Oggi arriva la conferma da parte del ministero dell’Interno indiano, R.K. Singh che non ci sarà nessuna pena di morte per i marò indiani. L’India potrà solo condannare all’ergastolo i nostri marinai? Nessun rischio di pena di morte per i due marò. Ogni assicurazione fornita dall’India all’Italia sul trattamento riservato ai fucilieri “sarà da noi onorata”, ha dichiarato il sottosegretario del ministero dell’Interno indiano, R.K. Singh. La precisazione riguarda un documento inviato al governo italiano che, per far rientrare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India, voleva assicurazioni sul fatto che la pena di morte non verrà comminata.

I marò sotto accusa non solo dall’India ma anche da Repubblica?

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<<Riletto con calma, il rapporto dell’ammiraglio Alessandro Piroli sull’incidente della Enrica Lexie è un testo approfondito, dettagliato, ma soprattutto intelligente. Piroli (che non è la fonte che ha illustrato il testo a Repubblica) mette in fila i brandelli di informazione disponibile, ragiona sulla concatenazione degli eventi e difende fino al limite del ragionevole la tesi difensiva dei due marò. Ma non trascura di citare elementi che concorrono non tanto a individuare una possibile colpa di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.(il periodo resta fra l’altro grammaticalmente appeso). Sono invece elementi che, se considerati sin dall’11 maggio del 2012, potevano offrire al Ministro della Difesa, a quello degli Esteri e allo stesso presidente del Consiglio informazioni preziose su un fatto che l’Italia ha profondamente deformato…L’inchiesta difende quasi acriticamente il comportamento del Nucleo militare che interviene il 15 febbraio 2012 a protezione della Lexie. Ma, per esempio, individua una serie di pesanti anomalie nel comportamento del comandante della petroliera, anomalie che non solo evidenziano il mancato rispetto delle procedure previste in caso di sospetto attacco di pirati, ma possono aver contribuito a rendere più caotico l’intervento dei marò. È scritto nell’Inchiesta: “Il comandante di N. Lexie ha messo in atto solo una parte delle azioni di difesa passiva raccomandate per evitare l’attacco di pirati. Si è limitato ad incrementare la velocità (di un nodo) senza manovrare per modificare la cinematica di avvicinamento, azionando i fischi e le sirene solo nella fase terminale dell’azione”.>>

Così l’estratto dell’articolo tratto da Repubblica. Ma allora perché non è a processo il comandante?

<<Le procedure prevedono invece che la nave cambi velocemente e in maniera repentina rotta, e continui con variazioni di rotta per contrastare una eventuale rotta di attacco o comunque per segnalare il pericolo di una possibile collisione. L’inchiesta aggiunge che “tra la nave e il Nucleo sono probabilmente mancate più stringenti forme di coordinamento per la gestione unitaria dell’evento e l’individuazione delle migliori cinematiche/soluzioni da porre in essere”>>.

Ma quando non c’è il tempo e la possibilità tecnica di cambiar rotta è chiaro che bisogna comunque arginare un possibile attacco pirata… e in quel caso sparare era uno dei modi previsti dalle procedure. Ma ci può essere un motivo in più: la Lexie non si è spostata proprio per favorire, secondo le regole della navigazione, le manovre del natante che veniva da destra per metterlo in grado di superarlo o passargli davanti.

<<Altra critica: “Si sarebbe potuto anticipare l’uso delle sirene di bordo, nonché fare ricorso a getti d’acqua ad alta pressione. Inoltre sarebbe stato opportuno ricercare un contatto radio con l’imbarcazione sul canale VHF di emergenza (il canale 16, ndr) quantomeno per dirimere i dubbi sulla cinematica”, ovvero sulle rotte seguite dalle due unità. “In definitiva la nave con i suoi mezzi avrebbe potuto attuare migliori forme di coordinamento e supporto all’azione di contrasto della pirateria”>>.

L’inchiesta valuta poi il comportamento del peschereccio St. Anthony e qui Repubblica si permette di fare una sottile precisazione  su come il peschereccio sia  fra l’altro dedicato a Sant’Antonio, e quindi che i pescatori fossero cattolici. Quasi a voler intenerire gli animi degli italiani e coalizzarli contro Massimiliano e Salvatore che hanno sparato su poveri ed inermi pescatori per di più cattolici?

Tanto per fare un solo esempio, la crudele persecuzione degli Indios americani. In quel caso la patente di cattolico non ha impedito, come altre  volte nella storia, crudeltà e ingiustizie. Non c’è quindi nell’affermazione di Repubblica un rapporto di causa ed effetto di cattolico uguale mitezza, ma solo gratuità e superficialità di giudizio.

<<“Il natante proveniva da lato dritto della Lexie, pertanto aveva diritto di precedenza (…) È singolare, oltre che estremamente pericoloso, che pur avendo diritto di precedenza, una piccola imbarcazione facilmente manovrabile rimanga su rotta di collisione di una petroliera fino a una distanza inferiore ai 100 metri”. Il rapporto conclude sostenendo che “la manovra posta in essere dal natante che non ha alterato gli elementi del moto nonostante gli avvertimenti ottici e acustici nonché quelli a caldo (colpi di avvertimento) unitamente all’avvistamento di personale armato a bordo sono stati percepiti dal team come minaccia per la nave e il suo equipaggio”. Nel suo ragionamento, l’ammiraglio Piroli arriva ad ipotizzare che il St. Anthony possa essere stato utilizzato per operazioni sia di pesca che di pirateria.>>

Repubblica che fa? Commenta così: “possibile, anche se poco probabile, perché una volta arrivato in porto al comandante del St. Anthony viene permesso di vendere ben 1.300 chili di pesce prima che il peschereccio venga sequestrato”. Come si fa a rendere opinabile la tesi dell’ammiraglio senza alcun dato al di fuori del fatto che siano poi venduti 1300 kg di pesce? Se è lo stesso ammiraglio a dichiarare che l’attività è doppia era normale che arrivato in porto, l’imbarcazione avesse pesce a bordo. C’è piuttosto da riflettere sul cinismo dei “pescatori” che nonostante due morti a bordo, la prima cosa che fanno è cercare di portare a casa più soldi possibile. E questo sarebbe comportamento da buoni cattolici?

Vi è poi l’ultimo punto a conclusione dell’articolo che i novelli Sherlock Holmes vogliono additare contro i marò:

<<Un altro dubbio che per giorni ha intralciato la ricerca di una ricostruzione verosimile dell’incidente è stato quello alimentato ripetutamente da fonti italiane. I fucilieri dichiarano alla polizia indiana e agli investigatori di non riconoscere il St. Anthony come la barca contro cui hanno sparato. Ma nell’inchiesta sommaria c’è un capitolo rivelatore: “Comparazione natante sospetto/ motopesca St. Anthony”, in cui sono accluse una foto del St. Anthony fermo in porto dopo il sequestro della polizia indiana e una delle poche foto scattate da bordo alla fine dell’incidente mentre il peschereccio si allontana. Viste di poppa le due barche sembrano simili, e infatti la relazione non lo nasconde: “È possibile osservare una sostanziale coerenza fra le descrizioni del natante coinvolto nell’evento Lexie e il St. Anthony, ovvero tipologia dell’imbarcazione, dimensione e colorazione”. Ancora: “Il confronto fra le fotografie repertate durante l’evento del 15 febbraio con quelle scattate durante la ricognizione del 26 febbraio mette in evidenza una sostanziale compatibilità fra i mezzi raffigurati”>>

Ciò non prova assolutamente che l’imbarcazione fosse la stessa e nessun tribunale corretto potrebbe assumere una “sostanziale coerenza” come prova che la barca fosse la medesima,  anche perché la foto scattata a bordo ritrae un peschereccio che si allontana con una prospettiva del tutto diversa rispetto a quella poi ritratta nelle foto della polizia indiana.

<<Non è una prova di colpevolezza per nessuno, ma è una ennesima indicazione che nessuno nel governo ha mostrato di tenere nel giusto conto dal punto di vista politico. Il peschereccio era quello, il comportamento della Enrica Lexie non è stato adeguato a prevenire in maniera pacifica un possibile abbordaggio. Tutto congiurava e congiura perché l’India ritenga di essere nel giusto, e pretendesse con forza di giudicare i 2 fucilieri che l’Italia ritiene semplicemente innocenti>>. 

Così chiude Repubblica suffragando implicitamente le accuse dell’India contro i due marò quando anche lo stesso Presidente della Repubblica si è attivato per dirimere la contesa sul giudizio dei militari italiani. Se li avesse ritenuti colpevoli non si sarebbe di sicuro posto in primo piano, per cercare una soluzione che poi il governo non ha saputo gestire e soprattutto ha portato alle dimissioni del ministro Giulio Terzi. Ragionando proprio sull’inchiesta dei due Sherlock Holmes di Repubblica riteniamo di aver fornito qualche spunto maggiore di riflessione per una ricostruzione più completa della vicenda…

Il carro armato ubriaco!

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Evidentemente ubriaco, un carrista russo manda il suo cingolato a schiantarsi prima contro un marciapiede e poi contro un lampione. Il tutto sotto gli occhi degli automobilisti che osservano la scena fermi in colonna. Per l’incidente, che si è verificato a Ryazan, ora il soldato rischia la corte marziale.

Processo marò si riparte da zero.. quanto dobbiamo sopportare?

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Il ministero dell’Interno indiano ha affidato oggi alla Agenzia nazionale di investigazione (Nia) lo svolgimento di nuove indagini riguardanti l’incidente del 15 febbraio 2012 al largo del Kerala in cui sono implicati i maro’, accusati della morte di due pescatori indiani. Lo riferiscono le tv a New Delhi. Il 18 gennaio scorso la Corte Suprema aveva sottratto la vicenda a giustizia e polizia del Kerala sostenendo che quello Stato non aveva giurisdizione.

Il diario di Sarah! Ultime pagine…

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Mancano pochi giorni all’8 aprile, la data in cui sarà emessa la sentenza di primo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi e la madre della 15enne, Concetta Serrano, concede un’intervista alla rivista “Visto”. “E’ stato il processo delle mezongne (…) Spero solo che la corte chiarisca come e perché è stato ucciso il mio angelo, nonostante le tante menzogne dette in questi mesi da mia nipote Sabrina, da mia sorella, da mio cognato Michele Misseri e dagli amici di Sarah“. Queste le parole durissime della donna, che mostra anche l’ultima pagina del diario della figlia, cruciale nel processo. Ormai gli inquirenti iniziano a pensare che Sarah sia stata uccisa perché “avrebbe visto qualcosa delle abitudini sessuali della comitiva che frequentava e di cui faceva parte sua cugina Sabrina, abitudini che includevano spogliarelli o l’avvistamento di coppiette appartate”.

“Ciao, sono Sarah, in questo periodo sono molto legata a un ragazzo che ha 27 anni, io ne ho solo 15, ma lui è dolcissimo e mi coccola sempre, si chiama Ivano e lui piace anche a mia cugina Sabrina, ma io non capisco se mi piace o se gli voglio solo bene come un amico…”
Il giorno della scomparsa Sarah scrive: “Ieri sera sono uscita con Sabrina e la sua amica Mariangela. Poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata, perché dice che quando c’è Ivano sto sempre con lui…..”

Monti sui marò… Attacca Terzi a tutto campo! Rivoluzione in Parlamento

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Il premier Mario Monti intervenendo alla Camera per riferire sulla vicenda dei marò ha respinto “con forza illazioni sulla possibilità di scambi o accordi riservati con l’India”. Al contrario, il caso “che coinvolge i nostri due fucilieri ha portato una grave crisi nei rapporti con Delhi”. E proprio perché vi era una crisi nei rapporti rimandiamo indietro i marò? Facciamo dietrofront ed esponiamo i nostri militari? A maggior ragione dovrebbero essere in Italia!

Monti “Sono rimasto stupefatto su cioè che ha fatto e non fatto con le sue dimissioni, le ha rese qui, senza dire nulla nè al Capo dello Stato nè a me. Cosa non ha fatto… non ha fatto nulla per esternare il suo dissenso, lui ha condiviso la decisione e nei prossimi tempi scopriremo altri risultati che sono alla base della sua decisione. Questo Governo che non vede l’ora di essere sollevato…”

Monti attaccato in aula!!!”

Si è canditato lei! Si solleva dal Parlamento…

Monti prova a seguitare il suo intervento ma non ha spazi, ogni parola viene ribattuta da dissensi.

Monti “Massimiliano mi ha detto rispettiamo il capo dello stato, lei e Di Paola, ma tutto sta cambiando” quindi il prossimo governo cosa farà per noi? Il Capo dello stato chi sarà?

Sarah! il presidente rigetta l’astensione. Si va avanti! Ecco il video.

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Il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi prosegue con la stessa composizione di giudici togati. Il presidente del Tribunale di Taranto, Antonio Morelli, ha rigettato la richiesta di astensione del presidente e del giudice a latere della Corte di Assise.

RIPORTATE A CASA MIO MARITO!

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Durante il dibattito in aula alla Camera sul caso marò, Giovanna Ardito, moglie di Salvatore Girone, che seguiva la seduta dalle tribune di Montecitorio, ha urlato cosi’tutta la sua rabbia. Oltre alla moglie di Girone, in tribuna era presente anche Franca Latorre, sorella di Massimiliano, l’altro fuciliere italiano.

Scoppia il governo tecnico sul caso Marò! E’ 8 settembre?

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Di Paola: “Sarebbe facile oggi lasciare la poltrona, ma non sarebbe giusto e non lo farò”. Le parole del ministro della Difesa vengono accolte dall’applauso corale dell’aula di Montecitorio. Terzi non applaude. “Non abbandonerò la nave in difficoltà – dice – con Massimiliano e Salvatore a bordo fino all’ultimo giorno di governo”.

Ignazio La Russa ha chiesto al presidente della Camera Laura Boldrini di fare da tramite affinché sia il presidente del Consiglio Mario Monti a proseguire l’informativa sul caso dei Marò. È necessario, ha detto, “che intervenga sin da ora il presidente del Consiglio a proseguire con noi questo dibattito”. Pronta la risposta della Boldrini: “Chiederò al presidente Monti di riportare suelle dimissioni del ministro Terzi il prima possibile”. Il presidente della Camera ha poi detto: “Il presidente Monti nel pomeriggio vuole verificare con il capo dello Stato, ci sono anche le consultazioni in corso, e si è detto disponibile a riferire in aula domani”.

“Pensavamo di aver visto di tutto in questa Aula ma ci sbagliavamo…ma questo non ci esime di ascoltare Di Paola” lo dice il deputato del Pd Lapo Pistelli in aula alla Camera. Aggiungendo che questo è l’8 settembre del governo tecnico.

Sul caso interviene anche il segretario del Pdl, Angelino Alfano: “Il ministro degli Esteri si è dimesso, quello della Difesa si è scusato. Speriamo che Monti sia assolutamente chiaro perché il fallimento della credibilità internazionale è sotto gli occhi di tutti. Apprezziamo il gesto coraggioso e di dignità del ministro degli Esteri”.

Anche Ingroia esulta per la condanna di Dell’Utri!

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Sul sito di rivoluzione civile si legge: “Condanna Dell’Utri conferma fondatezza accuse, ventennio berlusconiano è vulnus democrazia”

“La condanna di Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa conferma la fondatezza delle accuse nei confronti del suo ruolo di mediatore tra la mafia e Silvio Berlusconi. Il ventennio berlusconiano rappresenta un vulnus della democrazia che è necessario superare riaffermando i principi costituzionali, a partire dal più importante: tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge. Giustizia è stata fatta, è tempo di dire basta alle impunità”.

Catene che si spezzano a favore della legalità e catene che si stringono intorno ai polsi di Dell’Utri. Sembra proprio che si sia iniziato a rompere un legame tra politica, corruzione, associazione mafiosa e impunità. Un vincolo al quale scappa e continua a scappare uno dei maggiori imputati del nostro paese, con trucchi e tranelli procedurali che ormai sono diventati così palesi da minare la sua immagine pubblica. Qualche generazione vedrà il protagonista crollare sotto la sentenza di un qualche giudizio? Solo il tempo ce lo potrà dire… noi continuiamo a sperare!

Condannato dell’Utri! 7 anni in appello.

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La Corte d’appello di Palermo ha condannato l’ex senatore Pdl Marcello Dell’Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa confermando la pena di 7 anni.

Secondo l’accusa, per oltre 30 anni l’ex manager di Publitalia avrebbe avuto rapporti con personaggi di spicco di Cosa nostra facendo anche da “mediatore” di una sorta di accordo protettivo stretto tra Silvio Berlusconi e le cosche. Un patto costato fiumi di denaro all’ex premier che, pagando, avrebbe tenuto al sicuro sé e i suoi familiari dalle minacce mafiose.

I marò non ce la fanno più… La Torre scrive a Mediaset!

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“Non ci serve ora di sapere di chi sia stata la colpa, nè che le forze politiche si rimbalzino la responsabilità. Quello che chiediamo ora non è divisione: unite le forze e risolvete questa tragedia”. Questo il messaggio che il marò Massimiliano Latorre, ha inviato all’Italia attraverso una email dall’India al giornalista Toni Capuozzo.

Che schifo! Non è un paese per vivere… New Delhi conferma nessun accordo!

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E’ giallo sugli accordi intercorsi fra Italia e India per il ritorno dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Dopo le parole del sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, secondo il quale ci sarebbe un accordo scritto con l’India per escludere la pena di morte per i due fucilieri, arriva ora la risposta del ministro degli Esteri indiano: “Non c’é stato alcun accordo. Abbiamo solo fornito dei dati”.  Secondo Khurshid, ministro degli esteri indiano, non è intercorso nessun tipo di accordo è solo stato riferito all’Italia che non è un reato, quello compiuto dai marò, che prevede, secondo la giurisprudenza indiana, la pena di morte. Tuttavia restano aperte tutte le strade compreso l’ergastolo. Quanto alle garanzie? Nessuna garanzia ribattono da New Delhi!

Intervengono quindi dalla Difesa ed è il Capo di Stato Maggiore Luigi Binelli Mantelli, il quale auspica che “si concluda quanto prima” e che i due militari italiani “siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana”. Di Latorre e Girone riconosce ancora una volta “il coraggio,la disciplina e il senso dello Stato”. E assicura le famiglie che “non saranno mai abbandonate, oggi così come dopo la conclusione di questa vicenda”.

MA POSSIAMO CONSIDERARCI UNO STATO? NON ABBIAMO RISPETTO DI NOI STESSI E LO CHIEDIAMO AGLI ALTRI? PERCHE’ NON INIZIAMO A RISPEDIRE IN  INDIA GLI IMMIGRATI CLANDESTINI? 

Ma quale accordo sui marò? Solo un tribunale che decide la competenza!

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In un’intervista alla tv Ibn, il ministro Ashwani Kumar ha dunque smentito le parole del ministro degli Esteri Salman Khurshid, chiedendosi “come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale?”. Khurshid, ha aggiunto il ministro della Giustizia, “è anche un avvocato e sul perché abbia detto quelle cose, sta a lui rispondere”.

Quindi si torna all’inizio… nessuna certezza solo una mossa che potrebbe costare la vita a due militari… Nessuna responsabilità, nessun ministro che si dimette, la solita politica estera che l’Italia non ha mai saputo condurre in modo chiaro e dando notizie certe. Nella tragedia del Cermis abbiamo immediatamente riconsegnato i militari americani e le famiglie hanno ricevuto l’indennizzo da parte dello Stato Italiano che poi è stato solo risarcito al 75% dagli Usa. Ora che i nostri militari hanno sparato, su ordini, precisi, in acque internazionali, li mandiamo ad essere giudicati in India. In un paese incapace di fare giustizia sugli stupri di gruppo alle donne, noi affidiamo due militari in servizi che hanno fatto quanto richiesto… difendere la nave perché un’imbarcazione con “pescatori” che guarda caso si spingono oltre l’area di pesca perché disturbati dal passaggio di una nave ? Passano migliaia di navi, solo quella italiana li aveva infastiditi? O piuttosto i pescatori di tanto in tanto hanno un secondo mestiere? Sembra strano che pescatori si sporgano vicino a un’imbarcazione solo per avvisare che spaventano i pesci, le navi mercantili hanno una rotta ben precisa da rispettare, forse erano i pescatori ad essere fuori della loro area! Inoltre sapendo la paura che hanno i mercantili, e sapendo che a bordo ci sono militari pronti a sparare perchè i pescatori non hanno segnalato la loro volontà di voler soltanto   dare una segnalazione? Sarebbe bastato fare un cenno visibile per non trarre in inganno i nostri militari… ma tutto questo non è avvenuto! Troppe casualità… troppi equivoci… Ma l’Italia non è stata in grado di assicurare la sicurezza e la giustizia ai propri militari. Che Stato è quello che mette a rischio la vita di coloro che lo servono e lo difendono fino alla morte?

LA BARZELLETTA DEL MINISTRO INCAPACE NELLA TRAGEDIA DEI MARO’

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Sarebbe lo spunto per un gag teatrale in un teatrino off, invece è la tragica storia di Salvatore e Massimiliano che sono dovuti tornare in India perchè l’Italia è stata incapace di fare una trattativa internazionale. Condannati ancor prima che da una sentenza, da un ministro degli esteri incapace a viaggiare sulla rotta Italia- India in continuazione. La grande vittoria urlata ai 4 venti da un esecutivo fantasma e dimissionario sarebbe che è stata evitata la pena di morte. E l’ergastolo? Lasciamo due militari marcire in carcere indiano a vita per aver eseguito un ordine?

Ora, fonti ufficiali, hanno reso noto l’atterraggio a New Delhi, dove Salvatore e Massimiliano ricominceranno a sperare… ma anche nei programmi di governo futuri non sembra interessare a nessuno la vita dei due militari. C’è la Germania a cui prostrarsi e le aziende a cui rispondere, c’è l’immigrazione da regolamentalizzare (indiani compresi che ci stanno giudicando per un reato commesso in acque internazionali) e poltrone da sistemare…

Intanto per martedì prossimo alla Camera, è prevista,  in un’ora ancora da definire (come se la questione fosse di secondo piano), l’informativa del governo sulla vicenda dei marò. A riferire dovrebbero essere il ministro degli Esteri e quello della Difesa. E’ quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

I 2 marò ripartono domani per l’India! Se questo è un Paese…

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Le vite di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, non hanno pace. Contesi tra due Stati, l’uno senza un governo e l’altro in mano a un oligarchia dittatoriale che non è neppure capace di assicurare una condizione dignitosa alle donne del proprio paese. I due marò saranno riconsegnati a una giustizia sommaria che passa dalla pena di morte all’assoluzione, con un crescente numero di abusi sessuali e di criminalità che si ritorce contro i più deboli. Dopo una lunga trattativa l’Italia cede, non tutela i suoi cittadini. Perchè Massimiliano e Salvatore prima di essere militari sono anche cittadini che si trovano accusati di un reato, commesso in acqua internazionali, fuori dalla giurisdizione indiana, e di cui loro sono solo gli artefici materiali. Chi ha dato l’ordine ai militari di sparare? Chi li ha messi su una nave a salvaguardia del trasporto marittimo insidiato troppo spesso dai pirati indiani e dettato le regole affinché il carico arrivasse nel porto? Quanti superiori hanno sopra le loro teste da proteggere?  Allo stato italiano, senza un governo, con le difficoltà attuali a formarne uno, è chiaro che non resta altro da fare che inginocchiarsi all’India violenta e strappare solo un misero foglio di carta riguardo al trattamento che sarà riservato ai due fucilieri e alla tutela dei loro diritti fondamentali.

Benvenuti in Italia!

“E’ incettabile!” così Sonia Gandhi sui marò.

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La decisione presa dall’Italia di non far ritornare i marò «è completamente inaccettabile» e l’India «deve fare tutto quello che è nelle sue possibilità per riportarli indietro». Lo ha dichiarato oggi a New Delhi la presidente del Partito del Congresso, Sonia Gandhi, di origini italiane. Al termine di un vertice con i massimi dirigenti della formazione che guida il governo indiano su vari temi dell’ attualità politica, la Gandhi ha sottolineato che «l’atteggiamento di sfida del governo italiano sulla questione dei due marò e il suo tradimento di un impegno con la nostra Corte Suprema sono completamente inaccettabili». Nello stesso discorso la Gandhi aveva anche sostenuto che «nessuno può pensare di sottovalutare l’India» su questa questione.

 

Gary Haugen ovvero il detenuto vuole la pena capitale, SUBITO!

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Condannato a morte ansioso di scontare la pena. La storia è di Gary Haugen, 51 anni, che deve scontare una pena di morte per omicidio. Il detenuto sarebbe dovuto essere giustiziato nel 2011 ma il governatore dell’Oregon, John Kitzhaber, ha infatti sospeso tutte le esecuzioni fino alla fine del suo mandato, ossia fino a gennaio 2015.
Haugen ha fatto persino ricorso alla corte suprema dell’Oregon e accusato il governatore di codardia. «Lo Stato applichi la legge in nome del popolo», ha querelato il politico definendolo un «cowboy di carta che non ha avuto il coraggio di premere il grilletto». Ora sarà la corte suprema dello Stato a dover decidere come affrontare lo spinoso caso. Il suo, a quanto ha dichiarato, è infatti un atto di protesta contro la giustizia americana.
Un dubbio viene però dalle perizie neuropsichiatriche del detenuto, spesso contrastanti, che non garantiscono la piena lucidità di Haugen.

I marò non salpano più… restano in Italia!

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«L’Italia ha informato il Governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso». Così il Ministro Terzi.

ED ERA ORA!

Il presidente del Kenya è Uhuru Kenyatta!

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Uhuru Kenyatta e’ il nuovo presidente del Kenya. Lo ha annunciato ufficialmente la Commissione elettorale indipendente secondo la quale Kenyatta, figlio del primo presidente della storia postcoloniale del Paese, ha ottenuto il 50,07% delle preferenze. Il suo principale avversario, Raila Odinga, ha annunciato di voler fare ricorso contro il risultato alla Corte Suprema ma ha anche detto che intende rispettarne il verdetto.

Kenyatta, figlio di Jomo, il padre della patria che ottenne l’indipendenza del Kenya, è accusato dalla Corte penale internazionale dell’Aja di crimini contro l’umanità, per le violenze post elettorali verificatesi nel 2007.

Il cannibalismo corre sulla rete!

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Due uomini sono stati arrestati nell’area di Canterbury in Gran Bretagna nell’ambito di una inchiesta scaturita dal processo in corso a New York contro Gilberto Valle, il ‘poliziotto cannibale. Valle, 28 anni, americano e’ accusato di aver tentato di uccidere e mangiare parecchie donne tra cui la moglie e al processo e’ emerso che era in contatto via mail con qualcuno in Gran Bretagna che sarebbe stato ‘mentore’ in fatto di cannibalismo: suggerendogli anche come cucinare la carne umana.

Mettiamo una moglie a cena e… contorno di amiche!

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Una coppia come tante, altre una figlia nata da poco e una scoperta agghiacciante. La moglie scopre i piani diabolici del marito: torture, cottura e pasto a base di donne. Gilberto Valle, 28 anni, progettava di stuprare, uccidere e cucinare un centinaio di donne, anche amiche di famiglia. La donna naturalmente ha denunciato il fatto all’Fbi ed è comparsa davanti alla Corte federale di Manhattan raccontando i dettagli che aveva letto sul computer del marito. L’aspirante cannibale ha pianto ogni lacrima che aveva in corpo mentre l’avvocato della difesa spiegava come fosse “un gioco, uno scherzo, una fantasia da chat che sicuramente non si sarebbe mai realizzata”. Insomma una chiacchierata virtuale su come mangiarsi la moglie con il contorno di amiche!

 

I marò tornano per il voto!

marò in italia elezioni

Via libera della Corte suprema di New Delhi a Salvatore Girone e a Massimiliano Latorre per la licenza a fine elettorale. I due marò potranno rimanere in Italia 4 settimane. Nel concedere il permesso, la sezione della Corte Suprema presieduta dal giudice capo Altamas Kabir ha chiesto ai due maro’ di firmare un affidavit relativamente ai loro obblighi nei confronti della giustizia indiana.

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