Condannato all’ergastolo l’assassino di Carmela Petrucci

carmela-petrucci-tuttacronacaIl 19 ottobre 2012 le sorelle Petrucci, Carmela e Lucia, che frequentavano il liceo classico Umberto I di Palermo, stavano rientrando da scuola, accompagnate in auto dalla nonna che le aveva lasciate davanti casa. Nell’androne del loro palazzo, si sono imbattute in Samuele Caruso, ex fidanzato di Lucia. La giovane, perseguitata dal ragazzo con telefonate e sms, ha citofonato al fratello gridandogli di aprire in fretta il portone. Ma l’assassino non lasciato loro scampo: ha colpito prima Carmela e poi Lucia. Carmela, 17enne, è morta a causa delle coltellate e oggi il gup del Tribunale di Palermo, Daniela Cardamone, ha condannato all’ergastolo il 24enne che l’ha assassinata. Caruso è stato condannato anche per aver tentato di uccidere la sua ex ragazza, Luicia Petrucci, sorella della vittima e vero obiettivo del giovane. Il gup ha accolto la tesi dell’accusa, secondo la quale non solo l’omicidio era premeditato, ma c’è anche l’aggravante dei futili e abietti motivi. Premeditato, secondo il pm, anche il tentativo di omicidio di Lucia. Anna Pellegrino e Antonio Scimone, che hanno sostenuto la difeda, avevano puntato invece sull’assenza di premeditazione e sulla momentanea infermità mentale. Caruso si sarebbe vendicato di Lucia per averlo lasciato, assassinandola nell’androne del palazzo in cui la ragazza abitava con la famiglia. I genitori, Lucia e il fratello sono scoppiati in lacrime subito dopo la pronuncia della sentenza. In lacrime anche la nonna, che ha atteso fuori dall’aula. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale da 500mila euro ciascuno ai genitori e ai fratelli di Carmela, mentre andranno 20mila euro ciascuno per l’associazione Le Onde e il Comune di Palermo.

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Nelson Mandela: l’omaggio è gigante

mandela-gigantografia-tuttacronacaNon solo la statua gigante a Pretoria, inaugurata lo scorso 17 dicembre, ora Mandela ha anche una gigantografia a Johannesburg. La storica foto del leader sudafricano in tenuta da boxeur, scattata da Bob Gosani nel 1953 e che immortala Madiba impegnato in un allenamento con il pugile professionista Jerry Moloi sul tetto del South African Associated Newspapers, appare ore su una parete di un  edificio di 11 piani nella città sudafricana. Autore del graffito alto circa 40 metri è l’attivista e street artist Ricky Lee Gordon, 30enne di Città del Capo noto anche come Freddy Sam su commissione del Maboneng precint, area commerciale e culturale nella zona est della città. L’immagine trae ispirazione dalla filosofia Ubuntu – “Non puoi diventare un uomo tutto da solo” – professata da Mandela. Per quel che riguarda la scelta dell’artista, di ritrarre Madiba nella veste di un boxeur, l’artista l’ha scelta “perché sul ring siamo tutti uguali”.

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Morire per amore: si cala dal balcone per raggiungere l’ex ma precipita

Cuore-Spezzato-fine-amore-tuttacronacaTragedia all’alba di sabato a Cinisello Balsamo, nel Milanese, dove una 28enne peruviana si è calata dal balcone per raggiungere l’ex fidanzato in un altro appartamento, per non farsi aprire la porta di casa chiusa dall’interno. La donna però ha perso la presa sulla grondaia ed è caduta in cortile, atterrando sulla testa e morendo praticamente sul colpo, come accertato dal medico legale. La tragedia per un amore tormentato è avvenuta in un condominio di viale Emilia. La 28enne, come stanno tentando di accertare i carabinieri della stazione di Cinisello Balsamo e del comando di compagnia di Sesto San Giovanni, probabilmente aveva ricevuto una chiamata di quell’uomo con cui da tempo aveva una relazione tormentata e ormai conclusa ha deciso di uscire per incontrarlo. Invece l’ha trovata ore dopo un vicino di casa, che ha subito dato l’allarme, ma per lei ormai non c’era più nulla da fare.

L’omicida di Latina: ha ucciso perchè temeva la fine del mondo

zanier-tuttacronacaIeri mattina l’ex guardia giurata Roberto Zanier ha ucciso due volte. Come lui stesso ha confessato agli agenti della Squadra Mobile di Latina, durante l’interrogatorio, ha tolto la vita alla madre mentre la donna dormiva. Per quel che riguarda il resto della mattina, al momento, l’uomo ha detto agli agenti, ai quali è parso “in evidente stato confusionale e molto stanco”, di avere ricordi confusi. Del resto, dopo i primi frammenti di racconto si è addormentato negli uffici della Mobile. Nel corso dell’interrogatorio “non ha mai pianto”. Nelle prossime ore sarà ascoltato dal magistrato della Procura di Latina. Zanier avrebbe agito in preda ad un raptus dovuto al terrore per la fine del mondo. Nel frattempo Andrei Gabriel Bogdan, il ragazzo romeno ferito dall’ex guardia giurata, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e al momento si trova nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

Roberto Zanier, l’ex guardia giurata colpevole di duplice omicidio, catturato

omicidio-latina-tuttacronacaQuesta mattina l’ex guardia giurata Roberto Zanier ha ucciso sparando, la madre e a una donna, affittuaria, con la sua famiglia, di un garage. Si è quindi dato alla fuga ma, in tarda mattinata, gli agenti sono riusciti a rintracciare e catturare l’omicida che vagava in stato di shock nelle campagne intorno a Borgo Montello, alla periferia di Latina. In precedenza era stata rinvenuta l’auto, una Renault Kalos, utilizzata per la fuga. L’uomo non aveva invece con sé l’arma del delitto, una pistola, nascosta in un luogo poi segnalato alla polizia che la sta recuperando. Gli accadimenti, iniziati attorno alle 4.30 della scorsa notte, li ricostruisce Repubblica, che spiega che la scia di sangue era inizata al secondo piano di via Rappini dove l’ex guardia giurata con un passato da cestista ha ucciso, nel sonno, la madre, Norina Londero, di 68 anni. Poi è uscito armato e si è recato in una villetta di proprietà della sua famiglia in via Idrovora, dove vivono il padre e lo zio, per riscuotere l’affitto dalla famiglia romena che vive nel garage. Qui ha aperto il fuoco contro Elena Tudora, romena di 44 anni, uccidendola e ferendo alla testa il figlio 21enne, portato in ospedale al Santa Maria Goretti in gravi condizioni, e il compagno della donna, colpito in maniera non grave. Zanier ha poi tentato di uccidere ancora, un’altra donna, ma la pistola si è probabilmente inceppata. E’ stata proprio la potenziale terza vittima ad avvertire la polizia. Immediatamente è scattata la caccia all’uomo e il padre del killer, separato dalla moglie, ascoltato in mattinata mentre medico legale e polizia scientifica lavorava sui luoghi degli omicidi. Per gli inquirenti, il movente del gesto sarebbe legato al mancato pagamento dell’affitto. Ha aggiunto a SkyTg24 il capo gabinetto della Questura di Latina, Manuela Iaione, ”sembra che lui fosse anche un po’ depresso”. A raccontarlo sarebbe stati gli amici, ascoltati in questura, che avrebbero anche raccontato alla polizia che Zanier non aveva dissapori con la madre, con la quale viveva, quanto piuttosto con il padre. Zanier si trovava senza lavoro da mesi, visto che la catena di supermercati presso la quale era impiegato era finita in un grande caso di bancarotta fraudolenta. Proprio nei confronti dell’azienda vantava un credito di numerosi stipendi. Penultimo di quattro fratelli e una sorella, aveva un passato di lavoretti saltuari, tra cui proprio quello di guardia giurata, e di rappresentante di vini, insieme con il padre. Ha fatto parte anche delle giovanili del Latina basket.

Ex guardia giurata apre il fuoco a Latina: due vittime

omicidio-latina-tuttacronacaUn’ex guardia giurata di 35 anni ga aperto il fuoco, uccidendo due persone a Latina. Le vittime sono sua madre e una donna di origini romene, la sua ex compagna. Il 35enne, che ha commesso gli omicidi in due diverse strade della città, ha anche ferito il marito e il figlio della romena. Dopo aver ucciso le due donne, l’uomo si è dato alla fuga.

L’estetista uccisa nel Barese: una lettera con l’identikit del killer

bruna-bovino-tuttacronacaPotrebbe avere un volto l’assassino dell’estetista italo-brasiliana uccisa il 12 dicembre scorso all’interno dell’Arwen, in suo centro estetico a Mola di Bari. Alla redazione di un settimanale locale, infatti, è stata recapitata una lettera anonima contenente l’identikit dell’assassino, che è stato in seguito acquisito dai carabinieri. Da un nuovo sopralluogo nel centro estetico, i militari dell’arma hanno inoltre sequestrato altre due schede sim, oltre a quella già trovate nei sopralluoghi immediatamente successivi al delitto.  L’ipotesi degli investigatori è che l’assassino abbia rimosso le schede dai telefoni lasciandole nel locale prima di portarsi via i telefoni che, probabilmente, contenevano messaggi utili alla sua identificazione. Questo avvalorerebbe l’ipotesi che la vittima, la 29enne Bruna Bovino, conosceva l’omicida.

Mandela abbraccia la nazione: l’imponente statua di Madiba

statua-mandela-tuttacronacaIl presidente sudafricano Jacob Zuma ha inaugurato lunedì, a Pretoria, una statua di Nelson Mandela alta 9 metri. La cerimonia si è tenuta il giorno successivo ai funerali di Madiba a Qunu. La statua in bronzo si trova nei giardini dell’Union Buildings, la sede del governo sudafricano nella capitale, dove la settimana scorsa era stata montata la camera ardente. La scultura, opera degli artisti sudafricani Andre Prinsloo e Ruhan Janse van Vuuren, rappresenta Mandela sorridente con le braccia aperte. “Siamo contenti di essere qui. Vi accorgerete che tutte le statue di Mandela lo si vede mentre alza il pugno”, ha detto Zuma davanti ai familiari del leader della lotta contro l’apartheid e a vari dignitari sudafricani. “Questa è diversa da tutte le altre. Alza le mani. Sta abbracciando tutta la nazione”.

Uno degli omaggi più commoventi a Mandela che ancora non avevamo visto

commemorazione-mandela-tuttacronacaUno degli omaggi più commoventi a Nelson Mandela, che ancora non avevamo visto, ha avuto luogo in un negozio sudafricano lo scorso sabato, il giorno prima che si tenessero i funerali del padre della lotta contro l’apartheid. Il Soweto Gospel Choir ha sorpreso i clienti interpretando la canzone Asimbonanga, scritta da Johnny Clegg per Madiba.

In questo video, lo stesso autore del brano canta assieme a Mandela:

Bruna Bovino: l’autopsia conferma l’omicidio

brasiliana-morta_bari-tuttacronacaSi è svolta oggi l’autopsia sul corpo di Bruna Bovino, l’estetita trovata morta all’interno del suo centro estetico, Arwen di Mola di Bari, il 12 dicembre scorso. Al termine dell’esame, durato sei ore e compiuto dal professor Francesco Introna dell’istituto di medicina legale dell’università di Bari, è stata confermata la tesi dell’omicidio. Oltre alle lesioni lasciate dalle fiamme, sul corpo della vittima sono stati trovati numerosi segni di percosse e lesioni sul collo. Sulla natura e sul numero delle lesioni , tuttavia, gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo. Il corpo della giovane mamma era stato trovato una volta spente le fiamme che erano divampate all’interno dell’istituto di belle e che non si esclude siano state appiccate anche per cancellare le tracce dell’autore del delitto e per rendere più complicato il lavoro degli inquirenti. Quello che resta ancora da stabilire è se la Bovino fosse viva quando l’assassino ha dato fuoco alla stanza dove si è consumato l’omicidio. All’esame hanno assistito l’avvocato della famiglia della donna, Massimiliano Carbonara, e il consulente di parte, Vito Borraccia.

La massaggiatrice brasiliana uccisa a Mola di Bari: indagini sugli ex

bruna-bovino-tuttacronacaSembra non ci siano più molti dubbi, Bruna Bovino, la 29enne brasiliana trovata morta all’interno del suo centro benessere a Mola di Bari con il corpo parzialmente carbonizzato, sarebbe stata uccisa. Gli inquirenti della procura di Bari sono al lavoro su questa ipotesi e al centro dei sospetti ci sono gli ex della ragazza. Fatto che spiegherebbe anche la scomparsa del cellulare della vittima. L’indagine punta sulla vita privata della donna che da meno di un mese si era trasferita nel paese dove aveva aperto il centro estetico “Arwen” di via Vitulli. Come scrive Repubblica: “Deve esserci stata prima una violenta colluttazione. Poi il killer ha colpito alla testa la giovane estetista, forse con uno sgabello o con un tavolino presente nel centro massaggi, e ha appiccato l’incendio avvolgendo il corpo della donna in una tendina. Sulle pareti e sul pavimento, hanno confermato i rilievi della sezione investigazioni scientifiche, c’erano macchie di sangue anche se diluite dall’acqua usata dai vigili del fuoco per spegnere il rogo.” Insomma, il suo assassino la conosceva. Ricostruisce ancora il quotidiano:

Bruna Bovino aveva sempre vissuto a Polignano a Mare ma aveva deciso di lasciarsi alle spalle il passato e di ricominciare. In un paese nuovo e in una casa nuova. Abitava in via D’Alba, a pochi isolati dalla piazza principale di Mola di Bari, da sola ma, raccontano i vicini, era spesso in compagnia di un uomo. E, proprio di recente, qualcuno l’aveva sentita discutere animatamente al telefono. I carabinieri sono stati in casa della donna e hanno acquisito alcuni effetti personali che potrebbero aiutare a dare un nome all’assassino.

Al vaglio della procura ci sono anche i tabulati telefonici per capire se aveva appuntamento con qualcuno al centro massaggi. Amici e parenti sono stati ascoltati. L’ex fidanzato, che “era molto geloso” dicono in paese, ha raccontato di essere stato con Bruna fino alle due e mezza del pomeriggio e di essere poi andato via. L’ex marito venerdì sera ha lasciato davanti alla saracinesca del locale un mazzo di fiori con un bigliettino: “Per una stella che non c’è più Bruna sei nel mio cuore”. I carabinieri hanno acquisito quel biglietto.

La donna, due figli di 10 e di 2 anni avuti da due diversi uomini, aveva interrotto da poco una relazione, ma forse frequentava un’altra persona. È tutto il circuito relazionale della 29enne ad essere sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Bruna inoltre il 25 febbraio prossimo avrebbe dovuto testimoniare in aula nel processo in cui si era costituita parte civile nei confronti del suo ex datore di lavoro, il titolare di un centro massaggi di Triggiano dove aveva lavorato fino all’aprile 2011, accusato di induzione e favoreggiamento della prostituzione. A proposito di vicende legali, la 29enne in passato aveva avuto problemi con un suo ex. “C’è un momento giusto per ogni cosa: per agire, per andarsene, per tornare” è uno degli ultimi post della giovane estetista su Facebook. E ancora. “Sarebbe tutto più facile se la gente si parlasse se mettesse da parte l’orgoglio e la piantasse di ingoiare parole. Dev’esserci ancora qualcuno in grado di spingerti contro uno schifoso muro e dirtelo. Ti amo. Ti odio. Guardami”.

Domani avrà luogo l’autopsia, che si terrà nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. A effettuarla, il professor Francesco Introna. Lo scopo è chiarire le cause della morte e dare una parola definitiva sul fatto che si tratti di un omicidio e non di un incidente.

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Funerali di Madiba: il presidente Zuma fischiato

nelson-mandela-funerali-tuttacronacaIl 5 dicembre si spegneva il leader sudafricano Nelson Mandela, all’età di 95 anni. Mentre in settimana si è tenuta la cerimonia in suo onore a Johannesburg, alla quale hanno preso parte i potenti della terra, oggi si stanno svolgendo i suoi funerali a Qunu. Presente anche il presidente Jacob Zuma, che è stato fischiato durante la cerimonia quando ha raggiunto il leggio per il suo intervento. Zuma era stato fischiato anche alla commemorazione di Madiba nel Soccer City Stadium. Il presidente ha comunque poi intonato l’inno con i presenti e ha infine cominciato a parlare accolto ancora per qualche secondo da un misto di applausi e contestazioni. Madiba sarà seppellito nel suo villaggio di Qunu, vicino ai genitori e a tre dei suoi figli. Al funerale partecipano circa 4.500 persone, tra rappresentanti delle istituzioni internazionali e sudafricane. Per l’occasione è stata innalzata una tensostruttura nei pressi di Qunu, dove il feretro, avvolto nella bandiera sudafricana, è stato accolto dal canto di un coro che ha intonato un inno religioso in lingua xhosa, l’etnia a cui Mandela apparteneva.

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La foto più curiosa alla commemorazione di Mandela: chi scatta il selfie?

selfie-obama-cameron-tuttacronacaLa giornata di oggi è di quelle che resteranno nella Storia, così come l’uomo immenso alla quale è stata dedicata. Si commemora Nelson Mandela, il leader sudafricano mancato all’età di 95 anni e lo stadio di Johannesburg ha aperto le porte ai grandi della Terra ma anche a tutti coloro che volevano rendere un ultimo omaggio a Madiba. E se lo scatto che ritrae la stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro ha già fatto il giro del mondo, sicuramente un’altra foto viaggerà rapidamente sul Web. A scattarla, Roberto Schimdt per Getty Images ed è a dir poco curiosa. Il fotografo ha infatti immortalato Barack Obama e David Cameron mentre avvicinano la loro testa a quella di Helle Thorning-Schmidt, primo ministro della Danimarca e si scattano un “selfie”, un autoscatto, ormai moda imperante del web. Una foto che potrebbero scattarsi degli amici allo stadio ma che non coinvolge Michelle Obama, che non sembra essere molto favorevole alla trovata. Presenti alla commemorazione, anche il cantate Bono Vox e l’attrice sudafricana Charlize Theron.

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Usa-Cuba: Mandela regala “il disgelo”

obama-castro-tuttacronacaE’ l’agenzia Reuters a diffondere lo scatto che passerà alla storia: in occasione della Commemorazione di Nelson Mandela allo stadio di Johannesburg, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha stretto la mano al leader cubano Raul Castro.

Si tratta di un gesto di disgelo senza precedenti tra i leader delle due nazioni con Castro che, riferisce sempre Reuters, ha sorriso quando Obama gli ha stretto la mano prima di salire sul podio per parlare e salutare Madiba definendolo “un gigante della storia”.obama-castro-tuttacronaca2

Commemorazione per Nelson Mandela: il suo popolo si riunisce per lui

nelson-mandela-funerali-tuttacronacaQuesta mattina, alle 6 ora locale, le porte del Fnb Stadium di Johannesburg, nei pressi di Soweto, sono state aperte. Proprio qui oggi si svolgerà una grande commemorazione per Nelson Mandela. Per l’occasione, saranno presenti una novantina di leader mondiali, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il presidente del Consiglio Enrico Letta. Lo stadio, che contiene quasi 100mila persone, si sta pian piano riempiendo. Il premier italiano, già atterrato in Sud Africa,  ha detto che Nelson Mandela è stato “un riferimento per tutta l’umanità” e ha aggiunto: “Per me è un dovere essere qui”. Ma la folla si sta assiepando anche all’esterno degli altri stadi della metropoli e delle principali città, dove le autorità hanno allestito maxi schermi per trasmettere in diretta la cerimonia in ricordo di Mandela. I primi canti dagli spalti del Fnb Stadium intanto sono iniziati, sotto un cielo grigio e nuvoloso. Molti elicotteri stanno sorvolando l’area. Mercoledì la salma di Tata, il “grande vecchio”, come viene affettuosamente chiamato Mandela nel suo Paese, sarà esposta per tre giorni a Pretoria. I funerali solenni si svolgeranno il 15 dicembre a Qunu, il villaggio natale del grande leader, nella provincia di East Cape.

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Dal Dalai Lama a Elisabetta II: chi e perchè non sarà ai funerali di Mandela

mandela-nelson-tuttacronacaSaranno quasi cento, tra capi di stato e di governo, le personalità politiche che domani assisteranno ai funerali di Stato di Nelson Mandela. Con loro, decine di personaggi famosi di tutto il mondo, dalla modella Naomi Campbell al fondatore di Microsoft, Bill Gates, dalla presentatrice Oprah Winfrey al cantante Bono. Ma ci sono anche dei nomi illustri che mancheranno a questo omaggio che promette di essere il più affollato della storia, tanto che il governo sudafricano ha invitato i leader mondiali a non partecipare al funerale che si terrà Domenica in Qunu, il luogo di nascita di Mandela, dove sarà sepolto il presidente sudafricano. Saranno talmente tanti i vip presenti, che si fa prima a citare gli assenti, in particolar modo, i personaggi di spicco della politica mondiale, ognuno assente per diversi motivi. Il Dalai Lama, a sua volta premio Nobel per la Pace, non sarà presente visto che negli ultimi anni gli è stato negato il visto per entrare in Sudafrica almeno due volte, a causa del rapporto commerciale che intercorre tra lo stato africano e la Cina. Sono stati invece i medici a impedire alla regina d’Inghilterra di compiere viaggi lunghi, motivo per il quale Elisabetta II non parteciperà alla cerimonia, alla quale assisterà invece il principe Carlo. Un aneddoto interessante che riguarda la regina e Mandela è stato raccontato da John Carlin, che spiega come il leader sudafricano “probabilmente era l’unica persona, forse con l’eccezione del duca di Edimburgo, che la chiamava semrpe ‘Elizabeth’, o almeno era l’unico che poteva farlo senza essere ripreso”.  Neanche il re spagnolo Juan Carlos sarà presente, a causa del suo recente intervento. Al suo posto il figlio Felipe, accompagnato dal presidente Mariano Rajoy. Per quel che riguarda Israele, nè il primo ministro Benjamin Netanyahu nè il presidente Simon Peres presenzieranno alla cerimoni. Il primo perché ritiene che la spesa per il viaggio, per lui e gli uomini della sicurezza, sia troppo caro (quasi un milione e mezzo di euro), il secondo perché influenzato e per questo sconsigliato dai medici. Al momento non è noto chi interverrà al loro posto. Hasan Rohani, presidente dell’Iran invierà invece in sua vece il ministro dell’Estero, Mohamad Yavad Zarif, che sarà accompagnato da una delegazione di funzionari. Anche l’ex presidente dell’Iran, Mohamad Jatamí (1997-2005), sarà presente a titolo personale. Altro nome illustre che non presenzierà è Papa Francesco. Al suo posto, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, arcivescovo di Cape Coast (Ghana) e presidente del Consiglio Pontificio della Justizia e della Pace. Ancora, il presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha designato il suo vicepresidente, Angelino Garzón, affinchè lo rappresenti in Sudafrica. Quest’ultimo sarà accompagnato dagli ex presidenti Andrés Pastrana ed Ernesto Samper. Anche il presidente cinese Xi Jinping invierà il suo “numero due”, Li Yuanchao. Assente a causa della sua età invece il presidente dell’Uruguay José Mújica, che non può eseguire le vaccinazioni necessarie per viaggiare in Sud Africa. In sua vece, ministro degli Esteri Luis Almagro. Sempre per quel che riguarda il Sud America, neanche il presidente argentino, Cristina Fernández, può intraprendere il viaggio: due mesi fa è stata sottoposta a un intervento e ora è impossibilitata a volare. Al suo posto, il vicepresidente Amando Boudou. Infine, neanche Angela Merkel lascerà il suo Paese natale: al suo posto il presidente tedesco Joachim Gauck. La Cancelliera si è comunque recata nell’ambasciata sudafricana a Berlino per firmare il libro di condoglianze.

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Omaggio a Nelson Mandela in campo: i giocatori rischiano sanzioni disciplinari

drogba-madiba-tuttacronacaLa Federcalcio turca potrebbe punire con sanzioni disciplinari due giocatori del Galatasaray, Didier Drogba ed Ebouè, per avere reso omaggio a Nelson Mandela durante una gara di campionato venerdì 6 dicembre. I due giocatori della Costa d’Avorio, infatti, al termine della partita si erano tolti la maglia restando con le sole t-shirt dove apparivano le scritte, in inglese, ”Grazie Mandela” (Drogba) e ‘‘Riposa in pace Mandela” (Ebouè). Entrambi sono stati deferiti alla Commissione disciplinare dalla Federcalcio turca per avere commesso un ”atto politico” in campo. Questo a seguito di un provvedimento adottato dopo le grandi proteste anti-governative di Gezi Park del giugno scorso con il quale si vieta qualsiasi manifestazione politica negli stadi turchi.

Ciao Madiba! Il saluto dei bambini

ciao-madiba-tuttacronacaPiangono, sorridono, portano un fiore. Si avvolgono in una sua bandiera. Sono i tantissimi bambini sccorsi per l’ultimo saluto a Madiba, forse catturati dal sorriso spontaneo o dallo sguardo intenso. Lui era il “nonno” che tutti avrebbero voluto e loro guardano la sua foto, la sfiorano. E sperano che un giorno quel suo sogno affinchè tutti i bambini godano di una buona educazione, perchè sono loro il futuro del mondo, divenga realtà. 

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Berlusconi commemora Mandela… con una frecciatina ai suoi “nemici”

murales-per-nelson-mandela-tuttacronacaSilvio Berlusconi scrive una nota per ricordare la figura di Nelson Madela, morto a 95 anni e per l’occasione non manca di mandare segnali ai suoi “nemici”. “Nelson Mandela è un eroe della libertà”, inizia. “Il suo insegnamento – si legge – la sua testimonianza la sua forza d’animo capace di non arrendersi mai anche quando le forze del male sembravano essere imbattibili, sono e saranno un esempio per tutti noi”. Quindi l’appello a chi in questo ore si sta unendo al cordoglio per la morte dell’eroe sudafricano: “Mi auguro – dice – che molti, tra coloro che in queste ore ne tessono le lodi, imparino a praticare quella riconciliazione nella verità e nel rispetto reciproco che è stato il suo più grande merito e la sua più grande vittoria.”

L’omaggio della Nasa a Nelson Mandela

nelson-mandela-morto-tuttacronacaAnche la Nasa ha reso omaggio a Nelson Mandela, e lo fa a modo suo, postando in Twitter e Google+ una foto di Capo Sud d’Africa, la sua terra natale, vista dallo spazio. Ad accompagnare l’immagine, la scritta “In onore di Nelson Mandela”. Anche Elon Musk, fondatore di SpaceX, ha dedicato un saluto a uno dei maggiori leader della lotta contro l’apartheid: “Riposa in pace, Nelson Mandela. Un uomo buono e grande” mentre Buzz Aldrin dell’Apollo 11 ha dichiarato che avrebbe continuato ad imparare da lui.

La morte di Nelson Mandela e l’incredibile gaffe de Il Giornale

nelson-mandela1-giornale-tuttacronacaLa notizia della morte di Nelson Mandela ha fatto il giro del mondo ed è diventata la notizia di apertura delle testate online di tutto il mondo, che non solo hanno lasciato spazio al resoconto del decesso, ma hanno dedicato approfonditi ritratti al leader dell’African National Congress. Forse la fretta di essere tra i primi o l’eccessiva commozione hanno però giocato un brutto scherzo a un redattore de Il Giornale. Come ha infatti rilevato Andrea Mollica sul sito di Gad Lerner, sul sito del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti è comparso un titolo che ha dell’incredibile: “Nelson Mandela, il padre dell’apartheid”. Come tutti sappiamo, il Nobel per la Pace del 1993 era uno dei leader della lotta contro l’apartheid, il regime razzista che negava i diritti ai neri, la netta maggioranza della popolazione del Sudafrica. In seguito i redattori hanno corretto quello che loro stessi hanno definito, correttamente, un grave errore, in una nota che lo stesso Mollica ha in seguito riportato e che si può leggere a questo link. “Ci scusiamo con i lettori per l’errore nel titolo interno all’articolo pubblicato questa sera sulla morte di Nelson Mandela. Un errore, grave, smentito dal testo stesso dell’articolo, in cui si ricorda l’innegabile ruolo contro l’apartheid del primo presidente di colore del Sudafrica”.

“Nelson Mandela, esempio che ispira”. Così Letta

nelson-mandela-tuttacronacaIl premier italiano Enrico Letta, a seguito della morte di Nelson Mandela, ha inviato un messaggio al presidente sudafricano Zuma, nel quale scrive: “La scomparsa di Nelson Mandela ha destato profonda emozione nel popolo italiano”. Il Nobel per la Pace è “un esempio di generoso impegno in favore dei diritti e delle ragioni dell’integrazione”: valori “ai quali si ispira l’azione che il governo italiano intende perseguire con forza e determinazione”.

Mandela, un protagonista del XX secolo. E cittadino onorario di Firenze

mandela_renzi-tuttacronacaIl sindaco di Firenze Matteo Renzi, all’apprendere la notizia della morte del leader della lotta contro l’apartheid, ha detto: “Nelson Mandela è stato in assoluto uno dei più importanti protagonisti del ventesimo secolo. Quando gli ho dato la mano, consegnandogli il Fiorino d’oro di Firenze, mi è sembrato di toccare la storia. Nelle sue mani c’erano il peso e la grandezza di una vita combattuta in difesa di un’ideale”.  Era il 1985 quando al Premio Nobel per la Pace venne consegnata la cittadinanza onoraria di Firenze. Il 16 aprile 2012 Renzi fu ricevuto a Johannesburg da Mandela e in quell’occasione gli consegnò il Fiorino d’oro. Il primo cittadino fiorentino ha proseguito: “Dobbiamo essere grati a Mandela perché ha segnato come pochi la storia del secolo scorso con il coraggio e la determinazione delle persone libere e con la forza della non violenza. Oggi il suo messaggio è universale e Firenze, che gli conferì la cittadinanza onoraria in un momento difficile in cui ancora vigeva l’apartheid, porta avanti oggi la sua battaglia per la libertà, la democrazia, la lotta al razzismo”. Ed ha aggiunto: “A Firenze abbiamo dedicato a Madiba il Nelson Mandela Forum: è stata una scelta precisa e anche una scommessa educativa quella di dedicare il palazzetto dello sport non a uno sponsor ma a un’idea e a una cultura di valori”. Infine, Renzi ha concluso: “Oggi il vuoto che ci lascia Mandela può essere riempito solo se facciamo nostra la sua battaglia, può avere un senso se ci facciamo carico, da Firenze, del dolore del mondo, combattendo nella nostra casa razzismo e intolleranze ma non dimenticando cosa avviene in altri paesi, dalla Siria all’Egitto al Mali, dalle morti nel Mediterraneo a quanto accade anche vicino a noi, come a pochi giorni fa a Prato”.

L’Italia e i politici che non si sono accorti della morte di Mandela

mandela-tuttacronacaMatteo Renzi, Nichi Vendola, Cecile Kyenge, Graziano Delrio, Massimo Bray e Giorgia Meloni. Sono questi i primi politici italiani che, in Twitter, hanno dato un ultimo saluto a Madiba. Movimento 5 Stelle, Lega, Nuovo Centrodestra.. Avevano forse avevano altro a cui pensare? Ma mentre i leader mondiali lo ricordano e lo commemorano, ci sorprende che Giorgio Napolitano e Enrico Letta,  rispettivamente un Capo dello Stato e un Premier che inneggiano all’integrazione, non hanno ancora speso una parola… attenderanno forse domani perché il lutto gli ha tolto il fiato? L’Italia è pronta per accogliere l’eredità di Mandela? Possiamo davvero oggi saper cogliere il messaggio e seguire l’esempio dell’ex presidente del SudAfrica o anche noi attenderemo un domani?

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Nelson Mandela: il ricordo dei grandi mondiali e l’abbraccio della sua nazione

nelson-mandela-tuttacronacaMentre una folla composta da molti giovani e persone in lacrime si è radunata sotto l’abitazione della famiglia Mandela, a Johannesburg, per rendere omaggio a Madiba, i potenti del mondo ricordano Madiba, la sua lotta, il suo esempio.

Il presidente Obama, commemorandolo, ha detto: “Abbiamo perso uno degli uomini più coraggiosi e influenti dell’umanità”, aggiungendo: “Non posso immaginare la mia vita senza il suo esempio”. “Sono stato uno dei milioni di persone che è stato ispirato da Mandela”, ha ricordato ancora Obama, sottolineando che il giorno in cui Mandela “è uscito dalla prigione mi ha dato l’idea di cosa si può raggiungere quando si è guidati dalla speranza”. Mandela ha “raggiunto più di quanto ci si possa aspettare da ogni uomo. E oggi è tornato a casa. Fermiamoci e ringraziamo del fatto che sia vissuto”.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha porto le sue condoglianze al Sudafrica dichiarando: “Sono profondamente rattristato di apprendere della morte dell’ex presidente sudafricano Nelson Mandela. E’ stato un grande uomo, un gigante per la giustizia e fonte di ispirazione per l’umanità”.

Anche il premier britannico David Cameron, fra i primi leader al mondo a inchinarsi di fronte alla morte di Nelson Mandela, si è espresso sulla figura dell’ex presidente sudafricano scomparso: “Una grande luce si è spenta nel mondo”. “Nelson Mandela è stato un eroe del nostro tempo”, ha scritto Cameron attraverso Twitter, annunciando che anche la bandiera dinanzi alla sua residenza, al numero 10 di Dowining street, è da stasera a mezz’asta in segno di lutto e di omaggio.

L’ultimo presidente sudafricano dell’epoca dell’apartheid, Frederik De Klerk, è stato invece contattato telefonicamente dalla Cnn, alla quale ha detto: “Grazie a Mandela la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile”.

Il mondo piange la morte di Nelson Mandela, un ricordo tramite i suoi aforismi

Nelson-Mandela-morte-tuttacronacaSi è spento all’età di 95 anni il Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela. Alla morte del leader del Sudafrica e della lotta contro l’apartheid è stata dedicata la prima pagina di tutti i giornali mondiali.

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Nel libro “Io, Nelson Mandela – Conversazioni con me stesso”, è possibile trovare alcune delle sue frasi più celebri:

DAL MANOSCRITTO AUTOBIOGRAFICO SCRITTO IN CARCERE
– “Solo i politici da tavolino sono immuni dal commettere sbagli. Gli errori sono insiti nell’azione politica”
– “Ho sviluppato una forza interiore che mi ha fatto dimenticare la povertà in cui versavo, la sofferenza, la solitudine e la frustrazione”

DAL TACCUINO DEL 1962
“Cominciare una rivoluzione è facile, è il portarla avanti che è molto difficile”

DA UNA LETTERA A SEFTON VUTELA, 28 LUGLIO 1969
“Devo confessare che, per quanto mi riguarda, la minaccia della morte non ha mai suscitato in me il desiderio di fare il martire […] La voglia di vivere non è mai scomparsa”

CONVERSAZIONE CON RICHARD STENGEL
“Ci portavano alla cava a scavare calce. E’ una operazione difficile, perché devi usare un piccone. La calce è stratificata nella roccia. Quando trovi uno strato di roccia, per estrarre la calce devi romperlo…. Loro ci mandavano là per dimostrarci che stare in prigione non è facile… Non è mica una passeggiata. Mentre lavoravamo, cantavamo canzoni sulla libertà e tutti ne erano ispirati”.

INEDITO DELL’AUTOBIOGRAFIA
“La nostra non era una lotta ai bianchi in quanto tali ma alla supremazia bianca, una politica pienamente rispecchiata dalla composizione razziale delle principali strutture organizzative e governative a livello nazionale, provinciale e locale”

APPUNTI DI UNA RIUNIONE, 16 GENNAIO 2000
“Il compromesso è l’arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici”

11 febbraio: Mandela Day. Il giorno della liberazione

Nelson-Mandela-Leaves-Prison-in-February-1990-tuttacronacaEra l’11 febbraio 1990 e il lungo incubo finiva, per un uomo, per il suo Paese, per il Mondo. Lui era Nelson Mandela e quel giorno tornava libero dopo oltre 27 anni di prigionia. Il futuro Premio Nobel per la Pace era stato incarcerato nel 1962, condannato a 5 anni prima e all’ergastolo poi. Ma il leader della lotta all’apartheid è più forte di tutti coloro che vogliono piegarlo, che cogliono farlo desistere dalla voglia di combattere contro la segregazione. Lui vince. E continuerà a farlo. Le pressioni della comunità internazionale costringono il governo di Johannesburg e il presidente De Klerk ad aprire la porta del carcere. Fuori, ad aspettarlo, la moglie Winnie Madikizela. E l’intero pianeta.

Addio a Madiba, l’uomo che insegnò a essere liberi

Nelson+Mandela-morto-tuttacronacaSe n’è andato Madiba, lasciando dietro di sè un vuoto difficilmente colmabile ma anche tante lezioni, tanti ricordi, tanti momenti da portare nel cuore. Il primo presidente sudafricano dopo l’apartheid e Premio Nobel per la pace nel 1993, è morto. Ne dà notizia la Cnn. L’annuncio è stato fatto dal presidente del Sudafrica, Jacob Zuma in un commosso discorso televisivo alla nazione. Zuma ha ordinato il lutto nazionale.

“Adesso riposa, adesso è in pace”, ha detto Zuma annunciando la scomparsa del leader sudafricano all’età di 95 anni. “La nostra nazione ha perso un grande figlio”, ha proseguito. Mandela avrà funerali di Stato. “Voglio ricordare con semplici parole la sua umiltà, la sua grande umanità per la quale il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre”. Così il presidente sudafricano, Jacob Zuma, nel ricordare Nelson Mandela. Nel suo annuncio Zuma si è rivolto ripetutamente a Mandela col suo popolare e affettuso soprannome: Madiba.

Nelson Rolihlahla Mandela è nato il 18 luglio 1918 ed è stato il primo presidente a essere eletto dopo la fine  dell’apartheid, di cui fu strenuo oppositore, nel suo Paese e premio Nobel per la pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk. Madiba mosse i primi passi verso la conquista della libertà degli uomini nel 1941, quando, con il cugino Justice, fu messo di fronte al fatto di doversi unire in matrimonio con una ragazza scelta dal capo Thembu Dalindyebo. I ragazzi non voleva sottomettersi a questa condizione ma le possibilità erano solo due:  o sposarsi e andare contro il loro massimo principio,  la libertà, oppure non farlo mancando così di rispetto a tribù e famiglia. Scapparono assieme, verso Johannesburg.

Studioso di legge, Mandela fu presto coinvolto nell’opposizione al minoritario regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali, civili alla maggioranza nera sudafricana. Si unì quindi all’African National Congress (ANC) nel 1942. Trascorsi appena due anni, fondò l’associazione giovanile Youth League, insieme a Walter Sisulu, Oliver Tambo e altri. Distintosi nella  campagna di resistenza del 1952 organizzata dall’ANC, ebbe un ruolo importante nell’assemblea popolare del 1955, la cui adozione della Carta della Libertà stabilì il fondamentale programma della causa anti-apartheid. Il 5 dicembre 1956 fu arrestato e accusato di tradimento. Il processo terminò nel 1961, con l’assoluzione di tutti gli imputati. Mandela e i suoi colleghi appoggiarono la lotta armata dopo l’uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville, nel marzo del 1960, e la successiva interdizione dell’ANC e di altri gruppi anti-apartheid. Sua compagna nella lotta antirazzista fu la seconda moglie, Winnie Madikizela, sposata nel 1958 e da cui si separò nel 1992. Diventato comandante dell’ala armata Umkhonto we Sizwe dell’ANC (“Lancia della nazione”, o MK), della quale fu anche co-fondatore, nel 1961, fu arrestato nell’agosto dell’anno successivo. Il 12 giugno 1964 lui, e con lui i suoi compagni di lotta, furono giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo. Nei 26 anni di prigionia, Mandela si coinvolse sempre di più nell’opposizione all’apartheid, mentre lo slogan “Nelson Mandela Libero” risuonò in tutte le campagne anti-apartheid del Mondo. Il suo personale messaggio, da dietro le sbarre, fu: “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!” Solo l’11 febbraio del 1990, Madiba tornò ad essere un uomo libero. Fu durante gli anni di detenzione che ebbe l’occasione di leggere una poesia in inglese del poeta Britannico William Ernest Henley, del 1875, dal nome Invictus: la principale causa del suo continuare la vita in prigione nell’arco di 26, lunghi anni.

Tornato in libertà, divenne prima Presidente dell’ANC (luglio 1991 – dicembre 1999) quindi presidente del Sudafrica (maggio 1994 – giugno 1999). Fu lui a presiedere la transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale e istituì un tribunale speciale, la cosiddetta Commissione per la Verità e la Riconciliazione (Truth and Reconciliacion Commission, TRC). Il 18 luglio 1998, giorno del suo ottantesimo compleanno, si risposò con Graca Machel, di ventidue anni più giovane di lui e che lo accompagnerà fino alla fine. Era il 2004 quando, a 85 anni, Madiba annuciò di volersi ritirare dalla vita pubblica e di voler passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia, finché le condizioni di salute glielo avessero concesso. Ha comunque fatto un’eccezione nel luglio 2004 confermando il suo duraturo impegno nella lotta contro l’Aids recandosi a Bangkok per parlare alla XV conferenza internazionale sull’AIDS, malattia che si rimprovera di non aver sufficientemente combattuto durante la sua presidenza. Il 27 giugno 2008 a Londra, nell’Hyde Park, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant’anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l’AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 000 persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere. Il 18 luglio 2009, giorno del suo novantunesimo compleanno, un fantasmagorico tributo chiamato “Mandela Day” gli hanno riservato i grandi dello spettacolo, della politica e della cultura mondiale al Radio City Music Hall di New York (USA), manifestazione disertata dal festeggiato per “motivi di salute e di età”. Già gravemente indebolito, non potè partecipare alla cerimonia di apertura dei mondiali di calcio in Sudafrica del 2010, a causa della morte della nipote di 13 anni in un incidente automobilistico, ma la folla l’ha accolto con immutabile amore alla cerimonia di chiusura.

“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso” 

-Nelson Mandela-

“Il mio partner è un violento?” In Inghilterra lo si può sapere

clare's-law-tuttacronacaIn Inghilterra e Galles è entrata in vigore la Clare’s Law, una legge che rende possibile, per le donne, controllare se in passato il proprio partner ha avuto problemi con la giustizia, ricorrendo agli archivi della polizia. La legge prende il nome da Clare Wood, una 36enne uccisa nel febbraio del 2009 da George Appleton, l’ex fidanzato incapace di accettare il fatto di essere stato lasciato. Quello che la donna ignorava dell’uomo conosciuto in Facebook era che su di lui gravava una denuncia presentata dalla precedente compagna, che l’accusava di averla molestata, minacciata e rapita. La Clare’s Law, la legge di Clare, permetterà quindi a ogni donna di controllare che il proprio partner non abbia precedenti per questo tipo di reati contro la persona, per evitare che simili episodi possano ripetersi. Theresa May, segretario di Stato per gli Affari Interni del Regno Unito, ha spiegato che tale legge può aiutare le donne a fuggire da una situazione fatta di violenza e abusi “prima che finisca in tragedia”. La legge, che era stata sperimentata nelle contee di Manchester, Gwent, Wiltshire e Nottingham, è stata ora adottata a livello nazionale e diventerà effettiva il prossimo marzo. “Questa legge permetterà a molte donne di decidere in modo consapevole della propria relazione con un uomo – ha spiegato la May – Si tratta di un importante passo avanti per evitare che ci siano altre Clare Wood in futuro”.

Appello della miss nella giornata contro la violenza alle donne: “aprite la porta”

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Rosaria Aprea, la miss di Macerata Campania, in provincia di Caserta, massacrata dall’ex, rimasta priva di milza e d’ombelico a causa delle botte del suo “amore malato” per Antonio Calendo oggi, in occasione della giornata contro la violenza femminile, lancia un appello: “Aprite la porta di casa e denunciate!”

Spara alla figlia di tre anni e poi si suicida

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Un uomo di 34 anni di  Reuver, paesino olandese ai confini con la Germania, si è barricato in casa insieme alla figlia di 3 anni, dopo l’ennesima lite con la ex-compagna. Prima ha sparato alla donna ferendola a una gamba, poi nelle prime ore del mattino quando ha capito che la polizia stava facendo irruzione nella sua abitazione ha ucciso la figlia e poi ha rivolto l’arma verso se stesso e ha fatto fuoco.

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Aggredita dall’ex perché non lascia il lavoro. Dove sta andando l’Italia?

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Non voleva lasciare il suo lavoro da parrucchiera, questo era il fulcro continuo delle liti con il fidanzato che invece voleva quella ragazza completamente assoggettata a lui. Lei così aveva deciso di troncare la storia malata e mettere un punto e a capo dopo aver subito mesi di vessazioni. La 25enne quindi di Fuorigrotta, Napoli, si stava quindi riprendendo dopo quei mesi di minacce e violenze psicologiche subite da quell’uomo di 37 anni. Ma improvvisamente è stata aggredita a calci e pugni, il copione è tornato a essere quello dei mesi prima. Costretta a salire a bordo dell’auto dell’uomo che poi ha tentato pure di strangolarla. Lei è scappata, ha gridato aiuto e per quella stradina del rione Lauro sono intervenuti i militari dell’arma per difendere la ragazza ancora in stato di shock e vistose ecchimosi sul volto ed evidenti segni di percosse in tutto il corpo. Subito alla donna sono state prestate le prime cure e l’assistenza psicologica dei sanitari che le hanno riscontrato un «trauma facciale con ecchimosi al collo, lesioni da morso al braccio destro e trauma addominale da calci», così come definisce il referto che aggiudica alla vittima una prognosi di 8 giorni. Dove sta andando l’Italia se si torna a levare alle donne anche i diritti che ormai sembravano acquisiti.

Si reca a casa dell’ex e le spara, poi si toglie la vita. Accade nel Perugino

omicidio-suicudio-perugino-tuttacronacaS’ipotizza possa trattarsi di un omicidio-suicidio quello che è avvenuto la scorsa in un comune del Perugino, San Giustino Umbro, dove una 26enne è stata rinvenuta morta, nella sua abitazione, con accanto l’ex fidanzato, più vecchio di lei di due anni, ferito gravemente e poi morto in ospedale. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri di Città di Castello, verso l’una di notte il 28enne si sarebbe recato a casa della sua vittima e, dopo aver suonato il campanello, quando lei ha aperto, le avrebbe sparato per poi rivolgere l’arma verso se stesso. La dinamica, però, non è ancora del tutto chiara, così come non è ancora noto quanti colpi siano stati esplosi. Sarebbero stati amici e familiari dell’uomo a dare l’allarme, per alcuni sms e probabilmente anche per un messaggio lasciato dal giovane. Il giovane era incensurato  e finora non erano emersi episodi di violenza con la ex fidanzata.

cristian_alexandra_morti_perugia-tuttacronacaAggiornamento ore 12.40Loro sono Alexandra Buffetti, che lavorava come cameriera in un pub di Sansepolcro, e Cristian Rigucci, disoccupato con un passato nell’esercito. Stando alle prime ricostruzioni di quanto è accaduto, poco dopo la mezzanotte alcuni amici del giovane, allarmati da messaggi ricevuti sul cellulare e temendo un gesto estremo, hanno contattato i carabinieri della compagnia Città di Castello che hanno trovato, presso l’abitazione del giovane, una lettera d’addio nella quale faceva riferimento alla fine della relazione sentimentale con la ex fidanzata. Iniziate le ricerche di Rigucci, poco dopo è stata individuata la sua auto nei pressi dell’abitazione della vittima. I militari, vista la mancanza di risposte dall’interno, hanno forzato una finestra e sono entrati in casa, trovando il cadavere della 26enne. Poco distante il giovane, con una ferita d’arma da fuoco alla testa. L’arma utilizzata dal 28enne era la sua pistola semiautomatica regolarmente detenuta e denunciata. L’arma sarebbe stata trovata non lontano dai corpi.

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Sequestra la ex e la minaccia con un coltello: voleva la password di Facebook

gelosia-facebook-password-tuttacronacaIl 50enne Marco Orto Ricciari è stato denunciato per lesioni dall’ex convivente che, mentre si trovava fuori in compagnia di amici, sarebbe stata costretta e seguirlo in un locale da ballo e poi obbligata ad andare a casa sua, dove l’uomo l’avrebbe minacciata con un coltello  e percossa per farsi consegnare sia il cellulare che la password di Facebook. In seguito, Ricciari, accecato dalla gelosia, avrebbe tentato la riappacificazione. La mattina succesiva la donna è riuscita a tornare a casa e poi è ricorsa alle cure del pronto soccorso, dov’è stata dichiarata guaribile in 15 giorni.  Solo qualche giorno prima , il 26 settembre,la donna aveva presentato alla polizia una richiesta di ammonimento nei confronti dell’uomo per ripetute violenze psicologiche e fisiche che l’avrebbero costretta a far già ricorso alle cure ospedaliere. Ora l’uomo è stato arrestato e dovrà rispondere di lesioni, sequestro di persona, minaccia a mano armata e tentata violenza sessuale. Il fatto è accaduto a Catania.

Arrestata per corruzione la Lorenzetti, ex presidente Regione Umbria

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Arresto ad alta velocità. Posta ai domiciliari,  nell’ambito di un’indagine della Procura di Firenze relativa a lavori della Tav in Toscana, la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. L’accuse per la Lorenzetti sono pesanti: corruzione e associazione per delinquere. L’ordinanza cautelare si è resa necessaria per paura di una reiterazione del reato.

Le sono contestati anche lo sblocco dei pagamenti affinché due società impegnate nei lavori della Tav a Firenze ricevessero i versamenti  in tempi stretti, ma secondo quanto emerge dall’ordinanza, in cambio la Lorenzetti avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito. A gennaio scorso, l’abitazione dell’ex presidente della regione Umbria era stata perquisita.  Per questo filone d’indagine sono finite agli arresti domiciliari sei persone.

Il leader supremo della Korea del Nord ha fatto uccidere la sua ex!

 

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Dodici persone fucilate, tra cui la sua ex. Così  leader supremo della Korea del Nord, Kim Jong-un, avrebbe fatto “giustizia”. La donna, Hyon Song-woi, era una nota cantante e anche tutti gli altri arrestati appartenevano al mondo dell’intrattenimento e della musica. I dodici erano accusati di pornografia essendosi fatti fotografare mentre facevano sesso. I familiari delle vittime, secondo una prassi comune in Corea del Nord, dove le famiglie sono ritenute collettivamente responsabili per i reati commessi da uno dei loro membri, sono state inviate nei campi di lavoro da dove potrebbero non uscire mai più. Hyon e Kim Jong-un si erano conosciuti dieci anni fa e sono stati fidanzati prima di conoscere i loro attuali partner. Il numero uno nordcoreano è sposato con una donna di nome Ri Sol-ju, che in passato ha fatto parte anche lei della Unhasu Orchestra, a cui appartenevano anche alcuni dei dodici condannati a morte.

Non risponde all’ex e viene picchiata

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Aveva deciso che quella relazione doveva finire così una donna di Ischia, in provincia di Napoli, ha deciso di non rispondere più all’ex che la perseguitava telefonicamente.

Non gli rispondeva più al telefono perché voleva troncare la relazione. È per questo che ad Ischia (Napoli) una donna è stata picchiata con calci e pugni dal suo ex, Marin Sora, 47enne del luogo. La donna riuscita a scappare alla furia del suo ex ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Ad arrestare l’uomo, a Lacco Ameno, con l’accusa di maltrattamenti familiari e lesioni gravi, sono stati i carabinieri della stazione di Casamicciola.  La vittima è stata portata al locale pronto soccorso dove i sanitari l’hanno medicata per diverse fratture; per lei prognosi di 25 giorni.

Omicidio di gelosia a Massa: uccide la ex moglie e l’amante e si toglie la vita

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Tragica domenica d’estate in provincia di Massa Carrara dove un uomo, Marco Loiano, accecato dalla gelosia ha ucciso la sua ex moglie, Cristina Biagi, e un suo amico, Salvatore Gambino, prima di suicidarsi. Nella sparatoria, svoltasi a Marina di Massa, sono rimasti feriti anche due minori che si trovavano davanti al ristorante dove l’uomo ha raggiunto e ucciso la ex moglie. Uno dei ragazzi sarebbe in gravi condizioni ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Pisa.

Aggiornamento 28 luglio 2013,17,24:

L’uomo era stato denunciato. A rivelarlo una vicina di casa dei genitori di Cristina Biagi: «Lei lo aveva denunciato spesso, viveva con i suoi genitori e lui veniva sotto casa a minacciarla». La ex moglie era tornata a vivere dai genitori insieme ai figli.

Marco Loiano sembra che avrebbe pronunciato alcune frasi confuse prima di togliersi la vita: «Salutami tanto i miei, saluta tanto la mia mamma». A dichiararlo Nicoletta Bertini, proprietaria del bagno Maria Pia, che ha tentato invano di impedirgli di suicidarsi. La testimone ha poi dichiarato: «Era pallido, sudato, tremava. Ho provato a fermarlo, gli ho detto ‘Ti prego,non farlo, anch’io sono una mamma ».

Contrariamente a quando affermato in un primo momento dalle agenzie, nessun minore sarebbe stato coinvolto nella sparatoria. I figli della coppia, al momento della tragedia, erano infatti a casa di una nonna e sono stati in seguito rintracciati dai carabinieri.

Aggiornamento 28 luglio 2013, 18,54:

L’amico della donna Salvatore Gambino non sarebbe stato ucciso, ma sarebbe invece ricoverato in gravissime condizioni. I medici stanno cercando di salvargli la vita, ma al momento la prognosi rimane riservata

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La famiglia di Mandela riunita per decidere il luogo della sepoltura

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Nelson Mandela è ancora vivo, ma la famiglia si è riunita per decidere il luogo della sepoltura anche se ufficialmente  “È una riunione degli amaDlomo”, si è limitato a dichiarare uno dei partecipanti, riferendosi al sottoclan della tribù dei Thembu al quale appartiene la famiglia. Tutti sanno invece che ancora vi è un’aperta discussione per decidere quale sarà il luogo che ospiterà per sempre il corpo di Madiba.

Non accetta che lei lo abbia lasciato… la minaccia con riti voodoo

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Non accettava di essere stato lasciato dalla sua compagna un 34enne di Città di Castello, in provincia di Perugia, e le ha provate tutte per farla tornare con lui. Dopo una fine turbolenta, ha iniziato a spedirle continui messaggio sui social network. Vedendo che non sortivano effetto, ha iniziato a minacciare la ragazza, una 27enne, di usare contro di lei riti voodoo fino a farle trovare, davanti la porta di casa, una bambolina di pezza trafitta da una serie di spilli. A quel punto l’ex fidanzata si è rivolta alla polizia del commissariato di Città di Castello e l’ha denunciato per stalking.

Io speriamo che me la cavo? Il tweet di Renata Polverini!

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Scivolone sull’italiano che crea non poco imbarazzo per la deputata Pdl ed ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Per lanciare la nuova vesta grafica del suo sito personale ha infatti cinguettato un messaggio da matita blu delle maestre delle elementari. Sulla sua pagina Twitter si legge infatti: “E’ in linea il nuovo sito renatapolverini.it con una veste grafica completamente rinnovata. Spero che vi piace“.

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Mandela: tempo di lasciarlo andare?

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Si attendeva per oggi il nuovo bollettino medico sulle condizioni di salute di Nelson Mandela, ricoverato l’altro giorno in ospedale per un aggravarsi delle sue condizioni di salute, ma non è stato divulgato mentre la giornata è trascorsa in un preoccupante silenzio. Madiba si avvia così a trascorrere la terza notte in ospedale per il riacutizzarsi dell’infezione polmonare che lo tormenta da tempo. L’edizione di oggi del quotidiano sudafricano Sunday Times ha aperto con un titolo a tutta pagina che recita: “È tempo di lasciarlo andare”, citando un amico di Mandela. “Una volta che la famiglia lo lascerà andare, anche il popolo sudafricano farà lo stesso – ha detto Andrew Mlangeni -. Ringrazieremo Dio per averci donato la presenza di un uomo del genere e lo lasceremo andare”. Nel frattempo in tutto il Paese le persone pregano per lui mentre, a Pretoria, giornalisti e fotografi sono assiepati fuori dall’ospedale dove potrebbe essere stato ricoverato il Premio Nobel per la Pace: non c’è la certezza che sia però quella la struttura, visto che nulla è trapelato dalla Presidenza. E in molti si interrogano se sia giusto continuare a volerlo trattenere. Mandela si era ritirato dalla vita pubblica nel 2004, per dedicare il suo tempo alla famiglia. Simbolo della lotta anti-apartheid è comparso sempre più raramente in pubblico e ogni volta è apparso più fragile e provato, come in occasione della fugace apparizione, nel gelo invernale di Johannesburg, alla finale dei Mondiali di calcio allo stadio Soccer City nel luglio del 2010. Negli ultimi anni Mandela è stato spesso colpito da infezioni polmonari, a causa degli strascichi lasciati dalla tubercolosi contratta durante la sua permanenza nel carcere di Robben Island, dove ha trascorso diciotto dei 27 anni in cui è stato privato della libertà. Anni passati a spaccare rocce riducendole in una polvere che ha danneggiato irreparabilmente i suoi polmoni.

Preoccupano le condizioni di Mandela: nuovo ricovero in ospedale

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Nelson Mandela,  ex presidente sudafricano e premio Nobel per la pace, è stato nuovamente ricoverato in ospedale per un’infezione polmonare, come riferisce una nota della presidenza. Le sue condizioni sono “molto preoccupanti, ma stabili”. Nel comunicato del presidente sudafricano Jacob Zuma si legge “Questa mattina il suo stato è peggiorato ed è stato trasferito in un ospedale di Pretoria”. Le condizioni di salute dell’ex presidente ”questa volta sono gravi”, ha però aggiunto, poco dopo, un portavoce del governo in Tv. ”La situazione questa volta è grave, ma i dottori ci hanno assicurato che è sereno”, ha detto Mac Maharaj.

Stalker insegue l’ex compagna… fino in caserma. Arrestato!

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Una donna aveva sporto denuncia contro il suo ex compagno per stalking e molestie e per questo era stata condotta in un luogo protetto a seguito dell’attuazione dei sistemi di tutela, mentre erano al vaglio dell’inquirente le misure cautelari da intraprendere nei confronti dell’uomo. Ma questo non ha fatto desistere lo stalker. Le telecamere dei Carabinieri di Lido di Camaiore, nel Livornese, hanno ripreso l’arrivo della donna, impaurita e trafelata, all’ingresso della caserma. L’ex convivente, un 53enne, l’aveva inseguita fino all’ingresso, in auto, dopo averla in precedenza speronata e costretta fermarsi frantumandole il finestrino con un’ascia che poi è rimasta all’interno della vettura. A quel punto la vittima è risucita a ripartire, destinazione la stazione dei Carabinieri raggiunta la quale ha lasciato il veivolo per rifugiarsi nell’edificio. A quel punto l’aggressore, sopraggiunto, ha cercato di recuperare l’arma dall’abitacolo ma i carabinieri sono intervenuti bloccandolo dopo che aveva tentato la fuga. La donna ora è in ospedale per i traumi riportati durante l’inseguimento mentre lui, in stato di arresto, verrà ricoverato in psichiatria.

Joseph Romano è stato graziato…

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso la grazia a uno dei cittadini statunitensi condannati per il rapimento dell’imam egiziano Abu Omar. In un comunicato, il Quirinale ha annunciato che il capo dello Stato ha graziato il colonnello Joseph L. Romano III, dopo la domanda avanzata dal suo avvocato, a cui comunque la procura di Milano si era opposta. La decisione è arrivata nel giorno in cui il tribunale di appello di Milano ha reso noto le motivazioni della sentenza per il processo. Secondo i giudici l’ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari, ha consentito agli uomini della Cia “che venisse concretizzata una grave violazione della sovranità nazionale dell’Italia, fornendo appoggio al sequestro di Abu Omar”.

Ciò è stato possibile anche grazie all’elezione di Barack Obama, che ha impresso nella politica estera, un sostanziale  cambiamento in materia di pratiche ritenute dall’Italia e dall’Europa non compatibili con i principi di uno stato di diritto.

Il Quirinale aggiunge però, citando le motivazioni della Cassazione che aveva condannato gli imputati il 19 settembre dello scorso anno, che va ricordato “il dramma dell’abbattimento delle torri gemelle a New York e il clima di paura e preoccupazione che rapidamente si diffuse in tutto il mondo”. E anche “‘la consapevolezza che ben presto maturò di reagire energicamente a quanto accaduto e di individuare gli strumenti più idonei per debellare il terrorismo internazionale e quello di matrice islamica in particolare’, consapevolezza alla quale conseguì l’adozione da parte degli Stati Uniti di ‘drastici’ provvedimenti”.
Infine, Napolitano ha ricordato che dal marzo scorso un decreto consente al ministero della Giustizia di rinunciare alla giurisdizione italiana sui reati commessi da militari Nato, e che negli Usa l’operazione di “rendition” era considerata legittima sulla base dei provvedimenti adottati dopo gli attacchi dell’11 settembre 2011.

L’ex direttore del Sismi ha violato la sovranità dell’Italia!

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L’ex direttore del Sismi permise alla Cia, con il sequestro di Abu Omar sul territorio italiano, la violazione della sovranità dell’Italia. Lo scrivono i giudici della corte d’appello di Milano per motivare la condanna a 10 anni di reclusione per l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, a 9 anni per il funzionario dello stesso servizio Marco Mancini, a 6 per altri tre 007, tutti riconosciuti colpevoli di aver parteciato insieme agli agenti della Cia al sequestro dell’imam Abu Omar.
“La collaborazione al sequestro da parte di soggetti stranieri nel territorio del nostro Stato ha di fatti permesso che venisse concretizzata una grave violazione della sovranità nazionale. Ed è particolarmente riprovevole la partecipazione al reato di persone che avrebbero dovuto per il ruolo rivestito tutelare la sovranità del nostro paese”, è la motivazione della sentenza.
Abu Omar venne rapito il 17 febbraio del 2003 e trasferito in Egitto dove benne torturato e sodomizzato. Al momento del sequestro l’imam della moschea di via Quaranta era indagato dai pm di Milano per terrorismo internazionale.

Mandela grave? Obama è preoccupato!

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Il presidente americano Barack Obama si dice “molto preoccupato” per lo salute di Nelson Mandela, che definisce “eroe per tutti noi”. “Pensiamo a lui e alla sua famiglia e preghiamo per loro” mette in evidenza Obama, augurandosi che Mandela “vinca anche quest’ultima prova. Sappiamo tutti quanto ha fatto per il suo popolo, per il Sudafrica, per il suo continente. E’ stato un’ispirazione per noi tutti”.

Nuovo ricovero per Mandela!

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L’ex presidente sudafricano Nelson Mandela e’ stato ricoverato in ospedale per un’infezione polmonare. Il Premio nobel per la pace, 94 anni, ha avuto una ricaduta dell’infezione polmonare di cui aveva sofferto qualche mese fa, riferisce la presidenza sudafricana. “I medici si stanno occupando di lui garantendogli le migliori cure e il miglior trattamento possibile”, dice un comunicato.

femminicidio a Porto Recanati… violenza bruta!

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Una donna italiana di 57 anni è stata trovata morta in casa in via Montarice 94 in zona Grotte a Porto Recanati (Macerata). Il corpo presentava segni di violenza.
L’ex marito della 57enne si è praticamente costituito ai carabinieri presentandosi nella caserma di Loreto. Ai militari ha raccontato di avere avuto una violenta lite con la donna, e di non sapere se era viva o morta.

Sgomberano un palazzo pericolante… famiglie costrette in pullman!

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Momenti di paura a Napoli, dove i vigili del fuoco hanno fatto sgomberare le famiglie che vivevano in un edificio pericolante. I vigili del fuoco hanno bussato alle porte di 35 famiglie , che hanno sgomberato in tutta fretta. Si tratta di un ex mulino – situato in via Nuova Poggioreale alla periferia di Napoli. «Le colonne portanti di questo palazzo sono deteriorate. C’è il rischio che venga tutto giù da un momento all’altro», ha detto un vigile del fuoco. La pioggia sta rendendo difficili le operazioni di soccorso e di messa in sicurezza dell’edificio. Gli sfollati, tra cui molti bambini, alcuni anche malati, hanno trovato riparo dal maltempo in un pullman inviato dai Vigili del Fuoco. Se questo è lo stato delle cose, come mai il sindaco non ha fatto ancora un ordinanza d’emergenza in modo da garantire un albergo a queste famiglie?

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