Hacker all’attacco delle mail di Yahoo! Rubati i dati a migliaia di utenti

Yahoo-Mail-tuttacronacaYahoo! sotto attacco degli hacker che hanno rubato le password di migliaia di utenti del servizio di posta elettronica della compagnia di Sunnyvale. Ad annunciarlo, la stessa società che su Tumblr, tuttavia, non specifica quanti account sono stati compromessi anche se nel frattempo gli utenti sono stati invitati a modificare le proprie password. Yahoo! sottolinea che le credenziali potrebbero essere state rubate non direttamente dai suoi server, ma da un database terzo. Non è la prima volta che il colosso ha problemi per quel che riguarda il servizio di posta. Lo scorso dicembre Marissa Mayer, l’amministratore delegato, si era dovuta scusare per un ‘blackout’ di alcuni giorni del servizio di posta, seguito tra l’altro a un problema simile che aveva interessato Flickr, la piattaforma per condividere foto. “Non abbiamo prove – spiega la compagnia – che le password siano state ottenute direttamente dai nostri sistemi”.  A novembre la stessa Mayer aveva annunciato che Yahoo! Mail avrebbe adottato protocolli di sicurezza più avanzati e un sistema per criptare le informazioni degli utenti in transito sui suoi data center. Tale novità non era stata pensata solo in chiave anti-Datagate, ma anche per mettersi al riparo da intrusioni degli hacker.

Calo del 11% rispetto al 2013, il Capodanno degli italiani è in casa

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Si contrae del 11% la presenza degli italiani che trascorreranno il Capodanno fuori dalle mura domestiche. Ben il 60% sceglie di passarlo con amici o parenti in case di proprietà piuttosto che recarsi in locali o ristoranti per trascorrere la fatidica notte tra il 31 e il 1 gennaio. Resteranno in Italia l’81% e quasi la metà spenderà meno di 250 euro a persona mentre solo il 21% è disposto ancora a spendere somme tra i 250 e i 500 euro a persona.

Circa 4 milioni gli italiani trascorreranno il Capodanno fuori casa con una riduzione stimata pari all’11 per cento rispetto allo scorso anno. È quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che, però, ben sei italiani su dieci (60%) alloggerà in case di proprietà o di parenti o amici. Resteranno in Italia l’81 per cento dei vacanzieri; quasi la metà (49 per cento) spenderà meno di 250 euro a persona e il 21 per cento tra i 250 ed i 500 euro a persona.  Per chi si muoverà la tendenza sarà comunque di trascorrere fuori casa tre giorni e soprattutto scegliere agriturismi prenotati su internet attraverso i tablet o pc. Soprattutto va di moda il last minute che consente di trovare ottime offerte. Anche le mete saranno più vicine alle proprie abitazioni così da sfruttare al massimo i tre giorni e far rientrare le spese nel budget previsto. “Il motivo principale – conclude la Coldiretti – è il costo del biglietto aereo, del treno e dei carburanti per il 40 per cento degli italiani, mentre per il 22 per cento la motivazione va ricercata nella minor disponibilità di tempo”.

Giovannini: “I giovani devono accettare anche i lavori manuali”

Giovani-e-lavoro-tuttacronacaE’ Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, a spiegare che i giovani devono accettare anche i lavori manuali. “Ai giovani ricordo che la formazione è fondamentale – afferma parlando in alcune trasmissioni televisive -: chi studia di più ha più possibilità di trovare un lavoro”. Però, aggiunge, “occorre che i giovani accettino tutte le esperienze di lavoro, forse la prima esperienza non sarà al livello di quanto studiato ma bisogna accettare anche i lavori manuali, come l’artigianato”. Nessuna paura, da parte del ministro, che i giovani partano alla volta dell’Europa per cercare un impiego: “Andare a cercare lavoro nell’Unione europea è naturale – dice – ma ci sono molte possibilità anche in Italia. Ogni trimestre oltre 500 mila persone sono assunte a tempo indeterminato”. A inizio ottobre, lo stesso ministro aveva bollato i giovani italiani come “inoccupabili”. Aveva infatti detto: “L’Italia- esce con le ossa rotte dai dati dell’Ocse: dati che ci mostrano come gli italiani siano poco ‘occupabili’, perché molti di loro non hanno le conoscenze minime per vivere nel mondo in cui viviamo e non costituiscono capitale umano su cui investire per il futuro”.

Nuovo scandalo per l’OMS? L’influenza suina fu pandemia

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La ricerca è stata volta dalla George Washington University su 26 Paesi: 

“Questo conferma che l’H1N1 era più pericoloso di quanto si è pensato dopo le prime stime”, ha spiegato l’autore della ricerca, Lone Simonsen. Lo studio, detto altrimenti, proverebbe che, nonostante i dubbi di molti, quella del 2009 fu una vera pandemia, con un impatto pesante soprattutto tra i giovani e gli abitanti di alcune aree del continente americano.

I morti nel 2009 furono dieci volte di più di quelli stimati dall’Organizzazione mondiale della sanità: 200mila invece di 20mila.

Secondo lo studio, dal 62% all’85% dei morti della pandemia aveva meno di 65 anni. A livello geografico, secondo la nuova ricerca i Paesi con più vittime per l’influenza suina sono stati Messico, Argentina e Brasile, mentre i tassi di mortalità sono stati largamente inferiori in Nuova Zelanda, Australia e nella maggior parte d’Europa.

Fu pandemia? Perché l’Oms sbagliò i dati sottostimandoli a 20mila e non a 200mila?

I cookie a Google, Fb e Microsoft non bastano più: ora vogliono la torta?

cookies-tuttacronacaGoogle, Facebook e Microsoft si preparano a dire addio ai cookie, ossia quei piccoli frammenti di codice informatico che da più di vent’anni vengono impiegati per eseguire autenticazioni automatiche e memorizzare informazioni relative agli accessi ai siti web. Ma ad approfittare dei “biscotti” sono le grandi aziende del web: i cookie infatti permettono di tener traccia dei movimenti degli utenti, fattore che permette di migliorarne la profilazione e vendere più efficacemente gli spazi pubblicitari agli inserzionisti. Perchè le grandi aziende dovrebbero quindi dir loro addio? Lo spiega il  Wall Street Journal: si mira a qualcosa che sia ancora più efficente in questo genere di raccolta informazioni. Tale mossa, del resto, “potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri di potere nell’industria pubblicitaria globale”, che attualmente muove oltre 120 miliardi di dollari l’anno, e “costringere tutti gli agenti commerciali che operano sul web a ripensare completamente le proprie strategie”. Come ricorda Wired, lo scorso mercoledì Microsoft ha annunciato che darà agli inserzionisti la possibilità di monitorare da vicino gli utenti di applicazioni per Windows 8 e 8.1. L’azienda di Redmond assegnerà a ogni utente un numero identificativo unico che traccerà la loro attività su tutte le app. Una mossa che segue quella analoga di Apple, che all’inizio degli anno aveva offerto ai suoi partner commerciali la possibilità di personalizzare le pubblicità mostrate agli utenti, seguendoli con un id unico per smartphone e tablet. Non solo, anche Google valuta la possibilità di passare a un sistema che assocerebbe un identificatore univoco e anonimo a ogni utente. Il sistema metterebbe insieme i dati relativi agli utenti sui diversi prodotti dell’azienda, come Chrome, Gmail e Android, ufficialmente per “migliorare la sicurezza, l’esperienza di utilizzo e assicurare che il web resti economicamente sostenibile”. Ma, naturalmente, dietro tutto questo ci sono i tanti, tantissimi soldi della pubblicità.

Quei giovani del sud che tornano a migrare

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Chi ha detto che i migranti sono solo quelli che approdano a Lampedusa? Emigrano anche i giovani italiani del sud (e non solo al sud). E’ lo stesso Presidente della Repubblica che analizzando il rapporto Svimez – sull’economia del Mezzogiorno – parla della fuga dei giovani dal Sud affermando “non può che risultare foriero di pesanti conseguenze e inaccettabile per le regioni meridionali” Giorgio Napolitano, ha poi aggiunto “la via da perseguire deve essere quella dell’avvio di un nuovo processo di sviluppo nazionale” che trovi solida base nel Meridione. E’ necessaria quindi “una riqualificazione delle istituzioni, che permetta di superare diffuse inefficienze”.

Che dice il rapporto Svimez?

E’ “un quadro inquietante delle condizioni economiche e sociali del Mezzogiorno”. Al centro la disoccupazione soprattutto giovanile, ma non solo.

“La zona grigia del mercato del lavoro – spiega lo Svimez – continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca negli ultimi sei mesi. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo nel centro-nord sfiorerebbe la soglia del 12% (ufficiale: 8%) e al sud passerebbe dal 17% al 28,4% (era stimato al 22,4% nel 2008).

A testimonianza della gravità della crisi, l’ulteriore perdita di posti di lavoro, -2% al sud, -1,2% al centro-nord, che porterebbero, se confermate, in cinque anni, dal 2008 al 2013, a 560mila posti di lavoro persi nel sud (pari al 9% dello stock) e nel centro-nord a 960mila posti persi, pari al 5,5% dell’occupazione totale.

Nel 2012 il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 17 % al sud e dell’8% al centro-nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. I livelli raggiunti, si legge, ci riportano indietro di oltre venti anni, agli inizi degli anni ’90. In aumento anche la durata della disoccupazione: nel 2012 al sud il 60% dei disoccupati si trova in questa situazione da piu’ di un anno.

Gli occupati nel mezzogiorno scendono nei primi mesi del 2013 sotto la soglia dei 6 milioni: non accadeva da 36 anni, dal 1977.
Nel 2012 il tasso di occupazione in età 15-64 è stato del 43,8% nel mezzogiorno e del 63,8% nel centro-nord. A livello regionale il tasso più alto si registra in abruzzo (56,8%), il più basso in Campania, dove lavora solo il 40% della popolazione in età da lavoro. In valori assoluti, la Sicilia perde 38mila occupati, 11mila la Calabria, 6mila la Sardegna, 3mila la Basilicata.”

Ecco cosa respiriamo… i dati shock del rapporto Air quality in Europe 2013

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Cosa respiriamo? Ce lo domandiamo spesso, ma forse è uno di quei problemi che davvero non possiamo risolvere. Spesso sentiamo dati allarmanti sull’ambiente, ma dopo qualche ora sembra che la notizia sia già passata e si torna ai problemi quotidiani. In alcune città scattano le targhe pari o dispari, si impedisce la circolazione ai mezzi più inquinanti e il giorno dopo si è già a bordo di quei mezzi vietati appena qualche ora prima. Eppure il rischio lo vediamo tutti i giorni passando lo straccio sul davanzale o sul cruscotto dell’auto… tutto questo sintetizzato nel rapporto di Air quality in Europe 2013 presentato questa mattina dove i dati sembrano ormai confermare che almeno 1 persona su quattro, nelle città europee è costretta a respirare aria con una  quantità di inquinanti che supera i limiti fissati dalla Ue. E 9 persone su 10 sono costrette a respirare un’aria che supera i valori suggeriti dall’Organizzazione mondiale di sanità. Questa è la dimensione del problema Europeo a cui si aggiungono le PM 2,5 cioè le polveri ultrasottili considerate l’inquinante più insidioso che  sono sopra i limiti suggeriti dall’Oms in una percentuale che varia dal 91 al 96% dei casi. E per non farci mancare davvero nulla anche le concentrazioni di ozono di bassa quota, quello pericoloso, superano le indicazioni Oms nel 97-98% dei casi.

Era luglio quando è arrivata la prima importante conferma lanciata sulle pagine di Lancet Oncology in cui si ribadiva una stretta relazione fra inquinamento atmosferico e tumori del polmone.

Solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi. La ricerca mostra che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Inoltre dalla misurazione delle polveri sottili, l’Italia è risultata essere tra i paesi europei più inquinati.

Da “choosy” a “inoccupabili” ecco come si giustifica la politica italiana

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“L’Italia esce con le ossa rotte dai dati dell’Ocse diffusi ieri: dati che ci mostrano come gli italiani siano poco ‘occupabili’, perché molti di loro non hanno le conoscenze minime per vivere nel mondo in cui viviamo e non costituiscono capitale umano su cui investire per il futuro”.

Così, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha gettato nel fango gli italiani e ha affermato che lo Stivale è una terra di “inoccupabili” intervenendo a un convengo sul Senato sui 10 anni della legge Biagi.

“Quelle cifre – ha aggiunto – ci mostrano quanto siamo indietro in termini di capitale umano e di occupabilità. La responsabilità di questa situazione – ha concluso – è di tutti”.

Di tutti? O della classe politica che ha per un ventennio governato l’Italia?

Quando verrà un politico che valorizzerà i propri elettori? Che saprà “accarezzare” il popolo e non gettargli in faccia i fallimenti che invece sono attribuibili solo a una classe politica corrotta e incapace che per troppi anni ha governato l’Italia facendola regredire e creando tensioni sociali? Chi avrà il coraggio di guardare gli italiani in faccia e dire “ho sbagliato”, invece di addossare fantomatiche colpe ai cittadini vessati da tasse e accise?

Quei dati preziosi che al momento non servono a molto

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L’Italia oggi possiede tutti i dati per prevenire gli tsunami con un certo anticipo, ma non ha un piano di difesa adeguato, anche se le istituzioni assicurano di essere a lavoro su di esso.

Durante la conferenza “La Geologia Marina per la società”, il Dirigente di Ricerca INGV Alessandro Amato ha spiegato che: «Il Mediterraneo non è esente dal rischio tsunami. Nella storia del nostro Paese, come per gli altri Paesi del Mediterraneo, ci sono molte tracce di tsunami antichi e anche molto recenti. Basta ricordare Messina e Reggio Calabria: nel 1908 ci fu un forte terremoto nello Stretto e a seguire un grande tsunami che fece ulteriori danni e molte vittime. Abbiamo notizie di grandi maremoti avvenuti in passato, anche questi dovuti a grandi terremoti , nella regione delle isole greche, in particolare a Creta. Gli tsunami nel Mediterraneo sono eventi piuttosto rari, ma quando avvengono possono fare enormi danni. Oggi esiste una rete sismica mediterranea grazie ad accordi fatti dall’INGV con altri Paesi, che permette lo scambio dei dati in tempo reale».

Amato ha poi aggiunto:  «Oggi grazie a questa rete riusciamo a calcolare in pochi minuti dove è avvenuto un terremoto, che tipo di terremoto è stato, la sua magnitudo, e stabilire se può avere carattere di tsunami genecità. Ancora però non esiste un sistema coordinato che trasformi questo tipo di allarme in un piano di difesa della popolazione sulle coste. Ci stiamo lavorando insieme al Dipartimento di Protezione Civile e collaborando con l’ISPRA e l’Aeronautica Militare».

Bambini e centrali nucleari: rischio tumore pediatrico?

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Sorge di nuovo un dubbio che per molti anni, anche dopo il Chernobyl, era di attualità. Davvero ci può essere una correlazione tra le centrali nucleari e il possibile aumento di tumori nei bambini?  Lo sostiene un nuovo studio inglese pubblicato sul British Journal of Cancer che ha esaminato dati provenienti da circa diecimila bimbi britannici che si sono ammalati di leucemia o linfoma non Hodgkin tra il 1962 e il 2007: «Analizzando i casi di queste neoplasie diagnosticati i pazienti con meno di cinque anni d’età, mettendole in relazione con i loro luoghi di residenza e verificando la presenza di centrali in prossimità delle località di nascita, non abbiamo riscontrato un rischio maggiore di sviluppare leucemia o linfoma infantile» riferiscono gli studiosi.

Ma poi, come ammettono gli stessi scienziati, se si confrontano i loro studi con quelli condotti in Germania e in Francia i dati differiscono. Invece sembrano essere coerenti con i dati degli Usa e in Canada dove invece è stato riscontrato un maggiore e significativo rischio di leucemie e linfomi nei bambini che abitano in prossimità (circa 5 chilometri) da una centrale nucleare.

«Nonostante risultati contradditori siano stati riportati in precedenza, anche in altri studi condotti nei paesi scandinavi, rimane la potenziale nocività dell’energia nucleare, il cui ruolo è stato ampiamente dimostrato quale una delle possibili cause di queste neoplasie insorte in età pediatrica, come nel caso dell’esposizione prenatale – risponde Andrea Pession, Direttore dell’unità di Pediatria del Policlinico Sant’Orsola Malpighi Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna -. Inoltre, non va trascurato il fatto che l’effetto dell’esposizione si manifesta dopo un certo periodo di latenza, e quindi, nel caso di bambini irradiati, buona parte dell’effetto si potrebbe manifestare quando si raggiunge l’adolescenza o addirittura l’età adulta».

Per ora l’unica certezza che sembrerebbe dimostrata nel’aumento del pericolo di tumori pediatrici legato alle radiazioni ionizzanti  (includendo anceh la radioterapia e l’uso delle radiazioni durante la gravidanza anche a scopo diagnostico).

«Molto maggiore è il numero di fattori sospetti, ma senza certezze – dice l’esperto -. Come l’esposizione a gas di scarico (per il benzene), a pesticidi o a campi elettromagnetici a bassa frequenza; oppure le infezioni e l’immunodeficienza congenita o acquisita. Sono anche state studiate le esposizioni lavorative dei genitori sin dal periodo precedente al concepimento, così come le loro abitudini di vita, quali la dieta, il consumo di tabacco e alcol. Ma non si è arrivati a risposte definitive che possano confermare o dissipare i sospetti. Per cui, per ora, l’unica precauzione sensata è quella di evitare di esporre i bambini a sostanze che potrebbero essere considerate cancerogene».

Il PD è un Partito Dimezzato!

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Pd, Partito Democratico, ma da oggi anche Partito Dimezzato che ha perso la metà degli iscritti in un anno, passando da 500mila a 250mila. In attesa del congresso La Repubblica racconta il dati allarmanti del PD:

La tendenza non è omogenea, in Emilia le adesioni toccano il 70 per cento, in Piemonte e Liguria il 60, in Toscana, Veneto e Lombardia sfiorano il 50, in Sardegna arrivano al 40 mentre dalle regioni del Sud ancora non sono neppure stati trasmessi i dati, visto che la campagna per il tesseramento sta partendo solo in questi giorni, in grandissimo ritardo rispetto al Centro-Nord. Sulla carta geografica del Pd, già piena di ombre, spicca la voragine di Roma, dove appena il 30 per cento dei quindicimila iscritti ha confermato l’adesione.

Numeri che indicano una disaffezione, che sarà difficile da recuperare:

E invece la lettura del dato fornita dal vertice del Pd è tutt’altro che negativa, anzi. «Ora si apre la fase dei congressi, la gente correrà nei circoli a rinnovare la tessera, gli anni congressuali sono da sempre quelli in cui facciamo il boom degli iscritti», sostiene senza esitazioni Tore Corona, responsabile nazionale del tesseramento e dell’anagrafe, l’uomo a cui il capo dell’organizzazione Davide Zoggia ha affidato il compito di attaccarsi al telefono senza sosta per dare la sveglia ai segretari regionali e provinciali per riattivare la macchina del consenso appesantita dalle ruggini estive.

Guerra d’estate, i conti sul turismo non tornano: ripresa o disastro?

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Viva l’Italia, abbasso l’Italia! Due foto dello stesso Paese, sullo stesso settore, che racconta due economie diametralmente opposte. Come va il turismo in Italia? C’è chi grida alla ripresa e c’è chi grida al baratro. La prima analisi, quella positiva, è stata realizzata da Federalberghi effettuata dal 24 al 30 luglio, per monitorare quanti hanno trascorso o trascorreranno una vacanza dormendo almeno una notte fuori casa, i turisti italiani sono leggermente aumentati rispetto all’anno scorso (giugno-settembre) dello 0,9% e gli stranieri del 3%.

«Il turismo estivo in Italia potrebbe aver raggiunto il punto di frenata della crisi, pur mostrando ancora un calo di fatturato dovuto ai prezzi più bassi e una flessione dei lavoratori», afferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, che aggiunge «Non possiamo gridare al miracolo, ma possiamo dire come il turismo italiano riparta prima di altri settori produttivi, ben più considerati e incentivati. Il governo non deve perdere l’occasione finanziando una campagna promozionale dell’immagine Italia sia all’interno del Paese che nel resto del mondo».

La seconda, quella apocalittica è di Assoturismo-Confesercenti che registra una flessione dal 7 al 12%, fino a -15% le presenze negli alberghi. E fatturati in calo dall’8 al 10%, che toccano -30% per le agenzie di viaggio. Nel mezzo si situano invece le cifre della Coldiretti: quasi 3 milioni di italiani rispetto allo scorso anno rinunciano a partire in agosto e il 67% starà a casa senza trascorrere neanche un giorno di vacanza.

Dove è la verità? Probabilmente non è possibile avere in questo momento una fotografia economica chiara e reale del settore che arriverà solo a fine stagione, ma sicuramente si possono fare alcune analisi. Cala il turismo a basso costo, quello dello stabilimento balneare, che si rivolgeva a famiglie con monoreddito o con redditi abbastanza bassi, quelle famiglie che investivano nel mese estivo gran parte delle loro risorse perché sicuri dello stipendio annuale. L’incertezza è molta e gli italiani che non possono contare su un posto fisso e temono un licenziamento preferiscono non andare a trascorrere le vacanze. C’è invece chi poi si rivolge invece a un turismo ecosostenibile e quindi sceglie preferibilmente un agriturismo, un viaggio enogastronomico, o un viaggio con escursioni culturali lontani dai luoghi più famosi e celebri del nostro paese. Il turismo non è più lo stabilimento, ma piuttosto una ricerca costante di natura e cultura, all’insegna del relax. Cala il turismo di massa, che resta invece per i turisti stranieri, e cresce un turismo ricercato solo per chi può veramente permettersi una vacanza senza ansia nel portafoglio. Si riscopre però lo stare con i parenti, le seconde case e i weekend mordi e fuggi. Sale anche il low cost, il last minute e in generale la villeggiatura si fa, ma si spende meno riducendo la vacanza. Non le vacanze lunghe, ma piuttosto pochi giorni vissuti intensamente.

Sembra quindi che le due fotografie siano le facce diverse di una stessa moneta, di quella Italia a due marce, da chi è sempre più povero e costretto a contenere i costi a chi invece ricerca sempre più un relax nel rispetto della natura con uno sguardo all’arte.

Nuovo allarme disoccupazione giovanile: ormai si supera il 39%

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E’ un nuovo allarme per la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ormai arriva al 39,1%. Al di là del dato allarmante quello che si deve registrare è che non vi è stato un cambiamento di tendenza se si pensa che la disoccupazione è in crescita dello 0,8% su maggio (quindi quali un 1% in più) e che ormai è a quota 4,6% in più su base annua.  Anche la disoccupazione in generale non va meglio e riconferma il dato di maggio (c’è solo un calo dello 0,1%). Se poi si considera invece il dato su base annua, allora la disoccupazione resta molto preoccupante con un rialzo del 1,2%. Per la terza volta consecutiva dall’inizio dell’anno la disoccupazione ha toccato sfondato la quota 12%.  Questi dati preoccupanti sono aggravati anche dal fatto che di solito durante il periodo estivo, almeno una certa quota di ragazzi, negli anni passati, trovava impieghi stagionali, mentre quest’anno non vi è stato nessun miglioramento in tal senso. Forse si risente della crisi che ha toccato il settore turistico e sicuramente dei molti esercizi commerciali che avendo chiuso i battenti non hanno più bisogno di un ricambio di personale nel periodo estivo. Una situazione grave che è uno specchio di ciò che si sta vivendo in Italia e della quota sempre maggiore di giovani e meno giovani che ha deciso di trasferirsi all’estero per trovare lavoro.

Violenza sulle donne, è shock sui dati: un reato ogni 12 secondi

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La violenza sulle donne sta dilagando e i dati non lasciano dubbi: ogni 12 secondi una donna  viene colpita da atti di violenza di genere fisica, verbale e psicologica . Nel solo 2010 sono stati contati oltre 105mila reati di genere (oltre 290 al giorno), ma il dato potrebbe essere assai più allarmante se si pensa che molti non vengono denunciati e quindi non possono essere conteggiati. Il rapporto Eures- Ansa tuttavia è già drammatico in sè: ogni giorno 95 donne sporgono denuncia per aver subito minacce, 87 per essere sottoposte a ingiurie, 64 sono ogni giorno le vittime di lesioni dolose e 19 di percosse, 14 vittime di stalking e 10 donne ogni giorno subiscono violenze sessuali.

C’è anche il triste primato dei femminicidi: nei primi sei mesi del 2013 sono state uccise 81 donne di cui 75% nel contesto famigliare o affettivo. In 12 anni, cioè dal 2000 al 2012 si sono contate 2200 donne vittime di omicidio una media di una ogni due giorni. La buona notizia (se così possiamo chiamarla) è che l’Italia è il Paese meno esposto in Europa a questo reato di genere. Infatti la Germania ha avuto 350 vittime donne nel 2009 pari al 49,6% delle 706 vittime di omicidio totali e un indice di rischio pari a 0,8 per 100 mila donne residenti, la Francia 288 vittime, pari al 34,3% e un indice pari a 0,9 e l’Inghilterra 245, pari al 33,9% e un indice pari a 0,8.

Nuovo picco della disoccupazione a Maggio: 12,2%, mai così male dal 1977

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Di male in peggio! Sono stati diffusi dall’Istat i dati provvisori su occupati e disoccupati a maggio e si è toccato un nuovo record: il tasso di disoccupazione è volato al 12, 2%. Un vero e proprio record negativo… è il dato peggiore della storia della Repubblica Italiana dal   primo trimestre del 1977, inizio delle serie storiche trimestrali, ossia da 36 anni.

Il tasso di disoccupazione di maggio è il più alto anche dall’inizio delle serie storiche mensili, ossia da gennaio 2004. Il tasso di disoccupazione è aumentato di 0, 2 punti percentuali rispetto ad aprile e di 1, 8 punti su base annua. La crescita interessa sia gli uomini che le donne. Cala tuttavia la disoccupazione giovanile (15-24 anni): a maggio si è attestata al 38,5%, in calo di 1,3 punti percentuali su aprile, ma in rialzo di 2,9 punti su base annua. Risultano in cerca di lavoro 647mila ragazzi.

Riusciranno le misure messe in campo dal governo Letta ad abbassare l’indice?

Dove andremo a finire? Giù negli abissi il potere d’acquisto.

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Giù negli abissi il potere d’acquisto.

Anche tenendo conto dell’inflazione nel 2012, rispetto all’anno precedente si è ridotto il nostro potere d’acquisto almeno del 4,8%. Lo dice l’Istat ma ce ne accorgiamo ogni giorno facendo la spesa o pagando una bolletta (nonostante ci dicano che l’energia ci costerà di meno per qualche mese).  Si può vedere dai dati rilasciati dall’Istat che il quarto trimestre del 2012 sia stato il più dilaniato con una flessione pari a -5,4%. Naturalmente se si abbassa il nostro valore di acquisto si abbassa anche la nostra propensione al risparmio, quindi ci saranno meno soldi nelle banche… insomma la nostra stabilità bancaria sta risentendo pesantemente della perdita di potere d’acquisto, non siamo più le piccole formichine che accumulavano in banca e compravano titoli di stato… oggi non si arriva a fine mese e chi ci arriva ha paura di non farlo più tra qualche mese…

 Allarme sociale? Rinviamolo al prossimo governo!

Persi un 1 MILIONE di posti di lavoro!

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Nell’arco del 2012 i licenziamenti hanno superato quota un milione (1.027.462), crescendo del 13,9% rispetto al 2011 (quando si erano fermati a 901.796). I numeri emergono dal sistema delle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro. Soltanto nell’ultimo trimestre dell’anno si contano 329.259 licenziamenti, in aumento del 15,1% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Pericolo internet: più grande attacco di sempre alla rete! Massima Allerta

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Alla base dei disguidi per milioni di internauti c’è lo scontro tra un gruppo che si occupa di combattere gli spam e un provider olandese. La rete quindi sarebbe sotto attacco, chiunque di noi può essere “virtualmente” cancellato da un momento all’altro e questo genera un allarme generalizzato soprattutto nelle grandi banche dati che devono conservare informazioni sensibili, ma anche sugli archivi informatizzati di grandi aziende o testate giornalistiche. La situazione è seria, drammatica e cresce la paura in rete!

Arriva l’e-Pad Femme, l’idiozia maschile non finisce mai di stupire!

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Arriva il tablet a misura di donna, ma subito scoppia la polemica. l’ ePad Femme, la tavoletta pensata esclusivamente per un pubblico femminile è caratterizzata da uno sfondo rosa, il che può anche essere carino, e una serie di applicazioni a misura di donna.
Da qui nasce la polemica, app per imparare a cucinare, per dimagrire, per mantenersi in forma, come se essere donna fosse solo questo. Inoltre il tablet sarebbe “semplificato” in modo da facilitare la donna che “potrebbe avere difficoltà nello scaricare”, come se le donne, per semplice luogo comune, non possano essere “tecnologiche”.
Stando agli ultimi dati le donne sembrano invece essere molto tecno-friendly e usano i videogiochi alla stessa stregua degli uomini, riuscendo anche meglio di questi ultimi in alcuni videogame.
La Mani Nair, il direttore marketing di Eurostar, la casa produtrice del device, rifiuta ogni accusa di sessismo, naturalmente scatenatasi a seguito delle particolari caratteristiche e pretese del tablet.
Il fatto che l’iPad al femminile fosse stato concepito diverso non solo in fatto di stile ma anche di software e contenuti così da renderlo più semplice per le donne ha fatto infuriare molte femministe, ma d’altro lato ha venduto, oltre settemila esemplari dal 14 febbraio, Dati alla mano ci viene da pensare che a molte donne fa comodo un oggetto del genere ma il portavoce Nair segna un autogol quanto racconta che la maggior parte delle vendite è dovuta a regali degli uomini per le loro compagne.

L’ITALIA ALLA DERIVA… dati ISTAT-CNEL, non c’è più futuro?!

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In Italia, tra il 2010 e il 2011, l’indicatore della ‘grave deprivazione’ sale dal 6,9% all’11,1%, cio’ significa che 6,7 milioni di persone sono in difficolta’ economiche, con un rialzo di 2,5 milioni in un anno. Si tratta di individui in famiglie con 4 o piu’ sintomi di disagio in un set di 9.

Il primo senza dubbio è il potere d’acquisto che in Italia durante la crisi è crollato, scendendo del 5% tra il 2007 e il 2011.  Il rapporto fa notare come la contrazione del potere d’acquisto si sia riflessa solo in parte sulla spesa per consumi finali delle famiglie, calata in termini reali dell’1,1%. Ecco che i cittadini hanno cercato di mantenere il proprio standard di vita attingendo ai risparmi accumulati o risparmiando meno. Infatti la propensione a mettere da parte le risorse è scesa dal 15,5% del 2007  all’11,5% del secondo trimestre 2012, accelerando il calo iniziato nel 2006. Inoltre in Italia la crisi ha aggravato le disuguaglianze: nel 2011 il 20% più ricco della popolazione ha ricevuto un reddito di 5,6 volte superiore a quello del quinto più povero. Si tratta di un valore superiore alla media europea. Infatti, spiega il rapporto, dal 2004 la concentrazione della ricchezza è tornata a salire, pur restando inferiore a quella degli anni ’90, e la quota di ricchezza totale posseduta dal 10% più benestante è aumentata nel 2010 al 45,9% (era al 44,3% nel 2008).

In Italia, tra il 2010 e il 2011, l’indicatore della ‘grave deprivazione’ sale dal 6,9% all’11,1%, ciò significa che 6,7 milioni di persone sono in difficoltà economiche, con un rialzo di 2,5 milioni in un anno. Si tratta di individui in famiglie con 4 o più sintomi di disagio in un set di 9. Lo rileva il rapporto Bes Istat-Cnel.  Il rapporto spiega come la grave deprivazione materiale sia una misura associata agli indicatori di povertà monetaria, ma non a essi totalmente sovrapponibile. Secondo la metodologia Eurostat si presenta, appunto, quando si manifestano quattro o più sintomi di disagio economico su un elenco di nove. Nel 2011, dopo la sostanziale stabilità che aveva caratterizzato gli anni precedenti, l’indicatore è aumentato in modo «sensibile» (+4,2 punti percentuali). In particolare è cresciuta la quota di individui in famiglie che dichiarano di non poter sostenere spese impreviste (dal 33,3% al 38,5%), di non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), un pasto adeguato ogni due giorni se lo volessero (dal 6,7% al 12,3%) e che riferiscono di non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione (dall’11,2% al 17,9%). Il rapporto Bes indica anche come il rischio di povertà, stimato a partire dal reddito netto disponibile, risulti più elevato della media dell’Ue e abbia raggiunto nel 2010 il 19,6%.

Nei primi 9 mesi del 2012 la quota delle famiglie indebitate, sostanzialmente stabile tra il 2008 e il 2011, ha segnato un balzo, passando dal 2,3% al 6,5%. Lo rileva il rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) di Istat e Cnel, spiegando che il più frequente ricorso al debito, generato in molti casi da mere esigenze di spesa, riguarda importi mediamente più bassi.

Dodici campi, dalla salute al lavoro, dall’ambiente alle relazioni sociali e 134 ‘termometrì per misurare il benessere equo e sostenibile (Bes), con l’obiettivo di monitorare lo stato di salute del Paese con indicatori che vadano «al di là del Pil». Un tema che negli ultimi anni ha registrato un vivace dibattito a livello internazionale e che ora vede l’Italia schierata in prima linea. È questo il lavoro portato avanti dal Cnel e dall’Istat sin dal dicembre del 2010 e oggi arriva a compimento con la presentazione del primo rapporto Bes davanti al capo dello Stato Giorgio Napolitano, al presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini; con la partecipazione del Presidente del Cnel Antonio Marzano e del Presidente dell’Istat Enrico Giovannini. Il Cnel, organo a cui partecipano rappresentanti di associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e del terzo settore, e l’Istat, dove operano esperti della misurazione dei fenomeni economici e sociali, hanno unito le proprie forze per giungere ad un insieme condiviso di indicatori utili a definire lo stato e il progresso del Paese. È stato così costituito un comitato insieme all’associazionismo femminile, ecologista, dei consumatori, a cui si è affiancata una commissione scientifica. A riguardo Istat e Cnel fanno anche notare come la consultazione con i cittadini sia stata ampia. L’impegno è quello di arrivare a una sorta di ‘costituzione statisticà, cioè un riferimento costante e condiviso dalla società italiana in grado di segnare la direzione del progresso. Uno strumento quindi utile anche per la messa a punto delle politiche necessarie al Paese. In particolare, si punta a sintetizzare gli indicatori in modo da elaborarne uno per ciascun dominio, quindi in tutto circa 12, anche per meglio capire miglioramenti e peggioramenti. Infatti, il Bes sarà aggiornato annualmente.

Ma la colpa di tutto questo di chi è? Gli italiani lo sanno e pure troppo bene come evidenziano i dati dell’Istat-Cnel. Cala la fiducia dei cittadini nei confronti della politica e soprattutto quella riposta nei partiti che è stata rilevata ai minimi storici. La media, in un’ipotetica pagella su una scala da 0 a 10, si ferma al 2,3. Voti bassi anche per la fiducia verso il Parlamento (3,6), le amministrazioni locali (4) e la giustizia (4,4).

IL CROLLO DELLA SANITA’ IN CASO DI SISMA! Tutti giù per terra.

torre annunziata-ospedale-napoli-tuttacronaca

Quando i luoghi di cura diventano trappole mortali, spesso tombe dei pazienti con limitata capacità deambulatoria! Dopo il crollo del palazzo a Riviera di Chiaia a Napoli è tornato d’attualità (come se ci fosse bisogno di pubblicità) la sicurezza statica degli edifici ospedalieri (degli altri ormai non ci facciamo più carico, salvo poi condannare gli scienziati e non gli amministratori nel caso dell’Aquila).

Stando infatti a una denuncia del Sindacato medici italiani (Smi) che cita l’ultima inchiesta parlamentare sull’efficienza del servizio sanitario nazionale, da un’indagine a campione su 200 ospedali è emerso che, in caso di scossa di terremoto, il 75% addirittura si sbriciolerebbe.
A Napoli il più esposto a questo rischio è lo storico ospedale Annunziata. «È un fatto gravissimo – dicono il presidente nazionale e il segretario organizzativo regionale dello Smi, Giuseppe Del Barone e Mario Iovane – L’ospedale dovrebbe essere il luogo più sicuro, dovrebbe garantire il massimo della tranquillità ai pazienti e ai professionisti che vi operano. E invece ci troviamo ancora di fronte a situazioni di profondo degrado che addirittura mettono a rischio la vita delle persone. Non si possono non avere negli occhi le immagini strazianti di quanto successo a L’Aquila, la storia dovrebbe insegnare».
Secondo lo studio a campione citato dallo Smi, il 75% dei 200 edifici ospedalieri presi in esame mostra gravi carenze e si sbriciolerebbe nel caso di un sisma di 6,2 o 6,3 gradi Richter. Altrettanto alto il numero di ospedali che da una scossa ne uscirebbe fortemente lesionati e inagibili. Le strutture più esposte a questo rischio, secondo lo studio, sono distribuite lungo l’arco appenninico, nella zona dell’Italia centrale e soprattutto meridionale, in particolare in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
A Napoli 2 corpi dello storico ospedale Annunziata che risalgono al 1889 sono nella black list delle strutture più pericolose. «La cosa più grave – dicono Del Barone e Iovane – è che non è mai stata fatta una ricognizione organica sulla sicurezza statica di tutte le strutture ospedaliere d’Italia e della Campania. Conosciamo l’attenzione del presidente Caldoro per queste tematiche e a lui facciamo appello affinchè si prepari un rapporto preciso e dettagliato sulle negatività degli ospedali campani e si proceda con un piano di interventi per metterli in sicurezza».
Ma di sicurezza in ospedali e guardie mediche si parla anche da un altro punto di vista. Secondo lo Smi, in particolare a Napoli e provincia, ci sono presidi che per affluenza, condizioni di lavoro e soprattutto per episodi di violenza e aggressioni, espongono a gravi rischi medici e pazienti. Si tratta in particolare del Cardarelli, del San Giovanni Bosco, del Loreto Mare delle guardie mediche di San Giorgio a Cremano e Scampia e degli ospedali di Boscotrecase e Castellammare di Stabia. «Sono anni che si fanno denunce su questo problema – dicono il vicesegretario nazionale e quello regionale Luigi De Lucia e Salvatore Marotta – e sono anni che vengono avanzate proposte di vario genere. Ma una prima soluzione è semplicissima: istallare subito telecamere a circuito chiuso».

Ma naturalmente Monti ha tagliato i finanziamenti agli ospedali per impinguare le banche… quindi in caso di aggressione, la violenza è assicurata, in caso di sima… tutti giù per terra!

CROLLA IL MERCATO DELL’AUTO…

industria automobilistica - tuttacronaca

Quel che è andato male, va peggio e sembra non esserci una frenata. Giù sempre più giù oltre anche il più pessimistico pronostico!  A febbraio sono state immatricolate appena 108.419 vetture, con una flessione del 17,41% rispetto alle 131.271 dello stesso mese del 2012. La politica italiana è annegata nel caos, chi era sicuro della vittoria, troppo sicuro di se stesso, vittorioso ancor prima di verificare attentamente tutti gli scenari, si è visto improvvisamente si è visto sconfitto. Ora che governo ci sarà? Quante tasse verranno applicate agli italiani? Chi si salverà? Con queste incertezze nessuno compra un auto, nessun si sporge dentro un concessionario, nessuno vuole pagare rate o avere esposizioni finanziarie a cui non sa se potrà fare fronte… uno scenario apocalittico che si ingoia le industrie automobilistiche!

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