Giovannini: “I giovani devono accettare anche i lavori manuali”

Giovani-e-lavoro-tuttacronacaE’ Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, a spiegare che i giovani devono accettare anche i lavori manuali. “Ai giovani ricordo che la formazione è fondamentale – afferma parlando in alcune trasmissioni televisive -: chi studia di più ha più possibilità di trovare un lavoro”. Però, aggiunge, “occorre che i giovani accettino tutte le esperienze di lavoro, forse la prima esperienza non sarà al livello di quanto studiato ma bisogna accettare anche i lavori manuali, come l’artigianato”. Nessuna paura, da parte del ministro, che i giovani partano alla volta dell’Europa per cercare un impiego: “Andare a cercare lavoro nell’Unione europea è naturale – dice – ma ci sono molte possibilità anche in Italia. Ogni trimestre oltre 500 mila persone sono assunte a tempo indeterminato”. A inizio ottobre, lo stesso ministro aveva bollato i giovani italiani come “inoccupabili”. Aveva infatti detto: “L’Italia- esce con le ossa rotte dai dati dell’Ocse: dati che ci mostrano come gli italiani siano poco ‘occupabili’, perché molti di loro non hanno le conoscenze minime per vivere nel mondo in cui viviamo e non costituiscono capitale umano su cui investire per il futuro”.

Scontri a Milano tra studenti e polizia: fumogeni e uova

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Sono 400 studenti appartenenti al centro sociale Cantiere si sono staccati dal corteo studentesco di Milano e hanno cercato di raggiungere la sede dell’Agenzia delle Entrate in via Manin. La polizia li ha bloccati e si sono generate tensioni con lancio di fumogeni e uova. Imbrattati anche alcuni edifici in zona.

Poco prima passando in prossimità della sede della Provincia di Milano, blindata per l’occasione, il corteo studentesco ha tentato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine in via Donizzetti. Per due volte la testa della manifestazione ha provato a superare gli agenti, venendo sempre respinti dagli scudi. Sono partiti anche alcuni colpi di manganello. Durante i due tentativi dal corteo è iniziato anche un fitto lancio di oggetti in direzione degli agenti, tra cui un espositore di riviste in ferro.

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Dopo qualche minuto di tensione in via Donizzetti, il corteo studentesco ha desistito dall’idea di sfondare il cordone di polizia per ‘assediare’ la Provincia di Milano e si è rimesso in cammino. Al momento gli studenti stanno marciando lungo i bastioni di Porta Venezia, con l’intenzione di arrivare quanto più possibile vicino alla sede della Regione Lombardia.

La scuola in piazza: in 80 città sfilano gli studenti

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Sono gli studenti di 80 città italiane a scendere in piazza in massa per una delle prime date della mobilitazione di quest’anno lanciata dall’Unione degli Studenti. Sotto lo slogan:

“Non c’è più tempo da perdere con le politiche di austerità”

tra quegli studenti c’è chi scende e con la testa già sa che vorrebbe essere all’estero, chi ancora ci crede che davvero si possa cambiare e chi forse ci scende con talmente tanta rabbia che ogni passo è davvero uno sfogo. I dati Ocse ci collocano in basso alla classifica per l’istruzione scolastica e c’è chi afferma che alcuni disoccupati sono “inoccupabili”, poi si corregge e dice che non si riferiva agli studenti e che verranno istituiti stage di formazione e borse di studio per ovviare al problema del gap formativo. Contraddizioni in termini che certo non passano inosservati tra i ragazzi che oggi tentano di gridare il loro disagio a  una classe politica impegnata in congressi, in primarie, in amnistie, in correnti, in indulti e nella questione immigrati.

“Da parte dell’attuale governo non c’è stata nessuna reale inversione di tendenza. Mentre alla scuola pubblica e al welfare vengono destinate poche briciole si sceglie di continuare a sprecare risorse per le spese militari, le politiche di respingimento dell’immigrazione, la tutela di speculatori e dei grandi patrimoni – dichiara in una nota l’Unione degli Studenti – Per questi motivi portiamo in piazza in tutta Italia le vere emergenze sociali del Paese, rivendicando il rifinanziamento totale dell’istruzione pubblica e del diritto allo studio”

“Crediamo che l’attacco al sistema di formazione pubblica sia oggi generalizzato – dichiara Alberto Campailla, portavoce nazionale di Link Coordinamento Universitario – e vogliamo ribadire ancora una volta le vere emergenze del paese. Il calo delle immatricolazioni, le troppe borse di studio negate, i costi esorbitanti della vita per gli studenti universitari fuorisede, l’assenza di politiche abitative, il mancato finanziamento delle borse di studio come l’assenza di politiche generali di welfare e diritto allo studio, sono priorità di questo paese, è per questo che non c’è più tempo”.

“Domani inoltre parteciperemo alla mobilitazione nazionale per l’applicazione della Costituzione, convinti che da lì possa partire partire una battaglia di contro-attacco per costruire giustizia sociale, estendere i diritti, liberare i saperi” – dichiara Federico Del Giudice, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza.

A Roma il concentramento è previsto in Piazza della Repubblica, a Milano in piazza Cairoli, a Napoli in piazza Garibaldi, a Torino in piazza Albarello, a Bologna in piazza San Francesco, a Reggio Calabria in piazza De Nava, a Bari in piazza Moro, a Venezia in piazzale Roma e a Genova in piazza Caricamento.

Da “choosy” a “inoccupabili” ecco come si giustifica la politica italiana

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“L’Italia esce con le ossa rotte dai dati dell’Ocse diffusi ieri: dati che ci mostrano come gli italiani siano poco ‘occupabili’, perché molti di loro non hanno le conoscenze minime per vivere nel mondo in cui viviamo e non costituiscono capitale umano su cui investire per il futuro”.

Così, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha gettato nel fango gli italiani e ha affermato che lo Stivale è una terra di “inoccupabili” intervenendo a un convengo sul Senato sui 10 anni della legge Biagi.

“Quelle cifre – ha aggiunto – ci mostrano quanto siamo indietro in termini di capitale umano e di occupabilità. La responsabilità di questa situazione – ha concluso – è di tutti”.

Di tutti? O della classe politica che ha per un ventennio governato l’Italia?

Quando verrà un politico che valorizzerà i propri elettori? Che saprà “accarezzare” il popolo e non gettargli in faccia i fallimenti che invece sono attribuibili solo a una classe politica corrotta e incapace che per troppi anni ha governato l’Italia facendola regredire e creando tensioni sociali? Chi avrà il coraggio di guardare gli italiani in faccia e dire “ho sbagliato”, invece di addossare fantomatiche colpe ai cittadini vessati da tasse e accise?

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