Chernobyl dopo 27: le tute dei pompieri sono radiattive

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Sono passati 27 anni ma, come la scienza già ci aveva avvertito, le radiazioni di Chernobyl non passano. Lo testimoniano gli abiti che indossarono i pompieri che per primi intervenirono per provare a domare l’incendio. Gli abiti ritrovati nel seminterrato dell’ospedale 126 di Chernobyl sono stati analizzati e sono risultati altamente radioattivi.  I pompieri eroi che vestirono quegli abiti sono morti poco dopo l’esplosione del reattore a causa della contaminazione da radiazioni. Nel video viene ampiamente mostrato quanto forti sono ancora le emissioni radioattive.

Nel video viene ampiamente mostrato quanto forti sono ancora le emissioni radioattive.

 

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Bambini e centrali nucleari: rischio tumore pediatrico?

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Sorge di nuovo un dubbio che per molti anni, anche dopo il Chernobyl, era di attualità. Davvero ci può essere una correlazione tra le centrali nucleari e il possibile aumento di tumori nei bambini?  Lo sostiene un nuovo studio inglese pubblicato sul British Journal of Cancer che ha esaminato dati provenienti da circa diecimila bimbi britannici che si sono ammalati di leucemia o linfoma non Hodgkin tra il 1962 e il 2007: «Analizzando i casi di queste neoplasie diagnosticati i pazienti con meno di cinque anni d’età, mettendole in relazione con i loro luoghi di residenza e verificando la presenza di centrali in prossimità delle località di nascita, non abbiamo riscontrato un rischio maggiore di sviluppare leucemia o linfoma infantile» riferiscono gli studiosi.

Ma poi, come ammettono gli stessi scienziati, se si confrontano i loro studi con quelli condotti in Germania e in Francia i dati differiscono. Invece sembrano essere coerenti con i dati degli Usa e in Canada dove invece è stato riscontrato un maggiore e significativo rischio di leucemie e linfomi nei bambini che abitano in prossimità (circa 5 chilometri) da una centrale nucleare.

«Nonostante risultati contradditori siano stati riportati in precedenza, anche in altri studi condotti nei paesi scandinavi, rimane la potenziale nocività dell’energia nucleare, il cui ruolo è stato ampiamente dimostrato quale una delle possibili cause di queste neoplasie insorte in età pediatrica, come nel caso dell’esposizione prenatale – risponde Andrea Pession, Direttore dell’unità di Pediatria del Policlinico Sant’Orsola Malpighi Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna -. Inoltre, non va trascurato il fatto che l’effetto dell’esposizione si manifesta dopo un certo periodo di latenza, e quindi, nel caso di bambini irradiati, buona parte dell’effetto si potrebbe manifestare quando si raggiunge l’adolescenza o addirittura l’età adulta».

Per ora l’unica certezza che sembrerebbe dimostrata nel’aumento del pericolo di tumori pediatrici legato alle radiazioni ionizzanti  (includendo anceh la radioterapia e l’uso delle radiazioni durante la gravidanza anche a scopo diagnostico).

«Molto maggiore è il numero di fattori sospetti, ma senza certezze – dice l’esperto -. Come l’esposizione a gas di scarico (per il benzene), a pesticidi o a campi elettromagnetici a bassa frequenza; oppure le infezioni e l’immunodeficienza congenita o acquisita. Sono anche state studiate le esposizioni lavorative dei genitori sin dal periodo precedente al concepimento, così come le loro abitudini di vita, quali la dieta, il consumo di tabacco e alcol. Ma non si è arrivati a risposte definitive che possano confermare o dissipare i sospetti. Per cui, per ora, l’unica precauzione sensata è quella di evitare di esporre i bambini a sostanze che potrebbero essere considerate cancerogene».

“Il Napoletano… una sorta di Chernobyl premeditata” così la Boldrini

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Il territorio a nord di Napoli, nell’area del Giuglianese secondo il presidente della Camera, Laura Boldrini è  «un fatto imperdonabile, una sorta di Chernobyl premeditata. Si tratta  di un crimine contro quella popolazione» i cui responsabili devono essere individuati.

La Boldrini ha poi aggiunto in merito alla richiesta giunta nei giorni scorsi di desecretare le dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone sul traffico illecito di rifiuti nocivi in alcune aree della Campania «In Italia troppo spesso si è messo il segreto per nascondere situazioni che non erano proprio nell’interesse dei cittadini»

Boldrini ha detto che è stata aperta l’istruttoria e l’incarico è stato affidato al vicepresidente Sereni. «Ci sono però due esigenze – ha aggiunto – quella di dare risposte ai cittadini ma anche quella di non interferire nel lavoro della magistratura».

I “figli di Chernobyl” censurati da Rai 3: SONO TROPPO TRISTI!

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Storia agghiacciante di un documentario. Storia avvilente di una televisione di Stato che lo rifiuta perché lo ritiene “troppo triste”. Succede a Vauro Senesi, noto vignettista, che si è voluto cimentare questa volta in un reportage su un tema drammatico, realizzato lo scorso giugno insieme alla Ong Sole Terre,… i bambini di Chernobyl. Forse è meglio mandare in onda il piagnisteo edulcorato delle trasmissioni pomeridiane piuttosto che una verità scomoda. Il dramma deve essere incanalato in una sorta di “fiction” per essere trasmesso?

Dal Fatto Quotidiano ricostruiamo la vicenda e la scelta di inviarlo a Italia1 che si è mostrata disponibile a mandarlo in onda:  

“…Quanto vedremo da lui realizzato stasera nell’ ambito del programma Confessione Reporter (su Italia 1, seconda serata), va a toccare una ferita ancora aperta, per non dire infetta: quella dei “figli di Chernobyl”. Il reportage da un quarto d’ora che il vignettista toscano ha dato gratuitamente alla trasmissione in onda sul canale Mediaset – dopo che Rai 3 gliel’ha rifiutato perché “è un argomento troppo triste” – è stato realizzato lo scorso giugno insieme alla Ong Sole Terre, che si (pre)occupa di tumori dei bambini nel mondo.

‘È un’associazione serissima e di cui andare orgogliosi come lo siamo di Emergency, perché è rispettosa delle persone e dei luoghi in cui interviene’, spiega Senesi, rimasto una decina di giorni presso la zona rossa e nel quartiere di Chernobyl dove Sole Terre ha edificato la sua ‘casa-famiglia’ per tutti coloro che, “poverissimi, non possono permettersi un tetto sopra un letto quando devono portare i figli a fare le chemioterapie e la cui unica alternativa sarebbe dormire nelle stazioni ferroviarie”.

Possiamo ancora parlare della Rai come tv di servizio al cittadino? La Rai è morta? No, peggio è diventata peggio di una tv commerciale!

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