Il sospetto: il parroco ha abusato di dieci ragazzine della sua parrocchia?

parroco-abusi-tuttacronacaIl paese di Agordino, in provincia di Belluno, se ne parla da tempo: alcune ragazzine che frequentano la parrocchia sarebbero state vittime di presunti atti di violenza sessuale ad opera del parroco che da alcuni anni è a capo della chiesa locale. Il suo predecessore se ne andò, costretto dai continui dispetti da parte di ignoti che minarono profondamente la sua resistenza. Per questo motivo, un giorno fece le valige e non tornò più. Ora il sospetto si è di nuovo impossessato del paese, dopo l’audizione, da parte dei carabinieri, di ben dieci mamme di altrettante bimbe.

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Non c’è più religione! Sangue su un Cristo, ora nei guai un frate

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Si era, come spesso accade in questi casi, gridato al miracolo troppo presto, ma quel Bambinello che lacrimava sangue umano era diventato davvero un luogo di culto e meta di pellegrinaggio di molti fedeli. Così il santuario di Sant’Antonio e San Francesco a Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, era immediatamento balzato agli occhi della cronaca e stava attirando persone da tutto il mondo. Secondo un’attenta analisi del magistrato che ha in mano l’indagine, infatti, la fuoriuscita del sangue “non ha seguito il normale percorso legato alla forza gravitazionale” e secondo gli investigatori il sangue sarebbe stato spruzzato, magari tramite l’utilizzo di una siringa. Accusato di questa manomissione è oggi Frà Gigino, ovvero Gigino Petrone, rettore del santuario che tempo prima aveva comprato a Gerusalemme la statuetta da cui poi è fuoriuscito il sangue. Il 3 marzo il frate dovrà comparire in tribunale.

 

Lo scienziato che accusa la Nasa: non ha indagato sulla pietra misteriosa

roccia-marte-tuttacronacaEra l’8 gennaio quando il rover Opportunity immortalava su Marte una strana piccola formazione all’apparenza rocciosa che potrebbe rappresentare l’indizio tanto cercato della vita su Marte. Ma secondo l’astrobiologo Rhawn Joseph, gli esperti della Nasa non hanno indagato sufficientemente l’ipotesi. Per questo motivo, lo scienziato ha intentato una causa legale contro l’Agenzia spaziale americana. La denuncia, che è stata depositata in California, mira a far sì che la Nasa offra più informazioni sulla misteriosa ‘pietra’. “Qualsiasi adulto intelligente, adolescente, un bambino, uno scimpanzé, una scimmia, o un roditore dotati di un minimo di curiosità si avvicinerebbero per indagare ed esaminare da vicino l’oggetto a forma di una piccola ciambella”, scrive l’astrobiologo, sollecitando la Nasa “ad investigare ed esaminare pienamente e scientificamente l’organismo biologico putativo”. Finora, l’Agenzia ha definito l’oggetto “una roccia” e ha ipotizzato che lo stesso Opportunity potrebbe averla fatta rotolare mentre era in manovra. L’oggetto, di colore bianco all’esterno e rosso all’interno, è stato soprannominato dagli scienziati della Nasa “Pinnacle Island”: “L’abbiamo guardato con i nostri microscopi e si tratta chiaramente di una roccia”, ha detto Steve Squyres, il top esperto della rover. Ma per l’astrobiologo Joseph, la definizione della Nasa sarebbe affrettata, quando si potrebbe invece trattare di “un organismo composito quale un fungo, conosciuto sulla Terra come Apothecium, contenente colonie di cianobatteri e licheni”. A suo avviso, il confronto tra le due foto prese dalla rover suggerisce l’ipotesi che nei 12 giorni considerati “si sarebbero sviluppate le spore dando forma alla struttura fotografata che proverebbe una attività biologica”.

La difesa di Briatore: “Non sono un evasore, pensavo di essere in regola”

Flavio-Briatore-tuttacronacaFlavio Briatore è indagato per reati fiscali legati al noleggio dello yacht Force Blue ma l’imprenditore, nel corso dell’interrogatorio davanti al gup Nadia Magrini, si è difeso affermando: “Non sono un evasore, pensavo di essere in regola. Se la guardia di finanza mi avesse detto che dovevo pagare lo avrei fatto senza problemi”. A Briatore i sostituti procuratori Walter Cotugno e Patrizia Petruzziello contestano di aver ‘simulato’ il noleggio del Force Blue per godere di tariffe agevolate in particolare sul carburante, quando lo yacht era invece solo nella sua disponibilità. L’imprenditore ha ripercorso la sua scalata nel mondo del lavoro,  parlando di tutti i suoi affari dalla Formula Uno al Billionaire fino all’uso dello yacht. “Ho usato il mio nome per fare pubblicità all’imbarcazione, che ha sempre e solo fatto attività di noleggio. Ho messo i soldi per ristrutturarlo, come ho fatto anche in altre mie attività imprenditoriali”.

“Il suicidio dell’Extravergine”: il New York accusa Napoli

napoli-olio-oliva-tuttacronacaIl New York Times si scaglia contro l’olio d’oliva italiano tramite un’infografica interattiva curata da Nicholas Blechman, a partire dal testo di un blogger, Tom Mueller. L’articolo che appare sul sito s’intitola “Extra Virgin Suicide” e prende spunto dal film di Sofia Coppola “The Virgin Suicide” (“Il giardino delle vergini suicide”). L’accusa è chiara: l’extravergine d’oliva sarebbe   troppo spesso adulterato e mescolato con olii meno nobili. Spiega il Mattino: Quindi un macabro simbolo del veleno, ma al posto del classico teschio, una oliva, con accanto due ossa incrociate. E poi, come sottotitolo: «L’adulterazione dell’olio d’oliva italiano».  L’infografica sostiene, senza citare alcuna fonte ufficiale, che gran parte dell’olio venduto come italiano viene in realtà da Spagna, Marocco e Tunisia. Quindi che viene ‘tagliatò con olio più scadente e persino con clorofilla per il colore, colorante e beta-carotene per il sapore, e trasportato al porto di Napoli, dove viene mescolato con altri olii scadenti, non di oliva.  Quindi le bottiglie vengono marchiate con il simbolo dell’Extra verginè e del ‘Made in Italy’. In Usa, secondo il Nyt, circa il 69% arriva ‘adulteratò. Il giornale ricorda che esiste un corpo speciale dei Carabinieri specializzato nella lotta alle frodi alimentari. Tuttavia sostiene che i test di laboratorio sono facilmente falsificabili e che la Polizia si basa sul semplice odorato.  «Gli agenti regolarmente fanno dei raid contro queste raffinerie per cercare di mettere a regola il settore, tuttavia – sostiene il giornale – i produttori, grazie alle loro connessioni con politici potenti, sono raramente indagati dalla legge». «Tutte queste frodi – conclude – hanno così fatto precipitare il prezzo dell’olio d’oliva. Produttori corrotti hanno rovinato sè stessi, commettendo di fatto una sorta di suicidio economico».

Delio Rossi e il pugno a Ljajic: la storia continua…

delio-rossi-ljajic-tuttacronacaEra il maggio 2012 e Delio Rossi, durante il match tra Fiorentina e Novara, aveva un diverbio con il suo attaccante Ljajic, ora alla Roma. Il giocatore non prese bene la sostituzione e disse qualche parola di troppo al mister che reagì aggredendolo ecolpendolo con un un pugno. Dopo qualche ora la Fiorentina licenziò il tecnico per giusta causa e ora lo stesso Delio Rossi chiede ai Della Valle 1 milione e 300 mila euro come risarcimento per danni d’immagine e lavorativi. La risposta del club viola è chiedere all’allenatore i danni d’immagine causati alla società. E’ ripresa così la querelle tra l’allenatore, che qualche settimana fa è stato esonerato dalla Sampdoria, e l’ex squadra. E’ stato il Tgr Toscana a diffondere la notizia spiegando che Delio Rossi sostiene che, nonostante il brutto gesto ai danni di Ljajic, non ci fossero gli estremi per il licenziamento per giusta causa. Il tecnico quindi chiede, oltre al milione e 100 mila euro per l’anno di contratto non rispettato, altri 200 mila euro per il danno di immagine per “la perdita di chance lavorative”. Ma si è risolta con un nulla di fatto la prima udienza in tribunale perchè i viola hanno risposto, tramite i loro legali, che l’allontanamento era ben motivato dallo scontro fisico con un tesserato andato in onda in mondovisione. Gesto che costò al tecnico una squalifica di tre mesi. La contro richiesta della società viola nei confronti del tecnico è di 1 milione di euro.

“Msc Crociere getta rifiuti in mare”: l’accusa di una tv brasiliana

msccrociere-magnifica-tuttacronacaEra il 20 dicembre quando la tv brasiliana Sbt ha mandato in onda un servizio nel quale appariva un filmato ripreso da Sergio da Silva Oliveira che mostra sacchi neri cadere in mare dopo esser stati gettati da una nava, non lontano dalla costa brasiliana. L’uomo ha raccontato che i sacchi contenevano rifiuti e sarebbero stati gettati in acqua dal personale di bordo della Magnifica, della flotta Msc Crociere, partita da Genova alla volta del Brasile, che in quel momento stava navigando in acque territoriali brasiliane, in prossimità di un santuario naturalistico. “Non si trattava di rifiuti organici – racconta Sergio da Silva Oliveira, proprietario di un’azienda siderurgica di Cambira, parlando ai microfoni di Sbt  – si sentiva il rumore delle bottiglie e delle lattine: una delle buste si è strappata e ne sono uscite scatole di tetrapack che sono rimaste a galleggiare in mare”. Da Silva Oliveira, spiega il Fatto Quotidiano, ha riferito che il presunto smaltimento irregolare di rifiuti è cominciato quando la nave è entrata in acque brasiliane e non si è fermata nemmeno quando è arrivata in prossimità di una riserva ecologica: in quel momento, racconta ancora l’imprenditore, la nave stava attraversando lo specchio di mare antistante il santuario naturalistico di Fernando de Noronha, al largo della costa di Pernambuco, arcipelago inserito nel 2001 nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Il sito odiario.com, in un articolo pubblicato il 25 dicembre, spiega che la nave aveva lasciato le coste italiane il 23 novembre ed è approdata a Santos il 10 dicembre. “Voglio che sia fatta giustizia. Non voglio lasciare che l’Europa torni a gettare immondizia nel nostro cortile”, ha raccontato al sito l’uomo che, una volta a terra, ha presentato una denuncia alla procura di Apucarana. “Per sicurezza ho fatto una copia del filmato e l’ho consegnata ad un amico, perché la tenga in cassaforte – continua – la nave era carica delle forniture imbarcate sull’isola di Madeira e, dopo sei giorni e sei notti, la spazzatura non è stata scaricata a Recife. Dove sono finiti i cartoni del latte, le bottiglie e le lattine? Tutto in mare”. Tutto questo quando a bordo della nave, si legge ancora, “vengono comminate multe a chi non smaltisce correttamente i rifiuti: chi viene visto gettare un mozzicone di sigaretta in mare viene multato di 150 euro”. Si legge su Ilfattoquotidiano.it:

Gettare rifiuti in mare è vietato. Nella Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi, nota anche come Marpol 73/78, firmata da Italia, Brasile e altri 148 Stati, si legge che “è proibito il lancio in mare di tutti i tipi di materie plastiche comprese funi sintetiche, reti da pesca sintetiche, sacchetti di immondizia di plastica e le ceneri dell’inceneritore di prodotti in plastica che possono contenere residui metalli tossici o pesanti”. Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare Msc Crociere, ma non ha ricevuto risposta.

Il 21 dicembre la compagnia ha risposto alle accuse sulla propria pagina facebook brasiliana (Msc Cruzeiros), 2 milioni di fan, con un comunicato in cui dice di non conoscere i fatti e promette l’apertura di un’inchiesta: “Tutta la spazzatura prodotta dalle navi passa attraverso un procedimento di screening e il trattamento avviene in conformità alle normative del settore. Le navi sono dotate di inceneritori, trituratori e compattatori per la lavorazione dei rifiuti. Ogni tipo di rifiuto è destinato ad uno specifico tipo di smaltimento, per il quale MSC Crociere si avvale di aziende specializzate, come previsto dalla legge. Inoltre, ogni discarica è regolarmente registrata e certificata. La società – si legge infine – non è a conoscenza di violazioni di queste regole, ma aprirà un’inchiesta dimostrando ancora una volta il suo impegno per l’ambiente“.

Di rispetto ambientale la compagnia italiana, che ha sede operativa a Napoli e legale in Svizzera, parla anche sul proprio sito. “Msc Crociere ritiene che essere leader mondiale comporti anche una maggiore responsabilità sia verso l’ambiente che verso le persone che lavorano per la compagnia – prosegue il messaggio – L’impegno per la salvaguardia dell’ecosistema marino, nonché la tutela della salute e della sicurezza di passeggeri ed equipaggio, ha consentito a Msc Crociere di conquistare numerosi premi e certificazioni”.

Silvio Berlusconi si appoggia a Marcello Fiori, quello che “si mangiò Pompei”

Cave Canem-tuttacronacaBerlusconi ha scelto il nuovo volto per rilanciare il centrodestra. Si tratta di Marcello Fiori, quello che si mangiò Pompei. Il deilfino incaricato di gestire il debutto dei circoli di Forza Italia ed ex vice di Bertolaso alla Protezione Civile, esibisce un’accusa della magistratura per “abuso d’ufficio continuato”. Sarà il il vero e proprio coordinatore dell’anima movimentista del partito, guiderà la macchina elettorale di Berlusconi, grazie a esperienza e titoli che Gian Antonio Stella, per il Corriere della Sera, si occupa di trovare nel suo curriculum. In qualità di commissario straordinario di Pompei, Fiori può vantare, oltre all’attenzione dei giudici, una serie di spese “stupefacenti” che ne descrivono il modus operandi, e una certa allegria finanziaria nel gestire le risorse affidategli. La serie di episodi emblematici che segnano la sua gestione a Pompei è ragguardevole. Basta non fidarsi delle pubblicazioni ufficiali, anche queste costosissime e inutili: come il libro ricordo extra-lusso a 220 euro a copia per celebrare il lavoro del commissario. 10.929 euro dei contribuenti per 50 copie omaggio dove c’è scritto che l’83% degli 89 milioni di euro spesi nella sua gestione (lo certificò il ministro Sandro Bondi in Parlamento) sono andati al sito. Falso, ha sentenziato l’Osservatorio Beni Culturali, “massimo il 20%”. In passato, il Commissario autorizzò l’acquisto presso la Mastroberardino di 1000 bottiglie di ottimo “Villa dei Misteri”: ogni bottiglia costava 55 euro. Con la stessa cifra avrebbe potuto assicurare al sito di Pompei tre archeologi per un anno. Alla cura del patrimonio italiano, tuttavia, è stata preferita la spesa di rappresentanza, anche se solo un terzo delle bottiglie sono state spedite ai consolati italiani nel mondo, il resto sè rimasto in qualche magazzino adibito a cantina il nuovo soprintendente. C’è poi il discorso sui cani randagi, che ancora scorrazzano per il sito archeologico:

tra il novembre 2009 e il luglio 2010 la bellezza di 102.963 euro per il progetto «(C)Ave Canem». I risultati sono sul sito ufficiale http://www.icanidipompei.com : «55 i cani censiti che sono stati iscritti all’anagrafe canina, curati e vaccinati durante i nove mesi di durata del Progetto. 26 di loro sono stati adottati e oggi vivono felici nelle loro nuove famiglie». Per capirci: 1.872 euro per animale censito. «Nome?» «Bau!». Milleottocentosettantadue euro a «bau». In larga maggioranza sborsati sotto la voce «accudimento e tutela dei cani».  (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera)

Blitz Quotidiano ricorda poi alcune delle spese “stupefacenti”, su ragione e finalità delle quali ragguagliano Corte dei Conti e inchiesta della magistratura. Tra queste, “81.275 euro (9600 dei quali al ristorante «Il Principe») per organizzare una degna accoglienza in occasione della visita, annunciata e mai avvenuta, del presidente del Consiglio Berlusconi. 12.000 per la rimozione di 19 pali della luce. 1776 euro per le «divise degli autisti a disposizione del Commissario».  5.755.256 euro alla Wind per il «contratto quadro per la fornitura servizi Spc», cioè l’allaccio delle linee telefoniche. 3.164.282 euro alla stessa società per il progetto «Pompei viva»”:

sul sito, lo spot di un ragazzino che entra nella Villa dei Misteri, scatta una foto col telefonino alla «mulier» di un affresco e quella gentile signora latina si mette a dimenarsi e a cantare in inglese con tutti gli altri personaggi affrescati una cover di «I Will Survive» di Gloria Gaynor. Rock pompeiano. Gajardi ‘sti antichi romani! (Gian Antonio Stella, Corriere dBeni Culturaliella Sera)

Ma non si può scordare neanche la vicenda del restauro del Teatro Grande, che dimostra come spesso l’attrazione per le spese faraoniche non rovina solo i bilanci, ma procura danni alle istituzioni che si dovrebbero tutelare. Per duemila anni è rimasto intatto, tranne che per una struttura leggera semovibile studiata dal grande architetto Amedeo Maiuri: c’è uno spettacolo, si mettono le tavole, finito lo spettacolo si tolgono. Marcello Fiori  ha pensato bene di distribuire una colata di cemento armato.

Il padre l’abbandona in fasce: a 18 anni, gli fa causa e vince

padre-abbandona-figlia-tuttacronacaAbbandonata dal padre subito dopo la sua nascita, diciotto anni fa. Da quello stesso genitore che l’aveva riconosciuta come frutto del suo seme ma che preferì andarsene a Modena dove si creò una nuova vita e un’altra famiglia . Lei però non si è mai arresa e, appena diventata maggiorenne, gli ha fatto causa, vicendo. Il padre che se ne andò dovrà risarcirla di mille euro per ogni anno trascorso senza di lui fino ai 18 anni e 500 per quelli a venire. Lei, di Arezzo, in questi anni ha tentato con tutte le sue forze di instaurare un rapporto con l’uomo, ma lui non si è mai avvicinato: due brevi incontri in un bar, nulla di più. Diciotto anni sono sufficienti per rincorrere chi ti ha dato la vita e la giovane ha così deciso di far causa a quel padre che non ha mai voluto sostenerla né economicamente, né moralmente. Lei aveva chiesto un risarcimento di oltre centomila euro ma il giudice, che pure le ha dato ragione, le ha riconosciuto una somma forfettaria di 1000 euro all’anno fino al raggiungimento della maggiore età, e di 500 dopo averla superata. “Il giudice ha ritenuto superfluo persino sentire i numerosi testimoni indicati dalla querelante, dato che il padre non ha mai negato la circostanza di non averle prestato assistenza, morale oltre che materiale”, spiega l’avvocato aretino Iacopo Gori, legale della ragazza, che prosegue: “L’importanza della sentenza sta proprio nel riconoscimento di un danno esistenziale per effetto della lesione di un diritto costituzionalmente tutelato, ossia quello alla famiglia e ad un normale rapporto con entrambi i genitori, in termini di accompagnamento alla crescita, e non soltanto in senso classico patrimoniale come siamo abituati a pensare”.

S’inchioda i testicoli al suolo della Piazza Rossa: accusato di teppismo!

inchiodato-genitali-tuttacronacaPiotr Pavlensky si era inchiodato i testicoli al selciato della Piazza Rossa, in Russia, la scorsa domenica. Il gesto del pittore voleva essere una denuncia contro “l’apatia, l’indifferenza politica e il fatalismo della società russa moderna”. E ora, rivela una fonte delle forze dell’ordine di Mosca all’agenzia Interfax, rischia fino a cinque anni di prigione con l’accusa di “teppismo” aggravato. Nel frattempo si trova agli arresti domiciliari e l’accusa che pende sull’artista è quella che fa riferimento a una parte dell’articolo 213 del codice penale russo: “teppismo motivato da odio politico, ideologico, razziale, etnico o religioso, o odio o inimicizia verso un determinato gruppo sociale”. Lo stesso reato portò ala condanna a due anni le Pussy Riot.

Risarcimento per i familiari di Cucchi fissato a un 1 milione e 340mila euro

cucchi-risarcimento-tuttacronacaE’ stata ufficializzata la cifra che l’ospedale Pertini di Roma corrisponderà ai familiari di Stefano Cucchi come risarcimento a seguito della morte del giovane, avvenuta quattro anni fa, nella loro struttura. La somma ammonta a un milione e 340mila euro. Ora che è stata trovata un’intesa, i parenti di Cucchi non saranno presenti come parte civile nei confronti dei medici  e degli infermieri al processo d’appello. Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha commentato: “Il risarcimento è limitato esclusivamente alla responsabilità sanitaria. L’obiettivo della famiglia è quello di avere giustizia non a metà, ma a 360 gradi. Per questo, andremo in appello anche e soprattutto sulla posizione degli agenti per i quali con soddisfazione la Procura generale ha chiesto alla Corte d’assise d’appello un giudizio completo e non limitato”. Il riferimento è al fatto che, a fronte della condanna dei sanitari, è stata emessa una sentenza di assoluzione nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria. Oltre ai pm, anche la procura generale ha proposto appello contro la sentenza con la quale il 5 giugno la Corte d’assise di Roma ha condannato per omicidio colposo 5 dei 6 medici imputati, mentre il sesto ha subito una condanna per falso ideologico. In quell’occasione, anche tre infermieri sono stati assolti.

I familiari di Stefano Cucchi trovano l’accordo per il risarcimento con l’ospedale

stefano-cucchi-tuttacronacaMorì mentre si trovava ricoverato all’Ospedale Sandro Pertini di Roma il geometra romano Stefano Cucchi, a una settimana dal suo arresto per droga. Ora Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, ha formalizzato con gli avvocati della struttura sanitaria l’accordo per il risarcimento danni. Si mantiene il riserbo per le cifre, in attesa che vengano definiti gli ultimi dettagli. Stando a quanto si è appreso, le ultime firme saranno apposte al più tardi fra due giorni. Il risarcimento porterà a una sorta di “contrazione” degli atti d’appello e verrà a mancare la parte civile nei confronti dei medici mentre i genitori, la sorella e i nipoti di Stefano Cucchi appellerano la parte della sentenza con la quale la III Corte d’assise di Roma assolse gli agenti della polizia penitenziaria. L’accusa sosteneva che il giovane era stato “pestato” mentre si trovava in attesa dell’udienza di convalida del suo arresto, nelle celle di sicurezza della Città giudiziaria di Roma. In seguito, era stato abbandonato a se stesso dai medici del Pertini. Secondo la sentenza di primo grado, però, morì per malnutrizione.

Infermiere picchiato da un paziente al Policlinico di Bari

infermiere-picchiato-bari-truttacronacaProtestava per una presunta lunga attesa prima di essere sottoposto a una visita un paziente che ha picchiato con calci e pugni un infermiere al Policlinico di Bari che ha riportato lesioni guaribili in 30 giorni e la frattura di alcuni denti. L’aggressione è avvenuta poco prima delle 11.30, per opera di Antonio Lovreglio, 30 anni, pregiudicato residente a Japigia. L’uomo si era presentato all’accettazione ma aveva un codice verde e, dopo una brevissima attesa, ha preteso di precedere altri pazienti. Quando l’infermiere gli ha spiegato che non era possibile, il 30enne ha risposto picchiandolo. Fermato dalla polizia presente al pronto soccorso, è stato quindi denunciato per violenza, lesioni e minacce.

Le motivazioni della sentenza di Stefano Cucchi, morto per malnutrizione

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La sentenza non lascia dubbi: Stefano Cucchi secondo i giudici, è morto di malnutrizione, per l’esattezza per una  “sindrome da inanizione”. Condannati i medici e assolti gli infermieri, ma soprattutto scagionati gli agenti di polizia penitenziaria.

In un passaggio delle motivazioni depositate dai giudici si legge: “E’ legittimo il dubbio che Cucchi, arrestato con gli occhi lividi (perché molto magro e tossicodipendente) e che lamentava di avere dolore, fosse stato già malmenato dai carabinieri” prima del suo arrivo in tribunale.

“I fatti descritti nella formulazione del capo d’imputazione non consentono di ravvisare il reato di abbandono d’incapace, del quale non ricorre alcuno dei presupposti oggettivi né soggettivi, ma quello di omicidio colposo”, aggiunge la III Corte d’assise di Roma. Per i giudici deve escludersi che le condotte dei medici condannati siano volontarie; le stesse si prospettano piuttosto come colpose, e cioè contrassegnate da imperizia, imprudenza, negligenza sia per la omissione della corretta diagnosi.La Corte ha ritenuto “di dover condividere le conclusioni cui è giunto il collegio peritale, fondate su corretti, comprovati e documentati elementi fattuali cui sono stati esattamente applicati criteri scientifici e metodi d’indagine non certo nuovi o sperimentali, ma già sottoposti al vaglio di una pluralità di casi e al confronto critico degli esperti del settore”. Lasindrome da inanizione è “l’unica in grado di fornire una spiegazione dell’elemento più appariscente e singolare del caso, e cioè l’impressionante dimagrimento cui è andato incontro Stefano Cucchi nel corso del suo ricovero”.

Le motivazioni sono arrivate a quasi tre mesi dalla sentenza con la quale sono stati condannati per omicidio colposo il primario del Sandro Pertini, Aldo Fierro, e i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite, Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti (per il solo reato di falso ideologico), e assolti gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe, nonché gli agenti della polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Ecco le reazioni del web:

https://twitter.com/rosalbayou/status/374877024047104000

+++ IMMAGINI PARTICOLARMENTE CRUDE, LA VISIONE E’ CONSIGLIATA A UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE +++

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Invia una foto che la ritrae semisvestita a un amico… la ritrova in Facebook

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Ancora uno scandalo hot su Facebook, partito dal senese. Una minorenne ha inviato sul cellulare di un amico alcune foto che la ritraevano semisvestita e lui ha pensato di girarle ad un altro ragazzo che non ha esitato a pubblicarle sul social network: in brevissimo tempo le immagini sono state visualizzate da oltre 2mila amici. I due ragazzi hanno 18 e 19 anni e vivono nelle province di Siena e Firenze, dove sono stati rintracciati dopo che i genitori della ragazza si sono rivolti alla polizia denunciandoli per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. A dare l’allerta le insegnanti della ragazzina, che si erano accorte delle foto che circolavano con insistenza sui cellulari degli studenti. Le indagini hanno portato ad ascoltare i primi testimoni, gli amici della ragazza e, nel giro di pochi giorni, sono stati rintracciati sia l’amico, primo destinatario delle foto, che il conoscente che le aveva diffuse.

La denuncia di Ilaria Cucchi da parte del COISP!

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E’ stata denunciata Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, per le sue affermazioni rilasciate in seguito alla sentenza del fratello. La denuncia compare sul sito del Coisp a firma di Franco Maccari, segretario del sindacato dei poliziotti, datato 6 giugno:

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 Il mese scorso il Coisp, dopo gli scontri, era tornato a manifestare per il caso Aldovrandi al ministero di Grazia e Giustizia. Il Coisp in quella occasione rivendicava come ci fosse “della disparità di trattamento a livello di pene detentive per i quattro poliziotti condannati per l’omicidio colposo di Federico”. Ma se la Giustizia deve essere accettata come mai il Coisp non l’accetta per il caso Aldovrandi e manifesta, ma poi denuncia Ilaria Cucchi per aver esternalizzato le proprie idee sul processo per accertare la causa della morte del fratello?

Giovanardi sul caso Cucchi: ” è giusto che quei poveri cristi festeggino”

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Può una sentenza minare la stabilità di un Paese in cui governa un esecutivo fragile frutto di molti compromessi? Sembra che l’assoluzione per i poliziotti ritenuti non responsabili della morte di Stefano Cucchi sia destinato proprio ad aprire un solco ancora più profondo tra cittadini e istituzioni. In questa tensione sociale si inserisce l’intervista rilasciata a La Zanzara del  senatore del Pdl Giovanardi che, riferendosi ai poliziotti assolti, afferma :  “è giusto che adesso quei poveri cristi festeggino”.  Cosa c’è da festeggiare? Come si può usare la parola festa in un caso così drammatico? Come può un parlamentare ignorare la rabbia sociale che si è sollevata in Aula al momento delle assoluzioni?

Giovarnardi, con il suo modo di fare liquida la questione: “Le foto di Cucchi? Quelle ecchimosi sono derivanti dalla mancanza di nutrizione nella quale è stato lasciato per giorni. Tutti i segni, comprese le orbite negli occhi, sono il risultato della situazione in cui è stato lasciato. Delle botte degli agenti di custodia non ci sono prove… Io ho solo espresso soddisfazione – dice ancora Giovanardi – per tre poveri cristi agenti di custodia che guadagnano 1200 euro al mese e hanno vissuto quattro anni di inferno fino a quando un tribunale li ha riconosciuti innocenti. Non hanno fatto nulla e ora festeggiano la fine di un incubo. Devono essere colpevoli solo perchè lo vuole il circo mediatico e Manconi? Manconi è quello che appoggiava il terrorismo e per lui era legittimo ammazzare la gente inerme. Non accetto lezioni, lui in Senato mi ha criminalizzato e adesso mi arrivano minacce di morte”.

Che minacce di morte riceve?

“L’ultimo è questo: mi fai schifo spero che la stessa cosa accada a tuo figlio, che lo riducano come hanno ridotto Cucchi. Sei una m***a”.

C’è chi è minacciato e chi invece minacciato non può essere più perché è morto tanto tempo fa!  Arriverà mai per l’Italia, l’ora della verità per chi è stato seppellito innocente?

“Per fortuna non siamo delinquenti”. Parla uno dei condannati del caso Cucchi

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Aldo Fierro, primario del reparto dell’ospedale romano Sandro Pertini nel quale morì Stefano Cucchi, è stato condannato ieri a due anni per omicidio colposo. Nel commentare la sentenza del processo per l’illogica morte di una ragazzo di 31 anni, il medico riesce a fare dell’ironia: “Voglio evitare qualsiasi contro-polemica. So solo che la colpa è solo nostra, solo dei medici. E meno male che non siamo delinquenti”. Fierro poi prosegue: “Non ho mai visto Cucchi e non capisco come sia possibile che io possa essere coinvolto in questa storia”. Quindi lascia trasparire la sua amarezza: “Se questo è il nostro Paese, penso che almeno presto me ne andrò in pensione. Non ho nulla da nascondere; credo nella famiglia, nella religione e nel sacramento dell’ostia. La disponibilità e il supporto dei miei colleghi mi ha aiutato e li ringrazio”. E conclude: “Vedremo in futuro quello che succederà. Faccio il medico da 40 anni, amo questo lavoro. Ho sempre fatto gli interessi dei più deboli”.

Le parole del medico sono state commentate da Ilaria Cucchi, la sorella: “Stefano non sarebbe arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato. Ma i medici sono anche responsabili e non sono degni di indossare il camice”. Rincara quindi la dose: “I medici avrebbero potuto salvargli la vita, non hanno fatto nulla, ora dovranno fare i conti con la loro coscienza, perché hanno comunque una responsabilità gravissima. La morte di mio fratello non è un caso di malasanità”.

Stefano Cucchi è stato ucciso una seconda volta… e c’è chi ne è lieto

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“Me l’hanno ammazzato un’altra volta”. Sono queste le parole di Rita Calore, la mamma di Stefano Cucchi, dopo la sentenza della Corte d’Assise di Roma, che ha condannato i medici ma assolto agenti e infermieri. “Prima credevo nella giustizia, ora non più”, aggiunge la donna, che si è vista strappare un figlio in un modo che dovrebbe essere semplicemente inconcepibile in uno stato civile. E dopo che in aula si sono sentiti cori di “Assassini”, il padre del ragazzo, Giovanni Cucchi, annuncia: “Andremo avanti fino in fondo, scopriremo la verità”. Verità e giustizia, il minimo che spetta a Stefano.

E in questo dolore, in questa giusta rabbia che coinvolge un intero Paese arrivano le parole di Giovanardi, il più soddisfatto della sentenza perchè per lui le guardie sono, come ripete da quattro anni, assolutamente innocenti: “Il tempo è galantuomo e ha fatto giustizia di pregiudiziali ideologiche, enfatizzate dai media, che attribuivano responsabilità agli agenti di custodia per un pestaggio mai avvenuto”. Cucchi è stato prelevato sano, dopo pochi giorni è morto. La Corte ha condannato i medici, ma chi l’ha costretto in un letto d’ospedale? “Purtroppo, come ho detto fin dall’inizio, le problematiche del povero Stefano Cucchi avrebbero dovuto trovare maggiore attenzione da parte di chi era tenuto a contrastare la sua presunta volontà di non volersi né nutrire né curare”. Ma cosa aspettarsi da chi, a inizio aprile, parlando del caso Aldrovandi a La Zanzara ha affermato: “I poliziotti del caso Aldrovandi non devono essere in galera; gli agenti sono vittime come il ragazzo che è morto e non vanno cacciati dalla polizia; la manifestazione dei sindacati è legittima”. Aggiungendo: “La sentenza dice che dopo una battaglia di perizie in tribunale c’è stata una condanna per omicidio colposo. Nessuna tortura, Aldrovandi non è morto per le botte, non è stato massacrato”. A rincarare la dose ci pensa Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), che brinda all’innocenza dei colleghi: “L’assoluzione dei poliziotti penitenziari coinvolti loro malgrado nella vicenda connessa alla morte di Stefano Cucchi conferma quel che abbiamo sempre sostenuto. E cioè che nel palazzo di giustizia di Piazzale Clodio a Roma, così come quotidianamente avviene nelle oltre 200 carceri del Paese, la Polizia Penitenziaria ha lavorato come sempre nel pieno rispetto delle leggi, con professionalità e senso del dovere. Ciò detto, rinnoviamo le sincere espressioni di rispetto per la triste e dolorosa vicenda che ha visto coinvolta la famiglia di Stefano Cucchi”.

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La morte di Stefano Cucchi: la sentenza del processo

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La sentenza del processo di primo grado presso la III Corte d’Assise di Roma per la morte di Stefano Cucchi, 31 anni, avvenuta il 22 ottobre 2009 a Roma vede assolti gli agenti penitenziari e gli infermieri coinvolti nel caso, mentre i medici dell’ospedale “Pertini”, in cui era ricoverato il ragazzo al momento della morte, sono stati condannati. Per quello che riguarda le lesioni subite da Cucchi, nessuno è stato considerato responsabile. Il giorno della sua morte, un giovedì, nella sua stanza all’interno del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini, dove era ricoverato da sabato 17 ottobre, alle 6.16 gli infermieri avevano scritto non “risponde agli stimoli”, dopo aver segnalato di aver tentato la rianimazione senza riuscirci. Una rianimazione che non poteva riuscire: l’autopsia, di cui verranno resi noti i risultati solo qualche mese dopo, stabilisce che il decesso è avvenuto verso le 3 di notte. Perchè un ragazzo è morto in ospedale nell’indifferenza totale? Perchè nessuno ha controllato prima le sue condizioni? Imputati al processo erano in dodici: sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari. Le accuse erano, a seconda dei casi, abbandono di incapace, abuso d’ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso di autorità. Un altro imputato, il direttore dell’ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (Prap), Claudio Marchiandi, ha chiesto il rito abbreviato ed è stato condannato nel 2011 a due anni per favoreggiamento, falso e abuso in atti d’ufficio. La sentenza è arrivata solo oggi, per un processo iniziato nel gennaio 2011 svoltosi con oltre 40 udienze e decine di testimoni. I sostituti procuratori, Vincenzo Barba e Francesca Loy, avevano chiesto la pena più alta, sei anni e otto mesi, per Aldo Fierro, il primario del reparto di medicina protetta dove Cucchi era ricoverato e dove è morto. La pena più bassa tra gli imputati (due anni) è stata chiesta invece per tre guardie carcerarie, accusate di lesioni personali aggravate.

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Quella di Stefano Cucchi è stata una Via Cruscis, un calvario iniziato quel 25 ottobre 2009 intorno alle 23.30, quando venne arrestato dai carabinieri nel parco degli Acquedotti perché trovato in possesso di droga. Il giorno dopo viene portato nel carcere romano di Regina Cœli per poi passare in diverse strutture. Nel suo troppo rapido percorso dall’arresto alla morte, ha visitato due caserme dei carabinieri, le celle di sicurezza, le aule e l’ambulatorio del tribunale di Roma, l’infermeria e una cella del carcere di Regina Coeli, il pronto soccorso del Fatebenefratelli, il reparto detentivo del Sandro Pertini e infine l’obitorio. In tutti questi luoghi lo Stato è presente, tra operatori danitari e della giustizia. Ma gli abusi e l’illegalità non vengono ricostruite mai fino in fondo quando “è meglio tacere”. Fu stabilito, con una commissione d’inchiesta del Senato presieduta da Ignazio Marino, che Cucchi presentava lesioni gravi al volto, lesioni vertebrali e un sospetto di trauma cranico addominale già al momento dell’ingresso in carcere e, stando all’accusa, il ragazzo venne picchiato violentemente prima ancora dell’udienza di convalida dell’arresto, la mattina del 16 ottobre. L’accusa prosegue, sostendeo che, dopo il suo ricovero al “Pertini”, non venne curato né nutrito ma lasciato morire di fame e di sete, nonostante le sue pessime condizioni cliniche. Già il 19 ottobre, infatti, ai traumi alla testa e alla schiena si era aggiunta una grave ipoglicemia per un ragazzzo che era tossicodipendente e soffriva di epilessia: abbandono di persona incapace quindi.

Villa Mafalda ancora nel mirino: “false diagnosi di tumore”

Villa_Mafalda

Quattro medici e tre infermieri della clinica romana Villa Mafalda sono finiti nel registro della Procura che sospetta che le cartelle cliniche della casa di cura siano state gonfiate per ottenere ingenti rimborsi dalle assicurazioni sanitarie. Le indagini riguardano la diagnosi di tumori a persone sane, allo scopo di spingerle a radioterapie o addirittura trattamenti di chemio. Ma non è la prima volta che la clinica finisce nel mirino della giustizia: già in passato è stata al centro di altri casi, come le operazioni di chirurgia estetica fatte passare come operazioni urgenti e, lo scorso inverno, del caso dell’assistenza allo scrittore Alberto Bevilacqua, che, secondo la famiglia, era “ostaggio” della clinica. Stando ai pm, la pratica durerebbe da circa quattro anni durante i quali venivano diagnosticati, al paziente, falsi tumori dopo dei banali interventi chirurgici oppure dopo esami in cui le neoplasie benigne venivano fatte passare come maligne. A Villa Mafalda le accuse vegono respinte e si chiede un incidente probatorio, con consulenti esterni chiamati alle perizie sui casi. “Gonfiare le diagnosi è insensato – è la difesa – il materiale biologico su cui fondiamo le diagnosi viene inviato anche negli Stati Uniti. Le nostre verifiche sono maniacali, l’errore emergerebbe subito. L’accusa si scioglierà come neve al sole”.

Arrestato 60enne per pedopornografia: si fingeva padre di un bimbo thailandese

pedofilia

Viveva con un bambino di 10 anni di origine thailandese che aveva portato in Italia dopo aver falsamente attestato di esserne il padre all’ambasciata di Bangkok e averlo fatto naturalizzare, un 60enne arrestato oggi a Milano con l’accusa di pedopornografia. L’uomo aveva portato sul nostro Paese il piccolo quando aveva appena tre anni e oggi, quando è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare da parte degli investigatori del Nucleo investigativo di Milano, il bambino è stato affidato a dei “parenti”. Sull’imprenditore grava ora l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico e di altrerazione di segni dello Stato dopo che un altro giovane, insieme agli accertamenti su internet, aveva messo gli investigatori sulle sue tracce. Il ragazzo in questione avrebbe detto di “non volere che quel bambino passasse quel che ha passato lui”, adducendo molestie subite dallo stesso uomo. Al momento, tuttavia, non ci sono prove dirette di abusi compiuti dal falso padre sul bambino, che verrà sentito con metodologie opportune, ma si attenderà un po’, per ora ci si preoccupa solo di tutelarlo dopo le recenti rivelazioni sulla sua identità e per il fatto che il “padre” è stato arrestato.

Parla l’ex di Carolina, la ragazza morta suicida a Novara

carolina-picchio

Parla l’ex fidanzato di Carolina Picchio, la quattordicenne che ha scelto di togliersi la vita perchè non sopportava più gli insulti e le umiliazioni. Il ragazzo, su cui grava l’accusa d’istigazione al suicidio e indagato dalla Procura del tribunale dei minorenni di Torino, ammette di averla insultata ma “le avevo chiesto scusa. Caro era forte, non avrei mai immaginato che la sua vita finisse così. E poi io a quella festa non c’ero”. Con lui altri cinque ragazzi, suoi amici, sono indagati per violenza sessuale di gruppo, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Parla di “un rapporto ricco di sentimento e tenerezza, poi degenerato. il ragazzo, spiegando: ” Troppa instabilità, troppi contrasti. Se tornassi indietro eviterei di arrabbiarmi e di litigare fino a dirle parole offensive. Ma quel giorno l’ho insultata, anche se poi le avevo chiesto subito scusa e lei era stata contenta che fossi dispiaciuto”. E aggiunge: “Il mio maestro di tennis mi aveva rimproverato per aver perso il controllo e io mi sono scusato. La questione mi sembrava chiusa”. Cerca una giustificazione il giovane, mentre si rivolge alla famiglia di Carolina giurando “che da parte mia non c’è mai stata alcuna forma di persecuzione o di risentimento. Ho provato un dolore profondo. Non avevo capito, non avrei mai pensato a una fine così drammatica. Lei aveva sempre mostrato un carattere forte”. Ma per gli amici della ragazza le cose sono andate diversamente, secondo loro era stata umiliata e si era suicidata per la vergogna. Dieci giorni fa sono stati sequestrati gli iPhone e sono arrivati gli avvisi di garanzia, ma il messaggio si era già diffuso su Facebook poco dopo la morte della ragazza: lei si è uccisa perché quelli l’hanno denigrata. E l’ex fidanzato adesso accusa: “Non sono mai stato aggredito ma alcuni miei amici sì: hanno paura ancora adesso ad andare in giro. La compagnia di Carolina ci odia”. Il tutto era iniziato a novembre, quando, così le voci che giravano, qualcuno aveva filmato, durante una festa, Carolina ubriaca. L’ex, al riguardo, prende però le distanze: “Io non c’ero quella sera. Era una serata che organizzavamo spesso per mangiare una pizza nella casa di uno o dell’altro degli amici. Non so che cosa sia successo”. E sui video girati: “Non solo non li ho mai visti, ma non sono in grado di stabilire se fosse un unico filmato o più riprese effettuate da persone diverse. E che io sappia il video non è mai stato postato su Facebook”.

La morte di Carolina: 8 minorenni accusati d’istigazione al suicidio

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La quattordicenne Carolina, a gennaio, è tornata a casa da una festa e, poco dopo, si è tolta la vita buttandosi da una finestra  della sua abitazione a Sant’Agabio, Novara. Nelle ore precedenti, nessuno degli amici aveva notato qualcosa di strano in lei, solare e forte come sempre. Ma dentro le covava qualcosa che non poteva più sopportare, provocata dall’esterno. All’epoca della tragedia si era parlato di bullismo e sfottò pesantissimi, avvenuti tramite social network, che avrebbero portato la ragazzina alla drammatica decisione. Poi è arrivata la decisione di indagare i minori, formalmente per effettuare una serie di attività investigative non ripetibili. E’ stato infatti affidato al Politecnico di Torino l’esame dell’iPhone della ragazza, per analizzarne il contenuto. Ora una svolta importante nell’inchiesta condotta dalla Procura dei Minori di Torino dal pm Valentina Sellaroli. A seguito delle indagini, ora, 0tto minorenni, tra i 15 ed i 17 anni, sono accusati, a vario titolo, di istigazione al suicidio e detenzione di materiale pedopornografico.

SCANDALO AL GOVERNO FRANCESE… Cahuzac si dimette!

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L’accusa è quella di aver aperto un conto in una banca svizzera per coprire una frode fiscale. Sotto il peso di questa accusa, si è dimesso oggi il ministro del Bilancio francese, Jerome Cahuzac. Al suo posto l’attuale ministro degli Affari Ue Bernard Cazeneuve.

Arriva l’e-Pad Femme, l’idiozia maschile non finisce mai di stupire!

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Arriva il tablet a misura di donna, ma subito scoppia la polemica. l’ ePad Femme, la tavoletta pensata esclusivamente per un pubblico femminile è caratterizzata da uno sfondo rosa, il che può anche essere carino, e una serie di applicazioni a misura di donna.
Da qui nasce la polemica, app per imparare a cucinare, per dimagrire, per mantenersi in forma, come se essere donna fosse solo questo. Inoltre il tablet sarebbe “semplificato” in modo da facilitare la donna che “potrebbe avere difficoltà nello scaricare”, come se le donne, per semplice luogo comune, non possano essere “tecnologiche”.
Stando agli ultimi dati le donne sembrano invece essere molto tecno-friendly e usano i videogiochi alla stessa stregua degli uomini, riuscendo anche meglio di questi ultimi in alcuni videogame.
La Mani Nair, il direttore marketing di Eurostar, la casa produtrice del device, rifiuta ogni accusa di sessismo, naturalmente scatenatasi a seguito delle particolari caratteristiche e pretese del tablet.
Il fatto che l’iPad al femminile fosse stato concepito diverso non solo in fatto di stile ma anche di software e contenuti così da renderlo più semplice per le donne ha fatto infuriare molte femministe, ma d’altro lato ha venduto, oltre settemila esemplari dal 14 febbraio, Dati alla mano ci viene da pensare che a molte donne fa comodo un oggetto del genere ma il portavoce Nair segna un autogol quanto racconta che la maggior parte delle vendite è dovuta a regali degli uomini per le loro compagne.

PISTOLE IN VATICANO!!! AGGUATO A BETORI

giuseppe-betori

”Mi punto’ la pistola addosso e fece un movimento con le mani, che la polizia poi mi ha spiegato essere uno scarrellamento, e mi punto’ la pistola all’altezza della testa”. Cosi’ l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha ripercorso in tribunale l’agguato del 4 novembre 2011 nel cortile della Curia. All’ingresso in aula Betori ha rivolto un cenno di saluto al tavolo della difesa dove, oltre agli avvocati c’era l’imputato Elzo Baschini, intorno al quale c’erano 3 agenti di polizia.

Stati di fermo nel vibonese

11 persone sono in stato di fermo con l’accusa di omicidio o tentato omicidio nell’ambito della faida che imperversa ne vibonese.

Intanto a Caserta la Squadra Mobile della Questura ha arrestato Antonio Zagaria e Filippo Capaldo, rispettivamente fratello e nipote del boss Michele, ritenuto il capo dei Casalesi.

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