Terremoto alla Borsa di Milano: chiude a -2,46%

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Se nei giorni scorsi la Borsa sembrava non aver risentito dell’incertezza politica italiana e del clima di tensione, ora invece la tendenza è cambiata e la Borsa di Milano è annegata in questo lunedì d’agosto. L’indice Ftse Mib ha chiuso in perdita del 2,46% a 17.243 punti. Male anche l’All Share, in calo del 2,29% a 18.290 punti, e lo Star che archivia la seduta a -0,74% a 14.209 punti.

Il ritorno di una leggera tensione sui titoli di Stato dei Paesi dell’Europa meridionale che la scorsa estate subirono l’attacco della speculazione appesantisce soprattutto Milano, che è la peggiore del continente, con gli altri listini comunque negativi. Un vero e proprio terremoto sui titoli delle materie prime e soprattutto delle banche. A fine giornata, Unicredit e Ubi hanno perso rispettivamente il 5,2% e il 5,1%. Male anche Bper (-4,8%), Bpm (-4,6%), Banco popolare (-4,5%), Intesa (-4,1%) e Mediobanca (-3,9%). Ha tenuto Mps (-0,09%), confermando come il netto recupero della scorsa settimana non fosse solo legato allo spread.

Positiva Parmalat (+0,08%) unico titolo con il segno più dell’indice principale di Piazza Affari, mentre limitano i cali energetici e lusso. Anche Fiat è in ribasso a causa di realizzi (-3,6%). Il mercato spera che un accordo extragiudiziale consenta a Chrysler di acquisire una quota di Veba.

Chiude in rialzo a 238 punti base dai 230 di venerdì lo spread tra il Btp e il Bund tedesco. Il tasso sul decennale del Tesoro sale al 4,27%.

 
 
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Verso il ballottaggio: riscossa PD?

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Sono già cinque le vittorie nette del PD, che nel corso di queste amministrative si è aggiudicato Pisa, Sondrio, Vicenza, Massa e Isernia, negli altri seggi, con l’attenzione nazionale puntata su quelli romani, si va al ballottaggio, sempre in scontro diretto Pd-PdL con il MoVimento 5 Stelle in netto calo di consensi. Tra due settimane in quasi tutte le città capoluogo il centrosinistra partirà in vantaggioincluse storiche roccaforti del centrodestra come Brescia e Treviso, a riprova che se, a livello nazionale, il PdL guadagna consensi, le cose stanno in maniera diversa in assenza del Cav. Il centrodestra ha quindi di che preoccuparsi, con un elettorato che si sta erodendo soprattutto al Nord ed è indietro nel mini-test nazionale della Capitale. Ballottaggio Pd-Pdl anche a Siena, con i democratici in testa, nella città tornata alle urne dopo lo scandalo Mps. Un risultato che è stato letto come un riconsolidamento del partito dem ma anche come un buon segnale a livello nazionale, come ha fatto notare il presidente del Consiglio Enrico Letta a Repubblica: “Si diceva che il cosiddetto inciucio dovesse portare Grillo all’80 per cento. Invece ai ballottaggi vanno solo candidati del centrosinistra e del centrodestra. Perché non c’è un inciucio, ma un governo di servizio”. Vendola, all’opposto, ha rivendicato la vittoria di un centrosinistra di popolo: “Oggi il centrosinistra risorse, ha ritrovato ossigeno, respira a pieni polmoni e sembra essere tornato capace di vincere la partita”. Soddisfatto Marino, che non si fida però del risultato del primo turno e apre la porta al M5S: “Hanno parlato di trasparenza, di riduzione dei costi della politica, di democrazia partecipata. Sono temi che che ci appartengono e porteremo avanti da domani”. In tutto questo, Alemanno, continua a nutrire fiducia nel futuro e nel ballottaggio: “Ci sono ancora due settimane di tempo, riusciremo a recuperare”. Sua anche un’analisi sul mancato voto: “C’è sicuramente un elemento di insoddisfazione rispetto a quello che abbiamo prodotto, ma più di questo è emersa la distanza dei cittadini dalla politica. Se avessero voluto votare contro di me, i romani avevano a disposizione tre scelte: Marino, Marchini e De Vito. Il problema è più generale e riguarda tutti”.

MoVimento 5 Stelle stelle tagliato fuori da tutti i ballottaggi dunque, lo stesso tsunami che doveva spazzare via tutto e tutti, che doveva rispedire tutti a casa, è crollato in queste ammininistrative, anche se c’è chi nega. Paolo Becchi si rifugia sul dato allarmante di chi è rimasto a casa “Tutti sapevano che non avremmo ripetuto il risultato delle politiche, ma non c’è stato nessun crollo”. Per lui a perdere è stato il “sistema dei partiti”, considerata la bassa affluenza. Ma sembra che, per la prima volta qualche ripensamento ci sia anche in casa pentastellata. Arrivano allora i primi dubbi sulla strategia politica adottata, considerati i numeri molto lontani dell’exploit esaltante dello scorso febbraio. Il senatore Zaccagnini lancia, dalle pagine di Repubblica, uno strale all’intero movimento: “Abbiamo sbagliato a dire sempre no, ci ha lasciato chi voleva cambiare”, quindi passa ad attaccare il capogruppo al Senato Vito Crimi: “Non ha senso limitarsi alla protesta. Occorre fare delle proposte e parlare di strategie politiche: il contrario di quel che dice Crimi”. Ma anche la base è delusa e sui social network piovono le critiche, mentre il nodo principale resta quello della democrazia interna: “Avete buttato un potenziale di 9 milioni di elettori”, si critica. Altri spiegano: “Non fate gli struzzi, abbiamo perso”. Internet è il termometro della rivolta dei militanti, tanto che il leader starebbe pensando di andare in tv. Tutto mentre dallo staff del M5S si sta cercando di frenare le dichiarazioni degli eletti, per evitare polemiche.

Le amministrative: cartoline da Roma

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A Roma continuano gli spogli ma da subito una cosa è apparsa chiara: a vincere è stato l’astensionismo. Le percentuali di elettori sono in calo quasi ovunque, ma nella Capitale è stato registrato il maggior numero di astenuti con solo il 52,8% degli aventi diritto a recarsi alle urne, contro il 73,6% del 2008. Un crollo di quasi 21 punti percentuali dunque, che dimostrano come la politica italiana, complice anche il governo di larghe intese che per molti elettori ha rappresentato un tradimento.

Ma se è già deciso il ballottaggio tra Marino e Alemanno, con il primo saldamente in testa e il sindaco uscente che consiglia al Pd di non cantar vittoria, molti sono stati gli interventi “alternativi” per i quali vale la pena ricordare queste elezioni. Una “cartolina dalle elezioni” è quella che ritrae il candidato al I Municipio Augusto Caratelli (Pdl), già presidente del gruppo Pdl nel consiglio uscente e presente nella campagna elettorale con una singolare foto sui suoi manifestini che lo ritrae nelle vesti di centurione romano. Il candidato ha votato… ma nel seggio sbagliato! Si è infatti presentato a un seggio della scuola Manin di via Bixio all’Esquilino. La deroga, permessa dal presidente del seggio, è stata vivacemente contestata dai rappresentanti di lista del Pd e di Sel, che hanno ricordato il fonogramma specifico inviato domenica mattina dall’Ufficio elettorale del Comune secondo il quale “i componenti del seggio, i rappresentanti di lista e le forze dell’ordine possono votare solo se elettori del medesimo municipio”. Ma forse nessuno ha avvisato il centurione, perchè, intervistato al telefono, ha chiuso la chiamata con un secco: “Non ho tempo per rispondere, sono con persone al seggio… E poi io sono rappresentante di lista e mi risulta che posso votare ovunque”.

Chi dovrà nettamente rivedere la propria linea, però, è il Movimento 5 Stelle, ora che anche la loro base si sta spaccando e in molti iniziano ad incolpare gli stessi Grillo e Casaleggio per il netto crollo. Ma De Vito, il candidato sincado per Roma, ha affermato che “Il dato di oggi non è così negativo se confrontato con il 16,64 ottenuto a Roma alle regionali, un calo non drammatico e così vistoso. Non siamo scontenti del risultato ottenuto, si parla del 13-14%. Siamo contenti di entrare in Consiglio, faremo un’ottima opposizione”. La causa del calo, per De Vito, è da trovare nel fatto che “abbiamo avuto pochissimo spazio, i giornali hanno parlato pochissimo di noi. I partiti hanno messo in campo un potere e una forza economica superiore alla nostra che ha permesso meglio di intercettare piu’ voti rispetto agli astenuti”. Una stoccata infine anche ad Alfio Marchini: “Ci si e’ messo anche Marchini che ha messo una forza economica molto forte e ha preso un 9-10%”. Sul Semplice Portavoce? “Il movimento non e’ Beppe Grillo: Grillo e’ una persona importante, e’ venuto e ha fatto il suo comizio, come lo avevo fatto io mezz’ora prima parlando dei temi della campagna romana”. Insomma, sembra parlare da politico navigato, puntando il dito contro gli altri ma senza fare una seria analisi delle difficoltà effettive del Movimento. Ma in fin dei conti meglio non guardarsi attorno, come spiega Zaghis: “non paragoniamo mele con pere”.

Ci si chiede cosa potranno fare i due candidati che affronteranno il ballottaggio per riuscire a catturare gli astenuti, considerato che lo spoglio sta dimostrando che gli italiani sono stanchi e che anche l’antipolitica non riesce ad attecchiare, così come non non premia pienamente neanche una novità civica e di territorio come il movimento di Alfio Marchini, imprenditore romanissimo nè un voto di nicchia come quello per la sinistra di Sandro Medici. Alemanno giustamente osserva che “nessuno vuole essere sindaco del 50% dei romani” e prosegue: “Bisogna portare al voto metà dei romani, bisogna capire il perché dell’astensionismo soprattutto dei giovani”. Marino risponde invece in modo pragmatico, con un discorso di politica che si basa sui dati di fatto: “buche, senza casa, senza lavoro”. Il rappresentante del Pd ringrazia chi “ha votato” prima di setenziare: “la città vuole cambiare, la corsa però non è finita”. Un appello poi agli elettori del M5S in vista del prossimo turno, per ricordare che “abbiamo temi in comune”. Di certo Marino molto dovrà contare sulle proprie forze, considerato che alle spalle ha un partito che al momento sembra inesistente.

Può essere invece fiero di sè Marchini, che infatti afferma: “abbiamo ucciso il consociativismo” e giudica il risultato ottenuto “straordinario: un popolo si è messo in marcia”. Non parla di endorsement l’accorto Marchini ma, precisa, “non farò il vice di nessuno ma faremo una grande attenzione ai programmi e ai valori”.

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Nell’attesa del ballottaggio del 9 e 10 giugno, viene da chiedersi a chi potrà dare la colpa in caso di sconfitta Alemanno. Perchè ieri, dopo aver invitato i tifosi di Lazio e Roma a mantenere la calma e non dare uno spettacolo negativo della città, non ha trovato altra motivazione per la scarsa affluenza se non nel derby valido per la Coppa Italia. Affermazione questa che ha fatto sbizzarrire il popolo di Twitter, come una rapida raccolta di cinguettii di elettori insoddisfatti può dimostrare. Si va dal “Dopo #colpaditwitter #colpadelderby ma #colpavostra mai?!” al: “se Roma è uno scandalo dal punto di vista delle barriere architettoniche #romaèvita”. Ma non mancano le riletture all’affermazione del sindaco: “é #colpadelderby se sono il sindaco peggiore della storia di Roma”. Ma anche: “#colpadelderby se i parenti di #alemanno non l’hanno votato”. C’è poi chi nega che sia successo qualcosa ieri allo Stadio Olimpico: “#colpadelderby Quale derby? Ieri non si è giocato nessun derby”. Ma qualcuno si spinge anche oltre: “È decisamente #colpadelderby se nelle strade ci sono buche così grosse che fanno provincia”. Forse qualche spunto da prendere c’è…

C’è del marcio in MPS? Siena, lo scandalo e le elezioni.

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Elezioni amministrative a Siena… naturalmente il clima è bollente e nel cuore della Toscana, c’è ancora quella ferita che viene curata con il silenzio perché alzare il coperchio in questo momento può significare creare un terremoto politico i cui esiti travolgerebbero inesorabilmente l’esecutivo. Alle 19 Grillo fa il suo comizio e inevitabilmente c’è al centro lo scandalo MPS, ma già nella mattina di oggi una delegazione di parlamentari pentastellati è scesa in sala stampa alla Camera e ha annunciato: “Abbiamo presentato una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla banca senese. Non basta il lavoro svolto dalla magistratura, perché molte delle domande che ruotano attorno alla banca e che necessitano di una risposta esulano da un aspetto prettamente giudiziale.” Quindi si va in cerca di responsabilità politiche?

Ma è solo Grillo a sostenere questa linea? E’ solo Grillo e i parlamentari del suo Movimento a indicare tra i responsabili dello scandalo MPS anche alcuni politici? Sembra proprio di no. Mauro Aurigi, sindacalista alla Mps dal 1957, critica l’istituo dagli anni ’90. C’è chi sostiene che sia uomo vicino ai pentastellati, ma Grillo ha fondato il M5S solo nel 2009… O Augeri è un profeta con la palla di cristallo o qualcosa di marcio c’era già in Mps. E’ lo stesso sindacalista che ha dichiarato  “Il problema è che la nostra è una città affiliata e succube a cosche di potere, come purtroppo accade in tante città meridionali. Se la quotazione di borsa iniziale fosse stata mantenuta, oggi avremmo una banca che varrebbe 60miliardi di euro. Invece ne vale 2”

Dove è il peccato originale? “La privatizzazione. Ha sradicato un’istituzione che faceva dell’attaccamento dei suoi dipendenti alla città una delle sue fortune, e che in virtù di quell’amore avrebbero respinto le operazioni spericolate fatte in questi anni”.

E i responsabili?  “Ma ormai del Pci delle origini in questo contesto non c’è nulla. Sono solo arrampicatori sociali spaventosi, che si nascondono dietro un’etichetta di partito”.

Secondo Grillo e  il M5S la cura per la banca è la nazionalizzazione… ma purtroppo per alcuni e per fortuna per altri sembra proprio che i pentastellati non riusciranno a conquistare la fascia tricolore… eccezion fatta per i miracoli o le sorprese che ci possono sempre essere.

A dirlo è lo stesso Aurigi:  “L’arrivo di Grillo a Siena sposterà uno o due punti percentuali, ma il ballottaggio purtroppo è lontano” eppure fino a qualche settimana fa c’era davvero la possibilità che si vincesse. Cosa è accaduto? E’ sempre il sindacalista, che senza troppi giri di parole afferma: “Hanno inciso le questioni romane: settimane a parlare di scontrini, e quella cretina della Lombardi che è andata a dire a Bersani che sembrava di stare a Ballarò invece di farci un governo insieme e provare a cambiare le cose”. E secondo la stampa Aurigi sarebbe un uomo vicino a Grillo e tenderebbe a fare propaganda per l’M5S parlando di implicazioni del Pd con l’MPS?

Si andrà al ballottaggio quindi  e ci saranno Pd e Pdl  a contendersi la Rocca… Una fetta ormai magra… spolpata da quei derivati che hanno minato le fondamenta di Salimbeni.

La bibita killer!

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Le bibite  zuccherate a base di soda, le bevande sportive o energy drink e i succhi di frutta dolci sono responsabili ogni anno nel mondo della morte di 180.000 persone, 500 al giorno. A stimarlo è una ricerca presenta dall’Harvard School of Public Health di Boston alla conferenza annuale dell’American Heart Association dedicata alla nutrizione e alle malattie metaboliche. “Questa tipologia di prodotti consumati in tutto il mondo contribuiscono all’eccesso di peso, una delle cause dell’aumento del rischio di sviluppare patologie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro”, spiegano i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston.

Lo studio, esaminando precedenti ricerche, ha collegato l’assunzione di bevande zuccherate a 133.000 decessi per diabete, 44.000 per malattie cardiovascolari e 6.000 per le neoplasie. Il 78% di queste morti sono avvenute in Paesi dove la popolazione ha redditi medio-bassi, piuttosto che in quelli più ricchi. “La nostra ricerca – avvertono gli scienziati – mostra che negli Stati Uniti, circa 25.000 decessi nel 2010 sono collegati a questo tipo di bevande zuccherate”. L’American Heart Association raccomanda di consumare non più di 450 calorie a settimana provenienti dalle bevande zuccherate, sulla base però di una dieta di 2.000 calorie.

I ricercatori hanno calcolato i quantitativi di zucchero e dolcificanti assunti dalla popolazione mondiale grazie alle bibite. Raggruppando i risultati per età e sesso, ma anche effetti sull’obesità e il diabete, e decessi correlati. Ebbene su nove regioni del pianeta nel 2010 la zona America Latina-Caraibi ha registrato il maggior numero di morti per diabete (38.000) legato proprio al consumo di bevande zuccherate. Mentre l’Asia ha il maggior numero di decessi per patologie cardiovascolari (11.000). Tra i 15 Paesi più popolosi del mondo, il Messico ha il più alto consumo pro-capite di bevande zuccherate e il tasso più alto di decessi: 318 morti per milione di adulti legate all’assunzione di bevande dolci. Mentre il Giappone, uno dei Paesi con il più basso consumo pro-capite di bevande zuccherate del mondo, ha anche fatto registrare il più basso tasso di mortalità associato con il consumo di queste bibite: circa 10 decessi per milione di adulti.

Un problema quello delle bevande zuccherate che risulta dannoso soprattutto per i bambini. Fra i ragazzini che le consumano, le bibite di questo tipo sono la prima causa di un apporto calorico troppo alto. A dirlo uno studio della University of North Carolina di Chapel Hill pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Inoltre, il consumo di bibite come la soda dolcificata, i drink alla frutta e gli energy drink, e’ associato anche con un piu’ alto consumo di cibi poco sani. Gli scienziati hanno esaminato i dati provenienti dal 2003-2010 What We Eat in America e daiNational Health and Nutrition Examination Surveys: i ricercatori hanno esaminato campioni provenienti da 10.955 bambini fra i 2 e gli 8 anni. Le bibite zuccherate sono le principali cause del maggior apporto calorico fra i bambini di 1-5 anni e quelli fra 6 e 11 anni.
Negli Stati Uniti il consumo di bevande zuccherate è molto diffusa. E’ recente l’ultima notizia nel braccio di ferro fra autorità e produttori sul consumo di questi prodotti. Pochi giorni fa è stato infatti bloccato a poche ore dalla sua entrata in vigore, lo stop alla vendita di bibite ad alto contenuto zuccherino in contenitori più grandi di 16 once (poco meno di mezzo litro) nella città di New York. A deciderlo è stato il giudice della corte suprema a Manhattan Milton Tingling  Junior, che ha revocato il divieto voluto dal sindaco della città Michael Bloomberg. Il primo cittadino ha annunciato che presenterà ricorso.

Alemanno e la sua “svolta” a sinistra!

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In politica davvero non si capisce più nulla… l’ondata di rinnovamento c’è nella testa di quasi tutti i politici italiani, ora bisogna capire se è “cambiamento pratico” o “follia demenziale”!

Alemanno svolta a sinistra e apre a Bersani “Dal mio punto di vista, può uscire fuori anche un governo politico, perché abbiamo visto con il governo tecnico che non basta mettere insieme i tecnici per uscire fuori da una situazione, e può essere anche un Governo Bersani. Purché abbia estrema chiarezza sul tema della legge elettorale e su come affrontare la crisi economica”.

Tagli agli stipendi… iniziano Boldrini e Grasso con il 30%

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La prima conferenza dei capigruppo della XVII legislatura si avvia all’insegna del rigore. I neo presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, hanno annunciato una riduzione del 30% al proprio stipendio e hanno dato impulso alla pianificazione di tagli ai costi del Palazzo. Una linea evidentemente concordata dai due presidenti in un incontro avuto nel pomeriggio a Palazzo Madama, come si legge in una nota congiunta.

VENDOLA E LA COMPRAVENDITA DEI GRILLINI!

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«Oggi mi ha chiamato Vendola. Mi ha fatto i complimenti per la mia scelta su Grasso e mi ha manifestato disponibilità ad accogliermi nelle fila della maggioranzaladdove Grillo mi cacciasse». Lo scrive sul proprio profilo di Facebook il senatore a cinque stelle Francesco Campanella definendo questo contatto «un avvenimento strano, oppure no. Nella loro logica – spiega – non riescono ad immaginare che un cittadino possa votare per evitare che la seconda carica dello Stato vada ad una persona inetta. Per i politici tutto è tattica, merce di scambio, gioco a scacchi. Sono offeso. Profondamente offeso».
«Offeso – sottolinea – che una scelta etica sia stata scambiata per disponibilità all’inciucio, che una scelta difficile sia equivocata, come infedeltà ai propri impegni, che un attivista 5 stelle sia scambiato per un aspirante politico di professione. Non sono in vendita. Non ho un cartellino del prezzo da cercare e quindi, signori politici astenetevi dalle brutte figure». «Noi grillini – precisa – siamo qua a Roma in servizio civile ed a tempo determinato, siamo cresciuti politicamente tra cittadini che lavorano, nel poco tempo ritagliato tra professioni e famiglia. Alla fine del mio compito io tornerò a casa ed ho bisogno di girare a testa alta tra i miei amici e i miei elettori. Quindi – conclude – la fiducia fatevela dare dal PDL che vi capisce e potrebbe vendersi, anzi, non aspetta altro».

Jessica al parlamento… famolo strano sto governo!

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La neo deputata 5 Stelle Gessica Rostellato, che potremmo rinominare “Jessica al parlamento”, è da giorni sotto attacco mediatico e ha chiesto scusa su Facebook a tutte le persone che l’avevano criticata sul social network per aver rifiutato di stringere la mano a Rosy Bindi. «Chiedo scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalla mia dichiarazione. Io non intendevo essere maleducata. Purtroppo non riesco ad essere falsa e se una persona fa finta di avere piacere di conoscerti e ti fa sorrisi falsi, scusate ma non ce la faccio…. so che il mio ruolo mi chiederà di farlo, probabilmente mi dovrò abituare! Scusate ancora».

Ieri la neo-deputata Grillina aveva scritto su Fb: «Ieri sera un gruppo di noi si stava dirigendo verso l’uscita dell’aula, ci ferma la Bindi e ci dice: «Ma presentiamoci, così cominciamo a conoscerci!!!». Io ho tirato dritto e me ne sono andata ma ti pare che ti do la mano e ti dico pure «piacere»??? No guarda, forse non hai capito: NON È UN PIACERE!!!».

Il post stamani aveva 694 «mi piace», ma la maggioranza dei 1.727 commenti erano fortemente critici. Insomma “Jessica” dagli internauti era stata tacciata di arroganza e di maleducazione.

Ma la Jessica del parlamento non è la prima volta che incappa in un “incidente” mediatico. In un altro post risponde alle Iene “… Per quanto riguarda la BCE – qui si entra nel vivo delle stoccate dalla Rete – in quel momento mi sfuggiva il significato della sigla (penso possa capitare a chiunque…) infatti poi mi sono chiesta tutto il giorno come ho fatto a non riuscire a rispondere subito, ma ero di fretta, in ritardo per una riunione e avevo la testa da tutt’altra parte e in quel momento ho avuto un vuoto totale… Mi scuso con tutti quelli che non si sono sentiti rappresentati”. Più che altro con quelli che si sono sentiti rappresentati da qualcuno che ignora la Banca Centrale Europea… ma una Bce può sfuggire a tutti, tranquilla Jessica… lo famo strano sto governo?

Berlusconi terrorizzato come il “cattivo” giunto alla scena finale!

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Chissà se voi ci credete, ma alcune malattie non vengono a caso. L’uveite di Berlusconi probabilmente è una di queste. Una malattia per non vedere davanti a lui il baratro che pian piano si sta delineando e al quale risponde con un urlo di guerra disperato:

“Se la sinistra si sceglierà anche il presidente della Repubblica daremo battaglia in parlamento e nelle piazze”.Queste le parole del Cavaliere alla prima riunione con i suoi parlamentari. Parole da campagna elettorale, ma di quelle già perse in partenza. Una riunione programmata per scappare al Tribunale di Milano e poter chiedere un legittimo impedimento per eleggere Renato Brunetta capogruppo alla Camera e Schifani in Senato.  Ma quale sono le nuove regole che detta Berlusconi? La prima è sempre quella più nota e va avanti da anni ” All’interno della magistratura – scandisce il Cavaliere – c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici: è una magistratocrazia”. Il copione è quello di un film già visto o di un disco degli anni passati, di quella musica commerciale, che passata la stagione estiva, cade nel dimenticatoio per sempre. Ma qualcosa cambia e la riunione diventa comizio: “Vogliono distruggermi dal punto di vista giudiziario, politico, economico” grida un Berlusconi terrorizzato. Sembra quasi un “cattivo” dei fumetti giunto alla scena finale.

La grande paura del Cavaliere è che ciò che qualche giorno fa appariva scontato ora non lo è più. Perché ormai è chiaro che Bersani otterrà l’incarico da Napolitano, e che tenterà di fare un governo giocando a sparigliare con altri nomi alla Grasso e alla Boldrini, capaci di sedurre le truppe grilline, e di incassare un appoggio da tutto il partito del “non voto”, dai montiani alla Lega che sta mandando segnali in questa direzione. Ed è anche chiaro che se nell’impresa non ci riuscirà il segretario del Pd, allora proprio Bersani potrebbe indicare per palazzo Chigi un candidato per raggiungere lo stesso obiettivo. Che appare molto meno velleitario di qualche giorno fa. Ecco la grande paura del Caimano: “Alla fine i grillini daranno il loro sostegno a un governo Bersani per farmi fuori da ogni gioco”. Paura rafforzata anche dagli ami programmatici che il segretario del Pd sta mostrando ai parlamentari Cinque Stelle, come la legge sul conflitto di interessi: “Non mi riguarda”, dice ai suoi il Cavaliere. Che però è consapevole di quanto sia attraente la “mossa” di Bersani.

Insomma, qualcosa si sta muovendo. Negli ultimi giorni i fedelissimi del Capo hanno messo sotto osservazione le truppe grilline: monitorati i curriculum, preparate una serie di schede personali sui singoli parlamentari, accese le antenne sul territorio per prendere informazioni sui nuovi eletti. Il risultato è da allarme rosso: “Molti di loro – dicono nella war room di palazzo Grazioli – sono di sinistra o comunque sensibili alle sirene della sinistra”.

C’è di più. Berlusconi, forse memore dei suoi metodi ai tempi dell’operazione “Responsabili” – la famosa compravendita di parlamentari – e forse usati anche prima – ai tempi di De Gregorio – secondo la tesi della procura di Napoli, si dice certo che Bersani abbia chiesto al suo stato maggiore di “adottare” i grillini: “Li stanno contattando uno a uno – dice un fedelissimo – promettendo seggi sicuri in cambio della fiducia al governo Bersani”. Alla lunga potrebbero cedere alle lusinghe perché la miscela di “odio” verso il Caimano e promessa di un seggio sicuro che consenta una vita comoda e pure la libertà rispetto alla Casaleggio associati è una bella tentazione anche per i duri e puri.

Soprattutto questo consente di realizzare la Piazzale Loreto perfetta. Con le procure che abbattono il Cavaliere a colpi di condanne – Ruby, Mediaset, Napoli, dove il gip domani si pronuncerà sul giudizio immediato – e di interdizione dai pubblici uffici. Con l’ex premier che diventa ineleggibile, e la cui candidatura decade a fine anno. E con un nuovo capo dello Stato – che è anche capo del Csm – “nemico” e garante dell’operazione. Ecco, c’è un unico modo per resistere a questo scenario da incubo.Conquistare le urne, urlando al golpe, andare in piazza in nome della grande persecuzione, indicare Bersani come un bugiardo che ha detto che “se avesse vinto col 51 si sarebbe comportato come uno che ha preso il 49 per cento” e invece si sta comportando “come uno che ha il 100 per cento, anche se ha preso meno del trenta”.

Non è un caso che in questo clima il Cavaliere ha pure rispolverato la denuncia di “brogli”, senza i quali “il centrodestra avrebbe vinto di 800mila voti”. E ha iniziato a studiare i primi report sugli umori del paese e sulla forza di Grillo: “Ho pensato molto – ha spiegato ai suoi – al successo di Grillo. Ha portato avanti un sogno rivoluzionario. Noi adesso dobbiamo inventarci qualcosa senza abiurare, da persone responsabili quali siamo, alle cose concrete. Dobbiamo presentarci come un sogno”.

BALDASSARRI SOGNAVA LONDRA! Tutto pronto per scappare.

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Gianluca Baldassarri voleva fare il consulente finanziario a Londra. Lo ha confermato l’ex responsabile area finanza di Mps nell’interrogatorio davanti al gip di Siena Ugo Bellini. La sua fuga all’estero, per il giudice, era quindi preparata nei dettagli. Le indagini, si legge nella nuova ordinanza di custodia in carcere, cercano di capire la relazione tra le operazioni fatte da Mps, ”anche grazie a Baldassarri”, e ”l’imponente passivo” per ora ”solo parzialmente evidenziato in bilancio”.

Amore al parlamento… quando il gossip è politico!

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La politica non è solo litigi e compromessi, in Parlamento c’è posto anche per l’amore e la dolcezza. Fa scuola Sandro Bondi, ex ministro della cultura ed ora senatore Pdl, che è stato sorpreso in aula mentre stringe teneramente la mano alla fidanzata, anche lei senatrice, Manuela Repetti durante la prima seduta del Senato  per l’elezione del presidente.

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TRAPPOLA “GRASSO”: M5S in difficoltà… o inciucio?

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«È stata una trappola, in cui il Movimento 5 Stelle non dovrebbe cadere. Comunque, il problema non è Grasso. In gioco non c’è Grasso, ma il rispetto delle regole del M5S. Non si può disattendere un contratto. Chi lo ha firmato deve mantenere la parola per una questione di coerenza e di rispetto verso gli elettori».

«La scelta tra Schifani e Grasso era una scelta impossibile. Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore… La coppia senatoriale è stata decisa a tavolino dal Pdl e Pdmenoelle. I due gemelli dell’inciucio sapevano perfettamente che Schifani non sarebbe stato eletto… I capricci di Monti che per ripicca aveva minacciato di votare Schifani erano una pistola scarica. I giochi – dice – erano già fatti per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle».

Come nasce la dittatura? Paternalismo e il populismo… Boldrini a piedi!

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E dopo il Papa, arriva la Boldrini. La neoeletta allo scanno più alto della Camera dei deputati è stata fotografata a piedi per le vie della capitale, in un giorno in cui la città è già stata provata dalla maratona, che ha paralizzato alcuni quartieri, e dall’Angelus del Papa. Così anche la Boldrini contribuisce a creare caos a Roma. Per gli ingenui, quelli che ancora credono nel miracolo di un cambiamento questo gesto è apparso una ventata di aria pulita. Ci sarebbe da chiedersi perchè non seguiamo quindi il consiglio di queste persone e ci mettiamo ad applaudire il gesto della Boldrini? Perchè purtroppo, l’onestà e la verità qualcuno la deve anche raccontare, con il rischio di diventare impopolare!

La passeggiata della presidente della Camera per recarsi al  Quirinale ed essere ricevuta da Giorgio Napolitano ha in sè un vero e proprio messaggio promozionale. Uno spot pubblicitario che arriva, giusto in tempo, per far dimenticare le lotte intestine all’interno del Parlamento e come si sia giunti a eleggere la Boldrini. Un atto di presa di posizione di un partito, il Pd, uscito “vincitore e vinto” dalle urne che non riuscendo a dialogare con gli altri partiti decide di forza, con un autorità quasi dittatoriale, di imporre le proprie persone. E se alla Camera il partito ha i numeri per “uscirne pulito” al Senato l’elezione di Grasso è frutto di un “inciucio”, di una compra-vendita di grillini. E la Boldrini è il simbolo di un partito che ormai ha perso la sua vocazione operaia e umile e si pone con aristocratica superiorità nei confronti degli altri partiti eletti sempre dai cittadini italiani. Si impone come un dittatore con gesti populisti e non a caso la Boldrini va a piedi e stringe le mani. Il popolo l’applaude e lei, come una sovrana o meglio come una novella first lady della dittatura, fa un gesto con la mano… per un attimo considera quel popolo osannante e concede dall’alto della sua compassionevole bontà un saluto.

BENVENUTI IN ITALIA!

Scientology VS Berlusconi! Le sette e la politica.

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“Siamo in una situazione molto grave, c’e’ una setta che mi ricorda molto Scientology e che non dovrebbe nemmeno essere ammessa, per le regole che ha o che non ha, nell’ambito dei partiti democratici”, queste le parole pronunciate ieri da Silvio Berlusconi. Dichiarazioni che hanno mandato su tutte le furie proprio Scientology, che oggi, attraverso Luigi Brambani, Direttore Affari Pubblici della Chiesa Nazionale di Scientology d’Italia, ha voluto pubblicare una risposta alle parole del Cavaliere.

Questo il testo integrale!

“Apprendiamo dai media che il Cav. Silvio Berlusconi ha dichiarato oggi che il Movimento 5 Stelle è una setta che gli ricorda Scientology. Non sappiamo da quali fonti egli abbia attinto le informazioni su Scientology per poter fare una simile affermazione. Di certo le fonti consultate non sono le perizie degli esperti nazionali e internazionali di religione e nemmeno le sentenze italiane che hanno riconosciuto la natura religiosa di Scientology e la piena liceità delle attività delle sue chiese e missioni, tutelate quindi dagli articoli 8, 19 e 20 della Costituzione Italiana.
Ci è invece chiaro l’intento con cui ha fatto quella dichiarazione e, sebbene non crediamo che impressioni alcuno, essa ci indigna perché proferita da chi si è sempre presentato ai cittadini italiani come difensore delle libertà fondamentali, tra cui la libertà di religione.
Se ciò che preoccupa il Cav. Berlusconi è la mancanza di certezze sulle regole di democrazia del Movimento 5 Stelle, allora il paragone con Scientology è fuori luogo poiché i codici interni della stessa sono ben noti e consultabili nei testi del fondatore, Ron Hubbard, disponibili in molte biblioteche pubbliche nazionali.”

 

IL MOMENTO DIFFICILE E’ PASSATO! Così Napolitano, nel giorno dell’Unità Italia

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“Italia ha superato momenti difficili e drammatici grazie a un grande sforzo per superare le divisioni”. Lo ha detto in un videomessaggio il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. “Ora ritroviamo insieme orgoglio, fiducia e unità necessaria”, ha aggiunto. “Non dobbiamo perdere lo spirito costruttivo e il senso di responsabilità”. “Quel che non va nello Stato, nelle istituzioni e nella politica va modificato e riformato”, ha poi concluso.

Lo scandalo dei prezzi al bar di Montecitorio!

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Alla buvette di Montecitorio “i prezzi che ho visto mi sembrano ancora un po’ troppo bassi”. Giulia Sarti, neo eletta con il M5S esce dalla Camera quando è oramai finita la conta delle schede e, dopo aver passato la mattinata in Aula è affamata e perplessa. “Sono emozionata per questa giornata, ma sono anche colpita dalla lentezza dei lavori. Si perde una quantità di tempo inutile mentre il Paese deve essere governato”, afferma la parlamentare.

“Una delle prime cose da fare è correggere queste storture e agire sui regolamenti per evitare inutili perdite di tempo”. Fermata dai cronisti non si tira indietro e dispensa a chi glielo chiede il suo numero di cellulare; poi si congeda: “Ho una fame da lupo vado a mangiare o alla buvette o in mensa. Dove, francamente, due euro e mezzo per un piatto di pasta mi sembrano ancora un po’ troppo pochi”.In realtà i prezzi sono saliti con il governo Monti. Prima erano ancora più stracciati. Dopo palazzo Madama anche il bar della Camera aveva infatti ritoccato i prezzi all’insù. L’accoppiata cappuccino e cornetto dal 2012 costa ora 20 centesimi in più e il panino dai 30 ai 50 centesimi supplementari. Il cappuccio è infatti passato da 1 euro ad 1,10 e la brioche da 80 a 90 centesimi. Il caffè da 70 a 80 centesimi. Più “sostanzioso” l’aumento (20 centesimi) per l’orzo, per il decaffeinato (da 1 euro ad 1 euro e 20) e per il cappuccino decaffeinato (da 1 euro ad 1 euro e 30).

L’anima nera di Mps, Baldassarri, è uomo libero!

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Continuano gli interrogatori sulla questione Mps. Il gip del tribunale di Siena si è riservato la decisione sulla richiesta dei pm titolari dell’inchiesta sul Monte dei Paschi sulla misura di custodia cautelare in carcere per Gianluca Baldassarri. “Per ora è un uomo libero”, ha detto il suo legale Filippo Dinacci uscendo dal palazzo di giustizia.
“Ha risposto a tutte le domande” ha poi aggiunto Dinacci mentre con Baldassarri usciva dal tribunale. “Non voleva scappare prima nè vuole scappare adesso – ha proseguito – altrimenti non si sarebbe presentato qui oggi, subito dopo aver lasciato il carcere di Sollicciano”. L’avvocato Dinacci ha poi confermato che l’istanza di scarcerazione è stata accettata dal gip per «vizio di forma» in quanto era scaduto il termine di cinque giorni previsto per l’interrogatorio.

Grasso eletto, i grillini tradiscono, Beppe chiede dimissioni!

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“Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo”, del voto segreto e a maggioranza “ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Beppe Grillo sul suo blog invita alle dimissioni quei senatori del M5s che in aula al senato, a suo dire, non hanno rispettato il “codice di comportamento degli eletti”.

Beppe Grillo è infuriato e lo scrive sul suo blog. Oggi l’M5S ha tradito gli elettori, lo spirito del moviemnto e i suoi fondatori. Alla prima prova, i grillini sono bocciati!

Al Senato the winner is… GRASSO!

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Al ballotaggio per la Presidenza del Senato si sono presentati Schifani e Grasso.  GRASSO ce l’ha fatta per una manciata di voti.

Si è sollevata una questione sulle schede bianche, per il numero relativo dei votanti. Il presidente del Senato ha quindi ribatito che la votazione è valida e non può essere annullata per tali schede. Si richiama la seduta del 16 aprile del 1994 in cui le schede bianche non hanno inficiato il risultato finale. Quindi la maggioranza, secondo il regolamento del Senato, non è toccata da coloro che hanno scelto di protestare non apponendo preferenze su nessuno dei due candidati. Non è stata accolta quindi la contestazione del leghista Calderoli che aveva chiesto nuove votazioni.

Prima di votare c’era stata la dichiarazione di Vito Crimi (M5S) ”Non faremo da stampella a nessuno. Il Movimento 5 Stelle ritiene di non modificare le proprie intenzioni di voto”.
Mentre Scelta Civica, tramite Andrea Olivero aveva dichiarato la sua volontà a lasciare la scheda in bianco motivando con queste parole la sua decisione ”La situazione che il Paese sta vivendo richiede che anche sugli assetti istituzionali di vertice ci sia convergenza e coesione nazionale per una coraggiosa azione riformatrice”.

Alla votazione ha partecipato anche Silvio Berlusconi accolto tra insulti e fischi.

NELLA BOCCA DI UN POLITICO!

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I politici che mangiano possono essere considerati come un concetto metaforico, che, insistendo sull’ambivalenza del linguaggio, non fa altro che ricordare il “magna magna“. Mangiare per molti politici, specialmente italiani, sembra essere una vera e propria arte, l’arte di arrangiarsi, di scroccare dove è possibile, di farsi i quattrini a spese dei contribuenti. Gli esempi in questo senso potrebbero essere molteplici: l’ingordigia del cibo e del denaro (per giunta pubblico). Alcuni casi si sono trasformati in scandali che hanno scosso l’opinione pubblica, ma, si sa, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

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Ballottaggio Schifani e Grasso al Senato… Lavori in corso!

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Alla camera il Pd è riuscito a dare un presidente, al Senato il voto per Grasso si è disperso. E’ questa la sintesi della situazione politica italiana. Si è toccato con mano lo stallo istituzionale che il risultato delle urne a portato al Parlamento. Se c’è una coalizione di sinistra forte alla Camera, come era già stato largamente denunciato, manca la possibilità di governare nell’altro ramod el Parlamento, ove senza un accordo non vi è possibilità alcuna di far passare una legge.

 

 

LA CAMERA AL VOTO… PROMUOVE LA BOLDRINI!

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Prima votazione di sabato mattina. Finita la devastazione delle schede bianche si sono alternati i nomi di Figo e Boldrini. Ma è Boldrini in netto vantaggio e scoppia l’applauso quando ancora è in corso lo spoglio. Al Senato la battaglia per Grasso sarà più dura!

LO SCIPPO DI LAURA BOLDRINI! SOFFIA IL POSTO A SOFIA MARTINO.

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Che abbia un curriculum di tutto rispetto nessuno lo mette in dubbio, dalle risaie, all’Onu (con un contratto a tempo indeterminato a differenza della maggior parte dei contratti che sono a termine, ma lei ricopriva un ruolo di alto profilo e professionalità, logico che non potesse essere sostituita, nessuno è indispensabile, ma Laura Boldrini lo è!). Poi entra in Rai, perchè anche qui il passo è breve… sa l’inglese e ha esperienza in Venezuela, senza contare una laurea in giurisprudenza. Quanti italiani hanno un curriculum così e sono disoccupati?  Certo l’Onu aiuta!

Ma allora perchè facebook l’ha condannata? Perchè il Sel ha deciso di assegnare il seggio di Messina della Camera a lei piuttosto che a Sofia Martino? La Boldrini aveva i piedi in due scarpe capolista in due collegi siciliani e in quello della sua regione d’origine: le Marche! Naturalmente la Boldrini opta per la Sicilia Orientale, l’asciando, “generosamente”, l’altro collegio a Erasmo Palazzotto e per le Marche, invece viene candidata la Lara Ricciatti, che alle primarie di dicembre si era imposta con 811 preferenze. E le primarie della Boldrini? No, lei nessuna primaria, ha un canale preferenziale e viene inserita nelle liste… merito del cv, naturalmente!

E così Sofia Martino, 43 anni, insegnante precaria, 3 figli a carico, che alle primarie siciliane di SEL è stata la più votata, è rimasta fuori!

“Stando quindi a quanto si legge su facebook, quando nelle Marche si è saputo delle candidature paracadutate dall’alto c’è stata una sollevazione popolare che avrebbe portato ad un accordo pre elettorale con la segreteria nazionale di SEL: in caso di vittoria la Boldrini avrebbe optato per uno dei due collegi siciliani, lasciando quello marchigiano alla Ricciatti. Cosa che si è puntualmente verificata”. Come riporta il quotidiano indipendente Messina.Sicilians.it

Stordita, Sofia Martino s’informa presso due dirigenti regionali, Crispino Maggio e Simone Di Trapani. “Mi hanno risposto che non ne sapevano nulla e che forse era una manovra delle Marche per fare pressione sul nazionale perché la Boldrini optasse per un collegio siciliano. Ho detto che mi sembrava una cosa stupida e bambinesca, ma mi è stato ribattuto di non fare dietrologia e che il 5 marzo il direttivo nazionale avrebbe deciso. Ma in realtà non è andata così, perché il 28 febbraio sul sito del nazionale c’erano già gli eletti. Quello che più mi ha ferito è che la mia esclusione non mi è stata comunicata dal partito, ma l’ho letta su FB. Dopo che mi sono girata tutta la Sicilia per la campagna elettorale, mi è sembrata una grossa mancanza di rispetto”.

Naturalmente nella polemica non entra la segreteria provinciale del SEL. Ma su Fb si parla di un’assemblea regionale durante la quale si era deciso che la Sicilia Orientale andasse a favore della Boldrini. Ma chi è mai Laura Boldrini, visto che su internet non si ha nessuna informazione neppure sulla famiglia. Una carriera fuminante dovuta a meriti personali!

E Palazzotto si dice dispiaciuto… Sofia Martino non è rappresentativa come Laura Boldrini… infatti tutta Italia fino a ieri è vissuta senza conoscerla! Ma per Palazzotto è una figura di carattere nazionale.

Ma questa posizione fa alimentare le polemiche: il territorio siciliano è stato talmente devastato da decenni di pessima amministrazione, che a rappresentarne bisogni e disagi può essere solo un parlamentare locale.

Così Sofia Martino supportata dai siciliani che non ci stanno a vedersi scippare un posto in parlamento per i soliti giochi di partito continua a contattare esponenti del partito che possano chiarire queste scelte: “Ho provato a telefonare a Francesco Ferra del direttivo nazionale e per tutte e due le volte mi è sttao detto che era in riunione. Ho lasciato i miei recapiti telefonici, ma non mi hanno ancora richiamato. In ogni caso, volevo solo chiedere perché il territorio fosse stato penalizzato, visto che il candidato eletto era peraltro anche quello più votato in Sicilia alle primarie. “Pensavo che io e la Ricciatti avessimo le stesse possibilità, ma è evidente che io sono partita male in partenza, non sapendo che in caso di vittoria avrebbero sacrificato me. Sia chiaro, avrei corso lo stesso per il partito, ma avrebbero dovuto dirmelo. Questa decisone di fatto si traduce in una mancata valorizzazione del territorio. Abbiamo perso l’occasione per radicare il partito in Sicilia. Le Marche sono rosse e rosse sarebbero rimaste. E comunque, sarebbero state sempre rappresentate da marchigiana. Ma nella Sicilia del 61 a 0 del PDL, un parlamentare locale di SEL in più avrebbe dovuto esserci. Se volevano premiare l’impegno della compagna Ricciatti io avrei corso lo stesso, ma senza mettere a rischio il mio lavoro. Sono una Cocopro, non sono tutelata sul piano dei diritti e quando la campagna elettorale si è intensificata nelle ultime settimane non ho rinnovato il contratto e adesso potrò riprendere a lavorare solo a maggio. In ogni caso, se a Messina città SEL ha avuto il 3,2%, lo stesso dato del nazionale, qualcosa di buono lo avrò anche fatto. E anche rispetto al collegio della Sicilia Occidentale, qui abbiamo avuto oltre 3 mila voti in più. Questi dati dovrebbero parlar chiaro. O no?”.

E mentre Facebook si mobilita con una petizione, la Boldrini si candida alla Presidenza della Camera.

Il 20 partono le consultazioni al Colle!

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In un clima da apocalisse politica, con la Spagna che riduce sempre più il margine di divario tra i suoi titoli di Stato e quelli italiani, tra le mille e non più mille proposte di Bersani, che non ha smacchiato il giaguaro ma anzi ha provveduto a rafforzare l’idea di una politica di compromessi, di inciuci e di promesse. Insomma di una casta che si divide la torta e i cittadini devono solo finanziare i partiti… poi il lavoro ci penseremo, la sanità è meglio se t’impicchi e per la scuola facciamo le iscrizioni online per essere moderni… ma un vero programma scolastico nuovo non c’è.

In questa atmosfera surreale ecco che Napolitano inizia  le consultazioni per la formazione del nuovo governo. La data è fissata per mercoledi’ 20 marzo.

 

RENZI RIPARTE DAL JOB ACT!

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“Sarà una legislatura breve. Ma spero possa almeno fare una riforma elettorale perché i cittadini scelgano il prossimo Sindaco d’Italia. E se ci saranno le condizioni, mi candiderò. Sto preparando un Job Act: un piano per il lavoro. Sarà innovativo. Noi ci siamo divisi tra la Cgil e Ichino e abbiamo dimenticato cose molto concrete: 20 mila cantieri fermi, lo 0,7 per cento del Pil, bloccati dal patto di stabilità, lo ricorda il presidente dell’Anci Graziano Del Rio. Investimenti sull’innovazione digitale, sull’agroalimentare, progetti per gli investitori stranieri. Al Job Act stanno lavorando imprenditori, docenti, manager, neo-parlamentari: un volume corposo, lo presenteremo tra aprile e maggio.” Così il Sindaco di Firenze in un’intervista all’Espresso.

Fate il vostro gioco… la roulette del Pd, ora Grasso e Boldrini

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E’ stallo in Parlamento: venerdì 5 fumate nere per le elezioni dei presidenti delle camere. Vota praticamente solo M5s, che debutta tra cravatte no-Tav e apriscatole, sedendo in alto alla Camera. Stamattina nuovo round. Berlusconi chiama fuori il Pdl: colpa di un Pd irresponsabile, accusa. Resta confermata per questa mattina la riunione di deputati e senatori di Scelta Civica, ma sulle presidenze di Camera e Senato, dopo il vertice notturno con Mario Monti seguito all’incontro del premier con Giorgio Napolitano al Quirinale, l’indicazione è quella di votare scheda bianca. Tramontate le ipotesi circolate ieri di una presidenza del senato per lo stesso Monti o di un’intesa con il Pd per un montiano a Montecitorio (erano circolati i nomi di Dellai e Balduzzi). E saltata la trattativa con i montiani il Pd punterebbe su due candidature nuove alla Camera e al Senato e i due saranno Laura Boldrini, di Sel, a Montecitorio, e Piero Grasso al Senato.

BERSANI VOLTAGABBANA! ADESSO L’IPOTESI E’ LEGA NORD.

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Caduta e sofferenza di un dittatore. Bersani non ce la fa a tenere il passo con i grillini e, stralunato, inizia ad avere la nebbia padana nel cervello. Vede verde in un attacco di bile per l’accordo mancato con il M5S e cerca la soluzione dell’ultimo momento… Prova la mossa del raccattapalle e si lancia alla raccolta di voti. Ma dove pescare? Dopo aver cercato di far saltare i grillini dal loro movimento al Pd, dopo aver provato lui stesso il brivido del baratro accennando all’abolizione del rimborso elettorale (l’uomo nero che disturba i sogni d’oro di Pier Luigi) e dopo aver perfino creato la compagnia del “fringuello” per andare a contrattare con quel pericolo a cinque stelle dalle punte acuminate… il segretario del Pd ha trovato la soluzione.

UDITE UDITE (o rustici attenti, non fiatate) L’EDITTO E’ STATO EMANATO! SUA SIGNORIA PIER LUIGI BERSANI DA BETTOLA, USANDO L’ORDINARIA CLEMENZA, CONCEDE UN NUOVO ACCORDO CON IL QUALE RISTABILIRA’ NUOVAMENTE LA TRANQUILLITA’. IL NOSTRO SOVRANO, PRODIGO E GENEROSO, OFFRE LA PRESIDENZA DEL SENATO A MARIO MONTI E UNA LEALE ALLEANZA AI LONGOBARDI, CHE VENGANO PURE I LEGHISTI, CON I LORO VOTI, A IMPOLPARE QUESTO PARLAMENTO, ORMAI DIVENUTO UN MATTATOIO. SI SPALANCHINO LE PORTE PER IL SOLE DELLE ALPI (Ragasssi ma metter una foglia di maria sembrava brutto?) E CHE SEGGANO SU QUESTI SCANNI GLI EREDI DI ALBERTO DA GIUSSANO… O SI FA L’INCIUCIO O ABBIAM LA PIAGA D’EGITTO! (i grilli hanno già invaso il parlamento)

Che poi è logico i Maroni si trovano sui Monti! Ma l’uveite non la recuperiamo? Qualche bel grappolo ci servirebbe per innaffiare bene l’inciucio finale… ed ecco quindi che rispunta un’idea “nuovissima” il GOVERNISSIMO, da celebrare con il Va Pensiero sull’ali dorate (del finanziamento pubblico)!

Esce dalla sua stanza bunker… il Cav di nuovo in libertà!

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Come annunciato dal suo medico personale, Alberto Zangrillo, Silvio Berlusconi ha lasciato l’ospedale San Raffaele di Milano. ”Sono un po’ stanco, mi hanno dato due giorni ad Arcore e ne sono contento” ha detto.  Il governo ”non solo si farà, ma si deve fare”.

Parla, respira e ragiona… anche questa volta il Cavaliere sconfigge il “male ingiusto”!

2° turno per Camera e Senato: l’ onda bianca continua!

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Neppure al secondo turno si è riusciti ad avere una convergenza. Nonostante l’appello di Vendola, di votare per il candidato del M5S. Si registra una situazione di paralisi all’interno dei due rami del parlamento.

Camera convocata alle 10,30, prima seduta del Senato alle 11. Inizia così la legislatura numero XVII che come di consueto affronta in via preliminare il nodo delle presidenze delle sue assemblee parlamentari. I presidenti dovrebbero essere eletti domani e non oggi perché il Pd ha deciso di tenere aperto il dialogo con il M5S.

Il grillini hanno intanto deciso di votare i propri candidati per gli scranni più alti di camera e senato: Roberto Fico e Luis Alberto Orellana.

Per la presidenza del Senato è più difficile fare previsioni rispetto a quella della Camera. Il leghista Roberto Calderoli ha proposto uno “scambio”: se la presidenza di Montecitorio andasse a un esponente del Pdl, il carroccio voterebbe la candidatura di Anna Finocchiaro, capogruppo uscente del Pd, al senato.

Il Pdl non ha finora avanzato proprie proposte (le indiscrezioni dicono che i parlamentari di questo partito voterebbero oggi scheda bianca). Il Pd sarebbe intenzionato a sostenere la candidatura di un esponente di scelta civica. Crescono di conseguenza le chance di Linda Lanzillotta, ex Pd ed ex Api, ex ministro per gli affari regionali.

Eletta e dimessa!

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45 anni, impiegata di Cesano Maderno, Monza e Brianza, la donna era salita all’attenzione degli attivisti lombardi del Movimento quando alle Parlamentarie di dicembre era balzata in testa come capolista al Senato nella circoscrizione Lombardia. E si era involontariamente trovata al centro di una polemica che si inquadra nella più generale «rivalità» tra gli attivisti di Milano e quelli della brianza.

Tutto inizia a dicembre 2012. Nella circoscrizione Lombardia 1 alle primarie interne del Movimento appena concluse hanno stravinto a sorpresa i candidati «monzesi». Al Senato i primi tre posti sono occupati tutti da loro: Giovanna Mangili, con 231 voti, Monica Casaletto, con 199 e Bruno Marton, di Desio, con 199 voti. Incredibilmente gli attivisti milanesi si vedono a secco di propri rappresentanti in una delle circoscrizioni più importanti d’Italia.
Iniziano a fare alcuni calcoli. E diversi puntano il dito proprio contro Giovanna Mangili, definita una «candidata per caso». Molti fanno notare come non abbia esperienze passate di attivismo, e come si sia avvicinata al Movimento soltanto negli ultimi tempi (si è iscritta al Meetup nell’ottobre 2012) all’indomani dei successi del Movimento alle amministrative di Parma e alle Regionali siciliane. Altri sottolineano maliziosamente il suo matrimonio con Walter Mio, attivista M5S come lei, eletto pochi mesi prima consigliere comunale a Cesano.
Com’è possibile, si chiedono, che un attivista appena iscritta al Meetup abbia preso più voti di molti altri che da anni lavorano sul territorio? Normale dinamica territoriale, risponde un attivista monzese. Monza e Brianza sono sempre state un’isola felice. Il numero dei candidati era molto esiguo rispetto agli attivisti, naturale che i voti si siano dispersi di meno. Una vera e propria cordata, rispondono invece i milanesi. Pensano che gli attivisti di Monza abbiano deciso di fare «gioco di squadra» e abbiano dirottato in massa i propri voti (3 a testa) solo su pochi candidati scelti. Una procedura normale negli altri partiti. Un’eresia all’interno del Movimento in cui uno vale ognuno e le cordate sono bandite.
Annusato il pericolo, lo stesso Grillo ha messo in guardia gli attivisti con un post in cui minacciava di diffidare chiunque avesse tentato di pilotare il voto con «congreghe partitiche su base locale create per favorire uno o più candidati a scapito di tutti gli altri».  Secondo alcuni attivisti, non tutto è andato come previsto. «Alcuni gruppi hanno adottato strategie di concentrazione dei voti. Queste sono cose veramente gravi», constata amaramente qualche giorno dopo Vito Crimi, attuale portavoce al Senato del Movimento 5 Stelle e scalzato dal posto di capolista al Senato della Lombardia dalla Mangili.
Le accuse hanno spinto la Mangili a rispondere con le dimissioni: «Con questo gesto», ha scritto il marito Walter Mio, «vogliamo ridare dignita’ personale ad una persona che ha sopportato in silenzio attacchi per non danneggiare un MoVimento che ha sempre sostenuto e che sempre sosterrà».

Vendola al Pd: covergiamo sul grillino!

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“L’auspicio è che si possa determinare una scelta in favore di un candidato del Movimento cinque stelle”: lo dice il leader di Sel Nichi Vendola, nel corso di una conferenza stampa, in merito all’elezione del presidente della Camera e sottolineando di auspicare un “atto unilaterale del centrosinistra che decidesse questo”.

De Gregorio ai domiciliari!

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E’ agli arresti domiciliari l’ex senatore del Pdl Sergio De Gregorio: l’ordinanza notificatagli a casa a Roma dalla Gdf e’ relativa all’inchiesta sui finanziamenti al giornale L’Avanti, che lo vede accusato di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, riciclaggio ed estorsione. De Gregorio e’ invece accusato di corruzione nell’inchiesta sulla presunta compravendita di senatori: per questo capo d’accusa la procura ha chiesto, per lui e per Berlusconi, il giudizio immediato.

PD-Monti e… in forse il Pdl? Ecco i compagni della parrocchietta?

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Pier Luigi Bersani ha provato a tenere aperto fino all’ultimo il tentativo di un coinvolgimento del Movimento 5 Stelle nella partita delle presidenze di Camera e Senato. Uno schema traballante già da giorni e che con il passare delle ore, dicono fonti parlamentari del Pd, si conferma sempre più irrealizzabile. «Lo schema originario di Bersani è ormai acquisito che è fallito», sostiene più di un parlamentare democratico.
E ora? Il nuovo schema possibile è quello di un’intesa con la coalizione montiana. Un’opzione su cui, in particolare, l’area franceschiniana premeva da giorni. Dario Franceschini già alla Direzione del Pd aveva sollecitato l’avvio di un dialogo con i montiani.
Con il tramonto dello schema Pd-M5S, la carta Monti torna alla ribalta. I contatti sono in corso e non si esclude anche un contatto diretto tra Bersani e il Professore che, dicono fonti sia alla Camera che al Senato, sarebbe fortemente interessato alla presidenza di palazzo Madama. Un’intesa di questo tipo ‘salverebbe’ l’ispirazione della corresponsabilità istituzionale perseguita da Bersani: Monti al Senato e Franceschini alla Camera.
Ma c’è un problema che al momento non è stato superato: Monti, anche nei contatti avuti questa mattina, continua a chiedere che venga tenuto dentro anche il Pdl. Un coinvolgimento che per il Pd non è possibile accettare. «Mai e poi mai con il Pdl -dicono fonti dem- piuttosto facciamo saltare tutto». Se dovesse fallire anche l’intesa con i montiani, dicono le stesse fonti, allora vorrebbe dire che «facciamo da soli». Con il rischio che magari sullo scranno più alto del Senato vada un pidiellino.

Mario Monti al Senato?

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Circola con insistenza in diversi ambienti parlamentari, nel Pdl, nel Pd e persino in Scelta Civica, l’ipotesi di una candidatura di Mario Monti a presidente del Senato. Uno scenario su cui fonti vicine al premier non vogliono rilasciare dichiarazioni, ma che nel palazzo trova, al momento, diverse conferme.

Dalla politica al carcere: la caduta di Cosentino!

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L’ex sottosegretario all’Economia del Pdl, Nicola Cosentino, è entrato nel carcere di Secondigliano, Napoli, in esecuzione dei provvedimenti di arresto emessi a suo carico nel 2009 e nel 2011 per i reati di concorso esterno in associazione camorristica, reimpiego di capitali illeciti e corruzione.  L’ex coordinatore del Pdl in Campania si è consegnato spontaneamente alla casa circondariale napoletana accompagnato dal suo difensore di fiducia, Stefano Montone. I pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro e Alessandro Milita, hanno delegato per l’esecuzione del provvedimento di arresto alla Dia e ai carabinieri di Caserta.

CAMERA e SENATO: ELEZIONE PRESIDENTE ASSEMBLEA- fumata nera!

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E’ iniziata sotto la presidenza provvisoria di Antonio Leone (il più anziano degli ex vicepresidenti rieletti) la prima seduta della XVII Legislatura. All’ordine del giorno – tra l’altro – l’elezione del presidente dell’Assemblea.

L’elezione si è svolta dando il seguente risultato: 618/618

Bianca: 4156

Roberto Fico:108

Marantelli6

Nulle:24

Al senato, neppure le forze politiche sono riuscite a darsi un presidente.

Alla prima chiama per l’elezione del presidente di Palazzo Madama. Un risultato atteso visto che le forze politiche ancora sono lontane dal trovare un accordo. Un risultato che verrà anche dalla Camera dove attualmente e’ in corso lo spoglio dei voti.

Ore 14.45 nuova votazione.

LUIS ALBERTO ORELLAN al Senato, il Pd fa dietro front!

tuttacronaca-LUIS ALBERTO ORELLAN

Per il Senato la scelta è caduta su LUIS ALBERTO ORELLAN, originario di Caracas ma eletto a Pavia.

Nato in Venezuela nel 1961, si trasferisce in Italia a 13 anni con la famiglia e compie studi scientifici, in particolare nel campo dell’informatica. Dopo la laurea in Scienze dell’Informazione, trova lavoro in Italtel, dove lavora ancor oggi. Ha esperienze di cooperazione in Africa e Sudamerica. E’ entrato nel MoVimento 5 Stelle nel 2009, candidandosi alle comunali della sua città, Pavia. Si è impegnato nella promozione dei referendum del 2011 su acqua e nucleare. Descrive il suo impegno politico come quello di “un novello Cincinnato”: fare politica non può essere un lavoro per la vita, ma una parentesi in cui i cittadini aiutano a governare il Paese.

Intanto è stato rinviato l’incontro tra la delegazione del Pd e quella del M5S in programma domani mattina.

M5S propone Fico e il Pd boccia… sempre più lontana un’ipotesi di governo!

tuttacronaca- pierluigi bersani- m5s- camera

«Abbiamo appena scelto il nostro cittadino da proporre come Presidente della Camera: Roberto Fico attivista since 2005». Con un post su Facebook è stato annunciato il nome del candidato alla presidenza della Camera. A pubblicarlo la neo deputata Tiziana Ciprini sul suo profilo personale.
Roberto Fico è napoletano, laureato con 110 e lode in Scienze della Comunicazione e con un master in “Knowledge managment” al Politecnico di Milano. Ha lavorato come redattore in una casa editrice, come direttore della ristorazione in un albergo e ha anche gestito l’ufficio degli studenti stranieri  all’Università di Helsinki presso la Facoltà di Scienze Sociali. Ha seguito Beppe Grillo sin dall’estate del 2005 e ha fatto nascere dei gruppi locali di confronto sul sito “Meetup” in cui raccogliere idee da concretizzare al di là della rete.
Fumata nera in Parlamento, almeno da parte del Pd. “Finora la nostra proposta di corresponsabilità non è stata raccolta dalle altre forze. Propongo dunque di votare domani sia alla Camera sia al Senato scheda bianca per continuare a lavorare ad un accordo”. È la proposta avanzata da Pier Luigi Bersani, all’assemblea dei senatori Pd.

“Che qualcuno dica siamo già fuori dall’euro e che lo vada dire ad un giornale tedesco non è il massimo delle trovate. Vuol dire che noi andiamo nel Mediterraneo con della carte straccia in tasca e con un disastro di proporzioni cosmiche per questo paese”. Lo dice Pier Luigi Bersani, in una intervista a Youdem,riferendosi a Beppe Grillo.
Secondo Bersani piuttosto che ipotizzare un’uscita dall’Euro è necessario “andare in Europa a dire con forza, avete visto anche dalle elezioni italiane che così non va e che l’Europa ok, ma non così. Questa, secondo il segretario del Pd “è la strada che tutti dovremmo prendere”.

COSI’ PARLO’ IL DITTATORE BERSANI…  MA UNA GRAMMATICA COMPRENSIBILE QUANDO LA POTREMO AVERE IN POLITICA… MORO ERA INTRADUCIBILE PER LA COMPLESSITA’ DI LINGUAGGIO, BERSANI LO E’ PER L’ILLOGICITA’!

M5S fa scoprire al Pd la politica senza rimborsi… tutto ai terremotati!

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«È possibile, ed è stato dimostrato, fare politica senza intermediazione dei partiti, senza bisogno di soldi pubblici e garantendo la massima trasparenza sulle fonti di finanziamento. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito»: lo afferma Beppe Grillo sul suo blog.
Il leader di M5S afferma che le spese saranno tutte documentate e rese pubbliche. Inoltre quanto resta dei 568.832 euro raccolti tra i cittadini sarà destinato al conto corrente per i terremotati dell’Emilia. «Le attività necessarie per le campagna elettorale del M5S, come l’allestimento dei palchi, sono state realizzate – scrive Grillo – grazie al volontariato dei cittadini attivi. Tutte le altre spese connesse e correlate sono state sostenute grazie a circa 15.000 persone che hanno donato in media poco meno di 40 euro a testa per un totale di 568.832 euro ad oggi. Tutte le voci di spesa saranno pubblicate, entro i termini di legge, nei prossimi giorni non appena sarà finita la meticolosa attività di rendicontazione».
«Non tutti i soldi che sono arrivati sono stati effettivamente spesi. Come anticipato la parte restante sarà destinata al conto corrente per i terremotati dell’Emilia. Il M5S vive grazie alla partecipazione attiva di milioni di cittadini. È possibile, ed è stato dimostrato, fare politica senza intermediazione dei partiti, senza bisogno di soldi pubblici e garantendo la massima trasparenza sulle fonti di finanziamento. Grazie – conclude – a tutti coloro che hanno contribuito».

il Pd pronto a dare Presidenza della Camera al M5S e apertura su riborsi

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Pierluigi Bersani, insieme al suo Stato Maggiore, sarebbero pronti a dare il via libera per votare un esponente del Movimento 5 Stelle alla Presidenza di Montecitorio.

E uno dei segnali di apertura al M5S da parte del Pd, sarebbe il passo indietro fatto da Dario Franceschini, il più quotato tra i democratici alla poltrona di Presidente della Camera, il quale si è detto non disponibile ad assumere quel ruolo, nemmeno nel caso in cui i grillini rinunciassero alla posizione. Il No di Franceschini sembrerebbe derivare dal fatto che, il politico avrebbe ricoperto il ruolo di Presidente nel caso in cui si fosse messo in piedi un progetto complessivo per un’intera legislatura, ma dato che l’incertezza regna sovrana e la durata della legislatura difficilmente sarà quella naturale, ecco spiegato il passo indietro di Franceschini.

Davide Zoggia, Responsabile Enti Locali del Pd, nonché uomo che tiene i contatti con le altre forze politiche al Senato, ha detto: “Siccome noi abbiamo sempre detto che siamo per il cambiamento e visto che loro hanno un risultato numerico equivalente a quello del Pd, non sarebbe logico, a fronte di una disponibilità da parte dei 5Stelle, non votare un loro candidato…Detto questo, vedremo”.

Alla presidenza del Senato, invece, dovrebbe essere votato un candidato Pd e il nome più gettonato è quello di Angela Finocchiaro.

Ma la vera vittoria di Beppe Grillo è sul rimborso elettorale ai partiti.

Addio al sistema attuale di finanziamento pubblico dei partiti, sì a un nuovo sistema basato sulla raccolta fondi, in particolare sulle piccole donazioni. A dirlo è il tesoriere del Pd, uomo di Bersani, Antonio Misiani. Forse è una delle aperture più importanti fatte a Grillo e al Movimento 5 Stelle negli ultimi giorni, visto che la restituzione dei rimborsi elettorali e una nuova disciplina dei soldi pubblici alla politica sono i prerequisiti che pongono a una possibile collaborazione con il Partito democratico. E la soluzione individuata da Misiani – c’è da scommetterci – è destinata a piacere molto al comico genovese: il Movimento infatti si finanzia proprio sulla base di piccoli versamenti online fatti da militanti e simpatizzanti.

“Sono disponibile ad avviare un’operazione di crowdfunding al posto del finanziamento ai partiti – dice Misiani -. Trovo molto interessante la proposta avanzata da Pellegrino Capaldo che è il concetto dell’incentivazione di un finanziamento basato su piccole donazioni fortemente agevolate dal punto di vista fiscale. E’ una sfida che noi siamo pronti a raccogliere sia sul tema del finanziamento sia sul tema della democrazia dei partiti, perché oggi noi diamo grande attenzione ai finanziamenti dei partiti ma c’è anche il problema della democrazia interna dei partiti perché o questo paese abbandona il dominio di partiti personali o liberisti o la nostra democrazia non fa grandi passi in avanti”.

Che questo sia un ulteriore amo lanciato dai Democratici a Grillo, lo si capisce andando a a guardare come il Movimento si finanzia online. Dal suo blog il comico chiede ai suoi di donare tramite carta di credito o bonifico per sostenere le spese di campagna elettorale, di promozione e legali di M5S. Finora sono arrivati 568mila euro da parte di 14.650 persone. Stiamo parlando quindi di piccoli versamenti, per una media di 38 euro l’uno. Proprio quelle microdonazioni da agevolare fiscalmente di cui parla Misiani.

Prima il Papa… per il governo c’è tempo, ma Renzi è pronto!

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Cambiare partito? «No. Sono rimasto nel Pd e con Bersani non solo perchè sono leale alla Ditta, ma anche perchè penso che per l’Italia sia utile avere due grandi partiti», lo dice il sindaco di Firenze.
Tra dieci giorni ci sarà un governo Bersani? Un governo del presidente? O torneremo a votare?, «Credo – dice Matteo Renzi- che sarà una legislatura breve, mi auguro che almeno si riesca a scrivere una buona legge elettorale. Il mio modello è il sindaco d’Italia».
«Solo da noi – spiega – il vincitore è oggetto di interpretazione: se alla Sistina si votasse con il Porcellum sarebbero eletti in quattro. E ora a venti giorni dal voto stiamo per infilarci nel rito nobile delle consultazioni. Ci mettono meno a fare il papa che il presidente della Camera!».

ADESSO… E’ BASTA BERSANI!

Agli Usa piacciono i grillini e il Pd tuona all’incidente diplomatico!

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L’ambasciatore americano “apre” ai grillini, e il Pd polemizza. L’ambasciatore statunitense a Roma David Thorne, parlando agli studenti del Liceo Visconti della Capitale, ha infatti usato parole di elogio per l’impegno dei giovani del Movimento 5 Stelle. «Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento», ha detto Thorne. «Tocca a voi ora agire per vostro Paese – ha aggiunto rivolgendosi in italiano agli studenti del Visconti per la giornata dell’orientamento professionale -, un Paese importantissimo nel mondo».
«So che ci sono problemi e sfide in questo momento, problemi con la meritocrazia, ma voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento. Spero che molti di voi – ha concluso l’ambasciatore americano – daranno un contributo positivo in questo senso per il vostro Paese».
Parole che non sono piaciute al parlamentare del Pd Michele Anzaldi, che in una nota ha espresso il suo dissenso verso l’intervento di Thorne, definito un’ingerenza. «Se confermate le dichiarazioni dell’ambasciatore americano David Thorne di sostanziale appoggio al Movimento 5 Stelle configurerebbero una gravissima ingerenza nelle vicende italiane», ha detto Anzaldi, le cui dichiarazioni sono state anche riprese dallo stesso blog di Grillo.
«Mi auguro che il ministro degli esteri Terzi di Santagata chieda immediatamente spiegazioni all’ambasciata americana e chieda al Dipartimento di Stato una correzione e una smentita rispetto a queste dichiarazioni, rese peraltro in una scuola, di fronte ai ragazzi. Proprio perchè amici e ammiratori della grande democrazia americana, non è davvero accettabile una simile entrata a gamba tesa, in un momento tanto delicato della nostra vita politica e istituzionale», ha concluso il parlamentare democratico.
«Dichiarazioni fuori luogo, rese con deprecabile leggerezza», le parole della neo senatrice del Pd Rosa Maria Di Giorgi, già assessore all’istruzione della giunta Renzi al Comune di Firenze. «Se confermate, le parole di Thorne si configurano come un vero e proprio incidente diplomatico, su cui è necessario un immediato intervento da parte delle autorità competenti statunitensi e italiane – ha aggiunto Di Giorgi -. Spero che dal Dipartimento di Stato Usa arrivi subito una presa di distanza dalle dichiarazioni attribuite all’ambasciatore».
«Le mie parole hanno suscitato interesse. L’uso dei new media è positivo per il sistema politico italiano», ha poi commentato su Twitter l’ambasciatore americano David Thorne, che rimanda con un link al video del suo intervento di stamani al Liceo Visconti di Roma.

Rinviato il Rubygate… forse il 25/3… di un qualche anno!

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I giudici del tribunale di Milano,davanti ai quali si celebra il processo Ruby, dopo aver ricevuto il certificato medico del San Raffaele, hanno constatato che ”permangono sbalzi pressori” e che Silvio Berlusconi deve rimanere in ospedale, e pertanto hanno rinviato il processo a lunedi’ prossimo 18 marzo. Inoltre hanno fissato udienza per il 20, il 21 e 25 marzo.

L’attacco al Colle di Grillo… quasi una presa della Bastille?

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“Povero Paese dove un presidente della Repubblica invece di andare in prima serata in televisione a condannare un atto eversivo di portata enorme come la triste sfilata di parlamentari negli uffici giudiziari, riceve Alfano (ex ministro della Giustizia…) al Quirinale il giorno dopo”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog in un post dal titolo ‘Povero paese’. “Povero Paese – aggiunge – dove deputati e i senatori della Repubblica si umiliano in gruppo per il loro padrone e occupano un tribunale della Repubblica senza che nessuno intervenga, senza il minimo pudore. Come faranno a guardarsi in faccia? Il MPS, il più grande scandalo economico della Repubblica, è scomparso dall’informazione. Povero Paese in ostaggio degli interessi di tanti, di troppi, ma non del popolo italiano. Ora siamo a una svolta. Gli italiani lo hanno capito”. Lo afferma Beppe Grillo sul suo blog criticando quanto sta avvenendo, e in particolare una discussione centrata solo sulle alleanze invece che sui problemi dell’Italia.

Sicuramente con la morte di David Rossi, lo scandalo Mps è stato sotterrato! Sicuramente la magistratura deve andare in fondo su un sistema politico corrotto e colluso con le associazioni criminali… ma certo anche la speculazione mediatica, vuole la sua parte. L’Italia va a rotoli e nessuno si decide a cambiare la formula Bersani… si insiste con il solito vecchio modello basato su inciuci e cambi di rotta politica… ma il clima è cambiato! Gli 8 famigerati punti, in cui è detto tutto, ma non si è spiegato nulla restano lì come un vecchio testo di scuola da imparare a memoria per poi dimenticare appena dopo l’interrogazione. Intanto le imprese chiudono, gli imprenditori si suicidano, i giovani e meno giovani finiscono con l’accantonare, non un sogno, ma la propria esistenza. COSA STIAMO ATTENDENDO PER CAMBIARE ROTTA? I GIOCATTOLI SI SONO ROTTI, MA NOI VOGLIAMO SEGUITARE A GIOCARE?

Clima hot il Rubygate! Dal bunga bunga al tribunale è sempre una patata bollente

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Torna la voce al Cavaliere!

«I ripetuti comportamenti processuali di una parte della magistratura, che è mossa da un pregiudizio politico, non sono più tollerabili. La magistratura si è trasformata da ordine dello Stato in un potere assoluto, onnipotente e irresponsabile.De Gregorio aveva chiesto 10 milioni di euro a diversi parlamentari del Pdl, e di fronte al loro rifiuto aveva minacciato di andare dai pm a raccontare menzogne. I magistrati si sono costituiti in correnti con chiaro orientamento ideologico e politico. Non si può più consentire che nei confronti di un protagonista politico di centrodestra possano scendere in campo pm appartenenti alla stessa corrente di sinistra e che poi anche il collegio giudicante sia composto da due o addirittura tre giudici appartenenti alla sinistra. Con me ci si è sempre comportati così e le conseguenze si continuano a vedere.La lotta in Parlamento su questi temi sarà una battaglia combattuta per ottenere, naturalmente, le stesse garanzie per gli esponenti politici della sinistra – ha proseguito Berlusconi -. È una battaglia che non si può perdere, se non si vuole che l’Italia continui a essere un Paese in cui nessuno che si dedichi al servizio della politica possa vivere sereno. Questa sacrosanta battaglia, così indiscutibilmente giusta dopo ciò che è capitato a me in questi 20 anni, è una battaglia che vinceremo in nome della democrazia, in nome dello Stato di diritto, in nome della libertà». Lo ha detto Silvio Berlusconi in una intervista.

E’ davvero un operazione CRAXI2? «Anche se i miei avvocati sono di contrario avviso, io non voglio credere che i miei giudici stiano correndo verso una condanna prestabilita. Nonostante tutto mi aspetto ancora giustizia, almeno da questa corte», afferma in merito al giudizio d’appello attualmente in corso a Milano sui diritti Mediaset.
Alla domanda se abbia paura di una condanna definitiva il leader Pdl risponde così: «Corre voce che nel palazzo di giustizia di Milano si parli espressamente e senza vergogna di una ‘operazione Craxi 2’. Non sono riusciti a eliminarmi con il mezzo della democrazia, le elezioni, e ora tornano a provarci attraverso questo uso della giustizia a fini di lotta politica», aggiunge ribadendo che «sanno che sono io il vero ostacolo sulla strada della sinistra. Ho un serio problema agli occhi. Il mio stato potrà anche suscitare l’ironia di qualche pubblico ministero, gli farà magari chiedere, e magari ottenere, una ridicola ‘visita fiscale’. Ma a me non impedisce di vedere bene nel mio futuro: io so che a Milano non ho mai avuto giustizia. Anche per vedere riconosciuta la mia innocenza nei tre attuali processi è probabile che dovrò attendere sino alla Cassazione ma non posso desistere. Ero talmente sicuro di poter essere presente in aula – continua Berlusconi nell’intervista – prima di essere costretto a curarmi al San Raffaele, da aver pensato al testo di una mia dichiarazione spontanea. Ai giudici avrei detto: “Il buon senso vorrebbe che io fossi altrove, a rappresentare gli interessi di 9 milioni di elettori. Invece sono qui, da cittadino offeso e indignato per una sentenza di primo grado che può essere considerata solo una sentenza costruita espressamente contro di me perchè capovolge la realtà, offende il buon senso e cancella il diritto”», ha aggiunto  il Cavaliere.

Il pd va all’ attacco sulla linea dei grillini: «Se gli atti fossero fondati penso proprio di sì». Così Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd, risponde a Sky Tg24 alla domanda se il partito di Bersani voterebbe a favore in Senato di un’eventuale richiesta di arresto di Silvio Berlusconi. «Dovremmo vedere le carte. Noi abbiamo un atteggiamento rispettoso di atti della magistratura che fossero corretti», conclude.

La Santanchè si butta nell’arena e accusa Migliavacca: «Migliavacca getta la maschera e sotto c’è il compagno bolscevico che ha orrore delle libertà borghesi e degli accordi con le forze socialdemocratiche. Vergogna! Migliavacca continua ad ammiccare ai Grillini allargando sempre di più il solco tra Pdl e Pd. A rimetterci sono gli italiani ed il Paese. Con questo tipo di atteggiamento irresponsabile e di mentalitàantiquata èimpossibile pensare di fare le riforme». Lo dice la parlamentare del pdl Daniela Santanchè.

I poteri dello Stato e «in particolare quello politico e giudiziario, non possono e non debbono trovarsi in posizione di ostilità tra di loro».  «In un momento come questo» che il ministro ha definito di «eccezionale difficoltà» ci si deve «ispirare alla costruttività, da realizzare col contributo di tutti , nel rispetto della divisione dei poteri», lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino.
Una divisione che non deve diventare «contrapposizione». «La soluzione è complessa – ha ammesso sempre la Severino – e occorre lo sforzo di tutti per arrivare alla soluzione dei profili istituzionali che riguardano il potere politico e poi alla soluzione dei profili che riguardano il potere giudiziario».

Ma c’è un unico vincitore che aumenta i suoi consensi dalle lotte fra Pd e Pdl… è il M5S!

Siamo già fuori dall’euro? Per Grillo, SI’!

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In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt Beppe Grillo ha dichiarato che «L’Italia è di fatto già fuori dall’euro».  I Paesi del Nord Europa – ha detto – manterranno l’Italia nell’eurozona «finchè non riavranno gli investimenti effettuati dalle loro banche sui titoli di Stato italiani. Dopo ci lasceranno cadere come una patata bollente».
«L’Europa non deve avere paura» ha quindi affermato Grillo al foglio economico tedesco. Serve «un’inversione forte e più democrazia», ha spiegato il leader di M5S proponendo non un’uscita dell’Italia dall’euro ma «un referendum online» sulla moneta unica, come si «sarebbe dovuto votare sul Trattato di Lisbona», tutti temi su cui «è stata ignorata la nostra Costituzione».
Grillo – che soffermandosi sul suo movimento ha affermato «Noi siamo la rivoluzione francese, senza ghigliottina» – ha infine precisato di non sentirsi anti-europeista. «Ho solo detto che volevo un piano B per l’Europa. Dobbiamo chiederci cosa è successo in Europa, perché non c’è una politica d’informazione comune, una politica fiscale comune, una politica d’immigrazione comune e perchè solo la Germania si è arricchita», ha rimarcato il leader di M5S.

Voi avete stipendi a 6mila euro? A Youdem, la tv del pd, ce l’hanno!

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Chiara Geloni, direttore della tv del Pd Youdem, ha commentato il dossier di Matteo Renzi sui costi del suo partito ai microfoni da Radio24: “Io prendo 6mila euro al mese, credo sia nella media dei miei altri colleghi giornalisti“, ha detto.
Secondo il dossier pubblicato martedì dal sito Dagospia, la giornalista guadagnerebbe 90mila euro lordi l’anno, ma a conti fatti, con quanto la stessa Geloni dichiara, si arriva a 72mila. Non è l’unico caso di incongruenza, e infatti il tesoriere del Pd Antonio Misiani minaccia querele: “Più che un dossier siamo di fronte ad una patacca che contiene una quantità di informazioni errate e di cifre campate per aria”.

Non era che i soldi vengono presi a loro insaputa?
Al netto, nella mia busta paga -continua Chiara Geloni- ci sono un po’ meno di 6 mila euro, uno stipendio alto. Ma ho lasciato il lavoro a tempo indeterminato, che avevo prima, e ho accettato un contratto a termine (che rinuncia! magari far posto a un giovane disoccupato?), legato alle vicende della politica, perché faccio il direttore. Ho chiesto uno stipendio un po’ più alto di quello di prima, di vice direttore a tempo indeterminato di un giornale. Credo sia nella media, paragonabile alle remunerazioni di altri colleghi giornalisti”.

MA VIVE IN ITALIA IL DIRETTORE DI YOUDEM?

Sulla questione rimborsi ai partiti ha invece detto: “Si può discutere delle forme e delle modalità del finanziamento pubblico. Sicuramente ci vuole il massimo della trasparenza. Però non sono d’accordo ad affidare la politica ai finanziamenti privati, sullo stile Usa che ha molti difetti. Il sistema dei rimborsi elettorali si può rivedere, però il pubblico dà garanzie a tutti“.

QUESTO E’ IL PD CHE PENSA AI POVERI?

Ecco l’atto costitutivo del M5S. QUINDI L’ATTO C’E’!

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Beppe Grillo presidente, il nipote Enrico vice e il commercialista Enrico Maria Nadasi segretario. E’ questa la triade al comando del Movimento 5 Stelle indicata nello statuto firmato davanti al notaio nell’atto costitutivo. Dal documento risulta anche che il titolare del simbolo dei Cinque Stelle e del blog beppegrillo.it è l’ex comico genovese. Nessuna traccia di Gianroberto Casaleggio.

Non esiste quindi soltanto il “non statuto” pubblicato sul sito dei grillini. Uno statuto vero e proprio è stato stilato e registrato davanti a un notaio il 18 dicembre. L’Assemblea – si legge – va convocata almeno una volta l’anno entro il mese di aprile. Poi ci sono un consiglio direttivo e un presidente. Che, per ora, sono sempre Grillo, il nipote e il commercialista. I tre hanno anche la qualifica di soci fondatori, mentre gli altri soci, quelli ordinari, vengono ammessi solo dopo la presentazione di una domanda che deve essere approvata dal consiglio direttivo.

I domatori incontrano il leone: incontro Pd- M5S

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“Un incontro positivo in cui si è condiviso l’obiettivo generale e la necessità di mettere in moto il Parlamento. Non servono prevaricazioni, cercheremo insieme la strada”. Luigi Zanda, uno dei tre mediatori del Pd, spiega così l’esito dell’incontro con i parlamentari grillini. “No, questo non lo ha chiesto”, ha poi risposto Zanda alla domanda se il capogruppo Roberta Lombardi abbia rivendicato la presidenza della Camera per il movimento.

“Sarà un’assemblea del parlamentari M5S a decidere se e quali cariche condividere con il Pd”, ha poi spiegato. “Il nostro compito – ha proseguito – non prevede alcun tipo di trattativa ma una ricognizione. Il nostro obiettivo è esplorare la possibilità di condividere un percorso per l’elezione delle presidenze dei due rami del Parlamento in modo molto trasparente e aperto”.Roberta Lombardi: “Per le presidenze candidati all’altezza” – La capogruppo M5S Roberta Lombardi sottolinea che “il principio che abbiamo voluto sottolineare è trovare persone all’altezza dell’importanza del ruolo che ricoprono, la nostra proposta sarà all’altezza”.Scontro con la stampa – Bocche cucite da parte dei senatori e deputati del Movimento 5 Stelle al termine della riunione di esponenti del gruppo parlamentare con la delegazione del Pd. I parlamentari a 5 stelle evitano i cronisti.

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