Svolta in Sardegna: la sinistra vince le regionali

francesco_pigliaru_governatore_sardegna-tuttacronacaIl dato più rilevante delle elezioni regionali è indubbiamente l’astensionismo, visto che alle urne si è recato poco più di un sardo su due, il 52%, 774 mila su 1,48 milioni di aventi diritto. Nel febbraio 2009 era andato a votare il 67,58% degli elettori sardi. Con poco più del 60% delle sezioni scrutinate, 1108 su un totale di 1863, appare già incolmabile il divario tra i due principali candidati con Francesco Pigliaru, sostenuto sostenuto da tutti i partiti di centrosinistra, dal Centro Democratico a Rifondazione, che vante il 43,05% dei consensi. Si ferma invece a 38,67% il governatore uscente Ugo Cappellacci, fedelissimo di Silvio Berlusconi. Il maggior flop, tuttavia, risulta essere il risultato ottenuto fino ad ora dalla scrittrice Michela Murgia, attestatasi al 10,72% dei consensi. Le aspettative della viglia erano di un risultato migliore, con la speranza che potesse far confluire su di sè anche i voti dei sostenitori del Movimento 5 Stelle, che in Sardegna non è stato in grado di presentare una sua lista. Ma la Murgia paga lo scarso risultato delle liste civiche che la sostengono (Progres, Comunidades e Gentes), ferme al 7% dei consensi.

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Torino dice sì: è la prima tra le grandi città ad aprire alla cannabis libera

cannabis-torino-tuttacronacaTorino apre le porte alla cannabis, prima tra le grandi città d’Italia. Questo non significa che da oggi si possa consumare, produrre per il proprio uso e condividere tra amici la marijuana sul terrazzo di casa, ma questo è il senso “politico” della richiesta, partita dalla Sala Rossa dopo il voto di ieri della Sala Rossa e indirizzata al Parlamento: “Passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere”. A proporre l’ordine del giorno erano stati Marco Grimaldi di Sel e dai consiglieri Silvio Viale, Luca Cassiani e Lucia Centillo del Pd. Nello specifico, due gli ordini del giorno passati: in uno la città chiede alla Regione di seguire l’esempio di Toscana, Liguria e soprattutto Veneto. Qui oltre ad aver autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore, è stata approvata all’unanimità una legge per sperimentare la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di preparati a base di cannabis, ma anche la produzione diretta di marijuana. Nel secondo provvedimento, invece, Torino chiede anche l’abolizione della legge Fini-Giovanardi (ritenuta da molti consiglieri restrittiva nonché una delle cause del sovraffollamento delle carceri) e il via libera alla produzione diretta di cannabis e al consumo da scopo ricreativo. Misura drastica, quest’ultima, passata per soli due voti di scarto del Movimento 5 stelle, che ha visto anche l’astensione del sindaco Fassino. Uno dei consiglieri, favorevole, ha commentato: “il Parlamento dovrà affrontare il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico, a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle cosiddette droghe leggere”. L’esito della votazione, tuttavia, è stata incerta fino all’ultimo, a causa dell’incognita del voto moderato e cattolico del Pd, mentre sembrava più possibile l’approvazione di una seconda mozione pro-cannabis che si limitava ad allargarne l’uso terapeutico. Il Pd si è spaccato tra proibizionisti, astensionisti (tra questi anche il sindaco Fassino) e antiproibizionisti, che si sono rivelati la maggioranza. A cantare vittoria è Grimaldi: “Torino è la prima grande città in Italia a pronunciarsi sull’abrogazione della legge Fini-Giovanardi e sulla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere – dice – Vogliamo mettere fine alle politiche proibizionistiche che hanno solo regalato ai narcotrafficanti centinaia di miliardi di euro, e togliere dall’illegalità centinaia di migliaia di cittadini”. Il radicale Silvio Viale ricorda: “Già nel 1996 la Sala Rossa aveva votato un ordine del giorno: sono passati 17 anni ma la politica ha fatto l’opposto, ipocritamente”.

Il giuramento di Bill De Blasio, il nuovo sindaco di New York

bill-de-blasio-tuttacronacaEra il 6 novembre quando l’italo-americano Bill De Blasio veniva eletto sindaco della città di New York e poco dopo la mezzanotte americana il 109° Primo Cittadino della Grande Mela ha fatto il giuramento ufficiale. La cornice dell’evento è stata lo stesso luogo in cui, un anno fa, aveva lanciato la sfida per il dopo-Bloomberg: davanti alla sua casa di Brooklyn. Il democratico, attorniato dalla famiglia, ha affermato: “Dico a tutti, questo è l’inizio di una strada che faremo insieme. Ha inoltre promesso di lanciare una nuova era per New York, dopo 20 anni di governo di sindaci repubblicani o indipendenti. Lo scopo del sindaco, che nel pomeriggio ripete il giuramento per la cerimonia ufficiale davanti alla City Hall, con 5mila invitati, è quello di ridurre il divario tra ricchi e poveri. Tra i presenti anche i politici che lo hanno supportato nel suo percorso: oltre al governatore Mario Cuomo, l’ex presidente Bill Clinton, nelle cui mani de Blasio giurerà, e anche Hillary, di cui fu il direttore della campagna elettorale nel 2000, quando ottenne il seggio al Senato. De Blasio giurerà su una Bibbia sostenuta da Clinton e appartenuta a Franklin D. Roosevelt.

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Soldi per votare alle primarie? Meglio il panino!

primarie-pd-tuttacronacaIl dubbio è di quelli amletici: è una presa in giro alle Primarie del Pd o all’infinita sequela di esternazioni sui social che offrono consigli su come impegnare i due euro richiesti per recarsi a votare il nuovo Segretario dem? Fatto sta che una foto apparsa sia nella pagina di Castrum Cropalatum che in quella Becero populismo dei link di FB e apparsa ieri ha preso di mira proprio l’appuntamento del popolo democratico. Vi appare un bimbo che regge un cartello che recita: “Il mio papà e mamma non vanno a votare alle Primarie perché con i 4 euro ci compramno domani il panino per la scuola”.

Primarie Pd aperte a tutti… anche per votare due volte!

primarie-pd-tuttacronacaMaurizio Gallo, giornalista del Tempo, ha raccontato sul quotidiano romano come ha fatto a votare due volte in occasione delle primarie del Pd: gli è bastato raccontare agli scrutatori di aver cambiato recentemente la propria residenza e di non avere ancora i documenti aggiornati per avere tra le mani una seconda scheda di voto e “gabbare” il sistema. “Dopo aver votato dove avevamo diritto, proviamo a ripetere l’impresa dove non dovremmo. ‘Ho tessera e carta d’identità – affermo – ma ho cambiato da due settimane appena casa e i documenti non sono aggiornati. Posso votare lo stesso?’. All’inizio storcono il naso. Poi cedono: ‘E va bene…'”. Il trucco, però, gli è riuscito una sola volta, al seggio di via Cola di Rienzo, quartiere romano di Prati. L’altro voto è stato espresso in piazza Mazzini, dove ne aveva diritto. Non gli è andata bene ai gazebi che ieri erano presenti tra via Giulio Cesare e via Ottaviano, in piazza dei Carracci, in piazza del Popolo e in piazza Madonna dei Monti: “Le tende sono presidiate da attivisti che sembrano soldati sulla linea del Piave: non passa lo straniero” racconta.

Il Governo nel labirinto tra Pd e Procura rischia di perdere la Cancellieri

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I renziani chiedevano a gran voce al ministro della Giustizia di fare un passo indietro, ora sembra invece che siano loro a tornare proprio sui loro passi. Enrico Letta è infatti pronto “a metterci la faccia” e a garantire per il Guardasigilli. Questa sarebbe la novità dell’ultima ora per cui anche i parlamentari vicini a Matteo Renzi avrebbero deciso di lasciar naufragare l’idea delle dimissioni, a questo punto infatti sarebbe una sfiducia al Premier e ci si inoltrerebbe in un tunnel senza luce. Invece ora è il Governo però a stare ancora nel labirinto e a rischiare di perdere la Cancellieri per mano di Civati o della Procura di Torino. Civati, infatti, non è pronto a piegarsi e chiederà che il gruppo si pronunci sulla sua mozione di sfiducia contro la Cancellieri. “All’assemblea dei parlamentari porterò un testo e chiederò che il gruppo dica la sua su quel testo”, dice Civati ad Huffpost. Insomma una conta. “Perché è normale che un gruppo metta ai voti le decisioni che deve prendere”, spiega ancora il deputato.  A seguire Civati ci sarebbe anche il renziano Ernesto Carbone, il primo a chiedere le dimissioni della Cancellieri quando ancora i renziani erano divisi sull’argomento, garantisce che lui il voto lo vuole eccome. “Anche se sarò da solo – dice ad Huffpost in Transatlantico – alzerò la mano e chiederò che si voti sulla richiesta di dimissioni”. Correndo il rischio che un voto del genere venga etichettato come contestazione ad un premier del Pd. “Non contesto Letta, ma la gestione del caso Cancellieri”, ribatte Carbone.

Ma se tutto questo è poco, arriva anche un’altra indiscrezione:  a Torino si potrebbe aprire un indagine sulla fuga di notizie sul caso Anna Maria Cancellieri.

Intanto Letta blinda la Cancellieri: “Chi sfiducia la Cancellieri, sfiducia il governo” e poi si appella alla responsabilità. Il candidato alle primarie Gianni Cuperlo spiega: «Il ministro Cancellieri ha dichiarato di non aver violato alcuna norma. Ma la mia opinione e che per motivi di opportunità dovrebbe dimettersi prima del voto. Ma se il premier ci chiede un atto di responsabilità politica, dobbiamo essere tutti responsabili».
Più netti i maldipancia dei renziani. Paolo Gentiloni lo dice con chiarezza: «Quando il premier viene qui e ci dice che c’è un voto politico sul governo, io ne prendo atto ma lo faccio con un certo rammarico perché non c’è il merito della discussione».

Contrario, ma allineato anche l’altro candidato Pippo Civati: «Non mi ritrovo nelle riflessioni che si fanno qui ma ne prendo atto con la responsabilità che ci viene chiesta. La mozione M5S non si può ovviamente votare e prendo atto dell’opinione della maggioranza».

Il labirinto  ingoierà la Cancellieri? Riuscirà il Governo a non perdere tra una possibile mozione di sfiducia e un’indagine, qualora si decidesse di aprirla, la Guardasigilli? Tutti resteranno al loro posto dopo questo tortuoso percorso a ostacoli?

A De Blasio Napoli dedica una pizza… quasi perfetta!

pizza-deblasio-tuttacronacaUna pizza speciale realizzata dalle sapienti mani del maestro pizzaiolo Gino Sorbillo in onore di Bill De Blasio. Così Napoli ha festeggiato il nuovo sindaco di New York, “Un sindaco democratico e soprattutto espressione della nostra terra proprio come la pizza così apprezzata dagli americani”, come l’ha definito il pizzaiolo. Tutto bene quindi, con una pizza che i presenti muniti di telefonino non hanno mancato d’immortalare. Peccato solo per quella “s” che è sfuggita nella scritta! Molti sono stati i commenti dei clienti della pizzeria al vedere la prelibatezza appena sfornata, alcuni si sono complimentati con il neoeletto, altri hanno fatto dell’ironia. Ma il migliore, riportato da Il Mattino è stato quello di un anziano signore che, forse volendo augurare alla città partenopea miglior futuro, ha così sintetizzato il momento di gemellaggio tra le due città “Viva De Blasio sindaco di Napolì”.

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Quando il cuore italiano… batte a stelle e strisce! L’elezione di Bill De Blasio

de-blasio-tuttacronacaFesta grande a New York per l’incoronazione a sindaco dell’italoamericano Bill De Blasio che, presentato dalla moglie, ha subito preso la parola: “Grazie per quello che avete fatto, grazie a tutti. Ma il nostro vero lavoro inizia adesso: anni e anni di diseguaglianze non si possono cancellare facilmente. Problemi accumulati in decenni non possono essere risolti in un secondo. Ma noi ci impegneremo al massimo e manterremo le promesse che abbiamo fatto”. Il neo Primo Cittadino ha poi ribadito la sua idea: “Gli elettori hanno scelto una via progressista e su questo non si torna più indietro. Da oggi torniamo a camminare come una città unita, solidale. Supereremo gli ostacoli, non smetterò mai di lottare per questo posto che amo”. In inglese e in spagnolo ricorda anche i suoi cavalli di battaglia durante la campagna: “E’ ora che la migliore polizia del mondo ritrovi l’armonia con la propria comunità”. E ancora: “La nostra città non deve lasciare nessuno indietro”. Ma non dimentica chi fa parte della sua vita, oltre alla moglie, i figli: “Sono fiero di loro, ogni giorno mi danno motivo di esserlo. E poi sono così cool”. E la famiglia sono anche le origini: “Saluto i miei parenti e i miei amici che sono dall’altra parte dell’oceano: grazie a tutti”. E l’ultima frase è in italiano.

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Ma se a New York si è festeggiato, l’Italia non è stata da meno, pensando a quel suo “nipote” che ha realizzato il sogno Americano. A Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, il paese da cui sono partiti i nonni di De Blasio, la scorsa notte si è atteso in piazza lo sfoglio. Tra magliette con la scirtta “Bill for Mayor”, bandiere a stelle e strisce e bottiglie di Falanghina anche il sindaco Carmine Valentino ha tifato e gioito per il gigante buono.

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Il gigante italoamericano alla guida della Grande Mela: Bill De Blasio

bill-de-blasio-tuttacronacaLa realizzazione del sogno americano ha un volto e un nome. Lui è Bill De Blasio, classe ’61, nato a Manhattan e cresciuto in Massachusetts. E, da oggi, è il nuovo sindaco di New York, il terzo, dopo Fiorello La Guardia e Rudolph Giuliano, italoamericano. Le sue origini sono infatti da ricercare a Sant’Agata de Goti, in provincia di Benevento. I suoi antenati hanno lasciato l’Italia agli inizi degli anni Venti e sono stati in grado di costruire un futuro che ora appare quanto mai luminoso grazie a Bill, il paladino della classe media e operaia. Democratico, laureato alla New York University, ha frequentato un master in Affari internazionali alla Columbia per poi muovere i primi passi nel servizio pubblico nello staff del primo sindaco afroamericano di New York, David Dinkins. Nel 2000 segue la campagna per l’elezione in Senato di Hillary Clinton, e l’anno dopo viene eletto al Consiglio comunale. Nel 2010 diventa difensore civico della Grande Mela. Obiettivo di De Blasio è di abbattere le distanze, che si sono allargate nell’era Bloomberg, tra la New York dei ricchi e quella dei poveri. De Blasio vive a Park Slope, Brooklyn, con la famiglia: la moglie afroamericana Chirlane McGray, militante di cui sono noti i trascorsi omosessuali, e i due figli, Chiara e Dante, iscritti a una scuola pubblica, una novità negli Usa per un candidato sindaco. Proprio questa famiglia, mista e anticonvenzionale, è il punto di forza del nuovo Primo Cittadino. Che la mattina delle votazioni, uscito dal seggio, ha rivolto un pensiero all’Italia:  “Questa mattina ho ricordato mio nonno Giovanni e mia nonna Anna. Per me questo è il sogno americano. Due nonni d’Italia immigrati e oggi ho la possibilità di essere sindaco di New York”. Alla Park Slope Branch Public Library di Brooklyn, dove ha votato, è arrivato a piedi da casa, con tutta la sua famiglia. “Mi sento come durante un esame”, scherza Bill mentre vota. Con i giornalisti italiani scherza nella lingua che fu dei suoi nonni, dicendosi orgoglioso delle sue origini. “E’ un gran momento, molto emozionante, sono molto contento specialmente perché sono qui con la mia famiglia, con Chiara, con Dante”. Due figli dai nomi italianissimi. C’è anche la moglie Chirlane McCray. “Questa donna – racconta De Blasio – ha scelto con me i nomi dei nostri figli. Ed è una cosa importante. A questo punto anche lei è mezza italiana”, scherza, sottolineando come Chirlane sia “grande amante di tutte le cose italiane”. Ha avuto molto da festeggiare e lo attenderanno sfide dure come sindaco di New York, ma De Blasio ha anche assicurato che presto sarà nel Belpaese. “Ne sono sicuro. Per me è molto importante andare nei luoghi dei miei nonni. A Sant’Agata di Goti. E a Grassano, in provincia di Matera. E sarà molto bello andarci da sindaco della Grande Mela. E da simbolo di un vero e proprio riscatto atteso da generazioni”.

Non bastava la politica! Berlusconi alla conquista del gossip?

de-vivo-berlusconipascale-tuttacronacaSilvio Berlusconi è al centro delle vicende politiche e giudiziarie e ora… anche del gossip! Parla a ruota libera Imma De Vivo, ex protagonista de L’isola dei famosi, in un’intervista rilasciata a Diva e Donna durante la quale ha parlato di Silvio Berlusconi e della sua compagna Francesca Pascale della quale spiega che “ha sempre avuto ambizioni nel mondo dello spettacolo e sognava la tv. Non dovrebbe vergognarsene. Eppure l’immagine che si è voluta creare in questi mesi, accanto a Silvio, è molto lontana dalla realtà. Dopo il fidanzamento ufficiale – continua – lei ha cambiato atteggiamento. Prima ci sentivamo spesso al telefono e ci incontravamo anche ad Arcore: abbiamo trascorso molti pomeriggi facendo passeggiate e shopping insieme. Ma poi lei si è piano piano allontanata. Non è poi così difficile fare la donna del presidente… tutti sono capaci di vivere nell’agio e nel lusso. E vedo che Francesca si è calata già molto bene nella parte”. Per quel che riguarda il leader di Forza Italia racconta invece: “Ricordo che prima delle elezioni una sera a noi ospiti disse. “Dopo il voto la lascio…”. Evidentemente ha cambiato idea, ma è una frase che mi colpì molto perché lui spiegò: ‘Non mi innamoro più di nessuno. L’ultima persona che ho amato oltre ai miei figli è la mia ex moglie. E mi dispiace dirlo perché per Francesca provo comunque un grande affetto'”.

7 giorni prima dell’Apocalisse? Berlusconi tenta l’assalto

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7 giorni. Solo una settimana concede Berlusconi a Letta e la concede per attuare un programma minimale:

  • Cancellazione della seconda rata dell’Imu
  • Evitare l’aumento dell’Iva
  • Legge di stabilità senza tasse
  • Voto!

Ma poi nelle sue parole, forse un velo di incertezza c’è visto che per la prima volta paragona il Pdl alle correnti del Pd:

“Dobbiamo restare uniti non dobbiamo dare all’esterno l’impressione che sta dando il Pd, i panni sporchi si lavano in casa. Quello che hanno fatto i ministri lo hanno fatto in buona fede ma abbiamo chiarito tutto.”.

Al voto, al voto!!! Grillo vuole le elezioni, ma difficilmente le avrà

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Al voto! Al voto! Il blog di Grillo con il post dal titolo Rien ne va Plus è un inno alla gioia e l’auspicio di elezioni subito. Porcellum o non porcellum l’M5S invoca solo le urne sperando che, aiutati anche da una legge elettorale davvero “sui generis”, l’M5S possa davvero spiazzare gli altri partiti raccogliendo non solo i delusi del Pd, ma anche quanti, avevano creduto a un centro-destra diverso. Grillo ci ha abituato ai toni forti e alle uscite esagerate e anche questa volta non fa circonlocuzioni per raccontare, dal suo punto di vista, lo stato attuale della politica italiana e dettare, quello che a suo dire, possono essere le soluzioni per uscire da tutte le crisi che hanno strangolato l’Italia.

“Non era necessario un indovino per prevederlo. L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni”,

così esordisce il Semplice Portavoce del M5S che poi aggiunge:

“L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando. Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dell’IVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario”.

E dopo il preambolo arriva il colpo di grazia:

“Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori”.

Ma quanti saranno i dissidenti tra le file del M5S? Nell’ultimo conteggio c’era chi avrebbe messo la mano sul fuoco su almeno 15 persone… ma poi l’aula si sa, è come il campo da calcio e la partita è tutta da giocare voto su voto!!!

  

La linea calda di Napolitano: la Merkel chiede il voto subito

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“In Italia è meglio votare subito”, secondo Dagospia, lo avrebbe detto Angela Merkel in una telefonata a Napolitano. Sembra proprio che Berlino sia stanco della debolezza del governo Letta e che chieda all’Italia quindi di tornare alle urne e costituire una maggioranza solida. Ma torneremo a  votare con il porcellum? Sempre secondo Dagospia, il piano della Merkel sarebbe chiaro: prima la decadenza di berlusconi e poi le urne. A quel punto, in vista dell’europee, far uscire Forza Italia dal Ppe. Ma chi vorrebbe la Merkel come premier italiano? Ancora una volta Dagospia non ha dubbi e individua il nome in quello del sindaco di Firenze. Insomma un asse Berlino-Roma con una Merkel che tifa Matteo Renzi. Forse le dichiarazioni di Dagospia sono un po’ “sui generis”, ma in politica alla fine tutto è possibile. Sulla strada delle elezioni tuttavia ci sarebbe Napolitano che non vuole sciogliere le Camere e Enrico Letta sarebbe contrario a lasciare Palazzo Chigi. Poi sembrerebbe che la data per le elezioni Napolitano l’abbia già pensata: non prima del 2015. La linea è calda e tra consigli e pareri chissà se qualcosa si concretizzerà nelle prossime ore?

 

Trionfo della Merkel, ma manca la maggioranza

merkel-vittoria-tuttacronacaHanno decretato la vittoria di Angela Merkel i tedeschi, recatisi ieri alle urne. I risultati ufficiali provvisori hanno confermato il trionfo della cancelliera, che però si ritrova senza la maggioranza assoluta: al Cdu-Csu è andato il 41,5% dei suffragi. L’ex alleato liberale Fdp si ferma al 4,8%. Mentre sono stati distanziati nettamente i socialdemocratici della Spd, con il 27,5%. Restano fuori dal Parlamento anche gli euroscettici dell’Afp 4,7% contro la quota minima del 5% necessaria per varcare la porta del Bundestag. La Merkel, al suo terzo cancellierato, dovrà quindi mettere insieme una nuova “Grande coalizione” dialogando con il partito socialdemocratico, il secondo più votato del Paese. I Verdi, sempre secondo i risultati finali provvisori, hanno subito un sensibile arretramento, attestandosi all’ 8,3%. Die Linke, la sinistra radicale, ha perso 3,3 punti, ottenendo l’8,6% dei voti.

Angela Merkel pronta a brindare: ma ci sarà la maggioranza?

angela-merkel-vittoria-tuttacronacaStando agli exit poll della seconda rete pubblica tedescal, la Zdf, Angela Merkel avrebbe trionfato alle elezioni legislative, conquistando la maggioranza assoluta in seggi al Bundestag: 304 su 606 totali, secondo calcoli della tv con Cdu-Csu al 42,5% (+8,7% sul 2009). Secondo gli stessi exit poll, lo sfidante Peer Steinbrueck, alla guida del partito socialdemocratico (Spd) ha ottenuto il 26.5% mentre gli alleati della cancelliera, restano fuori dal parlamento con il 4,5%. Il partito anti-euro Alternative fuer Duetschland ha raggiunto un risultato vicinissimo al 5% che gli garantirebbe l’ingresso nel Bundestag. Il partito dei Verdi avrebbe ottenuto l’8% delle preferenze, la sinistra radicale della Linke l’8,5%. Sommati ai voti della Spd, il centrosinistra complessivamente otterrebbe il 43%. Erano quindi pronti a brindare i sostenitori della Merkel, ma poco dopo al stessa emittente ha modificato i risultati: gli ultimi aggiornamenti vorrebbero che fossero solo 302 i seggi conquistati. Non resta che attendere il termine dello spoglio, anche se la cancelliera tedesca può già brindare a un indubbio successo: il terzo mandato consecutivo.

“È un risultato super” ha detto, raggiante, Angela Merkel. “Non è stato un periodo facile” e “voglio anche ringraziare mio marito che è stato al mio fianco. Faremo di tutto per fare dei prossimi quattro anni, quattro anni di successi, come i precedenti”. Da parte sua il rivale Steinbruek ha detto: “Non abbiamo ottenuto il risultato che volevamo, anche se è chiaramente migliore di quello del 2009”. E ha aggiunto: “Ora la palla è nel campo di Angela Merkel, lei deve trovarsi una maggioranza”.

Germania al voto: Merkel favorita, ma si rischia una nuova Grande Coalizione

German-election-candidate-tuttacronacaSono circa 62 milioni i tedeschi che sono chiamati a esprimere, fino alle 18 di oggi, il voto per le elezioni legislative. Stando ai sondaggi, la riconferma dell’attuale cancelliera Merkel sembra scontata, anche se non c’è certezza sul tipo di coalizione a cui le votazioni potranno dare vita. Potrebbe essere una riedizione di quella attuale fra cristiano democratici (Cdu-Csu) e liberali (Fdp), oppure una grande coalizione con i socialdemocratici (Spd). Sono 34 i partiti che concorrono per il rinnovo del Parlamento, per un totale di circa 4.500 candidati. Il 18/mo Bundestag avrà almeno 598 seggi e dovrà riunirsi per la prima volta al più tardi il 22 ottobre. Fino ad allora resterà in carica l’attuale governo cristiano liberale. Fino ad ora, i sondaggi hanno mostrato un testa a testa fra gli schieramenti con due incognite. La prima è se il partito liberale (Fdp) riuscirà a superare lo sbarramento del 5% e rimanere al Bundestag: dalla sua performance dipende se la cancelliera potrà o meno proseguire l’attuale coalizione come dice di preferire. Ma bisognerà anche aspettare di scoprire se il neonato partito anti-euro Alternative fuer Deutschland (Afd) riuscirà o meno a raggiungere il 5%: un suo ingresso in Parlamento cambierebbe gli equilibri soprattutto in ambito conservatore dal momento che andrebbe a erodere voti soprattutto dall’Unione Cdu-Csu. Se invece venissero a mancare i numeri, per quel che riguarda la Merkel l’alternativa più probabile è una grande coalizione con i socialdemocratici (Spd), con i quali aveva già governato nel suo primo mandato (2005-2009). I commentatori danno comunque per scontata, indipendentemente dalla coalizione, una riconferma della cancelliera per un terzo mandato (entrerebbe nel suo nono anno). Nel 2009 sia la Cdu-Csu che la Spd subirono una batosta: l’Unione arrivò al 33,8% (-1,4%, il suo secondo peggior risultato) e la Spd al 23 (-11,2% il suo peggiore in assoluto). I liberali (Fdp) balzarono al 14,6% (+4,7%), i Verdi arrivarono al 10,7% (+2,6%), e la Linke (Sinistra) arrivò al 11,9% (3,2%). L’affluenza elettorale fu del 70,78%, la più bassa mai registrata.

I tedeschi pronti per recarsi alle urne… ma con ironia!

angela-merkel-tuttacronacaDomenica i tedeschi si recheranno alle urne e in quest’ultimo periodo hanno avuto a che fare con delle campagne elettorali che non li hanno entusiasmati. Stando a un sondaggio pubblicato questa settimana, due terzi della popolazione ha assicurato di essere stata delusa dalle campagne presentate. In questo studio, realizzato dall’istituto Forsa, il 67% degli elettori ammette di essere deluso e il 47% ritiene che le campagne siano “poco attraenti”. Il 20% le qualifica anche come “niente di interessante”. Per non parlare del 46% che pensa che i partiti non sono più interessati alle preoccupazioni dei cittadini. Però bisogna dire che qualcuno è riuscito a “colpire”: la cancelliera Angela Merkel e il suo rivale socialdemocratico Peer Steinbrück. Sono loro che hanno catturato l’attenzione, non tanto per i loro discorsi quanto per alcuni dettagli che non potevano certo passare inosservati. Peer Steinbrück è apparso in una foto in cui mostrava il dito medio, mentre le mani della Merkel sono apparse in un gigantesco cartellone di 70 metri per 20 nel centro di Berlino, accompagnate dal motto: “Il futuro della Germani in buone mani”. Due immagini simili non potevano certo non catturare l’attenzione degli internauti, che infatti si sono sbizzarriti creando fotomontaggi da condividere in Twitter. Ecco alcuni esempi:

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Lo “sfregio” di Brunetta

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Il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta commentando il voto della Giunta del Senato che ha bocciato la relazione Augello segnando un primo passo, di fatto, verso la decadenza di Silvio Berlusconi, si è espresso in questi termini: è stato uno “sfregio” e poi ha aggiunto “la Giunta per le elezioni del Senato ha sfregiato con questo voto il proprio decoro istituzionale. Uno strumento altissimo della democrazia ha ferito insieme democrazia e giustizia. Nell’auletta del Senato si è espressa una maggioranza diversa da quella di ‘larghe intese’ su cui si regge il governo Letta. Questa composta da Pd-Sel-M5S-Scelta Civica proporrei di chiamarla di ‘basse intese’” e ha concluso ”Fin qui, ci tengo a sottolinearlo, non è un commento, ma la cronaca di quel che è accaduto in questi giorni e ha avuto stasera la sanzione di un voto. Non resta che confidare nella saggezza e nella libertà di coscienza dell’Aula per riparare al torto dell’applicazione incostituzionale di una legge confusa. In sede di commento, esprimo l’amarezza mia e di tutti i deputati del Popolo della Libertà per il veemente e coordinato attacco contro Berlusconi pallidamente mascherato da atto dovuto”

Bocciata la relazione di Augello… Decandenza non prima di metà ottobre

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Bocciata la relazione Augello con 14 voti contrari, a favore il solo relatore. Il nuovo relatore, dopo il no alla mozione Augello, è il presidente della Giunta Dario Stefàno, di Sel. A lui spetterà il compito di stendere una nuova relazione. Per la decadenza di Berlusconi, che dovrà passare anche per il Senato, tempi comunque non brevissimi. Difficile che l’Aula di Palazzo Madama si pronunci prima di metà ottobre. Tutto rinviato, il tunnel è ancora lungo, ma si inizia a vedere la luce?

 

Decadenza di B.: pregiudiziali respinte e l’esercito invade via del Plebiscito

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Pregiudiziali respinte, il Pdl lascia l’aula chiamandosi ora Forza Italia. Ma il risultato non cambia: le questioni preliminari della relazione Augello sono state respinte con 14 no e 9 si la prima; 14 no e 9 si la seconda. I senatori del Pdl hanno lasciato la Giunta per protesta.

 L‘Esercito di Silvio “invade” via del Plebiscito. Succede nella serata di mercoledì 18 settembre, poco prima del voto della giunta sulla decadenza e poco dopo il videomessaggio diffuso dall’ex premier in cui si annuncia il ritorno di Forza Italia.

Per dare sostegno al loro leader i coordinatori dell’ “Esercito di Silvio” sono in via del Plebiscito con bandiere, un palloncino e tanti adesivi sulle giacche. Le bandiere sono sia dell’Esercito di Silvio e sia di Forza Italia.

“Siamo i coordinatori dei vari reggimenti sparsi per l’Italia, ovvero i club della Libertà – spiega il fondatore dell’Esercito di Silvio, Simone Furlan – veniamo dalla Toscana, dalla Lombardia, dall’Emilia Romagna e dalla Campania. Qui stasera siamo una cinquantina, soltanto una rappresentanza. Volevamo manifestare davanti al Senato ma per problemi di ordine pubblico non c’è stato consentito e così siamo venuti davanti all’abitazione di Berlusconi. Rimarremo qui – conclude – fin quando ci sarà il voto della Giunta delle Autorizzazioni”.

Ogni tanto dal piccolo gruppo, controllato da un cordone di forze dell’ordine, partono dei cori: “Silvio, Silvio” oppure “Silvio c’è”.
La manifestazione di solidarietà, è iniziata, secondo gli organizzatori alle 20,40 e si concluderà, poi, con una visita della nuova sede del partito in San Lorenzo in Lucina.

L’ora X: riunita la Giunta per la decadenza di B. Pdl fuori prima del voto

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I “Commissari” dovranno pronunciarsi sulla relazione di Andrea Augello (Pdl) che propone la convalida dell’elezione di Berlusconi nonostante la sentenza di condanna per il caso Mediaset. Malan (Pdl) entrando afferma “Le premesse purtroppo non sono per nulla buone” e poi aggiunge: “Speriamo, almeno in questa occasione, di avere un ascolto vero e che non vengano dichiarate manifestamente infondate la questione di costituzionalità delle norme e quella della loro congruità con la normativa Ue”.

Prima di entrare in Giunta, Stefania Pezzopane (Pd) ha dichiarato  “Dovrebbe essere una riunione non lunga: interverranno i capigruppo e poi il voto. Non sbrodoliamo questa situazione imbarazzante per il Paese” e poi ha aggiunto “Il discorso di Berlusconi è da anarco-insurrezionalista. E’ uno stalker del governo, più minaccioso nei confronti dei suoi ministri”.

E’ stato deciso poi che il Pdl lascerà l’aula prima del voto.

Intanto la Lega Nord annuncia che voterà “sì” alla relazione di Augello che propone la convalida dell’elezione di Silvio Berlusconi nonostante la condanna definitiva a quattro anni di carcere per la vicenda Mediaset. A confermarlo, nel corso della sua dichiarazione di voto, è Erika Stefani.

Baviera: tutto come previsto vince il partito sostenitore della Merkel

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Si riconferma il partito Csu, sostenitore del partito federale della Merkel, che senza troppe sorprese vince in Baviera. Il test, importante per le elezioni in Germania previste per il 22 settembre, sembra essere stato superato a pieni voti. La Baviera ha premiato Horst Seehofer, mentre gli altri alleati della Cancelliera,  i liberali dell’Fdp, si sono fermati al 3% di fatto uscendo dal parlamento del land che richiede almeno un 5%. Una vittoria importante che sembra davvero sancire un nuovo successo per la futura politica della Merkel. Non si sposta quindi la posizione in Europa di uno stato che da sempre condiziona anche la politica europea.

Albania al voto… con il morto!

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La tensione in Albania è forte in una giornata come quella odierna in cui il popolo delle aquile è chiamato alle urne per riconfermare il premier uscente, Sali Berisha, conservatore in politica dagli anni ’90, o il giovane sindaco di Tirana, il socialista Edi Rama. Alcuni sondaggi italiani darebbero in vantaggio proprio quest’ultimo anche se i media albanesi continuano a divulgare informazioni discordanti. L’unico dato certo è che “la partita” si sta giocando su un terreno minato dalla corruzione e dalla criminalità. Questa mattina davanti a un seggio nei pressi di Lac, Gjon Gjoni, 53 anni, sostenitore di uno dei partiti della coalizione di opposizione  è stato ucciso in una sparatoria. Un fatto gravissimo che sicuramente influenzerà il voto in Albania. La pesca dei voti è aperta… un peso lo avranno anche i neofascisti di Alba Dorata albanese, Alleanza Rossonera, la compagine di estrema sinistra.

Il commento di Crozza nel dopo voto!

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Tutti hanno commentato il voto delle amministrative che si sono svolte in molte città in cui la vittoria del centrosinistra è stata netta rispetto al Pdl… mancava solo un commento, quello del comico Maurizio Crozza e puntualmente ora è arrivato! Le battute sono state trasversali come è abitudine del comico genovese che non risparmia nessuno nella sua satira tagliante: “Epifani!  meno italiani vanno a votare più vince il PD dovreste impegnarvi di più nella astensione fate le elezioni di notte! Epifani! Voi del PD le avete capite le regioni di questo trionfo? Un segretario del PD che fa i cappotti i miei figli non li hanno mai visto. Ma ora non vi dividete anche sulla vittoria”. Poi, nella conclusione dell’intervento Crozza si è esibito nell’imitazione di Maroni.

 

Letta quasi quadruplica i saggi: da 10 a 35… saggezza infinita!

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Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto i 35 componenti della commissione per le riforme costituzionali. Tra loro figurano Valerio Onida, Angelo Panebianco, Luciano Violante (che dopo esser stato in corsa per la premiership ora si ripresenta sotto forma di saggio). I “saggi” saranno ricevuti giovedì pomeriggio dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale:

– Michele Ainis – Università Roma 3

– Augusto Barbera – Università di Bologna
– Beniamino Caravita di Toritto – Università la Sapienza Roma
– Lorenza Carlassare – Università di Padova
– Elisabetta Catelani – Università di Pisa
– Stefano Ceccanti – Università Roma 3
– Ginevra Cerrina Feroni – Università di Firenze
– Enzo Cheli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Mario Chiti – Università di Firenze
– Pietro Ciarlo – Università di Cagliari
– Francesco Clementi – Università di Perugia
– Francesco D’Onofrio – Università La Sapienza Roma
– Giuseppe de Vergottini – Università di Bologna
– Giuseppe Di Federico – Università di Bologna
– Mario Dogliani – Università di Torino
– Giandomenico Falcon – Università di Trento
– Franco Frattini – Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
– Maria Cristina Grisolia – Università di Firenze
– Massimo Luciani – Università La Sapienza Roma
– Stefano Mannoni – Università di Firenze
– Cesare Mirabelli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Anna Moscarini – Università della Tuscia
– Ida Nicotra – Università di Catania
– Marco Olivetti – Università di Foggia
– Valerio Onida – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Angelo Panebianco – Università di Bologna
– Giovanni Pitruzzella – Università di Palermo
– Anna Maria Poggi – Università di Torino
– Carmela Salazar -Università di Reggio Calabria
– Guido Tabellini – Università Bocconi di Milano
– Nadia Urbinati – Columbia University
– Luciano Vandelli – Università di Bologna
– Luciano Violante – Università di Camerino
– Lorenza Violini – Università di Milano
– Nicolò Zanon – Università di Milano.
Ma non erano inutili i saggi secondo il Grande Saggio Valerio Onida? E ora di nuovo a fare il Saggio inutile?

M5S a caccia di voti? Intanto cerca di coinvolgere i 16enni

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Il MoVimento 5 Stelle, dall’origine, si è basato su blog e Rete, che sembrano non bastare più visto il deludente esito delle scorse amministrative. Mentre alcuni propongono di rivedere la linea e chiedono a Grillo di parlare anche alle tv nazionali, nel frattempo il Movimento ha depositato una mozione in Senato con la quale si dice favorevole all’abbassamento a 16 anni del diritto di voto. Nel testo si indica lo spostamento del diritto “ai cittadini che abbiano compiuto, alla data dello svolgimento del referendum, 16 anni di età”. Mozione che sembra strizzare l’occhio a molti giovani utenti della Rete. Intanto Paolo Becchi, filosofo vicino al M5s, a lungo ritenuto uno degli ideologi del movimento, poi messo in disparte dopo la sua “giustificazione” degli spari di Luigi Preiti a Palazzo Chigi, ha rilasciato due interviste, una alla Stampa e l’altra al Corriere della Sera. Per il filosofo, la sconfitta di M5s alle Comunali è legata a limiti di comunicazione. ”Dobbiamo comunicare meglio,  i nostri parlamentari spiegano in rete tutto quello che fanno, ma la rete è insufficiente”. Web e piazze insufficenti anche per lui quindi che ricorda quanto sia necessario “diffondere i risultati e per farlo  servono tv e giornali. Bisogna concedersi, a costo di commettere qualche sciocchezza”. Le comunali hanno rappresentato ”una battuta d’arresto. Bisogna capire che è capitato”, osserva Becchi. ”Intanto è capitato che siamo usciti da un periodo molto difficile, nel quale siamo stati messi nell’angolo anzitutto in Parlamento. Ci siamo fatti accerchiare. E’ che quel posto e’ pieno di vecchie volpi e i nostri sono tutti di primo pelo, alcuni molto bravi, ma mediamente parecchio inesperti”. ”Il problema ”non è di Grillo, casomai bisognava controllare se valesse la pena presentarsi in certi Comuni. Servono candidati radicati sul territorio”, prosegue Becchi, secondo cui alla base dell’allontanamento degli elettori dall’M5S c’è il fatto che ”la gente ha cominciato a percepire che il Movimento è nuovo, radicale, pericoloso perché vuole ribaltare l’Italia come un calzino”.

Il coraggio di una maestra salva i suoi allievi. Prendiamo esempio?

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Rhonda Crosswhite, maestra alla Plaza Tower Elementary a Moore, sobborgo di Oklahoma City, ha solo pochi graffi che lei stessa definisce «irrilevanti, considerando quello che sarebbe potuto succedere. Non ho mai pensato che stessi per morire – ha detto -. Per tutto il tempo ho continuato a urlare ai ragazzi: “Smettetela di preoccuparvi, stiamo bene, stiamo bene. Gridavo per tranquillizzarli, cercavo di superare con la mia voce quel frastuono orribile, sperando che mi potessero sentire. Una ragazza singhiozzava e le ho detto: “Va tutto bene, va tutto bene, ti proteggo io”. E poi ho detto qualche preghiera: “Dio, ti prego di prenderti cura dei miei figli”. E noi stiamo bene».

In questa scuola sono morti 9 bambini, ma nessuno della sua classe. Lei li ha protetti tutti, alcuni anche con il suo corpo. «Quando tutto è iniziato a venire giù, mi sono messa su di loro. Tutto qui. Uno dei miei ragazzini mi diceva: “Ti amo, ti amo, ti prego non morire con me…”». Con queste parole semplici racconta il suo gesto d’amore verso la sua classe, verso quei bambini che le devono la vita. Ma per lei è stato normale, è nell’ordine delle cose… è questo lo spirito americano. Ci sono dei ruoli nella società che richiedono coraggio, ci sono le insegnanti che per i loro bambini morirebbero, perché è quella solidarietà innata, è quella spinta che ti porta a essere un eroe per caso. E’ successo a Newton dove un’insegnante è morta per proteggere i suoi allievi dalla follia omicida di Lanza… succede durante il tornado con l’insegnante Crosswhite che non ci pensa due volte e si sdraia sui suoi allievi , li protegge. Cosa succede in queste menti? Succede che le insegnanti sanno proteggere il futuro, sono a contatto quotidianamente con quelli che saranno gli uomini e le donne del domani… sanno quanto sia importante non rubare a nessuna generazione quel domani… forse sanno quello che i nostri politici dovrebbero imparare… a tutelare i loro cittadini, a proteggerli… dovrebbero pensare che ogni individuo, da quello che nascerà fra qualche mese a quello che ha 90 e più anni, è un bene prezioso, ognuno è indispensabile (perchè nel bene o nel male è un esempio) e ognuno ha diritto a vivere e a farlo dignitosamente… Ognuno ha bisogno di essere tutelato, sostenuto quando porta avanti un progetto che può essere utile alla comunità… proprio come un bambino che cresce, l’imprenditore ha bisogno di essere supportato nel suo sviluppo, non castigato con tasse sempre più insostenibili, con una burocrazia kafkiana o con l’indifferenza. Se poi sbaglia allora la punizione deve arrivare e deve essere esemplare, in modo da far capire che lo Stato punisce i criminali e premia gli onesti… oggi in Italia sembra che sta succedendo il contrario, perciò la storia di Rhonda, oggi è più importante che mai!

Ecco i ministeri sicuri e quelli incerti!

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Il totoministri si sa che è una delle cose che piaccion di più agli italiani. Diventa quasi uno sfogo per ogni giornalista che studia tattiche ed equilibri di governo, correnti dei partiti e strategie economiche. Ma questa volta il fascino è accresciuto dalle larghe intese e dai soggetti “forti” in campo che potrebbero cambiare totalmente l’assetto politico:

Ministero dell’Economia
Mario Monti: senatore a vita dal 9 novembre 2011, nominato commissario europeo prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, membro dell’Aspen Institute Italia, è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council
Savatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, fa parte del club Bilderberg
Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, fa parte del club Bilderberg
Pier Carlo Padoan, vicedirettore generale dell’Ocse, è membro dell’Aspen

Ministero degli Esteri
Mario Monti: senatore a vita dal 9 novembre 2011, nominato commissario europeo prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, membro dell’Aspen Institute Italia, è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council
Massimo D’Alema:  finanziamento illecito accertato, prescritto;concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNL con il gruppo Unipol.

Ministero degli Interni
Annamaria Cancellieri: membro dell’Aspen, indagata per abuso d’ufficio della procura di Catania, per fatti risalenti al 2009, quando Cancellieri era commissario del teatro Bellini.

Ministero della Giustizia
Paola Severino: La sua casa sulla Via Appia Antica a Roma è stata blindata a spese dello stato italiano, ma lei si è difesa dicendo che non l’ha deciso lei. Ma viene da domandarsi perché non l’ha impedito e pagata di sua tasca, visto che è il ministro più ricco d’Italia?
Franco Gallo, presidente della Corte costituzionale
Luciano Violante: presidente della Commissione parlamentare antimafia (1992-1994) e della Camera dei deputati (1996-2001), Responsabile riforme istituzionali del PD, è stato uno dei 10 Saggi nominati da Napolitano
Francesco Nitto Palma: magistrato e politico italiano, Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi IV,   paladino dell’immunità parlamentare.

Ministero delle Riforme
Gaetano Quagliariello – parlamentare Pdl: l’uomo giusto al posto giusto! Come si legge nel suo sito Pd e Pdl possono collaborare insieme ma le riforme non si fanno in qualche mese (cioè anni? millenni? MAI!)

Ministero dello Sviluppo Economico
Paolo Romani,  ministro allo sviluppo economico del governo Berlusconi IV: è indagato per peculato in quanto avrebbe speso 5000 euro di telefonate in 2 mesi con un cellulare del comune di Monza. Inoltre Romani sarebbe indagato per i rimborsi spese in quanto dal maggio 2007 alla fine del 2008, tra pranzi e cene «di rappresentanza» ha messo in conto 22000 euro al Comune di Monza.
Enrico Giovannini, uno dei 10 saggi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica
Graziano Delrio,  sindaco di Reggio Emilia
Corrado Passera, è indagato dalla procura di Biella per presunti reati fiscali che sarebbero stati commessi in quanto ex amministratore delegato di Banca Intesa prima e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo dopo la fusione con l’istituto torinese.

Ministero del Lavoro
Stefano Fassina: responsabile economico del PD, a marzo aveva affermato: “Non siamo disponibili ad alcun accordo con il Pdl. Se non ci sono le condizioni per fare un governo di cambiamento con il M5S si deve tornare alle elezioni”, in seguito, quando gli hanno chiesto perché il Pd non votava Stefano Rodotà, ex giovane turco, pare abbia risposto: “Mio cognato lavora alle Poste e non sa neppure chi è, Stefano Rodotà”. Non dovrebbe essere un governo delle larghe intese?
Filippo Bubbico:  indagato per truffa aggravata, associazione a delinquere, truffa e abuso d’ufficio.
Maurizio Sacconi: è stato Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel Governo Berlusconi IV ed ex funzionario di agenzia ONU; nel 2009 ha varato una legge per consentire ai giornali di liberarsi con i soldi pubblici dei cronisti più anziani e meglio pagati, che in tre anni ha permesso di mandare in prepensionamento centinaia di lavoratori e messo in cassa integrazione o sotto contratto di solidarietà altre migliaia.
Sergio Chiamparino: sindaco di Torino dal 2001 al 2011, è stato indagato per finanziamenti illeciti e la sua Giunta è stata coinvolta nello “scandalo esumazioni” del Cimitero Monumentale di Torino, l’inchiesta è stata poi  archiviata

Ministero Politiche europee
Enzo Moavero: già Ministro nel governo Monti di cui si dice sia “l’alter ego giuridico”, giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell’Unione europea in Lussemburgo, collaboratore della Commissione europea in qualità di Direttore Generale del Bureau of European Policy Advisors
Emma Bonino: inizia in politica con il Partito Radicale, passa per Forza Italia e approda al PD

Sembra più un governo tecnico rimaneggiato dai politici che un governo di cambiamento e al servizio del Paese.

Ma poi se già abbiamo un Ministero dell’Economia, perché avere un ministero dello Sviluppo Economico? Non si può fare un dipartimento all’interno del ministero e magari contenere le spese della politica?

Inoltre, se solo la metà dei nomi fosse confermata quanti indagati avremo al governo?

“La differenza tra Democrazia e Dittatura …

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… è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in una Dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare.”
Charles Bukowski (Compagno di sbronze, 1972)

Chi è il leader degli italiani?

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Secondo un sondaggio dell’Istituto Swg il più amato dagli italiani in questo momento è Matteo Renzi che distacca Pierluigi Bersani almeno di 30 punti. Più dietro seguono Berlusconi e Grillo.

Quindi il sindaco di Firenze avrebbe la fiducia degli italiani, ma a livello di coalizione le elezioni le vincerebbe il centro-destra almeno stando ai sondaggi dell’Istituto che pone la coalizione di Berlusconi a 33,8% e quella del centro sinistra a 31,0%. Il centro si sarebbe attestato intorno al 7,7%, mentre il M5S starebbe al 24%.

I militanti contestano: PD=VENDUTI

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Contestazioni fin dalla mattina fuori da Montecitorio. Se ieri sera i militanti del PD avevano mostrato cartelli che chiedevano fosse votato Rodotà, oggi i toni si sono inaspriti e quello che si legge principalmente nei cartelli, indirizzati al gruppo dirigente del PArtito Democratico, è PD=VENDUTI. La base dell’elettorato chiede che il “bipartizan”Marini non sia votato e si scaglia contro Bersani e i dirigenti colpevoli di aver “inciuciato” con Berlusconi. Anche i social network sono diventati una piazza da dove s’innalzano grida di protesta mentre ieri è stata la serata del “mail bombing” verso le caselle di posta elettronica dei deputati del PD. Il messaggio è sempre uno: No a Marini, Sì a Rodotà!

Cosa ci ricorderemo del Presidente Napolitano?

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Il presidente Politico… con la P, come provvidenza, ma anche come partitocrazia. Di questo Presidente sicuramente le leggi ad personam firmate anche se fossero palesemente incostituzionali, tanto poi che la Consulta le ha bocciate, le missioni internazionali di pace armata, il rapporto ad alta tensione con la magistratura, la scelta di Monti per strangolare il popolo italiano con le tasse, ma eliminare i finanziamenti ai  partiti o fare una nuova legge elettorale e la perla dei 10 saggi a fine legislatura. Le 10 personalità tra cui spiccano quattro garanti dei partiti e dinosauri riesumati dalla burocrazia più retrograda e nominati. Naturalmente nessuno sotto i 40, nessuna donna. Un vero simbolo della democrazia. Ma perchè fu necessario si chiederanno le generazioni future? Per eliminare il pericolo che la casta venisse toccata, lesa e si preferì far convogliare il Pd nel Pdl piuttosto che avere il coraggio di andare alle elezioni e di ascoltare il popolo italiano. Quella sinistra decongelata, acnora così intrisa di Democrazia Cristiana, non poteva ammettere nessun tipo di cambiamento. Il parlamento è per i politici e per i loro interessi, poi ci sono tanti incarichi nelle principali aziende partecipate da poter usare come arma di scambio.  Il presidente Napolitano ha incarnato tutto questo e ha consentito che Bersani diventasse dittatore dopo che lui era stato Re per sette anni, incoronato proprio dal New York Times che lo appellò Re Giorgio.

 

Ecco la sinistra di Bersani! A far l’amore con Alfano. Le foto “impressionanti”!

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Il Pd è lacerato in modo profondo, ma secondo Bersani in un momento di separazione ci vuole la condivisione e quindi Bersani abbraccia… Alfano! Nessun laceramento possiamo dormire sonni tranquilli, il segretario del Pd ha traghettato direttamente il partito dentro al Popolo della Libertà. Le foto sono impressionanti, Alfano e Bersani chiacchierano amabilmente alle spalle degli elettori di destra e di sinistra, mentre aspettano che inizi la votazione per il Capo dello Stato. Questa è l’Italia che ci attende!

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Marini e il complotto contro Prodi… verso un Presidente complottista?

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Stiamo andando verso un Presidente complottista… Questa sarà l’immagine che l’Italia darà all’estero e la politica assumerà nuova linfa per tramare, fare alleanze sotterranee ed “evirare” il popolo di quella sovranità di cui gode attraverso la Carta Costituzionale.

«E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi». Un vecchio articolo a firma di Francesco Verderami sul Corriere della Sera (29 maggio 2001) racconta il complotto che operarono Marini e D’Alema ai danni di Prodi:

A suo tempo la vicenda era stata catalogata come un caso politico dai contorni poco chiari e pieno di indizi compromettenti, la cui riservatezza stava a metà strada tra il terzo mistero di Fatima e il segreto di Pulcinella. Fu durante una cena, alla vigilia della campagna elettorale, che Marini decise di sollevare quel dito di polvere, e a distanza di qualche mese l’ ex segretario del Ppi conferma le parole pronunciate quella sera, «anche se bisogna dargli una valenza storica e non di cronaca. Perché io sono convinto che non bisogna disperdere il risultato della Margherita». Sarà, ma con quella storia l’ Ulivo deve oggi fare i conti, da lì è chiamato a ripartire, dal 9 ottobre del 1998. «E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi. Solo che io non mi sono mai pentito, Massimo sì. Ha provato perfino a riappacificarsi con Romano. Chissà, forse sperava di salvare palazzo Chigi. Che volete farci, uno il coraggio o ce l’ ha o non ce l’ ha».

Poi Marini, tutto contento come un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa (cit.), continuò il racconto:

Un paio di commensali interruppero di colpo la masticazione, altri gli riservarono uno sguardo interrogativo. Marini non si curò e proseguì, disse che con Prodi «da quando era successa quella cosa», dai tempi del complotto insomma, «non ci parliamo più»: «Sì, ci siamo incrociati alcune volte a Strasburgo, ma non ci siamo nemmeno salutati. E’ andata così». Marini ripetè a cena di non essersi pentito, «non mi sono pentito», perché in politica non esistono peccati, semmai progetti che non coincidono con progetti altrui e portano allo scontro. Pentirsi avrebbe significato rinnegare quel progetto che l’ ex leader popolare aveva coltivato assieme a D’ Alema, e sulla cui fine parlò più volte: «Fu incredibile come si comportò durante la partita del Quirinale». Per ripararsi dal freddo e dalla solitudine con cui Bruxelles accoglie gli europarlamentari, una sera Marini raccontò a un amico democristiano passato con il Polo che non avrebbe mai potuto perdonare D’ Alema, «non si può perdonare un simile errore». L’ asse tra i due era nato nei giorni delle trattative elettorali per la composizione delle liste del ‘ 96, si era poi saldato con l’ avvento di Marini a piazza del Gesù ed aveva condotto l’ allora segretario dei Ds a palazzo Chigi. A quel punto il Colle toccava al Ppi, «tocca a noi il Quirinale», annunciò pubblicamente Marini. A Bruxelles certe notti non passano mai: «Mi ricordo la cena a quattro. Io, D’ Alema, Veltroni e Mattarella. “Siamo d’ accordo, allora. Votiamo la Jervolino”. Poi Massimo si fece convincere che era meglio eleggere Ciampi.

La politica dei pacchi e delle sorprese del Pd! Renzi dice no.

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Franco Marini sembra il più accreditato tra i nomi a salire al Colle, è sicuramente un presidente di larghe intese nel senso che Bersani e Berlusconi se la sono intesa bene su questo nome. Ma Renzi non ci sta. I suoi non lo voteranno. Lo ha ribadito Renzi a La Stampa.

Nel 1995 il Tribunale dei ministri chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui per concussione. Marini era accusato di aver concesso, da titolare del dicastero del Lavoro, una serie di prepensionamenti al gruppo Sme, a carico dello Stato, in cambio dell’ acquisto da parte della stessa Sme di spazi pubblicitari sul settimanale cattolico ”Il sabato” per un totale di 100 milioni di lire. Il suo principale accusatore era Giancarlo Elia Valori, allora presidente della Sme. La Giunta per le autorizzazioni a procedere, però, respinse la richiesta giudicando indimostrabile il nesso tra i prepensionamenti e l’ acquisto della pubblicità sul ”Sabato”, evidenziando anche che il periodico era ”politicamente ostile a Marini”. Le accuse di Valori, quindi, non poterono essere valutate da un tribunale.

Nel frattempo il Sel si allea con Grillo nella scelta di Rodotà e pare proprio che non esista più una coalizione di centro sinistra. Come farà Bersani a governare il paese nonostante ci sia stato l’accordo-inciucio con Berlusconi? Lui ha perso sicuramente una parte della base e non solo quella renziana, inoltre ha perso il Sel, può aver guadagnato l’appoggio del Pdl, ma un governo con la base del pd spaccata e senza Sel cosa rappresenterebbe in Parlamento? Non certo il voto degli italiani… che assomiglia sempre più a una barzeletta… ma per domani Bersani promette una “bella sorpresa” ci dobbiamo forse riconsolare con l’ennesimo nome di un indagato, di un economista dell’alta finanza, di un ultra 90enne in dialisi? Cosa ci aspetta? La politica dei pacchi? Facciamo “affari tuoi” anzi “affari vostri”? Sorpresa, ma stiamo a giocare con il futuro degli italiani?

Grillo tenta l’ultima carta a tempo scaduto: Rodotà!

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E’ chiaro che Grillo ci abbia provato veramente a portare qualcuno di estraneo alla politica. Ha tentato la strada di due eccellenze italiane tra Milena Gabanelli e Gino Strada, ma il potere si è arroccato nell’accordo-inciucio tra Pd e Pdl e ha tagliato completamente fuori l’M5S. E’ chiaro che non c’era la volontà del cambiamento, era solo un messaggio promozionale lanciato durante le elezioni, che sicuramente non aveva basi concrete programmatiche. Così chiusa in faccia la porta a Grillo, senza neppure prendere in considerazione i nomi si è andati direttamente a riesumare dalla politica ancestrale nomi che rappresentano davvero un immenso passo indietro per il Paese, ma che possono tutelare i due B & B. Cosa fa l’outsider? Gli rimane un ultimo tiro dalla sua metà campo è il 90′ abbondante quando annuncia che sia la Gabanelli che Strada si ritirano… il terzo è Rodotà, un nome pulito ma forse più vicino agli ambienti politici. Un nome che spaventa meno il Pd e il Pdl. Ma potrà bastare o la strada è segnata? Riuscirà con questo colpo a rimettere in moto il dialogo? Domani si va a votare e il nome probabilmente è già stato ampiamente concordato… tutta fatica sprecata… la politica è sempre la stessa… una dittatura travestita da democrazia che nasconde perfino il nome di chi è il candidato a Capo dello Stato. Ma è possibile che i cittadini fino alla fine non possano conoscere neppure il nome?

I 100 anni di Pietro Barilla e l’incontro Renzi-Berlusconi

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Serata in onore di Pietro Barilla al Teatro Regio di Parma, in occasione dell’anniversario della sua nascita questa sera andrà in scena lo spettacolo “Pietro. Cent’anni avanti.”, opera che narra la vita dell’imprenditore che ha contribuito a rendere famosa nel mondo la cucina italiana made in Parma. Tra i molti intervenuti, anche Renzi e Berlusconi, che hanno trovato del tempo per un breve incontro a cui, così pare, hanno preso parte anche tre parlamentari del PD. Nessuna dichiarazione da parte del sindaco fiorentino, mentre Berlusconi si è lasciato andare ai ricordi: “Pietro è stato un grande personaggio, un grande padre, un grande imprenditore e un grande amico. Nel 1993, poco prima della sua scomparsa, lo informai della mia intenzione di scendere in politica. Lui passò con me tutti i momenti e le tensioni e gli interrogativi di quel periodo. Mi disse: metti le mani in pasta in politica? Te ne faranno di tutti i colori. Ebbene me ne hanno fatte ancora di più…”

Lettera aperta a Matteo Renzi

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“Sono ore convulse. Mentre il Paese vive una difficoltà economica evidente, aggravata dalla mancanza di speranza e di fiducia che lo stallo politico produce, il clima istituzionale appare teso. Mi spiace che in questi giorni molti usino insulti che mi suonano incomprensibili.

Al repertorio di ieri (“arrogante, qualunquista, indecente”) devo sommare oggi la sobria espressione “miserabile” che mi ha rivolto la senatrice Anna Finocchiaro. Sono miserabile perché ho detto che a mio giudizio la Finocchiaro non è un candidato all’altezza del Quirinale. Così come ero indecente agli occhi di Pierluigi Bersani per aver invitato la politica e i politici a fare presto. A non perdere più tempo.

Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finché mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il PD diventi un partito vincente.”

Questo è parte dell’intervento di Matteo Renzi che ha risposto con una eNews  alla Finocchiaro che oggi lo ha definito “miserabile”.

Il problema di fondo nel Pd è l’impossibilità per l’apparato partito di iniziare a ragionare su una nuova “piattaforma programmatica”. Il pensiero di Bersani, della Finocchiaro o dello stesso Fassina resta ancorato a un cambiamento che trascina con sè le distorsioni di antiche radici… quelle che hanno da sempre allontanato i votanti da questo partito. La forza propulsiva di andare incontro alle persone, non soltanto con bei discorsi stemperati poi da leggi di compromesso, sta invece nella formulazione di proposte aperte da realizzarsi, poi, sulla base delle esigenze che vengono fuori dal territorio e dalla base. Questo significa essere capaci di piegarsi e andare incontro alle persone con l’umiltà di apprendere una nuova formula che non cada dall’alto, ma raccolga qualsiasi forza propulsiva del paese. Un sistema così complesso come l’Italia, non può essere semplicemente liquidato con l’incontro tra le parti sociali rappresentative per lo più di grandi realtà aziendali, perché al contrario, anche se la politica fa finta di non accorgersene, ci sono molti lavoratori a progetto che non accedono neppure alla cassa integrazione, come ci sono troppi sprechi della politica che allontanano ancora i cittadini dai loro legittimi rappresentanti. Ecco perché il sindaco di Firenze, Matteo Renzi non può essere capito da coloro che viaggiano su linee già prestabilite e che il cambiamento lo vedono solo come parola in un manifesto programmatico che non dà nessuna garanzia di sapersi immergere nel tessuto sociale.  E allora i  “miserabili”, forse sono altrove, dove i paraocchi non consentono una visione più larga che non sia della propria idea e del proprio protagonismo.

La Lombardi e i 50 anni del Presidente

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Il Pd è in crisi, il Pdl avanza…  il M5S è sotto attacco mediatico da sempre. La nostra politica regredisce nel momento più drammatico della storia d’Italia. Nessuno parla più di spread, di debito pubblico e di disoccupazione… o se ne parla mentre prendi il cappuccino e il cliente dietro di te si suicida per Equitalia. A quel punto capisci che non sei più nel Paese delle meraviglie in cui l’unica cosa determinante ora è il Presidente della Repubblica (anche perché l’Italia non è purtroppo una Repubblica presidenziale), ma che sei in un paese già sommerso che respira solo grazie al tubo della maschera… a gas!

Oggi la gogna mediatica è per la Lombardi che ha dichiarato a Radio Radicale: “Oddio, una certa età anagrafica non mi pare che sia scritto nella Costituzione. Cioè nel senso, non è che c’è scritto dagli ottanta in su, o dai settanta in su, che è l’età media dei candidati. Devi essere stato nel sistema per quarant’anni per andare a fare il presidente della Repubblica o devi essere una figura di garanzia, che cioè si attenga ai dettami della Carta?” 

Ma naturalmente quasi tutti i media hanno preferito riportare che la Lombardi non sa che nella Costituzione esiste un’età minima richiesta per fare il Presidente della Repubblica.

Allora prima di mandare alla gogna qualcuno stiamo attenti… domani il caffè avvelenato potrebbe toccare a noi!

 

 

Fioroni attacca Renzi fa male al Paese. E lui, è la medicina?

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Per Giuseppe Fioroni (Pd) quella di Matteo Renzi contro Anna Finocchiaro e Franco Marini è “una pesante aggressione, un errore politico che fa male al Paese”, nata dalla mancanza di “rispetto nella diversità di vedute”, ancora peggiore perché interna a uno stesso partito. Insomma nel partito democratico la democrazia è scomparsa, vige una dittatura dettata dagli alti vertici a cui tutti si devono adeguare. Una voce fuori dal coro è una malattia da curare e Fioroni, laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sa come debellare questo cancro che sta logorando il Pd. Fiorioni continua in un intervista al TgCom24:

“Aggredirli con la voglia di umiliarli non è dignitoso. Bisognerebbe collegare la lingua al cervello prima di sferrare un colpo”.

Lo ringraziamo di questa teoria media, un luogo comune, che si erge a difesa di un partito allo sbando in un’Italia che anche oggi conta i suoi suicidi per la crisi.

Google search ci influenza anche in politica!

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Si chiama autocomplete ed è il sistema che ci aiuta nelle ricerche con google. E’ quel suggerimento che si viene a comporre quando effettuiamo una ricerca nel più importante motore di internet. Naturalmente il sistema si basa sull’attività di ricerca di tutti gli utenti del Web e i contenuti delle pagine web indicizzate da Google. Poi naturalmente ci sono dei filtri che eliminano i contenuti che possano essere violenti o offensivi o incentivare l’uso di siti con contenuti pirata.

Quello che emerge è una serie di luoghi comuni e di frasi fatte che svettano in classifica quando inseriamo nella ricerca il nome di un politico:

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Tutti questi esempi ci mostrano come sia sempre più facile spostare nella mente dell’elettore una credenza politica. Si può pensare anche che ci siano persone addette a immettere determinate frasi nel web fino a quando queste ricerche non siano indicizzate e vengano quindi riproposte agli utenti anche a fini elettorali. Manovrare un sistema di ricerca non è poi così complesso per chi sa addentrarsi nei meandri del web e poi “pilotare” le nostre ricerche fornendoci già una prima opinione sul politico che stiamo cercando.

Su alcuni nomi poi è indiscutibile vedere che ci sono anche frasi offensive che non sono state rimosse, dubbi che vengono instillati nella mente persone che solo tramite la ricerca vengono a porsi interrogativi fuorvianti che altrimenti non avrebbero mai pensato e spesso le risposte non sono così puntuali. E’ stato o può divenire un modo di pilotare il voto?

Crimi dorme in treno, la guerra su twitter.

Questa foto del senatore cittadino del MoVImento 5 Stelle Vito Crimi che dorme in treno è stata diffusa su Twitter:

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immediato lo sciacallaggio mediatico. Sembra proprio che Twitter e Facebook si siano trasformate in arene mediatiche per lo sciacallaggio. Prima era toccato a una ragazzina di 15 anni diventata a Bologna la Ollg di Bieber (la ragazza che viene portata sul palco a cui il cantante dedica una canzone), poi era stato il turno di Crimi con una foto in cui chiudeva gli occhi in Senato, poi ancora Nicolas Vaporidis attaccato su Facebook per le scie chimiche, lo scambio di messaggi tra Selvaggia Lucarelli e Asia Argento e oggi di nuovo il capogruppo dell’M5S che dorme in treno. La violenza verbale è dilagata, persone che non hanno una vita propria e che si occupano di quella degli altri, insulti gratuiti che vengono riportati in siti di informazione… Il social sta diventando solo un’immensa guerra. Si cerca la notorietà con un twitter volgare e irridente ai danni del politico di turno, ma poi non si ha il coraggio di lasciare la scrivania per far valere i propri diritti. La politica può essere ridotta a scherno? Viviamo in tempi in cui l’etica è stata messa da parte. Incapaci di scendere in piazza per manifestare i diritti, ma capaci solo di partecipare a sterili comizi dei nostri politici che giocano a ping pong da una piazza all’altra dell’Italia, non ci resta davvero di meglio da fare che prendere di mira il Crimi di turno?

BENVENUTI IN ITALIA!

Berlusconi a Bari, tra fidanzata, barboncino e obbiettivi politici

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Berlusconi sbarca a Bari e subito regala un’immagine perfetta per una campagna elettorale: sottobraccio ha Francesca pascale, la first lady, e con loro c’è Dudù, l’inseparabile barboncino che, a quanto pare, ha rapito il cuore del Cavaliere. La foto dell’ingresso all’Hotel Palace cede però il posto al discorso tenuto durante la manifestazione del PdL. Berlusconi ritrova il tono determinato di sempre quando, dal palco, si rivolge ai presenti, “il fiume della libertà”. “O c’e’ subito un governo forte e stabile per l’Italia oppure meglio ridare la parola agli italiani votando a giugno”. Riguardo la salita al Colle è subito pronto a mettere i bastoni tra le ruote del carro Prodi, visto che con lui presidente sarebbe meglio se tutti si trasferissero all’estero mentre, solo al pronunciarne il nome, si è levato un coro di fischi e “no, no!”, perchè è “Proprio lui che ci ha fatto pagare una tassa vergognosa per entrare nell’euro”. Non poteva poi certo mancare l’attacco al quella stessa magistratura che il 20 ed il 22 aprile rappresenterà il nemico da sconfiggere in un’aula di tribunale: “Tutti possono finire nel tritacarne giudiziario. Hanno cambiato la storia democratica del Paese e loro, i magistrati, non pagano neanche per i loro errori”. La piazza, che stando alle stime del PdL era invada da 150mila persone, ha poi applaudito quando il Cav ha fatto il verso a Bersani, apostrofandolo con un’espressione che tanto ricorda il linguaggio del segretario Dem: “Bersani vuole i nostri voti ma non vuole un governo con noi, allora io gli dico: Bersani noi siamo moderati ma non abbiamo l’anello al naso, non stiamo a pettinare le bambole”. “Noi caro Pierluigi non siamo qui a pettinare le bambole, anzi anche le bambole si sono stufate di farsi pettinare… il giaguaro da smacchiare, gli scogli da asciugare… ma è Bersani che parla o è Crozza? E Crozza che scrive i testi a Bersani o viceversa? O hanno fatto una società in comune?”. La manifestazione del PdL sembra aver superato le più rosee previsioni in termini di entusiasmo e partecipazione tanto che, per l’occasione, è stata rivista anche la celebre “Azzurro” del molleggiato italiano d’eccellenza, Adriano Celentano: “Silvio il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me. Mi accorgo di non avere più risorse, senza di te”. Tra cori e striscioni, non potevano certo mancare gli slogan, ed allora ecco il “fiume della libertà” impennarsi al grido di “chi non salta comunista è” o “chi non salta Bersani è”. Le quotazioni di Berlusconi sembrano aver quindi subito un’impennata… il momento di gloria durerà o sarà la magistratura ad avere l’ultima parola?

Bersani e il comizio tra frecciate a Renzi e no a larghe intese!

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Testardo Bersani non lo diremo più! E’ solo un uomo tutto di pezzo che anche oggi ha ribadito il suo secco no alle larghe intese, nonostante ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla presentazione del documento redatto dai saggi abbia ancora una volta auspicato un governo Pd-Pdl.

«Noi dobbiamo spiegare perché non vogliamo il governissimo: perché non è la risposta ai problemi». E così l’ineffabile Bersani ha chiarito ogni concetto.

Poi a un manifestante che gli chiede di non cedere a Berlusconi, il leader Pd assicura: «Certo che non cedo». E’ un nuovo slogan? No, che non cedo, non cedo… No che non cedo non cedo… No,no, non cedo!

«Vengono a dire a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa dopo che per anni hanno detto che i ristoranti erano pieni. Basta con la demagogia dopo demenziali panzane e alla politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno. Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica ‘la politica faccia presto’. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo». Pier Luigi Bersani, da Roma, attacca così Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

«L’ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C’è una politica disinteressata e costituzionale». Così Pier Luigi Bersani respinge la rappresentazione di chi lo descrive ostinato ad andare avanti nonostante le difficoltà.

Vuoi vedere che lui si è già fatto da parte per permettere che qualcuno del Pd potesse fare un alleanza e nessuno se ne è accorto? E poi da quando Bersani parla anche cinese? Questa sì che è una risorsa per l’Italia!

Poi il discorso si sposta sul Colle e anche qui il leader del Pd ribadisce che «Noi siamo fedeli alla Costituzione, che dice che il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale. Faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento».  Insomma sul nome al Quirinale una larga intesa ce la concediamo!

Nel suo intervento Bersani ha rilanciato la sua proposta di un governo di cambiamento che «non sarebbe politicista perchè cambiare vuol dire cambiare». Davvero? Cambiare significa cambiare?

«La nostra proposta  tiene conto della situazione parlamentare e del rispetto del voto elettorale. Non siamo bambini. Al tempo stesso si adatta alla soluzione davanti alla sfiducia della gente ed è una soluzione di corresponsabilità perchè accanto al governo c’è una convenzione per le riforme che a sei mesi consegna la ‘merce’ ». Non siamo bambini… e questo lo si era capito che la politica è invecchiata e pure molto male!

Poi riapre la polemica con Renzi «Qualcuno mi ha detto che ci vuole dignità e non bisogna inseguire i 5 Stelle. Una frase così non l’avrei accettata neanche da mio padre. Per il bene del partito sto zitto».
Renzi tutto può essere meno che il padre di Bersani!

La “Scelta Incivile” di B & B sconvolge Monti che attacca.

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Le accuse di Monti sono a 360°. Non risparmia nessuno dopo il suo flop alle urne e dopo essere stato costretto dal Presidente Napolitano a rimanere a capo di un governo ormai smembrato e dilaniato da dimissioni e odi personali. Monti resterà senatore a vita, ma non più leader del partito e ora il simbolo di Scelta Civica, per volontà del premier, dovrà cancellare il suo nome. Forse si vergogna di fronte all’Europa? Chissà se Angela potrà perdonargli una così netta bocciatura da parte degli elettori? Intanto il premier non aspetta neppure di essere sollevato dall’incarico e si scaglia contro quelle forze che fino a ieri lo hanno sostenuto e che oggi andranno   «squallidamente a braccetto senza però indicare come uscire dalla crisi» (a braccetto senza di lui? Che Scelta Incivile!) Condanna anche i suoi alleati  «mi implorarono di fare il capo della coalizione alle elezioni e adesso dicono di aver donato il sangue per me».

Veramente il sangue lo hanno sputato gli italiani!  

Batman e Superman a confronto: Pd e Pdl in piazza!

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Le due forze principali della vecchia politica scendono oggi in piazza a protestare gli uni contro gli altri. Ad accusarsi reciprocamente che l’avversario non vuole fare un governo che possa portare l’Italia fuori dalla crisi. Il Pd manifesterà nella periferia romana di Corviale contro “la povertà e per un governo di cambiamento”, il Pdl sarà a Bari, in piazza Libertà, dove, durante il comizio del pomeriggio, Silvio Berlusconi, presenterà i suoi 8 punti.

Manifestazione contro manifestazione, raduno dopo raduno, nonostante le forze politiche tentino di mobilitare i loro elettori, c’è sempre più un allontanamento progressivo dei cittadini italiani dalla politica. Tra una relazione dei saggi – che ci presentano soluzioni di riforme a lungo termine, con la vecchia politica che riconferma i privilegi dei politici affermando la necessità ai finanziamenti e riducendo la capacità della magistratura di poter operare intercettazioni – e un’immobilità istituzionale.  Alla fine si farà anche un presidente e nonostante i sondaggi diano in testa la Bonino, probabilmente la scelta ricadrà su qualcuno che possa garantire la “casta” sia di destra che di sinistra e che sia accomodante con l’Europa e chini la testa davanti allo strapotere dell’Alta finanza.

Ma gli italiani ci credono ancora che il miracolo possa arrivare? C’è chi ci crede, ma non lotta. C’è chi spera, ma non si mobilita. C’è chi ormai spera solo di riuscire a prendere un aereo e andarsene lontano da tutte queste “false e ipocrite” manifestazioni di piazza che servono alla sinistra come alla destra solo per rafforzare i loro strapoteri. Da una parte un superman indebolito e testardo che striscerà tra i palazzi labirintici di Corviale alla ricerca di consensi rovesciando preoccupazione sterile e ribadendo un governo di cambiamento impossibile e dall’altra un Batman criminale che ribadirà 8 punti per eludere e per ingannare ancora una volta il popolo italiano.

I debiti si devono pagare… parola di grandi saggi. Come?

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«Alla luce dell’entrata a regime della modifica costituzionale sul vincolo di bilancio strutturale, vanno riviste le modalità attraverso cui opera il cosiddetto “Patto di stabilità interno”». «In questi anni la difficile comprimibilità della spesa pubblica corrente ha finito col sacrificare gli investimenti pubblici: la spesa in conto capitale ha raggiunto un minimo storico. Ne va subito almeno rafforzata la qualità e l’efficacia». «Dopo il decreto legge varato nei giorni scorsi dal Governo, va completato il pagamento, per la parte ancora da versare, del debito pregresso accumulato fino al 31 dicembre 2012». Con quali fondi? Operare in tempi rapidi, tagliando ancora di più sanità e scuola, visto che i privilegi vergognosi come il finanziamento pubblico ai partiti è ineliminabile? A chi prendiamo i soldi? Iniziano a darci il buon esempio i saggi svuotando i loro conti così che magari salviamo qualche piccola azienda o sono saggi poveri anche economicamente oltre che di spirito?

Gli inutili saggi e l’agonia della politica.

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Oggi gli “inutili” saggi hanno portato il documento redatto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha spiegato che il governo “non poteva nascere per impulso del presidente della Repubblica uscente ripercorrendo un sentiero analogo a quello battuto con successo nel novembre 2011”. Ora quindi “la parola e le decisioni toccano alle forze politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni”. Perso solo del tempo?

Naturalmente no! Perchè le relazioni, continua il capo dello Stato, “saranno rese disponibili sul sito del quirinale e potranno essere dunque valutate obiettivamente da tutti. Mi auguro- prosegue- che al di là di dubbi e riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio della istituzione dei due gruppi, si riconosca la serietà del lavoro compiuto, pur nella piena libertà, come ovvio, di giudizio critico da parte di chiunque”.

Poi c’è la chiusa finale con i ringraziamenti di Napolitano ai saggi per “l’eccellente ed esemplare lavoro”.

Grazie Presidente, grazie!  L’Italia ora è stata analizzata dai sapienti…

Le tattiche di avvicinamento tra Pd-Pdl-Lega

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Incontro D’Alema – Bersani. Incontro di uomini d’apparato con due idee di sinistra diverse, ma poi non così distanti come invece può essere la posizione di Matteo Renzi. “La situazione è difficile, ma siamo tutti impegnati perchè il partito ne esca bene.” Così esordisce D’Alema dopo l’incontro ed è una specie di autogol. In tempi di crisi e di immobilismo delle istituzioni, l’unica preoccupazione può essere quella di un “partito che ne esca bene”?

Continua poi nel suo comunicato stampa dopo l’incontro con il leader del Pd: “Non esiste nessuna scissione, le parole di Franceschini sono state travisate. Ieri ho visto anche Renzi e oggi ho informato Bersani di questa conversazione”. Ma nel Pd volano gli stracci…”Dove vedete questi stracci? C’è una discussione estremamente corretta e rispettosa, per lo meno da parte mia, ma in un momento così difficile è ovvio che si discuta”.

Intanto arriva il secco no dei leghisti sul nome di Amato, anche se c’è una certa apertura su altri possibili  candidati: “Vedremo le altre proposte e le valuteremo – ha detto  Roberto Maroni- se fosse una donna meglio ancora, ma non sta a me fare nomi. Ho parlato ieri con Berlusconi e con Bersani  e so che quello che hanno in mente non coincide esattamente con quello che ho letto sui giornali. Bersani mi ha chiesto se la Lega è interessata a partecipare alle discussioni e alle votazioni sul presidente della Repubblica e io naturalmente ho detto di sì”.

Imputati e indagati che votano il Presidente

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Matteo Renzi sicuramente non poteva fare il grande elettore, hanno tutte le ragioni se non l’hanno votato. Perché è necessario avere un certo curriculum per poter scegliere il Capo di Stato. Circa il 20% di chi lo voterà ha problemi con la giustizia, gli altri forse non hanno avuto il tempo per avere tutte le carte davanti a un giudice ma sarebbero molti quelli che potrebbero ambire presto a questo “privilegio”. Sì perché se non hai un procedimento giudiziario che politico sei?

Quindi Matteo Renzi è giusto che non sia stato nominato grande elettore. Si può nominare uno che fa gli alloggi popolari in legno ecosostenibili? Un politico del Pd che non vuole il finanziamento pubblico dei partiti? Un politico che si occupa delle eccellenze italiane da espore all’estero?

Molto meglio gli impresentabili.

Naturalmente in testa, per prestigio e tenacia, c’è  Silvio Berlusconi. A seguire, ma ha molto da apprendere, Raffaele Fitto con “solo” 4 anni per corruzione.  Una palma d’oro andrebbe data a un novello indagato come Giulio Tremonti  (concorso in finanziamento illecito) e  a Maria Gullo del partito democratico che ha battuto tutti e ha inaugurato il nuovo parlamento con il primo avviso di garanzia di questa legislatura.  Ma non ci dimentichiamo dell’editore di Libero nonchè onorevole Pdl Antonio Angelucci accusato di associazione per delinquere, truffa e falso. E sulla stessa scia abbiamo anche un presunto (ancora è tutto da provare quindi non possiamo metterlo nel suo curriculum) uomo d’onore come Luigi Cesaro indagato per associazione camorristica, ma può vantare di essere stato l’autista di Raffaele Cutolo. Chi invece ha tante belle accuse e inchieste aperte è Roberto Formigoni, ma anche Denis Verdini, sta ricalcando le orme del suo mentore Berlusconi, e si presenta con una bella indagine per bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere per l’inchiesta sul Credito cooperativo fiorentino a cui va aggiunto il concorso in corruzione per gli appalti al G8, la truffa allo stato per il il Giornale di Toscana  e un’altra associazione per deliquere nella loggia P3.

Ma i veri Vip sono tra i delegati regionali. Scenderà dalla Valle D’Aosta il presidente della Regione Augusto Rollandin (Union Valdotaine) condannato per abuso d’ufficio con sentenza definitiva negli anni Novanta per favoreggiamenti in appalti. Dalla Lombardia avremo Roberto Maroni pregiudicato per resistenza a pubblico ufficiale. Mentre viene dal sud Giuseppe Scopelliti (Pdl) condannato per omissioni in atti d’ufficio in appello per non aver vigilato sullo smaltimento del percolato della discarica.

La densità di guai giudiziari aumenta tra i delegati regionali. Dalla Valle D’Aosta ci sarà il presidente della Regione Augusto Rollandin (Union Valdotaine) condannato per abuso d’ufficio con sentenza definitiva negli anni Novanta per favoreggiamenti in appalti. Si è potuto poi ricandidare grazie all’estinzione di pene accessorie della condanna, tra le quali l’interdizione dai pubblici uffici. Pregiudicato è anche Roberto Maroni (Lega Nord), presidente della Regione Lombardia: si tratta della “nota” sentenza per resistenza a pubblico ufficiale. Dall’Abruzzo Gianni Chiodi (Pdl) sotto processo per crollo colposo. Dalla Sardegna Ugo Cappellacci (Pdl) imputato per abuso d’ufficio per gli impianti eolici e a giudizio per bancarotta.  Il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani (Pd) è stato assolto in primo grado dall’accusa di falso ideologico, ma la Procura ha fatto ricorso: l’accusa è di aver dato informazioni fuorvianti al pm che stava indagando sui contributi concessi dalla Regione alla cooperativa Terremerse. Sempre del Pd proveniente dalla Toscana  Enrico Rossi (Pd) cui viene contestato il falso ideologico perché quando era assessore alla Sanità della Regione sarebbe stato a conoscenza della voragine nel bilancio dell’Asl di Massa Carrara. Il vicepresidente del Friuli Luca Ciriani è stato invece rinviato a giudizio per il disboscamento della Val Rosandra (in provincia di Trieste). Dovrà rispondere con altre 4 persone, di deturpamento di bellezze naturali per un presunto danno ambientale all’alveo di un torrente in area protetta.

E Renzi si voleva presentare come grande elettore? Non ha il curriculum!

 

 

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