I cookie a Google, Fb e Microsoft non bastano più: ora vogliono la torta?

cookies-tuttacronacaGoogle, Facebook e Microsoft si preparano a dire addio ai cookie, ossia quei piccoli frammenti di codice informatico che da più di vent’anni vengono impiegati per eseguire autenticazioni automatiche e memorizzare informazioni relative agli accessi ai siti web. Ma ad approfittare dei “biscotti” sono le grandi aziende del web: i cookie infatti permettono di tener traccia dei movimenti degli utenti, fattore che permette di migliorarne la profilazione e vendere più efficacemente gli spazi pubblicitari agli inserzionisti. Perchè le grandi aziende dovrebbero quindi dir loro addio? Lo spiega il  Wall Street Journal: si mira a qualcosa che sia ancora più efficente in questo genere di raccolta informazioni. Tale mossa, del resto, “potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri di potere nell’industria pubblicitaria globale”, che attualmente muove oltre 120 miliardi di dollari l’anno, e “costringere tutti gli agenti commerciali che operano sul web a ripensare completamente le proprie strategie”. Come ricorda Wired, lo scorso mercoledì Microsoft ha annunciato che darà agli inserzionisti la possibilità di monitorare da vicino gli utenti di applicazioni per Windows 8 e 8.1. L’azienda di Redmond assegnerà a ogni utente un numero identificativo unico che traccerà la loro attività su tutte le app. Una mossa che segue quella analoga di Apple, che all’inizio degli anno aveva offerto ai suoi partner commerciali la possibilità di personalizzare le pubblicità mostrate agli utenti, seguendoli con un id unico per smartphone e tablet. Non solo, anche Google valuta la possibilità di passare a un sistema che assocerebbe un identificatore univoco e anonimo a ogni utente. Il sistema metterebbe insieme i dati relativi agli utenti sui diversi prodotti dell’azienda, come Chrome, Gmail e Android, ufficialmente per “migliorare la sicurezza, l’esperienza di utilizzo e assicurare che il web resti economicamente sostenibile”. Ma, naturalmente, dietro tutto questo ci sono i tanti, tantissimi soldi della pubblicità.

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5.44 miliardi di euro: e la Microsoft compra Nokia

nokia-microsoft-tuttacronaca5.44 miliardi di euro: a tanto ammonta la cifra con cui Microsoft acquisterà la divisione di Nokia che produce telefoni cellulari. L’acquisizione include i suoi brevetti e una licenza per l’uso delle sue mappe per quattro anni. Stephen Elop, attuale amministratore delegato di Nokia, rientra quindi in Microsoft, dove aveva già lavorato mentre verrà scelto un nuovo CEO per la società finlandese. Nonostante s’ipotizzasse da tempo che Microsoft potesse mirare a Nokia al fine di rafforzare la propria presenza nel settore degli smartphone, le recenti dimissioni di Ballmer, attuale CEO, entro un anno, aveva fatto immaginare il rinvio di una simile decisione. Nokia, che fino a qualche anno fa rappresentava il più importante produttore di cellulari a livello mondiale, era in ritardo sulla produzione di telefoni di nuova generazione, motivo per il quale si è vista sorpassare da iPhone e dagli smartphone che utilizzano Android, il sistema operativo di Google. Era il 2011 quando Elop, ex dirigente Microsoft diventato CEO di Nokia, decise di adottare il sistema operativo Windows Phone, ma il gap non è ancora stato colmato. Per la conclusione dell’accordo bisognerà attendere il primo trimestre dell’anno prossimo e sarà soggetto ad approvazione da parte degli azionisti di Nokia. Anche le autorità antitrust saranno coinvolte visto che dovranno anche verificare la legittimità dell’accordo e dare il loro consenso. In breve tempo, circa 32mila impiegati Nokia diventeranno dipendenti Microsoft, oltre 18mila di questi sono coinvolti direttamente nella produzione dei cellulari. Nokia si trasformerà quindi in una società più piccola, forte delle sue altre divisioni, e si occuperà di reti e infrastrutture, dello sviluppo del servizio di mappe HERE e di nuove tecnologie, quindi della produzione di nuovi brevetti. Ballmer ha parlato dell’acquisizione come di un “passo importante nel futuro” e di una vittoria per tutti, dagli impiegati agli azionisti passando per quelli che comprano smartphone: “Portando questi due grandi gruppi di lavoro insieme, potremo incrementare i profitti di Microsoft nel settore del telefono, e rafforzare le opportunità per Microsoft”.

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Dopo la condanna Manning vuole diventare donna!

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Si farà chiamare Chelsea e diventerà donna questo è il desiderio di Bradley Manning, condannato a 35 anni di carcere per aver passato documenti segreti a Wikileaks. Lo ha scritto in una dichiarazione inviata al programma Today della Nbc. “Sono Chelsea Manning. Sono una donna. Considerando come mi sento, e come mi sono sentita sin dall’infanzia, voglio iniziare al più presto la terapia ormonale. Spero che mi appoggerete in questo passaggio. Chiedo che a partire da oggi mi chiamiate con il mio nome femminile, Chelsea”.

 Il suo avvocato, David Coombs, ha detto anche che il suo assistito si aspetta la grazia dal presidente Barak Obama.

Durante il processo la difesa di Manning ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche sul ragazzo durante l’era del “don’t ask don’t tell”, la politica in base alla quale nelle forze armate Usa non si chiedeva e non si diceva nulla riguardo agli orientamenti sessuali dei militari.

Manning condannato a 35 anni. Uscirà a 60 anni.

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Bradley Manning, il soldato americano di 25 anni reo confesso di essere la ‘talpa’ di Wikileaks, è stato condannato a 35 anni di carcere. La sentenza è stata emessa dalla Corte Marziale di Fort Meade, che ha ridotto la richiesta del Procuratore di 60 anni. Questo significa che Manning uscirà dal carcere quando avrà ormai 60 anni.

 

Manning e Snowden i destini incrociati di due eroi o di due delatori?

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Come da sempre ci insegna la storia occorrono anni prima che si possa poi, quando ormai il tempo fa prendere la giusta distanza dagli eventi e gli interessi economici e politici vanno via via scemando, fare un’analisi oggettiva. Ci sono argomenti, invece, sui quali nonostante passano decenni  un oggettività non si raggiunge mai e gli schieramenti tra sostenitori e contrari restano a dividere l’opinione pubblica. Sarà forse il caso di Snowden e Manning? Probabilmente lo sarà… Nessun europeo riuscirà, nel profondo a capire perchè un crimine di guerra denunciato possa diventare invece un atto di spionaggio. Per assurdo,  nel caso del militare americano, le vittime che hanno subito soprusi sembra quasi che siano diventati i carnefici che hanno costretto Manning al carcere. Eppure c’è chi è pronto a sostenere che Manning non avrebbe mai dovuto rivelare alcune informazioni, neppure se si trattava di 12 civili disarmati uccisi da due Apache americani. Perché? Perché è un problema di fedeltà alla patria, di rispetto per il proprio paese, di lealtà… ma quale paese civile, democratico e leale ucciderebbe su un territorio straniero martoriato da una guerra 12 civili indifesi?  Improvvisamente però, scoppia il caso Snowden, un nuovo delatore che stanco dei soprusi questa volta perpetrati dagli americani, anche contro i propri stessi cittadini, si ribella e fa scoppiare il datagate… dopo mesi di incertezza passati all’aeroporto Sheremetevo di Mosca ottiene finalmente un asilo temporaneo in Russia. Ora Snowden sarebbe diretto «in un luogo sicuro», ma «segreto», che non sarà rivelato.

E’ notizia delle ultime ore che la talpa del Datagate si pronuncerà oggi sul caso del soldato Bradley Manning, giudicato «traditore» da un tribunale Usa per il caso Wikileaks. Lo riferisce il sito web di Julian Assange che pubblica cablogrammi diplomatici segreti.

La storia si ripete, la Russia non si compromette! Snowden è scomodo.

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La storia di ripete e mai come nel caso di Usa e Russia i cicli sono così rapidi. Era l’aprile del 1961 quando si rischiò la guerra mondiale a causa della crisi dei missili di Cuba. Kennedy non indietreggiò neppure di un passo, ma  Chruščëv ebbe il buon senso di non scatenare una guerra che avrebbe avuto risultati devastanti. Dopo anni che non si parlava più di tensioni fra Russia e America ci ha pensato Snowden a riaccendere la miccia e a provocare un nuovo ciclo di guerra fredda. Il copione si ripete, il film è già visto e la teoria di Vico su cicli e ricicli trova conferme. Da una parte c’è Barack Obama, dall’altra Vladimir Putin. Al posto di Cuba questa volta c’è un uomo, Edward Snowden, una talpa dei servizi segreti americani, uno 007 che si è ribellato e che è divenuto una ‘mina vagante’ in cerca di asilo politico. La verità e la possibilità per un mondo migliore, più giusto e più “trasparente” è alla portata di tutti, ma non interessa a nessuno o almeno così sembrerebbe. Putin “scarica” Snowden e privilegia i rapporti bilaterali con gli Usa piuttosto che “beghe sulle attività dei servizi segreti”. Snowden si è immolato per nulla? La verità sembra proprio che nessuno la voglia ascoltare, è troppo scomoda da sentire, come è scomoda la talpa del Datagate. Quando ci sarà qualche politico interessato a un  mondo migliore? Forse quando gli uomini come Snowden non saranno più chiamati talpe, o spie o delatori, ma prenderanno il nome di eroi!
 

Edward Snowden e l’incontro con i difensori dei diritti umani

snowden-mosca-tuttacronacasnowden ha incontrato i difensori dei diritti umani all’aeroporto di Mosca ed ha chiesto di essere aiutato ad ottenere un asilo temporaneo in Russia. A riferirlo Tatiana Lokshina, dell’Ong Hrw, che ha spiegato che l’ex informatico dell’Nsa “per ora non può andare in America Latina”. La condizione posta dal Cremlino, però, è che cessi “le sue attività contro gli Stati Uniti”. Al riguardo, il deputato putiniano Viaceslav Nikonov ha assicurato che Snowden non intende più danneggiare gli Usa. “Ha detto di essere a conoscenza di questa condizione e ha dichiarato che può accettarla facilmente, dato che è un patriota del suo Paese”. Inoltre, secondo Nikonov, “ha detto di aver già raccontato tutto quello che sapeva. Nel frattempo la tv di Stato Russia 24 ha diffuso le foto della Talpa all’incontro con tredici attivisti, mostrando così la prima immagine di Snowden dopo settimane di fuga. L’avvocato Anatoli Kucerena, che ha spiegato che per completare l’iter della concessione dell’asilo occorreranno tra le e due e le tre settimane, ha annunciato l’intenzione dell’informatico di scrivere una lettera a Obama per raccontare delle violazioni dei diritti umani fondamentali. Il capo dell’ufficio moscovita di Amnesty International, Serghiei Nikitin, ha resi invece noti i progetti futuri della talpa: “Vuole ottenere asilo politico, almeno come protezione temporanea, in Russia. Ma le sue azioni successive non sono chiare. Snowden ha detto che potrebbe andare in un Paese dell’America Latina”.

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Skype e Microsoft collaborano con l’intelligence Usa: parola di Snowden

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Edward Snowden, la talpa del Datagate, alza nuovamente il tiro, fornendo al Guardian file e documenti che proverebbero la collaborazione di Skype e Microsoft con l’intelligence statunitense: “Microsoft e Skype complici del governo Usa perché hanno permesso che fossero intercettati dati, video e telefonate degli utenti”. Sempre secondo Snowden, inoltre, la Nsa avrebbe avuto il supporto di Microsoft per aggirare le difese del suo stesso sistema operativo. Al riguardo, la risposta di Redmon è stata secca: “Microsoft non concede e non offre al governo nessun accesso diretto a nessuno dei suoi prodotti”. Nel frattempo il mistero continua ad infittirsi sulle sorti della talpa: era o non era a bordo del volo Aeroflot 150 partito ieri da Mosca e diretto a Cuba che, decollato alle 14:13, non ha seguito la rotta abituale sorvolando Scandinavia, Islanda e Groenlandia prima di virare a Sud sopra il Canada e gli Stati Uniti, al fine di non venire intercettato? Il cambio rotta è dipeso dalla presenza di Snowden? Il Post ha fornito quest’ipotesi, ma potrebbe essersi trattato anche di un cambio dipeso dalle condizioni meteo, come le tempeste sulla Groenlandia. Il giallo continua.

Il futuro in una scatola… arriva Xbox One e twitter impazzisce!

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Sale la febbre da Xbox One dopo che la nuova console di Microsoft è stata presentata  a Redmond, in Washington, in un evento stile “Apple” presentato dal boss della divisione intrattenimento Don Mattrick il quale ha spiegato che il prodotto non è altro che il simbolo di una nuova generazione di prodotti che riconoscono la voce dell’utente e permettono una navigazione tra i menu, cambiare canale e parlare direttamente con la console, sfruttando anche Skype. Insomma non una qualsiasi console, ma un vero e proprio oggetto del futuro che ci proietta in una dimensione diversa?

Sicuramente cambierà il salotto perchè prenderà, per molti, il posto della tv. Infatti attraverso la nuova Xbox sarà possibile  guardare film e televisione, navigare sul web. La console prevede poi tre sistemi operativi in uno: Xbox Os, Kernel Windows ed un terzo che si connette agli altri due per l’instant switching e il multitasking. Il nuovo sensore Kinect legge i battiti cardiaci ed interpreta i movimenti dello scheletro. La videocamera è da 1080p in grado di rilevare piccoli movimenti.

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L’Eu dà la maxi-multa a Microsoft: 561 milioni di euro!

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Nuova maxi-multa a Microsoft da Bruxelles: per aver disatteso i patti sulla scelta del browser, e non aver dato quindi agli utenti Windows una vera liberta’ di scelta sul programma di navigazione da utilizzare, l’antitrust Ue costringera’ ai gigante dell’informatica a pagare una sanzione da 561 milioni di euro.

Gay… l’hi tech gli va incontro!

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L’HI-TECH è per l’amore universale. E soprattutto per il matrimonio senza barriere di sesso. Duecento aziende americane chiedono insieme alla Corte Suprema di revocare il Defense of Marriage Act che definisce il matrimonio esclusivamente come unione tra uomo e donna. Tra di loro figurano Apple, Microsoft, Google, Starbucks, Amazon e Thompson Reuter. Insomma tutti i grandi nomi della Silicon Valley, uniti contro una legge federale che impedisce alle coppie omosessuali di avere gli stessi diritti di quelle etero.

Un problema solo apparentemente di ordine civile, ma anzi uno scenario che si riverbera sulle dinamiche aziendali. Già in passato Google aveva fatto pressione sui governi con l’iniziativa Legalize Love, per l’importanza del tema senza dubbio, ma anche perché il mancato riconoscimento di diritti, con dipendenti gay che si spostano per il mondo senza veder riconosciuta la loro unione in molti paesi, può incidere sulle possibilità di business dell’azienda.

La ‘protesta’ delle grandi aziende contro la legge sul matrimonio anticipa quella di un gruppo di impiegati, alcuni delle stesse società, i quali presenteranno alla Corte un documento che mette in discussione un’altra legge, la Proposition 8 della California che mette al bando le unioni gay. Nel documento presentato dalle aziende, si sostiene come il Defense of Marriage Act costringa i datori di lavoro di riservare un trattamento diverso ai loro impiegati a seconda se siano sposati con una persona dello stesso sesso o meno. “La legge – si legge – impone alle aziende di discriminare, a volte andando contro la loro stessa policy aziendale, quando di tratta di materia di assicurazione sanitaria e altri benefit”.

Microsoft alla conquista dell’Europa. Il primo negozio monomarca a Londra.

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