La tv muore? Cali a picco negli ultimi tre anni!

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E’ business Insider ha tracciare i dati  che non lasciano dubbi al declino del tubo catodico. La tv sta male, è obsoleta, è malata, spesso resta spenta.

Secondo l’HuffPost:

Il portale ha riportato i dati di una ricerca condotta da Citi Research, secondo cui a parte le Olimpiadi di Londra dello scorso anno, l’audience mondiale del mezzo televisivo è in caduta libera da oltre tre anni. E, sorpresa, a guadagnarci non è il web, o almeno non sempre. Secondo i dati di Citi Research, dal 2010 più di 5 milioni di americani hanno cessato il loro contratto con la tv via cavo, che spesso viene portata nelle case dei clienti dagli stessi fornitori di servizi internet. Ma come successo nel caso del gigante Time Warner, che da luglio a settembre ha perso 306mila abbonati tv e oltre 24mila utenti internet, anche il web soffre come la tv.

Ma come mai la tv sta perdendo il suo potere d’attrattiva? Forse perché l’informazione è sempre a portata di mano grazie al cellulare, per il resto serie tv e spettacoli d’intrattenimento sembrano ormai aver fatto la loro parabola… tutto sa di visto e rivisto. Ora si spera di allargare l’offerta 3D , mentre si studiano nuove tecnologie proprio per rivoluzionare la tv e renderla “attiva” e non “passiva”.  La tv si salverà?

Terremoto alla Borsa di Milano: chiude a -2,46%

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Se nei giorni scorsi la Borsa sembrava non aver risentito dell’incertezza politica italiana e del clima di tensione, ora invece la tendenza è cambiata e la Borsa di Milano è annegata in questo lunedì d’agosto. L’indice Ftse Mib ha chiuso in perdita del 2,46% a 17.243 punti. Male anche l’All Share, in calo del 2,29% a 18.290 punti, e lo Star che archivia la seduta a -0,74% a 14.209 punti.

Il ritorno di una leggera tensione sui titoli di Stato dei Paesi dell’Europa meridionale che la scorsa estate subirono l’attacco della speculazione appesantisce soprattutto Milano, che è la peggiore del continente, con gli altri listini comunque negativi. Un vero e proprio terremoto sui titoli delle materie prime e soprattutto delle banche. A fine giornata, Unicredit e Ubi hanno perso rispettivamente il 5,2% e il 5,1%. Male anche Bper (-4,8%), Bpm (-4,6%), Banco popolare (-4,5%), Intesa (-4,1%) e Mediobanca (-3,9%). Ha tenuto Mps (-0,09%), confermando come il netto recupero della scorsa settimana non fosse solo legato allo spread.

Positiva Parmalat (+0,08%) unico titolo con il segno più dell’indice principale di Piazza Affari, mentre limitano i cali energetici e lusso. Anche Fiat è in ribasso a causa di realizzi (-3,6%). Il mercato spera che un accordo extragiudiziale consenta a Chrysler di acquisire una quota di Veba.

Chiude in rialzo a 238 punti base dai 230 di venerdì lo spread tra il Btp e il Bund tedesco. Il tasso sul decennale del Tesoro sale al 4,27%.

 
 

La crisi non guarda in faccia nessuno, neanche il mercato della coca

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La crisi ha colpito anche il mercato della cocaina e, nel 2011, si è registrato un calo di consumo nei cinque Paesi europei a maggior prevalenza di utilizzo: Danimarca, Irlanda, Spagna, Italia e Regno Unito. E’ questo che emerge dalla relazione europea 2013 sulla droga dell’Osservatorio di Lisbona, che rileva anche come siano in drastico calo i sequestri di cocaina nell’Ue e come sia dimezzata la quantità sequestrata. Il testo parla poi del consumo di cannabis, facendo emergere che gli europei tra i 15 e i 64 anni che ne fanno uso ogni giorno o quasi sono tre milioni, cioè circa l’1% degli adulti. L’aumento riguarda anche chi ha iniziato a curarsi per la prima volta per dipendenza da cannabis, passati dai 45mila casi del 2006 ai 60mila del 2011. Sul fronte italiano, Roma è la capitale dei consumi di coca, come ha spiegato il capo del Dipartimento nazionale politiche antidroga, Giovanni Serpelloni, rendendo noti alcuni dati della Relazione al Parlamento 2013 che sarà presentata nelle prossime settimane. Nonostante questi dati, nel 2011 sono stati 85 milioni gli adulti che hanno fatto uso di droghe illegali e il vice capo vicario della polizia, Alessandro Marangoni, ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’Unione europea nel contrasto al traffico di droga e indicando nella “sovraintenzionalità” e nella collaborazione internazionale tra forze di polizia il percorso da seguire, cosa che in Italia è già stata fatta superando i localismi: “Il nostro modello di collaborazione interna – ha sottolineato – è già un modello vincente, come dimostrano i risultati e la credibilità della nostra struttura a livello internazionale”.

Calano le vendite anche all’Ikea… altro che polpetta di cavallo, è una polpetta avvelenata!

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Primo calo del fatturato per Ikea. Già, la crisi colpisce anche il colosso svedese che dal 1989, cioè quando aprì il primo grande magazzino vicino a Milano, in Italia è sempre cresciuta. L’anno scorso il gigante dell’arredamento e dei prodotti per la casa svedese ha infatti accusato un calo di fatturato del 2,6% pur raggiungendo la sempre ragguardevole cifra di 1.598 milioni di euro. Intanto il marchio multinazionale ha messo a punto controlli più rigidi sugli approvvigionamenti alimentari, che gli permettono di rimettere in commercio torte e polpette bloccate nelle scorse settimane. «La pressione sui consumi si fa sentire», ammette l’amministratore delegato di Ikea Italia, Lars Petterson, alla presentazione del report ambientale, sociale e delle risorse umane di un gruppo che comunque non intende toccare gli investimenti e i livelli occupazionali, oggi ben oltre i 6.200 dipendenti, dei quali l’89% a tempo indeterminato, spesso part-time. A proposito del personale, Ikea conferma in Italia le sue politiche ‘friendly’ per dipendenti gay, lesbiche, bisessuali e transgender, con un’equiparazione di queste coppie di fatto agli eterosessuali sposati: recentemente ha concesso un permesso matrimoniale a un addetto che ha sottoscritto l’unione civile introdotta dal Comune di Milano.

Peccato che nessuno si è dimenticato degli scontri con la polizia dei facchini dei SiCobas  a dicembre che rivendicavano contratti di lavoro che non fossero vere e proprie violazioni ai diritti dei lavoratori.

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CROLLA IL MERCATO DELL’AUTO…

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Quel che è andato male, va peggio e sembra non esserci una frenata. Giù sempre più giù oltre anche il più pessimistico pronostico!  A febbraio sono state immatricolate appena 108.419 vetture, con una flessione del 17,41% rispetto alle 131.271 dello stesso mese del 2012. La politica italiana è annegata nel caos, chi era sicuro della vittoria, troppo sicuro di se stesso, vittorioso ancor prima di verificare attentamente tutti gli scenari, si è visto improvvisamente si è visto sconfitto. Ora che governo ci sarà? Quante tasse verranno applicate agli italiani? Chi si salverà? Con queste incertezze nessuno compra un auto, nessun si sporge dentro un concessionario, nessuno vuole pagare rate o avere esposizioni finanziarie a cui non sa se potrà fare fronte… uno scenario apocalittico che si ingoia le industrie automobilistiche!

17 MILIARDI BRUCIATI IN BORSA!

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Mentre si cercano alleanze dell’ultimo minuto, mentre i politici sono sotto shock post elettorale, mentre il mondo ha acceso i riflettori su Roma per la corsa al governo e per la successione di Benedetto XVI, mentre la televisione continua a mandare gli spot pubblicitari con le famiglie italiane sorridenti e mentre si sta in fila alla Caritas , disoccupati e con il mutuo da pagare… LA BORSA ANNEGA TRAVOLTA DALLA SPECULAZIONE! Il dato economico di oggi conferma (se qualcuno aveva ancora dubbi) che esiste una potenza che governa il mondo, lo fa con i meccanismi finanziari, con le armi che hanno una testata nucleare chiamata spread, capace di ridurre un Paese sul baratro in 3 minuti durante una contrattazione. Più potente della bomba atomica, più dannosa delle bombe al napal, più veloce di un missile terra -aria! L’alta finanza mondiale non gradisce Grillo, forse stava studiando Bersani se era disponibile a fare il bravo agnellino nel gregge e sicuramente voleva il fedele scudiero Monti!

MA TUTTO QUESTO NON E’ ACCADUTO, IL FILM E’ STATO DIVERSO E LA RABBIA HA DILANIATO I GRANDI FINANZIERI! -5% LA BORSA CALA, MA L?ITALIA FORSE HA RIALZATO LA TESTA…

Consob vieta le contrattazione allo scoperto!

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La Consob ha deciso di vietare le vendite allo scoperto sul titolo Intesa San Paolo oggi e fino alla fine della seduta di domani. Il divieto, sottolinea la Commissione, in applicazione del Regolamento comunitario in materia di ”Short Selling”, ”tenuto conto della variazione di prezzo registrata oggi dal titolo (superiore alla soglia del 10%)”. Il divieto, prosegue la Consob, ”riguarda le vendite allo scoperto assistite dalla disponibilita’ dei titoli. Con cio’ viene estesa e rafforzata la portata del divieto di vendite allo scoperto nude, gia’ in vigore per tutti i titoli azionari dal primo novembre scorso in virtu’ del Regolamento Comunitario”.

Borsa in caduta libera: -5%

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Crolla Piazza Affari dopo le elezioni. Il Ftse Mib cede il 5%. Molti grandi titoli non riescono a fare prezzo a causa dei forti ribassi. Chi pilota l’alta finanza? Chi vuole spaventare il popolo italiano? Chi sta mettendo in atto la speculazione sui titoli italiani? Siamo veramente una colonia al soldo degli investitori esteri che pretendono di neocolonizzare i mercati mondiali imponendo governi e condizionando l’economia?

 

Annega la borsa di Milano attendendo il voto! -3,13%

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Il Ftse Mib cede il 3,13% a 16.009 euro, appesantita dalle banche per l’allargamento dello spread, a sua volta condizionato anche dall’incertezza per le prossime elezioni. Sul listino principale Parmalat e’ l’unica in rialzo. E domani come andrà?

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