Central Park destinato a restare senza carrozze?

carrozza-centralpark-tuttacronacaPotrebbe scomparire presto una delle più conosciute attrazioni di Central Park, a New York: le carrozze trainate da cavalli. Sia Bill De Blasio che Joe Lhota, i candidati sindaci della Grande Mela, hanno infatti affermato che, dopo l’elezione, sosterranno un disegno di legge per eliminarle, come gli animalisti hanno richiesto a gran voce.

Per i turisti che intendono però ammirare comodamente seduti il parco, potrebbero essere utilizzate delle macchine elettriche. Sarebbe infatti questo il suggerimento avanzato. Quello che non è dato di sapere, tuttavia, è che futuro si aprirà ai cavalli… (e ai piccioni che condivino il pranzo con loro!).

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L’articolo di Bansky che il New York Times non pubblica

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Forse l’editoriale di Bansky che critica il complesso in costruzione a Ground Zero era davvero troppo underground e poco politically correct. Fatto sta che l’artista di murales non si è perso d’animo e dopo che il suo articolo è stato rifiutato dal New York Times, ha pensato bene di pubblicarlo sul suo sito

“Non abbiamo trovato un accordo sull’articolo, e lo abbiamo rifiutato”, ha confermato la portavoce del Nyt, Eileen Murphy.

Bansky risponde così “Oggi doveva esserci un mio editoriale sul Nyt, ma hanno rifiutato di pubblicare ciò che ho scritto”, si legge sul sito dell’artista britannico. Il pezzo, dal titolo ‘Shyscraper’ – giocando sulla parola ‘shy’, timido, e ‘skyscraper’, grattacielo – spara a zero sul Freedom Tower, od One World Trade Center, il palazzo costruito nel luogo dove sorgevano le Torri Gemelle.

“L’11 settembre ha rappresentato un attacco contro tutti noi e la risposta qual è? 104 piani di compromesso”, scrive Banksy, spiegando che il palazzo non mostra i muscoli e non rappresenta una degna ‘reazione’ all’attacco. Da qui la definizione di ‘grattacielo timido’. L’artista sostiene che il One World Trade Center ricorda “un ragazzo molto alto ad una festa, che goffamente curva le spalle cercando di non distinguersi dalla folla”.

Nuovi followers? 1000 per soli 18 dollari! Ecco il business.

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Mille profili nuovi come followers? Sono 18 dollari. Nove dollari al mese per cinque re-tweet al giorno. Ecco il prezzario di un fenomeno abbastanza conosciuto su Twitter, quello dei fake. Persino Twitter l’ha ammesso: al momento non esiste soluzione. Il mercato nero del successo sul microblogging al momento è dilagante e non si conoscono nè i confini, nè le responsabilità, ciò che invece è chiaro sono le cifre.

Il business del fake su Twitter potrebbe superare i 300 milioni di dollari e riguarda alcuni siti che sembrano essersi specializzati nella creazione di questo tipo di servizi. Il numero di finti account su Twitter è circa 20 milioni, poco meno del 10% degli utenti attivi.

Tra i meccanismi trovati, ha fatto molto scalpore quello di un fantomatico account cinese che ri-twitta ogni post di TheNextWeb, un blog molto famoso che ha subito smentito di aver fatto uso di questo account per migliorare i propri risultati, spiegando che si tratta di un servizio automatico mai pagato.

L’account risponde alle caratteristiche del nuovo mercato, che vuole un fake credibile. Include un bio, in cinese, un link ad un blog con contenuti su Yahoo salute, e ha twittato oltre 17.000 volte i contenuti del blog.

Nuovi software si stanno facendo largo, e permettono di bypassare facilmente le barriere opposte da Twitter e di creare molto velocemente fake account e follower con costi per operazione così bassi che si possono permettere di aggiungere una persona che manualmente compili i CAPTCHA nei casi di più profili con gli stessi IP.

Questo è dovuto in parte alla facilità di creazione di un account su Twitter, che non richiede la validazione di una e-mail. L’azienda contrasta come può gli account falsi e la spam. Jim Prosser, un portavoce di Twitter interpellato dal NYT, ha ricordato che l’azienda ha citato in giudizio i produttori dei cinque strumenti di spamming più utilizzati sul servizio, ma il problema è di ardua soluzione:

Facebook collega una persona ad un account. In Twitter, un individuo può avere più account. Abbiamo una filosofia differente. Il 40% della nostra base di utenti consuma solo contenuti, e ciò che appare come un account falso per un individuo potrebbe effettivamente essere qualcuno che è su Twitter esclusivamente per seguire altre persone.

 

Pericolo internet: più grande attacco di sempre alla rete! Massima Allerta

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Alla base dei disguidi per milioni di internauti c’è lo scontro tra un gruppo che si occupa di combattere gli spam e un provider olandese. La rete quindi sarebbe sotto attacco, chiunque di noi può essere “virtualmente” cancellato da un momento all’altro e questo genera un allarme generalizzato soprattutto nelle grandi banche dati che devono conservare informazioni sensibili, ma anche sugli archivi informatizzati di grandi aziende o testate giornalistiche. La situazione è seria, drammatica e cresce la paura in rete!

PAPA RAMBO I, questa la proposta del New York Times

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Ad alimentare il totopapa arriva anche un articolo del “New York Times” intitolato ”Pope Wanted”. Si tratta di una lunga analisi in cui si sottolinea la necessità di un Pontefice che abbia al tempo stesso ”un fascino magnetico e coraggio”.

L’identikit del nuovo Papa – scrive il giornale statunitense – deve essere una combinazione tra “il carisma di Papa Giovanni Paolo II” e il coraggio e la determinazione di quello che qualcuno in Vaticano ha chiamato ironicamente ‘”Papa Rambo I”, per sottolineare la necessità di un Pontefice giovane e pieno di energie.

“Il nuovo Pontefice – prosegue il Nyt – potrebbe anche non riuscire a effettuare un giro di vite sulle lotte e i misfatti interni al Vaticano, ma deve almeno avere l’intelligenza di nominare un vice abbastanza coraggioso da sapersi confrontarsi con la trincerata burocrazia vaticana”.

“La prima cosa che dovrebbe fare – spiega il cardinale Edward Egan, ex arcivescovo di New York – è mettere ordine nell’amministrazione centrale della Curia. E deve essere disponibile ad affrontare le critiche”. E allo stesso tempo – prosegue Egan – ”deve essere un uomo che comprende la fede ed è capace di annunciarla in modo affascinante e semplice”.

Il Papa si toglie qualche sassolino dalla scarpa?

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La cupola di Michelangelo è il cielo che veglia sul Papa dimissionario che celebra il rito delle ceneri. Queste le parole che risuonano come monito a tutta la Curia: “Il volto della Chiesa è a volte deturpato da divisioni e colpe” contro la sua stessa unità. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. La dimensione comunitaria – ha spiegato il Papa – è un elemento essenziale nella fede e nella vita cristiana. Cristo è venuto per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Il ‘Noi’ della Chiesa è la comunità in cui Gesù ci riunisce insieme: la fede è necessariamente ecclesiale. E questo è importante ricordarlo e viverlo in questo tempo della quaresima: ognuno sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma insieme con tanti fratelli e sorelle, nella Chiesa”.

Basta individualismi  e rivalità e più unità, questo il desiderio di un Papa che lascia… e forse non solo per l’età!

Il dilemma di Benedetto XVI!

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Herbie Brennan, nel 1978, in un racconto, ipotizzava che un Papa, Benedetto XVI, sarebbe stato l’unico in grado di fermare il feroce dittatore Victor Ling nella sua ascesa al potere nella nazione di Anderstraad. Il Papa, nel racconto, sarebbe stato preso da una visione mistica che lo incitava ad attaccare Ling. Il Pontefice, però, ha uno scrupolo di coscienza e chiede il parere di un medico che deve stabilire se Benedetto XVI è sano o no di mente. Il racconto fu pubblicato nel ’77 negli Stati Uniti, nel ’78 in Italia, (collana “Urania”) anno di elezione di Giovanni Paolo II.

 

Dimissioni del Papa? L’America le vede così!

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Tra gallerie fotografiche, articoli ed editoriali i quotidiani Usa sono pieni di notizie su Benedetto XVI. Soprattutto l’attenzione si posa sulle luci e ombre del Papato di Joseph Ratzinger e sul suo successore.

”Il Papato dopo Benedetto”, e’ il titolo dell’analisi del Wall Street Journal, secondo il quale Ratzinger lascia ”una ricca eredita’ di fede ma anche una fallimentare burocrazia vaticana”. Per il Wsj un papa ”intellettualmente forte come Benedetto puo’ stabilire nobili obiettivi e articolarli con forza ed eloquenza, ma tutto cio’ diventa inutile se il Vaticano e’ incapace di portare a termine le intenzioni del pontefice, perfino indebolendole”.

E in un altro articolo il Wsj si sofferma sui candidati alla successione, citando il cardinale Angelo Scola tra i favoriti, ”figura d’alto profilo nella Chiesa e anche con esperienza nel dialogo interreligioso”.

”Un mandato turbolento per uno studioso tranquillo” e’ invece il titolo del New York Times, secondo il quale durante il papato di Benedetto XVI la Santa Sede ”e’ carambolata da una crisi all’altra”. E per questo ”sia i supporter che i detrattori” di Ratzinger, ”hanno salutato pressoche’ universalmente il passo come un momento di grazia, apparendo quasi alleviati nel vedere la fine di un viaggio molto turbolento”.

Il Washington Post, in un’analisi, si sofferma invece sul futuro pontefice e titola ”Quanto sara’ moderno il nuovo papa”, citando anche lui tra i papabili il cardinale Scola, poi il canadese Marc Ouellet, il ghanese Turkson e l’arcivescovo di New York Timothy Dolan. Di certo, sottolinea il Wp, ”la piu’ alta priorita”’ del nuovo pontefice ”dovra’ essere rendere i cattolici nuovamente evangelizzatori”.

Twitter sotto attacco! Gli hackers a lavoro terrorizzano i cinguettii

In Usa 250.000 account sono in pericolo. Si pensa che l’attacco potrebbe essere stato innestato da New York Times e Wall Street Journal.

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Hackers cinesi al New York Times

 

Il sito del New York Times da 4 mesi nel mirino degli hackers cinesi. L’attacco è iniziato quando il giornale ha pubblicato l’articolo sull’inchiesta sulle richieste di Wen Jiabao.

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Armi chimiche siriane. Ci sono le prove! Fotografie di preparativi.

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Vedi articolo precedente.

Missili scudo contro i presidi dei ribelli in Siria, lo dice il New York Times

Da lunedì il governo siriano ha iniziato a utilizzare missili lanciandoli dalla base di Shaykh Sleiman a Damasco. Il governo nega categoricamente.

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