Arriva l’ennesima tassa! Metterà in ginocchio hi tech?

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Se ci sono settori che non conoscono ancora la crisi in Italia sono gli smartphone, tablet, computer portatili o fissi, ma ben presto anche l’hi tech potrebbe risentire della nuova tassa che sta per abbattersi sui dispositivi eletronici. Come se in Italia non ci fossero già abbastanza tributi da pagare allo Stato, ora arriva anche quello della Siae che sostiene che  che bisogna pagare “in cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore”. Dunque per fare una copia di contenuti audio-video di cui siamo già legittimi proprietari. Per esempio per portare la compilation di Cd e Dvd su un secondo dispositivo personale come un lettore Mp3, smartphone o tablet. Naturalmente vale anche per un programma Tv, un cartone animato e un filmato (anche di YouTube) che riversiamo su un hard disk esterno. I più colpiti saranno i giovani che sono la fascia che maggiormente utilizza tali dispositivi e non sarà per nulla leggera:  5,20 euro per i nuovi smartphone e tablet che acquisteremo in futuro, fino a toccare 40 euro per i decoder con memoria interna da 400 GB.  Se l’imposta voluta dalla Siae per ottenere un ‘equo compenso’ entrasse in vigore gli introiti arriverebbero a 200 milioni di euro, considerati gli utenti dei device e le stime d’acquisto per il 2014. Una cifra esorbitante che tuttavia andrebbe a penalizzare mettendoli fuori mercato molti apparecchi.

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Emma espelle due comparse, facevano foto!

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Era stata chiesta la massima riservatezza e nessuna condivisione di foto sui social network durante le riprese del videoclip “Trattengo il fiato” di Emma Marrone che si stava registrando tra le quinte del Teatro Sanzio di Urbino, ma due ragazze, comparse scelte per il videoclip, hanno postato su Twitter alcune immagini dell’interno del teatro ed è stata la stessa cantante ad accorgersi di quanto stava accadendo e a riferirlo alla produzione che ha deciso di allontanarle.  “Abbiamo aspettato a lungo qui fuori – racconta Lorenza, una delle ragazze che ha partecipato alle riprese – poi alle 14 finalmente ci hanno fatto entrare e come prima cosa ci hanno raccomandato di non scattare fotografie o video e di non pubblicare niente sui social network”.

 

Viaggia come un hobbit nella Terra di Mezzo: ti aiuta Google

terra-di-mezzo-tuttacronacaIl 12 dicembre, in Italia, uscirà al cinema il secondo capitolo della trilogia de Lo Hobbit, “La desolazione di Smaug”. E per “ambientarsi” Warner Bros., New Line e Google si sono riuniti per permettere agli amanti del mondo fantastico immaginato da J.R.R. Tolkien di “farsi un giro” nella Terra di Mezzo.

Nel sito è possibile visitare i luoghi fantastici dove l’hobbit Bilbo Baggins vive le sue avventure. Al momento ci sono tre località sulla mappa interattiva: il bosco dei Troll, Gran Burrone e Dol Guldur. Per ognuno di questi è prevista una presentazione video con sottotitoli in italiano e un videogame con cui calarsi nell’avventura. E se si è curiosi di scoprire altri luoghi, tra qualche giorno ne saranno disponibili altri tre.

C’era una volta il Tamagotchi… e presto ci sarà ancora!

tamagotchi-tuttacronacaErano gli anni ’90 e gli allora bambini impazzivano per il Tamagotchi. La domanda è: nell’era 2.0, i bimbi si divertiranno ancora con il giocattolo digitale in plastica o presi dalla frenesia di sms e cinguetii si dimenticheranno di sfamare i loro cuccioli tecnologici? La risposta si avrà a breve, visto che il Tamagotchi sta tornando in una nuova, più moderna versione e con una grafica decisamente migliorata, come riporta il Daily Mail. Nel 2014 la versione del piccolo animale che se viene lasciato senza cure troppo a lungo rischia la vita tornerà nel Regno Unito, con anche la possibilità di trasferirsi su altri dispositivi mobili, come gli smartphone.

Super Mario prende vita in campo!

supermario-clemson-tuttacronacaLa banda della Clemson Univerity, università americana del South Carolina, nell’intervallo dell’incontro di football contro il Georgia Tech, ha realizzato una splendida coreografia che ha omaggiato i giochi della Nintendo “Super Mario Bros.” e “The Legend of Zelda”. Non solo ne ha riproposto i temi musicali, ma ha anche dato vita a diversi personaggi di entrambi i giochi. La banda ha iniziato lo show ricreando l’immagine di un enorme game controller per poi dar vita alla performance della durata di sei minuti. Se ve lo state chiedendo, Clemson ha vinto l’incontro 55-31: non solo gli appassionati di videogames sono tornati a casa soddisfatti!

Le ossa dei dinosauri ora si studiano grazie alla stampante 3D

stampante3d-dinosauri-tuttacronacaIl gruppo coordinato da Ahi Sema Issever del Charité Campus Mitte a Berlino ha messo a punto una stampante 3D per dinosauri. Come illustrato sulla rivista Radiology, si tratta di una tecnologia in grado di ottenere copie accurate delle ossa fossili dei dinosauri sulla base dei dati forniti dalla tomografia computerizzata. Tale tecnica permette di non dover utilizzare l’osso originale, che viene spesso riposto in custodie di gesso, ed evitare così di danneggiarlo. ”Il vantaggio più importante di questo metodo è che non è distruttivo, e il rischio di danneggiare il fossile è minimo” ha osservato Issever. Per portare a compimento l’esperimento, i ricercatori hanno applicato il metodo a una vertebra fossile. Lo studio è stato utile anche perchè ha fornito anche preziose informazioni su condizioni e integrità del fossile, mostrando per esempio la presenza di fratture multiple. ”L’insieme dei dati digitali e le stampe 3D – osserva Issever – possono essere facilmente condivisi e le strutture di ricerca possono avere accesso a fossili rari, come quelli dei dinosauri, che altrimenti sarebbe limitato”. Proprio come la stampa di Gutenberg ha aperto il mondo dei libri al grande pubblico, per Issever ”i modelli digitali e le stampe 3D permetteranno una condivisione maggiore dei fossili che così potranno essere studiati in modo più ampio, proteggendo il reperto originale”.

Google dice stop alla pedopornografia

pedopornografia-google-tuttacronacaE’ stato l’amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, a spiegare che il gruppo è al lavoro sullo sviluppo di una nuova tecnologia che consentirà di bloccare oltre 100mila richerche connesse al tema della pedopornografia. Per far questo, il colosso informatico ha mobilitato oltre 200 dipendenti sullo sviluppo della nuova tecnologia. Le limitazioni verranno applicate inizialmente ai Paesi di lingua inglese, ma saranno estese al resto del mondo (altre 158 lingue) in sei mesi. Spiega l’amministratore: “Abbiamo impostato con precisione Google Search per individuare nei nostri risultati i link legati all’abuso sessuale sui bambini. Anche se nessun algoritmo è perfetto e Google non può impedire che i pedofili aggiungano nuove immagini sul web, le novità introdotte hanno consentito di ripulire i risultati di più di 100.000 applicazioni potenzialmente correlati di abusi sessuali sui minori”.

Interrogati dalla Nia i quattro fucilieri che si trovavano sull’Enrica Lexie

marò-tuttacronacaSono stati sottoposti ad interrogatorio con la polizia indiana quattro fucilieri Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte, che il 14 febbraio 2012 si trovavano sulla petroliera “Enrica Lexie” assieme ai due marò sotto processo in India con l’accusa di aver sparato e ucciso due pescatori del Kerala. Al termine della videoconferenza, avvenuta nell’ambasciata di New Delhi a Roma, l’invitoa del governo italiano Staffan De Mistura ha detto all’Ansa: “Adesso la posizione di Latorre e Girone è stata ancor più chiarita”. Al termine delle deposizioni, i quattro si sono trattenuti con De Mistura e Carlo Sica, l’avvocato dello Stato che segue i legali indiani di Latorre e Girone. De Mistura ha spiegato che si è tratto di “una escussione dei quattro fucilieri di Marina che noi volevamo che avvenisse perché sono testimoni della difesa e perché questo è l’ultimo tassello prima di chiudere le indagini suppletive. Indagini che volevamo che avvenissero affinché fossimo nelle condizioni di difendere al massimo i due fucilieri di Marina Latorre e Girone. Noi ci sentiamo sicuri di saper come andare avanti, perché la loro posizione è chiara ed è stata ancor più chiarita oggi”. La Nia, National Investigation Agency indiana, ha voluto ascoltare i fucilieri in seguito alle perizie balistiche che hanno rivelato che i proiettili ritrovati nei corpi dei due pescatori sono compatibili con le armi di altri due sottufficiali, non con i fucili Beretta in dotazione a Girone e Latorre. E’ stato il giudice speciale individuato dalla Corte suprema indiana a incaricare l’agenzia di ricostruire la vicenda, dopo che la stessa Corte suprema aveva ritenuto non valido il procedimento giudiziario avviato a suo tempo dalla polizia e dai giudici del Kerala. I fuciliari interrogati si sono detti “assolutamente sereni e determinati” quando hanno riferito la loro versione dei fatti. Una fonte informata ha detto All’Asca che le indagini suppletive dovrebbero chiudersi “in tempi ragionevoli”, essendo quello di stamani “uno degli ultimi passaggi” prima che gli inquirenti indiani presentino i capi di accusa nei confronti di Latorre e Girone. Avrà poi inizio il processo, per il quale “da entrambe le parti c’è la volontà di una chiusura rapida”.

La festa delle Forze Armate: ma i marò sono ancora lontani

marò-tuttacronacaGiornata della festa delle Forze Armate oggi e il pensiero è corso ai due marò, in India ormai da 624 giorni. Nessuna novità per loro, solo Napolitano che ha voluto assicurare che “non cessiamo di operare tenacemente per riportarli a casa”. In videoconferenza, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno voluto ricordare che ci saranno ancora da affrontare “periodi duri”. Consapevoli, non potendo fare altro, di “quanta strada il governo deve fare per raggiungere il traguardo” di farli “tornare a casa”.  Da parte sua, la titolare della Farnesina ritiene che “alcune cose si stiano muovendo”, pur ribadendo che il “dossier ereditato” ha “grandi complessità” e “grandi contraddizioni”.  Emma Bonino ha invece sottolineato che il governo “finalmente parla con una voce” mentre il ministro della Difesa Mauro ha rilevato la “forza e determinazione” del lavoro perchè i marò tornino “a casa con onore” e mette l’accento sui “sacrifici dei loro familiari”. Staffan de Mistura, inviato speciale del governo, ha ricordato invece che non si deve dimenticare che il lavoro “è costante, determinato e pressante anche quando avviene con discrezione e senza rumore”.  Al contrario, Ignazio La Russa ha chiamato in causa l'”assenza di un vero impegno di tutto il sistema Italia” e una questione della “dignità nazionale”. Ad essere insofferenti sono invece tutti coloro che vogliono un pronto ritorno dei marò e che si sono dati appuntamento per una ‘Tweet storm’, una tempesta di tweet per chiedere il rientro di Latore e Girone che “l’Italia ha dimenticato ma noi non lo faremo”. Ed è di oggi la notizia che Latorre ha un’infezione intestinale, forse contratta nel carcere di Kochi, e per la quale potrebbe essere necessario un intervento chirurgico, magari in Italia. Forse la possiblità più concreta di tornare rapidamente, almeno per lui, passa da qui.

#novesunove il twitter di Marco Borriello

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E’ Marco Borriello a scrivere su Twitter, poche ore dopo la fine del match contro l’Udinese, dove la Roma ha portato a casa la nona vittoria consecutiva. Un twitter quasi liberatorio dopo una gara difficile, risolta all’ultimo.
«Con Capitan Bradley si vola! #novesunove», così Marco Borriello che condivide anche la foto della squadra in posa sull’aereo per far ritorno a Roma.  Intanto Totti era stato eloquente: «Abbiamo dimostrato di avere le pa**e».

Finzione? No, Google Street View!

googlestreetview-tuttacronacaA guardare alcune foto raccolte dalle automobili che Google Street View utilizza per girovagare per la Terra e catturare immagini per ricostruire il mondo virtuale della mappa online, viene da pensare che le scene più assurde riescano ad immortalarle tutte loro. L’imprevedibile, l’assurdo, il terrificante… tutto finisce nei loro obbiettivi e viene mostrato nelle nostre case. Non sfugge la bambola aliena, il cane che si scuote dall’acqua creando un’ombra che fa pensare a un cadavere, una gang che punta la pistola. E ancora una città fantasma, un bambino che gattona davanti a un negozio di Gucci, un anziano con il dono dell’ubiquità e un animale che si rotola per strada. Ecco una galleria per farci un’idea di quello che accade nel mondo…

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Tweeting bra: quando il reggiseno si fa social

tweeting-bra-tuttacronacaL’attrice greca Maria Bakodimou indossa il primo e, finora, unico capo di lingerie social: si tratta di un reggiseno che ora avrà la possibilità… di cinguettare! Niente chiacchiere inutili però: il bra entra in rete per sensibilizzare sul tumore del seno nel mese dedicato alla prevenzione di questa malattia. Come? Per due settimane, il periodo durante il quale lo userà, ogni volte che lo sgancerà il reggiseno inverà un tweet sul cancro della mammella, invitando le donne a controllarsi e proteggersi. Il simbolo dell’uccellino che appare all’altezza del gancetto è infatti un sensore che permette di collegarsi allo smartphone e pubblicare un post grazie al dispositivo bluetooth di cui è dotato. Il tweeting Bra è stato creato in Grecia da OgilvyOne per una campagna promossa da Nestlè Fitness.

Inciviltà virtuale: possibile istigazione a delinquere e l’attacco al sindaco

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Twitter è davvero un luogo di comunicazione o è un campo di battaglia mediatico dove violenza e odio trovano terreno fertile insieme all’istigazione a delinquere? Forse non è l’El Dorado del dialogo, come non è l’inferno criminale. Tanti gli utenti e molte le idee, inevitabili gli scontri verbali… ma forse stavolta si è superato il limite quando un utente del social con l’uccellino,  Michele Catalano, ha postato ‘”ma Rumeni che vanno a fa ‘na rapina a casa di Al Bano e lo menano non ce ne stanno?!???”. Secca la risposta del sindaco di Bari, Michele Emiliano,  che è intervenuto a difendere il cantante di Cellino San Marco: ”Ma ha bevuto troppo – chiede il primo cittadino – o parla sul serio?”.

Allo scambio di battute sul social network si unisce anche una terza persona che invita Emiliano a non essere ”sempre arrogante”.

Polizia indiana in trasferta: a Roma per interrogare gli altri marò

marò-tuttacronacaLe autorità indiane avrebbero deciso: la Nia, National investigation agency, sarebbe pronta per la missione che porterà un loro team in Italia, a Roma, con lo scopo d’interrogare gli altri quattro fucilieri imbarcati sulla Enrica Lexie il l 15 febbraio 2012, giorno in cui vennero uccisi due pescatori al largo delle coste di Kerala. A darne notizia è l’agenzia di stampa indiana Pti, ma non ci sono conferme ufficiali. Gli uomini della Nia assisterebbero a un interrogatorio svolto dalla polizia italiana in base a lettere rogatorie indiane. Tale missione potrebbe risolverebbe l’impasse che impedisce la chiusura delle indagini favorendo l’apertura del processo dei due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, in India.

“Mettetela su un barcone… Deve tornare in Africa” Frase shock sulla Kyenge

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“Mettetela su un barcone. Assicuratevi che non affondi. Deve tornare in Africa da dove è venuta. Poi saranno gli oranghi e le scimmie a stabilire se la riprendono o meno a casa loro. Ma a quel punto non sarà più un problema di noi italiani”. Così l’assessore leghista del comune di Cadorago (Como), Paolo Pagani, ha espresso il suo dissenso verso il ministro  per l’integrazione Cecile Kyenge. Il messaggio shock è stato postato su Facebook.  Le minoranze in consiglio comunale hanno chiesto di censurare il messaggio e altri simili postati dall’assessore allo sport sul social network. Secca la risposta di Maroni: “La Kyenge ha detto che non sa chi sono io, quindi non ho nulla da dire in proposito”.

 

Mengoni e il suo disinteresse per le tecnologie!

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24 anni e il disinteresse per le tecnologie. Dallo smartphone a Facebook Mengoni, star del nuovo pop, rifiuta le comunicazioni digitali.  “Ma non sono un anti-tecnologico”, tiene a sottolineare, “il mio non è certo un atteggiamento snob. Anzi, capisco che le nuove tecnologie siano una cosa positiva per la comunicazione, e che servano a molte persone per vincere la paura di un faccia a faccia. Mi sto avvicinando sempre più, quindi, anche a queste cose, ai social network in particolare. Ma di certo non arriverò a stare collegato ore e ore, non mi diverte far sapere agli altri cosa ho mangiato oggi o far vedere la foto del solito gattino. Leggo, osservo, se ho qualcosa davvero da condividere scrivo, o segnalo una musica, una poesia, un libro. Con queste tecnologie sono un bradipo, mi adatterò, ma con lentezza…”.

Lui d’altra parte controtendenza lo è stato sempre. Dal look stravagante e anti-conformista, che cerca di scrivere la storia in modo originale “Ma non sono un passatista”, tiene a dire, “anzi sono a favore della tecnologia, soprattutto se mi aiuta nel mio mestiere. Però per quello che riguarda la comunicazione, soprattutto sui social network, non riesco ad essere come molti miei colleghi. Leggo osservo, ma di scrivere banalità non me ne frega niente. Lo faccio se ho qualcosa davvero da dire, da condividere. Cose che abbiano un senso, un motivo” e poi aggiunge “È il rapporto con il pubblico che mi spinge a fare musica, suonare dal vivo è la cosa che ti fa andare avanti, ti rende felice di fare questo mestiere. Per me è la cosa più fica che c’è. Essere in studio per registrare va bene, è ovvio, ma dopo un po’ mi sento un po’ stretto. Invece quando suono dal vivo ogni sera è diversa, ogni concerto è come se fosse l’ultimo, non sai cosa succederà domani e quindi dai tutto quello che hai. Ogni sera quando salgo sul palco per me è l’ultima volta, e quindi cerco di dare tutto, di sgolarmi, di triturarmi le mani sulla chitarra…” e conclude: “Ho iniziato come tutti, bussando a tante porte che, ovviamente, non si sono aperte. Poi X Factor e questa rapidissima corsa che mi ha portato dove sono oggi. È un mondo curioso quello che mi sono trovato ad affrontare, me l’aspettavo diverso, magari un po’ più buono, ci sono tanti meccanismi che non capisco, tanti disequilibri, e devi sempre stare attento a come ti muovi, a quello che fai. Non è come dieci o quindici anni fa, oggi la musica è vento, passa rapidamente, è un vento forte e veloce, devi fare in modo che non ti scompigli i capelli e basta”. Dubbi, incertezze? “Tante, è ovvio, ma raggiungo anche picchi di felicità che non vanno sottovalutati. È una cosa sana dubitare di se stessi, e del lavoro che hai fatto. Se non avessi dubbi sarei già finito, non avrei limiti da superare, obbiettivi da raggiungere… “.

Forse un atteggiamento da hipster? “Amo il vinile assolutamente”, conferma lui, “sono un fan dell’analogico. La differenza di suono è abissale, il calore è diverso. E io cerco questo calore in quello che registro, quel calore che da piccolo sentivo nei dischi di Billie Holiday. Il che non vuol dire che non scarico le canzoni di Billie Holiday su iTunes, ma che, se posso, ascolto i dischi in vinile. E poi penso che sia giusto che la musica nata per essere registrata in maniera analogica sia ascoltata dai dischi in vinile. La musica di oggi invece è pensata per il digitale, ed è giusto che venga ascoltata in un altro modo”.

E al giornalista di Repubblica che gli chiede se un compromesso in favore della tecnologia odierna si può fare, risponde “Si deve fare, io mica posso costringere la gente a comprare un mio album in vinile. Ma anche se il risultato finale è digitale, io registro ancora su supporto analogico, su bobine, come si faceva un tempo”.

Ma chi è Marco Mengoni?

“Non mi ritengo un artista, non lo sono. Sono sicuramente un impiegato della musica, non mi posso attribuire una definizione così importante. Sono un impiegato che dignitosamente fa il suo lavoro, al meglio delle sue possibilità. Certo che l’arte mi piace, mi attira, io vengo da un istituto d’arte, mi piace essere onnivoro, prendere esempio dagli artisti con la “A” maiuscola. Ma io per adesso sono solo un servo della musica, non posso fare altro, lei decide per me”.

Pistole stampate in 3D: scatta l’allarme per le nuove armi mortali

pistola-stampante3d-tuttacronacaE’ l’International New York Times a parlare del nuovo allarme che si sta diffondendo tra le autorità europee: le armi stampate in 3D. Sono funzionanti e in grado di passare i controlli. E si possono stampare in casa. Ed è proprio nel Vecchio Continente, dov’è moeno semplice procurarsi un’arma rispetto agli Stati Uniti, che questa tecnologia sta prendendo piede. Seppure il settore sia agli albori, la paura è che possa presto diventare concreto, anche considerando il fatto che in rete circolano già diversi software per la loro produzione. Che è semplice: si scarica il blueprint da internet e poi lo si stampa con una qualsiasi stampante 3D, in commercio al prezzo di circa mille euro. Tra coloro che avevano condiviso modelli di pistole “casalinghe”, Cody Wilson, studente 25enne del Texas: a maggio condivise in rete alcuni file che vennero scaricati più di 100.000 volte. Dopo di che, il Dipartimento di Stato ne chiese la rimozione. A effettuare il maggior numero di download di questi modelli, al primo posto troviamo la Spagna, seguita da Stati Uniti, Brasile, Germania e Gran Bretagna. Nonostante il pronto intervento, però, le istruzione hanno continuato a circolare. Tra i modelli, anche il Liberator, esposto il mese scorso al Victoria and Albert Museum di Londra. Ora la sua guida si trova su diversi siti, da Youtube a Pirate Bay.

Il NyTimes spiega che il design di queste armi continua a progredire e le pistole stanno diventando più resistenti: se inizialmente era possibile sparare pochi colpi prima di dover sostituire la canna, ora se ne trovano in grado di esploderne dieci consecutivi. La produzione di armi con stampanti 3D è vietata da una direttiva Ue, ma bisogna trovare un mondo perchè il bando diventi effettivo. La maggior preoccupazione la mostra il ministero degli Interni austriaco, che nei mesi scorsi ha condotto un’indagine per verificare se le armi stampate possono o meno essere letali. L’esito del test ha fatto sì che la pistola fosse catalogata come “arma mortale”. Ma ci sono anche altri stati preoccupati per la situazione impegnati in verifiche: serve prepararsi per quando le stampanti 3D saranno più economiche e le istruzioni per fabbricare queste armi sempre più sofisticate e facili da trovare. Per di più queste pistole sono in grado di superare i controlli. L’HuffingtonPost ricorda due giornalisti del Mail On Sunday sono riusciti a fare un intero viaggio indisturbati a bordo di un Eurostar gremito di passeggeri da Londra a Parigi. Stesso discorso per un reporter del network televisivo israeliano Channel 10, che è riuscito a introdurre una pistola stampata in 3-D all’interno del Parlamento di Israele, proprio mente il presidente Benjamin Netanyahu stava tenendo un discorso.

Zuckerberg pretende la privacy, ma non la concede

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Comportamento davvero “contraddittorio” da parte del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg che dopo aver acquistato per 30 milioni le case dei suoi vicini per paura che un costruttore potesse edificare ville nella zona adiacente alla sua casa e poi puntare sul suo nome per alzare il prezzo di acquisto, sembra invece voler privare i suoi utenti di qualsiasi tutela. Facebook infatti eliminerà una sezione delle impostazioni di riservatezza rendendo ogni profilo utente visibile a chiunque nelle ricerche sul social network. Quindi uno stalker sarà facilitato, così come sarà facile l’accesso ai dati personali per un datore di lavoro o ancora qualche malintenzionato potrebbe vedere una foto scattata in vacanza e svaligiare la casa di un ignaro utente che aveva postato, forse con un po’ di ingenuità, le proprie foto. Privacy zero!!! Anche da parte di  Google+ e YouTube che hanno comunicato che verranno venduti i commenti e le foto dei loro utenti su suoi servizi o siti collegati. Chi fermerà questa speculazione? Chi punirà questo furto legalizzato? Chi porrà freni alla vendita di dati personali?

Forse quelle case appena acquistate da Zuckerberg saranno pagate da ora in poi con le foto di ignari utenti che si troveranno a fare da testimonial a prodotti anche disdicevoli. Siamo tutti merce di scambio, peccato che sulle nostre facce siano i “cannibali del web” a fare i soldi, mentre gli utenti s’impoveriscono e restano disoccupati.

 

Italiani sempre più connessi: boom di smatphone e socials

smartphone-tuttacronacaE’ stato presentato a Roma l’undicesimo Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, dal quale emerge come il grande ostacolo per “l’evoluzione” sia Internet. Nell’era 2.0 essere connessi significa “esserci”, altrimenti, ci si trova, semplicemente, “fuori dal mondo”. Ed è propio il “digital divide”, ossia il divario tra chi ha accesso alle nuove tecnologie e chi no” ad essere aumentato in modo esponenziale, creando un gap pressochè incolmabile. Come rileva il rapporto, si stima infatti che il 90,4% dei giovani navighi regolarmente in rete, mentre solo il 21,1 % degli anziani utilizzi Internet. Ma questi cambiamenti influiscono tanto sul modo di comunicare che su quello di concepire i rapporti sociali e di informarsi. Giuseppe De Rita, presidente del Censis, spiega: “Siamo interconnessi, ma la vera connettività non esiste. La connessione in mobilità determina un aumento delle potenzialità individuali. Ciò comporta l’assenza di una cultura collettiva e la divisione della società in sottoinsiemi che non riescono a coalizzarsi”. E se il 97.4% degli italiani non rinuncia alla televisione, si assesta al 39.9% la quota dei possessori di smartphone (aumento percentuale di 12,2 punti rispetto all’anno scorso): strumento indispensabile per connettersi in rete. Per quel che riguarda l’utilizzo di Internet, il 63.5% degli italiani naviga in rete e, di questi, il 69,8% utilizza Facebook. Ma la connessione sta cambiando anche il mondo dell’informazione, con i giornali cartacei che perdono copie con solo il 43.5% della popolazione che acquista giornali. E se l’86% degli italiani guarda ancora il telegiornale, si affermano di prepotenza i quotidiani online e gli altri portali d’informazione: complessivamente hanno un’utenza del 34.3%. Ormai si cerca l’informazione “personalizzata”, ma si tenta anche di farla: il cosiddetto “citizen journalism” comporta però dei rischi, come sottolinea il presidente della Fieg e dell’Ansa Giulio Anselmi “Il citizen journalism ha introdotto elementi di democrazia e pluralismo, ma il senso dell’informazione non arriva da sè. Della mediazione giornalistica credo non si possa fare a meno. Uno slogan in voga è ‘viva la rete libera’. Va bene, purché per libero non si intenda gratuito”.

Soldati trasformati in robot grazie a una tuta: Iron Man diventa realtà?

Iron-Man-tuttacronacaSi chiama Talos, Tactical Assault Luce Operator Suit, e si tratta di una tuta che potrebbe essere fluida e diventare quasi d’acciaio grazie a un campo magnetico, rendendo indistruttibili, come Iron Man. I destinatari dell’esoscheletro che s’indossa ed è dotato dei più sofisticati sistemi tecnologici, di questa tuta a strati formata da materiali intelligenti dotati di sensori, saranno i soldati americani. Per quel che riguarda i tempi, dobrebbe diventare realtà tra tre anni. Spiega la Bcc: “L’esercito americano sta lavorando per sviluppare una rivoluzionaria armatura intelligente che possa dare alle sue truppe una orza sovrumana”. Come spiega un articolo su Il Messaggero a firma Laura Bogliolo: “Un Iron Man, un esoscheletro che consenta ai soldati, tra l’altro, di trasportare grandi carichi.  La tuta dovrebbe essere dotata di sensori per monitorare la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e i livelli di idratazione. L’ esoscheletro userebbe la forza idraulica per aumentare notevolmente la forza.” Il tenente colonnello Karl Borjes, consulente scientifico dell’esercito americano presso il comando di sviluppo e di ingegneria, ha spiegato: “Il vestito con l’armatura da combattimento dovrebbe essere completo di display per il controllo di potenza, il monitoraggio della salute, e l’integrazione di un’arma”. Aggiungendo: “E’ un’armatura avanzata, integrata con sistemi di comunicazione, con sensori, circuiti in miniatura”. Da quanto si apprende, gli scienziati del Massachusetts Institute of Technology sarebbero coinvolti nella progettazione mentre l’esercito Usa sembra stia chiedendo di sostenere il progetto a organizzazioni di ricerca e sviluppo privati, laboratori governativi e del mondo accademico. L’armatura futuristica, che un team di scienziati del MIT sta sviluppando, sarebbe liquida, con fluidi che si trasformano in un solido quando viene applicato un campo magnetico o la corrente elettrica.

Posta una foto su Facebook e viene indagata dal fisco

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Posta una foto su Facebook e viene indagata dal fisco. Lei certo non passa inosservata essendo Jeane Lim Napoles, la figlia di una donna d’affari filippina,  al centro di uno scandalo per corruzione in cui sono coinvolti molti parlamentari del suo paese. La ragazza si è fotografata all’interno di una vasca piena di banconote, che ricorda tanto il tuffo nei dollari di Zio Paperone. Jeane però per il fisco è una 23enne studentessa di moda a Los Angeles che risulta nullatenente dal 2008, nonostante viva in un attico dal valore di 1,3 milioni di dollari… Quindi dovrà spiegare al fisco statunitense da dove provenivano tutte le banconote. Resta anche un altro mistero… perché euro e non dollari?

 

Marò: la polizia indiana in arrivo in Italia?

maro-processo-tuttacronacaSembra non arrivare mai l’apertura del processo ai due fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i marò, imputati per omicidio per aver sparato dalla nave italiana Enrica Lexie uccidendo due pescatori al largo delle coste del Kerala il 15 febbraio 2012. Considerato che la giustizia indiana aveva chiesto di ascolatare gli altri militari presenti sulla petrolifera, uomini che il ministero degli Esteri non è intenzionato a mandare in India, sarebbero ora le autorità indiane in procinto di decidere se inviare a Roma una missione della National investigation agency (Nia)  per interrogare i quattro marò. In questo modo si risolverebbe l’impasse che impedisce la chiusura delle indagini.

Arriva a Roma il super-portiere… ma è un robot!

robokeeper-para-un-rigore-tuttacronacaLa fiera dell’Innovazione, Maker Faire, al Palazzo dei Congressi di Roma il 5 e il 6 ottobre, ha aperto le porte alle scuole e per l’occasione gli studenti hanno potuto sfidare un portiere pressochè imbattibile: un robot. Il portiere pararigori aveva già messo in difficoltà Vincent Candela, che era riuscito ad andare in rete all’11 tiro. Meglio di loro l’ex Lazio Giuseppe Pancaro, che è riuscito a batterlo all’ottavo tentativo. “Non mi aspettavo un robottino pararigori così bravo – dice Pancaro – per fare gol bisogna mettere la palla in un piccolissimo spazio e non è semplice. Ad un certo punto pensavo anche di non riuscire a segnare. Solitamente nei rigori ad essere avvantaggiato è chi calcia il pallone; invece in questo caso, non essendo vittima delle finte ma andando direttamente a coprire la palla, questo robot è più forte di un portiere”.   Lo stesso “portiere” aveva parato anche Leo Messi, a segno al terzo tentativo: “Funziona con due telecamere – dice Stefano Silvera, ingegnere e fondatore di Arneis – poste sopra la porta, che vedono il pallone, di colore arancione, seguendo la sua traiettoria e muovendo di conseguenza il portiere. Quindi è impossibile fare finte. In tanti hanno provato a batterlo, da Luca Toni a Daniele Massaro, a Mauro Tassotti e alcuni hanno tirato rigori per un’ora e mezza. Il migliore è stato senza dubbio un bambino di 4 anni: lo abbiamo fatto avvicinare, dandogli un piccolo aiutino e poi ha messo la palla in rete”.

“Miracoli” di Google Street View: rivede la nonna morta

nonna_google-tuttacronacaDustin Moore ha “ritrovato” la nonna in Google Street View. Residente a Portland, Stati Uniti, stava osservando la foto di casa sua utilizzata per le sue mappe e ha notato una donna seduta sulla veranda dell’abitazione. Si trattava della nonna Alice, morta meno di un anno fa, intenta a leggere il giornale sulla panchina davanti all’uscio. In un forum del social network Reddit il ragazzo ha raccontato che quello che l’ha sorpreso è “che Google abbia scattato una delle ultime foto di mia nonna”. “Credo sia una foto fantastica perché mostra quanto fosse una persona tranquilla e spensierata.”

Il giallo della lettera scomparsa: De Gregorio non ha prove contro Berlusconi?

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“L’originale della lettera consegnata dall’allora console italiano Alessandro De Pedys a Sergio De Gregorio non si trova”. Così la Guardia di Finanza spiega di non aver trovato negli archivi del Ministero degli Esteri la lettera che incastrerebbe Silvio Berlusconi secondo quanto affermato da Sergio De Gregorio. Nella lettera ci sarebbero dovute essere le presunte pressioni di Silvio Berlusconi per bloccare la rogatoria nell’ex colonia britannica ai tempi dell’inchiesta Mediaset.

Lo scorso lunedì 30 settembre la Guardia di Finanza su richiesta dei pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, si è recata alla Farnesina per acquisire la documentazione sulla vicenda, e in particolare quella missiva non ancora trovata, di cui lo stesso De Gregorio aveva parlato lo scorso 10 settembre nel suo interrogatorio davanti ai due pm.

Durante le acquisizioni è però spuntata un’insolita e alquanto anomala lettera dei legali dei co-imputati cinesi di Berlusconi e Frank Agrama nell’inchiesta sui diritti tv, che venne inviata il 23 giugno 2008 all’allora ministro degli esteri Franco Frattini e che ora, assieme a tutte le carte raccolte la scorsa settimana, è depositata agli atti del processo Mediatrade a carico di Piersilvio Berlusconi, di Fedele Confalonieri, dello stesso Agrama e di altre persone. Il Cavaliere, invece, è uscito dal procedimento con un proscioglimento disposto al termine dell’udienza preliminare.

De Gregorio una ventina di giorni fa ha raccontato ai magistrati di Milano di “aver avuto” copia di quell’ “appunto” sulla richiesta di assistenza giudiziaria da De Pedys, durante la sua visita ufficiale a Hong Kong nel 2007. Appunto che ha consegnato agli inquirenti, i quali però una settimana fa sono andati a ‘caccia’ dell’originale.

Originale che non è stato trovato né, come si legge nel verbale della Guardia di Finanza, nella cassaforte della Direzione Generale del settore Italiani all’Estero e Politiche Migratorie della Farnesina, né nello speciale “armadio corazzato” in quanto, come ha spiegato un funzionario, non è da escludere che non fosse stato “protocollato ufficialmente” e quindi non “rinvenibile tramite i sistemi di protocollazione elettronica”.

Gli investigatori, però, durante la loro ‘visita’ negli uffici del ministero hanno acquisito altra documentazione inerente alla rogatoria a Hong Kong. E così, tra le carte, è spuntata l’insolita lettera dei legali dei coimputati cinesi di Berlusconi e Agrama nell’inchiesta sui diritti tv. Inchiesta per la quale l’ex premier è stato condannato definitivamente a 4 anni di carcere mentre per la rideterminazione al di sotto dei tre anni dell’interdizione dai pubblici uffici la Corte d’appello ha fissato l’udienza per il prossimo 19 ottobre.

Gli avvocati dei due cittadini di Hong Kong, nell’estate del 2008, scrissero all’allora ministro degli esteri Franco Frattini chiedendo di trasmettere, non appena l’avesse ricevuta, al collega della Giustizia Angelino Alfano una lettera del giugno del 2008 in cui si riferiva di una sorta di “controrogatoria”, con la quale la corte di Hong Kong voleva interrogare come testimoni i pm De Pasquale e Spadaro e i loro consulenti in merito a presunte irregolarità avvenute quando erano stati nell’ex colonia britannica per assistere alla rogatoria. La lettera è stata acquisita, mentre né Frattini né Alfano risultano coinvolti negli accertamenti della magistratura.

 

Per la Bonino i Marò non sono più innocenti? S’infuria Terzi.

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L’America ha sempre difeso i suoi militari anche di fronte ai crimini più efferati. I militari sono sempre stati per gli Stati Uniti degli eroi, e forse se in alcuni casi il comportamento degli americani è andato oltre anche al buon gusto, c’è comunque da riconoscere il ragionamento alla base della difesa ad oltranza: i militari sono lo scudo del paese se permettiamo agli altri di intaccare questo scudo, si apriranno falle e ognuno potrà usare i militari come strumento per attaccare il nostro Paese. In definitiva se i militari non si sentono tutelati perché dovrebbero rischiare la vita per il loro popolo?

Invece in Italia i marò sono stati lasciati nelle mani indiane, nonostante c’è chi sostenga con fatti evidenti la loro innocenza,   non ne sembra convinta una delle più alte istituzioni dello Stato. il nostro Ministro degli affari esteri  Emma Bonino:

“Non è accertata la colpevolezza, e non è accertata l’innocenza. I processi servono a questo”. Con questa frase lapidaria lo staff  di Emma Bonino dà l’ultimo colpo di mannaia addosso ai marò. Il post è stato scritto sulla pagina Facebook aperta per  “ospitare pareri e commenti sulla vicenda che ha coinvolto i due marò italiani Girone e Latorre”. Anche  l’ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata. Su Twitter Terzi scrive (ricevendo anche molti pareri in sintonia con il suo pensiero):

Come scrive oggi Repubblica, il commento di ieri della Farnesina ha in qualche modo “rotto il fronte dell’innocentismo a tutti i costi che il governo italiano ha seguito fino ad oggi”.

Una linea solo apparente, perché nei fatti i tre ministeri maggiormente coinvolti (presidenza del Consiglio, ministero degli Esteri e della Difesa) riservatamente conoscono le prove contro i due marò e ammettono che una condanna da parte dei giudici indiani è possibile. Il vero problema, ormai, sono i continui rinvii del dibattimento processuale.

Terzi, ex titolare della Farnesina, una condanna non è lontanamente immaginabile perché il processo è illegittimo. “Certo che ci vuole un processo – twitta – ma è legittimo solo se lo Stato ha giurisdizione. E l’India non ce l’ha, il fatto è avvenuto in acque internazionali”. “Ovvio che occorre il processo – prosegue – ma in Italia

Quando in Google… si cercano le proprie tracce! Gli egosurfer

Egosurfing-tuttacronacaIl Pew Research Center ha iniziato nel 2001 a fare indagini per capire quante persone, in Internet, fanno ricerche in Google inserendo il proprio nome. Stando a quanto rilevato dal Pew, nel 2012 l’ha fatto il 56% degli americani, rispetto al 22% di undici anni prima. Sempre secondo l’indagine, gli egosurfer, come vengono definiti in gergo, sarebbero per il 58% sono maschi e bianchi, mentre la percentuale più alta per fasce di età si ritrova tra gli utenti tra i 18 e i 29 anni (con il 64%), seguiti da quelli tra i 30 e i 49 anni (58%). Superati i 50, invece, l’attenzione sembra spostarsi da se stessi, magari per ricercare online figli e nipoti. Inoltre, dalla ricerca emerge che il 24% degli intervistati non utilizza esclusivamente i motori di ricerca per le indagini biografiche, ma anche social network, forum e altri siti. Perchè inserire il proprio nome in Google? Per egocentrismo, narcisismo, curiosità di sapere cosa gli altri pensano/dicono di noi. Ma non solo. L’individualismo narcisista della generazione dell’era di internet, la me generation, non è infatti l’unica motivazione in un’epoca in cui si fa sempre più affidamento sul web non solo per “confidarsi e raccontarsi” ma anche per “controllare”. Mary Madden, autrice dello studio, ha dichiarato: “È diventato sempre più importante verificare le nostre tracce digitali accessibili a tutti. Impiegati, esaminatori, partner: tutti utilizzano i motori di ricerca per scavare nel passato e nel presente delle persone. Per questo motivo la gestione della reputazione online è diventata un affare sociale e professionale per molti nell’era digitale”. In America, l’anno scorso, alcuni studenti si sono visti negare l’accesso al college perché più di 500 funzionari avevano esaminato i loro profili sui social network (ammettendolo poi al Kaplan Test Prep survey), ma ci sono anche lavoratori che ogni giorno vengono «scartati» per post su Facebook o commenti sparsi qua e là nella Rete. Insomma, in un’epoca in cui le persone con cui possiamo entrare in relazione, sia a livello professionale che sentimentale, hanno l’opportunità di capire chi siamo, è importante tenere sotto controllo l’impressione che diamo in rete. Del resto non è sempre un fatto negativo: una buona immagine online può essere un volano per (alcune) carriere scolastiche e professionali. Del resto ormai è anche facile controllare la propria influenza in rete, con servizi e software tipo Klout, che hanno rappresentato la fortuna e la disgrazia di molti manager americani, promossi o licenziati a seconda del loro punteggio.

Il tradimento si risolve a suon di “I like”! Benvenuti nella coppia 2.0

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La coppia 2.0 non è poi molto diversa dal pubblico ludibrio di una volta, solo che ora non avviene nel proprio paese, ma piuttosto a livello globale. Così Sonya Gore separata da due anni da suo marito, Ivan Lewis, ha deciso di perdonare il tradimento del marito solo se lui si fosse esposto pubblicamente su Facebook reggendo un cartello in mano con scritto: “Ho tradito mia moglie. E l’altra era anche brutta!!”. Ma le richieste di Sonya non si sono fermate qui, infatti per tornare con il consorte la donna ha chiesto anche che la pagina avesse almeno 10mila “I like” e alla fine è stata la stessa Sonya a dirsi stupita che in poco tempo il tetto dei “I like” è salito vertiginosamente, ora si è ben oltre gli 11mila. Chi lo ha cliccato? Soprattutto le donne che hanno trovato spiritoso il gesto umiliante di Ivan Lewis.

E se lo smartphone andasse… a fulmini? L’esperimento della Nokia

E se uno smartphone si ricaricasse grazie all’energia elettrica dei fulminu? Il progetto è di Nokia, realizzato in merito a consumi e risparmi energetici. Un originale esperimento è stato condotto sul nuovo Lumia dallo scienziato Neil Palmer del Tony Davies High Voltage Laboratory della britannica Università di Southampton che spiega “abbiamo inviato oltre 200.000 V attraverso uno spinterometro di 300 mm, generando calore e luce simili a quelli di un fulmine. Il segnale è stato poi trasferito a un secondo trasformatore di controllo, permettendoci di ricaricare il dispositivo”. Nel corso dell’esperimento “riuscito”, stando a quanto ha detto il professor Palmer, il circuito Nokia ha risposto al segnale ed è riuscito a stabilizzarlo. Ovviamente al momento è solo un progetto e la strada che conduce alla sua realizzazione è lunga, ma potrebbe rivelarsi rivoluzionario qualora si riuscisse a mettere a punto.

Google festeggia il compleanno… con un nuovo algoritmo! Risposte più congrue

HUMMINGBIRD-google-tuttacronacaFesteggia i suoi primi 15 anni oggi Google, e per coinvolgere il popolo del web ha condiviso un doodle interattivo. Ma non solo. Proprio oggi è stato reso pubblico “il più grande cambiamento dal 2001 nei meccanismi di funzionamento della nostra ricerca”, come s’è lasciato andare con i giornalisti il grande capo della Search, Amit Singhal. Era il 1998 quando Larry Page e Sergey Brin affittarono la loro prima sede fuori dal campus di Stanford, nel garage di Susan Wojcicki al 232 di Santa Margarita a Menlo Park. Il 4 settembre era stato registrato il nome del loro motore di ricerca, inglesizzando la grafia della parola googol che i matematici usano per indicare il numero 1 seguito da 100 zeri. Andy Bechtolsheim, loro primo finanziatore, aveva dato loro centomila dollari, che i ragazzi terminarono in poche settimane per ottenere il maggior spazio sui server per la loro creatura. A quel punto, però, trovare nuovi investitori non era più un problema. E oggi la notizia: Google ha da qualche settimana un nuovo algoritmo: Hummingbird, colibrì. Contiene più di duecento programmi tra cui anche il famoso e segretissimo PageRank che ha fatto la fortuna del motore di ricerca. Tutti insieme scandagliano la rete pagina per pagina, parola per parola, immagine per immagine ordinandole e indicizzandole. Google, nei propri server, immagazzina ogni “oggetto” apparso in rete ed è proprio in questa immensa raccolta che Hummingbird va a cercare quel che gli utenti chiedono.

o-GOOGLE-SEARCH-TIMELINE-tuttacronacaLo scopo del nuovo algoritmo è di essere preciso e veloce quando estrae un contenuto per mostrarlo ai suoi utenti. Stando a quanto spiegano gli ingegneri, Hummingbird sta fornendo da giorni risposte più congrue, puntuali ed efficienti, più vicine cioè, sono parole loro, “alla verità”. E se anche gli utenti non se ne sono resi conto è probabile se ne stiano accorgendo gli esperti di SEO, anche se a Mountain View assicurano che le regole per la Search Engine Optimization non non cambiano perchè Hummingbird lavora a un livello molto profondo e le caratteristiche che un contenuto deve avere per essere correttamente individuato e indicizzato da Google restano le stesse di prima. Ma il colibrì ha portato anche un’importante novita: la Conversation Search, ossia dare una risposta il più pertinente possibile a una domanda in linguaggio naturale. Questo perchè ora l’algoritmo tende a concentrarsi sulla frase nella sua totalità, invece di focalizzarsi su alcune parole. Da Menlo Park, chiaramente, non escono indiscrezioni su come tutto questo funzioni. Quello che non cambia sono i dubbi sulle politiche di Google per quel che riguarda il trattamento equo nel ranking dei contenuti e di discriminazione a favore dei propri prodotti e di quelli dei partner. Come si ricorda sull’Huffington Post, appena una settimana fa una delegazione di editori ha sottolineato alla Commissione europea che “sono illegittimi i privilegi che Google assegna ai proprio servizi nella pagina di risposta: li piazza nelle posizioni migliori, relegando molto sotto e nelle pagine successive i risultati della ricerca naturale. E questo avviene mentre Google ha ovunque in Europa oltre il 90 per cento del mercato della search”.

L’operazione libertà, c’è stata! così De Gregorio

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Sergio De Gregorio a Servizio pubblico conferma che l’operazione libertà c’è stata e consisteva nel boicottaggio sistematico di portare i senatori a vantaggio del Pdl: la parola d’ordine era “renditi indipendente”. Tanti deputati e tanti senatori hanno partecipato a questa operazione, De Gregorio non era l’unico. I parlamentari che aderivano, secondo De Gregorio,  venivano portati al cospetto di Berlusconi che li rassicurava e prometteva la rielezione.

Sempre De Gregorio afferma che quando provò a corrompere Caforio, il parlamentare dell’Idv lo registrò e portò il nastro a Di Pietro, il quale minacciò di denunciarlo… ma il nastro sparì.

“La politica sporca”, Sergio De Gregorio a Servizio Pubblico

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Torna Servizio Pubblico, il programma condotto da Michele Santoro, e questa sera va in scena “La politica sporca”. Al centro della puntata di questa sera c’è l’intervista di Sergio De Gregorio dal quale, proprio ieri sera, ha preso le distanze Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale. Santoro apre con il monologo di Dudù. S’inizia con il caffè al bar dove Santoro viene avvicinato da un sostenitore di Berlusconi che gli ricorda che il Cavaliere è una persona per bene  “Dudù, è un complotto dei giudici!” gli avrebbero detto, e a lui è venuto in mente un giudice inglese, che avrebbe detto che trasformare i reati comuni in reati politici è inaccettabile, così come lo è parlare di persecuzione politica per reati comuni. Ma perché non reagire a chi ci dice che Berlusconi è una brava persona? Perché in fondo siamo tutti un po’ Dudù!

Protagonista del primo reportage della stagione è Daniele Lorenzano. Chi è costui? L’uomo di Mediaset che trattava con l’aiuto delle major americane i servizi televisivi ed è stato condannato a 3 anni e 8 mesi per evasione fiscale. E dove si trova? A Marrakech! L’inviato Bertazzoni scopre che Lorenzano vive in una vera e propria  fortezza di lusso. QUi però l’inviato viene allontanato da una decina di poliziotti che dicono all’inviato che lì proprio non ci può stare.

E qui entra in gioco De Gregorio, durante la puntata di Servizio Pubblico, sostiene di non essersi candidato per non voler vedere la scena di sè stesso che esce dal parlamento in manette. “Quante persone conosce che non si sono ricandidate? Sarei stato sicuramente rieletto. Ci sono ancora degli impresentabili, ma come si può parlare di impresentabili se il primo impresentabile è il capo del partito?” conclude De Gregorio.

De Gregorio ribadisce che «Quando fai politica sai di doverti sporcare le mani. Non me le sporcherei più così, ma ormai quello che è fatto è fatto, non posso farci più niente»

Santoro chiede a De Gregorio quali rapporti intercorressero tra lui e Berlusconi. De Gregorio ha detto “nei suoi confronti non ho sentimenti di vendetta o acredine, fa lo stesso errore che hanno commesso i suoi nemici nei suoi confronti. Io per ripulire la mia coscenza ho deciso di dire la verità. La verità è che Berlusconi, per Craxi – che secondo De Gregorio era un grande statista-  era “il bugiardo”. Che mondo vuole imporre Berlusconi a questo paese?”

De Gregorio sostiene di aver ottenuto da Walter Lavitola 3 milioni: 1 milione dichiarati e 2 in nero per sabotare Prodi. «Berlusconi mi ha suggerito e mi ha spinto per quella strategia di sabotaggio, io non ho venduto la mia posizione, l’ho negoziata e per una senatore è una cosa grave, lo so». Belpietro sostien che Prodi non è caduto per un’opera di sabotaggio: «De Gregorio da solo non avrebbe potuto fare niente, aveva votato contro Prodi anche Turigliatto. Per quanto riguarda la compravendita c’è un’indagine in corso. In tasca a De Gregorio giravano molti soldi in tasca, è curioso che non siano stati messi nero su bianco».

Belpietro sostiene di ricordarsi di De Gregorio nel 1996 perchè era andato a Napoli per una nuova iniziativa editoriale. Oltre a De Gregorio c’era anche Lavitola. Belpietro sostiene che volevano fare una rivista da allegare un giornale, ma «c’era poca sostanza mi è stato detto che nel casertano avremmo dovuto pagare la camorra per distribuire il giornale. Sono tornato a Milano e non mi sono più occupato di quella faccenda tranne quando mi accorsi che era un allegato de Il Giornale, fino a quando non diventai direttore della testata e scaricai l’allegato».

Gli utenti poi criticano però la fiction ricreata in studio con attori che diventano alcuni protagonisti importanti nella vicenda Mediaset:

Dalle ricostruzioni presentate da Servizio Pubblico su Agrama di fatto “condannerebbero” Fininvest alle sue responsabilità circa la compravendita dei diritti. Belpietro difende Berlusconi negando che lui potesse essere il socio occulto.

 

Grasso contro il balletto sexy di Miley Cyrus

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 Il balletto (senza dubbio di cattivo gusto) di Miley Cyrus è arrivato anche al Presidente  del Senato Pietro Grasso che, anche se deve prestare  attenzione alla disoccupazione e al baratro che, ora dopo ora, rischia di ingoiare l’Italia, ha trovato  tuttavia  il tempo di intervenire su problemi di costume e bacchettare i giornalisti. Tra un governo sempre in bilico, lo sforamento del 3%, l’Europa con il fiato sul collo ecco le sue considerazioni sull’ex adolescente di Disney Channel.

“Nelle ultime settimane una ragazzina di venti anni, ex star della Disney, ha deciso di conquistare l’attenzione dei media con un balletto e un video molto provocatori e ad alto contenuto erotico. In ogni sito di informazione del mondo abbiamo avuto video e gallerie fotografiche, nell’ordine: del balletto, delle imitazioni, delle parodie, delle reazioni e delle curiosità, ognuna di queste corredata da immagini esplicite di adolescenti seminude”, osserva Grasso che suggerisce invece alle testate maggiormente impegnate nella lotta alla violenza di genere “di fuggire dalla tentazione di qualche contatto in più, e di declinare l’invito implicito a partecipare ad una campagna di marketing così ben costruita”.

Ma se il Presidente del Senato vuole fare una campagna contro la mercificazione del corpo femminile, può guardare  anche il materiale che dilaga in terra italiana, senza andare oltre oceano. Nel frattempo poi c’è da notare che Cyrus ha fatto ancora parlare di sé dondolando nuda su una palla demolitrice o con l’esibizione a Las Vegas, ma molti hanno anche ironizzato sulla cantante demolendone proprio la vena sexy che invece stava diventando un leitmotiv della campagna pubblicitaria…  Oggi di scandaloso c’è ben poco in una cantante seminuda, meglio guardare alla politica  per tentarne una moralizzazione.

Arriva il MUST per i cinefili: tutti pronti per MUBI?

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MUBI, un nome che all’estero non ha bisogno di presentazioni avendo già superato i 10 milioni di visitatori unici in Stati Uniti, Turchia, Germania, Regno Unito, Francia e Norvegia, ma in Italia era ancora abbastanza sconosciuto. amato dai cinefili, odiato dai critici cinematografici, MUBI permette a tutti di dare una propria opinione su un film. Sul social infatto è possibile guardare il cinema d’autore e poi esprimere attraverso un commento la propria personale idea sul film appena visto. L’inconveniente, se così lo vogliamo chiamare, è che alcuni filmati possono essere visti unicamente a pagamento. Questo sembra essere il “tallone d’Achille” del progetto Mubi che è nato nel 2007 in un bar di Tokio. Efe Çakarel, il giovane fondatore di origine turca, esortato dall’impossibilità di vedere In the mood for love di Wong Kar-wai sul proprio laptop, decise di dare vita a The Auteurs, primo abbozzo di MUBI finanziato da Celluloid Dreams.

Huffington Post ha intervistato proprio Efe Çakarel in occasione dell’esordio tricolore di MUBI:

Efe Cakarel, il futuro appartiene alla democrazia diretta attraverso Internet e altre tecnologie di comunicazione?

“Sono convinto che i benefici della comunicazione globale istantanea e l’accesso alle informazioni superino di gran lunga i rischi. Nel nostro settore abbiamo assistito a uno spostamento del tutto rivoluzionario del controllo dei media e della comunicazione: dall’alto verso il basso, vale a dire una voce che parla a molti, a una dinamica molto più aperta e democratica dei social media, ossia molte voci che parlano a uno”.

E in Italia, anche la politica comincia a capirlo. Partendo da un social network, il Meetup, un movimento ha sfiorato la vittoria alle ultime elezioni.

“E’ la democrazia in azione, appunto. Basti pensare che sempre più persone si rivolgono ai loro amici dei social media per le raccomandazioni di film. L’efficacia del marketing di massa è in calo. Questo significa che i produttori di contenuti devono ascoltare il loro pubblico, non il contrario”.

Ci parli di Mubi e di come sarà sviluppato in Italia.

“Mubi è una piattaforma on line di video on demand e un social network dedicato al grande cinema. L’idea arrivò nel 2007, mentre mi trovavo in un café a Tokio. Volevo guardare un film, “In the Mood for Love” di Wong Kar-wai, sul mio computer portatile. Fui sorpreso non solo dal non poter guardare quel film online, ma anche dal fatto che difficilmente altri grandi film fossero disponibili. Mubi nacque in quell’istante: una cineteca globale online.

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Come funziona?

“Mubi ha solo 30 film disponibili, ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo e ne viene tolto un altro che è stato in programmazione per trenta giorni, in modo tale che nella libreria ci sia una costante rotazione dei migliori film. Questi sono trasmessi su tv connesse a internet, computer e tablet, come iPad. Il prezzo è di soli 4,99 euro al mese per vedere tutti i film e tutte le volte che si vuole. Inoltre, sarà possibile condividere i commenti con altri cinefili”.

A proposito. Perché anche in Italia?

“Siamo molto entusiasti del lancio in Italia di Mubi per una serie di ragioni, non ultima la meravigliosa storia del cinema nel vostro Paese. Dai neorealisti, attraverso Antonioni e Fellini, a Sorrentino e Garrone oggi. Per noi l’Italia è l’anima del cinema. Oltre all’aspetto storico, per il lancio di Mubi su un territorio consideriamo una serie di caratteristiche come il numero di abitanti, l’età, la propensione al pagamento online, la velocità media di internet, il prodotto interno lordo, la disponibilità di contenuti, le abitudini di consumo di cinema, etc. Abbiamo analizzato l’Italia molto da vicino: è un territorio dalle enormi potenzialità. Direi che in Italia Mubi ha il ruolo dei vecchi “cineclub”, semplicemente li abbiamo trasportati online. Puoi vedere film di maestri del cinema come Scorsese e Polanski così come gli ultimi film dei fratelli Cohen e di Woody Allen; allo stesso tempo, ci sono ovviamente film locali e classici.

Come immagina il cinema tra vent’anni? L’era digitale lo sta uccidendo?

“Non credo che il digitale stia uccidendo del tutto il cinema. E’ solo un altro passo nell’evoluzione del mezzo e nulla rimpiazzerà mai l’esperienza di andare al cinema per guardare un fantastico film e condividerlo col pubblico. Ciò che sta cambiando è la via di accesso ai film e, cosa più importante, il modo di condividerli e raccomandarli ai propri amici. I grandi cambiamenti sono nel marketing e nella distribuzione, ma il cinema continuerà ad evolvere, prosperare e innovarsi”.

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E’ possibile che basti un’idea, seppur geniale, per avviare un business? In Italia poi.

“Mubi è un’azienda globale, quindi abbiamo molta esperienza nell’introduzione della nostra piattaforma in mercati locali. Le sfide per noi non sono tanto relative al contesto imprenditoriale di start-up, ma più vicine alle sfide classiche proprie di qualsiasi nuovo business: marketing, acquisizione di clientela, affermazione del marchio, controllo dei costi, etc. Non posso ancora dare un giudizio specifico sulla situazione italiana, ma credo davvero che una buona idea unita a impegno, flessibilità e convinzione siano ingredienti chiave per qualsiasi start-up di successo”.

Tornando alla politica. Lei è turco e si è impegnato nei negoziati tra l’Unione europea e la Turchia. Crede che ultimi eventi nel suo paese metteranno a rischio i negoziati?

“Non penso che gli ultimi sviluppi in Turchia abbiano qualche effetto sul dibattito in merito all’adesione. Ciò che sta accadendo lì è una spiacevole ma sana espressione di protesta nei confronti del governo da parte delle classi medie scolarizzate, di quelle cui spesso assistiamo in giro per il mondo. La Turchia ha una popolazione giovane, con un Pil in forte crescita e la sua adesione all’Ue sarebbe un gran beneficio per tutti. Ci vorranno almeno altri 20-30 anni, ma sono ottimista”.

Tech Crunch avrà inizio giovedì 26 settembre al Maxxi di Roma e inaugurerà una serie di incontri, pitch, keynote e conferenze sul mondo delle startup e del digitale. Verrà inoltre annunciato il vincitore, fra le 8 startup in finale, della TechCrunch Italy Startup Competition, che si aggiudicherà, oltre alla visibilità internazionale, un premio di 50.000 euro.

Arriva il social network per i cuccioli di casa!

petigram-tuttacronacaIn quest’epoca in cui i social network imperano, c’è chi ha pensato a una piattaforma per tutti gli amanti di cagnolini e micetti: anche gli animali domestici potranno avere così uno spazio tutto per loro e creato su misura. Cani e gatti sono da tempo star indiscusse del web, motivo per il quale si assiste a una costante proliferazione di spazi in cui condividere foto e notizie a loro dedicati. E così, dopo Mysocialpet, Ynetpet e Matchpuppy, arriva Petigram, che però rappresenta un passo in avanti: un’app che è anche una rete sociale. L’ultimo arrivato mescola Instagram, Facebook e Twitter e crea una piattaforma che dà ai proprietari di animali la possibilità di fare amicizia e condividere foto e notizie dei propri ‘pet’ preferiti. E’ scaricabile gratis su smartphone dall’Apple Store.

Briatore contro Cavalli “il botulino ti ha cotto il cervello”

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Dall’intervista di Roberto Cavalli,  rilasciata alla contessina Borromeo che ora scrive per il “Fatto Quotidiano”, in cui lo stilista ha affermato: «Per me yacht, champagne e modelle sono solo un’operazione di marketing: faccio una moda che si rivolge a quel mercato. Ma quel che mi interessa davvero sono l’onestà, l’educazione, la giustizia sociale». Valori, ha poi aggiunto, «che mi avvicinano alla visione politica di Matteo Renzi» passando poi a tirare “frecciatine” a Flavio Briatore e affermare: «Quando Renzi andò da Briatore gli mandai un sms. Ero meravigliato. Perché frequentare chi ha avuto guai con la Finanza? Io non sopporto chi scherza con le tasse […]. Quando vedo le Ferrari parcheggiate in giro mando le targhe ai finanzieri. E se fossi al governo, obbligherei i ricchi a versare metà dei loro grandi patrimoni. Per questo, all’inizio, le mosse di Matteo mi sembravano strane. Poi ho capito.», Cavalli ha fatto irritare Briatore che, dal Kenya, ha scelto twitter per risponde alle accuse da Cavalli:

«Ci sono gli #sfigatidelasabatosera, e gli sfigati di ogni giorno @Roberto_Cavalli è uno sfigato, geloso, rancoroso e rifatto male.. (…)@matteorenzi @Roberto_Cavalli il botulino ti ha cotto il cervello…»

La polemica si accende sul social network e c’è chi si schiera a favore di uno o dell’altro.

Ma non è la prima volta che i due si azzuffano a distanza e già nel 2008 avevano scambiato dure battute a distanza. Cavalli, infatti, aveva chiuso con il Billionaire di Briatore asserendo di non voler più avere niente a che fare “con la volgare esibizione di certi locali dove si considerano vip le starlette televisive”.

Allora la risposta piccata di Briatore era arrivata sulle pagine di Panorama, durante un’intervista telefonica rilasciata dalla sua residenza in Kenia.

“L’esternazione di Cavalli  – aveva dichiarato – contro il Billionaire mi stupisce, visto che sua moglie Eva c’è sempre… Qualcuno mi dica quali sono i cafoni al Billionaire: nel nostro privè questa estate è passata gente come gli Aznar, Kate Moss, Naomi Campbell.”

Dal canto suo il Don Chisciotte della legalità modaiola è solito difendere a spada tratta regole e leggi come quando, qualche tempo fa, si è stagliato duramente contro Dolce e Gabbana e la loro evasione fiscale milionaria.

“Ora raddrizziamo la nave Italia”, Mentana lancia l’amo e Saviano abbocca

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I media stanno raccontando istante per istante una di quelle imprese destinate a fare la storia del mondo. Le caratteristiche l’evento le ha tutte e non c’è da stupirsi che i più grandi media del mondo stiano puntando i loro obiettivi sull’Isola del Giglio e sulla tragedia della Concordia. Così Enrico Mentana dalla sua pagina Facebook, lancia un fatwa proprio sul grande evento che ogni sta catalizzando l’attenzione di milioni di spettatori:

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Lanciato l’amo a pochi minuti di distanza, per pura coincidenza (anche sfortunata), Saviano abbocca e scrive sul suo profilo Facebook:

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Insomma il siparietto è completo, ma sicuramente se Saviano è stato il primo, non sarà sicuramente l’ultimo a cadere nella rete…

Cyber-attacco ad Alpitour, violati conti bancari

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La grande azienda di viaggi e prodotti turistici Alpitour ha subito un cyber attacco criminale che è riuscito a violare conti bancari e carte di credito. Per portare a termine l’operazione è stato usato il profilo Facebook dell’azienda. Attraverso il social network sono state diffusi falsi annunci di offerte che nascondevano programmi pericolosi capaci di penetrare nel pc degli utenti per impadronirsi di dati importanti, come codici di carte di credito e credenziali di accesso (comprese quelle bancarie), dati personali.

In particolare attraverso questa foto venivano reidirizzati gli utenti verso link fraudolenti:

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L’attacco è stato denunciato dalla stessa azienda nell’avviso ai 120.000 ‘amici’ che su Facebook seguono le pagine Viaggidea, Francorosso, Villaggi Bravo e Alpitour.

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La situazione adesso è stata risolta, ma per gli esperti di sicurezza informatica quanto è accaduto è un campanello di allarme perchè finora in Italia nessun gruppo criminale aveva mai preso di mira i social network. È il primo caso italiano del genere, rilevano gli esperti, dopo che negli ultimi mesi si è assistito all’escalation di attacchi sui social media nei confronti di marchi internazionali importanti e con centinaia di migliaia di «amici» e «followers», come Associated Press, Burger King, Dodge, New York Times. L’attacco è iniziato la sera dell’11 settembre e, secondo gli esperti, il gruppo di cyber-criminali responsabile della violazione è sicuramente straniero. Si torna quindi a parlare di sicurezza informatica e a consigliare solo carte prepagate. Si riapre il lungo dibattito sugli acquisti on-line che in Italia sembrava protetto e assicurato da controlli che garantivano i consumatori, ma purtroppo, come nel caso di Alpitour, si riesce a eludere la sicurezza informatica attraverso i social, una nuova frontiera che gli esperti informatici dovranno assicurare.

Dal social network alla rissa in strada, il caso di Bologna

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In Italia una rissa di queste dimensioni – che inizia con insulti e provocazioni sul social network “Ask” e in breve, da virtuale diventa reale,  si dà appuntamento in strada nel parco pubblico più frequentato a ridosso del centro di Bologna, i Giardini Margherita – non si era mai verificata.

I protagonisti sono 250 ragazzi tra i 14 e i 18 anni, schierati in due fazioni nate sul web i ‘Bolobene’ e ‘Bolofeccia’. In pratica nella prima compagine ci sono i giovani che frequentano il centro della città mentre nella seconda ci sono i ragazzi di periferia che frequentano gli istituti tecnici. E’ forse iniziato l’autunno caldo o si tratta solo di un caso sporadico avvenuto tra internauti dai bollenti spiriti? All’arrivo delle forze dell’ordine molti giovani si sono dileguati e solo poche decine sono stati identificati. La Procura ha aperto un’inchiesta contro ignoti per rissa aggravata e istigazione a delinquere, intendendo il web come la piazza, benché virtuale, dove il reato è stato in qualche maniera sollecitato.

Lionel Messi è autistico?

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Lionel Messi, Pallone d’Oro, uno dei calciatori più forti di sempre, sarebbe affetto da autismo. La rivelazione sarebbe avvenuta attraverso un tweet postato dall’attaccante brasiliano Romario:

“Lo sapete che Messi ha la sindrome di Asperger? È una lieve forma di autismo che conferisce il dono di una maggior concentrazione”

romario1-tuttacronacaDopo le numerose discussioni accesesi in Twitter, ha poi sottolineato: “Anche Newton e Einstein avevano la stessa forma di autismo. Spero che, come loro, continuerà a voler migliorare per regalarci del gran calcio”

romario2-tuttacronacaUn’accusa pesante, quella rivolta alla stella del Barcellona e della Nazionale argentina, che, come affermato dallo stesso Romario, costringerà il padre di Messi ad avviare azioni legali contro l’ex nazionale brasiliano che si è dato alla politica. Del resto, se il Twitter ha acceso così tante polemiche, c’è da sottolineare il fatto che, come lui stesso spiega, si è limitato a riportare una notizia che lui stesso aveva appreso dai media, e posta anche il link dell’Exame.com, dove appare l’articolo.

romario3-tuttacronaca“Secondo suo padre Messi non è autistico. Io non sono un medico – aggiunge Romario sempre sul social network – per discutere della questione. Ma se vuole procedere per vie legali lo faccia pure”.

romario4-tuttacronacaChe sia su Twitter o in Parlamento, Romario, che ha un figlio di otto anni affetto dalla sindrome di Down, interviene regolarmente su temi scientifici e medici relativi a persone con disabilità.

Arrivano gli ultimi rumors sugli iPhone 5S e 5C: stasera la presentazione

iphone5s-tuttacronacaQuestione di poco ormai: alle 19, ora italiana, l’Apple presentarà nel suo quartier genrale di Cupertino il nuovo sistema operativo mobile, iOS 7, gli iPhone 5S e 5C. Nel frattempo si susseguono i rumors sulle sue caratteristiche. Un sito cinese, CTech, ha riportato che l’iPhone 5S dovrebbe avere una fotocamera posteriore di 8 megapixel (quella frontale dovrebbe essere di 1,2) con doppio flash a Led, in grado di registrare video a 1080p e 120 frame per secondo. Anche la batteria dovrebbe aver subito delle modifiche e la sua durata sarebbe stata incrementata a 250 ore in standby. CTech conferma anche l’introduzione del sensore di impronte digitali: sul tasto home vi sarebbe una sottile corona tattile destinata a leggere il nostro pollice.

Ma certezze al momento non ce ne sono, in effetti neanche sul nome 5S. Anche se per quello che riguarda il 5C sembra che la “C” stia per “Color”, visto che arriverà in più colori diversi: previsti bianco, giallo, verde, blu e rosa. Riguardo il low cost vociferato, sembra probabile che verrà venduto a basso costo solo in Cina. Almeno stando ai siti specializzati. L’iPhone 5C dovrebbe essere, più o meno, un iPhone 5 con una scocca in plastica.

Pronti per scoprire le novità?

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Arriva Samsung Galaxy Gear: l’orologio “intelligente”

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Samsung, in occasione dell’IFA, la maggior fiera di prodotti elettronici del mondo con sede a Berlino, ha presentato ieri il Galaxy Gear, il suo primo orologio intelligente. Il dispositivo avrà il suo lancio il 25 settembre, quando farà la sua comparsa in 149 paesi. Permette di fare e ricevere chiamare tramite il controllo vocale, ricevere messaggi e mail sul touch screen ed ha anche una fotocamera con una risoluzione di 320 x 320 pixels. Lo schermo, della grandezza di 3 pollici, non permette la scrittura di messaggi. Lo smartwatch rappresenta l’intenzione di aprire un nuovo mercato. Tim Cook, amministratore delegato di Apple, aveva definito alcuni mesi fa gli orologi intelligenti “un’area interessante” e ha registrato in vari Paesi la marca “iWatch”.

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5.44 miliardi di euro: e la Microsoft compra Nokia

nokia-microsoft-tuttacronaca5.44 miliardi di euro: a tanto ammonta la cifra con cui Microsoft acquisterà la divisione di Nokia che produce telefoni cellulari. L’acquisizione include i suoi brevetti e una licenza per l’uso delle sue mappe per quattro anni. Stephen Elop, attuale amministratore delegato di Nokia, rientra quindi in Microsoft, dove aveva già lavorato mentre verrà scelto un nuovo CEO per la società finlandese. Nonostante s’ipotizzasse da tempo che Microsoft potesse mirare a Nokia al fine di rafforzare la propria presenza nel settore degli smartphone, le recenti dimissioni di Ballmer, attuale CEO, entro un anno, aveva fatto immaginare il rinvio di una simile decisione. Nokia, che fino a qualche anno fa rappresentava il più importante produttore di cellulari a livello mondiale, era in ritardo sulla produzione di telefoni di nuova generazione, motivo per il quale si è vista sorpassare da iPhone e dagli smartphone che utilizzano Android, il sistema operativo di Google. Era il 2011 quando Elop, ex dirigente Microsoft diventato CEO di Nokia, decise di adottare il sistema operativo Windows Phone, ma il gap non è ancora stato colmato. Per la conclusione dell’accordo bisognerà attendere il primo trimestre dell’anno prossimo e sarà soggetto ad approvazione da parte degli azionisti di Nokia. Anche le autorità antitrust saranno coinvolte visto che dovranno anche verificare la legittimità dell’accordo e dare il loro consenso. In breve tempo, circa 32mila impiegati Nokia diventeranno dipendenti Microsoft, oltre 18mila di questi sono coinvolti direttamente nella produzione dei cellulari. Nokia si trasformerà quindi in una società più piccola, forte delle sue altre divisioni, e si occuperà di reti e infrastrutture, dello sviluppo del servizio di mappe HERE e di nuove tecnologie, quindi della produzione di nuovi brevetti. Ballmer ha parlato dell’acquisizione come di un “passo importante nel futuro” e di una vittoria per tutti, dagli impiegati agli azionisti passando per quelli che comprano smartphone: “Portando questi due grandi gruppi di lavoro insieme, potremo incrementare i profitti di Microsoft nel settore del telefono, e rafforzare le opportunità per Microsoft”.

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I trending topic e il loro sbarco in Facebook

facebook-trending-topics-tuttacronacaPer assere sempre aggiornati e non passare per il “disinformato” del giorno, in Twitter basta dare uno sguardo ai trending topic: una top ten dei temi caldi del giorno (o del momento, visto che cambiano in continuazione). Con il cancelletto o meno davanti, tendenze, hot trend, temi caldi o in che altro modo li si voglia chiamare, seguono l’andamento delle discussioni del giorno: che sia politica, attualità, gossip o un “#buonadomenica”, permettono di non sentirsi mai esclusi dal mondo (o almeno da quello della rete). Sono una cartina di riferimento di Twitter dunque, che ora però farà la sua comparsa anche in Facebook. Il social blu, infatti, dopo aver introdotto gli hashtag ora ha deciso di offrire agli utenti anche i trending topic. Secondo il Wall Street Journal, Menlo Park starebbe infatti testando una “trending box” che sarà piazzata in alto, a fianco alle barre di ricerca e alla destra della bacheca. Si è ancora all’inizio e si sta cercando un modo per non ricalcare troppo da vicino l’idea di Twitter e al momento, stando a quanto ha dichiarato un portavoce del gigante al quotidiano newyorkese, la funzione sarà testata per una “piccola percentuale di utenti americani” perché la sperimentazione è agli inizi ma è comunque un passo ulteriore dopo l’arrivo degli hashtag: “Gli hashtag sono solo il primo passo per aiutare le persone a scoprire più facilmente ciò che gli altri dicono su temi specifici e a partecipare alle conversazioni pubbliche – aveva scritto su un post del blog ufficiale Greg Lindley, product manager di Menlo Park, lo scorso giugno – continueremo a sviluppare altre funzioni nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, incluse ricerche più approfindite che daranno una mano agli utenti a scoprure di cosa si parla nel mondo”. La differenza tra i due social, però, la si riscontra tra la diversa dimensione degli stessi: se Facebook è un po’ una piccola stanza dove “invitare” i propri amici a conoscerci meglio e comunicare (almeno per chi si muove agevolmente con i parametri per la privacy), il social dove si cinguetta è come un giornale aperto che tutti possono sfogliare e utilizzare per comunicare in modo rapido e dov’è possibile confrontarsi con chiunque sui più diversi temi in tempo reale. C’è quindi da capire come il primo organizzerà questa sua nuova introduzione anche se non si può scordare che ha dalla sua oltre un miliardo attivi ogni mese contro i 120/150 milioni di Twitter e quindi, pur con legami di riservatezza, indubbiamente avrà un peso il conoscere ciò di cui si parla.

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I fan di Harry Potter festeggiano #WelcomeBackToHogwarts

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Forse per i babbani domani è solo l’inizio del mese di settembre, per altri è il giorno di rientro dalle ferie, per altri ancora è una domenica da passare a fare una passeggiata in bici, un pranzo in famiglia o una serata tra amici… ma per tutti i fan di Harry Potter domani è #WelcomeBackToHogwarts e l’appuntamento è al binario 9 e 3/4. Su Twitter ci si interroga su chi sarà il nuovo insegnante di Arti Oscure, quanto potrà durare e quali trame ordirà. I Potterheads stanno già preparando i bagagli e c’è anche chi ah problemi a far entrare la scopa in valigia… ma basterà una piccola magia a risolvere il problema?

Quello che è indiscutibile è che Harry Potter ha davvero segnato generazioni di giovani che ogni anno si ritrovano per festeggiare e “rivivere” la saga che ha cambiato il teen movie nel mondo. E allora #WelcomeBackToHogwarts a tutti… con buona pace per i babbani!

Facebook censura gli artisti, vittima anche Ravelo, fotografo dei bimbi crocefissi

 

Facebook censura gli artisti-erik-ravelo-tuttacronaca

Erik Ravelo, fotografo per Colors e per Fabrica, e autore di una campagna di forte impatto dal titolo Los intocables, dove venivano ritratti alcuni minori crocefissi ai propri carnefici, è stato censurato su Facebook. “Quando l’ho postata mi è arrivata una notifica dal Social network con la quale mi avvisavano che non posso caricare immagini per 7 giorni e che se metto altri contenuti non appropriati mi bloccheranno il profilo”. E qui scatta l’ira di Ravelo  “La mia è una campagna artistica che è diventata virale in rete, fatta senza alcuno sponsor e che ha l’obiettivo di protestare contro la pedofilia. Perché viene censurata, quando su Facebook gira di tutto?”.

Erik Ravelo, per esprimere liberamente la sua arte aveva abbandonato Cuba quando aveva 18 anni, ma ora ci pensano i social network a censurarlo. Il fotografo si è anche chiesto come è “Possibile che non venga compresa la differenza tra contenuti inappropriati  e arte?”

Ravelo non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo a cui sono state o saranno rimosse immagini dichiarate come contenuti inappropriati mentre sono foto artistiche o di protesta.  È successo anche con le il profilo delle Femen ed è capitato anche ad altri artisti. Basta che qualcuno segnali la fotografia e scatta il procedimento. E se il flusso delle immagini è talmente vasto da controllare, è incredibile come iniziative di questo tipo vengano bloccate in rete, dove la libertà di espressione dovrebbe essere tutelata è salvaguardata.

 

La Parigi di #Non passerai, Mengoni e la storia del ‘Collezionista d’amore’

Marco Mengoni - Non passerai-tuttacronaca

Parigi vista attraverso una scatola in testa, ma anche l’avvicinamento del cantante al pubblico mimetizzandosi sotto una “maschera” e portando con sé un enorme cuore. Questo sembra essere il messaggio dell’ultimo video di Marco Mengoni diretto da da Gaetano Morbioli che  racconta la storia del ‘Collezionista d’amore’. #Non passerai, ha infatti per protagonista lo stesso Mengoni che si aggira per tutta la città con una faccia sorridente disegnata su una scatola bianca e a chiunque incontra chiede di scattare una foto. Tra il surrealismo e la simpatia il video  girato a Ville Lumière è già stato visto innumerevoli volte sul web.

Posti in piedi in Parlamento? No, pure quelli sono occupati per Berlusconi!

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“Complimenti e congratulazioni ai quattro nominati. Ma sono molto rammaricata e profondamente dispiaciuta per l’unico che doveva essere nominato senatore a vita e non lo è stato, ovvero Silvio Berlusconi. Sarebbe stato il migliore e la persona con più titoli e più meriti”. Così, la deputata del Popolo della Libertà, Daniela Santanchè, interpellata da Affaritaliani.it, ha commentato la nomina dei 4 senatori a vita e ha poi aggiunto: “Senza nulla togliere ai quattro nuovi senatori a vita, credo però non siano paragonabili a Berlusconi”, conclude.

Forse è un bene? Forse Napolitano non se l’è sentita di fare  di un condannato in via definitiva un senatore a vita?

Sembra proprio che la guerra sia in corso nelle larghe intese, che dopo aver vinto la “battaglia dell’Imu”, ora serrano i comparti per sferrare l’attacco alla “battaglia dell’Iva”, di territorio in territorio il Pdl avanza…  La decadenza è lontana o forse sono le vittorie prima della sconfitta finale?

La reazione della rete al poker di senatori a vita!

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Chi sono è stato facile saperlo, tutti altissimi personaggi che si sono distinti nei loro campi a livello internazionale e che hanno portato la parte “migliore” dell’Italia all’estero, nomi che ci riconciliano con la nostra nazione. Ma la rete come si è posta nei confronti di queste grandi personalità?

Abbado è ritratto così:

Cattaneo è ritratta così:

Renzo Piano è ritratto così:

Robbia è ritratto così:

 

Skype le chiamate diventano 3D… più reali del reale!

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Le video-chiamate saranno 3D in Skype, lo ha confermato un alto dirigente dell’azienda che quest’anno  celebra il suo decimo anniversario. I primi sentori si erano avuti nel mese di aprile con una dichiarazione che sembrava aprire a questa possibilità “bisogna lavorare su un modo per per creare dei «doppi» virtuali per i lavoratori che non possono recarsi di persona alle riunioni”, si era detto in quell’occasione. Oggi tecnologia comincia ad esserci, lo dimostrano i notevoli progressi compiuti nello sviluppo degli schermi 3D, che oggi permettono a molti televisori e monitor di riprodurre la tridimensionalità. Tuttavia, potrebbe passare qualche anno prima che possa trovare uno sbocco commerciale.   

Quali sono i maggiori problemi?

«per questo tipo di tecnologia è necessario aggiungere più telecamere al computer, calibrarle correttamente e farle puntare alla giusta angolazione. In laboratorio, sappiamo come farla funzionare e stiamo valutando l’insieme dei dispositivi e le loro capacità d supportarla, al fine di prendere una decisione su quando si potrebbe pensare di portare qualcosa di simile sul mercato» ha detto Mark Gillett, vice presidente della divisione Microsoft Skype.

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