Caserma fantasma… costata 5 milioni di euro e inutilizzata

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Lo scandalo è scoppiato a Monza dove una caserma provinciale dei Vigili del Fuoco di Monza di via Cavallotti, costata 5 milioni di euro per due anni di lavori ora rischia di non essere utilizzata. L’ennesimo spreco di danaro pubblico è stato reso noto da Riccardo Rosa sul Corriere della Sera:

L’Unione sindacale di base dei pompieri, che l’ha già ribattezzato «cattedrale nel deserto», ha lanciato l’allarme. «L’edificio è pronto – spiega Fabio Magliocco, della segreteria provinciale Unione sindacale di base -. Fra settembre e ottobre hanno consegnato le chiavi ed Enel ha fatto gli allacciamenti, ma arrivati a questo punto non sappiamo più che farcene». Il nuovo comando provinciale, infatti, oltre a non avere più ragione di esistere dal momento che la Provincia di Monza dovrebbe sparire nel giro di qualche mese, è stato concepito come struttura amministrativa, quindi dotata di uffici e sale convegni, mentre il distaccamento monzese dei pompieri è esclusivamente operativo.

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Alta quattro piani, moderna e dotata di tutti i comfort compreso cellule fotovoltaiche e telecamere, la palazzina non può nemmeno essere riciclata. A meno che, aggiunge Magliocco, «a Milano non decidano di trasferire qua alcuni uffici amministrativi». Dal capoluogo, tuttavia, aggiunge Sergio Lamperti, portavoce Usb, «non ci hanno ancora comunicato niente». «In più di una circostanza abbiamo chiesto informazioni anche al ministero degli Interni – dice -, ma non abbiamo mai ricevuto risposte». E in questa fase di stallo, ovviamente, si stanno accavallando le voci più disparate su eventuali suoi riutilizzi: caserma della guardia di finanza, sede alternativa della Prefettura e persino punto vendita di Mc Donald.

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Pisa: sono stati i bimbi del corso di nuoto a lanciare l’allarme per Rachele

bimba-morta-piscina-pisa-tuttacronacaSono sconcertati gli sviluppi delle indagini della procura di Pisa sulla morte della piccola Rachele, la bimba morta in una piscina comunale della città lo scorso mercoledì. Se già si era a conoscenza che le due istruttrici sono state indagate dalla procura per omicidio colposo, ora emerge dal video delle telecamere di sorveglianza che non solo una delle due donne non era in campo ma anche che la piccola è rimasta sott’acqua senza essere soccorsa almeno 4-5 minuti. Inoltre, nessuna delle due, che sono state indagate dalla procura per omicidio colposo, si è accorta di quanto stava accadendo: è stato un altro bambino del corso a lanciare l’allarme. L’istruttrice che non appare nella ripresa  era ai bordi piscina, come da regolamento, mercoledì mattina all’ora della tragedia? E per quali motivo né lei né la collega si sono accorte che la piccola stava annegando? Per ora si possono faresolo ipotesi perchè, come spiegano gli investigatori, le risposte arriveranno solo dopo indagini approfondite e un’analisi più dettagliata del filmato. Al momento della tragedia le due istruttrici hanno raccontato ai carabinieri  di aver visto la bambina affondare quasi in verticale. Si sono quindi tuffate e, afferratala, hanno praticato respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco, poi ripetuto dal medico del 118. “E’ stato un malore”, avevano detto. Ma anche tale ipotesi è messa in discussione dall’autopsia effettuata. I risultati ufficiali si avranno soltanto tra un mese, ma secondo Carlo Porcaro D’Ambrosio, medico legale della famiglia della piccola, l’esame non avrebbe “rivelato evidenze macroscopiche di patologie pregresse” e dunque la piccola al momento della sciagura pare fosse in perfetta salute. Pierpaolo Medda, padre della piccola e medico psichiatra all’ospedale di Pisa, era accorso in bicicletta dopo essere stato avvertito dell’incidente, ma ha trovato la figlia già morta. Dopo aver accusato un malore, è stato lui stesso ad avvertire la moglie Cristiana Manzi, anche lei psichiatra.

Rachele non sapeva nuotare, forse le è sfuggito il tubo

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Una bambina di 5 anni che muore perché forse, anche se le indagini sono ancora in corso, gli potrebbe essere sfuggito il tubo con il quale si aiutava a restare a galla. Rachele non sapeva nuotare e sembrerebbe che al momento dell’annegamento si trovasse nell’acqua alta, cioè nella parte della piscina dove non poteva toccare, con un fondale più profondo rispetto ai 50 cm, cioè quella zona in cui dovrebbero stare i bambini che stanno imparando a nuotare. Oggi è stata anche la giornata del funerale di Rachele Medda e la popolazione si è voluta stringere intorno alla famiglia, ben 500 persone hanno preso parte alle esequie.

Bimba morta a Pisa: un minuto sott’acqua prima dell’intervento dell’istruttrice

bimba-annegata-piscina-pisa-tuttacronacaE’ morta tre giorni fa la piccola Rachele Medda, la bimba di appena 5 anni che ha accusato un malore mentre si trovava al corso di nuoto presso la piscina comunale di Pisa. Ora le telecamere di videosorveglianza hanno ricostruito gli ultimi istanti di vita della piccola mostrando come sia rimasta per un minuto sott’acqua, senza che nessuno si accorgesse del dramma che si stava svolgendo. Ma il filmato ha rilevato anche come non sembra eserci traccia di una delle due istruttrici che si sarebbe dovuta trovare sul posto. Mentre si attendono ulteriori accertamenti sulla dinamica dei fatti le due assistenti sono state iscritte nel registro degli indagati. Le ipotesi avanzate dagli inquirenti sono di annegamento e omicidio colposo.

Skype le chiamate diventano 3D… più reali del reale!

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Le video-chiamate saranno 3D in Skype, lo ha confermato un alto dirigente dell’azienda che quest’anno  celebra il suo decimo anniversario. I primi sentori si erano avuti nel mese di aprile con una dichiarazione che sembrava aprire a questa possibilità “bisogna lavorare su un modo per per creare dei «doppi» virtuali per i lavoratori che non possono recarsi di persona alle riunioni”, si era detto in quell’occasione. Oggi tecnologia comincia ad esserci, lo dimostrano i notevoli progressi compiuti nello sviluppo degli schermi 3D, che oggi permettono a molti televisori e monitor di riprodurre la tridimensionalità. Tuttavia, potrebbe passare qualche anno prima che possa trovare uno sbocco commerciale.   

Quali sono i maggiori problemi?

«per questo tipo di tecnologia è necessario aggiungere più telecamere al computer, calibrarle correttamente e farle puntare alla giusta angolazione. In laboratorio, sappiamo come farla funzionare e stiamo valutando l’insieme dei dispositivi e le loro capacità d supportarla, al fine di prendere una decisione su quando si potrebbe pensare di portare qualcosa di simile sul mercato» ha detto Mark Gillett, vice presidente della divisione Microsoft Skype.

Ordigno davanti a sexy shop ,arrestato un 26enne

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Gli agenti del  Commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato Salvatore Infantino, 26 anni, già noto alle forze dell’ordine, per porto e detenzione illegale di ordigno esplosivo e danneggiamento aggravato. Il giovane ha piazzato un ordigno davanti a un sexy shop, distruggendolo e rendendo inagibile lo stabile. L’individuazione di Infantino è stata possibile attraverso le telecamere di sorveglianza.

 

Far west durante la notte a Washington D.C.!

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Uomini armati hanno aperto il fuoco da due macchine in corsa contro un gruppo di persone di fronte ad un palazzo popolare di Washington. Nella sparatoria, avvenuta nella notte, sono rimaste ferite 11 persone, tra le quali un ragazzo di 17 anni.
La polizia ha detto che pubblicherà i video registrati dalle telecamere di sorveglianza per cercare di avere delle informazioni che possano portare all’identificazione degli assalitori.

Quando il lampione è un amico…

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In arrivo nuovi pali della luce votati al risparmio energetico.

Sotto la luce si può navigare su Internet, ricaricare la batteria dell’auto o della bici elettrica e consultare pannelli digitali per avere informazioni sulla viabilità. Sono le luminarie di ultima generazione, centraline multitasking di servizi e risparmio energetico che stanno rischiarando, lampione dopo lampione, buona parte delle strade italiane.

Dalla telegestione, passando per la distribuzione del segnale Wi-Fi, il controllo del traffico e la misurazione delle polveri sottili, le nuove luci moltiplicano i vantaggi per Comuni e cittadini. Garantendo, soprattutto, enormi risparmi, perché la luminosità intelligente varia anche a seconda della presenza di pedoni e veicoli intorno alle luci.

Il primo comune a sperimentare questo impianto è Prato, in Via Vannetti Donnini dove sono stati installati 60 pali, dotati di telecamere, che dosano la luce a seconda dell’orario e della presenza di auto in strada.
Ma non solo Prato. Da San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, il cui impianto telegestito offre servizi di videosorveglianza, Wi-fi e controllo meteo, passando per Barletta, che grazie alle nuovi luce risparmia il 30% di energia ogni settimana, fino alla provincia di Mantova, dove il 70% dei comuni ha varato un piano che prevede l’installazione di 50mila lampioni smart nei prossimi mesi. Complessivamente, in Italia, su un totale di 10 milioni di punti luce, circa il 3% delle luminarie è già a risparmio energetico, con sistemi di telegestione e servizi integrati.

I margini di risparmio sono enormi: l’associazione Cielo Buio ha calcolato che in Italia il consumo dell’illuminazione pubblica pro-capite tocca i 105 chilowattora, contro la media dell’Unione europea di 51. Il nostro, dopo la Spagna, è il paese più sprecone del continente, con un miliardo di spesa annua per l’illuminazione pubblica contro i 220 milioni del Regno Unito e i 330 della Germania.

Se, dunque, i comuni medi e piccoli sembrano ormai avviati sulla strada del risparmio, non altrettanto si può dire delle grandi città come Milano, Roma o Torino che molto spesso sono vincolate a contratti di gestione molto lunghi che non consentono la riconversione rapida degli impianti. Insomma dove occorre davvero risparmiare non lo si fa!

IL CROLLO DELLA SANITA’ IN CASO DI SISMA! Tutti giù per terra.

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Quando i luoghi di cura diventano trappole mortali, spesso tombe dei pazienti con limitata capacità deambulatoria! Dopo il crollo del palazzo a Riviera di Chiaia a Napoli è tornato d’attualità (come se ci fosse bisogno di pubblicità) la sicurezza statica degli edifici ospedalieri (degli altri ormai non ci facciamo più carico, salvo poi condannare gli scienziati e non gli amministratori nel caso dell’Aquila).

Stando infatti a una denuncia del Sindacato medici italiani (Smi) che cita l’ultima inchiesta parlamentare sull’efficienza del servizio sanitario nazionale, da un’indagine a campione su 200 ospedali è emerso che, in caso di scossa di terremoto, il 75% addirittura si sbriciolerebbe.
A Napoli il più esposto a questo rischio è lo storico ospedale Annunziata. «È un fatto gravissimo – dicono il presidente nazionale e il segretario organizzativo regionale dello Smi, Giuseppe Del Barone e Mario Iovane – L’ospedale dovrebbe essere il luogo più sicuro, dovrebbe garantire il massimo della tranquillità ai pazienti e ai professionisti che vi operano. E invece ci troviamo ancora di fronte a situazioni di profondo degrado che addirittura mettono a rischio la vita delle persone. Non si possono non avere negli occhi le immagini strazianti di quanto successo a L’Aquila, la storia dovrebbe insegnare».
Secondo lo studio a campione citato dallo Smi, il 75% dei 200 edifici ospedalieri presi in esame mostra gravi carenze e si sbriciolerebbe nel caso di un sisma di 6,2 o 6,3 gradi Richter. Altrettanto alto il numero di ospedali che da una scossa ne uscirebbe fortemente lesionati e inagibili. Le strutture più esposte a questo rischio, secondo lo studio, sono distribuite lungo l’arco appenninico, nella zona dell’Italia centrale e soprattutto meridionale, in particolare in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
A Napoli 2 corpi dello storico ospedale Annunziata che risalgono al 1889 sono nella black list delle strutture più pericolose. «La cosa più grave – dicono Del Barone e Iovane – è che non è mai stata fatta una ricognizione organica sulla sicurezza statica di tutte le strutture ospedaliere d’Italia e della Campania. Conosciamo l’attenzione del presidente Caldoro per queste tematiche e a lui facciamo appello affinchè si prepari un rapporto preciso e dettagliato sulle negatività degli ospedali campani e si proceda con un piano di interventi per metterli in sicurezza».
Ma di sicurezza in ospedali e guardie mediche si parla anche da un altro punto di vista. Secondo lo Smi, in particolare a Napoli e provincia, ci sono presidi che per affluenza, condizioni di lavoro e soprattutto per episodi di violenza e aggressioni, espongono a gravi rischi medici e pazienti. Si tratta in particolare del Cardarelli, del San Giovanni Bosco, del Loreto Mare delle guardie mediche di San Giorgio a Cremano e Scampia e degli ospedali di Boscotrecase e Castellammare di Stabia. «Sono anni che si fanno denunce su questo problema – dicono il vicesegretario nazionale e quello regionale Luigi De Lucia e Salvatore Marotta – e sono anni che vengono avanzate proposte di vario genere. Ma una prima soluzione è semplicissima: istallare subito telecamere a circuito chiuso».

Ma naturalmente Monti ha tagliato i finanziamenti agli ospedali per impinguare le banche… quindi in caso di aggressione, la violenza è assicurata, in caso di sima… tutti giù per terra!

Si vedono i filmati! Per scoprire chi ha gettato la neonata nel cassonetto a Bologna

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Vedi articoli precedenti.

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