Dopo la condanna Manning vuole diventare donna!

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Si farà chiamare Chelsea e diventerà donna questo è il desiderio di Bradley Manning, condannato a 35 anni di carcere per aver passato documenti segreti a Wikileaks. Lo ha scritto in una dichiarazione inviata al programma Today della Nbc. “Sono Chelsea Manning. Sono una donna. Considerando come mi sento, e come mi sono sentita sin dall’infanzia, voglio iniziare al più presto la terapia ormonale. Spero che mi appoggerete in questo passaggio. Chiedo che a partire da oggi mi chiamiate con il mio nome femminile, Chelsea”.

 Il suo avvocato, David Coombs, ha detto anche che il suo assistito si aspetta la grazia dal presidente Barak Obama.

Durante il processo la difesa di Manning ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche sul ragazzo durante l’era del “don’t ask don’t tell”, la politica in base alla quale nelle forze armate Usa non si chiedeva e non si diceva nulla riguardo agli orientamenti sessuali dei militari.

Manning condannato a 35 anni. Uscirà a 60 anni.

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Bradley Manning, il soldato americano di 25 anni reo confesso di essere la ‘talpa’ di Wikileaks, è stato condannato a 35 anni di carcere. La sentenza è stata emessa dalla Corte Marziale di Fort Meade, che ha ridotto la richiesta del Procuratore di 60 anni. Questo significa che Manning uscirà dal carcere quando avrà ormai 60 anni.

 

Julian Assange scende in politica e s’ispira a Grillo

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Julian Assange, fondatore di WikiLeaks si lancia in politica e lo fa con al fianco anche suo padre  John Shipton. Ma che politica vuole fare Assange? L’attivista svedese ha rilasciato un’intervista a Il Venerdì e ha parlato a lungo della stima che lui ripone in Beppe Grillo e nel M5S.

Julian Assange ha affermato:

“Io non sono un multimilionario né un comico. Però ho osservato che ha fatto in Italia: lui e Roberto (Gianroberto Casaleggio) hanno dimostrato che si può costruire una strategia mediatica efficace senza capitali”. 

Mentre il padre si spinge oltre e parla proprio di “un insegnamento nuovo” che ha dato Grillo al mondo politico:

“All’inizio abbiamo dato vita a una campagna per raccogliere 700 mila dollari. Pensavamo di usarli per giornali e tv. Poi abbiamo osservato l’esempio del Movimento 5 Stelle e abbiamo capito che si può fare diversamente. Certo, noi non abbiamo un comico come Grillo”.

Ma il padre è anche conscio dei limiti del suo Paese, sicuramente l’Australia non è l’Italia:

“Non possiamo dire vaffa****o, come ha fatto Beppe Grillo: la società australiana non è come quella italiana”.

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Manning e Snowden i destini incrociati di due eroi o di due delatori?

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Come da sempre ci insegna la storia occorrono anni prima che si possa poi, quando ormai il tempo fa prendere la giusta distanza dagli eventi e gli interessi economici e politici vanno via via scemando, fare un’analisi oggettiva. Ci sono argomenti, invece, sui quali nonostante passano decenni  un oggettività non si raggiunge mai e gli schieramenti tra sostenitori e contrari restano a dividere l’opinione pubblica. Sarà forse il caso di Snowden e Manning? Probabilmente lo sarà… Nessun europeo riuscirà, nel profondo a capire perchè un crimine di guerra denunciato possa diventare invece un atto di spionaggio. Per assurdo,  nel caso del militare americano, le vittime che hanno subito soprusi sembra quasi che siano diventati i carnefici che hanno costretto Manning al carcere. Eppure c’è chi è pronto a sostenere che Manning non avrebbe mai dovuto rivelare alcune informazioni, neppure se si trattava di 12 civili disarmati uccisi da due Apache americani. Perché? Perché è un problema di fedeltà alla patria, di rispetto per il proprio paese, di lealtà… ma quale paese civile, democratico e leale ucciderebbe su un territorio straniero martoriato da una guerra 12 civili indifesi?  Improvvisamente però, scoppia il caso Snowden, un nuovo delatore che stanco dei soprusi questa volta perpetrati dagli americani, anche contro i propri stessi cittadini, si ribella e fa scoppiare il datagate… dopo mesi di incertezza passati all’aeroporto Sheremetevo di Mosca ottiene finalmente un asilo temporaneo in Russia. Ora Snowden sarebbe diretto «in un luogo sicuro», ma «segreto», che non sarà rivelato.

E’ notizia delle ultime ore che la talpa del Datagate si pronuncerà oggi sul caso del soldato Bradley Manning, giudicato «traditore» da un tribunale Usa per il caso Wikileaks. Lo riferisce il sito web di Julian Assange che pubblica cablogrammi diplomatici segreti.

E’ salvo Manning o è solo una farsa verso l’opinione pubblica?

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Non è facile spiegare i meccanismi che potrebbero portare Bradley Manning a passare il resto della sua vita in carcere anche se assolto dall’accusa più grave, cioè quella di connivenza con il nemico, per aver rivelato documenti diplomatici e militari segreti americani a Wikileaks. Manning è stato trovato colpevole di 19 capi d’imputazione su 21 per cui era incriminato, tra cui 5 per violazione della legge sullo spionaggio del 1917.  Potrebbe quindi essere il cumulo di condanne alla fine a tradursi in ergastolo e quindi assolvere Manning dall’accusa più grave in tal caso sarebbe stato forse solo per far leva sull’opinione pubblica? In particolare su chi sostiene che Manning è un eroe americano e come tale dovrebbe essere trattato e non condannato? Nella sostanza quindi anche se sollevato dal capo d’accusa peggiore Manning rischia ancora l'”ergastolo”.

I servizi tedeschi “vanno a letto” con quelli americani?

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Le ultime dichiarazioni si Snowden innescano un altra bomba. La talpa infatti avrebbe rivelato che i servizi tedeschi collaborassero con la Nsa e che le persone da sorvegliare venissero selezionate in base ai loro profili Facebook e alle loro mail. In una intervista al giornale tedesco Der Spiegel, talpa avrebbe usato l’espressione inequivocabile che gli Usa ”vanno a letto con i tedeschi”

Nella Nsa – precisa Snowden, c’è una direzione degli Affari Esteri e la cooperazione con gli altri pesi è concepita in modo da ”isolare i leader politici dalle ripercussioni” nel caso in cui venisse svelato ”con quale ampiezza stanno violando la privacy globale”.

L’intervista è stata condotta da un esperto americano in crittografia, Jacob Applebaum, e dalla regista di documentari Laura Poitras, con l’aiuto di email criptate, poco prima che Snowden uscisse allo scoperto.

Secondo Der Spiegel, la collaborazione tra la Nsa e i servizi tedeschi del Bnd è più stretta di quanto si sapesse finora, con gli americani che forniscono agli alleati ”strumenti di analisi”, in particolare per il Medio Oriente.

Lo scandalo Datagate e i rapporti a rischio con l’Ue

Edward-SnowdenIl “Der Spiegel” afferma che la Nsa, l’agenzia di spionaggio americana, si sarebbe infiltrata nella rete dei computer europei, almeno stando ad alcuni file in possesso di Snowden, la talpa. Sempre la rivista tedesca spiega che prove si troverebbero in un documento, datato settembre 2010, dell’agenzia in cui con il temine “target” ci si riferisce all’Europa. Sarebbero passati circa 5 anni da quando dei disturbi nelle telefonate avrebbero permesso ai responsabili della sicurezza Ue di accorgersi che alcune delle comunicazioni del Justus Lipsius, il palazzo che ospita il Consiglio Ue e i Vertici dei leader europei e dove ogni delegazione europea dispone di spazi dedicati,, erano vittime di intercettazioni gestite da una delle aree schermate accanto al quartier generale della Nato, nella vicina Evere, dove la Nsa si era installata. Ma le ultime indiscrezioni sul Datagate non potevano certo passare inosservate e il vicepresidente vicario del Parlamento Ue, Gianni Pittella, ha dichiarato: “Sono allibito. Se lo spionaggio della Nsa sull’Europa rivelato dai documenti di Snowden venisse confermato, sarebbe inaccettabile”. Pittella, che si è anche consultato con il presidente Schulz, ha aggiunto che “verranno chieste immediate spiegazioni e che c’è il rischio che il rapporto tra Ue e Usa si incrini”. Nel frattempo, riferisce il presidente ecuadoriano Rafael Correa, Joe Bide, vicepresidente Usa, ha chiesto all’Ecuador di “rifiutare la richiesta di asilo” ricevendo come risposta che l’Ecuador “rispetta gli Stati Uniti ma prenderà una decisione in modo sovrano.” Aggiungendo: “Se e quando Snowden arriverà sul suolo ecuadoriano, gli Usa saranno i primi a cui chiederemo un’opinione perché come abbiamo fatto per Assange con l’Inghilterra, abbiamo ascoltato tutti, ma la decisione finale sarà nostra”.

Snowden diventa Bourne? Giallo sulla talpa del datagate

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Snowden doveva prendere un aereo per Cuba, ma forse non ci è mai salito o forse ci è salito, ma di lui non c’è traccia. Accusato di spionaggio dagli Usa le due tracce si sono perse nell’aeroporto di Mosca a Sheremetevo, dove era arrivato con un volo da Hong Kong. Le agenzie di stampa avevano immediatamente battuto la notizia che Snowden era in partenza su un volo Mosca-L’Avana con prosecuzione per Quito, dove ha chiesto asilo politico. I giornalisti che si sono imbarcati sull’aereo per L’Avana però hanno dichiarato che su quel volo la talpa non c’era. Il suo posto, il 17A, come avevano fatto trapelare i media russi, è rimasto vuoto. Probabilmente Snowden ha preso un volo diverso e aveva lanciato informazioni false affinché si potessero perdere le sue tracce, visto che era stato anche preventivato il rischio che durante il sorvolo sui cieli americani l’aereo sarebbe stato costretto a fare un atterraggio fuori programma proprio nel tentativo di recuperare l’ex agente governativo. Il rischio di una tensione nei rapporti Urss e Usa è molto alto, anche perché sembra che Snowden appena atterrato a Mosca sia stato sentito dagli agenti dei servizi russi e gli americani temono una nuova fuoriuscita di informazioni. L’ecuador dice di aver solo ricevuto la richiesta d’asilo da parte della talpa, ma di non avere informazioni sull’agente. Snowden diventa Bourne?

Aggiornamento: Snowden ha ottenuto il documento di rifugiato dall’Ecuador.

La fuga della talpa… Ed Snowden cerca asilo

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La talpa cerca asilo ed è in volo alla ricerca di un Paese amico. Secondo i media di Hong Kong, Snowden avrebbe lasciato il paese  volontariamente e legalmente, dopo che ieri gli Usa avevano chiesto alle autorità di Hong Kong  di trattenerlo con un arressto provvisorio, in un primo passo di quello che si prevede essere un lungo processo di estradizione. Snowden sarebbe partito col volo dell’Aeroflot SU 213. Secondo South China Morning Post, la sua destinazione finale sarebbe l’Ecuador o l’Islanda. Intanto gli attacchi continuano e Snowden ora accusa gli Stati Uniti di piratare gli sms cinesi per raccogliere milioni di messaggi. Anche l’Europa ormai è travolta nel ciclone del datagate e Snowden è il nuovo idolo di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, che invita i «paesi coraggiosi» a offrire «asilo» alla talpa. Il sito web anti-segretezza Wikileaks ha affermato di aver aiutato la “talpa” che ha rivelato le attività illegali dei servizi di sicurezza americani a lasciare Hong Kong per avere asilo politico “in un Paese democratico”. Mosca, attraverso le parole del portavoce di Putin, ha fatto sapere di essere all’oscuro dei piani di Edward Snwoden. Ma dalle ultime indiscrezioni, l’agenzia Interfax ipotizza che Mosca possa essere una tappa provvisoria per poi arrivare a una delle destinazioni che metterebbero al sicuro la talpa. Tra questi paesi non si esclude neppure un possibile arrivo a Cuba.

GITMO e Alfano… Guantanamo, la Lega e i files emersi nel 2011

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Era il 27 aprile 2011 e “La Repubblica” usciva con un articolo a firma di Carlo Bonini e Stefania Maurizi dal titolo “Guantanamo, così l’Italia aiutò gli Usa. Trattative segrete per prendere i prigionieri”. Cosa riguardava?

Alle richieste americane di trasferimento in Italia di tre terroristi trattenuti a Guantanamo, Roma rispose con un “Assolutamente favorevoli, profondamente convinti, perché sulla stessa linea d’onda di Washington”, ma preoccupati dalla “reazione all’interno del Governo del potente e loquace ministro dell’Interno Maroni e della sua Lega Nord, sostenitrice con successo di una linea anti-immigrazione”.

Insomma eravamo sul punto di prenderci i prigionieri di Guantanamo solo per fare un favore agli Usa! Cosa ci fermò? Maroni che non voleva l’immigrazione. Questo è quello che rivelano 3 cablo dell’ambasciata Usa a Roma, inviati al Dipartimento di Stato il 26 marzo, l’8 luglio e il 4 giugno 2009 che si riferiscono alla trattativa diplomatica che avrebbe dato semaforo verde alla consegna al nostro Paese di Adel Ben Mabrouk (rimpatriato in Tunisia il 20 aprile scorso dal Ministero dell’Interno con un ordine di espulsione “per ragioni di ordine pubblico e sicurezza”) e Ben Mohamed Riadh Nasri, entrambi cittadini tunisini fino a quel momento detenuti a Guantanamo.

Da tutta la vicenda risulta che il Presidente del Consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi, coordinandosi con  il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro di Giustizia Angelino Alfano, si dichiarò “in piena sintonia con le decisioni del Presidente Obama” e pronti ad accogliere i prigionieri del Camp Delta, ma anche da fare da intermediatori con i Paesi dell’Ue più ostici ad accogliere tali prigionieri.

Tuttavia  come riportato nell’articolo de “La Repubblica” si deduce oltre alla disponibilità di buona parte del governo anche l’ostilità del Ministro Maroni:

…i tre cablo, pur nel lodare “l’approccio altamente creativo dimostrato da Frattini nei confronti dell’Ue e sulle questioni poste dal trattato di Schengen”, mostrano anche la consapevolezza della diplomazia americana dell’ostacolo rappresentato nella trattativa dalla Lega, dalle parole di Maroni (in quel momento – avverte Frattini nei suoi colloqui con Washington – “il Ministro dell’Interno paventa un rischio sicurezza per l’Italia nell’accogliere terroristi”) e dunque dell’urgenza di portare a casa un accordo con Roma il prima possibile.

Nel dispaccio del 4 giugno 2009, l’Ambasciata scrive infatti: “Sebbene nella telefonata di congratulazioni a Obama per l’elezione il premier Berlusconi abbia offerto il suo aiuto nel risolvere la questione dei detenuti, sarebbe utile che il Presidente (Obama, ndr) nel prossimo incontro con Berlusconi lo ringraziasse per gli sforzi compiuti sin qui, ma si assicurasse un ribadito impegno ad accogliere i detenuti”. Inoltre: l’Attorney General Eric Holder autorizza la consegna agli italiani dei “file” relativi ai detenuti in predicato di essere trasferiti nel nostro Paese e l’Amministrazione Usa offre anche la possibilità che una nostra “delegazione” possa raggiungere Guantanamo per “colloqui diretti con i prigionieri”, “senza che questo comporti alcun impegno al loro accoglimento”. 

A 2 anni esatti dall’uscita ci troviamo ora di fronte alla formazione di un esecutivo a guida Enrico Letta (di cui il dossier di Wikileaks è possibile leggerlo qui) e con il Ministero dell’Interno in mano a Angelino Alfano. Alfano in questa vicenda ebbe un ruolo chiave perchè studiò anche un escamotage, che se la trattativa non fosse andata a buon fine (cosa che invece avvenne) c’era la possibilità di operare un trasferimento dei  detenuti non attraverso i regolari canali dell’estradizione, ma attraverso un accordo “sotterraneo” tra Roma e Washington in cui i prigionieri prescelti “chiedessero volontariamente” di essere consegnati al nostro Paese. “Come accaduto per gli 8 trasferiti da Guantanamo in Albania, Paese che avevano indicato, ma con cui non avevano alcun legame”.

Con i problemi economici che abbiamo in Italia, in uno scenario di tensione tra Corea del Nord e Usa, con una situazione esplosiva in Siria e continui scontri in Libia, con gli attentati alla maratona di Boston e un assetto dell’Europa che sta collassando giorno dopo giorno, sembra fin troppo attuale il problema di Gitmo all’interno di una politica internazionale…  Dovremo di nuovo accogliere o far transitare i terroristi internazionali nel nostro Paese?

I segreti di stato ora sono consultabili!

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Henry Kissinger l’uomo che ha cambiato il mondo con le sue decisioni, è al centro delle nuove rivelazioni di WikiLeaks. Si chiamano “Kissinger Cables” ed è un database di 1.707.499 cablo (documenti riservati) della diplomazia americana che vanno dal 1973 al 1976. La Guerra Fredda e i suoi segreti che emergono alla luce e danno un volto diverso all’intero sistema politico ed economico globale. In questi file c’è anche il celebre visto per l’America negato a Giorgio Napolitano, le rivelazioni su Formigoni e su Comunione e Liberazione, vi sono le responsabilità del Vaticano e la stretta collaborazione offerta dalla Chiesa ai peggiori regimi dittatoriali che hanno insanguinato l’America Latina. Si alza il velo anche sull’incidente che ebbe Berlinguer in Bulgaria e probabilmente non penseremo più a un banale scontro di automezzi, ma forse inizieremo a riconsiderarlo come un tentativo di assassinare un leader scomodo ai più.

Questi documenti che oggi pubblica WikiLeaks e che riguardano gli anni dal ’73 al ’76 sono stati desecretati dallo stesso governo degli Stati Uniti. Il grande lavoro fatto da Wikileaks è quello di aver creato un database al quale può accedere chiunque e attraverso le parole chiavi possono essere reperiti tutti i documenti desecretati dagli Usa. Si verrà quindi a conoscenza di tanti misteri che sicuramente ne celano altri che ancora sono negli archivi top secret del Pentagono.

L’eroe o l’antieroe? Bradley Manning, un esempio!

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Dieci volte colpevole di aver violato i regolamenti militari, ma non le leggi federali sull’aiuto al nemico: il soldato Bradley Manning ha cercato di evitare il carcere a vita offrendo al giudice della Corte Marziale di Fort Meade in Maryland una dichiarazione di colpevolezza per dieci capi di accusa minori sui 22 spiccati nei suoi confronti.
Leggendo da una ‘memoria’ di 35 pagine, Manning ha dichiarato di aver agito di sua spontanea volontà, «non su pressioni di Wikileaks» quando ha passato al sito-anti segreti di Julian Assange centinaia di migliaia di documenti top secret del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Il soldato ha rivelato di averlo fatto «perchè il pubblico doveva sapere», e solo dopo aver tentato di offrire lo stesso materiale al Washington Post e al New York Times senza ricevere risposta.
«Pensavo che se il pubblico avesse avuto accesso alle informazioni si sarebbe aperto un dibattito sul ruolo delle forze armate e della politica estera», ha dichiarato Manning. In licenza a Washington dalla ferma in Kuwait, il soldato aveva tentato di contattare il quotidiano della capitale con l’offerta di «materiale enormemente importante per il popolo americano».
Non fu preso sul serio dalla sua interlocutrice. Ancora più frustrante il contatto con il New York Times dove Manning era arrivato a parlare solo con tante segreterie telefoniche. «Non pensavo che avrei danneggiato gli interessi americani, solo messo in imbarazzo il governo rivelando i retroscena dei suoi contatti internazionali», ha spiegato a proposito del cosiddetto ‘Cablegate’. Quanto ai ‘warlog’ dell’Esercito da Iraq e Afghanistan, il movente della fuga di notizie era stato di spiegare «i veri costi della guerra».
Tante le gocce che avevano fatto traboccare il vaso, ma soprattutto il video dell’attacco di un elicottero Apache su civili iracheni: «La reazione dei militari americani a bordo mi sconvolse. Parlavano dei bambini uccisi come “bastardi mortì”». Spetta adesso al giudice militare, colonnello Denise Lind, decidere se accettare la dichiarazione di colpevolezza di Manning. Ma anche se la Lind accoglierà la richiesta del soldato, i procuratori militari potrebbero decidere di aprire una nuova corte marziale nei confronti della talpa di Wikileaks sui rimanenti capi di accusa, compreso quello di aiuto al nemico che ha il potenziale di far passare a Manning il resto dei suoi giorni in prigione.

Angeli e demoni… ma non è un film! Wikileaks svela i rapporti Usa-Chiesa

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Nuovi documenti di Wikileaks diffusi venerdì sera riguardano il Vaticano e le relazioni dell’ambasciata degli Stati Uniti in Vaticano. Vi si raccontano molte cose, tra cui le seguenti.

– il Vaticano faceva sapere nel 2004 che le parole del futuro papa Ratzinger contro l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea erano “opinioni personali” e “non riflettono la visione della Santa Sede”

– l’ambasciata statunitense in Vaticano nel 2001 auspicava un ruolo meno controproducente del Vaticano nella questione palestinese

– la missione Vaticana alle Nazioni Unite faceva nel 2009 un’ intensa attività di lobbying sui propri interessi religiosi

– le indagini sulla pedofilia in Irlanda sono state viste in Vaticano come un’offesa alla sovranità nazionale vaticana. Il cardinal Bertone ha chiesto all’ambasciata irlandese che le richieste dell’indagine arrivassero attraverso i canali diplomatici

– nel 2009 l’ambasciata americana in Vaticano riferiva di una serie di fallimenti di comunicazione da parte della Santa Sede: le sue fonti definivano il cardinal Bertone come uno che “si distingue per la sua assenza” nella gestione delle crisi (si sottolineano le gaffes e gli incidenti su Olocausto e antisemitismo), e responsabile di una crescita del “disordine”. Ma l’incaricata d’affari Julieta Valls Noyes ci aggiungeva del suo, chiamando queste opinioni “sottovalutazioni” e segnalando come Bertone sbagliasse il nome del cardinale Lefebvre, non conoscesse le lingue e accusasse i giornali di inventare i problemi. Inoltre era criticata la ristrettezza della cerchia dei consiglieri del Papa, “omogenea generazionalmente e geograficamente”: tutti ultrasettantenni incapaci di comprendere le moderne tecnologie e l’informazione. Sono “italocentrici” e parlano in gerghi loro che nessuno capisce. È segnalata “l’anomalia” di padre Lombardi che usa il Blackberry ed è più attento al mondo, ma non se lo fila nessuno.

Assage al Senato? Si candida il fondatore di Wikileaks in Australia

 

Le elezioni ci saranno il 15 settembre.

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L’attacco a Wikileaks viene dalla Dreamworks, Assage boccia il film!

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Ridotta la pena a Bradley Manning, spia di Wikileaks

 

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“Julian Assange – Christmas Speech 2012”. Natale con il patron di Wikileaks su Fb

Julian Assange terrà il discorso dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana di Londra e per l’occasione è stato aperto un gruppo Facebook.

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Assange potrebbe candidarsi al Parlamento australiano

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Processo Wikileaks: ascoltato in aula Manning

Bradley Manning il soldato che probabilmente ha passato le informazioni a Assange ha parlato oggi in aula.

Rivelare crimini di guerra non è un crimine!

Ecuador accusa GB: non rilascia salvacondotto ad un Assange malato

Il fondatore di Wikileaks è rifugiato da mesi nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra e soffre di un’infezione polmonare che rischia di aggravarsi.

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