Lo scandalo della schiavitù che ruota intorno a Qatar 2022

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Lo riporta un dettagliato report del Guardian che denuncia le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli operai nepalesi impegnati nella costruzione e nell’ampliamento delle  infrastrutture per i lavori di preparazione al Mondiale del 2022 in Qatar. Gli immigrati nepalesi sarebbero stati ridotti in schiavitù e in regime di clandestinità. Lavorerebbero con il passaporto confiscato e senza stipendio per paura che possano scappare. Spesso, sempre secondo il report sarebbero lasciati senz’acqua in pieno deserto a 50 gradi all’ombra.

Sono già 44 operai poco più che ventenni a essere morti tra il 4 giugno e l’8 agosto per problemi cardiaci e infortuni sul lavoro. I dati sarebbero stati forniti  dall’ambasciata nepalese di Doha dove si sono rifugiati almeno una trentina di immigrati che non vogliono finire come i loro connazionali. Un nepalese, che naturalmente ha chiesto l’anonimato, avrebbe anche affermato:

“Vorremmo andarcene, ma la società per la quale lavoriamo – cioè la Lusail Real Estate Company – non ce lo permette e se scappassimo, diventeremmo dei clandestini e la polizia potrebbe beccarci e rispedirci a casa in qualunque momento”. Un altro operaio, il 27enne Ram Kumar Mahara ha invece raccontato di essere costetto a lavorare a stomaco vuoto per 24 ore e a dormire in 12 in una stanza “quando mi sono lamentato, – ha detto sempre Mahara – il mio capo mi ha aggredito e mi ha buttato fuori dal campo, rifiutandosi di pagarmi, e ho dovuto supplicare gli altri operai di darmi un po’ di cibo”.

Il Comitato organizzativo del Mondiale dice di essere “profondamente preoccupato per le accuse che sono state mosse” e annuncia che le autorità governative “stanno già conducendo un’indagine al riguardo”, la compagnia nel mirino dell’inchiesta scarica la responsabilità su appaltatori e subappaltatori, sostenendo che prenderà “le accuse molto seriamente” e che adotterà “tutte le misure necessarie per punire coloro che verranno riconosciuti colpevoli di aver infranto la legge o i contratti di lavoro”.

Intanto in Brasile, si propone di far diventare prigione uno stadio dopo il Mondiale!

Dopo la condanna Manning vuole diventare donna!

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Si farà chiamare Chelsea e diventerà donna questo è il desiderio di Bradley Manning, condannato a 35 anni di carcere per aver passato documenti segreti a Wikileaks. Lo ha scritto in una dichiarazione inviata al programma Today della Nbc. “Sono Chelsea Manning. Sono una donna. Considerando come mi sento, e come mi sono sentita sin dall’infanzia, voglio iniziare al più presto la terapia ormonale. Spero che mi appoggerete in questo passaggio. Chiedo che a partire da oggi mi chiamiate con il mio nome femminile, Chelsea”.

 Il suo avvocato, David Coombs, ha detto anche che il suo assistito si aspetta la grazia dal presidente Barak Obama.

Durante il processo la difesa di Manning ha messo in evidenza le forti pressioni psicologiche sul ragazzo durante l’era del “don’t ask don’t tell”, la politica in base alla quale nelle forze armate Usa non si chiedeva e non si diceva nulla riguardo agli orientamenti sessuali dei militari.

Manning condannato a 35 anni. Uscirà a 60 anni.

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Bradley Manning, il soldato americano di 25 anni reo confesso di essere la ‘talpa’ di Wikileaks, è stato condannato a 35 anni di carcere. La sentenza è stata emessa dalla Corte Marziale di Fort Meade, che ha ridotto la richiesta del Procuratore di 60 anni. Questo significa che Manning uscirà dal carcere quando avrà ormai 60 anni.

 

Manning e Snowden i destini incrociati di due eroi o di due delatori?

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Come da sempre ci insegna la storia occorrono anni prima che si possa poi, quando ormai il tempo fa prendere la giusta distanza dagli eventi e gli interessi economici e politici vanno via via scemando, fare un’analisi oggettiva. Ci sono argomenti, invece, sui quali nonostante passano decenni  un oggettività non si raggiunge mai e gli schieramenti tra sostenitori e contrari restano a dividere l’opinione pubblica. Sarà forse il caso di Snowden e Manning? Probabilmente lo sarà… Nessun europeo riuscirà, nel profondo a capire perchè un crimine di guerra denunciato possa diventare invece un atto di spionaggio. Per assurdo,  nel caso del militare americano, le vittime che hanno subito soprusi sembra quasi che siano diventati i carnefici che hanno costretto Manning al carcere. Eppure c’è chi è pronto a sostenere che Manning non avrebbe mai dovuto rivelare alcune informazioni, neppure se si trattava di 12 civili disarmati uccisi da due Apache americani. Perché? Perché è un problema di fedeltà alla patria, di rispetto per il proprio paese, di lealtà… ma quale paese civile, democratico e leale ucciderebbe su un territorio straniero martoriato da una guerra 12 civili indifesi?  Improvvisamente però, scoppia il caso Snowden, un nuovo delatore che stanco dei soprusi questa volta perpetrati dagli americani, anche contro i propri stessi cittadini, si ribella e fa scoppiare il datagate… dopo mesi di incertezza passati all’aeroporto Sheremetevo di Mosca ottiene finalmente un asilo temporaneo in Russia. Ora Snowden sarebbe diretto «in un luogo sicuro», ma «segreto», che non sarà rivelato.

E’ notizia delle ultime ore che la talpa del Datagate si pronuncerà oggi sul caso del soldato Bradley Manning, giudicato «traditore» da un tribunale Usa per il caso Wikileaks. Lo riferisce il sito web di Julian Assange che pubblica cablogrammi diplomatici segreti.

La storia si ripete, la Russia non si compromette! Snowden è scomodo.

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La storia di ripete e mai come nel caso di Usa e Russia i cicli sono così rapidi. Era l’aprile del 1961 quando si rischiò la guerra mondiale a causa della crisi dei missili di Cuba. Kennedy non indietreggiò neppure di un passo, ma  Chruščëv ebbe il buon senso di non scatenare una guerra che avrebbe avuto risultati devastanti. Dopo anni che non si parlava più di tensioni fra Russia e America ci ha pensato Snowden a riaccendere la miccia e a provocare un nuovo ciclo di guerra fredda. Il copione si ripete, il film è già visto e la teoria di Vico su cicli e ricicli trova conferme. Da una parte c’è Barack Obama, dall’altra Vladimir Putin. Al posto di Cuba questa volta c’è un uomo, Edward Snowden, una talpa dei servizi segreti americani, uno 007 che si è ribellato e che è divenuto una ‘mina vagante’ in cerca di asilo politico. La verità e la possibilità per un mondo migliore, più giusto e più “trasparente” è alla portata di tutti, ma non interessa a nessuno o almeno così sembrerebbe. Putin “scarica” Snowden e privilegia i rapporti bilaterali con gli Usa piuttosto che “beghe sulle attività dei servizi segreti”. Snowden si è immolato per nulla? La verità sembra proprio che nessuno la voglia ascoltare, è troppo scomoda da sentire, come è scomoda la talpa del Datagate. Quando ci sarà qualche politico interessato a un  mondo migliore? Forse quando gli uomini come Snowden non saranno più chiamati talpe, o spie o delatori, ma prenderanno il nome di eroi!
 

Edward Snowden e l’incontro con i difensori dei diritti umani

snowden-mosca-tuttacronacasnowden ha incontrato i difensori dei diritti umani all’aeroporto di Mosca ed ha chiesto di essere aiutato ad ottenere un asilo temporaneo in Russia. A riferirlo Tatiana Lokshina, dell’Ong Hrw, che ha spiegato che l’ex informatico dell’Nsa “per ora non può andare in America Latina”. La condizione posta dal Cremlino, però, è che cessi “le sue attività contro gli Stati Uniti”. Al riguardo, il deputato putiniano Viaceslav Nikonov ha assicurato che Snowden non intende più danneggiare gli Usa. “Ha detto di essere a conoscenza di questa condizione e ha dichiarato che può accettarla facilmente, dato che è un patriota del suo Paese”. Inoltre, secondo Nikonov, “ha detto di aver già raccontato tutto quello che sapeva. Nel frattempo la tv di Stato Russia 24 ha diffuso le foto della Talpa all’incontro con tredici attivisti, mostrando così la prima immagine di Snowden dopo settimane di fuga. L’avvocato Anatoli Kucerena, che ha spiegato che per completare l’iter della concessione dell’asilo occorreranno tra le e due e le tre settimane, ha annunciato l’intenzione dell’informatico di scrivere una lettera a Obama per raccontare delle violazioni dei diritti umani fondamentali. Il capo dell’ufficio moscovita di Amnesty International, Serghiei Nikitin, ha resi invece noti i progetti futuri della talpa: “Vuole ottenere asilo politico, almeno come protezione temporanea, in Russia. Ma le sue azioni successive non sono chiare. Snowden ha detto che potrebbe andare in un Paese dell’America Latina”.

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Skype e Microsoft collaborano con l’intelligence Usa: parola di Snowden

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Edward Snowden, la talpa del Datagate, alza nuovamente il tiro, fornendo al Guardian file e documenti che proverebbero la collaborazione di Skype e Microsoft con l’intelligence statunitense: “Microsoft e Skype complici del governo Usa perché hanno permesso che fossero intercettati dati, video e telefonate degli utenti”. Sempre secondo Snowden, inoltre, la Nsa avrebbe avuto il supporto di Microsoft per aggirare le difese del suo stesso sistema operativo. Al riguardo, la risposta di Redmon è stata secca: “Microsoft non concede e non offre al governo nessun accesso diretto a nessuno dei suoi prodotti”. Nel frattempo il mistero continua ad infittirsi sulle sorti della talpa: era o non era a bordo del volo Aeroflot 150 partito ieri da Mosca e diretto a Cuba che, decollato alle 14:13, non ha seguito la rotta abituale sorvolando Scandinavia, Islanda e Groenlandia prima di virare a Sud sopra il Canada e gli Stati Uniti, al fine di non venire intercettato? Il cambio rotta è dipeso dalla presenza di Snowden? Il Post ha fornito quest’ipotesi, ma potrebbe essersi trattato anche di un cambio dipeso dalle condizioni meteo, come le tempeste sulla Groenlandia. Il giallo continua.

Gli Usa controllavano in Italia 4 milioni di telefonate al giorno

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L’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale (NSA) è arrivata a controllare in Italia fino a quattro milioni di conversazioni telefoniche al giorno nel periodo compreso tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013. Lo rivela un grafico pubblicato sull’ultimo numero dello Spiegel.

L’ultimo grafico pubblicato da Der Spielgel non lascia dubbi: la NSA ( Agenzia statunitense per la Sicurezza Nazionale) è arrivata a controllare fino 4 milioni di conversazioni telefoniche al giorno nel periodo compreso tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013.

Il settimanale tedesco ha preso visione di alcuni documenti in possesso di Edward Snowden e da essi emerge che gli Usa hanno sicuramente controllato la Germania, sul web e sulle telefonate, ma l’influenza del controllo è arrivata anche su Francia e Italia.

Il grafico mostra ad esempio che il 19 dicembre dello scorso anno la NSA ha controllato, attraverso il software “Boundless Informant”, 4 milioni di telefonate in Italia, 3 milioni in Francia e circa 16 milioni in Germania. Dal 21 dicembre in poi le attività di sorveglianza telefonica in Italia calano drasticamente: il 7 gennaio, ad esempio, le telefonate spiate sono state 49 milioni in Germania, 7 milioni in Francia e praticamente zero in Italia. La NSA non ha controllato i contenuti delle telefonate, bensì i metadati, cioè le informazioni relative ad esempio al numero di telefono selezionato e alla durata della chiamata.

Il Guardian, dopo aver ritirato l’articolo che accusava l’Italia di passare dati personali agli Usa, torna alla carica con altre rivelazioni. Afferma che la National Security Agency ha riempito di cimici le ambasciate di alcuni Paesi più che amici dell’Ue, tra cui l’Italia, sia a Washington che nella rappresentanza permanente presso le Nazioni Unite a New York.

Intanto però gli 007 italiani si difendono Fspiegando che “la collaborazione con i servizi di sicurezza americani e alleati esiste ed è molto intensa, ma è nel totale rispetto della legge”.

E aggiungono:

“E’ una collaborazione nel campo del contrasto al terrorismo, alla criminalità internazionale, per la sicurezza dei contigenti militari italiani impegnati nel mondo. Ci sono scambi di dati e di valutazioni: ma naturalmente lo scopo è difendere i cittadini italiani, non passare all’estero dati sui cittadini italiani. Ormai le leggi italiane e il procedimento di controllo politico e governativo sull’attività dell’intelligence sono molto efficaci e rodati, e tutti i passaggi vengono fatti semplicemente rispettando le leggi e gli interessi strategici della Republica italiana”.

L’Ecuador alla fine cede agli Usa e scarica Edward Snowden nelle mani della Russia. Segno che la telefonata si ieri del vicepresindete Usa, Joe Biden, ha avuto un esito favorevole per gli statunitensi che chiedevano di non concedere asilo politico in terra ecuadoriana.

TUTTO FALSO? Il Guardian ritira l’articolo sul coinvolgimento Ue nel Datagate

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Taglia corto il “Guardian” e ritira l’articolo contenente le presunte rivelazioni di una seconda talpa della Nsa che accusava gli stati europei e in particolare Italia, Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Olanda, Germania e Spagna di avere accesso insieme agli Usa al Tat-14, il sistema di telecomunicazioni transatlantico via cavo che consente loro di intercettare un’enorme quantità di dati, incluse telefonate, email e tutti gli accessi a internet degli utenti.

Secondo la fonte Wayne Madsen, gli accordi risalivano agli anni ’50 ben prima dell’avvento di internet, ma nel tempo si sarebbero ampliati anche grazie alle nuove tecnologie a disposizione.

Secondo il Guardian la fonte però, non sarebbe attendibile:  Wayne Madsen, in passato, avrebbe già fatto false rivelazioni prima fra tutte la presunta omosessualità del presidente degli Usa, Barack Obama.

L’articolo però aveva alzato un putiferio e il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz,  ha chiesto ad Obama “un chiarimento completo” sulla portata dello spionaggio in Europa, dopo le nuove rivelazioni dell’Nsagate. In particolare Schulz ha fatto riferimento alle rivelazioni dello “Spiegel” che parla di milioni di telefonate spiate nel Vecchio continente, comprese le comunicazioni dei ministri e dei diplomatici dell’Ue a Bruxelles. “Sono profondamente preoccupato e sorpreso”, ha affermato in una nota l’esponente tedesco del Pse, “se le accuse risultassero vere, sarebbe un fatto molto grave che avrebbe un impatto grave sui rapporti tra Stati Uniti e Unione europea”

E’ davvero tutto falso? Dopo la guerra mondiale gli Stati Uniti, vincitori incontrastati, non hanno mai chiesto al vecchio continente, all’epoca in ginocchio, di “passare dati”? Obama non ha ereditato un vecchio sistema di comunicazione che da almeno mezzo secolo permette di avere delle comunicazioni riservate sotto l’occhio vigile dei servizi? Tutto falso?

Forse il vero Datagate, almeno la versione moderna, come ha riportato il Globalist, sarebbe iniziato a Roma nel 2006. L’ordine, secondo quanto riportato nell’articolo, sarebbe stato dato da George Bush e mezza città sarebbe stata intercettata dalla Nsa perché si voleva carpire ogni minimo dettaglio sulla visita di Hugo Chávez in Italia. Tre anni dopo, nel 2009, sempre secondo la fonte attendibile del Globalist, ci fu il G20 e grazie alle nuove tecnologie si riuscì, tramite internet point truccati con software-spia ad avere  il controllo capillare del sistema dei Blackberry utilizzati dagli ospiti.

Tutto falso? Solo fonti inattendibili? Per il momento l’unica certezza è che l’articolo del Guardian è stato ritirato e forse, dopo qualche chiarimento, tutto sarà ridimensionato.

La gaffe del Belfast Telegraph: Enrico Letta confuso con lo zio Gianni!

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Inizia il G8 e il Belfast Telegraph, giornale dell’Irlanda del Nord, dedica uno speciale all’evento. Con tanto di schede dei partecipanti. E la gaffe è servita. Al posto della foto del premier italiano Enrico Letta ecco che spunta quella dello zio Gianni. Come se non bastasse, il giornale gli aumenta anche l’età, di otto anni: nel boxino dedicato alla biografia si legge infatti che avrebbe 56 anni.

Obama al G8: l’Europa lo ama sempre meno

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E’ sceso dall’aereo con un fardello pesante sulle spalle Barak Obama: lo scandalo Datagate e la questione siriana, senza contare un sondaggio Gallup, pubblicato nel marzo scorso, che ha rilevato che l’approvazione per la leadership americana in Europa è scesa di 11 punti percentuali rispetto al primo anno di presidenza Obama. Non il momento migliore per affrontare l’incontro degli Otto Grandi che questa volta sfidano la sorte e si ritrovano a Lough Erne nell’ unico mega resort golfistico a cinque stelle dell’Irlanda del Nord andato in bancarotta nel 2010 e che cerca ancora un compratore per la modica cifra di dieci milioni di sterline. L’ordine dei lavori verrà probabilmente stravolto dalla questione dello spionaggio made in Usa e il premier inglese Cameron faticherá non poco per evitare che il summit si concluda con fatti concreti e non solo buoni propositi. Il G8 inizierà nel pomeriggio, con la conferenza congiunta di Obama e Van Rompuy durante la quale verrà ufficializzato l’avvio del negoziato sul libero scambio tra Usa e Europa. Anche per Letta non sarà un esordio facile: il governo ha varato il “decreto del fare” ma resta ancora aperta la questione sull’aumento dell’Iva. Ma se ovunque in Europa si cerca di limitare i paradisi fiscali per cercare di racimolare un po’ di soldi dall’evasione fiscale, il problema siriano e l’attività di spionaggio, con le nuove rivelazioni pubblicate sul Guardian, compiute da americani e britannici in occasione del G8 del 2009 che si tenne a Londra, muteranno l’agenda del summit. E’ infatti difficile che Putin e Merkel non chiedano delucidazioni al riguardo a Obama.

I’m Edward Snowden: “ho sacrificato la vita”

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«Non ho avuto nessuna intenzione di nascondere la mia identità perché so che non ho fatto nulla di male» ha dichiarato Edward Snowden, 29enne , che ha sacrificato la sua vita comoda fatta di una ragazza, un lavoro e  una carriera per non vivere in un paese che consente di spiare i propri cittadini. Snowden è la talpa che ha rivelato al Guardian il programma di controllo dati più grande della storia americana: “non avevo la coscienza a posto nel permettere che il governo Usa distruggesse ogni privacy, libertà della rete, e diritti fondamentali delle persone in tutto il mondo.”

Edward Snowden si trova in una camera d’albergo di Hong Kong. «Ho scelto questo Paese – spiega la ‘talpa’ – perchè ha un forte impegno a favore della libertà di parola e a tutela del dissenso politico» e perché lui stesso crede che sia uno dei pochi luoghi al mondo che potrebbe e dovrebbe resistere ai dettami del governo americano.

Abbiamo vissuto un’ora senza Twitter!

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Abbiamo vissuto un ora senza Twitter! Il microblog infatti nella mattinata (ora italiana) è andato in black-out. Per un’intera  ora le timeline degli utenti sono rimaste ferme, impossibilitate ad aggiornarsi per un problema tuttora sconosciuto. Il blocco ha inizialmente interessato il sito Twitter.com e non le app mobili che utilizzano le sue API poi, come se la piattaforma fosse un imbuto dal collo che si stringe quando si va ai server di sostegno, anche queste ultime si sono bloccate con la conseguenza di non riuscire ad aggiornare il feed dei post.

La notizia è stata confermata qualche ora fa dal portale TheNextWeb  che ha riportato come il suo staff in Asia, Europa e Nord America abbia riscontrato il blocco, con evidenti rallentamenti. Tuttavia il sito Twitter.com non è mai andato offline. Il team di sviluppo sta attualmente lavorando per capire la causa del problema, garantendo un servizio affidabile per mantenere i suoi utenti attivi e “socialmente impegnati”.

E’ invece notizia di non molto tempo fa che il social network è andato sotto un altro attacco del  Syrian Electronic Army, la milizia digitale pro-Assad che nei giorni scorsi aveva causato il panico hackerando e inviando tweet falsi dagli account ufficiali della Associated Press e del Guardian . L’ultima violazione, in ordine cronologico, è diretta ancora una volta ad una testata. Si tratta di E! Online , specializzata in notizie sul mondo della musica e del gossip, che ha una versione anche in italiano.  Gli hacker hanno violato l’account della testata rilasciando il tweet: “Esclusiva Justin Bieber a E! Online: sono gay”.

Insomma anche senza Twitter il mondo è sopravvissuto…

Il Guardian è sotto attacco hackers!

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Qualche giorno fa era toccato all’AP e alcuni giornali avevano riportato la notizia del falso attacco alla Casa Bianca e del ferimento di Barack Obama. La notizia si era diffusa anche sui mercati e il dj era sceso di 100 punti in pochi istanti, per poi riprendersi quando si era ormai capito che si trattava di un gruppo di hacker che avevano violato Associated Press. Oggi tocca al quotidiano britannico Guardian che come rivelano alcune fonti è stato preso di mira da un gruppo di hacker siriani filo governativi riuniti sotto la sigla “Syrian Electronic Army” che si sono approfittati dell’account Twitter.

 

Nunca mas d’Egitto… Torture?

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L’obiettivo del Guardian questa volta si posa sulle torture condotte in Egitto e che hanno visto coinvolta la popolazione civile durante la rivoluzione avvenuta nel 2011 e delle sparizioni che hanno portato alla sparizione degli arrestati. Ci sarebbero una serie di documenti presidenziali che potrebbero far luce su quanto è avvenuto in quel periodo di confusione e di disordine che portò alla cacciata dall’Egitto dell’ex Presidente Hosni Mubarak. Nei 18 giorni della rivolta sono sparite infatti numerose persone, alcune delle quali sono state ritrovate morte negli obitori della città. Molti di questi corpi portavano i segni della tortura subita. Gli investigatori hanno scoperto che in un check point stradale a sud del Cairo sono state detenute centinaia di persone, scomparse e mai più tornate. In queste sparizioni sarebbe coinvolto anche il Presidente Morsi, anche se il capo di stato egiziano ha sempre negato  che le forze ell’ordine fossero implicate nelle violenze contro la popolazione.

 

Dritti al cuore del problema… nessun inciucio!

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Gianroberto Casaleggio, la mente del M5S, sceglie  il Guardian per la sua prima intervista post voto.  Pieno appoggio alla linea di Grillo, nessun cedimento al Pd, nessun inciucio dell’ultimo momento.

“Se si formerà un governo – dichiara Casaleggio – il Movimento 5 Stelle voterà per tutto ciò che è parte integrante del suo programma”. Poi aggiunge: “Il presidente della Repubblica deciderà a chi dare il mandato, per tentare di fare un governo. Lui deciderà se ci sono le condizioni per formare un governo e se quel governo ha la fiducia alla Camera e al Senato. Noi non vogliamo entrare in quel processo”.

Nessuna alleanza… l’obiettivo è quello di andare al Governo senza dover chiedere nulla a nessuno, senza dover in nessun modo piegarsi a qualche tattica politica.

“Quello che sta accadendo in Italia è solo l’inizio di un cambiamento molto più radicale – ha aggiunto -. E’ un cambiamento che sta andando a toccare tutte le democrazie”.

Riguardo allo scenario politico dei prossimi mesi, Casaleggio dice di non aver particolari suggerimenti da dare, ma lascia intendere di non disdegnare la prospettiva di un nuovo governo tecnico, come quello guidato nell’ultimo anno da Mario Monti: “Il governo Monti aveva una maggioranza che ha permesso di votare molte leggi e decreti”, ricorda il guru del web. Casaleggio sa che una prospettiva del genere non farebbe altro che screditare ulteriormente gli altri partiti agli occhi dell’elettorato, rafforzando al tempo stesso il ruolo del Movimento come unica vera alternativa.

Casaleggio smentisce anche le voci insistenti di suoi incontri o telefonate con altri leader politici. “Nessuno mi ha chiamato. Prodi? L’ho visto quattro mesi fa a un pranzo organizzato dal World Economic Forum. Mi ha riconosciuto e mi ha salutato”. E sulle prospettive a lungo termine del Movimento sostiene che tutto dipenderà dalla “capacità di essere coerenti” con le idee espresse in questi anni. Se il Movimento restarà ancorato ai suoi principi, “sarà certamente in grado di crescere”.

Grecia anno zero: non ci sono medicinali!

grecia medicinali

La Grecia sta affrontando una grossa carenza di medicinali e alcune multinazionali hanno fermato le spedizioni di farmaci. Una cinquantina di aziende farmaceutiche sono accusate dal governo di Atene di aver tagliato le scorte al paese perché i prezzi dei medicinali sono troppo bassi rispetto alla media europea.

Più di 200 medicinali sarebbero stati bloccati, inclusi quelli per curare artrite, epatite C e ipertensione, oltre ad antibiotici e anestetici.

Il 26 febbraio la Croce rossa svizzera ha annunciato che sospenderà le sue scorte di sangue agli ospedali greci perché lo stato non ha pagato i debiti.

I farmacisti di Atene, riporta il Guardian, raccontano scene caotiche: clienti disperati vanno da una farmacia all’altra, chiedendo le medicine che gli ospedali si rifiutano di consegnare.

Questo mese sarà cruciale, perché i funzionari e i creditori greci, la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea dovranno trovare un accordo sulla spesa farmaceutica pubblica.

Altri tagli rischiano di mettere i pazienti “in condizioni critiche”, secondo il professor Yannis Tountas, membro dell’organizzazione farmaceutica nazionale.

Neppure gli inglesi sono più choosy!

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Una popolare catena di caffetterie in Gran Bretagna pubblicizza otto posti da barista e riceve, con grande sorpresa, 1.701 candidature per il lavoro. E’ accaduto a Nottingham, nel nord dell’Inghilterra, e il fatto non ha potuto che attirare l’attenzione dei media. Oggi il Guardian ne riferisce in un lungo servizio, sottolineando da una parte come il dato sia un segnale della crisi economica che ha colpito anche il Regno Unito.

PRIGIONIERO X!

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Chi è? Cosa ha fatto? Quali sono le ipotesi sulla morte? 

Il caso del Prigioniero X che ha scosso i media israeliani e australiani nell’ultima settimana sembrerebbe avere uno dei suoi snodi proprio in Italia. Secondo gli ultimi sviluppi, Ben Zygier, questo il nome del trentaquattrenne israelo-australiano, membro del Mossad, avrebbe retto un doppio gioco fra i servizi segreti di Israele e Australia. L’uomo sarebbe implicato in varie operazioni in Europa, compresa l’Italia e secondo il Guardian, operava sotto la copertura di una compagnia europea che esporta componenti elettroniche in Iran.

Secondo il programma Foreign Correspondent della televisione autraliana ABC, le cui fonti non sono conosciute, Ben Zygier passava informazioni riservate riguardanti operazioni del Mossad all’agenzia di spionaggio nazionale australiana ASIO. Una di queste sarebbe un’operazione del Mossad, “di enorme rilevanza”, proprio in Italia.

L’agente segreto israeliano avrebbe infatti richiesto un visto di lavoro in l’Italia in uno dei suoi quattro viaggi in Australia, nel 2009, e possedeva diversi passaporti falsi per l’Europa. Il Sydney Morning Herald suggerisce che il Prigionero X stava per divulgare informazioni riguardo l’uso da parte del Mossad di passaporti falsi australiani alle autorità e ai media del Paese. Ma un ufficiale della sicurezza australiana ha dichiarato che “anche se forse era vicino a rivelare delle informazioni, di sicuro non ha fatto in tempo”.

Fino a mercoledì 13 febbraio la sua identità era sconosciuta. Nel 2010 venne rinchiuso nella cella d’isolamento dell’Ala 15 di Ayalon, carcere di massima sicurezza di Ramla, in Israele, dove sarebbe morto impiccato, 4 mesi più tardi.

Per anni la morte di Ben Zygier, questo sembrerebbe il suo vero nome, è passata nel silenzio. Il quotidiano Yediot Ahronot online era stato silenziato dopo aver dato la notizia per primo e da allora sulla stampa nazionale nulla sul detenuto X. Addirittura, secondo il Guardian, il governo di Benjamin Netanyahu avrebbe minacciato le testate israeliane con multe e incarcerazioni qualora avessero fatto parola dello strano caso.

Poi, mercoledì scorso, la ABC, Australian Broadcasting Corporation, ha rotto il silenzio facendo esplodere le polemiche in Israele riguardo il mistero che tuttora avvolge la sua morte e spingendo i media a fare pressioni su Netanyahu per rimuovere il divieto.

Le autorità israeliane hanno amesso di averlo detenuto ad Ayalon, proprio in quella cella che già aveva ospitato noti criminali nazionali quali Yigal Amir, assassino dell’allora Primo Ministro Yitzhak Rabin. Ma dicono che si tratta di suicidio. L’avvocato di Zygler e difensore dei diritti umani, Avigdor Feldman, dice però di averlo visto pochi giorni prima della sua morte e di non aver notato nessun segnale che preludesse ad un suicidio.

Il prigionero X era rinchiuso sotto falso nome tanto che le sue stesse guardie carcerarie non ne conoscevano l’identità e non gli erano concesse visite. Si pensa a un caso di spionaggio e alto tradimento. Degli ufficiali della sicurezza australiana peròsuggeriscono che l’uomo stesse per rivelare delle informazioni riservate del Mossad al governo di Sydney, fra cui l’uso fraudolento di passaporti australiani per compiere azioni di spionaggio.

Secondo quanto affermato da un giornalista australiano, Jason Koutsoukis di Fairfax, al Guardian, il Prigionero X poco prima di finire nella cella di Ayalon, rischiava l’incarcerazione anche in Australia. Sarebbe infatti stato uno di tre israelo-australiani a lavorare per il Mossad, fingendosi impiegati di una compagnia europea che vende oggetti di elettronica all’Iran. Il Ministro degli Esteri australiano, Bob Carr, ha però affermato che nel 2010 Israele aveva assicurato che Zygler era tenuto in buone condizioni.

Zygler aveva 34 anni, veniva da una ricca famiglia ebrea di Melbourne, era sposato con un’israeliana e aveva due figli. Secondo amici e familiari, era un uomo felice e non aveva ragioni per togliersi la vita. A sostenere l’ipotesi del suicidio c’è solo la prigionia, probabilmente molto lunga, a cui andava incontro. Come scrive il quotidiano israeliano Haaretz, però, le celle di Ayalon sono monitorate 24h/24, proprio per evitare suicidi ed infatti ce ne sono stati pochissimi in quelle celle. Il sistema di telecamere rileva addirittura il respiro e i movimenti dei detenuti e suona un allarme nel caso in cui non percepisse segnali di vita per più di 50 secondi. Difficile dunque immaginare che riuscisse ad impiccarsi senza essere soccorso in tempo.

Questo è il secondo caso in pochi anni in cui il servizio di intelligence israeliano si trova coinvolto in un empasse diplomatica e mediatica. Proprio nel 2010, infatti, Mahmoud Al-Mabhouh, responsabile degli approvigionameti di armi per Hamas, era stato ucciso in un hotel di Dubai, secondo molti per mano del Mossad e con l’utilizzo di passaporti falsi, fra cui alcuni proprio austrailani.

Il mistero sull’identità dunque è risolto, ma quello sulla sua morte rimane e attivisti e politici continuano a chiedere chiarimenti al governo israeliano, che domenica hadichiarato che indagherà sul caso mentre il Primo Ministro Netanyahu ha dato il suo pieno supporto al Mossad dicendo di “fidarsi ciecamente” del sistema di monitoraggio legale sotto cui opera.

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