“Mettetela su un barcone… Deve tornare in Africa” Frase shock sulla Kyenge

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“Mettetela su un barcone. Assicuratevi che non affondi. Deve tornare in Africa da dove è venuta. Poi saranno gli oranghi e le scimmie a stabilire se la riprendono o meno a casa loro. Ma a quel punto non sarà più un problema di noi italiani”. Così l’assessore leghista del comune di Cadorago (Como), Paolo Pagani, ha espresso il suo dissenso verso il ministro  per l’integrazione Cecile Kyenge. Il messaggio shock è stato postato su Facebook.  Le minoranze in consiglio comunale hanno chiesto di censurare il messaggio e altri simili postati dall’assessore allo sport sul social network. Secca la risposta di Maroni: “La Kyenge ha detto che non sa chi sono io, quindi non ho nulla da dire in proposito”.

 

Cadono le teste nel caso Shalabayeva

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Se fossero i tempi di Agatha Christie forse il nuovo capitolo legato al caso Shalabayeva si chiamerebbe “le tre piccole teste che cadono”. Lo aveva fatto intendere Pansa nei giorni scorsi che ci sarebbero state teste che sarebbero cadute per quel che è accaduto tra il 28 e il 31 maggio con l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia di 6 anni.

Cadono le teste, ma non sono quelle importanti. Il primo a dover rassegnare le dimissioni è il capo di Gabinetto del ministro Giuseppe Procaccini.  Il braccio destro del ministro, salito all’incarico ai tempi del ministro Cancellieri. Un prefetto che, in quota – si dice – a un’area che fa riferimento a Berlusconi, ma anche a Monti. È lui a ricevere il 28 maggio l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere che premono per la cattura di Ablyazov avvistato da agenti privati (anche questo fatto dovrà essere chiarito) in via di Casalpalocco al civico 3. 

Politicamente scomodo: la Rai cancella “L’ultima parola” di Paragone

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Lunedì 24 giugno verrà presentato il prossimo palinsesto della Rai e, fa sapere Libero, non ci sarà spazio per L’ultima Parola, la trasmissione d’approfondimento politico in onda nella seconda serata del venerdì su Rai2. Sembra infatti che il suo conduttore, Gianluigi Paragone, sia “scomodo”:  “canterino e scanzonato, arrabbiato ed anti-casta, contro l’euro e contro l’Europa”. E non importa se lo share per una seconda sera era buono, meglio proporre a Paragone un programma di costume e tendenza, come starebbero valutando a viale Mazzini. Spiega ancora il quotidiano: “Magari una trasmissione musicale, assecondando così la passione per chitarre e microfono dell’ex direttore de La Padania, che nella sua L’Ultima Parola si esibiva alla chitarra elettrica (indimenticabile il giubbottino di pelle modello-Fonzie). L’idea è quella di offrire a Paragone la possibilità di raccontare storie attraverso la musica. Palese l’obiettivo: tenerlo lontano dall’informazione politica e disinnescare la sua battaglia anti-Casta. Paragone, accerchiato, raccoglie solidarietà su twitter. E risponde con un cinguettio: ‘Ringrazio per la stima che state dimostrando ancora una volta verso #ultimaparola e la sua redazione’.” Contro il conduttore, spiega Il Fatto Quotidiano, si sarebbero schierati alcuni esponenti del Pdl, tra cui Gasparri e Romani, che che avrebbero fatto pressioni sul dg di Viale Mazzini, Luigi Gubitosi. Sembra proprio che Paragone, entrato in Rai in quota Lega Nord per poi fare una “svolta grillina”, stia pagando questo suo mutamento visto come “tradimento” al Carroccio. La “pena”: la cacciata dal palinsesto del programma.

Nuovo attacco al ministro Kyenge su Facebook

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Nuovo attacco per Cécile Kyenge su Facebook, questa volta partito dal Veronese, più precisamente dalla Lega Nord di Legnago sulla cui pagina ufficiale, accanto alla riproduzione di un articolo nel quale il ministro definisce gli immigrati una risorsa, è apparso il commento: “Se sono una risorsa…va a fare il ministro in Congo! Ebete”. Il testo è gia sparito dal social network, per lasciar spazio alle “scuse” che recitano queste parole: “Pur restando ben distinte le rispettive posizioni politiche… CI SCUSIAMO UFFICIALMENTE con il ministro Kyenge per l’offesa pubblicata su questa pagina Facebook ed a Lei rivolta. Abbiamo provveduto ad eliminare IL NOSTRO ERRORE di comunicazione. Sbagliare è facile…chiedere scusa meno. Scusateci”. Marco Pavan, come prima reazione, ha spiegato che “in dialetto veneto ebete è un aggettivo che diventa persino affettuoso e vuol dire ingenuo”, e ha poi precisato come il post “voleva evidenziare tre dimenticanze del ministro: gli immigrati possono essere regolari o clandestini, che i regolari, se integrati, possono essere una risorsa mentre i clandestini non pagano tasse, che la necessità di avere un lavoro oggi è per prima dei nostri giovani e di quei padri che non riescono a mantenere i figli”. Ma sul dietro-front di Pavan potrebbe aver pesato anche la dura condanna dei vertici della Lega, considerata la posizione assunta sia da Tosi che da Maroni chiarita già da giorni. Ossia, la Lega deve comportarsi da partito serio e queste “scenate” di certo non giovano alla sua credibilità. Infatti nei giorni scorsi già la Valandro era stata espulsa per un commento postato in rete. Spiega il governatore del Veneto Zaia: “Questi continui casi, oltre a dare uno spaccato che non rappresenta il pensiero della Lega, non ci permettono di parlare dei problemi reali e di avere un confronto con il ministro Kyenge, di cui non condividiamo l’azione politica”, che ha poi aggiunto: “Chi pensa di fermare l’azione del ministro offendendola sbaglia. Serve, e vogliamo, un confronto rigoroso, in cui sia possibile dissentire, ma civile ed educato”.

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Chi tradisce una volta, tradisce per sempre. Bossi sul piede di guerra

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Gad Lerner, per Repubblica, ha intervistato un UmbertoBossi sul piede di guerra. Lui che si ritrova solo con villa Gemonio dove vive con la moglie Manuela: “Una volta qui fuori c’era sempre qualcuno a vigilare,ora può passare un pazzo e buttare una bomba in giardino”, racconta il fondatore di un Carroccio che non lo riconosce più come guida, ruolo ora di Roberto Maroni, un vero e proprio oppositore interno e che cambiando drasticamente il partito che è stata una sua creazione. “Lui non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta – e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva – poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di berlusconi al Nord, ma il Pdl non rinuncia a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera”. Quello che più contesta al governatore, inoltre, è la retromarcia sulle grandi battaglie identitarie del Carroccio: “Mi fa rabbia che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con “Prima il nord” proprio quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale”. Il Senatur scaglia quindi il colpo più duro, l’accusa di affondare il partito: “Maroni sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Piemonte e Veneto, con Zaia e Cota, di questo passo al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta via voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto a Verona non mi è mai piaciuto”. Ma Bossi approfitta dell’intervista anche per ribadire la propria estraneità rispetto alle accuse mosse in merito alla gestione delle risorse economiche del Carroccio: “La Lega a me e alla mia famiglia non ha mai dato soldi che non servissero per la militanza”, spiega. “Semmai è stato il contrario. Quando la Lega è nata e magari c’era da comprare un’automobile, i soldi ce li mettevo io di tasca mia. A questo partito ho dato tutto, nessuno osi dire il contrario”. Al riguardo, sottolinea anche il suo rapporto con la famiglia, in particolar modo con i figli, che possono sbagliare, come Renzo: “Si è dimesso per motivi da niente”, dice del figlio Renzo, ma vengono anche accusati ingiustamente, “Era una gran balla dei nostri diffamatori che Riccardo si fosse comprato una barca”. Ora il Senatur ha un nuovo progetto però da far partire, un nuovogiornale, “La lingua padana”. Insomma, Bossi non molla e le idee le ha chiare, infatti: “Scusi Bossi,ma le ce l’ha la salute per rimettersi a battagliare?” ha chiesto Lerner, e la risposta decisa: “Ce l’ho, ce l’ho la foza io. A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto incazzare. Il capo della Lega resto io”.

Ma dopo una simile critica, dalla Lega arriva una risposta, è Matteo Salvini, vicesegretario, a prendere la parola: “Umberto Bossi, a cui va il mio rispetto e la mia eterna riconoscenza per quello che ha creato, sbaglia. Facendo così fa il male del Movimento. Non capisco perché lo abbia detto quando Maroni sta facendo bene il suo lavoro”.

Il grande abisso della Lega Nord… un partito condannato a morte?

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Le ultime elezioni comunali sono state un disastro per la Lega Nord ed è stato raggiunto uno dei minimi storici più drammatici della storia del partito. Sembra che, nonostante un anno fa ci sia stata la rivoluzione delle scope, la segreteria di Roberto Maroni non sia riuscita a far dimenticare lo scandalo dei fondi del partito. La Lega era, con molte diversità ma anche con notevoli similitudini, una sorta di M5S del nord. S’inneggiava a “Roma ladrona”, ma poi i ladri sembra proprio che invece fossero in casa, in quelle casse del Carroccio spolpate, a quanto pare, dai figli di Umberto Bossi e dal “Cerchio magico” che ruotava intorno all’ex segretario.

 In Piemonte, in Lombardia e nel Veneto il partito di Maroni ormai è solo quarto, il Pdl sta crescendo, ma molti voti sono andati anche al Pd e sicuramente, anche se con risultati minori alle aspettative, in parte al M5S che ora si attesta come terzo partito in quei territori da sempre votati al sostegno al Carroccio. In Piemonte il dato peggiore, proprio nella regione guidata da Cota, si  è registrata una caduta libera e a Ivrea e Orbassano il partito di Maroni supera di poco il 2%. Vicenza, da sempre territorio favorevole ai padani si ferma a 4,5% con una flessione di quasi 10 punti. Ma il dramma del Carroccio è a Treviso dove la sconfitta è molto più cocente, nella provincia del presidente del veneto Luca Zaia, la riconferma non è per nulla certa. L'”esercito padano” è dimezzato anche a Brescia, città governata da Roberto Maroni e che vede i consensi stabilizzarsi su un 8%.

I motivi sono molti… ma le cure sembrano poche! Si è rotta l’alleanza con Berlusconi e questo ha fatto allontanare molti simpatizzanti che votavano Carroccio, ma strizzavano l’occhio al Popolo della Libertà. Ora la Lega è all’opposizione in un governo di larghe intese in cui il gioco forza è proprio in mano al Pdl. I militanti della Liga si trovano così “spezzati” nella loro identità: quella etnica e padana che ben si conciliava con la politica industriale priva di remore portata avanti dal Cavaliere negli anni scorsi.

Ma per un’analisi completa del calo del Carroccio è necessario anche trovare le cause proprio in quegli scandali che hanno disilluso gli elettori che da sempre si professavano vittime dei “ladri della politica romana” e che invece si sono dovuti ricredere… la politica centro, sud e nord compreso è un covo di “illeciti” e di “segnalazioni”   che inevitabilmente porta le casse in rosso e a pagare sono sempre i cittadini.

La crisi economica poi non ha aiutato la Lega. Un popolo di industriali che si è visto, nel caso migliore, dimezzare i profitti e spesso ha condotto le aziende sull’orlo del baratro. A chi appellarsi quindi? Non certo a chi ha scelto di stare contro il governo e ha poco o nulla da poter pretendere nelle larghe intese che sono già frutto di un compromesso costante. Meglio votare per chi in quel governo ci sta e può dire la sua a gran voce. Ecco che il Pdl esce come vincitore e Maroni deve fare i conti con una condanna a morte decisa dagli elettori e perpetrata con faide interne al partito.

Dove è il futuro? Difficile poter parlare di una ripresa, difficile credere che questo movimento possa ricompattarsi. Bossi era un gran comunicatore per quel popolo che sentiva in lui una valorizzazione di certe tradizioni e il piglio del grande leader capace di trascinare le folle. Maroni è una persona più moderata, più cerebrale e dal carisma non sempre efficace. Troppe liti, troppi scandali, troppa vecchia politica che si riaffaccia tra le file di quel movimento che ormai è ombra di se stesso. Quella rabbia contro Roma è andata via via scemando e si è sostituita con la rabbia per la politica, per la casta che sia del nord o del sud a questo punto poco conta. Ma gli “arrabbiati” si riconoscono più nel M5S, in un partito nuovo, “pulito” e non da ripulire fino all’osso… per tutti gli altri c’è il Pdl e le promesse di Berlusconi sono ancora l’ultima speranza in un deserto devastato dal “tifone” della crisi economica. 

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Quella cura che sta uccidendo il paziente: il patto di stabilità

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“Il Patto di stabilità è la cura che sta uccidendo il paziente: stiamo morendo”. Zingaretti non usa mezzi termini per definire la drammatica situazione delle regioni italiane. Anche Nichi Vendola lancia il suo allarme “A Roma non hanno orecchie per ascoltare, sono stufo di avere ragione, non arriviamo vivi al 2014. Siamo di fronte ad una condanna a morte – ha aggiunto il presidente della Puglia – il cappio al collo si è stretto sempre di più e siamo al punto in cui l’osso si sta spezzando. Non possiamo sopravvivere. Bisogna avere il coraggio di dire la verità: l’Europa ha usato la medicina sbagliata, la sofferenza di oggi è figlia delle risposte errate date alla crisi del 2008, ovvero il blocco della spesa”. Per il governatore pugliese, “il governo non può scodellare la minestra, non può inventare risorse che non ci sono. Le politiche depressive minacciano la democrazia e non possono essere contestate in chiave sentimentale e poi essere lasciate intatte. L’Europa ha imboccato, così, la strada della propria dissoluzione”.

E Zingaretti ripete che la “situazione delirante” ed ha chiesto che almeno si escludano dagli obiettivi del Patto di stabilità le spese sui cofinanziamenti per i fondi europei. “Non escludo altre iniziative di mobilitazione – ha affermato – non faremo spegnere i riflettori”.
L’Europa ci sta uccidendo credendo di curarci?

GITMO e Alfano… Guantanamo, la Lega e i files emersi nel 2011

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Era il 27 aprile 2011 e “La Repubblica” usciva con un articolo a firma di Carlo Bonini e Stefania Maurizi dal titolo “Guantanamo, così l’Italia aiutò gli Usa. Trattative segrete per prendere i prigionieri”. Cosa riguardava?

Alle richieste americane di trasferimento in Italia di tre terroristi trattenuti a Guantanamo, Roma rispose con un “Assolutamente favorevoli, profondamente convinti, perché sulla stessa linea d’onda di Washington”, ma preoccupati dalla “reazione all’interno del Governo del potente e loquace ministro dell’Interno Maroni e della sua Lega Nord, sostenitrice con successo di una linea anti-immigrazione”.

Insomma eravamo sul punto di prenderci i prigionieri di Guantanamo solo per fare un favore agli Usa! Cosa ci fermò? Maroni che non voleva l’immigrazione. Questo è quello che rivelano 3 cablo dell’ambasciata Usa a Roma, inviati al Dipartimento di Stato il 26 marzo, l’8 luglio e il 4 giugno 2009 che si riferiscono alla trattativa diplomatica che avrebbe dato semaforo verde alla consegna al nostro Paese di Adel Ben Mabrouk (rimpatriato in Tunisia il 20 aprile scorso dal Ministero dell’Interno con un ordine di espulsione “per ragioni di ordine pubblico e sicurezza”) e Ben Mohamed Riadh Nasri, entrambi cittadini tunisini fino a quel momento detenuti a Guantanamo.

Da tutta la vicenda risulta che il Presidente del Consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi, coordinandosi con  il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro di Giustizia Angelino Alfano, si dichiarò “in piena sintonia con le decisioni del Presidente Obama” e pronti ad accogliere i prigionieri del Camp Delta, ma anche da fare da intermediatori con i Paesi dell’Ue più ostici ad accogliere tali prigionieri.

Tuttavia  come riportato nell’articolo de “La Repubblica” si deduce oltre alla disponibilità di buona parte del governo anche l’ostilità del Ministro Maroni:

…i tre cablo, pur nel lodare “l’approccio altamente creativo dimostrato da Frattini nei confronti dell’Ue e sulle questioni poste dal trattato di Schengen”, mostrano anche la consapevolezza della diplomazia americana dell’ostacolo rappresentato nella trattativa dalla Lega, dalle parole di Maroni (in quel momento – avverte Frattini nei suoi colloqui con Washington – “il Ministro dell’Interno paventa un rischio sicurezza per l’Italia nell’accogliere terroristi”) e dunque dell’urgenza di portare a casa un accordo con Roma il prima possibile.

Nel dispaccio del 4 giugno 2009, l’Ambasciata scrive infatti: “Sebbene nella telefonata di congratulazioni a Obama per l’elezione il premier Berlusconi abbia offerto il suo aiuto nel risolvere la questione dei detenuti, sarebbe utile che il Presidente (Obama, ndr) nel prossimo incontro con Berlusconi lo ringraziasse per gli sforzi compiuti sin qui, ma si assicurasse un ribadito impegno ad accogliere i detenuti”. Inoltre: l’Attorney General Eric Holder autorizza la consegna agli italiani dei “file” relativi ai detenuti in predicato di essere trasferiti nel nostro Paese e l’Amministrazione Usa offre anche la possibilità che una nostra “delegazione” possa raggiungere Guantanamo per “colloqui diretti con i prigionieri”, “senza che questo comporti alcun impegno al loro accoglimento”. 

A 2 anni esatti dall’uscita ci troviamo ora di fronte alla formazione di un esecutivo a guida Enrico Letta (di cui il dossier di Wikileaks è possibile leggerlo qui) e con il Ministero dell’Interno in mano a Angelino Alfano. Alfano in questa vicenda ebbe un ruolo chiave perchè studiò anche un escamotage, che se la trattativa non fosse andata a buon fine (cosa che invece avvenne) c’era la possibilità di operare un trasferimento dei  detenuti non attraverso i regolari canali dell’estradizione, ma attraverso un accordo “sotterraneo” tra Roma e Washington in cui i prigionieri prescelti “chiedessero volontariamente” di essere consegnati al nostro Paese. “Come accaduto per gli 8 trasferiti da Guantanamo in Albania, Paese che avevano indicato, ma con cui non avevano alcun legame”.

Con i problemi economici che abbiamo in Italia, in uno scenario di tensione tra Corea del Nord e Usa, con una situazione esplosiva in Siria e continui scontri in Libia, con gli attentati alla maratona di Boston e un assetto dell’Europa che sta collassando giorno dopo giorno, sembra fin troppo attuale il problema di Gitmo all’interno di una politica internazionale…  Dovremo di nuovo accogliere o far transitare i terroristi internazionali nel nostro Paese?

Scelta Civica per l’Italia: come Napolitano ha detto

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Da parte di Scelta Civica per l’Italia, non sono state poste condizioni in quanto condividono la posizione assunta dal Presidente ieri alla Camera e che indica un preciso ambito dentro il quale deve lavorare il Governo. La necessità è quella di avere un Governo che contenga sì elementi di novità ma, al contempo, che mantenga la serietà che è stata caratteristica chiave del Governo Monti e che, inoltre, non preveda differenziazioni di genere.
Riguardo alle priorità, dev’essere stabile, deve porsi come obbiettivo il fare le riforme indicate da Presidente sulla riga dei documenti stilati dai Saggi e deve durare almeno il tempo necessario per attuarle. Da parte loro, i rappresentanti di Scelta Civica si dicono determinati a offrire un apporto costruttivo al riguardo.

La consultazione della Lega Nord: parla Maroni

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Dopo l’incontro con Giorgio Napolitano, Maroni spiega le posizioni della Lega Nord che, essendo all’opposizione, non darà appoggio esterno. Se il partito non ha proposto nomi, ha comunque messo veto a due delle possibili proposte: “A prescindere dai contenuti delle proposte, sarebbe impossibile aderire ad un sostegno se incarico dato a Giuliano Amato o a chi, secondo noi, rappresenta un governo tecnico come Mario Monti”. I tre punti chiave, per la Lega, restano le necessità di: “creare lavoro, creare ricchezza, trattenere la ricchezza sui territori per abbassare la pressione fiscale a imprese e famiglie”. Riguardo ai possibili candidati, Maroni ha tenuto a sottolineare che non spetta a loro “dare indicazioni né fare nomi ed è esclusiva competenze del Presidente della Repubblica decidere e dare il mandato.” L’unica osservazione presentata, e condivisa da Napolitano, è quindi l’estrema necessità di procedere con la massima urgenza, con l’augurio che sia dato l’incarico e si formi il nuovo Governo entro la fine di questa settimana.

La Lega non si scinde… si limita agli scontri!

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I componenti del Consiglio Nazionale Veneto della Lega hanno dato, questa mattina, prova della loro forza… bruta! Dopo che l’assemblea di Noventa Padovana ha decretato 35 espulsioni per i contestatori di Pontida, provvedimenti confermati da Zaia che però ha manifestato il suo disaccordo, alcuni militanti hanno atteso l’uscita del governatore per entrare nella sede e sorprendere il consiglio dando origine ad una rissa a suon di spintoni e ceffoni accompagnati da urla ed insulti nei confronti del segretario nazionale Tosi. Dopo che si sono sfogati con cori del tenore di “Venduto, venduto”, “Buffone, buffone” e “Traditore, traditore”, è stata ripristinata la calma.

Contemporaneamente Maroni, a Rovigo, confermava la linea: “Dopo la Lombardia vinceremo anche in Friuli Venezia Giulia, perché siamo riusciti a fare pulizia e continueremo a farla. Se qualcuno ha sbagliato pagherà le conseguenze”. Il segretario ha anche sottolineato che “C’è una sola Lega per quanto mi riguarda, la Lega Nord: ha un progetto ben chiaro e definito. C’è tanta gente nella Lega che ha voglia di fare, c’è qualcuno che ha voglia di disfare, pochissimi, e questi sono accompagnati fuori.” E riguardo ai “pistola” che hanno manifestato a Pontida e che all’interno della Lega “non hanno alcuna rilevanza” tiene a ribadire che il partito non si spaccherà. Maroni ha poi sottolineato che le notizie emerse circa Bossi che si sarebbe recato dal notaio per dar l’avvio ad un nuovo movimento sono state smentite dal diretto interessato. “È una cosa che non c’è nella realtà, qualcuno l’ha inventata da Roma immagino”.

Il matrimonio resta… Maroni e Bossi ancora insieme. C’è la smentita!

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Sembrava cosa fatta: oggi, dopo 29 anni dalla fondazione della Lega Lombarda, Bossi sembrava che avesse   depositato presso un notaio gli atti per la nascita di un nuovo soggetto politico.

D’altra parte le acque nel Carroccio sono agitate da tempo ed i fischi di Pontida hanno definitivamente reso palese il malcontento di molti. Dalla Lombardia si chiede l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni ed altri 5 mentre il Condiglio Veneto presenterà la lista dei ribelli domani. Bossi aveva già considerato l’evenienza, affermando che avrebbe lasciato il movimento se i lealisti non avessero smesso con le epurazioni, argomento che getta benzina sul fuoco della faida interna: “Questi sono un po’ matti – ha affermato ieri rispondendo sul caso Reguzzoni -. Alla fine non resterò lì neppure io se va avanti così”. Il segretario federale Maroni, riguardo ad un possibile dietrofront sul tema delle espulsioni richieste per alcuni esponenti lombardi, ha così commentato: “Non c’è nessuna retromarcia, ma una nuova procedura che è stata applicata.” Ha poi aggiunto: “Non c’e nessun dietrofront ma è stato interpretato male il provvedimento perché c’è un nuovo regolamento in vigore dal primo gennaio 2013 che prevede una procedura diversa e più garantista rispetto a prima ed è quella seguita da Matteo Salvini”. Intanto il segretario veneto Tosi, intervenendo a La zanzara su Radio 24, ha tenuto a sottolineare che il Carroccio è in grado di sopravvivere anche senza Bossi, visto che “La Lega ha un suo segretario, una sua struttura e un progetto, ognuno può decidere di uscire. Le esternazioni estemporanee non aiutano il lavoro di Maroni”.
Ma com’è stata la settimana del Senatur dopo la riunione di Pontida? Bossi in questi giorni è rimasto nel suo ufficio di via Bellerio, dimostrando così di non accogliere le parole di Maroni che l’aveva invitato a fare “da testa di ponte” a Roma. Non è certo rimasto da solo, visto che molti che inizialmente avevano seguito Maroni ora sembrano essere tornati sui propri passi e chiedono a gran voce di parlare con lui. La decisione di fondare un nuovo movimento politico sembra allora risalire all’11 marzo quando Maroni, dopo aver più volte annunciato le dimissioni, è stato confermato capo del partito. Le carte quindi erano già pronte e l’ex senatore Giuseppe Leoni era già stato dal notaio per l’atto fondativo ma, pur essendo nota la notizia, si aspettava di vedere le reazioni al raduno. “Aspettiamo Pontida, poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico”, ammette Leoni. Che aggiunge: “Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, la politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti”. Di certo in molti si sarebbero rallegrati per la nuova avventura che stesse per iniziare. C’erano state anche le contestazioni a Maroni che l’avevano ampiamente dimostrato: non ha mantenuto gli impegni e si è dimostrato incapace di guidare il partito, mentre le lamentele che arrivavano dalla rete erano sul tenore di: “Berlusconi prima e Monti poi: erano il diavolo e ora sono nostri imprescindibili alleati e amiconi”. Così il popolo leghista di facebook, che un anno fa ne aveva sostenuto l’avanzata, ora si ribellava: “Basta alleanza con Berlusconi” è il post più ripetuto (oggi come allora). Però “l’alleanza serve perché Maroni ha paura del voto”, afferma proprio Reguzzoni. “Maroni ha puntato tutto sulla Lombardia e ha pure detto che non sa e non gli interessa cosa succederà a Roma. Adesso che pensa di fare? La moneta padana? La banca padana? La sanità padana? Le macroregioni? Chiederà di uscire dall’euro? Tutte cagate senza capo né coda, ci aspettano 5 anni di nulla cosmico”. La delusione insomma è da un po’ che corre in rete, mentre numerose sono le dichiarazioni di chi ha stracciato la tessera perchè “almeno Bossi i maroni li aveva”. Ma Bossi aveva davvero deciso di metterci definitivamente una pietra sopra? Dopo che per un mese ha ripetuto che “La Lega è in subbuglio, perché è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”… ma nonostante questo dopo che per tutta la giornata si è gridato alla sissione, arriva la smentita! Nessuna scissione nella lega “Non ci penso proprio” ha dichiarato Bossi gettando acqua sul fuoco e confusione tra i militanti che già erano pronti a fischiare o ad applaudire.

Partiti italiani: chi va alla guerra, chi costruisce il fortino, chi non lo sa…

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Berlusconi sente l’acqua alla gola e ad aspettare di vedere che tipo di lavoro svolgeranno i “saggi” no, non ci sta. Se si guarda attorno vede solo nemici pronti a saltargli alla gola e, è risaputo, la miglior difesa è l’attacco. Ecco quindi che raduna i suoi nel quartier generale, più agguerrito che mai: ultimatum a Giorgio Napolitano! Può attendere massimo fino a venerdì il Cav, dopodichè è necessario costringere il Capo dello Stato a riaprire le consultazioni, perchè ad Arcore hanno paura che i nemici stiano tramando e quindi: “Adesso basta, non possiamo farci cucinare a fuoco lento, e stare a guardare che si eleggono uno dei loro al Quirinale”. Ma come far scoppiare il gruppo dei dieci? Si potrebbe far “ritirare” Quagliarello e Giorgetti e dimostrare quindi l’estraneità di Pdl e Lega all’operazione, oppure gli stessi potrebbero dichiarare che una siffatta commissione è inutile. Quello che preme maggiormente è non permettere che “qualcuno” prenda tempo, perchè sarebbe “un modo per aiutare il Pd e farlo arrivare compatto all’elezione del prossimo capo dello Stato”, stando alle parole di un azzurro di rango. La questione del governo è diversa, visto che Berlusconi è certo che il Pd sia una polveriera pronta ad esplodere. Perchè il Cavaliere non ascolta Letta che tenta di spiegargli che il capo dello Stato ha circoscritto i tempi della commissione a 8-10 giorni e segna come deadline il prossimo venerdì, altrimenti sarà “Golpe”? E’ certo che si stiano già effettuando le grandi manovre per far salire al Colle gli avversari e l’unica possibilità che gli resta è far saltare le sedie sotto i saggi, di certo colpito anche dalle parole di Bersani che nega ogni possibilità di apertura e continua a fare la stessa offerta al Pd sapendo che è ritenuta inaccettabile, ossia quella del doppio binario, governo e riforme. Insomma, si teme che al quarto scrutinio Napolitano e Bersani si coalizzino per proporre Prodi o qualche altro “nemico”, fossero anche Zagrebelsky o Rodotà. Serve riaprire la corsa sia per il Governo che per il Quirinale, perchè: “Se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’e’ alcuno spazio per il dialogo. E ovviamente, se questo stallo prosegue perché il Pd pensa più alla fazione che alla nazione, c’è solo la strada delle urne già a giugno prossimo”. L’incubo peggiore? La salita al Colle di un’espressione del partito dei giudici, che non terrebbe a bada nè le procure nè la Csm. Come potrebbe non tremare? visto che tra il 20 e il 22 riprenderanno i due processi più temuti: Ruby e Mediaset? In concomitanza con la settimana calda al Quirinale. E in caso di sentenze di condanna? Arriverebbe l’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi no, non può attendere oltre: serve il potere, subito, per tornare a sorridere e dormire sonni sereni.

bersani - tuttacronaca

Mentre ad Arcore fantasmi di Natali futuri fanno tremare, al Largo del Nazareno Bersani sembra esser diventato lui il novello immortale. Caduta dopo caduta, eccolo sempre al suo posto, più convinto che mai della sua linea e pronto a pararsi dietro frasi ad effetto come: “La cosa può apparire esoterica, ma noi siamo partiti dalle condizioni reali del paese…”. L’uomo che arriva dalla pompa di benzina è saldo come un paracarro che rimbalza i colpi e continua a ripetere che la sua proposta di “convenzione per le riforme istituzionali aperta a tutti” (anche al Pdl) e “governo di cambiamento” (chiuso al Pdl) è ancora in campo. Forse il sorriso è dovuto a quella birretta al solito bar con cui finalmente potrà brindare, perchè il suo obbiettivo, che ora probabilmente percepisce come più vicino, è l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e, possibilmente, sotto quell’egida per mettere ai voti la sua proposta di governo. Nel suo stesso partito, tra le divisioni interne di chi auspica l’apertura all’uno o all’altro dei principali concorrenti, non si capacitano di come il segretario abbia fatto a riprendere il suo ruolo in soli tre giorni: la batosta di Napolitano non l’ha intaccato e anzi, la decisione di far sedere i “saggi” sembra giocare a suo favore. Quindi tiene in mano le sue carte, senza effettuare nessun cambio ed attende la giocata del Pdl.  Perchè in fondo: “Un gruppo tratta di economia, l’altro di riforme istituzionali. Credo voglia dire qualcosa…”. Ossia che Napolitano ha separato “riforme sociali da riforme istituzionali”e in questo vede una conferma della sua proposta: quindi perchè cambiare qualcosa? In fin dei conti il “semestre bianco” limita molto la possibilità di minacciare qualcuno con una possibile perdita del posto visto che nessuno ha la facoltà di sciogliere le camere. Quindi non resta che trovare il modo di far eleggere la persona più adatta ai suoi scopi, magari strizzando l’occhio ai grillini, che da parte loro  mostrano disponibilità a non arroccarsi sul loro candidato scelto online e piuttosto a riproporre un’altra votazione in caso di testa a testa. Quindi il segretario taglia definistivamente (per ora) con il Pdl, ma chiede anche di non essere raffigurato “come il Bersani ostinato: non ho nemmeno messo il mio nome sul simbolo…”. Si sfrega le mani soddisfatto: il Pdl non può fare giochi sul Colle perché non ha i numeri e Franceschini ci tiene a rimarcarlo: “Vanno tenuti distinti il governo dal Quirinale, è dal 1994 che funziona così, ha iniziato il Pdl e questo non è occupare tutto”. Certo però ora sono in gioco anche i saggi, e non tutti escludono una possibilità per Onida e Violante.

grillo - tuttacronaca

Due posizioni contrastanti quindi quelle assunte da centrodestra e centrosinistra riguardo la formazione della commissione, chi invece ancora appare non del tutto convinto della situazione è il MoVimento 5 Stelle: prima hanno approvato, ora rifiutano in toto la situazione però si rendono conto che negare per partito preso il dialogo potrebbe essere una scelta da pagare in un prossimo futuro. Quindi anche i grillini oggi si sono riuniti, valutando la necessità di presentare proposte concrete ai saggi e quella di tener ancora celati i nomi per il futuro esecutivo. Del resto “molti nomi li abbiamo pronti da tempo – spiega un onorevole a 5 stelle – e non sono quelli che circolano sulla stampa”. E aggiunge: “Abbiamo in testa molti ministri, mancherebbe solamente il premier”. Quindi per ora le idee le hanno chiare per quel che concerne un possibile governo, ma non è detto che non prendano un’altra direzione alle prossime consultazioni. Del resto c’è anche chi ha da ridire sul modo in cui si esprime il loro capogruppo Crimi: “Non si possono fare riunioni su riunioni e poi, invece di un resoconto, ritrovarsi un lunghissimo post su Facebook pieno di elucubrazioni al posto di un asciutto resoconto”. Ancora, non si sa se una loro delegazione accetterà un incontro con i gruppi dei saggi, sempre che questi non accettino il loro “piano di dialogo”. Insomma, non c’è fiducia verso il Pd, sentono che gli altri partiti giocano con loro e non vogliono prestarsi, senza contare che i saggi non hanno attinenza con la Costituzione. In mezzo a questo atteggiamento a metà tra la sfida e la difesa, che anche un gruppo che però sta cercando di combattere la posizione di chiusura a tutti i costi che mette a rischio un dibattito futuro. In quest’incertezza generale, attendono che venga convocato l’incontro con Grillo, sperando che con lui arrivino finalmente delle risposte… anche se forse un po’ temute.

Mario Mauro, deluso da B. fece il gran rifiuto! Ora è MacGyver.

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Colui che fece il gran rifiuto e dal Pdl traghettò a Scelta Civica quando Berlusconi si alleò con la Lega. Un volto storico anche  all’Europarlamento essendo stato anche  a capo della delegazione italiana del Ppe che ora si troverà a dover lavorare fianco a fianco con Giancarlo Giorgetti capogruppo del partito di Maroni alla Camera dei Deputati.

Inoltre in un intervista, subito dopo l’esito elettorale, Mauro dichiarava “Oserei dire che si tratta di un voto sul quale si è riversata l’ironia di Dio e l’ironia della storia per molti versi. Durante la campagna elettorale, noi ci siamo affannati a spiegare che tornare alla sfida Berlusconi-Bersani avrebbe significato riportare il Paese nello stallo e cioè prendere il paese in ostaggio senza fare riforme e sacrificarlo a una cultura del conflitto, dove l’aspetto della rendita politica è fine a se stesso”.

Quindi l’Onorevole Mauro dovrà essere un MacGyver capace di sciogliere il nodo (e l’ostaggio) che si è formato con il voto voluto dall’ironia di Dio?

Grillo contro Renzi “è un cartone animato”… E lui è un comico?

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Il sondaggio Swg affida la palma d’oro della fiducia a Matteo Renzi. Nel sondaggio il sindaco di Firenze non ha rivali, gli italiani  sono con lui… forse un po’ troppo tardi! E il politico che manovra le sorti del paese da fuori il Parlamento che fa? Insulta! Non sapendo più dove trovare l’approvazione, dopo il brutto scivolone dell’approvazione di Grasso al Senato, l’M5S non può far altro che attaccare… nel mirino c’è Matteo Renzi.

Il comico genovese se l’è presa con il sindaco di Firenze durante un’intervista alla tv turca Trt registrata per la verità qualche giorno fa. “Renzi? – dice il leader del M5s – È un cartone animato e lo chiamano Copia-e-disincolla. Lui copia e dice: se noi facciamo le cose che fa Grillo, Grillo non esisterebbe…”. Così Grillo replica alla giornalista che gli chiede se il M5S avrebbe avuto lo stesso successo se Renzi avesse guidato il Pd alle elezioni.

Ma Grillo non era il comico di indiscusso intrattenimento dal pensiero cristallino e dalla battuta pronta? Come mai le sue battute non fanno più ridere? Renzi è un cartone animato o il copia e disincolla sono solo offese sterili… Forza Beppe, puoi fare di meglio che insultare chi ti ha superato! 

Ma l’invettiva del “comico” prosegue e si scaglia contro il segretario della Lega Nord, secondo il quale il fenomeno grillino non durerà più di due anni. “Maroni? È un rappresentante della L’Oreal, di profumi, di sciampi..Ma dai!”, taglia corto il leader del M5S.

Grillo spera di evitare il ritorno a breve alle urne. “Spero di no.. ci sarà un accordo sicuramente tra di loro. Quella che fanno Pd e Pdl è sola una manfrina. Ma ora devono fare un accordo alla luce del sole”. Per il leader del M5s, d’altra parte, se Pd-Pdl “l’accordo lo fanno sono morti politicamente”. Per questo “dicono: ‘siamo costretti a farlo’, dando la responsabilità a noi”.

Se torniamo alle urne sicuramente i 3% persi si faranno sentire sul risultato finale del M5S!

L’uomo chiave è Renzi, ma alle 17.00 sale Bersani per l’incarico!

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Alle 17.00 Bersani al Colle, ma chi è il leader nei sondaggi?

Chi dà più fiducia agli italiani? MATTEO RENZI! Con il suo 49% è il leader politico più votato del sondaggio dell’istituto Swg. Segue a ruota Beppe Grillo con il suo 36% e arriva solo terzo Bersani con uno scarso 32%. Per gli altri c’è l’oblio. A iniziare dal governatore della Puglia Nichi Vendola che si ferma al 26% e Silvio Berlusconi al 24%.  Ancora peggio Angelino Alfano e Roberto Maroni che fanno segnare un vergognoso 21%, ma peggio di loro sta Mario Monti con il 20%. Il professore questa volta è bocciato dai “suoi allievi”… forse è troppo “elevata” la sua cultura, ma poco pratica e ancor meno convincente. Giorgio Napolitano, proprio per il suo ruolo super partes (o almeno così dovrebbe essere), conquista il 52%.

Emerge anche che il governo Bersani, sempre secondo il sondaggio, non riuscirà mai a ottenere la fiducia in entrambi i rami del Parlamento e che quindi è solo una mera perdita di tempo.

Chi ci ha rimesso di più? L’M5S con l’elezione di Grasso. Un capitombolo che gli è costato 3 punti percentuali e potrebbe aver ripercussioni anche future per gli elettori che si sono visti traditi e non rappresentati.

L.STABILITA':BERSANI,NORME SCUOLA COSI' INVOTABILI

REGIONALI AL VIA!

Dominoes

Lazio e Molise, salvo sorprese dell’ultima ora (che come abbiamo visto ieri non sono poi così impossibili dal verificarsi), dovrebbero essere state assegnate rispettivamente a Zingaretti e Frattura. Più incertezza sul voto della Lombardia anche se secondo gli instant poll sarebbe in leggero vantaggio il leghista Maroni, appena dietro il candidato del centrosinistra Ambrosoli.

Zingaretti stravince nel Lazio, lotta in Lombardia sino all’ultimo voto!

regionali elezioni zingaretti

Ecco gli istant poll elaborato dall’istituto Piepoli per la Rai per le elezioni regionali della Lombardia: Ambrosoli (centro-sinistra) forbice 42-44%; Maroni (lega Nord) 42-44%; Albertini 6-8% (coalizione Monti); Carcano (M5S) 6-8%; Pinardi (Fare) 0-1%.

Nel Lazio Zingaretti (centro-sinistra) guida con il52-54%, segue Storace 28-30%. 
Seguono Giulia Bongiorno (Lista Bongiorno) 4-6%, Davide Barillari (M5S) 7-9%; Alessandro Ruotolo detto Sandro 1-2% (Rivoluzione civile-Ingroia); altri candidati 3-4%.

Anche nel Molise il centro-sinistra è avanti con il candidato Paolo Frattura con il 47-49%. Il candidato del centro-destra Angelo Michel Iorio è dato al 26-28%; Antonio Federico (M5S) al 15-17%; Massimo Romano 7-8%, altri candidati 1-2%.

MARONI SI DIMETTE, COME IL PAPA?…NO, VUOLE FARE IL GOVERNATORE!

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“Mi auguro di vincere perché voglio fare il governatore della Lombardia. In ogni caso io mi dimetterò da segretario. Mi assumerò le responsabilità di un’eventuale sconfitta.”. Lo ha dichiarato il leader della Lega Nord, Roberto Maroni. “Vorrei che la Lega avesse un nuovo segretario giovane – ha proseguito – che possa accompagnare il processo di realizzazione della macroregione del Nord”.

Muppets e la canzone nata per un film porno softcore italiano!

Era il 1954-55 e Jim Henson inventò i Muppets, un gruppo di pupazzi e personaggi in costume, che divennero popolari fra i bambini.  Forse però pochi sanno che la canzone che molti collegano ai simpatici pupazzi, “Mahna mahna“, era stata ideata in origine come colonna sonora di un film porno softcore di un italiano, Luigi Scattini. Il film in questione è Svezia, inferno e paradiso, del 1968, una sorta di documentario sulle abitudini sessuali in Svezia. Anche la canzone stessa è stata composta da un italiano, Piero Umiliani. Il film ebbe subito grande successo in Italia, d’altronde era il ’68. Gli ottimi risultati al box office fanno sì che il film venga distribuito anche all’estero e, dopo Giappone e Francia, arriva l’accordo con la Avco Embassy Pictures per il mercato americano. Così la canzone, ribattezzata Mahna Mahna per renderla più internazionale, ha varcato i confini nazionali ed è giunta in America, e poi non si è più fermata. La canzone non ha nessuna parola di senso compiuto è solo un motivo molto orecchiabile e per questo ha avuto una larga diffusione all’estero. Di recente il comico Maurizio Crozza ne ha realizzato una sua versione con Maroni e Bossi, che lo canzona dicendogli “Maroni al nord!”.

MPS COTTA A PUNTINO? Vigni, ex direttore generale, in procura!

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LA DITTATURA ITALIA INIZIA DA SIENA!

Cronisti e giornalisti relegati in atrio del tribunale di Siena! 

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“Questo Palazzo è tutto fuori norma: è privo anche del certificato di prevenzione incendi”, ha spiegato il presidente del tribunale Stefano Benini ai cronisti obbligati a restare nell’atrio. UN PALAZZO DI GIUSTIZIA E’ FUORI NORMA? NEPPURE NEL TERZO MONDO! E QUANTI ALTRI PALAZZI DI GIUSTIZIA FUORI NORMA ABBIAMO IN ITALIA? SPOSTARE IL PROCESSO? SE E’ PRIVO DI CERTIFICAZIONI DI PREVENZIONE INCENDI NON DOVREBBE ESSERE INUTILIZZABILE? NEL CASO DI INCENDIO MANDIAMO AL ROGO L’EX PRESIDENTE DELLA MPS GIUSEPPE MUSSARI?

BENVENUTI NELLA DITTATURA ITALIA!

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Mps: si fanno carte false per non far squagliare il Monte di rifuti

Il Tar non sospende i Monti Bond e Bankitalia chiede la condanna del Codacons al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria.  

SE IL CODACONS CHE E’ UN ORGANO DI TUTELA DEL CONSUMATORE DEVE ESSERE VESSATO E SANZIONATO PER AVER SOLLEVATO UN LEGITTIMO DUBBIO ( CHE NATURALMENTE IL TAR NON HA PRESO IN CONSIDERAZIONE PER NON ANDARE IN CONTRASTO CON LA LINEA POLITICA) SIGNIFICA CHE LA DEMOCRAZIA IN ITALIA STA MORENDO. VIVONO SOLO ORAGNI CHE SI DICHIARANO DEMOCRATICI E IN REALTA’ VIGE UNA POLITICA (e MAGISTRATURA ) DEL TERRORE!

La Banca d’Italia ”ha espresso piena disponibilità a consegnare il documento al Presidente del TAR nel rispetto delle norme di legge a tutela delle informazioni sensibili”.

Maroni: ”Conosco e stimo Napolitano, non voglio pensare questo, ma la brutta impressione e’ che sia sceso in campo per coprire lo scandalo Mps e attenuare i riflessi negativi che sta avendo sulle sorti elettorali del Pd”

Bersani: “Voglio sottolineare le parole del capo dello Stato. I magistrati devono devono fare il loro delicato lavoro serenamente e deve esserci rapporto civile tra magistratura e informazione”. COPRIAMO MPS PER BENE!!!

BENVENUTI IN ITALIA!

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Figli di un Dio minore! Albertini e la sua gaffe.

Albertini “Auguro a Maroni di superare molto velocemente l’influenza perche’ vogliamo competizioni reali e non con disabili”.

Dai disabili alle bidelle i politici sembra proprio che abbiano completamente perso ogni senso civico e morale. Ma i politici italiani sono affetti tutti da “morbo della gaffe”?

BENVENUTI IN ITALIA

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La politica delle castagne!

Maroni:  ”Penso che non durera’ piu’ di due anni e che sara’ un casino. E tuttavia piu’ il governo di Roma sara’ debole meglio sara’ per me governatore, perche’ il Nord avra’ la forza per strappare qualsiasi cosa. Per questo la sfida si fa molto interessante: se vinciamo in Lombardia avremo finalmente la possibilità di realizzare il nostro sogno”

UN POLITICO ITALIANO PUO’ PARLARE COSI’? LA COSTITUZIONE PARLA DI UNITA’ D’ITALIA E MARONI GETTA FANGO SU ISTITUZIONI E INCITA ALLA SCISSIONE NAZIONALE? FACCIAMO UNA GUERRIGLIA TRA NORD E SUD? MANCANZA DI NUOVE IDEE E ODIO RAZZIALE QUESTO E’ IL MESSAGGIO DELLA LEGA!

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Maroni punta il dito! Monti spieghi perchè salva la banca del Pd (con i soldi dell’Imu!)

Spezzare le catene dell’euro! Maroni vorrebbe referendum per uscire

Tanta pulizia e buoni propositi fra i politici italiani!

 

Dalle LISTE PULITE che imperversano ovunque a i gridi di vittoria. I politici sono già tutti con lo spazzolone in una mano e la sfera di cristallo nell’altra?

La LEGA E’ PULITISSIMA, lo dice Maroni… UNA GARANZIA!!! Hanno fatto fuori il povero Bossi Jr e la Strega Cattiva? Adesso chi comprerà i pannolini a Renzino?

Monti ascolta tutti, anche l’uccellino di Twitter!  Anche le critiche… pensate che concessione da un politico!

Berlusconi è senza amici nelle liste… la colpa è dei pm catto-comunisti!

Una famiglia spaccata: 2 fratelli Mario e Francesco Giro sono in lotta per il Senato, 1 con il Prof e l’altro con Cavaliere.

MA A CHE LIVELLI E’ ARRIVATA LA POLITICA? MA SI PUO’ PARLARE ANCORA DI POLITICA? TRA LISTE PULITE E AMICI, TRA GRIDI DI VITTORIA E INNI, TRA CORRUZIONE ED ELUSIONE?

QUESTA NON E’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE E’ UN BURLESQUE!!! ANDIAMO IN PIAZZA O CI FACCIAMO INVITARE A CASA DA BERLUSCONI?

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Maroni point preso a sassate a Bergamo! “Sono poveri pirla” così la Lega

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Non è il primo episodio violento a scapito della Lega. Leggi articolo precedente.

Monti e Pd si scontrano per finta: stile vecchio impero! Lo dice Maroni

Quanto parlano i politici!

Di Pietro pro Ingroia: con lui non ci sono sotterfugi politici!

Bersani intanto si scaglia contro il nome dei politici nel simbolo.

Maroni minaccia i “giornali mascalzoni” che hanno infangato il nome della Lega con il tema “quote latte”: chiederà 10 milioni di danni.

 

Solo una gran confusione, questa è la politica italiana!

 

Maroni: “Il patto Monti-Bersani è un gioco sporco per vincere in Lombardia, hanno ricostituito il vecchio Ulivo”

Berlusconi ci riprova: “Nuovo contratto con gli italiani, abolizione finanziamento pubblico ai partiti e dimezzamento dei parlamentari”

Vendola: ”Secondo Monti, l’unica famiglia e’ quella composta da un uomo e una donna. Meno male che lui era il progressista e io il conservatore..”

Terzi: “Solo supporto logistico in Mali”

Squinzi, presidente Confindustria “‘non si seguano pericolose scorciatoie fatte di facili promesse irrealizzabili o di avventurosi passi indietro rispetto alla strada delle riforme intraprese”
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Inchiesta quote latte perquisite sedi Lega Nord. Presenti Maroni e Bossi

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Il cambiamento della Lega inizia dal simbolo, inserito il nome di Maroni

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Trovato l’accordo (o l’inciucio)? Berlusconi e Lega un nuovo amore!

Trovata l’intesa tra Berlusconi e la Lega… Silvio disposto a tutto piuttosto che andare in galera! Meglio Ministro che galeotto! Alfano divente il premier mentre Berlusconi viene cucinato a puntino dalla Lega!

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Amici e nemici della Lega: Monti no, Alfano sì!

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Maroni:”le barzellette di Berlusconi sono di sciogliere le giunte di Veneto e Piemonte”

FACCIAMO UN BURLESQUE NELL’ATTESA DI FARLE CADERE?

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Bossi regredisce a livello infantile: Berlusconi è per bene, ma decide Maroni

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Maroni, contagiato dal cinepanettone! Lombardia in Ue e fuori delinquenti!

“Al governo della Lombardia per tenerci le tasse pagate dai lombardi, soldi nostri, e diventare finalmente padroni a casa nostra e per mandare mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti foera di ball!!! Prima il Nord!”

Ma la famiglia, la spedisce al Sud???

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Il balletto di Berlusconi, Maroni:”secondo me, Silvio non si ricandida”

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Elezioni: Lega Nord correrà da sola, parola di Maroni

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Maroni: irrilevante la candidatura di Albertini, decida il Pdl… Per me!

 

“Ma penso che nel progetto di una grande alleanza delle regioni del Nord con me alla presidenza si attirino più voti”.

Presidenziali Usa 2012 – Cap 148 – Obama visto dall’Italia

 

Per Bersani, Obama ha vinto contro il populismo e “mettendo al centro del proprio programma i temi della solidarieta’ e del lavoro”.

Maroni su Facebook: “Aiuti l’Europa a uscire dalla crisi e sostenga sempre Israele e la causa della pace”

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