Tegola sull’Expo, la Turchia non partecipa

EXPO2015_tuttacronaca

Tegola sull’Expo, anche perché la notizia arriva inattesa: la turchia ha deciso di non partecipare. L’annuncio era stato dato dal quotidiano Hurriyet, ma poi è stato anche confermato dall’ambasciatore italiano ad Ankara Gianpaolo Scarante.  Sconosciuto il motivo del gesto, anche se lo stesso giornale ipotizza che si tratti di una decisione presa in risposta al sostegno dato da Roma, e dal premier Enrico Letta, alla candidatura di Dubai per l’Expo 2020, in cui è in lizza anche la località turca di Izmir. Secondo Scarante, invece, una possibile giustificazione sarebbe data dalle difficoltà della lira turca sui mercati internazionali e in genere dall’attuale congiuntura economica della Turchia.

Dal canto suo, il quotidiano turco Hurriyet scrive che:

“l’inattesa decisione della Turchia ha scioccato l’Italia, alla quale l’iniziativa del governo turco è stata notificata la settimana scorsa senza un motivo ufficiale. La decisione è stata assunta dopo che l’Italia non ha appoggiato la candidatura di Izmir per l’Expo 2020, come invece aveva promesso di fare”.

“Molto probabilmente noi non parteciperemo all’Expo di Milano e questa iniziativa non è politica”, ha detto una fonte diplomatica turca al quotidiano secondo il quale “da parte italiana si spera comunque che la Turchia possa cambiare idea e partecipare alla Fiera, ma non si nasconde il disappunto per la decisione di Ankara”.

Ad Ankara si ritiene, scrive ancora il giornale, che tale decisione sia stata presa dall‘ufficio del primo ministro o dallo stesso premier Recep Tayyip Erdogan perché, sempre secondo la stessa fonte diplomatica, al ministero degli Esteri non sono al corrente del motivo principale alla base della scelta. Un altro motivo addotto per spiegare la mancata partecipazione, ma secondo il giornale “meno probabile”, “sarebbe quello economico, sebbene il costo per la partecipazione all’Expo 2015 e solo di 15 milioni di dollari”.

La decisione di Ankara di cancellare la propria partecipazione all’Expo 2015, conclude Hurriyet, “ha colto di sorpresa anche molti responsabili turchi” perché non solo la Turchia era stato il primo Paese a firmare il Protocollo di Partecipazione nel 2012 ma questo argomento era stato proprio uno dei temi più discussi dal presidente Abdullah Gul nel corso della sua visita ufficiale a Roma a fine gennaio.

Annunci

Nuovi disordini ad Ankara e report spazzata via dal cannone ad acqua

tuttacronaca-reporter-spazzato via

Si trovava ad Ankara, in Turchia, per docuemntare gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, quando una reporter, della televisione turca Ulusav tv, è stata spazzata via dal violento getto d’acqua sparato dalla polizia sulla folla per far disperdere i manifestanti che chiedevano la liberazione degli ufficiali condannati per avere “cospirato” contro il regime.

 

Uccisa 19enne incinta all’ottavo mese e gettata in un pozzo!

hacer-turchia-uccisa-19-anni-morta-tuttacronaca

Una storia folle e agghiacciante quella di una ragazza turca, Hacer, 19 anni, che aveva vissuto fino a pochi mesi fa con la sua famiglia in un villaggio  del distretto di Viransehir, vicino a Sanliurfa, nell’Anatolia sudorientale. La ragazza aveva avuto una relazione con un suo coetaneo poi partito per il servizio militare e dopo circa 4 mesi si era accorta di essere incinta. Per paura che la sua famiglia la mettesse in punizione, Hacer era scappata dal suo villaggio ed era stata accolta  da uno zio a Diyarbakir, la città principale del Kurdistan turco. Poco prima della nascita del suo bambino la famiglia le aveva mandato messaggi di riconciliazione, invitandola a tornare: «sei perdonata» le avevano garantito. Ma era solo una trappola per attirarla di nuovo al villaggio. Due fratelli erano andati a prenderla a Diyarbakir, per accompagnarla a casa. Ma in realtà l’avevano portata invece in una zona deserta. Dove l’avevano strangolata con del filo di ferro, prima di buttare il cadavere in un pozzo profondo 18 metri. La polizia ha arrestato i due fratelli, e altri 4 membri del clan.

Obama diventa bianco… per uno spot!

obama-bianco-turchia-spot-tuttacronaca

Cosa non si fa per lanciare un messaggio pubblicitario di successo? Siamo stati abituati a vederne di tutti i colori… e ora arriva anche Barack Obama bianco! Naturalmente il presidente americano è in ottima compagnia con  Angela Merkel che si trasforma in un uomo e l’ex presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, che usa protesi per guadagnare centimetri in altezza. In Turchia questa pubblicità è stata studiata da un’agenzia di Istanbul per la Global Agency, società turca specializzata nella distribuzione di format e serie televisive. Il messaggio è chiaro: “Nemmeno la notizia più sconvolgente può battere i nostri indici di ascolto”… ma magari il cattivo gusto è stato battuto da tempo! Naturalmente la provocazione dello spot tv non ha lasciato indifferenti quanti hanno visto in tale messaggio un chiaro segno di razzismo o di maschilismo… le polemiche continuano!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Shock in Turchia: sposa bambina uccisa dopo la morte del secondogenito

sposa-bambina-tuttacronacaAveva appena 14 anni ed era sposata da tre una sposa bambina uccisa nel sudest della Turchia. A riportare la notizia il sito del quotidiano Hurriyet, spiegando che K.E., del villaggio di Pervasi, nella provincia di Siirt, era stata data in sposa dalla sua famiglia a un uomo di alcuni anni più vecchio di lei, M.A. il primo figlio era arrivato dopo meno di un anno e, poco dopo, la piccola è rimasta nuovamente incinta. Il marito era partito per il militare quando lei era al settimo mese di gravidanza e, la scorsa settimana, la bambina ha partorito in casa della famiglia di M.A. ma il neonato è morto per cause naturali. Appena due giorni e il corpo della madre bambina è stato trovato senza vita nel suo letto. La giovane era stata uccisa da una pallottola e sull’omicidio è stata aperta un’inchiesta mentre la famiglia dello sposo nega ogni responsabilità sostenendo che la nuora era depressa per la perdita del figlio e si sarebbe suicidata. Ancora, i parenti acquisiti negano che K.E. avesse 14 anni, sostenendo che era in età più avanzata. 

Forte scossa di terremoto tra la Turchia e Cipro: paura tra la popolazione

terremoto-turchia-tuttacronacaE’ durata solo pochi secondi ma sono stati sufficenti perchè la popolazione si allarmasse, la forte scossa di terremoto di magnitudo 5.9 avvenuta alle 17.21 locali, le 16.21 ora italiana, localizzata a 210 km a Nord-Ovest di Nicosia e a 112 km a Sud-Est di Antalya. L’ipocentro è stato a 61 km di profondità nel tratto di mare fra Cipro e Turchia. La scossa, sentita distintamente a Nicosia, è stata registrata dai sismografi del Centro sismologico euromediterraneo. Non si hanno finora notizie di danni a persone o cose.

Ancora scontri in Turchia: protesta degli insegnanti

turchia-scontri-tuttacronacaAlcune migliaia di insegnanti hanno preso parte, ieri, a una manifestazione svoltasi ad Ankara per protestare contro i progetti di riforma dell’ educazione del governo del premier Recep Tayip Erdogan. La polizia turca ha reagito disperdendo i presenti con la forza, utilizzando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e spray urticanti e impedendo loro di avvicinarsi alla sede del ministero dell’Educazione a Kizilay, nel cuore della capitale turca. Erano stati due dei principali sindacati della Turchia, la Confederazione dei dipendenti del settore pubblico Kesk e l’Unione del personale della Pubblica Istruzione Egitim-Senm, a convocare la manifestazione. Le violente polemiche sono sorte come reazione all’annuncio di Erdogan di chiudere migliaia di scuole private preparatorie alle grandi università. Inoltre, un dirigente del suo partito islamico Akp ha definito l’educazione mista “un errore” che, ha affermato, “sarà corretto”. L’opposizione accusa il premier di volere re-islamizzare il Paese.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Vende il figlio per 365 euro, mamma di 22 anni arrestata insieme al complice

mamma-vende-figlio-tuttacronaca

E’ stata arrestata all’aeroporto di Sabiha Gocken in Turchia, la mamma di 22 anni che ha tentato di vendere il figlio di 4 mesi. La donna è stata infatti notata dalla polizia mentre scendeva da un taxi insieme con in mano una valigia insieme a un connazionale. Successivamente ha iniziato a parlare con una coppia di tedeschi, gli acquirenti del bimbo. A quel punto la donna entra in un bagno, luogo prescelto per lo scambio e ne esce senza borsa. Il bimbo sarebbe stato pagato 365 euro. La mamma e il suo complice sono stati arrestati. Nei guai anche la coppia di tedeschi.

La Grecia lascia l’Europa? Ecco il sogno all’ombra del Partenone

grecia-addio-europa-turchia-tuttacronaca

Il sogno dei greci? Mollare l’Europa e tornare con i turchi, come ai tempi dell’Impero Ottomano. Questa, almeno, l’opinione di Yigit Bulut, già analista finanziario e conduttore televisivo, dal luglio scorso adviser del premier Recep Tayyip Erdogan, a cui è fedelissimo.

“Se oggi in Grecia fosse fatto un referendum – da detto Bulut durante un’intervista all’emittente Haberturk – Almeno il 51% voterebbe per l’uscita dall’Europa e il ricongiungimento con la Turchia”.

Un punto di vista singolare, se si considera che nel 1830 l’indipendenza dall’Impero Ottomano costò alla Grecia una lunga e sangionosa guerra di indipendenza e che la Mezzaluna è stata guardata per decenni con sospetto, quando non con un odio viscerale che per alcuni aspetti si trascina anche oggi. Eppure, l’adviser non ha dubbi. Con la sua crescita economica, la sua stabilità, l’influenza che ha in tutta la regione, ormai l’unico Paese della Mezzaluna a vocazione europea ha maturato un’identità superiore, che va al di là di quella turca.

Bulut sta diventando uno dei bersagli preferiti della stampa nazionale grazie alle sue dichiarazioni, che spesso colpiscono perché quanto meno fantasiose. Pochi giorni fa aveva fatto scoppiare un piccolo putiferio nel governo per aver definito il premier Erdogan “l’unico vero socialista in Turchia”. Se si conta che Erdogan stesso si è sempre collocato nelle correnti dell’Islam moderato, si capisce che l’identificazione del suo adviser è giunta poco gradita.

Altro giro, altro regalo: durante le proteste di Gezi Parki negli scorsi mesi, che hanno visto andare in piazza milioni di persone, Bulut aveva detto che alcuni poteri esterni stavano attentando alla vita del primo ministro, il problema è che, secondo lui, stavano cercando di farlo con la “telecinesi”. Affermazioni che superano la soglia della fantasia e che hanno procurato non pochi imbarazzi alla Presidenza del Consligio.

 

Cervello “bollito” di 4mila anni fa è stato ritrovato in perfetto stato

cervello bollito 4000 anni turchia-tuttacronaca

E’ stato trovato in perfette condizioni il cervello di 4mila anni fa che accidentalmente è stato bollito da un incendio a Kutahya, nell’Anatolia Occidentale, in Turchia. L’organo umano apparteneva a un uomo che è stato sepolto da un terremoto e bruciato da un incendio così che fu eliminato l’ossigeno che circondava il corpo e si provocò una “bollitura” del cervello all’interno del cranio.

L’organo è stato trovato da un’équipe di archeologi in un insediamento  che risale all’Età del Bronzo. Anche la ricchezza del terreno di questo insediamento, con un’alta concentrazione di magnesio, potassio e alluminio, ha contribuito alla conservazione del cervello.

Adesso lo studio del cervello di Kuthaya potrebbe dare, secondo gli esperti, indicazioni preziose nella ricerca su condizioni patologiche come tumori e emorragie, o sulle malattia degenerative.

Derby con rissa in Turchia, Felipe Melo scatena i tifosi

felipe melo-tuttacronaca

Derby che si trasforma in battaglia con Felipe Melo che scatena i tifosi e questi invadono il campo durante il derby Besiktas-Galatasaray. Il giocatore brasiliano infatti era stato espulso al 93′,  per un fallo di reazione sul connazionale Motta,  e in segno di sfida si è tolto la maglie mostrandola ai tifosi avversari. La reazione è stata immediata, in pochi minuti il campo è stato invaso da tifosi armati di sedie e bastoni. L’arbitro ha sospeso la partita, che era già nei minuti di recupero, sul 2-1 per il Galatasaray. Dalle tribune sono anche volati oggetti contro il centrocampista del Gala. I giocatori si sono dati alla fuga verso gli spogliatoi mentre i tifosi hanno dato vita a una mega rissa. Ora si attendono pesanti sanzioni disciplinari della Federclcio turca per tutti i protagonisti. Felipe Melo in primis.

I nomadi di Denizli e la corsa delle pecore

corsa-pecore-denizli-tuttacronacaIn Turchia, nella provincia di Denizli, ha avuto luogo il tradizionale attraversamento del fiume nel villaggio di Asagiseyit. Qui i nomadi superano il corso d’acqua in compagnia delle loro greggi, in uno spettacolo di colori che rendono il corso d’acqua un variopinto arcobaleno.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il fotoreporter Mattia Cacciatori rischia il processo in Turchia

mattia-cacciatori-turchia-tuttacronacaIl fotoreporter italiano Mattia Cacciatori era stato arrestato a Istanbul il 6 luglio e trattenuto due giorni. Ora è lui stesso, dopo essere stato informato da un collega turco, a comunicare che i giudici turchi intendono rinviarlo a processo. Su Cacciatori grava l’accusa di aver partecipato a una marcia non autorizzata, filmando i manifestanti in piazza Taksim. E’ stato lui stesso a dichiarare: “Stavo facendo solo il mio lavoro e i magistrati hanno violato un principio democratico”. Il video che segue è un’intervista che risale a dopo il rilascio.

Il video dell’uomo con il machete che ha creato il panico a Gezi Park

uomo-macete-turchia-tuttacronacaAttimi di panico al Gezi Park, nel centro di Istanbul, in Turchia, lo scorso 6 luglio. Un video pubblicato su YouTube mostra come un uomo armato di machete abbia minacciato i manifestanti. E’ stato proprio grazie al filmato che è stato identificato come S.Ç., proprietario di uno degli alberghi della zona. I giudici, dopo l’arresto a seguito dell’aggressione con il machete, ne avevano disposto il rilascio in attesa del processo in quando non ci sarebbe stato pericolo di fuga. Ma il quotidiano Hurryet riporta che l’uomo sarebbe scappato in Marocco, patria della moglie, in aereo. Sempre secondo il quotidiano turco avrebbe un biglietto di ritorno prenotato per il 10 agosto. Oltre all’aggressione in sè, a far scalapore era stato anche il fatto che fosse Hüseyin Çelik, deputato del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (l’AKP del premier Recep Tayyip Erdogan) ad occuparsi della difesa. Celik ha detto che probabilmente l’uomo era “esasperato da quello che stavano facendo i manifestanti di Gezi Park” e che la protesta aveva causato un danno ai suoi affari.

Arrestato fotografo italiano a Istanbul: Mattia Cacciatori lancia un appello

Mattia Cacciatori-fotografo-italiano-arrestato-a-instabul-turchia

Erano le 20.53 in Turchia (19.53 in Italia) quando Mattia Cacciatori, 24 anni,  giovane reporter di guerra veronese, è riuscito, attraverso una brevissima telefonata all’amica Chiara, anche lei a Istanbul, a dare l’allarme.

“Mi hanno arrestato, sono sul furgone insieme ad altre persone, arrestate anche loro, e mi stanno portando nella stazione centrale di Aksaray”, queste le parole del giovane fotografo.

La notizia del suo arresto, rimbalzata subito su Facebook, è stata diffusa oggi dal quotidiano L’Arena, che pubblica la storia di Mattia in prima pagina. Secondo il quotidiano veronese, Mattia Cacciatori starebbe bene, ma ancora si troverebbe in Questura, in attesa di essere interrogato. Ieri sera Cacciatori si trovava a  piazza Taksim, in mezzo ai fumogeni e alle cariche della polizia che cercavano di disperdere il corteo di tremila persone che stavano marciando verso Gezi Park.

Il fotoreportage di guerra per lui è una passione più forte di tutto: più forte di quel posto in consiglio comunale conquistato alle scorse elezioni nel suo comune San Giovanni Lupatoto, alle porte di Verona, più forte della laurea in Cooperazione dello sviluppo, più forte anche della paura di trovarsi in situazioni di pericolo reale. Mattia sarebbe ripartito appena qualche ora più tardi, ma è stato arrestato insieme ad altri manifestanti.

Al quotidiano veronese è arrivata anche la testimonianza di Giulia Stagnitto, amica di Mattia che nelle scorse settimane lo aveva ospitato a Istanbul prima di rientrare in Italia il 20 giugno. “Siamo riuscite a mandargli sms e lui ci ha risposto” dice Giulia che in Turchia ci sta da quasi un anno. Ora lei e la sua amica Chiara stanno cercando di fare il possibile per giungere in poche ore alla scarcerazione di Mattia.  “Ha detto che era riuscito ad avvisare i genitori, – dice Giulia – è stato allertato anche il console e comunque lui è ancora in questura centrale, a Vatan. Con il progetto Erasmus sono andata a vivere un anno in Turchia e sapendo che Mattia partiva gli ho lasciato il mio numero di cellulare, nel caso avesse avuto bisogno di contattare qualcuno. Lui e Chiara si sono conosciuti e ieri sera l’ha chiamata. Ha detto che stava bene, che lo avevano solo caricato sul furgone, ma siamo preoccupate”.

Aggiornamento 8 luglio 2013, ore 18.40: il fotografo arrestato in Turchia è stato rilasciato. “Sono libero e tranquillo. Stasera rientro in Italia”. Queste le prime parole del giovane fotografo che poi ha voluto ringraziare il consolato italiano:  “E’ stato fantastico. Mi inchino davanti al loro operato. Sono stati bravissimi e gentili”.

Il video della polizia turca che picchia i manifestanti in garage

polizia-turca-pestaggio

Una quindicina di poliziotti che picchiano brutalmente tre manifestanti turchi. Sono queste le immagini registrate in un video reso noto oggi sul sito del quotidiano Hurriyet e destinato a riaccendere le polemiche sulla dura repressione delle proteste di Gezi Park da parte della polizia turca. A riprendere le immagini una telecamera di sorveglianza di un parcheggio di Antalya, nel centro-sud della Turchia. Il video risale al 2 giugno, giorno in cui nella città si è svolta una manifestazione antigovernativa. Si vedono due ragazzi e una ragazza che vengono raggiunti dalla polizia che li individua, li afferra e getta i due ragazzi sul pavimento per poi picchiarli  selvaggiamente e a sangue freddo per alcuni minuti, con calci, pugni e manganellate. Alla fine vengono sollevati e portati via, ma secondo Hurriyet non sono stati arrestati. Anche la ragazza viene portata via. L’Associazione degli avvocati progressisti ha fatto richiesta all’autorità municipale che gestisce il parcheggio del video che viene diffuso proprio nel giorno in cui il premier Recep Tayyip Erdogan ha elogiato la polizia per il suo comportamento «eroico» e «moderato» nella gestione delle proteste antigovernative delle scorse settimane.

Anche i trans in piazza… la Turchia a una svolta?

trans-turchia-tuttacronaca

Sono scesi in piazza a Istanbul anche 1000 transessuali per protestare contro il premier Recep Tayyip Erdogan. L’appuntamento annuale ha coinciso con la protesta che da settimane si infiamma il paese. L’omosessualità e il cambiamento di sesso non sono illegali in Turchia, ma spesso l’omofobia sfocia nella violenza.

 

E’ stato rilasciato Daniele Stefanini, il fotografo fermato in Turchia

daniele-stefanini

Daniele Stefanini, il fotografo free lance livornese picchiato e fermato durante gli incidenti di domenica scorsa a Istanbul, è stato rilasciato. E’ stato lui stesso a telefonare ai familiari per informarli e la Farnesina ha confermato la notizia. Stefanini, fino a due anni fa, era era impiegato alla compagnia di navigazione Moby ma aveva lasciato il lavoro proprio per seguire la sua passione, come aveva spiegato all’ANSA la madre nei giorni scorsi:  “Mio figlio? Troppo appassionato di fotografia…”. Stefanini non è stato l’unico fotografo a subire un simile trattamento: anche molti altri reporter sono stati fermati e picchiati durante l’intervento repressivo delle forze dell’ordine turche voluto da Erdogan. La Turchia è il Paese al mondo con il più alto numero di giornalisti in carcere e molti altri sono in attesa di giudizio ben da prima che cominciassero le proteste, che tra l’altro hanno portato sanzioni per quei canali televisivi che hanno trasmesso le immagini delle folle in piazza.

Il ragazzo tedesco che suona in piazza in Turchia, ha origini italiane

davide-martello-Piazza Taksim-turchia-tuttacronaca

Si chama Davide Martello il ragazzo tedesco, di chiare origini italiane, che ieri sera ha improvvisato un vero e proprio concerto in Piazza Taksim, a Istanbul. Quando il ragazzo ha iniziato a suonare molti hanno dimenticato la violenza e la brutalità degli ultimi giorni e tutta la piazza si è fermata ad ascoltare quella musica. Davide Martello, durante il suo tragitto per arrivare in Turchia, si è fermato anche in Bulgaria e in Kosovo per altri concerti all’aperto.

Il braccio di ferro tra le due Turchie

scontri-turchia-tuttacronaca

La polizia ha fatto irruzione in piazza Taksim ieri mattina presto e la situazione è presto diventata ingestibile. In poco tempo alcune decine di persone hanno iniziato a tirare molotov contro le forze dell’ordine e gli idranti, scatenando la violenza in una protesta che fino a questo momento aveva colpito il mondo per la sua dignità e la sua compostezza. L’escalation ha poi permesso al premier Erdogan di alzare i toni promettendo “tolleranza zero” contro i “vandali”. Sono quindi bastate poche ore perchè  fossero distrutte le strutture che fungevano da bancarelle delle varie associazioni e trasformando in caos l’equilibrio che regnava solo un giorno prima. Stando agli ospedali della zona, in poche ore sono arrivate 340 persone avvelenate dai gas, un attacco cardiaco, 14 traumi cranici, 11 fratture, 6 ustionati gravi da gas, attacchi di epilessia e 5 accoltellati. E se il Gezi Park fino a quel momento ancora era un’area relativamente sicura, a metà pomeriggio alcuni manifestanti hanno denunciato il lancio di lacrimogeni anche all’interno del parco. Ma la situazione appare fuori controllo, con appartenenze che non appaiono più ben definite: 20 deputati dell’opposizione hanno trascorso la notte accampati nel parco per rendere più difficile un intervento della polizia contro i manifestanti mentre il leader del partito nazionalista Kemal Kilicdaroglu ha accusato il premier di essere “un dittatore”. Da parte loro, i ragazzi sono certi che la stessa polizia abbia inviato agenti sulla piazza con il compito di aizzare gli animi e sarebbero stati questi a lanciare le molotov. Le forze dell’ordine hanno rivelato le identità dei reali colpevoli, ma non hanno convinto, anche a causa del video in cui si mostra un agente sparare sui manifestanti e per l’arresto dei 50 avvocati mentre si trovavano a palazzo di Giustizia, alcuni con ancora indosso la loro toga. Intanto, hanno iniziato anche a girare voci sulle molestie della polizia nei confronti delle donne, torture nelle caserme contro le persone arrestate. Ieri, Erdogan se l’è presa anche con la stampa straniera, accusata di aver organizzato un “attacco coordinato contro la Turchia”, che con lui “ha acquisito diritti e libertà impensabili 10 anni fa”, mentre un cameraman della Cnn ha denunciato di essere stato preso a calci e pugni dalle polizia.

Il premier, insomma, dimostra di non aver intenzione di tornare sui suoi passi e il braccio di ferro tra lui e i manifestanti diventa sempre più cruento. Dopo otto ore di scontri, è stata riconquistata nella notte dalla polizia piazza Taksim a Istanbul. Cessati gli ultimi lanci di lacrimogeni, i manifestanti si sono ritirati nel parco e i poliziotti hanno ripreso il controllo della piazza. Al momento i camion della nettezza urbana stanno ripulendo l’area. Un’altra manifestazione anti-Erdogan ad Ankara, con 5mila persone, è stata dispersa martedì sera dalla polizia. Intanto Gezi Park a Istanbul si è trasformato in un ospedale da campo per i feriti negli scontri con la polizia che intende sgomberare il parco e piazza Taskim. ”Nell’ultima ora, circa 25 feriti sono passati dal nostro centro prima di essere trasportati in ambulanza negli ospedali”, ha spiegato un’infermiera volontaria. ”Si tratta soprattutto di ustioni, di persone colpite dai bossoli dei lacrimogeni, alla testa o altrove, di cadute, fratture, crisi d’asma, o di chi necessita di punti di sutura”, ha aggiunto l’infermiera: ”Qui ci accontentiamo di fermare le emorragie, poi li mandiamo in ospedale”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Turchia: tra la violenza della polizia e i cori di “Bella Ciao”

gezi-park

In Turchia la “resistenza”, partita da Piazza Taksim, si è allargata a diverse città dove si protesta contro il governo del primo ministro conservatore Recep Tayyip Erdoğan, accusato di essere sempre più autoritario e di mettere a rischio la laicità dello stato attraverso un progressivo processo di islamizzazione. Ma sembra ci si sia introdotto anche un pizzico d’Italia: sono migliaia le persone che marciano cantando la versione turca di Bella Ciao, il cui ritornello è però rimasto identico. La canzone diventata simbolo della lotta dei partigiani in Italia durante la Resistenza al nazifascismo dopo una diffusione iniziale nel 1945 in Emilia Romagna. Ha poi varcato le frontiere tre anni dopo, quando il testo venne cantato pubblicamente per la prima volta nel 1948 al Festival della Gioventù di Berlino da un gruppo di studenti italiani. Si è poi diffusa, in varie lingue, entrando nelle tradizioni dei comunisti greci, del movimento della sinistra rivoluzionaria in Turchia, il TKP, e anche in molte comunità zapatiste del Chiapas.

Nel frattempo, oggi, il premieri Erdogan ha deciso di tornare a colpire duro contro la protesta che dura ormai da due settimane e la polizia è di nuovo scesa in campo per riprendere Piazza Taksim. Ha anche ribadito che gli alberi di Gezi Park, contro la cui distruzione erano iniziate le proteste due settimane fa, saranno tagliati, aggiungendo un’accusa verso le lobby finanziarie e la stampa estera, colpevoli di attaccare il Paese. Di fronte al Parlamento ha quindi decretato: “Le proteste non saranno più tollerate. I manifestanti si ritirino immediatamente dal parco Gezi”. Erdogan ha quindi invitato gli attivisti che occupano il parco a “capire ciò che sta succedendo, capire chi stanno servendo con le loro azioni, perché le proteste a piazza Taksim e nel parco Gezi – dal suo punto di vista – sono state pianificate sistematicamente per coprire altre azioni. Con il pretesto del parco si sta giocando ad un gioco più grande”. Questa mattina, dopo che centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa hanno investito piazza Taksim, con blindati, cannoni ad acqua e lacrimogeni, i manifestanti hanno optato per ritirarsi verso Gezi Park, alcuni lanciando sassi e qualche bottiglia incendiaria verso la polizia. Ci sono stati feriti e arresti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Ceyda Sugar, la “donna in rosso” simbolo della protesta in Turchia

ceyda-sugar-donna-in-rosso

La rivolta in Turchia ha un nuovo simbolo, la “donna in rosso”, inondata con spray urticante da parte della polizia a Piazza Taksim. La foto della giovane ha fatto il giro del mondo e ora il Dayli Mail ha pubblicato la sua foto e reso noto il suo nome: Ceyda Sugar. Le immagini sono l’ennesima testimonianza della durezza usata dalle forze dell’ordine turche contro i manifestanti. I primi a rintracciare la giovane, che tutti gli organi di stampa avevano cercato di contattare, sono stati i giornalisti dell’emittente turca TV 24, che l’hanno intervistata.  è riuscita a rintracciarla e intervistarla. Ma a Ceyda non interessa passare alla storia come un simbolo, come lei stessa ha dichiarato, non si sente “a suo agio nei panni dell’icona del movimento”: “In quel parco c’era tanta gente che veniva colpita e tra me e loro non c’è alcuna differenza”.

woman-in-red-jsw.photoblog600

Il cane della rivolta Turca: Sunglasses Motorcycle Dog

cane-con-occhiali-da-sole-turchia-proteste-tuttacronaca

Ogni protesta deve avere il suo simbolo… in Turchia arriva quindi Sunglasses Motorcycle Dog ovvero “il cane motociclista con gli occhiali da sole”. Quasi una mascotte che sta invadendo il web il cane definito ‘hipster’ per via degli occhiali da sole e il collare che indossa, colpisce per la sua fedeltà al padrone. Dorme in terra e fa da “cuscino” al proprietario poi sale sul motorino pronto a ricominciare la protesta e non disdegna mai un obiettivo.  Il primo a notare questo bizzarro manifestante è stato Stoyan Nenov, un fotografo di Reuters che domenica scorsa ha immortalato il cane sulla motocicletta nei dintorni di Piazza Taksim e ha diffuso la foto.

Intanto si registra anche la prima vittima tra le forze dell’ordine. E’ morto in ospedale un poliziotto turco che era rimasto gravemente ferito cadendo da un ponte mentre inseguiva un gruppo di manifestanti.

Mentre nella notte erano state arrestate 24 persone a Smirne  accusate di avere “incitato ai disordini e fatto propaganda”, pubblicando dei tweet di sostegno alle proteste.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La mappa segreta dei manifestanti turchi!

mappa-turchia-tuttacronaca

Google Maps aiuta sempre e aiuta quando uno ne ha più bisogno lo sanno bene i manifestanti in Turchia che possono usufruire di una mappa strategica per la protesta. Un utente infatti ha modificato Google Maps in modo da segnalare le posizioni della polizia, le barricate, le strade libere e le vie bloccate e persino dove rifocillarsi, alle mense pubbliche organizzate dai manifestanti. Ci sono state finora 53.500 visualizzazioni, in meno di una settimana. La mappa viene anche regolarmente aggiornata. I simboli sono chiari: rosso per indicare le barricate, il triangolo verde per simboleggiare il cuore della protesta, gli spilli verdi per indicare la polizia che si prepara ad azioni contro i manifestanti e infine coltello e forchetta per le proteste che prevedono di suonare pentole e arnesi da cucina:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le maschere antigas della protesta turca… entreranno nella storia?

turkish-mask-clashes-tuttacronaca

I manifestanti devono difendersi dai lacrimogeni e dagli idranti della polizia e, alcuni di loro, hanno improvvisato maschere antigas veramente “artistiche”. Anche la maschera diventa così un simbolo della protesta, un vero e proprio emblema della tensione che da giorni si sta vivendo in Turchia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Scontro tra mongolfiere… 24enne muore in Turchia

mongolfiera-caduta-turchia-tuttacronaca

La vittima dell’incidente, avvenuto alle 6 del mattino, che ha coinvolto due mongolfiere,  una in partenza ed una in arrivo, a Goreme nel cuore della Cappadocia, è un ragazzo brasiliano di 24 anni. Una delle due mongolfiere sarebbe stata violentemente urtata dal cesto dell’altra, ed è precipitata al suolo. Questo è il secondo incidente grave che capita nel 2013, il primo si era avuto a Luxor in Egitto.

Scontri a Istanbul… il 1° Maggio diventa May Day.

istanbul-scontri-manifestanti-primo-maggio-tuttacronaca

Scontri tra disoccupati e polizia, insulti ai sindaci, clima di tensione. In Italia la Festa del Lavoro sembra portare con sè il peso della rabbia e dell’ingiustizia di chi è vittima della disoccupazione. Ma la protesta che si sostituisce alla Festa non è un male solo italiano. Da Berlino ad Atene, da Manila all’India passando per Turchia, Francia e Pakistan sono centinaia le manifestazioni che chiedono meno ingiustizia e più lavoro.  Gli scontri più gravi si registrano a Istanbul, dove le forze dell’ordine hanno dovuto arginare la marcia in piazza Taksim con gas lacrimogeni per placare le proteste. Nello scontro sono state lanciate  pietre, molotov e petardi. Al momento si registrano 20 arresti, quattro feriti (due poliziotti e due giornalisti). La folla stava cercando di raggiungere piazza Taksim, la piazza principale della città, per ricordare come in quel luogo nel  1977 vennero trucidati decine di manifestanti che stavano protestando nel giorno del Primo Maggio. Una mossa politica, guidata da coloro che poi presero il comando della nazione con un colpo di stato che avvenne nel 1980.

Le trapiantano l’utero e ora è incinta… i medici sperano!

derya sert-trapianto-utero-tuttacronaca

Si sta gridando al miracolo medico e incrociando le dita sperando che Derya Sert, la prima donna al mondo a cui è stato trapiantato un utero con successo, è ora incinta. Lo ha confermato il suo medico Mustafa Unal, con una mail:

“Siamo lieti di informare che lei è davvero incinta. Ma è solo all’inizio del periodo di gravidanza. Speriamo che tutto vada bene fino alla fine della gravidanza “, ha detto Unal.

Sert ha 22 anni ed è stata inseminata con  la fecondazione in vitro a Akdeniz University Hospital nel sud della Turchia, nei pressi di Antalya.

“Siamo stati felici dopo il trapianto ora vogliamo solo un bambino sano. Non importa se sarà un maschio o una femmina”, ha detto il marito 35enne, Mustafa Sert, e ha poi aggiunto:  “Con l’aiuto di Dio, avremo un bambino grazie a questo processo”.  Poi ha dichiarato che se fosse un maschietto lo chiamerebbe Omer, come Omer Ozkan, il chirurgo che ha trapiantato  l’utero a Derya.

Derya era nata senza utero, una anomalia che colpisce 1 donna ogni 5.000 in tutto il mondo. I suoi medici hanno atteso 18 mesi prima di impiantare un embrione per assicurarsi che l’utero “estraneo” stesse lavorando senza nessun problema di rigetto. I medici erano stati confortati anche dal fatto che dopo il trapianto Derya aveva iniziato ad avere le mestruazioni.

Il suo bambino dovrebbe nascere mediante taglio cesareo e poi a Derya verrà rimosso l’utero rimosso per evitare complicazioni. I possibili rischi per la salute includono , infatti, difetti di nascita causati dai farmaci immunosoppressori e parto prematuro.

La notizia è un passo avanti per le migliaia di donne che non possono avere figli, perché sono nati senza utero o perché, a causa di qualche malattia, lo hanno rimosso.

Sert è la seconda donna a sottoporsi a un trapianto di utero. La prima è stata una donna in Arabia Saudita, che ha ricevuto un utero da un donatore vivente, ma dopo poco tempo ha iniziato a soffrire di forti coagulazioni e i medici hanno dovuto rimuovere l’utero che poteva creare infezioni alla donna.

Sbarcati a roma i 4 giornalisti rapiti in Siria.

quattro-giornalisti-rapiti-in-siria-tornati-a-roma

Erano le 22 a Ciampino quando da un Falcon sono scesi i quattro giornalisti che per 9 giorni sono stati sequestrati nel nord della Siria. E’ finita con un lieto fine la disavventura per l’inviato Rai Amedeo Ricucci, il fotoreporter Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la giornalista freelance Susan Dabbous,di origini siriane. Poco prima dell’arrivo dell’aereo, lo zio di Susanna Dabbous, Toni Mira, redattore capo di Avvenire, ha raccontato la telefonata avuta nel pomeriggio con la freelance. «Per lei sono stati momenti di forte tensione e preoccupazione  però, alla fine, l’ho sentita anche molto allegra. Mi ha riferito di aver pensato molto alla nonna materna Margherita, che è morta alcuni anni fa e ‘che sicuramente mi ha protetta dal cielo’ e poi ho pensato a papa Francesco. Come mai? Perché, ha spiegato, non bisogna mai arrendersi».

Ricucci conferma che sono stati trattati bene. «Siamo stati in mano a un gruppo islamista armato che non fa parte dell’Esercito libero siriano (quindi nulla a che vedere con la rivolta popolare contro il regime del presidente Bashar al Assad). Si è trattato di un malinteso… ci trovavamo in una località originariamente cristiana e stavamo filmando una chiesa. Ma i miliziani hanno creduto che stessimo riprendendo una loro base logistica. All’inizio ci hanno presi per spie e volevano controllare quello che avevamo girato e per far questo ci hanno messo un sacco di tempo. I sequestratori ci hanno tenuti in posti diversi, non proprio prigioni sotto certi aspetti, per altri sì». E a chi afferma che forse lui e i suoi colleghi sono stati «incauti», il cronista di RaiStoria risponde: «Che qualcuno lo possa pensare lo trovo di cattivo gusto. Siamo stati cauti fino all’ennesima potenza».

Più dura è stata per la Dabbous divisa dagli altri tre uomini e minacciata del tagli delle mani: «pensavano che avrei scritto un articolo su di loro. Temevo che mi avrebbero ucciso, ho avuto veramente molta paura», ha detto, aggiungendo che tra i sequestratori c’erano algerini e marocchini.

Liberati i giornalisti in Siria. Monti esulta e ringrazia.

giornalisti, italiani, rapiti, siria,tuttacronaca

Rilasciati i 4 giornalisti italiani che erano trattenuti nella Siria dal 4 aprile scorso. E’ Mario Monti, ministro degli Esteri ad interim a comunicarlo con una nota: «Desidero ringraziare l’Unità di Crisi dellaFarnesina e tutte le strutture dello Stato che con impegno e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa vicenda, complicata dalla particolare pericolosità del contesto». Come sempre per l’Italia muoversi in ambito internazionale è sempre complesso… d’altra parte siamo popolo di navigatori, poeti, di artisti, di eroi, di santi… non di diplomatici!

Monti ha anche ringraziato la stampa per aver mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda. Ora il plico verrà naturalmente distrutto o buttato nel dimenticatoio di qualche ufficio e gli italiani non potranno mai sapere se si è pagato un riscatto.

I quattro giornalisti si trovano ora in Turchia e presto faranno rientro in Italia.

 

13enne stuprata da 26 uomini, shock in Turchia!

turchia-13enne-stuprata-tuttacronaca

Turchia e lo shock di una ragazzina di 12 anni violentata da 26 uomini a Mardin, nell’Anatolia sud-orientale. La Turchia ha da sempre avuto la piaga della violenza sulle donne ma nell’ultimo decennio i numeri parlano di un aumento pari al 400% dei reati sessuali perpetrati a danno delle donne.  Solo nel 2011 sono state presentate 33mila denunce contro le 8mila del 2002. Oggi si parla però di una storia drammatica venuta alla luce grazie all’interessamento di un’insegnante, anche perché la ragazzina, minacciata e ricattata, si rifiutava di parlare delle continue violenze che subiva. Dopo la denuncia degli stupri 23 dei 26 accusati erano stati arrestati. Ma tutti erano stati rimessi in libertà alla prima udienza del processo. La bambina aveva scritto al ministro della giustizia chiedendogli «Lei non ha una bambina? Che cosa farebbe se sua figlia avesse subito tutto ciò? Tutti gli accusati ora sono fuori. Che ne è della mia vita?». In primo grado una corte di Mardin aveva condannato i 23 imputati a pene fra uno e 6 anni di carcere accogliendo in parte la tesi dei difensori secondo i quali la bambina sarebbe stata «consenziente». Ora la sentenza è  stata annullata dalla Corte Suprema d’Appello, che ha ordinato la ripetizione del processo.

 

Giornalisti sequestrati in Siria: stavano girando un reportage

Amedeo-Ricucci-giornalisti sequestrati - tuttacronaca

Sono trattenuti da due giorni in Siria i quattro giornalisti Rai che erano impegnati in un reportage sperimentale, “Silenzio, si muore”, per il programma “La Storia siamo noi”. La Farnesina, che ha confermato la notizia del sequestro, segue la vicenda fin dalle prime battute, mentre il ministero degli Affari esteri ha tenuto a precisare che “Occorre mantenere il massimo riserbo” e che “l’incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta”. Intanto sono stati resi noti i nomi dei giornalisti che sarebbero in stato di fermo perchè avevano filmato e fotografato postazioni militare sensibili. Si tratta del giornalista Rai Amedeo ricucci, del fotografo Elio Colavolpe, del documentarista Andrea Vignali e della reporter italo-siriana Susan Dabbous. Stando alle prime ricostruzioni, le loro tracce si son perse il 4 aprile, quando hanno mancato un appuntamento via skype con dei ragazzi di una scuola bolognese con i quali erano in contatto, mentre i loro cellulari gsm ed il satellitare sono diventati irraggiungibili. Nella mattinata di venerdì, poi, alcune fonti giornalistiche, sia siriane che straniere, presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci, hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. I giornalisti erano entrati nella Siria controllata dai ribelli il 2 aprile, da Antiochia, e avevano in programma di rientrare ogni sera in territorio turco, mantenedosi così sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi.

La “Porta dell’Inferno” è stata aperta dagli italiani!

porta+inferno+hierapolis+tuttacronaca

Una missione archeologica italiana ha scoperto nell’antica Hierapolis di Frigia la storica porta di accesso agli Inferi di cui parlano diversi autori dell’Antichita’, e’ stato annunciato questo pomeriggio a Istanbul. La scoperta, fatta dalla missione diretta da Francesco D’Andria dell’Universita’ del Salento – responsabile degli scavi nella citta’ ellenistico-romana – le cui rovine si trovano in Turchia vicino al Comune di Pamukkale, e’ stata annunciata dallo stesso D’Andria a un convegno sull’archeologia italiana. La Porta degli Inferi, o di Plutone, il signore dell’Ade – Ploutonion in greco, Plutonium in latino – era il luogo da cui si aveva accesso secondo la mitologia e la tradizione ellenistica e romana all’inferno. Del Plutonium di Hierapolis hanno scritto fra gli altri Cicerone e il grande geografo greco Strabone, che l’avevano visitato. Era una celebre meta di pellegrinaggio nell’Antichita’. Da quando sono iniziati gli scavi a Hierapolis, avviati nel 1957 gia’ da una missione italiana diretta da Paolo Verzone del Politecnico di Torino, la localizzazione di Plutonium era al centro delle ricerche degli archeologi. D’Andria ha spiegato di averlo ritrovato ispirandosi all’abbondante letteratura dell’epoca e ricostruendo fino a una grotta il percorso di una sorgente termale, constatando che in quella zona si raccoglievano cadaveri di uccelli morti. Secondo i racconti dei viaggiatori dell’epoca, tori erano sacrificati a Plutone davanti ai pellegrini nel Plutonium. Gli animali erano condotti dai sacerdoti davanti all’ingresso di una grotta da dove usciva un fumo mefitico e li’ morivano soffocati.

L’ultima bugia o la prima verità su Manuela Orlandi?

emanuela_orlandi_vaticano_tuttacronaca

«Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sono state rapite soltanto per ottenere la mia liberazione». È quanto afferma l’attentatore di Giovanni Paolo II, Alì Agca, nella prima intervista televisiva rilasciata dopo la sua scarcerazione, in onda a «Quarto Grado», in cui aggiunge nuovi elementi sulla sua versione in merito al caso di Emanuela Orlandi. «Ho prove documentali che dimostrano questa mia affermazione e questo dato di fatto», dice Agca, che si scaglia contro le «menzogne» di Sabrina Minardi, la ex del boss della Magliana Enrico de Pedis. «Il mondo e l’Italia vengono ingannati con la storia della Banda della Magliana. La verità è che Emanuela Orlandi è stata rapita soltanto per ottenere la mia liberazione», dichiara l’ex «lupo grigio».

«Emanuela Orlandi – spiega era la figlia di un uomo che lavorava dentro l’appartamento del Papa, considerato anche un agente dei sevizi segreti Vaticani. La famiglia Orlandi sapeva perfettamente che Emanuela era stata rapita con la complicità di qualcuno in Vaticano. Però l’ordine del rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori è partito dal governo iraniano».
«Dopo pochi giorni – prosegue Agca -, il 3 luglio ’83, il Papa ha parlato al mondo del rapimento di Emanuela Orlandi un modo per trattare con i rapitori. Altrimenti il più grande Papa della storia non avrebbe mai mentito su un evento così importante». Successivamente, infatti, «il Papa ha lanciato otto appelli, tutti durante gli Angelus, davanti al mondo». Poi «i rapitori hanno chiesto di parlare direttamente con il primo ministro del Vaticano, il segretario di Stato Cardinal Agostino Casaroli. È il 19 luglio ’83: il governo Vaticano dispose una linea telefonica speciale attraverso la quale i rapitori di Emanuela possono parlare con il Cardinale Casaroli. È un segreto dello Stato Vaticano di cosa abbiano parlato».
«Dopo il mio ritorno in Turchia – aggiunge -, Emanuela Orlandi è stata liberata, è stata consegnata al governo Vaticano. Adesso, probabilmente, Emanuela Orlandi si trova in un convento di clausura, affinchè non riveli questa complicità del Vaticano e del governo iraniano. Quindi, in qualche modo, Iran e Vaticano sono complici nell’omertà, un’omertà incredibile».
Secondo Agca, «fra il governo Vaticano e il governo iraniano c’è un silenzio concordato per difendere il dialogo interreligioso fra musulmani e cristiani, per evitare grandi conflitti umani e religiosi tra due popoli. Io capisco e rispetto questa posizione del Vaticano, però non posso rispettare questo silenzio su Emanuela Orlandi: quindi il Vaticano deve immediatamente liberare Emanuela».

Angeli e demoni… ma non è un film! Wikileaks svela i rapporti Usa-Chiesa

wikileaks vatican usa

Nuovi documenti di Wikileaks diffusi venerdì sera riguardano il Vaticano e le relazioni dell’ambasciata degli Stati Uniti in Vaticano. Vi si raccontano molte cose, tra cui le seguenti.

– il Vaticano faceva sapere nel 2004 che le parole del futuro papa Ratzinger contro l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea erano “opinioni personali” e “non riflettono la visione della Santa Sede”

– l’ambasciata statunitense in Vaticano nel 2001 auspicava un ruolo meno controproducente del Vaticano nella questione palestinese

– la missione Vaticana alle Nazioni Unite faceva nel 2009 un’ intensa attività di lobbying sui propri interessi religiosi

– le indagini sulla pedofilia in Irlanda sono state viste in Vaticano come un’offesa alla sovranità nazionale vaticana. Il cardinal Bertone ha chiesto all’ambasciata irlandese che le richieste dell’indagine arrivassero attraverso i canali diplomatici

– nel 2009 l’ambasciata americana in Vaticano riferiva di una serie di fallimenti di comunicazione da parte della Santa Sede: le sue fonti definivano il cardinal Bertone come uno che “si distingue per la sua assenza” nella gestione delle crisi (si sottolineano le gaffes e gli incidenti su Olocausto e antisemitismo), e responsabile di una crescita del “disordine”. Ma l’incaricata d’affari Julieta Valls Noyes ci aggiungeva del suo, chiamando queste opinioni “sottovalutazioni” e segnalando come Bertone sbagliasse il nome del cardinale Lefebvre, non conoscesse le lingue e accusasse i giornali di inventare i problemi. Inoltre era criticata la ristrettezza della cerchia dei consiglieri del Papa, “omogenea generazionalmente e geograficamente”: tutti ultrasettantenni incapaci di comprendere le moderne tecnologie e l’informazione. Sono “italocentrici” e parlano in gerghi loro che nessuno capisce. È segnalata “l’anomalia” di padre Lombardi che usa il Blackberry ed è più attento al mondo, ma non se lo fila nessuno.

Scambia figlia per mucca! La figlia non si sposa e lo denuncia.

I tempi cambiano…anche in Turchia. Una figlia si è ribellata al padre che l’aveva “venduta in matrimonio” in cambio di una mucca. L’uomo è stato condannato a non avvicinarsi piu’ alla figlia e a seguire un trattamento psichiatrico.

scambia figlia per mucca

E’ giallo! Turista americana uccisa a Instabul con un colpo alla testa.

sarai-sierra morta in turchia

Sarai Sierra, 33 anni di New York, viaggiava da sola. Non c’erano più notizie di lei dal 21 gennaio. Il riconoscimento è stato fatto dal marito. Sono state fermate 11 persone.

“Fratelli di grecia”, Herdogan offre una moschea a Samaras

Intanto scontri ad Atene tra sindacato e agenti della polizia.nader-sarhan-nella-scena-della-moschea-nel-film-fratelli-d-italia-159817

Retata antidroga a Istanbul: fermati 38 vip di mondo dello spettacolo turco

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati 20 chili di eroina e 500 grammi di cocaina, tra le persone fermate anche gli attori Cagatay Ulusoy e Cemal Hunal, l’ex aspirante Miss Gizem Karaca e il regista Huseyin Orcun Benli.

Sventati attacchi terroristici a Erdogan e Abdullah Gul

BeFunky_ViewFinder_3r

Posti curiosi dove mi piacerebbe andare?

Camini delle Fate, Cappadocia, Turchia.

Manovre in medio oriente!

 

Esercito israeliano ha fatto sgomberare un avamposto in palestina.

Morsi al summit arabo non accetta l’intervento armato in Mali, perché infiamma ulteriormente il conflitto.

Arrivati in Turchia Patriot. Saranno a difesa del confine Siria – Turchia. medio-oriente

Erdogan, premier turco, lancia una crociata contro lo spreco del pane

Uno sguardo alla Turchia, a tutto… Kebab!

Curioso di saperne di più? Vai alla rubrica di cucina!

Scopri la storia e la ricetta del Kebab!

Uno sguardo alla Turchia… con gli occhi allucinati di un assassino! Alì Agca.

BeFunky_OldPhoto_12

Tutti conoscono Alì Agca come colui che tentò di uccidere Karol Wojtyla. Ma chi è Alì?

Sin dalla sua elezione a Papa Karol Wojtyla si oppose prepotentemente al comunismo. Il Kgb lo mise quindi nella lista nera e progettò la sua uccisione. Il problema era capire chi potesse portare a termine uno degli assassini, che se fosse riuscito, sarebbe entrato nella storia. Così il Kgb si rivolge ai servizi bulgari, i quali a loro volta chiedono a quelli turchi. Loro hanno l’uomo giusto: Alì Agca! C’è un unico problema, Alì è in carcere… ma i servizi segreti non hanno nessun problema a farlo evadere e inserirlo in un gruppo estremista di destra denominato i “lupi grigi” guidata dal Oral Celik il quale chiede a Agca di uccidere il giornalista e direttore del quotidiano liberale “Milliyet”, Abdi Ipekci.

13 maggio 1981. Agca e piazza San Pietro. Mano sul grilletto e colpo che parte e colpisce Giovanni Paolo II. Il Papa non muore, ma il 22 luglio 1981 Agca viene condannato all’ergastolo. I giudici non credono alla tesi della difesa che presenta il turco come un fanatico musulmano che voleva uccidere il capo della chiesa di Roma, ma piuttosto a un associazione eversiva che ha spinto Agca a compiere il gesto.

E’ il 1982 quando il killer turco cambia versione ed inizia a parlare di una pista bulgara in cui erano coinvolti gli agenti segreti del Kds.

Dopo il Natale dell’83 Giovanni Paolo II, fa visita all’attentatore nel carcere di Rebibbia.

La sentenza del 29 marzo 1986 non riusci tuttavia a dimostrare la tesi del complotto bulgaro.

Il 20 febbraio 1987 il Papa ricevette in udienza la madre ed il fratello di Ali Ağca i quali gli chiesero di intercedere per la grazia.

La buona condotta in carcere del terrorista turco diminuì la pena. Dopo una serie di revisioni della condanna.

Il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia dopo che la Santa Sede si era dichiarata “non contraria” al provvedimento. Subito dopo la scarcerazione Agca viene estradato in Turchia dove sconta 10 anni per l’omicidio del giornalista ucciso anni prima.

E’ il 2010 quando Alì esce dall’istituto di pena di Sincan, alla periferia di Ankara. Ai giornalisti che gli chiedono un’intervista dichiara di essere in realtà il Cristo, di voler riscrivere la Bibbia ed preannuncia l’apocalisse.

Un personaggio da approfondire e studiare soprattutto per i collegamenti tra la chiesa e la politica dei Paesi dell’Est. Per analizzare i rapporti tra i servizi segreti bulgari e turchi e per capire la speculazione che ci fu nell’addossare la colpa a un singolo senza indagare ulteriormente su associazioni di estrema destra che ebbero un ruolo centrale nel tentato omicidio di Papa Wojtyla.

Uno sguardo alla Turchia! Uzak di Nuri Bilge Ceylan

La crisi di Mahumt  e quella di suo cugino Yusuf. Il primo è appena stato lasciato dalla moglie e il secondo è stato licenziato dalla fabbrica in cui lavorava. Si ritrovano così a vivere in un Instabul che non lascia spazio o tempo per una introspezione, per la tristezza, per l’inadeguatezza o per un confronto. Tutto si muove veloce tranne i protagonisti. Mahumt è troppo “cittadino” e Yusuf è troppo bucolico. Le loro paure, depressioni e caratteri non si incontreranno mai. Ci sarà solo un percorso che li porterà alla lontananza.

Turchia oggi! O, per meglio dire, Turchia ieri… quando ancora le autorità non invitavano le donne a indossare il velo… quando la Turchia stava progredendo e non tornando insietro come negli ultimi mesi. Uzak o lontananza è la distanza tra i protagonisti, è quello spazio interiore difficile da colmare, è l’impossibilità di avvicinamento di due esistenze. Egoismo, disoccupazione, perdita delle tradizioni culturali… tutto questo crea dei muri e sono quelle pareti le vere cause della distanza che si viene a creare. Uzak è anche una lontananza anche da se stessi, da quello che si crede di essere e da quel che invece si è. Un film da vedere per avvicinarsi a una filmografia diversa da quella a cui il nostro occhi si è abituato… a un linguaggio che non è quello del cinema occidentale, ma che sa emozionare lo spettatore con i campi lunghi, con i tempi rallentati e con una scelta di montaggio che punta a rarefare l’immagine. Un film per distruggere la lontananza e recuperare lo spazio che abbiamo lasciato dentro di noi.

BeFunky_OldPhoto_12

Uno sguardo sulla Turchia… sotto la “Neve” di Orhan Pamuk

BeFunky_OldPhoto_12

Amore, politica e giallo sotto la neve che ricopre la città di Kars. Ka, è un poeta turco, emigrato anni prima in Germania, e fa ritorno nel suo paese d’origine per indagare su alcuni omicidi che si sono verificati nella città di Kars. Il ritorno del poeta è un bilancio fra Oriente e Occidente, fra la Turchia e la Germania, tra religione e ateismo. Nella città sommersa dalla neve e isolata, Ka, incontra una sua compagna di scuola, Ipek. Bellissima, divorziata dal candidato sindaco per il partito integralista islamico, diventa ben presto la donna dei sogni del poeta. Dalle indagini di Ka sulle donne uccise emergono conflitti tra le forze laiche e quelle religiose e fazioni politiche che lottano per il potere della città. In un clima di tensione, c’è l’evento che innesca la rivolta. na compagnia di teatro mette in scena un dramma degli anni Venti, scritto in sostegno della laicità dello Stato fondato da Atatürk, dove una donna, coraggiosamente, brucia il chador in pubblico. Durante lo spettacolo alcuni giovani del liceo religioso inscenano una protesta. E la serata finisce nel sangue. Ka viene coinvolto suo malgrado. È uno spettatore imparziale, ma molto confuso. Ka inizierà a diffidare di tutto e di tutti, non avrà più certezze e alla fine deciderà di tornare da solo in Germania. Ma qui anche lontano dalla Turchia, ad attendere il poeta c’è solo la morte.

Un romanzo avvincente che fa riflettere sul mondo Orientale contrapposto a quello Occidentale, sulle trame sotterranee della politica, sulla rivolta religiosa che si trasforma in colpo di stato.

Uno sguardo alla TURCHIA!

BeFunky_OldPhoto_12

Stop alla censura in Turchia: migliaia di titoli tornano legali

Tra questi le opere di Marx, Stalin, Lenin, Engles e del poeta Hikmet.

Confini recintati tra Grecia-Turchia! Una barriera anti-immigrazione voluta da Atene.

img_606X341_reporter-greece-110512

Newwhitebear's Blog

Poesie e racconti: i colori della fantasia

RunningWithEllen's Blog

Two sides of God (dog)

Que Onda?

Mexico and beyond

Just a Smidgen

..a lifestyle blog filled with recipes, photography, poems, and DIY

Silvanascricci's Weblog

NON SONO ACIDA, SONO DIVERSAMENTE IRONICA. E SPARGO INSINCERE LACRIME SU TUTTO QUELLO CHE NON TORNA PIU'

Greenhorn Photos

A fantastic photo site

mysuccessisyoursuccess

Just another WordPress.com site

The Spots Hunter

Saves the right places

blueaction666

Niente che ti possa interessare.....

rfljenksy - Practicing Simplicity

Legendary Wining and Dining World Tour.

metropolisurbe

Just another WordPress.com site

Real Life Monsters

Serial killers and true crime

"ladivinafamiglia"

"Solo quando amiamo, siamo vivi"

Vagenda Vixen

*A day in the life of the Vixen, a blog about EVERYTHING & ANYTHING: Life advice, Sex, Motivation, Poetry, Inspiration, Love, Rants, Humour, Issues, Relationships & Communication*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: