Gli hacker cinesi all’arrembaggio dei sistemi di difesa Usa

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E’ stato il Washington Post a lanciare l’allarme: negli ultimi mesi hacker cinesi hanno carpito i segreti di diversi sistemi di difesa che sono di cruciale importanza per la sicurezza, sia statunitense che europea. Il cyber spionaggio, che riguarda anche gli F-35, i jet che fanno tanto discutere in Italia e ceh sono ritenuti “il sistema di difesa più costoso che sia mai stato costruito”, è stato denunciato da un rapporto stilato per i vertici del Pentagono dal Defense Science Board. Sembra gli hacker abbiano trafugato oltre due dozzine di progetti di armi e veicoli allo studio dell’esercito statunitense, tra i quali il quotidiano cita le nuove versioni dei missili Patriot e Aegis, i caccia F-18 e gli elicotteri Black Hawk. Seppure non si denunci direttamente Pechino, viene riconosciuto che l’essere entrati in possesso di queste informazioni rende meno forte la posizione degli Usa  in caso di conflitto, mentre la Cina può fare un enorme balzo avanti in termini di ricerca e sviluppo. Il rapporto spiega infatti  che “il furto potrebbe dare alla Cina un vantaggio militare, ad esempio mettendola in grado di disturbare le comunicazioni e di ‘inquinare’ i dati di bordo, oltre a far avanzare il Paese nella propria tecnologia militare”. Continua dunque a crescere il numero di accuse agli hacker cinesi da parte dei diversi stati, infatti anche l’Australia si è recentemente trovata a denunciare un furto di progetti per il nuovo quartier generale dell’intelligence da parte di pirati informatici del Paese del Dragone.

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Le bombe di Boston erano pentole a pressione!

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In una conferenza stampa con l’Fbi, il governatore del Massachussets, Deval Patrick, ha affermato che non c’erano altri ordigni oltre ai due esplosi durante la maratona a Boston. Per il resto sono stati ritrovati solo pacchi sospetti. “Solo due bombe” quindi, costituite da pentole a pressione piene di schegge metalliche, chiodi e cuscinetti a sfera, collegate a detonatori e all’interno di buste di nylon nere o zaini. Sono state poi rinvenute tracce di circuiti elettronici che farebbero pensare all’uso di timer. Mentre sembrano non esserci nuove minacce, l’Fbi prosegue le indagini a 360° e chiede la collaborazione della gente pregando tutti di consegnare eventuale materiale fotografico o video da visionare in cerca di tracce. Nel frattempo il capo del Pentagono ha usato il termine “terrore”, che fino a ieri nessuno, neanche il presidente, aveva utilizzato. Oggi Obama però non ha più potuto mantenere il riserbo: “E’ stato un atto di terrorismo, ma gli americani rifiutano di farsi terrorizzati, ma al momento il motivo e le persone dietro all’attentato di Boston restano sconosciuti” ha detto. In seguito ha fatto presente che non si sa ancora chi abbia organizzato l’attentato e perchè, l’unica cosa certa è che sono esplose delle bombe che hanno provocato dei danni. Nel frattempo la scena del delitto, al traguardo della maratona, è diventata una grande scena del crimine, ampia 12 isolati, transennata. “Arriveremo fino alla fine del mondo per trovare i responsabili di questo atto di cattiveria così grande –  dice Deslauriers -. La nostra missione è chiara è portare i responsabili di fronte alla giustizia, ma ci vorrà tempo” per chiarire scoprire gli autori della strage che ha commosso il mondo.

Mentre ancora resta resta sconosciuta la matrice, la Cnn riporta che una dottoressa saudita, ferita a una gamba e ricoverata in un ospedale di Boston, starebbe collaborando con la polizia mentre è stato smentito il fermo  di un giovane saudita rimasto ferito e piantonato in ospedale dagli agenti.

L’appoggio alla cittadinanza di Boston arriva da tutto il mondo (tra gli altri Papa Francesco, Putin ma anche Egitto, Afghanistan e Cina) e anche Napolitano ha inviato un messaggio al presidente Barack Obama ricordando che “nessun atto di violenza ci impedirà di tenere fede ai nostri valori e alla nostra fiducia nella libertà, nella democrazia e nello stato di diritto”. E nel frattempo sono state innalzate le misure di sicurezza con un’allerta che comprende gli obiettivi sensibili, come ambasciate, consolati, sedi diplomatiche, porti e aeroporti con particolare attenzione nei confronti delle sedi Usa.

E’ guerra? Inviato sistema missilistico in difesa di Guam.

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Gli Usa hanno deciso di intevenire nella controversa situazione tra le due Coree. Dagli Stati Uniti è in arrivo  un avanzato sistema di difesa missilistico per difendere le basi militari americane nel Pacifico.

L’obiettivo è quello di proteggere contro missili a breve e medio raggio dalla Corea del Nord. Guam è divenuta una delle maggiori basi militari americane in Asia. Il dispiegamento, a titolo «precauzionale», avverrà nelle «prossime settimane». Il primo sistema THAAD avrebbe dovuto essere dispiegato nel 2015, ma le tensioni nella penisola coreana starebbero modificando i piani. Secondo indiscrezioni, alcuni nel Pentagono avrebbero voluto dispiegare il primo sistema THAAD in Medio Oriente per difendere Israele e gli altri alleati americani dai missili iraniani. La decisione – riporta il Wall Street Journal – segnale come il Pentagono ritenga la Corea del Nord come la minaccia più grande e potenzialmente più duratura per gli Stati Uniti e i loro alleati. Gli Stati Uniti hanno due sistemi THAAD a Fort Bliss in Texas, che sono pronti a essere usati ma è essenziale – riporta il Wall Street Journal – al Pentagono si ritiene essenziale lasciarne uno di riserva per le emergenze.

LO SCANDALO DEGLI F35… NON HANNO VISIBILITA’ POSTERIORE!!!

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Per il cacciabombardiere F-35 potrebbe essere la mazzata definitiva. C’è un nuovo rapporto del Pentagono secondo cui il jet da combattimento che dovrebbe equipaggiare anche l’Aeronautica italiana non funziona, e stavolta la bocciatura americana è più pesante di quella di qualche settimana fa, perché riguarda difetti strutturali e non problemi ordinari, di quelli che normalmente si scoprono e si risolvono nella fase di sviluppo di qualunque macchina. La critica all’F-35 è così radicale che il nuovo caccia viene definito per diversi aspetti peggiore dei velivoli più vecchi di decenni, che è destinato a sostituire.

L’F-35 viene prodotto dall’americana Lockheed Martin ma, come ormai è d’uso, lo si fabbrica nell’ambito di un’ampia collaborazione internazionale, che coinvolge anche l’Italia nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara. Ne esistono varie versioni, in particolare a decollo corto o verticale, pensate soprattutto per le portaerei, e a decollo normale per l’impiego da basi terrestri. Finora, i rapporti critici del Dipartimento della Difesa americano avevano coinvolto solo le varianti del primo tipo, mentre l’ultimo dossier le mette sotto accusa tutte.

La questione che aveva fatto rumore qualche tempo fa era la vulnerabilità dell’F-35 ai fulmini. Si era obiettato che il difetto c’è ma si può risolvere. Il nuovo rapporto invece cita, fra nuovi problemi, alcuni impossibili da eliminare, e in particolare la visibilità posteriore che risulta pessima e sarebbe molto penalizzante in un combattimento aereo. E non si dica che il problema non esiste, perché il pilota del terzo millennio non vede con gli occhi ma con gli strumenti elettronici: sull’F-35, dice il rapporto, fanno cilecca anche quelli, perché il display nel casco di volo non fornisce un orizzonte artificiale analogo a quello reale, a volte l’immagine è troppo scura o scompare, e il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento.

La tragica considerazione finale di questo rapporto del Pentagono è che in un futuro duello aereo l’F-35 verrebbe abbattuto dai vecchi caccia americani F-15, f-16 e F-18, che volano da 30 o 40 anni, dal pan-europeo Typhoon e dal Sukhoi 30 russo e dal J-10 cinese.

Ma non finisce qui perchè è stato riscontrato anche il problema della manutenzione che risulta troppo laborioso e limita l’efficienza operativa. Inoltre l’affidabilità tecnica generale lascia a desiderare e il dispositivo di carica delle batterie tende a non funzionare quando fa freddo, e, tanto per gradire, viene confermata la vulnerabilità dell’aereo ai fulmini.

E l’Italia ha investito 16 miliari di euro per la sola acquisizione, quindi a questa somma poi dovranno essere aggiunti i costi di gestione e manutenzione, più gli eventuali (che eventuali poi non sembrano data l’analisi del Pentagono) costi in caso di problemi tecnici e guasti.

ERA UNA SPESA INDISPENSABILE IN TEMPO DI CRISI ECONOMICA? CHI CI HA MANGIATO? CHI CI DOVRA’ MANGIARE? CHI CI DOVRA’ MORIRE SU QUESTI APPARECCHI CHE NON SONO SICURI E NEPPURE EFFICIENTI? POI PIANGEREMO I MORTI CHE SI POTEVANO EVITARE?

L’eroe o l’antieroe? Bradley Manning, un esempio!

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Dieci volte colpevole di aver violato i regolamenti militari, ma non le leggi federali sull’aiuto al nemico: il soldato Bradley Manning ha cercato di evitare il carcere a vita offrendo al giudice della Corte Marziale di Fort Meade in Maryland una dichiarazione di colpevolezza per dieci capi di accusa minori sui 22 spiccati nei suoi confronti.
Leggendo da una ‘memoria’ di 35 pagine, Manning ha dichiarato di aver agito di sua spontanea volontà, «non su pressioni di Wikileaks» quando ha passato al sito-anti segreti di Julian Assange centinaia di migliaia di documenti top secret del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Il soldato ha rivelato di averlo fatto «perchè il pubblico doveva sapere», e solo dopo aver tentato di offrire lo stesso materiale al Washington Post e al New York Times senza ricevere risposta.
«Pensavo che se il pubblico avesse avuto accesso alle informazioni si sarebbe aperto un dibattito sul ruolo delle forze armate e della politica estera», ha dichiarato Manning. In licenza a Washington dalla ferma in Kuwait, il soldato aveva tentato di contattare il quotidiano della capitale con l’offerta di «materiale enormemente importante per il popolo americano».
Non fu preso sul serio dalla sua interlocutrice. Ancora più frustrante il contatto con il New York Times dove Manning era arrivato a parlare solo con tante segreterie telefoniche. «Non pensavo che avrei danneggiato gli interessi americani, solo messo in imbarazzo il governo rivelando i retroscena dei suoi contatti internazionali», ha spiegato a proposito del cosiddetto ‘Cablegate’. Quanto ai ‘warlog’ dell’Esercito da Iraq e Afghanistan, il movente della fuga di notizie era stato di spiegare «i veri costi della guerra».
Tante le gocce che avevano fatto traboccare il vaso, ma soprattutto il video dell’attacco di un elicottero Apache su civili iracheni: «La reazione dei militari americani a bordo mi sconvolse. Parlavano dei bambini uccisi come “bastardi mortì”». Spetta adesso al giudice militare, colonnello Denise Lind, decidere se accettare la dichiarazione di colpevolezza di Manning. Ma anche se la Lind accoglierà la richiesta del soldato, i procuratori militari potrebbero decidere di aprire una nuova corte marziale nei confronti della talpa di Wikileaks sui rimanenti capi di accusa, compreso quello di aiuto al nemico che ha il potenziale di far passare a Manning il resto dei suoi giorni in prigione.

STOP AGLI F35 DAL PENTAGONO!

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Nuovi problemi per il programma del caccia multiruolo Usa F-35, di cui l’Italia intende acquistare 90 esemplari. Il Pentagono ha sospeso tutti i voli degli esemplari finora realizzati dopo che in un’ispezione di routine è emersa una ‘frattura’ in una delle pale della turbina del reattore. Un segnale preoccupante perché potenzialmente nell’eventualità di una rottura e il conseguente distacco della pala, il pezzo potrebbe distruggere il motore del jet. I responsabili del programma F-35, realizzato da Lockheed Martin in collaborazione con le aziende dei Paesi che acquisteranno il jet (per l’Italia Alenia Aermacchi), hanno fatto sapere di aver avviato una verifica con la società costruttrice del motore, la Pratt & Whitney.

Obama disse no alle armi ai ribelli siriani!

Lo scorso anno Barack Obama bloccò un progetto del Dipartimento di Stato-Pentagono e Cia per inviare armi ai ribelli siriani. Lo rivela il Wall Street Journal e lo conferma Leon Panetta.

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Web war nella CyberCity. ll Pentagono addestra le reclute…Nello spazio virtuale.

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