Rivoluzione Facebook: ora si punta ai droni!

facebook-drone-tuttacronacaIl nuovo progetto di Facebook è quello di sfruttare i droni per offrire supporto al progetto Internet.org, che permetterà di portare sistemi di comunicazione wireless nei paesi in via di sviluppo, iniziativa messa in atto in precedenza da Google tramite palloni aerostatici. Per questo, dopo WahtsApp, la società di Menlo Park starebbe per acquistare la Titan Aerospace che come pezzo forte della produzione ha i droni alimentati a energia solare. TechCrunch, blog specializzato in tecnologia, riporta che l’azienda di Zuckerberg sarebbe disposta a sborsare 60 milioni di dollari per Titan Aerospace. I droni a cui sarebbe interessata Facebook hanno l’intera superficie tappezzata di pannelli solari, raggiungono i 20mila metri di quota e sono in grado di volare per cinque anni senza sosta.

Zuckerberg pretende la privacy, ma non la concede

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Comportamento davvero “contraddittorio” da parte del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg che dopo aver acquistato per 30 milioni le case dei suoi vicini per paura che un costruttore potesse edificare ville nella zona adiacente alla sua casa e poi puntare sul suo nome per alzare il prezzo di acquisto, sembra invece voler privare i suoi utenti di qualsiasi tutela. Facebook infatti eliminerà una sezione delle impostazioni di riservatezza rendendo ogni profilo utente visibile a chiunque nelle ricerche sul social network. Quindi uno stalker sarà facilitato, così come sarà facile l’accesso ai dati personali per un datore di lavoro o ancora qualche malintenzionato potrebbe vedere una foto scattata in vacanza e svaligiare la casa di un ignaro utente che aveva postato, forse con un po’ di ingenuità, le proprie foto. Privacy zero!!! Anche da parte di  Google+ e YouTube che hanno comunicato che verranno venduti i commenti e le foto dei loro utenti su suoi servizi o siti collegati. Chi fermerà questa speculazione? Chi punirà questo furto legalizzato? Chi porrà freni alla vendita di dati personali?

Forse quelle case appena acquistate da Zuckerberg saranno pagate da ora in poi con le foto di ignari utenti che si troveranno a fare da testimonial a prodotti anche disdicevoli. Siamo tutti merce di scambio, peccato che sulle nostre facce siano i “cannibali del web” a fare i soldi, mentre gli utenti s’impoveriscono e restano disoccupati.

 

Cyber-attacco ad Alpitour, violati conti bancari

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La grande azienda di viaggi e prodotti turistici Alpitour ha subito un cyber attacco criminale che è riuscito a violare conti bancari e carte di credito. Per portare a termine l’operazione è stato usato il profilo Facebook dell’azienda. Attraverso il social network sono state diffusi falsi annunci di offerte che nascondevano programmi pericolosi capaci di penetrare nel pc degli utenti per impadronirsi di dati importanti, come codici di carte di credito e credenziali di accesso (comprese quelle bancarie), dati personali.

In particolare attraverso questa foto venivano reidirizzati gli utenti verso link fraudolenti:

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L’attacco è stato denunciato dalla stessa azienda nell’avviso ai 120.000 ‘amici’ che su Facebook seguono le pagine Viaggidea, Francorosso, Villaggi Bravo e Alpitour.

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La situazione adesso è stata risolta, ma per gli esperti di sicurezza informatica quanto è accaduto è un campanello di allarme perchè finora in Italia nessun gruppo criminale aveva mai preso di mira i social network. È il primo caso italiano del genere, rilevano gli esperti, dopo che negli ultimi mesi si è assistito all’escalation di attacchi sui social media nei confronti di marchi internazionali importanti e con centinaia di migliaia di «amici» e «followers», come Associated Press, Burger King, Dodge, New York Times. L’attacco è iniziato la sera dell’11 settembre e, secondo gli esperti, il gruppo di cyber-criminali responsabile della violazione è sicuramente straniero. Si torna quindi a parlare di sicurezza informatica e a consigliare solo carte prepagate. Si riapre il lungo dibattito sugli acquisti on-line che in Italia sembrava protetto e assicurato da controlli che garantivano i consumatori, ma purtroppo, come nel caso di Alpitour, si riesce a eludere la sicurezza informatica attraverso i social, una nuova frontiera che gli esperti informatici dovranno assicurare.

Facebook censura gli artisti, vittima anche Ravelo, fotografo dei bimbi crocefissi

 

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Erik Ravelo, fotografo per Colors e per Fabrica, e autore di una campagna di forte impatto dal titolo Los intocables, dove venivano ritratti alcuni minori crocefissi ai propri carnefici, è stato censurato su Facebook. “Quando l’ho postata mi è arrivata una notifica dal Social network con la quale mi avvisavano che non posso caricare immagini per 7 giorni e che se metto altri contenuti non appropriati mi bloccheranno il profilo”. E qui scatta l’ira di Ravelo  “La mia è una campagna artistica che è diventata virale in rete, fatta senza alcuno sponsor e che ha l’obiettivo di protestare contro la pedofilia. Perché viene censurata, quando su Facebook gira di tutto?”.

Erik Ravelo, per esprimere liberamente la sua arte aveva abbandonato Cuba quando aveva 18 anni, ma ora ci pensano i social network a censurarlo. Il fotografo si è anche chiesto come è “Possibile che non venga compresa la differenza tra contenuti inappropriati  e arte?”

Ravelo non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo a cui sono state o saranno rimosse immagini dichiarate come contenuti inappropriati mentre sono foto artistiche o di protesta.  È successo anche con le il profilo delle Femen ed è capitato anche ad altri artisti. Basta che qualcuno segnali la fotografia e scatta il procedimento. E se il flusso delle immagini è talmente vasto da controllare, è incredibile come iniziative di questo tipo vengano bloccate in rete, dove la libertà di espressione dovrebbe essere tutelata è salvaguardata.

 

Il cinguettio diventa un indice: Twitter sbarca in borsa.

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E dopo Facebook è la volta di Twitter. I cinguettii varranno un indice? Sembra proprio che i manager del social network abbiano avviato le prime consultazioni con le banche di Wall Street per l’Ipo. La cosa più importante per il ceo Dick Costolo e il direttore finanziario Mike Gupta è di evitare il caos che ci fu quando nel maggio 2012 Facebook fu quotato per la prima volta in borsa. Ma cosa non funzionò? Nel caso del social network di Mark Zuckerberg furono proprio le banche a convincere il manager a quotare l’azienda su livelli già molto elevati. Questo portò al crollo del titolo nelle settimane successive. La quotazione di Twitter, valutato nei mercati privati per 10 miliardi di dollari, dovrebbe avvenire all’inizio del 2014. Gupta e Costolo non vorrebbero un prezzo iniziale delle azioni troppo alto: si parla di una cifra intorno ai 20 dollari, valore delle azioni di Twitter sui mercati privati. Prima, però, i vertici di Twitter puntano ad affiancare alla raccolta pubblicitaria (da cui arriva la metà dei ricavi) i servizi a pagamento, come il “micro-messaging” che secondo le stime, dovrebbe assicurare introiti per 582,8 milioni di dollari nel 2013 e per circa 1 miliardo nel 2014.

L’uccellino riuscirà a volare nei cieli burrascosi delle borse internazionali?

Posta la foto su Facebook mentre bacia un ragazzo. Insultato

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Grave atto di omofobia su Facebook dove un ragazzo di Crotone è stato  insultato con commenti omofobi e razzisti sulla sua pagina Facebook dove aveva pubblicato una foto che lo ritraeva mentre baciava un ragazzo. A denunciarlo è il segretario del Centro d’iniziativa locale Certi Diritti per la Calabria, Marco Marchese, che spiega come “si è scatenato il putiferio con commenti omofobi conditi da frasi che inneggiano ai forni crematori per le persone omosessuali”. I commenti peggiori sono stati rimossi da Facebook, ma secondo Marchese “la brutta vicenda resta ugualmente in piedi a testimoniare quanto siamo ancora lontani da una società inclusiva e rispettosa di ogni persona”.

Veramente un atto di inciviltà di fronte a cui si resta attoniti per la violenza verbale scagliata nei confronti di un ragazzo che con coraggio aveva postato una foto per esprimere la sua identità sessuale.

Il futuro politico Berlusconi lo affida ai social: post del leader di FI

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Silvio Berlusconi torna a commentare il suo futuro politico in seguito alla condanna nel processo Mediaset e lo fa tramite un messaggio su Facebook. «Io resisto! non mollo. State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all’ultimo l’interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio». Chi avrebbe mai immaginato che si sarebbe arrivati al punto che il leader di Forza Italia dovesse scrivere su un social “non vi farò fare assolutamente brutte figure”?

“I termini d’uso” uccidono la nostra privacy, ma noi siamo impotenti

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E’ umanamente impossibile leggere tutte le clausole racchiuse nei termini d’uso dei servizi web (si è stimato che ci si impiegherebbe un mese lavorativo all’anno e non è detto che si avrebbe la certezza di capire fino all’ultima virgola) eppure i consumatori ogni hanno perdono 250 miliardi di dollari per quello che celano quelle clausole che sono sempre più criptiche e che mirano solo a distruggere la nostra privacy e acquisire dati da rivendere alle grandi industrie a caro, carissimo prezzo.

Ora arriva un documentario ‘Terms and Conditions May Apply’ diretto da Cullen Hoback. Per realizzarlo sono occorsi due anni e oltre tremila ore di lavoro per lo più impiegate a raccogliere testimonianze di quelle righe che nessuno legge, «nemmeno gli avvocati che li scrivono», come dice il comico Eddie Izzard nelle battute iniziali del documentario, ma che possono poi avere conseguenze veramente spiacevoli.

Una delle tante raccontate attraverso il documentario è quella di un ragazzo irlandese, Leigh Brian, che 20 giorni prima di un viaggio da turista negli States chiede a una ragazza in un tweet di vedersi, prima che vada a «distruggere l’America». Intendeva fare festa, ubriacarsi. Ma quando fa per tornare, all’aeroporto viene interrogato per cinque ore per quel ‘cinguettio’, tanto pericoloso da finire con «x», un bacio. Viene ammanettato, messo in cella. Gli agenti non trovano nessuna reale minaccia in lui, ma ora il ragazzo è in lista nera e rischia di finire interrogato a ogni aeroporto.

Il documentario, spiega Hoback, nasce da un’esigenza ben precisa: «C’è una generale mancanza di consapevolezza», dice, «su come i Google e i Facebook del mondo abbiano tratto beneficio dai nostri dati, e su come quei benefici abbiano condotto al più grande incubo per le libertà civili del nostro tempo: la totale distruzione della privacy».

Ed è questo legame a costituire il cuore del filmato. Da un lato, una accurata ricostruzione storica di come sia nato l’apparato di sorveglianza digitale dell’intelligence Usa svelato in questi mesi da Edward Snowden, la fonte del Datagate. Dal programma ‘Total Information Awareness’ del 2002, l’antenato di Prism capace di «sorvegliare ogni informazione digitale esistente», alle rivelazioni quattro anni più tardi dell’ex tecnico AT&T Mark Klein, che svelano che il gigante delle telecomunicazioni era coinvolto in un programma di sorveglianza dell’Nsa per il traffico Internet, si comprende come secondo Hoback il Datagate «abbia detto poco che già non sapessimo». Al punto che se potesse rigirare il documentario oggi, vi aggiungerebbe poco o nulla.

Dall’altro il modo in cui l’ingigantirsi della macchina dello spionaggio, con scarso o nullo scrutinio pubblico, si sia legato agli interessi dei colossi web che hanno fatto dei nostri dati personali l’inesauribile miniera d’oro su cui basare le proprie fortune. «E se la raccolta di dati richiesta dal Patriot Act», si chiede la voce narrante, «fosse diventata il fondamento di un modello di business completamente nuovo? E il fondamento della rete moderna, come la conosciamo?».

Quando scriviamo commenti, twittiamo  o scriviamo un post su Facebook siamo davvero certi che non stiamo contribuendo ad annientare il concetto di privacy nel mondo? Anni per ottenere il diritto, per poi farlo dissolvere in un click? Quali sono i limiti etici che dovrebbero essere imposti a livello globale?

Nuova denuncia di violenza su Facebook… è la modella Silvia Chizio

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Dopo il caso Di Cataldo ancora tutto da accertare arriva una nuova denuncia di una presunta violenza subita. Il mezzo per far conoscere il proprio disagio e la paura è sempre il social network più usato al mondo: Facebook. Lei è una top model trevigiana Silvia Chizio, che partecipò a Miss Italia nel 2007 e suoi post sul social raccontano una storia di violenza e terrore.

 “Ero sposata, incinta di sei mesi con una gravidanza a rischio quando è successo la prima volta. Stanca dei suoi viaggi di piacere in Russia e della mia solitudine quotidiana ho detto basta. Per questo sono stata ferocemente picchiata e presa a calci”. Stando a quanto lei stessa racconta, “la querela per lesioni gravi è partita dall’ospedale. Ma io poi per paura ho ritrattato tutto. Lui prometteva di farsi curare, di cambiare, ma questo è stato solo il primo episodio di una lunga serie di violenze”.

Sul social la solidarietà verso la giovane non è mancata, ma il marito, un imprenditore di 40 anni, ha immediatamente smentito. L’uomo non ha usato il social ma immediatamente si è recato dal suo avvocato, Paola Taviani, che ha diffuso questo comunicato in un intervista rilasciata al Gazzettino Nordest, in nome e per conto del marito della modella trevigiana :
“Questa reazione è fatta solo per screditare la figura del mio cliente, che si riserva di valutare se vi sono estremi penali nelle dichiarazioni pubblicate su Facebook dalla signora Chizio”.
Una vicenda da accertare che tuttavia è riuscita a suscitare molto clamore in rete.

Arriva Happier: 100.000 utenti e 1 milione di pensieri felici.

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Non più frustrazioni, rabbia e sogni mancati, a poter essere condivisi su Happier, il nuovo social network che, aperto a febbraio, conta già 100.000 utenti, sono solo i momenti felici.  Il social si pone come target le donne americane tra i 18 e i 35 anni e vuole celebrare i momenti felici di quotidianità. Nei piani della fondatrice Nataly Kogan c’è però l’idea di realizzare una società di telecomunicazioni e un marchio che «ispiri milioni di persone a essere più felici». Kogan, che si definisce il «chief happiness officer» del social network, è cresciuta in una famiglia ebraica in Unione Sovietica, un paese che non esita a definire «non particolarmente felice». Nel 1989, quando aveva 13 anni, la sua famiglia decise di sfuggire alle persecuzioni e scappare negli Stati Uniti. Dopo mesi passati nei campi profughi fra Austria e Italia, riuscirono infine a raggiungere a Detroit, dove trovarono alloggio in una casa popolare.

Kogan quando è approdata negli Stati Uniti non parlava inglese e voleva solo realizzare il sogno americano. Iniziò così a lanciare una serie di startup tecnologiche fra cui  Where, che nel 2011 fu acquistata da PayPal per 135 milioni di dollari. Ma se in questo periodo di rodaggio Happier ha condiviso la felicità solo fra persone amiche dal 1 agosto inizierà a condividerla anche con utenti non amici.  Secondo la fondatrice infatti: . «Vedere cosa rende felici le altre persone è prezioso».

 

I servizi tedeschi “vanno a letto” con quelli americani?

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Le ultime dichiarazioni si Snowden innescano un altra bomba. La talpa infatti avrebbe rivelato che i servizi tedeschi collaborassero con la Nsa e che le persone da sorvegliare venissero selezionate in base ai loro profili Facebook e alle loro mail. In una intervista al giornale tedesco Der Spiegel, talpa avrebbe usato l’espressione inequivocabile che gli Usa ”vanno a letto con i tedeschi”

Nella Nsa – precisa Snowden, c’è una direzione degli Affari Esteri e la cooperazione con gli altri pesi è concepita in modo da ”isolare i leader politici dalle ripercussioni” nel caso in cui venisse svelato ”con quale ampiezza stanno violando la privacy globale”.

L’intervista è stata condotta da un esperto americano in crittografia, Jacob Applebaum, e dalla regista di documentari Laura Poitras, con l’aiuto di email criptate, poco prima che Snowden uscisse allo scoperto.

Secondo Der Spiegel, la collaborazione tra la Nsa e i servizi tedeschi del Bnd è più stretta di quanto si sapesse finora, con gli americani che forniscono agli alleati ”strumenti di analisi”, in particolare per il Medio Oriente.

Stop all’allattamento virtuale… puritanesimo anglosassone?

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Dopo Facebook arriva lo stop anche da Instagram dove  l’account di una community per neo mamme è stato mandato off proprio a causa di quelle foto ritenute troppo “hard”. L’account in questione è stato quello di “Leaky Boob” gestito da Jessica Martin-Weber, che qualche mese prima era stato “oscurato” sul social network di Zuckerberg.

Così la Martin-Weber ha contattato il team del social su Twitter e le è stato spiegato che:

“Le nostre politiche consentono questo tipo di foto. Tuttavia, quando il nostro team elabora i report, di tanto in tanto incappiamo in un errore. In questo caso, abbiamo sospeso l’account e abbiamo lavorato per correggere l’errore, non appena ci è stato notificato”.

ma le scuse non sono bastate perché secondo la Martin-Weber l’atteggiamento dei social è sessista e misogino nei confronti di tutte le donne che vogliono postarmomenti dell’allattamento per questo ha fatto partire la petizione online.
Il puritanesimo anglosassone invade i social e leva la libertà alle neo-mamme? Oppure è un momento privato che dovrebbe rimanere tale?

Facebook illuminato? La svolta buddista del social blu

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Il social blu sembra essere uno dei ritrovi preferiti di chi reputa il bullismo un ottimo modo d’interagire con il mondo, tanto che l’anno scorso McAfee, in un sondaggio, ha scoperto che il 92% degli adolescenti aveva asssitito a simili episodi sul sito. Ora che Facebook sta cercando di rendere le sue pagine più “gentili” e meno scorrette, si tentano varie soluzioni. Business Insider riporta che, dopo consultazioni e il reperimento di diverse informazioni, Arturo Bejar, l’ Engineering Director di Faccialibro, ha intenzione di provare ad iniettare nel network una buona dose di compassione, così come l’insegna il buddismo. Ecco allora che sono stati istituiti i “giorni della ricerca della compassione”, durante i quali i dipendenti di Facebook hanno assistito a lezioni sul tema tenute da accademici statunitensi. Il risultato è stato che ora verranno personalizzate maggiormente le comunicazioni mentre i tag diventeranno più discorsivi. Queste piccole modifiche hanno portato a un incremento dell’uso dando così una spinta all’adozione di personalizzazioni e sfumature culturali in un ambiente che, per cultura aziendale, si era soliti spogliare e razionalizzare all’estremo.

Arriva il Reader di Facebook

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Ecco l’ultima diavoleria targata Facebook: un Reader pensato e sviluppato per coloro che usufruiscono quotidianamente delle informazioni in rete da dispositivo mobile. L’annuncio era già stato fatto la settimana scorsa con un invito a sorpresa riservato a giornalisti e addetti ai lavori, ma ora è ufficiale. Il “nuovo prodotto” firmato Zuckerberg ha messo a punto un nuovo sistema di lettura delle news. Sempre più social l’informazione che ormai si apre ai blogger e all’informazione indipendente che diventa sempre più concorrenziale con le testate giornalistiche ufficiali.

 

Come ci vendono i social network? Quali sono i pericoli?

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Si chiama petrolio numerico e vale più del petrolio nero, peccato che venga fatto in violazione a ogni legge sulla privacy. I social sanno tutto di noi, da che ora ci connettiamo a quando stacchiamo, ma ci seguono anche attraverso il cellulare, mentre facciamo la foto al nostro cagnolino o quando accompagniamo i bambini a scuola. Sanno dove andremo in vacanza e se preferiamo un film di fantascienza o un classico. Basta un “Mi piace” su Facebook, e i siti web che frequentiamo a dare l’identikit di una persona. Minuto dopo minuto si tracciano i profili mettendo in relazione le informazioni e si tenta poi di influenzare la scelta dei consumatori. Ma quanto valiamo? Noi poco, appena una manciata di centesimi. Per le informazioni sull’età, il sesso e il luogo di residenza di una persona in media valgono appena 0,0005 dollari, forse se quella persona è un vip allora il prezzo cambia… ammesso che ci sia la certezza che quel profilo sia valido.

Il prezzo di un internauta che conta centinaia di amici su Facebook e che con i suoi post appare in grado d’influenzarne almeno una parte è di 0,00075 dollari. Altrimenti, quando la persona nel mirino è una donna incinta bisogna versare per gli stessi dati 0,11 dollari. Mentre se le informazioni in vendita fotografano il comportamento di un individuo in cerca di un’auto da acquistare o di una vacanza da prenotare allora le aziende compratrici sono disposte a sborsare 0,0021 dollari.

Società del settore come ALC Data affibbiano poi un punteggio ai nomi in vendita a partire dal numero di conti correnti e di carte di credito che uno ha all’attivo: più sei in grado di spendere più alto sarà il prezzo al quale verranno venduti i tuoi “segreti”.

Sempre secondo il Financial Times si paga invece qualcosina in più per avere accesso alle liste di dati di persone con problemi di salute. Per esempio: l’indirizzo email di un malato di cancro vale 0,26 dollari. Ma più indirizzi compri più il prezzo scende. Fino ad arrivare, in determinati casi, a 0,14 dollari per coloro che acquistano un pacchetto contenente 100mila nomi. Funziona come al supermercato con le maxi-offerte: compri due e paghi uno.

Dove è l’etica in tutto questo? Chi ha permesso una tale violazione della privacy e perché non si ferma il business? Troppi interessi?  Chi sono gli intoccabili del petrolio numerico? Chi ha oggi in mano il mondo? Siamo ancora certi che un governo sia libero e indipendente se qualcuno può arrivare a rintracciare i profili dei politici e volendo, potrebbe, influenzarli come si fa con un prodotto commerciale?

Il Grande Fratello non parla solo inglese… Prism italiano?

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”I cittadini europei sono già oggetto di un monitoraggio dai colossi del web su gusti, scelte e abitudini, che e’ contrario alle nostre norme”. E’ Antonello Soro, il presidente dell’Autorità  Garante della Privacy,  a confessarlo a “Il Messaggero”. Soro, ex dermatologo ed ex parlamentare Pd, ricopre questo incarico da un anno, dopo essere stato nominato tra le polemiche. Quindi una voce autoritaria che aggiunge:

 ”Stiamo lavorando con i colleghi europei  per trovare a livello sovranazionale un punto di equilibrio tra sicurezza e privacy. Cerchiamo una bussola diversa nell’uso di strumenti che magari altri paesi, con scarsa consuetudine democratica, usano come strumenti di oppressione. Quello che è emerso in questi giorni in America era in qualche modo prevedibile. E’ dal 2001, dalle Torri Gemelle, che le autorità americane si riservano la possibilita’ di accedere ai grandi archivi telefonici e ai provider di internet. Ma oggi abbiamo davanti un sistema diffuso di sorveglianza indiscriminata e generalizzata, al di là dell’immaginazione. Si previene il terrorismo, sì, ma entrando nei dettagli della vita di milioni e milioni di persone. In quindici anni di esperienza dell’Autorità, sono stati fatti grossi passi in avanti nella formazione di una coscienza diffusa. La rivoluzione digitale, lo sviluppo di internet certo, ha prodotto tensioni, come è vero che l’esposizione infinita della nostra vita in Rete comporta una serie di rischi. Ma l’accesso ai dati da parte delle autorità giudiziarie, ad esempio, non fa registrare anomalie del tipo di quelle americane”.

Il problema alla base è di assicurare sicurezza, ma non privare i cittadini della privacy… due concetti che sembrano essere in contrapposizione e che all’apparenza non hanno una soluzione. In realtà quello che è emerso, almeno in ambito Europeo, ma anche statunitense, la mole di dati monitorata. E’ possibile quando vi è una così vasta gamma di dati eterogenei riuscire a monitorarli tutti e a dare il giusto peso a ognuno di essi?  L’attentato di Boston mostra una lacuna, un nome errato, un monitoraggio delle informazioni sicuramente non completo. Però milioni di americani erano tenuti sotto stretta sorveglianza…

Il problema quindi sarebbe davvero avere una sensibilità per capire quali devono essere le informazioni da tenere sotto controllo e non fare un controllo a tappeto. Ma poi appena accediamo a Facebook c’è chi monitora i nostri gusti, le nostre tendenze sessuali, il nostro pensiero politico e immediatamente ci fornisce la pubblicità più adatta a noi… dove è la privacy se un profilo Facebook può essere oggetto di studi di marketing? Insomma gli utenti sembrerebbe che siano diventati oggetti di “indagini” e “consumatori da assillare con la pubblicità”. A volte siamo anche veri e propri campioni di statistiche a nostra insaputa? C’è davvero chi fa i soldi se noi mettiamo un “mi piace” in internet?

Se questo accade, poi c’è anche chi non è tutelato. Chi viene fatto oggetto di cyberbullismo e chi viene insultato pesantemente… Secondo Soro: ”Non possiamo piu’ essere indulgenti con la violenza verbale presente nella rete”.

La giurisprudenza a che punto è?

Sempre secondo il Garante: ”sta tentando di affermarne una qualche regolamentazione, radicando la competenza dei giudici nazionali rispetto a reati che ledono diritti fondamentali dei propri cittadini e prevedendo alcune responsabilita’ dei provider, ancorche’ stabiliti al di fuori dell’Europa, qualora non si attivino per rimuovere i contenuti illeciti”.

Ma i potenti colossi di internet come Google, Facebook e Amazon? ”non dovremmo permettere che i dati personali, che hanno assunto un valore enorme in chiave predittiva e strategica, diventino di proprietà di chi li raccoglie e dobbiamo anche per tale ragione continuare a pretendere la trasparenza dei trattamenti. Questo – ricorda Soro – è lo scenario nel quale, in azione congiunta con altre Autorità europee, abbiamo avviato un procedimento nei confronti di Google per la gestione opaca relativa alle nuove regole privacy adottate: regole che consentono di incrociare i dati dell’utente rispetto a tutti i servizi utilizzati (da Gmail a YouTube a Google Maps). Assicurare tutela è un compito complesso e difficile quando l’equilibrio tra il valore costituzionale di un diritto e la sua mercificazione, spesso in cambio della gratuità dei servizi offerti, è rimessa direttamente all’utente”.

Sesso una volta a settimana, nel contratto di Zuckerberg

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I contratti pre-matrimoniali negli Usa sono la norma, ma certo quello firmato da Mark Zuckerberg ha quasi dell’incredibile. La moglie ha preteso che venisse inserita la clausola del sesso almeno una volta a settimana prima di dire il fatidico sì, al fondatore di Facebook.

La donna infatti ha fatto leva sui doveri coniugali, al contrario del marito che ha voluto invece mettersi al sicuro sul piano finanziario, regolando tutti i rapporti economici con la sua consorte soprattutto in previsione di un’eventuale rottura.

Troppo Facebook nuoce davvero ai rapporti sessuali se la moglie del fondatore ha dovuto mettere nero su bianco che Zuckerberg assolvesse al dovere coniugale almeno una volta a settimana?  Oppure la futura signora Zuckerberg aveva paura che con il marito ci fosse solo sesso virtuale? Ma avrà anche dettagliato la sua richiesta sui tempi, le modalità e la qualità del rapporto?

 

Quella strana foto: Obama con i Capi del web…

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Era metà febbraio 2011 e Obama fu ritratto a tavola con i capi del web. La foto fece scalpore per la presenza di Steve Jobs, che fra l’altro appariva in uno degli scatti di spalle e sul quale la stampa statunitense si era sbizzarrita a fare le più fantasiose analisi… Jobs sta bene o Jobs sta male! Se invece di analizzare il Ceo di Apple si fosse prestata più attenzione al fatto che Obama era a tavola con 10 persone ritenuti i veri capi del web e il preside di una delle Università più prestigiose d’America che da sempre fa ricerca per migliorare e ampliare l’offerta della rete, forse ora non ci si stupirebbe poi tanto delle intercettazioni e dei controlli telematici.

Con chi era a cena il presidente Obama? Con i più grandi imprenditori di Silicon Valley… Solo una casualità o il motivo erano le intercettazioni e i controlli? Ecco gli “uomini” con il presidente:

– John Doerr, di Kleiner Perkins Caufield & Byers
– Carol Bartz, presidente di Yahoo!
– John Chambers, CEO di Cisco
– Dick Costolo, CEO di Twitter
– Larry Ellison, CEO di Oracle
– Reed Hastings, CEO di NetFlix
– John Hennessy, presidente della Stanford University
– Steve Jobs, CEO di Apple
– Art Levinson, presidente di Genentech
– Eric Schmidt, CEO di Google
– Steve Westly, fondatore di Westly Group
– Mark Zuckerberg, CEO di Facebook

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Pinterest apre al nudo artistico

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E venne il giorno in cui il nudo sui social non fu più un tabù… ma solo se è d’autore e solo se lo postate sulla piattaforma di Pinterest. Facebook e gli altri social invece non cambiano opinione e restano dell’idea che meglio vietare ogni tipo di nudo piuttosto che essere invasi da denunce o da polemiche.

Ma chi è che preme essenzialmente sui social per poter postare le foto di nudo? Soprattutto gli artisti e i fotografi che si sono visti per anni negare le piattaforme per esibire le loro opere. Poi chiaramente c’è anche chi non ha “opere così elevate” e vuole diffondere solo mera pornografia, ma le distinzioni esistono proprio per veicolare ciò che è artistico da ciò che è volgare. Sicuramente l’utente medio di Pinterest non è quello di Facebook. La piattaforma nasce con l’intento di esprimere le proprie passioni e di condividerle. Tra queste c’è anche l’arte e l’arte comprende anche il nudo. Ma il dilemma di sempre è come dare delle norme certe e sicure di cosa può essere ritenuto artistico? Ci possono essere dei canoni per definire un nudo ed elevarlo a opera artistica? Sicuramente si è tutti d’accordo sulla Venere di Milo, ma ci sono voluti anni per apprezzare e accettare la grandezza di Gustave Courbet e la sua “Origine del mondo”.

Ma se Pintarest vuole comunque lasciare la strada aperta, Facebook è ancora alle prese per le polemiche che alcuni grandi marchi hanno sollevato quando si sono visti affiancare alle loro pubblicità altri spot pubblicitari che inneggiavano al femminicidio o che erano discriminanti per qualche categoria. In questo clima, il social network più famoso del mondo è in seria difficoltà a permettere ai suoi utenti la pubblicazione di nudi, qualora anche si trattassero di nudi artistici!

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I 5 consigli che ti possono salvare da Facebook!

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Viviamo nell’ansia continua che qualcuno possa appropriarsi della nostra identità virtuale, ma non ci proteggiamo abbastanza. Eppure basterebbe poco per farlo… ecco i 5 consigli banali che possono evitare a tutti di farsi “soffiare da sotto il naso” il proprio profilo facebook.

1) Bloccare lo smartphone con una password. Facile, scontato eppure ci sono molti utenti che ancora non hanno voglia di ricordarsi di inserire quel numeretto prima di iniziare la giornata virtuale.

2) Diversificare la password. Molti utenti ne usano una ( a volte anche molto banale) per tutti gli account.

3)  Usare il Secure Browsing. Facebook offre questa opzione dal 2011: senza una connessione HTTPS, i vostri dati sono vulnerabili ogni volta che vi connettette a Facebook da un wi-fi pubblico

4) Attivate le funzioni del Login in modo che Facebook vi avviserà quando qualcuno si connetterà al vostro profilo da un computer o un device che non avete autorizzato, in modo da negare eventuali accessi da parte di estranei.

5) Usate i contatti affidabili… arma spesso a doppio taglio, ma se avete partenti e amici su cui potete mettere la mano sul fuoco provate questa nuova opzione di Facebook che vi chiede di selezionare alcuni amici fidati che vi aiuteranno a connettervi nel caso voi non ci riusciate. Come? Ognuno dei vostri amici riceverà un pezzo di codice e, mettendoli tutti insieme, potrete usarli come “chiavi di sicurezza”. Ma se in quel momento non sono connessi… sarà del tutto inutile!

Oggi chiude Facebook… il solito fake che va avanti dal 2011!

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Come ogni anno Facebook chiude il 15 maggio… sarebbe lo stesso Zuckerberg a dare l’annuncio: “Ho perso il controllo di Facebook e lo stress di condurre questa azienda mi ha rovinato la vita. Bisogna porre fine a tutta questa follia”.  Gli fa eco poi Avrat Humarthi, Vice Presidente degli Affari Tecnici a Facebook “Dopo il 15 Maggio 2013 il social chiude. Quindi, salvate le vostre immagini sul computer che poi non le potrete più recuperare”. Lo stesso ad avrebbe detto a un suo amico durante una telefonata privata “Io personalmente non credo che sia un grosso problema. E ad essere onesti, penso che sia per il meglio. Senza Facebook, la gente dovrà uscire e farsi dei veri amici. Che è sempre una buona cosa”.

Naturalmente è solo una “bufala”, ma vediamo perché viene riproposta ogni anno. Sicuramente c’è un gruppo sempre più nutrito di persone (utenti, ex utenti e coloro che non hanno mai voluto accedere al social) che si scaglia contro  Zuckerberg e il suo Facebook e a quelli che prima erano contrari solo per ideologia (proprio perché Facebook può portare, le persone fragili, timide e introverse, a vivere una vita virtuale, ma non una vita reale) ora si sono aggiunti coloro che sono contrari per la politica del social. Facebook sta cercando di controllare la nostra vita e si insinua come una piovra all’interno delle nostre abitudini quotidiane. Consiglia prodotti commerciali ad hoc, ci propone amici con interessi in comune, ci spinge a decidere se ci piace o meno una determinata pagina. Oltre a una privazione della privacy, pian piano ci sta condizionando le scelte e i comportamenti senza che noi ce ne accorgiamo. Ad esempio ci porta a dare dei giudizi sommari con un semplice mi piace/non mi piace senza poter scandagliare a fondo su cosa stiamo esprimendo un consenso o un dissenso. Ci porta a “fare amicizia” con persone “simili”, quindi si va verso cerchie di utenti che condividono gruppi musicali, partiti politici, fedi religiose… annulla in pratica il contraddittorio. Ci porta a dialogare molto senza ampliare i nostri orizzonti proprio perché tende a “conformare” le persone. Senza parlare della pubblicità assillante di cui ci riempie che anche solo subliminalmente siamo portati a seguire. C’è quindi una “dittatura Facebook” da contrastare e c’è chi ritiene che lo si può fare solo mettendo in bocca al fondatore del social parole che possano far riflettere gli utenti più ingenui che si affidano con fiducia a Facebook senza rendersi conto degli effetti più deleteri.

Ma c’è anche chi sostiene che il tormentone di Facebook che chiude aumenta il numero di visite, così da creare nei mesi prcedenti dei picchi di accesso al social che poi consentono di avere un rendimento trimestrale molto più alto. Essendo Facebook quotato in borsa questo sicuramente è un grande vantaggio per la società di Zuckerberg.

Qualsiasi sia il motivo di questi voci, i Facebook addicts (i tossicodipendenti del social) possono stare tranquilli… la loro droga resta a disposizione!

Fuori i bulli da twitter, riprendiamoci il diritto al social network!

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C’è ora il diritto al social network… la possibilità in Italia di poter avere un account, di poter postare, leggere e commentare e non diamolo per scontato perchè in Paesi come la Cina, Cuba, la Corea del Nord, l’Iran  l’accesso al web e ai social spesso è limitato se non vietato. Il social può essere pericoloso per i regimi non a caso si è sempre cercato di reprimerlo o limitarlo.

Ma un diritto comporta anche rispettare la libertà altrui, il pensiero e le idee. Significa educazione e dialogo, non violenza e insulti. Ormai per essere seguiti sul social network invece bisogna provocare, essere sarcastici, crudeli… aberranti! E’ questo il mondo virtuale che vogliamo? Oppure avremmo potuto creare davvero un luogo per sognare, condividere e realizzare progetti insieme anche stando a distanza di kilometri? E’ possibile avere un social network che diventi la palestra della mente? Che porti l’integrazione, che riesca a “fluidificare” i preconcetti, a eliminare i luoghi comuni e che lotti contro l’intolleranza? Probabilmente siamo ancora in tempo per farlo… per passare dall’arena a un teatro in cui ogni nickname possa raccontare la sua storia ed essere ascoltato, criticato ma non “azzannato”, condiviso senza generare lotte con altre fazioni… possiamo sognare tutti insieme un social network utile ed educativo invece che violento e sterile?

Saviano parla di degenerazione del social network “perché Twitter nasce per comunicare: è una piattaforma che mette in connessione chiunque con chiunque. Tutto è aperto. Puoi seguire chi vuoi, puoi leggere cosa scrive Obama, Lady Gaga o il tuo collega, quello che ha la scrivania di fronte alla tua. La capacità di poter assistere in tempo reale a ciò che accade nel quotidiano e comprendere i punti di vista degli altri, condividerne le conoscenze. Retwitti se trovi interessante una notizia e credi valga la pena sottoporla alla tua comunità. Crei dei topic, e puoi farlo chiunque tu sia. Poi ti capita di essere retwittato da chi ha centinaia di migliaia di follower e il tuo pensiero inizia a viaggiare… L’educazione nel web, anzi l’educazione al web, sta ancora nascendo. Scegliere di usare un linguaggio piuttosto che un altro è fondamentale. Ogni contesto ha il suo linguaggio e quello dei social network per quanto diretto non è affatto colloquiale. Si nutre della finzione di parlare in confidenza a quattro amici,  –  il che giustificherebbe ogni maldicenza, ogni cattiveria  –  ma in realtà tutto quello che si dice è moltiplicato immediatamente all’infinito, ed è quindi il più pubblico dei discorsi. Non si tratta di essere ipocriti o politicamente corretti (espressione insopportabile per esprimere invece un concetto colmo di dignità), ma di comprendere che usare un linguaggio disciplinato, non aggressivo, costruisce un modo di stare al mondo. I linguisti Edward Sapir e Benjamin Whorf hanno teorizzato la relatività linguistica secondo cui le forme del linguaggio modificano, permeano, plasmano le forme del pensiero. Il modo in cui parlo, le cose che dico, e soprattutto come le dico, le parole che uso, renderanno il mondo in cui vivo in tutto simile a quello connesso alle mie parole. Se uso (non se conosco, ma proprio se uso) cento parole, il mio mondo si ridurrà a quelle cento parole. Noi siamo ciò che diciamo. Quindi il turpiloquio, l’insulto o l’aggressività costruiscono non una società più sincera ma una società peggiore. Sicuramente una società più violenta. I commenti biliosi degli utenti di Facebook e Twitter portano solo bile e veleno nelle vite di chi scrive e di chi legge. Purtroppo questa entropia del linguaggio sta contagiando anche la comunicazione politica, sempre all’inseguimento della grande semplificazione, della chiacchiera divertente e leggera, della battuta risolutiva. Spesso parole in libertà, senza riflessione, gaffe continue alle quali bisogna porre rimedio. La verità è che se ripeti in pubblico le fesserie dette in privato non sei onesto e gli altri ipocriti, sei semplicemente maleducato e in molti casi irresponsabile. Non è libertà  –  tantomeno libertà di stampa  –  insultare. È diffamazione. Una parte degli interpreti talmudici, paragonano la calunnia all’omicidio. E se penso a Enzo Tortora, non credo sbagliassero di molto. La democrazia è responsabilità e sono convinto che le regole e la marginalizzazione  –  non la repressione  –  della violenza e della trivialità salveranno la comunicazione sui social network. Chi vuole usare il network solo per fare bullismo mediatico potrà aprire il suo personale fight club, senza nutrirsi  –  come un parassita  –  della fama degli altri.”

E chi pensa che questo sia una forma di censura non capisce che in realtà è invece una forma di tutela oltre che ad essere la possibilità di iniziare a fare un uso intelligente del social… a costruire il nostro spazio virtuale secondo i nostri sogni e interessi e non come cloaca di odio e pregiudizio.

Le pubblicità divertenti di Home riusciranno a fare usare l’App?

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Ecco i video della campagna pubblicitaria di Facebook Home che sono stati creati per mirare a mettere in risalto alcune caratteristiche dell’ app per Android. App che in questo momento non sta andando particolarmente bene considerando che il voto su Google Play è di 2,2 stelle su cinque e, delle 14 mila recensioni lasciate, la metà assegna una stella sola.

Il primo ceh vi proponiamo è un divertente video in aereo… dove compare uno strano “bagaglio a mano”

Il secondo invece è una “normale” cena in famiglia, proprio per richiamare il concetto di Home!

L’ennesima vergogna di Facebook!

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Da settimane ormai gira indisturbato sul web un profilo di Facebook veramente raccapricciante. Si chiama Musica e Canto, ma il suo hobby preferito è quello di chiedere a genitori di inviare foto con i “sederini” di bebè che si trovano in rete su cui poi disquisire approfonditamente sulle attività che il pedofilo vorrebbe compiere su quei neonati. Altra attività preferita dell’utente è quella di adescale bambini tramite il network e intrattenere conversazioni spinte. Nonostante più volte sia stato segnalato lo staff di Facebook non lo ha ancora rimosso. E’ nata anche una pagina-gogna per sensibilizzare gli amministratori del social network, ma sembrano veramente sordi.

 

Mark Zuckerberg politico!

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Facebook fonda il suo partito politico volto a migliorare le politiche dell’immigrazione, incrementare l’istruzione e incoraggiare gli investimenti nella ricerca scientifica.

Il nuovo gruppo di pressione avrà l’obiettivo di “promuovere politiche che mantengano gli Stati Uniti e i loro cittadini competitivi in un’economia globale, comprese le riforme dell’immigrazione e dell’istruzione. Lavoreremo con i membri del Congresso di ambedue i partiti, con l’amministrazione e con gli stati e le autorità locali. Useremo strumenti online e offline per promuovere l’appoggio a cambiamenti politici” ha spiegato Zuckerberg nell’articolo al quotidiano statunitense. Nella nuova avventura, la prima sul versante politico, il 28enne miliardario avrà a fianco il suo ex compagno di stanza a Harvard, Joe Green, fondatore e presidente dell’organizzazione, a sua volta imprenditore tecnologico di successo.

Sono molti i gruppi tecnologici che si sono lamentati della normativa attuale in tema di immigrazione perché – sostengono – rende difficile le assunzioni di talenti e laureati stranieri. Per questo, hanno aderito a Fwd.Us anche Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo, Eric Schmidt, Executive Chairman di Google e altri manager della Silicon Valley.

L’ultimo business di Zuckerberg… paghi per parlare con il tuo idolo!

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L’ultimo business di  Zuckerberg… paghi per parlare con il tuo idolo!

Una notizia che se fosse confermata avrebbe dell’incredibile, il più grande incubo di milioni di fans diventa realtà. Internet e la possibilità di scrivere al vip preferito è per molti adolescenti ( e non solo) una cura migliore che andare dallo psichiatra… ora però anche questa diventerà a pagamento. Una decisione gravissima che ha già avuto delle sperimentazioni negli Usa e nel Regno Unito e che potrebbe veramente rivoluzionare l’intero social network. In Usa per spedire un messaggio privato a Zuckerberg si paga 100 dollari… ma le cifre per i comuni vip potrebbero essere meno onerose (ma comunque già il fatto di pagare è scandaloso) ad esempio contattare lo scrittore Salman Rushdie costa più di 15 dollari, mentre il tuffatore Thomas Daley più di sedici. Lo staff di Facebook lo giustifica come “un modo per evitare lo spam”, in realtà è mettere ancora più vincoli a un social che sta prendendo sempre più le fattezze di una dittatura digitale, senza moralità ed etica, capace di impossessarsi di informazioni personali e venderle ai grandi marchi per fare pubblicità. Chi fermerà Zuckerberg? Arriverà il giorno che Facebook scomparirà dai nostri computer e avremo un social network più social e meno business? Finirà la dittatura su internet? E poi chi dà a Zuckerberg il potere di poter far soldi su un vip? E’ di sua proprietà anche la notorietà?

HOME… FACEBOOK DIVENTA VIRALE! La privacy distrutta.

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Un software capace di diventare un “virus” e andare a contagiare Android senza sostituirlo. Tutte le app gireranno sotto l’app madre Facebook e il cellulare diventerà  social. Adesso sappiamo benissimo che se i vantaggi sono indiscutibili, ci sono anche i rischi che tutto questo può comportare. Ad esempio le preferenze che esprimiamo su facebook potrebbero diventare pubblicità da inviare sul mobile e lo si evince proprio da una subdola frase di Zuckenberg “i telefonini dovrebbero essere dedicati alle persone e non ai programmi”, il che prevede che il software studi il comportamento dell’utente e lo indirizzi poi negli acquisti, nelle scelte e anche nelle amicizie. E se tutto questo appare come fantascienza, non lo è poi così tanto. Insomma Home rischia di  distruggere qualsiasi concetto di privacy. Facebook potrà essere in grado di monitorare ogni vostro movimento e ogni piccola azione. Lo smartphone, attraverso il sistema GPS, sarà in grado di inviare informazioni continue al server di Facebook, informandolo su dove si trova il consumatore, in qualsiasi momento. Se il telefono non si muove da una singola posizione tra le ore 22 e le ore 6 per una settimana – si ipotizza – per Facebook sarà più semplice sapere dove si trova la vostra casa”. Spaventa poi lo scopo di questa operazione: “Il problema è che Facebook sta per utilizzare tutta questa mole di dati non per migliorare la nostra vita, ma per realizzare attività di marketing più mirate”. Quindi, oltre a venire violata la nostra privacy, il rischio è quello di trovarsi sempre più bombardati dai messaggi pubblicitari. Insomma siamo arrivati al GRANDE FRATELLO…  Diffidate del video accattivante e cerchiamo di aprire gli occhi sui nostri diritti continuamente violati da Face.

Ecco Facephone!

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Mark Zuckerberg a Menlo Park illustra le caratteristiche del Facephone:

Lo smartphone targato Facebook, sarà prodotto da HTC e sarà gestito da un sistema operativo Android, promette di rivoluzionare l’interazione degli utenti con il social network da dispositivo mobile, permettendo un migliore e più veloce accesso alla piattaforma di Zuckerberg.

Secondo l’ideatore di Facebook sarà una nuova esperienza… nulla a che vedere con i normali smarthphone, l’accesso al social sarà sempre attivo così da garantire la condivisione costante di ogni foto, con la possibilità di chattare e inviare sms. Insomma sembra che la telefonia, lasci il passo a sms, chat e media!

Ritirato il “palazzo di Jabba” di Star Wars

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La Lego, storica azienda danese di giocattoli, ha deciso di ritirare dalla produzione il “Palazzo di Jabba”, dopo le proteste sollevate dalla comunità islamica austriaca che riteneva offensivo il prodotto. La polemica era nata a gennaio, dopo che un padre austriaco di fede islamica aveva scoperto come sua sorella avesse regalato il prodotto al figlio. Il gioco, rivolto a bambini di età compresa tra i 9 e i 14 anni, era stato così accusato di essere anti-islamico. Il personaggio protagonita del giocattolo, “Jabba the Hutt” viveva nella sua tana intergalattica, una cupola orientale dotata di razzi e mitragliatrici molto simile a una moschea. E si mostrava anche la Principessa Leia in catene, come sua schiava personale.

La Lego non aveva acconsentito al ritiro del gioco perché riteneva di aver immesso sul mercato solo la riproduzione del palazzo del film, quindi nessuna allusione all’Islam.

Poi, la società costruttrice del gioco ha cambiato idea: a partire dal 2014, il prodotto verrà ritirato. La decisione è arrivata dopo un incontro a Monaco di Baviera tra i leader della comunità turca e alcuni dirigenti della Lego.

Arriva lo smartphone social!

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Uno smartphone social. Potrebbe essere il prossimo 4 aprile la data in cui Facebook lancerà finalmente il proprio smartphone. Lo suggeriscono diversi siti sulla base di un invito mandato ai giornalisti Usa dall’azienda di Mark Zuckerberg, dal titolo ‘Venite a vedere la nostra casa in Android’. Anche se il termine casa è abbastanza ambiguo, è abbastanza probabile che l’annuncio si riferisca al dispositivo basato sul sistema operativo di casa Google di cui si parla da diversi mesi, che dovrebbe essere assemblato dalla casa taiwanese Htc: «Le due compagnie – scrive 9to5 Google, un altro sito di solito bene informato – stanno lavorando da mesi non all’hardware o al software, ma alla campagna di lancio». Un ulteriore indizio, sottolinea The Verge, è il fatto che Facebook ha iniziato ad aggiornare alcune delle sue app senza passare da Google Play, lo ‘storè di Android, forse per testare alcune nuove funzioni. Uno smartphone ‘targatò Facebook potrebbe permettere di usare al meglio le nuove funzioni per le chiamate ‘ispiratè a Skype e appena messe a disposizione anche del pubblico italiano.

Zuckerberg copia Grillo… Partito Social?

Politica dal sapore social. Forse è questo l’intento di Mark Zuckerberg, inventore di Facebook che in questi ultimi tempi sembra essersi molto interessato alla politica.
Il “papà” del social network ha più volte parlato della riforma sulle leggi dell’immigrazione, tema molto caldo negli Usa, e si è preoccupato di diffondere la sua “filosofia” attraverso la grande rete social di cui dispone.
Secondo la stampa americana sembra che Zuckerberg si stia spingendo verso un’attività politica o comunque di movimento, una sorta di lobby da condurre insieme ad altri leader dell’hi-tech che possa essere in grado di mettere pressione alle istituzioni statunitensi su questioni sociali, tecnologiche o civili. Pare che l’inventore di Facebook sia una sorta di Grillo d’oltreoceano, che sta cercando di diffondere le sue idee politiche sfruttando il potenziale della rete.
Secondo le indiscrezioni Zuckerberg, a quanto pare, aspirerebbe a una sanatoria per tutti gli immigrati “illegali” d’America, i cui prossimi o connazionali hanno una finestra sul mondo tramite Facebook. I potentati americani restano in attesa, non certo senza preoccupazione: se il partito di Facebook dovesse essere lanciato realmente, potrebbe avere effetti destabilizzanti sulla politica e sulla società.

YouTube è la “tv” più vista al mondo!

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Si può ormai considerarlo il canale televisivo più visto del mondo. Con un miliardo di utenti unici al mese, questo è il nuovo record di YouTube, il sito di condivisione di video fa di Google la principale “emittente” multimediale del pianeta. Con i contenuti prodotti da milioni di utenti, ma anche da creatori professionisti. “Se fosse un Paese, sarebbe il terzo più grande al mondo, dopo Cina e India”, si legge sul blog ufficiale. Fondato nel 2005 da tre ex dipendenti di PayPal, YouTube si è rivelato un successo immediato. Dopo appena un anno, per acquistarlo Google dovette sborsare 1,65 miliardi di dollari.

Con il boom degli smartphone e il successo dei social network, quasi una persona su due che naviga su Internet carica o visualizza video su YouTube. Nel settembre scorso, era stato Facebook a raggiungere la soglia del miliardo di utenti unici. E anche per il social network fondato da Mark Zuckerberg sono serviti solo 8 anni per raggiungere il successo. A far moltiplicare i clic su YouTube sono soprattutto i video musicali. L’ultimo caso è quello del cantante sudcoreano PSY che con la sua hit ‘Gangnam Style’ ha raggiunto l’incredibile cifra di 1,45 miliardi di visualizzazioni. Ma il sito è ormai il canale preferenziale per la diffusione di contenuti sia di produzione “major” che indipendente. Con ricavi pubblicitari e programmi di partnership tra i più importanti per Google. Che ora punta all’ innesto con produttori di contenuti a pagamento specificamente progettati per Youtube, ormai raggiungibile anche come un normale canale Tv attraverso i televisori di ultima generazione e dispositivi esterni per la connected-tv.

Facebook ruba il “cancelletto” a Twitter!

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Ancora manca la conferma ufficiale, ma Facebook sta pensando ad una mossa rivoluzionaria per il mondo dei social network. Secondo le testate statunitensi Zuckerberg starebbe pensando di introdurre l’hashtag, ‘rubando’ a Twitter il simbolo cancelletto (#) utilizzato per raggruppare in temi le conversazioni. Alla base di questa decisione ci sarebbe proprio l’utilià dell’hashtag nel convogliare argomenti, e di consegurenza pubblicità e notizie.

Gia con Instagram, comprato lo scorso anno da Facebook, il social network aveva familiarizzato con il cancelletto, tanto che la nuova versione della timeline sembra già predisposta ad un utilizzo differente. L’obiettivo di Zuckerberg è di moltiplicare le condivisioni di notizie, in modo da vendere maggiori spazi pubblicitari. Basti guardare come, con l’elezione del nuovo Papa, l’hashtag #PopeFrancis sia stato cliccatissimo, come nel caso di tutti i grandi eventi, come la rielezione di Obama, il festival di Sanremo o il Super Bowl. E Twitter? Starà a guardare mentre Facebook gli ruba uno dei suoi simboli chiave? Sono poche le probabilità di una denuncia, visto che in ballo c’è il simbolo cancelletto, ma non è da escludere una causa sui brevetti e il suo utilizzo.

Il nuovo look di Facebook? Solo per fidelizzare la pubblicità!

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Facebook e la sua faccia nuova, ma di sicuro non pulita! Il social network più famoso al mondo ridisegna il ‘news feed’, il flusso di aggiornamenti che ogni utente riceve dai propri “amici”, per fidelizzare ancora di più i visitatori del social network e aumentare l’appeal per gli inserzionisti pubblicitari.

Facebook vuole rendere il ‘feed’, la prima pagina che l’utente apre una volta effettuato l’accesso, più rilevante, interessante da un punto di vista visivo e con varie parti correlate le une alle altre. “Stiamo cercando di dare alle persone il migliore giornale personalizzato possibile”, ha detto l’amministratore delegato Mark Zuckerberg, durante un evento al quartier generale di Menlo park. Mentre Mark Zuckerberg, conia anche un nuovo motto “condividere tutto con tutti”!

In realtà sembra solo  l’ennesimo tentativo di Facebook di capire i gusti personali e poi rivederli alle aziende. Capire i gusti musicali, avere dei veri e propri gruppi già formati, con amici e amici di amici che parlano dell’ultimo video virale o del singolo del cantante appena uscito. Vedere cosa mangiamo a pranzo e che leggiamo prima di addormentarci. Quello che indossiamo e a cosa aspiriamo. E-bay, shopping on line e pizza a domicilio. Tutto emerge dalle nostre foto, frasi e video che postiamo sul “grande fratello” Una campionatura che è meglio di un indice Istat, meglio di qualsiasi statistica. I dati sono lì a portata delle aziende che analizzanno i nostri gusti e ci preparano il prodotto proprio secondo i nostri desideri… salvo il prezzo! Insomma siamo in vendita, ma i soldi li prende solo Facebook!

Facebook si fa il lifting!

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Cambia il look, quindi, del più popolare social network del mondo. Tre le novità presentate: una nuova grafica della news feed, la “home page” di Facebook, nella quale ci sarà più risalto alle foto, si potrà scegliere a cosa dare precedenza (post di amici, di pagine o altro) e soprattutto un miglioramento dell’esperienza mobile di Facebook, uno dei vecchi talloni di achille di Fb.

«Le modalità con cui condividiamo stanno cambiando e News Feed deve riflettere questi cambiamenti». Lo afferma l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, annunciando il nuovo look di News Feed.
«News Feed è la cosa più importante che facciamo» aggiunge Zuckerberg. News Feed è la pagina che gli utenti di Facebook si trovano davanti accedendo al social: una sorta di home page dove si trovano informazioni sullo status degli amici e di tutte le pagine seguite. «Riteniamo che il miglior giornale personalizzato sia quello che abbia un’ampia varietà di contenuti» mette in evidenza Zuckerberg.

News Feed si rifà il look, dando più spazio alle Immagini. Prima era soprattutto testo ora – afferma l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg – «tutti abbiamo una macchina fotografica in tasca e il 50% del contenuto di News Feed è fatto di foto e immagini»: è «un giornale personalizzato». Il nuovo look sarà disponibile da oggi e concederà più spazio alle immagini. Il design del nuovo News Feed è ispirato al mobile e consente di vedere subito i contenuti più condivisi. Il nuovo News Feed incorpora direttamente elementi della Timeline, incluse foto e quanti amici le hanno promosse con Mi piace. Con il nuovo News Feed gli utenti sperimenteranno la stessa esperienza sia sul mobile sia sul desktop. «È un passo nella direzione in cui vogliamo muoverci» mette in evidenza Facebook. Per assicurare che gli utenti vedano subito tutte le storie che vogliono Facebook ha introdotto nel nuovo News Feed un «feed che mostra tutto quello che gli amici convidono, uno con solo foto» e altre funzioni più personalizzate.

LA NONNA DI FACEBOOK!

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Mentire sull’età per iscriversi a Facebook: uno stratagemma usato di frequente dagli adolescenti troppo giovani per far parte del social network di Mark Zuckerberg, che richiede di avere almeno compiuto 13 anni. Questa volta però a utilizzarlo non è stato un teenager, ma un’arzilla nonnina di 104 anni del Michigan. Nonostante la veneranda età, Marguerite Joseph si diverte a postare frasi e immagini su Facebook, grazie anche all’aiuto della nipote Gail Marlow, ma per farlo, ha dovuto mentire sulla sua età.
Quando, dopo aver utilizzato per un pò la pagina della ragazza, ha deciso di volere un profilo tutto suo, si è resa conto che non poteva inserire come anno di nascita il 1908: per Facebook era considerata troppo vecchia, e così suo malgrado ha dovuto levarsi un pò di anni. Marguerite tuttavia non aveva nessuna intenzione di mentire, e con l’aiuto della nipote ha deciso di rivolgere le sue lamentele direttamente a Mark Zuckerberg, fondatore del social network. Dopo poco ha ricevuto risposta dall’azienda, che si scusava per l’inconveniente e prometteva una risoluzione in tempi rapidi: «Abbiamo scoperto di recente un problema tecnico per cui alcuni utenti di Facebook potrebbero non essere in grado di immettere la propria data di nascita, se è anteriore al 1910 – ha spiegato un portavoce – Stiamo lavorando per risolvere la questione».
La nonnina, originaria del Canada, ha vinto la sua battaglia, ha potuto inserire la sua vera età anagrafica, ed è diventata molto attiva sul suo profilo, dove posta messaggi e fotografie da condividere con i suoi 511 amici.

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Zuckerberg non si fa spennare!

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Mark era in vacanza alle Hawaii, presso l’hotel Ritz-Carlton di Maui, quando gli è stato chiesto di pagare una lattina di Coca-Cola $5. Ed è stata subito polemica! Lui si è rifiutato di cedere a questo ricatto (in genere il prezzo di una lattina si aggira tra i 3 ed i 4 dollari) e subito è stato tacciato di essere un avaro. Sicuramente molti penseranno di lui la stessa cosa, ma qui entra in gioco ben altro: Mark Zuckerberg, come tante personalità pubbliche, è continuamente al centro di speculazioni  che mirano a “spennare” il vip. Per chi non lo sapesse molto spesso i prezzi sono rialzati per coloro che hanno un’immagine pubblica da tutelare… e quando ci si rifiuta di pagare quanto richiesto, il ricatto è dei più facili… minare l’immagine pubblica tacciando il malcapitato di tirchieria.

La lotta di Facebook a Google fallisce, Graph search delude e fa scendere il titolo

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Lotta tra titani per il castello di Lavezzole! Conteso tra Zuckerberg e Buffet

L’inventore di Facebook, Mark Zuckerberg, e il finanziere Warren Buffet starebbero contendendosi il castello di Lavezzole a  San Damiano d’Asti… Vedremo chi diventerà il “cortigiano”!

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GdF ha avviato verifiche negli uffici della sede italiana di Facebook

Nel frattempo dagli uffici milanesi Facebook risponde di essere in regola con le tasse e che continuerà a cooperare con le autorità italiane.

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