Il video del M5S: citano la supercazzola e Amici Miei

Quagliariello-m5s-supercazzolla-tuttacronacaIl Movimento 5 Stelle ha pubblicato, sul suo canale YouTube Parlamento, l’intervento del ministro Quagliariello in Commissione Affari Costituzionali.

”Pur di prendere tempo e far slittare il finanziamento ai partiti, il ministro disquisisce sul nulla per ore”, spiega la didascalia che accompagna il video che, come scrive “Repubblica” citando il mitico film “Amici Miei”, appare essere una vera e propria “supercazzola”. 

  

Il governo punta sul Dl del Fare per rilanciare l’economia

ddlfare-approvato-tuttacronacaLa Camera ha approvato, con 427 sì e 167 no, la richiesta di fiducia del governo Letta sul dl Fare, un omnibus di 114 articoli (inizialmente 84) con misure in vari settori su cui il governo punta a rilanciare l’economia: dalle semplificazioni allo smaltimento dell’arretrato della giustizia civile, dalle infrastrutture al sostegno alle Pmi, passando per singole norme microsettoriali. Il premier Letta ha dichiarato: “Il voto di fiducia alla Camera è un segnale molto importante”. Secondo il Presidente del Consiglio, le risorse pubbliche vengono spesso utilizzate con “faciloneria”, “senza verificare il rapporto tra le stesse e gli utilizzi, che non possono essere sballati o approvati solo perchè c’è qualche lobby che vince alle due del mattino di fronte ad una Commissione stanca”. Letta ha poi fatto un paragone tra gli evasori fiscali e gli atleti dopati: “E’ facile vincere usando il doping come ha fatto chi ha vinto, truccando, il Giro d’Italia e il Tour de France”. E ancora:  “Gli italiani che hanno portato i soldi all’estero devono sapere che il clima è cambiato e che conviene anche a loro riportare i soldi in Italia perchè la situazione internazionale non consente più di avere le coperture che hanno avuto finora”. Il governo promette “una lotta senza quartiere per recuperare le risorse ovunque esse siano, in Svizzera o nei paradisi fiscali. Lo faremo e lo faremo con forza e determinazione”. “Se ci si chiede perchè l’Italia è un Paese poco competitivo, rispondo perchè l’economia in nero è così quantitativamente importante. Distorce la concorrenza e crea inefficienza”. “Nel nostro paese le tasse sono troppo alte perchè non tutti le pagano”. Letta ha ribadito “l’impegno a usare tutti i soldi che verranno dalla lotta all’evasione per abbassare la pressione fiscale”. Dopo la fiducia alla Camera, il decreto sarà ora cambiato dal Senato, per cancellare l’erronea eliminazione del tetto agli stipendi dei manager. Per quel che riguarda le norme, esse comprendo:

Semplificazioni: verranno sperimentate «zone a burocrazia zero» per le imprese; in più indennizzo in caso di ritardo da parte delle PA nel concludere la pratica. Abolito il certificato di sana e robusta costituzione per i lavoratori.
Edilizia: gli interventi di ristrutturazione edilizie con modifiche della sagoma non sono più soggetti a permesso di costruire: per loro basta la procedura semplificata (Scia).
Appalti: stop responsabilità solidale dell’appaltatore per i versamenti Iva del sub-appaltatore: rimane quella per i versamenti delle ritenute sui redditi dei dipendenti.
Lavoro: modifiche alle semplificazioni in questo settore, per evitare che incidano sulla sicurezza: precisate le competenze che dovrà avere l’Incaricato per la sicurezza, che sostituirà il Documento di valutazione del rischio (il Duvri); specificati gli elementi da tener conto nella valutazione del rischio.
Giustizia: misure per smaltire l’arretrato civile. La Camera ha eliminato l’obbligo della proposta conciliativa del giudice e ha modificato la mediazione obbligatoria: questa si considera avverata se il primo incontro si conclude senza accordo.
Infrastrutture: 2 mld in 5 anni per opere immediatamente cantierabili. Finanziate tre opere in Piemonte per 170 milioni, la terza corsia della A4 in Friuli, la «telesina» e la Termoli-San Vittore in Campania, l’eliminazione dei passaggi a livello sulla linea ferroviaria adriatica. Incentivi fiscali per le opere sopra i 200 milioni euro (finora era 500)
Scuola: Per la messa in sicurezza delle scuole arrivano 150 milioni in più per il 2014, da ripartire tra le Regioni.
Agenda Digitale: implementata la ‘governancè sia della Cabina di Regia che dell’Agenzia.
Domicilio digitale: la casella di posta elettronica certificata (Pec) è assegnata di diritto ad ogni cittadino ed è poi attivabile in via telematica dall’interessato;
Wi-Fi: gli esercizi commerciali che lo offrono gratis, non dovranno più identificare il cliente che si connette.
Cinema: prorogato al 2014 il credito di imposta.
Pmi: ampliata platea delle imprese che possono accedere al Fondo di Garanzia: anche i professionisti e le imprese sociali. Finanziamento di 2,5 mld a favore di micro, piccole e medie imprese per rinnovo macchinari (fino a 2 mln per azienda).
Appalti PA: le imprese che ottengono un appalto da una PA, sia con bando che con contratto, potranno avere un anticipo del 10% delle somme dovute.
Fondi Ue: norme per accelerare il loro utilizzo. Le risorse ancora da spendere ammontano a 30 mld. Se gli EE.LL non agiscono interviene il Governo nominando un Commissario.
Ricerca: il Miur sosterrà una serie di interventi di sostegno e sviluppo della ricerca fondamentale industriale, con un contributo alla spesa. Fine del blocco del Turn Over nelle Università e negli Enti di Ricerca.
Università: da 2014 30.000 borse di studio da circa 5.000 euro per gli studenti italiani meritevoli, per favorirne la mobilità negli Atenei lontani da casa.
Spending review: diventa permanente, con un Comitato interministeriale con un Commissario con poteri ispettivi, compreso l’invio della Gdf.
Federalismo fiscale: accelerato il passaggio di beni demaniali agli EELL: l’introito in caso di vendita andrà per il 25% allo Stato per abbattere il debito.
Fisco: Equitalia non potrà sequestrare il macchinario o il bene mobile se l’azienda o il professionista dimostra che esso è «strumentale» alla propria attività. L’unica casa di abitazione non può essere pignorata. Per le partite Iva comunicazioni telematiche semplificate. Disoccupati ed esodati che non hanno più il datore di lavoro a fare da sostituto di imposta, avranno comunque i crediti fiscali entro l’anno rivolgendosi al Caf.
Tobin Tax: proroga all’ 1 settembre 2013 la decorrenza e al 16 ottobre 2013 il termine di versamento.
Sindaci-deputati salvano scranno: i sindaci delle città fino a 15.000 abitanti eletti in Parlamento salvano entrambi gli scranni fino alle prossime amministrative (2015).
Corsia preferenziale per i farmaci innovativi per avere tempi rapidi per la loro autorizzazione.
Medici: slitta all’agosto 2014 l’obbligo del personale sanitario di avere una assicurazione Rc.
Multe: sconto del 30% sul quelle pagate entro 5 giorni.
Debiti Pa: Per Puglia e Piemonte, Emilia e Lazio altri 280 milioni per saldare i proprie debiti sanitari.
Tv Locali-Banda Larga: evitato il taglio di 19 milioni nel 2013 alle Tv locali, ma a danno dei Fondi per la Banda Larga.
Croce rossa italiana: arrivano 150 milioni di anticipazioni di liquidità per il 2014 da parte del Tesoro.
Poste: per le spa pubbliche non quotate non vale il taglio del 50% delle spese sulle auto previsto dalla spending review.
Rifiuti: divieto di importazione in Campania di rifiuti speciali e di rifiuti urbani pericolosi da smaltire.

Ostruzionismo in aula. Grillo dichiara: “Bisogna ripulire l’Italia dal letame”

beppe-grillo-dldelfare-tuttacronacaNel giorno in cui si vota la fiducia al decreto legge ” del fare”, Beppe Grillo spiega nel suo blog che: “Bisogna ripulire l’Italia come fece Ercole con le stalle di Augia, enormi depositi di letame spazzati via da due fiumi deviati dall’eroe”. Il leader del M5S prosegue: “E’ una fatica immane, ma per salvarsi, o almeno limitare i danni, bisogna risanare il Paese, vanno sradicati inciuci, connivenze, diritti acquisiti, rendite di posizione, burocrazia”, prosegue il leader del M5S, definendo poi il governo Letta “inesistente”. Immediata la reazione, su Twitter, della portavoce del Pdl alla Camera, Mara Carfagna: “Grillo istiga all’odio e alla violenza. Basta con questo patetico fascismo 2.0”.

Nel frattempo, in aula, prosegue l’iter parlamentare del dl così come l’ostruzionismo portato avanti dalle opposizioni. M5S, Sel e Lega hanno infatti presentato 251 ordini del giorno, di fronte ai pochi depositati da singoli deputati della maggioranda. Il timore è che la discussione e il voto, che avverranno dopo la fiducia, richiedano molte ore, il che lascia presagire alla Camera una seduta fiume. Il governo ha messo martedì la fiducia alla Camera sulla conversione in legge del decreto, che contiene provvedimenti per rilanciare l’economia. L’esecutivo vuole in questo modo evitare la discussione degli 800 emendamenti presentati, che impedirebbe l’approvazione prima delle ferie anche di altre leggi, in particolare quella sull’omofobia. La strategia potrebbe essere vanificata, però, dall’ostruzionismo annunciato e sicuramente messo in pratica da parte di M5S, Lega e Fdi.

Il governo pone la fiducia al “decreto del fare”

decreto-fare-tuttacronacaVotazione sulla fiducia domani, 24 lulio, sul decreto “del fare”. Oggi il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha spiegato: “Abbiamo un calendario molto complicato: 6 decreti, le leggi europee, il disegno di legge di riforma costituzionale, le leggi sui partiti e l’omofobia, votare su 800 emendamenti non permette di rispettare tempi”. Come spiega Il Fatto, Franceschini ha riassunto in aula la situazione che si era venuta a creare dopo, appunto, la presentazione di 800 emendamenti al decreto legge: su richiesta dell’esecutivo di “scendere a un numero ragionevole” Sel e Lega “avevano detto sì”, la maggioranza aveva accettato di ridurre a 10 gli emendamenti mentre una trattativa con il M5S era saltata e i parlamentari “grillini” avevano deciso di tenere tutti le modifiche presentate, cioè oltre 400. “Se il tema è costruire un percorso che consente all’aula di esprimersi in tempi ragionevoli sui singoli emendamenti è un conto, se invece il tema è l’accoglimento di un certo numero di emendamenti la cosa cambia”, ha spiegato il ministro. Rispetto alla trattativa sugli emendamenti tra M5S e governo, i pentastellati si erano dichiarati disponibili a ritirare gran parte degli emendamenti, riducendoli a 8. Ma il governo avrebbe risposto di poterne accogliere la metà, cioè quattro.

Nel frattempo M5S, Lega e Fdi non hanno accettato la diretta televisiva sulle dichiarazioni di voto finali: questo lascia intendere l’intenzione di praticare l’ostruzionismo, avvalendosi degli strumenti regolamentari che concedono tempi larghi di intervento ai deputati sui decreti legge. Un no dell’M5S è arrivato anche per la possibilità che le commissioni Affari costituzionali e Ue possano esaminare la legge sul finanziamento ai partiti e la legge comunitaria. A conseguenza di ciò, saranno solo le commissioni che esaminano decreti legge a riunirsi.Il capogruppo Pd Roberto Speranza, ha spiegato che tale ostruzionismo “Rischia di rallentare provvedimenti decisivi, di cui il Paese ha bisogno”. Sono i pentastellati che spiegano: “Alla fine avevamo presentato otto-nove punti qualificanti di modifica al decreto ‘del Fare’. Punti che avrebbero migliorato un testo pressoché impresentabile. Al governo, però, evidentemente non interessa affatto licenziare norme utili al Paese”. Quindi gli eletti M5S elencano: “Estendere la riduzione del Cip 6 anche agli inceneritori, togliere la scandalosa deregulation sulle sagome degli edifici demoliti e ricostruiti, favorire il pagamento degli stagisti del ministero della Giustizia, aprire un fondo di sostegno alle Pmi in cui poter versare le eccedenze degli stipendi dei parlamentari, rendere più aperta e democratica la gestione della Cassa depositi e prestiti, rivedere la Tobin Tax per colpire il day trading, ricalibrare l’Iva sui servizi portuali, vincolare infine gli incentivi per i nuovi macchinari al mantenimento dei livelli occupazionali e delle strutture produttive sul territorio nazionale”. Con queste misure, se fossero state introdotte, concludono i deputati del Movimento, il decreto sarebbe stato “almeno presentabile: al ministro Franceschini abbiamo lasciato intendere che non ci interessa la mera contabilità degli emendamenti presentati o approvati. E tantomeno le pantomime mediatiche su sterili battaglie, tipiche di una certa opposizione. A noi interessano le modifiche concrete e puntiamo sempre a portare a casa i risultati”.

Bertinotti a Napolitano: “Non può costringerci ad avere questo governo”

bertinotti-letteraaperta-tuttacronacaLettera aperta al Presidente della Repubblica firmata dall’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e pubblicata sul Corriere della Sera con cui il politico spiega il suo punto di vista, ossia che il governo in carica “non è l’unica soluzione possibile” e il Capo dello Stato non può “congelare d’autorità” questa soluzione, “perchè altrimenti la democrazia sarebbe sospesa”. “Lei non può. Lei non può congelare d’autorità una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese, quella in atto, come se fosse l’unica possibile, come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse oggettivata dalla realtà storica. Lei non può, perchè altrimenti la democrazia sarebbe sospesa”, afferma Bertinotti, secondo il quale Napolitano “non può trasformare una sua, e di altri, previsione sui processi economici in un impedimento alla libera dialettica democratica”. E Bertinotti insiste: “C’è nella realtà politico-istituzionale del Paese una schizofrenia pericolosa: da un lato si cantano le lodi della Costituzione repubblicana, dall’altro, essa viene divorata ogni giorno dalla Costituzione materiale”, e quando il Capo dello Stato chiede al Parlamento di “sostenere il governo perchè la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, contribuisce alla costruzione dell’edificio oligarchico promosso da questa costituzione materiale. Il capitalismo finanziario globale non può essere imposto come naturale, nè la messa in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia. O le rivoluzioni democratiche possono essere possibili solo altrove?”.

Abolizione finanziamento ai partiti: no a passi indietro

enrico_letta_tuttacronacaIl presidente del Consiglio, Enrico Letta, scrive in Twitter: “Non faremo passi indietro sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il ddl che abbiamo presentato è una buona riforma. Perché bloccarlo?”. Oggi alla Camera prende il via il voto degli emendamenti al testo. Daniela Dantanchè, del Pdl, ribadisce: “Non facciamo scherzi sul finanziamento pubblico ai partiti, punto qualificante del programma elettorale del Pdl. Ognuno cammini con le proprie gambe. In questo momento di profonda crisi economica, considerando come tirano la cinghia gli italiani, essi non capirebbero se noi non facessimo come loro”. Matteo Orfini, esponente Pd, dichiara invece: “Nei momento di difficoltà di governo ci si grillizza e si utilizza l’argomento del finanziamento pubblico contro un indistinto partitismo”. Spiega quindi: “Su questo punto stiamo facendo una discussione di merito che parte dal ddl e nessuno sta cercando di rallentare. Il problema che abbiamo posto è solo quello di garantire al fianco all’abolizione del finanziamento anche la democrazia interna e la trasparenza dei partiti”.

Il disegno di legge varato il 31 maggio prevede l’abrogazione per gradi dell’attuale sistema di rimborsi elettorali ai partiti. Il contributo pubblico dovrebbe ridursi al 60% nel primo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore della legge, al 50% nel secondo esercizio e al 40% nel terzo esercizio, per poi cessare del tutto. A regime – nel 2017, se la legge fosse approvata dal Parlamento entro quest’anno senza modifiche sostanziali – gli unici canali di finanziamento dei partiti diventerebbero le erogazioni volontarie con detrazioni dall’imposta lorda del 52% per gli importi fra i 50 e i 5.000 euro e del 26% per tutti gli altri fino a un massimo di 20.000 euro e la destinazione volontaria del 2 per mille. La contribuzione volontaria partirebbe dalla dichiarazione dei redditi 2015 relativa all’anno precedente.

La protesta dei pentastellati contro il finanziamento ai partiti: soldi finti in aula

finanziamento-protesta-tuttacronacaBocciata alla Camera la mozione con cui il M5S chiedeva la sospensione della rata dei rimborsi di luglio in attesa dell’approvazione della nuova legge di riforma del sistema di finanziamento pubblico ai partiti. A votare la mozione sono stati solo i pentastellati supportati dai leghisti. Bocciatura anche per la mozione di Sel, con cui si chiedeva di istituire una commissione di studio sul tema. Passata invece la mozione di maggioranza sul finanziamento indiretto ai partiti, con i contributi volontari dei cittadini. Dopo la bocciatura della mozione, i deputati 5 stelle hanno protestato lasciando l’Aula della Camera, non attendendo il voto sulle altre mozioni. Nell’uscire, passando davanti ai banchi del governo vi hanno depositato finte banconote da 500 euro obbligando la presidente di turno, Marina Sereni, a lanciare un appello: “Non depositare carta sui banchi del governo”. Riguardo la votazione, pronto l’attacco di Manlio Di stefano: “Pd, Pdl e Sel hanno confermato che sui soldi sono sempre uniti. Insieme hanno votato contro la sospensione della tranche di luglio schierandosi dietro la promessa di un ddl che dovrebbe convertire il tipo di finanziamento da diretto ad indiretto, ma dal 2017. Il paese però è in crisi oggi”. Mentre Grillo ha commentato: “I partiti si tengono i soldi: 91.354.339 euro”.

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L’intervista a 360° di Renzi alla radio

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Un’intervista che spazia su diversi temi quella che il sindaco di Firenze ha rilasciato ai microfoni dell’emittente radiofonica Ladyradio.

S’inizia con la Grande Illusione che ha portato all’ Immensa Delusione:

«Abbiamo avuto il tempo delle illusioni, e Berlusconi è stato l’uomo delle illusioni, poi sono arrivate le delusioni, e in questo anche il centrosinistra ha un pò deluso; ora l’unico modo per superare illusioni e delusioni è quello delle decisioni».

Ma ora che abbiamo la commissione di saggi che ci indicano il percorso la strada sarà tutta in discesa?

«ci dirà le cose che già sappiamo, che va cambiata la burocrazia; ma per questo basta anche un grullo, non ci vuole un saggio».

Segreteria o non segreteria del Pd, questo è il dilemma?

«È un tema che affascina  i cittadini a livello variabile da -10 a -18, su una scala da 0 a 10. I cittadini chiedono che si cambi il paese. Non stanno chiedendo ai politici chi si candida, chi fa il segretario, chi il presidente. Chiedono se siamo o non siamo in condizione di realizzare le cose che si dicono da 20 anni».

Tagliare la burocrazia è il primo passo?

«C’è un pantano, una sabbia mobile, che è la burocrazia italiana. O si ha il coraggio di superare questa burocrazia, che è una sabbia mobile e uccide anche le speranze più belle, oppure il paese per forza è condannato al declino»

La cena con Flavio Briatore?

«Questo atteggiamento di polemiche su pranzi e cene è insopportabile. Ho incontrato Briatore, una persona molto diversa da me come io sono molto diverso da lui per milioni di motivi; ma questo non mi impedisce di riconoscere che si tratta di un signore che ha fatto grandi cose per lo sport , dà lavoro a duemila persone a giro per il mondo. Dare giudizi etici su con chi si va a pranzo è francamente incomprensibile. Ognuno va a pranzo con chi crede, se poi domani, da un pranzo, verrà fuori un investimento che porterà soldi sulla città, voglio vedere come si farà a dire che è una cosa poco seria».

E poi conclude con la puzza sotto il naso del Pd:

«La prossima volta bisognerà che il Pd abbia meno puzza sotto il naso e vada a prendere i voti dei delusi del centrodestra. Ora  abbiamo un governo che non è di centrosinistra ma di larghe intese. Io durante le primarie lo dicevo che bisognava andare a prendere i voti dei delusi del centrodestra; ora, invece, del centrodestra, ci tocca prenderci i ministri».

Renzi che prova a scrollare dal suo partito la polvere dei secoli che lo ha avvolto? Renzi che tenta di dipanare quella nebbia che continua a far perdere la rotta e gli obiettivi ai democratici? Renzi che tenta di dare un’alternativa a quel Pd che  insegue pedissequamente il “faro” acceso dal Pdl e che illumina nella direzione sbagliata?

Veltroni non digerisce l’incontro Renzi-Briatore… e l’imprenditore risponde!

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Sembra che un incontro a base di pesce tra Renzi e Briatore, conosciutisi di persona per la prima volta grazie all’organizzazione del manager Lucio Presta, abbia fatto discutere e non sia stato apprezzato da tutti. Il primo a mostrare il pollice verso è stato Walter Veltroni: “Io e Renzi su Briatore non ci capiamo più”. Commento non chiaro ma che l’imprenditore non ha fatto passare indifferente, visa la serie di cinguettii inanellati in Twitter, del tenore di: “Caro Valter dei nostri successi ne parlano anche in Cina, e dei tuoi” o ancora “Questo Veltroni (tipo melandri) dopo le sconfitte politiche non doveva andare in Africa (sempre stipendiato da noi)” e così via…

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Un anno di tempo per dare una prospettiva nuova all’Italia. Il discorso di Napolitano

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forse con l’aria che tira in Italia non molti hanno voglia di festeggiare la Repubblica, ma Napolitano non manca di lanciare il suo messaggio, un po’ per rincuorare per gli italiani ma, soprattutto, per ricordare ai politici quanto aveva detto nel suo discorso d’insediamento. “Vigilerò perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza, né per quel che riguarda scelte urgenti e vitali di politica economica e sociale, né per quel che riguarda la legge elettorale e riforme istituzionali più che mai necessarie”. Si rivolge con determinazione ai rappresentanti politici il Presidente della Repubblica e invita tutti a moderare i toni del confronto e a lavorare insieme per uscire dalle difficoltà della crisi, ricordando che “Il primo banco di prova sta nel discutere e confrontarsi tra loro liberamente, ma con realismo e senso del limite, senza mettere a rischio la stabilità politica e istituzionale, in una fase così delicata della vita nazionale”. E ha proseguito: “È giusto che in questa giornata del 2 giugno l’Italia dia di sé un’immagine di dignità, di consapevolezza, di volontà costruttiva” prima di ricordare le difficoltà, dalle quali è certo l’Italia si rialzerà: “Viviamo con profonda preoccupazione il protrarsi e l’aggravarsi della recessione, la crisi diffusa, in  molti casi drammatica, delle imprese e del lavoro. Ma diciamo a noi stessi, come all’Europa e al mondo, che a queste difficoltà non ci pieghiamo, che vi reagiamo convinti di poterle superare. Purché – ha detto ancora Napolitano – scatti uno sforzo straordinario di mobilitazione operosa e di coesione sociale, e insieme un impegno efficace e convergente di governo e Parlamento”. La sua preoccupazione primaria, comunque, resta per il lavoro giovanile: “In queste settimane”, ha detto,  ci si sta muovendo “seriamente in direzioni nuove anche in Europa, dove ormai si impone all’ordine del giorno come problema numero uno quello del creare occasioni e prospettive di lavoro per vaste masse di giovani che ne sono privi”. La sua risposta per superare il periodo arriva subito dopo: “Occorre recuperare fiducia nella politica e nelle istituzioni, dando risposte concrete soprattutto ai molti tra voi che vivono momenti duri e penosi e sono in allarme per il presente e per il futuro. Ad essi mi sento e resterò vicino”. Domani dunque il via a una celebrazione sobria, prima di fissare una data ultima per raggiungere un obiettivo: “Di qui al 2 giugno del prossimo anno, L’italia dovrà essersi data una  prospettiva nuova, più serena e sicura – ha proseguito nel suo messaggio -. Andiamo avanti con coraggio per potervi riuscire.  Ancora un augurio. Viva la repubblica!”, ha concluso il suo video messaggio per l’anniversario della nascita della Repubblica.

Strana coppia a tavola: il rottamatore e l’imprenditore

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Strana coppia quella formata da Matteo Renzi e Flavio Briatore che venerdì, a Firenze, si sono fatti una lunga chiacchierata mangiando pesce in un noto ristorante della città. Sembra si trattasse del loro primo incontro di persona, organizzato da Lucio Presta, a sua volta presente. Il manager di Benigni, infatti, sarebbe in ottimi rapporti con il sindaco fiorentino, che anche quest’estate (dal 20 luglio al 6 agosto) ospiterà il comico toscano in piazza Santa Croce, dove tornerà a interpretare la Divina Commedia. Ma di cosa avranno parlato? non si esclude che ci sia stata l’offerta di dare un aiuto economico all’attività politica del sindaco-aspirante-premier. Strana coppia, si diceva, perchè Renzi, a caccia di consensi a sinistra, ha deciso di sedersi al desco proprio con un imprenditore che dal “rosso” si è sempre tenuto alla larga. Però, al fondatore del Billionare, il Rottamatore “piace perché combatte le vecchie mummie”. E poi: “Renzi? Finalmente uno che dice cose normali: se si candidasse premier lo voterei al 100%”.

Strane storie italiane: per “salvare le testuggini”… versare il 5×1000 a CasaPound

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Nelle liste dell’Agenzia delle Entrate si scopre che CasaPound, grazie alla scelta degli italiani su a chi devolvere il 5 per mille, ha guadagnato 41 mila euro, di cui 14 già entrati nelle casse. Ma questa somma è riferita solo agli anni 2010 e 2011, mentre ancora s’ignora quanto prenderanno per l’anno successivo e stanno per aprirsi le “donazioni” per quello in corso. Ma com’è possibile che sia finanziato un partito, che oltretutto si richiama all’esperienza fascista? Perché CasaPound, pur essendo un’associazione di promozione sociale, principalmente è un movimento ed un partito, come dimostra il fatto che stia facendo campagna elettorale per le elezioni del sindaco di Roma ed abbia provato ad entrare in Parlamento durante l’ultima chiamata alle urne. Ma la legge al riguardo, il decreto legislativo 460 del 1997, all’articolo 10, è chiara: “Non si considerano in ogni caso ONLUS […] i partiti e i movimenti politici”. Nè nel Decreto del Presidente del Consiglio del 23 aprile 2010 è stata fatta menzione di un’inclusione dei partiti nelle liste. Ma in queste, formalmente, il nome “CasaPound Italia” non si riscontra. Com’è possibile quindi l’entrata di liquidità? Scorrendo gli elenchi del volontariato s’incappa in una società cooperativa onlus a responsabilità limitata: “L’isola delle tartarughe”. Un nome come tanti, se non fosse che nel logo del partito appare una testuggine ottagonale… Ma l’Isola, stando al codice “Ateco” con cui è registrata, indica “altre attività di intrattenimento e di divertimento” mentre l’oggetto sociale della cooperativa offre una lista lunga ben sei pagine, il tutto gestito con 2 dipendenti. Come rintracciare allora un legame con un gruppo di estrema destra? Basta accedere alla homepage per imbattersi nella scritta: “5×1000 A CASAPOUND”, accompagnata dal codice fiscale dell’Isola delle tartarughe. Ma il rapporto non è nuovo, come nota l’Huffington Post, l’avevano già fatta notare i due democratici Ferrante e Della Seta che non riuscivano a comprendere perché Alemanno avesse “regalato” un casale a questa cooperativa. Durante la scorsa legislatura arrivarono a spiegare in aula che “La cooperativa ‘Isola delle tartarughe onlus’ a quanto consta agli interroganti è chiaramente riconducibile a CasaPound: Paolo Sebastianelli [l’amministratore unico, ndr] è uno stretto collaboratore del leader di CasaPound Gianluca Iannone”. Quello che resta oscuro è come abbiano fatto i “fascisti del terzo millennio” a entrare negli elenchi del 5 per mille, a cui si accede, tramite richiesta, solo dopo essere stati iscritti nell’albo tenuto dal Ministero dello sviluppo economico. Ecco quindi che sotto l’ultimo governo Berlusconi il Mise ha spalancato le porte alle “testuggini” permettendo un lauto introito ai casapoundiani che, da parte loro, parlano in questo modo del loro partito: “CasaPound Italia opera dal 2008 nel sociale, nel volontariato, nello sport, nella politica al servizio dei cittadini senza alcun finanziamento pubblico. Hai l’opportunità di sostenerla in una campagna elettorale che sarà completamente autofinanziata”. Autofinanziata… grazie alle testuggini? E quanti cittadini hanno fatto un versamento inconsapevole? E’ notizia di oggi che il Ministero per lo Sviluppo Economico, insieme all’Agenzia delle Entrate, hanno avviato un’ispezione straordinaria presso questa cooperativa, con un’iniziativa che “parte dalla direzione generale competente che si occupa di cooperative”.

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Le spese folli della Lega in Friuli… tutto rigorosamente verde!

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Polenta, calzature, vestiti, casalinghi, cravatte verdi. C’era un po’ di tutto nella lista della spesa del gruppo della Lega Nord alla Regione Friuli Venezia Giulia finita sotto la lente di ingrandimento della procura di Trieste. Insieme ai rappresentanti di altri partiti seduti in consiglio anche il vertice del Carroccio deve rispondere dell’accusa di peculato per essersi servita di fondi pubblici per uno scopo ben diverso da quello per il quale era stato elargito il contributo. I legali del capogruppo leghista Daniele Narduzzi hanno presentato una memoria difensiva per spiegare gli strani acquisti e respingere le accuse chiamando spese di rappresentanza orecchini, i portachiavi, le felpe, le t-shirt, collanine e braccialetti che venivano distribuiti in occasione delle feste padane. Ma se le giustificazioni per queste spese lasciano perplessi,   le spiegazioni per gli altri prodotti ci portano in un mondo surreale. Gli articoli sportivi definiti «acquisti legati alle premiazioni in cui i consiglieri partecipano per divulgare notizie sulle attività svolte e raccogliere informazioni e proposte su possibili modifiche di normative regionali in materia». Superata anche l’impasse dei casalinghi: «Sono in realtà acquisti in negozi bazar e riguardano oggetti utilizzati per supporto dell’attività politica. «Trattasi – si legge – di vasellame, piatti e bicchieri e anche di stoviglie indispensabili nelle cucine delle feste politiche». E ancora: «L’acquisto indicato come Nelly 33cm non è un elettrodomestico ma un pupazzetto verde arancio usato come mascotte. Idem per il pupazzetto Maxi Nina».

Poi ci sono il cibo per gli animali e un biglietto per la lotteria… anche questa attività di propaganda? I loro elettori sono cani?

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Tramontana su Tremonti, ristruttura la casa gratis e viene indagato!

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Tremonti nei guai per una casa ristrutturata gratuitamente. L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti è indagato a Roma, secondo quanto si apprende, per finanziamento illecito di parlamentare in relazione alla ristrutturazione gratuita dell’appartamento di via del Campo Marzio, a pochi passi dal Parlamento, affittato dal deputato Pdl Marco Milanese e abitato, fino all’estate del 2011, dall’allora titolare del dicastero dell’Economia.
La vicenda giudiziaria, al vaglio del pm Paolo Ielo e della quale parla anche il tg La7, ha preso spunto dagli accertamenti sugli appalti della Sogei, la società generale di informatica controllata dal ministero dell’Economia. Si tratta di uno dei filoni dell’inchiesta napoletana, finito nella capitale per competenza territoriale, sulla cosiddetta P4, partita dai controlli svolti sull’attività di Marco Milanese, ex consulente politico di Tremonti. L’ipotesi di lavoro del magistrato verte sull’eventualità che l’imprenditore Angelo Proietti, titolare della Edil Ars, abbia pagato di tasca propria, tra 2008 ed il 2009, i 250 mila euro di lavori eseguiti nell’immobile di 200 metri quadrati di via del Campo Marzio per entrare nelle grazie del ministro Tremonti e per consolidare il legame con Milanese il quale, in Sogei, aveva un peso specifico non indifferente in materia di nomine e di affidamento di appalti. Nell’inchiesta del pm Ielo sono indagati gli stessi Milanese e Proietti.

PD SCANDALOSO! Il finanziamento è negli 8 punti… ma solo come riduzione!

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“Chi ha seguito i lavori della Direzione nazionale del Pd sa bene che il tema del finanziamento ai partiti è ben compreso negli otto punti approvati all’unanimità”. Così il Pd risponde alla sfida lanciata ieri da Matteo Renzi, aggiungendo che la revisione del finanziamento va fatto insieme al nodo della trasparenza nei partiti. Sembra proprio che il Pd sia corrotto nell’anima! Non c’è più speranza di salvezza.

Renzi spara su Bersani… via il finanziamento ai partiti!

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“Se Bersani aggiunge l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, non fa un atto di demagogia ma di serietà”. E’ quanto ha affermato Matteo Renzi, intervistato da Fabio Fazio nella registrazione di ‘Che tempo che fa’ in onda questa sera su Raitre. “Si ristabilirebbe una sintonia con il Paese”, ha aggiunto.

Nei giorni scorsi il segretario, illustrando alla direzione del partito gli otto punti programmatici su cui spera di ottenere la convergenza del Movimento 5 Stelle per far nascere un “governo di scopo”, ha presentato una piattaforma con molti punti condivisibili dal M5S, a cominciare dal taglio dei costi della politica, ma sul finanziamento pubblico ai partiti ha mantenuto la sua impostazione. “Non sono disposto a discutere sul principio che la politica debba avere qualche forma di sostegno pubblico, altrimenti la politica la fanno solo ottimati e miliardari”, ha ribadito Bersani.

Del resto la prima reazione di Beppe Grillo alla piattaforma programmatica del leader democratico è stato sprezzante. Nel suo blog il fondatore del M5S ha sottolineato infatti come a suo avviso abbiano “più punti in comune tra loro Pd e Pdl di quanti ne abbiano Pd e Movimento 5 Stelle”. “Entrambi – citava tra gli altri Grillo – sono per i rimborsi elettorali”.

280 mln in arrivo alle casse di Napoli: 10 anni per restituire il prestito

Il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato il piano straordinario di riequilibrio finanziario pluriennale.

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