Maria Grazia Cucinotta e gli abiti contro la violenza sulle donne

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Sono 18 capi maculati quelli firmati dall’attrice Maria Grazia Cucinotta e dalla stilista Maria Grazia Severi per dare un segnale forte contro la violenza sulle donne. Il ricavato della vendita andrà a favore della  Fondazione Pangea,la Onlus fondata da Luca Lo Presti nel 2002 .«Abbiamo scelto volutamente il maculato – spiega la Cucinotta -, perché le donne non devono avere più paura a uscire di casa con abiti femminili. La donna non deve rinunciare a essere bella. E gli uomini devono imparare a rispettarla».

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L’associazione della Kyenge. Secondo Libero, gli ambulatori sono fantasma

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E’ il quotidiano Libero a puntare il dito contro il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge e in base alle testimonianze raccolte dal quotidiano, ci sarebbero almeno dei chiarimenti che il ministro potrebbe dare riguardo all’associazione di volontariato Dawa, a Lubumbashi, paese natale della Kyenge. Libero scrive:

[…] C’è un consigliere, Zeffirino Irali, che in questi mesi ha raccolto numerose resoconti e ha realizzato un dossier sulle attività di Dawa. Un piccolo libro nero di cose non fatte o fatte male.
All’interno diverse testimonianze dirette di volontari e collaboratori della Kyenge. Libero ha incontrato con Irali diverse di queste persone e ha ascoltato le loro storie. C’è la funzionaria della Provincia sposata con un cittadino congolose, c’è la pensionata, c’è il professore universitario. Ma soprattutto c’è l’infermiera che ha lavorato nello stesso ambulatorio di Kyenge per molti anni. Tutta gente che, cedendo ai cliché, potremmo definire impegnati e di sinistra. E tutti, per usare un eufemismo, sono rimasti molto delusi dall’attività dell’associazione.

Ma chi c’è dietro a questa onlus? È praticamente un’organizzazione a conduzione famigliare: il presidente di Dawa è Franca Capotosto, amica personale di Kyenge, il «responsabile relazione esteri e comunicazione» è il marito di Kyenge, Domenico Grispino; la «responsabile arte e e cultura» è sua cognata, la preside di scuola media Maria Teresa Grispino; il revisore dei conti è l’altro cognato, il farmacista Gianni Mazzini. Su Facebook la pagina dell’associazione ha un unico amministratore: il ministro Kyenge. Sul sito Internet si legge: «Dawa (magia, medicina, star bene in lingua swahili) è un’associazione non profit nata nel 2002» e che «concentra maggiormente i suoi sforzi nella Repubblica Democratica del Congo», Paese natio della Kyenge. In particolare a Lubumbashi, la seconda città del Paese, e nel villaggio dove il ministro è nato. A leggere Internet, l’iniziativa più concreta risale al 2006: «Cene di beneficenza per il trasporto di un container e di un’autoambulanza». In effetti il carico prende il volo nel 2007 e i giornali locali strillano entusiasti: «Una delegazione di 12 reggiani guidati da due primari dell’arcispedale Santa Maria Nuova e composta da medici, farmacisti, biologi, infermieri, un geometra e un ingegnere sta partendo alla volta della Repubblica democratica del Congo». La squadra dovrebbe inaugurare una nuova struttura sanitaria: «L’ingegner Domenico Grispino (marito di Kyenge ndr) è il responsabile del pro- getto per la costruzione di un ospedale all’interno del parco Kundelungu» scrive il giornale. E Kyenge sul quotidiano «ricorda di destinare il 5 per mille all’associazione che possiede». Di seguito, per i lettori, il codice fiscale. Sin qui tutto regolare. Peccato che in Congo le cose cambino e almeno metà dei partecipanti alla missione torni in Italia inorridita. Gli altri, a onor del vero, sono quasi tutti parenti della Kyenge. Con i nostri testimoni approfondiamo il racconto di quel viaggio. A partire dall’acquisto dei biglietti aerei.

Sul punto le versioni raccolte da Libero combaciano. «Avevamo trovato tariffe inferiori ai mille euro, ma Kyenge ci disse che ci avrebbe pensato lei» dichiara Manuela, professione infermiera. I volontari sono certi di risparmiare e invece il prezzo lievita sino a 1.200-1.400 euro a cranio. I malcapitati non capiscono, ma si adeguano. Nel frattempo, grazie alle cene di finanziamento, vengono riempiti due container di materiale, compresa un’ambulanza. Il trasporto viene organizzato da una zia di Manuela. Il percorso previsto è Sassuolo-Bruxelles- Kinshasa. In Belgio vive una delle tante sorelle di Kyenge. E qui avviene il primo disguido, visto che uno dei due cassoni d’acciaio non riesce a partire. Le cose peggiorano in Africa. «Avevo chiesto sei mesi di aspettativa per questa esperienza. Avrei dovuto occuparmi di seguire l’apertura di un poliambulatorio» avverte l’infermiera. «Ho rifatto i bagagli appena ho capito la situazione. Là non c’era proprio nessuna struttura da avviare». A Lubumbashi, all’interno di una delle proprietà dei Kyenge, i volontari trovano solo un «Centre maternité Kyenge»: «Un vero disastro. Non c’era un generatore elettrico, non esisteva il pavimento, i lettini erano praticamente inservibili. In più venivano usati due soli strumenti per quindici donne per volta e la luce era quella delle candele. Condizioni estreme in cui era impossibile operare».

Bruno, docente universitario di origini straniere ed ex collega di Kyenge, rincara: «Ho portato con me dall’Italia due ostetriche, ma quando sono entrate per poco non vomitano, non sono riuscite a continuare perché la situazione era atroce. Non ho mai visto una cosa simile in vita mia e ho girato abbastanza». In quei giorni vengono organizzate due cene di finanziamento. La prima si svolge al villaggio Kyenge, quello dove è capotribù il padre del ministro, Kikoko, un omone vestito con scettro e pelle di leopardo, mise che ha sfoggiato, tra lo stupore generale, pure a Modena in occasione di una visita specialistica. Esborso per la serata 60 dollari a testa. Una cifra così alta che alcuni volontari danno forfait. «L’altra cena è stata organizzata dal Rotary locale e costò ai partecipanti addirittura 100 dollari» assicura Mariangela, funzionaria della Provincia.

Ma l’episodio che lascia esterrefatti diversi partecipanti è un altro. Uno dei volontari, Antoine, cittadino congolese trapiantato in Italia, in quei giorni si fa raggiungere da alcuni parenti residenti a Kinshasa. A spese loro. La madre viene visitata da Kyenge. Poi si avvicina al figlio: «Mi servono dieci dollari». Come dieci dollari? Domanda il giovane, cercando spiegazioni. I testimoni sostengono che Kyenge, senza batter ciglio, avrebbe replicato: «Certo. Devono imparare a pagare, se no pretendono tutto gratis». I presenti in linea di principio avrebbero potuto pure essere d’accordo, ma ancora oggi si domandano dove siano finiti quei soldi, avendo loro partecipato all’impresa a titolo completamente gratuito. Anche perché dell’ospedale nessuno di loro ha più avuto notizie. Neppure dal sito Dawa. «Non mi risulta che sia stato realizzato. Il nostro sforzo socio-sanitario non è andato a buon fine nonostante il padre della Kyenge avesse molte conoscenze» ammette Bruno. La cui delusione è doppia. Infatti in quella sfortunata trasferta aveva il compito di realizzare un gemellaggio con l’ateneo congolese per scambi universitari. «Per questo incontrai con Kyenge le autorità della provincia di Lubumbashi, il presidente della facoltà di medicina, firmai una convenzione. Cécile mi disse che si sarebbe occupata personalmente di tenere i contatti con la controparte congolese. Dopo sei anni sto ancora aspettando, nonostante i contratti firmati, l’inizio di quello scambio. Anche in questo caso, è andata buca». Non alla signora Kyenge che, grazie a quella sua attività non profit, si è fatta un nome ed è diventata ministro della Repubblica italiana.

Chiaramente queste sono solo testimonianze che andranno verificate e approfondite, sia  per confermare che invece  tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, sia – nel caso in cui ci fossero ancora cose non andate a buon fine o in itinere – per  collaborare a dare loro un nuovo impulso. Ma, se le testimonianze venissero confermate, come mai in questa bella iniziativa di solidarietà ci sarebbero stati così tanti rallentamenti e così tanti impedimenti che non avrebbero permesso una gestione capace di portare conforto e sollievo a un popolo che da sempre lotta contro la povertà e i mali che ne derivano?

Haiti, attacco a una Onlus italiana: un morto

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Attaccata una Onlus italiana ad Haiti. Si sarebbe trattato di un tentativo di rapina all’orfanotrofio della Fondazione Rava, nella cittadina di Kenscoff, ad Haiti. Il furto però è finito in tragedia. Una guardia di nazionalità haitiana dell’istituto dove si trovano oltre 400 bambini, infatti, è stata uccisa da un rapinatore che ha fatto irruzione a volto scoperto. Non risultano esserci altre persone rimaste ferite durante il blitz dei malviventi.

Ha “evaso” un centesimo e gli chiedono 155mila euro

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Si può parlare di anomalia o di cartelle “pazze” o dell’ennesimo caso clamoroso che finisce per divenire una notizia allarmante soprattutto se a fronte di una presunta evasione di un centesimo l’Inps chiedere il pagamento di 155mila euro e si rischia anche di bloccare l’attività di una onlus, la Anffas di Ostia, che da vent’anni si occupa della riabilitazione di ragazzi con disabilità intellettiva e/o relazionale. È stato sufficiente quella misera mancanza nel versamento dei contributi del 2009 per far scattare la mega-sanzione e il pignoramento per un totale di 155mila euro nei confronti dell’associazione. Più o meno la stessa somma che sarebbe servita affinché la onlus potesse ristrutturare un immobile confiscato alla mafia e donato dal Comune di Roma per i meriti e i valori espressi dall’associazione. Già nel 2011 l’Anffas era caduta nel mirino del fisco con una cartella misteriosa da 300mila euro, ma il Tribunale di Roma, in seguito ad accertamenti, aveva annullato il provvedimento, ma a distanza di 2 anni arriva una nuova cartella esattoriale che rischia di mettere in ginocchio l’intera onlus, anche perché ora è stato anche emesso il Durc negativo – cioè il Documento unico di regolarità contributiva, il certificato che attesta il rispetto degli obblighi di legge – che blocca automaticamente l’affidamento e il rinnovo di contratti pubblici di servizi di assistenza socio-sanitari, paralizzando l’attività dell’associazione.

Tasse su tasse, l’autunno a suon di scadenze

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Unica incertezza nel calendario del Fisco è la seconda rata dell’Imu per il resto sono scadenze su scadenze, tasse su tasse. Lunedì 30 settembre sarà il “T-day”. A Milano bisogna pagare la tassa rifiuti, ma ci sono anche le scadenze previdenziali come il versamento dei contributi volontari, o la revisione delle auto, in totale le tasse da pagare saranno 49 adempimenti. I soggetti colpiti saranno molteplici:  dai lavoratori dipendenti agli artigiani e commercianti, dai pensionati ai proprietari immobiliari, dai «creditori pignoratizi», agli enti creditizi, dalle Onlus alle associazioni sportive dilettantistiche, dalle società di capitali agli enti senza scopo di lucro. Il fisco e la burocrazia non risparmiano nemmeno il Senato, la Camera, la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale che devono trasmettere alcuni elenchi.

E tutto questo quando si parlava di semplificazione e soprattutto di minor pressione fiscale. Secondo Unioncamere le scadenze amministrative alle imprese sono arrivate a costare ben 22 miliardi l’anno. Come può riprendersi l’Italia? Come è auspicabile una ripresa se l’industria continua ad essere imbottigliata tra scadenze e tasse? Anche assumere un lavoratore ormai sembrerebbe esser diventato un lusso!

 

Il super baywatch: salva in 4 ore 10 bagnanti

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Una giornata davvero particolare per Enrico carta, 26 anni di Villa Cidro, bagnino dell’associazione Salvataggio Cagliari Onlus che, sotto il coordinamento della Protezione Civile del Medio Campidano effettua, su affidamento della Provincia, il servizio di salvamento a mare nelle sei principali località balneari della costa di Arbus. Nella giornata di oggi, con le condizioni proibitive del mare e la presenza  lungo la spiaggia delle doppie bandierine rosse di balneazione pericolosa, il giovane si è trovato a dover prestare soccorso a 10 persone. Il primo intervento alle 11, quando Enrico Carta si è accorto, dalla sua postazione di controllo, che la corrente del mare agitato stava portando al largo due bagnanti, ormai incapaci di tornare da soli a riva. Il bagnino si è gettato subito in acqua e con l’aiuto di un altro bagnante su una tavola da surf hanno raggiunto e messo in salvo le persone in pericolo. Sono una coppia di cittadini spagnoli, lui di origini sarde: Francesco Schirru, 35 anni, e Maria Elisa Chacon Hernandez, residenti a Barcellona. Mentre i due venivano assistiti in spiaggia è scattato nuovamente l’allarme nello stesso specchio d’acqua per altri due bagnanti. Il bagnino si è rigettato in acqua assieme ad alcuni surfisti. Una delle due persone in difficoltà, Francesca Matta, 28 anni, di Assemini, è riuscita a riguadagnare la riva da sola, mentre l’altro bagnante, Elia Soddu, 30 anni di Nuoro, trascinato a una trentina di metri dal bagnasciuga è stato raggiunto dal bagnino e portato a riva con un surf. Neppure il tempo di riprendersi dalla fatica e alle 12.15 altro salvataggio: Elia Vacca, 51 anni di Bosa Suni, e un ragazzino 13enne, sono stati travolti da un’onda e risucchiati dalla corrente. Entrambi sono stati riportati in spiaggia da Enrico Carta. Poco prima delle 15, quando il bagnino esausto attendeva di essere sostituito da un collega, altra emergenza per quattro bagnanti in pericolo: due ragazzini svizzeri di 16 e 13 anni, un loro zio di Berna e la persona che li ospita in Sardegna.

 

Con i soldi per i bambini abbandonati, un 60enne si comprava case

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I soldi appartenevano a una Onlus che doveva provvedere ai bambini abbandonati, ma il suo presidente, un 60enne milanese, si è appropriato di 800mila euro per destinarli, invece, all’acquisto di due appartamenti, per pagare cartelle esattoriali o per coprire le appropriazioni indebite all’interno di uno studio in cui curava la contabilità di altri clienti.

All’uomo sono stati sequestrati alcuni appartamenti al centro di Galatone (Lecce). Inoltre la polizia ha accertato anceh che l’uomo risulta   titolare di un centro elaborazione dati a Melegnano (Milano), dove presta servizi di assistenza fiscale: l’inchiesta era scattata dopo che alcuni clienti avevano segnalato alla Finanza che il denaro da loro affidato al consulente per pagare le imposte non era stato in realtà versato. In realtà poi le cartelle esattoriali erano state pagate in ritardo con il denaro, che attraverso complessi passaggi, proveniva dalla Onlus.

Sono state denunciate anche due dipendenti del centro elaborazione dati di Melegnano.

Strane storie italiane: per “salvare le testuggini”… versare il 5×1000 a CasaPound

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Nelle liste dell’Agenzia delle Entrate si scopre che CasaPound, grazie alla scelta degli italiani su a chi devolvere il 5 per mille, ha guadagnato 41 mila euro, di cui 14 già entrati nelle casse. Ma questa somma è riferita solo agli anni 2010 e 2011, mentre ancora s’ignora quanto prenderanno per l’anno successivo e stanno per aprirsi le “donazioni” per quello in corso. Ma com’è possibile che sia finanziato un partito, che oltretutto si richiama all’esperienza fascista? Perché CasaPound, pur essendo un’associazione di promozione sociale, principalmente è un movimento ed un partito, come dimostra il fatto che stia facendo campagna elettorale per le elezioni del sindaco di Roma ed abbia provato ad entrare in Parlamento durante l’ultima chiamata alle urne. Ma la legge al riguardo, il decreto legislativo 460 del 1997, all’articolo 10, è chiara: “Non si considerano in ogni caso ONLUS […] i partiti e i movimenti politici”. Nè nel Decreto del Presidente del Consiglio del 23 aprile 2010 è stata fatta menzione di un’inclusione dei partiti nelle liste. Ma in queste, formalmente, il nome “CasaPound Italia” non si riscontra. Com’è possibile quindi l’entrata di liquidità? Scorrendo gli elenchi del volontariato s’incappa in una società cooperativa onlus a responsabilità limitata: “L’isola delle tartarughe”. Un nome come tanti, se non fosse che nel logo del partito appare una testuggine ottagonale… Ma l’Isola, stando al codice “Ateco” con cui è registrata, indica “altre attività di intrattenimento e di divertimento” mentre l’oggetto sociale della cooperativa offre una lista lunga ben sei pagine, il tutto gestito con 2 dipendenti. Come rintracciare allora un legame con un gruppo di estrema destra? Basta accedere alla homepage per imbattersi nella scritta: “5×1000 A CASAPOUND”, accompagnata dal codice fiscale dell’Isola delle tartarughe. Ma il rapporto non è nuovo, come nota l’Huffington Post, l’avevano già fatta notare i due democratici Ferrante e Della Seta che non riuscivano a comprendere perché Alemanno avesse “regalato” un casale a questa cooperativa. Durante la scorsa legislatura arrivarono a spiegare in aula che “La cooperativa ‘Isola delle tartarughe onlus’ a quanto consta agli interroganti è chiaramente riconducibile a CasaPound: Paolo Sebastianelli [l’amministratore unico, ndr] è uno stretto collaboratore del leader di CasaPound Gianluca Iannone”. Quello che resta oscuro è come abbiano fatto i “fascisti del terzo millennio” a entrare negli elenchi del 5 per mille, a cui si accede, tramite richiesta, solo dopo essere stati iscritti nell’albo tenuto dal Ministero dello sviluppo economico. Ecco quindi che sotto l’ultimo governo Berlusconi il Mise ha spalancato le porte alle “testuggini” permettendo un lauto introito ai casapoundiani che, da parte loro, parlano in questo modo del loro partito: “CasaPound Italia opera dal 2008 nel sociale, nel volontariato, nello sport, nella politica al servizio dei cittadini senza alcun finanziamento pubblico. Hai l’opportunità di sostenerla in una campagna elettorale che sarà completamente autofinanziata”. Autofinanziata… grazie alle testuggini? E quanti cittadini hanno fatto un versamento inconsapevole? E’ notizia di oggi che il Ministero per lo Sviluppo Economico, insieme all’Agenzia delle Entrate, hanno avviato un’ispezione straordinaria presso questa cooperativa, con un’iniziativa che “parte dalla direzione generale competente che si occupa di cooperative”.

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#DammiPiùVoce si muove Sharon Stone per Andrea

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La star di Hollywood Sharon Stone ha risposto all’appello di Andrea, uno dei 50 ragazzi con sindrome di Down che hanno chiesto ad altrettanti personaggi famosi di donare un video. Ne dà notizia Coordown, coordinamento di associazioni delle persone con sindrome di Down. Andrea ha così realizzato il suo sogno. Lui – un ragazzo fiorentino con la passione per il teatro – aveva puntato in alto, e aveva scelto nientemeno che una delle star più famose e belle di Hollywood. Le aveva chiesto di donare un video, precisando di non potersi fidanzare con lei perché già impegnato. Sharon Stone ha risposto all’appello di Andrea, con un messaggio dolcissimo in cui ringrazia il suo “collega” attore di averla scelta, invita tutti a sostenere con una donazione CoorDown e dice anche “mi dispiace che tu sia fidanzato… perché sei proprio un figo!”.

Sono oltre 40 le celebrità che hanno donato un video per #DammiPiùVoce, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi promossa da CoorDown Onlus, in collaborazione con Saatchi and Saatchi, per difendere i diritti delle persone con sindrome di Down, in occasione della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, che si celebra oggi. Tra i vip che hanno risposto ci sono Claudio Bisio, Tiziano Ferro, Fiorello, Jovanotti, Irene Grandi, Vincenzo Salemme, José Mourinho, Francesco Totti e Javier Zanetti.

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Peter Pan non vola più, chiusa l’isola che non c’è!

La Regione Lazio sfratta l’associazione Peter Pan che si occupa dell’accoglienza e del sostegno alle famiglie per i bambini malati di cancro. I soldi c’erano solo per le feste con i maiali?

CHE VERGOGNA, NON CI SONO PAROLE!

 

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MOVIMENTO ITALIA GIUSTA VS BERSANI

Il Movimento Italia Giusta esiste da decenni e ora, dopo tante lotte, si vede togliere il nome che diventa lo slogan elettorale del Pd di Bersani.

Un uomo politico che non conosce i movimenti popolari può essere il leader di un partito democratico o che si dichiara tale?

MA DOVE VIVE BERSANI CHE NON CONOSCE IL MOVIMENTO ITALIA GIUSTA, una ONLUS che lotta da anni per i diritti dei cittadini? Forse è troppo “giusta” per farsi conoscere dai politici!

ECCO IL GRANDE DITTATORE VERDE DI RABBIA CON UN PARTITO SEMPRE PIU’ STINTO!

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