Un presidente, un discorso e mille contraddizioni: Barack Obama

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Barack Obama è politicamente finito?  Già vedendolo arrivare davanti ai microfoni si poteva capire che il presidente quel discorso alla nazione preparato da giorni lo avrebbe cancellato volentieri, ma sarebbe stato l’ultimo colpo di grazia per la sua credibilità. Quello che doveva essere l’annuncio di un attacco militare alla Siria si è trasformato in un incerto, contraddittorio e vaneggiante discorso che ha puntualizzato gli ultimi avvenimenti. Obama non è più il protagonista, si è trasformato, come molti presidenti prima di lui, in uno strumento suonato da altre menti. Il presidente-comparsa ha così dovuto mantenere il punto: Bashar al-Assad ha usato le armi chimiche, l’opzione militare resta una possibilità. Poi però che fare con la proposta russa? Ed ecco il presidente arrancare e dover ammettere di puntare sulla via diplomatica attraverso il controllo internazionale dell’arsenale chimico del regime di Damasco.

Ma tra queste mille contraddizioni c’è una verità che è sotto gli occhi di tutti: il presidente è un politico sconfitto. Sconfitto da un Congresso che era pronto a opporsi al raid militare, sconfitto dall’opinione pubblica che a gran voce ha fatto sentire chiaro il suo “no” all’ennesima guerra che, nonostante le rassicurazioni di Obama, sarebbe diventato un nuovo Vietnam e un nuovo Iraq, sconfitto dal suo rivale Putin che ha saputo mettere a segno una via d’uscita e ha messo in evidenza l’inadeguatezza di Obama nella questione siriana.

Da uomo vincente, da politico del cambiamento, da incarnazione del sogno afroamericano, Obama si avvia ad essere un “imbarazzante presenza”. Cosa è successo al presidente? Quello che negli Usa succede sempre quando, a scadenze regolari, viene sottratto il potere ai presidenti attraverso le minacce della sicurezza nazionale e, le eminenze grigie, stritolano il presidente di turno fino a fargli commettere il passo falso. Obama non ce l’ha fatta, non è riuscito a restare lucido al punto di ascoltare il suo popolo che gli chiedeva una soluzione diplomatica e invece a dato ascolto agli interessi di lobby di potere e di strateghi militari senza scrupoli.

E’ diventato negli ultimi tempi il “poliziotto del mondo”, e nel suo discorso ha dovuto negare anche di esserlo, così si è immediatamente degradato ad agente corrotto e strumentalizzato da chi gli prometteva gloria eterna. Sicuramente il discorso di Obama entrerà nella storia perché quel discorso alla nazione, a cui hanno assistito gli americani e il mondo,  era quasi un bollettino meteorologico.

 

La grande delusione di Berlusconi? Napolitano

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«Napolitano è la mia più grande delusione, so bene che era un comunista ma pensavo che fosse un migliorista liberale come quelli che ho conosciuto a Milano tramite Craxi negli anni Ottanta. I Quercioli, i Cervetti, i Bordini. Invece è anche lui uno stalinista al servizio delle toghe rosse. Vogliono vedermi morto tutti i nemici di Bettino di allora e i miei di oggi».
Ieri Gianni Letta e Fedele Confalonieri avevano cercato una difficile mediazione, tra una richiesta di grazia da parte di Silvio Berlusconi e una concessione della stessa da parte di Napolitano che invece avrebbe chiuso ogni spiraglio.

Oggi Alfano andrà ad Arcore e cercherà di tenere ancora in piedi il governo «Silvio guarda che il Colle ti chiede responsabilità ma offre il disgelo». «Stiamo solo perdendo tempo e rischiamo di perdere l’ultima finestra elettorale utile», ribatte Ignazio Abrignani, responsabile elettorale del Pdl. Mentre colombe come Cicchitto, Gelmini e Saltamartini continuano ad appellarsi al Pd, chiedendo agli alleati di «non farsi accecare dai pregiudizi».

La partita sembra essere a un passo dallo scacco matto: arriverà prima la decadenza di Berlusconi o la crisi di governo? Sembra proprio che i giochi siano fatti e il Cavaliere è diventato l’alfiere che aggredirà il Re. Forse è l’assalto finale, forse un suicidio politico, forse l’ennesima battaglia di una guerra infinita. Chi perde? Gli italiani!

Berlusconi vs Napolitano: sarà guerra a suon di videomessaggi?

berlusconi-napolitano-discorsi-tuttacronacaNei computer dei direttori dei tg Mediaset è già presente un videomessaggio di Silvio Berlusconi, ma solo nelle prossime ventiquattr’ore arriverà, nel caso, la conferma definitiva per la messa in onda, che potrebbe avvenire domenica. Ma non c’è certezza: l’ultima valutazione prima della decisione è infatti legata alla reazione del Quirinale. Perchè stando a fonti pidielline, racconta l’Huffington Post, dal Quirinale sarebbe arrivato un messaggio a Villa San Martino e subito si è iniziato a tremare. L’intenzione di Napolitano, in caso di apertura della crisi, sarebbe quella di rivolgersi direttamente al Paese puntando il dito sui responsabili del disastro. Il mezzo sarebbe lo stesso, la televisione, che si trasformerebbe così in un campo di battaglia. Due gli schieramenti: da una parte le reti di Berlusconi che attacca governo e magistratura, dall’altro, a reti unificate, il Capo dello Stato che sottolinea come il leader del PdL sia il responsabile dello sfascio che apre una crisi che gli italiani sono destinati a pagare e proprio in un momento delicato. Senza contare che la caduta del governo sarebbe motivata da cause che esulano dal programma. Dal Colle non arrivano conferme, ma neanche si nega il possibile discorso. Fonti informate spiegano: “In questo momento non c’è nulla di deciso anche perché non si capisce che succederà. È chiaro che in caso di crisi Napolitano parlerà forte e chiaro, e tutte le ipotesi sono sul tappeto”. Del resto un discorso con il quale il Presidente si rivolge alla nazione non meraviglierebbe: lui stesso, al momento dell’insediamento, aveva avvertito infatti che, di fronte al mancato rispetto degli impegni presi, e di fronte alla “sordità” delle forze politiche, non avrebbe esitato “a trarne le conseguenze di fronte al paese”. Per Napolitano gli impegni presi riguardano proprio l’impianto di responsabilità che si è strutturato con la sua rielezione e con la nascita del governo Letta. Sul fronte opposto, per Berlusconi, c’è un impegno non rispettato nell’ambito del “pacchetto” che riguarda le garanzie sui suoi guai giudiziari.

Un anno di tempo per dare una prospettiva nuova all’Italia. Il discorso di Napolitano

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forse con l’aria che tira in Italia non molti hanno voglia di festeggiare la Repubblica, ma Napolitano non manca di lanciare il suo messaggio, un po’ per rincuorare per gli italiani ma, soprattutto, per ricordare ai politici quanto aveva detto nel suo discorso d’insediamento. “Vigilerò perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza, né per quel che riguarda scelte urgenti e vitali di politica economica e sociale, né per quel che riguarda la legge elettorale e riforme istituzionali più che mai necessarie”. Si rivolge con determinazione ai rappresentanti politici il Presidente della Repubblica e invita tutti a moderare i toni del confronto e a lavorare insieme per uscire dalle difficoltà della crisi, ricordando che “Il primo banco di prova sta nel discutere e confrontarsi tra loro liberamente, ma con realismo e senso del limite, senza mettere a rischio la stabilità politica e istituzionale, in una fase così delicata della vita nazionale”. E ha proseguito: “È giusto che in questa giornata del 2 giugno l’Italia dia di sé un’immagine di dignità, di consapevolezza, di volontà costruttiva” prima di ricordare le difficoltà, dalle quali è certo l’Italia si rialzerà: “Viviamo con profonda preoccupazione il protrarsi e l’aggravarsi della recessione, la crisi diffusa, in  molti casi drammatica, delle imprese e del lavoro. Ma diciamo a noi stessi, come all’Europa e al mondo, che a queste difficoltà non ci pieghiamo, che vi reagiamo convinti di poterle superare. Purché – ha detto ancora Napolitano – scatti uno sforzo straordinario di mobilitazione operosa e di coesione sociale, e insieme un impegno efficace e convergente di governo e Parlamento”. La sua preoccupazione primaria, comunque, resta per il lavoro giovanile: “In queste settimane”, ha detto,  ci si sta muovendo “seriamente in direzioni nuove anche in Europa, dove ormai si impone all’ordine del giorno come problema numero uno quello del creare occasioni e prospettive di lavoro per vaste masse di giovani che ne sono privi”. La sua risposta per superare il periodo arriva subito dopo: “Occorre recuperare fiducia nella politica e nelle istituzioni, dando risposte concrete soprattutto ai molti tra voi che vivono momenti duri e penosi e sono in allarme per il presente e per il futuro. Ad essi mi sento e resterò vicino”. Domani dunque il via a una celebrazione sobria, prima di fissare una data ultima per raggiungere un obiettivo: “Di qui al 2 giugno del prossimo anno, L’italia dovrà essersi data una  prospettiva nuova, più serena e sicura – ha proseguito nel suo messaggio -. Andiamo avanti con coraggio per potervi riuscire.  Ancora un augurio. Viva la repubblica!”, ha concluso il suo video messaggio per l’anniversario della nascita della Repubblica.

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