I lottatori di sumo che danno il benvenuto al nuovo anno

sumo-nuovo-anno-tuttacronacaTradizionale cerimonia giapponese tra rikishi, ossia lottatori di sumo, in Giappone, dove si dà il benvenuto al nuovo anno con una storia millenaria di gesti propiziatori e che si rinnova ogni dodici mesi. L’esibizione ha avuto luogo nel santuario shintoista Meiji a Tokyo e vi ha preso parte anche il campione mongolo Haramafujj, al centro. Il sumo rituale, oltre che sport di combattimento, è considerato in Giappone una vera e propria forma d’arte.

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Gaffe made M5S: la senatrice e il dittatore cileno “Pino Chet”

sara-paglini-tuttacronacaIeri Emanuela Corda, alla Camera, aveva parlato della strage di Nassiriya sottolineando il fatto che anche il kamikaze era stato “vittima dell’attentato”. Oggi ha presentato le sue scuse, sotto lo sguardo vigile di Alessandro Di Battista, sempre nell’emiciclo di Montecitorio. Problema risolto quindi. Almeno così sembrava. Solo che, ancora prima delle parole della Corda è arrivato il post della sua collega Sara Paglini che le consigliava di scusarsi. In Facebook si leggeva, tra le altre cose, “Per favore, non giustifichiamo tutto, altrimenti mi verrebbe da pensare che qualcuno un giorno si potrebbe anche dire che le stragi naziste, i morti in Siberia, i regimi violenti come quello di Pino Chet , o i colonnelli in Argentina o Pol Pot in Cambogia”. A leggere con attenzione, quel “Pino Chet” non poteva certo passare inosservato, e tanto meno come un errore di battitura. E il popolo di internet non ha mancato di far notare la colossale gaffe di voler sostituire ad Augusto il nome Pino abbreviando in Chet il cognome Pinochet. In seguito, la grillina ha provveduto a modificare il post cancellando l’errore, ma il passaparola era già partito.
pino-chet-tuttacronacaIn seguito, cercando a sua volta di rimediare allo strappo e attaccando i media, ha voluto raccontare una sua esperienza personale: “Chissà se metteranno così in luce anche questo i giornalai, (Corriere in testa) … e chi in rete cerca di deridere (badate bene, non me… ma ) il Movimento. Avevo circa 12 anni , erano i primi anni 70, quando nella mia città arrivò un giovane uomo di nome Francisco, veniva dal Cile, da Santiago del Cile per la precisione, con se portava la moglie e tre bambini piccolissimi. Era fuggito dalla sua terra, dove si era opposto al regime di Pinochet. Aveva nelle braccia, nelle gambe e in tutto il corpo, i segni delle torture. Noi, come famiglia, li accogliemmo per un periodo, pur non conoscendoli, cercando di dar loro un minimo di supporto , soprattutto affettivo, visto che anche i genitori di Francisco, stavano subendo la stessa sorte laggiù. Ci raccontavano di quello che subivano le persone che si ribellavano al sistema dittatoriale , degli amici dispersi e uccisi, delle donne disperate e violentate. Loro erano riusciti a fuggire, e a trovare conforto, ma nello stesso tempo soffrivano per chi non si era salvato. Francisco era magrissimo e sofferente, si riprese dopo mesi . Un caso come tanti purtroppo in Cile, ma chi ha avuto modo di ascoltare con le proprie orecchie storie terribili come quelle, meglio capisce di cosa è capace l’animo umano. E scusate ancora se ho scritto nel post di prima Pino Chet, anzichè Pinochet.”

Corda: “Non ho elogiato il kamikaze di Nassiriya, ma mi scuso”

corda-nassiriya-tuttacronacaIeri, alla Camera, la deputata del Movimento 5 Stelle Emanuela Corda aveva parlato della strage di Nassiriya mettendo in risalto il fatto che anche uno dei Kamikaze fu “una vittima”. La Corda ne aveva parlato anche come di un marocchino, confondendolo con il suo reclutatore arrestato in Spagna nel 2006. Ora la grillina è tornata sul suo intervento e ha spiegato: “Non ho fatto l’elogio del kamikaze ma, al contrario, ho denunciato l’orribile ideologia che, sfruttando la disperazione e l’ignoranza, lo ha portato a trasformarsi in una bomba umana”. Ha quindi aggiunto: “Se le mie parole hanno soltanto minimamente offeso i familiari delle vittime di Nassiriya chiedo scusa a loro perché questo non era in modo alcuno mia intenzione”. La deputata dell’M5S ha infatti precisato che “insieme agli altri miei colleghi in commissione Difesa, sappiamo distinguere molto bene chi, come i nostri militari, ha assolto fino al supremo sacrificio al proprio dovere e chi, invece, dal governo e dal Parlamento ha la responsabilità di aver portato l’Italia in Iraq in una guerra illegittima e crudele che ha amplificato le sofferenze di quel popolo”.

La strage di Nassiriya: la grillina che “commemora” il kamikaze

caduti_nassiriya-tuttacronacaRicorre il 10° anniversario della strage di Nassiriya oggi e in Aula ha preso la parola la grillina Emanuela Corda che ha voluto ricordare che “a nostro parere, non fu uno scontro tra buoni e cattivi, non fu un attacco di militari che fecero strage di civili inermi. Da una parte e dall’altra, infatti, vi erano delle vittime, e i responsabili politici e morali, i mandanti di quella strage non sono mai stati puniti.” Secondo la deputata, anche il kamikaze che causò la morte di 27 persone dovrebbe venir ricordato: “Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari; a volte ricordiamo anche i 9 iracheni che lavoravano nella base italiana, ma non troppo spesso. Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch’egli fu vittima oltre che carnefice! Un’ideologia criminale lo aveva convinto che quella strage fosse un gesto eroico, e lo aveva mandato a morire, e non è escluso che quel giovane, come tanti kamikaze islamici, fosse spinto dalla fame e dalla speranza che quel suo sacrificio sarebbe servito per far vivere meglio i suoi familiari, che spesso vengono risarciti per il sacrificio del loro caro.” Nonostante le proteste in aula, la deputata prosegue: “E se i nostri militari furono vittime, non furono solo vittime dell’ideologia terroristica, ma anche della politica occidentale: la politica dei nostri Governi, che spedirono e continuano a spedire i nostri ragazzi sui fronti di guerra, raccontando loro che è eroico occupare i territori di altri popoli col pretesto che si sta portando la pace, quando invece si fomentano talvolta le ideologie terroristiche, e tutti i drammi che ne conseguono.” Corda decide quindi di fare un esempio, portando alla memoria quando accaduto con Colin Powell: “Vorremmo ricordare la provetta agitata da Colin Powell al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che avrebbe dimostrato al mondo la presenza di armi di sterminio di massa, che in verità non vennero mai trovate. Lo stesso Colin Powell solo Pag. 122recentemente, purtroppo, ha detto di essere stato lui stesso raggirato da quella colossale truffa, che portò all’occupazione dell’Iraq.L’esistenza di quella truffa, di quella menzogna che ha portato al massacro di decine di migliaia di persone, sembra non sia servita di lezione ai Governi europei, che hanno continuato a credere alle balle organizzate a tavolino per scatenare nuovi ed atroci conflitti. La Libia – lo ha dichiarato ieri il Ministro Bonino è completamente fuori controllo, per esempio; l’Afghanistan ogni giorno è un calvario per gli afgani e per le truppe di occupazione.” Il kamikaze che la deputata 5 Stelle ha voluto ricordare era Abul Qasem Abu al-Leil, che guidò l’autocisterna forzando, ad alta velocità, l’entrata della base Maestrale, presidiata dai carabinieri italiani del MSU (Unità specializzata multinazionale), nella città di Nassiriya (Iraq). Con lui, a bordo, c’era un altro terrorista. I due fecero esplodere una bomba il cui peso fu stimato tra i 150 e i 300 chilogrammi.

La strage di Nassiriya, 10 anni dopo

nassiriya-tuttacronaca12 novembre 2013: nell’Iraq meridionale, a Nassiriya, un camion bomba esplode alle 10.45 locali, le 8.45 in Italia, dentro il recinto di una delle basi del contingente italiano, provocando la morte di 27 persone: 17 militari e 2 civili italiani, 9 civili iracheni. Oggi, a distanza di 10 anni, il premier Enrico Letta ha scritto su Twitter: “Oggi la memoria tragica di Nassiriya. Il pensiero per le famiglie dei 19 italiani e 9 iracheni che perirono. La vicinanza alle forze armate”. Quel tragico giorno, un camion aveva forzato il posto di blocco all’entrata, proseguendo la sua corsa sino alla palazzina di tre piani che ospitava il dipartimento logistico italiano e provocando una sparatoria. Dietro il mezzo, un’auto imbottita di esplosivo e guidata da un kamikaze. Nell’esplosione, rimasero feriti altri venti italiani, tra militari e civili.

In un messaggio inviato al ministro della Difesa Mario Mauro, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scrive: “Rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno perso la vita adempiendo con onore al proprio dovere, al servizio dell’Italia e della comunità internazionale. Nel 10° anniversario della strage di Nassiriya, che oggi ricorre, un commosso pensiero va, in particolare, ai 19 italiani tragicamente caduti in quell’efferato, gravissimo attentato ed agli iracheni che con essi perirono, vittime di una stessa inaccettabile e vile barbarie”. E prosegue: “I militari ed i civili che, anche a rischio della vita, operano nelle aree di crisi, in tante travagliate regioni del mondo sono l’espressione di un paese che crede nella necessità di uno sforzo comune per la sicurezza e la stabilità”.

Il ministro della Difesa, intervenendo a una trasmissione radio ha poi affermato: “Quel 12 novembre 2003, capimmo nel modo tragico che sappiamo che le nostre coscienze dovevano fare i conti con una nuova stagione della storia, quella legata al terrorismo internazionale, al terrorismo fondamentalista. Ora, a dieci anni di distanza, abbiamo forse addirittura piu’ ragioni per riflettere e interrogarci; sul senso del sacrificio dei nostri militari e dei tanti civili coinvolti”. E aggiunto: “La giornata di oggi è dedicata a tutte le vittime cadute in operazioni di pace, e abbiamo istituito la medaglia della riconoscenza per non dimenticare i caduti ma anche per comprendere fino in fondo le ragioni e gli scopi di chi si è sacrificato”.

Il giorno dei morti: in Messico niente crisantemi, si fa festa

diadelosmuertos-tuttacronaca1Ieri Halloween, oggi Ognissanti, domani il giorno dei morti. Le celebrazioni proseguono e la comunità internazionale cattolica si prepara, il 2 ottobre, a ricordare i propri cari che non ci sono più. E se in Italia ci rechiamo con aria triste in cimitero, reggendo una pianta di crisantemo o con dei santini da appendere alle lapidi, in Messico l’usanza di ricordare chi ci ha lasciato assume un aspetto diverso. Questo dipende anche dalla commistione dei riti pre ispanici e quelli cattolici. Prima dell’arrivo degli europei, i morti, considerati i protettori dei vivi, venivano festeggiati al termine della stagione delle piogge e le comunità indigene preparavano offerte per assicurarsi buoni raccolti e fertilità. Con l’arrivo degli spagnoli, i morti venivano ricordati con la recita delle preghiere, che li avrebbero raggiunti nell’aldilà. Quando il cattolicesimo venne imposto agli autoctoni, essi lo reinterpretarono a modo loro e così ebbe origine l’attuale Día de los Muertos, diviso in due giorni. Oggi, 1 novembre, è dedicato ai bambini, mentre la giornata di domani verrà dedicata agli adulti. In Messico non ci sono solo preghiere, ma si organizza una vera e propria festa durante la quale pregare per le anime dei loro cari, con altarini dove appaiono le loro foto accanto alle quali vengono offerti i loro cibi preferiti. La tradizione popolare, inoltre, prevede che imorti possano tornare in visita sulla Terra un giorno all’anno e, in quest’occasione, ricevono in dono fiori, cibi particolari, candele e incenso. E visto che è una “riunione”, si tratta di un’occasione di pace e serenità che dev’essere festeggiata. Anche per questo, quando la festa continua in cimitero, non mancano le bottiglie di birra per accompagnare i banchetti tra le lapidi. Un giorno da trascorrere in allegria e immersi nei colori.

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Il Premier ricorda la tragedia del Vajont: mai più cittadini di serie A e B

vajont-letta-tuttacronacaIn occasione del 50° anniversario della tragedia del Vajont, il Premier Letta si è recato nel Bellunese, in visita ai luoghi della memoria, come il cimitero monumentale di Fortogna, vicino a Longarone, dove si trovano le lapidi delle 1910 vittime della tragedia. “Dobbiamo cambiare la filosofia dell’emergenza. Non è possibile che nel nostro Paese ci siano emergenze in cui i cittadini siano di serie A e di serie B a seconda del peso politico dei territori. I nostri cittadini sono tutti di serie A.” E visto che abbiamo il dovere di guardare alla Storia per imparare, ha aggiunto: “Nella legge di stabilità ci sarà una norma che stanzierà quei 50 milioni di euro che sono frutto della vendita degli aerei di Stato per la Protezione civile. E’ questo uno degli aspetti sui quali dobbiamo spingere”. Enrico Letta ha anche citato il Presidente Napolitano, che il 9 ottobre aveva ricordato come il Vajont non fu una classica fatalità, ma la conseguenza di drammatiche colpe umane, di cui non vanno taciute le responsabilità, aggiungendo che “è così che le Istituzioni si devono comportare oggi 50 anni dopo il Vajont. Perchè delle contraddizioni devono farsi carico”. E ancora: ”E’ importante celebrare i 50 anni del Vajont soprattutto per le importanti contraddizioni che questa storia ci ha consegnato: Mancanza dello Stato, mancanze pesanti del nostro sistema e, Oggi, una nuova attenzione rispetto al territorio e alla sicurezza dei cittadini”. Ma le parole del Premier ricalcano anche quelle di Franco Gabrielli: “Bisogna lavorare – ha aggiunto – perche’ il tema del dissesto idrogeologico trovi risposte, perchè le trovi la montagna, perchè le trovi il nostro territorio reso meno fragile con regole giuste ed un uso del suolo diverso rispetto al passato”. Rispondendo ai cronisti sulle istanze di autogoverno provenienti dai territori in montagna, il premier ha detto che “il tema dell’autogoverno e della specificità della montagna lo considero essenziale, ed è una delle questioni dell’agenda”.

200 anni e non sentirli… Il mondo celebra Giuseppe Verdi

giuseppe-verdi-bicentenario-tuttacronaca“La mia fama non durerà più di 15 o 20 anni dopo la mia morte”. Forse lo stesso Giuseppe Verdi si meraviglierebbe scoprendo quanto fosse sbagliata la sua affermazione. Il Maestro “compie” oggi duecento anni ma la sua musica continua ad essere attuale, le sue opere a riempire teatri, le sue note ad appassionare persone di ogni età e di ogni nazione. E proprio in occasione del Bicentenario della sua nascita in tutto il mondo si sono organizzate celebrazioni in suo onore. Nella sua Parma a inizio ottobre, come tutti gli anni, ha preso l’avvio il Festival Verdi, che quest’anno ha rinnovato il logo per l’occasione, un ritratto del Maestro realizzato da Renato Guttuso negli anni Sessanta e donato al Teatro Regio dall’Archivio storico Bocchi e da Fabio Carapezza Guttuso.

Festival-Verdi-2013-tuttacronacaA Busseto, paese che diede i natali a Verdi nella frazione di Roncole, si porterà in scena in anteprima il Falstaff nello storico allestimento della Scala che Arturo Toscanini diresse nel 1913 proprio nel teatro parmense. MA qui le iniziative cominceranno sin dal primo mattino, con l’emissione di francobolli, cori, intitolazioni e incontri nei luoghi verdiani, dalla casa natale al museo nazionale.

Per il Bicentenario del Cigno, inoltre, la piccola Officina di Videostoria Fscire di Bologna ha realizzato, in collaborazione con le Teche Rai, il video “Verdi – l”invenzione del vero”, antologia di otto arie e cori verdiani che portano a ritrovare ciò che nella storia di questi due secoli Verdi ha narrato.

Disastro del Vajont, nel 50° anniversario della tragedia, il video inedito

vajont-video-inedito-tuttacronacaErano le 22.39 del 9 ottobre 1963 quando un’onda dell’altezza di 300 metri, provocata da una frana del monte Toc precipitata nel bacino idrico della diga del Vajont, spazzò via il paese di Longarone, nel Bellunese. In occasione del 50° anniversario di quella strage Massimo Da Vià ha postato in Facebook un filmato ancora inedito di quei giorni. A far le riprese il padre Zoilo, residente in un paese poco distante. Nel gilmato si possono osservare le prime ore del giorno successivo all’esondazione, il 10 ottobre, quando all’alba giunsero i soccorsi. Quello che appare è una landa desolata, una vallata ricoperta di fango su cui si aggirano le prime squadre di soccorso che scavano in cerca di sopravvissuti. Tra di loro, come fantasmi, scivolano i superstiti, spersi in quella terra che era la loro ma non riescono più a riconoscere, immersi nel dolore della perdita. Da Vià ha scritto il seguente commento al video: “La mattina presto di un 10 ottobre di 50 anni fa mio padre prese una cinepresa super8 dal negozio e, in lambretta con un suo amico, da Domegge, raggiunsero Longarone. Nella notte era successo qualcosa, c’era stato un grande tuono e rumore di sirene ed elicotteri… forse le prime immagini, o tra le prime o chissenefrega… Vorremmo fossero le ultime”.

Giorgio Napolitano: il disastro del Vajont “conseguenza di precise colpe umane”

Longarone_vajont-tuttacronaca50 anni fa un’enorme frana sul monte Toc, sopra Longarone, nel Bellunese, precipitata nell’invaso artificiale della diga del Vajont fece fuoriuscire un’ondata d’acqua che, riversandosi a valle, spazzò via case e spezzò la vita a 1910 persone. Alcuni giorni fa Francesca Chiarelli, figlia di un noto notaio del paese distrutto quella tragica notte, ricordava la battaglia del padre per far conoscere la verità che lui conosceva: sarebbe stata la stessa SADE, all’epoca proprietaria della diga, a provocare la frana, non avendo previsto quello che sarebbe accaduto. Oggi, nel giorno dell’anniversario della tragedia che già all’epoca era stata prevista dai geologi perchè la zona era ritenuta inadatta alla costruzione, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha diffuso un messaggio per ricordare come il disastro non fu una fatalità, ma un errore umano. Tra chi parlava di questo rischio, anche la giornalista Tina Merlin.

“La memoria – scrive Napolitano – del disastro che il 9 ottobre 1963 sconvolse l’area del Vajont suscita sempre una profonda emozione per l’immane tragedia che segnò le popolazioni con inconsolabili lutti e dure sofferenze. Il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a cinquant’anni di distanza, a ribadire che quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità”. E riprende: “È con questo spirito che il Parlamento italiano ha scelto la data del 9 ottobre quale ‘Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo, riaffermando così che è dovere fondamentale delle istituzioni pubbliche operare, con l’attivo coinvolgimento della comunità scientifica e degli operatori privati, per la tutela, la cura e la valorizzazione del territorio, cui va affiancata una costante e puntuale azione di vigilanza e di controllo”. E ancora: “Nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario del disastro, desidero rendere omaggio alla memoria di quanti hanno perso la vita, alla tenacia di coloro che ne hanno mantenuto fermo il ricordo e che si sono impegnati nella ricostruzione delle comunità così terribilmente ferite e rinnovare, a nome dell’intera nazione, sentimenti di partecipe vicinanza a chi ancora soffre”, scrive ancora il capo dello Stato. “Desidero, inoltre, esprimere – conclude – profonda riconoscenza a quanti, in condizioni di grave rischio personale, si sono prodigati, con abnegazione, nell’assicurare tempestivi soccorsi ed assistenza, valido esempio per coloro che, nelle circostanze più dolorose, rappresentano tuttora un’insostituibile risorsa di solidarietà per il paese”.

Tragedia del Vajont: oggi le celebrazioni per il 50° anniversario

vajont-anniversario-tuttacronacaEra il 9 ottobre del 1963 quando, alle 22.39, la vita degli abitanti della zona in cui sorgeva la diga del Vajont cambiò per sempre. Almeno per chi sopravvisse. L’onda, che raggiunse i 300 metri d’altezza, travolse 1910 vite umane, distruggendo quello che incontrava lungo il suo percorso e devastando il paese di Longarone. Tutto per una frana staccatasi dal monte Toc, di fronte ad Erto e Casso, e precipitata nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, che provocò l’onda che scavalcò la diga e travolse il paese sottostante. Oggi, proprio nel paese Bellunese più colpito, si terranno le celebrazioni per il 50° anniversario. All’evento parteciperà anche Pietro Grasso, che, come ha spiegato ieri, porterà le scuse dello Stato. “Il Vajont fu una strage che si poteva e si doveva evitare. Non è stata evitata perché sulla moralità, sul valore della vita, sulla legalità, è prevalsa la logica senza cuore degli ‘affari sono affari”’. Grasso deporrà una corona nel cimitero monumentale di Fortogna. Alle 9.45 il presidente del Senato parteciperà alla commemorazione civile al Palazzetto dello Sport di Longarone. ”Siamo soddisfatti che il presidente del Senato – ha detto il sindaco di Longarone Roberto Padrin, lanciando il monito che ‘altri Vajont si potrebbero verificare in Italia a causa delle speculazioni’ – abbia voluto essere presente in un momento così importante dedicato al ricordo, alla memoria e al silenzio”.

Aggiornamento ore 11:22

Grasso ha deposto una corona d’alloro in memoria, accanto a lui il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Il presidente del Senato ha detto: “Ricordare quanto accaduto significa essere consapevoli che nessun interesse, nessuna convenienza, nessuna scorciatoia può concedersi di incidere ‘sulla pelle viva’ di una popolazione”.  E continua: “Dove 50 anni fa tutto era fango e ghiaia, oggi c’è la più grande zona industriale della provincia di Belluno e il quarto polo fieristico del Veneto. È enorme la mia ammirazione verso le popolazioni di questa valle per la forza e la determinazione che hanno dimostrato, per la pazienza e la perseveranza con le quali hanno saputo rinascere dal fango”. E ha concluso: “Il Vajont è anche la storia di uno straordinario esempio di solidarietà e virtù civiche, da molti considerato alla base della nascita del sistema della protezione civile. E’ la storia di tutti quelli che accorsero con tempestività: Alpini, Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine, volontari da tutta l’Italia. Persone che, con abnegazione, generosità e impegno hanno offerto la propria opera nel momento del dolore e dell’orrore. Persone che, in qualche modo ancora oggi portano il segno di quell’esperienza”.

Hiroshima 68 anni dopo: l’anniversario

-hiroshima-tuttacronacaSono trascorsi 68 anni da quando la città di Hiroshima venne messa in ginocchio dagli Stati Uniti con un bombardamento atomico. La popolazione ha ricordato quella tragedia che spezzò centinaia di migliaia di vite umane con una cerimonia, che si è svolta al Peace Memorial Park, il cui primo scopo era, oltre celebrare la memoria, sottolineare come l’eliminazione delle armi nucleari sia l’unica via praticabile. Alle 8:18 locali, l’1:16 ora italiana, tutti i presenti hanno inoltre osservato un minuto di silenzio: 68 anni fa, proprio a quell’ora, avvenne lo sganciamento. Si era verso la conclusione della Seconda guerra mondiale e Little Boy, questo il nome dell’ordigno, sorprese un’intera comunità. All’evento hanno partecipato anche il premier nipponico Shinzo Abe, il sindaco della città Kazumi Matsui e, per il terzo anno, l’ambasciatore americano John Roos, insieme ai rappresentanti delle potenze nucleari, come Regno Unito, Francia e Russia (non la Cina) e di numerosi altri Paesi, nonché delle popolazioni colpite dalla grave crisi del 2011 ancora irrisolta della centrale nucleare di Fukushima.

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19 luglio 1992: la strage di via D’Amelio. L’Italia ricorda il giudice Borsellino

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19 luglio 1992: in via Mariano D’Amelio Paolo Borsellino viene ucciso dalla mafia. Per lui, e la sua scorta, è stata scelta una morte uguale a quella dell’amico e collega Giovanni Falcone, ucciso a Capaci il 23 maggio dello stesso anno. Rita e Salvatore, fratelli del magistrato, in occasione del 21esimo anniversario hanno detto di voler “consegnare la memoria alle nuove generazioni”. Nessuno deve pensare che “Paolo Borsellino possa essere ricordato un solo giorno all’anno. In quel giorno di 21 anni Paolo Borsellino, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, si recò assieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre. Una fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione con circa 100 kg di esplosivo a bordo detonò al passaggio del giudice, uccidento oltre al magistrato anche i cinque agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Solo antonino Vullo sopravvisse: al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.

Il magistrato Antonino Caponnetto, in un’intervista alla Rai, ha dichiarato che, secondo gli agenti della scorta, la strada era pericolosa, tanto che era stato chiesto di procedere preventivamente a una rimozione dei veicoli parcheggiati davanti alla casa. Il Comune non accolse la richiesta. La bomba che provocò la morte del giudice e della scorta era radiocomandata a distanza, ma non è mai stata definita l’organizzazione della strage. Paolo Borsellino era a conoscenza di un carico di esplosivi arrivato in città appositamente per essere utilizzato contro di lui. Oggi sono tante le manifestazioni in ricordo di quella strage, una ferita ancora aperta della Storia italiana. Nel vento sventolano agende rosse, simili a quella che utilizzava il giudice e che si era pensato di aver riconosciuto in un video d’epoca. La scientifica decise poi che si trattava solo di un parasole. Rita Borsellino ha affermato: “Dopo 21 anni di false verità e buchi neri, non posso cedere alla debolezza ma devo avere la certezza di arrivare alla verità, altrimenti non crederei più nello Stato, in quella parte dello Stato che deve poter trovare giustizia e libertà”.

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Come cambiano i tempi… La vigilessa a Westminster

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Westminster a rischio multa? A qualcuno potrebbe esser venuto il sospetto vedendo le foto apparse sui giornali che ritraggono una “lollipop lady”, come sono chiamate le vigilesse che rilevano le multe alle auto in divieto di sosta. In realtà era una persone invitate alla cerimonia all’abbazia di Westminster in onore del 60esimo anniversario dell’incoronazione della regina. Una presenza che sarebbe stata impensabile nel 1953, quando Elisabetta salì al trono, e che testimonia il cambiamento avvenuto in questi anni.
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L’ultimo saluto di Figo al suo compagno e “amico a due gambe”

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Cosa c’è di più puro dell’amore che lega un cane al suo “amico a due gambe”? Nulla sembra, soprattutto a guardare questa foto. Figo è un pastore tedesco in forza nell’unità cinofila k-9, che ha appena perso il suo padrone e compagno di lavoro, l’agente 31enne Jason Ellis. Figo ha partecipato ai funerali dell’uomo e gli ha porto il suo ultimo saluto, appoggiando la zampa sulla bara. Forse, con il suo olfatto sopraffine, il cane percepisce Ellis, l’amato compagno ucciso in servizio, durante una sparatoria in Kentucky. “Figo e Jason erano due partner veri e propri”, ha commentato il capo della polizia. Ora, il pastore tedesco sarà affidato alla vedova e ai due figli adolescenti dell’agente.

Un anno di tempo per dare una prospettiva nuova all’Italia. Il discorso di Napolitano

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forse con l’aria che tira in Italia non molti hanno voglia di festeggiare la Repubblica, ma Napolitano non manca di lanciare il suo messaggio, un po’ per rincuorare per gli italiani ma, soprattutto, per ricordare ai politici quanto aveva detto nel suo discorso d’insediamento. “Vigilerò perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza, né per quel che riguarda scelte urgenti e vitali di politica economica e sociale, né per quel che riguarda la legge elettorale e riforme istituzionali più che mai necessarie”. Si rivolge con determinazione ai rappresentanti politici il Presidente della Repubblica e invita tutti a moderare i toni del confronto e a lavorare insieme per uscire dalle difficoltà della crisi, ricordando che “Il primo banco di prova sta nel discutere e confrontarsi tra loro liberamente, ma con realismo e senso del limite, senza mettere a rischio la stabilità politica e istituzionale, in una fase così delicata della vita nazionale”. E ha proseguito: “È giusto che in questa giornata del 2 giugno l’Italia dia di sé un’immagine di dignità, di consapevolezza, di volontà costruttiva” prima di ricordare le difficoltà, dalle quali è certo l’Italia si rialzerà: “Viviamo con profonda preoccupazione il protrarsi e l’aggravarsi della recessione, la crisi diffusa, in  molti casi drammatica, delle imprese e del lavoro. Ma diciamo a noi stessi, come all’Europa e al mondo, che a queste difficoltà non ci pieghiamo, che vi reagiamo convinti di poterle superare. Purché – ha detto ancora Napolitano – scatti uno sforzo straordinario di mobilitazione operosa e di coesione sociale, e insieme un impegno efficace e convergente di governo e Parlamento”. La sua preoccupazione primaria, comunque, resta per il lavoro giovanile: “In queste settimane”, ha detto,  ci si sta muovendo “seriamente in direzioni nuove anche in Europa, dove ormai si impone all’ordine del giorno come problema numero uno quello del creare occasioni e prospettive di lavoro per vaste masse di giovani che ne sono privi”. La sua risposta per superare il periodo arriva subito dopo: “Occorre recuperare fiducia nella politica e nelle istituzioni, dando risposte concrete soprattutto ai molti tra voi che vivono momenti duri e penosi e sono in allarme per il presente e per il futuro. Ad essi mi sento e resterò vicino”. Domani dunque il via a una celebrazione sobria, prima di fissare una data ultima per raggiungere un obiettivo: “Di qui al 2 giugno del prossimo anno, L’italia dovrà essersi data una  prospettiva nuova, più serena e sicura – ha proseguito nel suo messaggio -. Andiamo avanti con coraggio per potervi riuscire.  Ancora un augurio. Viva la repubblica!”, ha concluso il suo video messaggio per l’anniversario della nascita della Repubblica.

Laura Boldrini: basta con i segreti di Stato

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Il presidente della Camera Laura Boldrini ha scelto il palco milanese di Piazza Duomo oggi, nel giorno della celebrazione della Liberazione per lanciare il suo appello: “Mi unisco a chi chiede l’abrogazione completa e definitiva del segreto di Stato per i reati di strage del terrorismo, perché in un paese civile verità e giustizia non si possono né barattare né calpestare”. A Milano, ha ricordato che “tante stragi non hanno trovato risposta e in troppi casi le istituzioni non hanno saputo dare risposte e certezze su esecutori e mandanti”. Il presidente, che ritiene che i tanti, troppi, casi di violenze che si sono registrati nel nostro Paese  siano segni del fascismo, ha fatto notare come tutto ciò sia “un fallimento” che va contro l’ideale di trasparenza totale che da molto tempo si richiede.  “Anche dopo la resistenza – ha affermato – in molti hanno continuato a morire per la nostra libertà. L’Italia è stata ripetutamente colpita dalla violenza politica, dagli attacchi della mafia e dalla barbarie del terrorismo”. Ha parlato del fascismo come “ferita dolorosa, ancora aperta” puntando il dito contro le istituzioni che “non hanno saputo dare una parola di certezza sugli esecutori” delle stragi. Il suo monito è stato anon considerare “i valori sanciti dalla Costituzione acquisiti una volta per tutte” perchè essi “sono continuamente minacciati da gruppi neofascisti che, purtroppo, pullulano sui siti internet. Questo, in un Paese civile, non è tollerabile”. L’appello poi è stato diretto agli adulti, invitati ad instaurare un dialogo con i giovani affinchè non diventino “preda di questa sottocultura”. “La democrazia ha bisogno costantemente di essere difesa”.

Grillo e la morte del 25 aprile

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Beppe Grillo, nel giorno della Liberazione, posta nel suo blog una foto in cui si vedono appaiati il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Berlusconi, impegnati in un colloquio. Da qui parte il suo lungo commento, intitolato “Il 25 aprile è morto”, dove scaglia un altro strale contro i partiti e la situazione in cui vessa la politica  italiana.

“Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto,
nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto,
nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto,
nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto,
nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto,
nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto,
nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto,
nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto,
nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto,
nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto,
nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto,
nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto,
nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto,
nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto,
nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto,
nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto,
nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto,
nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto,
nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto,
nella Repubblica nelle mani di Berlusconi, 77 anni, e Napolitano, 88 anni, il 25 aprile è morto,
nei processi mai celebrati allo “statista” Berlusconi il 25 aprile è morto,
nella trattativa Stato – mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent’anni il 25 aprile è morto,
nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro il 25 aprile è morto,
nell’indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio il 25 aprile è morto.
Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti.
Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere.”

Resistenza… dalle piazze al Quirinale

25 aprile-tuttacronaca

“Siamo in giornate di un tempo di crisi ed è venendo in un posto come questo, in generale tutti i luoghi in cui è cominciata la resistenza, che abbiamo molto da imparare sul modo di affrontare i momenti cruciali: coraggio, fermezza e senso dell’unità che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza”. Le parole del rieletto presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  lanciano un ponte tra uno dei periodi più importanti della Storia italiana e l’attuale “situazione di crisi politica” in cui ristagna il Paese. Sembra però che “il nemico” sia da cercarsi là dove si annidia il potere, una guerra fatta di tattiche con l’unico obbiettivo di racimolare quanto più potere possibile salvo poi la virata alle larghe intese, per spalleggiarsi tra loro per difendere i propri interessi. Il “senso di unità” di cui parla il presidente è forse nell’aut-aut del PdL: o i ministri che indico io oppure al voto il prima possibile? Il Cavaliere poi, imbonitore delle folle, ha affermato a Tgcom24: “Letta? Poco importa chi guiderà questo governo, importante che ci siano un governo e un Parlamento per approvare provvedimenti urgenti; sono molto preoccupato ma, essendo ottimista di natura, continuo ad essere fiducioso e a combattere”… nessuna parola del “ricatto” alla base. Del resto anche il Sel ribadisce la sua posizione al termine della consultazione tenuta stamattina: “Abbiamo spiegato le ragioni della nostra opposizione a quello che si preannuncia essere un governo di larghe intese”, spiega Nichi Vendola mentre sottolinea che esse ”sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento”. L’unità, infine, sembra diventata un’utopia anche tra le fila democratiche: il deputato Pd Francesco Boccia lancia una risposta “tra le righe” a Laura Puppato che stamattina aveva affermato di non sentirsela di votare la fiducia davanti determinate presenze PdL nell’esecutivo Letta. “Nessuna minaccia ai colleghi ma ci sono delle regole che vanno rispettate ed e’ chiaro che chi non dovesse votare la fiducia al governo sarebbe fuori dal partito”.

25 aprile: celebrazioni… con stonatura

25 aprile-tuttacronaca

Omaggi ai simboli della Resistenza e delle vittime della Seconda Guerra Mondiale in tutta Italia da parte delle massime cariche dello Stato oggi, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. I cortei si svolgeranno nelle principali città italiane con Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, che ha deposto una corona a Porta S. Paolo: “Abbiamo deciso di partire da qui come primo atto del 25 aprile perché quella fu soprattutto una rivolta di popolo”. Ma sembra che le vecchie contrapposizioni non siano destinate a morire: la scritta “Lode ai partigiani”, su un muro del quartiere San Lorenzo, è stata coperta nella notte. L’atto è stato rivendicato dal gruppo di estrema destra Milizia. Le vecchie rivalità, è noto, sono dure a morire, ed ecco che anche la rete fa senitre la sua voce: Letta è pisano? I livornesi insorgono! (Tra i tanti cinguettii anche “Di sicuro i 101 del Quirinale non erano livornesi”). Ma il presidente del Consiglio incaricato non si ferma, neanche per il 25 aprile: ha dato il via alle consultazioni per la formazione del governo. Ad aprire la giornata l’incontro con la delegazione di Sel con i capigruppo del Senato, Loredana De Petris, e della Camera, Gennaro Migliore. Se Sinistra Economia e Libertà dice no alle larghe intese (“sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento”), voci perplesse si levano anche dal Pd, con la Puppato che afferma che “Se ci fosse un governo di Letta con Alfano vice premier, alla Giustizia magari Brunetta, la Gelmini all’Istruzione, Schifani all’Interno allora davvero io ho un problema di coscienza… e non lo voto”. Del resto non è l’unica ad avere dubbi, anche Rosy Bindi dichiara che “fare un governissimo a guida Pd è un gravissimo errore politico” mentre da Verona il sindaco Tosi apre una possibilità alla fiducia ma dice no a ministri del Carroccio nel governo. Anche Lupi ha un atteggiamento costruttivo nei confronti del nuovo esecutivo, “Perché nasca il governo noi non poniamo condizioni che non siano quelle dettate da Napolitano nel suo intervento”, in primis “quella della responsabilità”.

 

Al via le celebrazioni per Albertone!

Villa Borghese e Alberto Sordi. Una mostra dedicata al grande genio comico a 10 anni dalla sua scomparsa. E poi tante proiezioni in piu’ location, un concerto benefico, una messa, i suoi sketch radiofonici nelle stazioni della metro, e le immagini dei suoi film proiettate sul Colosseo. Roma per Albertone! 

celebrazioni per alberto sordi

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