Veltroni torna alla sua “primordiale” passione e accusa il Pd

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Walter Veltroni sta girando un documentario dal titolo “Quando c’era Berlinguer”. Torna così alla sua “primordiale” passione che aveva abbandonato per la politica. Ora però riesce a coniugare insieme cinema e politica e a parlare della realtà di oggi facendo un salto nel passato. D’altra parte l’oggi ha molte incognite come spiega lo stesso ex segretario del Pd:

“temo si stia dando l’impressione che abbiamo già vinto le elezioni, e l’unico problema sia ripartire i posti del governo che verrà. Sinceramente, lo eviterei», dice Veltroni che aggiunge: «Perché vedo una certa leggerezza nell’affrontare la durezza di questo momento storico in Occidente, come se fosse una fase ordinaria. La politica dovrebbe analizzare tutti gli elementi di un passaggio d’epoca sconvolgente. Invece prevale dovunque la politica dell’istante, senza passato e senza futuro, proiettata nella polemica del giorno. Tutto è gridato, tutto è personalizzato, con la violenza di polemiche che per il solo fatto di esistere finiscono sui giornali».

Alla domanda del giornalista del Corriere della Sera che gli chiede se è da tempo che vige questa triste realtà, l’ex sindaco di Roma risponde così: «Sì, ma ora rischiamo di caricarci di una responsabilità storica molto pesante: sottovalutare l’effetto del combinato disposto tra recessione e crisi istituzionale. E questo non vale solo per l’Italia. Mi piacerebbe che si guardasse la situazione come dall’alto, per cogliere tutti i cambiamenti rispetto al ‘900. La recessione, che dura da un tempo tanto lungo dall’averci fatto dimenticare quando non c’era. L’invecchiamento di tutta la popolazione europea: oggi in Italia ci sono la metà dei bambini rispetto agli anni 70. Il mutamento della composizione delle società occidentali: la politica è ferma all’idea dei blocchi sociali consolidati, statici, mentre ora durante un’esperienza di vita si cambia orizzontalmente e verticalmente, si cambiano lavori e condizioni sociali, più a precipitare che a crescere. L’assedio di una società a copertura totale e permanente della comunicazione, con l’elevatissimo grado di condizionamento che la gigantesca rete comunicativa comporta su ogni discorso pubblico».

Non vorrà dire pure lei che si stava meglio negli anni 70.
«No. La società di oggi potenzialmente ha dentro di sé tutte le risorse per essere la migliore delle società possibili: non ci sono mai stati un così lungo periodo di pace in Occidente, tanto sapere diffuso, tanta tecnologia, tanta lunghezza della vita. Ma le rivoluzioni tecnologiche postulano la capacità della politica di saper trovare i nuovi equilibri. È stato così dalla rivoluzione industriale in poi. Oggi sento la difficoltà delle democrazie a governare una società strutturata come quella moderna. E se la democrazia non decide, muore. Lo si vede nel più consolidato dei modelli, quello americano: per la prima volta, quella democrazia si dibatte con la sensazione che non esista più, per dirla con Schlesinger, la “presidenza imperiale”. In Francia, nel totale disinteresse il primo partito è il Fronte xenofobo e antieuropeo di Marine Le Pen mentre appare in crisi l’esperienza di gauche traditionelle di Hollande. L’estrema destra cresce in Grecia e in Austria. La socialdemocrazia arretra in Germania e nei Paesi scandinavi. Alle prossime elezioni europee rischiamo di avere un Parlamento antieuropeo. E in Italia la destra, con tutto quello che ha combinato, è in testa ai sondaggi».

Perché, secondo lei?
«La sinistra è sempre andata meglio nelle fasi di espansione economica. Le fasi di recessione sono sempre state un’occasione per la destra. Si reagisce alla recessione su una linea di isolazionismo sociale e di disinteresse per gli altri. Prevalgono posizioni che tendono a difendere la propria condizione individuale, spingono all’odio verso gli immigrati, animano pulsioni di egoismo sociale, di superiorità identitaria. La mia paura è che si stia facendo strada nel nuovo millennio un modello diverso dalla democrazia, una forma semplificata di decisione politica, di cui Russia e Cina sono la testimonianza più evidente».

Come le sembra la campagna di Renzi?
«Penso che Renzi abbia l’ispirazione giusta, capisca che questa non è una fase ordinaria, sappia che l’Italia non può essere governata con palliativi paternalistici, ma ha bisogno di riforme radicali che scuotano i conservatorismi di ogni specie».

Cosa gli manca, invece?
«A Renzi ho detto, pubblicamente e privatamente, che deve trasferire al Paese l’idea di coltivare quella che per me è la parola-chiave della nostra stagione storica: profondità. Tutto in Italia è molto leggero, volatile, privo di radici e nello stesso tempo di prospettiva. Non basta mettere insieme pezzetti di programma; ci vuole una visione generale, un’idea dell’Italia. Quello che Renzi deve fare è ribaltare il modello di politica che la destra ha imposto nei toni, nei linguaggi, persino nella rapsodicità di un discorso pubblico di continuo spezzettato e contraddetto».

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Le pare che questo Pd sia in grado di parlare a tutti gli italiani?
«Il Pd per me deve tornare a lavorare su quello che cercai di fare nel 2008: riscrivere il rapporto tra finalità e ideologia. La storia della sinistra italiana è stata grande perché legata a una storia di liberazione, di diritti, di riscatto. Il suo limite oggettivo è stato il legame storicamente determinato con l’ideologia. Dopo l’89 queste due cose potevano virtuosamente separarsi. L’impressione, specie negli ultimi anni, è che si siano perdute ambedue. Dobbiamo recuperare la sostanza dell’identità di una sinistra riformista: la battaglia per l’uguaglianza, nel senso che le attribuiva Bobbio; l’uguaglianza delle opportunità».

Nell’attesa, il Pd è considerato il partito delle tasse.
«Il Pd non deve essere il partito delle tasse. L’Italia non può reggere l’attuale pressione fiscale. Resto convinto che la strada sia pagare meno, pagare tutti. Il contrasto all’evasione e il calo della pressione fiscale devono andare di pari passo, insieme a una radicale riduzione della spesa pubblica. In Italia ci sono due tassazioni, una economica e una burocratica; e la seconda non è meno onerosa della prima. Tante imprese chiudono o non nascono perché sono oppresse dalle tasse e dalla burocrazia, fatta per consentire la corruzione. La lotta contro il conservatorismo passa da qui».

Romani sotto i ponti? Marino alza le tasse!!!

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Tempo di crisi, uan città degradata e dopo l’appello del sindaco Marino che è avvenuto a poche ore dalla crisi di Governo, quando ormai tutti già avevano sentore di una caduta, ora invece decide di stringere ilc appio intorno al collo dei romani: non si taglia, ma si alzano le tasse. L’Imu sulla prima casa a Roma arriverà molto probabilmente al 5,75%

Il Corsera scrive che Comune di Roma ha un buco di centinaia di milioni, certo non colpa di Marino, ma risalenti ai predecessori Walter Veltroni e Gianni Alemanno, tanto la colpa è sempre retrattiva:

“se la somma non sarà coperta dal governo, pagheranno le famiglie romane per un totale di 140 milioni (saranno esentato solo i nuclei con reddito Isee inferiore ai 6.500 euro). E se non bastasse, sarà aumentata anche l’aliquota Irpef”.

Sarebbero auspicabili anche

“azioni strategiche, a partire dal prepensionamento di 4 mila lavoratori”,

ma quelle si sa come vanno a finire in Italia, magari con altrettante riassunzioni perché i poveri impiegati comunali non ce la fanno in così pochi. E in ogni caso, nota Corsera:

“bisogna sbarcare il lunario”

e per quello, si sa, non c’è nulla di più sicuro che mettere le mani in tasca ai cittadini.

Non tutto il buco, o meglio la sua copertura, cadrà sulle spalle dei romani:

“Una parte degli altri soldi potrebbe arrivare dal trasporto pubblico. Secondo l’ex assessore Antonello Aurigemma (Pdl) «esiste una norma, nel decreto del fare, che consente alla Regione di attingere ai fondi Fas per pagare il suo debito». Se così fosse, al Comune finirebbero 188 milioni e verrebbe scongiurata anche la privatizzazione di Atac. Ma qualora queste misure non bastassero, i tagli potrebbero colpire anche i servizi sociali”.

Spiega ancora Corsera:

“Marino, per racimolare 867 milioni di euro, pensa di utilizzare soprattutto due provvedimenti. Il primo è il poter inserire, nella gestione commissariale pre-2008, tutta una serie di impegni economici assunti sotto il centrosinistra veltroniano. Tra questi, anche i mutui contratti per finanziare la metro C, l’opera pubblica più costosa d’Italia (3,5 miliardi previsti), più altre voci. Si tratterebbe, alla fine, di quasi 400 milioni di euro.

“Seconda azione, la vendita del patrimonio comunale, cui sta lavorando il vicesindaco Luigi Nieri, da realizzare tramite Cassa depositi e prestiti: l’istituto anticipa 200 milioni al Comune e poi vende gli immobili”.

Tempio di Adriano: Veltroni e Renzi tra similitudini e diversità

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Un luogo, storicamente importante come il Tempio di Adriano, in pieno centro di Roma, a unire il passato e il presente del Pd. L’esperienza e l’innovazione  all’improvviso accomunati dall’idea della vocazione maggioritaria e del “partito liquido”. Il Tempio di Adriano, un luogo eretto per divinizzare Adriano dopo la sua morte (forse avviato anche prima, dallo stesso imperatore,  per la moglie Vibia Sabina) e che  aveva finito per essere, per il Pd, il luogo storico, dove nel febbraio 2009, perse le regionali in Sardegna, proprio qui, Walter Veltroni annunciava le sue dimissioni, lasciando un vuoto, che, nessuna presenza, a lui succeduta, ha saputo colmare.  Settembre 2013. Renzi spinge per prendere la segreteria e rifondare il partito, orfano di figure forti, che possano riavvicinare l’elettorato. Il Congresso è vicino e qui, al Tempio di Adriano, si tiene l’evento pubblico che lancia la tappa romana della corsa di Renzi per la segreteria Dem. Proprio qui, c’è al suo fianco Veltroni, un endorsement  che è pubblico. Davanti ai tanti renziani che sono corsi per assistere al discorso del sindaco di Firenze ci sono anche molti veltroniani come Giorgio Tonini ed Enrico Morando.

Era l’ottobre 2012 quando, sempre qui, al Tempio di Adriano fu  convocata  l’assemblea dei liberal del Pd, a sostegno dell’Agenda Monti e,  anche in quell’occasione, in prima fila c’erano Morando e Tonini.

E’ Veltroni,oggi, a ricordare come sia nata l’idea del Pd e perché fu fortemente voluto:

“Non ce l’aveva ordinato il medico di fare il Pd. Lo abbiamo fatto per conquistare una prospettiva riformista, per puntare a una maggioranza riformista: c’è stata per tutti i paesi Ue, solo per l’Italia non dovrebbe esserci?” e poi Veltroni aggiunge “A questa prospettiva hanno contrapposto il partito “solido” e non si rendono conto che dal 2008 questo partito è passato dagli 800mila iscritti ai 250-300mila di oggi… Il male profondo del Pd sono le correnti che stanno giustiziando il pluralismo…”.

In questa frase c’è la verità che molti hanno per troppo tempo negato. Quella verità di scollamento tra quello che è il partito democratico e quella che è la base democratica. Sicuramente non è più identificabile come anni fa, nell’operaio o nel proletario, ma sicuramente non è neppure  rintracciabile nelle larghe intese o in una dirigenza troppo spesso distratta dai problemi di Berlusconi.

Mentana, chiamato al ruolo di moderatore diverte e si diverte. Ironizza su Renzi “Il capo di una società asfaltatrice vuole fare quello che ha fatto Veltroni…”.

Renzi quando prende la parola, fa entrare di diritto Veltroni in quel Pantheon dal quale era stato escluso dalla rottamazione voluta dal sindaco di Firenze. “Il Pd nasce con Walter al Lingotto. La debolezza del suo Pd sono state le correnti”, dice convinto Renzi.

Ma l’economia è uno degli argomenti più importanti  emersi al Tempio di Adriano ed è qui che forse Renzi prende le distanze dal pensiero veltroniano e le traghetta in un Pd 2.0:  “Abbiamo un sistema economico regolato dalla stessa compagnia di giro degli ultimi 20 anni. E invece la ripresa bisogna costruirla…”, ma poi il Sindaco di Firenze, che deve evitare gli incidenti con Letta, si piega a dire: “Letta sta facendo un buon lavoro, il governo è necessario ma è necessario anche fare una nuova legge elettorale, concludere questa fase e lavorare per la vittoria alle elezioni”.

Alla fine si assiste a un vero e proprio passaggio generazionale. Walter Veltroni non ha un alter ego, ma  in Renzi trova  tuttavia una presenza che può portare avanti il suo progetto, naturalmente  innovato. Due sinergie che possono convergere su molti punti e arricchirsi delle diversità che ognuno può portare avanti su terreni delicati e a volte melmosi. C’è chi non ha dubbi alla fine del dibattito e afferma  “Renzi è più furbo di Walter”, e c’è chi scommette in sala: “Dai che stavolta ce la facciamo”.,

L’omaggio di Veltroni alle sue origini “Quando c’era Berlinguer”

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“Per me è un modo di ricomporre due grandi amori della mia vita: il cinema e Berlinguer. L’idea mi è venuta vedendo un documentario su Olof Palme, bellissimo, guardando i film sulla vita dei grandi leader, da Kennedy a Mandela. Così parlando con Andrea Scrosati di Sky abbiamo pensato di raccontare la storia dell’ex segretario del Pci”.

Ora Walter Veltroni sta rovistando negli archivi, studiando documenti e scegliendo immagini da inserire nel documentario dal titolo: Quando c’era Berlinguer. Il racconto avrà sue linee guida:  il tempo storico e un senso di rimpianto.

“Sono immerso nel mondo di Enrico, un modo di coltivare la bella politica. Non mancheranno gli aspetti critici, ma per quanto mi riguarda – dice Veltroni – i suoi dieci anni alla guida del Pci hanno trasformato la vita italiana”.

Il film di Sky Cinema (realizzato con la Palomar, seguiranno ritratti di Craxi e Moro) sarà pronto a maggio, ma potrebbe uscire prima nelle sale.

“È un lavoro che mi piace e mi spaventa”, racconta l’ex segretario del Pd, ex studente del Centro sperimentale e critico. “La memoria è un’ossessione, cerco costantemente di riannodare i fili perché sono convinto che questo tempo rischia di trasformarsi in quel ‘deserto di macchine arrugginite’ di cui parlava Italo Calvino. Berlinguer era un uomo profondo, amato dai suoi e rispettato dagli avversari. Ha avuto il coraggio di fare innovazioni durissime. Avevo pubblicato un libro con i suoi testi per capire cosa restava della sua esperienza; oggi, a trent’anni dalla morte, sarà un film a ricordarlo”.

Veltroni condivide Renzi…

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«Sono interessanti le idee, i contenuti e i programmi di Matteo Renzi, ci vedo sintonia con l’ispirazione originaria del Pd, quella che decidemmo al Lingotto, che facemmo vivere nella campagna elettorale che ci portò al 34% nel momento più difficile». Lo ha detto Walter Veltroni alla Festa nazionale democratica a Genova.

«Quella ispirazione la condivido. E mi convince», ha aggiunto Veltroni commentando le idee di Renzi. «Ma la discussione solo sui nomi non la capisco bene – ha detto ancora l’ex segretario del partito -. Vorrei che il congresso del Pd non fosse solo la scelta di un nome ma la scelta di una politica da parte di migliaia di persone. Per raggiungere l’obiettivo che in questo Paese non si è mai realizzato: che ci sia una maggioranza riformista alla guida del Paese. Non ci siamo mai riusciti».

«Non è inutile fare il congresso del Pd – ha detto ancora Veltroni -, tanto che io vorrei che fosse fissata la data». «Vorrei che al congresso si discutesse di politica e non solo di nomi. Siamo diventati una società che parla solo di nomi. È già cominciata la discussione su chi sarà il futuro ct della Nazionale a un anno di distanza».

«Consiglio a Renzi – ha aggiunto Veltroni – di spiegare la sua intenzione politica nella maniera più chiara e più inequivoca possibile, così chi sta con lui non lo faccia per calcoli, ma solo per piena convinzione, perché ne condivide la linea».

Presente alla Festa anche Debora Serracchiani. «Renzi sta convincendo e sta convincendo gli italiani a votare per il Partito Democratico. Mi sembra un risultato straordinario: vorrei vincere ogni tanto». «L’idea di partito di Renzi è del tutto chiara, probabilmente invece qualcuno si dovrebbe cominciare a capire fino in fondo quello che serve al Pd. Abbiamo bisogno di vincere le elezioni e di avere un segretario che rivoluzione».

Stare con Renzi «è l’unico modo per far saltare le correnti, – ha aggiunto Debora Serracchiani – a chi si lamenta e dice che Renzi sta creando una corrente, magari maggioritaria, vorrei ricordare che aveva istituzionalizzato le correnti attraverso il caminetto».

I nostri 7 giorni: tra perturbazioni metereologiche… e politiche!

7giorni-tuttacronacaAltri sette giorni ricchi di emozioni, con un po’ di rammarico per quest’estate che arriva ormai agli sgoccioli e le tante incongnite sul futuro prossimo che tornano ad affacciarsi di prepotenza sulla scena politica. La perturbazione che si sta abbattendo in queste ore sull’Italia ci ricorda un po’ la bufera che continua a imperversare nei luoghi del potere italiano. La nostra penisola è infatti colpita dal maltempo che ha provocato non solo il crollo delle temperature ma anche numerosi danni. Grandinate, allagamenti, trombe d’aria, si sono infatti abbattuti un po’ ovunque. Dal Veneto al Lazio, dal Piemonte alla Campania passando per la Liguria. E se non è il cielo cupo a spaventare, è la terra che trema sotto i piedi, spesso con scosse lievi, ma capace anche di far correre in strada le persone, com’è accaduto nelle Marche. E la stessa instabilità la si vive nel clima politico. Reggerà il governo alla bufera del post-sentenza della Cassazione? E’ quello che ci si chiede ormai ogni giorno, con il Pd che invoca lo stop ai ricatti e il Pdl unito attorno al proprio leader. Ognuno ne parla e offre la propria versione. C’è chi come Travaglio immagina un nuovo, possibile travestimento di Berlusconi, in stile Manning, da donna, e chi, come Veltroni, vede queste ultime battute come la fine di un ventennio. Ma forse gli italiani al momento sono più focalizzati su altro: il proprio personale futuro. Quello che continua ad apparire incerto perchè la questione pensioni non è ancora stata chiarita e sempre più persone perdono la speranza di un lavoro sicuro. Al contrario, però, c’è anche chi non soffre la mancanza di lavoro, che trova anche se già riceve circa 7mila euro al mese di cassa integrazione. E se dobbiamo polemizzare su questo… cosa possiamo dire degli scontrini che negli ultimi giorni hanno fatto il giro del web? Cifre astronomiche, per un caffè, una bottiglia d’acqua o un bicchiere di vino: bibite con un retrogusto decisamente amaro! Forse più di qualcuno ha preferito restarsene a casa, con il naso all’insù, ad assistere allo spettacolo dell’esplosione stellare

7giorni-cielo-tuttacronacaMa anche altre notizie ci hanno particolarmente colpito in questi giorni. Una su tutte: una 13 enne che, dopo aver chiamato il 113, si sente rispondere: “Per errore abbiamo risposto da Caserta, richiama e ti risponderanno poliziotti più vicini a te”. Più solleciti i medici che, al pronto soccorso, hanno accolto il Molleggiato dopo che si è provocato una piccola frattura al minolo. Forse fin troppo solerti, visto che immancabili sono scattate le polemiche, alle quali i sanitari hanno risposto. Del resto Celentano più che alla sua salute sembra interessato al tema delle Grandi Navi a Venezia. E proprio nella città lagunare si è consumata una tragedia, dopo che un turista è morto in uno scontro tra vaporetti e gondola. Le ultime novità raccontano che il “pope” è stato trovato positivo a hashish e cocaina, ma questo non placa la rabbia contro i piloti dell’Actv. Dai canali ai campi… è ricominciato il campionato! E se il mercato resta comunque un tema caldo, con le ultime cartucce ancora da sparare, già si parla del primo naufragio del Milan in terra veronese e di Tevez che è riuscito a spezzare la maledizione del Luigi Ferraris: la Juve è tornata a vincere a Genova ed ha presentato il suo biglietto da visita. Ma siamo solo ai primi calci d’inizio e la stagione è tutta da scrivere. Insomma, non preoccupiamoci, perchè nulla è perduto: come l’anello perso in un campo e poi ritrovato… incastrato in una patata cresciuta nel frattempo! Questo per dire che se anche qualcosa ci spaventa e ci vien voglia di scappare… proviamo a fermaci per osservare a fondo. Chissà, forse c’è il trucco e la butteremo sul ridere!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Il ventennio è finito, parola di Walter Veltroni. E ora?

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Una guerra lunga 20 anni? O sarebbe meglio parlare del ventennio del Cavaliere? In ogni caso con la sentenza della Cassazione quell’era è finita. Walter Veltroni non ha dubbi e osserva da lontano le turbolenze della politica italiana.   

Gli anni passano, ne sono trascorsi quasi venti, eppure sembra che non riusciamo a liberarci di quello che nel 2008 lei definiva «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»…
«Però secondo me si è chiuso un ciclo. La sentenza della Corte di cassazione è la conferma della conclusione del ventennio berlusconiano. Questo sarebbe dovuto avvenire sul piano politico, se la sinistra non avesse compiuto una serie di errori che hanno impedito la vittoria alle elezioni di febbraio. Questo ventennio si sta concludendo, si è concluso, e al di là dei suoi rantoli e dei suoi sussulti bisognerà che i due principali soggetti politici, il Pdl e il Pd, lo capiscano e agiscano di conseguenza». 
A giudicare dall’esito del vertice di Arcore, il Pdl sembra piuttosto intenzionato a difendere fino all’ultimo il padre-padrone del partito. Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei?
«Non dovrebbe seguire Berlusconi sulla linea della radicalizzazione estrema e dell’esasperazione. Dovrebbe invece cambiare natura al soggetto di centro-destra italiano, che non può continuare a essere un soggetto populista e irriguardoso delle regole ma cominciare a prefigurarsi per il futuro di questo Paese come un soggetto moderato analogo a quello di altri Paesi europei. Le ultime dichiarazioni di Alfano da Arcore sembrano purtroppo andare in una direzione opposta».
 
E lei ritiene davvero immaginabile un Pdl senza Berlusconi?
«Lo devono immaginare loro, in primo luogo, come è naturale che sia. In nessuna parte del mondo le leadership sono infinite e illimitate nel tempo. In ogni caso loro avrebbero dovuto porsi il problema nel corso di questi anni, e lo debbono fare adesso, con tanta più urgenza».
Qualcuno di loro chiede addirittura un’amnistia ad personam.
«Io penso che non sia possibile nessuna della soluzioni che la destra chiede in questo momento, perché in questo Paese esiste il principio di legalità che vale per tutti i cittadini e al quale tutti gli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie si sono attenuti. Bisogna prendere atto che c’è stata una sentenza».
 
E cosa dovrebbe fare, secondo lei, un Berlusconi che accettasse questa sentenza?
«Lui può continuare, se vuole, a esprimere le sue idee sulla vita pubblica di questo Paese. Ma esistono leggi, se non codici morali minimi, che sanciscono che chi ha subito condanne definitive non possa svolgere funzioni istituzionali. Punto e stop. Naturalmente è giusto che la giunta delle elezioni del Senato approfondisca in qualche giorno tutti gli elementi di valutazione. Non bisogna dare l’impressione che ci sia una specialità al contrario. Il senatore Berlusconi non va trattato diversamente da come si tratterebbe qualunque altro parlamentare. Ma poi si decide, e si decide lì. E si deve decidere in ottemperanza alle leggi esistenti».
 
E se Berlusconi, privato del seggio e ridotto gli arresti domiciliari, decidesse di continuare a guidare comunque il suo partito? Se anche da lì facesse la campagna per le prossime politiche?
«Questo è un problema del Pdl, non mio. Sono loro che devono decidere se identificare il loro futuro con il destino personale di un uomo che ha avuto una sentenza di quelle dimensioni, o se invece vogliono reinventare la loro fisionomia politica. Non vorrei però che alla fine di questo ventennio, insieme a Berlusconi finisse anche il bipolarismo. Identificare il bipolarismo con Berlusconi può essere un errore tragico per l’intero Paese. Noi non abbiamo bisogno di tornare ai governi contrattati della Prima Repubblica, alla proporzionale e ai partiti padroni della vita pubblica. Il bipolarismo è un valore, come lo è l’alternanza. Se usciamo dal bipolarismo, se torniamo alla proporzionale, cadiamo in un baratro nel quale ci sono solo governi contrattati di larghe intese. E io non so quale delle due cose sia peggiore dell’altra».
 
Ma se il Pdl facesse cadere il governo, lei ritiene possibile la ricerca di un’altra maggioranza, magari per un Letta-bis, o pensa invece che sarebbero inevitabili le elezioni anticipate a novembre?
«Penso che quelli del Pdl sarebbero dei pazzi e degli irresponsabili a far cadere il governo:Io credo comunque che prima di andare a votare, anche nei prossimi mesi, bisogna assolutamente cambiare la legge elettorale. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica».
 
A giudicare dai toni che il Pdl usa in queste ore, non sembra che l’orizzonte dell’esecutivo sia lunghissimo…
«Questo governo è un’anomalia, però in questo momento deve fronteggiare l’emergenza economica e quella della legge elettorale. Quindi faccia ciò che deve fare per aiutare la ripresa dell’economia italiana ma al tempo stesso si impegni subito per la riforma elettorale».
 
E se invece la situazione precipitasse, il Pd dovrebbe affrontare le elezioni candidando Enrico Letta o Matteo Renzi?
«Le dico quale sarebbe lo sviluppo ordinato di questa vicenda. Si fa subito la legge elettorale che cambia il Porcellum e poi all’inizio del prossimo anno si va a nuove elezioni. Alle quali va il candidato che viene scelto da elezioni primarie del Pd». 
Da fare quando, queste primarie?
«Subito. Io sono perché il Pd convochi subito il congresso. Sono perché Renzi si candidi a segretario del partito, perché sono contrario alla separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Ma sono favorevole a istituzionalizzare la norma in base alla quale, come è successo per Renzi con Bersani, al momento delle elezioni anche altri possano candidarsi alla premiership con apposite primarie. Una cosa però ci tengo a dirla: non sopporto le discussioni su “ex dc” ed “ex pci”. Questo è il contrario del Partito democratico, che è nato per superare questa distinzione. Basta con questa storia: ciascuno rappresenta tutti, quale che sia la storia dalla quale viene. Il Pd non è nato per mettere insieme due mezze mele, l’una diversa dall’altra: nessuno mangerebbe una mela metà rossa e metà verde, o bianca, perché apparirebbe come un frutto malsano. Se vogliamo essere un’alternativa credibile al centro-destra, se non vogliamo che sia solo Papa Francesco a parlare dei valori in una società, se vogliamo recuperare una coerenza tra valori e programmi che la sinistra ha perduto o dimenticato, dobbiamo essere innanzitutto un partito unito. E dobbiamo essere più di sinistra, parola che per me, come ho cercato di argomentare nel mio libro, significa cambiamento e non conservazione, società aperta e non bloccata, eguaglianza e opportunità diffuse. Questa sinistra può arrivare al 40 per cento, non al 25. È la vocazione maggioritaria senza la quale il Pd non ha ragione di esistere».
Lei è per Renzi segretario. E non pensa che la scelta di un altro candidato premier indebolirebbe automaticamente il governo Letta?
«Io penso che Renzi e Letta possano convivere, e mi auguro che convivano. Sono due energie, due risorse utilissime. E non sono le sole. Anche per il futuro si possono trovare delle forme di convivenza. Se uno fa il candidato premier, e l’ altro il ministro degli Esteri o dell’Economia, è una cosa che accade nei grandi partiti. Ricordo che Obama e Hillary Clinton duellarono aspramente, alle primarie, poi uno ha fatto il presidente e l’altra il segretario di Stato…».

Distrutta la targa in memoria di Valerio Verbano a Roma

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Era ancora  alta la stagione del terrorismo, quando nel 1980 uccisero Valerio Verbano, quasi 19 anni, militante di sinistra nell’area di Autonomia operaia.  Un giovane senz’altro particolare, appassionato, fra l’altro  di fotografia. che,  con un lavoro di indagine certosina e forse con l’aiuto di qualche “pentito” di estrema destra, aveva raccolto informazioni  su centinaia di militanti  delle formazioni del terrorismo nero, schedati con  criteri scientifici di archiviazione, sia oggettivi che  soggettivi… Sono 379 fogli, quasi tutti scritti a mano…. Si doveva essere preoccupata parecchio l’eversione di destra per quella documentazione che alcuni mesi prima era stata invece, sequestrata dalle forze dell’ordine, quando avevano arrestato Verbano per possesso illegale di arma da fuoco… Poi il giovane era stato presto messo in libertà e quelli che lo uccisero  forse pensavano di trovare i documenti in casa o farsi dire da lui i nomi   di eventuali persone di destra che avessero tradito.  L’aspettarono a casa dopo aver legato e imbavagliato i suoi genitori… Valerio che sapeva di arti marziali riuscì a liberarsi ma fu colpito con un proiettile alla schiena… Nel 2006 il Sindaco Walter Veltroni volle dedicargli una targa stradale nel quartiere in cui era vissuto mentre nel 2011 si erano riaperte le indagini per cercare di capire i mandanti e gli assassini del giovane,  mai scoperti  Oggi,la targa in memoria, è stata ritrovata frantumata in mille pezzi, al Parco delle Valli a Roma…  “Vandalizzare la targa è una grave offesa alla memoria di questa città. La mia speranza è che certi gesti non si ripetano in futuro”, ha dichiarato il sindaco Ignazio Marino. Ma sembra che rancore e vendetta non finiscono mai…

Francesco De Gregori e quella sinistra che non c’è più

Francesco De Gregori-tuttacronacaRilascia un’intervista fiume al Corriere della Sera il cantautore Francesco De Gregori che spiega come il suo interesse per la politica sia “molto scemato” rispetto al passato. “Ha presente il principio fondativo delle rivoluzioni liberali, ‘no taxation without representation?’. Ecco, lo rovescerei: pago le tasse, sono felice di farlo, partecipo al gioco. Però, per favore, tassatemi quanto volete, ma non pretendete di rappresentarmi”. E’ lui stesso a raccontare di aver votato ” Monti alla Camera e Bersani al Senato. Mi pareva che Monti avesse governato in modo consapevole in un momento difficile. Sono contento di com’è andata? No. Oggi non so cosa farei. Probabilmente non voterei. Con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull’elenco del telefono”. Il cantautore politico per eccellenza spiega: “Continuo a pensarmi di sinistra. Sono nato lì. Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos’è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia. Tutto questo sta più nell’orizzonte culturale della sinistra che in quello della destra. Ma secondo lei cos’è oggi la sinistra italiana?”. E spiega: “È un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del ‘politicamente corretto’, una moda americana di trent’anni fa, e della ‘Costituzione più bella del mondo’. Che si commuove per lo slow food e poi magari, “en passant”, strizza l’occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me”. Ma di questa situazione è stanco: “Questo governo non piace a nessuno. Ma credo fosse l’unico possibile. Ringrazio Dio che non si sia fatto un governo con Grillo e magari un referendum per uscire dall’euro. Se poi molti nel Pd volevano governare con Grillo e io non sono d’accordo non è un dramma. Ora il Pd è di moda occuparlo, prendere la tessera per poi stracciarla. Non ne posso più di queste spiritosaggini”.

Neanche su Letta ha un parere preciso: “Le ho detto che seguo poco. Se mi chiede chi è ministro di cosa, magari non lo so. Quando viaggio compro sei giornali, ma dopo dieci minuti li poso e comincio a guardare fuori dal finestrino…”. Ma da cosa deriva un simile atteggiamento? “Magari è colpa mia. Mi sento, mischiando Prezzolini e Togliatti, un ‘inutile apota’. Comunque nutro un certo rispetto per il lavoro non facile di Letta e di Alfano. Sono stufo del fatto che, appena si cerca un accordo su una riforma, subito da sinistra si gridi all”inciucio’, al tradimento. Basta con queste sciocchezze. Basta con l’ansia di non avere nemici a sinistra; io ho sempre avuto nemici a sinistra, e non me ne sono mai occupato. Ho votato Pci quando era comunista anche Napolitano. Ma viene il momento in cui la realtà cambia le cose, bisogna distaccarsi da alcune vecchie certezze, lasciare la ciambella di salvataggio ed essere liberi di nuotare, non abbandonando per questo la tua terra d’origine. Non ce la faccio più a sentir recitare la solita solfa “Dì qualcosa di sinistra”. Era la bellissima battuta di un vecchio film, non può diventare l’unica bandiera delle anime belle di oggi. Proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra”. E non poteva mancare una riflessione su Berlusconi: “Berlusconi è stato fondamentalmente un uomo d’azienda. Nel suo campo e nel suo tempo una persona molto abile, non un vecchio padrone delle ferriere. Ha fatto politica solo per proteggere i suoi interessi, senza avere nessun senso dello Stato, nessun rispetto per le regole e, credo, con alle spalle una scarsa cultura generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È imputato di reati gravi e si è difeso dai processi più che nei processi. Che altro vuole sapere? Aveva ragione l’Economist : Berlusconi era inadatto a governare l’Italia. Mi chiedo però anche se l’Italia sia adatta a essere governata da qualcuno”. Un premier non telefona in questura per far liberare un’arrestata dicendo che è la nipote di Mubarak, non crede? “Certo. Andreotti non si sarebbe mai esposto così. Però, guardi, ho seguito con crescente fastidio e disinteresse l’accanimento sulla sua vita privata. Forse potevamo farci qualche domanda in meno su Noemi e qualcuna di più sull’Ilva di Taranto? Pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra. Meglio sarebbe stato elaborare un progetto credibile di riforma della società e competere con lui su temi concreti, invece di gingillarsi a chiamarlo Caimano e coltivare l’ossessione di vederlo in galera. Non condivido nulla dell’etica e dell’estetica berlusconiana, ma mi irrita sentir parlare di ‘regime berlusconiano’: è una falsa rappresentazione, oltre che una mancanza di rispetto per gli oppositori di Castro o di Putin che stanno in carcere. E ho trovato anche ridicolo che si sia appiccicata una lettera scarlatta al sindaco di Firenze per un suo incontro col premier”. E riguardo al sindaco fiorentino, che appare l’uomo del futuro: “Renzi è uno che ha sparigliato. Se il Pd avesse candidato lui probabilmente avrebbe vinto. Ma la scelta del termine rottamazione non mi è mai piaciuta, mi è sempre parsa volgare e violenta. E poi non sono più disposto a seguire nessuno a scatola chiusa”. Non crede quindi molto in lui e sembra non abbia intenzione di votare alle primarie: “Il verbo ‘credere’ non dovrebbe appartenere alla politica. Non basta promettere bene e saper comunicare. E poi penso di non votare alle secondarie, si figuri se voterò alle primarie. Il Pd sta passando l’estate a litigare. E magari anche Renzi ne uscirà logorato”. Ma De Gregori non è convinto neanche dei metodi utilizzati da Grillo: “Ho trovato inquietante la campagna di Grillo, il suo modo di essere e di porsi, il rifiuto del confronto, le adunate oceaniche. Condivido i tagli ai costi della politica e la richiesta di moralizzazione che viene da molti e che Grillo ha saputo ben intercettare. Molti elettori e molti eletti del M5S sono sicuramente persone degne e capaci di fare politica. Ma questa idea della Rete come palingenesi e istituzione iperdemocratica mi ricorda i romanzi di Urania”. E se in passato aveva criticato Veltroni, ora qualcuno che gli piace c’è: “Papa Francesco, la più bella notizia degli ultimi anni. Ma mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all’apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente. Magari i fedeli in piazza San Pietro non lo capivano. Ma il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante”. Ma De Gregori, Viva l’Italia è una canzone che sente ancora adatta al momento: “Sono convinto che l’Italia abbia grandi chance per il futuro. E ogni volta che canto quella canzone sento che ogni parola di quel testo continua ad avere un peso. ‘L’Italia che resiste’, ad esempio; e solo le anime semplici potevano pensare che c’entrasse qualcosa con lo slogan giustizialista ‘resistere resistere resistere’. ‘L’Italia che si dispera e l’Italia che s’innamora’. L’Italia che ogni tanto s’innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi. Ma il mio amore per l’Italia, e per gli italiani, non è in discussione. Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy”.

“Il peggior errore di Bersani? Sinistra usato sicuro” così Walter Veltroni

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Walter Veltroni candida il suo rottamatore. Uscito dal partito, torna a far sentire la sua voce intervenendo a “In Onda” su La7 e lo fa per lanciare il suo appoggio a Matteo Renzi.  “Se farà un documento pasticciato per mettere d’accordo tutto e il contrario di tutto, non lo sosterrò. Ma da quello che ho capito in questi anni non credo. Se lui lavorerà per un partito del riformismo italiano, io lo sosterrò”, ha detto ex segretario Pd.

 Veltroni ha poi ribadito: “Non basta conquistare i voti in uscita dal centrodestra, ma bisogna motivare anche chi da sempre e’ di centrosinistra”.

Ma che Pd vuole Veltroni? “Io vorrei che il Pd tornasse ad essere un partito aperto nel quale centinaia di migliaia di persone si trovano. In questi anni si è chiuso, non si perdono tre milioni e mezzo di voti se non ci si chiude. Il Pd deve decidere cosa vuole essere: il partito che è stato in questi anni o vuole tornare il partito che cerca il consenso della maggioranza riformista del Paese”.

Quindi secondo Walter Veltroni “bisogna che questo governo vada avanti, la situazione è tale che non possiamo permetterci incertezza”. L’esecutivo, spiega sempre l’ex parlamentare del pd, “deve fare le due cose su cui e’ stato chiamato: le riforme, a cominciare dalla legge elettorale, e il rilancio dell’economia, Poi si tornerà al bipolarismo”. Anche se il dibattito precongressuale rischa di essere stancante: “Le regole sono importanti, sono parte della democrazia. Ma se si mette a confronto i discorsi della giornata… qual è il discorso che ha acceso la speranza, la passione? Ho citato Draghi e Bergoglio per dire che la sinistra sembra parlare spesso piu’ regole che di questi temi…” “Le primarie sono fatte cosi’: chi non dovrebbe votare sono quelli che non hanno votato Prodi al Quirinale… Il contesto delle primarie e’ il contesto di un’elezione aperta. Se invece si fa solo un’elezione tra gli iscritti si fa un’ altra cosa”, ha aggiunto.
Quale è stato il peggior errore di Bersani?
“Bersani durante la campagna elettorale ha usato la parola ‘usato sicuro’ per definire la sinistra, forse il suo errore peggiore”, ha concluso così Walter Veltroni

L’intervista a 360° di Renzi alla radio

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Un’intervista che spazia su diversi temi quella che il sindaco di Firenze ha rilasciato ai microfoni dell’emittente radiofonica Ladyradio.

S’inizia con la Grande Illusione che ha portato all’ Immensa Delusione:

«Abbiamo avuto il tempo delle illusioni, e Berlusconi è stato l’uomo delle illusioni, poi sono arrivate le delusioni, e in questo anche il centrosinistra ha un pò deluso; ora l’unico modo per superare illusioni e delusioni è quello delle decisioni».

Ma ora che abbiamo la commissione di saggi che ci indicano il percorso la strada sarà tutta in discesa?

«ci dirà le cose che già sappiamo, che va cambiata la burocrazia; ma per questo basta anche un grullo, non ci vuole un saggio».

Segreteria o non segreteria del Pd, questo è il dilemma?

«È un tema che affascina  i cittadini a livello variabile da -10 a -18, su una scala da 0 a 10. I cittadini chiedono che si cambi il paese. Non stanno chiedendo ai politici chi si candida, chi fa il segretario, chi il presidente. Chiedono se siamo o non siamo in condizione di realizzare le cose che si dicono da 20 anni».

Tagliare la burocrazia è il primo passo?

«C’è un pantano, una sabbia mobile, che è la burocrazia italiana. O si ha il coraggio di superare questa burocrazia, che è una sabbia mobile e uccide anche le speranze più belle, oppure il paese per forza è condannato al declino»

La cena con Flavio Briatore?

«Questo atteggiamento di polemiche su pranzi e cene è insopportabile. Ho incontrato Briatore, una persona molto diversa da me come io sono molto diverso da lui per milioni di motivi; ma questo non mi impedisce di riconoscere che si tratta di un signore che ha fatto grandi cose per lo sport , dà lavoro a duemila persone a giro per il mondo. Dare giudizi etici su con chi si va a pranzo è francamente incomprensibile. Ognuno va a pranzo con chi crede, se poi domani, da un pranzo, verrà fuori un investimento che porterà soldi sulla città, voglio vedere come si farà a dire che è una cosa poco seria».

E poi conclude con la puzza sotto il naso del Pd:

«La prossima volta bisognerà che il Pd abbia meno puzza sotto il naso e vada a prendere i voti dei delusi del centrodestra. Ora  abbiamo un governo che non è di centrosinistra ma di larghe intese. Io durante le primarie lo dicevo che bisognava andare a prendere i voti dei delusi del centrodestra; ora, invece, del centrodestra, ci tocca prenderci i ministri».

Renzi che prova a scrollare dal suo partito la polvere dei secoli che lo ha avvolto? Renzi che tenta di dipanare quella nebbia che continua a far perdere la rotta e gli obiettivi ai democratici? Renzi che tenta di dare un’alternativa a quel Pd che  insegue pedissequamente il “faro” acceso dal Pdl e che illumina nella direzione sbagliata?

Veltroni non digerisce l’incontro Renzi-Briatore… e l’imprenditore risponde!

briatore-veltroni

Sembra che un incontro a base di pesce tra Renzi e Briatore, conosciutisi di persona per la prima volta grazie all’organizzazione del manager Lucio Presta, abbia fatto discutere e non sia stato apprezzato da tutti. Il primo a mostrare il pollice verso è stato Walter Veltroni: “Io e Renzi su Briatore non ci capiamo più”. Commento non chiaro ma che l’imprenditore non ha fatto passare indifferente, visa la serie di cinguettii inanellati in Twitter, del tenore di: “Caro Valter dei nostri successi ne parlano anche in Cina, e dei tuoi” o ancora “Questo Veltroni (tipo melandri) dopo le sconfitte politiche non doveva andare in Africa (sempre stipendiato da noi)” e così via…

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Oggi come ieri: a Servizio Pubblico si parla della strage di Capaci

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Inizia con la canzone Io non ho paura Servizio Pubblico, ed un ricordo a Don Andrea Gallo, che probabilmente è in Paradiso perchè “io sto con gli ultimi”. Ma sicuramente tutti lo staranno osservando con curiosità, perchè “di preti in Paradiso se ne vedono pochi”.  Subito dopo, si entra nel vivo con Walter Veltroni parla del suo libro “E se domani” e viene facile il collegamento con gli anni delle stragi: il ’92 ed il ’93. Anche allora il sistema democratico era in crisi e se qualcuno provava a “spostare” il potere verso sinistra qualcuno interveniva per “destabilizzare” in modo da mantenere l’assetto che c’era. Ma si può tornare anche gli anni ’64 e ’69, pensare a Moro e poi fare un salto al recente attentato a Palazzo Chigi il giorno dell’insediamento. 500 kg di tritolo sullla strada di Capaci: Riina fa dietro front prima di far uccidere Falcone a Roma. Perchè un simile scelta? Veltroni spiega che la mafia ha sempre avuto un rapporto con la politica, in particolar modo con la Democrazia Cristiana legata ad Andreotti che fino a quel momento l’aveva tutelata ma, con l’avanzata del giudice sempre più potente, questo “patto” veniva interrotto: serviva messaggio forte quindi, un attentato come non se n’erano mai visti.

In tutto questo, la mente corre rapida anche a Paolo Borsellino: che fine ha fatto l’agenda rossa del giudice? Non solo, la moglie Agnese avrebbe anche confidato che il giorno dopo, quando l’ufficio della vittima era già stato sigillato, alla riapertura i cassetti erano vuoti. Quanto resta ancora immerso nel silenzio? Perchè i pentiti della mafia hanno parlato ma, nonostante l’indagine sulla trattativa Stato-Mafia, i politici non l’hanno fatto. Ma se questa è la posizione di Travaglio, Vespa è dell’idea che lo Stato non tratta con la mafia come non ha fatto con il terrorismo. Anche Veltroni però è dell’idea che una trattativa ci sia stata, prova ne sarebbe la sparizione dei documenti. Serve capire allora chi sia stato a dirigere: chi è stato il regista? “Che qualcuno in questo Paese abbia costantemente depistato o costruito”, quindi, sembra chiaro.

I derivati del Comune di Roma

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“Tra il 2002 e il 2008 il Comune di Roma ha stipulato contratti derivati per 6 miliardi di euro, per un totale di 9 operazioni principali. Nel 2008 il commissario straordinario al debito ha preso in mano la situazione: sette sono stati chiusi, con una penale di 150 milioni di euro circa”. Lo rende noto il  il candidato a sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito nel corso di una conferenza stampa in cui a spiegato come, attraverso il suo avvocato, ha avuto accesso a una parte parziale degli atti.

“Un mese e mezzo fa – hanno ricordato gli M5s – De Vito ha depositato una richiesta di accesso agli atti suiderivati, sia al sindaco che al commissario. Ma mentre il commissario ha ritenuto i richiedenti ‘non legittimati’ ad ottenere il materiale, il sindaco invece ha fornito i dati relativi al periodo 2002-2008” della precedente giunta comunale, quella presieduta da Walter Veltroni .

“Si tratta di una documentazione parziale – ha affermato l’avvocato Canali – sappiamo che il commissario ha fatto alcune transazioni con le banche, il cui contenuto non è dato sapere. Quali istituti? Su questo manteniamo riserbo – ha risposto il legale – è stata una richiesta che mi è arrivata dall’amministrazione comunale, per un fatto di correttezza. Uno è comunque con Ups, come emerge da un comunicato pubblico”.

I derivati, hanno spiegato in conferenza stampa, consentono di vedersi anticipate al momento della stipula alcune cedole positive, denaro che può  essere subito utilizzato. Un vantaggio che però può generare un ciclo continuo con ulteriori rinegoziazioni e contratti il cui tasso di interesse “è del 5,3 per cento”

”Il commissario nel 2008 prende in mano la situazione deiderivati – ha spiegato l’avvocato – Ne trova 9, per un valore di circa 6 miliardi su 9 miliardi di debito consolidato, da guinness. Noi sappiamo che ne chiude 7 con una transazione con le banche che costa 150 milioni di euro di penale, danno diretto e immediato. Non sappiamo naturalmente l’esito delle transazioni. Non sappiamo quali contratti sono in piedi e quanti no, perché alcuni sono da 200 milioni altri da miliardi. E non sappiamo se questi due rimasti in piedi sono quelli vecchi o sono rinegoziazioni”.

Walter Veltroni… e l’Italia che vorrebbe

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“E se noi domani – L’Italia e la sinistra che vorrei”. Presenta il suo nuovo libro Walter Veltroni a Che tempo che fai. La prima cosa che ci si chiede è: perchè chi ha fondato il partito non ne è soddisfatto? A sentire l’ex sindaco all’inizio lui e Prodi ci sono riusciti: portare la maggior parte delle persone dalla loro parte, in un gruppo riformista. Il politico cita Andreotti, “Il potere logora chi non ce l’ha”, e si dichiara terrorizzato da una simile idea, la ricerca a tutti i costi di un potere che porta all’anti-politica. Ma la sua nuova ipotesi per lui è adatta al momento attuale: nei momenti più difficili serve attuare le rivoluzioni più grandi. Ecco che vuole la “speranza di rinnovamento”. Ma come può essere credibile che un partito che ha affermato “mai un governo con il PdL” salvo poi ripiegare sulle larghe intese? Per Veltroni il problema sta nella campagna elettorale, dove si è giocata la partita che non ha permesso di ottenere una maggioranza netta. Il ragionamento si sposta sulla dicotomia “difesa” e “cambiamento”, per la sinistra serve un cambiamento, che ci si augura in meglio, ma come dare certezze? Vuole una “politica d’innovazione radicale, che porti in questo tempo i valori della sinistra” ma che non coltivi il passato, senza essere un’oggetto d’antiquariato. L’ambizione del PD deve avere allora l’ambizione di raggiungere una “maggioranza riformista”. Riguardo alla manifestazione Fiom di ieri, Veltroni non reputa che un partito sia tenuto a partecipare, lo scopo dev’essere di essere se stessi, mantenere l’elettorato e “rubarlo” agli avversari. Veltroni parla molto e continua a battere su un unico argomento: che la sinistra deve essere “più sinistra” ed avere il coraggio delle proprie idee, portando avanti i valori che sono propri di quella politica. Potere e democrazia riunificati è il suo ideale, quello che manca è la spiegazione, pratica, di come questo sia possibile. Parla in compenso di “responsabilità” e di “comunità”, senza aspettare che sia lo Stato a risolvere ogni difficoltà e rendendosi conto che “vita” non è essere isola ma arcipelago.

I libri dei democratici in previsione del congresso: Veltroni e Renzi

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Rottamato e Rottamatore escono in questi giorni con due libri che sembrano rivolti entrambi a dare dei segnali forti al Pd che si appresta ad andare al congresso. Presentati separatamente, ma quasi in contemporanea  proprio al Lingotto di Torino i libri “E se noi domani” di Walter Veltroni e “Oltre la rottamazione” di Matteo Renzi, segnano lo sguardo sul futuro del Pd.

Walter Veltroni che esce allo scoperto e non nasconde più le sue critiche per Pierluigi Bersani, ma che regala anche uno sguardo sul futuro che riaccende l’entusiasmo e cerca di avvicinare la politica ai cittadini ”La sinistra è l’idea di una società aperta, che favorisce l’eguaglianza delle opportunità. Altrimenti non è sinistra” spiega Veltroni nel libro. L’idea della sua sinistra parte da tre idee: ”Responsabilità, comunità, opportunità’‘. Ma anche un atto di coraggio c’è in questo pamphlet veltroniano: l’idea che era già scritta come obiettivo programmatico dell’Ulivo nel lontano 1996… il semipresidenzialismo! Veltroni cerca quindi di rompere quel tabù, all’Italia serve un governo forte e non bisogna aver paura di accentrare troppi poteri, bisogna comunque dare stabilità al Paese.

L’eco che si sente dall’altra parte è quello di Matteo Renzi che analizza la non vittoria del Pd alle ultime elezioni e ripercorre tappa dopo tappa quel processo che ha portato alla situazione attuale.

2 testi, 2 visioni, ma alla fine non troppo distanti fra loro. L’occhio che entrambi gettano nella ricostruzione dopo “la tempesta”, è senza dubbio un dato di fatto, come lo è la coscienza che la sinistra non può essere un partito di accomodamento, ma deve diventare un terreno di confronto e di cambiamento. Serve una rottura con il passato e non un cordone ombelicale che continua a fare da collante tra esperienze passate e problemi odierni.

Scritti per il congresso, scritti politici che cercano di dare delle linee programmatiche per un partito che ormai è l’ombra di se stesso e non riesce neppure a esprimere un’idea senza che nessuno dopo qualche minuto la contraddica. Eppure le risorse ci sarebbero, di menti intelligenti e di idee brillanti il partito è pieno, peccato che restano bocche imbavagliate. Sono altri a parlare, sono altri a voler ribadire una vecchia idea che non è utile più a nessuno, meno che meno a chi la professa. Intanto i giovani cercano di appartenere a una corrente per assicurarsi la carriera mentre gli “anziani” controllano le loro “poltrone” per paura di perderle. Protagonismi che minano la comunità, l’associazione l’essenza stessa di un partito che deve veramente trovare un punto di svolta… Chi sarà il prossimo?

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Marini è bruciato!

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La seconda votazione inizierà alle 15,30. «Marini non è passato. A questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa. Insistere sarebbe impensabile», ha detto Matteo Orfini (Pd) su Twitter, confermando di fatto il ritiro della candidatura di Marini.

Stessa considerazione l’ha fatta anche Walter Veltroni «Il risultato della prima votazione per il presidente è talmente chiaro che insistere su questa strada sarebbe un grave errore».

«Se non ci sono novità Sel continuerà a votare per Rodotà. E la novità può essere che il Pd fermi la giostra», il commento di Nichi Vendola.

«Quali sono i fatti nuovi a cui mi riferisco? Il Pd che decide di fermare la giostra. Ovvio che continueremo a votare Rodotà. Chiedo a coloro che si definiscono riformisti dov’è il grande riformismo», replica Vendola ai cronisti a Montecitorio

Bersani, 8 punti e una pillola che va giù!

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La direzione del Pd ha approvato, con un solo astenuto, la proposta di Pier Luigi Bersani di un governo di minoranza sugli 8 punti proposti dal segretario del partito. Noi abbiamo fatto la nostra proposta, «dopodichè c’è il capo dello Stato. Ho sentito governo del presidente… Per definizione non tocca a noi decidere e poi bisognerà intendersi su cosa vuol dire» ha spiegato Bersani nella sua replica.

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Veltroni non parlerà alla Direzione del Pd.

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Pare proprio che Walter Veltroni abbia deciso di non parlare alla Direzione del Pd.

Mentre ancora sono in corso i lavori della Direzione appare ormai chiara la linea guida: no a un governissimo con il Pdl, 8 punti di un programma che sono solo di buoni intenti per il futuro e tante parole sul rinnovamento, cambiamento e trasformazione…

Parole su parole, chi ringrazia Bersani e chi lamenta una certa distanza, soprattutto nelle regioni lontane da Roma, del partito che dovrebbe unire i giovani, le classi più disagiate e gli intellettuali. Si parla molto di riforme, a partire dalla scuola, ma non si parla di cultura. Si parla di ripresa ma non della crisi delle piccole e medie imprese che soffrono. Si parla di finanza, ma non delle banche che dovrebbero erogare il credito agli imprenditori. Forse pesa ancora troppo lo scandalo Mps e siamo solo all’inizio!

Così Matteo Renzi resiste pochi minuti, poi lascia la Direzione del partito senza parlare. Veltroni è lì, ma quasi sicuramente preferirà “non dire” piuttosto che aprire una frattura all’interno di un partito già confuso e allibito davanti al risultato elettorale.

Silenzi, ringraziamenti e parole. Buoni propositi tanti, concretezza nulla!

PD SPACCATO! L’IDEA DI APRIRE A GRILLO NON PIACE…

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Pier Luigi Bersani ha deciso di imboccare una strada precisa: quella di aprire il confronto con i grillini per provare a costruire una maggioranza di governo, almeno ‘di scopo’ e mirato su alcuni punti condivisi di programma. Scelta complicata, da gestire e da spiegare. Anche nello stesso Pd, dove più di un dirigente è perplesso sulla linea del segretario. A cominciare dai ‘grandi’ esclusi da questa tornata elettorale: Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Matteo Renzi per ora non si pronuncia, ma tra i suoi cresce lo scetticismo su una prospettiva di governo Pd-M5s.

D’Alema, avrebbe voluto un’apertura a Silvio Berlusconi, che all’indomani del voto ha offerto al Pd la propria disponibilità al dialogo. Il motivo sta essenzialmente nel portare a termine alcune riforme già avviate con Berlusconi e che ora giacciono in Parlamento. Inoltre una larga maggioranza avrebbe tranquillizzato i mercati internazionali. Una via da privilegiare, secondo D’Alema, rispetto a quella di un’intesa con Beppe Grillo, il leader del Movimento cinque Stelle bollato come “pericoloso populista” dal presidente di Italianieuropei al convegno con i progressisti Ue a Torino due settimane prima del voto.

Veltroni invece non scommette su un’intesa con il centrodestra, ma nemmeno su quella con Grillo, che, secondo l’ex sindaco di Roma, minaccerebbe ancor di più la vocazione maggioritaria cui il Pd dovrebbe aspirare. In altre parole, con il M5s il Pd rischierebbe di pagare un caro prezzo in termini di sovranità di governo, rischierebbe di farsi dettare l’agenda: non c’è da fidarsi, meglio affidare a Giorgio Napolitano il compito di decidere, magari assegnando il mandato di formare un governo ad una persona terza, che non sia Bersani.

C’è anche chi vuole invece appoggiare Bersani come  Giovanni Turchi, Stefano Fassina e Matteo Orfini, che ritengono suicida la sola idea di trattare con Berlusconi. E naturalmente, fuori dal recinto Pd, Bersani ha dalla sua l’alleato Nichi Vendola, anche perché l’ipotesi di aprire a Grillo esclude da sé il dialogo con Monti. E poi con Bersani c’è la pare ex Ds a lui più vicina da sempre, come Maurizio Migliavacca, ma anche il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, figura fondamentale in questa trattativa con i grillini, visto che da tempo è abituato a confrontarsi con loro in regione. Pure Enrico Letta non si oppone, più per mancanza di altre chance che per convinzione politica personale o vicinanza al M5S, naturalmente.

Veltroni, nel giorno della profezia Maya: troppa paura, basta passato, ora il futuro!

Oggi avrebbe dovuto essere la fine del mondo. Se una predizione apocalittica ha avuto tanto successo e’ perche’ il mondo e’ dominato dalla paura. Oggi finisce una legislatura e non la vita degli uomini: possiamo parlare agli italiani del futuro e non del passato? Altrimenti e’ una specie di maledizione dei Maya quella che riporta in televisione le parole che vengono da chi sembra che in questi anni sia stato in vacanza su Saturno e non a Palazzo Chigi.

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Bagnoli, Napoli:Titolare ortofruttta aggredito per incasso. 3.000 euro rubati.

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Incidenti del sabato sera: scontro frontale a Brindisi, muoiono due 16enni

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India: sarto si costituisce con la testa della sorella in mano

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“Aveva disonorato la famiglia”, così si è giustificato il sarto che si è costituito alle autorità indiane portanto la spada e la testa della sorella. Sembra che la donna subisse maltrattamenti dal marito e lo avesse tradito con un altro uomo. Benvenuti in India… paese della meditazione!

 

Puglia: il Gargano in bianco, sotto la perturbazione Karin

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Veltroni sulla corruzione: è il primo problema italiano e riguarda l’intero Paese

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