L’ex governo lascia il conto dei rimborsi: la Kyenge ha speso più di Letta!

cecile-kyenge-rimborsi-tuttacronacaE’ Franco Bechis, su Lubero, a parlare del conto lasciato da Letta “e la sua squadretta ministri e sottosegretari senza portafoglio” a palazzo Chigi per farsi “rimborsare le spese di viaggio, di vitto e di alloggio per i viaggi ufficiali effettuati in Italia e all’estero senza copertura preventiva delle spese.” In totale, 127.143,64 euro. A far lievitare la cifra è stato l’ex ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, che ha chiesto un rimborso complessivo di 53.895,47 euro, di cui 42.740,74 in mezzi di trasporto e 11.154,73 in pernottamenti e pasti. Da qui, il titolo dell’articolo di Bechis: “Trottola Kyenge: in viaggi e cene ha speso più di Letta”. Spiega il giornalista:

È la cifra più alta spesa dagli ospiti di palazzo Chigi (non sono resi pubblici invece gli importi spesi dai ministri e vice con portafoglio), ed è di molto superiore al rimborso presentato dallo stesso Letta, che complessivamente ha speso 36.191,97 euro, di cui 20.059,72 euro in viaggi e 16.132,25 euro in pernottamenti e pranzi (capitolo in cui ha superato la Kyenge). Terzo posto in classifica fra i ministri mangianti e itineranti per l’ex ministro delle Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello che ha speso in trasporti 9.653,55 euro, in pranzi e notti fuori 2.109 euro e per indennità extra di trasferta 418,49 euro. Al quarto posto l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Expo 2015, Maurizio Martina, oggi diventato ministro dell’Agricoltura: ha speso in tutto 7.269,26 euro. Quinto posto in classifica per l’ex ministro degli Affari europei (non c’è più lui e nemmeno il ministero) Enzo Moavero Milanesi, che ha presentato un conto assai ridotto rispetto alla missione istituzionale: 5.147,65 euro. Seguono in classifica con cifre minori l’ex ministro della Funzione Pubblica Giampiero D’Alia e gli ex sottosegretari Giovanni Legnini, Sabina De Camillis e Sesa Amici, tutti e tre entrati una seconda volta nel governo di Matteo Renzi.

Ma il giornalista ci tiene a sottolineare che

queste note spese non sono relative a tutti i viaggi istituzionali effettuati, ma solo a quelli al di fuori del costo ordinario che non viene computato. Quindi non sono considerate visite con auto di servizio già spesata, né quelle con pernottamenti istituzionali e pranzi offerti da altre autorità.

A questo punto non resta che analizzare come e quando siano stati spesi questi soldi:

La spesa è lievitata soprattutto grazie ai viaggi di settembre della Kyenge, che sono quattro e hanno coinvolto il ministro e due collaboratori che l’hanno accompagnato. La nota spese di quel mese è stata di 21.117,11 euro per i trasferimenti e di 5.068,71 euro complessivi per pagare le notti e i pasti. Fra questi viaggi due sono stati italiani, a Torino per incontrare la Nazionale di calcio (fu la volta in cui non si presentò all’appuntamento Mario Balotelli che preferì dormire) e al festival del cinema di Venezia proprio ai primi di settembre. Altri due (ma in realtà uno solo, a tappe) in Nord e Sud America. Il giorno 11 settembre la Kyenge era infatti a New York, per un pranzo organizzato in suo onore dal Gei, organizzazione degli italiani della grande mela presieduta da Lucio Caputo. È presumibile che l’ospitalità e almeno i pasti siano stati garantiti al ministro italiano che era invitato. Da lì poi lei è volata in Colombia, a Calì, dove si stava svolgendo già da alcuni giorni il vertice mondiale degli afro-discendenti. La Kyenge era l’unico membro di un governo -salvo i colombiani- a partecipare a quella manifestazione, dove era stata invitata in quanto personalità che partendo dall’Africa aveva fatto carriera. Al vertice erano presenti circa mille ex africani che hanno avuto successo nella carriera pubblica o privata in altro paese. L’unico esponente politico di rilievo a parte la Kyenge era il reverendo americano Jessie Jackson. Poi c’erano sindaci, letterati, scienziati, musicisti e sportivi. Certo in quel viaggio è spiegata gran parte della spesa. Ma la Kyenge è stata l’unica a presentare note viaggi ogni mese della sua permanenza al governo. Fino alla fine di gennaio.

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La Kyenge si dimette a fine mese. Anzi no. L’errore targato Reuters

kyenge-cecile-tuttacronacaLa Reuters aveva riportato la notizia che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge si sarebbe dimesso. Si è poi scoperto che si era trattato di un equivoco sulle dimissioni del portavoce dello stesso ministro.  Cosimo Torlo, il portavoce che si trova al fianco di Cècile Kyenge sin dall’inizio del mandato del ministro, ha annunciato tramite l’ufficio stampa le sue dimissioni. Prima di annunciare le sue dimissioni, il portavoce ha chiarito l’equivoco e l’errore della Reuters: “La notizia delle presunte dimissioni del ministro Cècile Kyenge è del tutto priva di fondamento. E’ tutto falso. La Reuters ha sbagliato”, le sue parole.

#ionondimentico. 27 gennaio: la Giornata della Memoria

giornata-della-memoria-tuttacronaca27 gennaio 1945: le truppe sovietichie liberavano i prigionieri di Auschwitz-Birkenau, dove morirono più di un milione di persone, uccise nella camera a gas , stremate dalle impossibili condizioni di lavoro, dalle numerose esecuzioni, percosse e torture inflitte dagli agenti delle Ss. Il mondo, oggi, con il Giorno della Memoria ricorda quei momenti, quando circa 7mila prigionieri ancora in vita vennero trovati. Ufficialmente, la ricorrenza del 27 gennaio nel ricordo della Shoah, “distruzione” in ebraico, è celebrata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a partire dal 2005. In Italia, sono gli articoli 1 e 2 della legge 211 del 20 luglio 2000 che definiscono le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria, anche se più in generale nell’Ue i rischi di una crescita dell’antisemitismo continuano a restare alti. Il premier Enrico Letta ha iniziato questa giornata con un tweet:
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Nella dichiarazione che compare sulla home page del sito del governo, inoltre, sottolinea: “Il dovere della memoria non si conclude col Novecento: oggi tocca alla mia generazione, nata dopo la seconda guerra mondiale, fare tesoro delle testimonianze dei sopravvissuti, difendere la verità storica, e soprattutto educare i giovani a non rimanere mai più indifferenti. Tenere alta la guardia contro ogni forma di antisemitismo, razzismo e discriminazione, ricordare la lezione dei Giusti tra le Nazioni: questi sono i due compiti essenziali che il Giorno della Memoria impone a noi, cittadini italiani ed europei”. Anche Matteo Renzi, segretario del Pd, ha lanciato il sua appello in rete:

2Anche il ministro all’Integrazione, Cecile Kyenge, ha trattato il tema: “Questa giornata è importante e non riguarda semplicemente il passato. E’ una giornata che ci deve mettere tutti di fronte alle nostre responsabilità. La responsabilità di poter intervenire, difendere e soprattutto abbattere tutti i giorni gli stereotipi e i muri che rischiano di diventare conflitti. Questa è una nostra responsabilità, delle istituzioni e degli studenti. Non dobbiamo mai abbassare la guardia”

La gaffe di Salvini: le figlie della Kyenge “se vogliono mi chiamano di nascosto”

salvini-invasioni-barbariche-tuttacronacaGaffe a Le invasioni barbariche, la trasmissione condotta da Daria Bignardi su La7. Intervenuto nella puntata di venerdì 24 gennaio, il segretario della Lega Matteo Salvini se n’è uscito con una frase poco felice. Il leghista è uno dei più accesi contestatori del ministro Cecile Kyenge e viene a scoprire che pochi metri più in là, appena fuori dallo studio, ci sono le due figlie del ministro, che saranno intervistate subito dopo. Daria Bignardi ha spiegato a Salvini che il minitro per l’Integrazione preferisce non ci sia un confronto diretto tra il leghista e le sue due figlie. Il segretario sorride e  replica: “Le avrei incontrate volentieri, ma la mamma è sempre la mamma”. Poi alla Bignardi dice: “Se vuole le dia il mio numero di telefono, se mi vogliono chiamare di nascosto…” Il leghista si è però subito accorto di aver pronunciato una frase equivocabile e tiene a sottolineare: “Non in quel senso, c’è mia moglie che guarda e ho una certa età, io…”.

Salvini invita la Kyenge a un dibattito. Risposta: “non m’interessa”

lega-salvini-tuttacronacaProsegue il duello a distanza tra Matteo Salvini e Cécile Kyenge con il segretario federale del Carroccio che, a questo punto, chiede un faccia a faccia “su ius soli, integrazione e immigrazione con la partecipazione degli esponenti leghisti di colore che rispetto al Ministro hanno idee diametralmente opposte.” Le contestazioni previste in occasione della visita del ministro domani a Milano, con la Questura che ha previsto ordinari servizi di sicurezza, Salvini sembra intenzionato a cambiare strategia ma all’Huffington Post spiega: “Nessuna dietrofront per carità  ma dopo queste schermaglie a distanze vorrei vedere se la Kyenge è in grado di sostenere un dibattito pubblico con solide argomentazioni senza trincerarsi dietro alle accuse preventive di razzismo e di pericolo per la democrazia.” Netta, e di chiusura, la replica della Kyenge: “Non mi interessa rinfocolare polemiche né tornare sull’argomento Lega.” Quello che le interessa ora è parlare delle prossime elezioni europee e del cartello elettorale dei noeuro. “In questo momento sappiamo che il tema dell’integrazione è importante nell’agenda europea ed è fondamentale spiegare ai cittadini che uscire dall’Europa significa mettere in discussione i valori fondanti la democrazia e la tolleranza. E affrontare seriamente l’immigrazione. L’Europa ci permette di gestire i flussi migratori anzi per meglio dire la mobilità dei cittadini. Senza l’Unione ogni Stato membro rimarrebbe isolato nel caos. E dietro ai movimenti noeuro che si stanno alleando si cela molto di più di una critica alla moneta unica. Si mettono in discussione i valori fondanti dell’Unione europea e della tolleranza.” Spiega l’HuffPost che il Ministro ricorda l’incontro del 23 settembre scorso a Roma dove 17 ministri di altrettanti paesi europei hanno sottoscritto un documento con il quale si chiede alla Commissione europea di predisporre un Patto 2014-2020 per un’Europa delle diversità e per contrastare il razzismo. “Le prossime elezioni europee – continua la Kyenge – rappresentano un momento importante per ricordare agli italiani e agli europei che la politica debba essere un modello di unità, di accettazione della diversità e di tolleranza.” Il documento che sarà a breve presentato a Bruxelles prevede la condanna dei “programmi politici e le organizzazioni basate sul razzismo, la xenofobia e le teorie di superiorità razziale” e si chiede agli Stati membri l’adozione di “strumenti legali per l’effettiva prevenzione, repressione ed eliminazione del razzismo, della discriminazione razziale, della xenofobia e della discriminazione di genere”. E, soprattutto, di vigilare affinché ogni leader politico, ogni persona che ricopre una carica istituzionale abbia un linguaggio rispettoso e contro il razzismo. Il che è un bel modo, per Cécile Kyenge, di rispondere a Matteo Salvini senza citarlo.

“Bisogna essere neri per avere diritti in Italia”, il video di Buonanno

buonanno-sitinge-tuttacronacaContinua a lanciar strali contro il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge la Lega Nord e dopo la “battuta” della deputata FI Santelli ad Agorà, “I neri sono fortunati, non si devono truccare”, arriva una nuova provocazione in Aula. Gianluca Buonanno, durante il Question time con il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, si è tinto la faccia di nero sostenendo che i rifugiati hanno più diritti degli italiani. “I nostri cittadini dovrebbero dire di essere neri per essere ascoltati. Agli italiani dico: truccatevi di nero e andate in giro a dire che anche voi volete gli aiuti che si danno ai rifugiati”.

La deputata FI: “I neri sono fortunati, non si devono truccare”

jole-santelli-tuttacronacaMentre non si placa l’offensiva condotta dalla Lega contro Cecile Kyenge anche la deputata di Forza Italia, ex sottosegretario al Lavoro, Jole Santelli, dice la sua nella puntata odierna di Agorà: “I neri? Hanno la fortuna di non doversi truccare”. La battuta è stata pronunciata proprio mentre il ministro dell’Integrazione seguiva in collegamento il dibattito in studio. Un’uscita infelice sfuggita nella diretta ma subito stigmatizzata su Twitter dal conduttore Gerardo Greco, pochi minuti dopo la fine della trasmissione.

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Cecile Kyenge vs la Lega: “La Padania chi?”

cecile-kyenge-tuttacronacaDa martedì 14 gennaio ‘La Padania’ ha una nuova rubrica che farà discutere: si chiama ‘Qui Kyenge’ e pubblica l’agenda istituzionale degli incontri pubblici del ministro dell’Integrazione nella pagina normalmente dedicata agli appuntamenti degli esponenti leghisti (‘Qui Lega’). Aurora Lussana, direttrice del quotidiano del Carroccio, spiega: “I nostri lettori hanno visto che in questi nove mesi Kyenge non ha prodotto alcun provvedimento in Consiglio dei ministri e in Parlamento. Sono nove mesi che fa pellegrinaggio filo-immigrazionista in lungo e in largo per l’Italia e i nostri lettori vogliono essere informati sulle sue iniziative”. Ma se le si chiede se non teme che tutto questo possa essere letto come una provocazione verso il ministro o essere percepito come una ‘istigazione’ alla protesta, Lussana risponde: “No, si tratta dell’elenco dei suoi appuntamenti pubblici, pubblicati sul portale del ministero: noi facciamo informazione sull’attività dei membri del governo. I nostri lettori vogliono sapere dove Kyenge si reca per ascoltare i suoi annunci e le sue chiacchiere: è giusto informarli”. Ma parlando degli attacchi della Lega al ministro dell’Integrazione, Vendola, su Twitter, ha affermato: “I razzisti nostrani pensano di essere nell’Alabama o nel Mississippi di mezzo secolo fa o nel Sudafrica dell’apartheid… Qualcuno gli dica che siamo nel terzo millennio e in un Paese civile, nonostante loro”. Per quel che riguarda la Kyenge, ai giornalisti che le chiedevano un commento ha risposto: “La Padania chi?”. “Non so chi sia la Lega Nord – ha continuato il ministro rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti a margine di un incontro a Roma – Non sapendo di chi si tratta praticamente saranno cittadini e fanno quello che vogliono”. Il ministro non ha voluto commentare la domanda se ritenga che l’iniziativa della Padania sia o meno un’intimidazione.

Bitonci: “La Kyenge vuole favorire la negritudine”

cecile-kyenge-tuttacronacaAttacco diretto al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge in Aula dove Massimo Bitonci. Il presidente della Lega Nord al Senato, durante il suo intervento sul provvedimento sulla messa alla prova, che contiene anche l’abolizione del reato di clandestinità e sulla quale il capogruppo ha annunciato una dura opposizione, ha detto: “La gente ha paura ad uscire la sera. Leggo che la Kyenge e la sua consigliera Livia Turco vogliono le quote riservate agli immigrati nella società. Siamo alla demenza. La Turco non sa niente di niente, e la Kyenge non è qualificata per questo incarico molto delicato. La Kyenge non sa cos’è l’integrazione, non sa niente di niente, vuole favorire la negritudine come in Francia, ma noi possiamo farne a meno”.  E ha proseguito: “Ogni anno entrano nel nostro paese diecimila di clandestini. Una città nuova da mantenere. Il governo e la maggioranza evidentemente non si rendono conto di come i problemi della sicurezza che attanagliano le città del Nord sono legati all’immigrazione clandestina. Così facendo stanno sovvertendo lo stato di diritto. Noi faremo contro questo provvedimento un’opposizione durissima, non ci spaventa stare qui anche di sabato e domenica. Un emendamento dei 5 Stelle in commissione ha abolito il reato di clandestinità, reato per altro troppo spesso disapplicato dai giudici di sinistra. Diciamo basta a tutto questo, così come diciamo basta agli indulti mascherati. È un provvedimento inutile e dannoso contro il quale noi ci batteremo”.

La vignetta con Mussolini che attacca la Kyenge e la Boldrini

vignetta_mussolini-tuttacronacaE’ stato il consigliere regionale delle Marche Enzo Marangoni (FI) a condividere in Facebook una vignetta con Mussolini che dice: “Gli italiani muoiono di fame e voi non fate altro che pensare agli immigrati! Boldrini e Kyenge andate a fare… voi e gli immigrati!” Critiche e contestazioni, soprattutto da parte del Pd, non si sono fatte attendere ma il consigliere, sempre sul social network, ha ribattuto che “i politici devono occuparsi del popolo italiano e solo dopo di tutti gli altri popoli”.

La Kyenge alla mensa con l’orologio da 23mila euro… ma è una bufala!

kyenge-orologio-tuttacronacaIl giorno di Natale il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, insieme alle figlie Giulia e Maisha, ha servito il pranzo agli immigrati del Centro Astalli di Roma. E subito è scattata la polemica: stando a una foto che circolava in rete, infatti, l’orologio al polso del ministro sarebbe stato un Vacheron Constantin Patrimony Traditionelle Quartz dal valore di oltre 23mila euro. Tutto sarebbe partito dal sito Bastacasta, che titola: “L’austerità “cafona” della Kyenge? Orologio da 23 mila euro mentre si fa fotografare nella mensa dei clandestini. Un precario impiega tre anni a guadagnare quei soldi. Vergogna!” Il malinteso, però, è stato chiarito da Domenico Grispino, il marito del ministro, che ha spiegato: Io quando è entrata in Parlamento le ho donato un Lorenz da 200 euro, un orologio meccanico che rimane sempre indietro perché lei si scorda di caricarlo. Ora la chiamo e le chiedo se avesse al polso il mio regalo”. Dopo la telefonata, la conferma: “Cécile aveva indosso il Lorenz. Se vuole la porto nell’oreficeria di Modena in corso Canalchiaro dove l’ho acquistato insieme al mio Tissot da 100 euro. Ho pagato con carta di credito e quindi la spesa è facilmente verificabile”.

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Cecile Kyenge torna all’attacco sulla cittadinanza

cecile_kyenge-tuttacronacaL’obiettivo per il 2014 del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge non cambia: è lo ius soli, come dimostra un tweet postato oggi: “2014 verso una nuova cittadinanza: chi nasce e/o cresce in Italia è italiano!” scrive il ministro.

twitterIeri la Kyenge era al Centro Astalli con la famiglia per servire il pranzo ed è stata riconosciuta da alcuni ospiti: “grazie per essere qui” ha detto uno di loro. “Ho voluto essere, insieme alla mia famiglia, al Centro Astalli per servire le persone che frequentano la mensa” ha commentato poi Kyenge, intervistata dalla trasmissione di Radio Uno Baobab. “Ho voluto mangiare quello che mangiano loro e soprattutto servirli. Una persona che siede nelle istituzioni deve dimostrare di essere tra la gente e servire gli altri”, ha aggiunto.

Il Natale del ministro Kyenge: a servire pranzi in una mensa per profughi

kyenge-tuttacronacaGiornata di Natale servendo il pranzo per Cécile Kyenge che, insieme alle due figlie, Giulia e Maisha, ha trascorso il 25 dicembre in una mensa per profughi, al Centro Astalli di Roma gestito dai gesuiti. Mentre le figlie tagliavano panettoni e pandori e distribuivano arance, il ministro dell’Integrazione, con grambiule, guanti e cappellino bianco, ha impilato i piatti di plastica per poi servire la pasta ai presenti. Al pranzo era presente anche il marito del ministro, Domenico Grispino.

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Tensioni in casa Kyenge dopo l’intervista del marito a Libero!

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Domenico Grispino, marito di Cecile Kyenge ha rilasciato un’intervista a Libero che ha alzato molte polemiche dichiarando, tra l’altro “Le hanno fatto firmare un impegno a restituire 34mila euro di spese elettorali, ma la campagna l’ho pagata tutta io”.

Questa è una parte dell’intervista di Grispino pubblicata su Libero a cura di Giacomo Amadori:

(…) Non pare avere un alto concetto della politica.

«Mangiano tutti. Destra e sinistra. Non si salva nessuno. A parte mia moglie, che è una persona perbene e avrebbe fatto meglio a continuare a fare il medico, professione in cui è bravissima. Io ho scritto a Beppe Grillo sa? Gli ho detto: io, se non fossi costretto a dimezzarmi lo stipendio, sarei pronto a scendere in campo. Non mi ha neppure risposto. Così in Parlamento ci vanno quelli che guadagnano meno di 2.500 euro o i disoccupati. Delle scamorze. Ma là servono i migliori e non i somari».

Viste tutte le polemiche che accompagnano Cécile, non teme che possano chiederle di dimettersi come hanno fatto con Josefa Idem?

«Pensa davvero che la Idem l’abbiano fatta dimettere per tremila euro di Ici? Da qualche giorno parlava di Dico, unioni di fatto. E questo non è piaciuto ai cattolici del partito. Il resto lo ha fatto Enrico Letta. E comunque su mia moglie che polemiche ci sono? Quelle sul fatto che è nera?»

Ma perché sua moglie non risponde alle domande?

«È colpa del clima che c’è nell’entourage. Sono tutti pronti a farti lo sgambetto. E in pochi hanno festeggiato quando è stata eletta».

È la politica…

«È una politica di me**a».

Dawa è stata un trampolino politico per sua moglie?

«Io non credo. La sua fortuna è che Livia Turco l’ha segnalata a Pier Luigi Bersani e Bersani ha ascoltato il suggerimento. Altrimenti non sarebbe mai stata eletta. Il partito per le primarie aveva puntato su altri tre nomi».

Quindi non avete fatto campagna elettorale?

«Sì che l’abbiamo fatta. Il partito le diceva dove andare a parlare e lei andava. Ma a spese proprie. Per i tre mesi di campagna ho investito io quasi duemila euro perché in giro non raccoglieva niente».

Beh, quei soldi adesso li avrete recuperati.

«Mia moglie oggi guadagna circa cinquemila euro netti. Poi ne ha tremila di diaria con cui affitta la casa a Roma e paga le spese di trasferta e altri tremila da rendicontare, di cui ben duemila vanno al Pd».

Perché?

«Questa è una bella domanda visto che prendono anche il finanziamento pubblico. Le hanno fatto firmare un accordo molto generico per presunte spese elettorali con cui lei si impegna, dopo l’elezione a versare al Pd 34 mila euro. Ma quali sono queste spese elettorali? Era nel listino. Il partito non le ha dato niente e sono anche stupidi perché quei contratti sono atti impugnabili ».

…Veniamo alla Dawa. Libero ha svelato che non avete pagato le assicurazioni per i volontari, obbligatorie per legge. Di chi è la colpa?

«Mia, è solo mia. Io sono il più intelligente dell’associazione (ride, ndr) e avevo il compito di occuparmi delle questioni burocratiche».

Però la firma sui documenti è di sua moglie e le raccomandate con il sollecito di pagamento sono inviate a Cécile Kyenge.

«Che vuole che le dica? Lei quella roba non la guarda. Mettete in croce me. Si va in galera per questo?».

No, non si va in cella, ma è una grave irregolarità: i vostri volontari andavano in Africa senza assicurazione.

«Sono tornati tutti a casa. E allora dove è il problema? Purtroppo di quelle questioni non mi sono mai occupato. Se di ignoranza devo morire, morirò».

Poi è arrivato il comunicato di Cecile Kyenge dopo l’intervista del marito a Libero: “Mi dissocio e mi rammarico”.

E Giacomo Amadori su Libero scrive:

(…) Nel pomeriggio la doccia fredda della presa di posizione della consorte. Verso le 16 telefoniamo a Grispino che si è appena svegliato da una pennichella. Gli domandiamo se abbia letto le dichiarazioni di Kyenge. Si stupisce: «Non so nulla, Cécile non mi ha detto un casso, non ha mica avuto il coraggio di telefonarmi ». Non è con lei? «No, è a Napoli per una manifestazione con Erri De Luca e padre Alex Zanotelli». Oggi non l’ha sentita? «Assolutamente no. Ma non mi chiamerà, tranquillo ». L’ha contattata qualcun altro? «Alcuni renziani per farmi i complimenti. Mia moglie dovrebbe essere contenta: lei sostiene il sindaco di Firenze e alcune cose che ho detto possono fargli comodo ». «SOLO LA VERITÀ» Gli leggiamo il comunicato: «È vero la responsabilità è mia. Si dissocia? È un italiano che non capisco. Sono frasi alla casso. Ci avranno pensato tutto il giorno per decidere cosa scrivere e alla fine l’avrà messo giù l’ufficio stampa. Però mi devono dire se ho detto delle cose false, di quelle devo rispondere». Sua moglie sembra essersi schierata con il partito: «Lei stia con chi vuole, io sto con la mia onorabilità. Se avrò le mani libere dovranno avere paura davvero. Vorrà dire che diventerò famoso e scenderò in politica ».

Adesso la sua consorte non le chiederà mica il divorzio? «Me lo aspetto, io sono più intelligente degli altri e anticipo le situazioni. Ma non mi rimangio niente: certe cose vanno dette. Bisogna spiegarlo che c’è gente in giro che guadagna 4 mila euro al mese e non ha mai lavorato». Si fermi, altrimenti sua moglie la butterà fuori casa. «A me non mi sbatte fuori nessuno, perché le case sono tutte mie».

Scontri a Salerno, l’arrivo della Kyenge crea tensioni!

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Momenti di tensione fra esponenti di CasaPound e associazioni antirazziste davanti al municipio di Salerno, in occasione della visita del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. Fra i due gruppi, tenuti a distanza da un cordone di forze dell’ordine, ci sono stati scambi verbali e lanci di oggetti ma nessun contatto fisico.

“La mia linea – ha detto il ministro – è sempre stata quella del dialogo. Ognuno di noi ha diritto a far sentire la propria voce, ma è importante farlo nel rispetto delle regole. Se mancano questi presupposti il dialogo diventa sempre più difficile”.

Le tensioni si sono registrate prima dell’arrivo del ministro Kyenge, mentre gli attivisti di Casapound stavano allestendo il presidio per il quale avevano ottenuto l’autorizzazione della Questura di Salerno. Ad avvicinarsi sono stati alcuni esponenti di organizzazioni di sinistra e antirazzista che, però – è stato confermato da fonti della Questura di Salerno – non sono entrati in contatto con gli attivisti di Casapound.

Fra i due gruppi vi è stato uno scambio acceso di battute, con i poliziotti in tenuta anti-sommossa schierati per evitare il contatto fisico. E’ stato lanciato qualche oggetto che fortunatamente non ha colpito nessuno. La situazione è poi tornata alla calma senza ulteriori strascichi fino alla conclusione del convegno al quale partecipava il Ministro Kyenge.

Durante il convegno al Comune, ha invece agito il gruppo “Rotta di Collisione” di Salerno che ha manifestato contro la Kyenge. Accusandola di interessarsi soltanto allo “Ius Soli” e alla proposta di annullare la denominazione padre e madre dai documenti scolastici, e non di problemi seri come la disoccupazione giovanile.

I gruppi dell’ultradestra hanno infine denunciato aggressioni da parte di esponenti dei centri sociali.

“Questa mattina tre nostri militanti, tra cui un minorenne, sono stati aggrediti fisicamente da circa 20 esponenti dei centri sociali – si legge in una nota di Casapound Salerno – che erano presenti in piazza senza alcun tipo di autorizzazione o preavviso. Solo la prontezza di riflessi dei ragazzi ha evitato il peggio respingendo la vile aggressione, capeggiata da noti esponenti di Sel e del centro sociale Asilo Politico”.

L’endorsment di Cecile Kyenge per Matteo Renzi

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L’endorsment di Cecile Kyenge per Matteo Renzi non stupisce. L’8 dicembre il ministro dell’integrazione ha confermato che voterà proprio per il sindaco di Firenze:

‘Io credo nel cambiamento, nel nostro partito la persona che può portare questo cambiamento è Matteo Renzi e per questo ho deciso di votarlo”.

La Kyenge lo ha affermato alla manifestazione bolognese di sostegno alla candidatura a segretario del Pd di Matteo Renzi e poi ha aggiunto:

”Ci vuole coraggio a portare avanti temi delicati, come quelli sui diritti. Non dobbiamo cambiare noi stessi, ma avere la forza per portarli avanti”.

 

Cecile Kyenge: “Anch’io ho fatto la badante per sei anni”

kyenge-badante-tuttacronacaIn occasione della presentazione del video-reportage “Badami” della regista Mariangela Forcina, che racconta le storie di tre badanti romene, il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge ha raccontato che, nei suoi primissimi anni in Italia, si pagava gli studi facendo la badante: prima ha seguito per un anno una signora novantenne, poi per due anni una donna non autosufficiente e ha anche badato a dei bambini. “In questo modo mi pagavo gli studi”, ha spiegato. “Per un anno, nel weekend, andavo da una signora di 90 anni. Io le dicevo che avevo bisogno di lei per non sentirmi sola. Lei, a 90 anni, era completamente autonoma e cucinava anche per me. Non voleva aiuto ma aveva solo bisogno di parlare. E io mi portavo dietro i miei libri e studiavo”.  Si è soffermata poi sulla sua esperienza con una persona non autosufficiente, precisando che “se c’è un aiuto della tecnologia, si riesce a stabilire un contatto e a uscire dalla medicalizzazione”. Quindi ha riportato lo sguardo al momento attuale spiegando che “oggi bisogna cercare di rafforzare la formazione di queste persone, che spesso hanno bisogno di un grande sostegno psicologico. Per pochi mesi ho assistito dei malati terminali in Oncologia, ho visto le persone che assistevano questi malati e che non si lamentavano mai, lo facevano con amore. Queste persone vanno sostenute”.

Le spese della Kyenge

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Come riporta Articolo Tre, riprendendo come  fonte Il Giornale ci sarebbero alcune spese:

“Del dipartimento delle pari opportunità e dell’ufficio antidiscriminazioni, che fanno capo al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, attenzione, dicastero senza portafoglio.

Si parla di un contratto, a carico dei contribuenti, di 40 euro, per l’organizzazione del meeting internazionale Chaorom, dedicato all’integrazione del popolo Rom.

Altri 9.900 euro, rivela Antonio Signorini, se li è messi in tasca l’associazione “Romà Onlus” che è stata incaricata di realizzare il progetto “Dik I Na Bistar”, ovvero di mandare 40 giovani rom e non rom a rappresentare l’Italia a una conferenza internazionale sul tema che si è tenuto in Polonia.

Quasi ottomila euro, per la precisione 7.920 euro, è costato il workshop sulle politiche di accoglienza dei migranti. E ancora: 17.820 euro sono usciti dalle casse dello Stato per il laboratorio di formazione antirazzista e 9.852 per il laboratorio di disegno e scrittura “La mia idea di razzismo”.

Poi c’è il capitolo “convegni sugli omossessuali”: più di mille e cinquecento euro sono stati spesi per tre coffè break  sulla valutazione delle domande di asilo presentate da gay, lesbiche e trans, mille euro per tracciare una ”strategia nazionale Lgbt” e 5.940 euro per la realizzazione di due seminari al festival del cinema transessuale”.

L’associazione della Kyenge. Secondo Libero, gli ambulatori sono fantasma

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E’ il quotidiano Libero a puntare il dito contro il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge e in base alle testimonianze raccolte dal quotidiano, ci sarebbero almeno dei chiarimenti che il ministro potrebbe dare riguardo all’associazione di volontariato Dawa, a Lubumbashi, paese natale della Kyenge. Libero scrive:

[…] C’è un consigliere, Zeffirino Irali, che in questi mesi ha raccolto numerose resoconti e ha realizzato un dossier sulle attività di Dawa. Un piccolo libro nero di cose non fatte o fatte male.
All’interno diverse testimonianze dirette di volontari e collaboratori della Kyenge. Libero ha incontrato con Irali diverse di queste persone e ha ascoltato le loro storie. C’è la funzionaria della Provincia sposata con un cittadino congolose, c’è la pensionata, c’è il professore universitario. Ma soprattutto c’è l’infermiera che ha lavorato nello stesso ambulatorio di Kyenge per molti anni. Tutta gente che, cedendo ai cliché, potremmo definire impegnati e di sinistra. E tutti, per usare un eufemismo, sono rimasti molto delusi dall’attività dell’associazione.

Ma chi c’è dietro a questa onlus? È praticamente un’organizzazione a conduzione famigliare: il presidente di Dawa è Franca Capotosto, amica personale di Kyenge, il «responsabile relazione esteri e comunicazione» è il marito di Kyenge, Domenico Grispino; la «responsabile arte e e cultura» è sua cognata, la preside di scuola media Maria Teresa Grispino; il revisore dei conti è l’altro cognato, il farmacista Gianni Mazzini. Su Facebook la pagina dell’associazione ha un unico amministratore: il ministro Kyenge. Sul sito Internet si legge: «Dawa (magia, medicina, star bene in lingua swahili) è un’associazione non profit nata nel 2002» e che «concentra maggiormente i suoi sforzi nella Repubblica Democratica del Congo», Paese natio della Kyenge. In particolare a Lubumbashi, la seconda città del Paese, e nel villaggio dove il ministro è nato. A leggere Internet, l’iniziativa più concreta risale al 2006: «Cene di beneficenza per il trasporto di un container e di un’autoambulanza». In effetti il carico prende il volo nel 2007 e i giornali locali strillano entusiasti: «Una delegazione di 12 reggiani guidati da due primari dell’arcispedale Santa Maria Nuova e composta da medici, farmacisti, biologi, infermieri, un geometra e un ingegnere sta partendo alla volta della Repubblica democratica del Congo». La squadra dovrebbe inaugurare una nuova struttura sanitaria: «L’ingegner Domenico Grispino (marito di Kyenge ndr) è il responsabile del pro- getto per la costruzione di un ospedale all’interno del parco Kundelungu» scrive il giornale. E Kyenge sul quotidiano «ricorda di destinare il 5 per mille all’associazione che possiede». Di seguito, per i lettori, il codice fiscale. Sin qui tutto regolare. Peccato che in Congo le cose cambino e almeno metà dei partecipanti alla missione torni in Italia inorridita. Gli altri, a onor del vero, sono quasi tutti parenti della Kyenge. Con i nostri testimoni approfondiamo il racconto di quel viaggio. A partire dall’acquisto dei biglietti aerei.

Sul punto le versioni raccolte da Libero combaciano. «Avevamo trovato tariffe inferiori ai mille euro, ma Kyenge ci disse che ci avrebbe pensato lei» dichiara Manuela, professione infermiera. I volontari sono certi di risparmiare e invece il prezzo lievita sino a 1.200-1.400 euro a cranio. I malcapitati non capiscono, ma si adeguano. Nel frattempo, grazie alle cene di finanziamento, vengono riempiti due container di materiale, compresa un’ambulanza. Il trasporto viene organizzato da una zia di Manuela. Il percorso previsto è Sassuolo-Bruxelles- Kinshasa. In Belgio vive una delle tante sorelle di Kyenge. E qui avviene il primo disguido, visto che uno dei due cassoni d’acciaio non riesce a partire. Le cose peggiorano in Africa. «Avevo chiesto sei mesi di aspettativa per questa esperienza. Avrei dovuto occuparmi di seguire l’apertura di un poliambulatorio» avverte l’infermiera. «Ho rifatto i bagagli appena ho capito la situazione. Là non c’era proprio nessuna struttura da avviare». A Lubumbashi, all’interno di una delle proprietà dei Kyenge, i volontari trovano solo un «Centre maternité Kyenge»: «Un vero disastro. Non c’era un generatore elettrico, non esisteva il pavimento, i lettini erano praticamente inservibili. In più venivano usati due soli strumenti per quindici donne per volta e la luce era quella delle candele. Condizioni estreme in cui era impossibile operare».

Bruno, docente universitario di origini straniere ed ex collega di Kyenge, rincara: «Ho portato con me dall’Italia due ostetriche, ma quando sono entrate per poco non vomitano, non sono riuscite a continuare perché la situazione era atroce. Non ho mai visto una cosa simile in vita mia e ho girato abbastanza». In quei giorni vengono organizzate due cene di finanziamento. La prima si svolge al villaggio Kyenge, quello dove è capotribù il padre del ministro, Kikoko, un omone vestito con scettro e pelle di leopardo, mise che ha sfoggiato, tra lo stupore generale, pure a Modena in occasione di una visita specialistica. Esborso per la serata 60 dollari a testa. Una cifra così alta che alcuni volontari danno forfait. «L’altra cena è stata organizzata dal Rotary locale e costò ai partecipanti addirittura 100 dollari» assicura Mariangela, funzionaria della Provincia.

Ma l’episodio che lascia esterrefatti diversi partecipanti è un altro. Uno dei volontari, Antoine, cittadino congolese trapiantato in Italia, in quei giorni si fa raggiungere da alcuni parenti residenti a Kinshasa. A spese loro. La madre viene visitata da Kyenge. Poi si avvicina al figlio: «Mi servono dieci dollari». Come dieci dollari? Domanda il giovane, cercando spiegazioni. I testimoni sostengono che Kyenge, senza batter ciglio, avrebbe replicato: «Certo. Devono imparare a pagare, se no pretendono tutto gratis». I presenti in linea di principio avrebbero potuto pure essere d’accordo, ma ancora oggi si domandano dove siano finiti quei soldi, avendo loro partecipato all’impresa a titolo completamente gratuito. Anche perché dell’ospedale nessuno di loro ha più avuto notizie. Neppure dal sito Dawa. «Non mi risulta che sia stato realizzato. Il nostro sforzo socio-sanitario non è andato a buon fine nonostante il padre della Kyenge avesse molte conoscenze» ammette Bruno. La cui delusione è doppia. Infatti in quella sfortunata trasferta aveva il compito di realizzare un gemellaggio con l’ateneo congolese per scambi universitari. «Per questo incontrai con Kyenge le autorità della provincia di Lubumbashi, il presidente della facoltà di medicina, firmai una convenzione. Cécile mi disse che si sarebbe occupata personalmente di tenere i contatti con la controparte congolese. Dopo sei anni sto ancora aspettando, nonostante i contratti firmati, l’inizio di quello scambio. Anche in questo caso, è andata buca». Non alla signora Kyenge che, grazie a quella sua attività non profit, si è fatta un nome ed è diventata ministro della Repubblica italiana.

Chiaramente queste sono solo testimonianze che andranno verificate e approfondite, sia  per confermare che invece  tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, sia – nel caso in cui ci fossero ancora cose non andate a buon fine o in itinere – per  collaborare a dare loro un nuovo impulso. Ma, se le testimonianze venissero confermate, come mai in questa bella iniziativa di solidarietà ci sarebbero stati così tanti rallentamenti e così tanti impedimenti che non avrebbero permesso una gestione capace di portare conforto e sollievo a un popolo che da sempre lotta contro la povertà e i mali che ne derivano?

Cecile Kyenge: i nemici sono gli evasori

kyenge-cecile-tuttacronacaContinua la lotta al razzismo portata avanti dal ministro per l’integrazione Cecile Kyenge. Al convegno “Cittadinanza e integrazione: esperienze a confronto”, organizzato dall’ambasciata britannica di Roma in collaborazione con The American University of Rome., ha affermato: “Il nostro nemico è chi non rispetta i diritti delle persone, chi non rispetta le regole e questo non c’entra nulla con il colore e l’etnia delle persone”. E ha poi aggiunto: “Bisogna spiegare alla gente che chi ‘ruba’ un posto all’asilo non è l’immigrato che paga le tasse ma l’evasore”.

Operazione Mare Nostrum: Maroni attacca

marenostrum-tuttacronacaSi discute sull’Operazione Mare Nostrum, volta a far fronte al flusso dei migranti che continuano a morire al largo delle coste italiane. E se è arrivata la disponibilità della Slovenia a prendervi parte, con una propria nave militare, nel corso di un incontro tra il ministro della Difesa, Mario Mauro, e il suo collega sloveno, Roman Jakic, il quale si è detto “profondamente convinto che il problema del soccorso e del pattugliamento del Mediterraneo sia un tema di cui tutta l’Europa deve farsi carico”, in Italia non si placano le polemiche. Roberto Maroni, a Radio 24, ha detto: “Iniziative un po’ spettacolari come Mare Nostrum”, non servono a risolvere la questione sbarchi nel Mediterraneo, “ma bisogna andare nei paesi di partenza a fare gli accordi”. Il leader del Carroccio ha aggiunto di ritenere che sugli sbarchi di migranti, l’Unione Europea non avrà mai “capacità d’intervento”, dunque l’Italia deve agire da sola. A questo punto, il governatore della Lombardia non poteva non difendere la Bossi-Fini: il reato di immigrazione clandestina “è un deterrente che colpisce non chi viene in Italia da rifugiato”. Volerlo cancellare, ha ribadito, è solo “ideologia”. Dopo di che, un attacco al ministro per l’Integrazione Kyenge: “l’ho sentita proporre tante cose dall’inizio del mandato, ma il risultato è tante chiacchiere e zero sostanza e concretezza”, è il giudizio di Roberto Maroni, che ha concluso: è “una spesa inutile per il contribuente italiano”.

Deriva razzista in Facebook: gli insulti alla Kyenge e l’appello di Baruffi

cecile-kyenge-dimissioni-tuttacronacaDimissioni di Cecile Kyenge è una pagina Facebook nata lo scorso agosto e con oltre quarantamila seguaci sorta con lo scopo di “evidenziare la non idoneità al ruolo di ministro” del ministro dell’Integrazione ma trasformatasi rapidamente in un ricettacolo d’insulti spesso razzisti, quasi sempre volgari. Questo nonostante, come spiega l’immagine di copertina, “non se ne fa una questione di pelle”. E poco importa se si legge: “eventuali interferenze operate da organizzazioni politiche, estremisti violenti o razzisti di ogni colore e parte, verranno censurati”: tutti i commenti sono in bella vista. Il deputato del Pd Davide Baruffi ha annunciato che sta “valutando se segnalare la pagina all’amministrazione di Facebook stessa, per chiederne il controllo” considerato che “dentro c’è di tutto, dalla critica politica, fino a commenti di una volgarità aberrante”. Baruffi ha quindi suggerito ai gestori della pagina di “cominciare a mettere mano agli accessi” prima che la pagina venga segnalata per i suoi contenuti volgari e offensivi. Ma intanto nuovi commenti si sommano, dalle semplici osservazioni alle invettive e prendendo in mezzo anche altri politici come Laura Boldrini, Enrico Letta e Angelino Alfano. C’è anche chi, però, mette in evidenza l’odio di quanto viene scritto e in molti hanno risposto a un post che lo stesso Baruffi ha inserito nel suo profilo sul social blu, invitando “ad accendere il cervello e ricordati che pensare è il miglior antidoto contro la stupidità”, preoccupato per l’ennesimo elemento che contribuisce al “clima di esasperazione” che grava sul Paese. Purtroppo “su 40mila persone, poi, il defici***e del gruppo lo trovi sempre”, conclude  e, pur senza voler “censurare una forma di critica politica come può essere quella del commento sui social credo che almeno chi apre una pagina di questo genere abbia l’obbligo di controllare cosa vi viene inserito”.

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Pensioni agli immigrati… per gli italiani c’è tempo!

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Perché non dare la pensione agli immigrati che tornano nei loro Paesi d’origine? Questa è la proposta del ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge che spera anche di combattere in questo modo il lavoro nero.

“Se un migrante quando torna nel suo Paese sa che può usufruire della pensione, non ha interesse a lavorare in nero, quindi è anche un modo per combattere l’illegalità”.

E poi la Kyenge ha aggiunto ”Con l’Inps e con il ministero degli Esteri stiamo studiando la possibilità di recuperare, da parte degli immigrati che tornano nel loro Paese d’origine, i contributi versati per la pensione”, ha detto Kyenge.

Secondo il ministro dell’Integrazione questi accordi porterebbero vantaggi anche per l’Italia: “Consentirebbero vantaggi non al solo al migrante, di uscire dall’invisibilità, ma anche allo Stato italiano che beneficerebbe dei contributi versati dai lavoratori stranieri”.

In Italia, secondo la Fondazione Moressa, ci sono 2,3 milioni di lavoratori immigrati (il 10,1% del totale degli occupati), che dichiarano al fisco redditi per 43,6 miliardi di euro (pari al 5,4% del totale dichiarato) e pagano di Irpef 6,5 miliardi di euro (pari al 4,3% del totale dell’imposta netta).

E mentre la legge Fornero inchioda gli italiani, c’è la possibilità per i migranti di tornare al loro paese con la pensione.

Le accuse shock di un marinaio “ci hanno impedito di salvarne altri”

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Lui si chiama Marcello Nizza, ha 41 anni ed è un marinaio o meglio il marinaio che ieri per primo all’alba è arrivato con la sua imbarcazione sul luogo del tragico naufragio. Le sue dichiarazioni destano immensa meraviglia, perché, secondo quanto ha dichiarato, gli è stato impedito di salvare altre persone a causa di un protocollo:

“Avevamo la barca con decine di immigrati, ci siamo avvicinati a un gommone della Guardia costiera chiedendo se potevamo trasbordarli sul loro natante per cercare di salvarne altri. Ci hanno risposto: dobbiamo rispettare il protocollo”.

Kyenge ribatte a Pini, la tragedia diventa disputa politica?

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“Imputare la responsabilità morale di quanto sta succedendo a me e alla presidente Boldrini non solo è offensivo verso di noi ma lo è per le vittime. Il primo pensiero è per le vittime. È offensivo anche per la coscienza dei cittadini italiani, e degli abitanti di Lampedusa che si stanno prodigando. Questa è una mia presa di posizione, un punto di non ritorno verso questa forza politica. Non dobbiamo creare paura, ma avvicinare le persone”. Così il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, nel corso di una conferenza stampa, risponde al deputato leghista Gianluca Pini che le aveva addossato la “responsabilità morale” della tragedia di Lampedusa.

Lampedusa shock, parla Pini e incolpa Kyenge e Boldrini

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«La responsabilità morale della strage che sta avvenendo nelle acque di Lampedusa è tutta della coppia Boldrini-Kyenge. La loro scuola di pensiero ipocrita che preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo porta a risultati drammatici come questi. Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra. Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi». Così Gianluca Pini, vicepresidente del Gruppo Lega Nord a Montecitorio.

I nostri 7 giorni: chi sarà il nostro prossimo passeggero?

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Questa settimana abbiamo fatto un viaggio alla ricerca di chiarimenti. Siamo quindi saliti “in carrozza” e, addentrandoci nell’annoso problema dei vaccini, ci siamo posti domande davanti a quelle dichiarazioni che rilasciò il Dr Hilleman nella sua storica intervista. Da una branca della medicina all’altra abbiamo riportato anche il caso del presunto autismo di Lionel Messi e, per stemperare un po’ l’atmosfera, ci siamo interessati anche dello strano caso delle infermiere cinesi un po’ “sui generis”, per poi svelare che era solo l’ennesimo fake. Cavalcando l’onda dell’ironia è tornato anche Crozza a ironizzare sul Cavaliere, così che si sono stemperate anche le 50 sfumature di… Silvio! E mentre il nostro treno attraversava la settimana c’era Maxi Rodrìguez che metteva a segno tre tunnel in 40 secondi, mentre Balotelli dormiva sogni d’oro e Gilardino si tatuava Peppa Pig. Sono molti i “passeggeri” che sono saliti in vettura con noi, che ci hanno seguito in questo viaggio, che ci hanno raccontato i loro punti di vista, che ci hanno ricordato che un’intera montagna di ricordi non uguaglierà mai una piccola speranza e poi la speranza è diventata certezza grazie a un tweet e abbiamo festeggiato il ritorno di Quirico in Italia. C’è invece ancora un tunnel di dubbi davanti a quanti si domandano cosa accadrebbe ai pensionati, agli esodati o ai cassaintegrati se cadesse il governo e c’è chi la sicurezza ormai l’ha avuta e ha detto Bella Ciao alla pensione.

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Il nostro treno ha poi incrociato il set di una commedia all’italiana con Letta in “una notte da sconosciuto”, mentre un giallo è in preparazione: Lavitola ha già scritto la sceneggiatura “I fondi neri del Cavaliere”. D’altra parte anche per i politici sono tempi duri, sempre a combattere la concorrenza di Uomini e Donne, chiamati a movimentare un talk show, ma in ansia per la poltrona. Ma c’è anche chi ha vuoti di memoria e corteggia una donna che poi scopre di aver sposato! C’è anche chi invece un prete non lo trova e alimenta il gossip. Il nostro treno corre veloce fino alla fine del mondo, ma un attimo prima che accada torna indietro… c’è ancora tempo per stupirsi dell’Ufo sui cieli di Vancouver, per danzare sulle scale infinite di Londra, per il Lego che diventa Thriller! Noi siamo ancora in viaggio e cammino… e siamo curiosi di scoprire chi diventerà il nostro prossimo compagno di viaggio!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Balotelli non si sveglia e manca l’incontro con la Kyenge!

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Non suona la sveglia e i cellualri di Mario Balotelli sono staccati così l’attaccante dell’Italia, manca il tanto atteso appuntamento con Cecile Kyenge che ieri ha visitato la nazionale di calcio presso l’hotel Principi di Piemonte. Di certo, Balotelli non ha disertato apposta l’incontro, tanto che nel pomeriggio ha chiamato la Kyenge per scusarsi. Un vero peccato visto che qualche mese fa il ministro dell’integrazione lo aveva designato come un modello per l’Italia che cambia e lo avrebbe voluto usare come testimonial.

L’integrazione deve partire dal calcio secondo la Kyenge! E la cultura?

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«La Nazionale di calcio è un modello di quella che dovrebbe essere l’Italia di domani», così il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, a margine dell’incontro con una delegazione degli azzurri in ritiro a Torino dove martedì incontreranno la Repubblica Ceca.

Ci dimentichiamo l’arte, la cultura, le radici profonde di ogni regione italiana in virtù di uno sport che spesso è stato teatro di scandali (basta vedere il calcio scommesse) o di violenze? Vogliamo ancora dare all’estero l’idea di un’Italia a base di pizza, calcio, mafia e mandolino?

L’integrazione deve passare per lo sport e non per una cultura multietnica? E’ questo il modello che dobbiamo avere per l’Italia del futuro? Il calcio dove il razzismo è ancora elevato e dove i giocatori non possono neppure esprimere la propria omosessualità per non essere discriminati? Questa è l’Italia che sogniamo?

«Razzismo? C’è ancora tanto da fare -prosegue il ministro ai microfoni di Sky sport dopo aver incontrato il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, il ct Cesare Prandelli e diversi calciatori tra cui Balotelli, Ogbonna, El Shaarawy e Buffon che ha fatto dono al ministro di una maglia autografata da tutti i calciatori azzurri-. Ho sempre chiamato lo sport per camminare e per lavorare insieme nel percorso di cambiamento culturale contro ogni forma di razzismo e per compiere un percorso di integrazione. Questa squadra, lo sport sono dei terreni utili per camminare insieme».

Il terreno utile dovrebbe essere la possibilità di far esprimere gli italiani del domani in ogni forma, non esaltando come spesso accade su culture basate sul maschilismo e sulla forza fisica, ma su uno scambio culturale. Perché discriminare chi sogna di poter avviarsi a un’attività artistica, politica, imprenditoriale? Il calcio deve essere il punto di partenza? Non può essere la scultura, la letteratura, la medicina…

«C’è ancora tanto da fare ma lo dobbiamo fare tutti, ciascuno per la sua parte di responsabilità. Proprio per questo -prosegue la Kyenge- ringrazio la Federcalcio per il lavoro che sta facendo per controllare e sanzionare comportamenti razzisti. E ringrazio la squadra che porta avanti valori e una formazione contro ogni discriminazione. Per le istituzioni, per le scuole e per altri settori, bisogna aumentare l’informazione e la formazione a livello di Paese e nei diversi luoghi».

 Sicuramente c’è molto da fare, ma prima di tutto bisogna capire che modelli abbiamo e quali sono gli obiettivi.

Il ministro Kyenge ha parlato anche dei calciatori che lasciano il campo perché vittima di insulti. «Non bisogna soltanto guardare al comportamento del giocatore, ma a tutto, al clima in cui gioca, al clima di stress di per sé e di prestazione cui è sottoposto, considerando che non tutti abbiamo lo stesso carattere», sottolinea il ministro per l’Integrazione. «Non è facile per nessuno – conclude Kyenge – lavorare in condizioni di difficoltà, di attacchi e questo succede anche per i giocatori. In Parlamento spetta alle istituzioni andare avanti: ognuno di noi deve portare un contributo nella lotta al razzismo».

In ogni lavoro ci sono delle difficoltà, quante donne vengono discriminate? Non ci sono forme di razzismo oltre al colore della pelle? Non c’è forse bisogno di integrazione anche tra tutte quelle persone che continuano a far indossare veli e a maltrattare le donne, umiliandole e aggredendole? Non esiste il razzismo che porta molte minorenni a essere schiave del sesso da parte dei loro connazionali? Ci dobbiamo preoccupare degli insulti a un giocatore, sicuramente da sanzionare, e non del dramma di milioni di persone che ogni giorno subiscono la violenza di uomini che per “cultura e tradizione” riducono in schiavitù le donne? Da dove partire quindi per l’Italia del domani? Siamo sicuri che il calcio, cioè quel mondo dorato dove c’è chi viaggia in Ferrari, sia il punto di partenza?

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La Lega punta il dito contro la Kyenge: in palestra con la scorta

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La Lega Nord è sempre più unita per trovare ogni cavillo e puntare il dito su Cecile Kyenge. Stavolta è stato Fabio Rainieri segretario regionale del partito del Carroccio in Emilia ha raccontare pubblicamente di aver visto il ministro Kyenge andare in palestra con la scorta:

“Alla fine dobbiamo ammetterlo  Letta ha designato Cecile Kyenge alla guida del ministero che maggiormente le si addice. In pochi sono riusciti a integrarsi come lei. Anzi di più, il ministro Kyenge ha imparato a muoversi nel Paese con una disinvoltura impressionante. Ieri sera, ad esempio, alle 20 si è presentata al centro benessere della palestra Roman sport center (Villa Borghese) in via del Galoppatoio accompagnata da due auto di scorta con tanto di lampeggiante sul tetto”.

E poi ha aggiunto:

”Evidentemente  dopo una dura giornata di lavoro e dopo avere risolto molti problemi strategici del Paese, come ad esempio se in futuro la nonna e il nonno debbano chiamarsi avo 1 e avo 2, o se questo possa turbare la sensibilità di qualcuno, un massaggio rilassante era inevitabile e improrogabile”.

La sorella della Kyenge rinviata a giudizio

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Una sorella del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge,  Kapya Dora Kyenge, 46 anni, è stata rinviata a giudizio davanti al Giudice di Pace di Pesaro con l’accusa di aver picchiato e insultato una vicina di casa albanese, Aferdita Bquiri, che come lei abita in una casa popolare dell’Erap a Ginestreto (Pesaro-Urbino). Dora Kyenge, ha lavorato con un contratto part-time all’Ipercoop e come sarta. Per quella casa popolare aveva lottato sin dal 2008 e si era anche rivolta alla Lega Nord perché l’aiutasse a prendere possesso dell’alloggio di edilizia popolare che le era stato assegnato ma che all’epoca era occupato da una famiglia marocchina.

I fatti per cui Dora Kyenge è stata rinviata a giudizio risalgono allo scorso 18 aprile, poi la  Bquiri, medicata al pronto soccorso con una prognosi di cinque giorni, aveva sporto querela per lesioni, minacce e ingiurie soltanto un mese dopo.  Secondo il racconto della Bquiri, presunta vittima di Dora Kyenge, la sorella del ministro dell’Integrazione  avrebbe sferrato un pugno al collo e poi l’avrebbe minacciata di morte. Durante il litigio, sempre secondo la presunta vittima, Dora Kyenge avrebbe anche insultato il paese di provenienza della Bquiri, cioè l’Albania e addirittura poi sarebbe arrivata a dire all’albanese: «Ho le spalle coperte, mia sorella è in Parlamento». Dopo 10 giorni dallo spiacevole episodio Cecile Kyenge giurava come ministro del Governo Letta. Dora è spesso presente alle cerimonie con la sorella ministro: a Pesaro era in piazza anche il 28 maggio scorso, quando Cecile Kyenge ha consegnato la cittadinanza onoraria a 80 bambini e ragazzi figli di immigrati nati in Italia.

Alla Mostra del Cinema di Venezia si parla d’integrazione

kyenge-venezia-integrazione-tuttacronacaE’ arrivata a Venezia in compagnia delle figlie il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge che all’ANSA ha detto: ”Il cinema, con il suo linguaggio capace così tanto di coinvolgere e toccare nel profondo, è fondamentale per l’integrazione e i cambiamenti culturali sui migranti”. Tra i suoi impegni al lido, dopo l’incontro con il Garante per l’infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora, un convegno su cinema, diversità e integrazione in occasione della presentazione del nuovo film di Ettore Pasculli ‘Italy amore mio’.

Ma il ministro ha incontrato anche Vladimir Luxuria: entrambe sono presenti per la campagna lanciata dall’Authority per l’Infanzia e l’Adolescenza contro razzismo e omofobia. Spiega la Kyenge: “Sento il dovere e la responsabilità di fare le cose giuste. Tutto il resto non conta. Con i nostri figli, dovviamo essere bravi a sostenere l’ingenuità dei bambini che non sanno che cosa sono le differenze”. Valdimir Luxuria, prima transgender eletta al Parlamento di uno Stato europeo, dice: “Nei confronti delle coppie omosessuali, c’è oggi lo stesso scetticismo che c’era nei confronti delle coppie miste. Omofobia e xenofobia vanno combattute con un solo cuore e un solo cervello”.

Il vino dà alla testa? La Kyenge e il produttore di vino

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Non ci sono molte parole per commentare il post su Facebook (che ora è stato rimosso) di Fulvio Bressan, produttore di vini del Collio che sul ministro Kyenge non ha usato peli sulla lingua:

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D’altra parte, e questo sicuramente non è una scusante, Bressan è conosciuto nell’ambiente enogastronomico proprio per essere una persona viscerale e intransigente. Sicuramente non molto simpatico neppure al Consorzio di Tutela dei Vini del Collio e Slow Food Friuli Venezia Giulia, che lo ha escluso dalla manifestazione SuperWhites Milano 2011. Quindi di precedenti ce ne sono, ma nessuno avrebbe mai immaginato che un  noto produttore di vini potesse arrivare a un tale sfogo di volgarità e di violenza verbale gratuita.

E’ il sito http://www.puntarellarossa.it a riportare la notizia:

Quando si beve una bottiglia di vino, si dice, si beve anche la sua storia, la sua origine, le mani che hanno lavorato l’uva, che l’hanno seguito con amore in cantina, le idee di chi l’ha fatto nascere e vivere. Ecco, il vino di Fulvio Bressan fa schifo. E non è necessario assaggiarlo. Basta leggere la sua bacheca Facebook. Ieri scriveva quello che leggete sopra, con una foto del ministro Kyenge, definendola “sporca scimmia nera” e poi “ne*ra mantenuta di merda”. Di fronte alle garbate critiche di chi commenta costernato, risponde definendole “le stupide idiozie di chi vuole fare il perbenista, dicendo poverini poverini e non facendo nulla per il nostro disastrato paese”. Infine, la chiosa: “Fieramente italiano, senza compromessi”. Ecco, noi fieramente esseri umani, senza compromessi. Con vini così, meglio bere acqua con l’idrolitina.

Che poi aggiunge anche:

“Il vino si identifica con il produttore”, scrive giustamente Slawka G. Scarso. Qualcuno incita ora al boicottaggio dei suoi vini. Non so, certo che la voglia di bere qualsiasi cosa di questo signore a noi è passata per sempre…

Sempre www.puntarellarossa.it a commentare anche la rimozione dei post:

Bressan ha cancellato gli ultimi post sulla Kyenge. Bene, ma è un bel gesto fatto solo per soldi. Perché Bressan si è accorto che la cattiva pubblicità non fa bene alle vendite. Peccato che rimangano a decine i post razzisti e farneticanti. Contro i clandestini (foto di pistole pronti ad accoglierle etc), ma non solo. C’è la Vezzali che viene chiamata “la p*****a marchigiana” perché si è candidata alle elezioni. C’è un post sui finanzieri “che . C’è la Boldrini “p*****a”, Vendola “f****o”.

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Sale la tensione intorno al caso Isinbayeva, Piras contro l’atleta

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Shock dopo shock sul caso Yelena Isinbayeva, l’atleta che in un primo momento si era schierata a favore delle leggi anti gay volute dalla Russia e poi aveva ritrattato la sua dichiarazione quando i media avevano sottolineato l’inopportunità della frase. Stavolta, a scrivere senza limiti, su Facebook, non è un leghista della fascia estremista, ma bensì Gianluigi Piras, consigliere comunale del Pd di Cagliari, responsabile di Anci Giovane e presidente del Forum regionale sardo sui Diritti. Piras ha scritto:  “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso. Magari mi fraintendono”.

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Uno status che ha scatenato numerose reazioni online e nel Pd. Tra i primi a intervenire Anna Paola Concia che su Twitter chiede al segretario del suo partito di prendere provvedimenti: “Caro Epifani, su Piras prendi subito provvedimenti”. Dopo alcune ore, lo stesso consigliere è intervenuto sul social network per placare le polemiche: “Da diverse ore mi trovo in una zona senza connessione web”, ha scritto sul profilo. “Domattina chiarirò quello che è evidentemente un grosso equivoco. E farò dovute comunicazioni. Per ora mi scuso per una frase che, a prescindere dalle mie motivazioni e dagli opportuni chiarimenti, prendo atto sia stata evidentemente recepita come violenta e inaudita”.

Aggiornamento 16 agosto 2013, 13,33:

Gianluigi Piras, consigliere comunale di Jerzu (Ogliastra) e presidente regionale del Forum sui Diritti del Pd, si è dimesso.

Follia d’agosto: Milani vuole la morte di Cécile Kyenge. Shock sul Facebook.

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Non attribuiamolo al caldo o all’afa di agosto. Non cerchiamo giustificazioni perché non ci possono essere su un fatto così grave. Le parole folli di Vittorio Milani, ex veneto stato, su Facebook sono solo agghiaccianti. Il testo integrale è violento e il messaggio di morte è brutale: «La Kyenge dice che se vogliamo eliminare il burqa anche le suore si devono togliere il velo. Siamo all’assurdo, qualcuno uccida questa p… idiota e inutile». La frase non è certo passata inosservata e il consigliere comunale Antonella Tocchetto – che ha posto il problema della necessità di aprire una moschea nella Marca – ha deciso di denunciare il fatto alla polizia. La consigliera è stata oggetto delle “attenzioni” di Milani, anche con lei non è andato per il sottile dandole della «deficiente», della «idiota», di «fare schifo come donna», di «essere feccia». Così – riferisce il consigliere – «mi sono ritrovata sulla mia pagina di Facebook un paio di messaggi inviati di Milani pieni di improperi e insulti anche a sfondo sessuale». Offese per le quali la donna, avvocato civilista, sta valutando gli estremi di una denuncia, dopo aver intanto informato le parlamentari trevigiane del Pd dei messaggi ancora più violenti indirizzati dall’uomo nei confronti del ministro dell’integrazione. Vittorio Milani era stato candidato – poi non eletto – per il gruppo autonomista Veneto Stato alle elezioni comunali di Silea (Treviso), nel 2012. Come si può tollerare un tale atteggiamento? Cosa aspettiamo a fermare questa violenza verbale? Perché queste inutili volgarità e atrocità da deboli che trovano sfogo solo sul web invece di cercare, per chi non è d’accordo con la Kyenge, una strada istituzionale diversa?

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Storace contro la Kyenge: “scrive Italia con la ‘i’ minuscola”

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”Mi colpisce il fatto che nella ‘bio’ della Kyenge sul suo profilo Twitter il nome del suo ministero, integrazione, sia scritto con la ‘i’ maiuscola. Il nome dell’Italia è invece scritto con la ‘i’ minuscola. Li chiamano nuovi italiani. Me lo hanno segnalato su twitter. Anzi su Twitter. Se cerchi su Repubblica, anzi repubblica, non ne trovi notizia”. Così Francesco Storace, sulla sua pagina Facebook.

 

Carroccio, Kyenge e il marito che vota Lega

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Un intrigo veramente difficile da dipanare. Domenico Grispino, il marito di Cecile Kyenge ha affermato di aver votato per il Carroccio alle elezioni regionali:

“Io non sono certo leghista – ha spiegato – ma dico che ci sono anche persone equilibrate come Luca Zaia o Flavio Tosi e che alle ultime regionali ne ho perfino votato uno: Gian Francesco Menani (l’attuale vice-sindaco di Sassuolo)”.

Ora però vuole le scuse di Roberto Calderoli, dopo che ha paragonato il ministro dell’integrazione a un orango. Intervistato da Gente, come riporta l’agenzia di stampa Tmnews, Grispino avrebbe detto che avrebbe mandato al moglie alla festa della Lega:

“Anche senza scorta, e non le sarebbe successo niente. Anzi, le avevo anche consigliato di andare a sorpresa all’ultimo momento, ma sa com’è, tra scorta e meccanismi di sicurezza…”.

Grispino vuole ora le scuse di Calderoli, che aveva paragonato la Kyenge a un orango:

“L’unico a cui Roberto Calderoli non ha chiesto scusa sono io. Non mi aspetto scuse pubbliche, perché non mi interessano. Però…”.

Il ministro dell’integrazione non va alla festa della Lega

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La Kyenge declina l’invito e dice che rimangono aperti gli spiragli per una sua partecipazione ma al momento non ci sono i presupposti per cui ciò avvenga. In mattinata si era assistito anche allo scontro Bossi – Maroni, in cui l’ex segretario del Carroccio si diceva contrario alla partecipazione del ministro dell’integrazione a una festa che doveva essere invece del popolo dalla camicia verde. L’ennesima integrazione mancata?

Un leghista veneto torna a insultare la Kyenge e usa lo spot del crodino

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E’ la volta di Andrea Draghi, assessore leghista alla sicurezza del Comune di Montagnana e Consigliere Provinciale leghista di Padova che dal suo profilo Facebook lancia un post d’insulto verso il ministro Cecile Kyenge. Draghi prende spunto dalla nota bevanda analcolica sponsorizzata da un gorilla per insultare il ministro dell’integrazione. Il Governatore veneto Luca Zaia ha chiesto al Carroccio di intervenire.

Lancio di banane e manichini insanguinati: il ministro Kyenge contestato

KYENGE-BANANE-FORZA-NUOVA-tuttacronacaFesta del Pd ieri sera a Cervia, sulla riviera ravennate, e doppia contestazione nei confronti del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. In piazza sei Salinari sono stati abbandonati dei manichini, imbrattati sul petto di vernice color rosso sangue e corredati da cartelli e volantini “L’immigrazione uccide – No ius soli“. Il gesto è stato rivendicato da Forza Nuova, che ha spiegato: “tutelare l’identità italiana deve essere di primario interesse, in quanto essa rappresenta la forza da cui trae linfa la vita stessa del nostro popolo”. I carabinieri hanno già identificato sei persone quali possibili autori del blitz, mentre il Pd di Cervia ha espresso “assoluto sdegno per l’atto di intimidazione realizzato da un gruppo di estremisti nei confronti del nostro partito, impegnato in questi giorni nella tradizionale Festa Democratica. Preoccupazione e stupore per la presenza nella nostra città di vergognosi fenomeni di rigurgiti fascisti”. Durante la serata, solo un gruppo di giovani ha rumoreggiato nel corso di alcuni passaggi del discorso del ministro avente per tema l’immigrazione mentre una persona, non ancora identificata, ha lanciato un paio di banane contro la Kyenge. I frutti non hanno raggiunto il palco, ricadendo tra la prima e la seconda fila di spettatori. Il ministro ha definito il gesto “uno schiaffo alla povertà e uno spreco di cibo”.

La protesta dei pentastellati contro il finanziamento ai partiti: soldi finti in aula

finanziamento-protesta-tuttacronacaBocciata alla Camera la mozione con cui il M5S chiedeva la sospensione della rata dei rimborsi di luglio in attesa dell’approvazione della nuova legge di riforma del sistema di finanziamento pubblico ai partiti. A votare la mozione sono stati solo i pentastellati supportati dai leghisti. Bocciatura anche per la mozione di Sel, con cui si chiedeva di istituire una commissione di studio sul tema. Passata invece la mozione di maggioranza sul finanziamento indiretto ai partiti, con i contributi volontari dei cittadini. Dopo la bocciatura della mozione, i deputati 5 stelle hanno protestato lasciando l’Aula della Camera, non attendendo il voto sulle altre mozioni. Nell’uscire, passando davanti ai banchi del governo vi hanno depositato finte banconote da 500 euro obbligando la presidente di turno, Marina Sereni, a lanciare un appello: “Non depositare carta sui banchi del governo”. Riguardo la votazione, pronto l’attacco di Manlio Di stefano: “Pd, Pdl e Sel hanno confermato che sui soldi sono sempre uniti. Insieme hanno votato contro la sospensione della tranche di luglio schierandosi dietro la promessa di un ddl che dovrebbe convertire il tipo di finanziamento da diretto ad indiretto, ma dal 2017. Il paese però è in crisi oggi”. Mentre Grillo ha commentato: “I partiti si tengono i soldi: 91.354.339 euro”.

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Letta salva Alfano, ma sacrifica Calderoli

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Tutti vogliono il cambiamento, ma tutti lo auspicano in modo diverso. Letta, che aveva fatto dimettere la Idem dopo lo scandalo dell’IMU, sembra “graziare” Alfano, ma poi condanna il vicepresidente del Senato e in una intervista appena rilasciata alla Cnn afferma “Calderoli se ne deve andare, deve lasciare l’incarico. Gli ho chiesto di dimettersi»  Il premier ha definito l’accaduto «una vergogna» e ribadito che continuerà a chiedere le dimissioni di Calderoli. « La mia scelta di chiedere a Cecile Kyenge di essere ministro è stata una scelta molto chiara per il Paese. Gli italiani devono comprendere che l’integrazione interna è una delle maggiori questioni per il futuro e il messaggio era molto chiaro».

E che le frasi di Calderoli possano essere un choc per l’Italia non ci sono dubbi, ma se è vile e scandaloso offendere il ministro Kyenge non è altrettanto vile e scandaloso rimpatriare la moglie e la figlia di un dissidente  che godevano del diritto di asilo politico nel nostro paese?  E’ del tutto improbabile che il Capo di Gabinetto, proprio per i compiti a lui  assegnati, di supporto al Ministro, possa agire indipendentemente dal ministro dell’Interno. Perché indignarsi per Calderoli e salvare Alfano? Potrebbe essere perché la Lega non ha il potere di far cadere il governo e il Pdl invece potrebbe farlo saltare in pochi minuti? L’attacco a Calderoli potrebbe essere l’ennesima mossa per far deviare l’attenzione dal caso kazako?

Indagine su Calderoli per il caso Kyenge. Nessuna pacificazione?

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Se tra Kyenge e Calderoli pace era stata fatta, quella pacificazione non è valsa per la Procura della Repubblica di Bergamo che sta indagando il vicepresidente per “Diffamazione aggravata dall’odio razziale”, per le sue frasi pronunciate a Treviglio sul ministro Cècile Kyenge.

D’altra parte la polemica era continuata tra il premier e  il segretario della Lega Nord. Proprio Enrico Letta ieri aveva definito Roberto Maroni correo degli insulti del vicepresidente del Senato. Oggi la risposta del segretario della Lega suonava come un nuovo attacco: “Per me la questione è chiusa Calderoli si è scusato e Letta farebbe meglio a occuparsi di altre cose” e lo invitava ad approfondire il  kazako.

Seguitano le offese della Lega, Francesco speroni: Kyenge è l’Omino Michelin.

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La Lega sembra non riuscire più a nascondere la sua inadeguatezza in un mondo in evoluzione. Il partito del Carroccio non riesce forse a stare al passo con i tempi perché le sue lacune culturali non gli permettono di entrare in una società multietnica? Sembra proprio che il partito abbia scelto l’offesa gratuita che crea sensazionalismo. Forse spaventati dai risultati politici, hanno sentito la terra tremare sotto i piedi quando i loro elettori, delusi dallo scandalo della famiglia Bossi, hanno deciso di rivolgere le loro attenzioni altrove… cosa resta alla Lega? Battute scontate, ovvie e banali che vanno a colpire Cecile Kyenge.   Oggi è il turno dell’europarlamentare leghista Francesco Speroni.

“La Kyenge? Mi sembra un po’ diversa da Naomi Campbell, ha un fisico diverso, più basso. Mi ricorda l’omino della Michelin, che è bianco e nessuno mi può accusare di razzismo”.

Anonymous Italia attacca il sito della Lega

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“Lega Nord Tango Down!”. Un messaggio apparso su Twitter ha annunciato l’attacco hacker di Anonymous Italia al sito della Lega Nord, rimasto offline per alcune ore. Il messaggio è accompagnando da una serie di parole chiave con riferimenti a Roberto Calderoli, il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge e i diritti umani. Lo stesso messaggio rimanda ad una pagina Facebook in cui viene riprodotta la schermata del sito della Lega Nord non accessibile.

Il blog ufficiale di Anonymous ha scritto:

“Ci rammarica dover constatare, per l’ennesima volta, come la maggior parte degli esponenti e dirigenti di quello scherzo della natura che avete l’audacia di definire ‘partito politico Leganord’ siano solo degli xenofobi, razzisti e intolleranti”.

Dopo le offese di Calderoli alla Kyenge ora un assessore rincara la dose

orango-kyenge-calderoli-tuttacronacaRoberto Calderoli aveva dichiarato che il ministro Cecile Kyenge gli ricorda un orango e dal momento della dichiarazione le polemiche non si sono ancora raffreddate. A buttare benzina sul fuoco ci ha pensato ora l’assessore regionale alla protezione civile del Veneto, Daniele Stival che sul suo profilo Facebook ha pubblicato una foto in cui appare un orango che si dichiara offeso dal paragone.

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Calderoli e i nuovi insulti al ministro Cecile Kyenge

calderoli-kyenge-tuttacronacaLa lega è in festa a Treviglio, nel Bergamasco, e l’ex ministro per la semplificazione Roberto Calderoli approfitta dell’occasione per lanciare nuovi insulti a Cecile Kyenge: “Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango”. Nulla a che vedere con la politica quindi, ma un attacco personale al seguito del quale il deputato Pd Khalid Chaouki, deputato Pd ha chiesto che Calderoli si dimetta dalla presidenza Senato. Ma il leghista ha rincarato la dose: “Kyenge bene a fare il ministro, ma forse lo dovrebbe fare nel suo Paese. È anche lei a far sognare l’America a tanti clandestini che arrivano qui”. Il ministro dell’Integrazione, in settimana, si era recata proprio a Bergamo, dov’è stata accolta da un piccolo aereo che ha sorvolato la città con la scritta “Stop ai clandestini”. Il tutto pagato dai leghisti.

Nuovo attacco al ministro Kyenge su Facebook

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Nuovo attacco per Cécile Kyenge su Facebook, questa volta partito dal Veronese, più precisamente dalla Lega Nord di Legnago sulla cui pagina ufficiale, accanto alla riproduzione di un articolo nel quale il ministro definisce gli immigrati una risorsa, è apparso il commento: “Se sono una risorsa…va a fare il ministro in Congo! Ebete”. Il testo è gia sparito dal social network, per lasciar spazio alle “scuse” che recitano queste parole: “Pur restando ben distinte le rispettive posizioni politiche… CI SCUSIAMO UFFICIALMENTE con il ministro Kyenge per l’offesa pubblicata su questa pagina Facebook ed a Lei rivolta. Abbiamo provveduto ad eliminare IL NOSTRO ERRORE di comunicazione. Sbagliare è facile…chiedere scusa meno. Scusateci”. Marco Pavan, come prima reazione, ha spiegato che “in dialetto veneto ebete è un aggettivo che diventa persino affettuoso e vuol dire ingenuo”, e ha poi precisato come il post “voleva evidenziare tre dimenticanze del ministro: gli immigrati possono essere regolari o clandestini, che i regolari, se integrati, possono essere una risorsa mentre i clandestini non pagano tasse, che la necessità di avere un lavoro oggi è per prima dei nostri giovani e di quei padri che non riescono a mantenere i figli”. Ma sul dietro-front di Pavan potrebbe aver pesato anche la dura condanna dei vertici della Lega, considerata la posizione assunta sia da Tosi che da Maroni chiarita già da giorni. Ossia, la Lega deve comportarsi da partito serio e queste “scenate” di certo non giovano alla sua credibilità. Infatti nei giorni scorsi già la Valandro era stata espulsa per un commento postato in rete. Spiega il governatore del Veneto Zaia: “Questi continui casi, oltre a dare uno spaccato che non rappresenta il pensiero della Lega, non ci permettono di parlare dei problemi reali e di avere un confronto con il ministro Kyenge, di cui non condividiamo l’azione politica”, che ha poi aggiunto: “Chi pensa di fermare l’azione del ministro offendendola sbaglia. Serve, e vogliamo, un confronto rigoroso, in cui sia possibile dissentire, ma civile ed educato”.

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“Mai nessuno che se la stupri…” così Valandro contro la Kyenge

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Frase choc che lascia davvero senza parole quella scagliata da  Dolores Valandro, consigliera leghista a Padova, contro la Kyenge, ministro per l’integrazione nominata dal governo Letta. La Valandro è anche  vice coordinatrice della locale commissione che si occupa di Sanità e politiche giovanili, eppure non usa mezzi termini nei confronti della neo ministro in un articolo sul sito “tuttiicriminidegliimmigrati.com” commentando uno stupro a danno di due ragazze da parte di un immigrato africano. Poi ci pensa la sua “amica” a iniettare ancora veleno scrivendo “Che soddisfazione sarebbe”. Cosa aspettiamo a chiudere il sito e a moderare i toni? Perché non apriamo un dibattito sulla sostenibilità dello ius solis invece di mancare di rispetto alle nostre istituzioni? Perché non riusciamo a capire se possiamo davvero dare un futuro, in un ‘economia a pezzi, a questi stranieri o se purtroppo continuiamo a illuderli con la speranza di un domani che non riusciamo neppure a garantire ai nostri giovani?

Dopo qualche ora arriva la dissociazione da parte della Lega. E’ Bitonci che in una nota esprime il suo rammarico per la frase rivolta al ministro Kyenge: «Mi dissocio nella maniera più totale dalla frase violenta, stupida e inopportuna scritta dalla consigliera di quartiere di Padova Dolores Valandro su Facebook nei confronti del ministro Kyenge. Si tratta di una sua personale iniziativa che non è condivisa dal Movimento. Prenderemo immediatamente provvedimenti disciplinari nei confronti della Valandro e personalmente le ho già chiesto comunque di rimuovere questa scritta dal suo profilo e di chiedere scusa».

Immediatamente gli fa eco Flavio Tosi: «Una dichiarazione inqualificabile – ha detto Tosi all’ANSA -. Era già sospesa. Stasera sarà espulsa».

La Cgil di Padova esprime «sconcerto e profonda amarezza rispetto alle dichiarazioni fatte dalla consigliera del quartiere Padova Nord Dolores Valandro nei confronti della ministra Kyenge. Condanniamo con forza queste dichiarazioni xenofobe e violente, a maggior ragione in quanto provenienti da chi dovrebbe rappresentare le cittadine e i cittadini ricoprendo cariche istituzionali. Chiediamo quindi le dimissioni dagli incarichi ricoperti dalla consigliera coinvolta». «Esprimiamo – conclude la nota – tutta la nostra solidarietà alla Ministra che la città di Padova, proprio nei giorni scorsi, ha avuto l’onore di accogliere con partecipazione, coinvolgimento e grande apprezzamento per il lavoro politico che sta portando avanti».

La triplice scorta della Kyenge che si fa largo a suon di clacson

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Sembra un film, l’arrivo del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge a Milano come viene narrato da alcuni cittadini, passanti e avventori di un mercato rionale che in pochi minuti hanno assistito a un carosello di tre auto a velocità sostenuta tra le vie del quartiere Niguarda, con sirene e paletta fuori dal finestrino. Il ministro era infatti atteso a Villa Clerici per un’iniziativa per la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile e a quanto sembra, le auto, aperte da una vettura della Guardia di Finanza, hanno anche percorso alcuni metri in contromano di un tratto della via Terruggia, per raggiungere il luogo dell’evento.

“E’ necessario che il governo intervenga, richiamando ufficialmente il ministro Kyenge a un uso più civile della scorta e che le ricordi che è ministro qui in Italia e non in Congo, dove i potenti di turno sono avvezzi a scorrazzare con le sirene spianate“. Ha commentato Massimiliano Bastoni, consigliere comunale della Lega Nord a Palazzo Marino.

“Per essere da poco diventata ministro italiana la signora Kyenge dimostra di avere imparato bene i difetti della nomenclatura politica romana, ossia: arroganza, uso smodato di una triplice scorta armata, dispendio di denaro pubblico”, ha aggiunto. Per l’esponente del Carroccio “la reazione dei cittadini di Niguarda, che anche recentemente hanno denunciato una mancanza delle forze dell’ordine sul territorio, di fronte a questi atti sfrontati, è encomiabile”.

Mentre su twitter Matteo Salvini, scriveva: “La signora Kyenge stamattina arriva a un mercato di Milano, con 3 auto blu di scorta, sirene e palette. La gente la contesta e le urla “vergogna”. Come mi dispiace, sicuramente la signora Boldrini farà subito un comunicato in difesa della poverina…”.

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