Gli F35 possono essere abbatuti dai pirati informatici!

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Gli F35 sono solo da rottamare? Certo oggi arriva il colpo di grazia per il velivolo da guerra più discusso della storia e forse quello che almeno in tempi moderni sembra essere il più inadeguato e il più costoso aereo da combattimento mai progettato. E’ una trasmissione televisiva americana “60 Minutes” a spiegare che:

La vulnerabilità del velivolo da guerra del Pentagono sta, secondo il racconto del giornalista David Martin, nell’elmetto da 500.000 dollari che il pilota è chiamato a indossare e che gli permette di vedere a 360 gradi il mondo attorno a lui. Esso è parte di un sistema computerizzato complesso chiamato “Alis” il cui server di riferimento occupa una stanza grande quanto un container. Alis può per esempio forzare un F-35 a restare a terra se individua un problema al cacciabombardiere stesso. E l’intervento umano non può cambiare le cose decise da Alis.
L’idea è che gli hacker possono infiltrarsi nelle reti su cui dipende Alis e attaccare il software che di fatto determina la missione in corso. Insomma, stando a “60 Minutes”, gli F-35 possono essere abbattuti senza nemmeno un colpo di arma da fuoco.
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Gli attivisti Greenpeace appaiono sulla facciata della Sagrada Familia

greenpeace-sagradafamilia-tuttacronacaLe foto dei trenta attivisti Greenpeace della nave Arctic Sunrise detenuti in Russia hanno fatto oggi la loro apparizione su una delle facciate della Sagrada Familia, in Spagna. A srotolare gli striscioni con i loro volti una decina di compagni, che ne richiedono la liberazione. L’arresto degli attivisti risale a fine settembre, in occasione di una contestazione attorno alla piattaforma di trivellazione di Gazprom, nell’Artico. Sono stati prima accusati di pirateria, che in Russia prevede 15 anni di carcere, e poi di teppismo, reato che ne prevede sette.

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Pirati attaccano una nave e rapiscono il capitano e l’ingegnere

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I pirati tornano a far parlare di loro e attaccano una nave per gli approvvigionamenti del petrolio, la C-Retriever, di proprietà della Edison Chouest Offshore, al largo delle coste nigeriane. L’abbordaggio è avvenuto ieri mattina. Rapiti il capitano e il capo degli ingegneri entrambi cittadini di nazionalità statunitense. E’ il terzo attacco dall’inizio di quest’anno.

Marinai tedeschi: uccisero un pescatore in India, ora sono liberi. E i nostri marò?

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I due marinai tedeschi arrestati il 17 febbraio,  dopo che la loro nave cargo era entrata in collisione con un peschereccio al largo di Chennai, nell’India sud orientale, provocando la morte di un pescatore, hanno riavuto i loro passaporti e sono liberi di lasciare il Paese. Lo ha riferito oggi il loro avvocato, Anita Thomas, dopo che lo scorso 23 luglio il tribunale di Chennai aveva prosciolto i due marinai per insufficienza di prove. E i nostri marò? In tempi brevi risolveremo la questione… c’è solo chi è stato più veloce di noi!

 

MARO’ TEDESCHI UCCIDONO PESCATORI INDIANI. Altro errore?

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In India per la Germania si profila un caso simile a quello dei marò italiani: due marittimi tedeschi sono stati arrestati dopo che il loro mercantile avrebbe speronato un peschereccio indiano al largo della città di Chennai, sulla costa orientale, provocando la morte di almeno un pescatore. Il caso è scoppiato il 16 marzo ma solo ora ne ha dato notizia il giornale Spiegel. Il settimanale tedesco scrive in tono polemico: “Il caso dei marittimi tedeschi arrestati ieri in India “finisce nel fronte di uno scambio di colpi diplomatici fra Italia e India”, scrive oggi Spiegel on line. Il magazine tedesco cita il caso italiano dei marò “che sta sollevando molto clamore in India”. “Una storia che dimostra come errori diplomatici – commenta Spiegel – possano distruggere i buoni rapporti fra due Paesi”.

Nell’incidente due pescatori indiani sono riusciti a salvarsi lanciandosi in acqua, uno risulta disperso ed un altro è stato ritrovato morto alcuni giorni dopo. La polizia indiana ha accusato il capitano e il primo ufficiale della “Grietje”, nave di una società armatrice di Amburgo, di omicidio colposo e di omesso soccorso aver proseguito la navigazione dopo la collisione. I due sono stati in seguito liberati dietro cauzione ma gli sono stati sequestrati i passaporti e non possono lasciare il porto di Chennai.

I due ufficiali tedeschi sostengono che non c’è stato alcuno scontro con la loro nave, come confermerebbero i primi rilievi sullo scafo effettuati dalla polizia indiana, che non ha trovato tracce della collisione. Al momento dell’incidente con il peschereccio indiano erano presenti nella zona altri mercantili, che però le autorità indiane non sono state in grado di fermare.

Il presunto scontro con il peschereccio indiano è avvenuto a una distanza inferiore a 12 miglia dalle coste indiane, dunque all’interno delle acque territoriali di New Delhi. La magistratura indiana ha intenzione di aprire un procedimento giudiziario contro i due ufficiali tedeschi.

Ora gli indiani come si mettono con la Germania? Altri processi farsa? Solo gli italiani devono pagare per un incidente in acqua internazionali? Troveranno un cavillo procedurale per scagionare i marò tedeschi ma non gli italiani? Ma i pescatori indiani sono veramente così spericolati? Sono pescatori o pirati?

 

L’Eurozona è in crisi e Berlino pensa agli zombie!

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Un’interrogazione parlamentare alquanto singolare è stata sollevata dal Partito Pirati tedesco all’interno del Parlamento. Secondo quanto riportato dal Die Bild, la domanda sarebbe: “Berlino è pronta a proteggersi da un attacco zombie?”. L’argomento è stato ufficialmente discusso tra i vertici politici tedeschi, poichè il Partito Pirata ha fatto riferimento alle parole del dottor Ali Khan: “Se si è ben attrezzati per affrontare un’apocalisse zombie, si è preparati anche per uragani, pandemie, terremoti e attacchi terroristici”
Christopher Lauer, un parlamentare Pirata ha detto: “Alcune persone non si preoccupano dei disastri ma nel caso succedesse qualcosa, Berlino dovrebbe evacuare 3, 8 milioni di persone”.

Il baco nella mela… hackers alla Apple!

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Dopo Facebook, anche Apple è stata vittima di un attacco hacker. Lo conferma l’azienda spiegando che solo “un piccolo numero di Mac” dei suoi dipendenti è stato preso di mira. I pirati informatici avrebbero sferrato l’attacco sfruttando una falla in Java. “Stiamo lavorando con le autorità”, ha sottolineato Cupertino, spiegando che per i Mac dove è installato Java sarà messo a disposizione un aggiornamento dell’antivirus.

 

Simon Murray all’attacco! Crea una marina privata per fermare i pirati somali

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