Lance Armstrong: “Verbruggen mi aiutava a farla franca con l’antidoping”

Lance-Armstrong-tuttacronacaHa rilasciato una lunga intervista al Daily Mail l’ex ciclista Lance Armstrong, nel corso della quale ha lanciato accuse forti contro l’ex numero uno dell’Uci: “Verbruggen era una figura chiave nella mia via di fuga dai controlli antidoping. Sapeva del mio utilizzo di sostanze dopanti e mi aiutava a nasconderlo. Fu una delle persone che mi permise di portare a termine il Tour de France 1999 nonostante fossi risultato positivo a un test”. Il texano ha quindi aggiunto: “Non ho più intenzione di mentire per proteggere queste persone che non meritano il benché minimo rispetto. Io li odio. Ho chiuso con loro”. Oltre a riferire la complicità dell’ ex capo dell’Unione Internazionale Ciclismo, che ha sempre negato, Armstrong ha reso noti alcuni dettagli sulle prescrizioni retrodatate della US Postal che per anni gli hanno permesso di farla franca, nonchè di ottenere la vittoria barando.

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Gino Bartali è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni”

gino-bartali-giustotranazioni-tuttacronacaSul sito dell’organizzazione Yad Vashem, il sacrario della Memoria di Gerusalemme, si legge che Gino Bartali è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni“. Al campione del ciclismo è stato riconosciuto l’impegno a favore degli ebrei perseguitati in Italia: tra il settembre ’43 e il giugno ’44, nascondendoli all’interno del tubo della sua bicicletta, aveva infatti trasportato documenti che servivano a falsificare i passaporti di cittadini italiani di origini ebraiche. Già nel 2005, cinque anni dopo la sua morte, era stato insignito della medaglia d’oro al merito civile dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “per aver salvato la vita a circa 800 ebrei”.  Yad Vashem spiega che Bartali, “un cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’Arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa”. Ancora si legge che “Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia”. In particolare, Bartali ha agito “come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto”. La cerimonia in onore di Bartali si terrà in Italia, ancora da stabilire la data. Il figlio del campione, Andrea, ha affermato: “È una cosa magnifica. Aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa”. Ha quindi aggiunto “Saperlo proprio oggi quando qui a Firenze sono iniziati i Mondiali di ciclismo ha un significato enorme”. La famiglia di Bartali era stata invitata già nelle settimane scorse a Gerusalemme dal governo israeliano per il mese di ottobre.

Il “mistero Horner”: fuga dal doping o albergo sbagliato?

horner-doping-tuttacronacaNemmeno il tempo di festeggiare il trionfo alla Vuelta 2013 e Chris Horner si è ritrovato nei guai. Gli ispettori incaricati dell’Agenzia Spagnola antidoping, infatti, non l’hanno trovato questa mattina quando dovevano eseguire un controllo su di lui. A riferirlo il quotidiano spagnolo As, che ha anche sottolineato come nella stanza del ciclista c’era un collega e lo statunitense non è stato rintracciato nell’albergo. Neanche la squadra avrebbe fornito spiegazioni sulla sua scomparsa. Era stata l’USADA, l’Agenzia antidoping statunitense, a richiedere il test sul corridore. Entrambe le agenzie hanno dovuto aspettare il termine della Vuelta per eseguire il controllo, che è di competenza esclusiva dell’Uci durante la corsa. L’USADA aveva intenzione di misurare il livello di ematocrito dello sportivo che, non facendosi trovare, è incorso in un reato grave:  le norme antidoping puniscono infatti chi fornisce un indirizzo dove risulta invece irreperibile. Durante lo svolgimento della Vuelta sono gli stessi organizzatori a essere responsabili per la sistemazione dei ciclisti, ma una volta terminata la gara il compito passa ai team. Horner è stato cercato nell”Hotel Princess di Alcorcon, località nei pressi di Madrid, perché quello era l”indirizzo fornito dalla sua squadra, la RadioShack. Ma, si giustifica il team, in realtà loro avrebbero fornito un recapito diverso, si tratterebbe quindi, secondo questa versione, di un errore della stessa Agenzia antidoping.

Il Tour de France si tinge di azzurro: Matteo Trentin vince la 14esima tappa!

trentin-tour-tuttacronacaSe Froome tiene stretta la maglia gialla, la 14esima tappa del Tour de France, 191 km da Saint-Pourçain-sur-Sioule a Lione, si è tinta d’azzurro grazie al primo successo italiano di questa edizione. A tagliare il traguardo Matteo Trentin della Omega Pharma Quick Step. Si trattava di una tappa di avvicinamento alle alpi, adatta alle fughe e sono stati in 18 a scattare, raggiungendo anche i 6 minuti di vantaggio. Damiano Cunego ha tentato il recupero sul gruppo di testa a 78 km dalla linea d’arriv, ma senza fortuna. A 15 km dal traguardo è stato il transalpino Julien Simon della Sojasun, forte anche dell’appoggio del suo pubblico, a tentare di staccarsi, ma dopo 13 km la sua fuga termina: il gruppo lo raggiunge ed è il turno di Trentin d’imporsi superando in volata lo svizzero Albasini e sullo statunitense Talansky. Il gruppo dei migliori, senza fretta, è arrivato oltre 5 minuti dopo, in una giornata di pausa in vista della temuta tappa di domani: i 242 km che li vedranno alle prese con il Mont Ventoux.

A rischio il Tour de France del ’98: la Francia cancella Pantani?

Marco-PantaniSi pedala al Tour de France, ma non ci si riesce ad allontanare dai fantasmi del passato, quello della lista di 44 corridori dopati nell’edizione numero 98, quella della vittoria di Marco Pantani che nello stesso anno conquistò sia la maglia rosa che la gialla. Il quotidiano francese L’Equipe ricorda che il prossimo 18 luglio una commissione del Senato francese pubblicherà una lista relativa alle analisi fatte su campioni di sangue prelevati in quell’anno. I rappresentanti dei corridori avevano chiesto che la pubblicazione non avvenisse durante lo svolgimento del Tour, ma la risposta è stata negativa. In quell’edizione il ciclista romagnolo indossò la maglia gialla per sette giorni, vincendo anche le tappe Plateau de Beille e Les Deux Alpes. Negli stessi giorni si sottopose a almeno una decina di controlli e ora si teme che anche lui risulti positivo, cosa che porterebbe la radiazione a posteriori, con la conseguenza che la sua vittoria venga cancellata dall’albo d’oro. Ma Marco non si potrà difendere: è morto il 14 febbraio 2001 per un micidiale mix di cocaina e depressione. E la novità sarebbe un vero shock perchè, come riporta il Sole 24 Ore, “il campione romagnolo non fu mai trovato positivo. Anche quando al Giro del 1999, nella tappa di Madonna di Campiglio, fu allontanato dalla corsa, la motivazione era l’ematocrito superiore al 50%. Non era un prova, ma un limite stabilito per frenare la corsa all’epo.” Immediata anche la reazione della famiglia di Pantani che ha inviato una lettera al presidente dell’Uci Mc Quaid, al presidente della Fci Di Rocco, e al direttore del Tour de France, Christian Prudhomme:  “Marco Pantani cancellato dal Tour? La notizia ci lascia sbigottiti”. “Abbiamo letto e in parte già commentato la notizia secondo cui, a seguito dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica francese, fra i circa 44 nomi di atleti presumibilmente positivi per Epo al Tour de France del 1998 potrebbe esserci anche quello di Marco Pantani e secondo cui, se questo risultasse vero, la sua vittoria in quel Tour sarebbe passibile di cancellazione. La notizia ci lascia sbigottiti – scrivono nella lettera i genitori di Pantani, Tonina e Paolo -. Dopo consultazione con un legale di nostra fiducia, abbiamo la certezza che, pur trattandosi di analisi condotte anni dopo lo svolgimento della gara in oggetto, debbano sussistere anche per esse tutte le garanzie a tutela dell’atleta: Marco Pantani”. E ancora: “Senza entrare nel merito della conservazione dei campioni o di altri mezzi di prova, ci troviamo costretti a farvi notare queste analisi sono state eseguite dopo la morte di Marco e questo lo ha privato del più elementare diritto alla difesa, quale ad esempio quello di richiedere le controanalisi o di nominare un perito di parte per assistervi. Soltanto in caso di positività del campione B, sarebbe superfluo ricordarlo ma giova farlo, è possibile parlare di positività. Come accade anche nel diritto penale, la morte interrompe qualsiasi procedura in essere o futura a carico dell’indagato incidendo anche sul reato che viene così dichiarato estinto come estinta è la pena nel caso in cui sia nel frattempo intervenuta la condanna”.

Tour de France: tra cadute e bus bloccato, il traguardo lo taglia Kittel

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Marcel Kittel, velocista tedesco per Argos, ha conquistato la prima maglia gialla del Tour de France numero cento in una corsa, la Porto Vecchio-Bastia, dove non sono certo mancate le emozioni. Per il 25enne si tratta della dodicesima vittoria stagionale mentre dopo di lui sono arrivati, in volata, Kristoff e Van Poppel. Alberto Contador è invece arrivato al traguardo con due minuti di ritardo, poi neutralizzati, dopo una brutta caduta a 7 km dal traguardo in cui sono stati coinvolti anche Sagan, Cavendish, Hesjedal e Gilbert. E se la classifica finale è stata condizionata dal mischione a settemila metri dal traguardo, momenti di panico si sono avuti anche al traguardo dove un bus della Orica-GrenEdge è rimasto incastrato sotto la struttura della linea d’arrivo. Fino all’ultimo si è temuto per il regolare svolgimento della volata ma, fortunatamente, l’emergenza è stata risolta qualche minuto prima dell’arrivo in velocità dei ciclisti.

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La frase shock di Armstrong: “niente tour senza doping”

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Frase amara, che però fa riflettere quella dell’ ex campione del ciclismo, Lance Armstrong, radiato per il sistematico ricorso al doping in carriera. L’ex ciclista statunitense ha affermato: «impossibile vincere il Tour de France senza doping». Così il 7 volte trionfatore del Tour i cui successi sono stati cancellati afferma senza mezze parole che «l doping non è sparito con me, io ho solo fatto parte del sistema. La decisione ragionata dell’Usada è riuscita perfettamente nell’intento di distruggere la vita di un uomo ma non ha portato nessun giovamento al ciclismo». E poi aggiunge:  «Il mio nome è sparito dall’albo d’oro ma il Tour si è svolto tra il 1999 e il 2005, giusto? Ci deve essere un vincitore, quindi. Chi è? Nessuno è venuto a reclamare le mie maglie», prosegue. «Io non ho inventato il doping. Mi spiace, Travis», dice rivolgendosi a Travis Tygart, direttore dell’agenzia antidoping statunitense che ha inchiodato il texano.

Risentimento… ma forse anche qualche scomoda verità?

Il doping colpisce ancora il Giro: Santambrogio positivo all’Epo

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Il fantasma del doping sembra non lasciare tregua al giro d’Italia. Ad un controllo effettuato a Napoli il 4 maggio, al termine della prima tappa, il lombardo Mauro Santambrogio è risultato positivo all’Epo. Il test è stato disposto dall’Uci e la positività è stata riscontrata dal laboratorio di Roma. Il ciclista, che si è classificato al nono posto della corsa rosa appena conclusasi, è tesserato per la Vini Fantini Selle Italia, ossia  la stessa squadra per la quale correva Danilo Di Luca, a sua volta risultato positivo all’Epo ad un controllo a sorpresa. Santambrogio, nell’edizione appena conclusasi del Giro, ha vinto la 14/a tappa, da Cerbera a Bardonecchia.

I nostri 7 giorni: un saluto alla settimana, pronti ad accogliere la prossima!

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E’ stata una settimana dove ci hanno colpiti gli addi. Sette giorni di saluti e ricordi e la certezza che alcune persone, in realtà, non se ne andranno mai. Ne è esempio Don Gallo, il prete di strada che ci ha insegnato così tanto, anche a cantare O Bella Ciao in chiesa, perchè in fin dei conti non è vero che “tutto è uno”? Ecco allora che vengono annullate le distanze e le differenze, non c’è alto o basso, c’è, forse, solo la bellezza e la sincerità di quegli ultimi che lui tanto amava e che la società non è in grado di vedere con gli stessi suoi occhi. L’abbiamo salutato, pur sapendo che non è un addio: non c’è un “per sempre” quando ti separi da una persona che ha dato e insegnato tanto. Ma prima di lui se n’è andato anche il surfer Andrea La Cava, tra le onde che amava tanto da trasferirsi per poterle solcare ogni volta avessero fatto capolino sul lungomare toscano. Perchè quando hai una passione, un amore vero, fai di tutto per viverlo appieno. Se ci si ascolta, e lo si sa ascoltare, c’è sempre un sogno da seguire e inseguire, un desiderio che ti dà la forza di compiere grandi imprese e superare ogni avversario, ogni difficoltà, la natura stessa con tue sole forze. Ce l’ha dimostrato Vincenzo Nibali con la sua spettacolare conquistta delle Tre Cime di Lavaredo, impresa che resterà impressa a lungo.

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Chi al suo sogno è stato strappato troppo presto, invece, è stato il regista Nicola Rondolino, che oltre ai suoi lavori ci ha regalato anche uno sguardo nuovo sul cinema giapponese, grazie alla sua partecipazione al Torino Film Festival, di cui curava la sezione. Purtroppo le giornate hanno anche la pennellata di nero, con quella cronaca che parla di vite spezzate, di violenza, di mistero. Quello che ci ha colpiti è stata la morte, crudele e barbara, della giovane Fabiana Luzzi, che il suo fidanzato ha bruciato mentre era ancora in vita, con un gesto che denota l’incapacità non solo di amare ma anche di vivere: nessuna gelosia può nè potrà mai giustificare una simile atrocità. Ma altre ferite sono ancora aperte, come la morte di Roberta Ragusa: nuovi testimoni, ma ancora nessuna certezza nè giustizia per lei. Ma tante domande ci sono ancora anche riguardo la morte della piccola Sarah Scazzi, mentre nuovi dettagli del processo che ha portato alla condanna all’ergastolo per Cosima e Sabrina vengono resi noti. Ma la violenza non è un’esclusiva italiana: anche Londra piange i suoi morti, come il soldato Lee Rigby, barbaramente massacrato da Michael Adebolajo. A cosa ci possiamo ancora aggrappare? Alla speranza in un futuro migliore sembra difficile, considerata la riforma delle pensioni che sta arrivando. Ci si distrae un po’ con le vite dei vip, anche quando compiono un gesto di coraggio come quello di Angelina Jolie, alla cui mastectomia è stato dedicato anche un quadro. Oppure ci regaliamo un po’ di gossip, curiosando nelle vite private altrui, come quella di Emma, che ha festeggiato il compleanno con un nuovo amore. A volte è per prendere esempio, altre per imparare a non mollare mai, a continuare a credere e sperare, a capire che quel buio in cui a volte ci sentiamo immersi non è altro che la terra in cui il seme di un magnifico fiore si sta riposando prima di sbocciare per regalarci nuova gioia. Perchè noi alla speranza, nonostante tutto, ci teniamo aggrappati, la teniamo per mano così come fanno i due dolcissimi gemellini neonati.

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Il trionfo al Giro di Nibali: una maglia rosa che vale un sogno

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E’ Mark Cavendish, con il tempo di 5 ore e 30 minuti, il vincitore dell’ultima tappa del Giro d’Italia, da Riese Pio X a Brescia. Il britannico, si è aggiudicato anche la classifica a punti, ha preceduto ha preceduto sul traguardo, nella volata finale, l’italiano Sacha Modolo. Ma resta il giorno di Nibali, che ha trionfato in questo 96esimo Giro d’Italia e a Brescia ha così commentato l’evento: “E’ stata un’emozione unica tutta quella gente per me. Mi sono goduto questa tappa, è stato molto bello, ma sono impressione per avere visto tutta quella gente in strada. Questa vittoria è il coronamento del sogno di una vita. Mia moglie Rachele è stata molto importante, come i miei genitori. Vederli qui è stato molto commovente”. Un’edizione bella come non se ne vedevano da anni, significativa, anche se non combattuto: con Wiggins e Hesjedal malati, non ha avuto altri degni avversari da affrontare. Almeno non come ciclisti: il suo più acerrimo nemico è stato il maltempo, quella pioggia, quel gelo, quella neve su Galibier e Tre Cime di Lavaredo che hanno contribuito a rendere il suo successo ancora più memorabili. Perchè Vincenzo ha sfidato se stesso e la natura, andando “oltre”, anche quando non era indispensabile, e riuscendo così a conquistare tutti, con la sua forza, determinazione, perseveranza. Con il suo coraggio. Ed è riuscito a cancellare quell’enorme macchia nera creata da Di Luca, quel doping che rende malato uno sport capace di regalare grandi emozioni. Grazie Vincenzo, perchè ci hai fatti sognare con te!

Vicenzo Nibali regala un sogno: suoi la tappa e il Giro

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211 km, da Silando alle Tre Cime di Lavaredo, sotto la neve che continua a scendere… è questa la ventesima tappa del Giro, vinta da Vincenzo Nibali che si assicura così il trionfo della 96esima edizione. Gli ultimi 3 km sono stati fatali per i suoi avversari: la maglia rosa è partita ed ha fatto il vuoto con 17″” davanti al terzetto colombiano di Uran, Duarte e Betancur, Evans è ancora più staccato (a 1’30”): niente secondo posto per lui.  Seconda vittoria personale oggi, quella di Nibali, guadagnata in condizioni meteo al limite dell’impossibile: non era necessaria, ma Vincenzo volera regalare un altro sogno a 2304 metri d’altitudine. Conquista anche la maglia rossa della classifica a punti, che dovrà difendere nell’ultima tappa/passerella di Brescia. Quella rosa invece è già al sicuro. Al posto di Evan, sul secondo gradino del podio, è arrivato invece Rigoberto Uran, degno sostituto di Wiggins in casa Sky. Bene anche gli altri italiani, con Fabio Aru chiude in quinta posizione a 44″ dal leader, alle sue spalle si piazzano Pellizzotti, Pozzovivo e Damiano Caruso. Scarponi, invece, va un po’ in difficoltà e finisce in dodicesima piazza (a 1’14” da Nibali), restando al quarto posto della Generale.

Il doping miete la prima vittima al Giro: Di Luca a rischio radiazione

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Scandalo doping al Giro d’Italia che arriva nello stesso giorno della cancellazione per neve della 19esima tappa. A subire i controlli a sorpresa è stato il 37enne Danilo Di Luca corridore abruzzese della Vini Fantini-Selle Italia durante i quali è stato trovato positivo all’Epo subendo così un’essclusione immediata. “Non me l’aspettavo, è stata una sorpresa per me, sono deluso”, ha detto Di Luca che ha aggiunto: “Faremo le controanalisi. Ora penso solo a stare tranquillo”. Il “killer di Spoltore” rischia ora la radiazione a causa della recidività essendo già stato trovato positivo al Cera durante un controllo al Giro d’Italia del 2009 e squalificato due anni. In quella circostanza, gli erano state revocate le vittorie di tappa e il secondo posto in classifica.  Precedentemente, nel 2007, dopo la vittoria al Giro d’Italia, Di Luca era stato squalificato per tre mesi nell’ambito dell’operazione denominata “Oil for Drugs”, a causa della frequentazione con il medico Carlo Santuccione. Il direttore sportivo della sua squadra ha già dichiarato che “Con me il signor Danilo Di Luca ha chiuso. Cosa avrei dovuto fare? L’ho licenziato”. Scinto ha quindi aggiunto: “Secondo me, si tratta di gente malata, che non si rende conto della realtà della vita. Io Di Luca in squadra non l’ho mai voluto, l’ha scelto lo sponsor e adesso se ne assuma le responsabilità”. Gravi condanni anche da parte dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI) che, in caso la controprova confermi l’attuale risultato, ricorrerà alle vie legali per il gravissimo danno d’immagine provocato dall’atleta all’intera categoria. “Il ciclismo si sta impegnando con tutte le sue forze per ritrovare credibilità e affetto agli occhi del pubblico; il gruppo non accetta che il comportamento folle di un elemento danneggi l’immagine dell’intero movimento.”

Niente Sestriere… c’è nevischio!

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E’ il 18 di maggio, ma l’inverno non lascia l’Italia, almeno non al nord! Così  gli organizzatori e la Giuria del Giro decidono di saltare la scalata al Sestriere per condizioni meteo proibitive.A questo punto è in dubbio anche l’arrivo del Galibier e la precedente ascesa prevista al Moncenisio per la giornata di domani.

 “Sono sotto osservazione Moncenisio e Galibier, una decisione sarà presa entro le 13 – ha spiegato il direttore dell’organizzazione Mauro Vegni -. Siamo in contatto con autorità francesi che ci diranno cosa possiamo fare. Le condizioni meteo non aiutano, quella del Sestriere rappresenta una scelta di buon senso per tutelare la sicurezza e la salute dei corridori”.

Insomma il Giro deve fare i conti con il maltempo e rivedere le proprie tappe.

Partita al Franchi e arrivo del giro d’Italia: Fiorentina- Palermo 1-0

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I toscani subito all’attacco con cross di Cuadrado da destra, al 6′, quasi colpo di testa di Toni, anticipato da un ottimo intervento di Sorrentino. Poi ci prova  Jovetic con una conclusione dalla distanza, ancora Sorrentino si oppone molto bene. Risponde il Palermo due minuti più tardi con Kurtic dalla distanza, ma Viviano respinge con qualche difficoltà. Dopo un inizio difficile per i siciliani arriva invece la grande occasione.  Dybala dalla bandierina, Munoz di testa da centro area conclude alto. Poteva essere questa l’occasione del vantaggio per i rosanero che invece spediscono la palla sul fondo. Ma al 17′ il pallone giunge  a sorpresa a Kurtic  che si trova in area e gira in diagonale. Il pallone viene deviato in corner. Ancora Munoz vicino al gol, con un colpo di testa sul corner battuto da Dybala. Altra occasione per il Palermo che sembra essere entrato in partita molto bene, ora deve solo stare attento alle ripartite della Fiorentina. Al 26′ fallo di Faurlin su Cuadrado, una decina di metri fuori dall’area avversaria: Pasqual di sinistro, pallone che termina fuori non di molto alla sinistra della porta difesa da Sorrentino. Il risultato non cambia è sempre 0-0. Al 31′ destro di Jovetic su punizione, si distende Sorrentino e mette in corner. Quasi allo scadere del primo tempo arriva lo shock per il Palermo e una retrocessione che ormai sembra una certezza. Al 42′ gran palla di Borja Valero per Cuadrado, cross di quest’ultimo dalla destra e Toni non si lascia sfuggire l’occasione di mettere dentro la sfera.

Partita corretta. Dopo un avvio abbastanza buono dei toscani, ci sono state le occasioni per il Palermo che ha costruito molto, ma non è riuscito ad andare in rete. Dopo i primi 30 minuti il ritmo è calato e le due squadre non sono state pericolose come nei primi minuti di gioco. Solo sul finale con una gran giocata di Borja Valero per Cuadrado e un’impeccabile conclusione di Toni il risultato è stato sbloccato.

Le squadre tornano in campo con le stesse formazioni che avevano giocato i primi 45′.  Fiorentina subito all’attacco con un destro di Jovetic dalla distanza, pallone fuori non di molto. Un minuto più tardi, al 3′ della ripresa, conclusione fotocopia di Jovetic ma ora è Borja Valero, a tentare la conclusione dalla distanza e la palla va fondo. Ancora ci credono i siciliani con Donati in avanti che conquista un corner, ma sugli sviluppi il risultato non cambia. Passano pochi istanti e altro corner per i rosanero: Dybala dalla bandierina, mette fuori di pugni Viviano.  Al 9′ Toni dal limite, di sinistro, calcia di pochissimo a lato. Ancora Fiorentina vicina al raddoppio. Al 15′ ancora viola in attacco cross di Pasqual, dalla sinistra, per Toni, ma la sfera termina tra le braccia di Sorrentino. al 19′ buono scambio tra Dybala e MIccoli, che non si chiude per un ritardo di questì’ultimo sul passaggio di ritorno del primo. Al 25′ Pasqual mette in mezzo su punizione, torre di Savic per Toni che conclude di testa senza riuscire a dare potenza alla sfera. Parata facile di Sorrentino. Al 36′ ancora i rosaneri all’attacco: Miccoli dalla bandierina,Kurtic e Munoz sfiorano di testa ma la palla finisce fuori. Al 45′ Miccoli a giro su punizione, pallone fuori alla sinistra di Viviano.

Ci hanno provato i siciliani a mantenere il sogno di restare in A, ma purtroppo, si sono dovuti arrendere davanti all’evidenza dei loro limiti tecnici. Resta comunque un campionato giocato fino alla fine. Anche oggi il Palermo ha cercato il gol, poi lo ha subito e la partita ha regalato poche emozioni. Anche a Genoa, tranquilli della salvezza, hanno giocato di scioltezza.

Nella giornata conclusiva del campionato la Fiorentina incontrerà Pescara  mentre il Palermo, il Parma.

 

Rodolfo Valentino sul set de… Camille

Rodolfo Valentino sul set de… I quattro cavalieri dell’Apocalisse

Rodolfo Valentino sul set de… Sangue e arena

Gente di Castellaneta… Rodolfo Valentino

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Uno sguardo a Castellaneta… le case

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Uno sguardo a Castellaneta… gli insediamenti rupestri

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Uno sguardo a… CASTELLANETA (Taranto)

castellaneta

Uno sguardo a… la ribollita

La ricetta la trovi QUI!

Ribollita-tuttacronaca

Gino Bartali in pista… Tour de France, 1948

Gino Bartali -l’intramontabile- interpretato da… Pierfrancesco Favino

Gino Bartali sul set de… Totò al Giro d’Italia

Gente di Ponte a Ema… Gino Bartali

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Uno sguardo a Ponte a Ema… la targa

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Uno sguardo a Ema a Ponte… Museo del Ciclismo “Gino Bartali”

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Uno sguardo a… PONTE A EMA (Firenze)

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21 tappe da Napoli a Brescia: prende il via la Corsa Rosa

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3.548 chilometri, 21 tappe che porteranno, 207 corridori per 23 squadre: prende il via oggi a Napoli la 96esima edizione del Giro d’Italia a cui non parteciperà Ivan Basso, che ha dovuto annunciare il ritiro a due giorni dalla partenza a causa di una cisti al soprassella. Il corridore varesino, capace di vincere la corsa rosa sia prima (2006) che dopo (2010) i due anni di squalifica per il coinvolgimento nell’Operacion Puerto, non sarebbe comunque partito favorito. I protagonisti più attesi sono altri. Stando alle quote dei bookmakers, sembrerebbero non avere troppe possibilità né lo spagnolo Sanchez, né l’italiano Scarponi o l’australiano Evans. Ne ha qualcuna in più il canadese Hesjedal, vincitore a sorpresa dell’edizione 2012, quotato a dieci, facilitato anche dall’assenza di chi l’anno scorso gli ha conteso la maglia rosa fino alla cronometro dell’ultima giornata, lo spagnolo ‘Purito’ Rodriguez, la cui squadra non aveva ottenuto, all’inizio, la wild card dagli organizzatori per partecipare alla corsa. Sempre rifacendosi alle agenzie di scommesse, sembra che si tratterà di una corsa a due che metterà a confronto lo ‘Squalo dello Stretto’ Vincenzo Nibali, il messinese ha dalla sua un terzo e un secondo posto al Giro e un terzo al Tour, oltre ad avere cominciato la stagione con le vittorie alla Tirreno-Adriatico e al Trentino, e il ‘Mod’ britannico Bradley Wiggins, che vanta un palmares olimpico e mondiale da far rabbrividire, dove il primo posto all’ultimo Tour de France è solo la ciliegina sulla torta. La loro sfida inizierà con la seconda tappa, la cronosquadre Ischia-Forio per terminare con le ultime tre, spettacolari e massacranti: cronometro individuale di 20 chilometri da Mori a Polsa alla diciottesima, alta montagna con Gavia e Stelvio alla diciannovesima, arrivo alle Tre Cime di Lavaredo alla ventesima. Sarà qui che si decideranno le sorti del Giro mentre il 26 maggio, a Brescia, sarà solo una passerella per i superstiti tra i 207 ciclisti presenti alla partenza. Tra questi c’è anche il 25enne Ji Cheng, primo corridore cinese a partecipare a un Giro d’Italia. Cheng corre per la Argos-Shimano e ha già concluso una grande corsa a tappe, con il 175 posto nella Vuelta di Spagna 2012. Ma il 26 maggio è lontano ed i ciclisti si devono concentrare sui 156 Km di oggi, sulle strade e con arrivo sul suggestivo lungomare di via Caracciolo : un circuito cittadino perfetto per i velocisti che puntano alla prima maglia rosa come il britannico Mark Cavendish, l’australiano Matthew Goss e gli italiani Manuel Belletti, Marco Marcato e Daniele Bennati. Non sarà comunque una giornata semplice: il rigido inverno e l’ancor più rigida spending review hanno lasciato strade dissestate e il milione di euro speso per questa giornata inaugurale non cancellerà le pecche nazionali. Ma le polemiche maggiori sono per la tappa d’arrivo, spostata da Milano, dove la competizione è nata, dove risiede Rcs che la organizza e dove dagli anni Novanta è sempre terminata (con due sole eccezioni), a Brescia. Tutto questo per motivi esclusivamente economici e squisitamente politici: nello stesso giorno dell’ultima tappa, infatti, si terrà il primo turno delle elezioni comunali. Mezzo milione di euro contro i 100mila offerti dal Comune di Milano, un’offerta che gli organizzatori non potevano rifiutare. L’arrivo della maglia rosa è quindi un ottimo, e costosissimo, spot elettorale per il sindaco uscente, Adriano Paroli, ricandidato con il Pdl. E se le opposizioni, dal Pd al M5s, hanno fatto dichiarazioni di fuoco al riguardo a mezzo stampa, nei fatti si è verificata l’immobilità totale. Augurandoci che, almeno sulle ruote, trionfi la correttezza, buon Giro a tutti!

Che vergogna Peter Sagan! Nel 2013 ancora offendiamo le donne?

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Un gesto vergognoso e becero che vorrebbero in molti far passare per scherzo e giustificare in nome dei “campioni” del ciclismo. Come si nota dalla foto, che sono ore che circola sul web, il gesto dello slovacco Peter Sagan, è certamente di pessimo gusto, degno forse delle peggiori battute di quei poveri repressi che pensano ancora che la donna, in questo caso una miss, sia lì, come un oggetto su cui poter allungare le mani ogni volta che si ha voglia. Passa in secondo piano anche la vittoria di Cancellara, dopo un gesto così volgare che mette in ombra la gara e in risalto la figura patetica di Sagan. Ma il ciclista si deve esser reso conto di aver superato il limite e a twittato: «Scusate, era uno scherzo, ovviamente non volevo offendere nessuno, tanto meno le donne”.

Strano modo di scherzare con un gesto che umilia e svilisce la figura femminile. Che vergogna, nel 2013 dobbiamo ancora insistere a questi gesti di impotenza virile.

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Jaja travolto da un auto, è grave!

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Il ciclismo francese è in ansia per Laurent Jalabert. Il popolarissimo ‘Jaja’, come lo chiamano i suoi tifosi, è rimasto ferito in un incidente stradale. Secondo quanto riporta la stampa francese, l’ex campione – vincitore di una Vuelta e di parecchie classiche -, attualmente ct della nazionale transalpina di ciclismo, era in bici sulle strade di Montauban quando è stato investito da un’auto che proveniva in direzione opposta. Jalabert è svenuto, riprendendo conoscenza al momento dell’arrivo dei soccorsi. Trasportato all’ospedale locale, è stata riscontrata la frattura di tibia e perone della gamba destra.

Sport al veleno: Mario Cipollini accusato di doping

Pubblicata, sulla Gazzetta dello sport, la tabella che il discusso medico spagnolo Fuentes (il Dottor Doping) avrebbe prescritto al velocista italiano nel maggio del 2002. Nella lista ci sono epo, trasfusioni, ormoni e altro ancora. Nessuna replica da parte del ciclista italiano.

Cade così il mito di SuperMario Cipollini, il più grande velocista italiano degli ultimi 20 anni e forse di tutti i tempi.

Mario Cipollini doping

Armstrong offre 5 mln di dollari come risarcimento a governo: respinto!

L’ex ciclista coinvolto nello scandalo del doping ha offerto la somma al Governo Federale Usa come risarcimento, offrendosi anche di collaborare come testimone in un’inchiesta federale. Il dipartimento di giustizia ha reputato entrambe le offerte inadeguate.

Wiggins, campione del Tour de France e medaglia d’oro a Londra 2012, investito mentre si allenava. Non è in pericolo di vita

 

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