Un principe nel mirino? Rafforzate le misure di sicurezza a Harry

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Il principe Harry  è nel mirino degli islamici? A quanto si apprende Sunday Mirror un uomo, subito dopo l’uccisione del soldato Lee Rigby, si sarebbe consegnato alla  polizia di Hounslow, ovest di Londra, confessando la sua intenzione di voler uccidere il principe Henry. Ashraf Islam, 30enne convertito all’Islam, in precedenza si chiamava Mark Townley.  L’uomo è senza fissa dimora, è in custodia in attesa di processo ed è già stato incriminato per il reato che in Inghilterra tutela l’incolumità delle persone. Al momento  Ashraf Islam rischia fino a 10 anni di carcere. Temendo che l’incolumità del principe potesse essere a rischio a Henry, subito dopo l’attentato al soldato inglese, erano state rafforzate le misure di sicurezza, anche perché in passato aveva ricevuto minacce dai talebani.

I nostri 7 giorni: un saluto alla settimana, pronti ad accogliere la prossima!

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E’ stata una settimana dove ci hanno colpiti gli addi. Sette giorni di saluti e ricordi e la certezza che alcune persone, in realtà, non se ne andranno mai. Ne è esempio Don Gallo, il prete di strada che ci ha insegnato così tanto, anche a cantare O Bella Ciao in chiesa, perchè in fin dei conti non è vero che “tutto è uno”? Ecco allora che vengono annullate le distanze e le differenze, non c’è alto o basso, c’è, forse, solo la bellezza e la sincerità di quegli ultimi che lui tanto amava e che la società non è in grado di vedere con gli stessi suoi occhi. L’abbiamo salutato, pur sapendo che non è un addio: non c’è un “per sempre” quando ti separi da una persona che ha dato e insegnato tanto. Ma prima di lui se n’è andato anche il surfer Andrea La Cava, tra le onde che amava tanto da trasferirsi per poterle solcare ogni volta avessero fatto capolino sul lungomare toscano. Perchè quando hai una passione, un amore vero, fai di tutto per viverlo appieno. Se ci si ascolta, e lo si sa ascoltare, c’è sempre un sogno da seguire e inseguire, un desiderio che ti dà la forza di compiere grandi imprese e superare ogni avversario, ogni difficoltà, la natura stessa con tue sole forze. Ce l’ha dimostrato Vincenzo Nibali con la sua spettacolare conquistta delle Tre Cime di Lavaredo, impresa che resterà impressa a lungo.

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Chi al suo sogno è stato strappato troppo presto, invece, è stato il regista Nicola Rondolino, che oltre ai suoi lavori ci ha regalato anche uno sguardo nuovo sul cinema giapponese, grazie alla sua partecipazione al Torino Film Festival, di cui curava la sezione. Purtroppo le giornate hanno anche la pennellata di nero, con quella cronaca che parla di vite spezzate, di violenza, di mistero. Quello che ci ha colpiti è stata la morte, crudele e barbara, della giovane Fabiana Luzzi, che il suo fidanzato ha bruciato mentre era ancora in vita, con un gesto che denota l’incapacità non solo di amare ma anche di vivere: nessuna gelosia può nè potrà mai giustificare una simile atrocità. Ma altre ferite sono ancora aperte, come la morte di Roberta Ragusa: nuovi testimoni, ma ancora nessuna certezza nè giustizia per lei. Ma tante domande ci sono ancora anche riguardo la morte della piccola Sarah Scazzi, mentre nuovi dettagli del processo che ha portato alla condanna all’ergastolo per Cosima e Sabrina vengono resi noti. Ma la violenza non è un’esclusiva italiana: anche Londra piange i suoi morti, come il soldato Lee Rigby, barbaramente massacrato da Michael Adebolajo. A cosa ci possiamo ancora aggrappare? Alla speranza in un futuro migliore sembra difficile, considerata la riforma delle pensioni che sta arrivando. Ci si distrae un po’ con le vite dei vip, anche quando compiono un gesto di coraggio come quello di Angelina Jolie, alla cui mastectomia è stato dedicato anche un quadro. Oppure ci regaliamo un po’ di gossip, curiosando nelle vite private altrui, come quella di Emma, che ha festeggiato il compleanno con un nuovo amore. A volte è per prendere esempio, altre per imparare a non mollare mai, a continuare a credere e sperare, a capire che quel buio in cui a volte ci sentiamo immersi non è altro che la terra in cui il seme di un magnifico fiore si sta riposando prima di sbocciare per regalarci nuova gioia. Perchè noi alla speranza, nonostante tutto, ci teniamo aggrappati, la teniamo per mano così come fanno i due dolcissimi gemellini neonati.

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Uno dei killer di Londra aveva un conto in sospeso?

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Michael Adebowale, uno dei killer di Londra, 5 anni fa fu vittima di un accoltellamento molto serio. Era il 2008 e Adebowale aveva appena 16 anni ed era a casa di amici afghani quando arrivò Lee James, un britannico 32enne che con il pretesto di comprare della droga si era recato presso l’appartamento. Uno dei ragazzi afghani fu fatto a pezzi e gli altri due tra cui Adebowale feriti gravemente.

I fatti sono già stati accertati dai tribunali britannici e raccontano di un Adebowale sedicenne (ora ha 22 anni, mentre il suo complice Adebolajo, 28) che nel 2008 è stato ferito gravemente a coltellate. A ferirlo il britannico Lee James, allepoca di 32 anni, che con il pretesto di comprare della droga si era recato presso l’appartamento di due sedicenni di origine afghana, amici e coetanei di Adebowale e aveva finito per ucciderne uno, ferire gravemente il nostro e in maniera meno grave il terzo. Lee James, ex lottatore, al processo ha dichiarato che Adebowale e i gli altri due erano membri di al Qaeda e progettavano attentati. La difesa sostenne che James durante l’aggressione era sotto l’ilflusso di una psicosi indotta dalle droghe. La violenza chiama violenza e ciò che appare strano è la coincidenza del nome, che se fosse accertato che gli aggressori conoscevano il nome della vittima Lee Rigby, allora si potrebbe ricondurre l’attentato alla vendetta… anche le armi usate sono simili a quelle usate da Lee James, armi bianche… e se Michael avesse solo dato sfogo a quell’odio scattato nella testa di un ragazzino di 16 anni che ha visto fare a pezzi un suo amico, ferirne un altro e  rimanere lui stesso vittima di un agghiacciante accoltellamento?

 

Ecco il video del massacro di Londra!

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Ecco il video della sparatoria tra i presunti terroristi e la polizia. Michael Adebolajo si lancia contro l’auto della polizia armato con i coltelli, mentre l’altro killer, identificato come Michael Adebowale, 22 anni, di  Greenwich, sudest di Londra, punta una pistola contro gli agenti. A questo punto i poliziotti sparano e gli assalitori finiscono a terra.

Chi era il soldato ucciso a Londra? Era un reduce dell’Afghanistan.

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Drummer Lee Rigby, 25enne di Manchester, era in forza  secondo battaglione del Royal Regiment of fusiliers. Per tutti era “Riggers”, colui che riesce a muovere oggetti molto grandi. Un soprannome che lo identificava per la sua disciplina che si accordava però a un carattere estroverso e spiritoso. Era anche un papà di un bambino di 2 anni, Jack. Si era arruolato nel l 2006 e nel 2009 aveva prestato servizio in prima linea in Afghanistan. Sopravvissuto alla guerra, ma non al gesto estremo di due uomini forse in cerca di un personale momento di gloria, più che di un vero e proprio gesto terroristico. Agghiacciante, tremenda e ancora senza una vera motivazione la morte del soldato che si è trovato nel posto sbagliato, nel giorno peggiore della sua vita.

“È l’omicidio senza senso di un soldato che serviva fedelmente il suo esercito – ha commentato il segretario alla difesa, Philip Hammond – Tutti i nostri pensieri sono con la sua famiglia e con quanti devono fare fronte a questa terribile perdita. Questo ci ricorda quanto siamo vulnerabili, ma anche che non dobbiamo farci intimidire da questo tipo di atti terroristici”.

Chi è l’assassino di Londra? L’altra verità su Michael Adebolajo

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Chi è l’assassino di Londra? Chi è l’uomo che ha shockato il mondo intero con una decapitazione quasi in diretta? Si chiama Michael Adebolajo. E’ nato a Lambeth, un quartiere centrale di Londra, situato nella parte nord ovest della città. Lambeth significa ‘luogo di approdo per agnelli” e drammaticamente nella vita di Adebolajo, l’agnello è diventato un militare. La famiglia del 28enne è cristiana di origini nigeriane. Michael si è però convertito all’Islam nel 2003 e da allora ha frequentato fino a due anni fa Al Muhajiroun, un’organizzazione musulmana spesso al centro di molte polemiche molto estremiste, anche se  l’organizzazione non è stata mai  coinvolta in atti di terrorismo.

La ricostruzione dell’esecuzione avvenuta ieri a Londra a qualche ora di distanza appare sotto una lente diversa. Il 28enne è stato definito dal ex leader dell’organizzazione, Anjem Choudary, un ragazzo gentile e cordiale che non aveva mai dato segni d’estremismo, ma lo stesso Anjem, ricordiamo che fa parte di un gruppo che proprio per le sue ideologie è stato messo al bando.

Michael insieme a un altro giovane (di cui ancora non è stata resa nota l’identità) ha attaccato e ucciso un soldato britannico in mezzo alla strada e poi si è lasciato fotografare mentre conversava con i passanti ancora con le mani insanguinate dal folle gesto che aveva appena commesso. E’ stata una poliziotta che intervenuta sul posto lo ha neutralizzato sparandogli alle gambe… il suo amico era già suicidato facendosi esplodere in mano un vecchio revolver.

Quali sono state le maggiori inesattezze?

Adebolajo non aveva nessun machete, “solo” coltelli da macellaio, uno lungo e una piccola mannaia.

Non hanno decapitato la vittima. La stessa donna che ha soccorso il militare afferma che nessuno neppure ci aveva provato a tagliare la testa, lo avevano “semplicemente” giustiziato.

Perché classificare un omicidio come un atto di terrorismo? Forse perché i due ragazzi dopo l’omicidio sono rimasti sulla strada a spiegare ai passanti il loro gesto delirante, hanno fornito motivazioni politiche che potevano ricondurre il gesto all’interno di una gamma di spiegazioni spesso addotte dai terroristi. Ma può bastare questo per classificare un gesto? Di solito i terroristi sono freddi e lucidi, cosa che che i ragazzi di ieri non sembravano affatto. Hanno schiantato prima l’auto contro un palo e poi aggredito un uomo… Era veramente premeditato il gesto? Può essere che sia stato un gesto folle che si è voluto strumentalizzare da parte dei media britannici  per equilibri di politica interna e di irrigidimento della normativa sul terrorismo? Può essere che Londra ha paura? Che quella maratona di Boston abbia anche creato un clima di terrore fra gli inglesi e che, ora, ogni gesto criminale e folle voglia essere classificato come terrorismo?

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