Cita McDonald’s per un milione e mezzo di dollari… per un tovagliolo!

mcdonalds-risarcimento-tuttacronacaE’ il tabloid americano Tmz a riportare una vicenda che risale al 29 gennaio. Webster Lucas si era recato in un McDonald’s di Pacoima, in California, dove ha ordinato un panino. Quando gliel’hanno portato, però, l’uomo si sarebbe sentito respingere la richiesta di un tovagliolo “anche per motivi di odio  razziale”. E’ quanto sostiene lui, che è nero, mentre il manager del fast food che lo avrebbe offeso è un cittadino americano di origini messicane. Lucas sostiene che, avvicinatosi al banco per chiedere un tovagliolo er il suo panino Quarter Pounder Deluxe è stato respinto bruscamente da uno degli addetti del locale. A quel punto se n’è lamentato via email con il general manager McDonald’s, Leticia Barrera, dicendo di non essere in grado di lavorare a causa dell’”angoscia” scaturita dall’episodio. L’azienda si è scusata e ha detto di volersi impegnare è perché simili episodi non si ripetano ma l’uomo ha citato in giudizio l’azienda per un milione e mezzo di dollari per quanto avvenuto.

Grana per la Gran Bretagna: i discendenti degli schiavi chiedono il risarcimento

schiavitù-tuttacronacaE’ il Sunday Telegraph e riportare la notizia che una coalizione di Stati dei Caraibi, che annovera anche la Giamaica, sta iniziando una campagna e una battaglia legale contro la Gran Bretagna allo scopo di chiedere indennizzi per la tratta degli schiavi condotta fino al 1833 nell’Oceano Atlantico. La coalizione è pronta ad andare in tribunale e si è affidata allo studio legale di Londra Leigh Day. Il giornale spiega che lo studio, che ha già ottenuto dal governo del Regno Unito 20 milioni di sterline per i kenyani torturati dai britannici nella ribellione Mau Mau degli anni ’50,  stilerà nel mese di febbraio una prima lista di richieste, fra cui risarcimenti miliardari e una dichiarazione di scuse ufficiali, non solo al Regno Unito, ma anche a Francia e Olanda, altri due Paesi europei coinvolti nella tratta. Verene Shepherd, a capo del comitato giamaicano per le riparazioni, ha riferito: “I colonizzatori britannici hanno deturpato i Caraibi”. E ha aggiunto: “I loro discendenti devono ora pagare per quei danni”.

Confessa il tradimento dopo essere rimasta incinta… ma il referto era sbagliato!

test-gravidanza-tuttacronacaUna donna di Modena si è vista costretta a confessare al fidanzato, che non poteva avere figli, di avere un amante. Questo perchè il suo referto medico, dopo essersi sottoposta a degli esami clinici per un malessere, spiegava che era al terzo mese di gravidanza. Il fidanzato di Gianna non l’ha presa bene: ha distrutto il salotto, preso le sue cose ed è andato via. Ma in seguito lei ha fatto una nuova ecografia che ha svelato la verità: non era incinta. E non lo era mai stata: nessun aborto, un semplice errore medico che le era costato una relazione. E così Gianna ha fatto causa e ha inoltrato una immediata richiesta di danni al Centro medico, che si è conclusa con un risarcimento di 15mila euro. L’avvocato Matteo Mion, suo difensore, ha spiegato: “Ci siamo messi d’accordo subito senza ricorrere al tribunale per l’evidenza dei fatti”.

La truffa shock dei rom: gettano i cani contro le auto per il risarcimento

rom-truffa-cani-randagi-tuttacronacaE’ sconvolgente la tecnica adottata dai nomadi che vivono nel campo sorto ad Acilia, nel Lazio, sotto il cavalcavia nei pressi del deposito dell’Ama. Come denuncia un comitato di abitanti della zona, che si è già rivolto alle forze dell’ordine, i rom prenderebbero uno dei tanti cani randagi che vivono nei loro insediamenti per poi scaraventarlo tra le ruote della prima auto che arriva, magari a velocità più sostenuta. Dopo di che fingono di essere sconvolti per l’accaduto e incolpano gli automobilisti di aver investito l’animale, chiedendo un immediato risarcimento in denaro. Imolaoggi, che riporta la notizia, spiega che il comitato ha lanciato anche l’Sos agli animalisti per mettere al sicuro almeno gli altri cani del campo rom. 

Lusi condannato a un maxi risarcimento: oltre 22 milioni

luigi-lusi_tuttacronacaLa sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio ha condannato l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi a risarcire per 22 milioni e 810 mila euro lo Stato per danno erariale, come si legge nella sentenza che è stata pubblicata oggi ed è visibile sul sito della Corte dei Conti. La somma di 22.810.200 euro rappresenta quanto l’ex senatore si sarebbe appropriato dal 2002, quando fu nominato tesoriere dei Dl. Nella sentenza si legge che Lusi è stato citato in giudizio dalla Corte dei Conti “per illecita gestione, in qualità di tesoriere, dei fondi ricevuti dal partito politico ‘Democrazia è Libertà-La Margherita’  a titolo di rimborso per le spese elettorali dei partiti politici”. Lusi, arrestato nel giugno 2012 dopo il voto del Senato, è stato rinviato a giudizio nel processo penale.

Il padre l’abbandona in fasce: a 18 anni, gli fa causa e vince

padre-abbandona-figlia-tuttacronacaAbbandonata dal padre subito dopo la sua nascita, diciotto anni fa. Da quello stesso genitore che l’aveva riconosciuta come frutto del suo seme ma che preferì andarsene a Modena dove si creò una nuova vita e un’altra famiglia . Lei però non si è mai arresa e, appena diventata maggiorenne, gli ha fatto causa, vicendo. Il padre che se ne andò dovrà risarcirla di mille euro per ogni anno trascorso senza di lui fino ai 18 anni e 500 per quelli a venire. Lei, di Arezzo, in questi anni ha tentato con tutte le sue forze di instaurare un rapporto con l’uomo, ma lui non si è mai avvicinato: due brevi incontri in un bar, nulla di più. Diciotto anni sono sufficienti per rincorrere chi ti ha dato la vita e la giovane ha così deciso di far causa a quel padre che non ha mai voluto sostenerla né economicamente, né moralmente. Lei aveva chiesto un risarcimento di oltre centomila euro ma il giudice, che pure le ha dato ragione, le ha riconosciuto una somma forfettaria di 1000 euro all’anno fino al raggiungimento della maggiore età, e di 500 dopo averla superata. “Il giudice ha ritenuto superfluo persino sentire i numerosi testimoni indicati dalla querelante, dato che il padre non ha mai negato la circostanza di non averle prestato assistenza, morale oltre che materiale”, spiega l’avvocato aretino Iacopo Gori, legale della ragazza, che prosegue: “L’importanza della sentenza sta proprio nel riconoscimento di un danno esistenziale per effetto della lesione di un diritto costituzionalmente tutelato, ossia quello alla famiglia e ad un normale rapporto con entrambi i genitori, in termini di accompagnamento alla crescita, e non soltanto in senso classico patrimoniale come siamo abituati a pensare”.

Innocenti in carcere per tre anni: il perito non capisce il dialetto

Carcere-innocenti-tuttacronacaTre anni in carcere per due fratelli, innocenti, di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia. E’ Libero che riporta la vicenda di Antonio e Michele Ianno, per i quali il gip del tribunale di Bari ha firmato nel 2004 la richiesta di custodia cautelare quando erano poco meno che 40enni. Sono piccoli imprenditori edili, ma vengono (ingiustamente) considerati promotori di un clan malavitoso che fa capo alle famiglie Martino-Di Claudio. Le accuse nei lro confronti sono pesanti: dall’associazione mafiosa al concorso in tentato omicidio e in duplice omicidio. Tutto per un errore di interpretazione un perito che fraintende il dialetto pugliese ascoltato in alcune intercettazioni. L’avvocato Giuseppe Della Monica, legale dei fratelli, tenta di smontare le accuse ma solo dopo tre anni i giudici si accorgono dell’errore e i due fratelli vengono scarcerati. Ora i due chiedono allo Stato un milione di risarcimento, 500mila euro ciascuno, per i 36 mesi di ingiusta detenzione.

Trenitalia si schianta contro il freddo: 1000 euro di risarcimento al passeggero

treno-freddo-tuttacronacaE’ una nota del Cosacons che parla di “Una nuova importantissima sentenza bastona Trenitalia per i disagi provocati ai viaggiatori. La IX sezione del Tribunale di Roma, infatti, ha accolto le tesi del Codacons, condannando la società a risarcire un passeggero costretto ad affrontare un viaggio in treno in una carrozza gelida a causa del malfunzionamento del sistema di riscaldamento”. Spiega la nota che era il 18 marzo 2006 e su un treno partito da Roma e diretto a Latina era salito il presidente del Codacons Carlo Rienzi. A causa di un guasto al sistema di riscaldamento, però, il viaggio non è stato certo dei migliori: la temperatura a bordo è particolarmente fredda e le proteste dei passeggeri al capotreno cadono nel vuoto. Rienzi decide quindi di rivolgersi al Giudice di pace di Roma e vince una prima causa: Trenitalia devrebbe risarcire i danni da carrozza fredda ma presenta appello. Il Tribunale civile di Roma. purtroppo per l’azienda, “conferma quanto sostenuto dal giudice di pace e ribadisce il diritto del passeggero al risarcimento del danno subito”.  Il comunicato spiega: “Scrive il giudice dottoressa Marzia Cruciani nella sentenza: ‘Considerato che la sentenza impugnata argomenta in modo esaustivo le ragioni per le quali è stata riconosciuta la sussistenza del disservizio – quantomeno al mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento -; che parimenti è stata riferita una situazione di profondo disagio fisico, anche presumibile, data l’età del Rienzi e la collocazione temporale dei fatti; che non vi è ragione per non dare credito alle affermazioni dei testi che hanno riferito del disservizio e delle condizioni di accentuato malessere del Rienzi; […] Ritenuto che il danno lamentato sia suscettibile di risarcimento… conferma per il resto la sentenza impugnata’.  Ora Trenitalia dovrà pagare non solo i 350 euro di risarcimento come previsto dal Giudice di pace – spiega il Codacons – ma anche 700 euro di spese legali all’associazione, per l’inutile ricorso presentato in appello. L’associazione invita tutti i viaggiatori che dovessero trovarsi in analoghe situazioni, a rivolgersi al Codacons per ottenere, sulla base di tale decisione, un indennizzo per i disagi subiti”.

Roberto Saviano condannato per diffamazione

RobertoSaviano-tuttacronacaE’ stato condannato a risarcire con 30mila euro una persona citata nel suo best seller Gomorra. La condanna per diffamazione è stata decisa dal Tribunale di Milano al termine di una causa civile intentata da Enzo Boccolato. Orietta Miccichè, giudice della prima sezione civile, ha, come si legge nel dispositivo della sentenza, “accertato il contenuto diffamatorio in danno di Enzo Boccolato della frase contenuta a pagina 291 del libro intitolato ‘Gomorra’”, nella parte in cui “l’autore prospetta che Enzo Boccolato insieme ad Antonio La Torre ‘si preparavano anche a tessere una grande rete di traffico di cocaina’”. Il giudice ha quindi condannato “Saviano e Arnoldo Mondadori Editore Spa (editore del libro, ndr) in via tra loro solidale al risarcimento del danno subito da Enzo Boccolato e a corrispondergli la somma di 30mila euro”. Il giudice ha anche ordinato “la pubblicazione dell’intestazione e del dispositivo della presente sentenza a cura e spese dei convenuti una volta a caratteri doppi del normale sul quotidiano ‘La Repubblica’ entro 30 giorni della notifica in forma esecutiva della presente sentenza”.  A carico dei “convenuti” anche le spese legali del procedimento. Ha spiegato il legale di Boccolato, l’avvocato Santoro: “Nel libro ‘Gomorra’ Saviano aveva infatti descritto il Boccolato, che è incensurato e che da vari anni vive in Venezuela conducendo una florida attività nel campo ittico e del tutto estraneo ad ogni attività camorristica, come collegato ai La Torre in relazione al traffico internazionale di cocaina, sostenendo che questo, unitamente ai La Torre ‘si preparava anche a tessere una grande rete di traffico di cocaina’”.

Condannato Emilio Fede per diffamazione

imane_fadil_emilio-fede-tuttacronacaEmilio Fede, quand’era ancora direttore del Tg4, in un editoriale aveva accusato la modella marocchina Imane Fadil, torinese d’adozione, di estorsione nei suoi confronti. Secondo Fede, la giovane gli avrebbe chiesto 50mila euro per il suo silenzio sulle cene di Arcore. La circostanza si è poi rivelata infondata e ora l’ex direttore è stato condannato a pagare una multa di 10mila euro per diffamazione. Il giudice monocratico Ivana Pane ha riconosciuto alla ragazza anche una provvisionale di 40 mila euro, in attesa che il giudizio civile stabilisca il risarcimento.

10 milioni tanto vale l’indignazione della Pascale

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10 milioni! Un risarcimento record quello richiesto dalla Pascale dopo la puntata di Servizio Pubblico mandata in onda su La7 che vedeva ospite Michelle Bonev che ha raccontato l’ennesimo “tomo” sulla presunta storiaccia si sesso, fiction e soldi che riguarderebbe il Cavaliere. L’accusa era già avvenuta, ma mediatamente ancora non era scoppiato il caso che invece ha avuto origine ieri sera. Ora si batte invece cassa su Michele Santoro, il programma e l’editore Umberto Cairo.

Secondo il Corriere del Mezzogiorno, la Pascale ha chiesto per la puntata di Servizio Pubblico un risarcimento danni da 10 milioni di euro da destinare interamente alle case-famiglia di Napoli. Il quotidiano scrive: 

La Pascale ha assistito alla trasmissione insieme a Silvio Berlusconi, a Dudù e ai direttori dei tg Mediaset. Al di là degli aspetti legati alle fiction di Michelle, quello che ha scosso Francesca è stato (ovviamente) lo spazio dato alle affermazioni della Bonev sulla sua sfera privata e sui suoi gusti sessuali. Milioni di persone hanno ascoltato la “confessione” della Bonev, che si è soffermata a lungo sulla presunta omosessualità di Francesca Pascale, – «”nventata ad arte per gettare fango sulla sua relazione con Silvio Berlusconi”, dicono fonti vicinissime a Francesca.

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Altro risarcimento danni sarebbe stato richiesto poi per il passaggio in cui la Bonev accusava Berlusconi di aver picchiato la compagna nel corso di un litigio. Si legge ancora sul Corriere:

“Per la prima volta è stata brava a recitare!” avrebbe esclamato furibonda la Pascale alla fine della trasmissione. Curiosità: sul suo profilo facebook, lo scorso 30 aprile, Michelle Bonev attaccò la blogger Selvaggia Lucarelli, che aveva scritto un “pungente” post sulla love story Pascale-Berlusconi. “Brava Selvaggia – scriveva Michelle – giusta mossa! Anche tu hai bisogno di Francesca per fare notizia!!! Perché, parliamoci chiaro, ormai i tuoi articoli sono tutti uguali. E’ facile scrivere di chi ha lo stile di non controbattere”.

Alla luce di quel che ieri sera è stato dichiarato in trasmissione oggi quel post assume tutt’altro valore:

“Sono stata l’unica a credere in te, l’unica a ripetere che eri tu la donna giusta per lui. Questi sono i fatti. Il risultato è che oggi voi state sulle copertine dei settimanali e io sono distrutta professionalmente e psicologicamente, con un’azienda messa in liquidazione. Due mesi fa ti avevo scritto che avevo bisogno di incontrare Silvio e ancora sto aspettando la risposta. Questa è la verità”. Il tono si fa poi incalzante: “Perciò non scrivere che tu per me ci sei sempre – prosegue il messaggio della Bonev alla Pascale di 15 giorni fa – perchè è una delle tante bugie che racconti. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”

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Il figlio nasce con la spina bifida: l’ospedale la deve risarcire per 400mila euro

gravidanza-spinabifida-tuttacronacaDovrà essere risarcita per circa 400mila euro una madre il cui figlio è nato con la patologia invalidante della spina bifida. E’ la decisione del giudice della Prima sezione civile del tribunale di Bergamo Marino Marongiu, che contesta agli Ospedali Riuniti che vi fu ”una mancata informazione”, ”nell’ottica dell’esercizio del diritto della gestante di interrompere la gravidanza”. L’ospedale non aveva eseguito la diasogni prenatale della patologia a seguito di accertamenti sbagliati. Il giudice parla di ”inadeguata visualizzazione nella documentazione fotografica degli organi del feto come necessario per la doverosa completezza dell’esame e in particolare per poter escludere la diagnosi di meliomeningocele”. Gli eredi del medico che svolse gli accertamenti, mancato a processo in corso, e gli Ospedali Riuniti hanno avanzato la tesi difensiva che la donna ”quandanche informata non avrebbe verosimilmente optato per l’interruzione di gravidanza sia perché la nascita del figlio era attesa e desiderata da tempo”, sia perché la donna, al consulente tecnico del giudice aveva dichiarato di ”non sapere che cosa avrebbe fatto ove fosse venuta a conoscenza della deformazione fetale”. Ma per il giudice questa circostanza è ”condizionata dall’evento nascita e dal rapporto affettivo instauratosi con il piccolo”, mentre il diritto di scelta va considerato ”ex ante e non ex post”, ”né può richiedersi, come deduce la difesa dell’ospedale che per accedere all’opzione abortiva avrebbero dovuto sussistere tutte le ipotesi previste dalla Legge 194, essendo invece sufficiente l’ipotesi del grave pericolo per la salute psichica della donna che costituisce la condizione richiesta dalla legge per l’interruzione di gravidanza”.

Anziana cade dal letto troppo alto: ospedale condannato a pagare il risarcimento

anziana-cade-letto-ospedale-tuttacronacaEra il 2002 quando una 78enne sarda, ricoverata nel Policlinico Universitario di Cagliari, si fratturò il bacino e il femore cadendo dal letto dell’ospedale. La donna morì in seguito per le complicazioni. Gli eredi dell’anziana avevano presentato ricorso e ora il Tribunale di Cagliari ha obbligato l’ospedale e la sua assicurazione a pagare il risarcimento, 80mila euro più gli interessi, nonostante i letti rispettassero comunque le norme europee. Secondo il giudice, infatti, la struttura ospedaliera non poteva non tenere conto della paziente, di 154 centimetri, altezza diffusa in Sardegna soprattutto tra le persone anziane. Nelle motivazioni della sentenza si legge: “Il letto di degenza attesa la bassa statura della paziente, peraltro non eccezionale ma, al contrario, piuttosto ricorrente fra la popolazione sarda, tanto più fra quella anziana, era certamente inadeguato a garantire la sua incolumità”. Secondo quanto riporta l’Unione Sarda, il tribunale ha inoltre riscontrato anche un concorso di colpa: la paziente era stata invitata a rimanere a letto e ad avvalersi dell’ausilio del personale infermieristico a sua disposizione. Il procedimento penale a carico di madici e infermieri è stato archiviato, mentre il caso verrà comunque discusso in Appello.

Prete pedofilo? Alcune chiese che non risarciscono le vittime

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In Polonia, nella terra di Papa Wojtyla, ma anche una delle Chiese che al momento sono al centro delle più scabrose indagini per la pedofilia che sembrerebbe nascondersi tra i muri di queste comunità ecclesiali, il vescovo Wojciech Polak si scusa e offre solidarietà e supporto psicologico e terapeutico per le vittime dei preti pedofili, ma non aveva fatto cenno a risarcimenti. Oggi Jozef Kloch, il portavoce della Conferenza episcopale polacca ha ribadito che la chiesa non intende pagare risarcimenti alle loro vittime. In Polonia sono circa 27 i preti accusati di pedofilia ai quali recentemente si sono aggiunti altri due fra cui un arcivescovo ricercato a Santo Domingo.

Trova dentiera di topo nel muesli, l’azienda vuole darle 2 euro

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Veronica Hammare, ragazza svedese di 22 anni ha trovato una parte di mandibola di topo nel suo muesli biologico. fotografato il ritrovamento e postato su Facebook, la ragazza ha anche sporto alcune lamentele sulla bacheca della società produttrice dei cereali. “Aver trovato denti di topo nel vostro muesli mi fa più che schifo, perché li ho anche messi in bocca”. L’azienda non si è però persa d’animo e quando la ragazza ha chiamato il servizio clienti si è sentita rispondere che le ” avrebbero risarcito il costo della confezione di cereali”. Veronica non è stata soddisfatta e non ha accettato il risarcimento: “Ho trovato dei denti di topo nei miei cereali e vogliono darmi solo 20 corone (circa due euro)”. L’azienda ha successivamente dichiarato che gonfierà l’importo del risarcimento, ma non ha specificato di quanto. (Fonte Leggo)

 

In Svezia si sterilizzavano i trans: chiesto risarcimento

trans-svezia-tuttacronacaNon è passato molto da quando in Svezia, per essere riconosciuti dal governo, i transessuali erano obbligati a sottoporsi a sterilizzazione. Ora, lo riporta il sito queer.de, 142 vittime di questa legge, che dal 1972 prevedeva che venisse concesso lo stato di cittadine alle trans solo se accettavano di non essere in grado di riprodursi, hanno presentato denuncia al ministero della giustizia per quanto accaduto tra il 1972 e il 2012. Il movimento LGBT riporta che i querelanti chiedono un risarcimento di 300 mila corone a testa (circa 34 mila euro) per un totale di 4,8 milioni di euro. Oltre a questo, sono richieste le scuse ufficiali da parte dello stato. Già negli anni passati il dibattito riguardo la legge era stato molto acceso, ma la legge è stata abolita solo l’anno scorso, a causa di un piccolo partito cristiano che fa parte della coalizione guidata dal primo ministro Reinfeldt. E’ stato lo stesso premier conservatore a rifiutare però di porgere le scuse: “Il governo non può porgere le porprie scusa ogni volta che gli viene chiesto”. Pronta la risposta dell’attrice Aleksa Lunderberg, una delle vittime di questa legge e che lunedì si è unita al gruppo dei querelanti: “Onestamente,  qual è il problema?”. Solo nel dicembre 2012 il governo ha abolito tale pratica disumana, a seguito di quanto stabilito da un tribunale di Stoccolma secondo il quale la legge che regolava la sterilizzazzione forzata andava contro tutti i diritti garantiti dalla costituzione svedese e contro la convenzione europea de idiritti dell’uomo. Il movimento LGBT riporta che, in circa 30 anni, sono stati sterilizzati forzatamente almeno 500 transessuali. Ma tra il 1934 e il 1976, in questo stato, l’obbligo di sterilizzazione era allargato anche a chiunque presentasse difetti genetici, come i down, così come per i cirminali e addirittura per quelle ragazze che, stando alle autorità, avevano dei comportamenti asociali, come per esempio poteva essere andare in discoteca troppo spesso. In totale, simile legge ha mietuto 63mila vittime e solo nel 1999 il governo ha risarcito ognuna di loro con 175 mila corone.

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Condanna all’ergastolo per Giovanni Vantaggiato

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E’ stato il giorno della sentenza del processo a Giovanni Vantaggiato oggi. Per il reo-confesso dell’attentato del 19 maggio 2012 davanti la scuola Morvillo-Falcone di Brindisi che è costato la vita alla studentessa di Mesagne Melissa Bassi e nel quale altre nove persone rimasero ferite, la Corte d’Assise presieduta dal giudice Domenico Cucchiara ha emesso la condanna all’ergastolo. Rita Bassi, la madre della giovane vittima, ha così commentato la sentenza: “Abbiamo avuto un minimo di giustizia. Nessuna condanna ce la restituirà, ma noi abbiamo sempre creduto nella giustizia”.

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Processo a Vantaggiato: in aula, si leggono i temi di Melissa

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Melissa non può parlare, strappata troppo giovane alla vita nell’attentato alla scuola Morvillo-Falcone, ma i suoi temi lo possono fare per lei. Il legale dei coniugi Bassi, Fernando Orsini, li ha letti oggi durante la sua discussione dinanzi alla Corte di Assise, nel processo a carico di Vantaggiato, che oggi non era presente in aula. Il legale ha parlato anche dell’amore che la 16enne nutriva nei confronti della vita, affermando poi: ”Qualunque pena decidiate, sarà sempre minore di quella che lui ha inflitto”. Ma se qualsiasi cifra sara’ riconosciuta ai genitori di Melissa andra’ in beneficenza, non è dello stesso parere Fernando Musio, legale del ministero dell’Interno, del ministero dell’Istruzione e dell’istituto Morvillo Falcone. Dopo aver esordito con “Vantaggiato voleva uccidere” ha concluso chiedendo un risarcimento danni per “importi documentati centesimo per centesimo” pari a complessivi un milione e cinquecentomila euro così ripartiti: 345.000 per il ministero dell’Interno, 25 in solido per Istruzione e scuola Morvillo Falcone e infine 500.000 come danno non patrimoniale per tutte e tre le parti civili da lui rappresentate. Il legale del comune di Mesagne, Anna Luisa Valente, ha invece chiesto una cifra simbolica pari a 100 euro per la “ferita inflitta alla città” natale di Melissa. Ha però  invocato una condanna giusta: “Chiedo che venga affermata la colpevolezza dell’imputato con la pena massima prevista”. In seguito, hanno discusso dinanzi alla Corte d’Assise alcuni dei legali delle studentesse ferite e delle loro famiglie, le cui richieste di risarcimento sono state quantificate e presentate con documentazione scritta.

Quell’ospite indesiderato nelle patatine…

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Un pacchetto di patatine da condividere con il proprio ragazzo… peccato che il pacchetto nascondeva un brutta sorpresa. Un anno fa una ventenne era finita in ospedale dopo aver rinvenuto un topo morto fra le patatine fritte. Fu shock a Padova e la notizia andò su tutti i quotidiani. Oggi, a un anno di distanza, la ditta produttrice di patatine “Country pizza” è stata condannata a pagare una pena pecuniaria da 3500 euro. Una somma anche troppo leggera se si pensa alla gravità del ritrovamento, ma secondo le indagini svolte il topo era stato fritto, quindi la cottura lo rendeva innocuo per la salute. Il malore della giovane quindi è stato causato solo dal disgusto per il ritrovamento.

Bimba contesa… “papà è cattivo”!

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Bimba contesa. Dopo la morte della madre avvenuta in un incidente stradale la bambina è al centro di una battaglia legale tra i nonni materni e il padre. Alla piccola spetta infatti un maxi risarcimento dopo che un auto ha travolto la mamma uccidendola. L’assicurazione, secondo le prime cifre, infatti, dovrebbe risarcire quasi un milione di euro, ma subito dopo il funerale della madre, la piccola è stata affidata al padre, quell’uomo contro il quale, la moglie aveva avviato una pratica di separazione per maltrattamenti prima di morire. Ad avvalorare la tesi c’è il forte rifiuto della bambina che si rifiuta categoricamente di andare con il padre. La bambina però dovrà attendere i tempi lunghi della giustizia italiana, si parla almeno di 7 mesi. Così i nonni hanno iniziato la loro battaglia legale dichiarando «Noi non vogliamo soldi, vogliamo solo il bene di nostra nipote. L’indennizzo se lo prenda il marito di mia figlia. A noi non interessa. Chiediamo alla Corte dei Diritti Umani di intervenire, per il bene di mia nipote ma anche per rispetto nei confronti della mia povera figlia».

La polizia uccide… anche i disabili. Per il giudice quella vita vale 20mila euro!

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Riccardo Rasman era un giovane di 34anni, un omone di 1 metro e 85 cm e di oltre 120 chili nonchè disabile psichico in cura per sindrome schizofrenica paranoide con delirio persecutorio, disturbo che gli era comparso durante i sette anni nei quale aveva prestato servizio militare presso l’ Aeronautica.
Al riguardo la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia, nel 2003, aveva riconosciuto a Rasman l’infermità dipendente da cause di servizio a seguito di un ricorso presentato dalla famiglia contro il Ministero della Difesa.

Il 27 ottobre 2006, Riccardo si trova nella sua abitazione di Trieste, un monolocale di proprietà dell’ Ater situato in un quartiere popolare della città. E’ all’incirca l’ora di cena  quando i vicini di Rasman chiamano la polizia; secondo le successive ricostruzioni alquanto confuse, Riccardo stava ascoltando la musica ad un volume eccessivo e ad un certo punto era uscito sul balcone di casa, completamente nudo, iniziando a lanciare petardi ai passanti. Questa è la segnalazione che arriva al 113 che, dopo pochi minuti, giunge sul posto.

A bordo della volante ci sono due agenti, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi che arrivano abbastanza celermente all’appartamento di Rasman; i due, in base alle ricostruzioni, bussano alla porta di Rasman chiedendogli di aprire ma dall’altra parte non ottengono riscontri in tal senso.
Riccardo infatti non vuole aprire la porta e, anzi, pare risponda male agli agenti; secondo la difesa, ha agito così per paura.

Viene chiamata quindi una seconda pattuglia e sul posto sopraggiungono altri due agenti, Mauro Miraz e Francesca Gatti.

Successivamente in fase di dibattito, saranno in molti a chiedersi se non sia stato eccessivo l’utilizzo di 4 agenti e 2 volanti per un episodio simile.

Decidono quindi di forzare la porta con l’ausilio dei vigili del fuoco e di fare irruzione nell’appartamento. Dalle ricostruzioni, una volta dentro al monolocale nasce una colluttazione tra Rasman (che era sul letto) e gli agenti; i quali riescono alla fine ad avere la meglio.
Il ragazzo viene immobilizzato, ammanettato dietro la schiena e le caviglie gli vengono legate con del filo di ferro; così Rasman verrà trovato all’arrivo dei sanitari che riscontreranno anche gravi ferite e segni di imbavagliamento.

Ma ad uccidere Riccardo non sarà niente di quanto descritto sin qui; perché c’è dell’altro. Malgrado fosse ormai immobilizzato 3 dei  4 agenti continuano, per oltre cinque minuti, a fare pressione sulla schiena del ragazzo. Per la Procura di Trieste i 3 agenti “esercitavano pressioni sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie.”
Il tutto fino a portarlo a respirare affannosamente, a rantolare, a divenire cianotico. E, alla fine, a smettere di respirare. Il decesso viene constatato all’arrivo dei soccorsi sanitari i quali trovano Rasman nello stato di immobilizzazione sopra descritto; la camera presenta schizzi di sangue sui muri. Per il medico legale si tratterà di morte dovuta ad asfissia da posizione. Nella perizia ci sarà scritto:

“per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell’ascia rinvenuta nell’alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d’ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo”

Da un punto di vista giudiziario, inizialmente viene aperta un’ indagine di ufficio che sarà chiusa in tempi brevissimi, nell’ottobre 2007, con una richiesta di archiviazione; per il magistrato infatti, i quattro poliziotti avrebbero agito nell’adempimento di un dovere. Il tutto appare fin da subito strano; le indagini sono rapide e le testimonianze vengono raccolte dagli stessi agenti coinvolti nella vicenda.
La parte civile si oppone alla richiesta di archiviazione e presenta al giudice una serie di indizi raccolti; così nel febbraio 2008 il magistrato ritorna sulla propria decisione e formula una accusa di omicidio colposo per i 3 poliziotti.  Un anno dopo, nel gennaio 2009, i 3 agenti vengono condannati a sei mesi di carcere, con pena sospesa. Sentenza confermata poi anche in secondo grado.

Ora è in corso la causa per il risarcimento in sede civile: al momento la famiglia ha ricevvuto solo 20 mila euro ciascuno. La sentenza giustifica l’ “elemosina” concessa con queste parole: “L’unica sua risorsa era l’immensa forza fisica, che ha portato alla reazione incontrollabile… la crisi respiratoria sarebbe stata indotta-autoindotta da un soggetto fuori di sé e privo di qualunque consapevolezza in un episodio psicotico”. Inoltre va escluso ogni danno patrimoniale perché “Rasman non produceva reddito alcuno”. Quella sera però Riccardo stava festeggiando, con petardi e musica, il suo nuovo lavoro.

Arriveranno almeno le scuse? Se questa è giustizia…

51 mln dollari per la scrittrice Patricia Cornwell!

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Ammonta a 51 milioni  il maxi risarcimento per la scrittrice statunitense Patricia Cornwell, regina del romanzo poliziesco con i suoi libri che hanno per protagonista il medico legale Kay Scarpetta. Cornwell ha vinto infatti una causa per danni contro gli ex gestori del suo patrimonio, da lei accusati di truffa per avere investito in prodotti finanziari ad alto rischio, contro la sua volontà. La Corte distrettuale di Boston, Nel Massachusetts ha dato ragione alla scrittrice e le hanno anche riconosciuto i danni per “stress emotivo” causati dalla vicenda che la rendeva protagonista. Questo stress poi si è ripercosso anche sulla produzione dei libri della scrittrice tanto che non è riuscita a consegnare entro la data pattuita il suo nuovo romanzo.

Scandalo Savile gli eredi risarciranno le vittime!

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Il Cav. chiede 100mila euro di danni al giornalista che fotografò Villa Certosa

Le foto lo ritraevano assieme ad alcune ragazze e sono state pubblicate nel 2007. Il pm ha chiesto per Belleri una condanna di 1 anno e 5 mesi. La replica dell’avvocato del giornalista è stata che gli elettori “hanno diritto di sapere cosa fa il loro leader”.

Armstrong offre 5 mln di dollari come risarcimento a governo: respinto!

L’ex ciclista coinvolto nello scandalo del doping ha offerto la somma al Governo Federale Usa come risarcimento, offrendosi anche di collaborare come testimone in un’inchiesta federale. Il dipartimento di giustizia ha reputato entrambe le offerte inadeguate.

8/8/09: lo schianto dell’aereo nell’Hudson. Risarcimento per i 5 bolognesi morti.

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S’infortuna facendo sesso… era in trasferta per lavoro e devono risarcirla!

E’ la decisione dei giudici federali australiani al termine di un processo durato 5 anni. La “vittima” è una dipendente pubblica che ha riportato un trauma fisico durante una notte trascorsa in albergo mentre era in trasferta per lavoro.

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