Il trionfo al Giro di Nibali: una maglia rosa che vale un sogno

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E’ Mark Cavendish, con il tempo di 5 ore e 30 minuti, il vincitore dell’ultima tappa del Giro d’Italia, da Riese Pio X a Brescia. Il britannico, si è aggiudicato anche la classifica a punti, ha preceduto ha preceduto sul traguardo, nella volata finale, l’italiano Sacha Modolo. Ma resta il giorno di Nibali, che ha trionfato in questo 96esimo Giro d’Italia e a Brescia ha così commentato l’evento: “E’ stata un’emozione unica tutta quella gente per me. Mi sono goduto questa tappa, è stato molto bello, ma sono impressione per avere visto tutta quella gente in strada. Questa vittoria è il coronamento del sogno di una vita. Mia moglie Rachele è stata molto importante, come i miei genitori. Vederli qui è stato molto commovente”. Un’edizione bella come non se ne vedevano da anni, significativa, anche se non combattuto: con Wiggins e Hesjedal malati, non ha avuto altri degni avversari da affrontare. Almeno non come ciclisti: il suo più acerrimo nemico è stato il maltempo, quella pioggia, quel gelo, quella neve su Galibier e Tre Cime di Lavaredo che hanno contribuito a rendere il suo successo ancora più memorabili. Perchè Vincenzo ha sfidato se stesso e la natura, andando “oltre”, anche quando non era indispensabile, e riuscendo così a conquistare tutti, con la sua forza, determinazione, perseveranza. Con il suo coraggio. Ed è riuscito a cancellare quell’enorme macchia nera creata da Di Luca, quel doping che rende malato uno sport capace di regalare grandi emozioni. Grazie Vincenzo, perchè ci hai fatti sognare con te!

Vicenzo Nibali regala un sogno: suoi la tappa e il Giro

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211 km, da Silando alle Tre Cime di Lavaredo, sotto la neve che continua a scendere… è questa la ventesima tappa del Giro, vinta da Vincenzo Nibali che si assicura così il trionfo della 96esima edizione. Gli ultimi 3 km sono stati fatali per i suoi avversari: la maglia rosa è partita ed ha fatto il vuoto con 17″” davanti al terzetto colombiano di Uran, Duarte e Betancur, Evans è ancora più staccato (a 1’30”): niente secondo posto per lui.  Seconda vittoria personale oggi, quella di Nibali, guadagnata in condizioni meteo al limite dell’impossibile: non era necessaria, ma Vincenzo volera regalare un altro sogno a 2304 metri d’altitudine. Conquista anche la maglia rossa della classifica a punti, che dovrà difendere nell’ultima tappa/passerella di Brescia. Quella rosa invece è già al sicuro. Al posto di Evan, sul secondo gradino del podio, è arrivato invece Rigoberto Uran, degno sostituto di Wiggins in casa Sky. Bene anche gli altri italiani, con Fabio Aru chiude in quinta posizione a 44″ dal leader, alle sue spalle si piazzano Pellizzotti, Pozzovivo e Damiano Caruso. Scarponi, invece, va un po’ in difficoltà e finisce in dodicesima piazza (a 1’14” da Nibali), restando al quarto posto della Generale.

Il doping miete la prima vittima al Giro: Di Luca a rischio radiazione

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Scandalo doping al Giro d’Italia che arriva nello stesso giorno della cancellazione per neve della 19esima tappa. A subire i controlli a sorpresa è stato il 37enne Danilo Di Luca corridore abruzzese della Vini Fantini-Selle Italia durante i quali è stato trovato positivo all’Epo subendo così un’essclusione immediata. “Non me l’aspettavo, è stata una sorpresa per me, sono deluso”, ha detto Di Luca che ha aggiunto: “Faremo le controanalisi. Ora penso solo a stare tranquillo”. Il “killer di Spoltore” rischia ora la radiazione a causa della recidività essendo già stato trovato positivo al Cera durante un controllo al Giro d’Italia del 2009 e squalificato due anni. In quella circostanza, gli erano state revocate le vittorie di tappa e il secondo posto in classifica.  Precedentemente, nel 2007, dopo la vittoria al Giro d’Italia, Di Luca era stato squalificato per tre mesi nell’ambito dell’operazione denominata “Oil for Drugs”, a causa della frequentazione con il medico Carlo Santuccione. Il direttore sportivo della sua squadra ha già dichiarato che “Con me il signor Danilo Di Luca ha chiuso. Cosa avrei dovuto fare? L’ho licenziato”. Scinto ha quindi aggiunto: “Secondo me, si tratta di gente malata, che non si rende conto della realtà della vita. Io Di Luca in squadra non l’ho mai voluto, l’ha scelto lo sponsor e adesso se ne assuma le responsabilità”. Gravi condanni anche da parte dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI) che, in caso la controprova confermi l’attuale risultato, ricorrerà alle vie legali per il gravissimo danno d’immagine provocato dall’atleta all’intera categoria. “Il ciclismo si sta impegnando con tutte le sue forze per ritrovare credibilità e affetto agli occhi del pubblico; il gruppo non accetta che il comportamento folle di un elemento danneggi l’immagine dell’intero movimento.”

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