Cosa è trend su Facebook? Un 2013 visto dai social

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Chi ha vinto su tutti? Chi è il più social? Come al solito a scalare la vetta sono i vip e anche quest’anno la personalità che si è imposta sugli altri non è certo uno sconosciuto, forse però un aiutino potrebbe essere anche arrivato “dall’alto”. Il più trend del social blu è Papa Francesco che ha saputo imporsi anche sulle elezioni che sono arrivate seconde e sul Royal Baby: George è terzo. Le catastrofi comunque si sa che hanno sempre un notevole richiamo e così i tifoni si sono piazzati quarti mentre a metà classifica troviamo il fenomeno dell’Harlem Shake.

Nella parte bassa della classifica troviamo l’alluvione al sesto posto e Miley Cyrus ferma al settimo nonostante quest’anno abbia cercato in tutti i modi di conquistare una posizione ben più alta con i suoi video hot e le sue provocazioni che sembrano però non aver dato i risultati sperati.All’ottavo posto la strage alla maratona di Boston e gli ultimi due posti sono rispettivamente per il tour de France e per Nelson Mandela.

Ma se ampliamo i nostri orizzonti e andiamo all’estero i trend di Facebook cambiano profondamente. Ad esempio negli Usa su tutto domina sempre il Super Bowl, seguito dalle crisi di governo. Negli Stati Uniti il Papa arriva sesto e il Royal Baby, in tutta comodità si piazza all’ottavo posto. Paese che vai, trend che trovi!

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Lance Armstrong: “Verbruggen mi aiutava a farla franca con l’antidoping”

Lance-Armstrong-tuttacronacaHa rilasciato una lunga intervista al Daily Mail l’ex ciclista Lance Armstrong, nel corso della quale ha lanciato accuse forti contro l’ex numero uno dell’Uci: “Verbruggen era una figura chiave nella mia via di fuga dai controlli antidoping. Sapeva del mio utilizzo di sostanze dopanti e mi aiutava a nasconderlo. Fu una delle persone che mi permise di portare a termine il Tour de France 1999 nonostante fossi risultato positivo a un test”. Il texano ha quindi aggiunto: “Non ho più intenzione di mentire per proteggere queste persone che non meritano il benché minimo rispetto. Io li odio. Ho chiuso con loro”. Oltre a riferire la complicità dell’ ex capo dell’Unione Internazionale Ciclismo, che ha sempre negato, Armstrong ha reso noti alcuni dettagli sulle prescrizioni retrodatate della US Postal che per anni gli hanno permesso di farla franca, nonchè di ottenere la vittoria barando.

Il Tour de France si tinge di azzurro: Matteo Trentin vince la 14esima tappa!

trentin-tour-tuttacronacaSe Froome tiene stretta la maglia gialla, la 14esima tappa del Tour de France, 191 km da Saint-Pourçain-sur-Sioule a Lione, si è tinta d’azzurro grazie al primo successo italiano di questa edizione. A tagliare il traguardo Matteo Trentin della Omega Pharma Quick Step. Si trattava di una tappa di avvicinamento alle alpi, adatta alle fughe e sono stati in 18 a scattare, raggiungendo anche i 6 minuti di vantaggio. Damiano Cunego ha tentato il recupero sul gruppo di testa a 78 km dalla linea d’arriv, ma senza fortuna. A 15 km dal traguardo è stato il transalpino Julien Simon della Sojasun, forte anche dell’appoggio del suo pubblico, a tentare di staccarsi, ma dopo 13 km la sua fuga termina: il gruppo lo raggiunge ed è il turno di Trentin d’imporsi superando in volata lo svizzero Albasini e sullo statunitense Talansky. Il gruppo dei migliori, senza fretta, è arrivato oltre 5 minuti dopo, in una giornata di pausa in vista della temuta tappa di domani: i 242 km che li vedranno alle prese con il Mont Ventoux.

A rischio il Tour de France del ’98: la Francia cancella Pantani?

Marco-PantaniSi pedala al Tour de France, ma non ci si riesce ad allontanare dai fantasmi del passato, quello della lista di 44 corridori dopati nell’edizione numero 98, quella della vittoria di Marco Pantani che nello stesso anno conquistò sia la maglia rosa che la gialla. Il quotidiano francese L’Equipe ricorda che il prossimo 18 luglio una commissione del Senato francese pubblicherà una lista relativa alle analisi fatte su campioni di sangue prelevati in quell’anno. I rappresentanti dei corridori avevano chiesto che la pubblicazione non avvenisse durante lo svolgimento del Tour, ma la risposta è stata negativa. In quell’edizione il ciclista romagnolo indossò la maglia gialla per sette giorni, vincendo anche le tappe Plateau de Beille e Les Deux Alpes. Negli stessi giorni si sottopose a almeno una decina di controlli e ora si teme che anche lui risulti positivo, cosa che porterebbe la radiazione a posteriori, con la conseguenza che la sua vittoria venga cancellata dall’albo d’oro. Ma Marco non si potrà difendere: è morto il 14 febbraio 2001 per un micidiale mix di cocaina e depressione. E la novità sarebbe un vero shock perchè, come riporta il Sole 24 Ore, “il campione romagnolo non fu mai trovato positivo. Anche quando al Giro del 1999, nella tappa di Madonna di Campiglio, fu allontanato dalla corsa, la motivazione era l’ematocrito superiore al 50%. Non era un prova, ma un limite stabilito per frenare la corsa all’epo.” Immediata anche la reazione della famiglia di Pantani che ha inviato una lettera al presidente dell’Uci Mc Quaid, al presidente della Fci Di Rocco, e al direttore del Tour de France, Christian Prudhomme:  “Marco Pantani cancellato dal Tour? La notizia ci lascia sbigottiti”. “Abbiamo letto e in parte già commentato la notizia secondo cui, a seguito dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica francese, fra i circa 44 nomi di atleti presumibilmente positivi per Epo al Tour de France del 1998 potrebbe esserci anche quello di Marco Pantani e secondo cui, se questo risultasse vero, la sua vittoria in quel Tour sarebbe passibile di cancellazione. La notizia ci lascia sbigottiti – scrivono nella lettera i genitori di Pantani, Tonina e Paolo -. Dopo consultazione con un legale di nostra fiducia, abbiamo la certezza che, pur trattandosi di analisi condotte anni dopo lo svolgimento della gara in oggetto, debbano sussistere anche per esse tutte le garanzie a tutela dell’atleta: Marco Pantani”. E ancora: “Senza entrare nel merito della conservazione dei campioni o di altri mezzi di prova, ci troviamo costretti a farvi notare queste analisi sono state eseguite dopo la morte di Marco e questo lo ha privato del più elementare diritto alla difesa, quale ad esempio quello di richiedere le controanalisi o di nominare un perito di parte per assistervi. Soltanto in caso di positività del campione B, sarebbe superfluo ricordarlo ma giova farlo, è possibile parlare di positività. Come accade anche nel diritto penale, la morte interrompe qualsiasi procedura in essere o futura a carico dell’indagato incidendo anche sul reato che viene così dichiarato estinto come estinta è la pena nel caso in cui sia nel frattempo intervenuta la condanna”.

Tour de France: tra cadute e bus bloccato, il traguardo lo taglia Kittel

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Marcel Kittel, velocista tedesco per Argos, ha conquistato la prima maglia gialla del Tour de France numero cento in una corsa, la Porto Vecchio-Bastia, dove non sono certo mancate le emozioni. Per il 25enne si tratta della dodicesima vittoria stagionale mentre dopo di lui sono arrivati, in volata, Kristoff e Van Poppel. Alberto Contador è invece arrivato al traguardo con due minuti di ritardo, poi neutralizzati, dopo una brutta caduta a 7 km dal traguardo in cui sono stati coinvolti anche Sagan, Cavendish, Hesjedal e Gilbert. E se la classifica finale è stata condizionata dal mischione a settemila metri dal traguardo, momenti di panico si sono avuti anche al traguardo dove un bus della Orica-GrenEdge è rimasto incastrato sotto la struttura della linea d’arrivo. Fino all’ultimo si è temuto per il regolare svolgimento della volata ma, fortunatamente, l’emergenza è stata risolta qualche minuto prima dell’arrivo in velocità dei ciclisti.

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La frase shock di Armstrong: “niente tour senza doping”

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Frase amara, che però fa riflettere quella dell’ ex campione del ciclismo, Lance Armstrong, radiato per il sistematico ricorso al doping in carriera. L’ex ciclista statunitense ha affermato: «impossibile vincere il Tour de France senza doping». Così il 7 volte trionfatore del Tour i cui successi sono stati cancellati afferma senza mezze parole che «l doping non è sparito con me, io ho solo fatto parte del sistema. La decisione ragionata dell’Usada è riuscita perfettamente nell’intento di distruggere la vita di un uomo ma non ha portato nessun giovamento al ciclismo». E poi aggiunge:  «Il mio nome è sparito dall’albo d’oro ma il Tour si è svolto tra il 1999 e il 2005, giusto? Ci deve essere un vincitore, quindi. Chi è? Nessuno è venuto a reclamare le mie maglie», prosegue. «Io non ho inventato il doping. Mi spiace, Travis», dice rivolgendosi a Travis Tygart, direttore dell’agenzia antidoping statunitense che ha inchiodato il texano.

Risentimento… ma forse anche qualche scomoda verità?

Gino Bartali in pista… Tour de France, 1948

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