Boschi nel mirino: tra l’imitazione e le dimissioni dei sottosegretari

maria_elena_boschi-tuttacronacaDopo le dimissioni di Antonio Gentile e un’interrogazione del Movimento 5 Stelle che chiede delucidazioni sulla nomina di Francesca Barracciu a sottosgretario alla cultura, Maria Elena Boschi, ministro delle riforme e dei rapporti col Parlamento risponde in Aula: “Non è intenzione di questo governo chiedere dimissioni di ministri o sottosegretari solo sulla base di un avviso di garanzia”. Boschi ricorda anche che il procedimento che riguarda la Barracciu è alle fasi iniziali e spiega: “L’avviso di garanzia è un atto dovuto a tutela degli indagati per esercitare i diritti di difesa, non è un’anticipazione di condanna”. “All’esito del procedimento il governo valuterà se chiedere le dimissioni del sottosegretario”, aggiunge la ministra.”Il sottosegretario Barracciu ha acquisito negli anni una notevole esperienza polita ed amministrativa arricchita anche dall’esperienza al Parlamento europeo: fattori che le consentiranno di dare un contributo al governo”.

Ma intanto la neo ministra è già stata “ripresa” da Virginia Raffaele:

La trasmissione di ieri di Ballarò è iniziata ieri con l’imitazione, da parte di Virginia Raffaele, della ministra Boschi e mostra l’intervista nello studio del Ministero. “Ministro, come pensa di risolvere i problemi del Paese?”: la Boschi-Raffaele ripete meccanicamente una sfilza di proposte di riforme, del tutto uguali a quelle elencate da Renzi in ogni occasione (non a caso sul web la ministra è soprannominata “Renzie girl”). Ma alla domanda “E dove intendete reperire le risorse per fare tutto ciò?”, la Boschi-Raffaele si blocca e parte uno stacchetto in cui lei ammicca in favore di telecamera, con il vento tra i capelli e musica anni 80 in sottofondo. Così per tre volte, finché non scompare come una vera diva. Come sottolinea l’HuffPost, l’imitazione arriva dopo che le ministre del Governo Renzi hanno preteso di essere giudicate per i loro meriti politici piuttosto che per il loro aspetto, in seguito alcaso mediatico dell’inviato de “Le Iene” Enrico Lucci, accusato di aver rivolto alla ministra battute sessiste. La deputata Pd Alessandra Moretti aveva dichiarato in proposito: “È una settimana che si è insediato il nuovo Governo, eppure l’attenzione di alcuni media sembra concentrarsi unicamente sui dettagli fisici delle neoministre”. Subito su Twitter si sono riversati i commenti di telespettatori e utenti entusiasti dell’imitazione della Raffaele e polemici per la presunta “doppia” morale con cui sarebbero stati trattati lo sketch di Ballarò, da una parte, e il servizio delle Iene, dall’altra.

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“Clap and jump per Renzi”: organizzata claque di bambini per il premier

clap-and-jump-per-renzi-tuttacronaca2Siracusa è la seconda città visitata da Matteo Renzi in veste di premier e in mattinata il presidente del consiglio si è recato alla scuola Salvatore Raiti. Qui, in precedenza, era stata organizzata una claque, con foglietti distribuiti agli alunni per fare “clap and Jump”. A renderlo noto è la giornalista di Agorà Cecilia Carpo che spiega che ai giovani studenti è stato dato un foglietto con le strofe della canzone da cantare al premier. Non è noto, al momento, chi abbia preso l’iniziativa e chi abbia distribuito materialmente i fogli ai bambini.

 Facciamo un salto… battiam le mani 

Ti salutiamo tutti insieme presidente Renzi 

Muoviam la testa, facciamo festa

A braccia aperte ti diciamo “benvenuto al Raiti”

L’effetto complessivo: organizzazione, bimbi che cantano, testo della canzone, è pessimo. Il tweet della giornalista è rimbalzato in rete e molti i commenti tra l’ironico e l’indignato, con chi scrive: “Questa è violenza su minore”.

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Continua il tour di Renzi. Da Siracusa: “mercoledì pacchetto per la crescita”

renzi-siracusa-tuttacronacaSeconda tappa del “Matteo Renzi premier tour” con il nuovo presidente del Consiglio che, dopo la visita a Treviso la settimana scorsa, oggi incontra gli studenti dell’istituto ‘Salvatore Raiti’ di Siracusa, una scuola elementare e media, per incontrare gli insegnanti e i bambini. La scuola, nel quartiere di Santa Lucia, è frequentata da molti figli di immigrati e accoglie tra gli studenti anche diversi disabili. Renzi, che al termine dell’incontro ha parlato in conferenza stampa, ha spiegato che “Mercoledì prossimo non farò la tappa in giro per l’italia perchè farò una corposa conferenza stampa a Roma di lancio di alcuni provvedimenti molto importanti” che riguardano le politiche di crescita del paese”. Nel dettaglio, il premier ha spiegato che presenterà “Il jobs act, gli interventi sulla scuola, interventi per il piano casa” sottolineando che “ci sono 2 miliardi di euro pronti per l’edilizia scolastica”. Ai bimbi il premier ha detto: “Tanti dei vostri genitori forse hanno difficoltà per il lavoro. È un momento molto difficile. Pensate, è il momento più difficile per il lavoro da 30 anni. Ma c’è adesso la possibilità di investire per nuovi posti di lavoro”. Ai sindaci, ha invece spiegato che “Fino a ieri ero anch’io un sindaco, ma ieri ho optato per la carica di premier”.

La prima uscita pubblica del ministro per l’Economia: trapela ottimismo

Pier-Carlo-Padoan-tuttacronacaPier Carlo Padoan, nuovo ministro per l’Economia, ha avuto martedì la sua prima uscita pubblica. Padoan, intervenuto a un convegno alla Camera sul festival della dottrina sociale della chiesa ha detto: “Adesso ci aspetta una riscossa e abbiamo l’energia per riformare il Paese: profondamente, radicalmente. Dobbiamo rimuovere le strozzature che imbrigliano la nostra società, aprire la nostra società al contributo dei più giovani e di tutti coloro che sono impegnati a dare qualcosa di sè al bene comune”. E ha continuato: “La nostra epoca ci pone davanti all’urgenza di affrontare un generale impoverimento che rende più difficile affrontare le differenze e accogliere le diversità. Durante gli anni che abbiamo alle spalle, gli italiani hanno dovuto affrontare una crisi straordinaria, che ne ha messo a dura prova la resistenza come individui e come collettività nazionale. In questo contesto tutto è diventato più difficile: il talento non trova spazio per esprimere il proprio potenziale, la sofferenza non trova uno spazio adeguato alle proprie qualità. Le diseguaglianze crescenti sono uno dei tratti più drammatici di questa crisi globale”. E ancora: “Abbiamo bisogno di fare crescere l’economia, abbiamo bisogno di creare occupazione, abbiamo bisogno di migliorare le nostre prospettive future in modo stabile: lavorando per migliorare l’istruzione e la ricerca e per sostenere la competitività delle imprese. Sappiamo cosa dobbiamo fare e il programma nazionale di riforma in corso di definizione tradurrà i nostri obiettivi in azioni concrete”.

Non si voterà più per il Senato: arriva il sì di Berlusconi alla legge elettorale

legge-elettorale-tuttacronacaAlla fine è arrivato anche il sì di Silvio Berlusconi: l’Italicum riceve il via libera ma solo per l’elezione della Camera. Per quel che riguarda il Senato, eventualmente si voterebbe con la legge elettorale uscita dalla sentenza della Corte Costituzionale. Il che significa che, fino a quando non ci sarà la riforma di Palazzo Madama, esisterebbero due sistemi di voto distinti per le due camere. E di conseguenza le urne si allontanano. Il presidente di Forza Italia, in una nota scrive: “Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati. Come ulteriore atto di collaborazione, nell’interesse del paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell’assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l’efficacia alla sola Camera dei deputati, accettando lo spirito dell’emendamento 2.3”. Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria nazionale del Pd, ha detto: “Positivo che abbiamo trovato l’accordo sulla legge elettorale, segno che il cammino delle riforme può proseguire”. E ancora: “Siamo determinati a portare avanti questa battaglia per il cambiamento. È un’occasione che non possiamo permetterci di perdere per il bene del paese”. Il presidente del Consiglio, da Tunisi, ha assicurato che non si voterà più per il Senato. “Credo che sia importante che ci sia un vincitore certo, e questo è garantito dall’ Italicum”, ha detto in conferenza stampa. “Il fatto che il Senato abbia o meno una propria legge elettorale è secondario, perchè il Senato verrà abolito”.

Si guarda nella stessa direzione per l’Italicum… tra 12 mesi?

italicum-tuttacronacaIl presidente del Consiglio Matteo Renzi avrebbe avanzato, tramite Verdini e Gianni Letta, un’offerta a Silvio Berluscuni: ok l’Italicum ma con un emendamento che ne posticiperebbe l’entrata in vigore di 12 mesi. Secondo fonti di Palazzo Grazioli, quindi, si sarebbe infine raggiunta l’intesa con Forza Italia: via libera di massima all’Italicum, anche se resterebbero forti criticità per i vertici azzurri sulle nuove modifiche. Questo, dunque, il risultato del vertice convocato nella sua residenza romana da Silvio Berlusconi. In un primo momento la proposta di Renzi non era stata gradita da Berlusconi, tanto che Toti, suo consigliere politico, aveva detto ieri: “Noi stiamo ai fatti e ai patti: Renzi aveva detto che la legge elettorale sarebbe stata la sua prima riforma già nel mese di febbraio. Febbraio è finito, siamo al 4 di marzo. A questo punto, la riforma così come è stata sottoscritta deve essere approvata. E subito, senza ulteriori tentennamenti. Piccoli correttivi sono possibili, ma certo non provvedimenti che snaturino il senso dell’accordo siglato da Berlusconi e Renzi”. A quel punto, l’ex premier ha riunito il suo stato maggiore e, stando a quanto riferito, Verdini starebbe cercando di arrivare a una mediazione che ‘salvi’ la tela dell’accordo che lui stesso ha tessuto. Scrive Repubblica: Una delle ipotesi allo studio è che Forza Italia accetti la clausola dei 12 mesi a patto che il testo dell’Italicum non subisca ulteriori modifiche, e cioè che venga votato nella formulazione approdata in aula.
Per le 16 è convocato il ‘comitato dei nove’ che ha il compito di esaminare i nuovi emendamenti all’Italicum presentati ieri. Successivamente il provvedimento dovrebbe essere esaminato dall’aula ma non sono esclusi slittamenti ai prossimi giorni.
Stamani, intanto, Renzi aveva dato il via alla giornata diffondendo ottimismo sulla legge elettorale. Su Twitter il presidente del Consiglio aveva risposto alle domande – formulate in una chiave cinematografica dettata dal trionfo italiano agli Oscar – del direttore di Vanity Fair, Luca Dini. Il quesito chiave: Forza Italia frena sulla riforma del Senato vincolata alla legge elettorale: “Io ti salverò o Irreversible?”, aveva chiesto il direttore di Vanity Fair ponendo come opzioni di risposta i titoli delle due celebri pellicole. “Irreversible”, era stata la risposta del premier che poi aveva sottolineato: “Ce la facciamo, la portiamo a casa. E sarà una vera rivoluzione” per il Paese.
Alla domanda se il rapporto tra Alfano e Berlusconi fosse paragonabile al film “Quasi amici” o a “12 anni schiavo”, il premier aveva replicato: “Questa è cattiva, direttore. Diciamo quasi amici dai. Stesso giochino sulla difficile situazione del bilancio di Roma. Cosa descrive meglio la situazione: “Prendi i soldi e scappa” o “Roma città aperta”?, aveva chiesto ancora il giornalista. “Roma città aperta – era stata la risposta – nel senso di trasparenza e responsabilità in questa città così straordinaria”.
Da Nuovo centrodestra, tuttavia, sempre stamani era giunto l’avvertimento di Gaetano Quagliariello: una replica a Luigi Zanda che di fatto è suonato come un monito indiretto a Renzi: “Non vi è dubbio che per fare le riforme si debba andare oltre la maggioranza. Ma non è possibile per fare le riforme creare un’altra maggioranza contro la propria maggioranza”.
La replica era arrivata da Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del Pd: “L’accordo che abbiamo realizzato queste settimane è un accordo il cui impianto è ancora valido, necessita di alcuni aggiustamenti” tra cui “ci possono essere anche particolari interventi che tengono insieme il processo di riforma costituzionale con la riforma della legge elettorale”. Certo è “che gli aggiustamenti possono essere fatti” soltanto “con l’accordo di tutti i contratenti compresa Forza Italia”.
L’operazione appare dunque complicata. Sul tavolo, inoltre, restano sempre due emendamenti che risultano indigesti a Forza Italia: il lodo Lauricella, che prevede il collegamento diretto tra l’entrata in vigore della riforma e la cancellazione del Senato. E la proposta del deputato Pd Alfredo D’Attorre che punta a togliere il Senato dalla legge elettorale (con la conseguenza, in caso di un voto anticipato, di un ritorno alle urne con sistemi elettorali differenti).

Marco Travaglio e il governo “La Qualunque”

travaglio-governo-laqualunque-tuttacronacaE’ Marco Travaglio a mettere sotto la lente d’ingrandimento, dalle colonne del Fatto Quotidiano, il “caso Gentile”, che ieri ha rinunciato all’incarico da sottosegretario del governo Renzi. Il giornalista sottolinea come il politico avesse ragione a dire “Io sono trasparente”, perchè tutto “era chiaro e lampante”. A partire da chi è passando per quello che ha fatto al quotidiano L’Ora della Calabria. Ma per Travaglio era anche chiaro il motivo della sua nomina da parte di Alfano e, soprattutto, perchè il nuovo premier non potesse cacciarlo.

Il nostro eroe è un ex craxiano poi berlusconiano ora alfaniano che controlla pacchetti di voti con i soliti metodi e ha sistemato l’intera famiglia nei posti pubblici che contano: il fratello Pino è assessore regionale ai Lavori pubblici; il fratello Raffaele è segretario della Uil; il fratello Claudio è alla Camera di commercio; il figlio Andrea è revisore dell’aeroporto di Lamezia e superconsulente dell’Asl (ora indagato per truffa, falso, abuso e associazione a delinquere: la notizia che non doveva uscire); la figlia Katya era vicesindaca di Cosenza, cacciata per una struttura affidata all’ex marito; la figlia Lory è stata assunta senza bando alla Fincalabra dallo stampatore che poi non ha stampato il giornale. Per tacere di nipoti e cugini, tutti piazzati fra l’Asl, la Camera di commercio e Sviluppo Italia. Al confronto Cetto La Qualunque è un dilettante.

A questo punto, il giornalista analizza “il ricatto bello e buono” che sarebbe in corso:

Se Epifani sedesse ancora in Largo del Nazareno e Letta a Palazzo Chigi, Renzi li avrebbe cannoneggiati come quando voleva cacciare Alfano e la Cancellieri (“Siamo su Scherzi a parte?”, “Come si fa a governare con Alfano?”, “Cambiamo verso”). Invece ora il segretario e il premier è lui, dunque ha mandato avanti il portavoce Guerini a dire che “Gentile l’ha indicato Alfano”: come se i sottosegretari non li nominasse il premier. Il guaio è che le pressioni di Tonino il Cinghiale per bloccare la notizia del figlio indagato erano proprio finalizzate a non pregiudicare la nomina a sottosegretario. Poi Renzi l’ha nominato lo stesso: non un plissè sullo scandalo del figlio indagato, né su quello del giornale silenziato. Tonino La Qualunque doveva diventare sottosegretario a ogni costo perché porta voti al governatore Scopelliti, che porta voti ad Alfano, che porta voti a Renzi. È tutto trasparente: un ricatto bello e buono che non finisce con la fuga del Cinghiale. Il premier che vuole “cambiare l’Italia” s’è messo nelle mani dei “diversamente berlusconiani” che in realtà sono come i berlusconiani, se non peggio (solo Scalfari può nobilitarli come “nuova destra repubblicana”).

Il problema del nuovo presidente del Consiglio, ora, è che anche lui dovrebbe dare una ripulita: nel suo governo ci sono infatti indagati del Pd:

Quagliariello difendeva il Cinghiale dalla “barbarie” perché “non è neanche indagato”. Cicchitto alludeva alle “pagliuzze e travi”, cioè agli indagati del Pd nel governo Renzi: Barracciu, Del Basso de Caro, Bubbico e De Filippo. Così l’Ncd, che di indagati non ne ha, dava pure lezioni di legalità a Renzi. Renzi è spregiudicato, ma non stupido: sapeva benissimo che Gentile non poteva restare e l’ha fatto sapere all’Ncd. Ma ha preferito che lo licenziasse Alfano, il quale adesso ha il coltello dalla parte del manico: come potrà Renzi tenersi la Barracciu e gli altri tre? L’effetto-domino innescato dall’uscita di Gentile non può che essere benefico. Ma non per Renzi: a meno che non decida di prendere in mano la situazione anziché subirla. Gli basterebbe fare un discorso onesto agli italiani: “Nell’esordio convulso del mio governo, ho gravemente sottovalutato la questione morale, aprendo le porte a gente che doveva restare fuori. Chi vuole cambiare l’Italia non può lasciare che il Sud sia rappresentato da personaggi accusati di abusare del loro potere con rimborsi gonfiati, familismi e clientele”. E accompagnare alla porta Lupi, i quattro inquisiti del Pd e gli imbarazzanti vice della Giustizia, Costa e Ferri. Se non lo farà, invierà al Paese un micidiale messaggio di gattopardismo, simile alla cinica e disperante metafora giolittiana: “Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche all’abito”. Ieri fra l’altro s’è scoperto che negli anni 80 Gentile era stato arrestato (e poi assolto) per una storia di fidi facili miliardari; e che il giudice che fece scattare le manette era Nicola Gratteri. Renzi ha rischiato di trovarseli tutti e due nel suo governo. Poi Napolitano ha levato tutti dall’imbarazzo: ubi inquisitus, magistratus cessat.

Che fine ha fatto l’accordo sull’Italicum?

italicum-tuttacronacaProseguono le trattative sulla legge elettorale ma un punto sembra chiaro: non c’è più l’accordo sull’Italicum inteso come quello che era stato siglato tra Renzi e Berlusconi prima delle dimissioni di Enrico Letta. Proprio per questo motivo il neo premier ha preferito rinviare la riunione, prevista per la serata di lunedì, del gruppo Pd: non ha molto da dire. Vuole però offrire un’infusione di ottimismo: “Siamo alla stretta finale, l’accordo è vicino. Ma bisogna superare varie difficoltà”. Si avvicina il momento della discussione in aula, ma le difficoltà non sono di quelle d’immediata soluzione. Spiega l’Huffington Post:

Il problema – e non è un dettaglio – è che le difficoltà, alla vigilia della discussione in Aula, non sono banali. E l’accordo è affidato ai più classici consigli che porta la notte. E allora conviene provare a fissare qualche punto fisso nel labirinto per ricostruire il complesso negoziato. Ad esempio partire da quando, nel corso di una serie di telefonate dirette tra Renzi e Verdini, si capisce che con la formazione del governo tutto è cambiato. Il plenipotenziario di Berlusconi si dice disposto ad aggiustamenti piccoli perché, come ama dire, i numeri sono “birichini” e tutto dipende da come “li incolonni”, ma questo è il massimo del gioco possibile. Bene dunque a ragionare di algoritmi, per risolvere quelle criticità che il professor D’Alimonte ha illustrato al Corriere. Epperò Forza Italia non può accettare né il famoso emendamento Lauricella, né l’emendamento D’Attorre, ovvero: applicare l’Italicum solo per la Camera dei deputati, ma non per il Senato, dove resterebbe in vigore il Consultellum (la legge uscita dalla Consulta).

Per evitare l’emicrania diciamola semplice: sia l’uno che l’altro rappresentano dei deterrenti rispetto alla prospettiva del voto anticipato e legano la legge elettorale alle riforme istituzionali. Detto ancora più direttamente: si vota nel 2018 quando Silvio Berlusconi avrà 81 primavere. Si capisce allora il no, senza se e senza ma di Verdini. E pure il malumore del Cavaliere, in costante contatto telefonico da Arcore affiancato da Giovanni Toti. Insomma, spiega con Renato Brunetta, col Lauricella o affini “salta tutto”. Legge elettorale e riforme devono andare “parallelamente”.

Il problema è che Renzi, critico col Lauricella ai tempi in cui al governo c’era Letta, stavolta cerca una mediazione. Riforme e legge elettorale vanno collegate. Un azzurro di rango spiega: “Renzi ha fatto la politica dei due forni. Prima ha fatto l’accordo con noi sulla legge elettorale, poi con Alfano sul governo dando garanzie sui tempi lunghi. Ora si è incartato”. Il sospetto del Cavaliere però è che il tempo sia foriero di brutte sorprese. E cioè che l’Italicum o si approva adesso o non si approva più: “Il vero obiettivo di Alfano e sinistra Pd – prosegue l’azzurro di rango – è prima prendere tempo, poi cambiare l’Italicum. A quel punto Renzi è incastrato”.

È un sospetto che alberga anche nei pensieri del premier. Il quale sta cercando una mediazione, una sorta di “lodo Renzi. Una mediazione che consenta di non rompere con Forza Italia e, al tempo stesso, di non far saltare il governo. Tra la l’Italicum subito e l’emendamento Lauricella, l’idea è fissare un tempo “determinato” per le riforme. Un Lauricella a tempo, in sostanza: riforme istituzionali e legge elettorale vanno legate ma va fissato un tempo per non arrivare al 2108. Un anno, due. Una qualunque scadenze. Alfano all’inizio ha detto di no. La trattativa è lunga…

Le infinite vite della Web tax: a volte ritornano?

web-tax-tuttacronacaTornerà la Web tax? Inserita nella Legge di Stabilità dal governo Letta, su indicazione di Boccia, era stata prorogata dal dl Salva Roma bis. La settimana scorsa, con il dl Salva Roma ter, il governo Renzi l’ha abrogata. Finita la trafila? Non è detto, perchè potrebbe tornare a fare la sua comparsa grazie a un renziano, Ernesto Carbone, deputato proprietario della Smart con cui l’allora segretario del Pd si presentò a Palazzo Chigi per incontrare Enrico Letta prima della caduta del governo. C’è infatti la possibilità di un ritorno della tassa grazie ad una norma contenuta nella delega fiscale e introdotta nel disegno di legge con un emendamento di Carbone, come spiega l’agenzia Public Policy. Lo scorso 27 febbraio la Camera ha approvato in via definitiva la Delega fiscale, scrive Public Policy,

“che diventa legge, rendendo definitiva anche la norma sulla tassazione delle multinazionali. Attualmente quindi, seppure il dl Salva Roma ter abbia abrogato la norma nella Stabilità (con grande soddisfazione da parte dello stesso premier: “Siamo stati di parola”, twittava il 28 febbraio) il governo Renzi ha l’impegno, in base alla Delega fiscale, di emanare entro dodici mesi un decreto apposito con cui prevede di tassare le società multinazionali che operano in Italia, come Google, in misura proporzionale al fatturato”.

Gentile fa un passo indietro: lascia l’incarico di sottosegretario ai Trasporti

gentile-diissioni-tuttacronacaDopo le infinite polemiche di questi giorni, il neo sottosegretario ai Trasporti Antonio Gentile, ha deciso di lasciare il suo incarico. E’ stato lui stesso a comunicare la sua scelta inviando una lunga lettera al presidente del Consiglio Renzi e al presidente della Repubblica Napolitano, oltre che ad Angelino Alfano. Gentile fa una “riflessione amara” per quanto è accaduto a lui e spiega che tornerà a “fare politica nelle istituzioni, come segretario di presidenza, e nella mia regione come coordinatore aspettando che la magistratura smentisca definitivamente le illazioni di cui sono vittima”. Si legge nella missiva: “Lo stillicidio a cui sono sottoposto da diversi giorni e che ha trovato l’acme allorquando sono stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture mi ha portato a una decisione sofferta, maturata nell’esclusivo interesse del mio Paese e nel rispetto del mio partito”. “Non ritornerò – prosegue – sui motivi pretestuosi e strumentali organizzati ad arte per ‘mascariare’ in modo indegno la mia persona, nonostante fossi immune da qualsiasi addebito di natura giudiziaria. Ciò che avevo da dire sui mandanti e sugli ascari che hanno ordito questa tragicomica vicenda – sottolinea Gentile – l’ho espresso a chiare lettere. Ho presentato querela contro i miei detrattori il 26 febbraio, ben prima dell’attuale compagine governativa, con una comunicazione scritta al presidente Grasso, nella consapevolezza di avere questo unico strumento di difesa. Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel medievalismo più opaco, fatto di congetture astruse e di mera cattiveria”. E ancora: “Un politico che ha vissuto la sua vita senza alcuna macchia, che non ha indagini a suo carico, che è incensurato, viene costretto dalla bufera mediatica a non poter esercitare il suo incarico. E’ una riflessione amara, ma reale, di un segmento dell’Italia che preferisce vivere di slogan e di sentimenti truci, sfruttando la disperazione di tanta gente al solo scopo di uccidere la politica, le sue basi comuni, il diritto positivo”. “Nel mio caso, oltretutto, non bisogna nemmeno citare il garantismo, giacché non sono indagato di niente: eppure, sono divenuto carne da macello, per soddisfare la bulimica perversione di chi intende la lotta politica come mezzo di sopraffazione. Torno a fare politica nelle istituzioni, come segretario di Presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale, aspettando che la magistratura, con i suoi tempi che mi auguro siano più brevi possibile, smentisca definitivamente le illazioni gratuite di cui sono vittima. La riflessione che vi lascio – conclude Gentile – è, però, attuale e riguarda la necessità di riequilibrare un sistema la cui agibilità è messa a rischio da chi oltraggia la nostra Costituzione, ritenendola un orpello inutile e non, invece, il tempio di saggezza e di rispetto qual è”.

Renzi inizia con tagli: a partire dal telefono dei parlamentari!

cellulare-parlamentari-tuttacronacaIl governo Renzi pensa ai tagli e fa la sua prima mossa per colpire i parlamentari. O meglio, le loro telefonate gratis. Il loro rimborso annuo scende infatti a 1200 euro rispetto ai quasi 4mila di cui avevano beneficiato fino ad oggi. Si legge sul Corriere della Sera: “Rimborso forfettario di circa 4.000 euro…se poi a chiamare fosse il figlio, la moglie, la sorella, la madre, il padre, la nonna o il nonno, l’amico o l’amica del parlamentare in questione, poco importava. E se la conversazione fosse privata, interessava ancora meno…Ora dovrà essere dimostrato che a fare quelle telefonate sono stati i deputati nell’esercizio del loro mandato parlamentare”.

Il patto d’acciaio con clausule occulte tra Renzi e Berlusconi: parla Travaglio

marco_travaglio-tuttacronacaMarco Travaglio approfitta delle colonne de Il Fatto Quotidiano per analizzare il rapporto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi con il suo editoriale “Renzusconi”. Il giornalista spiega che “A gennaio quando Renzi incontrò il pregiudicato interdetto decaduto Berlusconi nella sede Pd per discutere la nuova legge elettorale e le riforme collegate (Senato e Regioni), scrivemmo pur fra mille dubbi che non era proprio uno scandalo. Le leggi elettorali appartengono agli elettori, non agli eletti, dunque era impensabile tagliar fuori il maggior partito di centrodestra”. Del resto, non era possibile fare molto altro vista l’aria che tirava al governo, dopo che ogni tentativo di trovare punti in comune con i pentastellati era stato affondato.

Inoltre, stante l’indisponibilità dei 5 Stelle persi nella Rete, per sbloccare l’impasse non restava che rivolgersi al terzo partito, Forza Italia: l’unico che poteva assicurare una maggioranza in Parlamento. Renzi, appena plebiscitato segretario del Pd, giurava che l’accordo con B. era per una legge che ci mettesse al riparo da altri governi con B. Intanto, mentre lui e B. si occupavano delle riforme, Letta poteva governare sereno. Non restava che prenderne atto e aspettarlo al varco, cioè alla prova dei fatti: per quanto inedita, l’ipotesi che un politico italiano dicesse la verità non andava scartata a priori. Ora, meno di due mesi dopo e alla luce dei fatti, possiamo tranquillamente affermare che Renzi mentiva. L’accordo con B., quasi sempre intermediato dal comune amico Denis Verdini, è ben più vasto e stringente di un’intesa tecnica per quelle tre riforme. È un patto d’acciaio le cui clausole restano occulte, anche se i risultati si manifestano ogni giorno più chiari. Il Caimano sa che il 10 aprile si riunisce il Tribunale di sorveglianza per decidere dove sconterà i 7 mesi di pena (quel che resta della condanna a 4 anni, detratti i 3 anni di indulto e i 5 mesi di liberazione anticipata extralarge sancita dallo svuotacarceri Cancellieri): in galera, o ai domiciliari, o ai servizi sociali. Forse, per non alimentare il suo vittimismo durante la campagna elettorale per le Europee, il verdetto slitterà di un paio di mesi. In ogni caso il pregiudicato sarà politicamente fuori gioco sino a fine anno: guiderà il partito per interposto Toti. Intanto tenterà il colpaccio: candidarsi ugualmente alle Europee in barba alla legge Severino e sfidare gli uffici elettorali della Corte d’appello a depennarlo, con una prova muscolare che mira a resuscitare il vecchio nemico, le toghe rosse; a incendiare una spenta campagna elettorale; e a mettere in difficoltà l’amico Matteo. Per portare a termine il piano, B. ha bisogno di un governo che regga almeno un anno, dandogli modo di tornare come nuovo a Natale e di organizzare l’unica campagna che gli sta a cuore: quella delle politiche, che non fa mistero di auspicare per il 2015. Il governo Letta questa garanzia non gliel’assicurava: stava insieme con lo sputo, passava di gaffe in scandalo, non aveva più l’appoggio del Pd, poteva sfasciarsi da un momento all’altro. E, se anche fosse durato fino al 2015, avrebbe costretto il quasi ottantenne Caimano a sfidare un giovane come Renzi, che ha la metà dei suoi anni, per giunta intonso da esperienze governative e dunque molto più fresco e popolare di lui. Una partita persa in partenza. L’ideale era che Renzi subentrasse a Letta sputtanandosi con un colpo di palazzo senza passare dal voto, risputtanandosi con estenuanti trattative con i partiti e i partitini di una maggioranza Brancaleone, arcisputtanandosi con un governicchio impresentabile e ultrasputtanandosi con grandi promesse e pochi fatti. L’amico Matteo, con ammirevole abnegazione, l’ha puntualmente accontentato. Missione compiuta. Già che c’era, gli ha pure regalato il controllo militare sui ministeri della Giustizia (con i berlusconiani Costa & Ferri), delle Infrastrutture (con i diversamente berlusconiani Lupi & Gentile) e delle Attività produttive (con la berlusconiana Guidi che veglia anche sulle Comunicazioni). Così B. potrà seguitare a governare sui propri interessi e “gratis”, senza nemmeno il fastidio di entrare nella maggioranza, metterci la faccia e sporcarsi le mani. Resta da capire che cosa ci guadagni Renzi da questa catastrofe, e magari un giorno lo capiremo. Ma è una vecchia storia. Lo scienziato capace di isolare il virus che porta al suicidio tutti i leader del centrosinistra vince il Nobel.

Tutti contro Gentile: “faccia un passo indietro o lo mandino via”

antonio-gentile-tuttacronacaDa quando è stato nominato a sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti, Antonio Gentile è al centro della polemica e la situazione non accenna a cambiare. Anzi. Dopo che ieri Travaglio e Gramellini ne hanno invocato le dimissioni, oggi gran parte dei direttori delle principali testate chiedono un passo indietro. Il Fatto Quotidiano ha raccolto l’opinione di Ezio Mauro (Repubblica), Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera), Enrico Mentana (TgLa7), Roberto Napoletano (Sole24ore), Mario Calabresi (La Stampa). Cinque direttori e una sola posizione: Gentile è opportuno che se ne vada, che sia una scelta volontaria o imposta. Tutto è nato perchè l’esponente del Nuovo Centrodestra avrebbe bloccato l’uscita di un quotidiano locale calabrese, L’Ora della Calabria, per oscurare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del figlio. Con una nomina tanto scomoda, il coordinatore della segreteria del Pd Lorenzo Guerini ha voluto mettere le cose in chiaro parlando a Repubblica: a volere la nomina di Gentile è stato Alfano. Quindi proprio il ministro degli Interni è tenuto a riflettere sui danni che può avere sulla coalizione. Certo è che Gentile sottosegretario non piace a molti anche dentro il Pd, soprattutto locale. Ieri dalla Calabria, paese di provenienza del politico nella bufera, sono arrivate forti spinte perché il neosottosegretario lasci la propria carica.

La nuova “botta” per gli italiani: Renzi e la Tasi

squinzi_confindustria-tuttacronacaGiorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha preso la parola nel corso di una conferenza per l’avvio di Micam, la fiera delle calzature, e ha parlato anche del neo premier: “Mi sembra che Renzi potenza nel motore ce l’ha, auguriamoci che sia capace di scaricarla per terra”. Chiamato a dare un giudizio sulle priorità indicate dal presidente del Consiglio, ha poi detto: ”E’ necessario un intervento forte sul cuneo fiscale nel lavoro. Mi sembra che Matteo Renzi condivida questa impostazione: mi auguro interventi incisivi in tempi rapidi”. E ha aggiunto: ”L’emergenza lavoro è quella numero uno di cui si deve occupare questo governo da lì può venire occupazione”, più lavoro ”per le nostre imprese facendo ripartire i consumi interni”. Secondo Squinzi la Tasi ”sembra un’altra botta”.  ”Sorrido ma non c’è  molto da sorridere – ha commentato -, ancora una volta”, si “aumenta il carico fiscale al posto di incidere sui costi”. ”Mi auguro – ha aggiunto – che il lavoro che Cottarelli ha avviato sulla spending review sia portato fino in fondo”. Secondo il numero uno degli industriali occorre ”mettere mano a riforme da istituzionali a amministrative. Naturalmente vedo come prioritario una riforma del titolo V della Costituzione per eliminare centri di spesa che si stanno mangiando risorse”. Squinzi, ancora sull’Irap, ha ricordato che su 40 paesi in cui è presente e 32 in cui produce ha un carico fiscale medio del 34%. ”In Italia da 10 anni non riusciamo mai a scendere sotto il 50% – ha detto -, essenzialmente dovuta all’Irap, ed è una situazione anomala” che si trova solo in Italia.

Bersani: “Il premier e il suo governo non brillano per umiltà”

Pier-Luigi-Bersani_tuttacronacaPierluigi Bersani, 50 giorni dopo il malore che lo aveva colpito, è tornato in Aula per votare la fiducia al Governo Renzi. L’ex Segretario, ora, ha rilasciato un’intervista a Repubblica durante la quale spiega: “Io non cerco rivincite. E penso che il centrosinistra ha già vissuto molte lotte fratricide che non hanno portato bene”. L’ex segretario garantisce quindi il suo sostegno al premier e sottolinea di avere ”votato il governo con spirito collaborativo”. Quindi continua: ”Il premier e il suo governo non brillano per umiltà. Il punto è che hanno creato aspettative altissime ma resta l’indeterminatezza degli obiettivi”. Bersani ancora assicura: ”Se bisogna aiutare Matteo a rendere più concreti i suoi progetti, noi lo aiuteremo”. Bersani afferma di essere ”d’accordo” sulla flex security, di cui evidenzia però gli alti costi. Ma sottolinea: se ci fossero le coperture, ”un sostegno di 4 anni alle persone che perdono il lavoro può sostituire l’articolo 18. Il grande tabù della sinistra è già stato sostituito in molto casi dalla cassa integrazione in deroga. Allora sarebbe molto meglio scegliere la strada di un reddito di disoccupazione che dura 4 anni magari accompagnandolo a un efficace sistema di formazione professionale”. L’ex segretario spiega ancora che la cassa integrazione ordinaria oggi ”non basta più e quando la cassa è in deroga il modello somiglia sempre di più alla flex security senza averne le regole e in contrappesi”. In merito alle voci sulla sua possibile presidenza del Pd invece risponde: ”Questa è una domanda da non fare. Non all’ordine del giorno”.

“Se facessi parte del M5S mi avrebbero già espulso”: Civati al grillino

civati-battibecco-grillino-tuttacronacaPippo Civati si prende del “Poliziotto buono” del Partito democratico e viene punzecchiato da un pentastellato che chiede un cambio radicale della vita politica “capovolgendo la piramide”. Durante la presentazione milanese del libro del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, “Il primo cittadino” una attivista del M5s ha detto: “Critichi sempre il Pd ma fai comunque parte del partito. Giochi a fare il poliziotto buono”. Civati ha replicato tranquillamente: “Se avessi fatto parte del vostro movimento, mi avrebbero già espulso. Per fortuna nel mio partito si può ancora dissentire”.

 

Il “governicchio” Renzi attraverso la lente di Marco Travaglio

travaglio-tuttacronaca-governicchioDopo che aveva intitolato “Incoerenzi” un articolo apparso sul Fatto il giorno successivo alla nomina dei ministri da parte del nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi, Marco Travaglio ora analizza le nuove nomine, quelle di viceministri e sottosegretari. E il governo Renzi si trasforma in “un governicchio di riciclati, lottizzati, lobbisti e mezze tacche”, “con una lista di 44 fra viceministri e sottosegretari che c’è da sporcarsi soltanto a sollevarla con una canna da pesca”. Tuttavia Travaglio non ha perso del tutto la speranza che il neo premier, alla fine “farà qualcosa di buono”, ma a leggere l’articolo le cose stanno volgendo al peggio:

“se il buongiorno si vede dal mattino c’è poco da stare allegri. […] La maschera di Matteo Renzi è caduta : la rottamazione era un bluff, una trovata propagandistica per prendere il potere, raggiunto il quale il rottamatore si comporta come il più decrepito dei partitocrati Ancien Regime”.

L’analisi dei singoli viceministri e sottosegretari è impietosa:

“Gli inquisiti sono addirittura quattro: il 10 per cento, un’ottima media che fa impallidire quella di Letta. Tutti e quattro sono targati Pd: Francesca Barracciu, Umberto del Basso de Caro, Vito De Filippo e Filippo Bubbico.

I primi tre rispondono di peculato per le ruberie sui rimborsi regionali. La sarda Francesca Barracciu, in quanto indagata, non poteva essere candidata a governatore di Sardegna, ma fare il sottosegretario può eccome. Alla Cultura, ovviamente.

Il campano Umberto del Basso de Caro, gestirà le Infrastrutture con l’ottimo ministro Maurizio Lupi (anche lui inquisito da ieri per abuso a Tempio Pausania)

Filippo Bubbico: essendo sotto processo a Potenza per abuso d’ufficio, rimane a pie’ fermo viceministro dell’Interno.

L’ex governatore lucano Vito De Filippo dovette dimettersi l’anno scorso con tutta la giunta indagata in blocco, dunque ora si divide fra l’inchiesta per peculato e il ministero della Salute”.

L’esame di Marco Travaglio prosegue con altri due nominati alle Infrastrutture :

“il sottosegretario Ncd Antonio Gentile, celebre per aver candidato Berlusconi al Nobel per la Pace e per aver bloccato le rotative de L’Ora della Calabria per occultare la notizia del figlio indagato;

il viceministro socialista Riccardo Nencini, amicone di Riccardo Fusi asso pigliatutto della cricca della Protezione civile”.

Le nomine al Ministero della Giustizia segnano

“anche ufficialmente il ritorno di Silvio Berlusconi al governo per interposti viceministro Enrico Costa (ora Ncd) e sottosegretario Cosimo Ferri”.

Di Ferri, Marco Travaglio elenca una serie di fatti che, senza avere rilevanza penale

“(il suo nome salta fuori dalle intercettazioni di alcuni fra gli scandali più vergognosi degli ultimi anni: Calciopoli, loggia P3 e caso Agcom-Annozero”),

basterebbe

 ”almeno per tenerlo lontano dalla Giustizia”.

Del neo-viceministro alla Giustizia, Enrico Costa, Marco Travaglio rircorda che

“nella scorsa legislatura, da capogruppo Pdl in commissione Giustizia, firmò come autore o promotore o addirittura relatore tutte le peggiori leggi vergogna approvate o tentate dalla banda Berlusconi: lodo Alfano 1 e 2, legittimo impedimento, processo breve, processo lungo, prescrizione breve, bavaglio-intercettazioni e altre porcate”.

Renzi paga tutti: mille euro al mese a disoccupati e precari

renzi-poletti-tuttacronacaIl neo premier ne ha dato l’annuncio ieri: entro 15 giorni sarà pronto una proposta sul lavoro. Nel frattempo, tuttavia, serve pensare anche a chi il lavoro l’ha perso, non l’ha mai trovato oppure prosegue a balzelli come i collaboratori a progetto. L’intenzione del presidente del Consiglio è quella di estendere ai precari i sussidi per chi è senza lavoro. Il requisito è quello di aver lavorato almeno per tre mesi. Una simile manovra, stando a quanto sostiene il quotidiano Libero, costerà allo Stato 1,6 miliardi in più di oggi e quindi il conto arriverà a 8,8 miliardi di Euro. I fondi non dovrebbero rappresentare un problema in quanto sarebbero ricavati dai fondi per la cassa integrazione in deroga. Nel frattempo, il ministro del Lavoro Poletti è al lavoro sul piano da presentare entro quindici giorni. Spiega Libero:

Il programma del ministro si chiama Naspi. Un sussidio di disoccupazione universale, destinato a tutti coloro che perdono il posto. Tutti. Compresi i meno protetti tra i precari: i collaboratori a progetto, oggi fuori da quasi tutti i sostegni. Un assegno da 1000 euro per chi ha perso il posto di lavoro. E’ questa in sintesi la riforma che il governo si appresta a varare. 

Il piano, scrive Libero,  è stato messo a punto nei dettagli

dal politologo Stefano Sacchi e fatto proprio prima dalla segreteria del Pd, poi diventato base di discussione per il governo.  Secondo le previsioni del governo il piano assicurerà protezione anche a quel milione e 200 mila lavoratori, ora per diversi motivi totalmente senza rete, in caso di disoccupazione. 

L’estensione del sussidio

potrebbe essere finanziata con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga, che vale 2,5-3 miliardi annui. Il dossier sarà esaminato nei prossimi giorni anche da Giuliano Poletti. “Ne parlerò con il ministro”, conferma Filippo Taddei, responsabile economia del Pd. “È il piano più ragionevole di tutti, perché include anche gli atipici. E siamo fiduciosi che possa diventare il piano del governo”. Per ottenere il sussidio bisognerà aver lavorato tre mesi, non più necessari i due anni contributivi.

“Espulsioni illecite”: l’ex attivista M5S scrive a Grasso

espulsioni-m5s-tuttacronacaGiovanni Panunzio ha scritto al presidente del Senato della Repubblica chiedendo che venga valutata l’illegittimità del provvedimento di espulsione dei quattro Senatori pentastellati Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino. Panunzio, fondatore dell’Osservatorio Antiplagio, è un ex attivista cagliaritano del M5S che dopo le espulsioni dei quattro senatori ha lasciato il Movimento. Questo il testo:

“A seguito delle espulsioni di alcuni senatori dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle mi permetto di farle notare che lo statuto del M5S depositato in Senato dice che ‘Gli eletti eserciteranno le loro funzioni senza vincolo di mandato’, come previsto tra l’altro dall’art. 67 della Costituzione. E’ evidente pertanto che nel momento in cui viene espulso un parlamentare del M5S, solo perché ha espresso una legittima opinione, lo statuto in questione diventa carta straccia, sia dal punto di vista tecnico, che dal punto di vista morale. Pertanto Le chiedo di fare quanto è nelle sue possibilità per mettere in discussione lo statuto del M5S e sollecitare opportune modifiche al testo. In alternativa chiedo di valutare l’illegittimità del provvedimento di espulsione in quanto in contrasto con l’art. 67 della Costituzione e con lo statuto a cui il M5S fa riferimento, sconfessato dal suo stesso fondatore”.

Le scadenze di Renzi: entro 15 giorno le proposte sul lavoro

renzi-auguri-tuttacronacaPrima i giuramenti della sua squadra, poi i due annunci: una proposta sul lavoro entro 15 giorni e la riforma del fisco entro maggio. “In 15 giorni immaginiamo di dover mettere in campo la proposta sul lavoro che è molto urgente perché ci viene chiesta non solo dalle istituzioni internazionali ma da quel 12 per cento di giovani e cinquantenni che hanno perso lavoro e non riescono a ritrovarlo”, ha annunciato poi Renzi. “Tutti voi sapete che l’Italia ha la possibilità di farcela, di uscire da questa situazione di difficoltà”, ha quindi sottolineato ricordando i “terrificanti” dati usciti oggi sulla disoccupazione in Italia. “La delega fiscale è un passaggio importante, entro maggio la riforma del fisco”, ha aggiunto. E poi il semestre di presidenza italiana dell’Ue che secondo Renzi deve essere un semestre “in cui l’Italia non prende la linea ma prova a raccontare un’altra idea di Europa”.  Il premier ai viceministri e sottosegretari ha poi fatto i suoi auguri: “Vi auguro di essere all’altezza, è l’augurio che faccio a me stesso e che mi lascia inquieto, come è giusto per chi ha responsabilità così grandi. Il mio augurio è che tornando a casa proviate i brividi, un senso di vertigine e di preoccupazione per questa sfida a cui ci chiama il Paese”. “Voglio farvi, farci di cuore gli auguri di buon lavoro, sul nuovo governo c’è un’attenzione significativa nel paese, nei mercati internazionali, nella comunità europea. Vediamo come sia forte la domanda di fiducia speranza, bisogno, certezza con cui si guarda all’Italia. Dovete, dobbiamo essere degni di onore” per gli incarichi ai quali dobbiamo adempiere, ha aggiunto Renzi dopo il giuramento. L’incarico “non deve essere un punto di arrivo come dicono i giornalisti, ma un punto di partenza, o di ripartenza”. E ancora: “L’Italia può farcela” ad uscire dalle difficoltà, “noi non dobbiamo fare meglio di altri governi, dobbiamo dare il meglio di noi stessi. La politica è l’unica risposta alla crisi che la società sta vivendo, psosiamo dare una risposta reale”.

Il primo passo falso del governo Renzi: le due nomine imbarazzanti

problemi-renzi-tuttacronacaPasso falso per Matteo Renzi e il suo nuovo governo, nello stesso giorno in cui viene resa nota la lista di viceministri e sottosegretari, e si scopre che il ministro Lupi è indagato in Sardegna, impossibile non notare la nomina di Antonio Gentile (Ncd) a sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti e quella di Francesca Barracciu (Pd) alla cultura. Entrambi sono infatti coinvolti in vicende recentissime, impossibile che i collaboratori del premier non ne fossero a conoscenza. gentile-tuttacronacaCosì si legge sull’Huffington Post:

Il primo, Gentile, l’uomo di Angelino Alfano in Calabria, è toccato da una inchiesta sulla sanità calabrese ed è stato chiamato in causa nella censura del quotidiano L’Ora della Calabria. Questo ultimo fatto è accaduto nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, quando dalla redazione del quotidiano diretto da Luciano Regolo vengono inviate le pagine alla tipografia per la stampa. In prima pagina una notizia clamorosa, in esclusiva: il figlio del senatore Antonio Gentile, Andrea, è indagato per abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione per delinquere. Il direttore Regolo dice di ricevere una telefonata dal tipografo che si propone come mediatore della famiglia Gentile: il giornale potrà uscire soltanto se epurato della notizia. Regolo naturalmente si rifiuta di eseguire l’ordine, ma il tipografo insiste e secondo le parole del direttore usa un linguaggio mafioso: “Attenzione perché quando il cinghiale viene ferito, poi ammazza tutti”.

Regolo riferisce che quste parole di minaccia sarebbero state usate anche con l’editore del quotidiano, Alfredo Citrigno, che comunque aveva già tentato di convincere Regolo a togliere quella news. La direzione però è irremovibile, e nella notte un improbabile incidente alle rotative impedisce che il quotidiano esca. La notizia è stata poi pubblicata lo stesso 19 febbraio nel sito online del quotidiano, mentre Regolo ha convocato una conferenza stampa per denunciare il brutto episodio, poi ripreso dalla stampa nazionale. Sul caso la Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo, mentre Antonio Gentile ha respinto qualsiasi implicazione nell’episodio. E a quanto pare il neo premier non si è posto un problema di opportunità politica per sua presenza nel governo.

Quello del senatore calabrese non è l’unico nome fuori logo nella lista dei sottosegretari. Renzi infatti ha ripescato a sorpresa Francesca Barracciu (Pd), candidata alle regionali della Sardegna e poi costretta a fare marcia indietro perché coinvolta in una inchiesta sui fondi regionali sardi che ha portato lo scorso novembre all’arresto dell’ex capogruppo Pdl Mario Diana, del consigliere Carlo Sanjust (Pdl) e dell’imprenditore Riccardo Cogoni. Barracciu è accusata di peculato in una indagine che ha coinvolto quasi tutti i gruppi consigliari. Secondo gli inquirenti i fondi destinati ai gruppi sarebbero stati utilizzati a scopi personali.

Il ministro Lupi indagato in Sardegna

maurizio-lupi_indagato-tuttacronacaIl ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e l’attuale responsabile dell’autorità portuale di Olbia Fedele Sanciu risultano indagati dalla procura della Repubblica di tempio Pausania per concorso in abuso in atti d’ufficio. L’inchiesta riguarda la nomina del commissario dell’Authority del porto di Olbia. L’indagine è scattata a seguito della nomina a commissario di Sanciu, ex senatore del Pdl. Quello che la procura vuole chiarire sono competenze e titoli accademici necessari per ricoprire l’incarico, anche dopo aver ricevuto un esposto, da un consigliere provinciale, che ha chiesto alla magistratura inquirente di verificare la congruità dei requisiti in relazione all’incarico assegnato. Come ricorda Repubblica, un fatto analogo era accaduto alcuni mesi fa, con una inchiesta avviata dalla Procura di Cagliari, per la nomina dell’ex senatore del Pdl Piergiorgio Massidda, al vertice del porto del capoluogo.

Dopo la sua decadenza per carenza di titoli era stato rinominato, ma come commissario straordinario del Porto, da Lupi dopo vari ricorsi al Tar da chi accampava maggiori diritti per quell’incarico. La parola finale il 29 gennaio l’ha posta il Consiglio di Stato respingendo la richiesta di sospensiva della sentenza che aveva estromesso Massidda dalla presidenza. Lupi lo aveva ricollocato commissario ed era scattata l’inchiesta del pm di Cagliari con l’accusa di abuso d’ufficio per il ministro verso il quale dovrebbe essere il tribunale dei ministri a procedere.

Viceministri e Sottosegretari: il governo Renzi presenta la lista

renzi-lista-tuttacronacaE’ stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, a comunicare che il Governo Renzi avrà in tutto 62 membri: oltre ai 16 ministri ci saranno 35 sottosegretari e 9 viceministri. Questa la lista completa:

Sottosegretari alla presidenza del Consiglio
Luca Lotti (PD), Marco Minniti (PD), Sandro Gozi (PD)

 Viceministri
Interni – Filippo Bubbico (PD)
Economia – Enrico Morando (PD), Luigi Casero (Ncd)
Sviluppo Economico – Carlo Calenda (Sc)
Telecomunicazioni – Antonello Giacomelli (PD)
Esteri – Lapo Pistelli (PD)
Infrastrutture – Riccardo Nencini(Psi)

Sottosegretari 
Interni – Gianpiero Bocci (PD), Domenico Manzione (Ncd)
Istruzione – Angelo D’Onghia (Popolari), Gabriele Toccafondi (Ncd),Roberto Reggi (PD)
Economia – Pier Paolo Baretta (PD), Enrico Zanetti (Scelta Civica), Giovanni Legnini (PD)
Sviluppo Economico – Claudio De Vincenti (Pd), Simona Vicari (Ncd)
Lavoro- Massimo Cassano (Ncd), Teresa Bellanova (PD),  Franca Biondelli (PD), Luigi Bobba (PD),
Esteri – Mario Giro (Popolari per l’Italia), Benedetto Della Vedova (Sc)
Difesa – Domenico Rossi(Udc), Gioacchino Alfano (Ncd)
Giustizia – Enrico Costa (Ncd), Cosimo Ferri (indipendente)
Affari Regionali – Gianclaudio Bressa (PD)
Salute – Vito De Filippo (PD)
Cultura – Francesca Barracciu (PD), Ilaria Borletti Buitoni (Sc)
Coesione Territoriale – Vincenzo De Luca
Infrastrutture – Antonio Gentile (Ncd), Umberto Del Basso De Caro (PD)
Riforme e Rapporti col Parlamento – Ivan Scalfarotto (PD), Luciano Pizzetti (PD), Maria Teresa Amici (PD)
Agricoltura – Andrea Olivero (Popolari) e Giuseppe Castiglione (Ncd)
Ambiente – Silvia Velo (PD), Barbara Degani (Ncd)
Semplificazione e Pubblica Amministrazione – Angelo Rughetti (PD)

“Zitti, quattro e a casa”: la Taverna si esprime tramite Totti sui dissidenti espulsi

4-e-a-casa-tuttacronacaLa grillina Paola Taverna ha scelto il celebre gesto del capitano giallorosso Francesco Totti per festeggiare su Facebook l’espulsione di quattro membri del Movimento 5 Stelle: Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, che si sono macchiati di quello che per i pentastellati sembra il tradimento supremo, la maggior colpa possibile: pensare con la propria testa e criticare Grillo. La scelta del gesto di Totti non è casuale, con il suo chiaro riferimento al “Zitti, quattro e a casa” del capitano in occasione di un match contro la Juve vinto dai giallorossi per quattro reti a zero. Intervistata da Repubblica Paola Taverna non ha infatti nascosto la felicità: “Abbiamo fatto finalmente chiarezza. Sono felice come una iena”. E ancora: ”Stanotte pensavo: dov’è l’inghippo. Poi mi sono iluminata: il Pd vuole entrare nel Pse. E Renzi, per entrarci, ha bisogno di cambiare maggioranza”, spiega la senatrice grillina aggiungendo a proposito degli espulsi: ” Faranno insieme un gruppo aggiuntivo per Renzi”. A proposito della voce che parla di altri sette abbandoni al gruppo, la Taverna dice: “Siete fuori strada. Molti di meno, se mai qualcuno dovesse ancora andarsene”.

Civati alle grandi manovre? “Può nascere una nuova maggioranza”

civati-m5s-tuttacronacaE’ Antonello Caporale, de Il Fatto Quotidiano, a intervistare il dem Pippo Civati, unico del Pd ad opporsi a Renzi, pur votando la fiducia. Sembra che nelle ultime ore il suo telefono sia rovente, complice il fatto che diversi grillini siano usciti dal loro Movimento perchè in disaccordo con le imposizioni di Grillo. Ora in molti vociferano infatti sulla formazione di un nuovo gruppo di centrosinistra. Di cui potrebbero fare parte i fuoriusciti a cinque stelle, i civatiani e Sel. Civati stesso cerca di spiegare la situazione:

Pippo Civati è un rompib***e professionista. A volte eccede con la sua vitalità. “Pensi quale nebbia avvolgerebbe il Pd se anche io tacessi sulle consorterie, le piccole ambizioni personali, le fregature e gli errori che il mio partito fa”.

Ha detto no a Renzi in direzione, però sì al voto di fiducia e poi è sembrato ricredersi ancora. Siamo a un surplus di riflessione.
Ho parlato contro solo io nel luogo deputato, il partito, e ho fatto il mio dovere. Sono stato mandato in minoranza e non mi era concesso da parlamentare del Pd negare la fiducia. Ho poi spiegato quel che si muove a sinistra del Pd, e che il partito non vuole vedere. Fa il finto tonto pur di stare con Alfano.

È notizia di oggi: la compagine che si allontana da Grillo insieme ai suoi e a Sel potrebbe formare un gruppo parlamentare autonomo.
La questione centrale è un’altra: ci sono i numeri per avanzare la richiesta di un governo di centrosinistra, ma il Pd sceglie di fare un esecutivo di centrodestra. Troveremo il modo opportuno per organizzarci.

Se fa il gruppo autonomo è fuori dal Pd.
Ma no! Dobbiamo solo trovare il modo che questa risorsa politica, questo serbatoio sia linfa vitale per la sinistra e interlocutore prezioso per il Partito democratico. Magari si può pensare a una rete, a una colleganza diversa. Quel che non si deve fare è tacere questa grande opportunità.

Ha votato Renzi piangendo.
Cos’altro dovevo fare? Se però in direzione si fosse opposto anche Cuperlo, invece di spingerlo a Palazzo Chigi, credo che Renzi non avrebbe tolto di mezzo Letta. Noto che Gianni ora parla di una ferita aperta. Se ne accorge solo adesso?

Cosa gli è successo, secondo lei?
Si sono incartati, si sono auto ingabbiati . Chi lo ha fatto per ignavia, chi pensando al seggio, chi per ambizione, ritenendo che mandando Renzi a Palazzo Chigi avrebbe trovato un partito disabitato, chi invece ha pensato a una poltrona da ministro nel nuovo esecutivo. Faccia la somma di questi atteggiamenti e metta poi che dalla trincea nella quale Letta era riparato riceveva consigli da amici poco sinceri che invece di aiutarlo lo avrebbero condotto sulla strada dell’immobilismo, del suicidio. Aggiunga infine che negli ultimi mesi Letta è andato nel pallone e vede che si ritrova coi conti.

Quanti traditori.
L’incredibile è che Renzi si piglia il governo coi voti di Bersani ma coopta le truppe di Franceschini.

Frankenstein, l’ha definito.
L’ho chiamato così per sfotterlo. Ma certo il suo è stato un protagonismo opaco. In politica il ravvedimento è comunque pratica comune e conosciuta. Devo dirle che neanche i dalemiani (non tutti) mi sembrano determinati alla lotta, quindi comprende che gli spazi di manovra per il nuovo premier sono ampi.

Durerà?
Penso fino al prossimo anno. Le elezioni sono nelle cose, il suo programma adesso è piuttosto taciuto. Capisco che non voglia impegnarsi troppo su un singolo tema, sennò finisce come con l’Italicum: a giorni alterni diviene legge dello Stato o tema da approfondire, testo pronto per l’uso o disciplina al di là da venire. Si tiene cauto.

Le ha persino nominato ministro una dirigente della sua area.
Solo allo scopo di sfregiarmi. Ritenendomi residuale, ha voluto procurare un dissidio interno, mettermi in difficoltà. Anche questa è politica.

Vada a confortare i grillini fuoriusciti.
Ci avessero pensato prima!

L’esplosione è interna al M5S: arrivano le prime dimissioni

boom5s-tuttacronacaI primi pentastellati, a seguito dell’espulsione dal Movimento dei quattro dissidenti, hanno formalizzato le proprie dimissioni dal Senato della Repubblica. Si tratta di Maria Mussini, Luis Orellana, Monica Casaletto, Alessandra Bencini, Laura Bignami e Maurizio Romani. A breve, dovrebbero unirsi a loro anche Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Lorenzo Battista. Si tratta di nove senatori grillini che si trovano in dissenso con la gestione del gruppo da parte del semplice portavoce Grillo. Ma non sono gli unici: anche altri lamentano sofferenza per la direzione presa dagli eventi. Tra questi, come ricorda l’Huffington Post, Roberto Cotti, Ivana Simeoni e Michela Montevecchi. Le motivazioni, del disagio generale ancor prima che delle dimissioni dei sei, sono chiaramente indicate nella lettera che Romani ha indirizzato a Pietro Grasso:

“Di mia personale iniziativa mi dimetto dalla carica di Senatore della Repubblica. Lo faccio con dolore ma con convinzione, per rimanere coerente con i miei valori e con l’impegno preso con gli elettori. Definire dissidente ed arrivare ad espellere chi pensa con la propria testa e ha il coraggio delle proprie idee è una mossa suicida; a ciò si aggiunga la rabbia e la violenza che ho visto usare verso i nostri colleghi. Non voglio essere complice di questa specie di linciaggio. In questo modo il Movimento non guadagna coesione, come dice Beppe Grillo, invece perde alcune delle sue forze migliori ed alcuni dei suoi rappresentanti più credibili”.

Analoghe argomentazioni nel testo vergato dalla Bignami:

“In seguito agli ultimi avvenimenti di cui sono stato spettatore attonito e le posizioni assunte dal gruppo parlamentare nel quale sono stata eletta desidero comunicare la mia intenzione di dimettermi dalla carica di Senatore della Repubblica”

La Mussini ha spiegato: “Mi dimetto perchè voglio un Movimento 5 Stelle sano. Ci credo fermamente, per questo ho presentato le mie dimissioni alla presidenza del Senato”. E ha aggiunto: “Stamani ho sentito l’intervendo di Battista in Aula e non posso rassegnarmi al fatto che il Movimento si privi delle sue menti migliori”. Certo, il passaggio non è immediato, visto che le dimissioni devono essere calendarizzate e poi votate dall’Aula. E, per prassi istituzionale, la prima volta verranno respinta. Una situazione in continua evoluzione. Alla Camera li hanno seguiti Alessio Tacconi e Ivan Catalano. Raggiunto dall’Huffingtonpost, quest’ultimo ha ammesso: “Era una situazione che non si poteva più sopportare, non volevo più rimanere in un ambiente come quello. Ora mi prendo qualche giorno per riposare, poi vedrò il da farsi”. La settimana prossima Gianroberto Casaleggio sarà a Roma. Mercoledì, giovedì forse. “Un incontro previsto, solo routine”, spiega lo staff. Ma è difficile che il big bang a cinque stelle non trovi spazio nell’agenda dei suoi appuntamenti

“Matteo ha fatto fuori più comunisti di me”: l’elogio di Berlusconi

Matteo-Renzi-Silvio-Berlusconi_tuttacronacaSilvio Berlusconi elogia il neo premier Matteo Renzi con parole che fanno raggelare: “Matteo ha fatto fuori più comunisti di me”. Il segretario de, secondo il leader di Forza Italia, starebbe portando avanti più e meglio di lui la sua storica “campagna di liberazione”. Ne parla su Republica Francesco Bei:

“Ha fatto fuori più comunisti lui in due mesi che io in vent’anni”. È arrivato a dire questo, Silvio Berlusconi, in un elogio che è ormai quotidiano nei confronti di Matteo Renzi. “Di lui mi fido, peccato non sia uno dei nostri, perché ha tutto di noi: è un democratico, è un liberale, è un boyscout” continua a ripetere ai suoi interlocutori. Così martedì sera, ricevendo ad Arcore alcuni dirigenti liguri di Forza Italia. Sicuro che il premier “rispetterà i patti” sulle riforme: “Ha il gradimento della gente, molti dicono sia il mio successore. Vedremo”.

Viene così confermato il sostanziale appoggio di Berlusconi al nuovo governo sulle riforme, pur restando tra i banchi dell’opposizione. Scrive ancora Bei:

Opposizione sull’ordinaria amministrazione, ma non certo sulle grandi riforme. Musica per le orecchie del Cavaliere le parole con cui ieri da Treviso Renzi ha ventilato un taglio dellIrap, quella che Berlusconi ha sempre definito “imposta di rapina” sulle imprese. “È quel che vado ripetendo io da anni, da imprenditore volete che si possa votare contro o contro la riforma del lavoro?” è il commento coi deputati che lo hanno sentito. Perché da Villa San Martino il leader forzista per ora non si muove, in piena sindrome da inabissamento. Niente rientro a Roma, come pure era previsto ieri in un primo momento. E non ha intenzione di muoversi da lì fino alla settimana prossima (anche se i giovani del Ppe riuniti a Roma hanno confermato la sua presenza sabato).

Fuori i dissidenti: i militanti del M5S hanno deciso

dissidenti-m5s-tuttacronacaE’ stato Beppe Grillo a dare l’annuncio: i militanti del Movimento 5 Stelle iscritti al suo blog hanno votato decretando l’espulsione dei quattro senatori dissidenti Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Luis Orellana e Francesco Bocchino. Nel dettaglio “29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione. 13.485 hanno votato contro”. Il leader dei pentastellati ha quindi ringraziato “tutti coloro che hanno partecipato” al sondaggio in rete sulla decisione dei gruppi parlamentari. Hanno partecipato alla votazione 43.368 iscritti certificati. Immediate le reazioni di alcuni deputati pentastellati, con Alessio Tacconi che, a La Zanzara su Radio 24 ha affermato: “Esco dal gruppo M5S alla Camera e con me ci sono altri 5 deputati”. Il parlamentare ha poi aggiunto: “Con questo voto  si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Grillo e Casaleggio. Nel movimento comandano solo loro, di fatto sono il braccio e la mente”. Per quel che riguarda il sistema di voto Tacconi ha quindi affermato: “Il sistema di voto è in mano alla Casaleggio Associati e ci dobbiamo per forza fidare. Se fosse affidato a terzi sarebbe più trasparente, non lasciando spazio a dubbi”.

“Sono peggio dei fascisti”: il Movimento 5 Stelle verso la scissione?

strappo-m5s-tuttacronaca“Scusaci, ma oggi non parliamo con la stampa, qualunque cosa diciamo, anche per il solo fatto di dirla, verrebbe usata contro di noi”. E’ quanto dicono Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Orellana, che ripetono anche “Siamo sereni”. Ma se loro lo sono, non si può dire lo stesso all’interno di quel Movimento 5 Stelle del quale fanno parte, anche se sarà la rete a decidere se potranno rimanere o no, visto che i diarchi stellati hanno deciso di espellerli dal proprio gruppo parlamentare. Oggi il Movimento è riunito ma, dopo tre ore di riunione e con l’ultima mediazione saltata, i quattro hanno abbandonato la sala. Con loro, altri sei: Bignami, Bencini, Di Pietro, Pepe, Vacciano e Fedeli. Alessandra Bencini è uscita in lacrime annunciando di volersene andare. E il numero, giurano, è in aumento e dovrebbe raggiungere la quota necessaria per un gruppo autonomo al senato. Mentre loro uscivano, gli insulti sono volati da entrambe le parti: “Sono degli str***i, peggio dei fascisti. Meglio che me ne vado- gridava una senatrice furibonda- prima che li prendo a borsettate”. I toni del post di Beppe hanno così provocato una slavina. Riporta l’Hugginton Post:

“Io con questa roba non ho nulla a che fare, voglio andarmene da questa follia”, sbotta un senatore, gli occhi lucidi. Lui e una sette, otto, forse una decina di suoi colleghi hanno deciso: “Un minuto dopo la ratifica dell’espulsione ci dimettiamo, questa schifezza è un Soviet, non il Movimento che abbiamo conosciuto”. Un numero preciso non è ancora prevedibile, ma sono molti che dicono senza mezzi termini che “ormai è certo, non si torna indietro”.

Il deputato Ivan Catalano parla di “Grande Fratello”, il collega Manlio Di Stefano non fa nulla per smentirlo, con un post su Facebook che richiama sensazioni e sapori di altre epoche – poco felici – dell’italica storia: “Abbiamo bisogno di essere come la testuggine spartana, ognuno di noi deve sentirsi protetto dal compagno al suo fianco. In questi undici mesi ho sempre sentito, nei momenti fondamentali, una spada conficcarsi al mio fianco. Questo non è più tollerabile. Fate la vostra scelta. In alto i cuori!”

Uno vale uno, dunque, ma l’irritazione del capo vale più di tutto. Tant’è che il voto che gli attivisti stanno trovando aprendo il portale è unico. Prendere o lasciare, tutti sono uguali, tutti si sono macchiati dello stesso reato, quello di criticare il leader. Ritieni che Bocchino sia da salvare e Orellana da condannare? Non lo puoi fare, non puoi pensare. O cacci i quattro rei di lesa maestà, o li tieni in blocco.

Un anno fa il Movimento vinceva le elezioni. Un anno fa ragazzi sorridenti e mamme con passeggini portavano una ventata d’aria fresca in Transatlantico. Nello stesso luogo, un protagonista di quell’allegra rivoluzione oggi abbassa gli occhi e commenta: “Ci abbiamo messo davvero poco per trasformarci in una cosa completamente diversa. Peccato, perché io ci avevo creduto. E spero di tornare ancora a crederci”.

La prima uscita ufficiale di Renzi: la giornata a Treviso del neo premier

renzi-tuttacronaca-uscitaufficialeMatteo Renzi, come aveva anticipato nei giorni scorsi, oggi è partito alla volta di Treviso per la sua prima uscita ufficiale da neo premier. Prima tappa: la scuola media Coletti a S.Liberale dove, ad attenderlo, ha trovato dei militanti di Forza Nuova con uno striscione: “Dopo Monti e Letta, ecco Renzi, la terza marionetta”. “Faremo il possibile”: Matteo Renzi ha risposto così a una rappresentante del comitato dei genitori delle scuole di Treviso, Maria Riso, che ha avuto modo di incontrarlo alla media Coletti e di sollecitargli “meno tagli alle scuole, anche se sappiamo che i problemi sono tantissimi”.

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“Se c’è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it. Ogni settimana andrò nelle scuole ad ascoltare le richieste e poi torno a Roma con i compiti a casa”. Il premier Matteo Renzi si rivolge così ad insegnanti ed alunni della scuola Coletti di Treviso, annunciando nei prossimi giorni l’apertura di una casella di posta per ascoltare richieste e problemi. Renzi ha sottolineato più volte l’importanza dell’educazione scolastica come “punto di ripartenza del Paese”. Renzi ha incontrato per quasi un’ora ragazzi e insegnanti della scuola multietnica alla periferia di Treviso in un auditorium molto pieno insieme ai ministri dell’Istruzione Stefania Giannini e a quello del Lavoro Giuliano Poletti. “L’Italia – ha sostenuto Renzi – diventa grande ed importante solo se riesce ad investire nella scuola. Per questo noi abbiamo deciso di partire da qui dopo che negli ultimi anni gli insegnanti sono stati considerati un po’ poco”. Il presidente del Consiglio ha interagito con domande e risposte con gli studenti improvvisando una lezione di educazione civica su temi come l’arte e l’inquinamento sottolineando come “il presidente del Consiglio e il sindaco possono fare qualcosa ma non bastano per risolvere i problemi”. “Al governo – ha spiegato Renzi – dobbiamo guardare allo spread e ai mercati, ma poi i Paesi si salvano solo se le scuole funzionano”.

Schermata 2014-02-26 alle 17In seguito, il neo premier ha incontrato i sindaci a Santa Caterina, mentre alle 11:30 si è recato a Palazzo Rinaldi con gli imprenditori. Qui lo hanno “accolto” i Forconi con cartelli e striscioni durissimi, e anche con qualche arancia volata per aria. “Meglio un morto in casa che Renzi sulla porta”, “Quante croci ancora nel nostro territorio?”, “Via il governo delle banche, al voto subito”. Il neo premier, in una conferenza stampa lampo, commenta così le contestazioni: “È normale, e noi non facciamo passerelle o tagli di nastri, parliamo con il paese reale”. E ancora: “Siamo consapevoli del grandissimo lavoro che dobbiamo fare”. Si è trattato, ha detto, di incontri “molto belli”, in cui sono state raccolte “difficoltà, dolore, grande attenzione” perché “un tempo questo era un luogo di piena occupazione”, oggi non più. Oggi stiamo andando nelle scuole perché – ha spiegato – “sono il luogo di ripartenza del paese”.

La nota stonata arriva però dal mancato incontro con i delegati sindacali della Electrolux e il premier Matteo Renzi, che i lavoratori aspettavano oggi a Treviso. Fonti di Palazzo Chigi, hanno spiegato che il confronto non c’è stato perché c’è un tavolo aperto sulla vertenza al Ministero dello sviluppo economico. Precedentemente, i sindacati avevano sottolineato che intendevano chiedere a Renzi un intervento per la riduzione del cuneo fiscale “per non dare più alibi ad Electrolux riguardo alla sua permanenza in Italia”. Dopo la conferenza stampa, Renzi si è recato in visita ad H-Farm a Roncade, incubatore di start-up nato con l’obiettivo di aiutare giovani imprenditori nel lancio delle loro iniziative basate su modelli di business innovativi nel settore internet.

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La difesa dei dissidenti: continua il botta e risposta nel M5S

beppe-grillo-movimento-cinque-stelle-tuttacronacaIl popolo pentastellato della rete deve decidere l’espulsione dal Movimento 5 Stelle di Luis Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, “colpevoli” di aver criticato Grillo. Loro, nel frattempo, hanno realizzato, e postato su Youtube, un video di difesa con il quale espongono la loro versione dei fatti. Mentre Orellana sottolinea che i “gruppi territoriali non ci hanno mai sfiduciati con un voto assembleare, ne’ nel caso mio a Pavia ne’ nel caso di Palermo”, Bocchino aggiunge che la presunta sfiducia da Palermo “arriva da una minoranza di iscritti al meet up, per di più, mi spiace dirlo, parenti e conviventi dei deputati della Camera”. Anche Battista ritiene il capo d’imputazione molto debole: “se anche avessimo detto una caz***a, è normale espellere per il reato di caz***a?”. E ancora, Campanella obietta: “siamo il Movimento della democrazia diretta e non possiamo neanche dire che qualcosa poteva essere fatta meglio, ma stiamo scherzando?”

Matteo Renzi… come Mr. Bean! Il paragone che arriva da Berlino

tuttacronaca-renzi_beanSiamo abituati, sia in Italia che all’estero, all’abbinamento Renzi-Fonzie, ma ora un giornale tedesco mette a confronto il nuovo presidente del Consiglio con un famosissimo personaggio di cabaret. E’ il quotidiano di Berlino Die Tageszeitung che presenta il premier italiano appaiandolo a Mr Bean. Il risultato: una gallery che mostra i due con la stessa mimica, le stesse espressioni e gli stessi gesti. Foto che, scrive lo stesso giornale, parlano da sé. Questo il risultato del confronto tra Matteo Renzi e Rowan Atkinson:

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Il carteggio Renzi-Di Maio spopola in rete… in versione rivisitata!

n-RENZI-DI-MAIO-PIZZINI-tuttacronacaLuigi Di Maio, vicepresidente della Camera, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio, ha pubblicato su Facebook le foto del carteggio tra lui e il neo premier Matteo Renzi. Ovviamente questo scambio di pizzini non ha lasciato indifferente il popolo della rete che ha pubblicato la sua personale versione su Twitter. “Caro Luigi, scusa l’ingenuità: ti vuoi mettere con me? Sì, no, Rodotà. Firmato Matteo”, recita uno. Mentre su un altro si legge: “Scusa l’ingenuità Luigi, ma voi ce li avete veramente i chip sotto pelle? Conosco uno che forse potrebbe provare ad estrarli. Per quanto mi riguarda sono disponibile a dialogare quando vuoi. Se porti due sirene ti faccio conoscere Bildenberg”.

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Ma non finisce qui: l’ondata di umorismo non ha risparmiato nemmeno Leonardo Pieraccioni: “Mi è appena arrivato un pizzino da Ceccherini, me ne dissocio fermamente”. Poi nella foto si legge: “Hai mica il telefono di quella Boschi?”. Un altro utente diffonde la foto del suo messaggio “segreto”: “Vedo che nella credenza ci sono solo paste corte, io vorrei anche quella lunga. Possiamo confrontarci o è sempre così? Giusto per capire, senza polemiche”. Ancora: “Quando tagli il prosciutto rincartalo con la carta da sottovuoto”. E poi, un biglietto con un cuore: “Non c’è scia chimica che possa dividerci. Luigi e Matteo 4 EVER”. Come se non bastasse, in Twitter ha spopolato l’hashtag #adottaungrillino:

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Renzi incassa la fiducia anche dalla Camera

renzi-camera-fiducia-tuttacronacaErano 599 i presenti nell’Aula della Camera dei deputati, oggi, per votare la fiducia al governo Renzi. A seguito di un pomeriggio di dibattito e dichiarazioni, il neo presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incassato la fiducia con 378 sì, 220 no e un astenuto. Ieri era stata la volta del voto al Senato, votazione parimenti conclusasi con la vittoria, anche se un filo risicata rispetto alle aspettative, dei sì.

Lo spot Ceres che deride gli elettori italiani

ceres-gratis-tuttacronacaAncora una pubblicità del famoso marchio di birra Ceres che fa dell’ironia sull’Italia e gli italiani. L’idea è quella di offrire una Ceres gratis a chi ha votato Matteo Renzi alle politiche. Ovviamente nessuno, visto che il neo premier, in quell’occasione, non era stato candidato. Già nel 2013, quando alle elezioni gli italiani si sono mostrati particolarmente scissi sulle preferenze, fatto che ha portato alla creazione delle larghe intese, la campagna pubblicitaria aveva preso di mira la vita politica del Belpaese: “Prima si vota poi si beve, non come l’altra volta”.

Matteo Renzi, Luigi Di Maio… e i pizzini tra loro

Matteo-Renzi-premier-tuttacronacaIn mattinata, durante il dibattito sul programma del neo premier Renzi, in Aula alla Camera giravano “pizzini” tra il presidente del Consiglio e il vicepresidente della Camera ed esponente di M5S Luigi Di Maio. Al gruppo dei pentastellati appartiene anche Andrea Colletti, che durante il dibattito lo aveva duramente criticato: “Lei qui è un abusivo, entrato con una manovra di Palazzo dopo aver accoltellato il suo compagno di partito. Lei è ancora più bravo di Berlusconi, un vero venditore di pentole. Il Giorgio Mastrota” della politica. E aggiungeva: “Noi abbiamo un vero rispetto delle Istituzioni, che voi non potete rappresentare invece”.

faceDopo l’intervento, un primo commesso ha raggiunto Di Maio portando un pizzino scritto da Renzi. Da là, ha preso l’avvio il carteggio che il pentastellato ha in seguito pubblicato in Facebook scrivendo: ”Tanti giornalisti mi contattano perche’ stamattina in Aula hanno visto uno scambio di biglietti (iniziato da lui) tra me e Matteo Renzi. Li hanno definiti ‘pizzini tra Renzi e Di Maio’. Ci conoscete, massima trasparenza, li leggerete a breve”. A seguire, le immagini del carteggio. Scrive il premier Renzi a Di Maio: “Scusa l’ingenuità, caro Luigi. Ma voi fate sempre cosi? Io mi ero fatto l’idea che su alcuni temi potessimo davvero confrontarci, ma è così oggi per esigenze di comunicazione o è sempre così ed è impossibile confrontarsi? Giusto per capire. Sul serio, senza alcuna polemica”. Replica Di Maio: “Ciao, 1) guida al regolamento: i banchi del governo devono essere liberi da deputati quando qualcuno parla in aula. Il governo è tenuto ad ascoltare i deputati. La Boldrini doveva richiamare la Polverini. Non lo ha fatto. 2) Forse non è chiaro che in un anno abbiamo visto di tutto. Abbiamo visto la tua maggioranza votare in 10 mesi: 2,5 miliardi di euro di condono alle slot machine. 7,5 miliardi di euro alle banche. 50 miliardi di euro per gli F35. Che ti aspettavi gli applausi?” Ribatte Renzi: “Capisco. Se vedi occasioni reali di dialogo nell’interesse dei cittadini (a me della parte mediatica interessa il giusto: ognuno fa la sua parte). Fammi sapere. So che parli con Giachetti. Se ti va bene utilizziamo lui come contatto. Se ci sono cose fattibili insieme alla luce del sole, nell’interesse degli italiani, io ci sono. Buon lavoro. Matteo Renzi.” Nuovo pizzino del pentastellato: “Io parlo con Giachetti perchè lavoriamo insieme ogni giorno. Come tanti nostri colleghi che lavorano in commissione. Il Parlamento serve a questo. Però ora basta con questi biglietti berlusconi. Ci vediamo alla prova dei voti, in Aula, davanti al Paese intero.”

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La bufala di Matteo Renzi e i gesti massonici

gesti-massonici-renzi-monti-tuttacronacaMolte sono le foto scattate al neo premier Matteo Renzi in occasione della cerimonia della Campanella con Enrico Letta, gesto che sancisce la tradizionale “consegna” del governo da un premier all’altro. Tra le immagini catturate lo scorso sabato, una in particolare ha colpito l’attenzione della pagina Tu Lo Chiami Dio Ma Io Non Lo Conosco II. Pubblica infatti uno scatto che mette a confronto la posizione delle dita della mano sinistra di Matteo Renzi con la mano sinistra di Giorgio Napolitano, in una foto scattata il giorno del giuramento del governo Letta. L’immagine è apparsa anche su un’altra pagina Facebook, Protesi di complotto, che commenta ironicamente l’idea del gesto massonico: “In effetti non riesco a pensare a problemi più gravi dei gesti massonici, in Italia. Forse giusto l’impennata dei prezzi del bario.” Quel gesto, in effetti, non sarebbe neanche codificato dagli esperti di massoneria come un segnale di riconoscimento come sarebbero, ad esempio, la mano sotto al mento o la mano al nodo della cravatta.

Bersani arriva alla Camera: standing ovation per lui

BERSANI-RENZI-tuttacronacaSi vota la fiducia al governo Renzi oggi alla Camera e anche Pier Luigi Bersani, cinquanta giorni dopo esser stato colpito dal malore, ha fatto la sua apparizione. Al Transatlantico l’arrivo dell’ex segretario è stato accolto con grande calore e un lungo applauso. “Sono venuto ad abbracciare Enrico” Letta. “Ma ancora non è arrivato?”. Le prime parole dell’ex ministro. Durante la discussione generale sulla fiducia, il deputato Pippo Civati ha detto: “Ciao Matteo volevo dirti che stai sbagliando: anche io ho sognato che la nostra generazione andasse al governo, ma con il voto delle persone e non con una manovra di palazzo che neanche ai tempi di Mariano Rumor”. E ha aggiunto: “Oggi credo di rappresentare il disagio di molti elettori, non di tutti, del Pd. Disagio che si è manifestato anche ieri in alcuni interventi al Senato e che è molto forte. Se ho deciso alla fine, dopo un lungo travaglio, di votare la fiducia e di prendere anche dei fischi lo faccio perché come ha detto Bersani non si deve sfasciare tutto”. Ha poi concluso: “Io non ho altro da aggiungere. Ho cercato di convincere tutti voi che questa fosse la strada sbagliata, non ci sono riuscito. Ti consiglio di tenere altro viaggio, come dice un poeta a cui siamo affezionati. Lavorerò perché si ricostruisca quel centrosinistra con cui ci siamo presentati alle elezioni. Centrosinistra che rimane la mia ossessione ma anche la vera speranza per il paese”.

Renzi e Padoan “figli della Troika”: protesta grillina alla Camera

carlo-sibilia-tuttacronacaDibattito sulla fiducia oggi alla Camera e il deputato pentastellato Carlo Sibilia prende la parola per attaccare Matteo Renzio. Il grillino si è reso protagonista di un battibecco con la presidente della Camera Laura Boldrini dopo aver detto: “A Matte’, sveglia!” Pronta la reazione della Boldrini che sbotta richiamando il deputato: “Usi un tono consono”. Il grillino viene richiamato più volte nel corso del suo intervento per i suoi reiterati attacchi fino all’ultimo, quando definisce Renzi e Padoan “Figli di Troika”. Attorno a lui, gli altri deputati hanno esposto il cartello in cui c’è scritta la stessa cosa.

#stiamoapposto, il video di denuncia del M5S: auto blu in divieto di sosta

auto-blu-divieto-sosta-tuttacronaca#stiamoapposto, è questo l’hashtag che compare alla fine di un video pubblicato su Youtube di parlamentari del Movimento 5 Stelle che vogliono denunciare il fatto che, nonostante cambino i protagonisti e si trasformino le modalità, quello che resta invariata è la sostanza. Nella serata di lunedì 24 febbraio, mentre nell’Aula del Senato si votava la fiducia al governo Renzi, all’esterno, proprio davanti Palazzo Madama, le auto blu degli Onorevoli si trovavano parcheggiate in divieto di sosta. Insomma, un primo fallo del nuovo governo.

Renzi pronto per la votazione alla camera: da domani inizia il tour

renzi-twitter-tuttacronacaIeri il neo premieri Matteo Renzi ha incassato la fiducia al Senato con 169 voti favorevoli. Oggi, come lui stesso sottolinea con un tweet mattutino, è il turno della Camera. Il segretario dem, sul social network, ha condiviso il programma della giornata, con la votazione a Montecitorio a partire dalle 10. Non solo: ha già reso nota anche l’agenda di mercoledì: “Domani scuole, lavoratori, imprenditori, sindaci a Treviso”. Il nuovo presidente del Consiglio, infatti, si è ripromesso di visitare, ogni settimana, una città diversa, per toccare con mano la situazione in tutta Italia e le diverse realtà.

Con 169 sì, Renzi incassa la fiducia

matteo-renzi-tuttacronacaMatteo Renzi e il suo governo hanno ottenuto il voto di fiducia dal Senato. Per ottenere la maggioranza il neo premier aveva bisogno di 155 sì: ne ha incassati 169. 139 sono invece stati i no. La proclamazione dell’ok alla fiducia al governo Renzi è stata accolta da un timido applauso della maggioranza. In Aula, al momento della proclamazione, per il Governo erano presenti solo i ministri Roberta Pinotti e Maria Elena Boschi, ed il sottosegretario Graziano Delrio. In aula non c’era il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che si era allontanato durante la chiamata. I Senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi, Laura Cattaneo e Renzo Piano (Quest’ultimo all’estero) non hanno partecipato alla seduta del Senato che ha votato la fiducia al governo Renzi. Erano invece presenti ed hanno votato sì gli altri due senatori a vita, Mario Monti e Carlo Rubbia.

E Matteo Renzi cita Pertini in Senato

sandro-pertini-tuttacronacaIl premier Matteo Renzi, che oggi ha chiesto la fiducia al Senato, ha tenuto in serata il suo discorso di replica. “Al fatto che paradossalmente la Lega e Gal ci chiede un doppio registro rispondo che questo governo non avrà mai un doppio registro. Saremo gli stessi, trasparenti, non chiedeteci di essere diversi qui e fuori anche perché a differenza di altri siamo capaci di stare ancora in mezzo a persone”, ha detto il segretario del Pd. E riferendosi al suo governo: “Questa non è un’operazione di lifting o di potere. Se fosse un’operazione di potere, non scommetteremmo tutto noi stessi”. E aggiunge: “Non ci siamo dati una tempistica da calende greche: abbiamo detto che l’obiettivo è il 2018 e lo confermiamo”. Il neo premier ha quindi spiegato: “Difenderemo il bipolarismo e la possibilità di avere un vincitore non perché pensiamo di vincere, ma perché garantire un vincitore secco significa garantire che c’è uno a cui poter dare la colpa se non fa quello che ha detto”. Il premier, chiudendo il suo discorso, ha citato anche Sandro Pertini, di cui ricorre oggi l’anniversario della morte, avvenuta nel 1990: “I giovani non hanno bisogno di prediche, ma di esempi, onestà, coerenza e altruismo”. E ha quinid concluso: “fuori di qui non c’è bisogno di grandi discorsi. Le persone che ci guardano hanno bisogno che si passi dalle parole ai fatti e questo è l’invito che faccio al governo e al Senato”.

Salvini: “Visto che partorirà, quando farà il ministro Marianna Madia?”

MATTEO-SALVINI-tuttacronacaIl segretario della Lega Nord Matteo Salvini è intervenuto telefonicamente alla trasmissione Matrix dove torna ad attaccare la neo ministra della Pubblica Amministrazione: “Mi domando, visto che tra 3 mesi partorirà, quando Marianna Madia farà il ministro”. A quel punto Telese, il conduttore, ha chiesto perchè se la prenda con Madia: ”La Madia è l’ultimo dei miei problemi. Così come per Cecile Kyenge avevo contestato che non fosse stata scelta per le competenze, ma per il colore della pelle”. Ha quindi aggiunto: “Non vorrei che la Madia, che ha tutto il mio affetto come mamma e ripeto sono papà di due bimbi, fosse stata scelta per poter dire ‘guarda che governo smart: giovani, twittano, sorridono e c’è pure una ragazza incinta di 6 mesi’. E se partorirà, bene come mi auguro, per qualche settimana o per qualche mese farà la mamma partoriente, non la ministra”.

“Volevate smacchiare il giaguaro, avete ridipinto il gattopardo”: l’attacco M5S

paola-taverna-tuttacronacaIl discorso del neo premier Matteo Renzi non è stato affatto gradito alla pentastellata Paola Taverna che l’ha bocciato in toto. Nel discorso con il quale ribadisce il no alla fiducia cerca similitudini con Berlusconi e, inoltre, attacca l’intero Pd:

“Il più grande evasore e corruttore di minorenni lo abbiamo visto per 20 anni, vi riconosciamo a prima vista” ma ora, spiega, “aspira ad essere l’allievo che supera il maestro ma non lo faccia a spese degli italiani”.

La senatrice grillina prosegue quindi il suo attacco aggiungendo:

“Volevate smacchiare il giaguaro ed invece avete ridipinto il gattopardo. Alla faccia della discontinuità, ha messo Alfano per Alfano, Lorenzin per Lorenzin, Lupi per Lupi; Orlando cambia ministero come Delrio. Poi c’è il capitolo Franceschini che lei chiamava vice-disastro ed ora ci ha messo come ministro per i beni culturali. Grazie!”

 

“Non ho l’età”: e Matteo Renzi chiede la fiducia

renzi-fiducia-tuttacronacaOggi Matteo Renzi chiede la fiducia in Senato e ha aperto il suo intervento spiegando: “Ci avviciniamo a voi in punta di piedi, con il rispetto profondo e non formale che si deve a quest’aula, alla storia del Paese che trova in alcuni dei suoi luoghi non solo un simbolo, ma anche un elemento di unità profonda”. Siamo qui, ha insistito il premier, “con lo stupore di chi si rende conto di essere davanti a un pezzo di una storia che viene da una tradizione unica, ma contemporaneamente sappiamo che viviamo un tempo di grande difficoltà, di struggenti responsabilità. Di fronte all’ampiezza di questa sfida dobbiamo recuperare il giusto di fare dei sogni più grandi”. Renzi fa anche una citazione musicale: “Non ho l’età per stare in Senato”. Il premier prosegue quindi: “Comunico fin dall’inizio che vorrei essere l’ultimo presidente del consiglio a chiedere in quest’aula la fiducia”. E ancora: “Siamo qui davanti a voi per parlare un linguaggio di franchezza, al limite di brutalità”, dice Renzi che poi fa un riferimento a Grillo che, al termine della consultazione, si era definito ‘non democratico’: “Noi, a differenza di qualche leader, siamo orgogliosi di essere democratici, di apprezzare le regole del gioco della democrazia”. Dopo aver ribadito che il suo partito non ha comunque paura delle elezioni, scatenando l’ironia dei senatori M5S, afferma: “Abbiamo allungato l’orizzonte politico della legislatura. Ma arrivare al 2018 ha un senso soltanto se avvertiamo l’urgenza di un cambiamento radicale”. E ancora: “In questo governo ci sono i segretari dei partiti che lo sostengono, perchè questo è un governo politico e noi pensiamo che la parola politica non sia una parolaccia”. Renzi parla anche della scuola sottolineando come da là nasca il futuro e approfittando per parlare dello stato attuale del settore a partire dell’edilizia scolastica. Parlando degli obiettivi del nuovo governo, il neo premier ha voluto anche sottolineare che non vanno tuttavia scordati quelli raggiunti dal precedente presidente del Consiglio Enrico Letta. Parlando del lavoro del suo esecutivo afferma: “Il primo impegno è lo sblocco totale dei debiti della Pubblica Amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti”. “Porteremo immediatamente alla vostra attenzione una riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale con misure serie, irreversibili, non solo legate alla revisione della spesa, che porterà già nel semestre 2014 risultati immediati”. Dobbiamo “uscire” dalla situazione per cui l’Italia è “al penultimo posto della classifica Ocse per capacità di attrazione degli investimenti”. Così il premier Matteo Renzi. “Siamo percepiti all’esterno come un Paese meraviglioso per andare in vacanza. Ma c’è un Paese potenzialmente più attrattivo del nostro” per la capacità “di unire il vivere bene” con la “genialità e l’innovazione?”, domanda. Ancora, il neo premier sottolinea: “E’ arrivato il momento di dire con forza che la politica deve affidare tempi certi anche al ruolo dei dirigenti. Non esiste il tempo indeterminato, con i governi che passano e i dirigenti restano e fanno il bello e cattivo tempo”. E poi: “Nel mese di giugno porteremo all’attenzione di questo parlamento un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in aula in Senato. “Siamo un paese in cui lavorano più negli appalti gli avvocati che i muratori”, ha aggiunto Renzi. Sulla giustizia lo scontro ideologico andato avanti per 20 anni ha portato a posizioni “calcificate”, afferma Matteo Renzi parlando in Aula al Senato e annunciando un pacchetto organico di revisione che va dalla giustizia amministrativa a quella penale. Al riguardo, il presidente del Consiglio fa l’esempio del drogato o dell’ubriaco che provoca un incidente stradale mortale ricevendo una sanzione simile a quella di un semplice furto: “Tutto questo va cambiato”. Passa quindi a parlare dei diritti, appellandosi a una credibilità su questo tema. “Sui diritti lo sforzo da fare è di ascoltarsi e trovare un compromesso anche quando non mi soddisfa del tutto”. Così il premier Matteo Renzi, parlando in aula al Senato. “L’identità è la base dell’integrazione, un Paese che non si integra non ha futuro. A fronte di un dibattito che ha visto i diritti oggetto di scontro, facendone una bandierina in campagna elettorale senza poi fare nulla, con questo governo spero di trovare dei punti di sintesi ideali. Ad esempio per permettere alla bimba nata dove è nata la sua compagna di banco, dopo un ciclo scolastico, di diventare italiana”. Infine, il tema della legge elettorale: “Con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale e poi perdere l’occasione del contingentamento dei tempi”? Così Matteo Renzi, che definisce “una priorità” approvare l’Italicum alla Camera. Ma aggiunge: “Politicamente esiste un legame netto” con le riforme di Senato e titolo V: “Sono 3 parti della stessa cosa”. “Non consideriamo il Parlamento un inutile orpello, non abbiamo idea di venire a dettare linea e chiedere che rapidamente la si esegua nelle Aule. Ma fatevi carico insieme a noi, perché i tempi non sono più una variabile indipendente, o non saremo credibili non tanto per partner Ue ma per nostri cittadini”, aggiunge. Infine, dichiara di non voler trovare più alibi: “L’opportunità non è pari, è dispari: ce n’è solo una. C’è una sola occasione. Se dovessimo perdere non cercheremo alibi, se dovessimo perdere questa sfida la colpa sarebbe solo mia”.

La Mogherini e il suo “piano” per riportare in Italia i Marò

Salvatore-Girone-Massimiliano-Latorre-tuttacronaca

FedericaMogherini ha le idee chiare sui Marò e qualche giorno fa scriveva sul suo blog, che ora è chiuso, che era una ”vicenda complessa” con una “lunga sequenza di errori compiuti nel passato sui quali sarà utile fare piena chiarezza dopo che il caso si sarà concluso”.

Dall’altro ha sostenuto che la possibilità di una soluzione positiva ”è reale, purché attorno alla strategia dell’Italia ci sia il massimo dell’unità nazionale”. Inoltre la Mogherini sosteneva che l’unità nazionale  va mostrata:

“attorno ai rinnovati sforzi del governo e dell’inviato speciale Staffan De Mistura, evitando ogni forma di polemica, strumentalizzazione, protagonismo di singoli partiti o esponenti politici.

“È questa l’unica strada percorribile per dare più forza alla nostra posizione, a quella dei nostri due Marò e al percorso di internazionalizzazione della vicenda che si sta con successo costruendo. La possibilità che il caso trovi una soluzione positiva è reale, e dipende anche dalla capacità della politica italiana di mostrare maturità e responsabilità. Noi ci auguriamo che, almeno su questo, tutti siano in grado di capirlo e fare la propria parte”.

Proprio in questi minuti si sta tenendo un vertice a Palazzo Chigi sul caso dei marò italiani trattenuti in India. La riunione è stata convocata dalpresidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo quanto si è appreso, al vertice partecipano tra gli altri i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, e l’inviato italiano Staffan De Mistura.

Ma quali problemi italiani? Nel Pd c’è chi si preoccupa del campionato

arbitro_tuttacronacaE’ TMNews che riporta una nota del deputato Pd Marco Miccoli. Nel giorno in cui il nuovo governo chiederà la fiducia e mentre l’Italia affoga in una crisi che provoca sempre più tragedie familiari, il dem si dimostra preoccupato per la situazione del campionato e arriva a tirare in ballo Calciopoli nel lanciare un appello al neo premier Matteo Renzi: “Quello che sta succedendo nel campionato di calcio di serie A è davvero preoccupante”, scrive Miccoli, che prosegue: “Sembra di essere di fronte ad una nuova Calciopoli, con errori e favoritismi a raffica, da ultimo quelli verificatisi ieri nel derby di Torino. Per questo chiedo al nuovo presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi di verificare e garantire la trasparenza del massimo campionato italiano. Anche in presenza di tanti in Italia, ritengo che assicurare la correttezza del gioco più amato non possa che dare il segno di un Paese che cambia verso, dove viene premiato il merito e non le vecchie consorterie che speravamo aver scacciato e allontanato”.

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