Aggredito parroco di Montalto, era con una prostituta. Vittima di un tranello

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Marcelo Lopresti, il parroco di Montalto di Castro aggredito giovedì notte in Argentina, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato vittima di una tentata rapina.  La polizia avrebbe comunque accertato che tra il sacerdote e la donna non vi è stato alcun approccio sessuale. Piuttosto, l’ipotesi riportata dal quotidiano locale, La Capital, è che Lopresti sia stato vittima di un tranello a scopo di rapina tra la prostituta – che aveva chiesto un passaggio in strada per un malore – e i banditi. Il prete, infatti, è stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco all’addome durante la tentata rapina nella città di Mendoza dove era in vacanza dalla famiglia.  Trasportato al Central Hospital è stato poi sottoposto ad un intervento chirurgico. Ora è fuori pericolo di vita e si trova ancora ricoverato in reparto. Il magistrato che si sta occupando del caso non avrebbe ancora raccolto le dichiarazioni di Lopresti, dal momento che i medici hanno ritenuto necessario attendere qualche giorno in più di convalescenza.
A Montalto la notizia dell’aggressione è stata un fulmine a ciel sereno. La comunità è rimasta sconvolta per quanto accaduto. Marcelo Lopresti è da circa un anno che svolge il sacerdozio nella cittadina castrense. Dal viaggio in Argentina dove era andato a trovare la famiglia, sarebbe dovuto rientrare martedì.

 

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Romena ricatta prete con filmati hard, in due anni 350mila euro

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Un sacerdote in pensione è stato ricattato per circa due anni da una donna di 32 anni romena con dei presunti video hard tra loro. Il sacerdote aveva infatti avuto una relazione con la donna tra il 2009 e il 2011 e aveva pagato la ragazza per le sue prestazioni. Il sacerdote aveva poi cercato di interrompere il rapporto quando la 32enne aveva iniziato a ricattarlo minacciando di diffondere i filmati dei loro incontri. Da quanto accertato il sacerdote ha fatto bonifici per 320mila euro, oltre i contati che sarebbero stati almeno 30mila euro. Ora la romena è stata arrestata per estorsione dai carabinieri di Torino.

 

Il caso del documentario sulla “lucciola” mai trasmesso in tv: “A.A.A. offresi”

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E’ stato un anno cupo il 1981 per la storia italiana: l’esplosione dello scandalo P2, l’attentato al Papa, il rapimento Dozier e il referendum sull’aborto. E in mezzo a questo clima fece la “apparizione” (anche se poi, nella realtà, non è mai stato trasmesso) il documentario “A.A.A. offresi”, sulla vita della 27enne Veronique, di cui si erano ripresi gli incontri con i clienti a Roma, in un appartamentino al civico 50 di via San Martino ai Monti, quartiere Esquilino. Undici uomini, tra cui un poliziotto che non pagò l’incontro dopo aver mostrato il tesserino, la raggiunsero: tutti venenro ripresi con il volto oscurato, a loro insaputa. Approccio, trattativa e saluti. Tutto in 14 ore di girato. Sei sono state le curatrici del documentario, Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio e Loredana Rotondo. All’epoca erano già note per aver realizzato “Processo per stupro”, trasmesso Rai Due. Sulla stessa rete sarebbe dovuto andare anche il nuovo documentario ma, alle 21.30 dell’11 marzo, saltò tutto: al suo posto, gli spettatori si troano a vedere il film “Grisbì”, con Jean Gabin. L’annunciatrice, Marina Morgan, legge il telegramma inviato dal presidente della Commissione parlamentare sulla vigilanza Rai Mauro Bubbico: “Invito la concessionaria alla sospensione della messa in onda della trasmissione”. Dalla censura si passa alla cancellazione del programma e al putiferio che ne è seguito: picchettaggi davanti Montecitorio, interpellanze, stampa divisa. Le sei autrici e cinque dirigenti Rai vengono accusati di favoreggiamento della prostituzione e violazione della privacy mentre per l’agente scatta l’imputazione di violenza carnale. Di Veronique si perdono invece le tracce. Nel 1985, al processo, vengono tutti assolti in primo grado. Lo stesso accade in secondo, con una sentenza che arriva dopo 10 anni. Ma già nel dispositivo della prima decisione si stabilisce anche il destino della “pizza” del documentario: “Il collegio decise di confiscarlo e la pellicola rimase nel deposito del tribunale di Roma, in quanto corpo del reato”. E “Da allora nessuno l’ha più visto nè le autrici pensarono di richiederlo. O la Rai di sollecitare una nuova messa in onda”. A vederlo, alla fine, oltre agli inquirenti solo pochi invitati chiamati dalla Rai ad una specie di presentazione prima della messa in onda.

A ricostruire l’intera vicenda, oltre a rendere noto il destino della “pizza” finita chissà dove tra migliaia di oggetti sequestrati, è stata la giornalista Francesca Romana Massaro, esperta di cinema ma con la passione per le carte da spulciare negli archivi giudiziari, e Silvana Silvestri, critico cinematografico del Manifesto. Il libro in cui è raccontata è “L’età dell’oro, il caso Veronique”, edizioni Emmebi. Riguardo la protagonista del documentario, era apparsa su Playboy, negli scatti di Roberto Rocchi. Di lei Giulia Massari, unica giornalista che sia riuscita a intervistarla in Italia, scrisse:  “Un po’ sul tondo, ma molto ben modellata, con la faccia larga, la bocca sensuale, i capelli lisci con la frangetta, impoveriti dai vari cambiamenti di colore: Veronique deve sicuramente attrarre gli uomini, o almeno quel tipo, che ama sentirsi tranquillo”. Parigina, la mamma proveniente dell’ex Cecoslovacchia, una bambina e un innamorato rimasto in Francia: per questo motivo aveva chiesto che il documentario non venisse mandato in onda Oltralpe. Disinteressata di “femminismo e politica”, nell’intervista raccontò di “avere accettato per curiosità, per fare un’esperienza ma anche per denunciare la situazione in cui vivono le donne che fanno le métier”, il mestiere. Un lavoro svolto per soldi, da “abbandonare in fretta, prima di ritrovarsi con le stimmate”. Per il suo futuro immaginava un lavoro da ceramista, assieme alla madre. Ma forse non sapremo mai se c’è riuscita…

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Chi è “Carla 38”, la prostituta che addormentava le sue vittime?

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«Mi sentivo sola, il mio fidanzato si occupa solo del suo ristorante. E così ho deciso di conoscere altri uomini sulla Rete». Badoo, Facebook, Xhamster.«Carla 38», al secolo Barbara Andreica, romena di 38 anni, residente a Firenze con la zia e le cugine, era un volto noto su questi siti di incontri, flirt informatici e anche molto di più.

Ma l’obiettivo della mora, alta un metro e 80, era un altro. Non quello di cercare compagnia, ma di rapinare i partner occasionali convinti di aver fatto conquiste su Internet: si ritrovavano storditi dal sonnifero e derubati di tutto, auto compresa.

«Carla 38» è stata arrestata mercoledì dagli agenti del commissariato Monte Mario, diretti da Claudio Cacace: un ispettore, Mauro Gaeta, si è «auto-invitato» all’incontro fra la trentenne romena, che si spacciava per ungherese, e un avvocato adescato sul social. Appuntamento a piazza della Repubblica, poi trasferimento allo Zodiaco per l’aperitivo.

Doveva seguire cena a tre, ma il poliziotto è intervenuto prima. «Carla usava forti dosi di sonnifero, temevamo che la vittima potesse avere un infarto», spiegano gli investigatori che accusano la romena di tre rapine a Roma, una a Livorno, ma la sospettano di altri colpi in tutta Italia. «Con voi non parlo, fatemi chiamare l’avvocato», ha replicato Carla dopo l’arresto.

Jeans griffati, tacco alto, camicia e giacca di pelle, l’«ungherese» è a Rebibbia. La polizia possiede le immagini di due complici in fuga dal palazzo di una delle vittime ai Parioli – un ginecologo sessantenne – con un bottino di 100 mila euro. Ed è a loro, che la donna avvertiva dopo che i partner erano svenuti, che ora si dà la caccia.

Minacciava la moglie e la costringeva a prostituirsi. Arrestato

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Da circa tre anni costringeva la moglie a prostituirsi. La minaccia che l’uomo rivolgeva alla donna, un’italiana di 35 anni era sempre la stessa: o ti prostituisci o ti porto via i figli. Pistola alla mano la donna quindi era costretta ad avere rapporti sessuali con i conoscenti dell’uomo, tutti residenti nella provincia di Salerno. Ogni prestazione veniva pagata 100 euro. E’ stata proprio la donna che alla fine non ha più retto e si è rivolta ai carabinieri. Il marito, 54enne originario di Celle di Bulgheria (Salerno), è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, minaccia, violenza sessuale continuata e sfruttamento della prostituzione.

Prostituta ferita da un colpo di balestra a Torino

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Una prostituta di Torino sarebbe stata colpita da un uomo mascherato che dopo averle gridato “muori p*****a” avrebbe scagliato una freccia con la sua balestra. La donna, ferita a un fianco è riuscita a estrarre la freccia e a recarsi da sola in ospedale per farsi medicare. L’uomo, secondo quanto riportato dalla vittima, aveva il volto nascosto da occhiali e da un naso finto.

 

E’ morta Karen Black, fu icona della controcultura underground

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E’ morta Karen Black e con lei se ne va una fetta della controcultura underground americana degli anni ’60 e ’70. Fu protagonista delle pellicole come “Easy Rider”, “Nashville” e “Cinque pezzi facili”, per quest’ultimo vince anche il Golden Globe. La notizia è stata data dal marito, Stephen Eckelberry, il quale ha spiegato che Karen Black è stata stroncata dalle complicazioni dovute ad un tumore contro cui combatteva da tempo. “Con grande tristezza devo annunciare che mia moglie e migliore amica è morta qualche minuto fa”, ha scritto Eckelberry sulla sua pagina Facebook.

Partita Iva per le prostitute: la proposta che arriva dal Pd

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La senatrice Pd Maria Spillabotte propone d’introdurre la Partita Iva per le prostitute: le professioniste del sesso a pagamento s’iscrivano alla Camera di Commercio, con tanto di partita Iva, e si dotino di un certificato di qualità e di patentino. Inoltre  ci sarebbe il via libera anche a delle cooperative in cui le prostitute si possano riunire per esercitare insieme. La senatrice, secondo quanto si apprende dal settimanale di Frosinone “Qui Sette” al quale ha rilasciato un’intervista, ha chiesto anche la depenalizzazione della “prostituzione volontaria e donne impresarie di se stesse”. Secondo la senatrice del Pd, infatti,

“sulla prostituzione si deve superare un tabù e decidere di governare il fenomeno. Una regolamentazione è necessaria perché con la mancanza di regole o, peggio, con la proibizione, si produce solo una sostanziale indifferenziazione tra libere scelte di autodeterminazione e prostituzione coatta, sfruttata e gestita dalle organizzazioni criminali di tutto il mondo”.

S’indaga sugli ambienti della prostituzione per la donna uccisa a coltellate

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Domani avrà luogo l’autopsia di Sofia Zerebreska, la 23enne ucraina il cui cadavere è stato ritrovato ieri in un appezzamento di terreno a Poggiomarino, Napoli. È stata accoltellata cinque volte e lasciata in un noccioleto, con l’arma ancora conficcata nella schiena. Il luogo è un posto conosciuto, isolato ma facile da raggiungere, lungo la strada che conduce a Palma Campania e a San Giuseppe Vesuviano. Sofia era conosciuta per essere una prostituta che lavorava in quella zona, in via Sandro Pertini. Il suo cadavere è stato scoperto da un uomo in auto che ha notato una chiazza rossa nella campagna adiacente la strada, il macabro ritrovamento e la chiamata al 112 sono arrivati subito dopo. La ragazza era ben vestita, e questo fa pensare avesse un appuntamento. Probabilmente ha subito molte percosse ma non è nuda nè i suoi abiti sono strappati. La gente del luogo, per lo più, non ha dubbi: una prostituta. Lo afferma con sicurezza un residente: “Da queste parti vengono a battere due donne, una bionda e l’altra bruna. Questa potrebbe essere la bionda”. La zona infatti è frequentata dalle prostitute dell’Europa dell’Est, oggi un po’ meno che in passato, e se i carabinieri hanno effettuato rilievi fino a tarda sera, è stata la caserma di Poggiomarino il centro nevralgico delle indagini. Là sono giunti gli stranieri della zona, che possono conoscere l’ambiente malavitoso e quindi anche il giro di prostituzione che si alimenta lungo la strada dell’omicidio. Giovani, capelli biondi e carnagione chiara, gente dell’Europa dell’Est, così come Sofia. Un ucraino ha fornito il primo indizio: “So chi è, si tratta di una mia connazionale. Fa la prostituta ma non ho mai saputo come si chiamasse”. Da questo sono partite le indagini volte a scoprire l’identità della giovane. L’ipotesi ora è che conoscesse il suo assassino, forse aveva un appuntamento con lui. I segni di collutazione sono troppo pochi per far pensare ad un’aggressione improvvisa ed è più probabile che l’omicidio sia maturato nel giro della prostituzione e gli inquirenti si muovono in questa direzione.

Il delitto del sacco nero di Cosenza ha un presunto colpevole: Cosimo De Luca

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Florentina Boaru, aveva 19 anni, era rumena e si prostituiva nella zona di Rossano per riuscire a vivere in Italia. Tra i suoi clienti vi era anche  Cosimo De Luca, un 41enne, già noto alle forze dell’ordine. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la ragazza nei giorni scorsi avrebbe avuto una lite con l’uomo che le aveva chiesto di andare ad abitare in un appartamento di Rossano, ma lei avrebbe rifiutato. A questo punto sembra che ci sia stato lo scatto d’ira a cui è seguita l’uccisione della 19enne. Poi l’uomo ha preso un sacco e ci ha messo il cadavere della donna e con un cellulare rubato intestato a un rumeno ha chiamato la polizia per avvisare del corpo. Dopo un’attenta analisi e grazie alle intercettazioni telefoniche è stato possibile risalire a Cosimo De Luca.

Il mistero del cadavere della donna rinvenuta nel sacco

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Ieri sera, dopo una telefonata anonima pervenuta al 112, è stata ritrovato il cadavere di una donna chiuso in un sacco a Rossano, nel Cosentino.  Gli ultimi dettagli trapelati dall’inchiesta in corso parlano di una 30enne, probabilmente una prostituta di nazionalità straniera, con il viso sfigurato probabilmente proprio per rendere difficile l’identificazione.  Nella zona non ci sono però segnalazioni di scomparse, quindi probabilmente una clandestina?  Ma rimangono troppi dubbi su questa vicenda… la donna sicuramente non è stata uccisa nel luogo dove è stata ritrovata, il corpo non presenta segni di arma da fuoco o da taglio. Quel che è certo è che la vittima è stata colpita da un corpo contundente alla testa, ma sono ancora da individuare le cause del decesso della giovane. Si spera che alcune risposte possano venire dall’esame autoptico che nelle prossime ore dovrebbe dare i primi risultati e dipanare il giallo almeno in parte.

 

La protesta di Ruby: “Voglio essere ascoltata al processo”

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Karima El Mahroug, meglio nota come Ruby, dichiarandosi “dispiaciuta di aver fatto una cavolata spacciandomi per parente di Mubarak”, ha manifestato oggi davanti al Palazzo di Giustizia di Milano per chiedere di essere ascoltata al processo che porta il suo nome e che vede come imputato Berlusconi con l’accusa di sfruttamento di prostituzione minorile. Ruby è la figura chiave, oltre che in questo processo, anche di quello in cui sono imputati Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede. Aspettando il 22 aprile, data in cui riprenderà il procedimento per il Cavaliere dopo la sospensione delle udienze decisa dai giudici in attesa della decisione della Cassazione sull’istanza di legittimo sospetto presentata dalla difesa del Cavaliere, Ruby ha preparato un lungo comunicato che ha letto alla stampa evitando però di rispondere alle domande. La ragazza ha esordito affermando di essersi sentita “strumentalizzata da parte della stampa e dalla magistratura” e di aver deciso “dopo due anni di rompere il silenzio”, lo ha fatto con questa protesta “per mia figlia Sofia e per la mia famiglia”. Tra le tante affermazioni contenute nel suo comunicato, Ruby ha dichiarato: “Non ho nulla di cui vergognarmi e nulla da nascondere. Chiedo di essere sentita dai giudici di Milano, spero che mi chiamino. Chiedo che qualcuno ascolti quello che ho da dire, e che questo avvenga nelle sedi istituzionali.” E ancora: “Non sono una prostituta, devono ascoltarmi. Per colpire Berlusconi la stampa ha fatto del male a me”. Dopo essersi scusata per le sue bugie, anche per quelle raccontate a Berlusconi, che afferma le servissero per “costruire una vita parallela, un’origine diversa dalla povertà”, non ha risparmiato un attacco alla magistratura: “La violenza che più mi ha segnato è stata quella del sistema investigativo. Dei ripetuti interrogatori che ho subito solo alcuni sono stati messi a verbale. Ho subito una tortura psicologica, un atteggiamento apparentemente amichevole ma improvvisamente mutato quando non ho accusato Silvio Berlusconi”, ha letto ancora Ruby. “A 17 anni non sapevo nemmeno chi fossero i pubblici ministeri, non leggevo i giornali, a malapena sapevo chi fosse Berlusconi. Oggi ho capito che è in corso una guerra nei suoi confronti che non mi appartiene, ma che mi coinvolge, mi ferisce. Non voglio essere vittima di questa situazione. Non è giusto. Chiedo che qualcuno ascolti quello che ho da dire, voglio raccontare l’unica verità possibile e lo voglio fare in sede istituzionale” E ancora: “Oggi ho capito che è in corso una guerra contro di lui e io ne sono rimasta coinvolta, ma non voglio che la mia vita venga distrutta”. Quindi Ruby si è congedata con un: “Quello che dovevo dire l’ho detto. Adesso spero che mi chiamino.”

Resuscita una donna in Zimbabwe…

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La storia raccontata nel video è quella di una prostituta, creduta morta dopo l’incontro con un cliente. Improvvisamente la donna si risveglia e comincia a dimenarsi quando la polizia solleva il corpo nella bara. Il fatto è successo a Bulowayo, in Zimbabwe, e ha sconvolto la città.

Secondo quanto rivela 20 Minuten, la donna è crollata durante il sesso con un cliente che, sconvolto, credeva fosse morta. L’uomo ha subito chiamato i soccorsi e le forze dell’ordine.

Quando la polizia la stava trasportando, la prostituta ha aperto gli occhi e dimenandosi ha iniziato ad urlare: “Volete uccidermi, volete uccidermi!”.

Il fatto alquanto anomalo, ha subito avuto una notevole rilevanza su internet e i filmati che si trovano in rete sono numerosi. Sta diventando un vero caso… la donna resuscitata dopo un rapporto sessuale!

80enne ricattato da escort romena!

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Una escort 32enne romena e’ stata arrestata sabato dalla polizia con l’accusa di estorsione. La donna aveva già “spillato” circa 40 mila euro a un 80enne con ricatti e minacce. E’ stata la figlia dell’anziano a convincere la vittima a sporgere denuncia, dopo aver trovato una lettera sospetta nel garage del padre.


Crisi dell’hard e Milly D’Abbraccio diventa escort!

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La pornografia sta in crisi… così la mitica Milly D’Abbraccio ha deciso di fare la escort. Andrea Agresti, inviato delle Iene ha fissato un appuntamento con la pornostar sotto falso nome. Milly, dopo un momento di irritazione, ha deciso poi di concedere l’intervista (sarà stata pagata?).

Nella chiacchierata l’attrice ha spiegato che la sua nuova vita offre buoni guadagni, dato che un incontro di un’ora costa fra i 1000 e i 200 euro: “C’è gente che fa richieste strane e chi  vuole solo parlare. Al giorno ci può essere un cliente, ma possono essere anche quattro, a volte cinque per un guadagno mensile di circa 18 mila euro”.

L’ultima provocazione di Marilyn Manson!

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Strani capricci quelli di alcuni vip… annoiati da una vita fatta soltanto di successo e denaro, desiderano le cose più assurde. Nell’elenco dei vip più stravaganti, di sicuro spicca Marilyn Manson, che ha gusti molto specifici. Nel suo backstage non devono infatti mai mancare una bottiglia di assenzio, gli orsetti gommosi della Haribo e una prostituta calva e senza denti. Le caramelle gommose devono essere necessariamente di marca Haribo, o chissà cosa potrebbe succedere; per quanto riguarda la prostituta… chissà quali saranno i motivi che lo spingono a richiederla calva e sdentata. Forse non ama le bellezze tradizionali? Non è questa l’unica stranezza: Manson ha anche lanciato Mansinthe, la sua personale marca di assenzio prodotto in Svizzera (evidentemente, ne è proprio ghiotto). Da piccolo, frequentò una rigidissima scuola cattolica che condannava persino i dolci e il modo di vestire: forse è per questo che ora veste in modo assolutamente originale. Willie Wonka e la fabbrica di cioccolato è il suo film preferito: avrebbe voluto interpretare il protagonista, parte poi assegnata al suo grande amico Johnny Depp.

Romanzo criminale! Uccide una prostituta e lo descrive in un libro.

“Ughetto aveva un’ossessione: strapparla alla prostituzione.

…Anthonia non voleva saperne, il suo innamorato si convinse che, «per conservarne la purezza», non vi era alternativa alla «terribile decisione di ucciderla».”

Daniele Ughetto Piampaschet ha ucciso la prostituta nigeriana Anthonia Egbuna, la cui morte era stata raccontata in un manoscritto prima che avvenisse, ”per dar sfogo al proprio spirito punitivo” nei confronti della donna ”che considerava come propria appartenenza”. Così il Pm chiude le indagini e invia gli atti all’avocato difensore.

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