Dario Fo vs Vaticano: se ne continua a parlare…

dario-fo-vaticano-tuttacronacaPadre Federico Lombardi, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri da Dario Fo riguardo il reading che intendeva organizzare all’Auditorium Conciliazione di Roma, prende la parola e dice: “Dopo queste uscite mediatiche, che cercano di mettere in mezzo Vaticano e Papa in modo non corretto e forse strumentale, penso proprio che sia meglio che lo spettacolo non si faccia all’Auditorium”. Il direttore della Salal Stampa della Santa Sede spiega quindi che nessuno ne era a conoscenza: “In realtà nessuna autorità vaticana ne sapeva nulla, né alla Presidenza dell’Apsa, proprietaria dell’Auditorium, né in Segreteria di Stato, né ai Consigli della Cultura o delle Comunicazioni Sociali”. Il premio Nobel aveva invece dichiarato che il Vaticano non avrebbe autorizzato la messa in scena all’Auditorium del suo spettacolo, ideato su un testo di Franca Rame, il testo scritto dall’attrice e intitolato “In fuga dal Senato”. Anche Valerio Toniolo, amministratore delegato dell’Auditorium, è intervenuto sulla vicenda: “Come fa Dario Fo a dire che il suo spettacolo è stato censurato? Lui stesso dice che in passato è stato ospite dell’Auditorium. In realtà lo spettacolo non è stato annullato perché non era mai stata data una conferma, e questo rientra nelle libere scelte di programmazione del nostro teatro”. E aggiunge: “Stavamo decidendo quali attività svolgere e non è stata data una conferma sulla spettacolo di Dario Fo perché le nostre scelte di programmazione erano altre. Noi non abbiamo mai censurato nessuno nel nostro teatro. Ma visti i problemi che fa, se si vuole fare una provocazione, allora siamo ben contenti che lo spettacolo non si faccia all’Auditorium”. A questo punto Toniolo parla di un comportamento dell’attore “pretestuoso e scorretto”, addirittura “violento” e sottolinea: “Lui stesso dice che è venuto altre volte: quindi come fa a dire che ora viene censurato? Dov’è la censura? Il teatro ha il diritto e la possibilità di stabilire il proprio calendario in base alla propria attività artistica, nel modo che ritiene migliore. Questa è la base della programmazione. Non abbiamo fatto torto a nessuno”. In particolare, a proposito dello spettacolo su Franca Rame “non è stata confermata alcuna opzione”: insomma, “non è vero che prima sia stato detto sì e poi no”. Toniolo prosegue quindi dicendo che se Fo “si comporta in questo modo siamo ben lieti di non ospitare lo spettacolo”. Del resto la struttura può ospitare”250mila spettatori l’anno” e rappresenta una una realtà “vitale e importante.” In seguito alle dichiarazioni rilasciate, Dario Fo ha ribattuto affermando che dire “Io non sapevo niente, non c’ero e se c’ero dormivo. Buttano il sasso e poi nascondono la mano”. Il premio Nobel spiega di aver saputo del no allo spettacolo ”dall’organizzatore del teatro, che era disperato, anche perche’ come dicono anche loro, eravamo già andati là con Mistero Buffo”. E ribadisce ironico: ”Hanno solo mosso ancora di più la curiosità della gente. Abbiamo sospeso tutta la pubblicità, perché basta scrivere su una locandina ‘lo spettacolo rifiutato dal Vaticano’ per avere la fila”.

Dario Fo vs Vaticano: “niente palcoscenico per lui e Franca Rame”

dariofo-censura-tuttacronacaLa settimana prossima ci sarebbe dovuta essere la rappresentazione dell’opera tratta dal libro di Franca Rame “In fuga dal Senato” presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma, una struttura nella quale, spiega Dario Fo, “abbiamo altre volte recitato, a cominciare da Mistero Buffo”. L’opera della moglie, recentemente scomparsa, “racchiude un’esperienza di vita e di azioni spesso contrastate perfino quando si trattava di carceri, di lotta alla droga, di opposizione alla guerra e ai massacri dietro i quali spesso si intravvedono chiaramente interessi giocati nell’affare e nel profitto”, dice Fo. Ma chi si aspettava di rivedere il premio nobel sul palco resterà deluso perchè “Oggi veniamo a sapere che la Santa Sede – proprietaria di quel locale – non ci autorizza a procedere con la rappresentazione del testo di Franca. Esplicitamente hanno dichiarato: “Niente palcoscenico per Dario Fo e Franca Rame”. L’attore si chiede allora: “Come può una Chiesa continuare con gli ostruzionismi da guerra fredda che in Italia abbiamo subito nell’ultimo mezzo secolo, ancora con la censura e il divieto? E ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che Papa Francesco ci sta regalando”.

Il caso del documentario sulla “lucciola” mai trasmesso in tv: “A.A.A. offresi”

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E’ stato un anno cupo il 1981 per la storia italiana: l’esplosione dello scandalo P2, l’attentato al Papa, il rapimento Dozier e il referendum sull’aborto. E in mezzo a questo clima fece la “apparizione” (anche se poi, nella realtà, non è mai stato trasmesso) il documentario “A.A.A. offresi”, sulla vita della 27enne Veronique, di cui si erano ripresi gli incontri con i clienti a Roma, in un appartamentino al civico 50 di via San Martino ai Monti, quartiere Esquilino. Undici uomini, tra cui un poliziotto che non pagò l’incontro dopo aver mostrato il tesserino, la raggiunsero: tutti venenro ripresi con il volto oscurato, a loro insaputa. Approccio, trattativa e saluti. Tutto in 14 ore di girato. Sei sono state le curatrici del documentario, Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio e Loredana Rotondo. All’epoca erano già note per aver realizzato “Processo per stupro”, trasmesso Rai Due. Sulla stessa rete sarebbe dovuto andare anche il nuovo documentario ma, alle 21.30 dell’11 marzo, saltò tutto: al suo posto, gli spettatori si troano a vedere il film “Grisbì”, con Jean Gabin. L’annunciatrice, Marina Morgan, legge il telegramma inviato dal presidente della Commissione parlamentare sulla vigilanza Rai Mauro Bubbico: “Invito la concessionaria alla sospensione della messa in onda della trasmissione”. Dalla censura si passa alla cancellazione del programma e al putiferio che ne è seguito: picchettaggi davanti Montecitorio, interpellanze, stampa divisa. Le sei autrici e cinque dirigenti Rai vengono accusati di favoreggiamento della prostituzione e violazione della privacy mentre per l’agente scatta l’imputazione di violenza carnale. Di Veronique si perdono invece le tracce. Nel 1985, al processo, vengono tutti assolti in primo grado. Lo stesso accade in secondo, con una sentenza che arriva dopo 10 anni. Ma già nel dispositivo della prima decisione si stabilisce anche il destino della “pizza” del documentario: “Il collegio decise di confiscarlo e la pellicola rimase nel deposito del tribunale di Roma, in quanto corpo del reato”. E “Da allora nessuno l’ha più visto nè le autrici pensarono di richiederlo. O la Rai di sollecitare una nuova messa in onda”. A vederlo, alla fine, oltre agli inquirenti solo pochi invitati chiamati dalla Rai ad una specie di presentazione prima della messa in onda.

A ricostruire l’intera vicenda, oltre a rendere noto il destino della “pizza” finita chissà dove tra migliaia di oggetti sequestrati, è stata la giornalista Francesca Romana Massaro, esperta di cinema ma con la passione per le carte da spulciare negli archivi giudiziari, e Silvana Silvestri, critico cinematografico del Manifesto. Il libro in cui è raccontata è “L’età dell’oro, il caso Veronique”, edizioni Emmebi. Riguardo la protagonista del documentario, era apparsa su Playboy, negli scatti di Roberto Rocchi. Di lei Giulia Massari, unica giornalista che sia riuscita a intervistarla in Italia, scrisse:  “Un po’ sul tondo, ma molto ben modellata, con la faccia larga, la bocca sensuale, i capelli lisci con la frangetta, impoveriti dai vari cambiamenti di colore: Veronique deve sicuramente attrarre gli uomini, o almeno quel tipo, che ama sentirsi tranquillo”. Parigina, la mamma proveniente dell’ex Cecoslovacchia, una bambina e un innamorato rimasto in Francia: per questo motivo aveva chiesto che il documentario non venisse mandato in onda Oltralpe. Disinteressata di “femminismo e politica”, nell’intervista raccontò di “avere accettato per curiosità, per fare un’esperienza ma anche per denunciare la situazione in cui vivono le donne che fanno le métier”, il mestiere. Un lavoro svolto per soldi, da “abbandonare in fretta, prima di ritrovarsi con le stimmate”. Per il suo futuro immaginava un lavoro da ceramista, assieme alla madre. Ma forse non sapremo mai se c’è riuscita…

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Il lato oscuro di Instagram tra #nodsquad e #junkiesofig. E’ shock!

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Shock tra gli utenti di Instagram per il lato oscuro che sta mostrando e che pian piano sta facendo tendenza. Una moda pericolosa che rischia però di allontanare quegli utenti che invece amano postare foto di cibi, di animali, vestiti o magari solo un paesaggio in vacanza tra amici e famiglia. Purtroppo c’è chi tra l’ironico e il serio invece ha iniziato a postare immagini che raccontano storie di droga. Il dramma dell’abuso raccontato nei dettagli, con facce dei tossici, a volte sorridenti, che mostrano tutto l’occorrente per “sballarsi”. Basta accedere a Instagram e cercare sotto i tag  #nodsquad e #junkiesofig per avere un repertorio dettagliato di droghe, buchi, cucchiai, siringhe e lacci. Un vero shock che porta ancora una volta a sollevare polemiche sui social network e soprattutto sull’utilizzo delle foto che diventano virali raccontando drammi e abusi come se invece fossero, a volte, strade per arrivare a un “effimero successo tra gli utenti”. Ma il pericolo è in agguato, i rischi di una emulazione sono dietro l’angolo e la discussione sull’utilizzo di Instagram cresce anche perché gli admin non hanno posto censure su tali foto… gli utenti però si sono attivati con hashtag contro l’uso di droghe.

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Il pentastellato malato di sclerosi multipla preso in giro dai deputati

matteodall'osso-tuttacronacaE’ Giulia di Vita che firma un post, accompagnato da un video, apparso sul blog di Beppe Grillo. Il tema è il comportamento dei deputati durante l’intervento di Matteo Dall’Osso, cittadino M5S alla Camera affetto da sclerosi multipla. Nel post si legge: “Conoscete tutti ormai Matteo Dall’Osso, cittadino M5S alla Camera, e la sua incredibile storia, è affetto da sclerosi multipla ma vive meglio di chiunque altro. Ha appena fatto il suo intervento in Aula, è l’una di notte, è stata una giornata pesante per tutti, figuriamoci per lui, mentre leggeva il suo discorso ha perso il filo, può capitare a chiunque. Gli umani colleghi dagli scranni di Pd e Scelta Civica hanno cominciato a fare battutine sulla sua difficoltà “dategli il foglio giusto!“, ripetevano le sue parole balbettando a sfottò, mormoravano, ridevano, lo guardavano divertiti. Avvisati poi dello stato di Matteo qualcuno ha chiesto scusa per la palese, vergognosa, indecente, schifosa, indecorosa gaffe. L’arte dell’ipocrisia. Signori, ci troviamo a lavorare con questa gente. Come possono stupire gli scempi che stanno facendo al Paese e la costante indifferenza per i cittadini italiani più deboli? Dopo gli sfottò a fine intervento Matteo ha concluso dicendo “e come dissero tre violoncellisti sul Titanic mentre stava affondando ‘è stato un piacere suonare con voi”. Ma anche no.

Battibecco in Aula tra Laura Boldrini e Renato Brunetta

boldrini-brunetta-tuttacronacaBattibecco nell’Aula della Camera tra Laura Boldrini e Renato Brunetta dopo che il capogruppo del Pdl ha chiesto alla presidente una censura per la deputata del M5S Carla Ruocco. La pentastellata ieri lo aveva definito “capo indiscusso del gruppo unico del malaffare, delle larghe intese e dell’inciucio”. Brunetta ha anche annunciato che si sarebbe avvalso di tutte le prerogative a difesa della sua onorabilità. Nel suo tentativo di mediazione, la Boldrini ha risposto: “bisognerebbe evitare queste cose inopportune. Mi dispiace se c’è stata un’offesa. Tutti evitino un linguaggio offensivo; non aiuta né qui dentro né fuori di qui”. Ma all’ex ministro queste parole non sono bastate: “Io chiedo la censura!”, ha urlato. Il presidente l’ha subito fermato: “Non è questo il tono. Vedrò il verbale e mi regolerò di conseguenza…”

La legge bavaglio che uccide i blog!

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Il blog di Beppe Grillo sembrerebbe essere uno dei motivi per cui si vuole regolamentare il web. La notizia certo era già nell’aria ma ora è proprio il blog del Semplice Portavoce del M5S a denunciare che se la legge passasse lo spazio del MoVimento in rete dovrebbe chiudere.

«La nuova legge contro i blog sembra pensata in primis per il blog di Beppe Grillo e lo fa pensare lo stesso firmatario del disegno di legge, Salvo Torrisi del Pdl, quando spiega che non c’è nessuna censura nei confronti dei 5 stelle. Ma internet non può continua a essere il luogo virtuale dell’impunità» si legge sul blog di Beppe Grillo

Ma in cosa consiste la legge?

Di rendere responsabile l’amministratore del blog come ora è responsabile il direttore o il vicedirettore delle testate giornalistiche di tutto ciò che viene scritto. Ma la clausola che farebbe chiudere il sito di Beppe grillo sarebbe quella che riguarda i commenti.

Secondo il ddl, la responsabilità penale sarebbe a carico del gestore del sito o blog che non cancella entro 24 ore i commenti che possono ‘configurare la commissione di reati’.

«Ovviamente, soprattutto per i siti molto seguiti è un lavoro praticamente impossibile. Basti pensare che, ogni giorno, ogni singolo post che appare sul blog di Beppe Grillo ha centinaia se non migliaia di commenti… Ma quali sono i reati che si possono compiere solo scrivendo un commento? Fondamentalmente due: diffamazione e vilipendio».

Ma come è possibile punire il responsabile per le idee espresse sul proprio spazio? Anzi il responsabile è la parte lesa… vogliamo cambiare le regole basilari del diritto? Il delinquente è libero e la vittima è accusata?

Jovanotti prende le difese di Fabri Fibra!

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“Mi sembra assurda questa censura a Fabri Fibra da parte del “minculpop” dei sindacati. Fibra è un acceleratore di immagini, la sua è arte”. Una difesa di categoria. Da (ex) rapper e a rapper, Jovanotti prende le difese di fabri Fibra, escluso dal concerto del primo maggio dopo che l’assocazione D.i.re, Donne in rete contro la violenza, aveva chiesto il ritiro dell’invito accusandolo di lanciare attraverso le sue canzoni messaggi “misogini, sessisti, omofobi”.

Ecco un breve riassunto della classifica di parolacce dette da Fabri Fibra nelle sue canzoni (non completo):

S.A.I.C.(Succhiateci ancora il cazzo) 2004 – 16 tipi diversi di parolacce

Rap in vena 2004 – 14 tipi diversi di parolacce

Solo una botta 2004 –  21 tipi diversi di parolacce

Coccole – 2004 – 4 parolacce (anche in una canzone che si chiama coccole è riuscito a mettere 4 parolacce)

Venerdì 17- 2004 – 11 parolacce (tra cui froci, recchioni, puttane)

Non fare la puttana -2004 – 7 parolacce

Dobbiamo festeggiare il primo maggio a suon di parolacce?  Sono termini condivisibili quelli della canzona Venerdì 17? Sono termini che richiamano i diritti dei lavoratori o delle donne?

 

CENSURATO IL CORO ALLA MINETTI

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Ha avuto molto successo il servizio realizzato da “Le Iene” con gli ultras Pio & Amedeo e come vittima Nicole Minetti. L’esuberanza degli inviati però sembra sia stata in qualche modo censurata. A raccontarlo “Novella2000”: Nell’incontro tra Pio & Amedeo, inviati de Le lene nel ruolo di Ultras, e Nicole Minetti  è stato censurato un coro che i ragazzi avevano dedicato alla ragazza. Il brano censurato era: “Quando incontro la Minetti, uso tanti fazzolettiiii!!!”. LA POLITICA ORMAI SI ALIMENTA DEL GOSSIP… che vergogna!

 

Google non censura: metterebbe a rischio la libertà di pensiero

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Tre manager di Google erano stati condannati perchè sul web era apparso il video di un giovane disabile vessato dai compagni, secondo il giudice la rete non può essere “una sconfinata pirateria” dove “tutto è permesso e niente può essere vietato”. Oggi a Milano i tre sono stati assolti in appello: secondo la Corte non si può infatti chiedere ad un gestore di servizi Internet di effettuare una “verifica preventiva di tutto il materiale immesso dagli utenti” in quanto si rischierebbe di comprimere la “libera manifestazione del pensiero”. I tre manager erano finiti alla sbarra per il video, girato in un istituto tecnico di Torino, caricato in una nota sezione di ricerca nel 2006. Nel 2010 la notizia della condanna a 6 mesi, poi sospesa, ha fatto il giro del mondo, in quanto si trattava del primo processo che portava in aula dei dirigenti di un provider Internet per la pubblicazione di contenuti sul web. Nel dicembre 2012 la prima sezione della corte d’appello di Milano ha però ribaltato il giudizio assolvendo i tre manager in quanto “il fatto non sussiste”. In quell’occasione è stato anche confermato il proscioglimento di un quarto che doveva rispondere unicamente di diffamazione, accusa caduta in primo grado.

I giudici Malacarne, Arienti e Milanesi hanno ora depositato le motivazioni di una sentenza che ha accolto la linea della difesa, secondo la quale Google non aveva alcun obbligo nè di controllo preventivo sui contenuti caricati né l’informativo in relazione al trattamento dei dati personali. Era piuttosto dovere della ragazza che aveva pubblicato il video “l’obbligo di acquisire il consenso al trattamento dei dati personali”, sulla base anche di una sentenza della Corte di giustizia europea. Il collegio ha inoltre segnalato un vuoto legislativo: non ci sono norme che impongono all’Internet provider “di rendere edotto l’utente circa l’esistenza e i contenuti della legge della privacy”. I giudici hanno inoltre fatto notare che “non può essere ravvisata la possibilità effettiva e concreta di esercitare un pieno ed efficace controllo sulla massa dei video caricati da terzi, visto l’enorme afflusso di dati”. Da queste premesse ne deriva che Google non poteva mettere alcun “filtro preventivo”, sia a causa della “complessità tecnica di un controllo automatico”, sia perché si tratterebbe di una “scelta da valutare con particolare attenzione in quanto non scevra di rischi” per i suoi riflessi sulla “libera manifestazione del pensiero”. Inoltre, essendo Google Video un “servizio gratuito” e non essendo associati al filmato “link pubblicitari”, non è possibile parlare di un possibile profitto dato dalle visualizzazioni. Per concludere, niente filtri per Google ma un faro acceso sulla complessità della “questione” del “governo di Internet”.

Stop alla censura in Turchia: migliaia di titoli tornano legali

Tra questi le opere di Marx, Stalin, Lenin, Engles e del poeta Hikmet.

Il Nobel Mo auspica libertà per Liu ma è ambiguo riguardo la censura

Lo scrittore premio Nobel per la letteratura 2012 Mo Yan ha evitato di pronunciarsi a favore di Liu Xiaobo, intellettuale detenuto premio Nobel per la pace nel 2012. Riguardo la censusa, ha affermato che ”in alcuni Paesi e’ necessaria”.

Facebook aiuta la polizia

Gennaro Errico, membro della banda che ha ucciso Vincenzo Masiello, è stato catturato dalla polizia dopo un attento monitoraggio sul suo profilo facebook. Infatti i poliziotti hanno visto i rapporti tra Errico e tre suoi amici e hanno capito gli spostamenti del giovane. I tre amici ora sono stati denunciati con l’accusa di aver aiutato Errico a nascondersi alle forze dell’ordine.

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Commenti offensivi e sessismo in rete: Facebook censura!

E’ successo con una foto pubblicata dal magazine Zoo Weekly in cui veniva pubblicata la foto di una donna a metà per chiedere agli utenti quale parte della donna preferissero.

Ma perché sempre delle donne? Sono così brutti gli uomini?

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