Maria Grazia Cucinotta e gli abiti contro la violenza sulle donne

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Sono 18 capi maculati quelli firmati dall’attrice Maria Grazia Cucinotta e dalla stilista Maria Grazia Severi per dare un segnale forte contro la violenza sulle donne. Il ricavato della vendita andrà a favore della  Fondazione Pangea,la Onlus fondata da Luca Lo Presti nel 2002 .«Abbiamo scelto volutamente il maculato – spiega la Cucinotta -, perché le donne non devono avere più paura a uscire di casa con abiti femminili. La donna non deve rinunciare a essere bella. E gli uomini devono imparare a rispettarla».

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Orrore in India: 100 bambine abusate in treno

bambine-indiane-tuttacronacaIeri in tutto il mondo si celebrava la Giornata mondiale dedicata alla violenza contro le donne, come deciso dalle Nazioni Unite e nel frattempo, in India, si svolgeva l’orrore. A bordo di un treno nello stato settentrionale di Bihar, circa 100 bambine, facenti parte di una scolaresca, sono infatti state fatte oggetto di molestie sessuali e brutali aggressioni. Autori di questo abominio, un gruppo di giovani. Le piccole sono state fatte oggetto, per quattro ore, di abusi sia verbali che fisici mentre si sono rivelate inutili le proteste al capotreno. Ora la polizia ha raccolto la denuncia delle insegnanti.

Uccide la figlia di 15 anni bruciandola viva: colpa del fidanzatino

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Sospetti, neppure una prova ma tanto è bastato al padre di 35 anni per uccidere la propria figlia di 15 bruciandola viva a causa di presunti contatti con il fidanzatino. L’ennesimo orrore che shocca il web e mostra l’ennesima brutalità di violenza contro le donne arriva dallo Yemen, nel villaggio di Chabaa, nella provincia di Taez, nel centro del paese.

 

Ha confessato! E’ un 21enne rom ad aver violentato e ucciso Tatiana.

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Il 13 settembre a Brancaleone, nel Reggino era ritrovato il cadavere carbonizzato di  Tatiana Kuropatyk, 41enne ucraina. La donna era stata prima violentata e poi uccisa da un rom, Gianluca Bevilacqua, di 21 anni che fa parte della comunità che ormai da tempo si è insediata a Brancaleone. Il 21enne ha confessato l’omicidio dopo ore di interrogatorio, nel quale ha anche ammesso di aver notato la vittima mentre era  nella spiaggia di Brancaleone, dove si era recata a prendere il sole. Prima ha avvicinato la vittima con la quale ha anche chiacchierato, poi ha tentato un rapporto sessuale, ma era stato rifiutato, quindi ha preso un sasso e ha colpito la donna. A quel punto è iniziata la violenza sessuale e alla fine dell’atto l’ha barbaramente uccisa con le pietre. Alla fine  ha tentato di bruciare il corpo, per eliminare le tracce.

 

Polemica e shock in India per le dee “contro la violenza”

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L’India visto la crescente escalation di violenza si affida alle divinità  hindu Durga, Saraswati e Laskhmi per sensibilizzare contro gli abusi nei confronti delle donne. La campagna promossa dall’ong Save our sister e denominata ‘Abused Goddessess’, dovrebbe essere un monito contro le violenze domestiche. Le foto, che ritraggono le divinità con ematomi e ferite sul volto, sono immediatamente diventate virali in Asia hanno però scatenato notevoli polemiche tra le “intellettuali”. Lo shock è arrivato proprio dalle giornaliste che si sono dette contrariate da questo tipo di pubblicità arrivando ad affermare che ”mettere le donne sul piedistallo rappresentandole con i tratti delle divinità è la stessa cosa che mostrarle come oggetti sessuali. Entrambe le rappresentazioni desumanizzano le donne”. Tali affermazioni in occidente stanno in queste ore aprendo un dibattito sull’argomento.

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Tunisino di 24 anni stupra 16enne a Genova

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Un normale sabato sera che si è trasformato in un incubo per una 16enne genovese che si era allontanata dalla compagnia. Il fidanzato è stato il primo a dare l’allarme quando non ha visto tornare la ragazza. Così sono scattate le ricerche e dopo alcune ore la 16enne è ricomparsa in stato di shock e ha raccontato la violenza subita. Ora un tunisino di 24 anni è stato accusato di sequestro e violenza sessuale ai danni di una minorenne.

Presunta violenza a 15enne in vacanza con la famiglia a Ischia

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Una storia dai molti lati oscuri quella che vedrebbe coinvolto un 18enne, incensurato, che ora si trova a essere denunciato per violenza sessuale ai danni di una minore. La ragazza, di 15 anni si trovava a Ischia con la famiglia quando, nella struttura alberghiera sarebbe stata bloccata e abusata da un dipendente. A scoprire il fatto, accaduto intorno alle 3 di notte, il fratello 20enne della vittima che girava per l’albergo alla ricerca della sorella. Quando finalmente è arrivato nei pressi della piscina ha trovato la sorella insieme al 18enne e qui sarebbe scattata la lite che ben presto si sarebbe trasformata in una lotta senza esclusione di colpi. Il 18enne poi sarebbe rientrato a casa e la madre lo avrebbe accompagnato all’ospedale per le lesioni riportate durante la lotta. Intanto i familiari della ragazza avevano già chiamato il 113 e denunciato il giovane. Secondo il dipendente dell’albergo, la ragazza sarebbe invece stata  consenziente e stava amoreggiando con lui in piscina quando è arrivato il fratello della ragazza che li ha scoperti, presa dal panico avrebbe detto che era stata violentata.

 

Shock: la violenza contro le donne diventa marketing

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Quando si pensa che oltre un certo limite non si possa andare è la volta che si viene smentiti. Shock quindi per il cattivo gusto e per l’incitazione alla violenza che viene rappresentata nella decalcomania per veicoli firmata da una nota ditta texana, la Hornet Sign. L’ultima “trovata” è applicare al proprio pick-up una donna bionda legata e distesa, con il volto coperto dalle mani e dai capelli. Queste decalcomanie sono talmente realistiche che hanno già causato una serie di chiamate al numero di emergenza. A posare nei panni della donna sequestrata è stata un’impiegata dell’azienda che lo ha fatto volontariamente Quando sono scoppiate le polemiche il produttore si è giustificato definendola “una semplice idea pubblicitaria per aumentare le vendite”.  Tragicamente è proprio quello che è successo: gli ordini per la decalcomania sono cresciuti esponenzialmente.

 

Imprenditore picchia convivente: il pranzo non era pronto!

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Violenza contro la convivente da parte di un piccolo imprenditore edile 56enne di Montebelluna (Treviso) aggravato dai futili motivi: sembra infatti che l’uomo al rientro dal lavoro non abbia trovato il pranzo pronto in tavola. Questo fatto, insieme a una buona dose di alcol avrebbe mandato in escandescenza l’uomo che avrebbe pesantemente insultato, schiaffeggiato e sbattuto contro un muro la compagna di 32 anni. Ma questo sarebbe stato, secondo il racconto della vittima solo l’atto finale di una serie di violenze già subite dalla donna. I due erano andati a convivere lo scorso anno, e subito erano iniziate le liti. Alcuni mesi fa la 32enne poi aveva ricevuto una telefonata da una donna che l’informava di avere una relazione con il 56enne. Così la donna aveva interrotto il rapporto ed era tornata dai genitori. L’uomo si era presentato dando in escandescenze e  alla fine, aveva   convinto la compagna a ritornare insieme. Lo scorso giugno, un nuovo eccesso d’ira: il 56enne afferra la partner al collo e la prende a schiaffi. La 32enne lo abbandona una seconda volta. Una decina di giorni fa, però, di fronte alle promesse di cambiamento acconsente a riprendere la convivenza. Ora l’uomo è stato arrestato grazie alle nuove norme contro la violenza su le donne.

Marocchino accoltella la moglie, tentato omicidio.

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Un femminicidio sventato, un’altra donna vittima del marito, un tentato omicidio che ha portato una donna a essere ricoverata in prognosi riservata in ospedale dove rischia anche di perdere un rene. Lui è un marocchino di 46 anni residente a Zane nel Vicentino. Lei è una 45enne italiana che prima di entrare in sala operatoria ha avuto la prontezza di riuscire a indicare il marito quale autore del gesto. L’ennesima violenza sulle donne, l’ennesimo crimine perpetrato tra le mura domestiche. Esiste ancora il concetto di famiglia, come rifugio, come punto fermo, come entità nella quale ritrovare il calore e l’affetto dei cari?

Sfonda il garage della ex, arrestato!

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Un 38enne di Cepagatti, Pescara, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. L’uomo ha tentato di introdursi in casa della ex convivente: a bordo della sua auto ha prima sfondato il garage, danneggiando alcuni veicoli parcheggiati al suo interno, e poi si è lanciato contro la porta dell’abitazione. Il 38enne, che non ha rispettato la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare, è stato trasferito nel carcere di San Donato.

Accoltella la ex moglie, pensionato arrestato!

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Ennesima violenza contro le donne, ennesima lite che poteva sfociare in tragedia, ma fortunatamente si è conclusa con una prognosi di 8 giorni per la donna, vittima della violenza dell’ex marito. Lui, pensionato 62enne,  originario della provincia di Lecce e residente a Toano (RE), separato dalla moglie da circa un mese, ha perso la testa durante una lite in strada a  Casalgrande, nel Reggiano. Poi improvvisamente è arrivata  la coltellata alla gamba della ex moglie con un coltello serramanico. L’uomo è stato condotto in caserma e la donna medicata.

 

Pellegrini dopo la medaglia arriva lo spot contro la violenza sulle donne

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Conclusa la spedizione a Barcellona per i mondiali di nuoto, la nazionale femminile “scende in vasca” contro la violenza sulle donne. Lo spot si chiama “Ferma il bastardo” ed è promosso dal marchio di abbigliamento femminile Yamamay. Federica Pellegrini dopo aver vinto l’argento nei 200 stile libero ha postato sul suo profilo twitter una foto che la ritrae insieme alle compagne di nazionale con indosso la maglia della campagna con la scritta rossa ‘Ferma il bastardo’ e la richiesta ”Retweet please!”.

 

Non risponde all’ex e viene picchiata

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Aveva deciso che quella relazione doveva finire così una donna di Ischia, in provincia di Napoli, ha deciso di non rispondere più all’ex che la perseguitava telefonicamente.

Non gli rispondeva più al telefono perché voleva troncare la relazione. È per questo che ad Ischia (Napoli) una donna è stata picchiata con calci e pugni dal suo ex, Marin Sora, 47enne del luogo. La donna riuscita a scappare alla furia del suo ex ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Ad arrestare l’uomo, a Lacco Ameno, con l’accusa di maltrattamenti familiari e lesioni gravi, sono stati i carabinieri della stazione di Casamicciola.  La vittima è stata portata al locale pronto soccorso dove i sanitari l’hanno medicata per diverse fratture; per lei prognosi di 25 giorni.

Romeno picchia e tiene segregata compagna, lei fugge e lo denuncia.

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Storie di violenza domestica. A Firenze, un 26enne romeno è stato arrestato dalle forze dell’ordine dopo che la compagna, con il figlio di pochi anni, è riuscita a fuggire  di casa e a denunciare l’uomo, dopo essersi rifugiata in un ristorante. La donna era costretta con la forza a restare segregata nell’appartamento e subire le violenze del compagno. Soccorsa e medicata è stata dimessa con una prognosi di 10 giorni. 

 

Nuova denuncia di violenza su Facebook… è la modella Silvia Chizio

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Dopo il caso Di Cataldo ancora tutto da accertare arriva una nuova denuncia di una presunta violenza subita. Il mezzo per far conoscere il proprio disagio e la paura è sempre il social network più usato al mondo: Facebook. Lei è una top model trevigiana Silvia Chizio, che partecipò a Miss Italia nel 2007 e suoi post sul social raccontano una storia di violenza e terrore.

 “Ero sposata, incinta di sei mesi con una gravidanza a rischio quando è successo la prima volta. Stanca dei suoi viaggi di piacere in Russia e della mia solitudine quotidiana ho detto basta. Per questo sono stata ferocemente picchiata e presa a calci”. Stando a quanto lei stessa racconta, “la querela per lesioni gravi è partita dall’ospedale. Ma io poi per paura ho ritrattato tutto. Lui prometteva di farsi curare, di cambiare, ma questo è stato solo il primo episodio di una lunga serie di violenze”.

Sul social la solidarietà verso la giovane non è mancata, ma il marito, un imprenditore di 40 anni, ha immediatamente smentito. L’uomo non ha usato il social ma immediatamente si è recato dal suo avvocato, Paola Taviani, che ha diffuso questo comunicato in un intervista rilasciata al Gazzettino Nordest, in nome e per conto del marito della modella trevigiana :
“Questa reazione è fatta solo per screditare la figura del mio cliente, che si riserva di valutare se vi sono estremi penali nelle dichiarazioni pubblicate su Facebook dalla signora Chizio”.
Una vicenda da accertare che tuttavia è riuscita a suscitare molto clamore in rete.

Rosaria Aprea e i ripensamenti: tornare o non tornare?

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Se fino a ieri era tutto abbastanza chiaro per quello che riguarda Rosaria Aprea, la miss ventenne picchiata dal fidanzato Antonio Caliendo, padre di suo figlio. Ora che la ragazza è stata dimessa dopo due interventi chirurgici resi necessari dalle percosse ricevute, la trama sembra ingarbugliarsi. Quello che si sapeva era che lei stessa eveva sporto denuncia contro l’uomo e che non desiderava tornare con lui. Si era anceh venuti a sapere che non era il primo episodio di violenza. In seguito la ragazza ha cambiato idea e manifestato la volontà di tornare con Caliendo, al quale aveva anche inviato un messaggio via social network. A seguito di questa sua decisione, l’avvocato che la seguiva, Carmen Posillipo, ha rinunciato al mandato. Oggi però la Aprea è intervenuta a Pomeriggio 5 dove ha raccontato una sua versione dei fatti: “Io non l’ho mai fatta la denuncia. Ci sto ancora pensando”, dice la giovane dopo che il suo legale ha deciso di rinunciare al caso “in quanto le scelte dell’assistita collidono con la mia etica professionale”. Di una cosa Rosaria è certa: “Io e Antonio non possiamo tornare insieme”. La D’Urso, che conduce il programma, interpella quindi la Posillipo, alla quale cita una sua dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera: “Poi la ventenne dice che avrebbe volentieri rilasciato un’intervista a pagamento da qualche parte in modo da procurare i soldi della cauzione per l’uomo che l’ha percossa”. “Questo non è assolutamente vero, io non l’ho detto, il giornalista ha capito male”, replica il legale.

Rosaria Aprea torna dal compagno che l’ha picchiata: l’avvocato abbandona

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L’aspirante Miss Rosaria Aprea, che era stata picchiata dal suo uomo e ricoverata d’urgenza all’ospedale dove le è stata esportata la milza, dopo esser stata dimessa ha scritto una lettera al compagno Antonio, che già in precedenza aveva difeso e perdonato. Il suo avvocato, Carmen Posillipo, presidente dell’associazione per i diritti civile di Marcianise, ha quindi deciso di abbandonarla. “Soltanto ieri ho capito che Rosaria aveva cambiato idea. Devo seguire la mia etica professionale, non condivido le sue scelte. E non voglio assistere all’anteprima di un omicidio”. Rimette il suo mandato dunque l’avvocato, ma il gesto è soprattutto uno scontro di mentalità: non può passar sopra a una simile violenza, nè accettare una scelta che, ne è certa, sarà solo l’anticamera di un dramma. E’ una situazione paradossale quella che si è delineata, proprio nei giorni dell’allarme femminicidi, con casi gravissimi avvenuti anche nelle ultime ore con la morte delle vittime. La 21enne Rosaria, mamma di un bimbo di un anno, era finita in carcere il 12 maggio scorso a segioto dei calciti inflittigli dal suo fidanzato, il 27enne  Antonio Caliendo. E’ lei ad accusarlo e la squadra mobile lo arresta per lesioni gravissime. Per giunta lui non l’ha neanche soccorsa dopo l’aggressione. 15 giorni in ospedale, due interventi, il ricordo di violenze precedenti. Poi le dimissioni e quel messaggio sul social network: “Mi manchi, puffo”. Intanto il suo avvocato poco più che trentenne la lascia, lei che è una tosta e non riesce neanche a concepire l’ipotesi della violenza su una donna. “Sono specializzata in diritto di famiglia — spiega la legale — e l’idea che in questa storia può andarci di mezzo un bambino di un anno mi fa venire i brividi. A questo punto dovremmo presentare la querela di parte e chiedere i danni oppure costituirci parte civile. E invece Rosaria vuole essere seguita come dice lei e continua a ripetere che ama Antonio e che lo perdona. Continua a chiedere quando uscirà dal carcere e a minimizzare l’accaduto”. Son svanite nel nulla le ultime due settimane, tace anche la madre Carla, che fino a qualche giorno fa era decisa ad affrontare il padre del nipote se avesse ancora osato riavvicinarsi a Rosaria. Ma la ragazza ama Antonio, quell’uomo violento per gelosia che l’ha picchiata anche ad un concorso di miss a Pesaro ma l’ha anche colmata di attenzioni e doni costosi, come un’auto Smart con la carrozzeria personalizzata con i pupazzi di “Hello Kitty”. A “fare” la coppia c’è un figlio, una convivenza progettata ma non realizzata, agressioni e la famiglia di lui che, eccettutata una visita della sorella avvocato, non si è mai scusata per l’accaduto. L’avvocato rinuncia vedendo come la sua assistita sia voltata di nuovo verso Caliendo salvo, ieri sera, presentarsi di nuovo allo studio dell’avvocato Posillipo, la implora di continuare a seguire il suo caso. Ma il legale non può: la scelta deontologica è fatta.Cos’è scattato nella mente della ragazza? Cosa spinge una donna a tornare tra le braccia del suo aguzzino? Che speranze o vane illusioni può ancora maturare?

Quando si è incapaci di amare e di amarsi: Rosaria Aprea

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Lo perdonerà! Nonostante le botte, la prognosi riservata e l’asportazione della milza. Vuole ritirare la denuncia Rosaria Aprea, nei confronti di quell’uomo che l’ha massacrata e che è stato arrestato per violenza domestica. Un fidanzato e il padre di suo figlio che non ci ha pensato un attimo a ridurre la sua compagna in un letto d’ospedale, un passato che parla di altre violenze subite e di un uomo che si sfoga sul corpo dell’aspirante reginetta di bellezza e la riduce in fin di vita. E’ coraggio quello di Rosaria? No, è paura di abbandono. E’ amore? No, è una forma di autolesionismo.

27 anni e non riuscire a capire che l’amore, per etimologia e per finalità, è qualcosa che non può mai essere collegato alla morte, ma alla vita. Quella diseducazione all’amore che spesso viene da modelli sbagliati, dalla paura di cambiare, dalla voglia di far cambiare gli altri… ma soprattutto di non aver amore per se stessi e per quel figlio che dovrà crescere con un padre violento. Quel figlio che la madre è incapace di tutelare, così come è incapace di tutelare se stessa…

Rosaria Aprea ci ripensa. “Ritirerò la denuncia. Non voglio che Antonio resti ancora chiuso lì dentro, so che non si è reso conto di quello che mi ha fatto, voglio tornare con lui…  Non è vero che ho subito percosse, vedete altri segni sul mio corpo? Dopo i primi giorni in cui mi sono sentita frastornata – spiega la ragazza – ho via via acquisito la mia lucidità e mi sono accorta di avvertire sempre di più l’assenza di Antonio…  Vorrei poter tornare a vivere con lui e vorrei potergli dire da vicino: mi manchi tanto, vorrei tornare a passare le nostre serate assieme sul divano della tavernetta. Lo amo da morire”

Frasi agghiaccianti… Di chi esprime il proprio egocentrismo solo e unicamente nel vittimismo? Quasi una “vergogna” per tutte quelle donne che ora sono state messe a tacere dai loro uomini… per quei femminicidi che hanno chiuso per sempre la vita di quelle ragazze, madri, sorelle che potevano vedere in Rosaria l’esempio di chi può dire basta a questo massacro e invece china la testa e consente che altri uomini seguano l’esempio di Antonio… tanto le donne sono prime a perdonare. Non è questa la società che vogliamo, non sono questi gli esempi… vogliamo una società giusta in cui i ruoli tra uomo e donna non siano dettati dalla violenza, ma dall’amore, quello vero che non può essere mai associato al maltrattamento…

 

Acido gettato addosso a una 31enne di Vicenza.

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Aprire la porta di casa ed essere investiti dalla soda caustica questo è quello che è accaduto a una 31enne sposata che abita in una villetta alla periferia di Vicenza . Erano circa le 14.30 quando ha sentito suonare ed è andata ad aprire convinta che fossero dei parenti che le abitano a fianco e spesso vengono a trovarla. Invece si è trovata di fronte due persone incappucciate che l’hanno bloccata, costretta  a terra e poi le hanno rovesciato addosso la soda caustica su un braccio. La donna divincolandosi è stata colpita dalla sostanza anche a un gluteo. Trasportata in ospedale è stata accolta come di prassi nella sala rianimazione, ma poco dopo è stata fatta uscire. Le condizioni non preoccupano, ma il gesto resta terribile.

Quando la gogna mediatica uccide: si suicida l’ennesima 15enne stuprata

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Ennesimo suicidio di una gogna mediatica, ma sarebbe più corretto parlare di omicidio vero e proprio. Gli “autori” virtuali ma non per questo meno colpevoli sarebbero come sempre coloro che, con superficialità e stupidità, attaccano e irridono le ragazzine vittime di stupro i cui scatti finiscono in rete senza che ci sia la possibilità di un filtro preventivo.

Lo scorso settembre, Audrie Pott è stata violentata a casa di un compagno di classe mentre era incosciente. I suoi ‘amici’ aguzzini, che hanno 16 anni, hanno ripreso l’abuso con i cellulari e poi hanno diffuso le immagini in rete. Il giorno dopo la violenza sessuale, la ragazzina ha scritto su Facebook: “Tutta la scuola lo sa, la mia vita è rovinata”

L’avvocato della famiglia Pott ha dichiarato: “Quello che hanno fatto questi tre ragazzi è inconcepibile. Dovrebbero ricevere il massimo della pena per dare il buon esempio ed evitare che possa accadere ancora”. I ragazzi adesso sono in un carcere minorile con l’accusa di violenza sessuale e diffusione di materiale pedopornografico.

Quante ragazzine dovranno morire? Questa è la nuova violenza contro le donne e ancora nessuno ci mette un freno. Le pene sono lievi perchè di solito gli autori sono sempre minorenni, ma possiamo ancora parlare di minorenni se il reato è uno dei più agghiaccianti che il genere umano possa compiere? Possiamo parlare di minorenni se c’è una volontà così lucida di fare del male e di diffondere un video che offende e umilia le donne al punto di portarle al suicidio? Perchè la rete non si ribella, ma le rende ancora più vittime deridendole invece che offrendo loro protezione?

Perchè i giovani d’oggi sono così cinici, pronti a scagliarsi gli uni contro gli altri invece di tendersi la mano per costruire insieme il futuro?

Studentessa inglese violentata all’uscita di una discoteca in Thailandia

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Una studentessa scozzese, sarebbe stata violentata, la notte scorsa, all’uscita di una discoteca in Thailandia da una banda di uomini. La polizia sta cercando di capire la dinamica dei fatti. Dell’agguato si sta interessando anche il consolato inglese. Maggiori dettagli si conosceranno nelle prossime ore.

“ONE BILLION RISING” FROM MODENA AND MILANO

 

 

 

“ONE BILLION RISING” FROM OXFORD!

“ONE BILLION RISING” FROM CAGLIARI!

“ONE BILLION RISING” FROM ROME: Piazza del Popolo

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Ogni istante è buono per dire basta alla violenza che tutti i santi giorni, offende, minaccia, spaventa, violenta e uccide un miliardo di donne in tutto il pianeta. Si ha paura per madri, figlie, sorelle, amiche, colleghe di qualcuno, con la consapevolezza che prima o poi toccherà anche a loro, perché il carnefice è spesso lo stesso padre, fratello, amante, fidanzato, marito, collega…

STOP ALLA VIOLENZA!

A Piazza del Popolo, a Roma  alle 12.30 si è aderito al ONE BILLION RISING!

“ONE BILLION RISING” FROM ROME: Trinità dei Monti

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A Roma la mobilitazione è partita dall’obelisco di Trinita’ dei Monti, nel cuore di Roma, per arrivare alla vicina piazza di Spagna al grido di “Basta la violenza sulle donne! Donne, donne, donne! L’Italia danza contro la violenza! Viva le donne e gli uomini che le sanno trattare bene”. A dare vita al ballo di gruppo nella giornata di San Valentino è stata l’associazione  “Hands off Women” che a Piazza di Spagna ha esposto un guanto bianco sporco di sangue, un indumento rosso e la bandiera dell’Italia. A ritmo di tamburi, il movimento guidato da Isabella Rauti ha dato la sua adesione al flash-mob  One Billion Rising.

 

 

ONE BILLION RISING: in Italia c’è un motivo in più per farlo!

14 febbraio, San Valentino dedicato a fermare la violenza sulle donne. Manifestazioni, flash mob in tutto il mondo per l’evento che si prepara ad essere “il più globale della storia”. Grazie a internet, a youtube e siti di sharing il mondo si prepara a vedere, nel giorno degli innamorati, ONE BILLION RISING. In Italia c’è un motivo in più: rispetto per le donne e buon esempio anche dai politici che nonostante abbiamo varcato la soglia del 2013 non perdono il vizio di vecchie “battute” volgari e gratuite. Offese, ma soprattutto mentalità che considera la donna come un oggetto che deve sottomettersi all’uomo sempre e comunque!

Tsunami culturale “One billion rising”: il flash mob contro il femminicidio

Flash mob planetario  che il 14 febbraio vedrà donne e uomini di ben 198 paesi nel mondo ballare nelle strade, nelle piazze, nei luoghi pubblici per dire no alla violenza maschile sulle donne che ogni anno conta milioni di vittime in ogni latitudine, no ai femminicidi che solo in Italia e solo nel 2012 ha raggiunto l’orribile record di  124 donne morte per mano di mariti, compagni, fidanzati, fratelli, padri.

Violentate 6 spagnole ad Acapulco!

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