“L’appello” di Borghezio a Renzi: “lasci la Kyenge al suo posto”

borghezio-renzi-tuttacronacaGiorgio Napolitano affida l’incarico a Matteo Renzi e nello stesso giorno arriva il sarcasmo del leghista Mario Borghezio che “chiede” al premier in pectore che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge venga confermato. La tesi del politico del Carroccio, infatti, è che il ministro al suo posto porta voti alla Lega e proprio per questo “è una risorsa”. Da qui l’appello a Renzi, tramite una nota: “Se Renzi vuol farsi amica la Lega, è molto facile – scrive Borghezio in una nota – la mantenga al Governo, magari ampliandone le deleghe ma, per l’amor di Dio, la lasci lì dove l’ha messa, provvidenzialmente, Letta. Lì dove sta, a sproloquiare ogni giorno su tutto lo scibile migratorio, con quel simpatico tono da super esperta e l’inesauribile capacità di impartire lezioni di politica, diritto, deontologia professionale e bon ton, per noi della Lega – diciamolo! – è una risorsa. Ciò, anche in vista delle prossime elezioni europee, dove con il suo fondamentale contributo potremo superare di slancio lo sbarramento“.

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La Kyenge si dimette a fine mese. Anzi no. L’errore targato Reuters

kyenge-cecile-tuttacronacaLa Reuters aveva riportato la notizia che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge si sarebbe dimesso. Si è poi scoperto che si era trattato di un equivoco sulle dimissioni del portavoce dello stesso ministro.  Cosimo Torlo, il portavoce che si trova al fianco di Cècile Kyenge sin dall’inizio del mandato del ministro, ha annunciato tramite l’ufficio stampa le sue dimissioni. Prima di annunciare le sue dimissioni, il portavoce ha chiarito l’equivoco e l’errore della Reuters: “La notizia delle presunte dimissioni del ministro Cècile Kyenge è del tutto priva di fondamento. E’ tutto falso. La Reuters ha sbagliato”, le sue parole.

Salvini invita la Kyenge a un dibattito. Risposta: “non m’interessa”

lega-salvini-tuttacronacaProsegue il duello a distanza tra Matteo Salvini e Cécile Kyenge con il segretario federale del Carroccio che, a questo punto, chiede un faccia a faccia “su ius soli, integrazione e immigrazione con la partecipazione degli esponenti leghisti di colore che rispetto al Ministro hanno idee diametralmente opposte.” Le contestazioni previste in occasione della visita del ministro domani a Milano, con la Questura che ha previsto ordinari servizi di sicurezza, Salvini sembra intenzionato a cambiare strategia ma all’Huffington Post spiega: “Nessuna dietrofront per carità  ma dopo queste schermaglie a distanze vorrei vedere se la Kyenge è in grado di sostenere un dibattito pubblico con solide argomentazioni senza trincerarsi dietro alle accuse preventive di razzismo e di pericolo per la democrazia.” Netta, e di chiusura, la replica della Kyenge: “Non mi interessa rinfocolare polemiche né tornare sull’argomento Lega.” Quello che le interessa ora è parlare delle prossime elezioni europee e del cartello elettorale dei noeuro. “In questo momento sappiamo che il tema dell’integrazione è importante nell’agenda europea ed è fondamentale spiegare ai cittadini che uscire dall’Europa significa mettere in discussione i valori fondanti la democrazia e la tolleranza. E affrontare seriamente l’immigrazione. L’Europa ci permette di gestire i flussi migratori anzi per meglio dire la mobilità dei cittadini. Senza l’Unione ogni Stato membro rimarrebbe isolato nel caos. E dietro ai movimenti noeuro che si stanno alleando si cela molto di più di una critica alla moneta unica. Si mettono in discussione i valori fondanti dell’Unione europea e della tolleranza.” Spiega l’HuffPost che il Ministro ricorda l’incontro del 23 settembre scorso a Roma dove 17 ministri di altrettanti paesi europei hanno sottoscritto un documento con il quale si chiede alla Commissione europea di predisporre un Patto 2014-2020 per un’Europa delle diversità e per contrastare il razzismo. “Le prossime elezioni europee – continua la Kyenge – rappresentano un momento importante per ricordare agli italiani e agli europei che la politica debba essere un modello di unità, di accettazione della diversità e di tolleranza.” Il documento che sarà a breve presentato a Bruxelles prevede la condanna dei “programmi politici e le organizzazioni basate sul razzismo, la xenofobia e le teorie di superiorità razziale” e si chiede agli Stati membri l’adozione di “strumenti legali per l’effettiva prevenzione, repressione ed eliminazione del razzismo, della discriminazione razziale, della xenofobia e della discriminazione di genere”. E, soprattutto, di vigilare affinché ogni leader politico, ogni persona che ricopre una carica istituzionale abbia un linguaggio rispettoso e contro il razzismo. Il che è un bel modo, per Cécile Kyenge, di rispondere a Matteo Salvini senza citarlo.

“Bisogna essere neri per avere diritti in Italia”, il video di Buonanno

buonanno-sitinge-tuttacronacaContinua a lanciar strali contro il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge la Lega Nord e dopo la “battuta” della deputata FI Santelli ad Agorà, “I neri sono fortunati, non si devono truccare”, arriva una nuova provocazione in Aula. Gianluca Buonanno, durante il Question time con il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, si è tinto la faccia di nero sostenendo che i rifugiati hanno più diritti degli italiani. “I nostri cittadini dovrebbero dire di essere neri per essere ascoltati. Agli italiani dico: truccatevi di nero e andate in giro a dire che anche voi volete gli aiuti che si danno ai rifugiati”.

La deputata FI: “I neri sono fortunati, non si devono truccare”

jole-santelli-tuttacronacaMentre non si placa l’offensiva condotta dalla Lega contro Cecile Kyenge anche la deputata di Forza Italia, ex sottosegretario al Lavoro, Jole Santelli, dice la sua nella puntata odierna di Agorà: “I neri? Hanno la fortuna di non doversi truccare”. La battuta è stata pronunciata proprio mentre il ministro dell’Integrazione seguiva in collegamento il dibattito in studio. Un’uscita infelice sfuggita nella diretta ma subito stigmatizzata su Twitter dal conduttore Gerardo Greco, pochi minuti dopo la fine della trasmissione.

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Cecile Kyenge vs la Lega: “La Padania chi?”

cecile-kyenge-tuttacronacaDa martedì 14 gennaio ‘La Padania’ ha una nuova rubrica che farà discutere: si chiama ‘Qui Kyenge’ e pubblica l’agenda istituzionale degli incontri pubblici del ministro dell’Integrazione nella pagina normalmente dedicata agli appuntamenti degli esponenti leghisti (‘Qui Lega’). Aurora Lussana, direttrice del quotidiano del Carroccio, spiega: “I nostri lettori hanno visto che in questi nove mesi Kyenge non ha prodotto alcun provvedimento in Consiglio dei ministri e in Parlamento. Sono nove mesi che fa pellegrinaggio filo-immigrazionista in lungo e in largo per l’Italia e i nostri lettori vogliono essere informati sulle sue iniziative”. Ma se le si chiede se non teme che tutto questo possa essere letto come una provocazione verso il ministro o essere percepito come una ‘istigazione’ alla protesta, Lussana risponde: “No, si tratta dell’elenco dei suoi appuntamenti pubblici, pubblicati sul portale del ministero: noi facciamo informazione sull’attività dei membri del governo. I nostri lettori vogliono sapere dove Kyenge si reca per ascoltare i suoi annunci e le sue chiacchiere: è giusto informarli”. Ma parlando degli attacchi della Lega al ministro dell’Integrazione, Vendola, su Twitter, ha affermato: “I razzisti nostrani pensano di essere nell’Alabama o nel Mississippi di mezzo secolo fa o nel Sudafrica dell’apartheid… Qualcuno gli dica che siamo nel terzo millennio e in un Paese civile, nonostante loro”. Per quel che riguarda la Kyenge, ai giornalisti che le chiedevano un commento ha risposto: “La Padania chi?”. “Non so chi sia la Lega Nord – ha continuato il ministro rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti a margine di un incontro a Roma – Non sapendo di chi si tratta praticamente saranno cittadini e fanno quello che vogliono”. Il ministro non ha voluto commentare la domanda se ritenga che l’iniziativa della Padania sia o meno un’intimidazione.

Bitonci: “La Kyenge vuole favorire la negritudine”

cecile-kyenge-tuttacronacaAttacco diretto al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge in Aula dove Massimo Bitonci. Il presidente della Lega Nord al Senato, durante il suo intervento sul provvedimento sulla messa alla prova, che contiene anche l’abolizione del reato di clandestinità e sulla quale il capogruppo ha annunciato una dura opposizione, ha detto: “La gente ha paura ad uscire la sera. Leggo che la Kyenge e la sua consigliera Livia Turco vogliono le quote riservate agli immigrati nella società. Siamo alla demenza. La Turco non sa niente di niente, e la Kyenge non è qualificata per questo incarico molto delicato. La Kyenge non sa cos’è l’integrazione, non sa niente di niente, vuole favorire la negritudine come in Francia, ma noi possiamo farne a meno”.  E ha proseguito: “Ogni anno entrano nel nostro paese diecimila di clandestini. Una città nuova da mantenere. Il governo e la maggioranza evidentemente non si rendono conto di come i problemi della sicurezza che attanagliano le città del Nord sono legati all’immigrazione clandestina. Così facendo stanno sovvertendo lo stato di diritto. Noi faremo contro questo provvedimento un’opposizione durissima, non ci spaventa stare qui anche di sabato e domenica. Un emendamento dei 5 Stelle in commissione ha abolito il reato di clandestinità, reato per altro troppo spesso disapplicato dai giudici di sinistra. Diciamo basta a tutto questo, così come diciamo basta agli indulti mascherati. È un provvedimento inutile e dannoso contro il quale noi ci batteremo”.

La vignetta con Mussolini che attacca la Kyenge e la Boldrini

vignetta_mussolini-tuttacronacaE’ stato il consigliere regionale delle Marche Enzo Marangoni (FI) a condividere in Facebook una vignetta con Mussolini che dice: “Gli italiani muoiono di fame e voi non fate altro che pensare agli immigrati! Boldrini e Kyenge andate a fare… voi e gli immigrati!” Critiche e contestazioni, soprattutto da parte del Pd, non si sono fatte attendere ma il consigliere, sempre sul social network, ha ribattuto che “i politici devono occuparsi del popolo italiano e solo dopo di tutti gli altri popoli”.

La Kyenge alla mensa con l’orologio da 23mila euro… ma è una bufala!

kyenge-orologio-tuttacronacaIl giorno di Natale il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, insieme alle figlie Giulia e Maisha, ha servito il pranzo agli immigrati del Centro Astalli di Roma. E subito è scattata la polemica: stando a una foto che circolava in rete, infatti, l’orologio al polso del ministro sarebbe stato un Vacheron Constantin Patrimony Traditionelle Quartz dal valore di oltre 23mila euro. Tutto sarebbe partito dal sito Bastacasta, che titola: “L’austerità “cafona” della Kyenge? Orologio da 23 mila euro mentre si fa fotografare nella mensa dei clandestini. Un precario impiega tre anni a guadagnare quei soldi. Vergogna!” Il malinteso, però, è stato chiarito da Domenico Grispino, il marito del ministro, che ha spiegato: Io quando è entrata in Parlamento le ho donato un Lorenz da 200 euro, un orologio meccanico che rimane sempre indietro perché lei si scorda di caricarlo. Ora la chiamo e le chiedo se avesse al polso il mio regalo”. Dopo la telefonata, la conferma: “Cécile aveva indosso il Lorenz. Se vuole la porto nell’oreficeria di Modena in corso Canalchiaro dove l’ho acquistato insieme al mio Tissot da 100 euro. Ho pagato con carta di credito e quindi la spesa è facilmente verificabile”.

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Cecile Kyenge torna all’attacco sulla cittadinanza

cecile_kyenge-tuttacronacaL’obiettivo per il 2014 del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge non cambia: è lo ius soli, come dimostra un tweet postato oggi: “2014 verso una nuova cittadinanza: chi nasce e/o cresce in Italia è italiano!” scrive il ministro.

twitterIeri la Kyenge era al Centro Astalli con la famiglia per servire il pranzo ed è stata riconosciuta da alcuni ospiti: “grazie per essere qui” ha detto uno di loro. “Ho voluto essere, insieme alla mia famiglia, al Centro Astalli per servire le persone che frequentano la mensa” ha commentato poi Kyenge, intervistata dalla trasmissione di Radio Uno Baobab. “Ho voluto mangiare quello che mangiano loro e soprattutto servirli. Una persona che siede nelle istituzioni deve dimostrare di essere tra la gente e servire gli altri”, ha aggiunto.

Natale… tempo di dolcezza!

cuccioli-tuttacronacaOggi è Natale e, nonostante la sua magia sia coinvolgente ad ogni età, è indubbio che per i bambini si ammanta di una gioia speciale: la scoperta, il gioco, la gioia. Ma Natale è anche una festa per la famiglia, fatta per abbracciare i nostri cari. Ma non sono solo gli esseri umani a prendersi cura dei piccoli, anche gli animali lo fanno. E trasmettono delle emozioni che aprono il cuore. Ecco allora una galleria di amici animali, perfetta per chi li ama, gode della loro compagnia e li rispetta. E adesso dite se non vi viene voglia di abbracciare qualcuno…

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Il Natale del ministro Kyenge: a servire pranzi in una mensa per profughi

kyenge-tuttacronacaGiornata di Natale servendo il pranzo per Cécile Kyenge che, insieme alle due figlie, Giulia e Maisha, ha trascorso il 25 dicembre in una mensa per profughi, al Centro Astalli di Roma gestito dai gesuiti. Mentre le figlie tagliavano panettoni e pandori e distribuivano arance, il ministro dell’Integrazione, con grambiule, guanti e cappellino bianco, ha impilato i piatti di plastica per poi servire la pasta ai presenti. Al pranzo era presente anche il marito del ministro, Domenico Grispino.

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L’associazione della Kyenge. Secondo Libero, gli ambulatori sono fantasma

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E’ il quotidiano Libero a puntare il dito contro il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge e in base alle testimonianze raccolte dal quotidiano, ci sarebbero almeno dei chiarimenti che il ministro potrebbe dare riguardo all’associazione di volontariato Dawa, a Lubumbashi, paese natale della Kyenge. Libero scrive:

[…] C’è un consigliere, Zeffirino Irali, che in questi mesi ha raccolto numerose resoconti e ha realizzato un dossier sulle attività di Dawa. Un piccolo libro nero di cose non fatte o fatte male.
All’interno diverse testimonianze dirette di volontari e collaboratori della Kyenge. Libero ha incontrato con Irali diverse di queste persone e ha ascoltato le loro storie. C’è la funzionaria della Provincia sposata con un cittadino congolose, c’è la pensionata, c’è il professore universitario. Ma soprattutto c’è l’infermiera che ha lavorato nello stesso ambulatorio di Kyenge per molti anni. Tutta gente che, cedendo ai cliché, potremmo definire impegnati e di sinistra. E tutti, per usare un eufemismo, sono rimasti molto delusi dall’attività dell’associazione.

Ma chi c’è dietro a questa onlus? È praticamente un’organizzazione a conduzione famigliare: il presidente di Dawa è Franca Capotosto, amica personale di Kyenge, il «responsabile relazione esteri e comunicazione» è il marito di Kyenge, Domenico Grispino; la «responsabile arte e e cultura» è sua cognata, la preside di scuola media Maria Teresa Grispino; il revisore dei conti è l’altro cognato, il farmacista Gianni Mazzini. Su Facebook la pagina dell’associazione ha un unico amministratore: il ministro Kyenge. Sul sito Internet si legge: «Dawa (magia, medicina, star bene in lingua swahili) è un’associazione non profit nata nel 2002» e che «concentra maggiormente i suoi sforzi nella Repubblica Democratica del Congo», Paese natio della Kyenge. In particolare a Lubumbashi, la seconda città del Paese, e nel villaggio dove il ministro è nato. A leggere Internet, l’iniziativa più concreta risale al 2006: «Cene di beneficenza per il trasporto di un container e di un’autoambulanza». In effetti il carico prende il volo nel 2007 e i giornali locali strillano entusiasti: «Una delegazione di 12 reggiani guidati da due primari dell’arcispedale Santa Maria Nuova e composta da medici, farmacisti, biologi, infermieri, un geometra e un ingegnere sta partendo alla volta della Repubblica democratica del Congo». La squadra dovrebbe inaugurare una nuova struttura sanitaria: «L’ingegner Domenico Grispino (marito di Kyenge ndr) è il responsabile del pro- getto per la costruzione di un ospedale all’interno del parco Kundelungu» scrive il giornale. E Kyenge sul quotidiano «ricorda di destinare il 5 per mille all’associazione che possiede». Di seguito, per i lettori, il codice fiscale. Sin qui tutto regolare. Peccato che in Congo le cose cambino e almeno metà dei partecipanti alla missione torni in Italia inorridita. Gli altri, a onor del vero, sono quasi tutti parenti della Kyenge. Con i nostri testimoni approfondiamo il racconto di quel viaggio. A partire dall’acquisto dei biglietti aerei.

Sul punto le versioni raccolte da Libero combaciano. «Avevamo trovato tariffe inferiori ai mille euro, ma Kyenge ci disse che ci avrebbe pensato lei» dichiara Manuela, professione infermiera. I volontari sono certi di risparmiare e invece il prezzo lievita sino a 1.200-1.400 euro a cranio. I malcapitati non capiscono, ma si adeguano. Nel frattempo, grazie alle cene di finanziamento, vengono riempiti due container di materiale, compresa un’ambulanza. Il trasporto viene organizzato da una zia di Manuela. Il percorso previsto è Sassuolo-Bruxelles- Kinshasa. In Belgio vive una delle tante sorelle di Kyenge. E qui avviene il primo disguido, visto che uno dei due cassoni d’acciaio non riesce a partire. Le cose peggiorano in Africa. «Avevo chiesto sei mesi di aspettativa per questa esperienza. Avrei dovuto occuparmi di seguire l’apertura di un poliambulatorio» avverte l’infermiera. «Ho rifatto i bagagli appena ho capito la situazione. Là non c’era proprio nessuna struttura da avviare». A Lubumbashi, all’interno di una delle proprietà dei Kyenge, i volontari trovano solo un «Centre maternité Kyenge»: «Un vero disastro. Non c’era un generatore elettrico, non esisteva il pavimento, i lettini erano praticamente inservibili. In più venivano usati due soli strumenti per quindici donne per volta e la luce era quella delle candele. Condizioni estreme in cui era impossibile operare».

Bruno, docente universitario di origini straniere ed ex collega di Kyenge, rincara: «Ho portato con me dall’Italia due ostetriche, ma quando sono entrate per poco non vomitano, non sono riuscite a continuare perché la situazione era atroce. Non ho mai visto una cosa simile in vita mia e ho girato abbastanza». In quei giorni vengono organizzate due cene di finanziamento. La prima si svolge al villaggio Kyenge, quello dove è capotribù il padre del ministro, Kikoko, un omone vestito con scettro e pelle di leopardo, mise che ha sfoggiato, tra lo stupore generale, pure a Modena in occasione di una visita specialistica. Esborso per la serata 60 dollari a testa. Una cifra così alta che alcuni volontari danno forfait. «L’altra cena è stata organizzata dal Rotary locale e costò ai partecipanti addirittura 100 dollari» assicura Mariangela, funzionaria della Provincia.

Ma l’episodio che lascia esterrefatti diversi partecipanti è un altro. Uno dei volontari, Antoine, cittadino congolese trapiantato in Italia, in quei giorni si fa raggiungere da alcuni parenti residenti a Kinshasa. A spese loro. La madre viene visitata da Kyenge. Poi si avvicina al figlio: «Mi servono dieci dollari». Come dieci dollari? Domanda il giovane, cercando spiegazioni. I testimoni sostengono che Kyenge, senza batter ciglio, avrebbe replicato: «Certo. Devono imparare a pagare, se no pretendono tutto gratis». I presenti in linea di principio avrebbero potuto pure essere d’accordo, ma ancora oggi si domandano dove siano finiti quei soldi, avendo loro partecipato all’impresa a titolo completamente gratuito. Anche perché dell’ospedale nessuno di loro ha più avuto notizie. Neppure dal sito Dawa. «Non mi risulta che sia stato realizzato. Il nostro sforzo socio-sanitario non è andato a buon fine nonostante il padre della Kyenge avesse molte conoscenze» ammette Bruno. La cui delusione è doppia. Infatti in quella sfortunata trasferta aveva il compito di realizzare un gemellaggio con l’ateneo congolese per scambi universitari. «Per questo incontrai con Kyenge le autorità della provincia di Lubumbashi, il presidente della facoltà di medicina, firmai una convenzione. Cécile mi disse che si sarebbe occupata personalmente di tenere i contatti con la controparte congolese. Dopo sei anni sto ancora aspettando, nonostante i contratti firmati, l’inizio di quello scambio. Anche in questo caso, è andata buca». Non alla signora Kyenge che, grazie a quella sua attività non profit, si è fatta un nome ed è diventata ministro della Repubblica italiana.

Chiaramente queste sono solo testimonianze che andranno verificate e approfondite, sia  per confermare che invece  tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, sia – nel caso in cui ci fossero ancora cose non andate a buon fine o in itinere – per  collaborare a dare loro un nuovo impulso. Ma, se le testimonianze venissero confermate, come mai in questa bella iniziativa di solidarietà ci sarebbero stati così tanti rallentamenti e così tanti impedimenti che non avrebbero permesso una gestione capace di portare conforto e sollievo a un popolo che da sempre lotta contro la povertà e i mali che ne derivano?

“Mai nessuno che se la stupri…” così Valandro contro la Kyenge

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Frase choc che lascia davvero senza parole quella scagliata da  Dolores Valandro, consigliera leghista a Padova, contro la Kyenge, ministro per l’integrazione nominata dal governo Letta. La Valandro è anche  vice coordinatrice della locale commissione che si occupa di Sanità e politiche giovanili, eppure non usa mezzi termini nei confronti della neo ministro in un articolo sul sito “tuttiicriminidegliimmigrati.com” commentando uno stupro a danno di due ragazze da parte di un immigrato africano. Poi ci pensa la sua “amica” a iniettare ancora veleno scrivendo “Che soddisfazione sarebbe”. Cosa aspettiamo a chiudere il sito e a moderare i toni? Perché non apriamo un dibattito sulla sostenibilità dello ius solis invece di mancare di rispetto alle nostre istituzioni? Perché non riusciamo a capire se possiamo davvero dare un futuro, in un ‘economia a pezzi, a questi stranieri o se purtroppo continuiamo a illuderli con la speranza di un domani che non riusciamo neppure a garantire ai nostri giovani?

Dopo qualche ora arriva la dissociazione da parte della Lega. E’ Bitonci che in una nota esprime il suo rammarico per la frase rivolta al ministro Kyenge: «Mi dissocio nella maniera più totale dalla frase violenta, stupida e inopportuna scritta dalla consigliera di quartiere di Padova Dolores Valandro su Facebook nei confronti del ministro Kyenge. Si tratta di una sua personale iniziativa che non è condivisa dal Movimento. Prenderemo immediatamente provvedimenti disciplinari nei confronti della Valandro e personalmente le ho già chiesto comunque di rimuovere questa scritta dal suo profilo e di chiedere scusa».

Immediatamente gli fa eco Flavio Tosi: «Una dichiarazione inqualificabile – ha detto Tosi all’ANSA -. Era già sospesa. Stasera sarà espulsa».

La Cgil di Padova esprime «sconcerto e profonda amarezza rispetto alle dichiarazioni fatte dalla consigliera del quartiere Padova Nord Dolores Valandro nei confronti della ministra Kyenge. Condanniamo con forza queste dichiarazioni xenofobe e violente, a maggior ragione in quanto provenienti da chi dovrebbe rappresentare le cittadine e i cittadini ricoprendo cariche istituzionali. Chiediamo quindi le dimissioni dagli incarichi ricoperti dalla consigliera coinvolta». «Esprimiamo – conclude la nota – tutta la nostra solidarietà alla Ministra che la città di Padova, proprio nei giorni scorsi, ha avuto l’onore di accogliere con partecipazione, coinvolgimento e grande apprezzamento per il lavoro politico che sta portando avanti».

La Kyenge chiede integrazione, ma è la prima a non darla?

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Il neo-ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge ha voluto partecipare alla consegna degli  attestati di cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia figli di immigrati. Una cerimonia voluta dall’amministrazione guidata da Giuliano Pisapia del Pd. Fuori ad attendere la Kyenge c’era il capogruppo della Lega Nord a Palazzo Marino, Alessandro Morelli, che ha provato a stringere la mano al ministro dell’Integrazione, ma è stato bloccato prima dalla scorta e poi letteralmente snobbato dalla Kyenge. Una “scortesia” che arriva dopo una campagna senza esclusione di colpi da parte del Carroccio contro la Kyenge: dalle t-shirt sfoggiate dagli esponenti del Carroccio nell’assemblea consiliare (con la scritta che evidenzia il reato di clandestinità), alla netta contrarietà del partito di Roberto Maroni sullo Ius soli, fino alla sortita di Matteo Salvini che, dopo la tragedia di Niguarda aveva dichiarato: ”Il ministro Kyenge fa istigazione a delinquere quando dice che l’immigrazione clandestina non dovrà più essere un reato”. Ma quando si deporranno le armi da una parte e dall’altra per aprire il dialogo? Chi chiede integrazione non dovrebbe essere la prima, al fine di avviare un processo di rinnovamento, a non avere risentimenti contro chi la nega? Dare la mano sarebbe stato il gesto, che poteva diventare il simbolo di un desiderio di migliori rapporti e aprire quindi la strada al cambiamento… forse l’Italia non è pronta per l’Integrazione proprio perché chi la chiede nutre troppi rivendicazioni verso chi l’osteggia. Non è compito di un ministro essere la prima persona a rompere le barriere contro la diffidenza? Se non si sogna un mondo per tutti, anche per chi come la Lega ha timore che gli italiani diventino emarginati nel loro Paese, come si fa a parlare di italiani nati da figli di immigrati? Vogliamo toglierci le magliette dell’intolleranza e aprire le porte alla solidarietà senza parlare di razza, etnia, colore o ideologia? Possiamo sognare un’integrazione che non sia dettata dalle “scortesie” o dalle revanche nei confronti degli italiani? E se la Lega sbaglia, possiamo almeno non assistere a scene che, anche per il futuro possono autorizzare la Lega a ulteriori irrigidimenti? Nelle mani del neo ministro c’è il futuro di quei bambini, oggi stranieri e domani italiani, a cui va insegnato ad amare e non a odiare, a dare la mano e non a “snobbare” un saluto. Nelle mani della Kyenge c’è quell’Italia nuova che vuole sentirsi unita e che invece si sente osteggiata con comportamenti che spesso sono solo rivendicazioni e non percorsi per arrivare al dialogo sereno che può consentire più diritti a tutti, anche agli italiani.

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