Ecco il ministro che non giurerà con gli altri!

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Non ci sono i tempi tecnici per il rientro di Pier Carlo Padoan, da Sideny dove stava partecipando al G20. Chi è Padoan? Un tecnico, un professore, un uomo con una visione economica ben determinata. Il suo credo è nella patrimoniale, mentre sostiene da sempre che la ripresa si può avere solo con la diminuzione delle tasse sul lavoro. Padoan però non è un uomo nuovo essendo stato dal 1998 al 2001 consulente economico per i premier Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Ma è anche un fervente sostenitore dell’aumento delle tasse come ha dichiarato in più di un’occasione: “Può essere pericoloso procedere con aggiustamenti fiscali di grande rilevanza solo attraverso tagli alla spesa, in alcuni casi occorrono anche aumenti delle imposte. Non si può fare tutto solo riducendo la spesa, si deve fare in qualche modo anche aumentando le imposte”. Non parlategli poi di uscire dall’Euro, perché vi risponderebbe che “costerebbe più che difenderlo” e che, se accadesse, l’Italia tornerebbe agli anni ’70 con un effetto recessivo e inflazionistico molto forte”.

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Dagospia: “Ma quale Dudù? Gli ematomi di Berlusconi sono opera della Pascale”

silvio_berlusconi_francesca_pascale_tuttacronacaIl 5 febbraio era circlata la notizia che Silvio Berlusconi si era infortunato mentre giocava a palla con Dudù, il barboncino di Francesca Pascale. Secondo le ricostruzioni, l’ex premier sarebbe scivolato cadendo a terra e battendo una spalla. Ora Dagospia dà una versione diversa del livido riportato dal leader di Fi: “Vi ricordate quel Berlusconi con livido causato, dice lui, dall’inciampo con una pallina di Dudù?” chiede. Ebbene, altro che Dudù, l’ematoma, scrive il sito di Roberto D’Agostino, “è stato causato dalle “pal..” di Francesca Pascale. Due tosti schiaffoni per averlo beccato a chiamare la mitologica olgettina Barbara Guerra. Ah, richiamo del Bunga”.

I nostri 7 giorni… in maschera!

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Quella appena trascorsa è stata la settimana del “ballo in maschera” della politica italiana. Chi poteva pensare che Letta venisse sfiduciato da suo partito che non si è fatto scrupoli a rottamare il suo Governo? Renzi, più abile del Conte Riccardo, nell’opera verdiana, è riuscito a sfilare non una donna, ma un “regno” al suo compagno di partito al quale aveva sempre giurato fedeltà e non appagato della vittoria ha anche brindato a spriz e noccioline, mentre Letta si avviava a dare le dimissioni. Neppure Shakespeare in uno dei suoi drammi sarebbe stato capace di ordire una tela così complessa e dai mille risvolti psicologici, forse davvero l’unica similitudine possibile è che Letta sia stato sacrificato proprio come Marius, la giraffa dello zoo di Copenaghen e poi sbranato dai leoni. Ma non si doveva  smacchiare il giaguaro? Come si è arrivati ad anticipare le idi di marzo a febbraio? Forse si è risaliti all’antico simbolismo del Carnevale e la carne che si è levata è stata quella di Letta? In ogni caso se Renzi pensa di poter manovrare lo scettro di Re del Carnevale si sbaglia… i giochi di Palazzo sono complicati a Roma da gestire, tanto che la sua nomina è slittata, e c’è chi ha trovato il tempo per lanciare i suoi ultimatum e alzare il tiro! Ma se Alfano ruggisce, Berlusconi indossa le vesti dell’Invincibile e sulla rete scoppia la lite attraverso i tweet al veleno! Ma se la rete divide Viareggio unisce ed ecco la sfilata alla quale non manca davvero nessuno dal sindaco di Firenze alla Merkel, da Obama a Putin! Può forse essere un simbolo che le grandi alleanze si possono ancora allargare? Dopo il no di Baricco a diventare ministro della cultura e di Farinetti che rimane saldo a Eataly, Renzi può cercare all’estero l’elenco dei Ministri?

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A carnevale ogni scherzo vale… ma i tifosi giallorossi non hanno certo gradito che il murales di Totti sia stato imbrattato, come i giovani non hanno gradito la frase di John Elkann, per fortuna che poi sia intervenuto Della Valle a prendere le difese di tutti quei disoccupati che da anni si sentono dare dei mammoni e dei nullafacenti. Sembra proprio che chi dovrebbe dare lavoro preferisce invece concedere la Cassa Integrazione, forse si pensa che davvero nessuno si accorga che in Italia vige la regola che la colpa è sempre degli altri? Perfino Seedorf arrivato in Italia ha preso il “vizietto” e ha incolpato Allegri! Davvero servirebbero i “bagni d’umiltà per tutti” a iniziare dai nostri politici. Naturalmente le eccezioni ci sono e lo ha dimostrato Letta nella sua passeggiata di sabato, il primo giorno in cui è “tornato cittadino” e, insieme al figlio, ha fatto il giro di tutto il quartiere… tanto che poi il circolo di Testaccio ha deciso di ringraziarlo con un lenzuolo! Forse a volte è necessario davvero stendere un lenzuolo per non vedere gli orrori, la sofferenza e l’incertezza… ma quel lenzuolo alla fine non sarà mai abbastanza grande a coprire i mali del mondo che invece è necessario guardare in faccia e magari cercare di sconfiggerle con degli esempi di eccellenza di cui il nostro Paese, nonostante la crisi finanziaria e di valori, è sempre un protagonista indiscusso sulla scena internazionale a iniziare dalle medaglie di Innerhofer e della Fontana a Sochi per terminare con la conquista del Bafta della Grande Bellezza di Sorrentino a Londra. E proprio grazie a questi riconoscimenti che questa sera possiamo gridarvi con entusiasmo:

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Lo sgambetto a Berlusconi lo fa… Dudù!

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Lo sgambetto a Berlusconi lo fa… Dudù! Secondo l’agenzia parlamentare di Pasquale Laurito, il leader di Forza Italia stava giocando a palla con il cane, quando è scivolato e ha battuto una spalla sul pavimento. Ora Berlusconi sarebbe «al letto, indisposto» . Commento sarcastico di Laurito: «Dudù insomma è stato capace di fare quello che non è riuscito ad Alfano». Nelle prossime ore sicuramente si capirà l’entità dell’incidente domestico occorso al leader di Forza Italia! 

 

De Girolamo-Pascale: botta e risposta da lontano

de-girolamo-tuttacronacaDopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo, Francesca Pascale aveva commentato le voci su un possibile ritorno dell’ex ministro in FI dicendo: “De Girolamo ha voltato le spalle a Berlusconi nel momento più difficile. Che segnale sarebbe se lei tornasse nel partito, soprattutto per quelli che sono rimasti in Forza Italia? La verità è che io, se penso a chi ha tradito, provo totale disgusto”. Ma non è stata tenera neanche la risposta della diretta interessata: “Da donna che ama, posso capire le scelte e le reazioni di una compagna, anche quando non nascono da fatti reali. Infatti, non ho sentito Berlusconi né prima né dopo le mie dimissioni da Ministro, come ho dichiarato stamani a Mix24. Da politico però ammetto di provare tristezza verso coloro che si affrettano a commentare il nulla solo per guadagnarsi un posto in Paradiso”. E ancora: “Ho parlato con Berlusconi dopo il mio intervento in aula del 17 gennaio. L’ho detto in tv davanti a milioni di italiani. Non ho paura delle mie azioni, dico quello che penso, qualche volta forse con troppa foga, e non mi sono mai vergognata né ho mai rinnegato la mia storia e il mio affetto verso Silvio Berlusconi”. Ma la Pascale ha lanciato una palla che le “amazzoni” di Berlusconi non si lasciano sfuggire. Tra queste la Biancofiore: “Questo è un pensiero condiviso nei gruppi parlamentari e che intercetta il comune senso di giustizia del popolo azzurro, direi degli italiani in generale. Nulla di personale contro Nunzia De Girolamo, anzi, ma la politica per tornare credibile dovrebbe essere soprattutto di esempio alla società e l’utilizzo del movimento come un autobus sul quale scendere e salire a piacimento non lo è”. Porta chiusa anche da parte della Bergamini: “Ognuno di noi – scrive su Facebook – ha deciso liberamente quale strada prendere e proprio per questo oggi è giusto ricordarlo. La decisione di chi nel momento di massima difficoltà del presidente Berlusconi ha ritenuto di allontanarsene rende oggi evidente l’inopportunità di tornare su passi che hanno lasciato un solco profondo e indelebile in quello che è stato a lungo un percorso comune. Ora più che mai è importante tenere scisse le vie politiche dalla solidarietà personale”. Da parte sua, la Gelmini chiede di tenere separate vicenda personale e politica: “A Nunzia De Girolamo ho espresso la mia solidarietà per il gesto dignitoso compiuto lasciando l’incarico di ministro. Se poi mi si chiede quali conseguenze possono derivarne sul piano dei rapporti politici con Forza Italia, allora la precisazione è d’obbligo: nessuna conseguenza.” Parere che la Rizzotti appoggia: “Condivido la linea politica espressa dal nostro capogruppo in Senato Paolo Romani e le dichiarazioni di oggi sulla stampa di Maria Stella Gelmini. Così come umanamente, da elettrice e da iscritta a Forza Italia, comprendo il pensiero di Francesca Pascale che esprime il sentire di tutti i nostri elettori sul territorio”.

La De Girolamo passa a Forza Italia? La Pascale chiude la porta

de-pascale-tuttacronacaSecondo il Corriere del Mezzogiorno, la first lady di Forza Italia Francesca Pascale non sarebbe proprio convinta dal rientro del ministro nelle fila del partito. “Da quando l’ex ministro ‘Boccia De Girolamo Nunzia’ ha tradito suo padre politico, Silvio Berlusconi, non ho avuto alcun contatto con lei. Le inviai indignata e delusa un lungo sms con il riassunto della sua carriera politica e di tutta la sua trafila il giorno stesso del tradimento e da allora non l’ho più sentita e non ho alcuna intenzione di sentirla in un futuro prossimo”. Dopo aver letto sui giornali di stamane di un possibile ‘rientro’ in azzurro della De Girolamo anche grazie al suo sostegno, Pascale avrebbe precisato con chi ha avuto modo di sentirla in queste ore che non sente l’ex ministro dal giorno in cui ha lasciato Forza Italia e Berlusconi, suo padre politico, per restare al governo per il bene del Paese, come aveva detto la stessa De Girolamo.

La Pascale è durissima con Nunzia e gli alfaniani: «Provai forte indignazione – avrebbe aggiunto – per le sue motivazioni: secondo lei e i suoi compagni di merenda restare al Governo significava volere il bene del paese. Secondo me invece significava da una parte dimostrare l’orgoglio presuntuoso dell’allievo che supera il maestro, e dall’altra seguire i propri interessi personali. Comunque da quel momento ho cancellato il suo numero dalle mie rubriche».

Nessun contatto, dunque, e nessuno sconto da parte della Pascale, che ha un’idea ben precisa sui transfughi del Nuovo Centro Destra: «Gli alfaniani sono stati peggio di Fini: farei fatica a votare la coalizione se all’interno ci fosse il Ncd. Quello che hanno fatto all’Italia e al presidente Berlusconi – avrebbe ribadito commentando le dimissioni – è gravissimo e non deve essere dimenticato: hanno usato l’Italia per i propri interessi personali e hanno accompagnato chi li ha creati politicamente fuori dal Senato».

Il governo perde i pezzi, si dimette la De Girolamo!

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“Voglio salvaguardare la mia dignità”, così il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo ha annunciato le sue dimissioni. Questa la nota con cui il ministro ha reso pubblica la sua volontà di dimettersi su Twitter.

“Mi dimetto da Ministro. L’ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo. Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità”.

L’annuncio è arrivato 24h dopo la notizia che la Guardia di Finanza e la magistratura hanno aperto un’indagine sulla gestione dei fondi Comunitari  da parte di Agea e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Come scrive La Repubblica:

La Finanza di Roma che, ancora qualche giorno fa, per acquisire documenti, fatture, mandati di pagamento, verbali di gare d’appalto ha bussato alle porte del ministero dell’Agricoltura e dell’Agea, la società controllata al 51 per cento, che ha il compito di erogare proprio i fondi. L’genzia, cioè, dove la De Girolamo ha posizionato alcuni suoi collaboratori. Il sospetto è che per anni, e fino a oggi, un’associazione a delinquere abbia lavorato di nascosto per ingannare l’Unione europea e frodare milioni di euro. Il tema sono i Pac, i contributi destinati a sostenere chi in Italia coltiva la terra e alleva bestiame.

Sul suo sito il ministro aveva già scritto proprio ieri una nota: “L’indagine è in corso da tempo e riguarda vicende che precedono il mio insediamento al Palazzo dell’agricoltura, avvenuto nel mese di aprile 2013”.

Il ministro del Lavoro: “Sei disoccupato? Comincia come barista”

barista-tuttacronacaIl ministro del Lavoro inglese, Miss Esther McVey, ha dato un suggerimento forse non dei più originali ma sempre valido: “Disoccupato? Comincia come barista”. Sì, perchè se vuoi lavorare devi prendere quello che c’è e iniziare anche dai livelli più bassi. E così la dritta che dà ai giovani è quella di farsi “assumere ai Costa Coffee (famosa catena di caffetterie, ndr.)”. Del resto se in Italia i giovani hanno difficoltà a trovare lavoro, non va molto meglio neanche in Inghilterra: dei 941 mila giovani tra i 16 e i 24 anni che nel 2013 non hanno trovato lavoro è difficile dire quanti siano preparati ad essere inseriti nel mondo del lavoro: pochi, dicono le statistiche, meno comunque degli agguerriti concorrenti provenienti da ogni parte del mondo. Ma proprio chi arriva dall’estero, oltre ad avere una preparazione migliore, sono anche maggiormente disposti ad accettare modesti livelli occupazionali. Una realtà, del resto, nota anche in Italia. Come ricorda Blitz Quotidiano: “Secondo Miss McVey qui sta il punto che non consente di tirare troppo per le lunghe accettare un posto di lavoro, purchessia: solo quando si inizia a lavorare si capisce cosa serve per ottenere l’impiego dei propri sogni, soprattutto si capisce quali sono i requisiti che ancora non si possiedono. In effetti, McVey, 46 anni, tirocinio ed esordio di lavoro nella ditta di famiglia prima di fornire consulenza online per le start-up e della popolarità in tv, non è esattamente rappresentativa dei problemi e delle aspirazioni lavorative dei giovani inglesi. Ma il dibattito è aperto e non vale solo per il Regno Unito”.

De Girolamo dà il mandato per un esposto su violazione privacy!

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“Ho dato mandato agli avvocati Gaetano Pecorella, del foro di Milano, e Angelo Leone, del foro di Benevento, di predisporre un esposto da inviare alla magistratura di Benevento e al Garante per la Protezione dei dati personali in relazione alla captazione illecita di conversazioni registrate abusivamente in un colloquio al quale partecipava la sottoscritta, allora deputato della Repubblica Italiana, nonche’ alla loro divulgazione attraverso i mezzi di informazione. Congiuntamente si chiedera’ di chiarire le responsabilita’ di tutti coloro che con atti e fatti gravemente lesivi della mia privacy hanno tentato di ledere la mia immagine e la mia onorabilita’”. Cosi’ in una nota il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo.

Il consigliere comunale pastafariano che giura con lo scolapasta in testa

Christopher-Schaefferv-pastafariano-consigliere-comunale-new-york-tuttacronacaE’ l’Independent, ripreso da Giornalettismo, a riportare la notizia del giuramento prestato dal sacerdote pastafariano Christopher Schaeffer presso il consiglio comunale di Pomfret, nello stato di New York. L’uomo indossava a mo’ di cappello uno scolapasta, che reappresenta il suo credo religioso. Schaeffer, sacerdote della chiesa del Flying Spaghetti Monster ha spiegato a Dunkrik Observer che lo scolapasta simboloeggia il suo ruolo di sacerdote all’interno del culto e ha descritto il suo credo come una “religione senza dogma”. Il sito del credo religioso spiega che la chiesa è rimasta segreta fino al 2005, quando una lettera con l’immagine allegata del Flying Spaghetti Monster è stata spedita ad un consiglio scolastico del Kansas. Ancora, il sito spiega il pastafarianesimo è una vera e propria religione secondo la quale i pirati erano i pastafariani originari, degli esploratori pacifici che a causa della disinformazione cristiana oggi sono dipinti come dei criminali. Inoltre, si legge: “Alcuni sostengono che la chiesa sia esclusivamente un esperimento mentale, che sia satira che vuole dimostrare che il disegno divino non  è legge, ma una peudoscienza prodotta dai cristiani per portare le persone a credere al creazionismo nelle scuole. Queste persone si sbagliano. La chiesa del Flying Spaghetti Monster è reale, legittima e sostenuta dalla scienza. Il fatto che qualcosa possa sembrare humor o satira è puramente casuale”. I suoi seguaci sono anche dei grandi appassionati di birra e considerano ogni venerdì come una festa religiosa. Ai cittadini di Pomfret, Schaeffer ha spiegato che è impaziente di lavorare con loro: “Sto principalmente pensando di lavorare in modo che la città viva senza intoppi e di soddisfare le esigenze dei cittadini”. Ha quindi aggiunto: “Se qualcuno dovesse avere dei dubbi o delle domande spero che mi contatti, perchè voglio fare in modo che chiunque venga rappresentato”.

Scontri a Salerno, l’arrivo della Kyenge crea tensioni!

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Momenti di tensione fra esponenti di CasaPound e associazioni antirazziste davanti al municipio di Salerno, in occasione della visita del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. Fra i due gruppi, tenuti a distanza da un cordone di forze dell’ordine, ci sono stati scambi verbali e lanci di oggetti ma nessun contatto fisico.

“La mia linea – ha detto il ministro – è sempre stata quella del dialogo. Ognuno di noi ha diritto a far sentire la propria voce, ma è importante farlo nel rispetto delle regole. Se mancano questi presupposti il dialogo diventa sempre più difficile”.

Le tensioni si sono registrate prima dell’arrivo del ministro Kyenge, mentre gli attivisti di Casapound stavano allestendo il presidio per il quale avevano ottenuto l’autorizzazione della Questura di Salerno. Ad avvicinarsi sono stati alcuni esponenti di organizzazioni di sinistra e antirazzista che, però – è stato confermato da fonti della Questura di Salerno – non sono entrati in contatto con gli attivisti di Casapound.

Fra i due gruppi vi è stato uno scambio acceso di battute, con i poliziotti in tenuta anti-sommossa schierati per evitare il contatto fisico. E’ stato lanciato qualche oggetto che fortunatamente non ha colpito nessuno. La situazione è poi tornata alla calma senza ulteriori strascichi fino alla conclusione del convegno al quale partecipava il Ministro Kyenge.

Durante il convegno al Comune, ha invece agito il gruppo “Rotta di Collisione” di Salerno che ha manifestato contro la Kyenge. Accusandola di interessarsi soltanto allo “Ius Soli” e alla proposta di annullare la denominazione padre e madre dai documenti scolastici, e non di problemi seri come la disoccupazione giovanile.

I gruppi dell’ultradestra hanno infine denunciato aggressioni da parte di esponenti dei centri sociali.

“Questa mattina tre nostri militanti, tra cui un minorenne, sono stati aggrediti fisicamente da circa 20 esponenti dei centri sociali – si legge in una nota di Casapound Salerno – che erano presenti in piazza senza alcun tipo di autorizzazione o preavviso. Solo la prontezza di riflessi dei ragazzi ha evitato il peggio respingendo la vile aggressione, capeggiata da noti esponenti di Sel e del centro sociale Asilo Politico”.

E’ iniziata la guerra a Renzi? Letta sceglierà il Governo o il partito?

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Se Renzi è diretto, Alfano accelera e risponde a chiare note alla provocazione dei tre punti del candidato favorito alle primarie. il leader del Nuovo centrodestra ha infatti ribattuto al sindaco di Firenze affermando:

“Se Renzi ha l’obiettivo, dopo essersi seduto nella sedia di segretario del Pd, di prendere la sedia di Enrico Letta, è sufficiente che lo dica con chiarezza senza bisogno di fare come la vecchia politica, di girarci attorno” e poi ha sottolineato, “Renzi sa che ad una settimana dalle primarie deve spararla grossa per arrivare primo per quantità di voti e di votanti. Per fortuna le primarie si stanno concludendo, visto che se ne parla da sei mesi. Finalmente dopo si potrà parlare dei problemi dell’Italia”.

Non ci sono gli estremi per la grazia a Berlusconi

berlusconi-grazia-tuttacronacaE’ l’ufficio stampa del Quirinale a precisare che non ci sono le condizioni per un intervento di grazia per Silvio Berlusconi. E definisce inoltre di “estrema gravità i giudizi e i propositi” espressi ieri dal leader di Forza Italia. Il Colle prosegue quindi sottolinando come le parole di Berlusconi siano “prive di ogni misura nei contenuti e nei toni”.

Il paragone di Sallusti: Berlusconi come Kennedy

berlusconi-kennedy-tuttacronacaAlessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, in occasione del cinquantenario della morte di JFK ha redatto un editoriale nel quale paragona il mitico presidente americano a Silvio Berlusconi, che arriva il giorno dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza Ruby.

La coincidenza mediatica Kennedy-Berlusconi cade a proposito. Perché i due hanno più di un punto in comune. Entrambi ricchi, molto ricchi, hanno usato la loro ricchezza per farsi largo in politica. Entrambi , alla loro discesa in campo, si sono imposti a sorpresa su rivali favoriti. Entrambi hanno regalato un sogno al loro Paese senza riuscire a realizzarlo (nel caso di Kennedy per sopravvenuto omicidio, in quello di Berlusconi perché siamo in Italia). Tutti e due hanno cambiato profondamente e in modo irreversibile il costume della politica. E, non ultimo, entrambi avevano una passione irrefrenabile per le belle donne.

Il compagno della Santanchè, quindi, passa a citare un racconto pubblicato dal “Corriere della sera” sul presidente americano:

Dicono che la sua vita sia stata costellata da una sequenza ininterrotta di incontri occasionali con giovani donne di ogni ceto sociale. Tutte bellissime, tutte innamorate. Erano stagiste della Casa Bianca, attrici, cantanti, prostitute, signore del jet set, giornaliste, segretarie, amanti di boss della mafia… Arrivavano di notte alla Casa Bianca nascoste dentro il bagagliaio di un’auto e il presidente le intratteneva nel suo ufficio. Queste consegne a domicilio venivano rispedite al mittente nel giro di pochi minuti…”.

E trae la sua conclusione:

L’ipocrisia è che tanta benevolenza è solo per chi è di sinistra, zona dove puttane e puttanieri non mancano, ma lì, e solo lì, fanno tanto chic.

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‘Estremisti’ vs ‘diversamente berlusconiani’: scontri in centrodestra

decadenza-scontri-tuttacronacaScambio di accuse tra gli ex compagni di partito Angelino Alfano e Daniela Santanchè oggi, con il vicepremier che rivolge un “Violentate Berlsuconi” agli ‘estremisti’ di Forza Italia ricevendo in risposta dalla Pitonessa un “Sei come i terroristi, spari alle spalle”.Più sarcastico Raffaele Fitto:

“Nell’elevato e nobile discorso di oggi dell’onorevole Alfano, c’è solo una parte pleonastica e davvero non necessaria: quella in cui l’onorevole Alfano ribadisce il suo affetto e la sua vicinanza verso il presidente Berlusconi. Che bisogno c’era di ripeterlo? Ormai tutta l’Italia ha potuto conoscere e apprezzare la lealtà, la correttezza e soprattutto la grande riconoscenza dell’onorevole Alfano verso il suo benefattore”

E mentre berlusconiani doc e diversamente berlusconiani si attaccano, Berlusconi fa inviare una mail ai forzisti: il giorno del voto sulla decadenza, il 27 novembre, dovranno tutti scendere in piazza davanti a palazzo Grazioli, a via del Plebiscito. Il ‘format’ della manifestazione non è ancora stato stabilito e l’orario potrebbe slittare: dipende infatti dalla decisione di scendere in piazza in contemporanea con il voto di Palazzo Madama sulla decadenza. Soltanto lunedì, dunque, quando la capigruppo calendarizzerà il voto, si saprà qualcosa di più. Al momento, l’orario indicativo è tra le 14 e le 17 di mercoledì. Non è da escludere che parte dei manifestanti si sposti da via del Plebiscito a Palazzo Madama: dipende se Berlusconi si recherà o meno in Aula per il voto. Lo scopo, infatti, è far sentire la loro vicinanza al leader ma non solo: anche contrapporsi a eventuali manifestanti anti-Cav che si presentino davanti al Senato. Ma c’è chi non approva l’iniziativa e chiede di vietare manifestazioni. Lo fa il Pd, ufficialmente perché “zona inadatta” che finirebbe per paralizzare il traffico nella capitale. Il tutto si configura come un nuovo problema per Ignazio Marino.

In quanti amano Berlusconi?

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«A Berlusconi dico che che qui c’è gente che gli vuole bene ma si era stancata dell’idea che il nostro movimento finisse in mano a radicali ed estremisti e che non accettava che la capacità di sintesi e grande equilibrio del nostro presidente venisse violentata ogni giorno», queste le parole del vicepresidente Angelino Alfano che ha poi aggiunto:

«Non ci siamo staccati dal centrodestra, ma non aderiamo a Forza Italia che non è più quella che abbiamo conosciuto nel ’94», ha insistito Alfano, che ha poi aggiunto: «Il Nuovo Centrodestra sarà il valore aggiunto che farà vincere la coalizione alternativa alla sinistra» e poi ha precisato «Ogni giorno ci attaccano» da Forza Italia. «Ma a loro dico: state sereni, perché in tanti stanno aderendo al nuovo centrodestra, anche dal partito del non voto», Alfano ha continuato  «Partiamo con l’abbrivio di sondaggi entusiasmanti: non abbiamo ancora una sede e un simbolo ma milioni di italiani hanno già detto di essere pronti a votare per noi» per poi sottolineare  «Confesso la mia grande emozione, gioia e ammirazione di essere il socio fondatore del più grande partito del centrodestra in Italia», e concludere parlando della «ambizione grande di far tornare a vincer e il centrodestra con i nostri principi, valori e programmi».

Nei grandi programmi di Alfano vi sarebbe anche la volontà di aprire, prima di Natale, almeno un circolo in ciascuno degli 8100 Comuni italiani.

L’associazione della Kyenge. Secondo Libero, gli ambulatori sono fantasma

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E’ il quotidiano Libero a puntare il dito contro il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge e in base alle testimonianze raccolte dal quotidiano, ci sarebbero almeno dei chiarimenti che il ministro potrebbe dare riguardo all’associazione di volontariato Dawa, a Lubumbashi, paese natale della Kyenge. Libero scrive:

[…] C’è un consigliere, Zeffirino Irali, che in questi mesi ha raccolto numerose resoconti e ha realizzato un dossier sulle attività di Dawa. Un piccolo libro nero di cose non fatte o fatte male.
All’interno diverse testimonianze dirette di volontari e collaboratori della Kyenge. Libero ha incontrato con Irali diverse di queste persone e ha ascoltato le loro storie. C’è la funzionaria della Provincia sposata con un cittadino congolose, c’è la pensionata, c’è il professore universitario. Ma soprattutto c’è l’infermiera che ha lavorato nello stesso ambulatorio di Kyenge per molti anni. Tutta gente che, cedendo ai cliché, potremmo definire impegnati e di sinistra. E tutti, per usare un eufemismo, sono rimasti molto delusi dall’attività dell’associazione.

Ma chi c’è dietro a questa onlus? È praticamente un’organizzazione a conduzione famigliare: il presidente di Dawa è Franca Capotosto, amica personale di Kyenge, il «responsabile relazione esteri e comunicazione» è il marito di Kyenge, Domenico Grispino; la «responsabile arte e e cultura» è sua cognata, la preside di scuola media Maria Teresa Grispino; il revisore dei conti è l’altro cognato, il farmacista Gianni Mazzini. Su Facebook la pagina dell’associazione ha un unico amministratore: il ministro Kyenge. Sul sito Internet si legge: «Dawa (magia, medicina, star bene in lingua swahili) è un’associazione non profit nata nel 2002» e che «concentra maggiormente i suoi sforzi nella Repubblica Democratica del Congo», Paese natio della Kyenge. In particolare a Lubumbashi, la seconda città del Paese, e nel villaggio dove il ministro è nato. A leggere Internet, l’iniziativa più concreta risale al 2006: «Cene di beneficenza per il trasporto di un container e di un’autoambulanza». In effetti il carico prende il volo nel 2007 e i giornali locali strillano entusiasti: «Una delegazione di 12 reggiani guidati da due primari dell’arcispedale Santa Maria Nuova e composta da medici, farmacisti, biologi, infermieri, un geometra e un ingegnere sta partendo alla volta della Repubblica democratica del Congo». La squadra dovrebbe inaugurare una nuova struttura sanitaria: «L’ingegner Domenico Grispino (marito di Kyenge ndr) è il responsabile del pro- getto per la costruzione di un ospedale all’interno del parco Kundelungu» scrive il giornale. E Kyenge sul quotidiano «ricorda di destinare il 5 per mille all’associazione che possiede». Di seguito, per i lettori, il codice fiscale. Sin qui tutto regolare. Peccato che in Congo le cose cambino e almeno metà dei partecipanti alla missione torni in Italia inorridita. Gli altri, a onor del vero, sono quasi tutti parenti della Kyenge. Con i nostri testimoni approfondiamo il racconto di quel viaggio. A partire dall’acquisto dei biglietti aerei.

Sul punto le versioni raccolte da Libero combaciano. «Avevamo trovato tariffe inferiori ai mille euro, ma Kyenge ci disse che ci avrebbe pensato lei» dichiara Manuela, professione infermiera. I volontari sono certi di risparmiare e invece il prezzo lievita sino a 1.200-1.400 euro a cranio. I malcapitati non capiscono, ma si adeguano. Nel frattempo, grazie alle cene di finanziamento, vengono riempiti due container di materiale, compresa un’ambulanza. Il trasporto viene organizzato da una zia di Manuela. Il percorso previsto è Sassuolo-Bruxelles- Kinshasa. In Belgio vive una delle tante sorelle di Kyenge. E qui avviene il primo disguido, visto che uno dei due cassoni d’acciaio non riesce a partire. Le cose peggiorano in Africa. «Avevo chiesto sei mesi di aspettativa per questa esperienza. Avrei dovuto occuparmi di seguire l’apertura di un poliambulatorio» avverte l’infermiera. «Ho rifatto i bagagli appena ho capito la situazione. Là non c’era proprio nessuna struttura da avviare». A Lubumbashi, all’interno di una delle proprietà dei Kyenge, i volontari trovano solo un «Centre maternité Kyenge»: «Un vero disastro. Non c’era un generatore elettrico, non esisteva il pavimento, i lettini erano praticamente inservibili. In più venivano usati due soli strumenti per quindici donne per volta e la luce era quella delle candele. Condizioni estreme in cui era impossibile operare».

Bruno, docente universitario di origini straniere ed ex collega di Kyenge, rincara: «Ho portato con me dall’Italia due ostetriche, ma quando sono entrate per poco non vomitano, non sono riuscite a continuare perché la situazione era atroce. Non ho mai visto una cosa simile in vita mia e ho girato abbastanza». In quei giorni vengono organizzate due cene di finanziamento. La prima si svolge al villaggio Kyenge, quello dove è capotribù il padre del ministro, Kikoko, un omone vestito con scettro e pelle di leopardo, mise che ha sfoggiato, tra lo stupore generale, pure a Modena in occasione di una visita specialistica. Esborso per la serata 60 dollari a testa. Una cifra così alta che alcuni volontari danno forfait. «L’altra cena è stata organizzata dal Rotary locale e costò ai partecipanti addirittura 100 dollari» assicura Mariangela, funzionaria della Provincia.

Ma l’episodio che lascia esterrefatti diversi partecipanti è un altro. Uno dei volontari, Antoine, cittadino congolese trapiantato in Italia, in quei giorni si fa raggiungere da alcuni parenti residenti a Kinshasa. A spese loro. La madre viene visitata da Kyenge. Poi si avvicina al figlio: «Mi servono dieci dollari». Come dieci dollari? Domanda il giovane, cercando spiegazioni. I testimoni sostengono che Kyenge, senza batter ciglio, avrebbe replicato: «Certo. Devono imparare a pagare, se no pretendono tutto gratis». I presenti in linea di principio avrebbero potuto pure essere d’accordo, ma ancora oggi si domandano dove siano finiti quei soldi, avendo loro partecipato all’impresa a titolo completamente gratuito. Anche perché dell’ospedale nessuno di loro ha più avuto notizie. Neppure dal sito Dawa. «Non mi risulta che sia stato realizzato. Il nostro sforzo socio-sanitario non è andato a buon fine nonostante il padre della Kyenge avesse molte conoscenze» ammette Bruno. La cui delusione è doppia. Infatti in quella sfortunata trasferta aveva il compito di realizzare un gemellaggio con l’ateneo congolese per scambi universitari. «Per questo incontrai con Kyenge le autorità della provincia di Lubumbashi, il presidente della facoltà di medicina, firmai una convenzione. Cécile mi disse che si sarebbe occupata personalmente di tenere i contatti con la controparte congolese. Dopo sei anni sto ancora aspettando, nonostante i contratti firmati, l’inizio di quello scambio. Anche in questo caso, è andata buca». Non alla signora Kyenge che, grazie a quella sua attività non profit, si è fatta un nome ed è diventata ministro della Repubblica italiana.

Chiaramente queste sono solo testimonianze che andranno verificate e approfondite, sia  per confermare che invece  tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, sia – nel caso in cui ci fossero ancora cose non andate a buon fine o in itinere – per  collaborare a dare loro un nuovo impulso. Ma, se le testimonianze venissero confermate, come mai in questa bella iniziativa di solidarietà ci sarebbero stati così tanti rallentamenti e così tanti impedimenti che non avrebbero permesso una gestione capace di portare conforto e sollievo a un popolo che da sempre lotta contro la povertà e i mali che ne derivano?

Quei contributi figurativi che riducono le pensioni

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Si chiamano contributi figurativi e minano l’assegno pensionistico. Cosa sono? Ad esempio le assenze per donare il sangue o anche per svolgere un servizio sociale. Come racconta il Sole 24 Ore:

A scoprire in prima persona gli effetti delle nuove regole sono state decine di donatori volontari del sangue, che nelle scorse settimane hanno avviato i conteggi per accedere alla pensione anticipata, verificando che i giorni non lavorati perché dedicati alla donazione non vengono calcolati. Già con un parere dell’ottobre 2012, la gestione ex Inpdap, aveva precisato che la presenza di contribuzione utile ai fini del diritto al trattamento di quiescenza relativa ad assenza diverse da quelle previste dalla norma, poiché non costituisce prestazione effettiva di lavoro, comporta l’applicazione delle riduzioni percentuali.Tale interpretazione, in linea con il tenore letterale della norma, comporta oggettive difficoltà applicative, soprattutto nel pubblico impiego, dove non sempre risulta possibile avere una situazione storica di tutte le tipologie di assenze effettuate dal lavoratore nel corso dell’intera vita lavorativa.

Per queste persone quindi i contributi non verrebbero conteggiati e non sarebbe quindi consentito di andare in pensione anticipata entro il 2017 senza la decurtazione dell’assegno. I dubbi sono sorti e con loro le polemiche tanto che l’Inps ha richiesto ed è in attesa del parere di due ministeri. Questo è l’ennesimo nodo “opaco” della riforma Fornero che prevede decurtazioni per chi accede alla pensione anticipata (cioè prima dei 62 anni) con elevata anzianità contributiva. Decurtazioni che non valgono per chi matura i requisiti contributivi entro il 2017, a patto che l’anzianità contributiva sia determinata da prestazione effettiva di lavoro.

E i donatori di sangue sembra che abbiano invece fatto assenze ingiustificate? Speriamo che si arrivi presto a un chiarimento!

Se crolla il governo che ne sarà di pensionati, esodati e cig?

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Cosa ne sarà di pensionandi, pensionati, esodati e cassaintegrati se cade il governo Letta? La riforma Fornero non funziona e questo è un dato di fatto, ma ci sarà il tempo per apportare le modifiche? Molto si cercherà di fare con la legge di stabilità che verrà presentata al Parlamento in ottobre… sempre che il governo regga fino a quella data. Giovannini promette anche misure di contenimento del cuneo fiscale. E il lavoro? Con il governo che è in disequilibrio costantemente sono molti gli interrogativi che per il momento ancora non hanno risposte.

IlSussidiario.net ha riportato quanto dichiarato nell’intervista da Silvano Moffa, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera:

Cosa rischiano pensionati, pensionandi, esodati, cassaintegrati se cade il governo Letta?

In queste settimane stanno venendo a galla tutte le incognite della riforma Fornero. E che fine farà il taglio delle pensioni d’oro su cui pure si è impegnato il governo ma che ha già ottenuto un primo stop dalla Corte costituzionale perché va a toccare i diritti acquisiti dei lavoratori? Tutto dipenderà dalla legge di stabilità che verrà presentata alle camere a ottobre. Sempre che l’attuale governo sia ancora in carica. Secondo il ministro Giovannini, la legge di stabilità conterrà anche misure per il contenimento del cuneo fiscale. IlSussidiario.net ne ha parlato con Silvano Moffa, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Se cade Letta che ne sarà della riforma pensioni? Esodati e cassa integrazioni rimarranno senza copertura? Che fine farà il taglio delle pensioni d’oro?

Non so se il governo cadrà, nonostante le fibrillazioni di questi giorni. Sul fronte delle convenienze reciproche credo che alla fine ci sia un interesse comune dei due poli a tenere in piedi l’attuale esecutivo. Tuttavia, se dovesse cadere sicuramente ci sarà un rallentamento del processo di riforma della riforma, per il recupero delle parti dannose che la riforma Fornero ha introdotto.

Solo un rallentamento?

Secondo me sì, anche perché ci saranno ulteriori passaggi che debbono essere fatti all’interno della finanziaria. È lì che bisognerà trovare le risorse aggiuntive necessarie.

Come giudica l’operato del governo sul tema delle pensioni?

Guardi, già all’epoca del governo Monti, attraverso la Commissione Lavoro della Camera, chiedemmo di impostare un percorso completamente diverso. E in parte riuscimmo a sanare la questione “esodati”. Ovviamente questi temi oggi sono tornati in primo piano.

Qual è l’argomento più urgente da affrontare?

Tutto quello che si riesce a fare per recuperare un equilibrio su un tema così fortemente sbilanciato è positivo. La riforma del lavoro ha infatti ridotto l’area della flessibilità in entrata con conseguenze pesantissime sulla disoccupazione giovanile, con molti contratti a termine che non sono stati rinnovati. A suo tempo dicemmo: attenzione, in questa maniera avete preso come bersaglio la precarizzazione, ma di fatto avete fatto scomparire dal mercato le prime opportunità di lavoro che si presentano a un giovane. In più…

In più?

Il governo si è assunto l’onere di risolvere definitivamente il problema degli esodati esploso a suo tempo e parzialmente tamponato. Con la prossima legge di stabilità dovrà dire in che maniera intende farlo.

Con la legge di stabilità il governo vorrebbe addirittura ridurre il cuneo fiscale…

Non c’è dubbio che bisogna ridurre il cuneo fiscale per andare incontro alle esigenze delle imprese e dei lavoratori. Però, anche qui, il governo dovrà dire con quali risorse intende perseguire questo obiettivo.

È d’accordo con l’idea di introdurre una maggiore flessibilità in uscita per chi è prossimo alla pensione?

Assolutamente sì. È esattamente l’equilibrio che cercavamo di offrire alla Fornero quando proponevamo maggiore flessibilità in entrata e di rendere meno rigido il mercato in uscita. Che significava liberare il mercato del lavoro da tanti vincoli che ne bloccavano l’espansione. Questo purtroppo non è avvenuto: abbiamo mantenuto un mercato rigido con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Cosa ne pensa dell’idea del ministro Giovannini di dare un acconto sulla pensione a chi perde il posto quando è a pochi anni, due o tre, dal traguardo?

In questo modo si cerca di recuperare almeno in parte il danno causato dall’allungamento dell’età pensionabile creando una sorta di scivolo, con un’anticipazione. Voglio solo sottolineare il fatto che stiamo parlando di risorse che appartengono ai lavoratori: non stiamo regalando niente. Stiamo solo accorciando i tempi. In una situazione congiunturale sfavorevole come quella attuale può essere una boccata d’ossigeno. Ma non mi sembra una riforma sistemica del nostro sistema pensionistico.

Giusto il taglio delle pensioni d’oro?

Guardi, a suo tempo cui fu una discussione abbastanza accesa sull’argomento. C’era chi diceva che bisognava ridurle non tenendo conto che si tratta di diritti acquisiti. Altri, come me, dicevano invece: attenzione, mettendo in discussione diritti acquisiti rischiamo di andare a scontrarci con norme di rango costituzionale. Cosa che è puntualmente avvenuta. Quando ero Presidente della Commissione Lavoro, assieme al collega della Commissione Affari istituzionali, mettemmo chiaramente in luce il rischio di incostituzionalità di quella norma.

Sta dicendo che le pensioni d’oro non si possono tagliare?

No, non sto affatto dicendo questo. Si può fare introducendo un elemento di solidarietà, una sorta di bonus di solidarietà che può essere richiesto per un certo numero di anni a chi gode di pensioni fuori dall’ordinario tanto sono elevate. Chiedere a chi oggi si trova in condizioni di maggior benessere, addirittura di una ricchezza oltremisura, un atto di solidarietà mi sembra giusto. Non solo. Sarebbe un obiettivo più facilmente perseguibile e non attaccabile sotto il profilo della norma costituzionale.

Quando andranno in pensione gli insegnanti?

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Da una parte gli esodati dall’altra i cosidetti “quota 96” poi ci sono gli insegnati  vittime anche loro della riforma Fornero che nonostante avessero richiesto la pensione si sono ritrovati senza requisiti per ottenerla. E chi sperava di trovar risposte nell’ultimo atteso decreto legge sulla scuola è rimasto deluso perché di loro non è stata fatta menzione. Insomma fantasmi invisibili a cui i diritti come lavoratori non sono stati riconosciuti. I pensionati della scuola restano infatti bloccati in servizio dalla legge Fornero… ma che insegneranno se alcuni di loro sono distratti e divisi tra la rabbia di non poter andare in pensione e ‘impotenza di veer riconosciuto il loro diritto di lavoratori?

Manuela Ghizzoni, deputata Pd, aveva sollevato il problema da tempo la questione e aveva parlato di “schiaffo ai diritti dei lavoratori”. Poi, con la presentazione del decreto, è arrivata la conferma.

I pensionandi restano bloccati in servizio dalla Fornero, che ha abolito la “quota 96” da cui prendono nome. Prima del provvedimento varato dal governo Monti, infatti, il requisito per andare in pensione nel mondo della scuola era il raggiungimento di questa cifra, tra età anagrafica e contributiva (partendo da un minimo di 60 anni di età e 35 di servizio). Molti docenti, a ottobre 2011, avevano già fatto domanda di pensionamento perché avrebbero conseguito la quota entro la fine dell’anno scolastico. Ma la riforma Fornero ha azzerato tutto: alcuni di loro (specie fra gli uomini) adesso dovranno aspettare anche 5-6 anni.

Il Partito Democratico si era fatto carico della questione, facendone addirittura uno dei punti del programma di governo per il settore scuola: “Occorre permettere il pensionamento di quanti (docenti e Ata) sono rimasti ‘impigliati’ nella riforma Fornero, in particolare sanando l’ingiustizia subìta dai lavoratori della scuola della cosiddetta quota 96”.

Ma perché non mandarli in pensione? Per una questione meramente economica che al momento non è quantificabile, ma se solo si calcolano quelli stimati dal Miur e quindi si ritiene vero il dato di almeno 3500 professori prossimi alla pensione, si capisce che non è sopportabile per lo stato italiano tale somma.

 

Casaleggio a Cernobbio: tra lite con i fotografi e il web che “ci salva”

casaleggio-cernobbio-tuttacronaca“Sono qui per esporre le idee del movimento e per spiegare le evoluzioni delle reti e della politica”. Si è presentato con queste parole, a Cernobbio, il guru del M5S Casaleggio. Presente per intervenire al forum Ambrosetti, durante il suo intervento, come riportano alcuni tweet di persone presenti in sala, ha spiegato che “Internet non è solo un altro media, è un processo di trasformazione”, sottolineanche che ormai ci si trova a un “tipping point”, un punto di non ritorno. Il guru dei pentastellati ha sottolineato come in America si passi maggior tempo davanti alla rete che non alla tv e ormai anche “giornali e tv – riportano tweet di persone presenti, sono lo strumento del potere, ma per fortuna declinano davanti al web”. Ma Casaleggio oggi, oltre a rimarcare il suo pensiero, ha creato lo scontento sia di fotografi che di operatori video chiedendo, così sembra, che non fosse loro consentito l’accesso in sala. I lavori sono come di consueto a porte chiuse, ma il “giro di tavolo” per le immagini è sempre stato permesso. Ovviamente il fatto non poteva non rimbalzare in rete… e puntuali sono arrivati i cinguettii:

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Bella ciao… ovvero ecco come cambiano le pensioni per alcuni settori!

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Pensioni che tutelavano i lavori più pesanti come quelli dei marittimi, poligrafici o degli sportivi oppure quelli in cui l’età ha un ruolo determinante come nel mondo dello spettacolo per gli attori, i ballerini e cantanti verranno modificate con una nuova legge che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri, lunedì 9 e trovare applicazione già dal 1° gennaio 2014. Saranno così chiuse le vecchie “finestre mobili” e arriveranno i nuovi requisiti. Naturalmente sono salvi però i comparti della Difesa e Sicurezza e i Vigili del Fuoco che se inclusi nel provvedimento avrebbero accresciuto notevolmente il risparmio della spesa pubblica. Il provvedimento invece così come arriverà in aula farà risparmiare 526,4 milioni di euro.  Lo stesso Sole 24 ore in un articolo a firma di Davide Colombo afferma:

“È facile immaginare come sarebbero cresciuti i risparmi sulla spesa pensionistica con l’inclusione anche di questi comparti che, nel loro insieme, contano su circa 500mila addetti, pari al 15% dei dipendenti pubblici”.

Ma come cambieranno le regole del pensionamento? Per i marittimi la pensione di vecchiaia scatterà con 5 anni di anticipo:

“Per i marittimi il diritto alla pensione di vecchiaia arriva con cinque anni di anticipo rispetto ai requisiti anagrafici generali, mentre per l’anzianità speciale riconosciuta a chi ha almeno 10 anni di “effettiva navigazione” o di “servizio di macchina” o di “stazione radiotelegrafica”, dai 56 anni (con 20 di contributi) si passerà dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 a 57 anni, mentre dal 2018 si salirà a 58 anni”.

Nel mondo dello spettacolo invece cambiano le regole per ballerini, attori e cantanti:

“Per ballerini e tersicorei l’età di pensionamento di vecchiaia sale di un anno, da 45 a 46, mentre per gli attori è previsto l’aumento da 63 a 64 anni, sempre dal 1° gennaio prossimo. Le attrici vedranno cambiare i requisiti anagrafici con più gradualità: un anno ogni due, per allinearsi all’età pensionabile degli uomini nel 2022. Adeguamento anche per i cantanti con il sistema di calcolo misto della pensione: andranno in vecchiaia a 61 anni, da gennaio, gli uomini mentre per le donne c’è una scalettatura da 57 a 61 sempre entro il 2022″.

L’adeguamento per gli sportivi professionisti è anch’esso previsto entro il 2022:

“Alla stessa data è previsto l’allineamento graduale uomo-donna per gli iscritti al fondo sportivi professionisti: a 53 anni gli uomini subito, da 49 a 53 le donne”.

Il nuovo sistema poi riguarderà anche i poligrafici delle aziende in crisi:

“Per i lavoratori poligrafici di aziende in crisi, infine, il prossimo gennaio passa da 32 a 35 anni il requisito contributivo necessario per il ritiro anticipato, venendo a cadere il vecchio abbuono di tre anni. Il requisito contributivo sale ulteriormente a 36 anni nel 2016 e 37 anni nel 2018″.

Ma non si configura la disparità giuridica fra differenti soggetti dello Stato uniti dalla qualifica di lavoratori?

La Polonia nazionalizza le pensioni private. Accadrà anche in Italia?

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La Polonia non è il primo Paese ad aver deciso di nazionalizzare la previdenza privata, prima di lei erano giunte alla stessa conclusione anche l’Argentina e l’Ungheria. La “mossa” permette di ridurre il debito pubblico e nel caso della Polonia questo verrà ridotto di ben l’8%.

Accadrà anche in Italia? Come si legge sul Sole 24 Ore:

La possibilità di individuare forme per annettere al bilancio dello Stato parte se non tutto il patrimonio della previdenza privata, è stata occasione di ipotesi anche nei corridoi dei palazzi italiani: si va dall’annessione dei titoli di debito sovrani, come accaduto in Polonia, alla creazione di vincoli di portafoglio, passando dall’imposizione – per gli strumenti di primo pilastro – di una tassazione da strumento speculativo, non conforme con gli obiettivi previdenziali…

I fondi pensione complementari italiani, in particolare, presentano costi particolarmente bassi se confrontati con quelli di analoghi strumenti europei e con rendimenti medi che negli ultimi otto anni – crisi compresa – hanno battuto quello dei Tfr, alternativo nelle scelte dei lavoratori italiani. Il fianco scoperto del sistema italiano di secondo pilastro è rappresentato dalla gestione prudente – che impedisce per esempio di investire in paesi considerati nel 1996, epoca della definizione del decreto che stabilisce i criteri di investimento – “rischiosi”; Cina, Brasile, Russia compresi; dall’altra l’alta esposizione in titoli di Stato in particolare italiani, per quasi 30 miliardi di euro: titolo il cui merito di credito è sceso complice i declassamenti delle agenzie di rating, tanto da spingere le autorità di vigilanza ad invitare a prendere “con le pinze” le indicazioni relativi alle soglie minime. E infine, oltre al “pericolo polacco”, sono da considerare le condizioni fiscali dei fondi pensione: divenuti particolarmente convenienti negli ultimi due anni a causa dell’inasprimento dell’imposizione fiscale di altri strumenti utilizzati analogamente come forma di risparmio di lungo termine: da una parte il recentissimo decreto 102 che taglia le detrazione per le polizze Vita e dall’altra l’imposta definita dal decreto Salva Italia dello 0,15% sul totale affidata in gestione a fondi comuni, Etf, gestioni finanziarie.

Gli statali costano troppo… in pensione per decreto!

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Gli statali che lavorano fino a 70 anni costano troppo e così arriva il decreto per mandarli in pensione.

Il decreto legge 101/2013 contiene una norma che obbliga la pubblica amministrazione a pensionare tutti i dipendenti che ne abbiano maturato i requisiti entro il 2011, facendo salvi i limiti previsti nei diversi ordinamenti. In questo modo vengono tagliati tutti i contenziosi che si erano aperti fra gli enti pubblici e quei dipendenti – soprattutto alti dirigenti e professori universitari – che vogliono restare al lavoro fino a 70 anni.

Il decreto 101,  che tra l’altro allunga fino a tutto il 2015 la validità dei requisiti pensionistici pre riforma Fornero, consentirà di mandare in pensione il personale in soprannumero nella pubblica amministrazione. Si dà forza di legge primaria a quello che, spiega Marco Rogari sul Sole 24 Ore, era:

“un dispositivo che era già stato espresso in una circolare (la n. 2/2013) dal Dipartimento Funzione pubblica, condiviso dai ministeri dell’Economia e del Lavoro, ma che poi annullata dal Tar Lazio (n. 2446/2013). Bisogna insomma evitare che il contenzioso che s’è aperto dopo il varo della riforma delle pensioni si consolidi con danno economico per amministrazioni obbligate a gestire al ribasso il costo del personale”.

Con l’applicazione della Legge Fornero si era infatti creato un blocco per le amministrazioni che da una parte non riuscivano a pensionare i dipendenti che erano costretti a rimanere sino a tarda età sul posto di lavoro, dall’altra però avevano l’esigenza di fare spending review e quindi pensionare chi alle soglie della pensione aveva avuto un aumento di stipendio grazie agli scatti di anzianità di servizio. Le amministrazioni pubbliche quindi si trovavano a dover pagare stipendi più alti a persone che erano costrette a rimanere sul posto di lavoro.

Non è un caso che in media vadano in pensione più tardi quelli che hanno gli stipendi più alti:

“A impugnare gli atti di pensionamento sono soprattutto alti dirigenti e professori universitari, che per resistere alla procedura di collocamento a riposo avevano opposto l’articolo 24 comma 4 del decreto “Salva Italia”. […]

Nel 2012, stando ai dati forniti dall’Inps nell’ultimo Rapporto annuale sulle nuove pensioni ex Inpdap, sono state 109.076 le nuove pensioni. La Cassa dov’è stato registrato il più alto numero di nuove liquidazioni è quella dei trattamenti pensionistici statali (58%) seguita dalla Cassa pensioni dipendenti degli enti locali (38%). […] Se si guarda agli importi complessivi dei nuovi assegni erogati dall’Inps ad ex dipendenti pubblici – intesi come media delle prestazioni dirette e indirette – si scopre che questi variano dai 4.549 euro mensili per la Cassa pensioni sanitari (sono il 3% delle nuove prestazioni sorte nel 2012) ai 1.502 euro mensili della Cassa pensioni insegnanti. Gli importi medi più elevati si registrano nell’ambito della magistratura (8.225 euro mensili), settore seguito dall‘Università (3.546 euro) e delle Forze Armate (2.614 euro). Ma se in quest’ultimo caso l’età media alla decorrenza del pensionamento è attorno ai 59 anni, per i magistrati si sale al 68,7 mentre per l’Università a 65,1. Solo per il personale delle aziende autonome (1.311 pensionamenti l’anno scorso) si è riusciti ad andare oltre, con un’età media al momento dell’incasso del primo versamento Inps di 72,2 anni”.

Passo dopo passo verso la pensione… con il prestito: ecco la nuova riforma!

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Archiviata la proposta Damiano – che prevedeva un’età di pensionamento flessibile tra 62 e 66 anni con tagli sull’assegno previdenziale dal 2% all’8% – perché ha costi troppo elevati, ora il ministro del lavoro, Enrico Giovannini prova a gettare l’asso e ha fare un poker che potrebbe essere la giusta quadratura per riformare la Legge Fornero e contenere allo stesso tempo i costi.

Il ministro, al Sole 24 Ore, ha parlato di “uno schema per cui, supponiamo, chi è a due o tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe per tale periodo ricevere un sostegno economico che poi dovrà ripagare negli anni successivi: si tratterebbe di una sorta di prestito, senza costi aggiuntivi sul sistema pensionistico”.

Le parole di Giovannini, in pratica, lasciano intendere che i lavoratori potranno anche lasciare il posto prima del raggiungimento dell’età anagrafica previsto dalla Fornero, ma non a spese dello Stato. In pratica otterrebbero dalla mano pubblica (probabilmente dall’Inps) un anticipo in forma di prestito della loro pensione, da restituire però negli anni attraverso un successivo taglio del futuro assegno previdenziale.

Ma cosa può comportare questo tipo di riforma? Uno degli esempi più banali potrebbe essere quello di un pensionato che si ritrova a restituire, attraverso il taglio dell’assegno previdenziale, il prestito di cui ha usufruito man mano che va avanti con l’età e che probabilmente i costi della salute aumentano e l’inflazione preme. Inoltre chi risarcirebbe il prestito in caso di morte del pensionato?

Il ministro è poi tornato a parlare delle pensioni d’oro, quelle superiori ai 20 mila euro  al mese e ha ribadito che Nessun riequilibrio del sistema previdenziale,   può essere effettuato esclusivamente intervenendo su questi assegni, poiché il numero di pensionati d’oro è davvero esiguo.

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Dalla riforma delle pensioni d’oro ora si passa a quella delle pensioni di latta!

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La lunga intervista del ministro Enrico Giovannini interessa gran parte degli italiani perché sono stati toccati i temi bollenti che rischiano di far esplodere un autunno caldo: le pensioni d’oro, la legge Fornero, il lavoro, la disoccupazione, la giustizia sociale.

Il primo tema, quello a lungo dibattuto, che in questi giorni sembra essere diventato uan pallina da ping pong che rimbalza sui tavoli della politica, è quello delle pensioni d’oro. Enrico Giovannini oggi, a sorpresa, fa traghettare il discorso dalle pensioni d’oro a quelle di latta. Quindi non più detrarre una parte del diritto acquisito a chi ha una pensione di un certo rilievo economico, ma piuttosto andare a innalzare chi ha una pensione troppo bassa.

“È vero, ma il grande tema non sono le pensioni d’oro, ma le tante persone che hanno pensioni di latta. Il problema delle pensioni d’oro riguarda relativamente poche persone, ed è un problema di giustizia sociale. Ma pensare che intervenire semplicemente sulle pensioni altissime riesca a finanziare un’azione fortemente perequativa per le pensioni più basse, semplicemente non è nei numeri. La quantità di denaro che si risparmierebbe è insufficiente a compensare i milioni di pensionati che percepiscono importi molto bassi”. Così Giovanni si è espresso sul tema delle pensioni d’oro.

Ma allora occorre ripensare al sistema pensionistico nel suo insieme?

“Questo governo non ha intenzione di intervenire sulla riforma già fatta. Bisogna affrontare il tema delle pensioni d’oro per poi decidere cosa fare del frutto di questo intervento. Dopodiché dobbiamo anche capire cosa sia una pensione d’oro”.

Avete fatto una stima di quante siano complessivamente?

“I dati di Istat e Inps sono facilmente consultabili. Ha destato molta impressione la lista dei primi dieci, che arrivano a percepire 91mila euro al mese. Parliamo di decine, o di centinaia di persone, a seconda di dove si fissa l’asticella. Si capisce bene che un intervento su centinaia di persone non è sufficiente per cambiare la situazione, sono due problemi diversi”.

Quindi cosa serve?

“La vera questione è che se un sistema economico non cresce, se i giovani di oggi hanno carriere lavorative molto discontinue – e quindi avranno pochi contributi – tutto ciò genererà pensione ancora più basse nel futuro. Questo è il problema che ci dobbiamo porre: da un lato per accelerare la crescita, dall’altro per aumentare il lavoro a tempo indeterminato o continuativo, per assicurare nel futuro pensioni adeguate. In tanti tra quelli che oggi hanno pensioni molto esigue sono già oggi a rischio povertà”.

Quando inizierete a mettere mano al problema?

“Ci stiamo lavorando. Nel corso del mese di settembre concluderemo il lavoro e valuteremo se inserire qualche elemento nella legge di stabilità o fare un provvedimento diverso. Ma questo è solo un pezzo del puzzle, legato poi al tema degli esodati e ad una serie di manutenzioni sul sistema pensionistico che vanno fatte, senza per questo stravolgerlo”.

Con quale tempistica si risolverà il problema degli esodati?

“Speriamo entro settembre”.

Avete intenzione di intervenire anche sul cuneo fiscale per ridurlo?

“È un impegno del presidente del Consiglio. Nella legge di stabilità vedremo quel che sarà possibile fare in termini di compatibilità finanziaria. Probabilmente non si risolverà tutto in un anno, ma ci stiamo lavorando”.

Qualcuno parla dell’intenzione del governo di fare un tagliando alla legge Fornero.

“Stiamo incontrando avvocati che gestiscono i contenziosi sul mercato del lavoro, perché ci sono delle critiche rispetto ad alcuni aspetti operativi delle cause lavoristiche che determinano incertezza dei tempi della giustizia, mettendo in difficoltà le imprese. Non siamo intervenuti su questo aspetto con il decreto lavoro, ma è uno dei problemi che ci stiamo ponendo. Ci saranno alcuni interventi in futuro, su questo e su qualche altro tema, dalla prossima settimana inizieremo a rifletterci”.

Per esempio?

“Altre questioni rispetto alle quali abbiamo già avviato il lavoro, a partire dalla riforma del sistema dell’impiego. Una riforma strutturale indispensabile in questo paese – sulla quale siamo già al lavoro – la cui mancanza ha fatto sì che pochissime persone arrivano nel mondo del lavoro attraverso il sistema dell’intermediazione pubblica, mentre in altri paesi è avviato e mette perfettamente in collegamento domanda e offerta”.

La sicurezza dell’insicurezza scolastica. Stanziati 450 mln a fronte di 5 mld

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Un nuovo annuncio entusiastico da parte di un ministro del governo Letta. Questa volta è il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, intervistata dall’Unità, a dichiarare

”Centocinquanta milioni di euro in più rispetto ai trecento milioni nel triennio 2014-2016 già annunciati. Questo è lo sforzo che stiamo compiendo nel decreto legge del Fare per sistemare e potenziare il patrimonio italiano di edifici scolastici”.

Spiega Carrozza, che da sempre parla della necessità di mettere in sicurezza le scuole, soprattutto dal rischio terremoti:

”I 300 milioni di euro spalmati in tre anni arrivano da risorse Inail. Per gli altri 150 milioni una tantum nel 2014 è già prevista la suddivisione tra le Regioni. In pratica il ministero fa da ‘facilitatore’, sono gli Enti locali che conoscono il territorio decidere quali istituti necessitano di interventi urgenti e a utilizzare le risorse. Ovviamente dobbiamo vigilare affinché vengano spese bene”.

Era il 12 dicembre 2012 quando il Sole24, in un articolo a firma di Eugenio Bruno e Giorgio Santilli analizzava il problema in questi termini:

Per la messa in sicurezza degli istituti scolastici italiani servono almeno 5 miliardi. A lanciare l’appello-allarme è stata l’Upi nel convegno “Ricostruire la scuola” organizzato ieri a Torino. Degli 8,5 miliardi di fabbisogno totale per gli oltre 5mila edifici di proprietà delle Province, il 60% serve per adeguarli alle norme di legge; un altro 25% è necessario per nuove costruzioni, ristrutturazioni, ampliamenti (2,1 miliardi); il restante 15% è destinato ad assicurare l’efficientemente energetico (1,2 miliardi).

E aggiungeva:

Ma è l’esposizione al rischio a rendere la situazione seria: il 37% degli edifici scolastici si trova in aree ad alto rischio sismico e il 9,6% a elevato rischio idrogeologico. Delle 24.073 scuole localizzate in aree ad alto rischio sismico 4.894 si trovano in Sicilia, 4.872 si trovano in Campania, 3.199 in Calabria.

A fronte di questi dati è possibile risolvere il problema con 450 milioni stanziati in 3 anni a pioggia? Il “decreto del fare” sta diventando un “decreto del dire”?

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Costa Concordia: arrivano le prime cinque condanne

costa-concordia-condanne-tuttacronaca13 gennaio 2012. La Costa Concordia, con a bordo 4.229 persone tra passeggieri ed equipaggio, naufraga davanti all’Isola del Giglio. In 32 perdono la vita. Ora sono arrivate le prime condanne: il giudice dell’udienza preliminare Pietro Molino ha confermato tutti i patteggiamenti per 5 co-indagati con Schettino: Ciro Ambrosio, Silvia Coronica, Jacob Rusli Bin, Roberto Ferrarini e Manrico Giampedroni, tutti accusati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. La condanna più alta risulta essere quella per il capo dell’Unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, per lui 2 anni e 10 mesi. L’hotel director della nave, Manrico Giampedroni, ha patteggiato 2 anni e 6 mesi. 1 anno e 11 mesi invece per l’ufficiale in plancia Ciro Ambrosio. L’altro ufficiale, Silvia Coronica, 1 anno e 6 mesi. Infine è di 1 anno e 8 messi la condanna per  il timoniere Jacob Rusli Bin.

Le misteriose borse di Schettino che portò Domnica

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Dalla tragedia al giallo della Costa Concordia. C’è un alone di mistero intorno alle borse che la  moldava Domnica Cemortan portò per conto di Schettino. In un intervista al Tg2 la moldava racconta:  «La sera del naufragio all’Isola del Giglio aiutai il comandante Schettino a portare delle borse. Erano momenti di confusione e ci si aiutava tutti. Non so cosa contenessero quelle borse ma lo aiutai» e poi precisa che querelerà i giornalisti che ipotizzarono una presunta relazione sentimentale con il Capitano. Come spiega l’avvocato della donna, Gianluca Madonna: «quelle illazioni hanno rovinato l’immagine personale della mia assistita, anche rendendogli difficile trovare lavoro in Italia».

Processo Concordia: Schettino chiede patteggiamento!

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Patteggiamento a 3 anni e 5 mesi! Questo chiede l’avvocato Donato Laino del collegio difensivo di Francesco Schettino, prima dell’inizio del processo per il naufragio della Costa Concordia, a Grosseto. La precedente richiesta di patteggiamento era però già stata respinta a maggio, mentre era stata concessa per altri 5 imputati nel procedimento.

Più complessa la posizione di Costa Crociere Spa rappresentata dal difensore Marco De Luca che pur sedendo tra i legali di Schettino, si è anche costituita parte civile per la perdita della nave.

In Usa va avanti il procedimento contro la  multinazionale del gruppo la Carnival, capogruppo di Costa Spa.

Quagliarello contestato in piazza: “Vai a lavorare”

quagliarello-contestato-tuttacronacaHa ricevuto una targa dal Presidente dell’Associazione dei Ristoratori di Piazza Castello, ieri sera a Conversano, il ministro Gaetano Quagliariello. Ma il titolare delle Riforme, arrivato per assistere all’Opera Aida” di Giuseppe Verdi, è prima stato fischiato e poi è stato fatto bersaglio delle urla di disapprovazione tra cui l’immancabile “Vai a lavorare”. Quagliarello, visibilmente imbarazzato, riprende in platea mentre il servizio d’ordine riporta faticosamente la calma.

Ridistribuite le deleghe della Idem

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Dopo le dimissioni della ministra sono state ridistribuite le deleghe della Idem: pari opportunità al viceministro del Lavoro, Cecilia Guerra, politiche giovanili a Kyenge, sport a Delrio. Dovremo attenderci nuove ripercussioni per la decisione di affidare le politiche giovanili alla Kyenge o si potrà fare silenzio e iniziare a lavorare?

La Germania difende la Idem?

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Le dimissioni di Josefa Idem vengono difese dalla Germania? Se la stampa tedesca è sempre pronta a “picchiare duro” sull’Italia, questa volta sembra prendere le distanze e non giudicare le dimissioni della Idem. La notizia, su gran parte della stampa, viene data senza enfatizzare il carattere negativo dell’intera vicenda, anzi su alcuni giornali si accusa anche il carattere razzista e sessista dei commenti polemici rivolti alla ministra.

Sicuramente il commento di Borghezio come sempre era fuori luogo e sopra le righe, ma non può essere riportato dai media tedeschi come esempio su una polemica che si è innescata a fronte di una irregolarità fiscale in un periodo drammatico che sta attraversando l’Italia, in cui ai cittadini viene chiesto l’ennesimo sforzo economico, con una tassazione eccessiva e invece, sembrerebbe, che c’è chi riesce a eludere anche l’Ici e l’Imu.

Perché la Germania non è pronta a condannare determinati comportamenti se continua a dire che gli stati membri devono fare i compiti? L’Italia non ha forse fatto i propri compiti mandando a casa la Idem?

IDEM si è DIMESSA!

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Dimissioni! Nel giorno della sentenza di Silvio Berlusconi non poteva essere altrimenti. Josefa Idem lascia l’esecutivo dopo essere stata investita dallo scandalo dell’Ici, della palestra e dei contributi pagati dal comune. Nonostante la ministra avesse espresso più volte la volontà di “riparare la situazione”, ma non dimettersi alla fine dell’incontro con il Premier è stata costretta a sciogliere ogni riserva e a lasciare vacante la sede del Ministero per lo Sport, le Pari opportunità e le politiche giovanili. D’altra parte lo aveva ripetuto Letta “non facciamo sue pesi e due misure”, se Silvio Berlusconi fosse stato condannato (come poi è avvenuto), la Idem era pressoché certo che si sarebbe dimessa. D’altra parte in Germania ci sarebbe stato il minimo dubbio sulle sue dimissioni? Lei stessa ha spiegato: “Ho voluto condividere con il premier le mie dimissioni. Avevo già deciso da giorni di fare questa mossa, dopo le accuse e gli insulti che ho ricevuto”. Aggiungendo poi: “Come ministro – ha continuato – ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del ‘gioco’. La ‘persona’ Josefa Idem già da giorni invece si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti”.

Idem “mi stanno massacrando”

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Ieri Letta aveva parlato in tv da Lucia Annunziata sul caso Idem e aveva usato parole decise sulla vicenda: “Parleremo e poi decideremo insieme”, “Dobbiamo essere garantisti e garantire opportunità e rispetto delle regole” e “Nessun doppio standard”. Ma intanto arrivano le dichiarazioni della Idem: “Vorrei che qualcuno mi credesse. Non ho bisogno di una poltrona. Porterò le carte ad Enrico Letta, gli spiegherò bene come sono andate le cose e poi aspetterò che lui si faccia la sua opinione” e poi ha aggiunto  “Mi stanno massacrando, questa vicenda è assurda. Esigo che mi si creda perché tutto è spiegato… Non sono furbetta, ho sbagliato ma ho chiesto scusa”. Per la Idem “c’e’ un clima di linciaggio, ma lascerò decidere a lui”.

 Ma ha ragione il ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili a sottolineare che la “vicenda è assurda”  ? Comunque si è passati da un “non mi dimetto” a “decideremo insieme”… Per fortuna che un premier può ancora decidere se rinnovare o revocare la fiducia a un ministro!

Scoppia il caso Idem… lunedì la decisione sulle dimissioni

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Forse siamo arrivati all’ultima pagaiata per Josefa Idem, travolta dallo scandalo per la vicenda Ici non pagata nella casa-palestra. Anche il governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Pd, sul proprio profilo Facebook Rossi ha scritto: ”Della ministra Idem non convince soprattutto la frase ‘non lascio’. Avrebbe dovuto dire ‘penso di essere onesta, ma rimetto il mio mandato nelle mani del Presidente del Consiglio. Sta a lui decidere’. In politica si fa così”.

Anche la ex campionessa di salto in lungo Fiona May si è detta un po’ sorpresa dalla vicenda e ha aggiunto “bisognerà valutare la gravità dei fatti che le sono contestati. Posso dire che, se si tratta di una cosa grave, è giusto che lasci la carica di ministro. Josefa è abbastanza intelligente, può capire se sia o meno il caso di proseguire la sua avventura nel Governo. Lei è un simbolo per le donne, non solo delle sportive, e saprà sicuramente cosa fare. In ogni caso, questa storia mi lascia senza parole. Sport a parte, ognuno di noi nella vita deve sempre comportarsi correttamente.” poi ha concluso “Se mi dimetterei al suo posto? Certo che si: non avrei alcun dubbio.”

Ma anche Letta, intervistato dall’Annunziata, sembra perseguire la linea dura: “Domani pomeriggio incontrerò la ministra” e “insieme decideremo cosa fare”, ha detto. “Voglio vedere tutte le carte, dobbiamo essere garantisti e in grado di garantire che l’opportunità e il rispetto delle regole siano un elemento chiave del nostro governo”, ha sottolineato. “Nessun doppio standard”, ha concluso.

Josefa Idem e quei contributi pensionistici pagati dal Comune

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In conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro delle Pari opportunità Josefa Idem ha oggi dichiarato: “Non sono una cittadina infallibile, ma sono una cittadina onesta e non permetterò a nessuno di dubitarne. E’ mia intenzione continuare a impegnarmi per il bene del paese”. Ha quindi respinto ogni ipotesi di dimissioni. Ma intanto hanno preso avvio le verifiche della procura di Ravenna sulle carte che il Comune, attraverso la polizia municipale, ha trasmesso ieri al palazzo di giustizia di Ravenna sulla casa-palestra e il pagamento dell’Imu del ministro dello sport Josefa Idem. Ma se questo non bastasse, a riprova che non c’è due senza tre, è scoppiata un’altra grana, questa volta relativa ai contributi pensionistici, che rischia di complicare ulteriormente la sua posizione. A “svelare” questa nuova pecca dell’ex campionessa, è stato Alvaro Ancisi, consigliere comunale di opposizione che ha dichiarato che nel 2006, prima della sua nomina come assessore allo sport, sarebbe stata ‘virtualmente’ assunta dall’associazione Kajak, alla cui presidenza c’è marito Guglielmo Guerrini, con lo scopo, stando al consigliere, di addebitare al Comune gli oneri previdenziali. Infatti il Comune paga gli oneri previdenziali agli assessori che, per svolgere la propria funzione, si mettono in aspettativa dal proprio lavoro dipendente. Quindi Ancisi ipotizza che il rapporto di lavoro fosse “fittizio e strumentale”: la Idem è stata infatti la prima e unica dipendente dell’associazione, e le ha versato i contributi solo per dieci giornate lavorative. Dopodichè, con l’aspettativa, per gli undici mesi in cui la Idem ha svolto il suo ruolo di assessore, gli oneri sono stati addebitati al Comune che ha versato una somma di 8.642 euro. Poi, del rapporto di lavoro con l’associazione, più nessuna traccia.

Borghezio attacca il ministro Josefa Idem a Klauscondicio

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L’europarlamentare della Lega Mario Borghezio è stato intervistato da Klaus Davi a Klauscondicio ed ha parlato della vicenda in cui è coinvolta il ministro Josefa Idem. Il politico ha affermato “Non auguro la galera, ma la gogna certamente». E continua: “Io non ce l’ho con la signora Kyenge, ce l’ho invece contro questa ministra Idem. Forse le vere pu****e non sono quelle che esercitano la professione, sono quelle piene di ipocrisia, politicamente parlando, che dicono una cosa e ne fanno un’altra. Forse le vere pu****e sono certi personaggi, donne ma anche uomini, che prostituiscono la funzione di servizio che chi ha uno stipendio pubblico dovrebbe sentire di avere nei confronti dell’azienda che li paga, dell’istituzione che gli da anche degli onori e dei piccoli privilegi o dei grandi privilegi”. E ancora: “Siamo di fronte a un personaggio che è stato testimonial del nostro Ministero delle Finanze, della campagna per gli adempimenti fiscali e la prima a non adempiere è proprio la signora Idem”.

Josefa Idem verso le dimissioni?

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Enrico Letta si fida di Josefa Idem, che ha ammesso che sono emerse alcune irregolarità nei pagamenti di Ici e Imu, ed è lo stesso premier ad assicurare: “Faccio fiducia su quello che ha detto il ministro Idem ieri”. Con lui si schiera dalla parte dell’ex atleta anche il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: “Non penso si debba dimettere – dichiara – saprà spiegare le ragioni del comportamento che le viene contestato”. Ma ci sono i magistrati di Ravenna determinati a far luce sulla vicenda: “La Procura è molto interessata al caso e attende le carte”. E infatti si seguono con attenzione gli sviluppi della vicenda per capire se si possa configurare anche un’ipotesi di reato. La pista da seguire potrebbe essere in particolare quella dell’abuso edilizio. “Se non arriva qualcosa a breve lo andremo a chiedere noi. La Procura si attiverà a brevissimo per verificare se si sono commessi reati”. Ma il grande interesse è sulla scena politica, con i partiti d’opposizione pronti ad accender la miccia. La Lega Nord ha già presentato una mozione di sfiducia sia alla Camera sia al Senato. Se “fosse successo in Germania – dichiara Roberto Maroni – la ministra sarebbe già stata licenziata: siamo in Italia, quindi serve una spintarella, una mozione di sfiducia. Mi sembra veramente incredibile che, come è successo, uno predica bene e razzola male. Poi si cade sulla buccia di banana”. Della stessa opinione anche Crosetto di Fratelli d’Italia e la collega Meloni. Gabriella Gianmarco, invece, se la prende con Enrico Letta: “Assurdo che il premier abbia deciso per un’intervista di revocare al sottosegretario la delega alle Pari Opportunità mentre sulla spiacevole vicenda del ministro Idem, il Presidente del Consiglio non abbia sentito il dovere di proferire nemmeno una parola di censura. Mi sembra una differenza di trattamento davvero inaccettabile. La comoda logica dei due pesi e delle due misure, a seconda dell’appartenenza politica, continua purtroppo a caratterizzare la sinistra”. Ma stando a Pasquale Laurito, come si legge nella sua nota politica, “il ministro Josefa Idem starebbe seriamente valutando di dimettersi in seguito alle polemiche per la sua palestra e l’Ici”. E aggiunge:  “Le fonti ufficiali affermano che non si arrivera’ all’uscita dal governo, ma il primo indizio concreto e’ arrivato oggi dalla mancata presenza del ministro in commissione Giustizia dove era attesa per una audizione”. In Germania, continua la Velina citando il leghista Buonanno, “paese di origine del ministro, per molto meno i ministri si dimettono, tanto piu’ da un governo che non riesce a trovare le risorse necessarie proprio ad abolire l’Imu sulla prima casa”.

I guai di Josefa Idem tra case e palestra abusiva

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Il ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem Idem avrebbe dei conti in sospeso per quanto riguarda il pagamento dell’Ici, con una palestra censita come abitazione e lavori di ristrutturazione irregolari, lo riporta un’inchiesta del Fatto Quotidiano già anticipata da La Voce di Romagna. Il periodo incriminato andrebbe  dal 2008 al 2011, quando l’ex campionessa risultava residente in via Carraia Bezzi nella frazione di Santerno a Ravenna, mentre marito e figli erano residenti  in via Argine Destro Lamone, una strada poco distante. Il 4 febbraio di quest’anno, il ministro ha chiesto il cambio di residenza raggiungendo così la famiglia. Due abitazioni dunque, ma nessuna seconda casa. Stando ai documenti del Comune pubblicati dal Fatto Quotidiano, “con riferimento all’Ici risulta che i contribuenti hanno considerato abitazione principale sia il fabbricato di Carraia Bezzi che il fabbricato di Argine Destro Lamone, e conseguentemente non hanno corrisposto l’Ici per gli anni 2008 al 2011, fruendo dell’esenzione prevista per legge”. Arriva quindi il 5 giugno 2013, data in cui l’edificio di via Bezzi è diventato “altra bitazione” la Idem ha corrisposto le tasse arretrate con “un versamento a titolo di ravvedimento operoso”. Ma c’è anche una seconda irregolarità, che interessa la Jajo gym, la palestra della Idem: risulta coincidere con la residenza del ministro di via Bezzi. Il locale, aperto al pubblico, è un’associazione dilettantistica ma censito come abitazione. In questo spazio sarebbero stati effettuati lavori di ristrutturazione senza alcuna autorizzazione. Il capogruppo grillino Nicola Morra depositerà oggi un’interrogazione che potrebbe portare anche alle dimissioni di Josefa Idem, anche se Fabrizio Matteucci, del Pd, si è già schierato in difesa del ministro spiegando: “Gli accertamenti erano già stati autonomamente avviati dagli uffici competenti” ma “non vengono divulgati perché, come in tutti i casi simili, l’azione dell’Amministrazione e degli uffici competenti è ispirata ai principi dell’imparzialità e dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.

Dignità e nessuna polemica, Ambrosoli si allontana in silenzio

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C’è chi in Italia, con dignità e senza polemica, si allontana in silenzio invece di gridare la sua rabbia e la sua verità. Nel giorno del Divo Giulio, Umberto Ambrosoli, figlio dell’Eroe Borghese, come venne definito nel libro di Stajano, lascia l’aula del consiglio regionale della Lombardia mentre è in corso la commemorazione di Andreotti.

”Ho una storia personale che si mischia” coi lati oscuri di quella di Andreotti, “ma non è il caso di fare polemiche: è giusto che le istituzioni ricordino gli uomini delle istituzioni, ma chi ne fa parte faccia i conti con la propria coscienza. E’ comprensibile – ha aggiunto Ambrosoli – che in occasione della morte di persone che hanno ricoperto ruoli istituzionali di primo piano le istituzioni le commemorino. Ma le istituzioni sono fatte di persone, ed è legittimo che queste facciano i conti con il significato delle storie personali”.

Quella storia che si ferma l’11 luglio del 1979 quando Giorgio Ambrosoli stava rincasando dopo una serata trascorsa con amici e lì sotto il suo portone il sicario William Joseph Aricò esplose quattro colpi con una 357 Magnum. Aricò venne pagato 25mila dollari in contanti da Sindona e poi ci fu anche un bonifico di altri 90mila dollari su un conto bancario svizzero. Chi aveva messo in contatto Aricò con Sindona? Il suo complice Robert Venetucci, un trafficante di eroina legato a Cosa Nostra americana. Nei pedinamenti che Aricò compì a danno di Ambrosoli per mettere a punto ogni piccolo particolare fu accompagnato da Giacomo Vitale, l’autore delle telefonate anonime, cognato del boss Stefano Bontate che era in collegamento, come confermato dall’istruttoria e dalle sentenze del maxi processo di Palermo, con l’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti. 

Per Ambrosoli non ci fu nessuna autorità pubblica che presenziò ai suoi funerali, eccezion fatta di alcuni esponenti della Banca d’Italia. Ma i politici di allora non sono poi così diversi da quelli di oggi… Non avere istituzioni al funerale significa solo essere morto in nome e per conto del Popolo Italiano e non del sistema politico corrotto e colluso con l’organizzazioni criminali.

Il gesto di Umberto Ambrosoli oggi è in linea con il gesto di quell’Eroe Borghese morto per non “assecondare”, per non “collaborare” e per “non confondersi” con chi oggi le istituzioni piangono.

Il tempo passa, i nomi cambiano, i crimini verso il Popolo Italiano restano gli stessi, quelli di sempre con modalità diverse, ma sempre tesi a difendere privilegi e potere, mai volti ad aiutare i cittadini… Un governo al servizio del potere?

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Cirino Pomicino tra lacrime e nuove verità!

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“Il giudice Giovanni Falcone si reco’ dal senatore Andreotti in compagnia dell’europarlamentare Salvo Lima. Come puo’, quindi, Lima essere accusato di ‘mafiosita’?” Si apre così la difesa di Andreotti da parte di Pomicino, contro il tribunale capeggiato, in studio, dal direttore de il Fatto Padellaro. “Incontrai Falcone a Roma proprio davanti all’ufficio di Andreotti – dice Pomicino – mentre era in compagnia di Lima. Vi si era recato – era il 1989 – per spiegare ad Andreotti le ragioni per le quali aveva denunciato un democristiano per via dell’omicidio Mattarella”.

Una versione tutta nuova rispetto a quella che lo stesso Pomicino dichiarò nel 2002 e ripresa spesso dall’avvocato di Andreotti Franco Coppi, secondo cui la strana visita serviva a “chiedere aiuto per lasciare Palermo”

Cirino Pomicino che cambia versione, poi arrivano le lacrime. Un pianto per il suo amico di una vita. Quel Giulio a cui chiedere consiglio (e non solo) e quel “santo” a cui appellarsi sempre. Ma fino a quando dovremo assistere al protagonismo di vecchie leve politiche, spesso con passati imbarazzanti che continuano a cercare il protagonismo in tv, radio e ogni occasione pubblica per sentirsi ancora addosso quell’ “odore di potere” ormai perso da troppo tempo?

Forse arriverà un giorno che ci rimpiangeremo Andreotti?

L’archivio segreto del Divo Giulio!

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Che ne sarà dell’archivio segreto del Divo Giulio?

Ora che Andreotti è morto a chi andrà in eredità l’Archivio Segreto dell’eminente politico italiano? Ognuno di quei 3500  faldoni racchiude una storia, una verità o un mistero. Già nel 2007 erano stati considerati “di interesse storico particolarmente rilevante” e sono stati trasferiti da via Borgognona, 47 in via delle Coppelle, 35 nel Palazzo Baldassini. Solo l’Ansa ha avuto il permesso di fotografarli e di visitarli nel caveau blindato dell’Istituto Don Sturzo. C’è oggi qualcuno che trema? Qualcuno che vuole metterci le mani sopra? Qualcuno che vuole manometterli? Chi sono i nomi che ricorrono in quei faldoni?

C’è al momento un progetto, il cosidetto Giuli.a, per rendere fruibile quella documentazione attraverso moderne forme di comunicazione. Ma sarà tutto fruibile o il materiale sarà scelto accuratamente?

Flavia Nardelli, dell’istituto Luigi Sturzo dichiarò all’Ansa, al momento della presentazione del progetto “Giuli.a”, sull’archivio segreto di Giulio Andreotti, dichiarò all’Ansa: “L’Archivio Andreotti rappresenta un punto di grande forze per l’istituto e per noi è stato un grande onore quando il Presidente ha deciso di depositarlo e di donarlo all’istituto. È un archivio straordinariamente grande perché è fatto di 3.500 faldoni, quando normalmente un archivio medio è fatto di 500-600 faldoni e già questo fornisce un’idea della dimensione di questo archivio. Il suo archivio è molto ricco di carte, documenti, lettere, fotografie, interviste e l’interesse è proprio nella complessità di queste fonti che costruiscono dei percorsi particolarmente significativi.”

Naturalmente tra le sezioni più significative dell’archivio segreto vi è quella della politica estera che potrebbe chiarire molti misteri della storia italiana. Si va da un faldone con sopra scritto “Libano”, “Viaggio in Asia” o “Ebrei”.

Ci sono testimonianze dei rapporti tra Occidente e Est-Sovietico negli anni della Guerra Fredda come quando Giulio Andreotti invitò Andrei Gromyko, un potente sovietico ministro degli Esteri russo, a ripensare al boicottaggio di Mosca nei confronti delle Olimpiadi di Los Angeles. Foto di visite ufficiali con i potenti esteri, immagini di bombardamenti, visite di altri politici come Craxi in Cina: il divo Giulio Andreotti conserva tutto, dalle pietanze dei menù consumati all’Estero, al programma della crociera. Ci sono anche ricordi personali come il diario scolastico del bambino Andreotti della quarta elementare della scuola Diaz di Milano risalente al 1928 dove racconta dell’attentato al Re del 16 aprile del 1928, in cui morirono 16 persone in piazza Giulio Cesare.

Il progetto a cui si mira è un archivio digitale che permetta di cercare in modo guidato, attraverso alcune parole chiave, i contenuti di proprio interesse attraverso l’interazione con il sistema. Possiamo davvero aspettarci una specie di wikileaks all’italiana?

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Andreotti affronta ora l’ultimo grado di giudizio! Paradiso o Inferno?

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I giudizi su Andreotti non possono essere unanimi… Una figura dai molti lati oscuri e soprattutto troppe conoscenze legate al mondo della criminalità organizzata. Un credente poi, di quelli più intransigenti, che si battono il petto ogni giorno dell’anno, ma che sanno anche fare compromessi.  Ma come è stata presa la notizia della morte di Andreotti in Italia?

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Giorgio Napolitano: “Sulla lunga esperienza di vita del senatore Giulio Andreotti e sull’opera da lui prestata in molteplici forme nel più vasto ambito dell’attività politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico”. Poi il Presidente della Repubblica ha inviato il saluto alla famiglia Andreotti  “A me spetta in questo momento rivolgere l’estremo saluto della Repubblica a una personalità che ne ha attraversato per un cinquantennio l’intera storia, che ha svolto un ruolo di grande rilievo nelle istituzioni e che ha rappresentato con eccezionale continuità l’Italia nelle relazioni internazionali e nella costruzione europea”. Esprimo alla gentile consorte signora Livia e a tutti i familiari la mia vicinanza e sentita partecipazione al loro cordoglio, anche nel ricordo dei rapporti di collaborazione istituzionale e personali che intrattenni con lui in diversi periodi della vita nazionale”.

Enrico Letta, Presidente del Consiglio dei Ministri: ”Protagonista della democrazia italiana sin dalla nascita della Repubblica dopo i traumi della dittatura e della guerra, ininterrottamente presente nelle istituzioni e nelle assemblee rappresentative, con lui se ne va un attore di primissimo piano di oltre sessant’anni di vita pubblica nazionale. Alla famiglia le sentite condoglianze personali del presidente del Consiglio e del governo tutto”. E Letta sarebbe il Presidente che guida il Governo del cambiamento e delle riforme? Colui che compiange Andreotti?

Romano Prodi: “Esprimo le mie più sentite condoglianze ai familiari del presidente Giulio Andreotti. Con lui scompare uno statista che ha segnato le fasi più importanti della storia politica e istituzionale del dopoguerra”. Per fortuna che non è diventato Presidente della Repubblica, altrimenti avremmo avuto anche i funerali di Stato e la camera ardente.

A Prodi fa eco Giuseppe Ciarrapico: “Un amico affettuoso e un grande statista… Abbiamo condiviso una vita”, compresi “i momenti terribili, quando la Procura di Palermo si scatenò contro di lui e io testimoniai in Aula per più di un’ora.”

Clemente Mastella: “Quando feci il ministro chiesi un consiglio ad Andreotti e Cossiga. Andreotti, davanti ai miei dubbi, mi disse che avevo il dovere di andare a eliminare la contrapposizione tra magistratura e politica, aggiungendo che il consiglio veniva da chi aveva sofferto moltissimo… Sono abbastanza commosso. Lui stette a casa mia durante la festa di Telese e colpì i giovani in modo fascinoso. Il cinismo di Andreotti, le voci sui suoi archivi, i ricatti sinceramente sono aspetti che non ho mai avuto occasione di constatare, anzi io con Evangelisti ho fatto da cerniera ai tempi della segreteria De Mita e quando c’erano motivi di tensione, io facevo da mediatore”.

Renato Brunetta: “Credo che ad Andreotti, nella diversità di idee e di temperamento, chiunque ami la politica e l’Italia, debba in queste ore inchinarsi davanti alla sua memoria. Giulio Andreotti, senatore a vita, sette volte presidente del Consiglio, membro del Parlamento repubblicano sin dalla prima seduta  è stato una personalità di eccezionale rilievo nella vita politica italiana e internazionale. In questa giornata di emozione vorrei ricordarlo in due momenti diversi. Quello iniziale, allorchè, collaborando con De Gasperi, ha al suo seguito esaltato la capacità del nostro Paese di risorgere dalle macerie del dopoguerra. E quello finale, quando con dignità ha dovuto sopportare una amara vicenda giudiziaria, da cui è uscito vincitore ma ferito”. E Brunetta siede nei banchi dei parlamentari che hanno dato la fiducia al Governo di Servizio al popolo e di riforma? Qualcuno che rimpiange Andreotti che cambiamenti può fare per gli italiani?

Ferdinando Casini: “La mia è una riflessione reazione da amico perché l’ho conosciuto Andreotti tanti anni fa. Da giovane ho seguito un grande partito, la DC, di cui Andreotti è stato sempre un punto di riferimento. Era molto ammalato e tutti sapevamo la sua condizione di estrema gravità. È stato un grande personaggio, uno statista di cui si è parlato bene e male alternativamente e la storia gli darà un giudizio più serio di quanto i suoi detrattori gli hanno dato in vita”. Quanti amici di Andreotti abbiamo in Parlamento?

Schifani: “Scompare simbolo della nostra vita democratica. Un uomo che è stato capace, con alto senso dello Stato e con un’intelligenza non comune, di segnare tanti momenti fondamentali delle nostre istituzioni. Sono vicino ai suoi familiari in questo momento di dolore, anche a nome di tutti i senatori del Popolo della Libertà”.

Unione Monarchica: Uomo di Stato, dichiarò di aver votato Monarchia al referendum.” In caso uomo di Monarchia!

Adesso che avrà a che fare con Dio, chiederà un posto

Giulio Andreotti, protagonista della vita politica italiana, è morto

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E’ morto alle 12.25, nella sua abitazione romana, uno dei protagonisti della vita politica italiana della seconda metà del XX secolo: Giulio Andreotti, uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana. Nato a Roma nel 1919, Andreotti ha rivestito per sette volte la carica di Presidente del Consiglio dei ministri ed è in seguito stato nominato senatore a vita. Ha anche ricoperto il ruolo di ministro della Difesa, degli Esteri, delle Partecipazioni Statali, delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria, del Tesoro, dell’Interno, dei Beni Culturali nonché delle Politiche comunitarie. Dal 1945, la sua presenza nelle assemblee legislative italiane è stata una costante.

Nel 2003 la Corte d’Appello di Palermo l’ha giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa: assolto i per i fatti successivi al 1980, per quelli anteriori, per i quali era sopravvenuta la prescrizione, è stato dichiarato il non luogo a procedere.

Andreotti ha svolto funzione di Presidente del Consiglio del governo di “solidarietà nazionale” durante il rapimento di Aldo Moro, che aveva conosciuto negli anni in cui ricopriva l’incarico di l’incarico di direttore di Azione Fucina (la rivista degli universitari cattolici), proprio mentre Aldo Moro assumeva la presidenza dell’associazione.[8] Quando nel 1942 questi fu chiamato alle armi, Andreotti gli successe nell’incarico di presidente, incarico che mantenne sino al 1944:Con Moro ci conoscevamo fin dai tempi della Fuci, lui era presidente, io dirigevo l’Azione fucina, e quando lui lasciò la carica presi il suo posto. Quindi una dimestichezza che risaliva a prima della politica. […] ho sempre avuto con lui una relazione molto facile, proprio perché c’era questo legame universitario.”

Ma Andreotti, nella sua lunga attività, ebbe anche rapporti con Carlo Alberto Dalla Chiesa, Michele Sindona e Licio Gelli e fu sicuramente uno dei politici italiani più conosciuti, ma anche tra i più discussi.

“Il potere logora chi non ce l’ha”

-Giulio Andreotti-

Il ministro Bray… “beccato e bloccato” sul treno!

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Massimo Bray, neo ministro dei Beni culturali e del turismo, aveva intenzione di trascorrere il 1 maggio visitando gli scavi archeologici di Pompei ma è incappato nel peggior incubo dei pendolari: l’arresto del treno prima dell’arrivo. Bray ha comunicato subito l’accaduto via twitter: “La circumvesuviana purtroppo si è fermato all’altezza di Torre del Greco. Arriveremo a Pompei grazie a un passaggio”. Ma un ministro che viaggia sui mezzi pubblici è davvero uno scoop, tanto che una passeggera gli ha scattato una foto con il suo telefonino e non era neanche certa potesse essere lui. A sua volta ha postato la foto e Bray ha tenuto a rassicurare la sua “compagna di sventura” comfermandole la sua presenza sul treno e aggiornandola sulla musica che stava ascoltando, Asaf Avidan. Considerata l’illustre presenza, la direzione della Circumvesuviana ha subito inciato un messaggio: “Ci scusiamo con il ministro e con i viaggiatori – afferma la direzione – ma il danneggiamento di alcuni treni ad opera di teppisti, unito all’afflusso straordinario di viaggiatori per la giornata festiva ed il bel tempo – ha avuto ripercussioni sulla rete”. Bray è comunque riuscito a raggiungere Pompei ed è stato accompagnato dal direttore degli Scavi archeologici Grete Stefani in una visita alla Casa dei Vettii, Domus romana del primo secolo avanti Cristo, è attualmente chiusa per restauri.

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E tempo di pamphlet ? Mentre l’Italia affoga, Barca scrive

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Figlio d’arte, suo padre ha diretto l’Unità e Rinascita, Fabrizio Barca con la penna e il calamaio ci è nato. Nell’era 2.0 passa, moderatamente alla rete, solo perché (come ha ammesso pubblicamente a otto e mezzo) lo hanno spinto i suoi collaboratori a fare il grande passo. Eppure Barca non avrebbe dovuto aver paura di navigare!

Lo fa con quello che gli riesce meglio… scrivere un pamphlet! Filosofeggiando su un “partito nuovo per un buon governo” lo immagina saldamente radicato sul territorio, di sinistra, che «richiamandosi con forza ad alcuni convincimenti generali» sia capace di promuovere la ricerca e fare un uso efficace del denaro pubblico. Una vera e propria rivoluzione che potrebbe veramente cambiare le sorti dell’Italia? Un “partito palestra” che sia un luogo per idee innovative che nascano dal confronto e che spingano la macchina Stato verso la via della sperimentazione. Insomma in parole povere, ci riuniamo sul territorio, pensiamo e parliamo, ci confrontiamo (scanniamo) e con estrema calma (dato anche il mastodonte burocratico del nostro stato) in una 15 di generazioni riusciamo a portare un’idea sperimentale veramente geniale che ci risollevi dal baratro. Ops, forse però veniamo travolti prima?

No, non sia mai perchè Fabrizio Barca è contario a quello stato troppo fortemente governato dai partiti, quella macchina arcaica e autoreferenziale che produce malgoverno e lo dice a chiare note: «Il combinato di partiti stato-centrici e macchina dello stato arcaica tende a impedire politiche pubbliche efficaci e dunque buon governo, bloccando tutte le fasi del processo ricorsivo di costruzione dell’azione pubblica».

Ma facciamo un’analisi schietta e senza alcun pregiudizio su quello che scrive Barca. Partiamo veramente solo da da come vengono espressi i concetti, da come ci sia nel suo linguaggio una incomunicabilità con gran parte della popolazione italiana, con lo stile sempre più immediato, con l’utilizzo sempre più frequente di frasi sintesi di concetti. Qui abbiamo un’ottima letteratura, parlerei quasi di un novello Aldo Moro non per i concetti espressi ma per la complessità ad esempio di tradurli in un’altra lingua. In un mondo sempre più globale, dove l’inglese prevale, con un modello così articolato e ricercato, non aiuta la comunicazione, è solo uno sfoggio culturale, di cui oggi proprio non si sente l’esigenza. Si ha bisogno di fatti non di parole. Possiamo ancora permetterci il lusso di un accademico che ci propone il lusso di mettere in “bella copia”  i nostri pensieri o dobbiamo avere un uomo pratico che magari in “brutta copia” agisca sull’economia reale e faciliti la comunicazione burocratica?

Basti vedere come si esprime soltanto per dire che serve una nuova legge elettorale:«la vigente suggella questo stato di cose, creando a sua volta una filiera gerarchica perversa che vede i capi-cordata concordare con i leader del partito i singoli eletti da presentare in un pacchetto chiuso agli elettori.» E con questo linguaggio (dove spicca un’eccellente retorica, quasi paragonabile a quella della Grecia Antica nel suo massimo fulgore)  che cerchiamo innovazione e sperimetalizzazione?

  

La mala politica francese! Indagato Cahuzac per frode fiscale

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L’ex ministro francese del Bilancio, Jerome Cahuzac, era stato chiamato da Francois Hollande per risanare i conti pubblici, ma si era dovuto dimettere a causa dello scandalo di conti personali all’estero per eludere il fisco francese. Cahuzac che ha fino ad oggi negato, finalmente ha ammesso ufficialmente di possedere questi conti ed è perciò stato iscritto nel registro degli indagati. La mala politica non è solo quella italiana, sembra aver messo un piede, forse due, oltr’Alpe!

Il fratello del ministro Passera è grave!

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Sono gravi all’ospedale di Lecco le condizioni dell’imprenditore Antonello Passera, 58 anni, fratello minore del ministro dello Sviluppo economico Corrado.
Passera e’ rimasto vittima di un malore ieri durante una partita di golf a Montorfano, nel Comasco. Soccorso e rianimato con un defibrillatore, e’ stato trasportato in elicottero a Lecco, dove le sue condizioni sono molto gravi.

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