I pentastellati e la bagarre in Aula contro il presunto lobbista del Pd

bagarre-aula-tuttacronacaNuova bagarre alla Camera riguardo la Legge di Stabilità, con i deputati del Movimento 5 Stelle che tornano ad attaccare il Pd, che accusa di prendere ordini dalle lobby e arrivano a fare il nome del presunto lobbista. In Aula sono stati esposti dei cartelli con la scritta “Caro Pd decido io” e la foto di Luigi Tivelli, consigliere parlamentare della Camera che i grillini definiscono “lobbista mandato per controllare l’azione del Pd”. Già giovedì, sul blog di Beppe Grillo, appariva un video che denunciava il fatto.

Giorgio Sorial, deputato M5S, intervenendo durante le dichiarazioni di voto sul disegno di legge sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2014 e bilancio pluriennale per il triennio 2014-2016 ha detto: “A decidere in Parlamento non sono i ministri, né i segretari di partito. Sono i lobbisti”. E ancora: “Noi oggi denunciamo questi fatti in aula e come furono cacciati i mercanti dal Tempio saranno cacciati i lobbisti”, ha aggiunto leggendo poi in aula quella che ha definito “la registrazione della telefonata di un lobbista”. “Il lobbista  è Luigi Tivelli e se questo Parlamento avesse dignità lo caccerebbe”. Durante il suo intervento, il pentastellato ha bocciato la legge di stabilità che, ha detto, essere stata condizionata dai “lobbisti che saccheggiano i soldi di tutti i contribuenti”, e l’ha definita una legge “marchetta”, mentre, ha proseguito, “le nostre proposte sono state bocciate per insufficenti risorse”.

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L’emendamento sul gioco d’azzardo… e gli uomini di Alfano che ci stanno dietro

angelino_alfano-tuttacronacaIl ministero dell’Economia ha stimato una perdita di un miliardo di euro, praticamente la metà del gettito dell’Imu sulla prima casa, sugli incassi dalle  slot machines e dalle videolottery, che già quest’anno è passato dagli 8,1 miliardi del 2012 a 7,9. Federica Chiavaroli, la senatrice del Ncd che avrebbe dovuto fare il discorso di rottura qualora Berlusconi il 2 ottobre non avesse confermato la fiducia a Letta, ha presentato l’emendamento su cui si è incartato il governo. Un codicillo, approvato al Senato, che prevede la riduzione dei trasferimenti a Regioni e Enti locali che emanano norme contro la proliferazione delle macchinette. Ma non è detto. Come scrive il Fatto Quotidiano, infatti, la filiera che ha portato alla scrittura dell’emendamento è tutta politica nonchè interna agli uomini di Angelino Alfano. Un ruolo l’avrebbero avuto Claudio Azzollini, “presidente della commissione Bilancio e indagato per truffa e associazione a delinquere per i lavori nel porto di Molfetta” e Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia. È la senatrice stessa, parlando a Repubblica, a confermare l’interconnessione: “L’emendamento me l’ha suggerito Giorgetti in Commissione. Aveva fatto presente che l’agenzia dei Monopoli segnalava questo problema: lo stato dà le concessioni per i giochi e poi i comuni le bloccano. Dove prendere i 9 miliardi che l’intero comparto giochi frutta all’anno all’erario se poi i sindaci si mettono di traverso?”. Ma come sottolinea anche l’Huffington Post, Giorgetti non è nuovo a questo tipo di polemiche. Noto per la sua mano morbida, aveva la delega al gioco anche quando ricopriva il medesimo incarico nel governo Berlusconi, quota An. Scrive il Fatto: “Sotto la sua supervisione presero piede le videolottery, i win for life, i bingo online. Nel marzo scorso, a Rimini, alla fiera degli apparecchi da gioco si spellarono le mani per lui: ‘I numeri della ludopatia sono sovrastimati rispetto alla realtà, state subendo una denigrazione e una demonizzazione senza precedenti'”. Ancora, Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro ricorda il caso di Raffaele Lauro, che, dopo aver condotto in solitaria una battaglia sul tema venne convocato da Gaetano Quagliariello, attuale ministro Ncd: “Berlusconi vuole parlarti a quattr’occhi”. Il Cavaliere non chiamò, e Lauro chiese spiegazioni al collega: “Il problema sono le tue iniziative sul gioco d’azzardo. Alcune società minacciano di non fare pubblicità su Mediaset”. Morale: Lauro non venne ricandidato, e tuonò: “Sono stato escluso con metodi da gangster. Hanno vinto le mafie del gioco”. La reazione di oggi di Chiavaroli è tentare di minimizzare. “Non ho idea di chi siano le lobby del gioco d’azzardo. È semplicemente prevalsa la responsabilità di governo, il senso di dovere verso i bilanci dello stato. Forse non si sa che gli emendamenti di questi tempi trovano copertura grazie a tre voci: gioco, fumo alcol”. Niente “mafie delle slot”, dunque: “Sono per la famiglia, l’ho fatto per l’erario”.

Arriva hotel Instagram-friendly, buon click a tutti!

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Instagram fa tendenza e ora arriva un hotel dedicato proprio al grande social network di immagini che in poco tempo ha rivoluzionato la fotografia mondiale grazie anche ai filtri e agli effetti che possono essere utilizzati con un semplice click. 90 stanze in cui gli ospiti saranno circondati dai cosiddetti “selfies” cioè gli autoscatti che si fanno i clienti utilizzando uno smartphone o una webcam e poi sono postate in Instagram. Nella lobby è già stata posizionata un’enorme cornice digitale su cui vengono fatte scorrere le immagini scattate dai clienti. Nelle stanze ovviamente la wifi è gratis e c’è a disposizione anche un iPad. La mappa che può dare indicazioni turistiche è fatta attraverso una serie di foto che illustrano i diversi angoli della città assolutamente da vedere.

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Si chiama 1888 Hotel in onore alla data del lancio della prima macchina fotografica a cassetta della Kodak e ha aperto da un mese a Sydney in Australia. L’offerte non mancano, si può anche vincere una notte gratis se si è in grado di poter presentare un curriculum sul Social che vanta almeno 1000 followers (naturalmente l’impresa non è facile). Ora 1888 Hotel farà concorrenza all’hotel a tema Twitter nato a Majorca.  L’hotel di Sydney può vantare anche un design da fare invidia a molti altri alberghi: mattoni rossi lasciati a vista e travi in eucalipto originali e mobili in legno riciclato rendono l’atmosfera retrò, ma anche moderna, in perfetto stile con l’App a cui si ispira

 

Un impero che va in fumo per le tasse: ascesa e crollo dell’e-Cig!

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Sembrava un impero florido quello delle sigarette elettroniche che viaggiava su fatturati di tutto rispetto, ma poi, il governo al servizio dei cittadini, ha deciso di equiparare le sigarette elettroniche alle “bionde” e ha mandato in fumo il settore. Il crollo del fatturato è stato sensibilissimo, i negozi hanno iniziato a chiudere e sono in migliaia i disoccupati che avevano trovato lavoro proprio grazie all’e-Cig. Senza naturalmente contare il danno all’editoria per il mancato incasso pubblicitario.

“E’ con notevole stupore che leggiamo sulla stampa della possibilità che si possa anticipare l’entrata in vigore della tassazione al 58,5% (oltre al 21% Iva) sulle sigarette elettroniche con l’obiettivo di trovare ulteriori fondi per la copertura della seconda rata Imu. In sintesi si vuole anticipare la data dell’omicidio premeditato di un intero settore, che negli ultimi 6 mesi ha visto un crollo del fatturato del 70% a causa del terrorismo mediatico rinfocolato da alcune lobby interessate a distruggere ogni tipo di novità”. E’ quanto scrive Massimiliano Mancini, presidente di Anafe (Associazione nazionale fumo elettronico) in una lettera aperta al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

Massimiliano Mancini aggiunge :“Ricordiamo che la tassazione totale sul prodotto, gia’ decisa nel Decreto ‘Iva Lavoro’, ammonterà a circa l`80% del prezzo finale di vendita, il che vorrà dire la fine di un settore – in cui l’Italia e’ leader in Europa per esportazioni – con conseguenti mancate entrate fiscali per lo Stato, a cominciare dai 117 milioni di euro attesi ma esistenti solo sulla carta, come confermato dal servizio Bilancio del Senato e persino dalla nota tecnica al Decreto, piena di se e ma. Se poi si aggiunge la decisione di sottoporre il sistema alla burocrazia Aams e l’estensione del divieto di pubblicità dei marchi delle sigarette alle e-cig, diventa quantomeno incomprensibile pensare di ottenere fondi da un settore che nella pratica si sta distruggendo”. Inoltre, sottolinea  Mancini, “mentre si perdono 1,4 miliardi di entrate a causa del contrabbando di sigarette, esploso a seguito dell’ultimo aumento di Iva e accise, come confermato dal recente rapporto Nomisma. Un’evidente conferma che il punto piu’ alto della ‘curva di Laffer’ e’ stato superato, mentre ancora oggi si parla incredibilmente di aumentare le accise e non di tagliare le spese”.

Mancini cita l’ex presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan: “Se qualcosa si muove, tassala; se continua a muoversi, regolala; e se si ferma, sussidiala. Ecco, le preannunciamo che ci stiamo avviando già verso la terza fase, con almeno 3.000 persone che avranno probabilmente bisogno di sussidi, dato che già molti stanno perdendo lavoro e investimenti. Il nostro è un settore che nel 2012 ha realizzato un fatturato di circa 350 milioni di euro con l’apertura di circa 3.000 punti vendita e l’impiego di un totale di circa 4.000 persone (escluso l’indotto), ma che nel 2014 possiamo tranquillamente prevedere sarà ridotto a meno di un quarto. Di conseguenza siamo qui a preannunciarle che oltre al buco derivante dalle minori entrate previste per il 2014 (e ora, sembra, anche per il 2013), si aggiungeranno le mancate entrate da Iva, Ires, Irpef, contributi pensionistici, cedolare sugli affitti e dazi doganali che oggi i negozianti versano, ma che domani, un volta chiusi, non verseranno più”.

“Peccato”, conclude Mancini, “che al ministero dell’Economia nessuno si sia degnato di fare alcuna valutazione analitica di queste cifre, che renderanno quelle inserite nell’Iva e Lavoro e nel prossimo rinvio Imu semplicemente dei numeri su carta”.

Newton: i famigliari delle vittime ricevono telefonate in favore delle armi.

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Una valanga di telefonate preregistrate e lettere nelle cassette postali per convincere le famiglie ad opporsi alla stretta sulle armi voluta dall’amministrazione Obama. E’ la strategia che la National rifle association (Nra), la potentissima lobby delle armi, sta utilizzando in questi giorni in Connecticut, dove l’Assemblea generale sta facendo passi da gigante verso un più stringente “gun control”. Nulla di strano, se non fosse che ad essere bombardate di spam che difende il diritto a possedere pistole, fucili e armi da guerra sono le famiglie di Newtown.

“Il vostro senatore, Art Linares, avrà un ruolo chiave nella discussione sulla legge che limiterà il vostro diritto a possedere un’arma – scandisce la voce registrata – molti legislatori stanno presentando in maniera aggressiva numerose proposte per disarmare e punire i possessori di armi rispettosi della legge e gli appassionati di tiro sportivo. (…) E’ di vitale importanza che chiamiate il senatore Linares (…) e gli chiediate di opporsi a ogni tipo di legge che leda i diritti garantiti dal Secondo emendamento e il vostro diritto alla difesa personale“. Con tanto di numero di telefono a cui chiamare il politico.

Le famiglie, indignate, hanno deciso di reagire. L’allarme è stato lanciato su Facebook dalla “Newtown action alliance“, nata sull’onda emotiva causata dalla strage per promuovere la cultura del “gun control” nel Connecticut.

Zuckerberg copia Grillo… Partito Social?

Politica dal sapore social. Forse è questo l’intento di Mark Zuckerberg, inventore di Facebook che in questi ultimi tempi sembra essersi molto interessato alla politica.
Il “papà” del social network ha più volte parlato della riforma sulle leggi dell’immigrazione, tema molto caldo negli Usa, e si è preoccupato di diffondere la sua “filosofia” attraverso la grande rete social di cui dispone.
Secondo la stampa americana sembra che Zuckerberg si stia spingendo verso un’attività politica o comunque di movimento, una sorta di lobby da condurre insieme ad altri leader dell’hi-tech che possa essere in grado di mettere pressione alle istituzioni statunitensi su questioni sociali, tecnologiche o civili. Pare che l’inventore di Facebook sia una sorta di Grillo d’oltreoceano, che sta cercando di diffondere le sue idee politiche sfruttando il potenziale della rete.
Secondo le indiscrezioni Zuckerberg, a quanto pare, aspirerebbe a una sanatoria per tutti gli immigrati “illegali” d’America, i cui prossimi o connazionali hanno una finestra sul mondo tramite Facebook. I potentati americani restano in attesa, non certo senza preoccupazione: se il partito di Facebook dovesse essere lanciato realmente, potrebbe avere effetti destabilizzanti sulla politica e sulla società.

La musica non è per tutti… arriva chi “conta”!

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Esce il libro di Fabio Zuffanti O casta musica. Pamphlet ribelle contro la “Malamusica” (Vololibero Edizioni, 2012). “Tema centrale del volume sono vizi, storture e brutture che dilagano nel mondo musicale italiano, che a suo dire è in mano a una casta di addetti ai lavori (…) Zuffanti è autoironico, caustico, irriverente, come un buon polemista deve essere, e coglie a fondo la fragilità del sistema musica, fatto di piccole caste arroccate a difendere privilegi e a farsi favori reciproci, senza avere la minima sensibilità di guardare oltre i propri interessi. Tutto questo parlando della così detta ‘musica leggera’, ma siamo sicuri che le stesse caste non esistano anche nella ‘musica colta’?” così Riccarso Santagelo scrive nella sua recensione pubblicata su Amadeus.

Le caste esistono e come… iniziamo con i direttori artistici e gli agent di spettacolo che decidono fra loro, in piena autonomia, cast intere di molte stagioni d’opera? Passiamo poi alle giurie di tanti concorsi che fanno vincere gli allievi già segnalati da qualche musicista affermato o qualche politico di turno?  Ci sono critici che se un artista suona male, ma è del loro club, la sua interpretazione è sempre siderale; e commissioni di conservatorio, che valutano gli aspiranti supplenti in graduatorie dove i loro stessi amici e allievi, casomai talenti scarsi, arrivano prima di artisti veri ma figli di nessuno. Chi sono, se non dei castaroli, i sovrintendenti di nomina politica che trasmigrano per teatri come fanno i Razzi dei partiti in parlamento; e quei direttori, sul podio grazie a sponsor che poi, finiti i soldi, lasciano macerie ovunque?

Che dire delle associazioni culturali nelle sedi di partito, con annesse scuole di musica tenute in nero e non c’è finanziere che mai passi di lì? Per non parlare delle star nell’arte non dei suoni ma dello slinguo agli assessori, che prendono soldi pubblici per rassegne dove invitano coloro che, in altre città, ricambiano cortesia e compensi nello stesso modo, intascando dindi col trucco dei progetti culturali: si chiamano scambisti. Non sono vessate da una genìa immonda, le centinaia di precari che non avranno mai una cattedra stabile perché sulle esistenti giacciono, inutili ed eterni, i culi grassi di chi mangia a sbafo da decenni senza essersi sudato nulla? E non è una lobby ad aver imposto, per l’insegnamento di uno strumento musicale a scuola, il superamento preventivo di un po’ d’esami di Didattica? Serafino Di Eusanio, gran filosofo di Teramo, m’insegnò che è proprio dove finisce la sostanza a cominciare il metodo.

Infine, ho in mezzo al cuore gli studenti privatisti, banditi tutti (tranne quelli che devono sostenere il solo diploma) dalla possibilità di dare esami in conservatorio come esterni. Una porcata di legge compiacente li ha resi prigionieri di un’istituzione-casta per troppi versi marcia, il cui scopo principale è ormai la sopravvivenza con qualsiasi mezzo. Pure con la costrizione, per terminare studi già iniziati fuori, a iscriversi ai suoi corsi pieni di pippomaterie da scompiscio che, però, le garantiscono stipendi e classi. Dopo il Tar del Lazio, spero dia ragione a questi ragazzi anche il Consiglio di Stato. E la sentenza, prevista a breve, faccia saltare piani e poltrone dei peracottari d’accademia. Non ho più spazio e devo chiudere. Ma non è tutto. Ci tornerò.

La Chiesa, gli scandali, i corvi… uno Stato che si sgretola!

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«Il maggiordomo del Papa non è l’unico corvo del Vaticano. I corvi sono tanti, più di 20 persone, tutte legate alla Santa Sede. Siamo donne e uomini, laici e prelati. Se abbiamo fatto uscire i documenti dall’Appartamento del Papa è stato per compiere un’operazione di trasparenza nella Chiesa. Ora, dopo la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, e alla vigilia del Conclave, il caso Vatileaks continua a tenere banco. E per noi è venuto il momento di tornare a parlare».

La persona si definisce un «ex corvo». «Non ci sono più Papi da difendere o verità da far emergere. È tutto nel rapporto segreto compilato dai tre cardinali anziani», spiega. Nel rapporto c’è la storia della lobby gay, che «è verissima: potrei fare nomi e cognomi di cardinali e monsignori, di vescovi e funzionari». Ci sono poi «questioni finanziarie legate allo Ior», prosegue il corvo, che sottolinea l’esistenza di altri documenti oltre a quelli emersi: «Il libro ‘Sua Santità’ non contiene tutti i documenti in possesso di Nuzzi».
Per risalire alla nascita di Vatileaks «bisogna fare un passo indietro a circa un paio di anni fa, nel momento in cui il Santo Padre decise di realizzare attraverso monsignor Carlo Maria Viganò un’operazione di razionalizzazione nelle attività economiche dalla Santa Sede, unite all’opera di trasparenza affidata a Gotti allo Ior», spiega il corvo.
«L’operazione di Viganò fu ostacolata perchè considerata lesiva di determinati equilibri all’interno degli istituti soggetti a verifiche. Così nacque una lobby in Vaticano, composta da persone che lavoravano fra Governatorato, Apsa, Segreteria di Stato, Biblioteca, Archivio, Musei, Cei, Osservatore Romano, che ha cominciato a dialogare. Abbiamo pensato che rendere noto quello che succedeva nella Curia potesse sollevare l’opinione pubblica scatenando un’operazione di pulizia che avrebbe portato alla trasparenza».
L’operazione, i cui mandanti andrebbero cercati «nelle alte sfere», non ha portato alle dimissioni di Benedetto XVI, che «non si è dimesso per Vatileaks. Anzi, la sua presenza continuava a giustificare un determinato andazzo che invece Ratzinger voleva scardinare», dice il corvo. La rinuncia del Papa «è una sfida per ripartire da zero». Il successo di Vatileaks, aggiunge, «dipende da chi sarà il Papa eletto, da quale fazione verrà votato, e da chi sarà alla testa della prossima Segreteria di Stato».

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