Arrivano le sigarette elettroniche alla marijuana!

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Si potranno acquistare sigarette elettroniche alla marijuana su internet, a lanciare l’allarme è stato l’Istituto superiore della sanità che ha poi ha precisato anche che in rete si possono acquistare ricariche per la e-cig il cui 5% contenuto non è correttamente indicato e quindi il consumatore non ha idea di cosa stia svapando. A 15 anni dalla messa in commercio della sigaretta elettronica negli Stati Uniti e a quattro dalla diffusione in Italia, “continuano ad esserci dubbi sull’efficacia a lungo termine per smettere di fumare e sulla sua efficacia rispetto ad altri analoghi sistemi utilizzati allo stesso fine, come cerotti e spray”, sottolinea  Walter Ricciardi, membro del Consiglio Superiore di Sanità, e sono “pochi gli studi su pericolosità e rischi”. Per questo monitoraggio continuo, ricerca e maggiore informazione per consumatori e venditori sono “le aree da implementare per fare chiarezza sul tema”.

 

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Bandite le sigarette al mentolo. E le e-cig?

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Rivoluzione nel mondo della sigaretta in Europa. Immagini shock sui pacchetti sulle sigarette “bionde” che arriveranno a coprire il 65% della superficie del pacchetto, limitazioni alla pubblicità delle sigarette elettroniche e il divieto di vendita delle sigarette al mentolo o aromatizzate. Il divieto su tutto il territorio comunitario dovrebbe scattare nel 2022, ma qualcuno ha già levato gli scudi: tra questi c’è anche Angela Harbutt, rappresentante di un gruppo di fumatori che ha spiegato come «i consumatori avranno sentimenti contrastanti. Siamo contenti che alcuni prodotti siano stati graziati, ma molti sono arrabbiati per le limitazioni su dei prodotti che per anni sono stati molto popolari. La proibizione non funziona e tutti quei prodotti messi al bando di certo saranno presto disponibili sul mercato nero.».

Dibattito accesso anche su l’e-cig dove diversi sostenitori avrebbero chiesto per questi prodotti la stessa regolamentazione di cerotti e gomme da masticare in sostituzione della nicotina, ma questa ipotesi è stata scartata dal parlamentari.

Nonostante questo, in molti si sarebbero schierati a favore della sigaretta elettronica, considerata un ottimo sostitutivo del tradizionale tabacco quando si vuole smettere di fumare. «Le sigarette elettroniche possono gare la differenza – ha detto in aula il deputato liberaldemocratico Chris Davies – Centinaia di ex fumatori mi hanno scritto per dirmi che le sigarette elettroniche li hanno aiutati a smettere di fumare quando nient’altro aveva funzionato. Funzionano perché non sono medicinali, ma prodotti che forniscono ai fumatori un’alternativa alle sigarette. Ogni anno 700.000 persone in tutta Europa muoiono a causa di patologie legate al fumo: non dovremmo fare nulla che possa ostacolare la diffusione delle sigarette elettroniche».

Anche il deputato conservatore Martin Callanan ha dichiarato che «togliere le sigarette elettroniche dagli scaffali sarebbe una follia», perché si sono rivelate risolutive per molte persone intenzionate ad abbandonare il vizio del fumo. Callanan ha sottolineato come molti produttori di sigarette elettroniche non riuscirebbero a sopravvivere in presenza di una regolamentazione più rigida, il che si tradurrebbe anche nella perdita di migliaia di posti di lavoro.

Un impero che va in fumo per le tasse: ascesa e crollo dell’e-Cig!

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Sembrava un impero florido quello delle sigarette elettroniche che viaggiava su fatturati di tutto rispetto, ma poi, il governo al servizio dei cittadini, ha deciso di equiparare le sigarette elettroniche alle “bionde” e ha mandato in fumo il settore. Il crollo del fatturato è stato sensibilissimo, i negozi hanno iniziato a chiudere e sono in migliaia i disoccupati che avevano trovato lavoro proprio grazie all’e-Cig. Senza naturalmente contare il danno all’editoria per il mancato incasso pubblicitario.

“E’ con notevole stupore che leggiamo sulla stampa della possibilità che si possa anticipare l’entrata in vigore della tassazione al 58,5% (oltre al 21% Iva) sulle sigarette elettroniche con l’obiettivo di trovare ulteriori fondi per la copertura della seconda rata Imu. In sintesi si vuole anticipare la data dell’omicidio premeditato di un intero settore, che negli ultimi 6 mesi ha visto un crollo del fatturato del 70% a causa del terrorismo mediatico rinfocolato da alcune lobby interessate a distruggere ogni tipo di novità”. E’ quanto scrive Massimiliano Mancini, presidente di Anafe (Associazione nazionale fumo elettronico) in una lettera aperta al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

Massimiliano Mancini aggiunge :“Ricordiamo che la tassazione totale sul prodotto, gia’ decisa nel Decreto ‘Iva Lavoro’, ammonterà a circa l`80% del prezzo finale di vendita, il che vorrà dire la fine di un settore – in cui l’Italia e’ leader in Europa per esportazioni – con conseguenti mancate entrate fiscali per lo Stato, a cominciare dai 117 milioni di euro attesi ma esistenti solo sulla carta, come confermato dal servizio Bilancio del Senato e persino dalla nota tecnica al Decreto, piena di se e ma. Se poi si aggiunge la decisione di sottoporre il sistema alla burocrazia Aams e l’estensione del divieto di pubblicità dei marchi delle sigarette alle e-cig, diventa quantomeno incomprensibile pensare di ottenere fondi da un settore che nella pratica si sta distruggendo”. Inoltre, sottolinea  Mancini, “mentre si perdono 1,4 miliardi di entrate a causa del contrabbando di sigarette, esploso a seguito dell’ultimo aumento di Iva e accise, come confermato dal recente rapporto Nomisma. Un’evidente conferma che il punto piu’ alto della ‘curva di Laffer’ e’ stato superato, mentre ancora oggi si parla incredibilmente di aumentare le accise e non di tagliare le spese”.

Mancini cita l’ex presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan: “Se qualcosa si muove, tassala; se continua a muoversi, regolala; e se si ferma, sussidiala. Ecco, le preannunciamo che ci stiamo avviando già verso la terza fase, con almeno 3.000 persone che avranno probabilmente bisogno di sussidi, dato che già molti stanno perdendo lavoro e investimenti. Il nostro è un settore che nel 2012 ha realizzato un fatturato di circa 350 milioni di euro con l’apertura di circa 3.000 punti vendita e l’impiego di un totale di circa 4.000 persone (escluso l’indotto), ma che nel 2014 possiamo tranquillamente prevedere sarà ridotto a meno di un quarto. Di conseguenza siamo qui a preannunciarle che oltre al buco derivante dalle minori entrate previste per il 2014 (e ora, sembra, anche per il 2013), si aggiungeranno le mancate entrate da Iva, Ires, Irpef, contributi pensionistici, cedolare sugli affitti e dazi doganali che oggi i negozianti versano, ma che domani, un volta chiusi, non verseranno più”.

“Peccato”, conclude Mancini, “che al ministero dell’Economia nessuno si sia degnato di fare alcuna valutazione analitica di queste cifre, che renderanno quelle inserite nell’Iva e Lavoro e nel prossimo rinvio Imu semplicemente dei numeri su carta”.

Chi è che si sarebbe dovuto dimettere se tagliava la cultura???

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Letta infrange il primo patto che aveva fatto con gli italiani promettendo a “Che tempo che fa” che si sarebbe dimesso se ci sarebbero stati altri tagli alla cultura. E’ notizia delle ultime ore che non verrà applicata una tassa sulle e-cig, ma che invece sarà posto un taglio a partire dal 2015 all’editoria!! Naturalmente nei tagli Letta comprende anche i fondi per i paesi in via di sviluppo…  forse ha pensato che “chi più dell’Italia è ormai un paese in via di sviluppo?”

Naturalmente è stato bocciato l’ aumento sulle accise per la birra, i prodotti alcolici intermedi e l’alcol etilico. Insomma meglio che gli italiani si ubriachino tanto speranze per il futuro non ci sono!

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