Le infinite vite della Web tax: a volte ritornano?

web-tax-tuttacronacaTornerà la Web tax? Inserita nella Legge di Stabilità dal governo Letta, su indicazione di Boccia, era stata prorogata dal dl Salva Roma bis. La settimana scorsa, con il dl Salva Roma ter, il governo Renzi l’ha abrogata. Finita la trafila? Non è detto, perchè potrebbe tornare a fare la sua comparsa grazie a un renziano, Ernesto Carbone, deputato proprietario della Smart con cui l’allora segretario del Pd si presentò a Palazzo Chigi per incontrare Enrico Letta prima della caduta del governo. C’è infatti la possibilità di un ritorno della tassa grazie ad una norma contenuta nella delega fiscale e introdotta nel disegno di legge con un emendamento di Carbone, come spiega l’agenzia Public Policy. Lo scorso 27 febbraio la Camera ha approvato in via definitiva la Delega fiscale, scrive Public Policy,

“che diventa legge, rendendo definitiva anche la norma sulla tassazione delle multinazionali. Attualmente quindi, seppure il dl Salva Roma ter abbia abrogato la norma nella Stabilità (con grande soddisfazione da parte dello stesso premier: “Siamo stati di parola”, twittava il 28 febbraio) il governo Renzi ha l’impegno, in base alla Delega fiscale, di emanare entro dodici mesi un decreto apposito con cui prevede di tassare le società multinazionali che operano in Italia, come Google, in misura proporzionale al fatturato”.

Jeff Bezos, il “papà” di Amazon, operato d’urgenza

jeff-bezos-tuttacronacaPaura per Jeff Bezos, fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post, che il giorno di Capodanno ha accusato un malore a causa di un calcolo renale mentre si trovava in vacanza alle Galapagos, in Ecuador, dove stava navigando a bordo di uno yacht. Il plurimilionario è rientrato d’urgenza negli Stati Uniti dov’è stato sottoposto a un intervento d’urgenza.  Santiago Rubio, capitano del porto di Santa Cruz, l’isola più popolosa dell’arcipelago, situata a circa 1.000 chilometri dalla costa, ha spiegato: “Abbiamo ricevuto un appello d’urgenza e abbiamo proceduto all’evacuazione in elicottero dei passeggeri di uno yacht. Fino ad allora non sapevamo che si trattasse di Bezos”. Il 49enne è stato prelevato da un elicottero della marina dell’Ecuador sull’isola di Santa Cruz e poi trasportato sull’isola di Baltra, dove si trovava il suo jet privato. Da qui ha fatto rientro negli Stati Uniti per sottoporsi a dei trattamenti d’emergenza.

La Google Tax “è illegale”: così Forbes

google-tax-tuttacronacaIeri sera la commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla legge di Stabilità che introduce in Italia, prima in Europa, la “Google tax”. Stando all’emendamento, i giganti del web dovranno avere partita Iva italiana. Il governo si è rimesso alla Commissione, dando cioè un tacito assenso. In questo modo i volumi di vendita realizzati in Italia sarebbero anche fatturati nel nostro Paese, con il conseguente gettito. In pratica i guadagni derivanti dalla vendita di pubblicità, nell’e-commerce o nel gioco on line sarebbero fatturati in Italia. Dubbi li hanno sollevati Giampaolo Galli e Marco Causi del Pd, timorosi che questa norma possa andare in contrasto con le normative europee visto che il dossier a Bruxelles non è stato ancora affrontato. Contro la Google Tax, tuttavia, si è già scagliato il prestigioso giornale statunitense Forbes che l’ha definita illegale. Il quotidiano, in precedenza, si era già scagliato contro il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, principale promotore della proposta di legge con cui si punta a costringere i colossi del web a fare i conti con il Fisco del Belpaese. L’emendamento approvato ieri, in pratica, obbliga le multinazionali del web ad aprire in Italia la partita Iva. Questo significa che aziende come Google e Facebook dovranno rinunciare agli escamotage utilizzati finora per pagare meno tasse possibili. In questo modo, infatti, i volumi di vendita realizzati in Italia verranno fatturati nel nostro Paese anziché in altre nazioni con regimi fiscali agevolati, come ad esempio l’Irlanda. Se la nuova tassa, come si prevede, genererà un gettito consistente, stimato in centinaia di milioni di euro, si tratta comunque per un duro colpo per i colossi del settore. Le entrate prodotte dalla web tax confluiranno nel fondo per il taglio del cuneo fiscale, dove affluiranno anche quelle derivanti dalla lotta all’evasione, oltre a una dote proveniente dalla spending review di Carlo Cottarelli. Secondo Forbes, tuttavia, l’emendamento sarebbe in disaccordo con quanto previsto dalle normative europee, così come avevano preventivato Causi e Galli. Sempre a Bruxelles è in fase di studio una tassa simile da far adottare ai Paesi Ue. L’Italia, se la proposta di legge dovesse concretizzarsi, farebbe da apripista.

Bimbi 2.0: la miglior lettera a Babbo Natale di sempre!

dear-santa-tuttacronacaLa miglior lettera che Babbo Natale leggerà in questi giorni senza dubbio è quella postata in Twitter da @Gequeoman il 29 novembre scorso, che ha ricevuto 6mila retweet oltre ad essere stata segnalata da 2.600 persone come preferito. Non è dato sapere se realmente è stato un bimbo a scriverla, quello che è certo è che ritrae molto bene un’intera generazione cresciuta in rete. “Caro Babbo Natale, come stai? Io sto bene. Questo è quello che voglio per Natale”. Dopo di che, un lunghissimo link scritto a mano e che rimanda a una pagina Amazon. Cosa desidera il bimbo 2.0?  Una macchinina radiocomandata!

Amazon consegna con i droni? Il popolo del web si scatena

amazon-drone-tuttacronacaPoteva forse passare inosservato al popolo del web il fatto che Amazon ha intenzione di utilizzare droni per le consegne? La domanda ovviamente è retorica e la conferma arriva dai trendig topic di Twitter e non poteva mancare un hashtag per l’occasione: #AmazonPrimeAir. Tra chi s’immagina il ponte di San Francisco nel 2019, inondato di piccoli “droni cicogna” di Amazon, chi una guerra nei cieli fra i droni di eBay, Amazon e la FedEx e chi fa paragoni con le consegne via gufo di Harry Potter, non è mancata neanche una battuta del rapper Snoop Dog: “Il mio prossimo singolo sarà venduto in bitcoin e distribuito con un drone Amazon”:

amazonMa c’è anche chi s’interroga sul futuro, chiedendosi in particolare cosa scriverà Amazon a chi non riceve un pacco trasportato da un drone. Tra le motivazioni: “1. Non è stato trovato un luogo di atterraggio appropriato. 2. Il drone non aveva più benzina e ha lasciato il pacco nei paraggi. 3. Il drone ha defezionato e si è unito alla rivoluzione dei macchinari contro il genere umano”.

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I pacchi di Amazon arrivano dal cielo: consegne via drone

amazon-drone-tuttacronacaIl CEO e fondatore di Amazon, Jeff Bezos ha annunciato che la più grande piattaforma mondiale per la vendita on line sta sperimentando l’uso di droni per consegnare direttamente la merce venduta, precisando inoltre che, perchè il sistema possa entrare in uso ricevendo anche il via libera dalla Federal Aviation Administration,saranno necessari quattro o cinque anni. Le consegne avverranno entro 30 minuti dall’ordine, grazie al drone senza pilota a uso commerciale Octocopter . Bezos l’ha spiegato nel corso di un’intervista rilasciata al programma della Cbs ’60 minutes’. Tale sistema permetterà di smaltire gli ordini ‘leggeri’ (fino a 2,3 chilogrammi, l’86 per cento delle consegne di Amazon), urgenti e a breve distanza, non più di 16 chilometri, da uno dei nodi di distribuzione. Al servizio spertimentale è già stato assegnato un nome: “Prime Air”. “So che sembra fantascienza, ma non è così”, ha detto Bezos.

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Proiettili Cia uccisero JFK, spunta anche un fucile italiano fabbricato da Gladio

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I proiettili usati a Dallas per uccidere John F. Kennedy nel 1963 erano stati prodotti da una ditta Usa nel 1954 “per conto della Cia” e i documenti del Sifar sull’arma del delitto, un fucile italiano, “fabbricati da Gladio”. E’ quanto emerge dai documenti citati in “Kennedy deve morire” di Claudio Accogli disponibile su Amazon. Gladio “era una struttura estranea alla Nato e al servizio della Cia”, dimostrano le carte pubblicate nel testo.

Quando internet uccide gli autori

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Scott Turow, avvocato e autore di bestseller come Presunto innocente e Errori reversibili, ex braccio destro del procuratore generale di Chicago e oggi presidente della Authors Guild of America, parla a scrittori, musicisti e cineasti riunitisi in occasione del World creators summit e lancia pesanti accuse ai provider internet. All’ordine del giorno c’è la preparazione dello scontro frontale con i pirati del web e i loro grandi protettori che si fanno ricchi in nome di una libertà di accesso ai contenuti che sta decretando la “lenta morte” degli autori di tutto il mondo. “Ho digitato il mio nome su Google e tra i primi dieci risultati ho trovato sei siti dove poter scaricare illegalmente i miei libri. La cosa pazzesca è che su quel suggerimento il motore di ricerca ci guadagna quando, se si trattasse di droga, per un’indicazione simile qualunque pusher di strada finirebbe diritto in galera”. Spiega Turow, consapevole che la battaglia non sarà facile. “La gente è convinta che società come Google, Apple o Amazon siano una cosa fantastica. E non si rende conto che sono solo colossi del capitalismo che fanno i loro interessi. Mica cercano di educare il mondo o renderlo migliore, pensano a guadagnare. Invece dovrebbe capire che se c’è una crisi degli autori, questa è provocata dal furto continuo del loro lavoro, come fa ad esempio Youtube. Gli autori sono vittime di enormi appetiti. Pensiamo all’influenza che ha Google, che conta su una liquidità di 29 miliardi di dollari. Ma anche le altre società. Ormai hanno infiltrato il sistema universitario, coinvolgendo nella loro visione del mercato una quantità incredibile di docenti che teorizzano la libertà di accedere gratuitamente a tutti i contenuti”. Il problema, come spiega in un’intervista all’HuffPost, è che questo atteggiamento, l’offrire l’opportunità di scaricare il materiale gratis, sta decretando la morte dell’arte: “Google potrà pure guadagnare così per qualche altro anno, ma quando non ci saranno più musiche, né libri, né film perché non ci saranno più autori pagati per realizzarli, finiranno anche loro”. Il problema è che i furti informatici tolgono poco alla volta la voglia di produrre opere: “Mio figlio non aveva alcun problema a scaricare film o libri, poi ha cominciato a creare videogames e ha capito che se glieli avessero rubati non sarebbe andato da nessuna parte. Io posso scrivere un libro, ma se non verrò retribuito anche attraverso la rete, non ne scriverò mai più un secondo”. A questo punto, la “lenta morte” degli autori è già decretata, se non ci sarà un cambio di direzione: “Si salvano i grandi. I piccoli e medi stanno morendo, privati dei loro diritti. Nessuno si rende conto che una classe indipendente di autori che vivono del proprio lavoro è fondamentale per la sopravvivenza della democrazia”. Qualcuno, allora, pensa già ad uno sciopero dei contenuti: una settimana senza musica, film o libri sulla rete: “E’ una grande idea. Un boicottaggio mondiale degli autori che faccia ragionare la gente e metta i pirati con le spalle al muro”.

Amazon si butta nel fresh and take away

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Il magazzino Amazon è sempre pronto a portare nelle case dei suoi utenti, sparsi in tutto il mondo, le migliori novità e tecnologie, ma da oggi ha deciso di lanciarsi anche nella sfida alimentare all’insegna dei migliori prodotti freschi e salutari. Il servizio, già attivo nella città di Seattle, ben presto invaderà anche la rete internazionale. Il servizio si chiama AmazonFresh e attraverso questo portale si potranno ordinare prodotti alimentari, verdura e frutta fresca, ma anche piatti già cucinati solo da scaldare. Per il colosso americano è una vera e propria sfida da vincere prima di tutto negli Usa dove i consumatori sono già abituati a fare la spesa tramite web, ma sono anche molto affezionati al proprio fornitore. Non sarà quindi facile per Amazon penetrare nel mercato alimentare convincendo i propri utenti a cambiare abitudini. Comunque dalla prossima settimana s’inizia con Los Angeles, da qui Amazon inizierà la sua campagna volta a portare a tavola un cibo sano e veloce da consumare.

2 su 7, la nuova dieta che ci riporta alla preistoria!

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Arriva come al solito dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna e mette tutti a stecchetto due giorni alla settimana. In pratica: per cinque giorni si mangia e si beve a volontà, ma negli altri due si digiuna o quasi: ci si possono concedere al massimo 500 o 600 calorie, rispettivamente se si è donne o uomini. In questo modo i chili di troppo si dissolvono.

La dieta, illustrata in un manuale di 200 pagine, si chiama FastDiet e il libro in pochi giorni dalla pubblicazione ha conquistato il primo posto su Amazon.com. Per il suo autore, il medico giornalista della Bbc Michael Mosley, è il secondo successo in pochi mesi, dopo che il suo manuale per dimagrire è diventato all’inizio dell’anno super best-seller nel Regno Unito. La filosofia della dieta, basata sul concetto del digiuno intermittente, è semplice: “Ti limiti a due giorni non consecutivi di digiuno e il peso si smaltisce rapidamente e senza sforzo”, spiega Mimi Spencer, giornalista di Times e coautrice del libro. Le calorie concesse nella giornata a “stecchetto” possono essere consumate in un unico pasto a metà giornata o ripartite tra colazione e cena, a piacere. Proteine e frutta e verdura sono altamente raccomandate.
La nuova dieta incontra non poche opposizioni nella comunità scientifica.  Il  National Health Service britannico ha messo in guardia sulla dieta 5/2: “Nonostante la popolarità, c’è grande incertezza sul digiuno intermittente”, sotto accusa soprattutto per alcuni sgradevoli effetti collaterali, come ansia, irritabilità, disidratazione e alitosi.
Michael Mosley difende invece con grande convinzione il suo metodo, elaborato a partire dall’esperienza diretta, visto che l’esperto lo ha testato su se stesso. Il suo medico curante lo aveva infatti avvertito che i livelli di glucosio e di colesterolo nel suo sangue avevano raggiunto una soglia critica ed era urgente fare qualcosa. Digiunando, o quasi, due giorni su sette, Mosley ha perso dieci chili in nove settimane, e ha visto nello stesso tempo diminuire i suoi livelli di colesterolo e zuccheri nel sangue, mentre in parallelo aumentava la sua energia.
A favore del suo metodi Mosley spiega che il digiuno intermittente appartiene da sempre alla storia umana: “I nostri primi antenati”, ricorda Mosley, ”vivevano un’esistenza di abbuffate e digiuni, con abbondanza di cibo dopo una caccia e poi nulla fino alla caccia successiva”. La pratica rituale dell’astinenza dal cibo è anche presente in varie religioni del mondo, dall’Islam all’ebraismo: ”Non dobbiamo avere paura della fame se è temporanea”.

Che vergogna quella maglietta!

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Keep calm and carry on, il motto fatto stampare dal governo inglese prima della Seconda Guerra Mondiale su centinaia di manifesti, si è prestato ultimamente a innumerevoli rivisitazioni da parte del web con esiti più o meno divertenti. Non fa ridere la proposta apparsa sul sito di e-commerce Amazon e stampata su una t-shirt: “Keep calme and rape a lot”, ovvero “mantieni la calma e stupra molto”, declinata anche in altre forme violente come “stuprale” o “picchiala”. La maglietta che ha suscitato un enorme dissenso ed è stata definita scandalosa dai media britannici è prodotta dal negozio online “Solid Gold Bomb” e venduta a un prezzo compreso tra le 15 e le 17 sterline.

“Non immaginate come possano sentirsi le vittime di violenze sessuali con questa trovata”, ha commentato un utente sulla pagina del negozio. L’inserzione è presto sparita, e così si è difesa la compagnia: “Non appena ce ne siamo accorti, abbiamo subito cancellato l’annuncio. Ci scusiamo.”

Ma se nessuno faceva notare la vergognosa scritta Amazon non avrebbe mai rimosso l’annuncio, anzi ci avrebbe guadagnato sulle vendite!

Gay… l’hi tech gli va incontro!

gay - twitter

L’HI-TECH è per l’amore universale. E soprattutto per il matrimonio senza barriere di sesso. Duecento aziende americane chiedono insieme alla Corte Suprema di revocare il Defense of Marriage Act che definisce il matrimonio esclusivamente come unione tra uomo e donna. Tra di loro figurano Apple, Microsoft, Google, Starbucks, Amazon e Thompson Reuter. Insomma tutti i grandi nomi della Silicon Valley, uniti contro una legge federale che impedisce alle coppie omosessuali di avere gli stessi diritti di quelle etero.

Un problema solo apparentemente di ordine civile, ma anzi uno scenario che si riverbera sulle dinamiche aziendali. Già in passato Google aveva fatto pressione sui governi con l’iniziativa Legalize Love, per l’importanza del tema senza dubbio, ma anche perché il mancato riconoscimento di diritti, con dipendenti gay che si spostano per il mondo senza veder riconosciuta la loro unione in molti paesi, può incidere sulle possibilità di business dell’azienda.

La ‘protesta’ delle grandi aziende contro la legge sul matrimonio anticipa quella di un gruppo di impiegati, alcuni delle stesse società, i quali presenteranno alla Corte un documento che mette in discussione un’altra legge, la Proposition 8 della California che mette al bando le unioni gay. Nel documento presentato dalle aziende, si sostiene come il Defense of Marriage Act costringa i datori di lavoro di riservare un trattamento diverso ai loro impiegati a seconda se siano sposati con una persona dello stesso sesso o meno. “La legge – si legge – impone alle aziende di discriminare, a volte andando contro la loro stessa policy aziendale, quando di tratta di materia di assicurazione sanitaria e altri benefit”.

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