Quando internet uccide gli autori

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Scott Turow, avvocato e autore di bestseller come Presunto innocente e Errori reversibili, ex braccio destro del procuratore generale di Chicago e oggi presidente della Authors Guild of America, parla a scrittori, musicisti e cineasti riunitisi in occasione del World creators summit e lancia pesanti accuse ai provider internet. All’ordine del giorno c’è la preparazione dello scontro frontale con i pirati del web e i loro grandi protettori che si fanno ricchi in nome di una libertà di accesso ai contenuti che sta decretando la “lenta morte” degli autori di tutto il mondo. “Ho digitato il mio nome su Google e tra i primi dieci risultati ho trovato sei siti dove poter scaricare illegalmente i miei libri. La cosa pazzesca è che su quel suggerimento il motore di ricerca ci guadagna quando, se si trattasse di droga, per un’indicazione simile qualunque pusher di strada finirebbe diritto in galera”. Spiega Turow, consapevole che la battaglia non sarà facile. “La gente è convinta che società come Google, Apple o Amazon siano una cosa fantastica. E non si rende conto che sono solo colossi del capitalismo che fanno i loro interessi. Mica cercano di educare il mondo o renderlo migliore, pensano a guadagnare. Invece dovrebbe capire che se c’è una crisi degli autori, questa è provocata dal furto continuo del loro lavoro, come fa ad esempio Youtube. Gli autori sono vittime di enormi appetiti. Pensiamo all’influenza che ha Google, che conta su una liquidità di 29 miliardi di dollari. Ma anche le altre società. Ormai hanno infiltrato il sistema universitario, coinvolgendo nella loro visione del mercato una quantità incredibile di docenti che teorizzano la libertà di accedere gratuitamente a tutti i contenuti”. Il problema, come spiega in un’intervista all’HuffPost, è che questo atteggiamento, l’offrire l’opportunità di scaricare il materiale gratis, sta decretando la morte dell’arte: “Google potrà pure guadagnare così per qualche altro anno, ma quando non ci saranno più musiche, né libri, né film perché non ci saranno più autori pagati per realizzarli, finiranno anche loro”. Il problema è che i furti informatici tolgono poco alla volta la voglia di produrre opere: “Mio figlio non aveva alcun problema a scaricare film o libri, poi ha cominciato a creare videogames e ha capito che se glieli avessero rubati non sarebbe andato da nessuna parte. Io posso scrivere un libro, ma se non verrò retribuito anche attraverso la rete, non ne scriverò mai più un secondo”. A questo punto, la “lenta morte” degli autori è già decretata, se non ci sarà un cambio di direzione: “Si salvano i grandi. I piccoli e medi stanno morendo, privati dei loro diritti. Nessuno si rende conto che una classe indipendente di autori che vivono del proprio lavoro è fondamentale per la sopravvivenza della democrazia”. Qualcuno, allora, pensa già ad uno sciopero dei contenuti: una settimana senza musica, film o libri sulla rete: “E’ una grande idea. Un boicottaggio mondiale degli autori che faccia ragionare la gente e metta i pirati con le spalle al muro”.

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